Pensando allo spogliatoio

Lo Spogliatoio…questo sconosciuto! Come lo si vive, come lo si gestisce…cosa succede dentro quelle “4 mura”. Il punto di vista di Davide Gottuso, mister del Forii calcio a 5.

Quanto è importante per un Mister “saper comunicare”?

Credo sia una delle qualità più importanti per un allenatore, saper comunicare verbalmente ma anche fisicamente è fondamentale… Riuscire ad entrare in empatia con ogni ragazzo, riuscire a trasformare la propria autorità (data dal ruolo di Mister) in autorevolezza grazie al modo di comunicare con i giocatori crea un rapporto di reale fiducia indispensabile per ottenere risultati positivi.

Secondo me un allenatore deve essere un po’ padre, un po’ fratello maggiore, un po’ professore, un po’ psicologo e un po’ amico… Se manca qualcuna di queste figure diventa difficile trovare il modo giusto per comunicare con la squadra.

spogliatoio

Codici di comportamento e regole… come le gestisci con i tuoi giocatori?

Di fatto creo ad inizio stagione una sorta di regolamento interno, dove ad ogni situazione negativa viene associata una sorta di “punizione”, come a cercare di creare qualcosa di automatico e schematico, ma ciò serve solo ad indicare cosa non si deve fare, nella realtà ogni situazione viene valutata volta per volta, cercando di avere un metro di giudizio oggettivo e di non creare differenze all’interno dello spogliatoio.

Ammetto che molto dipende dal trascorso del giocatore in questione, nel senso che se due giocatori arrivano tardi ad allenamento, oltre a prendere in considerazione le motivazioni e se hanno avvisato per tempo o no, valuto il passato dei due ragazzi, il decimo ritardo non può avere lo stesso peso del primo o del terzo.

Ti è mai capitato di “ammettere di aver sbagliato” nello spogliatoio?

Un sacco di volte, mi è capitato di scusarmi per una reazione magari troppo forte o per un rimprovero troppo veemente, parto sempre dal presupposto che ai ragazzi non serve un dito accusatore ma piuttosto un muro dietro al quale sentirsi protetti, devono giocare ed allenarsi con serenità, ho sempre fatto da scudo alle loro prestazioni negative cercando di prendermi le mie responsabilità.

Come prepari una partita?

Dal punto di vista tecnico/tattico in base ai fattori statistici e oggettivi, dimensioni del campo, tipo di gioco preferito dagli avversari, situazione di classifica, giocatori a disposizione, etc. etc…

Dal punto di vista emotivo in base all’importanza della gara e soprattutto ai comportamenti dei miei giocatori, se li vedo troppo euforici cerco di abbassare la loro “troppa” sicurezza, se invece li vedo rassegnati o abbattuti vado a cercare di colpire il loro orgoglio e provo ad infuocare il loro spirito.

Durante la settimana martello molto, a prescindere dalla classifica o dai risultati ottenuti, ogni partita va giocata con la massima concentrazione e con il massimo rispetto dell’avversario, nessuna partita è vinta o persa al venerdì sera… I conti si fanno dopo il triplice fischio.

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Che tipo di comunicazione fai quando devi comunicare i titolari e le riserve?

Nel calcio a 5 trovo riduttivo parlare di titolari e riserve, nell’arco della partita tutto cambia costantemente ogni secondo.

I convocati al match vengono indicati al mattino del giorno di gara, con un messaggio nel gruppo di whatsapp, raramente avviso prima un non convocato, alla fine lo trovo poco rispettoso per me e per il mio staff, come se dovessimo giustificarci di una scelta, i 12 che vengono convocati, lo sono in funzione del match e della stagione, e sono sempre quei giocatori che mi danno più garanzie.

Come ti comporti dopo una sconfitta?

Partiamo dal presupposto che mi metto sempre in discussione, mi assumo la totale responsabilità delle sconfitte.

La mia reazione però dipende principalmente da due fattori, il primo è l’atteggiamento avuto dai ragazzi e il secondo le scelte fatte. Ammetto di non essere bravissimo nel riuscire a non esternare rabbia o delusione ma credo che per imparare a vincere bisogna necessariamente saper perdere.

Se però ho notato poco attaccamento alla maglia o mancanza di voglia allora significa che non sono nel posto giusto, perché una squadra allenata da me non può scendere in campo senza il sangue agli occhi.

Alla fine chi comanda dentro uno spogliatoio?

Risponderei tutti e nessuno, lo spogliatoio è un po’ come una famiglia, dove intervengono sicuramente  i  genitori  ma  anche  i  fratelli  maggiori,  gli  zii  e  i  nonni  hanno  la loro importanza e utilità… Ecco, Il Mister, i giocatori, i dirigenti, i collaboratori tecnici… ognuno ha la sua importanza e aiuta nel creare un ambiente il più sereno e positivo possibile.

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Che “strategie” utilizzi per cambiare le “strategie” in una squadra?

Gioco di parole interessante, diciamo che cerco sempre di far arrivare alle soluzioni i giocatori stessi, cerco sempre di aumentare la capacità cognitiva e provo ad avere giocatori pensanti in ogni momento, dal riscaldamento, all’esercitazione fino ad arrivare alla partita, voglio giocatori capaci di adattarsi e di trovare soluzioni, la maggior parte degli  allenamenti  sono  questo,  risoluzione  di  problemi.  

Quindi  se  stiamo usando strategie di squadra poco funzionali la mia strategia per cambiarle sarà quella di mettere i miei giocatori nelle condizioni di dover trovare soluzioni a problemi che con la “solita” strategia non possono essere risolti.

Come integri “i nuovi arrivi”?

Dipende da quanto sono importanti e dal loro carattere, se arriva un giocatore di un certo livello e con un carattere forte verrà trattato come gli altri, se invece viene un giocatore poco conosciuto o con un carattere introverso o timido come spesso accade con i giovani dell’under quando vengono aggregati alla prima squadra, allora faccio un po’ da chioccia, e cerco di farli sentire subito importanti per il progetto, magari creando esercitazioni che ne evidenzino le peculiarità, che sicuramente li porteranno ad emergere positivamente e a togliersi di dosso un po’ di timore iniziale.

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Calcio femminile giovanile: Intervista a Elisa Casellato dell’under 17 dell’Hellas Verona

Ripropongo questa intervista, presa dal canale Instagram dell’Hellas Verona Femminile, per far capire come vive una ragazza di 17 anni il calcio femminile. 

Ci teniamo a precisare che Elisa già vive una realtà dove esiste una categoria under 17 femminile, a differenza delle colleghe che l’hanno preceduta negli anni passati.

L’appello che mi sento di fare a tutte le società è di non vivere la presenza delle categorie femminili (anche giovanili) come un obbligo, ma come una possibilità di crescita.

Salvatore Franchino e il ruolo del pivot nel calcio a 5

Eccoci qui oggi a scambiare due parole con Salvatore Franchino mister dell’Atletico Santarcangelo calcio a 5 che disputa da anni il campionato di C2.

Salvatore Franchino

Abbiamo chiesto a Salvatore di parlarci del ruolo del pivot nel calcio a 5 e molto concretamente Il mister ci ha illustrato come nel recente passato tutte le grandi squadre a livello nazionale ed internazionale, hanno sempre avuto un pivot di ruolo.

Il Pesaro, campione d’Italia della passata stagione, ha come interprete del ruolo
Borruto anche se è un “avanzato atipico”.  L’Acqua & Sapone, l’altra finalista, ha avuto De Oliveria e Chimanguinho.  La Spagna vice campione d’Europa in casa, nonostante sia maestra del gioco a 4 si affida comunque ad uno specialista del ruolo del pivot come Fernandao.

Nonostante nel gioco moderno ad alti livelli il ruolo del pivot venga meno utilizzato poiché si
predilige un gioco meno statico, o che  non dia punti di riferimento si cerca comunque sempre  nella squadra di avere anche un pivot per ampliare le possibilità di soluzioni offensive.

Oltre a fornire un notevole contributo in fase realizzativa il pivot assicura profondità,
sfruttando l’abilità del ruolo nell’allungarsi coi tempi adeguati.
Il pivot deve poter sopportare la pressione psicologica ed avere molta intelligenza tattica e temperamento sopra la media poiché se da un lato deve comunque contribuire attivamente alla difesa in fase di non possesso, dall’altro deve poter caricarsi sulle spalle la squadra e poter segnare in quanto in fase di possesso la gran parte dei palloni passano da lui. 

Le capacità che deve avere un buon pivot sono:
• controllo della palla;
• abilità nel 1vs1;
• smarcamento;
• mobilità;
• visione di gioco a breve distanza;
• tiro in porta;
• protezione della palla;
• intelligenza tattica;
• abile nel difendere, in fase di non possesso.

Tutte queste caratteristiche possono (e devono) essere allenate per un costante miglioramento e per dare maggiore consapevolezza della peculiarità del ruolo al giocatore che ne prenderà atto.

Un paio di esercizi utili ad allenare il pivot possono essere:

Giocare una partita 3 vs 3 nella zona centrale nel campo, più il pivot posto negli ultimi 10 m davanti alla porta  con un diretto marcatore.
Quando il pivot riceve palla,  il giocatore che ha effettuato i passaggio va a creare la situazione di 2 vs 1. Cosi facendo si allena il pivot anche nella protezione della palla, nel
passaggio e nelle altre abilità di cui sopra.
Questo esempio si presta ad essere utilizzato con molte varianti a secondo degli aspetti tattici che si decide di allenare (passaggio in zona luce, 1 contro 1, ecc.)

Un altro esercizio utile potrebbe essere uno sviluppo di gioco 3 vs 3 nella zona centrale del campo con il pivot negli ultimi 8 metri davanti alla porta con marcatore del pivot sui 10 metri circa. Nel tentativo di favorire il gioco in profondità il pivot dovrà smarcarsi  stando continuamente in movimento. Ad ogni passaggio riuscito verso il pivot che stopperà la palla e andrà al tiro la squadra otterrà un punto mentre se il difensore effettua l’intercetto si segnerà un punto alla squadra difendente. 

Salvatore non ama parlare tanto ma affronta le cose dando soluzioni concrete mettendoci del suo come ha fatto in questo articolo…quadro generale, caratteristiche specifiche ed esempi concreti…cosa vuoi di più?

Ringrazio il grande Salvo rinnovandogli i complimenti per la riconferma alla guida della prima squadra anche nella prossima stagione (coadiuvato da Moretti Mirko), per dare continuità a quello che il Covid19 ha interrotto proseguendo quanto progettato in passato per portare avanti un percorso che richiede più di una stagione per portare i suoi frutti.

Salvatore Franchino
Salvatore

Grande Salvo, sperando di vederci al più presto a mangiare del buon pesce…alla prossima!

Salvatore Franchino

Calcio a 5 femminile memories: Medesanese

Filmato conclusivo
Riassunto della storia

La USD Medesanese calcio a 5 femminile è stata una squadra di futsal femminile della provincia di Parma che partecipò ai compionati FIGC, UISP e CSI.

Nata nell’estate del 2003, grazie ad un gruppo di amiche di Medesano che decisero di partecipare ad un torneo estivo ed al successivo campionato Uisp, e che concluse la propria carriera nell’estate del 2018.

Il gruppo debuttò con ragazze che non avevano mai toccato un pallone.

Grazie a tanto lavoro e grande convinzione si videro sin da subito i frutti, con buoni piazzamenti in campionato e nei tornei estivi; questo poi portò la squadra a rinforzarsi con tante ragazze di Parma e provincia che già avevano esperienza in questo sport e che contribuirono a tutti i successi nel corso degli anni.

Nei 16 anni di vita, sono state tante le giocatrici che hanno vestito la maglia della Medesanese, ma la squadra, soprattutto negli ultimi 10 anni, rimase legata allo stesso gruppo portante formato da 7/8 ragazze che insieme sono diventate una vera famiglia. Credo che questo aspetto sia stato la vera forza di questa squadra che ha raccolto successi per 11 anni consecutivi conquistando ben 19 trofei da prime classificate.

(per approfondimenti visitate il sito https://medesanesec5femminile.jimdofree.com/)

Perché raccontare questa storia?

Forse sarà distante da ciò che tutti insegnano nei seminari, cioè di tenere diviso il campo dalla vita privata, ma il fatto di aver creato un gruppo che si è trasformato in una famiglia, porta con se l’anima romantica dello sport che non è solo agonismo ma anche socialità.

Non si può negare comunque che il segreto dei successi fosse la capacità di concentrazione delle ragazze nel cambio di atteggiamento negli allenamenti e nelle partite rispetto alla vita privata.

Come nasce una squadra di calcio a 5 femminile?

Tante realtà femminili di futsal nascono come luogo di aggregazione e condivisione, poi in alcune nasce l’ambizione ed il desiderio di mettersi alla prova con nuove esperienze, per altre invece resta il piacere della partita tra amiche e della birra per condividere esperienze, affetto e convivialità.

In misura minore, invece, nascono squadre con il puro intento competitivo ed il cui obiettivo è il massimo miglioramento prestazionale all’interno di questa disciplina.

Talvolta si tratta di mondi completamente separati, ma a volte, prendendo consapevolezza dei propri mezzi e con un po’ di spavalderia è bello rischiare e provare a misurarsi con qualcosa al di fuori della propria “zona di confort”.

Giocare in FIGC poteva sembrare una meta irraggiungibile, perché era una squadra “fatta da se”, senza preparatori atletici, senza fisioterapisti o dottori e con allenatori che guidavano la squadra secondo la propria esperienza.

La vera forza fu anche riuscire a mantenere unito un gruppo sufficientemente numeroso per poter affrontare tutte le partite, dato che era particolarmente difficile trovare giocatrici.

Difficoltà su cui lavorare per lo sviluppo del calcio a 5 femminile:

Le difficoltà principali che avevamo riscontrato (che tuttora esistono nella disciplina) erano:

  • Molte ragazze dei campionati amatoriali, seppur dotate, hanno difficoltà ad uscire dalla zona di confort;
  • Per alcune ragazze può essere troppo impegnativo sacrificare il weekend;
  • Molte ragazze preferiscono il calcio a 11, quindi non sono disponibili a tesserarsi in una squadra che le precluderebbe di giocare a calcio, ma giocano volentieri nelle squadre di calcio a cinque di altre organizzazioni sportive;
  • Per alcune ragazze può essere un problema prendersi l’impegno di allenarsi 2 volte la settimana regolarmente e giocare una partita;
  • Trovare società realmente interessate al calcio a 5 femminile;
  • Trovare società che ti assicurino la disponibilità delle strutture indoor per quanto necessario per la categoria.
conclusioni

Spero che il lock down degli ultimi mesi non porti alla morte di molte delle realtà che portavano avanti progetti per il calcio a 5 femminile.

Spero che si riescano a trovare spazi e condizioni accettabili per i nuovi campionati e che altri decidano di investire in questa disciplina.

Basta poco per iniziare e se si lavora con passione, sarà questa a fare da traino… evolvendoci di anno in anno.

(visitate il sito https://medesanesec5femminile.jimdofree.com/)

 

Mai dire Pol: Puntata portieri calcio a 5 femminile

Marianna Pepe e Giulia Bertozzi ci fanno entrare nello spogliatoio della loro squadra (Polisportiva 1980) per raccontarci il rapporto e la competizione tra 2 portieri di una squadra di calcio a 5 femminile.

Giulia viene da una esperienza decennale nel calcio a 11, descrive le impressioni e le difficoltà di una disciplina completamente diversa. 

Marianna, d’altro canto, è nata come portiere del calcio a 5, molto competitiva e svela il proprio rapporto verso questo sport e verso la compagna.

Una testimonianza molto interessante ed un esempio concreto della realtà del calcio a 5 femminile vissuta dagli estremi difensori.

Bagnolo C5 femminile e Polisportiva 1980 parlano del campionato FIGC regionale

Bagnolo calcio a 5 femminile invita nella propria diretta Instagram gli amici ed avversari della Polisportiva 1980 per parlare del proprio campionato. Verranno toccati anche i temi delle giovanili e del calcio a 5 femminile amatoriale.
Ad aprire la diretta però sarà Nicoletta Mansueto del Real Statte (capolista della serie A) che parlerà del suo campionato e di come sta passando la quarantena.

Parliamo di futsal giovanile: GS Ariano

Buongiorno Riccardo, puoi presentarti e raccontaci come nasce il vostro progetto ad Ariano del Polesine?

Buongiorno Michele, sono il presidente del GS Ariano Calcio a 5, siamo della zona del Basso Polesine in Veneto al confine con l’Emilia Romagna.

La società c’è dal 1997, quando abbiamo iniziato con il calcio maschile, poi nel 2012 abbiamo aggiunto il calcio femminile.

Siamo partiti con la prima squadra femminile, partecipavamo a tornei provinciali ed abbiamo vinto anche alcuni titoli… per poi completare il progetto con il settore giovanile delle ragazze under 12 ed under 14.

Da quest’anno la prima squadra partecipa al campionato di serie C regionale dell’Emilia Romagna, dove vediamo un buon livello di futsal, ricco di squadre preparate e competitive.

Essendo una squadra giovane, in serie C stiamo maturando molta esperienza.

Mi dicevi che vi battete perché le più giovani possano avere un campionato indipendente dai maschi…

Corretto! Non sono totalmente contrario al confronto con i maschi, sia chiaro…

Si possono organizzare partitelle od allenamenti insieme, ma credo che sia importante che le ragazze possano confrontarsi tra di loro in campionato, perché alla lunga giocare con i maschi potrebbe fargli perdere la voglia!

Le federazioni portano a 14 anni il limite per il gioco misto, il nostro obiettivo è proprio quello di raggrupparle e farle giocare tra di loro a partire dagli 8-9 anni di età.

Sono ancora poche le realtà come noi che offrono la possibilità di giocare a futsal, e questo vale anche in ambito maschile, ma sono convinto che si possa ancora crescere come movimento per ambo i sessi.

Parliamo un po’ di questo campionato under 12 ed under 14 di futsal femminile….

Sì, è iniziato tutto l’anno scorso, quando la UISP e il CSI dell’Emilia Romagna hanno organizzato alcuni concentramenti in concomitanza con le gare delle rappresentative UISP Regionali di calcio a 5 femminile.

Sino a quel momento partecipavamo solo a tornei ed amichevoli con altre società, strumenti che aiutano le nuove società ad esordire, ma che non riescono a mantenere acceso l’interesse delle giocatrici.

Ci è stato presentato un progetto di campionato, che è iniziato nella attuale stagione 2019-2020, e ne abbiamo subito approfittato dell’occasione.

Si è trattato del primo campionato sperimentale di questo tipo, con gare di andata e ritorno, suddiviso in 2 gironi che si sarebbero poi scontrati in una fase successiva se non fosse arrivato lo stop e la quarantena…

A mio modo di vedere avere un campionato è fondamentale per non perdere l’interesse delle bambine; perché loro si avvicinano al calcio per desiderio, senza che nessuno glielo imponga, e quindi gli interessa soprattutto giocare.

Purtroppo non siamo riusciti a completare il campionato a causa della quarantena, ma le mie ragazze si stavano divertendo molto.

Non abbiamo però smesso di partecipare ai concentramenti, come quello di Modena dedicato completamente alle categorie giovanili femminili, perché resta un ottimo strumento di crescita ad integrazione del campionato.

Pensi che ci sarà un campionato anche il prossimo anno?

Spero proprio di sì, noi siamo pronti a iscrivere di nuovo entrambe le squadre.

Ho sentito dire che dalla stagione 2020-2021 potrebbe partire anche un campionato under 17 regionale per l’Emilia Romagna, come quello che si svolge in provincia di Vicenza nel Veneto.

Spero che il nostro esperimento sia stato un buon traino e che le intenzioni della Superlega CSI-UISP si concretizzino anche nell’ampliamento della nuova categoria, perché sino ad oggi dopo i 14 anni sono costrette ad entrare nel campionato delle adulte con un grande gap di esperienza da colmare.

Pubblicato da Pepo – Foto calcio/futstal fem Parma/Emilia Romagna su Sabato 16 novembre 2019
Le giovanili sono una esigenza delle società per migliorare, giusto?

Le giovanili sono una esigenza per ogni attività sportiva. Purtroppo per chi vive lo sport solo come un business, e non per passione, potrebbe vedere il settore giovanile come un costo o una imposizione, ma più si impegnano risorse in questo ambito e migliori saranno i risultati in età adulta. 

Inoltre, non è facile trovare delle atlete formate e non c’è nulla di più soddisfacente che formarle in casa.

Noi ci impegnamo a formare delle ragazze giovani all’interno del calcio 5 e questo sicuramente aiuta nella crescita.

Parliamo degli allenatori, questo ruolo non si esaurisce con la trasmissione di concetti tecnici, giusto?

Ovviamente, come abbiamo fatto noi, la dirigenza di una società deve riuscire a trovare persone adatte al ruolo. Grandi tecnici potrebbero non essere dei buoni educatori.

Non basta aver preso il patentino, ma servono persone in grado di trasmettere valori umani, sportivi e che sappiano interagire con i ragazzi e le ragazze.

Purtroppo la cronaca riporta tanti atti di maleducazione e discriminazione durante le partite delle giovanili, ma posso testimoniare che il nostro mondo non è tutto così e che esistono ancora genitori e dirigenti in grado di portare avanti i principi corretti dello sport e del vivere civile.

è importante interfacciarsi con gli istituti scolastici?

Purtroppo la quarantena ci ha fatto cancellare gli appuntamenti di quest’anno che avevamo preso con le scuole. Sarà tutto rimandato a quando i bambini (si spera) torneranno in classe.

Notiamo interesse e vediamo centrale questo tipo di collaborazione, ma a volte la burocrazia rende complicato creare tornei ed eventi. 

Il calcio femminile è in forte crescita, ma bisogna tenere in conto che le trasferte possono essere ancora lunghe perché le squadre non sono ancora tante…

Questo è vero, sicuramente siamo ancora lontani da un numero di squadre che possa permettere di creare dei campionati provinciali,  come avviene per il calcio a 11 maschile.

Il nostro campionato come ben sai ha l’estensione territoriale da Thiene a Bedonia… quindi bisogna adattare il calendario in modo tale che non sia troppo pesante per i genitori.

Per esempio, abbiamo giocato le partite della under 12 e della under 14 contro il Real Thiene nella stessa data in orari consecutivi per sfruttare un’unica trasferta. 

Prima di salutarci, che consiglio daresti a chi vuole iniziare?

Il consiglio che dò a chi vuole iniziare è quello di mettere prima al centro del progetto la crescita delle giocatrici e dello staff prima di tutto, naturalmente chi ha possibilità consiglio di puntare sui settori giovanili. Colgo l’occasione di salutare tutta la squadra e i nostri sostenitori

Calcio femminile: Storie del mondo arabo

محمد صلى الله عليه و سلم

Libere di giocare

La mia associazione Tuttimondi si occupa di un progetto di sviluppo in Sahara Occidentale, paese di cultura araba.

In questo paese, il calcio viene visto come mezzo di emancipazione e di libertà.

A richiedere di giocare furono proprio le bambine nel 2014 quando tutto iniziò.

All’inizio fu difficile, solo 7 famiglie concessero alle bambine di giocare, purché fossero tra femmine (lontane dai maschi) e purché si coprissero (giocano con pantaloni lunghi con temperature che si avvicinano ai 50°C). L’entusiasmo convinse altri genitori a lasciarle andare, purché si rispettassero queste regole.

La loro insegnante che le seguiva, però, essendo donna non conosceva le regole. Nessuno prima di allora avrebbe mai parlato di calcio ad una donna. La mia associazione ha avuto un ruolo fondamentale proprio in questo: insegnare le regole base e gli esercizi da proporre alle future allenatrici.

La perdita della memoria può portare alla perdita dei valori, nelle varie degenerazioni a cui purtroppo stiamo già assistendo nel calcio.

Il progetto nei campi saharawi ci ha insegnato a portare rispetto per questo sport e soprattutto a non darlo per scontato. In un mondo come il nostro, dove tutti parlano di calcio, può sembrare tutto ciò che lo riguarda ci appare ovvio ed acquisito. Il rischio più grande, per le bimbe di oggi che iniziano giocare nelle scuole calcio femminili, è di trascurare il lavoro e le battaglie fatti delle calciatrici delle generazioni precedenti per fare sì che oggi anche le bambine ne possano usufruire sin da piccole.

Spero veramente che il calcio femminile si trasformi in un veicolo di uguaglianza e che non si faccia contaminare troppo dal malcostume che avvelena il calcio maschile.

Spero che per le donne arabe, questo cambiamento sia guidato dall’Inshallah e che non venga arrestato.

Per approfondimento sul progetto, potete rileggere il mio articolo:

Progetto “Libere di giocare” – Il calcio femminile saharawi

Arabia Saudita

Il principe saudita Mohammed Bin Salman  alla cerimonia di inaugurazione del campionato di calcio femminile

Sembra così lontano il 2018, quando le donne del Regno Saudita non potevano nemmeno recarsi allo stadio! Da poco è arrivata la notizia ufficiale: è stata lanciata la Women’s Football League, che dopo la possibilità di accesso agli stadi, compie un ulteriore passo avanti verso la parità di genere!

Il campionato avrà un montepremi di circa 130 mila euro e, nella prima stagione, si svolgerà a Riyad, Gedda e Dammam, con possibilità di coinvolgere altre città in futuro .

Donne allo stadio
 
Passo avanti verso la parità di genere in Arabia

Come evidenzia la Bbc online, la creazione di una lega calcio femminile è l’ultima delle riforme volute dal principe Mohammed bin Salman. “Il lancio della lega femminile rafforza la partecipazione delle donne allo sport a livello comunitario e darà un maggiore riconoscimento per i risultati sportivi delle donne”, afferma una nota di Saudi Sports. Sicuramente un passo avanti verso la parità di genere in un Paese che in tal senso ha ricevuto non pochi richiami e solleciti in ambito internazionale. “L’inizio della lega di calcio femminile saudita rappresenta un ulteriore grande passo in avanti per il futuro del nostro Paese, della nostra salute, della nostra gioventù e delle nostre ambizioni di vedere ogni atleta essere riconosciuta e sviluppata al massimo delle sue capacità”, ha dichiarato il principe Khaled bin Alwaleed bin Talal Al Saud, presidente della Saudi Sports for All Federation (SFA), attivo negli ultimi anni per promuovere attività sportive per atleti di ambo i sessi.

Divieto di hijab imposto dalla Fifa, poi revocato 

L’Arabia Saudita non ha mai avuto una nazionale di calcio competere per i Mondiali femminili, sebbene una squadra femminile abbia rappresentato il Paese in una competizione di futsal regionale lo scorso anno. Uno dei motivi per cui il Regno ha resistito alle richieste di consentire alle donne di competere a livello internazionale è stato il divieto di hijab (velo) imposto dalla Fifa nel 2007. Tuttavia, tale divieto è stato poi revocato nel 2012 ed è stato quindi raggiunto un importante compromesso colturale.

Footballers Huddle Around Opposing Player To Let Her Fix Hijab

Such a brilliant move from the opposing team 👏⚽️Jordan Women's Football

Pubblicato da LADbible su Venerdì 25 ottobre 2019
Fair play del calcio femminile
HIJAB SPORT

Non è raro che le ragazze che giocano rispettino lo Hijab. Questo si può vedere anche nei campionati europei o americani, dove le figlie dei migranti che rispettano le tradizioni, nel praticare sport, decidono di indossare indumenti che lascino scoperta solo la faccia. Pantaloni lunghi, scaldamuscoli che coprono sino a dove arrivano le calze sono abiti tipici indossati dalle calciatrici del mondo arabo anche nei paesi dove le temperature climatiche sono veramente alte. L’ennesimo esempio di forza e determinazione dimostrato dalle donne che decidono di praticare uno sport.

our sisters and daughters can play football wearing hijabs and trousers .its approved by fifa support women football because all muslim majorities countries have women football team

Pubblicato da Intikhab Alam Bhat su Martedì 14 marzo 2017

Mi congedo quindi con le parole dello chef Guerrino: “A Dio piacendo, ci vedremo nella prossima puntata!”

SPAZIO AI GIOVANI: Mister Max Puzzillo

Siamo felici oggi di avere ospite un caro amico e, nonostante la giovane età,  storico volto del calcio giovanile parmense.
Massimiliano Puzzillo, classe ’93, è nato a Parma e vive oggi a Salsomaggiore Terme.  Grandissimo appassionato di calcio, ha conseguito il patentino Uefa C e da 8 anni è impegnato come allenatore.
Attualmente è responsabile degli Allievi B 2004 della Polisportiva Futura 2015 (Parma), dopo le esperienze con Crociati Noceto e Fraore Noceto.
 
 
 
Benvenuto Max. iniziamo con un breve riassunto della tua storia calcistica.
 
Beh che dire ? Ho mosso i miei primi passi da calciatore tra la scuola calcio del Parma e l Or.Sa, onestamente due scuole di vita che mi hanno trasmesso importanti valori sportivi ai quali sono molto legato tuttora.
Il settore giovanile agonistico, invece, ho avuto la fortuna di farlo ai Crociati Noceto, che da poco erano passati nel “professionismo” con la prima squadra.
Lì mi sono tolto soddisfazioni importanti,  e ho avuto allenatori importantissimi che mi hanno segnato profondamente; tra questi,  Melegari , Musiari e Pietranera.
Devo aggiungere anche l’ esperienza a Fiorenzuola, che è durata solo 1 anno ma rimane bellissima per tanti motivi .
 
Da qualche anno, hai deciso di diventare allenatore. Come e dove hai iniziato la tua carriera ?
 
E iniziata nel 2013 con i Crociati Noceto ed ero appena maggiorenne quando  Igor Bonazzi, allora Direttore Tecnico, mi propose di iniziare ad allenare i Piccoli Amici (2005/2006).
Avendo le idee chiare fin da subito, accettai con entusiasmo .
 
Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di allenatore ?
 
Bella domanda! Ti potrei dire scherzosamente (ma non troppo) e provocatoriamente, che un mio allenatore mi diede una spinta toccando il mio orgoglio;  in una discussione sul perché non mi avesse fatto partire tra i primi 11,  mi disse che quando sarei stato allenatore avrei potuto fare come volevo. In quel momento,  dovetti  accettare la scelta perché era lui che decideva, ma posso dire di averlo preso alla lettera diventando poco dopo allenatore .
Inoltre, come hai già raccontato, di base in me c’è una “malattia” per questo sport fin da quando ero bambino . La “colpa” e di mio papà che fin da subito mi mise un pallone in mano e la maglia di Ronaldo ( Il Fenomeno ). Ovviamente lo ringrazio, anche perché mi segue sempre….Anche se a  volte discutiamo e ci mandiamo a quel paese nel dopo partita per le mie scelte! Senza di lui sarebbe stato tutto diverso.
 
Raccontaci il resto del percorso.
 
Dopo la prima avventura che vi ho appena raccontato,  il percorso è proseguito con i Pulcini 2004. Nel frattempo i Crociati Noceto sono diventati il Fraore/Noceto, ma ho continuato per un altro anno la guida dei 2004 nel campionato Esordienti .
Da lì il salto negli Allievi 2001, con un biennio di soddisfazioni e crescita conclusasi con la Vittoria del campionato l anno successivo con la Juniores.
Quest anno invece, prima dell emergenza Covid-19, sono passato a Medesano (Parma) dove avevo in mano gli Allievi 2004 della Futura.
 
…mi sembra di capire che tu abbia un legame speciale con Noceto!
 
Sono cresciuto lì (11 anni da giocatore e allenatore )e non ti  nego che andarsene non sia stato semplice, ma forse era giunto il momento di provare altri ambienti.
Sono sempre in contatto però con molti colleghi che sono lì,  ho lasciato diverse amicizie .
 
 
Parlando di campo cosa secondo te deve avere come caratteristiche principali un allenatore? 
 
Sicuramente leadership, deve essere come un comandante di un esercito e pronto ad istruire allo stesso tempo i suoi “soldati” per la battaglia .
L empatia è un altra dote che ritengo fondamentale per capire chi hai davanti, per entrare nella sua testa e percepire le sue emozioni .
Questi punti, a parer mio vengono prima delle capacita Tecnico / Tattiche.
Puoi essere il migliore nella lettura della gara o nel mettere la squadra in campo, ma se non hai la stima e il rispetto dei giocatori difficilmente ti seguiranno.
 
Chi sono le persone a cui devi di più?
 
In primis, Mister Amanzio Melegari: lui mi ha  insegnato che il dialogo continuo con il giocatore è fondamentale. Ho un ricordo meraviglioso di lui e lo ritengo un Top nel panorama dilettantistico.
Aggiungo anche Mister Musiari che mi ha formato caratterialmente con la trasmissione di valori come il sacrificio e dedizione.
Ho molta stima anche di Mister Bazzarini e Cerri, che ho affiancato come vice nelle loro squadre in categoria.
Vittorio ( Bazzarini ) per la cura dei particolari e nello studio degli avversari;  Davide ( Cerri ) nella valorizzazione e gestione del gruppo.
Come dirigenti, invece non posso non nominare il DS Silvano Orzi  che mi ha lanciato nell’agonistica quando avevo soli 22 anni, affidandomi la squadra Allievi:  solo un pazzo lo avrebbe fatto, e per questo a lui sarò sempre grato .
 
Ultime battute Max…quanto pensi sia importante lo staff per un allenatore da 1 a 10?
 
11!!!!Ho avuto la fortuna di trovare tanti collaboratori importanti.
Mister Rizzelli, che ritengo uno dei migliori giovani nel panorama giovanile agonistico .
Simone Bellini,  fondamentale per me nella gestione del rapporto giocatori/allenatore.
Ma ho tanti amici con cui mi confronto giornalmente come Mister Lodi con cui non ho collaborato su campo ma ho una stima incondizionata .
Quest anno invece ero affiancato da ragazzi giovani che mi ricordano me quando ho iniziato. ( Marchesi, Orzi e Calzi)  secondo me ne sentirete parlare ..
 
Quale è il tuo sistema di gioco preferito e il modo in cui vuoi che giochi la tua squadra ?
Credo che L abilità di ogni allenatore sia “fare un vestito adatto per là propria modella “ ovvio che anche io ho delle preferenze mi piace la difesa a 3 anche se difficile da fare  , oppure un 4-3-1-2 però come dicevo prima mi piace carpire il meglio da ogni squadra .
Una cosa sulla quale non transigo è l atteggiamento; quello non bisogna mai sbagliarlo!
Sono molto esigente sulla fase difensiva, odio prender gol e  le vittorie che mi piacciono di più sono quelle 1-0.
 
Che consiglio daresti ad un giovane come te che vuole iniziare ?
 
Direi di imparare ad ascoltare i più veterani! All’inizio ho faticato un po’, ricordo ancora le orecchie doloranti per le strigliate di Simone Alberici ( Direttore Generale Fraore ).
A volte mi arrabbiavo, ma con il senno di poi ho capito che su molte cose aveva ragione .
Quindi direi questo …
Imparare ad ascoltare …
 
 
Grazie Max della disponibilità e un grandissimo in bocca al lupo per il futuro!