THE ENGLISH GAME: il calcio ai tempi della quarantena

La straordinaria drammaticità del periodo che stiamo vivendo e che ci tiene tutti, o comunque con poche eccezioni, rinchiusi in casa ci ha portati ad un problema a cui la società moderna in questi anni non ci aveva abituato: avere così tanto tempo libero da non saper come riempirlo per sfuggire alla noia. Questa è musica per le orecchie delle piattaforme di streaming come Netflix, il cui co-founder e CEO Reed Hastings nel 2017 a precisa domanda su quali fossero i competitor della piattaforma, se la televisione, il cinema o Amazon rispose: “Assolutamente niente di tutto questo! L’intrattenimento domestico non è un gioco a somma zero, oggi il nostro più grande avversario è il poco tempo libero che questa società concede alle persone e il sonno, perché dobbiamo convincerle a passare il loro tempo sulla nostra piattaforma rinunciando a delle preziose ore di riposo”.

Bene, come dicevo, la straordinarietà di questo periodo storico implica l’annullamento del problema del tempo libero e spinge spesso la gente a lanciarsi a capofitto sulle serie tv, un tipo di intrattenimento continuo ed affascinante che, visto il suo perdurare su svariate ore, a differenza dei singoli film, risulta perfetto per la vita da quarantena, sottoforma di binge-watching.

Questa disponibilità si fonde con una grande mancanza che il Coronavirus ci sta facendo sentire: il calcio. Noi appassionati ci sentiamo persi senza vedere, dal vivo o in tv, il nostro amato pallone rotolare su un prato ogni weekend o senza la possibilità di nutrirci di notizie di campo durante la settimana. Netflix sembra dunque aver intercettato alla perfezione questo bisogno manifestatosi in una larga fetta del suo pubblico e il 20 marzo ha lanciato sulla piattaforma la serie The English Game.

Diretta da Julian Fellowes, per i più esperti in materia il creatore della premiatissima Downton Abbey, The English Game si presenta come un serie di tipo storico-narrativo che va a raccontare in modo cinematografico gli albori del nostro amato sport.

Ambientata sul finire dell’800, in Inghilterra, le regole del calcio sono state scritte verso la metà del secolo dai rappresentanti di diversi prestigiosi college britannici ed esso viene ritenuto un gioco altolocato e praticato per la maggior parte esclusivamente dai giovani nobili, che si ritengono i padri naturali di quello sport e ne custodiscono gelosamente la proprietà e le regole. Hanno infatti già formato la FA (l’attuale Football Association) che ogni anno organizza il torneo nazionale che mette in palio l’ambitissima FA Cup.

La competizione è molto famosa e, nonostante nel tempo vi inizino a partecipare anche squadre provenienti dalla più umile working class inglese, viene sempre vinto dalle squadre universitarie dei nobili, che hanno a disposizione strutture e tempo libero per allenarsi (gli operai per tirare a campare passavano tutta la giornata in fabbrica), ma soprattutto non hanno problemi di “fame”.

La storia inizia a cambiare però nel 1879, quando alla stazione ferroviaria della piccola Darwen scendono da un treno arrivato dalla Scozia Jimmy Love e soprattutto Fergus Suter, il nostro protagonista.

Questi sono stati chiamati da James Walsh, il padrone della fabbrica di cotone della città che con passione supporta economicamente l’unica squadra di Darwen, composta essa stessa dagli operai della sua fabbrica. Il sogno di Walsh, nato povero e che si è creato le sue fortune attraverso il duro lavoro, è quello di vincere la FA Cup e di rendere il calcio uno sport “per tutti”, non un giocattolo per far divertire i ricchi dal sangue blu.

Per fare questo ha quindi convinto i talenti scozzesi Suter e Love, anch’essi membri della working class del tempo, a trasferirsi a Darwen, lavorare nel suo cotonificio e giocare per la sua squadra sotto compenso economico.

 

C’è solo un problema in questo avvenimento, al tempo essere pagati per giocare a calcio era vietatissimo.  Il consiglio della FA infatti, formato totalmente da giocatori nobili delle squadre partecipanti, è molto fiero del dilettantismo dello sport che hanno creato anni prima, perché spinge i partecipanti a giocare esclusivamente per passione e per amore del gioco, senza che si metta di traverso come motivazione il vile denaro. I nobili, dalla loro condizione, non vedono però la differenza che porta questo snodo, perché loro non avendo difficoltà economiche riescono a giocare ed allenarsi senza problemi e preoccupazioni, mentre le classi sociali meno abbienti, che si scontrano quotidianamente contro le difficoltà della vita del tempo, spesso non possono permettersi di “perdere tempo” in un gioco se questo non può portare il pane alle loro famiglie.

Fergus Suter diventa presto il leader tecnico e carismatico della squadra di Darwen, instaurando subito un’accesa rivalità con l’Old Etonian, squadra della vicina università i cui membri son gran parte del consiglio della Football Association, e in particolar modo con il loro capitano Arthur Kinnaird. Lo scontro inizialmente è totale, stili di vita e di pensiero completamente differenti cozzano uno contro l’altro e rappresentano al meglio le lotte di classe della Gran Bretagna di fine ‘800, che fanno da cornice al racconto.

Da qui in avanti entrerà in scena tutto il resto: The English Game è una serie, storicamente accurata, di come il pallone diventò uno strumento fondamentale per iniziare ad accorciare le distanze sociali tra le lontanissime classi inglesi del tempo. Il calcio riuscì infatti a far dialogare i nobili di sangue blu con gli operai della working class, contribuendo a creare i presupposti per la società moderna che oggi conosciamo.

Rimanendo più sul tema strettamente calcistico in questa serie si può scoprire di più sul tema del professionismo in questo sport, siccome Suter e Love possono essere considerati i primi calciatori professionisti della storia, su quello delle bandiere che per la prima volta iniziano a cambiare fazione, della nascita di veri e propri tifosi delle squadre dei territori a cui appartengono geograficamente, e delle prime visioni del calcio non più come un semplice gioco ma come un vero e proprio business da sviluppare, anche a livello internazionale.

The English Game più che una serie vera e propria viene considerata una miniserie, perché è composta da sei episodi della durata tra i 43 e i 55 minuti che raccontano una storia che in essi inizia e si conclude. Netflix però sulla piattaforma l’ha presentata come “Stagione 1”, aprendo alla possibilità che potrebbe continuare. Ora come ora il gigante dello streaming non si è ancora sbilanciato in merito al futuro di The English Game, probabilmente vorrà prendere una decisione avendo prima sottomano i dati totali di quanti abbonati hanno deciso di guardarla, se i numeri saranno soddisfacenti probabilmente The English Game 2 ci sarà.

Inoltre, se in periodo di quarantena un obiettivo è quello di migliorare in qualche modo la lingua inglese, la serie è piuttosto semplice da seguire anche in lingua originale, con un lessico chiaro, pulito e tipicamente britannico.

Tirando le conclusioni, se da casa in questi giorni si vuole continuare a masticare calcio e vedere rotolare un pallone The English Game risulta un ottimo compromesso e probabilmente terminati i sei episodi si avrà già nostalgia del carisma e delle giocate di Fergus Suter. Buon calcio a tutti!

ANDREA CERATI – La mia prima esperienza nel calcio femminile

Ciao a tutti. Oggi parliamo di calcio femminile in compagnia di un nostro amico allenatore, Andrea Cerati, alla sua prima esperienza alla guida delle ragazze Under 17  del Parma Calcio 1913.ANDREA CERATI

45 anni,  lavora come Responsabile Area Vendite Italia in una azienda multinazionale per la produzione di macchine e tecnologie per il controllo qualità nell’industria food e pharma; è allenatore dal 2008.

Ha ottenuto le qualifica di Istruttore CONI-FIGC  e Allenatore Dilettante e Istruttore UEFA B.

Ciao Andrea, benvenuto.  Per cominciare, raccontaci qualcosa su di te!

(domanda ironica) Anche le donne quindi possono praticare calcio?

“Le donne non possono, per svariati motivi, praticare questo sport da maschi”.

Partendo da questo grande e assurdo preconcetto, nel 2015 ho frequentato il corso da istruttore base UEFA B, nel quale ho imparato che il confronto e la curiosità sono alla base della crescita di ogni istruttore ed allenatore.

E’ stata proprio la curiosità di scoprire una parte del calcio a me conosciuta, quello del calcio femminile, che in alcune lezioni tenute dall’istruttrice del Settore Tecnico della F.I.G.C. Milena Bertolini (attuale C.T. della squadra Nazionale di Calcio Femminile Italiana) ho potuto approfondire e scoprire questo “mondo” a me totalmente sconosciuto o forse meglio dire, ignorato.

Una slide in particolare, durante e lezioni in alula, mi colpì fortemente tanto da fotografarla e conservarla nella galleria delle fotografie a me più care. La dichiarazione di una delle calciatrice americane più talentuose e famose nel mondo, Alex Morgan: “Non è importante che lo si chiami calcio, football, soccer, questo gioco unisce le persone ed è l’unica cosa che importa”.

Ho iniziato a pensare e che lo sport è perseguire una passione, quindi, non è così strano che una donna intraprenda questa attività sportiva ed insegua i suoi sogni. 

Come e perché sei arrivato ad allenare una quadra di calcio femminile?

Dopo anni di esperienza come istruttore nel calcio dilettantistico in tutte le categorie giovanili, ho sentito il desiderio di cercare nuovi stimoli e di scoprire nei dettagli il calcio praticato dalle donne.ANDREA CERATI

Ho iniziato a seguire gli allenamenti e partite di mister Milena Bertolini (allora allenatrice della squadra di seria A Brescia Calcio Femminile), scoprendo un gruppo di ragazze con un elevato aspetto motivazionale, una vera squadra. Non è certo un caso che la qualità di quella squadra fosse proprio nelle giocatrici che la componevano (Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Sara Gama, Valentina Giacinti, Daniela Sabatino,Martina Rosucci ecc.) e che oggi, con altre maglie, continuano a scendere in campo con sui campi della serie A Femminile, della Champions League e con la maglia della nazionale Italiana.

In questa stagione hai ricoperto il ruolo di allenatore della squadra Under 17 al Parma Calcio 1913.

Ci parli di questa esperienza?

E’ stato un onore ed un privilegio avere l’opportunità di allenare in una società professionistica per di più quella della mia città.

E’ stata per me l’occasione per confrontarmi con tecnici ed istruttori molto preparati e di condividere e criticare i pensieri e le mie metodologie di allenamento e gioco del calcio.

Allenare una squadra di ragazze è stata per me una nuova, positiva e stimolante esperienza dove ho acquisito anche un nuovo modo di rapportarmi, organizzare e dirigere l’allenamento.

Nello svolgimento delle sedute di allenamento emergeva evidente come nelle donne fosse più elevato, rispetto agli uomini, la determinazione nell’affrontare un’esercitazione tecnica evidenziando una maggiore propensione al lavoro ed una maggiore capacità di attenzione e di analisi. Durante la seduta si percepiva inoltre uno stile comportamentale collaborativo piuttosto che competitivo che dava alla seduta di allenamento uno spirito di squadra davvero importante.

ANDREA CERATI

Questo aspetto è stato per me fondamentale per strutturare ed organizzare un lavoro di campo fortemente sbilanciato sull’aspetto tecnico individuale e successivamente sui reparti. Negli obbiettivi condivisi con la Direzione Sportiva c’era come primario obiettivo la crescita della squadra (nata proprio in questa stagione ed inserita tra le categorie under 15 ed under 19) nel senso più globale del termine.

La raccolta dei report post seduta di allenamento e di ogni singola partita (fino alla fine di febbraio 2020 causa sospensione delle attività per motivi legati alla diffusione del COVID-19) ci hanno confermato che il percorso di crescita individuale e di squadra è stato crescente e positivo.

Quali sono le differenze di metodologia di allenamento di una squadra femminile rispetto una squadra maschile?

Nel rispetto delle linee guida tecniche di metodologia di allenamento che la società Parma Calcio 1913 mi ha fornito, prima di stabilire il programma di allenamento, insieme al mio staff, abbiamo dovuto necessariamente considerare il materiale umano e tecnico che avevamo a disposizione.ANDREA CERATI

Pur rispettando alcune idee di gioco e principi tattici a me particolarmente cari, abbiamo basato le sedute di allenamento su una prima parte di attivazione tecnica e su esercitazioni finalizzate alla prevenzione degli infortuni per poi lavorare su un blocco tecnico individuale utilizzando prevalentemente il pallone e agendo su aspetti di coordinazione e per ultimo inserendo anche elementi tecnici e situazionali alla ricerca della miglior collaborazione tra i reparti, cercando sempre il coinvolgimento massimo delle ragazze attraverso stimoli e obbiettivi ambiziosi, ma raggiungibili.

Ho riscontrato che la differenza tra la donna giocatrice e l’uomo è sulla velocità e sulla forza funzionale, quindi principalmente sotto l’aspetto fisico. A livello tattico, molte volte, ho notato la superiorità della donna, l’intelligenza tattica calcistica non dipende dal genere. Negli allenamenti basati sulla tecnica e tattica tra uomo e donna non c’è differenza, anzi alcune volte la donna riesce a raggiungere la perfezione sui gesti tecnici più dell’uomo.

L’obbiettivo è di formare giocatrici pensanti, che siano in grado di prendere decisioni sul campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle eventuali cadute. Stiamo formando giocatrici del futuro in un calcio sempre più complesso (non difficile, complesso) e veloce, che richiede la presa di decisioni rapidissime e di prendersi delle responsabilità, di rischiare.

Ma non solo… stiamo formando ragazze, future donne, che avranno un posto nella società.

 Ci sono allenatori professionistici e dilettantistici che apprezzi e stimi particolarmente?

Ho avuto la possibilità di frequentare diversi clinic di aggiornamento tecnico e tattico con tecnici professionistici nazionali ed internazionali nei quali ho apprezzato particolarmente la figura di mister Eusebio Di Francesco sia per la qualità dei temi trattati, sia per la chiarezza delle spiegazioni tecniche e non per ultimo per la semplicità ed umiltà della persona. ANDREA CERATIAltri allenatori che apprezzo particolarmente sono mister Claudio Gabetta (allenatore Under 17 maschile del Parma Calcio 1913) le cui metodologie di allenamento sono davvero molto interessanti, mister Matteo Mazzoli (vice allenatore under 15 maschile Parma Calcio 1913) amico ed allenatore di grandi qualità tecniche ed umane e mister Giuliano Cudia (allenatore Under 15 Elite U.S. Montebello) istruttore di grandi valori con il quale ho iniziato l’esperienza di allenatore e per il quale nutro profonda stima.

Grazie ad Andrea Cerati per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa tua bellissima esperienza! 

Grazie a voi per l’opportunità e crepi il lupo!  Concedetemi un ultimo messaggio: in queste settimane medici, infermieri e tutte le persone impegnate in ambito sanitario, stanno facendo un lavoro enorme;  abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti e diminuisca il pericolo per le fasce più deboli e delicate di salute.
Un messaggio a tutti ed in particolar modo alle persone di sport: chi pratica sport rispetta sempre le regole, per questi motivi rispettiamo le istruzioni che ci danno, dopo il “picco” arriverà la discesa e allora il dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a calciare un pallone o più semplicemente a vedere con un amico una partita di calcio allo stadio.
Restiamo a casa, andrà tutto bene.

Emergenza Coronavirus – Fare squadra!

L’unico risvolto positivo della drammatica situazione che stiamo vivendo è sicuramente quello di aver recuperato molto tempo nelle nostre vite; ci è stata concessa la possibilità di fermarci a riflettere, e magari diventare persone migliori dedicando pensieri e vicinanza a chi vogliamo bene. I mezzi tecnologici di oggi stanno fornendo alle persone un grandissimo aiuto: regalarsi e regalare pezzettini di “normalità” e di routine. 

Anche per un allenatore, per tornare al tema principale del nostro blog,  si apre quindi una sfida importante. Cosa fare per mantenere unito il gruppo in questo momento di dispersione forzata? Cosa fare per dare sollievo ai ragazzi e bambini, continuamente bisognosi di stimoli diversi?

Sperando di fornire qualche piccolo spunto, o anche per semplice condivisione, vi racconto l’esperienza nella squadra che alleno, i Pulcini 2012 dell’U.S Astra Parma.

Dopo un periodo senza particolari contatti necessario per metabolizzare il cambiamento,  abbiamo cominciato il nostro percorso con due video messaggi di saluto, uno mio e uno dell’altro mister Matti, in cui li abbiamo incoraggiati a non mollare, resistere e a restituirci i loro video di saluto ai propri compagni.  Quest’ultima fase si è rivelata molto interessante e utile: davanti alla telecamera, qualcuno è stato disinvolto e spontaneo, qualcuno ha preferito leggere un testo, qualcuno si è quasi nascosto e qualcuno non si è sentito di farsi filmare…ma sono sicuro si riscatterà in futuro! Da quello che può sembrare un semplice video, nasce una prova da affrontare contro la timidezza! 

Ovviamente evitiamo i video per motivi di privacy!

Data la partecipazione numerosa ai video saluti, abbiamo creato con la collaborazione dei genitori  una chat di gruppo Skype, in modo che potessero avere uno spazio tutto loro in cui comunicare e mantenersi in contatto. Durante le prime chiamate siamo apparsi anche noi mister, e con piacere abbiamo dialogato con loro…o almeno ci abbiamo provato!  Una video conferenza con 16 bambini non può che portare ad un caos infernale e un  potente mal di testa…ma ne è valsa la pena! Mentre qualcuno piano piano abbandonava per andare a cena,  i più tenaci hanno continuato con chiamate , messaggi, emoticons e stickers per tutta la serata…per la gioia delle mamme!

Per sconfiggere la noia di queste giornate, sfruttando la scia positive dei video contatti, abbiamo deciso di metterli un pochino alla prova e assegnarli qualche “compito a casa”. Abbiamo diviso il lavoro di questa settimana in varie CHALLENGES:

 

Challange 1 : Palleggio

Proposto in livelli di differente tipologia e difficoltà (livello 1,2,3 ecc. ecc.) inserendo anche coscia e testa. 

 

Challange 2:  Muretto al volo

Per dar seguito alla sfida precedente, abbiamo proposto il gioco al volo con interno, collo, aggiungendo poi coscia, petto, testa.   

 

Challenge 3: Tiro a canestro

Obiettivo del gioco: calciare la palla dalla distanza e fare canestro (una scatola, un cestino, una bacinella..). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,  con interno e collo piede.

 

Challange 4: Gioco del bowling

Obiettivo del gioco: abbattere i birilli con un tiro dalla distanza.  Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,   con interno e collo piede. 

 

Challange 5: Tiro al bersaglio

Obiettivo del gioco: con un tiro dalla distanza bisogna centrare il bersaglio dichiarato.  I bersagli possono avere nomi di fantasia o numeri (noi abbiamo scelto “tiro messi, tiro ronaldo, tiro lukaku ecc. ecc.”). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo.

Il suggerimento dato ai bambini è stato quello di non dimenticarsi, in questi giochi,  di allenare anche il piede debole.

Ovviamente, tutte le esercitazioni proposte sono realizzabili in ambiente domestico. In ogni video sono sempre stati invitati a RESTARE IN CASA.

Questo è stato il lavoro che ha coperto la settimana appena passata, nei prossimi giorni manderemo altre sfide! Le risposte dei bambini sono state eccezionali:

Per concludere, un altro prezioso risultato ottenuto in questo percorso “a distanza” ,è stato il grande coinvolgimento e impegno dei genitori.  Un grosso grazie va anche a loro!

 E mi raccomando… ricordiamoci tutti che andrA’STRAbene!

ANALISI VIDEO DEL PORTIERE

Ciao a tutti e ben trovati nonostante la situazione che ci circonda sia peggiorata notevolmente. Abbiamo pensato di uscire con articoli che non trattino direttamente di esercizi da campo, proprio per quello che ho scritto sopra, ma, dato il tempo in più che abbiamo volenti o nolenti, per “studiare” un pò di più per prepararci ad una ripartenza ancora più motivati di prima.

Oggi vorrei parlarvi di come intendo l’ Analisi della Gara del Portiere e che strumenti utilizzo. Premetto che dopo qualche anno credo che analizzare la prestazione del portiere sia fondamentale per capire dove e come lavorare per migliorarlo.

Alla luce di questo ho cominciato anni fa ad utilizzare lo strumento video per capire e studiare i gesti e le letture delle situazioni dei miei atleti. So cosa state pensando…Facile sentirlo dire da uno che allena in un settore giovanile professionistico…

Vero in linea di massima….

Ma io ho cominciato nei dilettanti e con strumenti molto semplici e di facile reperibilità.

Per farvi capire :

  1. Primo Anno : Videocamera e treppiede e utilizzo di Excel per segnare minuti e tagliare le azioni con un programma molto semplice e gratuito come VLC ;
  2. Secondo Anno : Come sopra con innesto di videocamera tipo “GoPro” sul retro della porta del portiere e successivamente, per comodità, di tutti e due;
  3. Terzo Anno : Come sopra ma con l’utilizzo per tagliare il video di un programma di Video Analisi che ai tempi era Open Source e che vedrete nel documento che inserirò nell’articolo e un altro programma di video Editing gratuito per combinare le riprese dall’alto e da dietro;
  4. Fino ad Oggi : Come sopra con utilizzo di un programma per I pad in cui posso, in presa diretta,  segnare le azioni che individuo e farmi mandare un report da dove posso ricavare i minuti delle azioni che ho segnalato in maniera da non dover visionare tutta la partita ma concentrarmi solo sulle azioni che ritengo interessanti.

Da questi dati, come vedrete, riesco anche a ricavare le tipologie di azioni che il portiere compie durante la gara e, con una visione più ampia, in tutto il campionato per poter anche programmare allenamenti diversi che riproducano la partita.

Sicuramente tutto questo richiede tempo, voglia e sempre più competenze informatiche per poter collegare i dati tra diloro ma questo è nato dalla curiosità di provare nuove tipologie di “lavoro” e di strumenti per ottimizzare l’aiuto da dare ai nostri ragazzi.

Ognuno ha i suoi impegni, la famiglia, il lavoro, i figli, la fidanzata o la moglie che ci limitano il tempo da dedicare alla nostra passione ma credo che se si vuole dei ritagli di tempo si possono trovare e vi assicuro che basta poco per fare comprendere ai vostri portieri che cercate di aiutarli a migliorare, anche solo far vedere uno spezzone di 3 minuti da commentare insieme .

Per essere più preciso in quello che ho scritto per sommi capi allego la mia tesi proprio su “Analisi Video della Gara Portiere” che ho redatto nel Corso di Specializzazione per Allenatore dei Portieri di Prima Squadra tenuto a Coverciano nell’estate scorsa; vedrete che ci sono dei link su video che ho allegato e sono parte integrante della tesi stessa. Allegherò, per ora, solo un video per portiere per non essere troppo pesante ma se qualcuno vuole anche gli altri mi contatti via pure via mail anche per scambiare opinioni.

Sperando di avere dei riscontri vi saluto e vi auguro ” In Bocca AL Lupo ” !!!!!

A Presto !!

Georgia Fest: Alla ricerca del vello d’oro del calcio (femminile)

Incontro con i giovani

Prosegue il mio lavoro nelle scuole, assieme agli attivisti dell’associazione Tuttimondi, per la sensibilizzare i ragazzi verso il diritto allo sport.

In questi incontri, abbiamo parlato con i ragazzi delle loro abitudini sportive ed abbiamo potuto constatare che i tempi che dedicano all’attività fisica sono sempre più circoscritti alle ore dei corsi sportivi pomeridiani, perché “gli schermi” hanno preso parte del tempo che le generazioni precedenti dedicavano alla socialità all’aria aperta.

Il fatto che la propria esperienza di gioco sia legata ad un contesto “chiuso” nelle regole prestabilite dello sport che praticano (negli spazi e nei tempi predeterminati), mi lascia il dubbio che essi possano perdere la capacità di di esprimersi nel gioco libero.

Football without borders

👉 Football without borders ⚽️ ⚽️ 🏃‍♂️🏃‍♂️🇬🇪 come and play with us 😍 😍#georgiafest

Pubblicato da International Festival of Football and Culture "Georgia Fest" su Martedì 3 settembre 2019

Forse sarò un inguaribile romantico, ma ricordo quanto era bello giocare nei prati in collina. L’irregolarità e le pendenze del terreno erano parte integrante del divertimento.

📢 New Challenge_ monawile❗Miranda — " Girls power ⚽️ surrounded by the fantastic nature of Georgia – creates unforgattable emotions👟👠"

Pubblicato da International Festival of Football and Culture "Georgia Fest" su Mercoledì 17 luglio 2019

Ricordo con malinconia i pomeriggi passati nei giardini dei miei amici, nelle campagne del comune di Montechiarugolo. Improvvisavamo campi di gioco diagonali confinati tra 4 alberi che fungevano da porte, la cui traversa immaginaria era regolata sull’altezza del portiere di turno.

Il tempo, che nella mia memoria ora sembra sconfinato, pareva volare. Il sole era troppo impaziente di andare a dormire e noi non avremmo voluto smettere di giocare al suo riposo.

Football in the cave Muradi, Georgia.

🔥Экстремальный футбол в пещере🔥🥅👍На данном видео победитель 🏆челленджа @ჯანიკო ჯანაშია играет в футбол в пещере Мурада, Имерети, Грузия.📍- На вопрос, "Каково играть в футбол в пещере?" Джано, отвечает:- В резиновых сапогах много не набьешь🤣 Дышать легко. Это новые ощущения. ⚽️❤ Football is not just a hobby, it is passion, love.In this video, the winner of the challenge Jano plays with the ball in the cave of Muradi. Imereti, Georgia.

Pubblicato da International Festival of Football and Culture "Georgia Fest" su Martedì 6 agosto 2019

Molte di queste emozioni le ho riscoperte sulla pagina Facebook del International Festival of Football and Culture “Georgia Fest”.

Ci stiamo allontanando

Guardando queste foto, penso alla distanza che abbiamo lasciato che si creasse tra il calcio e le persone (o forse tra le persone e le persone). Lentamente la nostra società si è chiusa nell’individualismo, avvelenando i valori sociali dello sport. Allo stesso tempo, abbiamo lasciato largo spazio alla paura (pur cercando di reprimere ogni tipo di violenza ed adottando contromisure severe), soprattutto nella percezione della gente. Ciò si può riassumere nel luogo comune: “Una volta venivo con la famiglia allo stadio, adesso non mi attento più!!!”

Parlando di calcio femminile,

pensavo alle ultime due edizioni della finale di Coppa Italia Femminile. Sono contento che alle ragazze sia stato dato un palcoscenico più prestigioso, passando dal Noce di Noceto dove si è disputata Fiorentina-Brescia nel 2018 al Tardini di Fiorentina-Juventus del 2019, perché si meritano maggiore risalto e visibilità.

Però, essendo stato ad entrambe le finali da spettatore, nel 2019 ho patito la mancanza del “terzo tempo” con le giocatrici, come invece era accaduto per Fiorentina-Brescia dell’anno precedente. La grande presenza di security del Tardini ha aggravato questo senso di distacco.

Ciò che non vorrei per il calcio femminile, come accade per il calcio maschile professionistico, è che si perdesse il contatto umano che a mio parere è la forza di questo movimento.

Ma ascoltiamo il parere dell’organizzazione del torneo Georgia Fest:
“The idea to give a name to the international sports and tourism event for non-professional fans of the game “football” – namely, the “Festival of Football and Culture”, seems to us quite logical. In fact, the title does not contain a combination of the two concepts, but emphasizes the components of a planetary phenomenon – World Football Culture.
We believe that the global trends of globalization and cosmopolitanism have already created such a multi-cultural phenomenon as World Football Culture. And this phenomenon, of course, includes, first of all, the game “football” itself, as well as the national cultural and mental characteristics of the peoples playing this game. At the same time, it is quite obvious that the World Football Culture, as a world trend, in turn, influences individual national cultures, becoming their integral part.
Georgia is a football country. The history of Georgian football has more than 100 years. Football theme is an integral and beautiful component of modern Georgian culture. Moreover. Modern Georgian culture is unthinkable without football !!!
Football in language, everyday life, art: cinema, music and fiction. Football in kindergartens and jokes, in disputes about manhood and honor. And even the reason for weddings and divorce proceedings!
The theme of football received a separate reflection in the Classical Ancient Georgian tradition of toasts (health resorts), an integral part of national feasts.
We, as the organizers of the “Georgia Fest”, invite you to take part in the festival, which will be held from August 2 to 18, 2020.
We invite you to try the “sparkling” cocktail of football and unique Georgian flavor!
We sincerely offer you to add the colors of your country, a unique feature of your national culture, into the multicolor of the festival.
We promise – WILL BE FUN !!!”
Traduzione:

L’idea di chiamare l’evento sportivo e turistico internazionale per appassionati del calcio non professionistico ” Festival del calcio e della cultura “, ci è sembrato abbastanza scontato. In realtà, volevamo dare enfasi alla “World Football Culture” che è un fenomeno globale in cui passione per il calcio e per la cultura si fondono in una unica unità solida.
Riteniamo che grazie agli effetti dalla globalizzazione e del cosmopolitismo si sia già creato un fenomeno multiculturale di “cultura mondiale del calcio”. E questo fenomeno, ovviamente, include, prima di tutto, il gioco stesso, nonché le caratteristiche culturali e mentali nazionali delle persone che giocano a questo gioco.

Allo stesso tempo, è abbastanza ovvio che la cultura mondiale del calcio, come tendenza, a sua volta influenza le singole culture nazionali, diventando parte integrante.
La Georgia è paese di calcio. La storia del calcio georgiano ha più di 100 anni. Questo sport è una componente integrante e prospera della moderna cultura georgiana. Inoltre.

La cultura georgiana moderna è impensabile senza il calcio !!!
Esso è nella lingua, nella vita quotidiana, nell’arte come il cinema, la musica e la fiction.

Il calcio inizia alle scuole materne e si ritrova nelle battute. Si ritrova nelle controversie su virilità e onore. E anche il motivo dei matrimoni e causa di divorzio!
Il tema del calcio ha ricevuto una riflessione separata nella classica tradizione georgiana dei toast (centri benessere), parte integrante delle feste nazionali.
In qualità di organizzatori del “Georgia Fest”, ti invitiamo a prendere parte al festival, che si terrà dal 2 al 18 agosto 2020.
Ti invitiamo a provare il cocktail “frizzante” del calcio e il sapore georgiano unico!
Ti offriamo sinceramente di aggiungere i colori del tuo paese, una caratteristica unica della tua cultura nazionale, nel multicolore del festival.
Promettiamo – SARÀ DIVERTENTE !!! “

Conclusioni

Sembra che in Georgia ancora riconoscano il fatto che il calcio è l’immagine di una cultura. Quindi mi chiedo: che cultura trasmettiamo continuando a tollerare che gli arbitri, gli allenatori ed i giocatori siano insultati? Se gli arbitri sono donne è accettabile che tali insulti siano sessisti? Troviamo tollerabile che per protestare con un arbitro occorra mettergli le mani addosso?

Progetto “Libere di giocare” – Il calcio femminile saharawi

Voglio parlare di questo progetto, perché crei uno spunto di riflessione sul calcio maschile e femminile di periferia.

In un mondo dove sembra sempre tutto dovuto, trovo importante portare rispetto ai campi comunali che permettono a tutti di giocare! Per quanto siano malandati non saranno mai poco confortevoli come la sabbia nel deserto a 40 gradi dove queste bambine giocano e si allenano! 

Trovo importante che si torni a parlare dell’impegno nel volontariato sportivo in Italia, perché sta scomparendo e ciò porterà a morire molte realtà. Da questo pensiero che interessa direttamente il calcio italiano, vorrei parlare del progetto della mia associazione nei campi saharawi e di quanto un piccolo gruppo di volontari possa andare avanti, nonostante le difficoltà che ogni anno si vengono a sommare.

Sostenere questo progetto in Africa, mi ha insegnato come dovremmo ricominciare a sostenere il calcio giovanile italiano, spendere il nostro tempo per loro, perché “Tutti i bambini hanno diritto di giocare”. Il calcio ci sta chiedendo il sacrificio di aiutare a formare i volontari che seguono le categorie giovanili, che saranno il futuro di questa disciplina e nel fare ciò dobbiamo creare opportunità e non sbarramenti.

Ringrazio  College Life Italia per la realizzazione del seguente video, come lo porto alle associazioni sportive/fondazioni/società che ne hanno preso parte- Sport Managment InstituteU.S. Ladispoli femminileRoma Calcio FemminileAsd Trastevere calcio Femminile

(Cliccate sul nome per aprire la pagina!!!) Video realizzato da College Life ItaliaSport Managment InstituteU.S. Ladispoli femminileRoma Calcio FemminileAsd Trastevere calcio Femminile
COS’È il progetto libere di giocare?

“Libere di giocare” è un progetto di sviluppo e diffusione del calcio femminile tra la popolazione musulmana Saharawi (donne, ragazze e bambine) nei campi dei rifugiati ad Al Layoun e Smara. Del progetto se ne occupa la associaione  Tuttimondi,  che lo finanzia attraverso i ricavi del torneo di calcio a 5 femminile “Tuttimondi Cup” che si svolge ogni anno a Praticello di Gattatico (RE). (Edizione 2020 sarà il 6/7 giugno)

Le "nostre" giovani calciatrici di Smara

Pubblicato da Tutti Mondi su Martedì 15 marzo 2016

PERCHÉ UN PROGETTO DI COOPERAZIONE internazionale….. SPORTIVO ?

Tuttimondi è una associazione a promozione sociale che utilizza, oltre ai mezzi classici, lo sport come veicolo per lo sviluppo sociale e per diffondere i propri valori ed ideali di solidarietà ed integrazione.

Come sostiene la fondatrice del progetto: “Non di solo pane vive l’uomo”. Gli aiuti umanitari e lo status di rifugiati garantiscono ai Saharawi tutto ciò che è necessario alla loro sopravvivenza in pieno deserto del Sahara, ma è altrettanto vero che ciò non è sufficiente a rendere la vita di centinaia di migliaia di persone degna di questo nome. 

Ma saranno dolci? Grazie Shaba Faragi per questi video!!

Pubblicato da Tutti Mondi su Martedì 15 marzo 2016

cosa chiedono i saharawi, cosa può rendere la loro vita più dignitosa?

I Saharawi chiedono di poter impiegare il loro tempo positivamente a favore della famiglia e della comunità attraverso un lavoro, ma allo stesso tempo di poter avere occasioni di svago e di mantenersi in salute.

Per questo, da anni dall’Italia forniamo sostegno nello sviluppo e consolidamento del loro sistema sportivo: Tuttimondi, il CISP, la regione Emilia Romagna, Uisp, Jaima Saharawi, El Ouali, Kabara Lagdaf ed una fitta rete di altre associazioni ed amministrazioni locali lavorano a tal scopo fin dal 2007, dividendo i compiti in base alle competenze ed ai mezzi a disposizione.

Libere di giocare
e quali sono i bisogni delle donne?

Le donne chiedono opportunità di maggiori emancipazione ed autodeterminazione.

La associazione Mujeres Saharauis UNMS è una tra le più attive su questi temi.

 

Di cosa si occupa l’associazione Tuttimondi in questo progetto?

A Tuttimondi è affidato il compito di collaborare con le allenatrici locali per far crescere il movimento del calcio femminile, in risposta alle sollecitazioni giunte dalle donne di ogni età . Perciò le bambine chiedono di praticare lo sport che amano, senza discriminazioni, mentre le ragazze chiedono di non perdere la loro rete di amiche nel rispetto dei doveri in ambito domestico e di acquisire la libertà di continuare a giocare a calcio, allorché le donne chiedono di fare movimento, in tutela della propria salute, prevenendo molti disturbi legati all’ipomobilità. Infine, le istruttrici, diventando allenatrici, vedono in prospettiva la speranza di poter diventare professioniste.

(Vedo una certa analogia con il calcio femminile italiano)

Munich Irish Rovers FC Ladies
Roma Femminile
Universidad de Los Lagos

Riprenderò l’argomento nei prossimi articoli. Ciao.

Calcio femminile giovanile: Al via i campionati!!!

L’anno scorso si sperimentava la prima Regional Cup UISP di calcio a 5 femminile giovanile in Emilia Romagna con la formula dei concentramenti provinciali. A rappresentare il territorio parmense c’era il team Vallinbici guidato dal mister Mariani.

Un primo importante passo per esaudire il sogno del mister è stato compiuto: sabato inizierà il campionato regionale!

Verrà comunque presentata la seconda edizione della Regional Cup, aperta anche ad altre squadre che volessero partecipare ad un solo concentramento.

Ecco svelato il calendario delle prime partite:

Calendari campionati calcio a 5 femminile giovanile UISP

 

Anche la FIGC non è da meno!

Il 24 novembre, partirà la prima fase a gironi del torneo sperimentale FAIR PLAY WOMEN’s.

L’obiettivo è creare campionati giovanili femminili, per squadre under 12  che oggi militano nei campionati misti. Si pensa così di ridurre il fenomeno dell’abbandono da parte delle atlete più giovani. (già esistono campionati under 15, under 17 e under 19 solo femminili.)

 

Il Torneo prevede:

I° TURNO: 24 Novembre 2019

II° TURNO: 7 Dicembre 2019

III° TURNO 12 Gennaio 2020

Festa finale Febbraio 2020 (per tutte le squadre partecipanti)

Ovviamente non vogliamo dimenticare il campionato ALLIEVE (annate 2004-2008) di calcio a 9 organizzato dal CSI di Reggio Emilia, che già da qualche anno permette la crescita sportiva delle giocatrici nell’età adolescenziale. Il campionato è già iniziato e dopo 2 giornate in testa c’è il Nubilaria al comando a punteggio pieno seguito dall’Arsenal di Cadelbosco Sopra (Calendario sul sito e sulla APP del CSIRE).

Credo che si stia lavorando bene e con la giusta visibilità si otterranno risultati ancora migliori.

Foto della partita tra G.S. Arsenal e Atletico Castellazzo

Link utili per maggiori informazioni:

http://www.figc-dilettanti-er.it/comunicati/2019

https://www.csire.it/albo/risultati-calendario-classifiche-squadre.html?q=cal

http://www.uisp.it/emiliaromagna/calcio/comunicati

Ragazze Nel Pallone

Quando si parla di calcio femminile, spesso non si parla solo di sport.

Come viene ben spiegato nel video di presentazione del torneo RNP di Padova, uno dei tornei con maggiore partecipazione d’Italia, lo sport femminile è anche il mezzo di riscatto sociale.

Le donne di tutto il mondo lottano per la parità di genere e nello sport cercano di ottenerla lavorando ed impegnandosi attivamente.

RNP / Documentario

Ragazze nel Pallone è molto più di un torneo.Il documentario, a cura di A Qualcuna Piace il Calcio, da spazio alle atlete che partecipano a #RagazzeNelPallone e all'energia dello staff coinvolto nell'organizzazione di questo evento arrivato quest'anno alla 9ᵃ edizione.#RNP17 #FeelTheWave #RNP16 #ViviLaTuaSfida #AQualcunaPiaceIlCalcio #sisters #sistersinthespace Sisters #SportFemminile #Soccer #Rugby #Basket #Volley #Padova #Italy #equalplayingfield #mymountain #WePlayStrong We Play StrongImmagini drone: Digitalmovie.it

Pubblicato da Ragazze nel Pallone su Martedì 20 giugno 2017

Nella pagina facebook di RNP scherzano su uno scoglio culturale di alcune calciatrici adulte, meno abituate allo sport all’aperto:

Nella mia esperienza di allenatore di futsal, ho ricevuto delle lamentele da parte dei genitori di alcune ragazze che allenandosi da portiere, durante la preparazione precampionato tornavano a casa completamente infangate.

Forse avevo in un qualche modo tradito un patto non scritto che uno sport al chiuso non includesse i bagni nel fango.

Sicuramente con l’arrivo della brutta stagione, delle piogge e del freddo, anche alcune adulte presentano una certa “inerzia” ad allenarsi all’aperto (soprattutto da parte di quelle ragazze che in adolescenza avevano praticato sport in palestra); ma nessuna di loro che coltivi questa passione in maniera concreta si darà davvero per vinta, tanto è forte la voglia di giocare e di competere con le avversarie!

Il calcio però non è tutto!!!

Escludendo le squadre di serie A e B, l’impegno richiesto generalmente va da agosto sino alla fine di giugno, allenandosi anche durante la pausa natalizia; quindi non essendo uno sport professionistico, ovviamente, quando arrivano i giorni di ferie dal lavoro, le ragazze prendono una pausa anche dallo sport. 

Gigi Riva: storia di coraggio, classe e fedeltà

“Quando arrivò qui da noi nell’estate del 1963 non era quel marcantonio muscoloso e potente che è oggi.
Aveva già due incredibili spalle squadrate, una mascella volitiva e un sorriso che non sapevi mai se era timidezza o se voleva prenderti per il culo.
Ma era magro come un chiodo e la prima cosa che pensammo noi sardi, che tra i fornelli siamo i migliori del mondo, è stata “ma cosa cavolo gli danno da mangiare a quei ragazzi qua in continente ?”.
Non giocava da attaccante puro all’inizio.
Ce ne avevano parlato come di un ala tornante (c’è poco da ridere ! allora si chiamavano così quelli che dovevano dividersi a metà fra la fase difensiva e quella offensiva del gioco) ed in effetti Giggi (rigorosamente con due “GG” qui da noi) si faceva un mazzo tanto a rincorrere avversari e a recuperare palloni nella nostra metà campo.
Ma il nostro mister Arturo Silvestri, detto “Sandokan”, che avendo fatto il difensore tutta la vita di attaccanti forti quando li incontra se ne intende, dopo poche partite lo mise in attacco.
I meno stupiti erano quelli come me che andavamo agli allenamenti e restavamo impressionati dalla potenza del sinistro di questo ragazzo e dalle sue incredibili doti in acrobazia.
Vedendolo giocare da attaccante abbiamo capito subito che quel ragazzo qui poteva davvero arrivare lontano.
E magari portare lontano pure noi che la Serie A sull’isola non l’abbiamo mai vista.

E intanto “GIGGIRRIVVA” lo vedevamo crescere e irrobustirsi ma fin dal primo momento capimmo che aveva una dote che non impari negli allenamenti, per quanto bravi possano essere i tuoi allenatori.
Il coraggio. Quello ce l’hai dentro di te. O non ce l’hai proprio.
Non c’era pallone che non potesse diventare raggiungibile, non c’era avversario abbastanza forte da potersi frapporre tra lui e quella sfera di cuoio e non c’era legge di gravità che condizionasse il suo stacco a colpire di testa o a lanciarsi in spericolate rovesciate nel cuore dell’area avversaria.
Non c’era una sola domenica in cui Giggi non ci obbligava a trattenere il fiato dalla paura quando si lanciava di testa in tuffo per colpire un pallone a mezzo metro da terra, in mezzo ad una selva di gambe pronte invece a calciare quel pallone il più lontano possibile.

Per farla breve … a fine stagione eravamo in serie A.
Per la prima volta nella storia una squadra dell’isola avrebbe disputato il campionato nazionale di calcio.
Questo risultato diede una scossa a tutti quanti.
Non so se fu per caso ma improvvisamente parve che il resto d’Italia iniziò a rendersi conto che la Sardegna non era fatta solo di pastori e pescatori e che nelle cronache dei telegiornali potevamo finirci non solo per i rapimenti.

E se Ricciotti Greatti, un friulano chiacchierone che dopo l’esperienza al Palermo aveva giurato che mai più avrebbe giocato in una squadra di calcio di un isola, fu il nostro leader e capocannoniere con 12 gol il giovane RIva contribuì e non poco con i suoi 8 gol a portarci nell’Olimpo del calcio italiano.
… e il bello doveva ancora venire !
Nella prima stagione di Serie A non sapevamo cosa aspettarci.
Ma i nostri ragazzi crescevano.
“Giggi” più di tutti gli altri.
Dopo un girone di andata in cui avevamo bisogno di prendere le misure con questa nuova realtà nel girone di ritorno diventammo davvero un osso duro per tutti.
RIva segnò 9 reti in quella stagione, compresa una alla Juventus nel gennaio del 1965.
Non l’avesse mai fatto !
Da allora, e per quasi 10 anni buoni, non passava settimana senza che un emissario della Juventus non venisse a vederlo qui da noi nel nostro vecchio e glorioso Amsicora prima, nel S. Elia poi o nelle trasferte in continente.
Ma intanto il nostro Giggi si irrobustiva, prendeva fiducia in se stesso e soprattutto SORRIDEVA !
Cosa che il primo anno qua da noi gli abbiamo visto fare poche volte.
Sono in tanti quelli che a quei tempi venivano qua da noi convinti di arrivare nell’anticamera dell’inferno … ma che poi quando capivano che si, siamo cocciuti e chiusi, ma che se ci sai prendere per il verso giusto ti diamo anche il cuore … facevano poi fatica ad andarsene.
Invece Riva era esattamente come siamo noi sardi.
Schivo, cocciuto e generoso.
L’anno dopo ci salvammo con qualche patema ma soprattutto perdemmo il nostro mister Silvestri, attratto dalle lusinghe del “suo” Milan.
Arrivò un allenatore romano, magro come un chiodo e apparentemente sempre sereno e tranquillo.
Così diverso da Silvestri che in allenamento era capace di prendere a calci nel culo i giocatori che non facevano quello che lui chiedeva.
Arrivammo sesti.
Un gran risultato.
Giggi segnò 11 gol e fu allora che ci dissero che non avremmo potuto tenerlo ancora con noi.
Così almeno la pensava il Presidente Enrico Rocca.
“Riva è in vendita”.
La motivazione era che i costi per continuare a giocare in Serie A erano davvero troppi per la Società.
Per poco non scoppia una rivoluzione.
“GIGGIRRIVVA non si tocca” era la frase che potevi sentire in ogni angolo della Sardegna.
Nelle campagne, sulle barche, nelle scuole e nei bar.
Nel frattempo Riva era diventato come un figlio, un fratello o un nipote per mezza Sardegna.
Ogni sera era a cena a casa di una famiglia diversa !
Magari ci si dicevano 40 parole in tutta la serata ma il calore che volevamo trasmettergli lo sentiva eccome.
Poi sono arrivati quelli che i milioni li avevano davvero.
Siamo diventati una Società per Azioni.
E “Giggi” è rimasto con noi.
Quando tornò Scopigno (che fu mandato via per aver pisciato all’aperto durante una festa vi rendete conto ?) non ci serviva un esperto di calcio per capire che eravamo ormai una grande squadra.
Nel 1968-69 lottammo contro la Fiorentina fino alla fine per la conquista del titolo. “Giggi“ vinse la classifica dei cannonieri con 20 gol.
Nonostante l’anno prima si fosse fratturato il perone in una partita con la Nazionale.
Sapevamo che non ci mancava molto per poter pensare davvero in grande.
Il nostro “filosofo” aveva ormai trovato la quadratura del cerchio.
A tutti in quell’estate del 1969 dispiacque vedere andare via un grande attaccante come Roberto Boninsegna ma bastarono poche partite per capire che la contropartita ricevuta dall’Inter era più che adeguata.
Anzi, era un autentico affare !
Con Angelo Domenghini arrivò quel giocatore non solo capace di fare la fascia avanti e indietro decine di volte a partita ma soprattutto qualcuno capace di mettere in mezzo all’area quei cross sui quali il nostro “GIGGIRRIVVA” era praticamente impossibile da arginare.
Con Sergio “Bobo” Gori arrivò invece la spalla ideale per il nostro numero 11.
Capace di svariare su tutto il fronte d’attacco, di non dare punti di riferimento ai difensori avversari e che grazie al suo notevole altruismo e spirito di sacrificio lasciava Giggi libero di pensare ad un solo e unico obiettivo: fare gol.
La squadra ora era completa, organizzata in ogni reparto e soprattutto con quella fiducia nei proprio mezzi che ti convince che nulla è impossibile. Potevamo anche andare in svantaggio come contro la Roma o come nella partita forse più importante di tutte, quella con la Juventus al Comunale di Torino … ma sapevamo che fino al novantesimo non era mai finita per i nostri ragazzi.
E poi ci fu Vicenza.
Alla domenica pomeriggio tutta la Sardegna si fermava.

Tutti con l’orecchio alle radioline.
Nei bar, nelle case e sul lungomare.
Quel giorno la splendida voce graffiante di Sandro Ciotti ci raccontò di “un gol incredibile, un gesto atletico sublime e di rara bellezza … come forse non si è mai visto prima in un campo di calcio”.
Dopo una descrizione del genere ricordo che l’attesa per vedere questo gol alla Domenica Sportiva fu spasmodica.
Ognuno di noi provava ad immaginare come sarebbe stato quel gol … ma nessuno, neppure il più fantasioso tra i tifosi del Cagliari e del nostro “GIGGIRRIVVA” avrebbe potuto immaginare una rete di cotanta bellezza e spettacolarità.
La Rai era riuscita ad immortalare anche dal basso l’azione.
Si vede Bobo Gori che va sul fondo, mette il pallone in mezzo all’area dove “Domingo” fa da sponda di testa per Riva.
Giggi sta andando verso la porta ma il pallone è arretrato rispetto alla sua posizione.
Sembra una palla persa.
Non per Riva. Per lui il concetto di “palla persa” semplicemente non esiste.
Il nostro bomber effettua una torsione completa con il corpo per poi lanciarsi in rovesciata andando in cielo ad arpionare quel pallone con il suo magico sinistro.
Un istante dopo la palla d’infila sotto la traversa del portiere vicentino Pianta, ex-compagno di Riva al Cagliari fino a due stagioni prima, e letteralmente annichilito da questa prodezza.
Roba da non credere ai propri occhi.

Poi arrivò quel meraviglioso 12 aprile del 1970.
Furono Gori e Riva a segnare i due gol che ci consegnarono lo scudetto nella partita al S. Elia contro il Bari.
Per Cagliari e la Sardegna intera fu la realizzazione di un sogno.
Che non si è più ripetuto e probabilmente non si ripeterà mai più … ma come ripete spesso il nostro Giggi “vincere uno Scudetto qua e come vincerne dieci altrove”.

Sono passati quasi 50 anni da allora.
Riva vive ancora qua con noi, nella nostra isola.
Non se n’è mai più andato.
Gli abbiamo dato affetto, calore e protezione.
… ma con lui, con GIGGIRRIVVA, saremo sempre in debito …

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Una delle passioni di Riva era la velocità.
Era piuttosto frequente vederlo sfrecciare con la sua auto sulla costa o nelle tortuose stradine dell’entroterra. Più di una volta pare che le forze dell’ordine abbiano chiuso un occhio una volta verificato chi c’era al volante. L’aneddoto migliore riguarda però Roberto Boninsegna, suo compagno al Cagliari e in Nazionale che una volta sceso dall’auto di Riva dopo una folle corsa sulle strade della Sardegna decise seduta stante di sottoscrivere un’assicurazione sulla vita !

Un’altra delle grandi passioni di Riva sono le sigarette. E’ conosciutissimo l’aneddoto di quando Gigi, ricoverato in ospedale dopo la frattura al perone contro il Portogallo accettò di farsi intervistare dal grande Gianni Mura in cambio di … un pacchetto di sigarette che in Ospedale ovviamente gli avevano proibito !

Sempre relativo al fumo (e non solo !) è legato uno degli aneddoti più divertenti che riguardano questo grande attaccante. E’ sabato sera e il Cagliari e in ritiro in vista dell’incontro di campionato dell’indomani. E’ passata abbondantemente la mezzanotte ma nella stanza di Riva non si sta dormendo.
Ci sono il portiere Albertosi, il centravanti Gori, il difensore Poli oltre ovviamente a Riva.
E’ in corso una serrata partita di poker. Sul tavolo c’è una bottiglia di whisky e la stanza è avvolta in un’unica, gigantesca nuvola di fumo.
All’improvviso si sente girare una chiave nella toppa.
Gori è il più lesto a capire cosa sta per accadere e si va a rintanare in un armadio.
La porta si apre e dietro la “nebbia” che avvolge la stanza Riva e soci scorgono la sagoma del Mister, Manlio Scopigno.
C’è un lungo, imbarazzato silenzio.
Ad un certo punto Scopigno mette una mano nel taschino della giacca, estrae una sigaretta e chiede con tutta la tranquillità del mondo “Dà fastidio se fumo ?”.
La risata è generale e liberatoria.
Ovviamente nessuna sanzione e nessuna reprimenda.
Anzi, come dirà lo stesso Riva “Da quel giorno saremmo andati in guerra per lui se ce lo avesse chiesto”.

In tempi in cui gli ingaggi dei calciatori, anche di quelli più bravi, non erano neppure paragonabili a quelli attuali, ha sempre stupito tutti il rifiuto di Riva di abbandonare la sua Sardegna per andare a guadagnare assai di più in uno degli squadroni del Nord.
La Juventus in particolare corteggiò assiduamente il bomber di Leggiuno e per diversi anni … senza mai riuscire a portarlo via dalla sua adorata Sardegna. Racconta lo stesso Riva che “praticamente ad ogni partita giocata nel “continente” a fine incontro mi avvicinava un emissario della Juventus dicendomi che c’era Boniperti che mi stava aspettando per un incontro e per parlare del mio futuro. Alla fine imparai a riconoscerli e appena li vedevo cambiavo strada per evitarli !”

Il denaro come detto non è mai stato fondamentale per Riva.
Ci fu un rifiuto ancora più grande e con in gioco una cifra ancora più importante, di quelle che possono davvero cambiarti la vita.
Accade infatti che il regista Franco Zeffirelli intenda offrire proprio al numero 11 del Cagliari la parte di San Francesco d’Assisi nel suo prossimo film.
L’offerta è da favola.
Gigi Riva dice semplicemente “No, grazie” rifiutando la parte e 400 milionidelle vecchie lire.

L’ultimo aneddoto è puramente calcistico e mi fu raccontato personalmente anni fa da Giorgio Negrisolo, ottimo difensore e centrocampista di squadre come la Sampdoria, la Roma e il Verona con oltre 250 presenze in Serie A.
Ed è quanto mai emblematico per descrivere chi era Gigi Riva.
“Era il 1970 e io giocavo nella Sampdoria nel mio secondo anno di serie A. Quel giorno andiamo a Cagliari, a giocare contro una squadra lanciatissima ai vertici della classifica mentre noi annaspiamo nelle zone basse. Siamo negli spogliatoi e il nostro Mister, il grande Fulvio Bernardini, ci dice “Ragazzi, oggi giochiamo contro Gigi Riva. Non me la sento di  imporvi nulla quindi vi chiedo: chi se la sente di marcarlo ?”.
Vedo tutti i miei compagni di reparto chinare contemporaneamente la testa trovando incredibilmente interessanti le punte dei propri scarpini.
Il silenzio è assoluto.
A quel punto io, giovane virgulto ventenne smanioso di mettermi in mostra, alzo il braccio e con fiero entusiasmo dico “Ci penso io Mister !”.
Quel giorno ho passato i 90 minuti più terribili della mia carriera di calciatore.
Perdiamo 4 a 0 e non solo Riva segna un gol e ne propizia un altro paio ma finisco la partita coperto di lividi dalla testa ai piedi !
… e pensare che, essendo io il difensore e lui l’attaccante, sarei io quello che avrebbe dovuto picchiare !
La stessa situazione si ripresenta qualche anno dopo, quando giocavo nella Roma.
Stavolta l’allenatore è il mago svedese Niels Liedholm ma la domanda è la stessa.
“Ragazzi chi se la sente di marcare Riva ?”
… anch’io ero entrato nel club “adoratori delle punte degli scarpini” !!!!

Uscita dal pressing

Quando giochiamo contro squadre che partono forte e ci “schiacciano” nella nostra difesa la qualità con cui si effettua l’uscita dal pressing diventa fondamentale.

La precisione del passaggio, il guadagnare campo sia in ampiezza che in profondità e il continuo movimento dei giocatori va allenato continuamente durante l’anno.

Uscita dal pressing

 

In questo esercizio la squadra blu comincia il gioco dal portiere e inizialmente con l’aiuto del centrocampista gioca un 4 contro 3 quando i tre attaccanti rossi entrano in campo a pressare.

Nell’esercizio bisogna far capire ai ragazzi prima come muoversi con pressione avversaria bassa e poi aumentando la pressione finno a giocare in inferiorità numerica (4 contro 6).

Quindi finché l’avversario non si farà avanti  (bassa pressione) la squadra  blu giocherà in profondità e tenterà con uno due o cambio gioco di sfruttare la superiorità per andare a goal nelle due porticine.

Man mano che aumenteranno gli attaccanti (pressione alta) viene richiesta ampiezza e e singola protezione della palla a favorire il movimento del compagno a cui appoggiare la palla. Il giro palla deve essere continuo con tiro dalla distanza cercando di centrare le due porticine.

Importane far partecipare al gioco anche il portiere.

Chi svolge il ruolo dell’attaccante deve cercare di bloccare il passaggio o il tiro nelle due porticine e ripartire velocemente verso la porta avversaria.