RNP: Una storia lunga 10 anni + 2

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ragazze nel pallone…

Se si parla di calcio femminile, non si può non parlare del torneo Ragazze nel Pallone di Padova! Uno dei tornei più popolari della penisola, che lega il gioco del calcio a tematiche sociali di attualità. Quest’anno si svolgerà in versione ridotta per esigenze legate all’epidemia Covid presso il Centro Sportivo GAIA di Limena.

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COME NASCE

Il torneo nasce dall’idea di 4 amiche che vollero organizzare un torneo diverso dai soliti eventi sportivi organizzati dagli UOMINI per rispondere alle esigenze maschili, dove il genere femminile sino a quel momento faticava a trovare la propria identità.

Il primo obiettivo era quindi avere un torneo a dimensione di donna,  per poter dare spazio e valore allo sport femminile in ogni sua forma.

 

come si sente una donna che pratica sport?

Per come si configura la nostra società, le donne devono sempre lavorare il doppio rispetto agli uomini per veder valorizzato il proprio impegno o semplicemente per guadagnare una propria visibilità contro coloro che fanno di tutto per togliergliela. Come dicevano i filosofi greci: “Non puoi immaginare ciò che non ha un nome!”. Per troppo tempo la società ha speso energie per togliere alle donne il nome di “atlete” cercando di segregarle tra le mura domestiche. 

Per approfondire il discorso sulle origini del calcio femminile, consiglio la lettura del libro: “Quando le ballerine danzavano col pallone”

RNP nasce per stravolgere l’idea preconcetta di ciò che le donne possono o non possono fare.

Al tempo del fascismo, furono divulgate false ricerche medico-scientifiche a prova del fatto che il gioco del calcio fosse deleterio per il corpo femminile, al fine di poter imporre il proibizionismo sulla pratica di questo sport. Un pensiero falso, pilotato per anni, che ancora domina l’opinione pubblica.

L’evento, quindi, trova la sua forza nello smentire i pregiudizi di genere, essendo uno dei tornei con il maggior numero di adesioni da parte delle calciatrici e completamente gestito da giovani ragazze!!! Prova conclamata del fatto che le donne sono sia abili che indipendenti in materia di sport.

un weekend di festa dello sport…

Il weekend è una vera festa dello sport femminile, dove assieme al calcio trovano posto il basket, il rugby, beach volley, frisbee, arrampicata… tutte discipline tristemente preda dello stereotipo denigratorio maschilista.

e di intrattenimento…

Non mancano gli eventi musicali alla sera, come non mancano mai ospiti eccezionali che raccontano la propria vita e le proprie esperienze nello sport femminile. 

si inserisce nel PROGETTO EQUALITY SPORT CAMP

Il progetto Step Up Equality (SUE) è un progetto triennale finanziato dalla Commissione europea, a partire da gennaio 2019 e fino a dicembre 2021.
L’obiettivo principale di questa proposta è promuovere l’uguaglianza di genere e sfidare la discriminazione basata sul genere nello sport di base in tutta Europa, attraverso la cooperazione e lo scambio di migliori pratiche e competenze tra diversi sport.

In definitiva, l’obiettivo principale del progetto è quello di spingere per il necessario verso uno sport equo e più inclusivo.

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Il progetto avrà 5 obiettivi specifici:
  1. Rafforzare le competenze specifiche delle donne attualmente attive all’interno delle organizzazioni sportive di base per navigare e sfidare le norme e le strutture esistenti e aumentare la loro influenza e presenza come allenatori, allenatori e dirigenti, nonché la loro visibilità e adeguata copertura nei media.
  2. Aumentare la consapevolezza e l’integrazione della parità di genere nello sport, diffondendo esempi di leadership femminile nello sport e riducendo gli stereotipi di genere e altre barriere che escludono le donne dai ruoli di leadership, producendo impatto e cambiamento dal livello di base.
  3. Promuovere iniziative ed eventi sportivi pubblici per aumentare le opportunità di coinvolgimento in attività sportive di donne appartenenti a gruppi svantaggiati, promuovendo uno scambio di abilità, esperienze e ispirazione tra donne nello sport.
  4. Preparare, testare e promuovere un sistema europeo per denunciare la discriminazione di genere nello sport di base.
  5. Aumentare il collegamento in rete e la cooperazione tra donne nelle posizioni di coaching e di leadership di sport tradizionali (ad esempio calcio e pallavolo) e sport emergenti (ad esempio roller derby) in Europa.
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Il progetto collaborerà con RNP 2020 ospitando il “SUE – Equality Sport Camp”, un evento di 2 giorni che include tornei sportivi e mostre, musica, seminari e incontri di tavole rotonde aperte in cui squadre internazionali che rappresentano atleti, allenatori e manager di diversi sport dal partner del progetto paesi, per aumentare il collegamento in rete e lo scambio di buone pratiche con tutti i partecipanti di RNP:

mettere in contatto le persone per scambiare contatti, esperienze, abilità e attività durante il progetto e oltre.

Il progetto Step Up Equality è coordinato da Girls in Sport e riunisce i seguenti sette partner di sei Paesi:

Girls in Sport
Gea Coop Sociale
Women Win
Associazione Nazionale Atlete (Assist)
– Stowarzyszenie na Rzecz Demokracji W Sporcie – Association Democracy in Sport
Discover Football
Fare network

Il progetto è finanziato dalla Commissione europea, programma Erasmus+ Sport 2018.

Insomma, ci sono un sacco di ottime ragioni per partecipare, se non quest’anno, l’anno prossimo!

Ragazze resilienti: Diamo un calcio al COVID19 ed al razzismo

Ragazze resilienti per il calcio femminile italiano e saharawi

Sabato scorso, nella giornata internazionale del rifugiato, le ragazze della rappresentativa UISP di calcio a 5 di Parma, armate di disinfettante e mascherine, hanno vestito la maglia con la bandiera del Sahara Occidentale per partecipare al primo torneo sperimentale di calcio destrutturato.

Quella di sabato 20 è stata una prova generale per la UISP e per le ragazze di sperimentare un modo di giocare che abbatte il rischio di contagio da COVID19.

Nella stessa giornata la UISP, pubblicandole foto del corso da arbitri che si è svolto presso i campi profughi in Tunisia, ricordava la raccolta fondi di Jaima Saharawi per evitare il disastro umanitario presso questi campi vicino a Tinduf.

diamo un calcio al covid19

Purtroppo, in Italia non siamo ancora usciti dall’epidemia di COVID19, che durante gli ultimi mesi ha mietuto molte vittime nel nostro territorio. Questo virus ha cambiato molte cose nelle nostre vite, per qualcuno anche in maniera molto significativa. Tra le tante cose è riuscito a prendersi la nostra socialità e ci ha spesso costretto a stare lontani dalle persone care per non metterle a rischio.

Le regole per il contenimento dei nuovi contagi impone una linea ferrea di sicurezza sanitaria, ma con le dovute precauzioni e misure, le ragazze (assieme ai compagni della rappresentativa maschile) hanno cercato di dare un calcio alla paura, guidate un forte desiderio di riappropriarsi della loro vita anche dal punto di vista sportivo.

Si comincia!!! ⚽️⚽️⚽️Rigori delle rappresentative di calcio a 5 femminile UISP Parma!

Pubblicato da Uisp Parma su Sabato 20 giugno 2020
il torneo

Le ragazze della rappresentativa di calcio a 5 di Parma si sono divise in 2 squadre di 5 giocatrici ciascuna e si sono affrontate in un torneo composto di 4 fasi:

  • Calcio-tennis 2 contro 2;
  • Calci di rigore;
  • Shoot out;
  • Dai-e-vai con conclusione a tiro.

Tutte queste attività si sono svolte in sicurezza, alla dovuta distanza, evitando qualunque tipo di contatto anche involontario tra le giocatrici.

considerazioni delle ragazze al termine della giornata

Le ragazze hanno sentito come liberatorio, dopo un lungo periodo di astinenza, poter ricominciare a giocare con una palla.

Ovviamente questo non è il calcio a cui erano abituate, ma ben comprendendo la grave situazione sanitaria che stiamo ancora vivendo, non si poteva  sperare di meglio!

Il loro desiderio è quello di poter ripetere queste attività anche nei prossimi week end estivi in attesa di nuove regole meno rigide da parte del governo, almeno per mantenere viva la passione e per avere un momento di riconciliazione con le proprie amiche e compagne di squadra.

Purtroppo ancora non si sono verificate le condizioni di sicurezza che permettano di giocare a contatto; le ragazze si divertono anche con questi giochi, che mettono alla prova le proprie capacità tecniche, ma non nascondono la speranza di poter riprendere una normale attività di calcio a 5 in palestra in autunno.

Ci uniamo alla loro preghiera affinché che questo incubo sanitario svanisca presto, non solo per lo sport, ma soprattutto per non piangere nuove vittime.

Intanto cerchiamo di ricostruire con le dovute cautele i rapporti umani che erano venuti a mancare in quarantena.

Calcio tennis – In battuta
Shoot out
Dai e vai – Preparazione al tiro dopo la sponda del pivot
Ragazze resilienti per il Sahara Occidentale

Nel vestire la maglia con la bandiera Saharawi, le ragazze hanno potuto sottolineare il forte impegno che Rete Saharawi ( rete di associazioni ed istituzioni italiane che lavorano al fianco del popolo Saharawi, tra cui UISP, Tuttimondi, Jaima Saharawi…) ha verso lo sport (anche al femminile) nei campi profughi delle popolazioni del Sahara Occidentale in Algeria.

Le ragazze lottano ogni giorno, ben conoscendo le difficoltà e la disparità di trattamento rispetto agli uomini di tutto il mondo. Oggi, queste ragazze lottano anche per la vita, nell’impegno per cacciare il virus che si sta affacciando anche sul continente africano.

Grande è il lavoro delle associazioni e delle istituzioni nel ripristinare la forza del legame di solidarietà che si era allentato durante il periodo della quarantena.

Tutti soffriamo per l’azione di questo virus e tutti dovremmo unirci per aiutarci a vicenda per ricominciare. Dall’unione viene la forza!

Giovani calciatrici dei campi
Roberto Rodio (UISP) – Corso arbitri nei campi profughi saharawi

Calcio a 5 femminile memories: Medesanese

Filmato conclusivo
Riassunto della storia

La USD Medesanese calcio a 5 femminile è stata una squadra di futsal femminile della provincia di Parma che partecipò ai compionati FIGC, UISP e CSI.

Nata nell’estate del 2003, grazie ad un gruppo di amiche di Medesano che decisero di partecipare ad un torneo estivo ed al successivo campionato Uisp, e che concluse la propria carriera nell’estate del 2018.

Il gruppo debuttò con ragazze che non avevano mai toccato un pallone.

Grazie a tanto lavoro e grande convinzione si videro sin da subito i frutti, con buoni piazzamenti in campionato e nei tornei estivi; questo poi portò la squadra a rinforzarsi con tante ragazze di Parma e provincia che già avevano esperienza in questo sport e che contribuirono a tutti i successi nel corso degli anni.

Nei 16 anni di vita, sono state tante le giocatrici che hanno vestito la maglia della Medesanese, ma la squadra, soprattutto negli ultimi 10 anni, rimase legata allo stesso gruppo portante formato da 7/8 ragazze che insieme sono diventate una vera famiglia. Credo che questo aspetto sia stato la vera forza di questa squadra che ha raccolto successi per 11 anni consecutivi conquistando ben 19 trofei da prime classificate.

(per approfondimenti visitate il sito https://medesanesec5femminile.jimdofree.com/)

Perché raccontare questa storia?

Forse sarà distante da ciò che tutti insegnano nei seminari, cioè di tenere diviso il campo dalla vita privata, ma il fatto di aver creato un gruppo che si è trasformato in una famiglia, porta con se l’anima romantica dello sport che non è solo agonismo ma anche socialità.

Non si può negare comunque che il segreto dei successi fosse la capacità di concentrazione delle ragazze nel cambio di atteggiamento negli allenamenti e nelle partite rispetto alla vita privata.

Come nasce una squadra di calcio a 5 femminile?

Tante realtà femminili di futsal nascono come luogo di aggregazione e condivisione, poi in alcune nasce l’ambizione ed il desiderio di mettersi alla prova con nuove esperienze, per altre invece resta il piacere della partita tra amiche e della birra per condividere esperienze, affetto e convivialità.

In misura minore, invece, nascono squadre con il puro intento competitivo ed il cui obiettivo è il massimo miglioramento prestazionale all’interno di questa disciplina.

Talvolta si tratta di mondi completamente separati, ma a volte, prendendo consapevolezza dei propri mezzi e con un po’ di spavalderia è bello rischiare e provare a misurarsi con qualcosa al di fuori della propria “zona di confort”.

Giocare in FIGC poteva sembrare una meta irraggiungibile, perché era una squadra “fatta da se”, senza preparatori atletici, senza fisioterapisti o dottori e con allenatori che guidavano la squadra secondo la propria esperienza.

La vera forza fu anche riuscire a mantenere unito un gruppo sufficientemente numeroso per poter affrontare tutte le partite, dato che era particolarmente difficile trovare giocatrici.

Difficoltà su cui lavorare per lo sviluppo del calcio a 5 femminile:

Le difficoltà principali che avevamo riscontrato (che tuttora esistono nella disciplina) erano:

  • Molte ragazze dei campionati amatoriali, seppur dotate, hanno difficoltà ad uscire dalla zona di confort;
  • Per alcune ragazze può essere troppo impegnativo sacrificare il weekend;
  • Molte ragazze preferiscono il calcio a 11, quindi non sono disponibili a tesserarsi in una squadra che le precluderebbe di giocare a calcio, ma giocano volentieri nelle squadre di calcio a cinque di altre organizzazioni sportive;
  • Per alcune ragazze può essere un problema prendersi l’impegno di allenarsi 2 volte la settimana regolarmente e giocare una partita;
  • Trovare società realmente interessate al calcio a 5 femminile;
  • Trovare società che ti assicurino la disponibilità delle strutture indoor per quanto necessario per la categoria.
conclusioni

Spero che il lock down degli ultimi mesi non porti alla morte di molte delle realtà che portavano avanti progetti per il calcio a 5 femminile.

Spero che si riescano a trovare spazi e condizioni accettabili per i nuovi campionati e che altri decidano di investire in questa disciplina.

Basta poco per iniziare e se si lavora con passione, sarà questa a fare da traino… evolvendoci di anno in anno.

(visitate il sito https://medesanesec5femminile.jimdofree.com/)

 

Mai dire Pol: Puntata portieri calcio a 5 femminile

Marianna Pepe e Giulia Bertozzi ci fanno entrare nello spogliatoio della loro squadra (Polisportiva 1980) per raccontarci il rapporto e la competizione tra 2 portieri di una squadra di calcio a 5 femminile.

Giulia viene da una esperienza decennale nel calcio a 11, descrive le impressioni e le difficoltà di una disciplina completamente diversa. 

Marianna, d’altro canto, è nata come portiere del calcio a 5, molto competitiva e svela il proprio rapporto verso questo sport e verso la compagna.

Una testimonianza molto interessante ed un esempio concreto della realtà del calcio a 5 femminile vissuta dagli estremi difensori.

Bagnolo C5 femminile e Polisportiva 1980 parlano del campionato FIGC regionale

Bagnolo calcio a 5 femminile invita nella propria diretta Instagram gli amici ed avversari della Polisportiva 1980 per parlare del proprio campionato. Verranno toccati anche i temi delle giovanili e del calcio a 5 femminile amatoriale.
Ad aprire la diretta però sarà Nicoletta Mansueto del Real Statte (capolista della serie A) che parlerà del suo campionato e di come sta passando la quarantena.

Parliamo di futsal giovanile: GS Ariano

Buongiorno Riccardo, puoi presentarti e raccontaci come nasce il vostro progetto ad Ariano del Polesine?

Buongiorno Michele, sono il presidente del GS Ariano Calcio a 5, siamo della zona del Basso Polesine in Veneto al confine con l’Emilia Romagna.

La società c’è dal 1997, quando abbiamo iniziato con il calcio maschile, poi nel 2012 abbiamo aggiunto il calcio femminile.

Siamo partiti con la prima squadra femminile, partecipavamo a tornei provinciali ed abbiamo vinto anche alcuni titoli… per poi completare il progetto con il settore giovanile delle ragazze under 12 ed under 14.

Da quest’anno la prima squadra partecipa al campionato di serie C regionale dell’Emilia Romagna, dove vediamo un buon livello di futsal, ricco di squadre preparate e competitive.

Essendo una squadra giovane, in serie C stiamo maturando molta esperienza.

Mi dicevi che vi battete perché le più giovani possano avere un campionato indipendente dai maschi…

Corretto! Non sono totalmente contrario al confronto con i maschi, sia chiaro…

Si possono organizzare partitelle od allenamenti insieme, ma credo che sia importante che le ragazze possano confrontarsi tra di loro in campionato, perché alla lunga giocare con i maschi potrebbe fargli perdere la voglia!

Le federazioni portano a 14 anni il limite per il gioco misto, il nostro obiettivo è proprio quello di raggrupparle e farle giocare tra di loro a partire dagli 8-9 anni di età.

Sono ancora poche le realtà come noi che offrono la possibilità di giocare a futsal, e questo vale anche in ambito maschile, ma sono convinto che si possa ancora crescere come movimento per ambo i sessi.

Parliamo un po’ di questo campionato under 12 ed under 14 di futsal femminile….

Sì, è iniziato tutto l’anno scorso, quando la UISP e il CSI dell’Emilia Romagna hanno organizzato alcuni concentramenti in concomitanza con le gare delle rappresentative UISP Regionali di calcio a 5 femminile.

Sino a quel momento partecipavamo solo a tornei ed amichevoli con altre società, strumenti che aiutano le nuove società ad esordire, ma che non riescono a mantenere acceso l’interesse delle giocatrici.

Ci è stato presentato un progetto di campionato, che è iniziato nella attuale stagione 2019-2020, e ne abbiamo subito approfittato dell’occasione.

Si è trattato del primo campionato sperimentale di questo tipo, con gare di andata e ritorno, suddiviso in 2 gironi che si sarebbero poi scontrati in una fase successiva se non fosse arrivato lo stop e la quarantena…

A mio modo di vedere avere un campionato è fondamentale per non perdere l’interesse delle bambine; perché loro si avvicinano al calcio per desiderio, senza che nessuno glielo imponga, e quindi gli interessa soprattutto giocare.

Purtroppo non siamo riusciti a completare il campionato a causa della quarantena, ma le mie ragazze si stavano divertendo molto.

Non abbiamo però smesso di partecipare ai concentramenti, come quello di Modena dedicato completamente alle categorie giovanili femminili, perché resta un ottimo strumento di crescita ad integrazione del campionato.

Pensi che ci sarà un campionato anche il prossimo anno?

Spero proprio di sì, noi siamo pronti a iscrivere di nuovo entrambe le squadre.

Ho sentito dire che dalla stagione 2020-2021 potrebbe partire anche un campionato under 17 regionale per l’Emilia Romagna, come quello che si svolge in provincia di Vicenza nel Veneto.

Spero che il nostro esperimento sia stato un buon traino e che le intenzioni della Superlega CSI-UISP si concretizzino anche nell’ampliamento della nuova categoria, perché sino ad oggi dopo i 14 anni sono costrette ad entrare nel campionato delle adulte con un grande gap di esperienza da colmare.

Pubblicato da Pepo – Foto calcio/futstal fem Parma/Emilia Romagna su Sabato 16 novembre 2019
Le giovanili sono una esigenza delle società per migliorare, giusto?

Le giovanili sono una esigenza per ogni attività sportiva. Purtroppo per chi vive lo sport solo come un business, e non per passione, potrebbe vedere il settore giovanile come un costo o una imposizione, ma più si impegnano risorse in questo ambito e migliori saranno i risultati in età adulta. 

Inoltre, non è facile trovare delle atlete formate e non c’è nulla di più soddisfacente che formarle in casa.

Noi ci impegnamo a formare delle ragazze giovani all’interno del calcio 5 e questo sicuramente aiuta nella crescita.

Parliamo degli allenatori, questo ruolo non si esaurisce con la trasmissione di concetti tecnici, giusto?

Ovviamente, come abbiamo fatto noi, la dirigenza di una società deve riuscire a trovare persone adatte al ruolo. Grandi tecnici potrebbero non essere dei buoni educatori.

Non basta aver preso il patentino, ma servono persone in grado di trasmettere valori umani, sportivi e che sappiano interagire con i ragazzi e le ragazze.

Purtroppo la cronaca riporta tanti atti di maleducazione e discriminazione durante le partite delle giovanili, ma posso testimoniare che il nostro mondo non è tutto così e che esistono ancora genitori e dirigenti in grado di portare avanti i principi corretti dello sport e del vivere civile.

è importante interfacciarsi con gli istituti scolastici?

Purtroppo la quarantena ci ha fatto cancellare gli appuntamenti di quest’anno che avevamo preso con le scuole. Sarà tutto rimandato a quando i bambini (si spera) torneranno in classe.

Notiamo interesse e vediamo centrale questo tipo di collaborazione, ma a volte la burocrazia rende complicato creare tornei ed eventi. 

Il calcio femminile è in forte crescita, ma bisogna tenere in conto che le trasferte possono essere ancora lunghe perché le squadre non sono ancora tante…

Questo è vero, sicuramente siamo ancora lontani da un numero di squadre che possa permettere di creare dei campionati provinciali,  come avviene per il calcio a 11 maschile.

Il nostro campionato come ben sai ha l’estensione territoriale da Thiene a Bedonia… quindi bisogna adattare il calendario in modo tale che non sia troppo pesante per i genitori.

Per esempio, abbiamo giocato le partite della under 12 e della under 14 contro il Real Thiene nella stessa data in orari consecutivi per sfruttare un’unica trasferta. 

Prima di salutarci, che consiglio daresti a chi vuole iniziare?

Il consiglio che dò a chi vuole iniziare è quello di mettere prima al centro del progetto la crescita delle giocatrici e dello staff prima di tutto, naturalmente chi ha possibilità consiglio di puntare sui settori giovanili. Colgo l’occasione di salutare tutta la squadra e i nostri sostenitori

Intervista a Giulia Foranzi, giocatrice ed allenatrice giovanile

quando è nata la tua passione per il calcio?

La mia passione nasce quando avevo 7-8 anni, ho iniziato a giocare con i maschi dell’Astra, classe 1992, assieme a quelli che erano i miei compagni di classe. All’inizio i miei genitori erano un po’ scettici, ma non mi hanno ostacolata.

è stato difficile l’inserimento?

No, perché alla fine giocavo con i miei compagni di classe ed anche l’allenatore è stato fantastico, perché mi ha trasmesso quelli che io chiamo i “valori dell’Astra”, che riguardano il senso di inclusione senza discriminazione, bilanciata dall’impegno personale a favore del gruppo. Questi sono gli stessi valori che cerco di trasmettere anche alle “mie” bimbe. 

Quindi quali sono i valori che un allenatore dovrebbe trasmettere?

Un allenatore dovrebbe essere in grado di trasmettere il rispetto verso tutte le persone presenti in campo e rispetto alle strutture che ci ospitano e questo vale sia per le mie compagne che per le bambine. Per costruire una squadra bisogna far capire che tutti servono, ma che nessuno deve essere indispensabile.

Tornando alla tua carriera da giocatrice…

Ho continuato a giocare sino a 12 anni, che era l’ultima età concessa per giocare in una squadra mista. Subito dopo ho avuto un blocco, perché in quel momento con le femmine non ci volevo giocare, così ho lasciato perdere il calcio sino alle superiori dove ho ripreso giocando per la squadra di calcetto della scuola. Per fortuna ero riuscita a creare un gruppo di amiche appassionate per il calcio; insieme a loro ho ricontattato il mio vecchio allenatore all’Astra, ed anche grazie a mio padre che ha continuato a farne parte, siamo riuscite a creare questo gruppo che dura ancora oggi. 

Come nasce invece la tua carriera di allenatrice?

Quando ero dentro all’Astra, assieme a Maddalena ci siamo rese disponibili ad allenare, perché era nata l’idea di creare un settore di calcio femminile giovanile. Era un’idea che ci sarebbe piaciuta tantissimo, ma poi a marzo ci è arrivata la richiesta di allenare l’annata maschile dei 2005 che abbiamo allenato per una stagione. Poi siamo andati ad allenare la scuola calcio ed in seguito abbiamo tenuto per 3 anni l’annata 2006 e 3 anni i 2009. Per chi ha la passione del calcio è una delle cose più belle da fare… difficile da spiegare… un sacco di emozioni. Poi sono stata contattata dal Parma verso la fine dell’ultima stagione con i 2009. Ho voluto terminare il mio progetto prima di ricontattarli ed approdare a Noceto come collaboratrice per l’under 12.

Allenare le bambine è diverso che allenare dei bambini?

Le ragazze sono più attente, sono più “furbette” e non mi capita quasi mai di dover rispiegare un esercizio… sono più riservate e ti valutano e devi guadagnare il loro rispetto.

I maschi spesso possono essere molto impacciati.

In campo la differenza fisica si nota veramente solo dopo gli 11 anni di età, prima si lavora di pari passo.

Dal punto di vista tecnico, invece, non vedo alcuna differenza, perché come ho detto le ragazze mettono molta più attenzione durante gli allenamenti e credo che questo le avvantaggi nell’apprendimento.

Superata l’età limite dei 12 anni, una ragazzina può essere sovrastata da ragazzini meno tecnici, ma con tiri e scatti più potenti e quindi possono imparare meno dal confronto con loro.

Le ragazze riescono a fare gruppo?

Sì, ma bisogna sempre stare attenti a mantenere la loro concentrazione sullo sport e sugli obiettivi comuni per combattere la creazione naturale dei “gruppetti” che possono slegare la coesione tra le compagne. Le ragazze sono molto competitive, più dei maschi!

Possono innescarsi delle dinamiche sbagliate anche tra maschi, ma in linea generale dopo un breve scontro diretto loro non danno più peso alla questione…. con le ragazze invece bisogna stare più vigili anche su questi aspetti.

Arianna Pomposelli dice che le ragazzine giocano tutte con desiderio perché se praticano questo sport lo fanno per propria scelta, a differenza di alcuni maschi che lo fanno per stereotipo e “costretti dai genitori… ti senti di confermare?

Sicuramente le ragazze che vengono al Parma lo fanno con desiderio. Anche i genitori sapendo che indossano questa maglia sono disposti a fare dei chilometri per portarle ad allenamento. A tale proposito trovo importante che gli allenatori studino anche psicologia dello sport, perché trovo che sia fondamentale comprendere i risvolti psicologici dei comportamenti dei genitori, mister, compagni ed avversari. In Italia a differenza di altre nazioni, la sensibilità a questo tema è ancora scarsa. 

L’imposizione da parte dei genitori di un determinato sport può essere molto controproducente.

Dato che giochi a calcio a 5, secondo te, insegnare questo sport a livello di scuola calcio, come fanno in Spagna e Sud America, può essere propedeutico anche per il calcio a 11?

Sicuramente può essere utile, però è uno sport diverso.

Subisce molto lo stereotipo di essere un gioco “tra amici” o per calciatori a fine carriera. Non credo sia visto seriamente e non sono sicura che l’Italia sia ancora pronta mentalmente.

Da praticante dico che il problema più grande è che mancano le strutture!

Con l’Astra ci siamo sempre allenate all’aperto e giocando poi al chiuso l’impatto è completamente differente… cambiano le scarpe, la palla, il clima, il fiato… questioni che sommate tutte insieme diventano molto impattanti sul rendimento della squadra.

Ci sono delle differenze tra le partite di campionato (miste) e quelle dalla coppa fair play(solo femminili)?

Mah, sicuramente ci sono le differenze fisiche tra maschi e femmine, ma non a livello tecnico.

Tra ragazze, mi sento di dire che già a quella età si notano grandi differenze a seconda dell’esperienza e dal fatto che siano abituate o meno a giocare partite di campionato…. a fare tornei… 

Direi che di anno in anno si presentano dodicenni sempre più esperte e preparate perché hanno iniziato prima il loro percorso sportivo.

Nella coppa Fair Play quindi si nota molto l’esperienza di certe ragazze rispetto ad altre, sia dal punto di vista tecnico e mentale.

Non trovo comunque giusto ragazze di quella età solo in base all’esperienza o alla bravura, ma è ovvio che in un gruppo grande occorra avere più allenatori per differenziare il lavoro in base al livello, per mantenere l’attenzione ed il divertimento per tutte.

Pensi che possa crescere questo movimento, anche dopo l’emergenza del corona virus?

Ci spero molto, purtroppo viviamo ancora troppo sotto lo stereotipo e ho saputo di realtà che si sono avvicinate al mondo del calcio femminile non per passione ma per obbligo. Ovviamente, se manca la volontà e viene vissuto come una costrizione non potrà durare. Mi auguro che gli effetti economici del corona virus non siano troppo impattanti, perché un grande aiuto viene dalle società maggiori, ma non va dimenticato anche l’enorme contributo delle società minori che lavorano tanto, faticano tanto e meritano di continuare a fare quello che hanno sempre fatto con grande passione.

Quello che mi auguro è che si investa sempre di più nel cercare di abbassare l’età di accesso a questo sport. Perché è troppa la differenza tra chi ha iniziato da bambina rispetto a chi inizia più tardi. Da bambina si plasma, mentre da grande bisogna lavorare sodo per correggere ed il miglioramento è molto più lento spendendo molte più energie.

Interviste del Bagnolo C5F: Stefano Valso, Luciano Avellino e Debora Vanin

FUTSAL NEVER DIE

Quarta puntata del format in diretta sulla pagina Instagram del Bagnolo Ca5 femminile. Caratterizzata da tre ospiti che ci hanno raccontato la loro visione sul gioco del Futsal.

Stefano Valso

Il primo ospite a raggiungere Mister Orlando d’Alsazia è stato il Mister Stefano Valso , allenatore del Padova Calcio Femminile C5 squadra partecipante al campionato di serie A2, che ci ha raccontato come è strutturata la società, mettendo in risalto il grande spirito di sacrificio che ogni giocatrice mette sempre al servizio della squadra.

Luciano avellino


Un bel momento di condivisione tra le due squadre (Bagnolo e Padova) accomunate dall’amore per questo disciplina.
Secondo grande ospite è stato il giocatore dell’Acqua e Sapone e della nazionale Argentina, Luciano Avellino il quale ha ripercorso la sua carriera, partita da Rosario, sua cittá natale in Argentina, fino all’arrivo in Italia dove ha vestito le maglie di Domus, Latina per 7 anni, Kaos Reggio Emilia e da due anni a questa parte, Acqua & Sapone.
Ci ha raccontato dove bisognerebbe agire per far crescere questo sport, seguendo il modello del Sud America dove lo si insegna fin da piccoli e poi c’è stato spazio per bellissimi ricordi legati alla città di Reggio Emilia dove ha vinto la Coppa della Divisione, esperienza che gli ha permesso l’approdo in Abruzzo nella squadra più importante d’Italia.
Sicuramente la semplicità e il grande spessore umano uniti alla grande intelligenza tattica fanno di Avellino uno dei protagonisti di questo Futsal.

debora vanin


Terzo ospite è stata la campionessa del Kick Off, Débora Vanin una delle giocatrici più rappresentative in Italia, appena entrata nell top ten (ottavo posto) nella classifica delle migliori giocatrici al mondo stilata da Futsal Award.
Ci ha spiegato cosa si cela dietro al suo grande successo, partito dal lontano Brasile fino ad arrivare qui in Italia dove ora è capitano della sua squadra.
La sincerità nel discutere di alcune tematiche la rendono sicuramente campionessa dentro e fuori dal campo.

Ringrazimenti finali doverosi al numeroso pubblico, che da casa ha interagito con i nostri ospiti, dando lustro anche a questa puntata.

Il Fustal è di TUTTI!!! 

Interviste RNP: Giulia Meleddu, Arianna Pomposelli e Beatrice Piovani

Dedicherò più avanti un articolo relativo all’associazione Ragazze nel Pallone, in cui parlerò della loro attività come associazione particolarmente attiva nella lotta per la parità di genere nello sport.

Parlerò del grande evento multisportivo e culturale tutto al femminile che organizzeranno a Padova, come ogni anno nel primo weekend di luglio.

Purtroppo sto posticipando l’uscita di questo articolo in attesa di avere notizie definitive su eventuali modifiche al programma a seguito delle vicende del corona virus.

Chi fosse interessato suggerisco di rimanere aggiornato come me sul loro sito internet www.ragazzenelpallone.it.

Vi ripropongo di seguito un paio di interviste che voglio condividere con voi dal loro profilo Instagram:

Giulia Maleddu

Interviste a Giulia Maleddu del Brescia Femminile e Arianna Pomposelli del Kick Off
Le #ragazzeinquarantena, la igtv di #ragazzenelpallone, intervistano Giulia Meleddu.
Portiere classe 1997 che nelle fila del Brescia conquistò il primo Scudetto della storia della Leonessa, prima di fare altre esperienze con le maglie di Valpolicella e Calcio Femminile Mozzecane .
Per la stagione del 2019/20 è tornata a giocare nel Brescia calcio femminile.
 

Arianna Pomposelli

Arianna Pomposelli, nata a Roma il 19 agosto 1991, è una giocatrice, nazionale italiana, di Calcio a 5 Femminile e attualmente gioca nella Kick Off Milano. 

Su Arianna Pomposelli potete leggere anche il mio articolo precedente, della diretta ospite del Bagnolo Calcio a 5:

https://www.ilmisterone.com/2020/03/25/calcio-femminile-al-tempo-del-corona-virus/

 

Beatrice Piovani

In diretta sulle stories 📺 di #Rnp: Beatrice Piovani!
Prima attaccante e poi centrocampista, classe ’97, Beatrice inizia a giocare a calcio nella squadra maschile del suo paese e dove tutt’ora abita, il Ghedi. 🧭 La carriera nel femminile comincia poco più tardi nelle giovanili del Brescia, che la fa crescere ed esordire in Serie A a 17 anni 👑 🌈Assaporata la #SerieA, passa in #SerieB alla #FortitudoMozzecane e poi alla #ProSanBonifacio, con la quale conquista il campionato cadetto 2017/2018, incontrando anche il Vicenza.🥇 Ritorna in Serie A attraverso il trasferimento all’ #Orobica ma a dicembre torna alle #LadyGranata #Cittadella (ex Pro San Bonifacio) prima di scegliere in estate il 🏡 @vicenzacalciofemminile1994 come nuova casa.
#ragazzenelpallone #rnp20

Interviste calcio a 5: Andrea Faietti, Gabriel Lima e Ana Carolina Caiani

Si è da poco conclusa la diretta sulla pagina Instagram della nostra squadra femminile, anche questa volta accompagnato da un bel numero di spettatori che hanno interagito con i nostri ospiti.

Andrea Faietti

Mister Orlando d’Alsazia ha iniziato questa nuova puntata dialogando con un membro del suo staff, nonché preparatore dei portieri della squadra femminile Andrea Faio Faietti che ha raccontato cosa vuole dire allenare i portieri in ambito femminile, svelando anche le proprie metodologie di allenamento.

Gabriel Lima

Successivamente, abbiamo avuto l’onore di ricevere come ospite Gabriel Lima.

Direttamente collegato dalla sua abitazione in Brasile, il quale ha raccontato la sua carriera dagli albori ad Aosta dove vinsero una serie B con una squadra piena di under 18.

Passando per Asti, squadra che lo consacrò nel panorama italiano, tentando, con ottimi risultati l’avventura nella Liga Spagnola nelle fila del El Pozo Murcia,facendo ritorno nel 2016 in Italia nell’Acqua & Sapone.
Momento emozionante sicuramente stato quando ha parlato di cosa ha significato vincere l’Europeo con la Nazionale italiana da capitano, affermando che quella maglia è da sempre la sua seconda pelle.
In chiusura di collegamento ci ha illustrato il progetto che lo vede impegnato in prima persona in Brasile, chiamato “Nucleo Gabriel Lima” dove si formano i bambini dai 3 ai 13 anni a 360° sia a livello sportivo che mentale.

Ana Carolina Caliari Sestari

Terzo ospite di questa puntata è Ana Carolina Caliari Sestari portiere del Montesilvano e della Nazionale Italiana, appena nominata terzo miglior portiere al mondo da Futsal Award.
Con lei si è discusso del ruolo del portiere in campo, cercando di capire come si fa ad arrivare in vetta al mondo a soli 24 anni. Ci ha raccontato come è nata la passione per questo ruolo e questo sport, dei metodi di allenamento ai quali è sottoposta (allenata nel suo club dallo stesso preparatore di Mammarella, ha sottolineato quanto sia difficile questo ruolo che ha un percentuale di errore pari allo zero e ci ha svelato cosa vuol dire per lei giocare in Nazionale, emozionandoci tutti, raccontando un aneddoto relativo a a suo nonno che dal Brasile le chiese espressamente di volerla vedere indossare la maglia della nazionale italiana.
Sicuramente queste puntate ci lasciano interessanti chiavi di lettura diverse relative al Futsal e noi siamo onorati ogni volta di poter raccontare questo meraviglioso sport tramite le parole di chi lo vive quotidianamente.
Ringraziamo di vero cuore i nostri ospiti per la disponibilità e per averci aperto la porta di casa, regalandoci un momento di leggerezza in questo periodo cupo per tutti.

W IL FUTSAL