Michele Austoni: un giocatore TOTALE e un bravo mister che cerca di capire il perché delle cose

Mi trovo davanti alla panchina e sto chiedendo scusa. Così ho conosciuto Michele Austoni. Qualche battuta sul suo fisico imponente prima di iniziare l’esercitazione e poi quello scontro in campo. Niente di grave ma vedendolo arrivare con la coda dell’occhio ho difeso la palla prendendo campo e allargando le braccia. Quando ho sentito il suo stomaco appoggiato al mio gomito ho intuito che non si era fermato.

Eccomi allora a chiedere scusa a Michele e a darci appuntamento davanti ad una birra per chiacchierare di quanto appena successo. Quella birra si è moltiplicata e ancora oggi, anche se virtualmente,  si beve ancora assieme per fortuna.

Michele Austoni, 41 freschi freschi, istruttore Pulcini 2010-11 e in emergenza anche Primi Calci USD Gossolengo-Pittolo.

Michele Austoni

Vive a Piacenza dal 2014 da quando ha messo su famiglia 😊 ma originariamente viene da Pandino. il “triangolo delle Bermude” a metà strada tra Milano, Bergamo e Crema.

Ha iniziato a giocare nella scuola calcio della Luisiana dove ha fatto tutte le giovanili fino agli Juniores Regionali.

Anni fantastici ma per vari infortuni poi non si è spinto oltre la categoria. Ricomincia a livello amatoriale ritrovandosi con molti compagni di calcio degli anni passati assieme nelle giovanili riformando un gruppo che era vincente ai tempi e lo è ridiventato negli amatori .

Si vince il torneo di massima categoria CSI nel 2011 e poi si continua a giocare assieme fino a 4 anni fa quando la distanza (50km) e i tempi della vita familiare rendevano impossibile allenarsi e giocare con quel fantastico gruppo.

Come sei diventato allenatore?

Mollare il calcio giocato è stata dura…e infatti ho cercato di mettermi in moto subito per restare legato a questo sport che così tanta gioia mi ha dato negli anni di attività per poter restituire se possibile un po’ di quelle emozioni in un nuovo ruolo da allenatore.

Avevo già avuto esperienze affiancandomi ad amici coi Primi Calci della Luisiana per 2 anni circa mentre ancora giocavo, ma non ero certo fosse la mia strada. Avevo ancora una forte attitudine agonistica e faticavo ad entrare in sintonia con il percorso di crescita e formazione dell’attività di base.

Ricordo però un particolare dell’inizio del secondo anno: c’era un giovane l’anno prima che era qualche centimetro più alto degli altri, in certe cose faceva davvero fatica a coordinarsi.

Se voglio essere gentile diciamo che conduceva la palla quasi “spingendola” tanto era la sua difficoltà a governare gli arti inferiori, ma era molto appassionato, attento e un bel lavoratore.

Bene, il secondo anno era diventato un giocatore! La sua voglia e il suo impegno nell’estate evidentemente avevano dato i suoi frutti e da giovane con qualche difficoltà era diventato uno dei migliori in squadra.. ho pensato.. incredibile, che bello, rifacciamolo!

Qui a Piacenza nel 2018 ho avuto la fortuna di incontrare Franco Marchini che mi ha preso prima come collaboratore poi come istruttore per l’attività coi Pulcini misti (maschi e femmine, ritengo sia stato per me un periodo molto istruttivo, ho cercato di “rubare” ogni tipo di metodologia, principi, comportamento, comunicazione, specifica tecnica e tattica e credo sia stata un’ottima base da cui partire e progredire poi per il futuro, tra l’altro trovandomi per fortuna già allineato ai principi di formazione indicati nel corso UEFA C appena affrontato.

Ora sono sempre in staff con Marchini al USD Gossolengo-Pittolo, una società affiliata all’Atalanta con ottime prospettive e un’ottica di percorso molto positiva e formativa per l’attività di base, anche se siamo in un anno particolare e con le restrizioni in atto, allenamenti individuali e giocando solo 2 partite amichevoli… affrontiamo le difficoltà con organizzazione ed impegno sperando in meglio per il proseguo.

Tra l’altro mi capita anche di allenare mio figlio nei primi calci che ancora non riesce a chiamarmi “mister”, per ora almeno ha sostituito “papà” con “Michele”.. piano piano…

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Da calciatore ho ricoperto tutti i ruoli, un giocatore TOTALE ahahahah ..mi mancava il portiere e un anno si son rotti tutti e 2 negli allievi… grande occasione!!!.

Ho mollato la difesa e son andato in porta.. fra i pali ero un gatto, nelle uscite un disastro (io nel dubbio uscivo SEMPRE).

Son stato maggiormente punta centrale e centrale difensivo.. ma vorrei ripartire da centrocampista perché ahimè ho avuto troppo poche opportunità di farlo e credo che a livello formativo mi siano sempre mancate le indicazioni di massima sui principi da seguire in questo ruolo.. ricomincerei da li!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Il mio programma settimanale in una situazione non covid è composto da 2 allenamenti + partita.

Di solito scelgo un tema da approfondire in base a degli obbiettivi di massima che mi sono posto ad inizio anno, quando osservando i miei giocatori ho valutato dove potevamo migliorare, cosa andava consolidato e cosa del tutto magari mancava.

Cerco di dare molta importanza al “perché” delle cose.. qual è l’obbiettivo dell’esercitazione, cos’è meglio, cosa succede se faccio una cosa o l’altra.. cerco un dialogo per costruire in loro concetti e principi, perché mi sono accorto anche durante il corso che a me da calciatore questo tassello fondamentale è sempre mancato.

La mia sessione di allenamento è orientata all’acquisire competenze che poi ricerco nella partita usando tutti i mezzi possibili soprattutto situazionale, scomponendo in analitico qualora il livello sia ancora base.

Mi diverto un mondo coi piccoli nei giochi polivalenti che non mancano mai.. insieme al situazionale,  sono un FAN dei duelli da 1vs1 al 3vs3.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Ricordo un torneo a Gargnano in cui la mia squadra di soli 2010 è arrivata in finale perdendo ai rigori… erano però i più piccoli e per questo ho cerato di trasmettergli tutta la determinazione possibile a dimostrare nel campo il loro valore… azzardavo anche previsioni tra un tempo e l’altro in cui prevedevo i gol dei singoli.. incredibilmente indovinavo! Credo di aver scoperto in anticipo senza saperlo l’effetto pigmalione spiegatoci nel corso.

Che cosa ti porti del corso nel tuo essere allenatore?

A proposito del corso mi ritengo fortunato per essere riuscito a farlo seppur a distanza, son convinto sia stato utile sotto diversi aspetti, cogliendo oltretutto l’opportunità di conoscere davvero una squadra di ottime persone e grandi allenatori dai quali io con la mia misera esperienza ho cercato di apprendere il più possibile in tutte le differenti sfumature di carattere, personalità, metodo e approccio di ognuno.. ma tutte mosse dall’unico comune amore per il calcio.

Petronelli Alberico: sentire “a pelle” che la la squadra si esprime come vuoi è una sensazione che solo chi allena può capire

Petronelli Alberico è.uno della vecchia guardia. Tarantino del 1972 (27 maggio per fargli gli auguri) fa parte dell’Asd Montanara calcio dal 2012 dove ha ricoperto vari ruoli sia calcistici (responsabile del settore giovanile) che extracalcistici (responsabile del sito internet www.asdmontanara.it).

Attualmente è coordinatore generale  delle annate 2004, 2005, 2007, 2008 e 2009 ma anche mister degli allievi 2004.

Ha iniziato ad allenare a Taranto (il suo paese d’origine) dopo aver giocato per alcuni anni nelle categorie dilettantistiche sia a calcio a 11 che a calcio a 5 prima del trasferimento a Parma nel 2004 dove si è dedicato al lavoro e alla famiglia con ben 6 figli (evidentemente non aveva pensato di comprare la TELEVISIONE…ahahah).

Nel 2010 riprende ad allenare nell’Us Astra quando suo figlio secondogenito comincia a giocare a calcio allenando proprio la squadra di suo figlio classe 2001.

Un percorso che dura fino alla stagione 2012/13 riuscendo a portare (cosa non da poco) la squadra a buoni livelli ben lontani dai 5 goal in media incassati a partita del primo anno.

Ecco allora il passaggio all’Asd Montanara

Nel 2012 il figlio passa dall’Astra al settore giovanile del Parma e questo lo spinge a cambiare aria accettando la proposta di Franco terzi allora DS del Montanara che gli affidò gli allora pulcini 2004 per due stagioni.

Successivamente un’esperienza in tandem con un caro amico, Pasquale Luvino nei 2007 per due anni. Altre due stagioni con i 2005 fino ad arrivare ai 2004 e i 2011 lo scorso anno passando praticamente ogni giorno in campo.

Da quest’anno ha deciso di accettare di essere il Responsabile del settore giovanile seppur rimanendo nel limite del possibile in campo con i 2004.

Ovviamente il periodo, come per tutti (maledetto covid), ha complicato e ridimensionato il tutto in maniera drastica.

La soddisfazione calcistica che ricordi come mister?

A parte le gioie legate a mio figlio che sta facendo del calcio il suo mestiere la mia più grande soddisfazione è stata portare i 2005 sul podio in due tornei: a Parma e a Cesenatico.

Oltre al piazzamento (2 e 3 posto) ho sorriso e mi sono emozionato per la qualità del gioco. Vedere e sentire “a pelle” che la squadra si esprime come vuoi è una sensazione che solo chi allena può capire indipendentemente dalla categoria o dal blasone.

In particolare cosa ti ha colpito del gioco della tua squadra?

Tante cose. Vedere in partita quello che si è fatto e provato in allenamento è già importante e “sentire” che la squadra ha il tuo carattere nelle scelte e che ha capito come affrontare le situazioni secondo il percorso fatto è impagabile.

Personalmente sono un innamorato dell’uno contro uno (presto ti preparo una esercitazione utilissima a mio parere da mettere qui sul sito) ma di esercitazioni che mi piacciono ne ho diverse.

E’ stato molto importante per me assistere a tanti allenamenti del Parma e del Sassuolo in veste di genitore (mentre assistevo agli allenamenti di mio figlio). Esercizi ed esercitazioni che ho applicato con varianti e modifiche adattandole ai miei ragazzi che hanno sicuramente arricchito il mio essere allenatore.

Il figlio annata 2001 di Alberico

Che cosa porti nel corso del tuo essere allenatore

Quello che mi porterò sicuramente dentro da questo corso UEFA C sarà sicuramente il gruppo e la straordinaria capacità che noi tutti abbiamo avuto a formarlo nonostante la situazione ci abbia permesso di incontrarci una sola volta in presenza.

Abbiamo interagito in maniera incredibile rendendo il tutto molto più piacevole. E’ stato strano perché soprattutto all’inizio per saperne di più sui compagni di corso si curiosava anche sui profili social…visto che non riuscivamo a chiacchierare neanche nella pausa caffè.

Successivamente però c’è stata occasione di conoscerci in maniera più approfondita anche se sempre e soprattutto online.

Io credo che proprio per questo sarà ancora più bello incontrarsi sui campi in futuro: per recuperare soprattutto la parte umana che evidentemente ci è mancata durante il corso.

All’inizio poi è stato strano e un tantino imbarazzante per alcuni tornare sui banchi di scuola. Mettersi in gioco per l’ennesima volta. Però poi si è rivelata in seguito un’esperienza tanto bella quanto eccezionale a partire da tutti gli slogan che sono venuti fuori (Dai primo BIRRAAAAA all’ultimo DIPENDEEEE).

Personalmente mi sono ricreduto molto su questo corso che ho aspettato ben 15 anni. I miei colleghi patentati me lo avevano detto: dopo il corso vedrai il calcio in maniera diversa. Non avevano lo poi tutti i torti!!!

Eleonora Goldoni si racconta a Tutti in campo per Tutte

La calciatrice del Napoli, Eleonora Goldoni, racconta di se a Tutti in campo per tutte.

“Più elevati saranno i tuoi scopi, più vasti saranno i tuoi desideri, maggiore sarà l’energia che avrai a disposizione per soddisfarli. Desidera il bene di tutti , se aspiri solo al tuo piano personale dovrai guadagnartelo con grande difficoltà. Prima di esaudire un desiderio ricorda di meritarlo.
Ognuno di noi merita tanto, ma nel nostro tanto non ci siamo solo noi. Se pensiamo piccolo otteniamo piccolo se pensiamo grande possiamo ottenere tanto di più.
Nei tuoi sogni, nelle cose per te importanti, nel tuo progetto di vita, coinvolgi tutto ciò che conta per te e allora la voglia di raggiungerli sarà una conseguenza e la mattina ti sveglierai desideroso di conquistare prima te stesso e poi il mondo intorno a te.
Tutto avrá un altro sapore.
Credici perché te lo meriti e sogna in grande perché non costa nulla. “
Eleonora Goldoni

Luca Lunardini: Birra? Certo!

“BIrra? Certo”. Ci si conosceva di vista ma non ci sono mai stati dubbi. Qualunque fosse il risultato a fine partita tra le nostre squadre ci siamo sempre ritrovati a “giocare” il terzo tempo insieme davanti ad una birra (forse  anche qualcuna in più!!!).

Nella prima parte di campionato di qualche anno fa incontrai, infatti, la squadra allenata dai mister Marione Toscani e Luca Lunardini prima a San Secondo e successivamente a Monticelli.

Due splendide partite. I ragazzi di entrambe le squadre avevano fatto vedere sia un bel gioco (una buona tecnica individuale in generale) che un intelligenza tattica e una padronanza del campo non comune. 

Da subito abbiamo cominciato a scambiarci in campo durante la partita commenti sinceri sui nostri ragazzi e sui rispettivi avversari con la certezza che a fine partita, indipendentemente dal risultato, ci sarebbe stata la condivisione di una buona birra insieme.

E’da allora è sempre stato così. Quando ci si incontra in campo o fuori il nostro saluto è questo: “Birra? Certo!”.

Mister Luca Lunardini allena oggi  la squadra esordienti 1° anno dell’ASD Tonnotto San Secondo, 

L’approccio ad allenare di Luca è stato quasi casuale, come dice lui “per gioco”. A San Secondo infatti non c’era (e sottolinea il tempo del verbo al passato perché invece adesso C’E) una società che potesse ospitare i bambini ed i ragazzi che volevano giocare a calcio nel loro paese senza dover per forza andare nei paesi vicini come Fontanellato, Soragna o Tre Casali.

Luca, come è iniziata l’avventura delle giovanili a San Secondo?

Nel 2015, quando tutto ha avuto inizio ebbi il piacere di conoscere il grande Marione (Mario Toscani), con il quale siamo entrati subito in sintonia per la passione e per la voglia di fare per i bambini e ragazzi del paese.

Marione (Mario Toscani)

Da lui ho imparato molto specialmente a livello umano.

Abbiamo iniziato questo percorso insieme con circa 40 bambini /ragazzi dell’annata 2007 (allenata da Marione) e l’annata 2009/2010 (allenata da me).

Oggi a distanza di pochi anni l a nostra passione è stata premiata. Ringraziando anche il Tonnotto nella figura del suo presidente si contano infatti circa 135 / 140 atleti divisi in otto categorie: 2006-2007, 2009/2010 (la mia squadra), 2011-2012-2013-2014.

Un risultato importante che dal nulla ha portato il paese ad essere coinvolto in questa importante attività sportiva e non solo. Due anni fa infatti è nato un unovo progetto dal nome “Gioco Motricità” che quest’anno vede impegnati i piccoli del 2015-2016.

Direi una bella soddisfazione.

Da giocatore, se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Nella squadra allenata da me, se dovessi scegliermi un ruolo mi farei giocare esterno alto di centrocampo, destra e sinistra non importa.

Detta cosi sembra che sia un fenomeno con tutti e due i piedi…e un pò è vero…ahahah…no il motivo è perché essenzialmente un destro che gioca sulla sinistra potrà mettere a disposizione della squadra movimenti che più difficilmente potrebbe fare un destro che gioca sulla destra; il quale tuttavia avrà tantissime altre soluzioni da mettere sempre al servizio della squadra (es: il cross, il traversone, il passante). Si vede che sto facendo il corso vero??? Ahahahahah

Come imposti il tuo programma settimanale?

Allenamento il martedì / giovedì e partita al sabato.

Allenamento martedì: partitella iniziale di riscaldamento, 5’ min. con le mani e 15’ min. con i piedi. Le regole della partita iniziale sono dettate a seconda dell’obbiettivo della settimana / mese sul quale ritengo necessario lavorare. Mentre i ragazzi giocano, osservo quali sono i punti critici sui quali intervenire e con quale priorità.

Non è sempre facile, ma talvolta cerco di individuare i ragazzi che hanno più bisogno di una cosa rispetto ad un’altra e anche tra uno e l’altro. Non possono mancare esercitazioni effettuate alla giusta intensità, chiaramente considerata l’età inserisco sempre la palla.

Le esercitazioni sono finalizzate ad allenare contemporaneamente la parte tecnica (presenza della palla) e la ricerca del miglior rapporto fatica / recupero (intensità) al quale poi si sottoporranno durante la gara. Partita finale di almeno 25 – 30 minuti per verificare se vi è stato qualche miglioramento.

Allenamento giovedì: sostanzialmente, rispetto all’allenamento del martedì, la sequenza non cambia, partitella di riscaldamento, esercitazioni e partitella finale. In questo allenamento però, punto di più a ciò che a patire dai giovanissimi si chiama tattica; io con gli esordienti io li chiamo movimenti in campo, d’altronde, durante la gara del sabato (che per loro deve essere il premio per il lavoro ed impegno svolto durante gli allenamenti settimanali) devono pur avere un’idea di dove, come e quando muoversi, far muovere il compagno, o muovere la palla.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che ricordo con più soddisfazione, è stata una partita che paradossalmente non abbiamo vinto nonostante tutto ciò che di bello abbiamo fatto in campo.

I ragazzi, allora pulcini, avevano espresso al 100% ciò che avevamo affrontato durante un percorso di allenamenti, ma la sfortuna (pali, traverse, paratone, tiri usciti di poco) non ci hanno portato alla vittoria ma bensì alla sconfitta.

La mia soddisfazione però, non è stata solo quella di vedere il mio lavoro sviluppato in campo dai ragazzi, ma bensì quello che mi hanno detto nello spogliatoio alla fine della partita: “Mister come dici sempre tu nel calcio la palla è rotonda e non sempre vince chi merita, ci rifaremo alla prossima”. Il messaggio era passato … e mi sono davvero emozionato.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Sicuramente mi porterò a casa una crescita personale e maggiori competenze. Tutte gli argomenti trattati da questo corso (Uefa C), chi più chi meno erano conosciuti ma non sempre si ha l’occasione di esaminarli insieme ad un docente e ancora molto più importante con il confronto di altre persone che come me hanno questa passione.

Certamente tutte queste considerazioni faranno parte di un bagaglio di informazioni che, utilizzato al meglio, renderanno i miei ragazzi migliori, o quanto meno più contenti del loro allenatore. Spero !!

Qualche aneddoto?

Ti volevo raccontare che la partita persa ma con soddisfazione da parte di tutti, ci ha portato a non perdere più,.. anche perché con il covid non abbiamo più giocato !!! …Ahahahah

Ritornando seri e lo dico solo per dar merito e lustro ai ragazzi, questo gruppo è diventato squadra veramente.

Si aiutano uno con l’altro, compensando e recuperando tutti insieme agli errori dei singoli.

Si divertono e anche tanto… tutto ciò, che non è per niente poco, ci ha portato a vincere le amichevoli fatte all’inizio di questa stagione anche contro squadre che in passato ci hanno sempre sconfitto.

LA SQUADRA E’ il 70% di questo bellissimo GIOCO.  

La “personale” squadra di Luca…complimenti Mister!!!

Massimo Trolli: un mister a testa alta…sempre!!!

“Canterò le mie canzoni per la strada,

ed affronterò la vita a muso duro,

un guerriero senza patria e senza spada

con un piede nel passato

e lo sguardo dritto e aperto nel futuro

(A muso duro – Pierangelo Bertoli)

 

Sincero, immediato, diretto. Massimo si presenta così come nella canzone di Bertoli, senza tanti proclami o scenografie ma nella sua tranquillità c’è spessore, sostanza voglia di vivere in autonomia da regole imposte  le situazioni che affronta, comunque vada.

Quest’anno Massimo allena al Felino l’annata 2012.

Con orgoglio racconta che non proviene dal mondo del calcio ma che ha iniziato ad allenare  una ventina di anni fa nel mondo del baseball, nel settore giovanile del Parma vincendo uno scudetto Under 16 nel 2008, per poi continuare ad allenare nella società dell’Oltretorrente.

Nel 2010 poi il passaggio ad allenare il calcio.

Una prima esperienza come secondo allenatore negli allievi provinciali e poi con gli juniores regionali per poi proseguire come protagonista negli anni successivi con le varie annate del settore giovanile del Carignano.

Come è andata questa tua esperienza? 

Dal punto di vista sportivo ho ottenuto buoni successi ma ripensando a questi anni mi vengono in mente soprattutto le situazioni e le emozioni che mi portano a sottolineare  l’aspetto umano e il rapporto che si è venuto a creare con i ragazzi.

Particolare la partecipazione ad un paio di tornei internazionali in Spagna con i giovanissimi ottenendo un settimo e un terzo posto. Esperienza di vita, prima che di calcio, vissute da sempre in collaborazione con il mio fedelissimo Aschieri Gabriele 

Dall’inizio del 2020 sono passato in forza al Felino prima con i 2007 ed ora con 2012 per una nuova avventura anche se questo periodo come per tutti non è stato molto felice per il calcio giovanile.

MI sarebbe piaciuto che qualche campione, qualche professionista della serie A avesse speso una parola riguardo lo stop inflitto al calcio di base. Saranno stati bambini anche loro, vero?

Mah…

Se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?Sorride forse pensando a qualche partita del passato ed ironico come sempre mi risponde.

E’ un ruolo non comune, a volte controverso, elegante ma anche rompicoglioni…e si…sono abbastanza rompicoglioni in partita…quindi farei il guardalinee!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Più che settimanale ragiono su un microciclo mensile. Parto sempre dalla tecnica base fino ad arrivare alle varie situazioni che si vivono in partita.

Di volta in volta inserisco esercitazioni o simulazioni con grado di difficoltà maggiore per far crescere i ragazzi.

Si parlava di lato umano e di rapporti con i ragazzi. Hai qualche aneddoto da condividere?

Nell’esperienza vissuta a Carignano ho avuto in squadra un ragazzo con problemi motori dovuti ad un’ischemia subita quando era piccolo.

Con l’aiuto del fedelissimo Aschieri siamo riusciti a fargli acquisire una maggior coordinazione e flessibilità motoria e grazie all’aiuto della squadra è riuscito a partecipare e a giocare dalla prima partita fino all’ultima di campionato tanto come gli altri suoi compagni.

Senza tanti proclami ma è un modo diverso di vivere certe situazioni attraverso lo sport crescendo come gruppo di amici.

Il momento più bello ed emozionante che mi porto dentro sono state le lacrime di felicità della mamma quando lo ha visto giocare.

E lo sguardo dritto e aperto nel futuro
Ho speso quattro secoli di vita
E fatto mille viaggi nei deserti
Perché volevo dire ciò che penso
Volevo andare avanti ad occhi aperti

(a muso duro Pierangelo Bertoli)

“Evoluzione del gioco e calcio femminile”

 Alessandra Spagnolo e Elisabetta Torresin presentano l’autrice e giornalista Francesca di Giuseppe.

Nel libro “Evoluzione del gioco e calcio femminile” si analizza l’evoluzione della società attraverso il gioco del calcio.

Riportando la voce autorevole di sociologi e psicologi si cerca di capire quali errori non sono da compiere e quali possibilità si aprono per il calcio femminile in forte ascesa.

 

Andrea Parisi: quando la passione va oltre ogni limite!

Più di vent’anni fa (mi sento un po vecchio nel dirlo) ebbi la fortuna di giocare a calcio a 5 contro una squadra di Reggio Emilia dal nome simbolico “I silenziosi” composta per lo più da ragazzi con problemi di sordità. Nonostante le incertezze della vigilia ci accorgemmo subito della qualità tecnico e tattica di quella squadra e ne venne fuori un quarto di finale regionale bello e impegnativo.
 
Prima di allora non avevo scioccamente realizzato che questo tipo di disabilità poteva essere superato attraverso una molteplicità di strategie per raggiungere l’obiettivo della non esclusione dalle varie attività sportive. Ne fui piacevolmente sorpreso e contento.
 
Nella mente ho rivissuto quella serata (conclusa in un magnifico terzo tempo tra le due squadre davanti ad hamburger e birra) man mano che ho avuto la fortuna di conoscere Andrea.
 
Prima online con qualche messaggio whatsapp dimostrando un’ironia pungente e un’attenzione non comune poi sul campo dove è stata evidente la passione  che prova per questo magnifico sport.
 
Andrea, classe 1981, è una persona umile ma determinata. Non molla mai.  E’ sordo dalla nascita ma portatore di protesi acustiche dall’età di 2 anni. 
Ha frequentato la scuola elementare, media e superiore insieme ai compagni udenti con non poche difficoltà di interazione ma non ha mai mollato ed ora lavora da responsabile laboratorio qualità da 19 anni.
 
Stessi anni da allenatore. Ha iniziato a 20 anni a fare l’allenatore grazie al suo vecchio capo (ora in cielo) che era presidente di una società di calcio e che gli ha dato la spinta a provare questo bellissimo ruolo. 
 
Quando gli chiedi qualcosa sulla sua carriera calcistica risponde cosi.
 
Non parliamo della mia carriera da giocatore che non è andata come volevo per colpa mia. Quando giocavo ero troppo concentrato sulla palla e non potevo ascoltare i richiami e consigli del mister…per questo partivo sempre dalla panchina. 
C’è sempre un aspetto positivo però.
Guardando sempre le partite dalla panchina ed ascoltando i vari mister che ho avuto, ho rafforzato sempre di più il mio sogno e cioè quello di diventare allenatore.

Dove alleni Andrea?  

Dopo tanti anni di gavetta con tanta perseveranza ed un pizzico di fortuna, alleno da 6 anni nel San Giuseppe Calcio – CDF Inter. Alleno i Pulcini 2011. Era da quando avevo 20 anni che sognavo di allenare li (è il mio habitat naturale) e a 39 anni non finisco ancora di sognare…  

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra che alleni quale sceglieresti?  

Nella mia squadra non ho un ruolo dove giocare anche se giocherei ovunque, in qualsiasi ruolo. Per me è importante divertirmi con i miei compagni…anche in panchina. Ma attenti: odio vedere chi,  seduto in panchina non guarda la partita…non dimostra passione e attaccamento alla squadra.  

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?  

Il mio programma settimanale è basato su 3 allenamenti analitico – situazionali con la palla. Ovviamente con obiettivi prefissati e spalmati nell’arco della stagione.   Lo slogan che utilizzo è: “Sempre con la palla” anche se nella pausa per bere possono non portarlo…eheheh . A parte gli scherzi l’unica condizione che pongo è :”Gioco per imparare ed imparo per giocare”. Allenamento o partita che sia come di solito facciamo al sabato con il campionato ed ogni tanto alla domenica con tornei o amichevole di lusso. Se mi chiedessero di fare qualche allenamento o partita in più alla settimana, risponderei sempre: “volentieri!”  

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?   

Ci sono state partite particolari negli anni passati che mi hanno dato belle soddisfazioni.   Ma l’aspetto che mi fa più piacere in questi ultimi anni è vedere tutti i “miei” bambini che dopo un allenamento o partita si lamentano perché vogliono giocare ancora  mentre i genitori dalla tribuna mi pregano di finirla!   Oppure vedere i bambini che vengono all’allenamento anche mezz’ora prima (e sanno che anch’io arrivo 40 minuti prima per vedere gli altri allenamenti) e mi chiedono se possono fare la partitella…non è soddisfazione?    A questo proposito mi ricordo adesso di un episodio successo l’anno scorso.   Un mio bambino è arrivato in orario all’allenamento ma lo vedevo un po’ fiacco. Gli ho chiesto cosa avesse e mi ha risposto che era tutto ok. Finito l’allenamento ho chiesto a sua mamma cosa avesse e mi ha risposto: “Lascia perdere mister, mio figlio è un po’ testardo. Ha vomitato nel pomeriggio e volevo tenerlo in casa ma non ne voleva assolutamente saperne di saltare l’allenamento” Sono rimasto felicemente colpito dicendo scherzosamente alla mamma che aveva fatto bene. Ho ritenuto corretto  dare al bambino  un riconoscimento. La fascia da capitano nella partita successiva se l’era proprio guadagnata!.  

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?   

Dal corso mi porto un bagaglio di informazioni molto utile e molto formativo che mi ha fatto capire che il mio metodo di lavoro è corretto e che posso migliorarlo nel tempo aggiungendo le cose nuove che ho imparato dalle lezioni.    Ho conosciuto allenatori molto più competenti di me e mi rendo conto che ho tanta strada da fare per guadagnarmi la credibilità di un allenatore competente e professionale anche se la mia disabilità mi rallenta un pò…ma come hai già capito non mollo mai!  

Pensa, ad esempio, quanto è stata dura leggere i sottotitoli (foto sopra) per 4 ore di fila ogni giorno del corso…ma ne è valsa la pena!

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” Steve Jobs