Copa Libertadore(a)s Femenina

libertadores o libertadoras?

Il 3 di novembre è iniziata in Paraguay la tredicesima edizione della Copa Libertadores Femminile dove si svilupperanno le varie fasi sino al 18 di novembre. La finale si terrà invece a Montevideo in Uruguay il 21 di novembre.

Molto si discute sul nome che definisce la versione femminile della coppa: molti ritengono opportuno che si sostituisca il sostantivo maschile Libertadores con Libertadoras, che è il corrispettivo di genere femminile.

Tale discussione è particolarmente accesa in Argentina per effetto della “Ley Micaela” che sta portando l’educazione alla parità di genere oltre che nei contesti istituzionali anche all’interno dei corsi di formazione per i dirigenti sportivi.

L’obiettivo principale, oltre a sensibilizzare alla parità di genere, è di stroncare ogni evento di abuso o violenza verso le donne in ambito sportivo.

Modificare il nome della competizione potrebbe essere un segnale simbolico di sostegno alla campagna di sensibilizzazione.

il formato

A contendersi la Coppa più prestigiosa del continente Sudamericano saranno 16 squadre: Parteciperanno le campionesse nazionali di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile (nonché campionesse uscenti della Copa Libertadores 2019), Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela. A completare il tabellone saranno le campionesse e vicecampionesse del campionato brasiliano 2020, le vice campionesse dei campinati cileno e paraguaino e infine la seconda e terza classificata del campionato paraguayano che ospita la competizione.

Le squadre sono state suddivise in 4 gruppi per la prima fase a gironi che si è appena conclusa a cui seguirà la fase ad eliminazione diretta con i quarti di finale.

https://fb.watch/9fjnhLBmmI/

Al primo posto della fase a gironi si sono imposte le tre squadre brasiliane del Corinthians, Ferroviária e Avaí-Kindermann e le campionesse boliviane del Deportivo Cali, che affronteranno rispettivamente le campionesse peruane dell’Alianza Lima, le campionesse paraguayane del Cerro Porteño, le vicecampionesse colombiane del Santa Fe e le campionesse uruguayane del Nacional.

Non passano il turno le campionesse uscenti del Santiago Morning

Partite trasmesse su DEPORTV

Se in Italia molto fanno discutere le emittenti sportive di streaming On-line, in Argentina DEPORTV ha permesso la visione gratuita delle partite della massima competizione femminile CONMEBOL aumentandone la popolarità.

Molti dei paesi da cui provengono le squadre partecipanti alla Coppa stanno ancora vivendo un momento difficile dal punto di vista economico e sanitario nel contrasto alla pandemia, ma sicuramente la ripresa dell’attività sportiva, dopo la cancellazione dell’evento nell’anno passato, dà linfa e speranza verso il futuro.

“Perché non esiste la nostra Coppa del Mondo?” Le ragazze del futsal chiedono alla FIFA che organizzi un mondiale

“Siamo tante giocatrici che si chiedono perché il Mondiale di futsal non esiste. Perché c’è questa disuguaglianza? Che spiegazione ci possono dare? E soprattutto, quanto ancora dobbiamo aspettare?”

La voce della calciatrice argentina Julia Dupuy fa eco alla richiesta delle calciatrici di oltre 50 paesi che in vista dei Mondiali di Futsal Maschile hanno presentato una lettera inviata al presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo l’organizzazione di una propria Coppa del mondo.

Nazionale Italiana Calcio a 5

All’inizio della 12° edizione maschile, con questa lettera, l’Associazione Calciatori Futsal Argentina (AJFSF) chiede la fine della propria “emarginazione” e sollecita la Federanzione a rendere prioritario la creazione di un evento femminile, nel quadro della crescita del disciplina, praticata in tutto il mondo da oltre 60 milioni di donne.

L’Argentina, in effetti, è l’ultima nazione campionessa del mondo maschile e dove ancora di più si avverte questa disparità.

In Wikipedia sembra che il paese sudamericano abbia organizzato i Mondiali femminili, ma in realtà si tratta di campionati autorizzati della FIFA, ma non direttamente organizzati dalla Federazione.

“In effetti, molti paesi non sono stati invitati a quei tornei. Quello che ti chiediamo è di prenderci con la stessa serietà. Finora la FIFA non ha mai parlato di fare un progetto di futsal femminile quando è responsabile della disciplina mondiale”

racconta Dupuy dalla Spagna, dove gioca per Poio Pescamar (in Galizia) a Relatores.

La richiesta include la propria Coppa del Mondo, il calendario ufficiale, il piano di sviluppo strategico. Le calciatrici avvertono disinteresse e dicono di vivere questa situazione come un abbandono pubblico.

“È una discriminazione, un atto di disuguaglianza di genere”, afferma il calciatore ventunenne che fa parte della nazionale argentina.

La Futsal Players Association è stata creata nel 2010 e nonostante abbia sede in Spagna, rappresenta giocatori di diversi paesi ancora non è riuscita ad avere ascolto a livello internazionale.

L’associazione aveva già avviato misure per rivendicare la Coppa del Mondo, infatti, nel 2015 fu creato l’hashtag #WomenPlayFutsalFIFA che diventò virale.

Oggi il futsal femminile è praticato in un totale di 50 paesi e ci sono campionati in Spagna, Italia, Brasile, Ucraina, Russia, Giappone, Portogallo e persino paesi come Iran e Afghanistan vantano una propria nazionale. Ci sono tornei internazionali organizzati dalle Federazioni continentali, come la Coppa d’Asia, la Coppa dei Campioni (UEFA) e la Coppa Sudamericana (CONMEBOL).

Ci racconta Ayelen Pujol, giornalista sportiva argentina:

“L’Argentina ha un campionato organizzato dall’AFA, che ha due categorie. Alla Prima Divisione partecipano 15 squadre, mentre la B conta 23 squadre. I numeri mostrano la divulgazione della pratica sportiva nel Paese: si stima che ci siano un totale di 700 giocatori tesserati (ogni club deve necessariamente avere la Quinta, Quarta e Terza categoria). Ferro è stato l’ultimo campione della Prima Divisione e si è qualificato per la Copa Libertadores Femenina de Futsal. L’attività della Nazionale è stata interrotta dalla pandemia, ma la nazionale ha vinto la medaglia di bronzo nella Copa América 2017 e seconda nell’ultima Copa América disputata in Paraguay nel 2019. Il contraccolpo della richiesta sta già facendo il giro del mondo: il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato oggi la lettera delle calciatrici e ha rimarcato che in Inghilterra la Federazione non ha mantenuto la promessa di creare una squadra femminile in quel Paese e che ha anche annullato la sua squadra maschile per tagliare i costi all’inizio della pandemia di Covid nel 2020. La FIFA si era impegnata a lanciare una competizione di futsal femminile come parte della sua prima strategia per il calcio femminile nel 2018. Inoltre, non è riuscita a fornire risultati. Natalia Orive, una giocatrice spagnola di prima divisione e presidente della Spanish Women’s Futsal Association, ha detto a The Guardian di non capire perché ciò accada. “Non hanno risposta. Ma va anche contro le sue stesse regole e principi di governance etica. Hanno parlato di uguaglianza, di inclusione, con uomini e donne uguali. Ma si dimenticano del futsal”.”

In Argentina, chi può avere la possibilità di giocare all’estero non ha dubbi: partecipare a campionati professionistici dà loro la possibilità di vivere e crescere nello sport che amano. “Sono campionati competitivi che ci fanno crescere individualmente ed essere migliori per la squadra nazionale”, afferma Julia Dupuy. Per citare solo alcuni nomi, Sofía Florentín gioca per Padova in Italia, Carina Nuez gioca per Atlético de Madrid in Spagna, Agostina Chiesa per Poio Pescamar, Ana Ontiveros per Telde nello stesso paese. Tutti stanno già diffondendo la lettera inviata alla FIFA.

Già circola il grido: i giocatori del mondo chiedono parità. Sostengono una Coppa del mondo di Futsal femminile.

Studiare in America, giocare a calcio, ma poi tornare o restare?

Sempre più ragazze decidono di fare una esperienza di studio e sport negli Stati Uniti. 

Da Eleonora Goldoni alla parmigiana Rita Marseglia sono passate per il programma di borse di studio organizzato dalle università statunitensi.

Ascoltiamo da altre protagoniste come Beatrice Abati e Raffaella Giuliano, ospiti della rubrica Ragazze Ribelli & Sport, i punti forti e i punti deboli del sistema calcio italiano e statunitense.

 

Nadia Nadim: La storia della calciatrice afghana fuggita dai talebani per giocare nel Paris Saint Germain

È diventata la prima giocatrice naturalizzata danese a unirsi ad una squadra di calcio femminile in Danimarca. Ha vestito i colori del PSG ed è stata ambasciatrice dell’Unesco. Oggi, a 33 anni, studia medicina. Per realizzare i suoi sogni, Nadia Nadim ha dovuto fuggire dal regime talebano instaurato in Afghanistan alla fine degli anni ’90.
Nadia ha prima giocato per squadre danesi e poi ha fatto il salto di qualità nel campionato statunitense, dove ha firmato per lo Sky Blue FC e successivamente per il Portland Thorns FC. Le sue buone prestazioni l’hanno portata al PSG.

Ci sono storie che ci portano a pensare al nostro posto di privilegiati da questo lato del globo. Quella di Nadia Nadim (Afghanistan, 1988) è una di queste.

In questi giorni, prima della recente riconquista del potere da parte dei talebani, ha condiviso con i suoi follower di Instagram un messaggio potente: “Intendiamoci: nessuno lascerebbe volontariamente la propria casa, i propri amici, i propri cari per andare in un posto dove non sarebbe nemmeno accettato”

https://www.instagram.com/nadi9nadim/

Oggi rabbrividiamo nel vedere come centinaia di afgani si siano ammassati all’aeroporto di Kabul per fuggire. Qualcosa di simile è accaduto a Nadia da bambina: è dovuta scappare con la madre e quattro sorelle dal regime talebano instauratosi in Afghanistan nel 1996. Suo padre, soldato dell’esercito afghano, era stato ucciso nel bel mezzo della guerra civile guerra e non ci fu scelta. Se fosse rimasta, sarebbe stata sottoposta alla rigida legge islamica, che vieta alle donne di lavorare o studiare e le obbliga a indossare il burqa per coprirsi dalla testa ai piedi.

In un’intervista all’agenzia EFE, Nadia afferma di aver avuto un’infanzia felice fino a che non si è resa conto della situazione sociale che si è verificata nel suo paese e questo le ha innescato dei ricordi spiacevoli. Dice che fino ad ora ricorda “l’odore dei corpi bruciati”. Per fuggire, ha dovuto ottenere un passaporto pakistano falso. La sua destinazione era Londra. Ha intrapreso un viaggio in minibus da Kabul al Pakistan e da lì si è imbarcata per l’Italia ma alla fine si è ritrovata in un campo profughi in Danimarca.

“Nessun minore dovrebbe passare attraverso questo, ma questa è la vita. In quel momento non potevo fare nulla, anche se ora sono felice di aver avuto una seconda possibilità e di aver superato quel trauma grazie alla mia forza mentale”,

ha detto Nadia. All’epoca non lo sapeva, ma arrivare nel paese nordico gli avrebbe aperto una serie di opportunità.

NUOVA VITA


Dopo aver vissuto tutta quell’odissea per essere al sicuro, Nadia Nadim ha attraversato un complesso processo di adattamento. Ha trovato la sua valvola di sfogo nel calcio, dopo aver visto alcune ragazze giocare con il pallone. In Afghanistan aveva già avuto contatti con questo sport grazie a suo padre e, senza immaginarlo, il campo profughi dove viveva è diventato il suo centro di allenamento.

“Accanto al campo profughi c’era un campo da calcio dove si allenava un club locale. Quando li ho visti suonare, mi sono detto, voglio fare lo stesso”,

racconta.

A dodici anni ha già dominato il pallone con la precisione degna di un calciatore professionista. È cresciuta ammirando le stelle brasiliane che sono state incoronate campioni del mondo, come Ronaldo e Ronaldinho. A 21 anni ottiene la nazionalità danese e viene convocata nella squadra femminile. A livello di club, ha prima giocato per squadre danesi e poi ha fatto il salto nel campionato americano, dove ha firmato per lo Sky Blue FC e successivamente per il Portland Thorns FC. Le sue buone prestazioni li hanno portati al Manchester City in Inghilterra e nel 2018 è stata assunta dal PSG, dove ha trascorso tre stagioni. Oggi gioca per il Racing Louisville FC negli Stati Uniti.

Insieme alla sua carriera sportiva, Nadia ha assunto il ruolo di ambasciatrice Unesco nel 2019. “Sono un miscuglio di due culture, di due paesi, ho entrambi in me, lo rifletto nel mio modo di pensare. Non sono afghana al 100%, né danese al 100% “, afferma. Allo stesso modo, sta per finire i suoi studi di medicina. Nel mezzo della difficile situazione che sta attraversando l’Afghanistan, la sua storia ci fa pensare, come ho detto in prima battuta, quanto siamo privilegiati del nostro posto nel mondo.

Ragazze ribelli e sport: Shiva Amini

Per la Rubrica Ragazze Ribelli & Sport (a cura di ASD Tutti in Campo per Tutte), Shiva Amini allenatrice della Entella Academy di nazionalità iraniana racconta la sua storia di calciatrice.

Shiva Amini, giocatrice della nazionale femminile iraniana, venne squalificata perché fu vista in una fotografia, scattata in un viaggio personale fuori dalla Repubblica Islamica dell’Iran, in pantaloncini e senza velo mentre giocava a una partita di calcio.

«هيچوقت فكر نميكردم كه به خاطرِ يه تكه پارچه كه سرم نبود يا پاهام پوشيده نبود اونم درست در يك سفر شخصي و نه در زمان مسابقات رسمي ديگه هيچوقت نتونم توي كشورم بازي كنم. متاسفم براي جامعه ي ورزشي كه حجاب از خودِ ورزش براشون مهمتره. با محروم كردن و حذف كردن كسايي مثل ما كه هميشه به سربلندي ايران فكر مي كرديم چي رو مي خواهيد ثابت كنيد، مگه خارج كشور هم قانون حجاب اجباريه كه من بايد رعايت مي كردم؟ يعني به خودم بايد دروغ مي گفتم؟ متاسفم كه هيچ وقت ورزش زنان براتون مهم نبود#فوتسال#فوتبال#بانوان#🔴#❌#صفحه اينستاگرام هميشه پرايوت بود و فقط براي دوستان خودم ولي حالا كه عكس ها بهشون مي رسه باز مي كنم كه ببينند زندگي خيلي از ماها توي فضاي مجازي همينه، ما اينجا خودمونيم بي سانسور#» 

Traduzione: “Non avrei mai pensato che un giorno mi sarebbe stato impedito di giocare per il mio paese perché apparivo senza velo e indossavo dei pantaloncini in una fotografia scattata durante un viaggio personale fuori dall’Iran. Questo non era nemmeno un match ufficiale. Quindi per la comunità sportiva in Iran, un hijab ha un’importanza maggiore dello sport. Non so cosa stiano cercando di dimostrare i funzionari del nostro paese sospendendo persone come me la cui principale preoccupazione è dare una migliore reputazione all’Iran attraverso lo sport. Da quando siamo obbligati a indossare l’hijab fuori dal paese? Mi rattrista rendermi conto che i funzionari del nostro paese non hanno mai pensato allo sport femminile.
Nel momento in cui scoprirono che ero apparsa senza velo, furono pronti a mettere nella fogna anni di duro lavoro che ho dedicato allo sport; molti anni di lavoro, guidati dal desiderio del mio cuore di ottenere un giorno una medaglia per l’Iran!

Una storia delicata, difficile, piena di solidarietà e di forza… ma a volte un solo giorno può cambiare un’intera vita. 

È impossible? Dopo aver ascoltato la sua storia non lo direte mai più.

https://fb.watch/3V_pCVpWZF/

Simone Giovanelli ci racconta il calcio femminile e giovanile in Repubblica Dominicana

Video di un allenamento
Ciao Simone, facci una breve presentazione di te!

Sono Simone Giovanelli, sono formatore di calcio base e ho 46 anni. Vivo e lavoro in República Dominicana da 6 anni.

Come è iniziata questa esperienza?

Ho iniziato a lavorare come professore di educazione física in un collegio privato. Ho deciso di proporre il calcio. Qua è poco conosciuto perché lo sport nazionale è il baseball.

la proposta ha avuto successo?

Ai bambini è piaciuto molto, così ho formato una Scuola calcio aperta a tutti dai 4 a 18 anni.

Squadra femminile di categoria Under 15
Torneo di futsal giovanile
Quindi lavori sia a livello scolastico che di scuola calcio privata?

Sì, lavoro tanto con le categorie del collegio, che si chiama Colegio Dominicano, e per la Scuola calcio privata che si chiama Proyecto Italia.

In Italia, a causa della pandemia l’attività giovanile ha avuto un rallentamento… com’è la situazione da voi?

Quì, in questo momento, è tutto bloccato per il Covid, ma sino a qualche tempo fa si poteva fare allenamento individuale.

In Repubblica Dominicana esiste un movimento di calcio femminile?

Sì, in República Dominicana il calcio femminile è molto praticato. Si parla soprattutto di tornei di futsal a livello scolastico, ma da qualche anno è iniziato il campionato di serie A di calcio a 11 . Adesso però è tutto fermo.

Le ragazze del Colegio Dominicano nel torneo nacional Futsal Copa Claro 2019
Ragazze del Colegio Dominicano
Avete qualche rapporto con l’italia?

Io ho aperto da poco una collaborazione con lo Spezia Calcio Femminile, una Academy di calcio Femminile italiana, i cui progetti non rientrano solo in ambito sportivo calcistico, ma anche di carattere socio-culturale, promuovendo nelle scuole la lotta alla violencia di genere.

A che età iniziano a giocare le ragazze e che fasce di età accoglie l’Academy?

Ho molte ragazze che partecipano nella mia Academy dai 7-8 fino ai 15-17 anni. Come ti ho detto ci sono campionati giovanili solo a livello scolastico.

L’allenatore deve essere un educatore, quindi occorre avere persone adeguatamente formate, no?

In questo momento, in República Dominicana, stiamo sviluppando con un gruppo di allenatori italiani un progetto di Formazione per giovani allenatori.

Il corso quest’anno è iniziato il 30 di dicembre e finirà a marzo.

Il 50% sono alunne femmine.

quindi anche le donne hanno il loro spazio all’interno del mondo sportivo?

Le donne amano lo sport, a pari livello degli uomini, quindi hanno molto spazio sia a livello educativo sportivo che istituzionale. Abbiamo arbitri, allenatrici e dirigenti federali.

In Italia, il futsal è visto come uno sport minore rispetto al calcio a 11, amatoriale o per calciatori a fine carriera, mentre da voi?

Il futsal è molto praticato, sia a livello di club che scolastico, forse molto di più che il calcio a 11..

“Il futsal come mezzo di Formazione. L’importanza del futsal nell’insegnamento verso il giovane calciatore: uno sportivo di calcio a 5 può giocare a calcio a 11, ma non siamo certi del contrario. Il futsal è propedeutico per il calcio a 11 ed è importante praticarlo sino dalla scuola calcio come avviene in Spagna e Brasile.”

Eleonora Goldoni si racconta a Tutti in campo per Tutte

La calciatrice del Napoli, Eleonora Goldoni, racconta di se a Tutti in campo per tutte.

“Più elevati saranno i tuoi scopi, più vasti saranno i tuoi desideri, maggiore sarà l’energia che avrai a disposizione per soddisfarli. Desidera il bene di tutti , se aspiri solo al tuo piano personale dovrai guadagnartelo con grande difficoltà. Prima di esaudire un desiderio ricorda di meritarlo.
Ognuno di noi merita tanto, ma nel nostro tanto non ci siamo solo noi. Se pensiamo piccolo otteniamo piccolo se pensiamo grande possiamo ottenere tanto di più.
Nei tuoi sogni, nelle cose per te importanti, nel tuo progetto di vita, coinvolgi tutto ciò che conta per te e allora la voglia di raggiungerli sarà una conseguenza e la mattina ti sveglierai desideroso di conquistare prima te stesso e poi il mondo intorno a te.
Tutto avrá un altro sapore.
Credici perché te lo meriti e sogna in grande perché non costa nulla. “
Eleonora Goldoni