Marika Bonomo: Portiere ed allenatrice giovanile

Ciao Marika, come nasce la tua passione per il calcio? 

Nasce all’età di 4 anni .. andavo a vedere ogni partita di mio padre sotto la pioggia la neve , il caldo , il vento .. vedevo solo lui è la palla!

Riscaldamento pre-partita calcio a 5
Come hai deciso di fare il portiere? 

Volevo essere come papà . È l’unico ruolo dove io posso volare .

sei passata dal calcio al calcio a 5… che differenze hai trovato? 

La prima partita mi è sembrato di tornare ai miei 6 anni, in quelle palestre col fondo di cemento o di legno… è stato bellissimo tornare a giocare a calcetto . L’unica differenza che ho trovato come portiere è la grandezza della porta . Il modo di giocare è più veloce…

dimmi una cosa facile ed una difficile nel giocare a calcio… 

Penso che la passione possa rendere facile l’apprendimento.
La cosa difficile per un portiere è scordarsi una “gatta” che si è fatta oppure subire un gol che si sarebbe potuto parare.

dimmi una cosa facile ed una cosa difficile del calcio a 5, invece? 

Nel calcio a 5 la cosa più facile è che riesci a far gol dalla porta!!!! Buahah . Penso di essere l’unico portiere che ha fatto 3 gol in campionato è uno in coppa .
La cosa difficile è quella di avere velocità nelle parate . Ed avere l’istinto giusto.

vorresti provare il calcio a 7? (Di solito piace molto alle ragazze del calcio perché lo vedono più veloce)

Si . Mi farebbe veramente piacere provare .

In rappresentantiva di calcio a 5 uisp hai giocato come giocatrice di movimento… provando questo ruolo, come ti è sembrato? Pensi che provare il ruolo delle compagne, possa aiutarti a capire come dare loro indicazioni dalla porta nelle prossime partite? 

Ti dico la verità: ho provato a giocare fuori per vedere le mie compagne, per capire come si comportano in difficoltà, perché in quel torneo avevamo avversarie di livello . Capire da vicino cosa sbagliano o cosa fanno giusto, provandolo sulla mia pelle. Volevo entrare nel loro mondo; Come portiere, alla fine, mi sento un po’ sola, perché ci sono i difensori, ma dove non ci arrivino loro ci devo arrivare io. È stata una bellissima esperienza, ma ovviamente dopo uno scatto crepavo ahah…

So che hai giocato anche in Marocco… intanto… calcio, calcio a 5 o beach soccer? 

In Marocco o giocato a 11, una volta ma così con degli amici. Là non è come in Italia, in Marocco e meno combattivo ..

cosa pensano del calcio femminile? può avere dello sviluppo? 

In Marocco è già in sviluppo il calcio femminile ed in questo penso che possa dare il buon esempio al mondo. In Marocco in molti pensavano che le donne dovessero stare a casa, ma non è così, se una donna vuole giocare a calcio lo deve fare ..

sono molte le ragazze che giocano con i capelli coperti e gli scaldamuscoli sotto le braghette in rispetto della tradizione? 

Si . Ho visto ragazze in Marocco giocare così e io le rispetto . Perché anche mia mamma lo porta . E il calcio non è razzismo ma è uno sport dove tutti i paesi del mondo possono giocare . In qualsiasi modo si vestano . Basta che toccare un pallone e si inizia la vita vera.

Qual è una partita che ti è piaciuta più di altre?

In questi 14 anni, ci sono state partite che mi hanno lasciata sconsolata, arrabbiata e triste… partite in cui sbagliavo e stavo male ed altre in cui facevo delle parate stupende…

Mi ricordo una partita a Fornovo, contro il Ghiarceto, in cui ricordo che eri venuto a fare le foto… ricordo di aver fatto una partita in cui mi era sembrato di non smettere di fare parate… di cui alcuni miracoli assurdi… ed ho finito la partita con 2 ematomi giganti ai gomiti..

Io penso che una partita è bella quando la affronti con la voglia di entrare in campo e non mollare mai. Anche malattie e piccoli infortuni non mi hanno mai fermato

Parlando con la Marika allenatrice… con bambini di 6 anni, quale aspetto bisogna curare di più? A quella età è molto più importante essere “educatori” che allenatori tecnici… come vedi i bimbi da questo punto di vista, disponibili? 

A sei anni bisogna essere più amici dei bambini che allenatori . Si devono divertire con giochi con la partitella .

Sei giovane e forse hai avuto qualche possibilità in più rispetto alle generazioni che ti hanno preceduto di poter iniziare a 4 anni. Che possibilità ci sono per una bambina di iniziare oggi? 

Io ho iniziato a 4 anni perché avevo la fortuna di avere mio papà come allenatore . Al giorno oggi bisogna aspettare i 6 anni, ma le bambine hanno la possibilità da subito di iniziare a giocare con una squadra femminile.

Secondo te maschi e femmine possono giocare insieme? Se si sino a che età? 

Sì possono. Io ho giocato con loro fino ai 14 anni. Teoricamente potresti giocare anche fino ai 16, ma scalando di annata. Non gioco più con loro, ma per fortuna mi alleno con la categoria maschile .

Conosci il calcio ed il calcio a 5… secondo te potrebbe essere utile iniziare il percorso calcistico con il metodo futsal? 

Si potrebbe essere utile!

Quanto conta secondo te l’esperienza rispetto all’età anagrafica, nel calcio a 5, dove devi pensare prima di ricevere la palla, invece che dopo averla ricevuta? 

Allora io penso sempre che l’età non conta tantissimo, chi inizia presto come ho fatto io, ovviamente è molto più avanti, rispetto ad altri che iniziano dopo. Allo stesso tempo, ci sono ragazze che iniziano a 6 che comunque fanno fatica a giocare, come può fare fatica una ragazza che ha iniziato tardi, perché non hanno assimilato certe basi .. Nel mondo del calcio penso sempre che bisogna prima pensare a quello che bisogna fare in quel momento. Faccio un esempio: prima di ricevere la palla devi alzare la testa e guardare . Dopo averla ricevuta alzi di nuovo la testa e la giochi . Se giochi con la testa bassa non vai da nessuna parte.

Io non ho studiato scienze motorie, ma fortunatamente sono accompagnato da 2 ragazze che lo sono… dalla tua esperienza hai sempre visto preparatori atletici/fisioterapisti che possono aiutare gli allenatori ad adattare gli esercizi alle esigenze fisiche dei singoli perché non si facciano male o assumano posture errate difficili poi da correggere? 

Sì, almeno nei tre anni al Parma, ho visto fisioterapisti, medici, preparatore atletico e due preparatori dei portieri.

Quanto è importante l’approccio mentale dell’allenatore? Cosa fai per stimolare i bambini?

Sì l’approccio mentale è molto importante . Deve saper allenare e far crescere la squadra da tutti i punti di vista. Se non lo fa, o sta commettendo degli errori o non ha le capacità .
Ahaha Per far stimolare i bambini nell’apprendimento cerco sempre di sviluppare dei giochini che stimolano l’attenzione: Tipo prendi la coda, La gara di palleggi, uno contro uno… A volte faccio finta di essere il cronista della partita e la cosa li diverte molto. L’importante del gioco è sopratutto divertirsi.

L’allenatrice deve dare la carica!
cosa pensi per l’anno prossimo, si potrà ricominciare?

Io spero sempre che si possa ricominciare, anche adesso! Quando manca il calcio, sento che mi manca tutto!!!

Fudela – Il calcio che crea la società

Oggi vi voglio parlare di Fudela una Fondazione che lavora in Ecuador per creare sviluppo sociale attraverso lo sport. Tuttimondi, l’associazione di cui faccio parte, si occupa di molti di questi temi e mi piacerebbe porre ai lettori alcune domande sul ruolo che dello sport e quindi del calcio all’interno di una società.

Historias InspiradorasCon el apoyo de ACNUR, la Agencia de la ONU para los RefugiadosYussef Abdallah14 años – VenezolanoEn todo lo que he vivido el camino se ha encargado de llenarme de fortaleza. Todo inició a mis 9 años cuando perdí a mi padre y mi hermano en un accidente de tránsito; desde ese instante todo se tornó difícil, triste y duro para continuar con ánimo y con felicidad. Somos 6 hermanos, solo varones, cada uno llevó está pérdida de una manera diferente. Por distintos motivos decidimos venir a Ecuador hace 1 año, junto con mi madre, ella es la fuerza de cada uno de nosotros ya que siempre nos inculca el perseguir nuestros sueños, levantar la cabeza e ir por lo que deseamos. Uno de esos sueños es el jugar fútbol, gracias a su apoyo y al que FUDELA me brinda cada día con sus valores, liderazgo soy más seguro de mí mismo, por ello estoy aquí aprendiendo y disfrutando con el fútbol uno de los sueños que tengo.

Pubblicato da Fudela su Venerdì 31 gennaio 2020
Yussef Abdallah
14 años – Venezolano
Il calcio può essere un punto di riferimento per gli orfani o semplicemente per ragazzi che si stanno perdendo?

Yussef Abdallah è un bambino rifugiato del Venezuela, arrivato in Ecuador grazie alla UNHCR.

Racconta: “In mezzo a tutto quello che ho vissuto, la strada percorsa è riuscita a darmi forza. Tutto è iniziato a 9 anni quando ho perso mio padre e mio fratello in un incidente d’auto, da quell’istante tutto è diventato difficile, triste e duro. Per continuare serviva coraggio e un briciolo di felicità che avevo perso.
In famiglia siamo 6 fratelli, solo maschi, ognuno reagito a questa perdita in modo diverso. Per diversi motivi abbiamo deciso di arrivare in Ecuador 1 anno fa, insieme a mia madre. Lei è la forza dentro ognuno di noi, visto che ci incoraggia sempre a inseguire i nostri sogni, alzare la testa e andare verso quello che desideriamo. Uno dei miei sogni è giocare a calcio. Ringrazio per il sostegno Fudela, per ciò che mi offre ogni giorno con i suoi valori. Grazie alla leadership sono più sicuro di me stesso, per questo sono qui a imparare e mi diverto con il calcio che è una mia grande passione.”

Cosa può fare il calcio per bambini come lui?

Proyectos de Vida – Ecuador – Venezolanos en Movimiento

La OIM Ecuador, junto a Fudela, asistió en la capacitación de personas venezolanas en diversos oficios para tener más herramientas para insertarse laboralmente y perseguir sus sueños. ⬇️🎞️👇🎶| Con apoyo financiero U.S. Department of State: Bureau of Population, Refugees, and Migration| #VenezolanosEnMovimiento

Pubblicato da OIM América del Sur su Martedì 7 gennaio 2020
Il calcio come punto di aggregazione sociale.
Il calcio può essere luogo di aggregazione, formazione e divertimento?

IOM Ecuador, insieme a Fudela, ha contribuito alla formazione del popolo venezuelano in vari settori per avere più strumenti per inserirsi sul posto di lavoro e perseguire i propri sogni. Grazie anche al supporto finanziario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti : Ufficio per la popolazione, i rifugiati e le migrazioni

Il calcio può essere il veicolo di aggregazione ed educazione?

CAMPEONES COMUNITARIOS, DEPORTE, INCLUSIÓN Y MOVILIDAD HUMANA EN CAFÉ TV

Compartimos el reportaje realizado por CAFÉ TV, sobre el programa de inclusión social y deportiva "Campeones Comunitarios", para niños en situación de movilidad humana. Míralo aquí.

Pubblicato da Fudela su Sabato 30 novembre 2019
Il calcio uno strumento formativo che deve essere accessibile a tutti
Il calcio deve essere accessibile a tutti?

La Fondazione Fudela grazie agli aiuti delle organizzazioni governative assicura sport gratuito a tutti i bambini, anche migranti, in difficoltà economica.

Perché in Italia hanno ridotto o annullato molti dei fondi alle associazioni sportive?

Il calcio può essere il mezzo per sensibilizzare la gente sui temi della parità di genere?

In molti contesti il calcio femminile vive ancora dello stigma e degli stereotipi sessisti. Ma dove questo viene praticato, diventa strumento di coesione e consapevolezza tra le donne. Questo giustifica la rapida diffusione di questo strumento sociale per discutere di parità di genere.

Vogliamo ancora ostacolare questo processo democratico?

Un balón transforma vidas y une paísesReconocemos el trabajo realizado por el equipo femenino del Club Deportivo Cuenca Oficial, haciendo del deporte un camino para aportar al desarrollo de niñas y mujeres.Confiamos y creemos en ustedes. ¡FUDELA #transformandovidas!

Pubblicato da Fudela su Domenica 27 ottobre 2019
Calcio femminile come veicolo per la sensibilizzazione verso la disparità di genere
Che ruolo può avere il calcio nell’incontro tra culture ed etnie?

Nella città di Esmeraldas, presso lo storico stadio Anderson, si è tenuto il primo torneo di allenamento nell’ambito del processo di certificazione metodologica tedesca del calcio di base con il supporto di EmbajadaAlemana e Streetfootballworld. Il sole pungente non è stato un impedimento per il buon esito della giornata. 21 squadre e oltre 200 bambini, ragazze e adolescenti in condizioni di mobilità regolare e disabilità hanno vissuto un’esperienza indimenticabile piena di valori, integrazione e gioia, che si potevano vedere sui volti di genitori, bambini, allenatori.

Il calcio può essere veicolo di integrazione?

Parliamo di futsal giovanile: GS Ariano

Buongiorno Riccardo, puoi presentarti e raccontaci come nasce il vostro progetto ad Ariano del Polesine?

Buongiorno Michele, sono il presidente del GS Ariano Calcio a 5, siamo della zona del Basso Polesine in Veneto al confine con l’Emilia Romagna.

La società c’è dal 1997, quando abbiamo iniziato con il calcio maschile, poi nel 2012 abbiamo aggiunto il calcio femminile.

Siamo partiti con la prima squadra femminile, partecipavamo a tornei provinciali ed abbiamo vinto anche alcuni titoli… per poi completare il progetto con il settore giovanile delle ragazze under 12 ed under 14.

Da quest’anno la prima squadra partecipa al campionato di serie C regionale dell’Emilia Romagna, dove vediamo un buon livello di futsal, ricco di squadre preparate e competitive.

Essendo una squadra giovane, in serie C stiamo maturando molta esperienza.

Mi dicevi che vi battete perché le più giovani possano avere un campionato indipendente dai maschi…

Corretto! Non sono totalmente contrario al confronto con i maschi, sia chiaro…

Si possono organizzare partitelle od allenamenti insieme, ma credo che sia importante che le ragazze possano confrontarsi tra di loro in campionato, perché alla lunga giocare con i maschi potrebbe fargli perdere la voglia!

Le federazioni portano a 14 anni il limite per il gioco misto, il nostro obiettivo è proprio quello di raggrupparle e farle giocare tra di loro a partire dagli 8-9 anni di età.

Sono ancora poche le realtà come noi che offrono la possibilità di giocare a futsal, e questo vale anche in ambito maschile, ma sono convinto che si possa ancora crescere come movimento per ambo i sessi.

Parliamo un po’ di questo campionato under 12 ed under 14 di futsal femminile….

Sì, è iniziato tutto l’anno scorso, quando la UISP e il CSI dell’Emilia Romagna hanno organizzato alcuni concentramenti in concomitanza con le gare delle rappresentative UISP Regionali di calcio a 5 femminile.

Sino a quel momento partecipavamo solo a tornei ed amichevoli con altre società, strumenti che aiutano le nuove società ad esordire, ma che non riescono a mantenere acceso l’interesse delle giocatrici.

Ci è stato presentato un progetto di campionato, che è iniziato nella attuale stagione 2019-2020, e ne abbiamo subito approfittato dell’occasione.

Si è trattato del primo campionato sperimentale di questo tipo, con gare di andata e ritorno, suddiviso in 2 gironi che si sarebbero poi scontrati in una fase successiva se non fosse arrivato lo stop e la quarantena…

A mio modo di vedere avere un campionato è fondamentale per non perdere l’interesse delle bambine; perché loro si avvicinano al calcio per desiderio, senza che nessuno glielo imponga, e quindi gli interessa soprattutto giocare.

Purtroppo non siamo riusciti a completare il campionato a causa della quarantena, ma le mie ragazze si stavano divertendo molto.

Non abbiamo però smesso di partecipare ai concentramenti, come quello di Modena dedicato completamente alle categorie giovanili femminili, perché resta un ottimo strumento di crescita ad integrazione del campionato.

Pensi che ci sarà un campionato anche il prossimo anno?

Spero proprio di sì, noi siamo pronti a iscrivere di nuovo entrambe le squadre.

Ho sentito dire che dalla stagione 2020-2021 potrebbe partire anche un campionato under 17 regionale per l’Emilia Romagna, come quello che si svolge in provincia di Vicenza nel Veneto.

Spero che il nostro esperimento sia stato un buon traino e che le intenzioni della Superlega CSI-UISP si concretizzino anche nell’ampliamento della nuova categoria, perché sino ad oggi dopo i 14 anni sono costrette ad entrare nel campionato delle adulte con un grande gap di esperienza da colmare.

Pubblicato da Pepo – Foto calcio/futstal fem Parma/Emilia Romagna su Sabato 16 novembre 2019
Le giovanili sono una esigenza delle società per migliorare, giusto?

Le giovanili sono una esigenza per ogni attività sportiva. Purtroppo per chi vive lo sport solo come un business, e non per passione, potrebbe vedere il settore giovanile come un costo o una imposizione, ma più si impegnano risorse in questo ambito e migliori saranno i risultati in età adulta. 

Inoltre, non è facile trovare delle atlete formate e non c’è nulla di più soddisfacente che formarle in casa.

Noi ci impegnamo a formare delle ragazze giovani all’interno del calcio 5 e questo sicuramente aiuta nella crescita.

Parliamo degli allenatori, questo ruolo non si esaurisce con la trasmissione di concetti tecnici, giusto?

Ovviamente, come abbiamo fatto noi, la dirigenza di una società deve riuscire a trovare persone adatte al ruolo. Grandi tecnici potrebbero non essere dei buoni educatori.

Non basta aver preso il patentino, ma servono persone in grado di trasmettere valori umani, sportivi e che sappiano interagire con i ragazzi e le ragazze.

Purtroppo la cronaca riporta tanti atti di maleducazione e discriminazione durante le partite delle giovanili, ma posso testimoniare che il nostro mondo non è tutto così e che esistono ancora genitori e dirigenti in grado di portare avanti i principi corretti dello sport e del vivere civile.

è importante interfacciarsi con gli istituti scolastici?

Purtroppo la quarantena ci ha fatto cancellare gli appuntamenti di quest’anno che avevamo preso con le scuole. Sarà tutto rimandato a quando i bambini (si spera) torneranno in classe.

Notiamo interesse e vediamo centrale questo tipo di collaborazione, ma a volte la burocrazia rende complicato creare tornei ed eventi. 

Il calcio femminile è in forte crescita, ma bisogna tenere in conto che le trasferte possono essere ancora lunghe perché le squadre non sono ancora tante…

Questo è vero, sicuramente siamo ancora lontani da un numero di squadre che possa permettere di creare dei campionati provinciali,  come avviene per il calcio a 11 maschile.

Il nostro campionato come ben sai ha l’estensione territoriale da Thiene a Bedonia… quindi bisogna adattare il calendario in modo tale che non sia troppo pesante per i genitori.

Per esempio, abbiamo giocato le partite della under 12 e della under 14 contro il Real Thiene nella stessa data in orari consecutivi per sfruttare un’unica trasferta. 

Prima di salutarci, che consiglio daresti a chi vuole iniziare?

Il consiglio che dò a chi vuole iniziare è quello di mettere prima al centro del progetto la crescita delle giocatrici e dello staff prima di tutto, naturalmente chi ha possibilità consiglio di puntare sui settori giovanili. Colgo l’occasione di salutare tutta la squadra e i nostri sostenitori

Intervista a Giulia Foranzi, giocatrice ed allenatrice giovanile

quando è nata la tua passione per il calcio?

La mia passione nasce quando avevo 7-8 anni, ho iniziato a giocare con i maschi dell’Astra, classe 1992, assieme a quelli che erano i miei compagni di classe. All’inizio i miei genitori erano un po’ scettici, ma non mi hanno ostacolata.

è stato difficile l’inserimento?

No, perché alla fine giocavo con i miei compagni di classe ed anche l’allenatore è stato fantastico, perché mi ha trasmesso quelli che io chiamo i “valori dell’Astra”, che riguardano il senso di inclusione senza discriminazione, bilanciata dall’impegno personale a favore del gruppo. Questi sono gli stessi valori che cerco di trasmettere anche alle “mie” bimbe. 

Quindi quali sono i valori che un allenatore dovrebbe trasmettere?

Un allenatore dovrebbe essere in grado di trasmettere il rispetto verso tutte le persone presenti in campo e rispetto alle strutture che ci ospitano e questo vale sia per le mie compagne che per le bambine. Per costruire una squadra bisogna far capire che tutti servono, ma che nessuno deve essere indispensabile.

Tornando alla tua carriera da giocatrice…

Ho continuato a giocare sino a 12 anni, che era l’ultima età concessa per giocare in una squadra mista. Subito dopo ho avuto un blocco, perché in quel momento con le femmine non ci volevo giocare, così ho lasciato perdere il calcio sino alle superiori dove ho ripreso giocando per la squadra di calcetto della scuola. Per fortuna ero riuscita a creare un gruppo di amiche appassionate per il calcio; insieme a loro ho ricontattato il mio vecchio allenatore all’Astra, ed anche grazie a mio padre che ha continuato a farne parte, siamo riuscite a creare questo gruppo che dura ancora oggi. 

Come nasce invece la tua carriera di allenatrice?

Quando ero dentro all’Astra, assieme a Maddalena ci siamo rese disponibili ad allenare, perché era nata l’idea di creare un settore di calcio femminile giovanile. Era un’idea che ci sarebbe piaciuta tantissimo, ma poi a marzo ci è arrivata la richiesta di allenare l’annata maschile dei 2005 che abbiamo allenato per una stagione. Poi siamo andati ad allenare la scuola calcio ed in seguito abbiamo tenuto per 3 anni l’annata 2006 e 3 anni i 2009. Per chi ha la passione del calcio è una delle cose più belle da fare… difficile da spiegare… un sacco di emozioni. Poi sono stata contattata dal Parma verso la fine dell’ultima stagione con i 2009. Ho voluto terminare il mio progetto prima di ricontattarli ed approdare a Noceto come collaboratrice per l’under 12.

Allenare le bambine è diverso che allenare dei bambini?

Le ragazze sono più attente, sono più “furbette” e non mi capita quasi mai di dover rispiegare un esercizio… sono più riservate e ti valutano e devi guadagnare il loro rispetto.

I maschi spesso possono essere molto impacciati.

In campo la differenza fisica si nota veramente solo dopo gli 11 anni di età, prima si lavora di pari passo.

Dal punto di vista tecnico, invece, non vedo alcuna differenza, perché come ho detto le ragazze mettono molta più attenzione durante gli allenamenti e credo che questo le avvantaggi nell’apprendimento.

Superata l’età limite dei 12 anni, una ragazzina può essere sovrastata da ragazzini meno tecnici, ma con tiri e scatti più potenti e quindi possono imparare meno dal confronto con loro.

Le ragazze riescono a fare gruppo?

Sì, ma bisogna sempre stare attenti a mantenere la loro concentrazione sullo sport e sugli obiettivi comuni per combattere la creazione naturale dei “gruppetti” che possono slegare la coesione tra le compagne. Le ragazze sono molto competitive, più dei maschi!

Possono innescarsi delle dinamiche sbagliate anche tra maschi, ma in linea generale dopo un breve scontro diretto loro non danno più peso alla questione…. con le ragazze invece bisogna stare più vigili anche su questi aspetti.

Arianna Pomposelli dice che le ragazzine giocano tutte con desiderio perché se praticano questo sport lo fanno per propria scelta, a differenza di alcuni maschi che lo fanno per stereotipo e “costretti dai genitori… ti senti di confermare?

Sicuramente le ragazze che vengono al Parma lo fanno con desiderio. Anche i genitori sapendo che indossano questa maglia sono disposti a fare dei chilometri per portarle ad allenamento. A tale proposito trovo importante che gli allenatori studino anche psicologia dello sport, perché trovo che sia fondamentale comprendere i risvolti psicologici dei comportamenti dei genitori, mister, compagni ed avversari. In Italia a differenza di altre nazioni, la sensibilità a questo tema è ancora scarsa. 

L’imposizione da parte dei genitori di un determinato sport può essere molto controproducente.

Dato che giochi a calcio a 5, secondo te, insegnare questo sport a livello di scuola calcio, come fanno in Spagna e Sud America, può essere propedeutico anche per il calcio a 11?

Sicuramente può essere utile, però è uno sport diverso.

Subisce molto lo stereotipo di essere un gioco “tra amici” o per calciatori a fine carriera. Non credo sia visto seriamente e non sono sicura che l’Italia sia ancora pronta mentalmente.

Da praticante dico che il problema più grande è che mancano le strutture!

Con l’Astra ci siamo sempre allenate all’aperto e giocando poi al chiuso l’impatto è completamente differente… cambiano le scarpe, la palla, il clima, il fiato… questioni che sommate tutte insieme diventano molto impattanti sul rendimento della squadra.

Ci sono delle differenze tra le partite di campionato (miste) e quelle dalla coppa fair play(solo femminili)?

Mah, sicuramente ci sono le differenze fisiche tra maschi e femmine, ma non a livello tecnico.

Tra ragazze, mi sento di dire che già a quella età si notano grandi differenze a seconda dell’esperienza e dal fatto che siano abituate o meno a giocare partite di campionato…. a fare tornei… 

Direi che di anno in anno si presentano dodicenni sempre più esperte e preparate perché hanno iniziato prima il loro percorso sportivo.

Nella coppa Fair Play quindi si nota molto l’esperienza di certe ragazze rispetto ad altre, sia dal punto di vista tecnico e mentale.

Non trovo comunque giusto ragazze di quella età solo in base all’esperienza o alla bravura, ma è ovvio che in un gruppo grande occorra avere più allenatori per differenziare il lavoro in base al livello, per mantenere l’attenzione ed il divertimento per tutte.

Pensi che possa crescere questo movimento, anche dopo l’emergenza del corona virus?

Ci spero molto, purtroppo viviamo ancora troppo sotto lo stereotipo e ho saputo di realtà che si sono avvicinate al mondo del calcio femminile non per passione ma per obbligo. Ovviamente, se manca la volontà e viene vissuto come una costrizione non potrà durare. Mi auguro che gli effetti economici del corona virus non siano troppo impattanti, perché un grande aiuto viene dalle società maggiori, ma non va dimenticato anche l’enorme contributo delle società minori che lavorano tanto, faticano tanto e meritano di continuare a fare quello che hanno sempre fatto con grande passione.

Quello che mi auguro è che si investa sempre di più nel cercare di abbassare l’età di accesso a questo sport. Perché è troppa la differenza tra chi ha iniziato da bambina rispetto a chi inizia più tardi. Da bambina si plasma, mentre da grande bisogna lavorare sodo per correggere ed il miglioramento è molto più lento spendendo molte più energie.

Donne e Arbitraggio

Nell’articolo odierno parleremo delle donne e  del ruolo arbitrale.

Pillole dal Seminario sulla gestione dei conflitti nello sport

Sabato 30 novembre 2019 ho avuto modo di partecipare al Seminario sulla gestione del conflitto nello sport tenuto dalla Psicologa dello sport Lucia Francolini. Si trattava di un seminario formativo rivolto a tecnici ed educatori Uisp su come sviluppare set di comportamenti utili a costruire relazioni serene e produttive nel contesto sportivo. 

Ad un certo punto della giornata abbiamo focalizzato l’attenzione sul ruolo dell’arbitro nel calcio. La dottoressa ci ha voluto rendere consapevoli dell’impatto emotivo causato dalla pratica “socialmente accettata” degli insulti da parte del pubblico e degli attori in campo verso il direttore di gara. Ci spiegava quindi come un arbitro di calcio prepara la sua partita con un carico di stress molto superiore rispetto ad un collega del rugby o della scherma le cui decisioni vengono raramente contestate.

Molto più facilmente rispetto ad altri sport, quindi, possono verificarsi episodi di attrito e frustrazione. Molto più facilmente possono venire alla luce atteggiamenti di intolleranza che in altri contesti sarebbero repressi.

Il ruolo delle società sportive, inteso come dirigenza ed allenatori/educatori deve essere quello di continuare ad agire per debellare queste pratiche incivili.

Anche aver subito un evidente ingiustizia a seguito di una discutibile decisione arbitrale palesemente errata, l’allenatore o il dirigente NON devono dare luogo ad escandescenze. Il ruolo dell’allenatore è anche quello di modello per i suoi giocatori, quindi un allenatore che non ha il controllo di sé sotto pressione difficilmente potrà trasmettere questa capacità ai propri giocatori. 

Il controllo psicofisico è uno degli aspetti fondamentali per ottenere le migliori performance in ambito atletico. Durante le prestazioni di alto livello lo stress deve essere portato al massimo (prima del punto di rottura) ed in questo stato è importante mantenere il controllo mentale. Un allenatore che non può portare i propri atleti in questo stato difficilmente potrà sfruttare a pieno delle proprie potenzialità.

In conclusione, a mio parere riuscire a mantenere il controllo mentale durante una prova scadente da parte dell’arbitro è alla base del miglioramento prestazionale di un atleta di livello. Talvolta ciò può avere ripercussioni immediate sulla partita che sta giocando, perché rimanendo lucido e concentrato non subirà i gol di rapina mentre litiga con l’arbitro.

Detto questo parliamo di donne.

Articolo del messaggero: Calcio, annulla un gol: insulti sessisti all’arbitra

Venerdì 29 Novembre 2019 di Davide Mancini 

Basta un gol annullato al 91’ di una gara di coppa Italia di serie C per cancellare un mare di buoni propositi. Neanche il tempo di celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che arriva un altro episodio di linciaggio mediatico di stampo sessista. La sfortunata protagonista è Veronica Vettorel, promettente assistente arbitrale della sezione di Latina, colpevole, secondo alcuni sostenitori dell’Avellino, di aver annullato il gol del pareggio alla formazione irpina nella sfida degli ottavi di finale giocata mercoledì al “Partenio” contro la Ternana. Dopo la rete del vantaggio ospite realizzata da Nesta a sei minuti dalla conclusione, è Ilanes a pareggiare i conti al primo minuto di recupero, rete però annullata per un fuorigioco ravvisato dalla guardalinee pontina.

Dopo le vibranti proteste dei giocatori di casa, in men che non si dica si è scatenata la contestazione da parte di alcuni supporter di fede biancoverde che, attraverso i social, hanno aggredito verbalmente la sportiva del capoluogo, offendendola sotto l’aspetto professionale e personale. Un’abitudine insopportabile che trova, purtroppo, terreno fertile sulle piattaforme social, dove ormai scaricare frustrazione e rabbia è divenuta spiacevole routine. Per fortuna c’è anche chi ha preso le distanze da tutta una serie di frasi irripetibili, facendo sentire tutta la propria vicinanza a Veronica Vettorel, da una parte della tifoseria avellinese ai giornalisti irpini presenti sugli spalti. Non saranno certo degli attacchi social a frenare la brillante carriera dell’assistente di Latina che, oltre a essere tra le protagoniste dell’organico C.A.N. C, da tempo viene selezionata per incontri europei di calcio femminile.

Categoria Giovanissimi regionale, in campo ieri la squadra locale e quella della città di Crispiano. «L’arbitro donna ha dovuto subire offese sessiste dalla tribuna per tutto il match», racconta uno spettatore che è anche il padre della ragazza)  sulla pagina Facebook di Arbitri calcio.it. «Le offese sono iniziate già dai primi minuti dal fischio d’inizio, quando una gruppetto di genitori tra cui anche donne del Sava ha cominciato a offenderla invitandola a dedicarsi al mestiere più antico del mondo piuttosto che calcare i campi da calcio».

Il giudice di gara è una ragazza di soli 16 anni. Il mister della squadra ospite si avvicina alla tribuna per chiedere agli spettatori – in gran parte dei genitori dei ragazzi – di smetterla, ma viene insultato anche lui. «Torna nello spogliatoio», gridano mamme e papà all’allenatore.

Commento di Antonio Abatematteo

«Sono un arbitro – continua Antonio Abatematteo – so per esperienza non è una scelta facile. Non lo è per l’uomo arbitro figuriamoci tanto meno per un ragazzina, che ha avuto il coraggio di affrontare una platea così difficile. È stata brava a restare con la testa nella partita…. e non oso immaginare cosa pensasse ascoltando queste offese. Sono anche un padre e ho anche un figlio che gioca al calcio….. È la prima volta che assisto ad uno spettacolo così indecoroso. Sono il padre della ragazza e oggi il calcio è andato a farsi f…».

Conclusioni

Insulti sessisti urlati da genitori, mamme e papà, e non sono davvero un bell’esempio. Se anche chi dovrebbe educare i propri figli  al rispetto e alla non violenza nei confronti delle donne, se anche chi è allo stadio come genitore offre questo spettacolo, davvero siamo messi male. E ha ragione il padre della giovane arbitra: il calcio così si perde. 

alTRI LINK DI ARTICOLI RIGUARDANTI EPISODI DI SESSISMO:
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Offese sessiste all’arbitro donna, giocatore si abbassa ipantaloni in campo: insulti anche dalle famiglie
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Veronica Vettorel

Ho cercato di presentare alcuni casi di insulti sessisti verso direttrici donne, ma trovo altrettanto importante denunciare anche l’altro lato della medaglia, quella degli arbitri sessisti, per nulla contenti di arbitrare partite di calcio femminile, si atteggiano con arroganza verso le calciatrici.

Ovviamente i casi reali di sessismo devono essere verificati ed accertati. Solo una stretta minoranza soffre di grave sessismo, quindi tali gravi accuse non devono essere mosse solo per ribaltare un risultato sfavorevole ottenuto sul campo. Sicuramente devono essere portati alla luce ogni volta accertati.

Riporto di seguito un articolo del quotidiano “El commercio” in cui una squadra femminile spagnola ha mosso tali accuse verso il direttore arbitrale:

Un árbitro a las futbolistas: «Las mujeres no tendríais que jugar a esto»

EFE – Martes, 11 febrero 2020, 11:21

El club crevillentino,

a través de la nota pública, ha condenado «estas actitudes» y espera que se tomen las medidas oportunas «para que un suceso como este no vuelva a tener lugar en un campo de fútbol».

Denuncia que el colegiado profirió insultos machistas a sus jugadoras, mientras que él lo niega

Ha denunciado a través de las redes sociales haber sufrido insultos y menosprecios por parte del árbitro hacia las jugadoras durante el encuentro que disputó el pasado fin de semana ante el SPA Alicante C. El partido, enmarcado en la Primera Regional Valenciana, fue suspendido a 20 minutos del final con el resultado de 0-1.

La entidad afirma que el colegiado llamó a sus jugadoras «nenazas» y que las menospreció con frases como «que se termine ya esta mierda de partido», «dais vergüenza» o «las mujeres no tendríais que jugar a esto».

José Antonio Candela, entrenador del equipo,
ratificó a Efe todo lo apuntado en el comunicado y afirmó que el único objetivo del club crevillentino es que el árbitro se disculpe ante las jugadoras. «Los puntos nos dan igual. No podemos consentir este tipo de comportamientos», dijo el entrenador, quien prepara junto al club el escrito de protesta en el que explica todo lo sucedido «incluso con imágenes de televisión».

El entrenador explicó que fue en el minuto 70, tras una expulsión al segundo entrenador, cuando se desencadenaron los acontecimientos. «Comenzó a sacar tarjetas y a expulsar gente y, tras amenazar con suspender el partido y llamar a las autoridades, fue cuando mis jugadoras dijeron que eran ellas las que iban a llamar a la Guardia Civil por todo lo que les había dicho», argumentó el entrenador.

«Mis chicas estaban descentradas y ofendidas.

Yo veía que les sacaba tarjetas por protestar pero no sospechaba el motivo», prosiguió el preparador. Candela indicó que fue el colegiado el que decidió suspender el partido «porque dijo que su seguridad no estaba garantizada, aunque poco después recapacitó y quería seguir, algo que no aceptamos».

«No sé si este chico quiso hacerse el gracioso o tiene un problema y es así», apostilló el técnico, quien indicó que desde la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana ya se han puesto en contacto con el Crevillente para recabar información.

La versión del árbitro

El colegiado negó ante el comité de árbitros de la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana (FFCV) las acusaciones de que profirió insultos machistas a las jugadoras del equipo local.

Así lo confirmaron a Efe fuentes federativas, que señalaron que el colegiado, del que facilitaron sus iniciales (D.A.M.G.), se mostró sorprendido por las acusaciones y comunicó que preparará un anexo al acta para explicar con detalle todo lo sucedido.

En el acta, el árbitro refleja que fue insultado por una jugadora local, que le calificó como «machista de mierda» y «gilipollas».

El comité de competición de la FFCV

espera recibir más información para pronunciarse y hacer una valoración sobre lo sucedido en el partido.

El presidente del club visitante, Jesús Cañizares, aseguró que sus jugadoras no escucharon durante el partido insultos a las futbolistas rivales, aunque sí algunos comentarios despectivos del árbitro «relacionados con lo fea que se estaba poniendo la situación».

Traduzione:

Il Crevillente Femenino CF denuncia che l’arbitro ha offerto insulti sessisti verso le sue giocatrici

Il Crevillente Femenino CF ha denunciato attraverso i social network di aver subito insulti ed il disprezzo dell’arbitro nei confronti delle proprie giocatrici durante la partita giocata lo scorso fine settimana contro la SPA Alicante C. La partita, del campionato di Prima Divisione Valenciana Regionale, è stata sospesa a 20 minuti dalla fine con il risultato di 0-1.

LA dirigenza afferma che l’arbitro ha chiamato le giocatrici “nenazas” (femminuccia) e che le ha disprezzate con frasi come “Questa m**** di partita è finita”, “vergogna” o “le donne non dovrebbero giocare”.

José Antonio Candela, allenatore della squadra,

ha confermato a Efe tutto quanto indicato nella dichiarazione della dirigenza. Ha affermato che l’unica richiesta del club Crevillentino è che l’arbitro si scusi con le giocatrici.

“I punti non contano per noi. Però non possiamo acconsentire a questo tipo di comportamento “, ha detto l’allenatore che sta preparando il modulo di protesta accanto al club spiegando tutto ciò che è accaduto con l’ausilio delle immagini televisive.

L’allenatore ha spiegato che era al 70 ° minuto, dopo l’espulsione del secondo allenatore, il momento in cui si sono verificati gli eventi.

“Ha iniziato a pescare cartellini ed espellere le persone. Ha minacciato di sospendere il gioco e di chiamare le autorità. Le mie giocatrici hanno quindi risposto che sarebbero state loro a chiamare la Guardia Civile per tutti gli insulti che avevano ricevuto”, ha affermato allenatore.

«Le mie ragazze erano fuori di sé e offese.

Ho visto l’arbitro sventolare cartellini immotivatamente.”, ha continuato l’allenatore, “poi l’arbitro ha deciso di sospendere il gioco, per tutelare la propria sicurezza, ma dopo poco ha riconsiderato tutto e cercato di far continuare… ma noi non abbiamo accettato un comportamento simile.”.

“Non so se questo ragazzo pensava di essere divertente o se ha un problema comportamentale.”, ha terminato l’allenatore.

La Federazione calcistica della Comunità valenciana ha già contattato il Crevillente per raccogliere maggiori informazioni in merito alla vicenda.

Il club del Crevillentino, attraverso la nota pubblica, ha condannato questi atteggiamenti e spera che vengano prese le misure appropriate, in modo che un evento simile non si ripeta mai più su un campo di calcio.

La versione dell’arbitro


L’arbitro ha negato le accuse dinanzi al comitato arbitrale della Federcalcio della Comunità Valenciana (FFCV).

Ciò è stato confermato da fonti federali di Efe. Il collegio ha visto l’arbitro alquanto sorpreso dalle accuse e ha detto che preparerà un allegato al verbale per spiegare in dettaglio tutto ciò che è accaduto.

Nel verbale, l’arbitro scrive di essere stato insultato da una giocatrice locale, che lo ha descritto come “sessista del c****” e “stronzo”.

Il comitato FFCV aspetta di ricevere maggiori informazioni per pronunciare e valutare ciò che è accaduto durante la partita.

Il presidente del club ospite,

Jesús Cañizares, ha dichiarato che i suoi giocatori non hanno ascoltato gli insulti contro i giocatori di calcio rivali, anche se alcuni commenti sprezzanti dell’arbitro “erano contestuali al brutto clima che si era creato”.

La vicenda ancora non è chiara, ma mi sento di poter affermare che fair play, controllo e lotta all’intolleranza siano la base della convivenza civile su un campo di calcio. Non devono mancare a nessuno degli attori in campo. Ogni gesto o comportamento che va tuttavia contro questi principi, allontana il calcio dalla cultura sportiva.

Calcio femminile giovanile: Under 12

Ingresso in campo Parma U12 – Bibbiano San Polo U12

Il movimento del calcio femminile sta crescendo e sempre più bambine chiedono di giocare!

Vorrei ribadire e ripetere: I BAMBINI E LE BAMBINE VOGLIONO GIOCARE.

Mi raccontava Cristina Romanini (Parma) di una ragazzina che sarebbe dovuta entrare nella squadra under 10. Rifiutò perché la squadra di quella annata non partecipa ancora a nessun campionato. Alla proposta di fare solo allenamenti, ella rispose di voler tornare nella squadra del suo paese per GIOCARE assieme ai maschi.

Sembra banale, ma il nostro ego competitivo spesso ci impedisce di riconoscere l’essenza del calcio: è un GIOCO e per questo va GIOCATO.

Tantissime squadre (soprattutto in ambito maschile) fanno pesanti selezioni già tra i pulcini. Nel farlo, guardando solo il qui ed ora e dimenticandosi della prospettiva, non si rendono conto che con la crescita e lo sviluppo le caratteristiche possono subire notevoli cambiamenti.

Oltre al fatto che questo comportamento spinge i ragazzi apparentemente meno dotati all’abbandono del calcio, è immensamente diseducativo sia dal punto di vista della crescita individuale che di quella sportiva. Non potendosi confrontare con compagni dalle diverse capacità, questi perderanno l’occasione di imparare a rapportarsi con la differenza. Rischiano così di perdere il senso unitario di squadra, dove le capacità del singolo devono essere messe a disposizione del benessere collettivo del gruppo.

Per iniziare con il piede giusto per far crescere il movimento del calcio femminile, occorre perciò raccogliere i frutti dell’esperienza acquisita e riflettere sugli errori commessi.

Seguendo il triangolare tra Parma, Bibbiano San Polo e Rapid Viadana mi sono reso conto del fatto che le ragazze si sentissero a proprio agio. a giocare tra femmine. 

Nonostante ci potessero essere delle differenze in campo dal punto di vista fisico e della preparazione tra le squadre, a mio si sono divertite molto. 

Si spera che le pioniere possano fare da traino per tutte le nuove squadre che inizieranno questo percorso.

Link utili:

http://parmacalcio1913.com/category/femminile

http://www.asdbibbianosanpolo.it/

https://www.facebook.com/POL-RAPID-Viadana-1956159651095349/

Ho accantonato il ruolo di mister

Ilmisterone.com nacque pochi anni fa con l’obiettivo di creare una rete di formazione per mister.

La maggior parte degli utenti cui ancora oggi sono indirizzati i nostri articoli, sicuramente è racchiusa, appunto,  nella categoria allenatori del settore giovanile.

Negli anni mi sono ritrovato molte volte ad affrontare e conoscere decine e decine di allenatori, con cui mantengo generalmente ottimi rapporti; è sempre interessante apprezzare e conoscere le storie di tutti loro, soprattutto fuori dal campo.

Sfido chiunque, parlando di un allenatore, a non aver mai detto frasi simili a “fuori dal campo è una persona splendida, in campo diventa una bestia!”

Eh si, spesso capita anche di rimanerci male nel vedere questa diversità di caratteri.

Personalmente una qualità che ho sempre amato negli allenatori è sempre stato lo stile impeccabile dentro e fuori dal campo, e il legame ferreo con importanti valori .

Per questo oggi sono qui con voi a fare due chiacchiere in compagnia di un allenatore che rispecchia tutto ciò che per me è fondamentale per essere validi allenatori del settore giovanile.

Lui si chiama Luca Volpi, da tutta la vita colonna della Montebello Parma e da 10 anni noto nell’ambiente del settore giovanile alla guida di varie annate.

Qualche settimana fa, è emersa molto a sorpresa la sua decisione di lasciare la conduzione dei suoi 2003 e di qualsiasi altra squadra, per buttarsi in una nuova veste dirigenziale. 

Essendo amici da tantissimi anni, mi tolgo lo sfizio di fargli alcune domande su questa decisione che mi ha spiazzato. In particolare, cercherò di capire cosa spinge un mister ad “abbandonare” tutte le sensazioni che porta il  campo verde.

Ciao Luca.  Ti confesso che la tua decisione mi ha spiazzato molto. Ma facciamo un passo indietro…Spiegaci come cominciasti la tua esperienza da allenatore a soli 19 anni.

Era appena cominciato il primo anno da calciatore “lontano da casa” (ride). La Montebello mi aveva appena ceduto alla Meletolese; un mio ex compagno di squadra ebbe l’idea di iniziare ad allenare una squadra di piccoli bambini e mi chiese di accompagnarlo in questa esperienza.  Il doloroso distacco dalla BOMBONERA e il mio sangue bianconero mi fecero accettare subito questa bellissima opportunità.

mister

Quel momento fu proprio amore a prima vista, dato che fino ad oggi sei stato un punto di riferimento per tanti ragazzi.  Se dovessi racchiudere in un pensiero tutti questi lunghi anni, come lo faresti?

Mi sono sempre sentito, ogni volta,  come un bambino su una giostra. Ad ogni giro, aspettavo il successivo!

Cosa ti ha regalato maggiormente questo bellissimo percorso?

Dal primo allenamento all’ultimo, tutte le situazioni  mi hanno profondamente arricchito come persona e fatto scoprire parti del mio carattere che assolutamente non conoscevo. Inoltre ho avuto la grande possibilità di interagire con tante persone fantastiche, che a loro volta sono state importantissime nella mia esperienza.

Quali sono gli aneddoti che ricordi con maggior emozione?

Sicuramente la prima partita nel 2009 con i miei piccoli 2003 ai Campi Stuard e la loro felicità per il grande esordio. Le varie trasferte in cui abbiamo rafforzato il legame con i ragazzi. E per ultimo, il gruppo dei 2000 con cui abbiamo sfiorato l’impresa nel campionato allievi regionali: in maniera particolare, la partita contro il Progresso a Basilicanova che ci portò alla semifinale fu un risultato storico per la società.

mister

Quindi, a maggior ragione dopo questo bellissimo amarcord….ci spieghi la tua decisione?

Prima di tutto, a causa di impegni lavorativi, non avrei potuto svolgere questa passione al 100%. Ho quindi ritenuto, per rispetto dei ragazzi, giusto fermarmi in attesa di ritrovare le condizioni migliori.

Ma soprattutto mi ha allettato tantissimo la possibilità di iniziare una nuova pagina nel mondo calcistico. Giorno dopo giorno,  ho preso in considerazione con convinzione sempre maggiore l’idea del d.g. Furlotti di far parte della dirigenza della sezione calcio. 

Quale sarà il tuo ruolo e che ti obiettivi ti poni per la tua società?

Mi andrò ad occupare di tutti gli aspetti organizzativi e sarò di supporto alle annate della scuola calcio per permettere agli allenatori di concentrarsi solo sul miglioramento dei ragazzi senza ostacoli.

Ok, mi collego per la prossima domanda.  Di cosa pensi abbia bisogno il calcio giovanile di oggi?

Sinceramente penso che ci sia bisogno urgente di dirigenti ed allenatori che non “scimiottino” i professionisti, ma si concentrino con umiltà e sacrificio sul valorizzare i ragazzi in un clima di divertimento e positività.

mister

Grazie Luca della chiacchierata e in bocca al lupo per la tua nuova avventura.

Grazie a voi e complimenti per il vostro blog.