Pasquale Ussia: Le transizioni nel calcio moderno

 Tesi finale del corso Master per allenatori di Prima categoria Uefa Pro di Pasquale Ussia, uno degli osservatori più apprezzati dall’Atalanta, con mansioni rilevanti in Campania e non solo.

Nonostante sia un pò datata (2011/2012) la tesi prevede al suo interno tante esercitazioni utili per allenare le transizioni sia in fase offensiva che in fase difensiva.

La capacità mentale di reagire velocemente alla perdita del possesso e di recuperare una corretta posizione in fase difensiva, rappresenta una qualità fondamentale per ridurre i rischi derivanti dalle ripartenze avversarie.

La fase difensiva e la fase offensiva sono strettamente collegate e i giocatori sopra la linea della palla devono essere orientati tatticamente e mentalmente ad un potenziale contrattacco mentre quando si attacca si deve anche pensare a non perdere di vista  il posizionamento difensivo in caso di perdita del possesso.

Una squadra che vuole essere equilibrata nelle due fasi dunque deve attaccare in maniera razionale, tenendo corti i reparti e predisponendo delle coperture preventive sotto la linea della palla che abbiamo lo scopo di evitare facili ripartenze avversarie.

Ecco alcune esercitazioni contenute nella tesi.

Esercitazione 1/A

Situazione di 2>2 in un quadrato di 15/20 metri di lato con due zone di meta larghe 5 metri. La situazione si può proporre anche con un 3>3, 4>4 e 5>5 variando proporzionalmente le
dimensioni. I giocatori in possesso palla la trasmettono agli avversari simulando così una
transizione negativa. Chi riceve deve conquistare la metà avversaria per conquistare un punto. All’altra squadra basterà conquistare la palla per ottenere il punto. Dopo di che si invertono i ruoli.

Esercitazione 2 B

Gioco a tema: tre squadre con due spazi delimitati con dimensioni relative al numero e al livello dei giocatori  Il gioco serve per allenare la fase di transizione negativa (perdita di possesso). Una squadra mantiene il possesso palla in uno dei due spazi e ottiene un punto ogni 6 passaggi realizzati. Se gli avversari conquistano la palla guadagnano un punto e devono immediatamente trasmetterla nell’altro spazio alla squadra che attende .I giocatori che hanno perso il possesso palla devono correre velocemente nello spazio dove è stata lanciata la palla per impedire ai nuovi avversari di effettuare i 6 passaggi, riconquistare la palla per guadagnare il punto e ritrasmettere la palla nello spazio precedente dove c’è una squadra che attende e così via. Dopo un determinato tempo vince la squadra che ha totalizzato più punti. 

Esercitazione 20

Il calciatore Rosso porta palla velocemente e conclude in porta, se la palla non va in rete deve subito rientrare e rincorrere il calciatore blu che cerca a sua volta di puntare la porta laterale.

La comunicazione del mister – tesi Graziani Archimede

Sono convinto (e non solo io) che come si allena il fisico, la tecnica e la tattica, anche la comunicazione si può allenare e si può fare in modo di migliorare per diventare più efficaci.

Un esempio interessante nella tesi di un allenatore cosiddetto “normale” che evidenzia la sua evoluzione personale nel mondo della comunicazione.

“Tutto intorno a noi è comunicazione, dal buongiorno del barista che ci prepara il caffè, fino all’ultima nostra attività e il tutto può essere ricompreso, analizzato, capito all’interno di questa scienza, tutti comunicano con noi e noi comunichiamo con
tutti, persino quando pensiamo di non farlo.
Il passo seguente è stato breve, mi sono promesso di sfruttare questo momento di incontro e di accrescimento culturale datomi dal corso  master per poter comprendere, precisare e migliorare le mie competenze in materia di comunicazione da qui la tesi che mi appresterò ad esporre.”

“Perché faccio l’allenatore?” la tesi di Vincenzo Italiano

La domanda che tutti noi almeno una volta ci siamo sentiti dire. La risposta da allenatore nella tesi di Vincenzo Italiano al corso MASTER UEFA PRO dal titolo “PASSAGGIO CALCIATORE-ALLENATORE: COSA RICORDARE E COSA METTERE NEL CASSETTO” mi ha colpito molto. E’ un tecnico che stimo molto, mi piace vedere le sue squadre e mi piace vedere alcune sue interpretazioni di gioco.

Non lo conoscevo “bene” ma dopo aver letto la sua tesi sicuramente mi è molto più chiaro il perché di alcune sue decisioni tattiche viste in partita.

“Sin dai primi anni nei professionisti come calciatore, ho avuto la fortuna di avere degli allenatori che mi hanno affascinato per le loro idee, il loro carisma, il loro coraggio, e questo ha suscitato in me calciatore qualcosa che mi ha spinto a dare di più, a rendere sempre meglio, a sentirmi più responsabilizzato nel bene e nel male.” 

Comincia così la tesi con una carrellata di ricordi ed emozioni che arrivano a definire quanto segue:

“Il destino ha voluto che in alcune stagioni, la squadra in cui mi trovavo era stata costruita ad esempio per una salvezza tranquilla, per poi invece ritrovarsi in cima alla classifica o comunque ottenendo risultati che andavano oltre le aspettative; ci ritrovavamo a passare da giocatori partiti nell’anonimato, a giocatori “esplosi” a fine stagione, che acquisivano valore e proseguivano le proprie carriere a livelli sempre più alti.


Dal mio punto di vista non si trattava soltanto di un gruppo di giocatori ben selezionati e amalgamati fra loro (fattore comunque fondamentale), ma soprattutto grazie ad allenatori, nonostante magari la giovane età o al primo/secondo anno in una certa categoria, in grado di dare una precisa organizzazione di gioco, un’identità chiara alla propria squadra. Per quanto mi riguarda, tutto ciò mi piaceva, mi faceva sentire un calciatore migliore, con più
autostima, più “organizzato” mentalmente e quindi più sereno nel dover affrontare le situazioni di gioco, più pronto. Ad un certo punto mi sono detto: “è così che mi piacerebbe fare, un giorno, da allenatore

Il duello: principi di tattica individuale del difensore

Tesi molto interessante presentata da Andrea Sottil per il patentino figc Uefa PRO nel 2012/2013 in cui viene attribuita particolare importanza ai meccanismi in fase difensiva  e in special modo al duello.

Come il difensore deve correre, frenare e cambiare direzione nelle varie zone di campo e nelle varie situazioni di gara che affronta. Quale postura deve tenere per cercare di contrastare (e marcare) nel miglior modo possibile gli attaccanti.

duello

Nella tesi Sottil sottolinea come il difensore moderno deve essere un giocatore che sappia partecipare alla costruzione del gioco, che sia un mix di forza esplosiva e di destrezza e agilità, molto coordinato, con un livello di attenzione elevato, capace di elaborare contromosse tattiche in tempi ridottissimi.

Con una distanza non troppo ridotta con l’avversario si evita un duello di pura velocità che possono risultare pericolosi (se l’attaccante è più veloce). Stando un po’ più “allentato” dall’avversario, la probabilità di intercettare la palla senza ingaggiare sfide in velocità diventa sempre più alta. Mentre il rischio di “contatti” pericolosi diminuisce”.

Luigi Ragno: i rapporti umani prima di tutto

Luigi Ragno dal 2010 per dieci anni ha lavorato al Milan come allenatore dei portieri, dal settore giovanile fino alla prima squadra. Di seguito la sua tesi sul ruolo del preparatore dei portieri basata sull’analisi dei rapporti umani che si instaurano all’interno di una squadra perché il calcio è uno sport costruito intorno alle relazioni.

Luigi ragno

Essere preparatore dei portieri significa prima di ogni cosa usare discrezione, educazione, osservazione, tatto ed intelligenza in ogni tipo di comunicazione e ambiente. La comunicazione deve avvenire in maniera sintetica, con voce ferma e decisa, senza mai indugiare in eccessive e prolungate spiegazioni, che altro non fanno se non impoverire il messaggio che si vuole trasmettere.

Con i portieri e in qualsiasi contesto di lavoro, il preparatore deve sempre avere un ruolo ben definito ma leggermente defilato. Deve lavorare tanto sul campo, essere sempre corretto con le persone, non avere smanie di protagonismo ma soprattutto avere un buon dialogo con tutti. Non deve criticare, ma avere sempre la lucidità per analizzare e sapersi organizzare nello svolgere con ordine il proprio lavoro e ruolo.

Se il livello del preparatore cresce, il preparatore si troverà a lavorare all’interno di uno staff. Gli staff tecnici delle società sono la quotidianità della convivenza e della comunicazione. Allenatore, allenatore in seconda, preparatore atletico, collaboratori atletici e collaboratori tecnici di campo, analisti video, osservatori di staff e osservatori (scounting) della società, medici, fisioterapisti, fisioterapisti addetti al recupero infortuni, team manager, magazzinieri, addetti ai campi e manutentori, infine direttori sportivi e presidenti.

Luigi ragno

Essere un portiere di calcio ha tanti significati, tante sfumature; credo sia davvero un ruolo a parte, dal fascino unico che nasce dalla consapevolezza di avere tanta responsabilità.
Per interpretarlo al meglio servono caratteristiche fisiche e capacità tecniche nelle quali non voglio addentrarmi, ma su due aspetti caratteriali vorrei invece soffermarmi e soprattutto evidenziarne la reale importanza.

A mio avviso gli occhi, e di conseguenza l’osservazione, portano il portiere ad avere la percezione di tutto quello che gli accade intorno. In campo e fuori dal campo, all’interno del gruppo, dello spogliatoio, si tratta sempre di vedere e capire quello che succede e saper
comunicare con tutti coloro che fanno parte della squadra e della società
. Farlo sempre con equilibrio, con positività, scegliendo soprattutto i tempi ed i modi più opportuni.

Cercare di diventare un leader, anche silenzioso, ma un riferimento per tutti. Dare sempre la conferma che su di lui si possa fare affidamento. E per far ciò non serve essere titolari inamovibili: lo si può essere anche come secondi o come terzi, e in questi casi le opportunità di osservazione aumentano e fanno si che si possa essere di supporto a chi invece sta vivendo la gara da protagonista.

Serve dimenticare ogni gloria e vittoria, ogni delusione e sconfitta di squadra ma soprattutto la prestazione come singolo. Il motivo è semplice: il portiere è un ruolo solitario, ma spesso è proprio in questa solitudine che si trova nuova forza. In tutti i due casi, l’adrenalina è tanta, e la delusione pesa e spesso toglie il sonno. Ma poi la luce del
giorno successivo deve dare una spinta, una nuova motivazione da trasmettere a se stessi e a tutti coloro che hanno bisogno di ricevere energia.

Credo davvero che il portiere debba conoscere il calcio da interprete del ruolo e da esperto del gioco: essere l’estremo difensore della propria porta e della propria area e dei molti spazi attorno, lo portano ad essere il giocatore col più alto tasso di osservazione. Deve sapere di calcio e deve far capire all’intero gruppo che tutto quello che succede in settimana in allenamento ed in gara è sempre sotto la sua lente d’ingrandimento. Poi arrivano personalità, coraggio, tecnica e capacità fisiche. Ma alla base ci sono occhi e ragionamento: questo a mio avviso deve essere un portiere principalmente.

Luigi ragno

Ecco di seguito la tesi intera di Luigi Ragno ricca di aneddoti della vita personale con vari capitoli legati alla comunicazione con tutti le varie componenti della struttura societaria. Una persona autentica e trasparente come ce ne vorrebbero tante sui campi da calcio!

Parare con la mente – Tesi di Lorenzo Faccini

Interessante tesi del 2016 sullo sviluppo delle abilità psicologiche del portiere. Qui di seguito uno stralcio che rende l’idea del contenuto della tesi scritto direttamente dall’autore Faccini Lorenzo.  

“Ritengo che il saper integrare le competenze di tipo tecnico, atletico e mentale, rappresenti l’elemento di valorizzazione relativamente al ruolo del preparatore dei portieri del futuro.
A supporto di questa mia “sensibilità”, citerò nella tesi alcune ricerche indicative, che ho trovato in letteratura.
In una ricerca del 2006 “ indagine sulle problematiche psicologiche del portiere di calcio “ (VittorioTubi, Francesca De Stefani, Isabella Cro ce) fatta su un campione di portieri di calcio professionisti, il 90 % del campione intervistato, dichiarava utile la necessità di integrare l’allenamento “ tradizionale” tecnico tattico condizionale con quello mentale, e addirittura il 70 % non sapeva de ll’esistenza della preparazione mentale.
In conformità a ciò, ho cercato di ampliare sempre più le mie conoscenze, cercando di applicarle poi all’attività che amo, ossia il calcio e nello specifico l’allenamento dei portieri.
Mi è stato difficile organizzare lo “ scheletro “ della tesi, perché le cose che avrei voluto esporre e trattare sono molteplici e i contenuti infiniti.
in base quindi alla mia esperienza e ai miei fin qui effettuati, ho deciso di strutturare la tesi in quattro parti distinte e allo stesso comunicanti tra di loro.

PRIMA PARTE
Tratta l’evoluzione del ruolo che c’è stata negli ultimi anni identificando, sulla base
degli ultimi dati, analisi e ricerche in merito, le caratteristiche che dovrà avere il portiere del futuro.
Sulla scorta di ciò, sono andato a intercettare i bisogni del portiere moderno, ma anche il suo allenatore specifico, FIGURA SEMPRE più CRUCIALE PER L’EVOLUZIONE PRIMA DELLA PERSONA POI DEL PORTIERE

SECONDA PARTE:
Ho volutamente trattato in maniera sintetica la parte “teorica”, ciò che è presente in letteratura corollato da riferimenti bibliografici, cercando di identificare gli elementi
essenziali a me utili, che ho utilizzato per MOTIVARE poi quello che io ho potuto sperimentare direttamente nel mio modello di allenamento.

TERZA PARTE:
Ho portato sul campo la mia esperienza e il mio modello di allenamento proponendo degli esercizi pratici basati su casi specifici.

QUARTA PARTE:
Ho inserito degli allegati sulla base dei modelli che io utilizzo ossia: Modello apprendimento, questionari conoscitivi, esercizi su comunicazione efficace e
codificazione linguaggio”

TESI UEFA PRO – Maurizio Sarri “La preparazione settimanale della partita”

Tante volte a noi allenatori sarà capitato di fantasticare sul mondo delle squadre di Serie A, o comunque del professionismo, cercando di immaginare anche i più minimi dettagli sulla vita di spogliatoio a quei livelli. 

Girovagando su internet in cerca di spunti nuovi, mi sono imbattuto in una tesina dal titolo molto interessante: “la preparazione settimanale della partita”.

La tematica è sicuramente una tra quelle che hanno occupato le più importanti riflessioni nella mia testa… e penso in quella di molti.

Sono inimmaginabili tutte le volte che mi son trovato a chiedermi “io divido tutto il lavoro in 2 o 3 allenamenti, chissà come sarà dividerlo in una settimana”.

Casualmente quando ho trovato questo link, stavo giusto iniziando ad organizzare il lavoro con la mia prossima squadra di pulcini, con cui farò solamente due allenamenti. Questo ha ulteriormente aumentato la mia curiosità!

Subito non mi accorsi dell’autore della tesina, scorrendo velocemente le pagine del pdf per la prima panoramica generale.  Ma con maggiore attenzione, mi accorsi che l’autore era un certo Maurizio Sarri, oggi allenatore della Juventus. 

La tesina risale alla stagione 2006-2007, quella in cui  Sarri subentrò all’esonerato Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo.  Questo aumenta il romanticismo del testo, perchè rappresentava il periodo della gavetta di uno degli allenatori più famosi dei nostri giorni. Sicuramente dall’Arezzo al Chelsea o alla Juventus e a distanza di 12 anni,  qualcosa sarà cambiato. Ma è comunque una lettura molto interessante e rende bene l’idea del mondo del lavoro di un allenatore professionista.

Ecco il link; buona lettura!

 

Calcio a 5 e calcio a 11

La giornata che viene dopo aver vinto un torneo è sempre una bella giornata. Partita tirata quella di ieri sera…uno a zero per noi, poi il pareggio degli avversari, due a uno per noi poi ancora il pareggio degli avversari e finalmente il meritato tre a due finale che ci consegna la vittoria dell’ennesimo torneo di calcio a 5.

Sono oltre vent’anni che ogni anno si porta a casa qualcosa (campionato, coppa o tornei). La maggior parte di noi pur essendo “malata” di calcio a 5 proviene dal calcio a 11 e ancora ne fa parte (mister, osservatori, dirigenti, direttori sportivi, ecc). 

Ecco perchè anche ieri sera dopo il festeggiamento consueto nello spogliatoio davanti alla solita pizzetta ennesima discussione calcistica ovviamente caduta, vista la serata, sull’importanza dell’integrazione delle tecniche e tattiche del calcio a 5 nei metodi di allenamento del calcio a 11.

E’ saltata fuori questa tesi (un pò datata  – 2011 – ma sempre attuale) che riassume quanto saltato fuori ieri sera dove si cerca di evidenziare, come, gran parte dell’allenamento tecnico – tattico di base che è fondamentale per il calcio a 5, trova nel calcio moderno sempre un maggiore utilizzo.

Due società di primissimo livello europeo come il  Real Madrid ed il Barcellona, nei loro settori giovanili, e non solo, inseriscono innumerevoli esercitazioni con un massimo di quattro giocatori più un portiere per squadra, considerandola la didattica ideale per l’insegnamento dei fondamentali tattici.

Voi cosa ne pensate?

Giampaolo Castorina: l’interpretazione del modulo 1-4-3-1-2

Estratto dalla tesi dal titolo ‘L’interpretazione del modulo 1-4-3-1-2: principi ed esercitazioni’ dove Giampaolo Castorina ha analizzato nel dettaglio questo sistema di gioco, dalle caratteristiche generali fino a quelle di reparto e dei singoli interpreti.

Può essere un documento utile (oltre che per la prima squadra) anche per la squadre più grandi delle giovanili. Infatti la tesi (che è disponibile sul sito della figc settore tecnico) l’allenatore della formazione Berretti della Virtus Entella evidenzia soprattutto il legame molto stretto tra fase difensiva e fase offensiva.

Secondo Castorina, infatti, “esiste una netta correlazione tra la fase di possesso e quella di non possesso e, di conseguenza, più si vuole giocare un calcio offensivo e propositivo, tanto più si deve sviluppare una buona organizzazione difensiva”

Giampaolo Castorina

Gianpaolo Castorina è un allenatore professionista di prima categoria. Dopo una carriera da calciatore, in cui ha collezionato oltre 100 presenze in Serie B, ha iniziato quella di tecnico alla Virtus Entella, alla guida dei Giovanissimi Nazionali. In oltre dieci anni alla società ligure, tra calciatore e allenatore, è arrivato fino alla panchina della prima squadra durante la scorsa stagione. Quest’anno è tornato ad essere il primo allenatore della formazione Berretti, sempre alla Virtus Entella.

Prevenzione, preparazione e riabilitazione in una seduta di allenamento in acqua

L’amico Andrea Cerati, attualmente allenatore degli Allievi A della società Carignano (Parma), ci invia la sua interessantissima tesi presentata durante l’acquisizione del patentino UEFA B qualche anno fa sulla prevenzione, preparazione e riabilitazione in una seduta di allenamento in acqua.

Titolo della tesi: “Prevenzione, preparazione e riabilitazione in una seduta di allenamento in acqua”, argomento oltretutto mai affrontato dal nostro sito.

seduta di allenamento in acqua
Agosto 2015 – Seduta di allenamento in piscina con la squadra Il Cervo Collecchio (PR) cat. Juniores Regionali

Ringraziando Andrea, alleghiamo la tesi.