Calcio femminile: Parola al CT Jacopo Leandri

“Sin dai 4 anni ho avuto un mio grande amico che tuttora porto nel cuore… il Pallone….ci giocavo, ci parlavo, ci dormivo…. Una passione nata non so bene per quale motivo, in famiglia nessuno era super appassionato, mio nonno mi ha trasmesso la passione della pesca… che io sto tramandando a mio figlio…. Quindi perché il calcio è diventato per me questa grande storia d’amore ?? Io credo che ci siano cose che non si possono spiegare… succedono e basta.”

Il CT della Nazionale Italiana Femminile Under 16 parla della propria esperienza in ambito di calcio femminile all’interno di “Ragazzi Ribelli ControCorrente  ” dell’associazione “Tutti in campo per tutte ASD”

Simone Giovanelli ci racconta il calcio femminile e giovanile in Repubblica Dominicana

Video di un allenamento
Ciao Simone, facci una breve presentazione di te!

Sono Simone Giovanelli, sono formatore di calcio base e ho 46 anni. Vivo e lavoro in República Dominicana da 6 anni.

Come è iniziata questa esperienza?

Ho iniziato a lavorare come professore di educazione física in un collegio privato. Ho deciso di proporre il calcio. Qua è poco conosciuto perché lo sport nazionale è il baseball.

la proposta ha avuto successo?

Ai bambini è piaciuto molto, così ho formato una Scuola calcio aperta a tutti dai 4 a 18 anni.

Squadra femminile di categoria Under 15
Torneo di futsal giovanile
Quindi lavori sia a livello scolastico che di scuola calcio privata?

Sì, lavoro tanto con le categorie del collegio, che si chiama Colegio Dominicano, e per la Scuola calcio privata che si chiama Proyecto Italia.

In Italia, a causa della pandemia l’attività giovanile ha avuto un rallentamento… com’è la situazione da voi?

Quì, in questo momento, è tutto bloccato per il Covid, ma sino a qualche tempo fa si poteva fare allenamento individuale.

In Repubblica Dominicana esiste un movimento di calcio femminile?

Sì, in República Dominicana il calcio femminile è molto praticato. Si parla soprattutto di tornei di futsal a livello scolastico, ma da qualche anno è iniziato il campionato di serie A di calcio a 11 . Adesso però è tutto fermo.

Le ragazze del Colegio Dominicano nel torneo nacional Futsal Copa Claro 2019
Ragazze del Colegio Dominicano
Avete qualche rapporto con l’italia?

Io ho aperto da poco una collaborazione con lo Spezia Calcio Femminile, una Academy di calcio Femminile italiana, i cui progetti non rientrano solo in ambito sportivo calcistico, ma anche di carattere socio-culturale, promuovendo nelle scuole la lotta alla violencia di genere.

A che età iniziano a giocare le ragazze e che fasce di età accoglie l’Academy?

Ho molte ragazze che partecipano nella mia Academy dai 7-8 fino ai 15-17 anni. Come ti ho detto ci sono campionati giovanili solo a livello scolastico.

L’allenatore deve essere un educatore, quindi occorre avere persone adeguatamente formate, no?

In questo momento, in República Dominicana, stiamo sviluppando con un gruppo di allenatori italiani un progetto di Formazione per giovani allenatori.

Il corso quest’anno è iniziato il 30 di dicembre e finirà a marzo.

Il 50% sono alunne femmine.

quindi anche le donne hanno il loro spazio all’interno del mondo sportivo?

Le donne amano lo sport, a pari livello degli uomini, quindi hanno molto spazio sia a livello educativo sportivo che istituzionale. Abbiamo arbitri, allenatrici e dirigenti federali.

In Italia, il futsal è visto come uno sport minore rispetto al calcio a 11, amatoriale o per calciatori a fine carriera, mentre da voi?

Il futsal è molto praticato, sia a livello di club che scolastico, forse molto di più che il calcio a 11..

“Il futsal come mezzo di Formazione. L’importanza del futsal nell’insegnamento verso il giovane calciatore: uno sportivo di calcio a 5 può giocare a calcio a 11, ma non siamo certi del contrario. Il futsal è propedeutico per il calcio a 11 ed è importante praticarlo sino dalla scuola calcio come avviene in Spagna e Brasile.”

Marika Bonomo: Portiere ed allenatrice giovanile

Ciao Marika, come nasce la tua passione per il calcio? 

Nasce all’età di 4 anni .. andavo a vedere ogni partita di mio padre sotto la pioggia la neve , il caldo , il vento .. vedevo solo lui è la palla!

Riscaldamento pre-partita calcio a 5
Come hai deciso di fare il portiere? 

Volevo essere come papà . È l’unico ruolo dove io posso volare .

sei passata dal calcio al calcio a 5… che differenze hai trovato? 

La prima partita mi è sembrato di tornare ai miei 6 anni, in quelle palestre col fondo di cemento o di legno… è stato bellissimo tornare a giocare a calcetto . L’unica differenza che ho trovato come portiere è la grandezza della porta . Il modo di giocare è più veloce…

dimmi una cosa facile ed una difficile nel giocare a calcio… 

Penso che la passione possa rendere facile l’apprendimento.
La cosa difficile per un portiere è scordarsi una “gatta” che si è fatta oppure subire un gol che si sarebbe potuto parare.

dimmi una cosa facile ed una cosa difficile del calcio a 5, invece? 

Nel calcio a 5 la cosa più facile è che riesci a far gol dalla porta!!!! Buahah . Penso di essere l’unico portiere che ha fatto 3 gol in campionato è uno in coppa .
La cosa difficile è quella di avere velocità nelle parate . Ed avere l’istinto giusto.

vorresti provare il calcio a 7? (Di solito piace molto alle ragazze del calcio perché lo vedono più veloce)

Si . Mi farebbe veramente piacere provare .

In rappresentantiva di calcio a 5 uisp hai giocato come giocatrice di movimento… provando questo ruolo, come ti è sembrato? Pensi che provare il ruolo delle compagne, possa aiutarti a capire come dare loro indicazioni dalla porta nelle prossime partite? 

Ti dico la verità: ho provato a giocare fuori per vedere le mie compagne, per capire come si comportano in difficoltà, perché in quel torneo avevamo avversarie di livello . Capire da vicino cosa sbagliano o cosa fanno giusto, provandolo sulla mia pelle. Volevo entrare nel loro mondo; Come portiere, alla fine, mi sento un po’ sola, perché ci sono i difensori, ma dove non ci arrivino loro ci devo arrivare io. È stata una bellissima esperienza, ma ovviamente dopo uno scatto crepavo ahah…

So che hai giocato anche in Marocco… intanto… calcio, calcio a 5 o beach soccer? 

In Marocco o giocato a 11, una volta ma così con degli amici. Là non è come in Italia, in Marocco e meno combattivo ..

cosa pensano del calcio femminile? può avere dello sviluppo? 

In Marocco è già in sviluppo il calcio femminile ed in questo penso che possa dare il buon esempio al mondo. In Marocco in molti pensavano che le donne dovessero stare a casa, ma non è così, se una donna vuole giocare a calcio lo deve fare ..

sono molte le ragazze che giocano con i capelli coperti e gli scaldamuscoli sotto le braghette in rispetto della tradizione? 

Si . Ho visto ragazze in Marocco giocare così e io le rispetto . Perché anche mia mamma lo porta . E il calcio non è razzismo ma è uno sport dove tutti i paesi del mondo possono giocare . In qualsiasi modo si vestano . Basta che toccare un pallone e si inizia la vita vera.

Qual è una partita che ti è piaciuta più di altre?

In questi 14 anni, ci sono state partite che mi hanno lasciata sconsolata, arrabbiata e triste… partite in cui sbagliavo e stavo male ed altre in cui facevo delle parate stupende…

Mi ricordo una partita a Fornovo, contro il Ghiarceto, in cui ricordo che eri venuto a fare le foto… ricordo di aver fatto una partita in cui mi era sembrato di non smettere di fare parate… di cui alcuni miracoli assurdi… ed ho finito la partita con 2 ematomi giganti ai gomiti..

Io penso che una partita è bella quando la affronti con la voglia di entrare in campo e non mollare mai. Anche malattie e piccoli infortuni non mi hanno mai fermato

Parlando con la Marika allenatrice… con bambini di 6 anni, quale aspetto bisogna curare di più? A quella età è molto più importante essere “educatori” che allenatori tecnici… come vedi i bimbi da questo punto di vista, disponibili? 

A sei anni bisogna essere più amici dei bambini che allenatori . Si devono divertire con giochi con la partitella .

Sei giovane e forse hai avuto qualche possibilità in più rispetto alle generazioni che ti hanno preceduto di poter iniziare a 4 anni. Che possibilità ci sono per una bambina di iniziare oggi? 

Io ho iniziato a 4 anni perché avevo la fortuna di avere mio papà come allenatore . Al giorno oggi bisogna aspettare i 6 anni, ma le bambine hanno la possibilità da subito di iniziare a giocare con una squadra femminile.

Secondo te maschi e femmine possono giocare insieme? Se si sino a che età? 

Sì possono. Io ho giocato con loro fino ai 14 anni. Teoricamente potresti giocare anche fino ai 16, ma scalando di annata. Non gioco più con loro, ma per fortuna mi alleno con la categoria maschile .

Conosci il calcio ed il calcio a 5… secondo te potrebbe essere utile iniziare il percorso calcistico con il metodo futsal? 

Si potrebbe essere utile!

Quanto conta secondo te l’esperienza rispetto all’età anagrafica, nel calcio a 5, dove devi pensare prima di ricevere la palla, invece che dopo averla ricevuta? 

Allora io penso sempre che l’età non conta tantissimo, chi inizia presto come ho fatto io, ovviamente è molto più avanti, rispetto ad altri che iniziano dopo. Allo stesso tempo, ci sono ragazze che iniziano a 6 che comunque fanno fatica a giocare, come può fare fatica una ragazza che ha iniziato tardi, perché non hanno assimilato certe basi .. Nel mondo del calcio penso sempre che bisogna prima pensare a quello che bisogna fare in quel momento. Faccio un esempio: prima di ricevere la palla devi alzare la testa e guardare . Dopo averla ricevuta alzi di nuovo la testa e la giochi . Se giochi con la testa bassa non vai da nessuna parte.

Io non ho studiato scienze motorie, ma fortunatamente sono accompagnato da 2 ragazze che lo sono… dalla tua esperienza hai sempre visto preparatori atletici/fisioterapisti che possono aiutare gli allenatori ad adattare gli esercizi alle esigenze fisiche dei singoli perché non si facciano male o assumano posture errate difficili poi da correggere? 

Sì, almeno nei tre anni al Parma, ho visto fisioterapisti, medici, preparatore atletico e due preparatori dei portieri.

Quanto è importante l’approccio mentale dell’allenatore? Cosa fai per stimolare i bambini?

Sì l’approccio mentale è molto importante . Deve saper allenare e far crescere la squadra da tutti i punti di vista. Se non lo fa, o sta commettendo degli errori o non ha le capacità .
Ahaha Per far stimolare i bambini nell’apprendimento cerco sempre di sviluppare dei giochini che stimolano l’attenzione: Tipo prendi la coda, La gara di palleggi, uno contro uno… A volte faccio finta di essere il cronista della partita e la cosa li diverte molto. L’importante del gioco è sopratutto divertirsi.

L’allenatrice deve dare la carica!
cosa pensi per l’anno prossimo, si potrà ricominciare?

Io spero sempre che si possa ricominciare, anche adesso! Quando manca il calcio, sento che mi manca tutto!!!

Futsal femminile: Progetto Be Brave Ragazze

Ragazze nel Pallone e Any Given Suday parlano del progetto Be Brave: Un evento sportivo in 6 tappe italiane da nord a sud, rivolto particolarmente alle bambine ma all’interno di un percorso che coinvolge donne di tutte le età. La mission? Dare un calcio agli stereotipi che suddividono gli sport secondo distinzioni di genere. 

Presentazione dell'evento sportivo be BRAVE RAGAZZE

Un evento sportivo in 6 tappe italiane da nord a sud, rivolto particolarmente alle bambine ma all'interno di un percorso che coinvolge donne di tutte le età. La mission? Dare un calcio agli stereotipi che suddividono gli sport secondo distinzioni di genere

Pubblicato da Ragazze nel Pallone su Martedì 20 ottobre 2020

Calcio femminile giovanile: Intervista a Elisa Casellato dell’under 17 dell’Hellas Verona

Ripropongo questa intervista, presa dal canale Instagram dell’Hellas Verona Femminile, per far capire come vive una ragazza di 17 anni il calcio femminile. 

Ci teniamo a precisare che Elisa già vive una realtà dove esiste una categoria under 17 femminile, a differenza delle colleghe che l’hanno preceduta negli anni passati.

L’appello che mi sento di fare a tutte le società è di non vivere la presenza delle categorie femminili (anche giovanili) come un obbligo, ma come una possibilità di crescita.

Parliamo di futsal giovanile: GS Ariano

Buongiorno Riccardo, puoi presentarti e raccontaci come nasce il vostro progetto ad Ariano del Polesine?

Buongiorno Michele, sono il presidente del GS Ariano Calcio a 5, siamo della zona del Basso Polesine in Veneto al confine con l’Emilia Romagna.

La società c’è dal 1997, quando abbiamo iniziato con il calcio maschile, poi nel 2012 abbiamo aggiunto il calcio femminile.

Siamo partiti con la prima squadra femminile, partecipavamo a tornei provinciali ed abbiamo vinto anche alcuni titoli… per poi completare il progetto con il settore giovanile delle ragazze under 12 ed under 14.

Da quest’anno la prima squadra partecipa al campionato di serie C regionale dell’Emilia Romagna, dove vediamo un buon livello di futsal, ricco di squadre preparate e competitive.

Essendo una squadra giovane, in serie C stiamo maturando molta esperienza.

Mi dicevi che vi battete perché le più giovani possano avere un campionato indipendente dai maschi…

Corretto! Non sono totalmente contrario al confronto con i maschi, sia chiaro…

Si possono organizzare partitelle od allenamenti insieme, ma credo che sia importante che le ragazze possano confrontarsi tra di loro in campionato, perché alla lunga giocare con i maschi potrebbe fargli perdere la voglia!

Le federazioni portano a 14 anni il limite per il gioco misto, il nostro obiettivo è proprio quello di raggrupparle e farle giocare tra di loro a partire dagli 8-9 anni di età.

Sono ancora poche le realtà come noi che offrono la possibilità di giocare a futsal, e questo vale anche in ambito maschile, ma sono convinto che si possa ancora crescere come movimento per ambo i sessi.

Parliamo un po’ di questo campionato under 12 ed under 14 di futsal femminile….

Sì, è iniziato tutto l’anno scorso, quando la UISP e il CSI dell’Emilia Romagna hanno organizzato alcuni concentramenti in concomitanza con le gare delle rappresentative UISP Regionali di calcio a 5 femminile.

Sino a quel momento partecipavamo solo a tornei ed amichevoli con altre società, strumenti che aiutano le nuove società ad esordire, ma che non riescono a mantenere acceso l’interesse delle giocatrici.

Ci è stato presentato un progetto di campionato, che è iniziato nella attuale stagione 2019-2020, e ne abbiamo subito approfittato dell’occasione.

Si è trattato del primo campionato sperimentale di questo tipo, con gare di andata e ritorno, suddiviso in 2 gironi che si sarebbero poi scontrati in una fase successiva se non fosse arrivato lo stop e la quarantena…

A mio modo di vedere avere un campionato è fondamentale per non perdere l’interesse delle bambine; perché loro si avvicinano al calcio per desiderio, senza che nessuno glielo imponga, e quindi gli interessa soprattutto giocare.

Purtroppo non siamo riusciti a completare il campionato a causa della quarantena, ma le mie ragazze si stavano divertendo molto.

Non abbiamo però smesso di partecipare ai concentramenti, come quello di Modena dedicato completamente alle categorie giovanili femminili, perché resta un ottimo strumento di crescita ad integrazione del campionato.

Pensi che ci sarà un campionato anche il prossimo anno?

Spero proprio di sì, noi siamo pronti a iscrivere di nuovo entrambe le squadre.

Ho sentito dire che dalla stagione 2020-2021 potrebbe partire anche un campionato under 17 regionale per l’Emilia Romagna, come quello che si svolge in provincia di Vicenza nel Veneto.

Spero che il nostro esperimento sia stato un buon traino e che le intenzioni della Superlega CSI-UISP si concretizzino anche nell’ampliamento della nuova categoria, perché sino ad oggi dopo i 14 anni sono costrette ad entrare nel campionato delle adulte con un grande gap di esperienza da colmare.

Pubblicato da Pepo – Foto calcio/futstal fem Parma/Emilia Romagna su Sabato 16 novembre 2019
Le giovanili sono una esigenza delle società per migliorare, giusto?

Le giovanili sono una esigenza per ogni attività sportiva. Purtroppo per chi vive lo sport solo come un business, e non per passione, potrebbe vedere il settore giovanile come un costo o una imposizione, ma più si impegnano risorse in questo ambito e migliori saranno i risultati in età adulta. 

Inoltre, non è facile trovare delle atlete formate e non c’è nulla di più soddisfacente che formarle in casa.

Noi ci impegnamo a formare delle ragazze giovani all’interno del calcio 5 e questo sicuramente aiuta nella crescita.

Parliamo degli allenatori, questo ruolo non si esaurisce con la trasmissione di concetti tecnici, giusto?

Ovviamente, come abbiamo fatto noi, la dirigenza di una società deve riuscire a trovare persone adatte al ruolo. Grandi tecnici potrebbero non essere dei buoni educatori.

Non basta aver preso il patentino, ma servono persone in grado di trasmettere valori umani, sportivi e che sappiano interagire con i ragazzi e le ragazze.

Purtroppo la cronaca riporta tanti atti di maleducazione e discriminazione durante le partite delle giovanili, ma posso testimoniare che il nostro mondo non è tutto così e che esistono ancora genitori e dirigenti in grado di portare avanti i principi corretti dello sport e del vivere civile.

è importante interfacciarsi con gli istituti scolastici?

Purtroppo la quarantena ci ha fatto cancellare gli appuntamenti di quest’anno che avevamo preso con le scuole. Sarà tutto rimandato a quando i bambini (si spera) torneranno in classe.

Notiamo interesse e vediamo centrale questo tipo di collaborazione, ma a volte la burocrazia rende complicato creare tornei ed eventi. 

Il calcio femminile è in forte crescita, ma bisogna tenere in conto che le trasferte possono essere ancora lunghe perché le squadre non sono ancora tante…

Questo è vero, sicuramente siamo ancora lontani da un numero di squadre che possa permettere di creare dei campionati provinciali,  come avviene per il calcio a 11 maschile.

Il nostro campionato come ben sai ha l’estensione territoriale da Thiene a Bedonia… quindi bisogna adattare il calendario in modo tale che non sia troppo pesante per i genitori.

Per esempio, abbiamo giocato le partite della under 12 e della under 14 contro il Real Thiene nella stessa data in orari consecutivi per sfruttare un’unica trasferta. 

Prima di salutarci, che consiglio daresti a chi vuole iniziare?

Il consiglio che dò a chi vuole iniziare è quello di mettere prima al centro del progetto la crescita delle giocatrici e dello staff prima di tutto, naturalmente chi ha possibilità consiglio di puntare sui settori giovanili. Colgo l’occasione di salutare tutta la squadra e i nostri sostenitori

Intervista a Giulia Foranzi, giocatrice ed allenatrice giovanile

quando è nata la tua passione per il calcio?

La mia passione nasce quando avevo 7-8 anni, ho iniziato a giocare con i maschi dell’Astra, classe 1992, assieme a quelli che erano i miei compagni di classe. All’inizio i miei genitori erano un po’ scettici, ma non mi hanno ostacolata.

è stato difficile l’inserimento?

No, perché alla fine giocavo con i miei compagni di classe ed anche l’allenatore è stato fantastico, perché mi ha trasmesso quelli che io chiamo i “valori dell’Astra”, che riguardano il senso di inclusione senza discriminazione, bilanciata dall’impegno personale a favore del gruppo. Questi sono gli stessi valori che cerco di trasmettere anche alle “mie” bimbe. 

Quindi quali sono i valori che un allenatore dovrebbe trasmettere?

Un allenatore dovrebbe essere in grado di trasmettere il rispetto verso tutte le persone presenti in campo e rispetto alle strutture che ci ospitano e questo vale sia per le mie compagne che per le bambine. Per costruire una squadra bisogna far capire che tutti servono, ma che nessuno deve essere indispensabile.

Tornando alla tua carriera da giocatrice…

Ho continuato a giocare sino a 12 anni, che era l’ultima età concessa per giocare in una squadra mista. Subito dopo ho avuto un blocco, perché in quel momento con le femmine non ci volevo giocare, così ho lasciato perdere il calcio sino alle superiori dove ho ripreso giocando per la squadra di calcetto della scuola. Per fortuna ero riuscita a creare un gruppo di amiche appassionate per il calcio; insieme a loro ho ricontattato il mio vecchio allenatore all’Astra, ed anche grazie a mio padre che ha continuato a farne parte, siamo riuscite a creare questo gruppo che dura ancora oggi. 

Come nasce invece la tua carriera di allenatrice?

Quando ero dentro all’Astra, assieme a Maddalena ci siamo rese disponibili ad allenare, perché era nata l’idea di creare un settore di calcio femminile giovanile. Era un’idea che ci sarebbe piaciuta tantissimo, ma poi a marzo ci è arrivata la richiesta di allenare l’annata maschile dei 2005 che abbiamo allenato per una stagione. Poi siamo andati ad allenare la scuola calcio ed in seguito abbiamo tenuto per 3 anni l’annata 2006 e 3 anni i 2009. Per chi ha la passione del calcio è una delle cose più belle da fare… difficile da spiegare… un sacco di emozioni. Poi sono stata contattata dal Parma verso la fine dell’ultima stagione con i 2009. Ho voluto terminare il mio progetto prima di ricontattarli ed approdare a Noceto come collaboratrice per l’under 12.

Allenare le bambine è diverso che allenare dei bambini?

Le ragazze sono più attente, sono più “furbette” e non mi capita quasi mai di dover rispiegare un esercizio… sono più riservate e ti valutano e devi guadagnare il loro rispetto.

I maschi spesso possono essere molto impacciati.

In campo la differenza fisica si nota veramente solo dopo gli 11 anni di età, prima si lavora di pari passo.

Dal punto di vista tecnico, invece, non vedo alcuna differenza, perché come ho detto le ragazze mettono molta più attenzione durante gli allenamenti e credo che questo le avvantaggi nell’apprendimento.

Superata l’età limite dei 12 anni, una ragazzina può essere sovrastata da ragazzini meno tecnici, ma con tiri e scatti più potenti e quindi possono imparare meno dal confronto con loro.

Le ragazze riescono a fare gruppo?

Sì, ma bisogna sempre stare attenti a mantenere la loro concentrazione sullo sport e sugli obiettivi comuni per combattere la creazione naturale dei “gruppetti” che possono slegare la coesione tra le compagne. Le ragazze sono molto competitive, più dei maschi!

Possono innescarsi delle dinamiche sbagliate anche tra maschi, ma in linea generale dopo un breve scontro diretto loro non danno più peso alla questione…. con le ragazze invece bisogna stare più vigili anche su questi aspetti.

Arianna Pomposelli dice che le ragazzine giocano tutte con desiderio perché se praticano questo sport lo fanno per propria scelta, a differenza di alcuni maschi che lo fanno per stereotipo e “costretti dai genitori… ti senti di confermare?

Sicuramente le ragazze che vengono al Parma lo fanno con desiderio. Anche i genitori sapendo che indossano questa maglia sono disposti a fare dei chilometri per portarle ad allenamento. A tale proposito trovo importante che gli allenatori studino anche psicologia dello sport, perché trovo che sia fondamentale comprendere i risvolti psicologici dei comportamenti dei genitori, mister, compagni ed avversari. In Italia a differenza di altre nazioni, la sensibilità a questo tema è ancora scarsa. 

L’imposizione da parte dei genitori di un determinato sport può essere molto controproducente.

Dato che giochi a calcio a 5, secondo te, insegnare questo sport a livello di scuola calcio, come fanno in Spagna e Sud America, può essere propedeutico anche per il calcio a 11?

Sicuramente può essere utile, però è uno sport diverso.

Subisce molto lo stereotipo di essere un gioco “tra amici” o per calciatori a fine carriera. Non credo sia visto seriamente e non sono sicura che l’Italia sia ancora pronta mentalmente.

Da praticante dico che il problema più grande è che mancano le strutture!

Con l’Astra ci siamo sempre allenate all’aperto e giocando poi al chiuso l’impatto è completamente differente… cambiano le scarpe, la palla, il clima, il fiato… questioni che sommate tutte insieme diventano molto impattanti sul rendimento della squadra.

Ci sono delle differenze tra le partite di campionato (miste) e quelle dalla coppa fair play(solo femminili)?

Mah, sicuramente ci sono le differenze fisiche tra maschi e femmine, ma non a livello tecnico.

Tra ragazze, mi sento di dire che già a quella età si notano grandi differenze a seconda dell’esperienza e dal fatto che siano abituate o meno a giocare partite di campionato…. a fare tornei… 

Direi che di anno in anno si presentano dodicenni sempre più esperte e preparate perché hanno iniziato prima il loro percorso sportivo.

Nella coppa Fair Play quindi si nota molto l’esperienza di certe ragazze rispetto ad altre, sia dal punto di vista tecnico e mentale.

Non trovo comunque giusto ragazze di quella età solo in base all’esperienza o alla bravura, ma è ovvio che in un gruppo grande occorra avere più allenatori per differenziare il lavoro in base al livello, per mantenere l’attenzione ed il divertimento per tutte.

Pensi che possa crescere questo movimento, anche dopo l’emergenza del corona virus?

Ci spero molto, purtroppo viviamo ancora troppo sotto lo stereotipo e ho saputo di realtà che si sono avvicinate al mondo del calcio femminile non per passione ma per obbligo. Ovviamente, se manca la volontà e viene vissuto come una costrizione non potrà durare. Mi auguro che gli effetti economici del corona virus non siano troppo impattanti, perché un grande aiuto viene dalle società maggiori, ma non va dimenticato anche l’enorme contributo delle società minori che lavorano tanto, faticano tanto e meritano di continuare a fare quello che hanno sempre fatto con grande passione.

Quello che mi auguro è che si investa sempre di più nel cercare di abbassare l’età di accesso a questo sport. Perché è troppa la differenza tra chi ha iniziato da bambina rispetto a chi inizia più tardi. Da bambina si plasma, mentre da grande bisogna lavorare sodo per correggere ed il miglioramento è molto più lento spendendo molte più energie.

Interviste RNP: Giulia Meleddu, Arianna Pomposelli e Beatrice Piovani

Dedicherò più avanti un articolo relativo all’associazione Ragazze nel Pallone, in cui parlerò della loro attività come associazione particolarmente attiva nella lotta per la parità di genere nello sport.

Parlerò del grande evento multisportivo e culturale tutto al femminile che organizzeranno a Padova, come ogni anno nel primo weekend di luglio.

Purtroppo sto posticipando l’uscita di questo articolo in attesa di avere notizie definitive su eventuali modifiche al programma a seguito delle vicende del corona virus.

Chi fosse interessato suggerisco di rimanere aggiornato come me sul loro sito internet www.ragazzenelpallone.it.

Vi ripropongo di seguito un paio di interviste che voglio condividere con voi dal loro profilo Instagram:

Giulia Maleddu

Interviste a Giulia Maleddu del Brescia Femminile e Arianna Pomposelli del Kick Off
Le #ragazzeinquarantena, la igtv di #ragazzenelpallone, intervistano Giulia Meleddu.
Portiere classe 1997 che nelle fila del Brescia conquistò il primo Scudetto della storia della Leonessa, prima di fare altre esperienze con le maglie di Valpolicella e Calcio Femminile Mozzecane .
Per la stagione del 2019/20 è tornata a giocare nel Brescia calcio femminile.
 

Arianna Pomposelli

Arianna Pomposelli, nata a Roma il 19 agosto 1991, è una giocatrice, nazionale italiana, di Calcio a 5 Femminile e attualmente gioca nella Kick Off Milano. 

Su Arianna Pomposelli potete leggere anche il mio articolo precedente, della diretta ospite del Bagnolo Calcio a 5:

https://www.ilmisterone.com/2020/03/25/calcio-femminile-al-tempo-del-corona-virus/

 

Beatrice Piovani

In diretta sulle stories 📺 di #Rnp: Beatrice Piovani!
Prima attaccante e poi centrocampista, classe ’97, Beatrice inizia a giocare a calcio nella squadra maschile del suo paese e dove tutt’ora abita, il Ghedi. 🧭 La carriera nel femminile comincia poco più tardi nelle giovanili del Brescia, che la fa crescere ed esordire in Serie A a 17 anni 👑 🌈Assaporata la #SerieA, passa in #SerieB alla #FortitudoMozzecane e poi alla #ProSanBonifacio, con la quale conquista il campionato cadetto 2017/2018, incontrando anche il Vicenza.🥇 Ritorna in Serie A attraverso il trasferimento all’ #Orobica ma a dicembre torna alle #LadyGranata #Cittadella (ex Pro San Bonifacio) prima di scegliere in estate il 🏡 @vicenzacalciofemminile1994 come nuova casa.
#ragazzenelpallone #rnp20

Interviste calcio a 5: Andrea Faietti, Gabriel Lima e Ana Carolina Caiani

Si è da poco conclusa la diretta sulla pagina Instagram della nostra squadra femminile, anche questa volta accompagnato da un bel numero di spettatori che hanno interagito con i nostri ospiti.

Andrea Faietti

Mister Orlando d’Alsazia ha iniziato questa nuova puntata dialogando con un membro del suo staff, nonché preparatore dei portieri della squadra femminile Andrea Faio Faietti che ha raccontato cosa vuole dire allenare i portieri in ambito femminile, svelando anche le proprie metodologie di allenamento.

Gabriel Lima

Successivamente, abbiamo avuto l’onore di ricevere come ospite Gabriel Lima.

Direttamente collegato dalla sua abitazione in Brasile, il quale ha raccontato la sua carriera dagli albori ad Aosta dove vinsero una serie B con una squadra piena di under 18.

Passando per Asti, squadra che lo consacrò nel panorama italiano, tentando, con ottimi risultati l’avventura nella Liga Spagnola nelle fila del El Pozo Murcia,facendo ritorno nel 2016 in Italia nell’Acqua & Sapone.
Momento emozionante sicuramente stato quando ha parlato di cosa ha significato vincere l’Europeo con la Nazionale italiana da capitano, affermando che quella maglia è da sempre la sua seconda pelle.
In chiusura di collegamento ci ha illustrato il progetto che lo vede impegnato in prima persona in Brasile, chiamato “Nucleo Gabriel Lima” dove si formano i bambini dai 3 ai 13 anni a 360° sia a livello sportivo che mentale.

Ana Carolina Caliari Sestari

Terzo ospite di questa puntata è Ana Carolina Caliari Sestari portiere del Montesilvano e della Nazionale Italiana, appena nominata terzo miglior portiere al mondo da Futsal Award.
Con lei si è discusso del ruolo del portiere in campo, cercando di capire come si fa ad arrivare in vetta al mondo a soli 24 anni. Ci ha raccontato come è nata la passione per questo ruolo e questo sport, dei metodi di allenamento ai quali è sottoposta (allenata nel suo club dallo stesso preparatore di Mammarella, ha sottolineato quanto sia difficile questo ruolo che ha un percentuale di errore pari allo zero e ci ha svelato cosa vuol dire per lei giocare in Nazionale, emozionandoci tutti, raccontando un aneddoto relativo a a suo nonno che dal Brasile le chiese espressamente di volerla vedere indossare la maglia della nazionale italiana.
Sicuramente queste puntate ci lasciano interessanti chiavi di lettura diverse relative al Futsal e noi siamo onorati ogni volta di poter raccontare questo meraviglioso sport tramite le parole di chi lo vive quotidianamente.
Ringraziamo di vero cuore i nostri ospiti per la disponibilità e per averci aperto la porta di casa, regalandoci un momento di leggerezza in questo periodo cupo per tutti.

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