Calcio femminile verso il professionismo?

Scambio culturale con l’Argentina

L’altro giorno mi ha chiamato Yamila dell’associazione argentina Género, Deporte y Comunicación , che si occupa di parlare della parità di genere nello sport in Argentina, chiedendomi chiarimenti sul fatto che il calcio femminile in Italia fosse diventato sport professionistico.

Ho risposto che la situazione è un po’ diversa. ..

Durante l’intervista ho potuto constatare che, nonostante le nostre nazioni siano separate dall’Atlantico, il mondo del calcio femminile vive le stesse dinamiche in entrambi i paesi. Prendo a testimonianza di questo fatto l’intervista a Macarena Sánchez (la prima calciatrice professionista in Argentina):

Macarena Sánchez en exclusiva para Fémina Fútbol

#Entrevista | Macarena Sánchez llegó a Colombia para compartir su experiencia como futbolista en la Cumbre Novo Fútbol que se realizó en Bogotá. Habló en exclusiva para Fémina Fútbol y dio sus puntos de vista con relación a la profesionalización del fútbol femenino argentino y la participación de su país en Francia 2019. ¡Imperdible!

Pubblicato da Fémina Fútbol su Sabato 18 maggio 2019

In Argentina, solo poche giocatrici possono ottenere un contratto professionistico nei club più importanti, ma per la quasi totalità delle ragazze il calcio rimane uno sport amatoriale. Macarena in prima persona si batterà perché le donne possano avere un posto da professioniste sia come giocatrici che come dirigenti.

cosa è successo prima delle vacanze di Natale?

In Italia, il governo ha intenzione di pagare i contributi per stipendi (tetto massimo 30.000 euro lordi annui) per tutte quelle giocatrici a cui verrà sottoscritto un contratto da professionista.

Non si parla però di salario minimo.

Giusto per fare un paragone, la cifra sopra citata è molto simile al salario minimo previsto per un calciatore professionista maschio over 24. 

Purtroppo questa legge genera più caos che possibilità concrete, in quanto il passaggio al professionismo per il calcio femminile viene demandato alla Federazione, la quale per ora non è intenzionata a cambiare nulla e di conseguenza lascia totale libertà ai club di sottoscrivere dei contratti a propria discrezione.

Al momento quindi il rischio è che vi siano grandi disparità di trattamento tra una giocatrice e l’altra, se non si definiscono regole sull’equità di trattamento.

Una cosa che vorrei che fosse chiara, però, è che come ordine di grandezza il budget annuale di tante società delle serie inferiori regionali si avvicina allo stipendio di una singola giocatrice di questo livello.

Solo una piccolissima percentuale di società è quindi interessata realmente a questo discorso.

A mio parere, il professionismo, oltre che alle giocatrici andrebbe ampliato all’intero staff cercando di eliminare il lavoro precario. 

Ovviamente poi è importante salvaguardare la dignità del lavoro svolto anche dalle squadre che vogliono rimanere dilettantistiche, che sono spesso il trampolino di lancio per tutte quelle giocatrici che hanno avuto uno sviluppo sportivo “lento” e che sarebbero state scartate dalle squadre più blasonate.

L’interesse ad avere un calcio dilettantistico di alto livello si ripercuote sicuramente anche sulle squadre di Serie A, che in caso di bisogno possono andare a pescare giocatrici già “pronte” anche dalle serie minori.

Il professionismo deve poter tener conto anche di un ciclo continuo di risorse.

A Lady Radio si parla dell'emendamento sulla "promozione" del professionismo

Lady Radio – Giulia Ferrandi Intervista Walter Pettinati che ci spiega l'emendamento colabrodo proposto da AIC e dall'attuale Governo

Pubblicato da Calciodonne – Calcio Femminile su Martedì 17 dicembre 2019
cosa significa essere calciatrice?

Essere giocatrice richiede molta più fatica rispetto ad un maschio in termini di accessibilità. Come dice Sara Gama è bello raggiungere dei risultati dopo aver speso tempo, impegno e sacrificio. Nella maggior parte dei casi, però, terminata l’università le ragazze non si possono più permettere di giocare a certi livelli perché per poter vivere devono andare a lavorare. A testimonianza riporto la video intervista di Giulia Orlandi.

Ora come ora?Ai sensi della legge 23 Marzo 1981 n. 91 che disciplina il professionismo sportivo, lo status di "Sportivo Professionista" diverso da quello di " Dilettante" è definito dalle singole Federazioni sportive nazionali, che DOVREBBERO osservare le direttive stabilite dal CONI, ad oggi il CONI non ha chiarito cosa distingue l'attività professionistica da quella dilettantistica e la mancanza di chiarimento ha determinato una grave discriminazione a danno delle DONNE.Ai sensi della legge 91 del 1981, NESSUNA DISCIPLINA FEMMINILE è qualificata come Professionistica, con pesanti ricadute in termini di TUTELE Sanitarie – Assicurative – Previdenziali nonché di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta.Sussiste quindi l' IMPOSSIBILITÀ delle DONNE dello Sport ITALIANO di avere ACCESSO alla LEGGE 91 del 1981 sul Professionismo Sportivo ad OGGI CONCESSO SOLO ad alcune DISCIPLINE MASCHILI… To be continued..https://www.youtube.com/watch?v=PLD88QKru8E(elaborato dal Consiglio Comunale di Bergamo)#professionismo #dilettanti #donne #legge91del1981 #incampoxtutte #asdtuttiincampoxtutte #carriera #Diritti

Pubblicato da TUTTI in Campo per TUTTE ASD su Domenica 1 dicembre 2019

Sono sicuro che le brave atlete vadano sostenute e che gli si possa costruire una possibilità sia dentro che oltre lo sport, ma allo stesso tempo resto convinto che lo sviluppo del calcio femminile debba proseguire dal basso in maniera consistente per permettere all’eccellenza di godere di maggiore forza trainante! 

Per restare aggiornati sullo sviluppo dello sport femminile consiglio di seguire la pagina facebook dell’associazione Tutti in campo per tutte, sempre aggiornata sulle ultime novità.

spunti di riflessione

Personalmente credo che il professionismo non si misuri con lo stipendio delle atlete, quanto con il tipo di opportunità che una squadra riesce a creare, cercando di sempre di migliorare.

Vi lascio con alcune domande che ho raccolto da chi sta intraprendendo la strada verso il professionismo e che mi ripropongo di approfondire alcuni aspetti nei prossimi articoli:

  • Da quante persone è composto lo staff tecnico?
  • Hanno un ruolo specifico (preparatore dei portieri, preparatore atletico, primo allenatore)?
  • Hanno il patentino? Hanno studiato Scienze Motorie? 
  • Sono in grado di adattare gli allenamenti tecnici alle esigenze fisiche dei singoli giocatori (ed in base alla condizione attuale) al fine di prevenire infortuni?
  • Hanno fatto corsi da educatori o di coaching?
  • Esiste la figura dello psicologo? Come rispondono gli atleti allo stress?
  • Da quante persone è composto lo staff medico? Quanti fisioterapisti o massaggiatori? Quando sono presenti?
  • Gli allenatori delle giovanili hanno le stesse competenze degli allenatori della prima squadra? Hanno competenze specifiche per adattare gli allenamenti alla loro età?
  • Il carico di lavoro sugli atleti è adeguato? 
  • Sono persone in grado di educare al rispetto dei compagni, degli avversari, dei direttori di gara e dei luoghi dove si pratica lo sport? Anche se la voce più autorevole in capitolo è quella dei genitori, che spesso rovinano tutto dicendo “chi ha vinto?Quanti gol?”

Lavoro sulle posizioni

Ciao a tutti…oggi ero molto indeciso su cosa scrivere…ma riguardando un po i goal di ieri della Serie A mi è venuto in mente di ribadire il concetto di lavoro sulle posizioni.

Ho sentito commenti anche di addetti ai lavori, non ex portieri ne allenatori di portieri, che lasciano proprio il tempo che trovano ma che soprattutto non capiscono, forse giustamente dico io, come si è evoluto il ruolo e la complessità che ne è alla base.  Troppe volte si da ancora colpa al portiere mentre non ne ha e non gliela si da mentre invece ne avrebbe. Questi concetti errati vengono trasmessi, purtroppo, ai ragazzi che poi, se sei fortunato ti chiedono se  il portiere a cui si ispirano o no ha commesso l’errore e ascoltano la tua riflessione, altrimenti prendono per oro quello che gli Addetti ai Lavori dicono non riuscendo, date le competenze e l’esperienza, a fare una disamina corretta dell’evento preso in considerazione.

Ieri mi sono soffermato sugli highlights di Napoli  – Roma finita 2-1 per i partenopei e riguardandoli ho notato che, a mio parere, Pau Lopez, che è stato autore di una buonissima partita, non era correttamente piazzato in entrambi i goal. Poi se vai a vedere i voti si è preso dei 7 e dei 7,5 . Se il mio portiere è “colpevole” su due goal, nonostante abbia fatto una buonissima gara, potrò dargli la sufficienza ma non potrò, sicuramente, dargli un voto altissimo.

Ho preso per esempio questa partita perché la Roma, a mio modesto parere, ha uno degli allenatori dei portieri più bravi in circolazione Marco Savorani ( Ricordiamo che Allison Becker ha fatto un anno in panchina allenato da lui e poi ha vinto la Champion e lo stesso Szczesny ora titolare inamovibile della Juventus ).

Nonostante questo Pau Lopez è incappato in due incertezze ( Se le fanno a quei livelli perché non concederle ai ragazzi in fase di formazione ?!? ndr ).

Se guardate il video di cui allego il link vi proverò a spiegare quello che penso facendo bene attenzione a non dimenticare che non abbiamo parlato al portiere e non sappiamo COSA lui ha visto e percepito, che durante un analisi video dovrebbe essere sempre la domanda cardine da fare al giocatore :

Minuto 1:54 circa : Il Napoli scende sulla sx e mette un cross a giro dietro la linea dei difensori, Calljeon viene perso dai difensori attratti dal pallone ed al volo di interno piede insacca. A mio parere la posizione di Pau Lopez è troppo verso il primo pale, parliamo di 50 cm 1 mt massimo, si sta muovendo mentre parte il cross e si ritrova in una posizione che non gli permette di uscire( Anteroposteriore ma con il dx avanti anzichè il sx che gli limita la spinta dell’eventuale tuffo ) , a me da l’impressione che voglia provare ma perde il tempo per partire perchè gli appoggi non sono corretti; poi credo che il rientro a difesa della porta sia stato eseguito correttamente e, sinceramente, non mi interessa se prende goal sotto le gambe.

Minuto 3:06 circa : Insigne si impossessa della palla sulla sx e si porta verso il centro area facendo partire un tiro a giro che si insacca vicino al palo alla sx di Pau Lopez. Grande Goal….Beh facciamo bel goal….S notate la posizione di Pau Lopez mentre Insigne si sposta verso il centro area notate che è fermo e non segue lo spostamento dell’avversario lasciandogli aperta tutta la parte dx della porta ( Sx per il portiere); ma dirò di più se avesse fatto un passo laterale di circa 50 cm che il movimento di Insigne richiedeva io sono convinto l’avrebbe deviata. Nel proseguo dell’azione si vede che quasi la tocca nonostante, ripeto secondo il mio modo di vedere, non fosse posizionato correttamente.

Queste considerazioni perchè ? Perchè sono convinto che il posizionamento, specialmente nel settore giovanile, debba essere curato in maniera maniacale e ripetuto in maniera che i principi base siano capiti e immagazzinati poi ogni situazione è diversa dall’altra e ogni percezione del portiere durante l’azione gli permette o no di effettuare una parata….ma questo è il bello del calcio…

Oggi più che mai mi piacerebbe avere un confronto con tutti per capire cosa pensate di queste valutazioni e se siete d’accordo o no anche con il discorso riguardante le posizioni….

Vi aspetto !!!

Inizio azione dal basso

Ciao a tutti, eccoci di nuovo qui….Intanto mi associo ai ringraziamenti di Paolo per ile 20000 visualizzazioni che ci riempiono di orgoglio e ci spronano sempre a provare a fare meglio…GRAZIE

Oggi, per mantenere il filo logico riguardante i lavori integrati, vorrei parlare di un allenamento preparatorio riguardante l’inizio azione dal basso. Come al solito questa è la parte che noi allenatori dei portieri possiamo creare per poi inserire, insieme al Mister, la squadra ed andare su una o più esercitazioni situazionali vere e proprie.

Come prima esercitazione metto un portiere in porta e tre portieri in fronte a lui ed inizio con un semplice giropalla da destro versa sinistra con passaggio e restituzione passando sempre dal giocatore centrale. In questo caso non richiedo al portiere di muoversi ma solo di iniziarla a parlare chiamando uomo-solo e con al massimo due tocchi. Avendo richiesto di chiamare la situazione ricordiamo sempre, come concetto, che uomo indica una giocata di prima e solo può prevedere un controllo ed un passaggio.

La seconda esercitazione prevede che il portiere vada, di corsa, a ricevere il passaggio dei due compagni posti lateralmente fuori dallo specchio della porta passando sempre e comunque dal compagno posto centralmente, qui aumenta notevolmente il lavoro di resistenza aerobica. I concetti rimangono gli spessi di prima rispetto alla comunicazione verbale. Successivamente inseriamo la variante che il giocatore centrale, spesso il mister, può decidere se restituire al portiere oppure giocare ad uno dei due giocatori laterali. In questo caso la velocità di spostamento aumenta in funzione della velocità della trasmissione ( Aggiungo che questa ultima considerazione, a mio parere, è fondamentale su ogni tipo di esercitazione va considerata sempre ).In questa fase, dove è presente uno spostamento veloce e di conseguenza un arresto per controllare il pallone, cominciamo a richieder una postura e posizione corretta a seconda di quello che riteniamo adeguato, per me sulla ricezione dobbiamo trovarci con il corpo parallelo alla linea di fondo per avere una visuale frontale di 180° in maniera da vedere tutto quello che i trova di fronte a noi.

La terza esercitazione prevede di lavorare un pò più in ampiezza allargando i due giocatori esterni. In questa fase, se prima il passaggio essendo i giocatori vicini era rasoterra, ricerchiamo in una palla scavata sull’esterno dopo una corsa fuori specchio della porta per ricevere il passaggio ed effettuare un cambio gioco sull’esterno opposto. Oltre alla postura/posizione come nell’esercitazione precedente richiediamo un controllo orientato con il piede opposto per poi calciare con l’altro piede ( Se la palla arriva dalla dx del portiere chiederemo lo stop orientato con il sinistro per calciare di dx e viceversa ). Le varianti che si possono utilizzare in questa esercitazioni possono essere il fatto di cambiare la posizione agli esterni ( Più alti e più larghi) oppure una cosa che a me piace fare in maniera di far ricercare al portiere un terzo giocatore, che può essere anche il Mister, che spazia sulla linea di centrocampo in ampiezza in maniera da obbligare il portiere ad avere una visuale in avanti. Troppe volte si notano, specialmente in giovane età, portieri che, date le richieste sempre più pressanti di gioco dal basso da parte degli allenatori, guardano solo nei primi 20 metri di campo non sfruttando, eventualmente, la palla lunga. Credo che variare le giocate sia fondamentale per non dare riferimenti anche agli avversari.

Tutte queste esercitazioni dovrebbero poi essere messe nel contesto di squadra e quindi inserire gradatamente sia i difensori che i centrocampisti che gli avversari in maniera da creare, a scelta del Mister principale, delle esercitazioni “reali” che obblighino la scelta non solo dei portieri ma di tutti i giocatori utilizzati. A volte si da la colpa di una situazione o di un passaggio sbagliato esclusivamente ad un singolo, che può essere il portiere od un giocatore di movimento, ma non si analizza, purtroppo, la globalità dell’azione o situazione che molte volte è penalizzata da mancati movimenti di appoggio o sostegno adeguati.

Quella di oggi è una sequenza semplice di esercizi ma credo che, specialmente in funzione delle richieste del gioco in questo momento, trovi la sua applicazione nelle varie situazioni e porti ad avere certezze su come “lavorare” la palla sull’inizio azione sempre e comunque di concerto con il Mister principale.

Come al solito vi esorto a mandare commenti o considerazioni per migliorare tutti insieme….

Alla Prossima !!

CORSO UEFA C Online

Negli ultimi anni, uno dei dibattiti più accesi e ripetuti tra allenatori riguarda le modalità d’accesso ai corsi per il tanto ambito “patentino”.

I criteri per entrare nella graduatoria d’ammissione della FIGC, improntati su punteggi in base alla carriera da calciatori, possono essere analizzati secondo due punti di vista opposti.

Da un lato, aumentano o affinano la competenza di chi ha vissuto il calcio per tanti anni; dall’altro rischiano di tagliare le gambe a persone appassionate, vogliose di migliorare e “qualificare” ciò che fanno da anni, che (per vari motivi)non hanno una lunga a carriera da giocatori alle spalle. 

La drammatica situazione che ha colpito il nostro pianeta, ci ha obbligati a stravolgere completamente tanti ambiti delle nostre vite; uno dei pochissimi vantaggi che il  Covid ha portato, è stato quello di reinventare le comunicazioni, professionali e non, permettendo una digitalizzazione della popolazione per gestire le nuove modalità online. 

Molti allenatori, nei mesi precedenti, probabilmente auspicavano che questo stop forzato con i conseguenti questi “vincoli”, potesse convincere la FIGC a partorire qualche idea per venire incontro agli allenatori intenzionati ad iscriversi ai corsi. 

Con molto stupore ed entusiasmo da parte di tutti , agli inizi di Giugno la Federazione ha fatto uscire un bando d’iscrizione al Corso Uefa C regionale (Emilia Romagna), che dà la possibilità di allenare tutte le squadre del settore giovanile. 

Le importanti novità principali per questo bando sono essenzialmente due: svolgimento online e possibilità di accesso semplicemente con una graduatoria in base alla cronologia delle iscrizioni. 

Questo passaggio, assolutamente rivoluzionario rispetto ai precedenti anni, permetterà  quindi a tanti allenatori di accedere al loro “sogno”, inseguito per tanti anni dopo essersi visti scavalcati da tante persone con punteggi calcistici superiori.

Un’ulteriore importante novità, da comunicato ufficiale, è quella di garantire il diritto agli esclusi di poter entrare in graduatoria nei prossimi corsi.  

La settimana scorsa sono arrivate le mail nelle caselle personali ai fortunati che sono rientrati nella graduatoria in mezzo a più di 700 domande.  I corsisti impegnati sono 120, divisi in due gruppi; le lezioni partiranno oggi, 22/6/2020, tramite la piattaforma Cisco Web Meetings. 

Qualcuno è rimasto amareggiato per non aver ricevuto avvisi, soprattutto nessuna indicazione sulla certezza di entrare nei prossimi corsi, e dalla assenza di una graduatoria pubblica per conoscere la cronologia delle domande.

Tra poche ore mii butto con incontenibile entusiasmo  a vivere questa bellissima sorpresa, nonchè ghiotta occasione. Vi terrò aggiornati con le mie impressioni ed emozioni!

A presto!

TATTICA DIFENSIVA DEL PORTIERE SU ATTACCO LUNGO DIRETTO

Ciao a tutti e ben ritrovati….Spero stiate tutti bene…e che la voglia di tornare in campo sia alta come la mia…

Oggi vi vorrei proporre l’esercitazione che ho portato all’esame da “ Allenatore dei portieri di prima squadra” al Centro Tecnico di Coverciano che si riallaccia al discorso dell’allenamento integrato di cui ho scritto nell’ultimo pezzo……Approfitto per ringraziare tutti per un riscontro altissimo…

Prima di cominciare a presentare la progressione credo si d’obbligo chiarire due punti presenti nel titolo che aiuteranno meglio a comprendere l’obiettivo dell’esercitazione:

  1. Perchè TATTICA e non TECNICA difensiva del portiere

Perché nell’esercitazione che porterò il mio obiettivo è quello di correggere le errate posizioni tattiche del portiere e non l’esecuzione del gesto tecnico; questo non vuol dire assolutamente tralasciare la correzione del gesto, che interverrà sempre nello sviluppo dell’esercitazione, ma la mia attenzione sarà più focalizzata sulla correzione della tattica individuale del mio portiere.

  1. ATTACCO LUNGO DIRETTO

Anche qui l’esercitazione riguarda prettamente la difesa di una azione di attacco ben precisa che può essere riassunto in maniera più chiara come una lancio a scavalcare la linea difensiva oppure una palla filtrante a mezza altezza o rasoterra.

 

Veniamo ora all’esercitazione  

Nel primo esercizio il Mister farà condurre ad un portiere, nella zona di centro campo, la palla in maniera da far muovere nelle corrette posizioni il portiere che difende spazio e porta con l’allenatore in posizione adatta per dare indicazioni al difendente ( Potete notare che si richiede una ampiezza data dalla linea immaginaria di intersezione tra il pallone e il centro porta  e su cui il portiere si deve adeguare nei termini della profondità ) .

Come riferimento se il pallone è sulla linea di centrocampo il portiere sta sulla linea del dischetto del rigore.

Appurate le posizioni corrette dal giocatore di movimento partiranno dei lanci su cui i portiere dovrà intervenire.

Nella seconda esercitazione il discorso di fondo non cambia ma servono altri tre portieri insieme al Mister schierati a centrocampo che si passano la palla e a turno faranno un lancio verso la porta.

Qui la difficoltà è data dalla velocità di spostamento del pallone che determina lo spostamento del portiere, dalla posizione in profondità sulla retta pallone/cento porta e dalla richiesta di essere fermo sullo stop dell’avversario sempre in antero-posteriore.

Una volta assodati questi principi l’idea sarebbe quella di far intervenire difensori e centrocampisti per dare vita ad una situazione reale sia per velocità di passaggio che per ostacoli visivi.

Qui si aggiunge al portiere la richiesta di indirizzare gli spostamenti della linea difensiva rispetto ai passaggi dei centrocampisti e quindi di comandare la difesa, anche qui i centrocampisti a turno eseguiranno un lancio a scavalcare la linea o a tagliare fuori la linea .

Qui dovrebbe entrare in gioco anche il Mister della squadra per richiedere movimenti ben precisi sia al centrocampo che alla difesa.

Per ultimo si inseriscono le punte e si gioca realmente un 6 contro 5 in cui il 5 è formato da 4 difensori più il portiere, in questo caso le modalità di esecuzione possono variare, si può iniziare da un rilancio del portiere in cui si fa salire la linea, si può pensare di partire dal basso con portieri e difensori.

L’unico vincolo sarà quello di dire ai centrocampisti di servire velocemente le punte con azioni dirette verso la porta.

Credo che sia una progressione utile per riuscire anche a lavorare con le squadra e dare certezze sia al portiere ma anche alla linea difensiva.

Spero che l’allenamento vi sia piaciuto e come al solito se avete domande o commenti sia positivi che negativi non esitate a scrivere……

Alla prossima !!!

SPAZIO AI GIOVANI: Mister Max Puzzillo

Siamo felici oggi di avere ospite un caro amico e, nonostante la giovane età,  storico volto del calcio giovanile parmense.
Massimiliano Puzzillo, classe ’93, è nato a Parma e vive oggi a Salsomaggiore Terme.  Grandissimo appassionato di calcio, ha conseguito il patentino Uefa C e da 8 anni è impegnato come allenatore.
Attualmente è responsabile degli Allievi B 2004 della Polisportiva Futura 2015 (Parma), dopo le esperienze con Crociati Noceto e Fraore Noceto.
 
 
 
Benvenuto Max. iniziamo con un breve riassunto della tua storia calcistica.
 
Beh che dire ? Ho mosso i miei primi passi da calciatore tra la scuola calcio del Parma e l Or.Sa, onestamente due scuole di vita che mi hanno trasmesso importanti valori sportivi ai quali sono molto legato tuttora.
Il settore giovanile agonistico, invece, ho avuto la fortuna di farlo ai Crociati Noceto, che da poco erano passati nel “professionismo” con la prima squadra.
Lì mi sono tolto soddisfazioni importanti,  e ho avuto allenatori importantissimi che mi hanno segnato profondamente; tra questi,  Melegari , Musiari e Pietranera.
Devo aggiungere anche l’ esperienza a Fiorenzuola, che è durata solo 1 anno ma rimane bellissima per tanti motivi .
 
Da qualche anno, hai deciso di diventare allenatore. Come e dove hai iniziato la tua carriera ?
 
E iniziata nel 2013 con i Crociati Noceto ed ero appena maggiorenne quando  Igor Bonazzi, allora Direttore Tecnico, mi propose di iniziare ad allenare i Piccoli Amici (2005/2006).
Avendo le idee chiare fin da subito, accettai con entusiasmo .
 
Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di allenatore ?
 
Bella domanda! Ti potrei dire scherzosamente (ma non troppo) e provocatoriamente, che un mio allenatore mi diede una spinta toccando il mio orgoglio;  in una discussione sul perché non mi avesse fatto partire tra i primi 11,  mi disse che quando sarei stato allenatore avrei potuto fare come volevo. In quel momento,  dovetti  accettare la scelta perché era lui che decideva, ma posso dire di averlo preso alla lettera diventando poco dopo allenatore .
Inoltre, come hai già raccontato, di base in me c’è una “malattia” per questo sport fin da quando ero bambino . La “colpa” e di mio papà che fin da subito mi mise un pallone in mano e la maglia di Ronaldo ( Il Fenomeno ). Ovviamente lo ringrazio, anche perché mi segue sempre….Anche se a  volte discutiamo e ci mandiamo a quel paese nel dopo partita per le mie scelte! Senza di lui sarebbe stato tutto diverso.
 
Raccontaci il resto del percorso.
 
Dopo la prima avventura che vi ho appena raccontato,  il percorso è proseguito con i Pulcini 2004. Nel frattempo i Crociati Noceto sono diventati il Fraore/Noceto, ma ho continuato per un altro anno la guida dei 2004 nel campionato Esordienti .
Da lì il salto negli Allievi 2001, con un biennio di soddisfazioni e crescita conclusasi con la Vittoria del campionato l anno successivo con la Juniores.
Quest anno invece, prima dell emergenza Covid-19, sono passato a Medesano (Parma) dove avevo in mano gli Allievi 2004 della Futura.
 
…mi sembra di capire che tu abbia un legame speciale con Noceto!
 
Sono cresciuto lì (11 anni da giocatore e allenatore )e non ti  nego che andarsene non sia stato semplice, ma forse era giunto il momento di provare altri ambienti.
Sono sempre in contatto però con molti colleghi che sono lì,  ho lasciato diverse amicizie .
 
 
Parlando di campo cosa secondo te deve avere come caratteristiche principali un allenatore? 
 
Sicuramente leadership, deve essere come un comandante di un esercito e pronto ad istruire allo stesso tempo i suoi “soldati” per la battaglia .
L empatia è un altra dote che ritengo fondamentale per capire chi hai davanti, per entrare nella sua testa e percepire le sue emozioni .
Questi punti, a parer mio vengono prima delle capacita Tecnico / Tattiche.
Puoi essere il migliore nella lettura della gara o nel mettere la squadra in campo, ma se non hai la stima e il rispetto dei giocatori difficilmente ti seguiranno.
 
Chi sono le persone a cui devi di più?
 
In primis, Mister Amanzio Melegari: lui mi ha  insegnato che il dialogo continuo con il giocatore è fondamentale. Ho un ricordo meraviglioso di lui e lo ritengo un Top nel panorama dilettantistico.
Aggiungo anche Mister Musiari che mi ha formato caratterialmente con la trasmissione di valori come il sacrificio e dedizione.
Ho molta stima anche di Mister Bazzarini e Cerri, che ho affiancato come vice nelle loro squadre in categoria.
Vittorio ( Bazzarini ) per la cura dei particolari e nello studio degli avversari;  Davide ( Cerri ) nella valorizzazione e gestione del gruppo.
Come dirigenti, invece non posso non nominare il DS Silvano Orzi  che mi ha lanciato nell’agonistica quando avevo soli 22 anni, affidandomi la squadra Allievi:  solo un pazzo lo avrebbe fatto, e per questo a lui sarò sempre grato .
 
Ultime battute Max…quanto pensi sia importante lo staff per un allenatore da 1 a 10?
 
11!!!!Ho avuto la fortuna di trovare tanti collaboratori importanti.
Mister Rizzelli, che ritengo uno dei migliori giovani nel panorama giovanile agonistico .
Simone Bellini,  fondamentale per me nella gestione del rapporto giocatori/allenatore.
Ma ho tanti amici con cui mi confronto giornalmente come Mister Lodi con cui non ho collaborato su campo ma ho una stima incondizionata .
Quest anno invece ero affiancato da ragazzi giovani che mi ricordano me quando ho iniziato. ( Marchesi, Orzi e Calzi)  secondo me ne sentirete parlare ..
 
Quale è il tuo sistema di gioco preferito e il modo in cui vuoi che giochi la tua squadra ?
Credo che L abilità di ogni allenatore sia “fare un vestito adatto per là propria modella “ ovvio che anche io ho delle preferenze mi piace la difesa a 3 anche se difficile da fare  , oppure un 4-3-1-2 però come dicevo prima mi piace carpire il meglio da ogni squadra .
Una cosa sulla quale non transigo è l atteggiamento; quello non bisogna mai sbagliarlo!
Sono molto esigente sulla fase difensiva, odio prender gol e  le vittorie che mi piacciono di più sono quelle 1-0.
 
Che consiglio daresti ad un giovane come te che vuole iniziare ?
 
Direi di imparare ad ascoltare i più veterani! All’inizio ho faticato un po’, ricordo ancora le orecchie doloranti per le strigliate di Simone Alberici ( Direttore Generale Fraore ).
A volte mi arrabbiavo, ma con il senno di poi ho capito che su molte cose aveva ragione .
Quindi direi questo …
Imparare ad ascoltare …
 
 
Grazie Max della disponibilità e un grandissimo in bocca al lupo per il futuro!

Attacco Palla e 1 VS 1

Ciao a tutti….rieccoci di nuovo qua con la speranza che stiate tutti bene….oggi parliamo di attacco palla e 1 contro 1.

La seduta di allenamento tratta in principal modo dell’attacco palla che reputo uno dei cardini del ruolo del portiere. E’ un gesto fondamentale sui cui credo si debba ritornare a lavorare dopo la contaminazione delle varie posizioni passive di contrasto che in certi casi funzionano ma sono sicuramente molto meno dei casi in cui si deve eseguire un attacco palla.

In questa seduta che riporto tralascio la parte di riscaldamento e di mobilità per comodità e che sapete tutti come organizzare; l’importante è finire con un adattamento al terreno visto poi l’obiettivo della seduta.

Attacco Palla

Come prima esercitazione sull’attacco palla metto due palloni sui 4-5 mt di distanza rispetto alla linea di fondo e posti a circa 2,5 mt laterali dx e sx rispetto all’asse di centro porta, successivamente do al portiere l’indicazione su quale pallone attaccare con un passo e  spinta,

In questa situazione, con palla ferma, bisogna controllare bene alcune cose :

  • la linea di spinta che deve essere il più dritta possibile in maniera da essere la traiettoria più corta di impatto con il pallone;
  • lo sbilanciamento pronunciato della spalla omologa al lato di tuffo in contemporanea al caricamento del passo spinta;
  • la massima estensione delle braccia e conseguentemente la testa “dentro” le stesse che sono un gesto importante in funzione della linea di attacco rendendola più efficace;
  • la posizione delle mani che controllano il pallone e che, a seconda del tipo di intervento, cercheranno di fasciare in maniera più morbida la palla per cercare la presa oppure con polsi rigidi e leggermente pronate per una parata a contrasto;
  • posizione di chiusura finale, logicamente nella fase di palla trattenuta, con posizionamento del pallone davanti al viso e gambe chiuse verso il tronco in maniera da garantire protezione ed occupare meno spazio .

Attacco Palla

Successivamente muovo il pallone dal centro della porta, sempre a circa 4-5 mt di distanza, e il portiere deve attaccarmi sullo spostamento prima con solo accenno di calcio, per facilitare la presa, poi sempre più forte fino ad arrivare ad una parata a contrasto in si richiederà anche la rialzata veloce eventuale.

Tutte le volte che il pallone per qualsiasi motivo non è in possesso del portiere dopo una parata questa situazione DEVE comportare una rialzata veloce e i ragazzi vanno ASSOLUTAMENTE abituati a questo pensiero.

Per non stressare troppo i ragazzi e farli divertire, pur facendo un buon allenamento, propongo poi un gioco a punti di uno contro uno con varie modalità :

Attacco Palla

Campo di gioco realizzato con il prolungamento dell’area piccola verso l’area grande diviso in tre spazi di azione in cui si può tirare ( Spazi vicini alle porte ) e realizzare un 1 Vs 1 (parte centrale del campo)  come vedete nel disegno.

Il gioco è molto semplice e comporta il fatto di giocare 1 Vs 1 a tocchi liberi con zone assegnate. Il mister, a turno, darà palla ad un portiere che deciderà  se tirare oppure se tentare il dribbling a seconda delle sue scelte/capacità o della zona di campo in il cui il Mister gli da la palla. Consiglio di andare a goal subiti e per un massimo di 5 minuti o comunque in base al tipo di portieri che avete.

Attacco Palla

Campo di gioco come sopra ma questa volta diviso in due metà. Sempre 1 Vs 1 ma  con vincoli diversi a seconda delle due esercitazioni proposte :

  1.  Tre tocchi obbligatori e possibilità di attaccare la palla in tuffo SOLO nella metà campo di competenza. Anche qui la differenza la fa la posizione in cui il Mister serve la palla ma vedrete che rispetto a prima si avranno più attacchi palla dovuti all’obbligatorietà del numero dei tocchi ;
  2. Tre tocchi obbligatori ma possibilità di attaccare in tuffo in TUTTO il campo di gioco.

In tutte e due le situazioni chi riconquista la palla in presa può continuare il gioco attaccando e quindi imponendo all’avversario di difendere la sua porta.

Ho notato che, specialmente, nelle ultime esercitazioni, i ragazzi tendono proprio ad attaccare la palla perchè hanno il timing esatto in cui l’avversario deve tirare per forza dati i tocchi obbligatori e quindi ricercano la posizione adatta per attaccare; difficilmente si vedranno delle posizione passive di attesa .

Spero che l’articolo vi sia piaciuto e come al solito aspetto commenti….

A presto !!!

THE ENGLISH GAME: il calcio ai tempi della quarantena

La straordinaria drammaticità del periodo che stiamo vivendo e che ci tiene tutti, o comunque con poche eccezioni, rinchiusi in casa ci ha portati ad un problema a cui la società moderna in questi anni non ci aveva abituato: avere così tanto tempo libero da non saper come riempirlo per sfuggire alla noia. Questa è musica per le orecchie delle piattaforme di streaming come Netflix, il cui co-founder e CEO Reed Hastings nel 2017 a precisa domanda su quali fossero i competitor della piattaforma, se la televisione, il cinema o Amazon rispose: “Assolutamente niente di tutto questo! L’intrattenimento domestico non è un gioco a somma zero, oggi il nostro più grande avversario è il poco tempo libero che questa società concede alle persone e il sonno, perché dobbiamo convincerle a passare il loro tempo sulla nostra piattaforma rinunciando a delle preziose ore di riposo”.

Bene, come dicevo, la straordinarietà di questo periodo storico implica l’annullamento del problema del tempo libero e spinge spesso la gente a lanciarsi a capofitto sulle serie tv, un tipo di intrattenimento continuo ed affascinante che, visto il suo perdurare su svariate ore, a differenza dei singoli film, risulta perfetto per la vita da quarantena, sottoforma di binge-watching.

Questa disponibilità si fonde con una grande mancanza che il Coronavirus ci sta facendo sentire: il calcio. Noi appassionati ci sentiamo persi senza vedere, dal vivo o in tv, il nostro amato pallone rotolare su un prato ogni weekend o senza la possibilità di nutrirci di notizie di campo durante la settimana. Netflix sembra dunque aver intercettato alla perfezione questo bisogno manifestatosi in una larga fetta del suo pubblico e il 20 marzo ha lanciato sulla piattaforma la serie The English Game.

Diretta da Julian Fellowes, per i più esperti in materia il creatore della premiatissima Downton Abbey, The English Game si presenta come un serie di tipo storico-narrativo che va a raccontare in modo cinematografico gli albori del nostro amato sport.

Ambientata sul finire dell’800, in Inghilterra, le regole del calcio sono state scritte verso la metà del secolo dai rappresentanti di diversi prestigiosi college britannici ed esso viene ritenuto un gioco altolocato e praticato per la maggior parte esclusivamente dai giovani nobili, che si ritengono i padri naturali di quello sport e ne custodiscono gelosamente la proprietà e le regole. Hanno infatti già formato la FA (l’attuale Football Association) che ogni anno organizza il torneo nazionale che mette in palio l’ambitissima FA Cup.

La competizione è molto famosa e, nonostante nel tempo vi inizino a partecipare anche squadre provenienti dalla più umile working class inglese, viene sempre vinto dalle squadre universitarie dei nobili, che hanno a disposizione strutture e tempo libero per allenarsi (gli operai per tirare a campare passavano tutta la giornata in fabbrica), ma soprattutto non hanno problemi di “fame”.

La storia inizia a cambiare però nel 1879, quando alla stazione ferroviaria della piccola Darwen scendono da un treno arrivato dalla Scozia Jimmy Love e soprattutto Fergus Suter, il nostro protagonista.

Questi sono stati chiamati da James Walsh, il padrone della fabbrica di cotone della città che con passione supporta economicamente l’unica squadra di Darwen, composta essa stessa dagli operai della sua fabbrica. Il sogno di Walsh, nato povero e che si è creato le sue fortune attraverso il duro lavoro, è quello di vincere la FA Cup e di rendere il calcio uno sport “per tutti”, non un giocattolo per far divertire i ricchi dal sangue blu.

Per fare questo ha quindi convinto i talenti scozzesi Suter e Love, anch’essi membri della working class del tempo, a trasferirsi a Darwen, lavorare nel suo cotonificio e giocare per la sua squadra sotto compenso economico.

 

C’è solo un problema in questo avvenimento, al tempo essere pagati per giocare a calcio era vietatissimo.  Il consiglio della FA infatti, formato totalmente da giocatori nobili delle squadre partecipanti, è molto fiero del dilettantismo dello sport che hanno creato anni prima, perché spinge i partecipanti a giocare esclusivamente per passione e per amore del gioco, senza che si metta di traverso come motivazione il vile denaro. I nobili, dalla loro condizione, non vedono però la differenza che porta questo snodo, perché loro non avendo difficoltà economiche riescono a giocare ed allenarsi senza problemi e preoccupazioni, mentre le classi sociali meno abbienti, che si scontrano quotidianamente contro le difficoltà della vita del tempo, spesso non possono permettersi di “perdere tempo” in un gioco se questo non può portare il pane alle loro famiglie.

Fergus Suter diventa presto il leader tecnico e carismatico della squadra di Darwen, instaurando subito un’accesa rivalità con l’Old Etonian, squadra della vicina università i cui membri son gran parte del consiglio della Football Association, e in particolar modo con il loro capitano Arthur Kinnaird. Lo scontro inizialmente è totale, stili di vita e di pensiero completamente differenti cozzano uno contro l’altro e rappresentano al meglio le lotte di classe della Gran Bretagna di fine ‘800, che fanno da cornice al racconto.

Da qui in avanti entrerà in scena tutto il resto: The English Game è una serie, storicamente accurata, di come il pallone diventò uno strumento fondamentale per iniziare ad accorciare le distanze sociali tra le lontanissime classi inglesi del tempo. Il calcio riuscì infatti a far dialogare i nobili di sangue blu con gli operai della working class, contribuendo a creare i presupposti per la società moderna che oggi conosciamo.

Rimanendo più sul tema strettamente calcistico in questa serie si può scoprire di più sul tema del professionismo in questo sport, siccome Suter e Love possono essere considerati i primi calciatori professionisti della storia, su quello delle bandiere che per la prima volta iniziano a cambiare fazione, della nascita di veri e propri tifosi delle squadre dei territori a cui appartengono geograficamente, e delle prime visioni del calcio non più come un semplice gioco ma come un vero e proprio business da sviluppare, anche a livello internazionale.

The English Game più che una serie vera e propria viene considerata una miniserie, perché è composta da sei episodi della durata tra i 43 e i 55 minuti che raccontano una storia che in essi inizia e si conclude. Netflix però sulla piattaforma l’ha presentata come “Stagione 1”, aprendo alla possibilità che potrebbe continuare. Ora come ora il gigante dello streaming non si è ancora sbilanciato in merito al futuro di The English Game, probabilmente vorrà prendere una decisione avendo prima sottomano i dati totali di quanti abbonati hanno deciso di guardarla, se i numeri saranno soddisfacenti probabilmente The English Game 2 ci sarà.

Inoltre, se in periodo di quarantena un obiettivo è quello di migliorare in qualche modo la lingua inglese, la serie è piuttosto semplice da seguire anche in lingua originale, con un lessico chiaro, pulito e tipicamente britannico.

Tirando le conclusioni, se da casa in questi giorni si vuole continuare a masticare calcio e vedere rotolare un pallone The English Game risulta un ottimo compromesso e probabilmente terminati i sei episodi si avrà già nostalgia del carisma e delle giocate di Fergus Suter. Buon calcio a tutti!

ANDREA CERATI – La mia prima esperienza nel calcio femminile

Ciao a tutti. Oggi parliamo di calcio femminile in compagnia di un nostro amico allenatore, Andrea Cerati, alla sua prima esperienza alla guida delle ragazze Under 17  del Parma Calcio 1913.ANDREA CERATI

45 anni,  lavora come Responsabile Area Vendite Italia in una azienda multinazionale per la produzione di macchine e tecnologie per il controllo qualità nell’industria food e pharma; è allenatore dal 2008.

Ha ottenuto le qualifica di Istruttore CONI-FIGC  e Allenatore Dilettante e Istruttore UEFA B.

Ciao Andrea, benvenuto.  Per cominciare, raccontaci qualcosa su di te!

(domanda ironica) Anche le donne quindi possono praticare calcio?

“Le donne non possono, per svariati motivi, praticare questo sport da maschi”.

Partendo da questo grande e assurdo preconcetto, nel 2015 ho frequentato il corso da istruttore base UEFA B, nel quale ho imparato che il confronto e la curiosità sono alla base della crescita di ogni istruttore ed allenatore.

E’ stata proprio la curiosità di scoprire una parte del calcio a me conosciuta, quello del calcio femminile, che in alcune lezioni tenute dall’istruttrice del Settore Tecnico della F.I.G.C. Milena Bertolini (attuale C.T. della squadra Nazionale di Calcio Femminile Italiana) ho potuto approfondire e scoprire questo “mondo” a me totalmente sconosciuto o forse meglio dire, ignorato.

Una slide in particolare, durante e lezioni in alula, mi colpì fortemente tanto da fotografarla e conservarla nella galleria delle fotografie a me più care. La dichiarazione di una delle calciatrice americane più talentuose e famose nel mondo, Alex Morgan: “Non è importante che lo si chiami calcio, football, soccer, questo gioco unisce le persone ed è l’unica cosa che importa”.

Ho iniziato a pensare e che lo sport è perseguire una passione, quindi, non è così strano che una donna intraprenda questa attività sportiva ed insegua i suoi sogni. 

Come e perché sei arrivato ad allenare una quadra di calcio femminile?

Dopo anni di esperienza come istruttore nel calcio dilettantistico in tutte le categorie giovanili, ho sentito il desiderio di cercare nuovi stimoli e di scoprire nei dettagli il calcio praticato dalle donne.ANDREA CERATI

Ho iniziato a seguire gli allenamenti e partite di mister Milena Bertolini (allora allenatrice della squadra di seria A Brescia Calcio Femminile), scoprendo un gruppo di ragazze con un elevato aspetto motivazionale, una vera squadra. Non è certo un caso che la qualità di quella squadra fosse proprio nelle giocatrici che la componevano (Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Sara Gama, Valentina Giacinti, Daniela Sabatino,Martina Rosucci ecc.) e che oggi, con altre maglie, continuano a scendere in campo con sui campi della serie A Femminile, della Champions League e con la maglia della nazionale Italiana.

In questa stagione hai ricoperto il ruolo di allenatore della squadra Under 17 al Parma Calcio 1913.

Ci parli di questa esperienza?

E’ stato un onore ed un privilegio avere l’opportunità di allenare in una società professionistica per di più quella della mia città.

E’ stata per me l’occasione per confrontarmi con tecnici ed istruttori molto preparati e di condividere e criticare i pensieri e le mie metodologie di allenamento e gioco del calcio.

Allenare una squadra di ragazze è stata per me una nuova, positiva e stimolante esperienza dove ho acquisito anche un nuovo modo di rapportarmi, organizzare e dirigere l’allenamento.

Nello svolgimento delle sedute di allenamento emergeva evidente come nelle donne fosse più elevato, rispetto agli uomini, la determinazione nell’affrontare un’esercitazione tecnica evidenziando una maggiore propensione al lavoro ed una maggiore capacità di attenzione e di analisi. Durante la seduta si percepiva inoltre uno stile comportamentale collaborativo piuttosto che competitivo che dava alla seduta di allenamento uno spirito di squadra davvero importante.

ANDREA CERATI

Questo aspetto è stato per me fondamentale per strutturare ed organizzare un lavoro di campo fortemente sbilanciato sull’aspetto tecnico individuale e successivamente sui reparti. Negli obbiettivi condivisi con la Direzione Sportiva c’era come primario obiettivo la crescita della squadra (nata proprio in questa stagione ed inserita tra le categorie under 15 ed under 19) nel senso più globale del termine.

La raccolta dei report post seduta di allenamento e di ogni singola partita (fino alla fine di febbraio 2020 causa sospensione delle attività per motivi legati alla diffusione del COVID-19) ci hanno confermato che il percorso di crescita individuale e di squadra è stato crescente e positivo.

Quali sono le differenze di metodologia di allenamento di una squadra femminile rispetto una squadra maschile?

Nel rispetto delle linee guida tecniche di metodologia di allenamento che la società Parma Calcio 1913 mi ha fornito, prima di stabilire il programma di allenamento, insieme al mio staff, abbiamo dovuto necessariamente considerare il materiale umano e tecnico che avevamo a disposizione.ANDREA CERATI

Pur rispettando alcune idee di gioco e principi tattici a me particolarmente cari, abbiamo basato le sedute di allenamento su una prima parte di attivazione tecnica e su esercitazioni finalizzate alla prevenzione degli infortuni per poi lavorare su un blocco tecnico individuale utilizzando prevalentemente il pallone e agendo su aspetti di coordinazione e per ultimo inserendo anche elementi tecnici e situazionali alla ricerca della miglior collaborazione tra i reparti, cercando sempre il coinvolgimento massimo delle ragazze attraverso stimoli e obbiettivi ambiziosi, ma raggiungibili.

Ho riscontrato che la differenza tra la donna giocatrice e l’uomo è sulla velocità e sulla forza funzionale, quindi principalmente sotto l’aspetto fisico. A livello tattico, molte volte, ho notato la superiorità della donna, l’intelligenza tattica calcistica non dipende dal genere. Negli allenamenti basati sulla tecnica e tattica tra uomo e donna non c’è differenza, anzi alcune volte la donna riesce a raggiungere la perfezione sui gesti tecnici più dell’uomo.

L’obbiettivo è di formare giocatrici pensanti, che siano in grado di prendere decisioni sul campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle eventuali cadute. Stiamo formando giocatrici del futuro in un calcio sempre più complesso (non difficile, complesso) e veloce, che richiede la presa di decisioni rapidissime e di prendersi delle responsabilità, di rischiare.

Ma non solo… stiamo formando ragazze, future donne, che avranno un posto nella società.

 Ci sono allenatori professionistici e dilettantistici che apprezzi e stimi particolarmente?

Ho avuto la possibilità di frequentare diversi clinic di aggiornamento tecnico e tattico con tecnici professionistici nazionali ed internazionali nei quali ho apprezzato particolarmente la figura di mister Eusebio Di Francesco sia per la qualità dei temi trattati, sia per la chiarezza delle spiegazioni tecniche e non per ultimo per la semplicità ed umiltà della persona. ANDREA CERATIAltri allenatori che apprezzo particolarmente sono mister Claudio Gabetta (allenatore Under 17 maschile del Parma Calcio 1913) le cui metodologie di allenamento sono davvero molto interessanti, mister Matteo Mazzoli (vice allenatore under 15 maschile Parma Calcio 1913) amico ed allenatore di grandi qualità tecniche ed umane e mister Giuliano Cudia (allenatore Under 15 Elite U.S. Montebello) istruttore di grandi valori con il quale ho iniziato l’esperienza di allenatore e per il quale nutro profonda stima.

Grazie ad Andrea Cerati per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa tua bellissima esperienza! 

Grazie a voi per l’opportunità e crepi il lupo!  Concedetemi un ultimo messaggio: in queste settimane medici, infermieri e tutte le persone impegnate in ambito sanitario, stanno facendo un lavoro enorme;  abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti e diminuisca il pericolo per le fasce più deboli e delicate di salute.
Un messaggio a tutti ed in particolar modo alle persone di sport: chi pratica sport rispetta sempre le regole, per questi motivi rispettiamo le istruzioni che ci danno, dopo il “picco” arriverà la discesa e allora il dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a calciare un pallone o più semplicemente a vedere con un amico una partita di calcio allo stadio.
Restiamo a casa, andrà tutto bene.

Emergenza Coronavirus – Fare squadra!

L’unico risvolto positivo della drammatica situazione che stiamo vivendo è sicuramente quello di aver recuperato molto tempo nelle nostre vite; ci è stata concessa la possibilità di fermarci a riflettere, e magari diventare persone migliori dedicando pensieri e vicinanza a chi vogliamo bene. I mezzi tecnologici di oggi stanno fornendo alle persone un grandissimo aiuto: regalarsi e regalare pezzettini di “normalità” e di routine. 

Anche per un allenatore, per tornare al tema principale del nostro blog,  si apre quindi una sfida importante. Cosa fare per mantenere unito il gruppo in questo momento di dispersione forzata? Cosa fare per dare sollievo ai ragazzi e bambini, continuamente bisognosi di stimoli diversi?

Sperando di fornire qualche piccolo spunto, o anche per semplice condivisione, vi racconto l’esperienza nella squadra che alleno, i Pulcini 2012 dell’U.S Astra Parma.

Dopo un periodo senza particolari contatti necessario per metabolizzare il cambiamento,  abbiamo cominciato il nostro percorso con due video messaggi di saluto, uno mio e uno dell’altro mister Matti, in cui li abbiamo incoraggiati a non mollare, resistere e a restituirci i loro video di saluto ai propri compagni.  Quest’ultima fase si è rivelata molto interessante e utile: davanti alla telecamera, qualcuno è stato disinvolto e spontaneo, qualcuno ha preferito leggere un testo, qualcuno si è quasi nascosto e qualcuno non si è sentito di farsi filmare…ma sono sicuro si riscatterà in futuro! Da quello che può sembrare un semplice video, nasce una prova da affrontare contro la timidezza! 

Ovviamente evitiamo i video per motivi di privacy!

Data la partecipazione numerosa ai video saluti, abbiamo creato con la collaborazione dei genitori  una chat di gruppo Skype, in modo che potessero avere uno spazio tutto loro in cui comunicare e mantenersi in contatto. Durante le prime chiamate siamo apparsi anche noi mister, e con piacere abbiamo dialogato con loro…o almeno ci abbiamo provato!  Una video conferenza con 16 bambini non può che portare ad un caos infernale e un  potente mal di testa…ma ne è valsa la pena! Mentre qualcuno piano piano abbandonava per andare a cena,  i più tenaci hanno continuato con chiamate , messaggi, emoticons e stickers per tutta la serata…per la gioia delle mamme!

Per sconfiggere la noia di queste giornate, sfruttando la scia positive dei video contatti, abbiamo deciso di metterli un pochino alla prova e assegnarli qualche “compito a casa”. Abbiamo diviso il lavoro di questa settimana in varie CHALLENGES:

 

Challange 1 : Palleggio

Proposto in livelli di differente tipologia e difficoltà (livello 1,2,3 ecc. ecc.) inserendo anche coscia e testa. 

 

Challange 2:  Muretto al volo

Per dar seguito alla sfida precedente, abbiamo proposto il gioco al volo con interno, collo, aggiungendo poi coscia, petto, testa.   

 

Challenge 3: Tiro a canestro

Obiettivo del gioco: calciare la palla dalla distanza e fare canestro (una scatola, un cestino, una bacinella..). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,  con interno e collo piede.

 

Challange 4: Gioco del bowling

Obiettivo del gioco: abbattere i birilli con un tiro dalla distanza.  Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,   con interno e collo piede. 

 

Challange 5: Tiro al bersaglio

Obiettivo del gioco: con un tiro dalla distanza bisogna centrare il bersaglio dichiarato.  I bersagli possono avere nomi di fantasia o numeri (noi abbiamo scelto “tiro messi, tiro ronaldo, tiro lukaku ecc. ecc.”). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo.

Il suggerimento dato ai bambini è stato quello di non dimenticarsi, in questi giochi,  di allenare anche il piede debole.

Ovviamente, tutte le esercitazioni proposte sono realizzabili in ambiente domestico. In ogni video sono sempre stati invitati a RESTARE IN CASA.

Questo è stato il lavoro che ha coperto la settimana appena passata, nei prossimi giorni manderemo altre sfide! Le risposte dei bambini sono state eccezionali:

Per concludere, un altro prezioso risultato ottenuto in questo percorso “a distanza” ,è stato il grande coinvolgimento e impegno dei genitori.  Un grosso grazie va anche a loro!

 E mi raccomando… ricordiamoci tutti che andrA’STRAbene!