COVID e allenamenti individuali – Un nuovo modo di fare calcio

Buongiorno a tutti. Sono felice di rimettermi all’opera sul nostro Misterone dopo un po’ di tempo.  La situazione che ormai viviamo da un anno sta diventando sempre più impegnativa da sopportare.  Non sempre la mente ha contribuito a darmi la serenità di cui potevo aver necessità, ma anzi mi sono spesso trovato immerso in riflessioni, dubbi, negatività.

Questo è capitato  in tutti gli ambiti della mia vita, ma soprattutto con il calcio e i miei ragazzi classe 2012. 

Ogni volta al ritorno a casa dopo l’allenamento, vivo troppo spesso con estrema fatica l’analisi del lavoro appena terminato: “Sarò riuscito a portargli qualche miglioramento? Avranno vissuto una esperienza costruttiva e serena? Sarò entrato nella loro testa?”.

Dopo un po’ di tormento, mi sono concentrato sulla ricerca del perché di queste sensazioni.

Spesso e volentieri noi adulti ci lasciamo “distruggere” dallo stress lavorativo, e tendiamo colpevolmente a dimenticarci di tutto quanto bambini e ragazzi hanno subito e stanno subendo, e di quanto le loro vite e le loro routine siano state completamente ribaltate.

Quante volte ci siamo ritrovati a dire “siamo davvero fortunati a poterci allenare comunque”? Io stesso, in un precedente articolo, addirittura ero euforico di fronte a  questa nuova possibilità di lavorare senza “pressione” delle partite. Sicuramente è vero che la possibilità concessa a fronte di questa emergenza è da considerare un privilegio.

Ma dopo varie settimane mi sto rendendo conto che non è una passeggiata.

La fatica principale, almeno per la mia fascia d’età, è quella di riuscire a tenere alti gli stimoli; d’altronde ognuno di loro inizia a giocare a calcio per le partitelle durante gli allenamenti e quella del weekend contro le altre squadre della città. L’assenza di questa ci toglie quel rinforzo, quel gran finale, che per loro è sempre stato l’unico momento atteso.

E’ diventato fondamentale integrare il modo di allenare la tecnica individuale, andare oltre le tradizionali esercitazioni che abbiamo sempre utilizzato; per poter aumentare il loro livello d’attenzione abbiamo dovuto rispolverare giochi d’un tempo (porta a porta, gara di traverse, tedesche ecc. ecc.)e “farcire ” gli esercizi abituali (  gare di tiri in porta, giochi a livelli, partitelle di calcio balilla umano ecc. ecc.). Il tutto assegnandoli i nomi dei loro giocatori preferiti (“facciamo che sono Cornelius”).

Per questa motivazione, anche la programmazione è dovuta diventare più flessibile e meno rigida. Come già detto, le risposte in questo periodo non potranno essere le stesse di una settimana tipo normale,  per cui è molto importante avere l’intelligenza e la lucidità di saper “mollare”  e fare un passo indietro, per avere una qualità di allenamento adeguata. 

Nel nostro caso, nei periodi più storti, abbiamo ridotto l’allenamento a 2/3 esercitazioni/giochi mirati...”pochi ma buoni”.

Tralasciando l’aspetto tecnico dell’allenamento, una dimensione che rischia di sgretolarsi è quella dell’affiatamento del gruppo. 

La condivisione dell’esperienza in gruppo è sicuramente molto limitata: l’assenza dei momenti insieme nello spogliatoio,   la distanza forzata, le mancate sensazioni del match,  con il pre, il durante, e il post,  sono tutti fattori che rischiano di “raffreddare” i rapporti e il sentirsi parte di un gruppo.  La prova di questo è proprio il fatto che negli ultimi mesi, sono aumentate le assenze, in molti casi nemmeno giustificate,  cosa mai capitata prima.

Insomma…i bambini stanno perdendo molti riferimenti e stanno vivendo un momento di grande delusione e sconforto. 

Più di ogni altra cosa quindi, un allenatore dovrebbe riuscire ad evitare di andare a sbattere contro un muro, chiuso nelle sue idee, e lavorare per riportare i bisogni dei bambini e i ragazzi al centro, ascoltandoli e osservandoli.

Ad ogni corso a cui abbiamo partecipato, o in tutti i confronti sulla pedagogia e l’educazione, quest’ultimo concetto sicuramente sarà sempre apparso piuttosto scontato. Ma sappiamo anche che non è affatto semplice riuscire sempre a fermarsi ad analizzare le situazioni con lucidità.

Questo momento storico è una prova durissima per noi allenatori, ma ci offre preziose opportunità per nuovi modi di fare squadra e allenare i nostri giocatori, portandoci ad un forzato miglioramento delle nostre competenze alla continua ricerca di fantasiosa qualità e novità.

La speranza è quella che questo disastro possa finire prima possibile, ma sappiamo tutti che non sarà così.

Il nostro lavoro dovrà essere speciale, per far si che i nostri ragazzi arrivino alla fine di questo incubo ancora più innamorati di prima del calcio.

 

Allenamenti individuali – Una splendida opportunità

La delicatissima situazione in cui da tanti mesi siamo immersi  ha cambiato e sta cambiando radicalmente tanti pezzi delle nostre vite e gli strascichi saranno sicuramente  indelebili.

Come dicono in tanti, il calcio è la”cosa più importante delle cose non importanti”; questa premessa è sicuramente doverosa, e il nostro pensiero e le nostre paure sono sicuramente indirizzate verso la salute nostra e dei nostri cari.

Tuttavia il nostro è un blog per appassionati, e ci stiamo rendendo sempre più conto che la passione verso qualcosa (nel nostro caso il calcio) in situazioni durissime come questa funge da ancora di svago e salvezza.

Nelle ultime due settimane e in particolare modo negli ultimi 4 giorni, preso atto dello stop della maggior parte delle competizioni dilettantistiche, c’è stata una pesante discussione sulla tematica allenamenti: allenamenti individuali…si può o non si può?

I chiarimenti di oggi sembrano aver concesso questa possibilità, già testata tra l’altro la scorsa settimana nelle categorie provinciali. 

Sicuramente tra gli addetti ai lavori non sono mancate le polemiche. Tanta gente non riesce a digerire il fatto di privare il calcio del contatto e delle partitelle (non è calcio”), mentre tanti allenatori tendono a snobbare questa nuova situazione (“gli facciamo dare due calci “).

C’è un’altra categoria di allenatori, come il sottoscritto, che ritengono questa nuova modalità di allenamento una opportunità d’oro.

Molto spesso, durante l’anno, molte volte ci facciamo condizionare dai risultati del sabato…sfido chiunque a dire il contrario!  Pur coscienti di essere in torto, nella risicata ora e mezza di allenamento molto spesso rischiamo di “trascurare” la crescita del singolo ragazzo per diventare strateghi e preparare LA PARTITA di campionato.

Siamo sinceri, come è in grado di farci vivere con quella bella sensazione di emozione nel cuore e nello stomaco, allo stesso tempo il campionato indubbiamente porta pressione e condizionamenti! Sfido chiunque a dire il contrario.

Il blocco delle competizioni ci ha fatto riscoprire questa dimensione di allenamento senza contatti e a distanza. Su cosa buttarsi? Come suggerisce la parola “individuale”, sul singolo!

Personalmente ho riscoperto in questi primi nuovi allenamenti un clima sereno e un dolce scorrere del tempo…senza “fuoco sotto il sedere”!

I bambini, alleno i 2012, sono ben coscienti di queste regole e che per un po’ non potranno fare partitelle o esercitazioni situazionali e questo ci sta aiutando molto.

Così, con massima calma, c’è tutto il tempo di dedicarsi alla loro crescita motoria e alla tecnica individuale, senza nessun’altro tipo di pensiero e preoccupazione.

Ovviamente la fantasia è fondamentale per creare esercitazioni che siano coinvolgenti e divertenti, ma una volta trovata la chiave questo lavoro sul singolo si rivelerà veramente molto prezioso. 

Non tutti i mali vengono per nuocere; sento di non esagerare esclamando che i nostri ragazzi inizieranno a vivere la dimensione di allenamento migliore in assoluto per poter apprendere ciò che avveniva automaticamente nell’ormai vecchio e romantico calcio di strada: pallone, pallone, pallone!!!

DOMENICO ROMANO – Il mister che vuol bene ai ragazzi

Oggi vi parlo di una bella persona incontrata da qualche mese sui campi da calcio, DOMENICO ROMANO, allenatore della squadra 2012 della società Piccardo Traversetolo. Un amante del calcio, un vero appassionato, dotato di grande equilibrio, e una stimata guida per i suoi piccoli calciatori e le loro famiglie.

Come ben sappiamo, il calcio è nel bene o nel male lo sport più chiacchierato al mondo. Tutti noi facciamo calcio perché da sempre siamo innamorati di questo sport, tutti noi ci battiamo per difenderlo sempre e comunque. Ma ci rendiamo amaramente contro  che, soprattutto nei campi dilettantistici e giovanili, spesso e volentieri diventa difficile uscire dal campo senza vivere scenari imbarazzanti.

DOMENICO ROMANO

E’ per questo che mi ha colpito subito Domenico, perché è piuttosto raro incontrare persone capaci di rimanere se stesse dentro e fuori dal campo, senza assumere “sembianze aliene” vivendo la trance agonistica.

Inoltre, Domenico è creatore di un preziosissimo gruppo whatsapp con molti contatti di mister e dirigenti per l’organizzazione di amichevoli.  Devo ammettere che incontrare persone serie, pacate e rispettose con cui poter far nascere belle amicizie e avere continui confronti penso sia una delle parti migliori del nostro bellissimo calcio.

Romano Domenico detto “Mimmo” sposato e padre di Salvatore (juoniores Plaza Montecchio) e Giuseppe (esordienti Picardo Traversetolo) ecco cosa ci racconta della sua esperienza.

Il mio approccio con il mondo del calcio è stato lo stesso di tutti i bambini ovvero con la frequentazione di una scuola calcio con la società sportiva US TRECASE con cui ho fatto tutte le trafile del settore giovanile.

Una cosa che ricordo di quella esperienza è stata quando all’età di circa 8 anni per una partita amichevole l’allora istruttore decise di fare le convocazioni. Convocazioni fatte su un bigliettino ed affisso alla porta dello spogliatoio. Una cosa SQUALLIDA. Naturalmente io non facevo parte dei convocati.   Questo episodio a distanza di anni è rimasto impresso nella mia mente.

Successivamente appena maggiorenne ho fatto parte di una squadra di amatori, nella quale avevo il doppio ruolo di calciatore allenatore Nel momento in cui il livello dei campionati inizio a crescere decisi di aiutare gli allenatori che di anno in anno arrivarono.  

Dopo poi mi sono trasferito in provincia di Parma, e mi sono affacciato di nuovo nel mondo del calcio questa volta nelle vesti di genitore. Ho deciso poi di riprendere a calcare i campi da calcio quando ho visto istruttori di scuola calcio avere un solo obiettivo la vittoria a tutti i costi

Allora dentro di me è scattata la scintilla.   Ho pensato che ognuno di noi deve fare qualcosa per cambiare questo splendido mondo quello delle scuole calcio. Ho ripreso ad allenare questa volta però i bambini, ho deciso di aggiornarmi di frequentare corsi, perché ritengo che a questa età, sia fondamentale conoscere cosa fare, ma soprattutto cosa non fare con dei bambini che hanno un’età così sensibile.

Ho scoperto un mondo nuovo, bellissimo perché i bambini ti danno delle emozioni e soddisfazioni che con i grandi neanche si possono immaginare.   Allenare un’annata di scuola calcio secondo me è una delle cose più belle che possa capitare a un istruttore l’importante che questo venga fatto mettendo i bambini al centro del progetto, i bambini devono essere trattati tutti allo stesso modo, devono avere pari opportunità.  

Domenico Romano

A questa età deve prevalere soprattutto l’aspetto motorio coordinativo in un contesto ludico e di puro divertimento, mentre il risultato sportivo deve essere l’ultimo degli obiettivi. Tutto questo è sancito in un documento che per me è diventato Bibbia, LA CARTA DEI DIRITTI DEI RAGAZZI.  

Poiché i tempi sono cambiati e adesso ci troviamo nell’era della tecnologia, per aiutare me e tanti altri colleghi come me ho creato un gruppo Whatsapp dove ho inserito tutti gli istruttori che ho avuto modo di conoscere in questi anni. Questo strumento è stato molto importante sia per me che per tutti i fruitori, in quanto è stato utile per organizzare vari tipi di eventi tra cui amichevoli e giornate dello sport.  

Ritornando al discorso dell’istruttore Io penso che ogni allenatore o istruttore abbia un metodo. Io nel limite del possibile cerco di seguire il metodo di Horst Wein, che all’inizio era allenatore della nazionale di hockey tedesca è  dopo ha creato il fenomeno ” Tiki taka” spagnolo. Bellissimo e famosissimo è stato il suo libro IL CALCIO A MISURA DEI RAGAZZI.”

DOMENICO ROMANO

Un grosso ringraziamento e un caro saluto a Mimmo. Come ha scritto qualcuno sui social qualche tempo fa “Per i primi anni calcistici dei ragazzi non serve un allenatore…Serve Domenico Romano!!!”

Maa…Che cos’è il calcio???

Oggi è una giornata molto particolare per il calcio italiano. Non è certo difficile imbattersi in vignette, articoli, pensieri sulla partita di Champions di ieri che ha visto la nostra Juventus, per molti la favorita, uscire malamente sconfitta dal campo e vedere abbandonato e rinviato il sogno per il quale avevano tanto investito in estate.

Sicuramente i veri appassionati di calcio avranno faticato a spegnere il televisore per andare a dormire, caricati di incredibile adrenalina dalla performance della nuova star europea che ha “tinto” il calcio di colori dolci e romantici: l’Ajax.

Il nostro Blog non si prefissa l’obiettivo di volersi sostituire ad esperti tecnici o analisti, inutile precisarlo; la riflessione di oggi vuole assumere un tono “da bar sport”, per parlare in amicizia con tutti i nostri seguaci come se fossimo davanti ad una birretta seduti ad un tavolino.

Quando ieri mattina ho telefonato al caro amico Paolo, la prima cosa che mi ha detto è stata “LA JUVE NON L’HA MAI VISTA”. Come già detto, la nostra analisi al telefono non verrà trasmessa a SKY CALCIO SHOW, ma questa semplicissima frase mi ha fornito lo spunto per una riflessione da condividere appunto con tutti voi.

Vedere questa partita ha sicuramente dato a tutti una sensazione di rivoluzione, di un qualcosa di nuovo e di incredibilmente bello; una squadra giovanissima, che si diverte, corre, fa girare il pallone ad incredibile velocità e arriva davanti alla porta infinite volte a partite…spesso rischiando di sbagliare troppo e complicare il risultato. Una squadra che ti causa un brivido continuo e, come all’andata, magari va pure in svantaggio e quando sembra spacciata decide di schiacciare sull’acceleratore e ribaltare tutto. Sulla carta, un Davide contro Golia.

La diversa forza economica in campo martedì

Ciò che va messo in evidenza, è sicuramente il fatto che per arrivare a certi risultati occorrono anni di lavoro e una pazza e violenta convinzione nelle proprie idee. Semplicemente, un lavoro costante, ordinato ed “esasperante” che parte dal settore giovanile.

Che l’Ajax sia notoriamente uno dei migliori settori giovanili al mondo è ormai risaputo, ma vedere tanti di questi giovani trionfare nei quarti di champions è pura poesia e un enorme inno al calcio.

Insomma, l’Ajax è sempre stato un modello. A volte ha portato trionfi, a volte non sono arrivati risultati. Ma il modo di impostare il lavoro non è mai cambiato.

E a questo punto…QUAL è il NOSTRO MODELLO? QUAL E’ IL CALCIO CHE CI PIACE?

Un lavoro che metta in primissimo piano i giovani, come ben sappiamo noi addetti ai lavori, è molto delicato. E’ un lavoro fatto di pazienza, di equilibri molto precari e di grande stabilità e fermezza.

Per rispondere alla domanda di poco fa, ne pongo un’altra a tutti quelli interessati a leggere questo articolo: CHE TIPO DI TIFOSO SONO?

Posso amare l’idea di avere la pazienza di aspettare magari interi anni di costruzione per arrivare ad una qualche rivoluzione? Riesco serenamente ad affrontare qualche sconfitta e qualche difficoltà, senza l’esasperazione forzata della vittoria, credendo in questo progetto?

O è più semplice ed emozionante godere ai gol del campione da 100 milioni o alle vittorie portate dalle “follie” dei nuovi sceicchi?

La questione è sempre questa; la domanda può risultare banale, ma è tutt’altro che scontata. Potrebbe essere semplice rispondere adesso dopo il capolavoro di martedì a Torino.

Ma era stato altrettanto molto semplice anche riempire lo stadio e gli store durante i primi giorni in Italia di Cristiano Ronaldo, o accompagnare i figli ad acquistare gli scarpini di Neymar ecc ecc.

La partita di martedì, vedendo tanta gente innamorarsi ancora del calcio di fronte a tanta bellezza, mi ha scatenato questi pensieri. La gente adesso urla il nome Ajax dappertutto, ma siamo realmente sicuri che gli sportivi di oggi potrebbero mai avere la mentalità e la pazienza di diffondere, amare e incoraggiare una mentalità di questo tipo?

Sinceramente, osservando ciò che settimanalmente accade nei campi dei settori giovanili o ascoltando i commenti negli stadi…ho più di un dubbio!!!!

Calcio e dimissioni: quando si rompe qualcosa

L’ultima giornata di Serie A si è resa famosa per averci fatto tornare indietro nel tempo.

Esattamente un anno fa, l’Italia intera subiva forse la più cocente delusione della propria storia calcistica: dopo uno 0-0 a San Siro contro la Svezia, la nostra nazionale non approda ai campionati del Mondo.

Il paese intero iniziò subito dal post partita a massacrare l’allenatore Ventura e chiunque contava le ore in attesa delle sue, scontate, dimissioni.

Ventura le dimissioni però non le diede mai, accollandosi etichette di ogni tipo quali, ad esempio, quella di uomo senza dignità.

Ieri pomeriggio, “con un anno di ritardo” scrivono i giornali, dopo un pareggio per 2-2 della sua attuale squadra (Chievo) contro il Bologna, un po’ a sorpresa il famoso allenatore rassegna le dimissioni.

Quello che interessa a noi discutere non è tanto se le dimissioni sono giuste o sbagliate, quanto aprire un confronto su cosa possa spingere un allenatore a lasciare la barca in corsa.

Ci sono momenti in cui le cose proprio non vanno, in cui tutti da fuori hanno ricette e bacchetta magica per salvare il mondo e tu, allenatore, provi ogni giorno a ripartire cercando di concentrarti solo sul tuo lavoro.

Ma non è facile.  Il calcio è sicuramente l’ambiente che dà più spazio ai milioni di professori che abbiamo in Italia. Come dico sempre ai miei allievi, tutti quelli a bordo campo hanno vinto 10 campionati nella loro vita, tutti sono stati mancati professionisti per un pelo, tutti sono stati grandi allenatori. E tutti questi si divertono, appunto, a “sbranarti” e puntarti il dito contro.

Accade in Serie A, accade nei Giovanissimi, accade nei pulcini.

Non si può non ammettere che la gestione di questi momenti non è mai facile: dal più timido e insicuro al più carismatico,  convivere con la mancanza di risultati e il contesto attorno è comunque motivo di rabbia o pensiero.

In quel momento, cosa può fare un allenatore? Che piste si aprono?

Sicuramente è necessario, a prescindere dal momento felice o infelice, disporre di una capacità di autocritica e autoanalisi.

Le domande che un mister deve porsi quotidianamente sono tante, ma quando le cose non vanno mi permetto di sintetizzarle in tre punti principali.

La prima domanda che deve porsi è sicuramente se il gruppo di giocatori è in grado di seguirlo.  Si, vado avanti mettendo una campana tra me e la squadra è ciò che c’è intorno.  Oppure No, il gruppo non mi segue e non mi ha mai seguito. Forse è ora di lasciare spazio ad un altro. Non ci sono soluzioni.

Il secondo fattore da valutare è quello della capacità di reggere la pressione esterna: l’entusiasmo per un allenatore è tutto, posso essere in grado di andare avanti con le mie bellissime idee di fronte a tanta gente che vorrebbe la mia testa? Si, sono in grado di isolarmi. Oppure No, forse sta diventando uno stress enorme e non riesco a vivere  più di tanto in ansia o male.

Un terzo fattore, tralasciando quello economico che nel calcio giovanile non esiste, potrebbe essere quello di troppo amore che mi spinge a capire che un’altra persona potrebbe valorizzare molto di più quei ragazzi cui tanto sono legato e il nome della società che per me ha fatto tanto in passato.

E a voi? Sono mai capitate situazioni di questo tipo? Vi siete mai trovati in mezzo al dubbio di voler/dover lasciare?

La foto è sfocata e di qualche anno fa ma per ogni momento in cui qualunque mister pensa di lasciare ce ne sono mille che ti convincono a continuare…o mi sbaglio?

Gruppo meraviglioso…torneo a Monaco esaltante…si è vero, ci sono tanti motivi per lasciare e farsi i fatti propri ma i sacrifici e il lavoro prima o poi vengono sempre ripagati…vamoooossss

 

GRAZIE, Vichai Srivaddhanaprabha.

Sabato sera, mentre mi trovavo in un ristorante argentino, il mio caratteristico “TIC” mi porta ad aprire l’applicazione di Facebook come accade, purtroppo, infinite volte durante la giornata.

Mentre scorro lentamente la homepage, improvvisamente vedo qualcosa che mi fa letteralmente gelare il sangue.

Leicester, cade ed esplode l’elicottero del presidente: “Lui era a bordo”

Vichai Srivaddhanaprabha, era il numero uno della King Power, società che gestisce i negozi duty-free aeroportuali.

Ma soprattutto, tutti noi abbiamo conosciuto e amato questo “ometto” sempre sorridente per averci regalato un momento che sarà indelebile nella storia del calcio e, perchè no, del mondo.

Sto parlando della stagione calcistica 2015-2016.

Il Leicester City Football Club, piccola realtà della Premier League inglese destinata a lottare per la salvezza, comincia a diventare famoso in Italia per l’ingaggio di uno dei più storici allenatori nostrani: Claudio Ranieri, persona che difficilmente per la sua inconfondibile signorilità potrà essere odiato.

Inizia il campionato.

Passano i primi mesi di campionato, e arrivati a Dicembre, ogni appassionato di questo bellissimo sport avrà sicuramente notato qualcosa di “strano”:  la piccola squadretta di una tranquilla cittadina inglese in grado di conquistare qualcosa come 12 vittorie, di cui una contro il Chelsea che aveva significato per me goduria allo stato estremo.

Il resto del campionato continuò ad essere poesia pura. Questa squadra continuava ad essere impressionante, e tutti quelli che scommettevano per il crollo…”dovettero rimanere offesi!”

In quei mesi il pianeta intero ebbe modo di scoprire giocatori mostruosi, quali Vardy, Mahrez, Schmeichel,Drinkwater, Kantè, Ulloa, Fuchs, Morgan, Okazaki…ecc. ecc.

Ho scritto “ecc. ecc”, perchè qualsiasi di quegli uomini sembrava essere stato “sporcato” da una polverina magica; chiunque entrasse in campo regalava l’anima per entrare nella storia.

E nella storia il Leicester ci entrò: siamo al 2/5 2016. I nostri ragazzi devono solo attendere un risultato favorevole tra Chelsea e Tottenham. La partita finisce sul pareggio, gli “spurs” sono fermati definitivamente e il sogno è realtà: Leicester campione di Inghilterra!!!!!!!

Il video dei festeggiamenti a casa Vardy parla da sè.

Ripercorrendo questa stagione da brividi, non penso di essere stato l’unico sabato sera a rimanere completamente di sasso di fronte alla notizia della morte del principale artefice di questo miracolo.

Da semplice tifoso, appassionato di calcio, un enorme, infinito

GRAZIE presidente.   Hai fatto la storia.

 

Adolescenza e calcio: binomio sottovalutato!

Adolescenza: rappresenta il momento transitorio dall’infanzia allo stato adulto.

Generalmente quando si parla di adolescenza ci si concentra su quel periodo che va dai 11/12 ai 18/19 anni, anche se teorie recenti la allungano addirittura fino ai 25 anni.

Se dovessimo sintetizzare questa fase in una parola, sicuramente sarebbe CAMBIAMENTO.

L’adolescente, infatti, si trova a dover fronteggiare significativi cambiamenti fisici e psicologici repentini, e la convivenza con tutto ciò risulta essere spesso molto difficoltosa per lui.

Dovrebbe essere superfluo ribadire l’importanza durante questi anni dell’adulto impegnato nella gestione del ragazzo, ma il panorama generale attuale suggerisce che molto probabilmente insistere su questo concetto non è affatto tempo perso.

Il momento storico che stiamo vivendo è caratterizzato da una popolazione incredibilmente saccente, in cui Google, Wikipedia o Facebook ci rendono addirittura più qualificati di medici, ingegneri, professori ecc.

L’ambito educativo è sicuramente quello in cui oggi la gente si sente più libera di imporre il proprio credo senza freni, e questo è il motivo principale per cui le regole sono sempre meno nella nostra società.

Essere responsabili dell’educazione di una persona richiede però attenzione massima a tantissimi fattori, ma soprattutto una enorme capacità di mettersi in discussione ed essere pronti ad ascolto confronto continui, per poi essere dinamici a cambiare i propri piani d’azione ogni volta che diventa necessario.

Bisogna inoltre ricordare che non esistono interventi educativi universali, ma che OGNI PERSONA E’ DIVERSA DA TUTTE LE ALTRE.

Tornando ai nostri adolescenti, mai come con questi “alieni” bisogna tenere conto dell’ultima frase in maiuscolo.

Ricordo una frase pronunciata con rabbia dalla mia professoressa di Psicologia dello Sviluppo: “con gli adolescenti bisogna C-O-N-T-R-A-T-T-A-R-E!”; e ho ancora ben in mente anche la mia perplessità appena uscito dall’aula. Si parlava del senso di onnipotenza dell’adolescente e del suo sentirsi intoccabile, e ciò che continuavo a pensare spavaldamente era solo “io con due calci nel c… risolverei ogni problema”

Mai come adesso, dopo un anno e mezzo da allenatore della Categoria Giovanissimi (oltre a precedenti varie esperienze lavorative), vorrei andare a ringraziare in ginocchio quella professoressa.

Ho spesso riflettuto in passato sulle caratteristiche che deve avere un allenatore del settore giovanile, e appunto nell’ultimo anno e mezzo mi sono concentrato specialmente su questa delicatissima fascia d’età chiamata adolescenza.

Questa esperienza con l’annata 2003, breve ma veramente intensa, mi ha permesso e mi sta permettendo di capire prima di tutto quanto imporre un regime militare non porti il minimo risultato.

E allora? Quali caratteristiche dovrebbe avere un allenatore degli ultimi anni del settore giovanile?

Prima di tutto, ritengo che debba sposare con convinzione una causa molto importante: creare per il futuro.

Un ragazzo immerso in questa fase di vita, sarà sicuramente il nemico principale della parola costanza. Che si trovi a casa, in campo, a scuola o qualsiasi altro luogo, un giorno vedrà bianco, l’altro nero, l’altro ancora arancione, blu, rosa ecc  ecc.

L’incredibile e  spaventosa velocità con cui alterna euforia, depressione, rabbia, energia e fiacchezza, ci fanno subito capire che le nostre aspettative su di loro non possono essere troppo alte e che non possiamo sperare in risultati solidi nel breve periodo.

Di conseguenza, lo sguardo al lungo periodo per tirare le somme e la capacità di vivere pazientemente e senza drammi ogni insuccesso (spesso inspiegabile) sono qualità che fanno la differenza in queste categorie.

Sicuramente un carismatico sergente di ferro non si troverebbe affatto d’accordo con me, sono certo che sarebbe ancora più incentivato a crescere piccoli soldatini che eseguono a testa bassa.

Occorre però sempre ricordare che questi ragazzi sono emotivamente nel periodo più complesso della loro vita, caratterizzato da un fastidio non quantificabile verso l’adulto e verso l’autorità.

Combattere la loro fastidiosa onnipotenza e il loro sbeffeggiare tutto e tutti con urla, punizioni, minacce e pressioni è sicuramente una scappatoia nemmeno troppo faticosa, alla portata di tutti.

Ma sicuramente risulterà il modo più efficace di portarli a provare odio per questo sport e ad un successivo abbandono o perdita di passione nel giro di pochi mesi.

Sono infiniti gli esempi, nelle esperienze di ognuno di noi, di squadre crollate miseramente e di gruppi completamente frantumati.

La vera sfida di noi deputati ad accompagnarli in queste ultime categorie è quella di portarli ad aver il più roseo futuro calcistico facendogli amare questo sport alla follia, senza offuscare nemmeno per un secondo la loro passione e la loro voglia di impegnarsi e migliorarsi.

A questo proposito, chi decide di buttarsi in questa avventura, deve diventare per i suoi ragazzi una figura empatica al massimo, che sappia dare sostegno, fiducia, comprensione, confronto per stemperare ogni tensione interna e permettergli di buttare fuori tutto il malessere senza la paura di un giudizio.

Viene da sé capire l’importanza di mantenere il sorriso sul volto dei nostri giocatori e il divertimento, uniti ad un senso di libertà di espressione e soprattutto di ERRORE.

Una volta creati questi presupposti, dovremmo essere a buon punto del lavoro.  Cosa aggiungere al profilo del nostro allenatore?

Sicuramente una cosa fondamentale in ogni contesto di vita, ma ancora di più nei confronti di chi è mentalmente spaesato o “ballerino”: l’essere un buon esempio per diventare credibile.

Un istruttore diventa credibile se mantiene comportamenti impeccabili. Un istruttore diventa credibile se dà seguito a testa alta a ciò che dice dentro lo spogliatoio, tecnicamente e umanamente. Un istruttore credibile, diventa un ancoraggio sicuro per chi è alla ricerca della “terra ferma”.

A questo punto, acquisita la loro fiducia, dovrebbe scendere in campo un’altra qualità che fa la differenza: la capacità di dialogo e di adattarsi ad una comunicazione alla portata di chi si ha di fronte.

Capacità che ci permette una chiara condivisione degli obiettivi tecnico tattici della stagione e di tutto ciò che si fa in campo, ma anche di inculcare valori sportivi quali rispetto, sacrificio, passione.

Mi rendo conto che a parole posso averla fatta molto semplice, ma il fine principale di questo articolo è quello di diffondere la personale convinzione che soprattutto in questo periodo della vita dei ragazzi sia più che necessario mettere ognuno di loro al centro del progetto, con tutte le loro diversità e peculiarità, e che sia obbligatorio continuare a camminare nella loro direzione.

Tutto ciò va quindi a combattere un approccio autoritario, contro la convinzione di poter vedere risultati definitivi dopo poche settimane, contro il distacco dalle loro vite e contro tante altre cose che ho citato e che purtroppo continuano ad essere molto diffuse e a creare danni.

Per chiudere, inserisco alcune immagini di questa mia esperienza. Non tocca a me giudicare il mio lavoro con questi ragazzi, ma voglio condividere con voi quanto è bello percepire felicità, passione, rispetto ed entusiasmo nei propri calciatori.

Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio  Adolescenza e calcioAdolescenza e calcio