Eleonora Goldoni si racconta a Tutti in campo per Tutte

La calciatrice del Napoli, Eleonora Goldoni, racconta di se a Tutti in campo per tutte.

“Più elevati saranno i tuoi scopi, più vasti saranno i tuoi desideri, maggiore sarà l’energia che avrai a disposizione per soddisfarli. Desidera il bene di tutti , se aspiri solo al tuo piano personale dovrai guadagnartelo con grande difficoltà. Prima di esaudire un desiderio ricorda di meritarlo.
Ognuno di noi merita tanto, ma nel nostro tanto non ci siamo solo noi. Se pensiamo piccolo otteniamo piccolo se pensiamo grande possiamo ottenere tanto di più.
Nei tuoi sogni, nelle cose per te importanti, nel tuo progetto di vita, coinvolgi tutto ciò che conta per te e allora la voglia di raggiungerli sarà una conseguenza e la mattina ti sveglierai desideroso di conquistare prima te stesso e poi il mondo intorno a te.
Tutto avrá un altro sapore.
Credici perché te lo meriti e sogna in grande perché non costa nulla. “
Eleonora Goldoni

Luca Lunardini: Birra? Certo!

“BIrra? Certo”. Ci si conosceva di vista ma non ci sono mai stati dubbi. Qualunque fosse il risultato a fine partita tra le nostre squadre ci siamo sempre ritrovati a “giocare” il terzo tempo insieme davanti ad una birra (forse  anche qualcuna in più!!!).

Nella prima parte di campionato di qualche anno fa incontrai, infatti, la squadra allenata dai mister Marione Toscani e Luca Lunardini prima a San Secondo e successivamente a Monticelli.

Due splendide partite. I ragazzi di entrambe le squadre avevano fatto vedere sia un bel gioco (una buona tecnica individuale in generale) che un intelligenza tattica e una padronanza del campo non comune. 

Da subito abbiamo cominciato a scambiarci in campo durante la partita commenti sinceri sui nostri ragazzi e sui rispettivi avversari con la certezza che a fine partita, indipendentemente dal risultato, ci sarebbe stata la condivisione di una buona birra insieme.

E’da allora è sempre stato così. Quando ci si incontra in campo o fuori il nostro saluto è questo: “Birra? Certo!”.

Mister Luca Lunardini allena oggi  la squadra esordienti 1° anno dell’ASD Tonnotto San Secondo, 

L’approccio ad allenare di Luca è stato quasi casuale, come dice lui “per gioco”. A San Secondo infatti non c’era (e sottolinea il tempo del verbo al passato perché invece adesso C’E) una società che potesse ospitare i bambini ed i ragazzi che volevano giocare a calcio nel loro paese senza dover per forza andare nei paesi vicini come Fontanellato, Soragna o Tre Casali.

Luca, come è iniziata l’avventura delle giovanili a San Secondo?

Nel 2015, quando tutto ha avuto inizio ebbi il piacere di conoscere il grande Marione (Mario Toscani), con il quale siamo entrati subito in sintonia per la passione e per la voglia di fare per i bambini e ragazzi del paese.

Marione (Mario Toscani)

Da lui ho imparato molto specialmente a livello umano.

Abbiamo iniziato questo percorso insieme con circa 40 bambini /ragazzi dell’annata 2007 (allenata da Marione) e l’annata 2009/2010 (allenata da me).

Oggi a distanza di pochi anni l a nostra passione è stata premiata. Ringraziando anche il Tonnotto nella figura del suo presidente si contano infatti circa 135 / 140 atleti divisi in otto categorie: 2006-2007, 2009/2010 (la mia squadra), 2011-2012-2013-2014.

Un risultato importante che dal nulla ha portato il paese ad essere coinvolto in questa importante attività sportiva e non solo. Due anni fa infatti è nato un unovo progetto dal nome “Gioco Motricità” che quest’anno vede impegnati i piccoli del 2015-2016.

Direi una bella soddisfazione.

Da giocatore, se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Nella squadra allenata da me, se dovessi scegliermi un ruolo mi farei giocare esterno alto di centrocampo, destra e sinistra non importa.

Detta cosi sembra che sia un fenomeno con tutti e due i piedi…e un pò è vero…ahahah…no il motivo è perché essenzialmente un destro che gioca sulla sinistra potrà mettere a disposizione della squadra movimenti che più difficilmente potrebbe fare un destro che gioca sulla destra; il quale tuttavia avrà tantissime altre soluzioni da mettere sempre al servizio della squadra (es: il cross, il traversone, il passante). Si vede che sto facendo il corso vero??? Ahahahahah

Come imposti il tuo programma settimanale?

Allenamento il martedì / giovedì e partita al sabato.

Allenamento martedì: partitella iniziale di riscaldamento, 5’ min. con le mani e 15’ min. con i piedi. Le regole della partita iniziale sono dettate a seconda dell’obbiettivo della settimana / mese sul quale ritengo necessario lavorare. Mentre i ragazzi giocano, osservo quali sono i punti critici sui quali intervenire e con quale priorità.

Non è sempre facile, ma talvolta cerco di individuare i ragazzi che hanno più bisogno di una cosa rispetto ad un’altra e anche tra uno e l’altro. Non possono mancare esercitazioni effettuate alla giusta intensità, chiaramente considerata l’età inserisco sempre la palla.

Le esercitazioni sono finalizzate ad allenare contemporaneamente la parte tecnica (presenza della palla) e la ricerca del miglior rapporto fatica / recupero (intensità) al quale poi si sottoporranno durante la gara. Partita finale di almeno 25 – 30 minuti per verificare se vi è stato qualche miglioramento.

Allenamento giovedì: sostanzialmente, rispetto all’allenamento del martedì, la sequenza non cambia, partitella di riscaldamento, esercitazioni e partitella finale. In questo allenamento però, punto di più a ciò che a patire dai giovanissimi si chiama tattica; io con gli esordienti io li chiamo movimenti in campo, d’altronde, durante la gara del sabato (che per loro deve essere il premio per il lavoro ed impegno svolto durante gli allenamenti settimanali) devono pur avere un’idea di dove, come e quando muoversi, far muovere il compagno, o muovere la palla.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che ricordo con più soddisfazione, è stata una partita che paradossalmente non abbiamo vinto nonostante tutto ciò che di bello abbiamo fatto in campo.

I ragazzi, allora pulcini, avevano espresso al 100% ciò che avevamo affrontato durante un percorso di allenamenti, ma la sfortuna (pali, traverse, paratone, tiri usciti di poco) non ci hanno portato alla vittoria ma bensì alla sconfitta.

La mia soddisfazione però, non è stata solo quella di vedere il mio lavoro sviluppato in campo dai ragazzi, ma bensì quello che mi hanno detto nello spogliatoio alla fine della partita: “Mister come dici sempre tu nel calcio la palla è rotonda e non sempre vince chi merita, ci rifaremo alla prossima”. Il messaggio era passato … e mi sono davvero emozionato.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Sicuramente mi porterò a casa una crescita personale e maggiori competenze. Tutte gli argomenti trattati da questo corso (Uefa C), chi più chi meno erano conosciuti ma non sempre si ha l’occasione di esaminarli insieme ad un docente e ancora molto più importante con il confronto di altre persone che come me hanno questa passione.

Certamente tutte queste considerazioni faranno parte di un bagaglio di informazioni che, utilizzato al meglio, renderanno i miei ragazzi migliori, o quanto meno più contenti del loro allenatore. Spero !!

Qualche aneddoto?

Ti volevo raccontare che la partita persa ma con soddisfazione da parte di tutti, ci ha portato a non perdere più,.. anche perché con il covid non abbiamo più giocato !!! …Ahahahah

Ritornando seri e lo dico solo per dar merito e lustro ai ragazzi, questo gruppo è diventato squadra veramente.

Si aiutano uno con l’altro, compensando e recuperando tutti insieme agli errori dei singoli.

Si divertono e anche tanto… tutto ciò, che non è per niente poco, ci ha portato a vincere le amichevoli fatte all’inizio di questa stagione anche contro squadre che in passato ci hanno sempre sconfitto.

LA SQUADRA E’ il 70% di questo bellissimo GIOCO.  

La “personale” squadra di Luca…complimenti Mister!!!

Massimo Trolli: un mister a testa alta…sempre!!!

“Canterò le mie canzoni per la strada,

ed affronterò la vita a muso duro,

un guerriero senza patria e senza spada

con un piede nel passato

e lo sguardo dritto e aperto nel futuro

(A muso duro – Pierangelo Bertoli)

 

Sincero, immediato, diretto. Massimo si presenta così come nella canzone di Bertoli, senza tanti proclami o scenografie ma nella sua tranquillità c’è spessore, sostanza voglia di vivere in autonomia da regole imposte  le situazioni che affronta, comunque vada.

Quest’anno Massimo allena al Felino l’annata 2012.

Con orgoglio racconta che non proviene dal mondo del calcio ma che ha iniziato ad allenare  una ventina di anni fa nel mondo del baseball, nel settore giovanile del Parma vincendo uno scudetto Under 16 nel 2008, per poi continuare ad allenare nella società dell’Oltretorrente.

Nel 2010 poi il passaggio ad allenare il calcio.

Una prima esperienza come secondo allenatore negli allievi provinciali e poi con gli juniores regionali per poi proseguire come protagonista negli anni successivi con le varie annate del settore giovanile del Carignano.

Come è andata questa tua esperienza? 

Dal punto di vista sportivo ho ottenuto buoni successi ma ripensando a questi anni mi vengono in mente soprattutto le situazioni e le emozioni che mi portano a sottolineare  l’aspetto umano e il rapporto che si è venuto a creare con i ragazzi.

Particolare la partecipazione ad un paio di tornei internazionali in Spagna con i giovanissimi ottenendo un settimo e un terzo posto. Esperienza di vita, prima che di calcio, vissute da sempre in collaborazione con il mio fedelissimo Aschieri Gabriele 

Dall’inizio del 2020 sono passato in forza al Felino prima con i 2007 ed ora con 2012 per una nuova avventura anche se questo periodo come per tutti non è stato molto felice per il calcio giovanile.

MI sarebbe piaciuto che qualche campione, qualche professionista della serie A avesse speso una parola riguardo lo stop inflitto al calcio di base. Saranno stati bambini anche loro, vero?

Mah…

Se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?Sorride forse pensando a qualche partita del passato ed ironico come sempre mi risponde.

E’ un ruolo non comune, a volte controverso, elegante ma anche rompicoglioni…e si…sono abbastanza rompicoglioni in partita…quindi farei il guardalinee!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Più che settimanale ragiono su un microciclo mensile. Parto sempre dalla tecnica base fino ad arrivare alle varie situazioni che si vivono in partita.

Di volta in volta inserisco esercitazioni o simulazioni con grado di difficoltà maggiore per far crescere i ragazzi.

Si parlava di lato umano e di rapporti con i ragazzi. Hai qualche aneddoto da condividere?

Nell’esperienza vissuta a Carignano ho avuto in squadra un ragazzo con problemi motori dovuti ad un’ischemia subita quando era piccolo.

Con l’aiuto del fedelissimo Aschieri siamo riusciti a fargli acquisire una maggior coordinazione e flessibilità motoria e grazie all’aiuto della squadra è riuscito a partecipare e a giocare dalla prima partita fino all’ultima di campionato tanto come gli altri suoi compagni.

Senza tanti proclami ma è un modo diverso di vivere certe situazioni attraverso lo sport crescendo come gruppo di amici.

Il momento più bello ed emozionante che mi porto dentro sono state le lacrime di felicità della mamma quando lo ha visto giocare.

E lo sguardo dritto e aperto nel futuro
Ho speso quattro secoli di vita
E fatto mille viaggi nei deserti
Perché volevo dire ciò che penso
Volevo andare avanti ad occhi aperti

(a muso duro Pierangelo Bertoli)

“Evoluzione del gioco e calcio femminile”

 Alessandra Spagnolo e Elisabetta Torresin presentano l’autrice e giornalista Francesca di Giuseppe.

Nel libro “Evoluzione del gioco e calcio femminile” si analizza l’evoluzione della società attraverso il gioco del calcio.

Riportando la voce autorevole di sociologi e psicologi si cerca di capire quali errori non sono da compiere e quali possibilità si aprono per il calcio femminile in forte ascesa.

 

Andrea Parisi: quando la passione va oltre ogni limite!

Più di vent’anni fa (mi sento un po vecchio nel dirlo) ebbi la fortuna di giocare a calcio a 5 contro una squadra di Reggio Emilia dal nome simbolico “I silenziosi” composta per lo più da ragazzi con problemi di sordità. Nonostante le incertezze della vigilia ci accorgemmo subito della qualità tecnico e tattica di quella squadra e ne venne fuori un quarto di finale regionale bello e impegnativo.
 
Prima di allora non avevo scioccamente realizzato che questo tipo di disabilità poteva essere superato attraverso una molteplicità di strategie per raggiungere l’obiettivo della non esclusione dalle varie attività sportive. Ne fui piacevolmente sorpreso e contento.
 
Nella mente ho rivissuto quella serata (conclusa in un magnifico terzo tempo tra le due squadre davanti ad hamburger e birra) man mano che ho avuto la fortuna di conoscere Andrea.
 
Prima online con qualche messaggio whatsapp dimostrando un’ironia pungente e un’attenzione non comune poi sul campo dove è stata evidente la passione  che prova per questo magnifico sport.
 
Andrea, classe 1981, è una persona umile ma determinata. Non molla mai.  E’ sordo dalla nascita ma portatore di protesi acustiche dall’età di 2 anni. 
Ha frequentato la scuola elementare, media e superiore insieme ai compagni udenti con non poche difficoltà di interazione ma non ha mai mollato ed ora lavora da responsabile laboratorio qualità da 19 anni.
 
Stessi anni da allenatore. Ha iniziato a 20 anni a fare l’allenatore grazie al suo vecchio capo (ora in cielo) che era presidente di una società di calcio e che gli ha dato la spinta a provare questo bellissimo ruolo. 
 
Quando gli chiedi qualcosa sulla sua carriera calcistica risponde cosi.
 
Non parliamo della mia carriera da giocatore che non è andata come volevo per colpa mia. Quando giocavo ero troppo concentrato sulla palla e non potevo ascoltare i richiami e consigli del mister…per questo partivo sempre dalla panchina. 
C’è sempre un aspetto positivo però.
Guardando sempre le partite dalla panchina ed ascoltando i vari mister che ho avuto, ho rafforzato sempre di più il mio sogno e cioè quello di diventare allenatore.

Dove alleni Andrea?  

Dopo tanti anni di gavetta con tanta perseveranza ed un pizzico di fortuna, alleno da 6 anni nel San Giuseppe Calcio – CDF Inter. Alleno i Pulcini 2011. Era da quando avevo 20 anni che sognavo di allenare li (è il mio habitat naturale) e a 39 anni non finisco ancora di sognare…  

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra che alleni quale sceglieresti?  

Nella mia squadra non ho un ruolo dove giocare anche se giocherei ovunque, in qualsiasi ruolo. Per me è importante divertirmi con i miei compagni…anche in panchina. Ma attenti: odio vedere chi,  seduto in panchina non guarda la partita…non dimostra passione e attaccamento alla squadra.  

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?  

Il mio programma settimanale è basato su 3 allenamenti analitico – situazionali con la palla. Ovviamente con obiettivi prefissati e spalmati nell’arco della stagione.   Lo slogan che utilizzo è: “Sempre con la palla” anche se nella pausa per bere possono non portarlo…eheheh . A parte gli scherzi l’unica condizione che pongo è :”Gioco per imparare ed imparo per giocare”. Allenamento o partita che sia come di solito facciamo al sabato con il campionato ed ogni tanto alla domenica con tornei o amichevole di lusso. Se mi chiedessero di fare qualche allenamento o partita in più alla settimana, risponderei sempre: “volentieri!”  

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?   

Ci sono state partite particolari negli anni passati che mi hanno dato belle soddisfazioni.   Ma l’aspetto che mi fa più piacere in questi ultimi anni è vedere tutti i “miei” bambini che dopo un allenamento o partita si lamentano perché vogliono giocare ancora  mentre i genitori dalla tribuna mi pregano di finirla!   Oppure vedere i bambini che vengono all’allenamento anche mezz’ora prima (e sanno che anch’io arrivo 40 minuti prima per vedere gli altri allenamenti) e mi chiedono se possono fare la partitella…non è soddisfazione?    A questo proposito mi ricordo adesso di un episodio successo l’anno scorso.   Un mio bambino è arrivato in orario all’allenamento ma lo vedevo un po’ fiacco. Gli ho chiesto cosa avesse e mi ha risposto che era tutto ok. Finito l’allenamento ho chiesto a sua mamma cosa avesse e mi ha risposto: “Lascia perdere mister, mio figlio è un po’ testardo. Ha vomitato nel pomeriggio e volevo tenerlo in casa ma non ne voleva assolutamente saperne di saltare l’allenamento” Sono rimasto felicemente colpito dicendo scherzosamente alla mamma che aveva fatto bene. Ho ritenuto corretto  dare al bambino  un riconoscimento. La fascia da capitano nella partita successiva se l’era proprio guadagnata!.  

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?   

Dal corso mi porto un bagaglio di informazioni molto utile e molto formativo che mi ha fatto capire che il mio metodo di lavoro è corretto e che posso migliorarlo nel tempo aggiungendo le cose nuove che ho imparato dalle lezioni.    Ho conosciuto allenatori molto più competenti di me e mi rendo conto che ho tanta strada da fare per guadagnarmi la credibilità di un allenatore competente e professionale anche se la mia disabilità mi rallenta un pò…ma come hai già capito non mollo mai!  

Pensa, ad esempio, quanto è stata dura leggere i sottotitoli (foto sopra) per 4 ore di fila ogni giorno del corso…ma ne è valsa la pena!

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” Steve Jobs

Davide Sartori: un mister per curiosità e un educatore dove il lato umano non è un dettaglio

Quando, insieme ad alcuni amici, ho fondato questo blog con l’obiettivo di accompagnare i mister delle società,  nella formazione che stavamo svolgendo in aula e sul campo, mi sono accorto da subito che era uno strumento dove oltre al confronto sul gioco del calcio, mi permetteva di conoscere cose nuove e di approfondire la conoscenza con le persone.

Allenatori famosi, preparatori atletici, ex calciatori ma anche e soprattutto tante persone (come le interviste pubblicate questa settimana ma non solo) con cui poi è iniziato un percorso di amicizia che con la loro esperienza mi hanno aperto un nuovo mondo pieno di curiosità ed aneddoti, permettendo a me e a chi ci segue  di entrare nella serietà dell’impegno nell’essere allenatore ma allo stesso tempo nel lato umano semplice e sincero di chi porta avanti i valori in cui crede.

Davide Sartori è uno di questi mister che ha messo alla base della sua vita famiglia, lavoro e l’immancabile calcio.  

Classe 1977, allena la USD Turris 1930 di Piacenza categoria esordienti primo anno (2009).

La carriera da allenatore iniziò per caso nel 2014 quando un amico gli chiese di dargli una mano ad allenare la scuola calcio della parrocchia.

All’età di 37 anni, dopo aver girovagato tanti anni in diverse squadre di PC e provincia tra 2^ e 3^ categoria ed aver appeso le scarpe al chiodo a livello agonistico, accettò più che altro per fare opera buona e non perché si vedesse nei panni del mister.

Un primo approccio con il mondo del calcio vissuto dal punto di vista del mister che però non ebbe un seguito immediato perché la voglia di giocare (e gli altri vari impegni) gli fecero gettare la spugna non continuando l’avventura.

Troppo presto probabilmente. Si vedeva ancora giocatore.

Dopo aver smesso con la categoria infatti continuò a giocare a livello amatoriale (ancora oggi) seguendo quella che è una passione, quella del calcio, che lo ha accompagnato tutta la vita

A distanza di qualche anno, però, nel 2017 un vecchio mister (allora responsabile del settore giovanile della Libertaspes) in cui allora militava suo figlio, gli chiese di allenare proprio la squadra primi calci del suo bambino.

Di fronte alla proposta inaspettata ci fu un po’ di titubanza ma la curiosità prese il sopravvento.

Cosa ti ha fatto scattare la molla e decidere di ricominciare ad allenare?

Mi incuriosì la riflessione che feci.

Ovvero di come la vita sembrava più o meno casualmente presentarmi occasioni per fare l’allenatore di calcio.

Ci ragionai su e nonostante il poco tempo a disposizione (non ho un lavoro che è molto compatibile con gli orari d’allenamento del settore giovanile), accettai un po’ per la curiosità ma più che altro per aiutare mio figlio che in quel periodo era molto timido ed aveva difficoltà di relazione.

Da qui è partita la nuova avventura. Restai due anni alla Libertaspes, accompagnando i ragazzi sino al primo anno pulcini per poi passare l’anno scorso alla Turris (mia società del cuore nella quale ho militato dai giovanissimi sino in prima squadra), ad allenare i pulcini secondo anno.

Il resto è attualità.

Da giocatore, se dovessi scegliere un ruolo nella squadra da te allenata, in quale sceglieresti di giocare?

Sicuramente da attaccante. Io sin da quando ho iniziato a giocare a pallone sono sempre stato un attaccante e penso che nella mia essenza lo resterò sempre. La gioia del gol per me non ha eguali nel calcio e, più in generale, è una delle emozioni positive che mi ha fatto star meglio nella vita.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Solitamente cerco di osservare nel gioco le carenze della mia squadra e programmare di volta in volta gli allenamenti al fine di colmare le lacune osservate.

Sarò sincero, sino ad ora non ho mai ragionato per obiettivi a medio-lungo termine ed il mio metodo d’insegnamento era più induttivo che deduttivo, più analitico che situazionale.

Mi sono rifatto un po’ alla mia esperienza da calciatore anche perché i feed-back ricevuti dai colleghi e dalle società nelle quali ho allenato sino ad ora erano sostanzialmente positivi e si conformavano al metodo che stavo utilizzando.

Questo corso mi ha invece aperto un mondo.

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Torneo Libertas anno 2018, categoria primi calci, due gironi da 4 squadre: le prime due di ogni girone si sarebbero giocate la finale.

Eravamo sulla carta la cenerentola del girone: io convocavo sempre tutti e dodici i bambini che avevo contro avversari che si presentavano con i sei-sette giocatori migliori. Arrivammo all’ultima partita del girone a giocarci il primo posto contro la Val Luretta Calcio.

Per arrivare primi avremmo dovuto necessariamente vincere: ci riuscimmo! 4-3 fu il risultato finale.

Purtroppo, perdemmo la finale contro una squadra di bambini selezionati; il mio grosso rammarico fu quello di non aver potuto guidare sino alla fine i miei bambini perché dovetti andare in trasferta per lavoro. Motivo principale del rammarico? Sicuramente non la delusione per aver perso, ma perché i ragazzi si meritavano, per quello che tutti insieme avevamo fatto, che il loro mister fosse sino alla fine con loro. Non importava vincere o perdere, importava stare lì tutti insieme a lottare.

Ricordo, tra l’altro, che feci per loro un video motivazionale che mandai qualche giorno prima della finale.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Il corso Uefa C per giovani calciatori ha da una parte rafforzato alcune mie convinzioni soprattutto su quello che deve essere il ruolo dell’allenatore nel settore giovanile, in particolare l’essere prima di tutto educatore di futuri uomini e donne.

Dopodiché come già detto, ha accresciuto le mie conoscenze sul gioco e mi ha sicuramente aiutato a cambiare la mia metodologia settimanale.

Davide hai qualche aneddoto particolare da raccontarci?

Ce ne sarebbero molti, te ne racconto uno su un tema molto sensibile oggi, ovvero il razzismo.

Due anni fa stavamo facendo un torneo in giornata a Cadeo mi sembra, era ora di pranzo e vidi uno dei miei migliori giocatori discutere con un avversario di colore che alla fine si mise a piangere. C’era anche il resto della squadra lì attorno. Chiesi spiegazioni e mi dissero che il mio giocatore di 9 anni rivolse insulti razzisti al coetaneo.

Io radunai la mia squadra e chiesi a caso ad un compagno di colore del bambino reo dell’insulto come si fosse sentito in quel momento e se avesse anche lui ricevuto insulti per il colore della sua pelle.

Lui scoppiò a piangere e ci disse di sì, raccontandoci la sua storia: fu un momento molto toccante per tutti.

Io non aggiunsi altro (non ce n’era bisogno) e dissi al ragazzo di andarsi a cambiare perché non avrebbe più giocato quel giorno.

Lui capì subito, credo che non ci fosse nemmeno bisogno della punizione ma dovevo dare un segnale a tutta la squadra e quel segnale era fortissimo perché escludevo uno dei migliori giocatori (forse il migliore in assoluto).

A fine giornata andai a parlare con il papà del bambino e capii da dove veniva l’atteggiamento razzista del figlio…

Noi mister di calcio possiamo contribuire (se siamo particolarmente fortunati) a creare un campione, ma soprattutto abbiamo per le mani i futuri uomini e donne a cui noi durante le giovanili, possiamo dare un contributo fondamentale nella crescita umana e tecnica.

Un materiale umano da non sprecare.

Abbiamo una grande responsabilità in questo senso, unita al privilegio di poter concretamente fare qualcosa per migliorare la società in cui viviamo.

Maurizio Vici: il tutor che si rispetta!

Sabato alle 13 sono finite le lezioni di corso Uefa C di Parma e Piacenza. Dopo  6 settimane di corso online dopo l’ultima ora di lezione purtroppo, nessuna bottiglia aperta per brindare in compagnia (visto il periodo) ma una moltitudine di messaggi whatsapp per salutarsi tra compagni in attesa degli esami e soprattutto per ringraziare Maurizio, il tutor che che ha permesso a questo corso di svolgersi al meglio. 

Per i non partecipanti al corso, “Bio” è il diminutivo di Biondo Davide…preso un po di mira in mezzo ai vari messaggi del gruppo nei momenti di svago e diventato slogan e simbolo del corso.

Ecco solo alcuni dei messaggi apparsi sul gruppo a testimoniare il ruolo di Maurizio fondamentale per tutti noi.

Chiarezza negli obiettivi, programmazione delle modalità di lavoro, stimolo alla circolarità delle idee, disponibilità al confronto, considerazione dei nostri bisogni durante il corso…insomma un vero mister che ha guidato il gruppo accogliendo, monitorando e creando le condizioni opportune per superare difficoltà e ostacoli per svolgere il corso al meglio.

Ecco il suo punto di vista mentre ci descrive come lui ha vissuto questo impegno.

“Ragazzi buongiorno, stasera dalle 18 alle 20 lezione di Tecnica-Tattica e dalle 20,30-22,30 Metodologia dell’allenamento”.

Sono Maurizio Vici, 32 anni da allenatore Uefa B, Responsabile Settore Giovanile, Osservatore per Società professionistiche (abilitato a Coverciano) e Match Analyst (che ancora attualmente svolgo).

Dopo la gestione del Corso Uefa D di Piacenza (gestito da noi di AIAC Piacenza) , alla fine di Agosto sono stato contattato dal Settore Tecnico di Coverciano per fare l’Host (il tutor) in questi Corsi Uefa C, Uefa D, Uefa B per allenatori.

La frase con cui inizia questo scritto la mando quotidianamente ai corsisti per promemoria alle lezioni online su ZOOM.

4 giorni, dal Lunedi al Giovedì dalle 18 alle 22,30 e il Sabato ( adesso stoppati per ovvi motivi legati alla pandemia)  sul campo con lezioni di Tecnica-Tattica.

Mi piace molto questo mestiere, oltretutto devo avere ispirato fiducia, mi sono stati affidati due corsi, alternati settimanalmente ma contemporanei.

Prima dell’inizio dei Corsi sei a disposizione di tutti i corsisti (due corsi= 120 corsisti) per ogni cosa.

Il caricamento dei documenti sulla piattaforma MYAIAC, tante piccole o grandi cose, per le quali, giustamente, i corsisti chiedono.

Le loro paure, insicurezze, dati, date, consigli, anche solo il bisogno di una parola positiva di aiuto e conforto.

Poi si inizia!

10 minuti prima delle 18 devi aprire l’aula ZOOM( tornato di corsa dal tuo lavoro in ufficio dove finisci alle 17,30).

Poi gestisci i vada Docenti come assistenza, ognuno con le sue sicurezze, vizi, dubbi, bisogno di aiuto logistico, di comunicazione, a volte pure di confronto, il che ti fa pensare di essere stimato, utile e magari che se ti chiedono un parere tecnico magari anche un po’ di competenza.

In questi ultimi due corsi ( PARMA-PIACENZA E REGGIO-MODENA), umanamente parlando, ci sono stati pure problemi legati al COVID.

Problemi, chiaramente non sventolati, di positività e quarantene preventive, periodo maledetto,

Saltano così diversi incontri in presenza sul campo e ci si rifugia nell’online di Zoom, che non è la stessa cosa, ma non si può fare altrimenti purtroppo.

120 allenatori; ognuno un pianeta, dubbi, speranze, sogni, obiettivi, sicurezze, insicurezze, timidezza, qualche arroganza, competenza chi più chi meno, più o meno personalità, più o meno leadership, passato più o meno prestigioso da ex calciatore.

Eccoli; sono loro il “focus” del mio lavoro.

TI scrivono e ti chiamano per qualunque cosa, più o meno importante, a tutte le ore della giornata anche se stai lavorando, sei il loro riferimento, trait d’union tra loro e i Docenti, le loro paure, le loro domande.

E tu ci sei sempre, Coverciano ti paga per gestire, coordinare, ma anche per risolvere problemi e problemini, altrimenti a cosa servi?

E tu ti poni un po’ in diagonale, ti paga Coverciano ma stai sempre in mezzo a loro e li aiuti, a volte anche solo con una parola positiva.

Con i Docenti fai il tuo, gestisci spostamenti di orari, impegni, imprevisti, problemi nati piu’ o meno grandi.

Meraviglioso tutto questo, adoro sempre i corsisti, chi più chi meno, lavoro per loro, lavoro sodo con e per i Docenti.

Alla fine ti ripaga sempre, in ogni caso più di tutto e di ogni altra cosa quando ti vedi rispondere sul gruppo whatsapp o sul privato “GRAZIE MAURI”.

Grazie a te Mauri

Davide Biondo detto “Bio”: Allenare? Credetemi è una gioia indescrivibile!

Eccoci qui oggi con Davide Biondo che allena da 5 anni le giovanili del Fraore Noceto e che oggi è il responsabile del settore giovanile del Fraore Noceto dall’annata 2008 all’annata 2014. 

E’ un piacere parlare con il “Bio” perché rientra in quelle persone che hanno competenza ma allo stesso tempo anche quella necessaria dose di ironia che gli permette di sorridere e scherzare su tutto dimostrando un entusiasmo contagioso.

Ritornando alle origini del suo essere allenatore racconta che ha accettato l’incarico con molta voglia e determinazione dando tutto se stesso per insegnare ai ragazzi tutto ciò che ha appreso nella sua esperienza da giocatore.

Il “Bio” ci tiene a sottolineare la sua esperienza dove ha fatto tesoro di tante situazioni, facendole sue e curandole nei minimi dettagli per poterle trasmetterle ai ragazzi.

Vivo questa esperienza con tanta passione voglia e determinazione perché in tutti i ragazzi c’è qualcosa dentro da scoprire e chissà, magari in uno o più di loro, c’è nascosto un talento particolare o un genio speciale da valorizzare e scoprire.

Per me giocare a pallone è sempre stata una passione indescrivibile sin quando ero piccolo. Ovunque andavo il pallone era con me nei miei piedi…come nel cartone Holly e Benji…” il pallone era il mio miglior amico”… non mi potevo staccare da lui.

Ai ragazzi dico sempre “divertitevi insieme al pallone perché lui ci sarà sempre in ogni istante. Non vi abbandonerà mai. Non vi chiederà mai niente ma vi darà sempre tutto.”

Il mio ruolo è sempre stato l’attaccante. Fare goal mi dava l’adrenalina. Era la conclusione adeguata agli sforzi comuni fatti insieme ai miei compagni.

Per questo ho un occhio di riguardo per il reparto offensivo delle mie squadre propense ad attaccare alla ricerca del goal che racchiude in se la gioia di tutto il gruppo, il coronamento del lavoro svolto.

Quindi in allenamento con le tue squadre come ti organizzi?

Il mio programma settimanale tipo (escludendo questo periodo di covid dove si è lavorato individualmente) è basato su partitelle a tema in campi ristretti con esercitazioni mirate alla fase offensiva con l’attenzione a correggere l’errore dove capita.

I ragazzi devono avere la libertà di sbagliare perché è umano. Dallo sbaglio impari l’errore e cerchi con l’esercizio mirato successivo di non commetterlo più. L’errore è alla base della crescita quindi il mio osservare e intervenire è mirato ad aiutare i ragazzi a migliorare e crescere sotto ogni punto di vista.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Da quando alleno ogni partita ogni vittoria regala emozioni diverse.

Il primo anno avevo una squadra mista 2008/09 e giocavamo sempre contro squadre tutte 2008. Un anno di differenza a quell’età si fa sentire tanto ma a giugno dopo aver continuato a lavorare tutto l’anno calcistico con questi ragazzi inaspettatamente riusciamo a vincere il torneo ASTRA di 2 giorni ai campi stuard.

Torneo pazzesco: 8 partite! Andavamo sempre sotto di qualche goal… ma poi con grinta e cuore ribaltavamo tutte le partite fino a trionfare. Fu la prima gioia immensa!

Un’altra grande gioia la provai al torneo di canavese (TO) dove ci presentavamo come una matricola contro squadre blasonate come Parma, Bologna Internazionale Milano, Nizza e tante altre.

Alla prima del girone incontriamo proprio l’Inter di Milano. C’era attesa per questa partita ma già dalla colazione insieme al mattino, durante il discorso notavo la carica giusta. In loro c’era quella concentrazione e quella determinazione adatta ad affrontare una partita di quel livello. I loro occhi, i loro sguardi, il loro silenzio… non gli dimenticherò mai!

In campo succede l’impensabile. Andiamo in vantaggio con un’azione manovrata in velocità. Gli avversari non l’hanno mai vista. Ma le partite sono lunghe e il loro tasso tecnico da squadra selezionata viene fuori e il risultato lo dimostra: 3 a 1 per loro.

Dentro di me dicevo:”E’ finita!”. Invece no perché i ragazzi volevano provarci ancora a giocarsela quella partita. Erano ancora in campo ancora concentrati e vedevo in loro la voglia di non mollare nemeno un centimetro.

Fu cosi che la pareggiamo 3 a 3. Incredibile la gioia e i festeggiamenti. I genitori fuori impazziti!

Questo Fraore che mette sotto l’Inter di Milano. Non ci credevo avrei fischiato subito la fine.

Purtroppo perdemmo quella partita 4 a 3 ma a fine gara ricevemmo gli applausi e i complimenti da tutto i pubblico, avversari compresi e specialmente i sorrisi nei volti dei miei ragazzi 2009 anche dopo la sconfitta..fu un momento speciale, da pelle d’oca!

Anche le sconfitte servono: sono fatte per crescere per mettere carattere.

Infatti altra prova di forza prima dello stop per Covid a gennaio 2020 quando giochiamo la finale wintercup a Colorno contro i padroni di casa.

Una vera finale: squadre fortissime. Purtroppo le influenze e gli infortuni in quel periodo non assistono la mia squadra e mi presento a Colorno con 3 ragazzi del 2010 in sostituzione agli assenti.

A fine primo tempo siamo sotto 1 a 0…ma noi, come avete capito non molliamo, siamo duri a cadere…e infatti diamo tutto e vinciamo il torneo 2 a 1. Penso che la forza sia stata in quello spogliatoio così unito che ha fatto si che i 2010 si calassero nella partita lottando senza paura insieme al più grandi 2009 per la posta in palio…meritandosi cosi tutti il primo posto.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Ormai siamo alla fine di questo corso Uefa C che è stato lungo e impegnativo  ma anche molto interessante e completo. Va ad arricchire il mio bagaglio di conoscenze con alcuni particolari speciali che non conoscevo e quindi sono molto soddisfatto. L’unico rammarico è essere potuti andare solo una volta sul campo…se avessimo avuto questa opportunità sarebbe stato ancora più bello.

Aspetto sicuramente positivo è stato conoscere tanti nuovi colleghi e sin da subito si e fatto spogliatoio grazie soprattutto al tutor che ci seguiva Maurizio Vici.

Adesso chi stai allenando?

Da quest’anno alleno i pulcini 2010, un gruppo dal potenziale e crescita enorme. Come in ogni altra squadra, lavorare con le giovanili ti permette di conoscere e di scoprire ogni ragazzo che è diverso caratterialmente dagli altri.

Ascoltarli, capirli, prenderli per mano e accompagnarli nel loro percorso e vedere i progressi è veramente speciale. Quando vedi che ti ascoltano e che ti rendi conto che nel bene o nel male farai sempre parte della loro vita è un’emozione davvero speciale.

Non credevo di riuscirci quando ho iniziato…ma credetemi con i ragazzi allenare è una gioia indescrivibile.

Grande Bio!