Action Type: L’allenamento mentale individuale

Action type è un metodo utilizzando tantissimo soprattutto in Olanda per individuare come la sfera cognitiva, quella emotiva e quella mentale hanno direttamente influenza sulle preferenze motorie di un giocatore.

Il modello è utilizzato soprattutto  con gli adulti ma ci sono ambienti professionistici (Ajax in primis) che lo adottano anche sulle giovanili.

Action type murphy

La tesi di Michele Santoni nel corso Uefa Pro racchiude un’esauriente spiegazione di questo metodo.

La lettura non è semplicissima se non si hanno un pò di basi legate agli argomento pedagogico o psicologico ma è comunque un documento che ritengo importante per un mister che vuole mettersi in gioco sulla crescita dei ragazzi che allena.

Non esiste infatti una tecnica ideale che valga per tutta la squadra e l’Action Type permette di creare  profili personali dei singoli giocatori  per poi poter attivare esercizi e tecniche specifiche sia rispetto alle capacità motorie che alle abilità tecniche.

Allenare comunicando

Allenare comunicando questo il titolo della bella tesi con cui il 4 ottobre del 2012 Fabio Pecchia ha ottenuto il patentino di Allenatore Professionista di Prima Categoria Uefa Pro.

«Ho la convinzione che la scelta di una giusta comunicazione possa dare quel “qualcosa in più” per vincere (intendo raggiungimento dell’obiettivo), aiutando il calciatore a sfruttare tutte le risorse che ha dentro di sé. Per vincere, infatti, non è detto che bisogna avere una differenza di valore notevole rispetto all’avversario. In un contesto sempre più attento ad ogni dettaglio, con figure sempre più specifiche e specialistiche in ogni ruolo, forse proprio l’esplorazione di zone ancora “grigie”, potrebbe offrire ad un allenatore quel qualcosa in più, a livello di gestione delle risorse, per raggiungere l’obiettivo fissato con la propria società. Il nostro ruolo, però, non deve essere legato solo al risultato immediato: è chiaro che vincere le partite ed i campionati sia l’aspetto più appariscente per qualificare un allenatore come “vincente”; ma vincere vuol dire anche riuscire a creare, sviluppare le doti di un campione o di tanti “potenziali” campioni. Per questo noi allenatori abbiamo l’obbligo di comunicare loro traguardi precisi, affinché abbiano ben chiaro l’obiettivo: migliorarsi ogni giorno, in ogni allenamento, curando tanto l’allenamento “visibile” quanto quello “invisibile” e siamo noi allenatori a dover essere capaci di guidarli in questo percorso, sia individuale che di squadra e solo così potremo essere sicuri di vincere la nostra “sfida” più difficile: rendere compatibile il successo della squadra con il miglioramento costante di ogni singolo calciatore» tratto dalla tesi di Fabio Pecchia

Allenare comunicando

Tesi interessane che può fornire spunti preziosi su come migliorare la comunicazione con i calciatori (anche nelle giovanili).

Una mentalità per essere vincenti di Filippo Inzaghi

Tesi finale del corso Master 2012/2013 per allenatori di Prima categoria Uefa Pro di Filippo Inzaghi  una mentalità per essere vincenti

filippo inzaghi

“Non sò ancora se sono e sarò un allenatore vincente, ma sicuramente lo voglio diventare con l’umiltà di volersi migliorare sempre e con lo spirito che mi ha sempre animato da giocatore.
L’esperienza del corso master mi ha sicuramente aiutato a migliorare e a trasmettere delle nuove idee in riferimento alle nuove metodologie d’allenamento del calcio che confermano e sostengono diversi aspetti che ho affrontato quest’anno e che già avevo elaborato nella mia esperienza da calciatore.
La mia progressione come giocatore, è passata attraverso diverse tappe ed è con la stessa gradualità che voglio affrontare quella da allenatore, poiché l’esperienza è quello che più insegna nella vita e nella professione, e l’umiltà è il primo valore.
Ho percepito, insieme al mio gruppo, analizzando tutti gli aspetti esplicitati nella tesina, il risultato sportivo della stagione (semifinale titolo italiano) un ottimo successo, un punto di partenza per costruire un nuovo e sempre migliore progetto. Perciò ho ringraziato la mia squadra e i miei collaboratori per ciò che mi hanno restituito in termini di emozioni, confronti, impegno e collaborazione.
Per concludere, ringrazio tutti i docenti del corso Master che hanno contribuito a questo mio prodotto, alla mia crescita e che hanno dimostrato grande professionalità, competenza e.. mentalità vincente.”  Filippo Inzaghi

La motivazione nel calcio come nella vita

In questo articolo la tesi al Corso di Prima Categoria UEFA Pro di Roberto Boscaglia del 2014 sul tema della motivazione.

Un documento importante svolto sull’esperienza vissuta a Trapani dalla sere D alla sere B con il mantenimento di uno zoccolo duro di un gruppo di giocatori che hanno raggiunto risultati importanti.

Motivazione

“L’esperienza maturata nelle cinque stagioni alla guida del Trapani, ha rinforzato nel mister Boscaglia la personale convinzione che la motivazione più consistente da fornire ad un atleta, per rimanere fisicamente, emotivamente e mentalmente nel gruppo è far sì che conservi dentro di sé l’aspetto ludico del suo lavoro. Il calciatore sa di godere della fortuna di svolgere il lavoro che più avrebbe desiderato, ma ha necessità di percepire se stesso in un contesto in cui il gioco è un elemento essenziale. ”

Proprio questo aspetto anche ludico che il mister ha trasmesso ai suoi giocatori rende questa tesi avvincente anche per chi allena il settore giovanile.

Motivazione - Boscaglia

Uno contro uno oppure passaggio?

Ad una recente cena con presenti mister e dirigenti di società diverse dopo un lauto antipasto siamo caduti nell’argomento uno contro uno o passaggio. Negli ultimi mesi sui vari social network oppure sui vari siti dedicati al mondo giovanile del calcio si dice di puntare decisamente nell’ UNO CONTRO UNO lasciando libertà di espressione ai ragazzi (categoria pulcini soprattutto) cercando di non pronunciare la parola PASSALA, PASSALA, PASSALA.

Uno contro uno: Gentile e Maradona

Essendo un fanatico del duello (con lo scopo di creare superiorità numerica) ho riportato in quella cena l’esempio di Gentile che marca Maradona ai mondiali del 82 dopo che Bearzot gli aveva detto: “Claudio, Maradona lo marchi tu. A uomo”.

Enzo Bearzot, a tre giorni da Italia-Argentina, prese in disparte quel terzino baffone, 29 enne, affidandogli la marcatura del più forte giocatore del mondo.

Nella cena ho quindi argomentato l’uno contro uno però visto dalla parte del difensore argomentandola con la tesi UEFA che avevo letto alcuni anni  fa nella tesi di Andrea Sottil  che comincia così:

“Nel calcio, per vincere, bisogna fare gol. Nel calcio per vincere non
bisogna subire gol”

In questa tesi si evidenziano i principi di tattica individuale del difensore.  A mio parere offre spunti interessanti anche per tutte le categorie giovanili.