Interviste calcio a 5: Andrea Faietti, Gabriel Lima e Ana Carolina Caiani

Si è da poco conclusa la diretta sulla pagina Instagram della nostra squadra femminile, anche questa volta accompagnato da un bel numero di spettatori che hanno interagito con i nostri ospiti.

Andrea Faietti

Mister Orlando d’Alsazia ha iniziato questa nuova puntata dialogando con un membro del suo staff, nonché preparatore dei portieri della squadra femminile Andrea Faio Faietti che ha raccontato cosa vuole dire allenare i portieri in ambito femminile, svelando anche le proprie metodologie di allenamento.

Gabriel Lima

Successivamente, abbiamo avuto l’onore di ricevere come ospite Gabriel Lima.

Direttamente collegato dalla sua abitazione in Brasile, il quale ha raccontato la sua carriera dagli albori ad Aosta dove vinsero una serie B con una squadra piena di under 18.

Passando per Asti, squadra che lo consacrò nel panorama italiano, tentando, con ottimi risultati l’avventura nella Liga Spagnola nelle fila del El Pozo Murcia,facendo ritorno nel 2016 in Italia nell’Acqua & Sapone.
Momento emozionante sicuramente stato quando ha parlato di cosa ha significato vincere l’Europeo con la Nazionale italiana da capitano, affermando che quella maglia è da sempre la sua seconda pelle.
In chiusura di collegamento ci ha illustrato il progetto che lo vede impegnato in prima persona in Brasile, chiamato “Nucleo Gabriel Lima” dove si formano i bambini dai 3 ai 13 anni a 360° sia a livello sportivo che mentale.

Ana Carolina Caliari Sestari

Terzo ospite di questa puntata è Ana Carolina Caliari Sestari portiere del Montesilvano e della Nazionale Italiana, appena nominata terzo miglior portiere al mondo da Futsal Award.
Con lei si è discusso del ruolo del portiere in campo, cercando di capire come si fa ad arrivare in vetta al mondo a soli 24 anni. Ci ha raccontato come è nata la passione per questo ruolo e questo sport, dei metodi di allenamento ai quali è sottoposta (allenata nel suo club dallo stesso preparatore di Mammarella, ha sottolineato quanto sia difficile questo ruolo che ha un percentuale di errore pari allo zero e ci ha svelato cosa vuol dire per lei giocare in Nazionale, emozionandoci tutti, raccontando un aneddoto relativo a a suo nonno che dal Brasile le chiese espressamente di volerla vedere indossare la maglia della nazionale italiana.
Sicuramente queste puntate ci lasciano interessanti chiavi di lettura diverse relative al Futsal e noi siamo onorati ogni volta di poter raccontare questo meraviglioso sport tramite le parole di chi lo vive quotidianamente.
Ringraziamo di vero cuore i nostri ospiti per la disponibilità e per averci aperto la porta di casa, regalandoci un momento di leggerezza in questo periodo cupo per tutti.

W IL FUTSAL

ANDREA CERATI – La mia prima esperienza nel calcio femminile

Ciao a tutti. Oggi parliamo di calcio femminile in compagnia di un nostro amico allenatore, Andrea Cerati, alla sua prima esperienza alla guida delle ragazze Under 17  del Parma Calcio 1913.ANDREA CERATI

45 anni,  lavora come Responsabile Area Vendite Italia in una azienda multinazionale per la produzione di macchine e tecnologie per il controllo qualità nell’industria food e pharma; è allenatore dal 2008.

Ha ottenuto le qualifica di Istruttore CONI-FIGC  e Allenatore Dilettante e Istruttore UEFA B.

Ciao Andrea, benvenuto.  Per cominciare, raccontaci qualcosa su di te!

(domanda ironica) Anche le donne quindi possono praticare calcio?

“Le donne non possono, per svariati motivi, praticare questo sport da maschi”.

Partendo da questo grande e assurdo preconcetto, nel 2015 ho frequentato il corso da istruttore base UEFA B, nel quale ho imparato che il confronto e la curiosità sono alla base della crescita di ogni istruttore ed allenatore.

E’ stata proprio la curiosità di scoprire una parte del calcio a me conosciuta, quello del calcio femminile, che in alcune lezioni tenute dall’istruttrice del Settore Tecnico della F.I.G.C. Milena Bertolini (attuale C.T. della squadra Nazionale di Calcio Femminile Italiana) ho potuto approfondire e scoprire questo “mondo” a me totalmente sconosciuto o forse meglio dire, ignorato.

Una slide in particolare, durante e lezioni in alula, mi colpì fortemente tanto da fotografarla e conservarla nella galleria delle fotografie a me più care. La dichiarazione di una delle calciatrice americane più talentuose e famose nel mondo, Alex Morgan: “Non è importante che lo si chiami calcio, football, soccer, questo gioco unisce le persone ed è l’unica cosa che importa”.

Ho iniziato a pensare e che lo sport è perseguire una passione, quindi, non è così strano che una donna intraprenda questa attività sportiva ed insegua i suoi sogni. 

Come e perché sei arrivato ad allenare una quadra di calcio femminile?

Dopo anni di esperienza come istruttore nel calcio dilettantistico in tutte le categorie giovanili, ho sentito il desiderio di cercare nuovi stimoli e di scoprire nei dettagli il calcio praticato dalle donne.ANDREA CERATI

Ho iniziato a seguire gli allenamenti e partite di mister Milena Bertolini (allora allenatrice della squadra di seria A Brescia Calcio Femminile), scoprendo un gruppo di ragazze con un elevato aspetto motivazionale, una vera squadra. Non è certo un caso che la qualità di quella squadra fosse proprio nelle giocatrici che la componevano (Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Sara Gama, Valentina Giacinti, Daniela Sabatino,Martina Rosucci ecc.) e che oggi, con altre maglie, continuano a scendere in campo con sui campi della serie A Femminile, della Champions League e con la maglia della nazionale Italiana.

In questa stagione hai ricoperto il ruolo di allenatore della squadra Under 17 al Parma Calcio 1913.

Ci parli di questa esperienza?

E’ stato un onore ed un privilegio avere l’opportunità di allenare in una società professionistica per di più quella della mia città.

E’ stata per me l’occasione per confrontarmi con tecnici ed istruttori molto preparati e di condividere e criticare i pensieri e le mie metodologie di allenamento e gioco del calcio.

Allenare una squadra di ragazze è stata per me una nuova, positiva e stimolante esperienza dove ho acquisito anche un nuovo modo di rapportarmi, organizzare e dirigere l’allenamento.

Nello svolgimento delle sedute di allenamento emergeva evidente come nelle donne fosse più elevato, rispetto agli uomini, la determinazione nell’affrontare un’esercitazione tecnica evidenziando una maggiore propensione al lavoro ed una maggiore capacità di attenzione e di analisi. Durante la seduta si percepiva inoltre uno stile comportamentale collaborativo piuttosto che competitivo che dava alla seduta di allenamento uno spirito di squadra davvero importante.

ANDREA CERATI

Questo aspetto è stato per me fondamentale per strutturare ed organizzare un lavoro di campo fortemente sbilanciato sull’aspetto tecnico individuale e successivamente sui reparti. Negli obbiettivi condivisi con la Direzione Sportiva c’era come primario obiettivo la crescita della squadra (nata proprio in questa stagione ed inserita tra le categorie under 15 ed under 19) nel senso più globale del termine.

La raccolta dei report post seduta di allenamento e di ogni singola partita (fino alla fine di febbraio 2020 causa sospensione delle attività per motivi legati alla diffusione del COVID-19) ci hanno confermato che il percorso di crescita individuale e di squadra è stato crescente e positivo.

Quali sono le differenze di metodologia di allenamento di una squadra femminile rispetto una squadra maschile?

Nel rispetto delle linee guida tecniche di metodologia di allenamento che la società Parma Calcio 1913 mi ha fornito, prima di stabilire il programma di allenamento, insieme al mio staff, abbiamo dovuto necessariamente considerare il materiale umano e tecnico che avevamo a disposizione.ANDREA CERATI

Pur rispettando alcune idee di gioco e principi tattici a me particolarmente cari, abbiamo basato le sedute di allenamento su una prima parte di attivazione tecnica e su esercitazioni finalizzate alla prevenzione degli infortuni per poi lavorare su un blocco tecnico individuale utilizzando prevalentemente il pallone e agendo su aspetti di coordinazione e per ultimo inserendo anche elementi tecnici e situazionali alla ricerca della miglior collaborazione tra i reparti, cercando sempre il coinvolgimento massimo delle ragazze attraverso stimoli e obbiettivi ambiziosi, ma raggiungibili.

Ho riscontrato che la differenza tra la donna giocatrice e l’uomo è sulla velocità e sulla forza funzionale, quindi principalmente sotto l’aspetto fisico. A livello tattico, molte volte, ho notato la superiorità della donna, l’intelligenza tattica calcistica non dipende dal genere. Negli allenamenti basati sulla tecnica e tattica tra uomo e donna non c’è differenza, anzi alcune volte la donna riesce a raggiungere la perfezione sui gesti tecnici più dell’uomo.

L’obbiettivo è di formare giocatrici pensanti, che siano in grado di prendere decisioni sul campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle eventuali cadute. Stiamo formando giocatrici del futuro in un calcio sempre più complesso (non difficile, complesso) e veloce, che richiede la presa di decisioni rapidissime e di prendersi delle responsabilità, di rischiare.

Ma non solo… stiamo formando ragazze, future donne, che avranno un posto nella società.

 Ci sono allenatori professionistici e dilettantistici che apprezzi e stimi particolarmente?

Ho avuto la possibilità di frequentare diversi clinic di aggiornamento tecnico e tattico con tecnici professionistici nazionali ed internazionali nei quali ho apprezzato particolarmente la figura di mister Eusebio Di Francesco sia per la qualità dei temi trattati, sia per la chiarezza delle spiegazioni tecniche e non per ultimo per la semplicità ed umiltà della persona. ANDREA CERATIAltri allenatori che apprezzo particolarmente sono mister Claudio Gabetta (allenatore Under 17 maschile del Parma Calcio 1913) le cui metodologie di allenamento sono davvero molto interessanti, mister Matteo Mazzoli (vice allenatore under 15 maschile Parma Calcio 1913) amico ed allenatore di grandi qualità tecniche ed umane e mister Giuliano Cudia (allenatore Under 15 Elite U.S. Montebello) istruttore di grandi valori con il quale ho iniziato l’esperienza di allenatore e per il quale nutro profonda stima.

Grazie ad Andrea Cerati per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa tua bellissima esperienza! 

Grazie a voi per l’opportunità e crepi il lupo!  Concedetemi un ultimo messaggio: in queste settimane medici, infermieri e tutte le persone impegnate in ambito sanitario, stanno facendo un lavoro enorme;  abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti e diminuisca il pericolo per le fasce più deboli e delicate di salute.
Un messaggio a tutti ed in particolar modo alle persone di sport: chi pratica sport rispetta sempre le regole, per questi motivi rispettiamo le istruzioni che ci danno, dopo il “picco” arriverà la discesa e allora il dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a calciare un pallone o più semplicemente a vedere con un amico una partita di calcio allo stadio.
Restiamo a casa, andrà tutto bene.

Scuola calcio élite: Luca Ziveri ci presenta la Piccardo Traversetolo

Durante la presentazione della prima squadra nella stagione 2017-18 il presidente della Piccardo Traversetolo Franco Scrinzi aveva posto due obbiettivi:

  • la promozione in Eccellenza con la prima squadra
  • la crescita e la valorizzazione del settore giovanile

Il primo obbiettivo venne raggiunto nel corso della stagione stessa il secondo è in continuo divenire, una crescita costante che continua a ricevere riconoscimenti. Affidato alla responsabilità di Luca Ziveri, il settore giovanile non si fregia più soltanto di una squadra juniores che da 5 anni domina il rispettivo girone ma da quest’anno si può anche fregiare del prestigioso riconoscimento di Scuola Calcio élite.

Ci parli del significato di questo riconoscimento?

Quella della scuola calcio élite è un traguardo molto importante, non si tratta solo di una targa esposta nel centro sportivo ma è un risultato raggiunto attraverso la programmazione e la volontà di crescere anche come settore giovanile. Per avere un’idea della portata di questo riconoscimento è sufficiente pensare che in Emilia Romagna sono solo 50 società che possono fregiarsi di questo titolo, mentre sono solo 5, oltre alla Piccardo Traversetolo, in tutta la provincia di Parma.

Oltre che un riconoscimento prestigioso è anche una responsabilità infatti oltre il l mero aspetto sportivo per essere riconosciuti scuola calcio élite bisogna essere attivi nell’organizzare incontri di formazione per tecnici, addetti ai lavori e genitori, incontri che servono anche per tracciare quelle norme comportamentali che in un settore giovanile sono fondamentali. Anche quest’anno saremo attivi presso le scuole elementari per portare all’interno di esse la nostra visione dello sport e anzi approfitto di questa occasione per ringraziare i tecnici che si sono messi a disposizione per la buona riuscita del progetto.

Piccardo

È capitato che qualche vostro giovane passasse ad una squadra di professionisti?

Posso dire che ci sono stati ragazzi visionati dalle squadre professionistiche, in questa stagione le richieste per periodi di prova sono quasi giornaliere, e anche questo è motivo di grande orgoglio per noi. Se poi devo proprio fare un nome mi viene in mente quello del traversetolese Leonardo Brignoli che ormai da due stagioni si sta ben comportando nelle file del Parma calcio. Poi ci sono tanti ragazzi che vengono spesso convocati nelle varie rappresentative, come Sraidy e Capra per le juniores, Parizzi e Aimi per i 2003, Morini e Merlini (04) Galloni e Tosi(05).

Juniores Campione regionale
Piccardo
Leonardo Brignoli
I ragazzi del 2012

Giocatori su trampolino di lancio?

Diciamo che da gennaio c’è stata una svolta e i ragazzi sul trampolino di lancio sono aumentati, infatti abbiamo un ragazzo del 2002 che è stabilmente tra i titolari in Eccellenza e altri ragazzi della juniores entrano in corsa durante le partite della prima squadra, ma la cosa che maggiormente ci inorgoglisce e che già nel corso di questa stagione ragazzi del 2003 e 04 si affacciano al mondo della prima squadra durante le sedute di allenamento.

Numeri vivaio e allenatori, obbiettivi futuri?

Come Piccardo Traversetolo siamo in grado di coprire tutte le annate dalla scuola calcio in su e la nostra area tecnica è formata da allenatore qualificati e di grande spessore umano, cosa fondamentale visto che si parla di lavorare con adolescenti e bambini, non è mai bello fare nomi ma vedere Patick Fava passare da allenatore della juniores a allenatore della prima squadra o Matteo D’Alessandro passare dai 2011 a sostituire Fava nella juniores e constatare che si stanno comportando bene ci inorgoglisce molto, vuol dire che la società non solo sa scegliere i profili giusti ma sa anche premiarne i meriti.

In futuro speriamo di ampliare i membri della squadra di lavoro in modo da poter fornire sempre più un servizio che sia élite sia tecnico che morale, in linea con lo stile di questa società che punta sempre a imparare per migliorarsi.

 Momento di socializzazione e integrazione?

 i momenti di integrazione sono molteplici, partono nel periodo estivo dove alcune nostre squadre agonistiche partono per il ritiro prestagionale a Toano, ma non solo in quanto chi effettua allenamenti presso il centro sportivo si ferma utilizzando gli spazi comuni per momenti di socializzazione con pranzi e cene , da non dimenticare la bellissima presentazione di tutte le squadre della Piccardo Traversetolo che ad inizio di ogni stagione la società effettua nella splendida cornice della  corte agresti di Traversetolo.

Complimenti per il lavoro che state svolgendo e un grosso grazie a Luca Ziveri per la disponibilità. Buon proseguo!

Calcio Femminile: Si può essere mamme e calciatrici?

Prima del periodo natalizio si discuteva di professionismo del calcio femminile.  Vorrei analizzare brevemente uno degli aspetti più importanti per il quale si battono le ragazze:

Quali garanzie hanno le giocatrici che in Italia intendono avere un bambino?

In verità molto poche rispetto alle colleghe statunitensi che hanno uno stipendio garantito durante la maternità ed il diritto ad un asilo nido.

Poche anche rispetto alle colleghe spagnole che hanno un salario minimo, ferie e congedi di maternità.

In Italia, nei casi più fortunati puoi ottenere un reintegro all’interno della squadra, perché essendo dilettanti rimanere incinta significa dover rescindere il contratto.

parliamo di Alice Pignagnoli portiere del Cesena

Leggete l’intervista completa nel blog di Stefano Santachiara:

Pignagnoli, portiere che gioca coi piedi e con la testa

Alice Pignagnoli che difendeva, adesso ovviamente è ferma, la porta del Cesena in Serie B è rimasta incinta. Nonostante questo non è stata abbandonato dalla sua società.

L’attesa più dolce

Difende la porta, fino a qualche settimana fa, prima di fermarsi perché “infortunata”, solo dopo dirà “incinta”. “Le prime settimane sono state molto dure perché abbiamo deciso di non comunicarlo alle compagne subito, sia per non stravolgere troppo l’ambiente, sia perché volevo fare gli esami del caso e sapere che fosse tutto a posto”. Inizia così il racconto della futura mamma. Tra dubbi, incertezze e piccole paure, comuni a tutte le donne. 

il sostegno delle compagne

“Il pensiero di dover interrompere l’attività sportiva per me è stato scioccante. Mio marito era felice, ma io continuavo a piangere. Ho avvisato subito la società e il mister perché comunque stiamo giocando un campionato importante. Sapevo di venire a mancare per diversi mesi. Poi dopo la partita col Vittorio Veneto ho deciso che era ora di comunicarlo e ho cominciato dal capitano Petralia e da Cama, le persone a cui sono più legata e che hanno giocato con me tanti anni anche in Serie A. La loro reazione è stata quella che mi ha dato proprio la forza di dire: ok, Alice, stai facendo una grande cosa e le tue compagne sono con te”“Durante il viaggio di ritorno, mi fece questa confessione”, racconta il capitano bianconero Eleonora Petralia“Mi spiegò che non era infortunata, ma che aspettava un bambino. Io l’ho subito abbracciata con grande gioia perché era una notizia bellissima”. L’affetto delle compagne ha dato ad Alice la serenità che cercava. “Mi hanno detto: ci mancherai tantissimo in campo, ma lotteremo anche per te, ci salveremo e l’anno prossimo sarai con noi. Dopo quelle parole mi sono un po’ calmata. Il passo successivo è stato quello di comunicarlo alla società”.

 LE PAURE

La paura di Alice è anche quella di tutte le calciatrici che, in quanto dilettanti, non hanno con le società reali contratti di lavoro, ma scritture private che prevedono la rescissione nel caso in cui l’atleta resti incinta. Aveva paura di non poter più far parte della squadra e di essere lasciata sola. “Ho ovviamente interrotto il contratto e lo stipendio, perché siamo dilettanti…

LA RISPOSTA DELLA SOCIETà

…ma il club mi ha proposto di restare vicino alla squadra ugualmente, rimborsandomi tutti i costi che avevo di trasferta e anche di viaggio”. Un piccolo atto di civiltà, non scontato.

Accompagnato dalle parole della Team Manager del Cesena. “La gravidanza non deve essere una penalità, ma dev’essere un completamento di un’atleta. Non un qualcosa che le vada a togliere o a penalizzare quelle che sono le sue capacità, le sue passioni, i suoi interessi. Da qui l’idea di mantenere Alice assolutamente nel gruppo come prima, di continuare al pari delle altre atlete, quindi con un rimborso per le spese dei viaggi che deve sostenere per venire agli allenamenti o a incoraggiare le compagne alle partite, o alle trasferte. Insomma, Alice è integrata come prima, più di prima, nel gruppo” – conclude Manuela Vincenzi- “e anzi, stiamo diventando tutti zie. E siamo anche molto emozionate”. Adesso Alice è pronta a parare il rigore più bello.

Cosa hai provato, temuto?

“Inizialmente è stato parecchio traumatico. La paura era più grande di tutto. La paura di perdere tutto quello per cui mi ero sacrificata per anni, come donna e come atleta. Poi la società e le mie compagne hanno ridimensionato queste paure, trasformandole in gioia e opportunità”.

In Spagna le atlete hanno salario minimo, ferie pagate, garanzie per infortuni e maternità, in America ci sono asili nido per le mamme che giocano. Il Cesena come si è comportato?

La società mi paga i rimborsi per seguire le compagne di squadra in trasferta e soprattutto mi ha assicurato la conferma per l’anno prossimo.

Com’è oggi il rapporto coi tuoi genitori che non appoggiavano del tutto le tue scelte? Sono migliorati?

Attualmente è molto positivo, loro hanno fatto grossi passi verso la mia passione, e io ho accettato le loro “debolezze” come genitori. Mia sorella minore gioca a basket, un altro sport con problematiche simili a quelle del calcio, e non è stata mai ostacolata, anzi, viene tuttora seguita quotidianamente. Questo a dimostrazione del loro passo indietro nel confronti dei pregiudizi.

Come vedi il tuo futuro?

Conto di rientrare quanto prima, mi piacerebbe essere a disposizione per l’inizio del prossimo campionato a ottobre. In questo modo avrò la possibilità di passare del tempo che molte mamme lavoratrici non hanno, con mio figlio e allo stesso tempo continuare a costruire Alice come atleta.

Potrete trovare questa ed altre storie sulla pagina facebook del libro:

Sorelle d’Italia 

DOMENICO ROMANO – Il mister che vuol bene ai ragazzi

Oggi vi parlo di una bella persona incontrata da qualche mese sui campi da calcio, DOMENICO ROMANO, allenatore della squadra 2012 della società Piccardo Traversetolo. Un amante del calcio, un vero appassionato, dotato di grande equilibrio, e una stimata guida per i suoi piccoli calciatori e le loro famiglie.

Come ben sappiamo, il calcio è nel bene o nel male lo sport più chiacchierato al mondo. Tutti noi facciamo calcio perché da sempre siamo innamorati di questo sport, tutti noi ci battiamo per difenderlo sempre e comunque. Ma ci rendiamo amaramente contro  che, soprattutto nei campi dilettantistici e giovanili, spesso e volentieri diventa difficile uscire dal campo senza vivere scenari imbarazzanti.

DOMENICO ROMANO

E’ per questo che mi ha colpito subito Domenico, perché è piuttosto raro incontrare persone capaci di rimanere se stesse dentro e fuori dal campo, senza assumere “sembianze aliene” vivendo la trance agonistica.

Inoltre, Domenico è creatore di un preziosissimo gruppo whatsapp con molti contatti di mister e dirigenti per l’organizzazione di amichevoli.  Devo ammettere che incontrare persone serie, pacate e rispettose con cui poter far nascere belle amicizie e avere continui confronti penso sia una delle parti migliori del nostro bellissimo calcio.

Romano Domenico detto “Mimmo” sposato e padre di Salvatore (juoniores Plaza Montecchio) e Giuseppe (esordienti Picardo Traversetolo) ecco cosa ci racconta della sua esperienza.

Il mio approccio con il mondo del calcio è stato lo stesso di tutti i bambini ovvero con la frequentazione di una scuola calcio con la società sportiva US TRECASE con cui ho fatto tutte le trafile del settore giovanile.

Una cosa che ricordo di quella esperienza è stata quando all’età di circa 8 anni per una partita amichevole l’allora istruttore decise di fare le convocazioni. Convocazioni fatte su un bigliettino ed affisso alla porta dello spogliatoio. Una cosa SQUALLIDA. Naturalmente io non facevo parte dei convocati.   Questo episodio a distanza di anni è rimasto impresso nella mia mente.

Successivamente appena maggiorenne ho fatto parte di una squadra di amatori, nella quale avevo il doppio ruolo di calciatore allenatore Nel momento in cui il livello dei campionati inizio a crescere decisi di aiutare gli allenatori che di anno in anno arrivarono.  

Dopo poi mi sono trasferito in provincia di Parma, e mi sono affacciato di nuovo nel mondo del calcio questa volta nelle vesti di genitore. Ho deciso poi di riprendere a calcare i campi da calcio quando ho visto istruttori di scuola calcio avere un solo obiettivo la vittoria a tutti i costi

Allora dentro di me è scattata la scintilla.   Ho pensato che ognuno di noi deve fare qualcosa per cambiare questo splendido mondo quello delle scuole calcio. Ho ripreso ad allenare questa volta però i bambini, ho deciso di aggiornarmi di frequentare corsi, perché ritengo che a questa età, sia fondamentale conoscere cosa fare, ma soprattutto cosa non fare con dei bambini che hanno un’età così sensibile.

Ho scoperto un mondo nuovo, bellissimo perché i bambini ti danno delle emozioni e soddisfazioni che con i grandi neanche si possono immaginare.   Allenare un’annata di scuola calcio secondo me è una delle cose più belle che possa capitare a un istruttore l’importante che questo venga fatto mettendo i bambini al centro del progetto, i bambini devono essere trattati tutti allo stesso modo, devono avere pari opportunità.  

Domenico Romano

A questa età deve prevalere soprattutto l’aspetto motorio coordinativo in un contesto ludico e di puro divertimento, mentre il risultato sportivo deve essere l’ultimo degli obiettivi. Tutto questo è sancito in un documento che per me è diventato Bibbia, LA CARTA DEI DIRITTI DEI RAGAZZI.  

Poiché i tempi sono cambiati e adesso ci troviamo nell’era della tecnologia, per aiutare me e tanti altri colleghi come me ho creato un gruppo Whatsapp dove ho inserito tutti gli istruttori che ho avuto modo di conoscere in questi anni. Questo strumento è stato molto importante sia per me che per tutti i fruitori, in quanto è stato utile per organizzare vari tipi di eventi tra cui amichevoli e giornate dello sport.  

Ritornando al discorso dell’istruttore Io penso che ogni allenatore o istruttore abbia un metodo. Io nel limite del possibile cerco di seguire il metodo di Horst Wein, che all’inizio era allenatore della nazionale di hockey tedesca è  dopo ha creato il fenomeno ” Tiki taka” spagnolo. Bellissimo e famosissimo è stato il suo libro IL CALCIO A MISURA DEI RAGAZZI.”

DOMENICO ROMANO

Un grosso ringraziamento e un caro saluto a Mimmo. Come ha scritto qualcuno sui social qualche tempo fa “Per i primi anni calcistici dei ragazzi non serve un allenatore…Serve Domenico Romano!!!”

Da “Sorelle d’Italia” di Stefano Santachiara:

Federica Belli, nazionale Calcio a 5: “Il gol più bello è sempre l’assist alla compagna”

Montesilvano – Grisignano

Montesilvano – Grisignano

Pubblicato da Montesilvano c5 Femminile su Domenica 27 ottobre 2019

Buongiorno ragazzi, dato il perdurare del periodo di stop a causa del corona virus mi sto dedicando maggiormente al lavoro social e letterario. 

Sto aiutando Stefano Santachiara (giornalista) a scrivere alcuni capitoli del suo libro “Sorelle d’Italia” sul calcio e futsal femminile.

Vorrei condividere con voi una sua intervista a Federica Belli che potete trovare in versione originale sul suo blog:

BLOG – Stefano Santachiara 

Di Stefano Santachiara.

Federica Belli gioca a “calcetto”, come viene ancora impropriamente definito, dall’età di 14 anni. Dalla Sicilia a Milano fino a Montesilvano, ha attraversato la serie A segnando, finora, centodieci gol. In campo, per quanto nel calcio a 5 si giochi in continuo movimento e interscambio, si muove soprattutto sulla fascia laterale. Classe 1992, di origine palermitana, Belli oggi è colonna portante della squadra della provincia di Pescara, fresca vincitrice della Coppa della Divisione in finale contro la Salinis di Margherita di Savoia.  Ma Federica indossa anche la maglia della nazionale, nata soltanto nel 2015 e già insignita di due titoli internazionali: nel giugno 2019 la Woman futsal week in virtù di tre vittorie contro Moldavia, Polonia e Croazia; sei mesi dopo la Freedom cup per via dei successi contro Slovacchia, Repubblica Ceca e, in finale, contro le padrone di casa dell’Ucraina per 4-2. In tale occasione Belli ha siglato il rigore del 3-1, che si traduce nel diciottesimo gol su 30 partite in azzurro futsal.

Le origini della sua passione per il football?

Ho iniziato a sei anni con Alessio, il più grande dei miei fratelli, e con i miei cugini. Alessio mi incoraggiava anche quei pomeriggi dove ci vedevamo con la nostra comitiva del paese a San Martino delle scale, frazione di Monreale, per organizzare partite o tornei. Ti dirò, non c’era molta differenza con i maschi, anzi suggerisco di giocare il più possibile con i ragazzi perché si cresce di più a livello tecnico.

Come mai hai scelto il calcio a 5?

Mi trovavo al primo anno di scuole superiori: ora di educazione fisica, in palestra. Ero lì che giochicchiavo con il pallone assieme ad alcuni compagni, mi vide una ragazza del quinto anno e mi portò a fare il provino nella sua squadra, la Trinakria C5 di Palermo. La prima volta in una squadra femminile, l’unico maschio era il mister. È stato strano.

Poi Cus Palermo, Kick-off Milano e Montesilvano. Quali sono le giocatrici più forti con cui hai giocato?

Per me la “giocatrice forte” aiuta la squadra, una compagna, è a disposizione per il gruppo. Lei era così, non perdeva mai la pazienza, sempre calma, sempre lucida, a differenza mia magari che mi innervosivo subito e spesso! Veniva chiamata “computer” e il suo nome è Sofia Vieira (portoghese, nda). Forse Sofia non è neanche a conoscenza di tutto questo, nel senso che io in campo l’ho sempre osservata parecchio, ho cercato di apprendere molte sue caratteristiche, poi chissà se veramente qualcosa mi è rimasto… (ride) Ho giocato con Debora Vanin (brasiliana), Nona Navarro Saez (spagnola). Lo scorso anno insieme siamo riuscite a portare a “casa” una Coppa Italia con il Kick Off.

Le principali differenze col calcio a 11.

Sotto alcuni aspetti sono due sport simili ma allo stesso tempo hanno concetti e regole differenti. Si nota la differenza tra i giocatori che hanno masticato del futsal e quelli che non ne conoscono neanche l’esistenza. I primi sono più fantasiosi, più propositivi, giocano a testa alta e accarezzano la palla.

Alcuni club come Milan, Sassuolo e Chievo Verona hanno firmato un progetto in cui si impegnano ad insegnare il metodo futsal all’interno degli allenamenti di calcio a 11. Che ne pensi?

Nel campo più piccolo la tecnica è fondamentale. Il futsal è molto utile alla formazione dei giovani calciatori. Soprattutto per quanto riguarda il reparto del centrocampo, la costruzione dal basso e la finalizzazione in contropiede. Nel nostro sport c’è la continua ricerca dei triangoli difensivi e offensivi. Nel calcio a 11 spesso possiamo vedere come la palla gira velocemente quando tre giocatori si posizionano tra le linee difensive. Questo succede sempre nel campo da calcio a 5.

In cosa consiste l’allenamento futsal?

Il coach cerca di dare tante chiavi di lettura. Nella prima parte della seduta si lavora in modo analitico senza avversario in modo da poter osservare e valutare le varie possibilità da mettere in atto nella partita finale. Un altro aspetto non meno importante è la tecnica individuale perché saltando l’uomo nel duello uno contro uno si crea sempre quella superiorità numerica che, se sfruttata nel migliore dei modi, porta a una finalizzazione positiva. L’individualità deve essere messa al servizio della squadra per far sì che la tecnica collettiva del gruppo sia il punto di forza, In conclusione penso che il futsal sia molto utile per lo sviluppo nel calcio a 11 perché come ho detto prima si riesce a tenere alta l’intensità in un campo più piccolo e si muove più velocemente la palla.

Gli infortuni sono più o meno frequenti?

Gli infortuni nel futsal sono molto frequenti, per questo è fondamentale la prevenzione quotidiana per le articolazioni, soprattutto ginocchia e caviglie. I numerosi cambi di direzione e movimenti di torsione ripetuti sul parquet e nel tempo usurano la cartilagine, ma una buona muscolatura ci aiuta a correggere il peso del nostro corpo.

Le figure professionali che si occupano di prevenzione sono all’altezza?

Nella massima serie ho sempre incontrato staff efficienti che includono figure come quella di dottori fisioterapisti, massaggiatori e preparatori atletici.

Fino a che età si può giocare?

Fondamentale è la cura del proprio corpo. Se il corpo è allenato si può giocare fino ad età avanzata.

L’esperienza in nazionale. Esordio con Roberto Menichelli, oggi le vittorie con la ct Francesca Salvatore.

La nazionale è nata con Menichelli, lui per me è sempre stato un idolo, non lo conoscevo di persona, però lo seguivo con la nazionale maschile. Essere stata allenata da lui per me è stato davvero più che un privilegio. Devo essere sincera, non trovo nessuna differenza ad essere allenata da un uomo piuttosto che da una donna. I concetti e la pratica sono sempre gli stessi…

Il goal più importante lo hai realizzato nella finale della Freedom cup contro l’Ucraina. Il più bello?

Beh, in questo momento ricordo il goal in rovesciata che feci contro una squadra di Castellammare del Golfo, giù in Sicilia. Un campionato regionale, ti direi questo è il più bello da vedere… Ma in realtà io lo vedo sempre all’ultimo secondo della partita. Meglio: il goal più bello per me è riuscire a fare un assist e portare a segno la mia compagna.

Per leggere altre interviste o sapere di più sull’uscita del libro vistate la pagina facebook: https://www.facebook.com/sorelleitaliane/

All’interno della pagina troverete anche il meglio degli articoli del Misterone!!!!

Mister Gottuso: umiltà e determinazione

Battuta sempre pronta con una punta di sarcasmo che non sai mai se ti sta prendendo in giro o vuole metterti alla prova. Così ho conosciuto Davide Gottuso, mister dell’ASD calcio a 5 FORLI militante nel campionato di C1.

Oltre alle mille risate sia durante il corso che in qualche serata attorno ad un buon piatto di carne ho avuto la fortuna di confrontarmi con lui sull’argomento riguardante l’allenamento cognitivo .

Gottuso

Tra le varie cose mi dice: “Sono sempre stato affascinato dall’allenamento cognitivo, trovo fondamentale far crescere i ragazzi che alleno da questo punto di vista, perché sono convinto che allenare a “risolvere problemi” porti l’atleta, ma soprattutto la persona che hai davanti a crescere in maniera esponenziale.

Partendo dal presupposto che non esisteranno mai due azioni identiche in una partita di futsal diventa fondamentale anche in allenamento permettere ai giocatori di vivere più esperienze possibili su situazioni di gioco il più possibile vicine a quelle della partita.

In considerazione di ciò credo che negli allenamenti di futsal sia necessario partire da un elemento base, il problem solving, cercando di allenare in maniera congiunta tutte le componenti tecniche, tattiche, fisiche e cognitive in un unico esercizio, utilizzando situazioni simili a quelle che incontreranno in campo; in questo modo si riuscirà ad abituare i giocatori a risolvere nel miglior modo possibile i problemi di gioco relativi alle specifiche situazioni.

Gottuso

Mister Gottuso continua sottolineando un concetto fondamentale di chi affronta gli allenamenti con questa filosofia.

In pratica cerco di allenare il giocatore a non limitarsi all’utilizzo di un gesto tecnico in maniera meccanica ma adattandolo alle varie situazioni.
Alleno il giocatore a pensare, cerco di aumentare la sua capacità di raccogliere, interpretare ed elaborare informazioni in quanto in partita sarà costretto a mantenere un alta concentrazione perché dovrà elaborare ed affrontare un altissimo numero di stimoli tattici, ambientali e tecnici in continuo mutamento.

Gottuso

Nello specifico cercherò di creare esercizi complessi capaci di:
– Aumentare la percezione, l’analisi e la scelta da parte dei giocatori;
– Costringere il giocatore a porsi costantemente domande sul come agire e reagire;
– Provocare un’interpretazione ottimale delle situazioni di gioco;
– Includere il maggior numero possibile di stimoli cognitivi;
– Utilizzare condizionamenti di maggior complessità rispetto al gioco reale;
– Insegnamento di tattica e tecnica in forma indiretta, attraverso la loro scoperta, in
– modo che sia più efficace e duraturo.
– Aumentare la precisione nel valutare tempo, spazio e posizione dei giocatori;
– Stimolare la creatività e la libertà di prendere decisioni.

Un esercizio da attuare in un allenamento cognitivo ad esempio sullo spazio
(dimensioni e ampiezza) potrebbe essere una partitella di 20 minuti circa  dove 2 squadre (nella figura 4 gialli, 4 verdi e due portieri rossi) giocano con l’obiettivo per i gialli di attaccare la porta bianca e per i verdi la porta viola.
Si gioca a tocco libero ma nella propria metà campo il passaggio può essere effettuato solo in avanti.

Al fischio dell’allenatore i gialli dovranno invece attaccare la porta nera mentre i verdi la porta rosa e si giocherà con massimo 3 tocchi.

Il portiere della porta bianca andrà a difendere la porta rosa mentre quello della porta viola invece difenderà quella nera. Ogni volta che l’allenatore fischia si passa da un tipo di partita all’altro.

I giocatori si divertono mentre giocano la partita ma allo stesso tempo devono continuamente adeguarsi alle variazioni concordate all’inizio.

Grande mister Gottuso, grazie per questa chiacchierata piena di stimoli e di elementi su cui pensare e in bocca al lupo per il proseguo della stagione.

RED BULLS CODOGNO: il mister Mattia Bonomi

Eccoci qui, oggi con Mattia Bonomi, mister dei RED BULLS CODOGNO che ci racconta la sua esperienza. 

Ho iniziato nel calcio a 5 da giocatore a 24 anni militando nelle fila del Diogene calcia a 5. Da li nasce tutto.  Una chiamata di un amico… e si accende la passione per questo splendido sport.

Qualche anno da calciatore tra la serie C2 e la D poi il classico brutto infortunio che in qualche modo ti obbliga a dire basta al campo, ma solo quello giocato perché la passione è tanta ed è così che 8 anni fa è “nata” la mia carriera da Mister.

In un primo momento come secondo di Mister Losi al Pro Piacenza C2 per poi passare al NEW LIFE CALCIA A 5 (SERIE D) dove centriamo al secondo anno la finale play off (purtroppo persa). Dopo tre anni  al NEW LIFE nella stagione 2017/18 ho incontrato e “sposato” in pieno il progetto dei RED BULLS CODOGNO società seria e ambiziosa fatta di Dirigenti che hanno voglia e credono in questo sport,

Quest’anno è il terzo anno che sono sulla panchina dei RED BULLS. Abbiamo iniziato un percorso a lungo termine e nonostante tutte le difficoltà del caso lo stiamo percorrendo.

RED BULL CODOGNO

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Avendo a disposizione la squadra per un allenamento a settimana, cerco di preparalo nei minimi dettagli, ottimizzando al massimo il tempo che abbiamo a disposizione, cercando di inserire e toccare tutti i temi necessari,

Sicuramente sono un Mister che predilige il pallone per cui cerco sempre di inserire all’interno dei miei esercizi un gesto tecnico con il pallone anche se si parla di atletica,

Qual’è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Potrei dividere la domanda sia da giocatore che da allenatore. Da giocatore sicuramente con il PALLAVICINO di mister Losi la partita che ha sancito la nostra vittoria del campionato. Gruppo fantastico e il mio gol prima del fischio finale è ancora per me un’emozione,

Da allenatore devo dire che non è facile sceglierne una in particolare ce ne sono diverse, Diciamo che sarà quella della promozione con i RED BULLS quando ci arriveremo! 😊 😊 😊

Cresi che la formazione e il mantenersi aggiornati sia importante per un allenatore o sia sufficiente l’esperienza sul campo?

Penso che siamo importanti entrambi. Credo che aver vissuto il campo e lo spogliatoio da giocatore ti permette di capire e comprendere alcune dinamiche che possono crearsi all’interno di esso, di come ci si possa sentire da giocatore e sicuramente questo è un aiuto per poter analizzare tutto quello che succede in un campionato. 

Formarsi fa sicuramente parte del lavoro di un Mister (mio pensiero) e credo sempre che rimanere aggiornati in tutti i modi e condividere quanto possibile con chi ha più esperienza può solo portarti vantaggi e migliorarti.

Hai qualche aneddoto particolare da raccontarci?

Aneddoti credo che ci potrebbe scrivere un libro e se ne potrebbero raccontare tantissimi come tutti in tutti gli sport. Sicuramente mi porto dentro tantissimi ricordi e tantissime esperienze belle e brutte che ogni tanto mi fa piacere ripensare, compagni di squadra che erano amici più che compagni.

Da Mister ora capisco meglio gli atteggiamenti dei miei mister passati e cerco di trasmettere ai miei ragazzi oltre che alla tattica il valore dello spogliatoio, il valore del gruppo che per me è più che essere una squadra con la maglia uguale…è essere compagni di “battaglie” dentro e fuori dal campo. Niente è più importante.

Ringraziamo Mattia che si è reso disponibile per questa intervista e Serafino Muraca che ha fatto da tramite. Alla prossima.

Luca Alba: il “venditore” di calcio

Breve presentazione

Luca Alba, siciliano d’origine, Allenatore annata 2008 dell’ MT 1960,  laureato in Economia aziendale e responsabile Marketing , con un’enorme passione per il calcio, tramandata da mio padre e che mi porto dietro da quando ero bambino. Ho militato in diverse squadre sia a livello professionistico che a livello dilettantistico, girando in lungo ed in largo per l’Italia fino a quando non mi sono fermato in quel di Parma. Ormai considerata l’età (ed il peso!!!) , il calcio giocato rimane un ricordo, ma la passione per questo sport è quella di sempre  e così da un paio di anni ho deciso di dedicarmi ai giovani calciatori, mettendo a disposizione la mia esperienza calcistica pregressa,  tanto entusiasmo tipico del mio carattere, e le diverse competenze di natura calcistica e pedagogica apprese  grazie ai diversi corsi di formazione.

 

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Difficile dirlo, non vorrei mai togliere il posto ad uno dei miei ragazzi… e poi decide il Mister!!! 😊

A parte gli scherzi ho sempre giocato punta e per tenere fede alla mia storia quello probabilmente sarebbe ruolo in cui mi schiererei.  Non mi vedo altrove, vivo per il goal ed anche le mie squadre sono votate ad attaccare più che a difendere.

 Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

L’allenamento settimanale si inserisce in una programmazione più ampia , mensile che seguo attraverso la redazione di un piano d’azione che mi serve per schedulare azioni concrete per il raggiungimento dei singoli obiettivi individuali. Il piano d’azione contiene in pratica le seguenti informazioni:

  • tempistica di realizzazione -> Quanto tempo devo impiegare per
  • tempistica di verifica -> Dopo quanto tempo dovrò verificare gli avanzamenti
  • Che tipo di mezzi mi servono per perseguire i miei obiettivi 
  • Monitorare lo stato di avanzamento dell’azione

Per fare questo e tenere sotto controllo il tutto ho creato uno strumento, niente di particolare, solo un semplice foglio Excel dove vengono riepilogate le informazioni di cui sopra (qui sotto un immagine esemplificativa).

Il piano d’azione così strutturato con date di completamento e verifica mi permette di ri-considerare di volta in volta gli obiettivi, sulla base di valutazioni continue.

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Potremmo dire che il primo titolo non si scorda mai. Sono passati tanti anni, ma quel SICILIA – CAMPANIA 3-2 finale nazionale under 16 per la coppa primavera per regioni,  giocata al Sant’Elia di Cagliari rimane indelebile nei miei ricordi, perché lì oltre a laurearmi campione d’Italia capii per la prima volta che tipo di emozioni lo sport di può regalare.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Del corso UEFA che ho concluso lo scorso anno, la cosa più importante che mi porto dietro è che non è tanto il COSA fai , ma soprattutto il COME, che diventa fondamentale condurre il nostro ruolo di allenatori con la maggiore professionalità possibile, in quanto ogni nostro singolo gesto, ogni nostra singola attività, ogni nostro singolo allenamento deve tenere sempre conto dello sviluppo delle competenze individuali dei bambini, che non sono solo competenze di gioco o di movimento, ma soprattutto competenze di se stessi e di se stessi nel sociale. Occorre, dunque, essere il più professionali possibili stabilendo un corretto processo e modello organizzativo, ovunque ci troviamo e senza alibi di sorta, e senza distinzioni tra società professionistiche e/o dilettanti.

Luca Salvarani: Intervista al responsabile della scuola calcio Juventus Club Parma

Mi presento. Sono Luca Salvarani ho 46 anni e di professione sono Ingegnere Meccanico presso una nota azienda di Parma. Vivo a Parma e ho due bellissimi figli: Mattia di 15 anni e Lorenzo di 12 anni che nel passato ho allenato per un paio d’anni ciascuno. 

Vivo nel calcio e per il calcio da diversi anni, se penso a quando ho iniziato nel 1979 all’età di 6 anni, direi che da giocatore prima e da istruttore poi, sono passati parecchi anni. La mia prima squadra è stata la Coopnordemilia che al tempo era dislocata in viale Piacenza, ma devo ammettere che il mio primo allenatore è stato una donna. Pensando a quanto sta avanzando prepotentemente, oggi, il calcio femminile, forse era sicuramente un segno premonitore.

Il sig. Zurlini di palleggi e passaggi contro il muro me ne ha fatti fare tanti, ma probabilmente sono serviti negli anni e nella mia vita calcistica. Ero un bambino di costituzione magra, veloce e con una grande tecnica individuale, punto di forza non sfruttato come avrei potuto e dovuto fare. Nell’anno 80 si cambia società e si approda nella società di quartiere San Leonardo: il Genoa Club.

Luca Salvarani

Il campo in cui ci si allenava era il “campetto” della chiesa, mentre gli spogliatoi erano un container in plastica a bordo campo. Oggi, sarebbe improponibile ai quei ragazzi o bambini che si lamentano di un terreno infangato e irregolare. Tante le soddisfazioni in quegli anni: un miglior giocatore, un miglior atleta di annata e la tanto ambita chiamata alla società Parma Calcio, avevo 12 anni. Un anno di tugurio, dove a memoria, non ricordo nessuno dei miei vecchi compagni di ventura calcare i grandi palcoscenici del calcio, cosa che invece sarebbe successo qualche anno più tardi in un’altra società.

Il ritorno alle società dilettantistiche fu un trauma ma in breve tempo e grazie alla fiducia della società Pro Parma, tornai a divertirmi e a mostrare ciò che per un breve tempo mi era dimenticato di saper fare. L’annata è quella del ‘72, nonostante fossi più piccolo mi facevo rispettare. L’apice, però, viene raggiunto manco a dirlo nella società da cui era partito: la Coopnordest del presidente Enrico Zurlini. Due anni di allievi, prima nell’annata ’71 e poi i regionali con i ’72. La consacrazione arriva nell’ultimo anno dove arriva la seconda chiamata, alla faccia di chi dice che il treno passa una sola volta, dal FC Modena. La società emiliana, allora, frequentava il campionato di serie B e alla guida aveva un certo Renzo Ulivieri. Un’esperienza fantastica durata 2 anni con un campionato Allievi nazionali e un campionato Primavera.

Tanti gli eventi che mi porterò nel cuore, come aver giocato nel vecchio Filadelfia e di essere uscito da quel tunnel che tanti anni prima era stato percorso dal Grande Toro. Avere calcato il vecchio campo Combi di Torino dove la Juve di Platini faceva allenamento e di avere visto gli spogliatoi dello stadio Olimpico con il tunnel in occasione di un Juventus – Roma. Di avere segnato al Pio XII dove si allena, ancora oggi, il Genoa oppure a Bogliasco centro sportivo della Sampdoria e poi Castelmaggiore di Bologna, Cesena, il torneo allievi di Vignola e le partite del giovedì nello stadio Braglia di Modena contro la prima squadra di Ulivieri.

L’idea, invece, di aver giocato ed essermi confrontato in allenamento con giocatori del calibro di Daniele Adani, Cristiano Doni, Alessio Bandieri, Luis Landini, Stefano Sacchetti, Davide Dionigi, mi affascina tanto e mi permette di dire, forse, che di “giocatori buoni” me ne intendo. Come spesso accade i ragazzi si perdono per strada e così fu per me. Impegni scolastici, treni, domeniche fuori Parma, periodi a quattro allenamenti alla settimana ti portano ad un bivio e io scelsi il più sicuro. Cinque anni alla Sampolese dove incontrai, quello sarebbe diventato il mio maestro, Stefano Andreoli e poi Montebello, Minerva fino ad appendere le scarpe al chiodo. Ma da qui inizia un’altra vita e un’altra storia!!!

Dove ha inizio questa nuova storia?

L’inizio non è dei più brillanti. Come secondo allenatore mi occupo di una squadra giovanissimi di quartiere. Dei ragazzi fenomenali che nonostante prendessero in media 10 gol a partita, non vedevano l’ora di arrivare all’allenamento. Con tutti i loro limiti calcistici, prendevano sul serio gli esercizi e miglioravano mese dopo mese. A volte penso che questa esperienza sia stata la chiave del mio percorso da istruttore.

Poi?

Poi è arrivato il mio maestro Stefano Andreoli che dopo avermi dato fiducia come giocatore, mi diede fiducia anche da istruttore. Lui era responsabile alla Juventus club e quindi andai con lui. Presi l’annata 1999.

Luca Salvarani

Che cosa ti spinse a fare l’istruttore della scuola calcio?

La possibilità di trasmettere tutto ciò che avevo imparato in passato da giocatore alle nuove leve, perché a livello giovanile c’è una pochezza desolante.

Quali annate hai allenato fino ad oggi?

Sono sempre rimasto nelle annate piccole, pulcini e esordienti, proprio perché in queste annate c’è bisogno di lavorare tanto sotto tutti i punti di vista.

Quali punti di vista?

Comportamentale e calcistico.

Ritornando alle annate?

Beh sono tante!!! le annate 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2007 e 2008 per un totale di circa 12 anni di insegnamento

Ad oggi qualcuno si è già affacciato al mondo del calcio professionistico?

Forse è un po’ presto, ma ricordo Simone Dodi. Partito dal Parma in serie D e Lega Pro e oggi alla Recanatese. Matteo Rossi, un portiere cresciuto nel Carpi e oggi al Lentigione. I prossimi saranno i 2001. Vedremo.

Metti in ordine d’importanza cinque qualità che deve avere un giocatore

Al primo posto senza ombra di dubbio la personalità: se non ce l’hai, è la prima cosa su cui devi lavorare. Al secondo posto metto l’aspetto motorio con tutte le sue sfaccettature. Al terzo posto la tecnica individuale: per troppo tempo è stata trascurata a favore della fisicità. Oggi ci troviamo in questa condizione perché l’abbiamo persa un po’ di vista. Subito dietro metto la fisicità: un valore aggiunto per un giocatore nel calcio di oggi, ma non deve essere una discriminante. All’ultimo posto la duttilità: una volta i giocatori sapevano fare quel ruolo e basta, ma saperne fare di più, è una grande opportunità per i nostri ragazzi. 

Da quattro anni a questa parte copri anche il ruolo di responsabile scuola calcio. Quali sono i principi fondamentali della scuola?

Siccome parliamo di scuola e a scuola ci si va per apprendere, il principio fondamentale o meglio la parola d’ordine è imparare. Vorrei che ogni ragazzo si abbuffasse, nel tempo che ci viene dedicato, di regole comportamentali e calcistiche, conservandole nel tempo, pronte all’uso. Il nostro mondo è organizzato proprio come una scuola elementare dove esistono le classi, dalla prima alla quinta, un gruppo di insegnanti e un preside. La squadra di insegnanti è fondamentale, senza quella non si va da nessuna parte. Il divertimento è una condizione necessaria ma non sufficiente se non abbinata ad un insegnamento.

Luca Salvarani

Non diventa un sistema troppo professionale per una scuola calcio?

Credo sia solo una questione di obiettivi.

Come hai impostato il tuo rapporto con i genitori?

Molto semplicemente sulla fiducia. Sì perché è di questo che stiamo parlando. Se un genitore ha un minimo dubbio sull’istruttore già dall’inizio, allora è solo questione di ore, di giorni, di settimane o di mesi per sfociare in un malcontento. Bastano 5 minuti in meno di gioco, una convocazione sbagliata, una sostituzione o una parola detta in un modo piuttosto che in un altro e quel dubbio covato in quel lasso di tempo, diventa un problema.

I genitori più ti stanno lontano e meglio è?

Non la metterei in questi termini. Noi istruttori siamo ben disposti ad accogliere i genitori, ma gli argomenti non devono essere sicuramente di carattere tecnico, perché su quello ci sentiamo forti e preparati o meglio dietro quello che facciamo e decidiamo c’è sempre una ragione, speranzosi di vedere una reazione dal bambino che spesso di riflesso è quella del genitore.

E’ un gatto che si morde la coda: i genitori influenzano i comportamenti?

Esatto ed è per questo che il discorso della fiducia diventa fondamentale. In ogni caso e comunque vada è un modo per capire chi ha fiducia in te e chi invece fa finta.

Come è strutturata la scuola calcio

Fino alla categoria Primi Calci 2° anno non abbiamo una vera e propria struttura organizzativa, nel senso che senza togliere gli occhi agli obiettivi di annata ci divertiamo a guardare i nostri bimbi. Dai pulcini agli esordienti abbiamo gruppi unici che ogni sabato vengono suddivisi a seconda del merito e delle capacità in “gruppo regular” e “gruppo premium”. Il primo svolge un campionato di annata per dare minuti e continuità ai bambini che hanno bisogno di crescere più velocemente. Il secondo, invece, affronta un campionato sotto-leva con bambini più grandi, così da consolidare sempre più le proprie capacità. La morale è ottenere un miglioramento su misura, ma comunque faticando.

Il risultato della partita passa in secondo piano?

Esatto. Ci concentriamo più sulle cause del risultato. Preferisco perdere una partita giocando bene, piuttosto che vincerla ampiamente e vedere il nulla sotto il profilo delle cinque qualità che abbiamo menzionato prima.

Ma si dice in giro che la Juve guarda sempre il risultato?

La scuola calcio è un percorso di crescita che prima s’inizia e meglio è. Molto spesso ho la sensazione che la cosa si sia ribaltata e cioè che le squadre che incontriamo siano orientate sul risultato più di noi.

Ti senti più dirigente o più istruttore?

Senza ombra di dubbio più istruttore.

L’anno prossimo su quale squadra metterai le mani?

Probabilmente non sarò io a decidere, ma una preferenza è già nella mia testa.

Il prossimo anno ha qualche segreto nel cassetto?

Ultimamente mi sono avvicinato tantissimo al calcio femminile e devo dire che si assapora ancora il gusto del calcio di una volta privo di interessi economici. Per quanto fossi scettico sul livello, mi devo assolutamente ricredere. Mi piacerebbe organizzare una squadra femminile. Già quest’anno abbiamo inserito nel nostro organico due ragazzine interessanti.

Un grosso grazie a Luca per la sua disponibilità e la sua professionalità sia in campo che fuori. E’ sempre un piacere incontrare “le sue” squadre sia per la qualità del gioco che per la sana competizione. Alla prossima partita