Il duello: principi di tattica individuale del difensore

Tesi molto interessante presentata da Andrea Sottil per il patentino figc Uefa PRO nel 2012/2013 in cui viene attribuita particolare importanza ai meccanismi in fase difensiva  e in special modo al duello.

Come il difensore deve correre, frenare e cambiare direzione nelle varie zone di campo e nelle varie situazioni di gara che affronta. Quale postura deve tenere per cercare di contrastare (e marcare) nel miglior modo possibile gli attaccanti.

duello

Nella tesi Sottil sottolinea come il difensore moderno deve essere un giocatore che sappia partecipare alla costruzione del gioco, che sia un mix di forza esplosiva e di destrezza e agilità, molto coordinato, con un livello di attenzione elevato, capace di elaborare contromosse tattiche in tempi ridottissimi.

Con una distanza non troppo ridotta con l’avversario si evita un duello di pura velocità che possono risultare pericolosi (se l’attaccante è più veloce). Stando un po’ più “allentato” dall’avversario, la probabilità di intercettare la palla senza ingaggiare sfide in velocità diventa sempre più alta. Mentre il rischio di “contatti” pericolosi diminuisce”.

Luigi Ragno: i rapporti umani prima di tutto

Luigi Ragno dal 2010 per dieci anni ha lavorato al Milan come allenatore dei portieri, dal settore giovanile fino alla prima squadra. Di seguito la sua tesi sul ruolo del preparatore dei portieri basata sull’analisi dei rapporti umani che si instaurano all’interno di una squadra perché il calcio è uno sport costruito intorno alle relazioni.

Luigi ragno

Essere preparatore dei portieri significa prima di ogni cosa usare discrezione, educazione, osservazione, tatto ed intelligenza in ogni tipo di comunicazione e ambiente. La comunicazione deve avvenire in maniera sintetica, con voce ferma e decisa, senza mai indugiare in eccessive e prolungate spiegazioni, che altro non fanno se non impoverire il messaggio che si vuole trasmettere.

Con i portieri e in qualsiasi contesto di lavoro, il preparatore deve sempre avere un ruolo ben definito ma leggermente defilato. Deve lavorare tanto sul campo, essere sempre corretto con le persone, non avere smanie di protagonismo ma soprattutto avere un buon dialogo con tutti. Non deve criticare, ma avere sempre la lucidità per analizzare e sapersi organizzare nello svolgere con ordine il proprio lavoro e ruolo.

Se il livello del preparatore cresce, il preparatore si troverà a lavorare all’interno di uno staff. Gli staff tecnici delle società sono la quotidianità della convivenza e della comunicazione. Allenatore, allenatore in seconda, preparatore atletico, collaboratori atletici e collaboratori tecnici di campo, analisti video, osservatori di staff e osservatori (scounting) della società, medici, fisioterapisti, fisioterapisti addetti al recupero infortuni, team manager, magazzinieri, addetti ai campi e manutentori, infine direttori sportivi e presidenti.

Luigi ragno

Essere un portiere di calcio ha tanti significati, tante sfumature; credo sia davvero un ruolo a parte, dal fascino unico che nasce dalla consapevolezza di avere tanta responsabilità.
Per interpretarlo al meglio servono caratteristiche fisiche e capacità tecniche nelle quali non voglio addentrarmi, ma su due aspetti caratteriali vorrei invece soffermarmi e soprattutto evidenziarne la reale importanza.

A mio avviso gli occhi, e di conseguenza l’osservazione, portano il portiere ad avere la percezione di tutto quello che gli accade intorno. In campo e fuori dal campo, all’interno del gruppo, dello spogliatoio, si tratta sempre di vedere e capire quello che succede e saper
comunicare con tutti coloro che fanno parte della squadra e della società
. Farlo sempre con equilibrio, con positività, scegliendo soprattutto i tempi ed i modi più opportuni.

Cercare di diventare un leader, anche silenzioso, ma un riferimento per tutti. Dare sempre la conferma che su di lui si possa fare affidamento. E per far ciò non serve essere titolari inamovibili: lo si può essere anche come secondi o come terzi, e in questi casi le opportunità di osservazione aumentano e fanno si che si possa essere di supporto a chi invece sta vivendo la gara da protagonista.

Serve dimenticare ogni gloria e vittoria, ogni delusione e sconfitta di squadra ma soprattutto la prestazione come singolo. Il motivo è semplice: il portiere è un ruolo solitario, ma spesso è proprio in questa solitudine che si trova nuova forza. In tutti i due casi, l’adrenalina è tanta, e la delusione pesa e spesso toglie il sonno. Ma poi la luce del
giorno successivo deve dare una spinta, una nuova motivazione da trasmettere a se stessi e a tutti coloro che hanno bisogno di ricevere energia.

Credo davvero che il portiere debba conoscere il calcio da interprete del ruolo e da esperto del gioco: essere l’estremo difensore della propria porta e della propria area e dei molti spazi attorno, lo portano ad essere il giocatore col più alto tasso di osservazione. Deve sapere di calcio e deve far capire all’intero gruppo che tutto quello che succede in settimana in allenamento ed in gara è sempre sotto la sua lente d’ingrandimento. Poi arrivano personalità, coraggio, tecnica e capacità fisiche. Ma alla base ci sono occhi e ragionamento: questo a mio avviso deve essere un portiere principalmente.

Luigi ragno

Ecco di seguito la tesi intera di Luigi Ragno ricca di aneddoti della vita personale con vari capitoli legati alla comunicazione con tutti le varie componenti della struttura societaria. Una persona autentica e trasparente come ce ne vorrebbero tante sui campi da calcio!

Parare con la mente – Tesi di Lorenzo Faccini

Interessante tesi del 2016 sullo sviluppo delle abilità psicologiche del portiere. Qui di seguito uno stralcio che rende l’idea del contenuto della tesi scritto direttamente dall’autore Faccini Lorenzo.  

“Ritengo che il saper integrare le competenze di tipo tecnico, atletico e mentale, rappresenti l’elemento di valorizzazione relativamente al ruolo del preparatore dei portieri del futuro.
A supporto di questa mia “sensibilità”, citerò nella tesi alcune ricerche indicative, che ho trovato in letteratura.
In una ricerca del 2006 “ indagine sulle problematiche psicologiche del portiere di calcio “ (VittorioTubi, Francesca De Stefani, Isabella Cro ce) fatta su un campione di portieri di calcio professionisti, il 90 % del campione intervistato, dichiarava utile la necessità di integrare l’allenamento “ tradizionale” tecnico tattico condizionale con quello mentale, e addirittura il 70 % non sapeva de ll’esistenza della preparazione mentale.
In conformità a ciò, ho cercato di ampliare sempre più le mie conoscenze, cercando di applicarle poi all’attività che amo, ossia il calcio e nello specifico l’allenamento dei portieri.
Mi è stato difficile organizzare lo “ scheletro “ della tesi, perché le cose che avrei voluto esporre e trattare sono molteplici e i contenuti infiniti.
in base quindi alla mia esperienza e ai miei fin qui effettuati, ho deciso di strutturare la tesi in quattro parti distinte e allo stesso comunicanti tra di loro.

PRIMA PARTE
Tratta l’evoluzione del ruolo che c’è stata negli ultimi anni identificando, sulla base
degli ultimi dati, analisi e ricerche in merito, le caratteristiche che dovrà avere il portiere del futuro.
Sulla scorta di ciò, sono andato a intercettare i bisogni del portiere moderno, ma anche il suo allenatore specifico, FIGURA SEMPRE più CRUCIALE PER L’EVOLUZIONE PRIMA DELLA PERSONA POI DEL PORTIERE

SECONDA PARTE:
Ho volutamente trattato in maniera sintetica la parte “teorica”, ciò che è presente in letteratura corollato da riferimenti bibliografici, cercando di identificare gli elementi
essenziali a me utili, che ho utilizzato per MOTIVARE poi quello che io ho potuto sperimentare direttamente nel mio modello di allenamento.

TERZA PARTE:
Ho portato sul campo la mia esperienza e il mio modello di allenamento proponendo degli esercizi pratici basati su casi specifici.

QUARTA PARTE:
Ho inserito degli allegati sulla base dei modelli che io utilizzo ossia: Modello apprendimento, questionari conoscitivi, esercizi su comunicazione efficace e
codificazione linguaggio”

TESI UEFA PRO – Maurizio Sarri “La preparazione settimanale della partita”

Tante volte a noi allenatori sarà capitato di fantasticare sul mondo delle squadre di Serie A, o comunque del professionismo, cercando di immaginare anche i più minimi dettagli sulla vita di spogliatoio a quei livelli. 

Girovagando su internet in cerca di spunti nuovi, mi sono imbattuto in una tesina dal titolo molto interessante: “la preparazione settimanale della partita”.

La tematica è sicuramente una tra quelle che hanno occupato le più importanti riflessioni nella mia testa… e penso in quella di molti.

Sono inimmaginabili tutte le volte che mi son trovato a chiedermi “io divido tutto il lavoro in 2 o 3 allenamenti, chissà come sarà dividerlo in una settimana”.

Casualmente quando ho trovato questo link, stavo giusto iniziando ad organizzare il lavoro con la mia prossima squadra di pulcini, con cui farò solamente due allenamenti. Questo ha ulteriormente aumentato la mia curiosità!

Subito non mi accorsi dell’autore della tesina, scorrendo velocemente le pagine del pdf per la prima panoramica generale.  Ma con maggiore attenzione, mi accorsi che l’autore era un certo Maurizio Sarri, oggi allenatore della Juventus. 

La tesina risale alla stagione 2006-2007, quella in cui  Sarri subentrò all’esonerato Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo.  Questo aumenta il romanticismo del testo, perchè rappresentava il periodo della gavetta di uno degli allenatori più famosi dei nostri giorni. Sicuramente dall’Arezzo al Chelsea o alla Juventus e a distanza di 12 anni,  qualcosa sarà cambiato. Ma è comunque una lettura molto interessante e rende bene l’idea del mondo del lavoro di un allenatore professionista.

Ecco il link; buona lettura!

 

Calcio a 5 e calcio a 11

La giornata che viene dopo aver vinto un torneo è sempre una bella giornata. Partita tirata quella di ieri sera…uno a zero per noi, poi il pareggio degli avversari, due a uno per noi poi ancora il pareggio degli avversari e finalmente il meritato tre a due finale che ci consegna la vittoria dell’ennesimo torneo di calcio a 5.

Sono oltre vent’anni che ogni anno si porta a casa qualcosa (campionato, coppa o tornei). La maggior parte di noi pur essendo “malata” di calcio a 5 proviene dal calcio a 11 e ancora ne fa parte (mister, osservatori, dirigenti, direttori sportivi, ecc). 

Ecco perchè anche ieri sera dopo il festeggiamento consueto nello spogliatoio davanti alla solita pizzetta ennesima discussione calcistica ovviamente caduta, vista la serata, sull’importanza dell’integrazione delle tecniche e tattiche del calcio a 5 nei metodi di allenamento del calcio a 11.

E’ saltata fuori questa tesi (un pò datata  – 2011 – ma sempre attuale) che riassume quanto saltato fuori ieri sera dove si cerca di evidenziare, come, gran parte dell’allenamento tecnico – tattico di base che è fondamentale per il calcio a 5, trova nel calcio moderno sempre un maggiore utilizzo.

Due società di primissimo livello europeo come il  Real Madrid ed il Barcellona, nei loro settori giovanili, e non solo, inseriscono innumerevoli esercitazioni con un massimo di quattro giocatori più un portiere per squadra, considerandola la didattica ideale per l’insegnamento dei fondamentali tattici.

Voi cosa ne pensate?

Giampaolo Castorina: l’interpretazione del modulo 1-4-3-1-2

Estratto dalla tesi dal titolo ‘L’interpretazione del modulo 1-4-3-1-2: principi ed esercitazioni’ dove Giampaolo Castorina ha analizzato nel dettaglio questo sistema di gioco, dalle caratteristiche generali fino a quelle di reparto e dei singoli interpreti.

Può essere un documento utile (oltre che per la prima squadra) anche per la squadre più grandi delle giovanili. Infatti la tesi (che è disponibile sul sito della figc settore tecnico) l’allenatore della formazione Berretti della Virtus Entella evidenzia soprattutto il legame molto stretto tra fase difensiva e fase offensiva.

Secondo Castorina, infatti, “esiste una netta correlazione tra la fase di possesso e quella di non possesso e, di conseguenza, più si vuole giocare un calcio offensivo e propositivo, tanto più si deve sviluppare una buona organizzazione difensiva”

Giampaolo Castorina

Gianpaolo Castorina è un allenatore professionista di prima categoria. Dopo una carriera da calciatore, in cui ha collezionato oltre 100 presenze in Serie B, ha iniziato quella di tecnico alla Virtus Entella, alla guida dei Giovanissimi Nazionali. In oltre dieci anni alla società ligure, tra calciatore e allenatore, è arrivato fino alla panchina della prima squadra durante la scorsa stagione. Quest’anno è tornato ad essere il primo allenatore della formazione Berretti, sempre alla Virtus Entella.

Prevenzione, preparazione e riabilitazione in una seduta di allenamento in acqua

L’amico Andrea Cerati, attualmente allenatore degli Allievi A della società Carignano (Parma), ci invia la sua interessantissima tesi presentata durante l’acquisizione del patentino UEFA B qualche anno fa sulla prevenzione, preparazione e riabilitazione in una seduta di allenamento in acqua.

Titolo della tesi: “Prevenzione, preparazione e riabilitazione in una seduta di allenamento in acqua”, argomento oltretutto mai affrontato dal nostro sito.

seduta di allenamento in acqua
Agosto 2015 – Seduta di allenamento in piscina con la squadra Il Cervo Collecchio (PR) cat. Juniores Regionali

Ringraziando Andrea, alleghiamo la tesi.



Action Type: L’allenamento mentale individuale

Action type è un metodo utilizzando tantissimo soprattutto in Olanda per individuare come la sfera cognitiva, quella emotiva e quella mentale hanno direttamente influenza sulle preferenze motorie di un giocatore.

Il modello è utilizzato soprattutto  con gli adulti ma ci sono ambienti professionistici (Ajax in primis) che lo adottano anche sulle giovanili.

Action type murphy

La tesi di Michele Santoni nel corso Uefa Pro racchiude un’esauriente spiegazione di questo metodo.

La lettura non è semplicissima se non si hanno un pò di basi legate agli argomento pedagogico o psicologico ma è comunque un documento che ritengo importante per un mister che vuole mettersi in gioco sulla crescita dei ragazzi che allena.

Non esiste infatti una tecnica ideale che valga per tutta la squadra e l’Action Type permette di creare  profili personali dei singoli giocatori  per poi poter attivare esercizi e tecniche specifiche sia rispetto alle capacità motorie che alle abilità tecniche.

Allenare comunicando

Allenare comunicando questo il titolo della bella tesi con cui il 4 ottobre del 2012 Fabio Pecchia ha ottenuto il patentino di Allenatore Professionista di Prima Categoria Uefa Pro.

«Ho la convinzione che la scelta di una giusta comunicazione possa dare quel “qualcosa in più” per vincere (intendo raggiungimento dell’obiettivo), aiutando il calciatore a sfruttare tutte le risorse che ha dentro di sé. Per vincere, infatti, non è detto che bisogna avere una differenza di valore notevole rispetto all’avversario. In un contesto sempre più attento ad ogni dettaglio, con figure sempre più specifiche e specialistiche in ogni ruolo, forse proprio l’esplorazione di zone ancora “grigie”, potrebbe offrire ad un allenatore quel qualcosa in più, a livello di gestione delle risorse, per raggiungere l’obiettivo fissato con la propria società. Il nostro ruolo, però, non deve essere legato solo al risultato immediato: è chiaro che vincere le partite ed i campionati sia l’aspetto più appariscente per qualificare un allenatore come “vincente”; ma vincere vuol dire anche riuscire a creare, sviluppare le doti di un campione o di tanti “potenziali” campioni. Per questo noi allenatori abbiamo l’obbligo di comunicare loro traguardi precisi, affinché abbiano ben chiaro l’obiettivo: migliorarsi ogni giorno, in ogni allenamento, curando tanto l’allenamento “visibile” quanto quello “invisibile” e siamo noi allenatori a dover essere capaci di guidarli in questo percorso, sia individuale che di squadra e solo così potremo essere sicuri di vincere la nostra “sfida” più difficile: rendere compatibile il successo della squadra con il miglioramento costante di ogni singolo calciatore» tratto dalla tesi di Fabio Pecchia

Allenare comunicando

Tesi interessane che può fornire spunti preziosi su come migliorare la comunicazione con i calciatori (anche nelle giovanili).

Una mentalità per essere vincenti di Filippo Inzaghi

Tesi finale del corso Master 2012/2013 per allenatori di Prima categoria Uefa Pro di Filippo Inzaghi  una mentalità per essere vincenti

filippo inzaghi

“Non sò ancora se sono e sarò un allenatore vincente, ma sicuramente lo voglio diventare con l’umiltà di volersi migliorare sempre e con lo spirito che mi ha sempre animato da giocatore.
L’esperienza del corso master mi ha sicuramente aiutato a migliorare e a trasmettere delle nuove idee in riferimento alle nuove metodologie d’allenamento del calcio che confermano e sostengono diversi aspetti che ho affrontato quest’anno e che già avevo elaborato nella mia esperienza da calciatore.
La mia progressione come giocatore, è passata attraverso diverse tappe ed è con la stessa gradualità che voglio affrontare quella da allenatore, poiché l’esperienza è quello che più insegna nella vita e nella professione, e l’umiltà è il primo valore.
Ho percepito, insieme al mio gruppo, analizzando tutti gli aspetti esplicitati nella tesina, il risultato sportivo della stagione (semifinale titolo italiano) un ottimo successo, un punto di partenza per costruire un nuovo e sempre migliore progetto. Perciò ho ringraziato la mia squadra e i miei collaboratori per ciò che mi hanno restituito in termini di emozioni, confronti, impegno e collaborazione.
Per concludere, ringrazio tutti i docenti del corso Master che hanno contribuito a questo mio prodotto, alla mia crescita e che hanno dimostrato grande professionalità, competenza e.. mentalità vincente.”  Filippo Inzaghi