FORZA QUATTRO: CERVELLO E TATTICA

Esercizio che prende spunto dal celebre gioco da tavolo FORZA QUATTRO. E’ un esercizio da utilizzare soprattutto in riscaldamento. Lo spirito di competizione è molto importante perché porta subito i giocatori in uno stato di concentrazione alta.

FORZA QUATTRO

Due squadre iniziano divise su due file. Su un segnale del mister, entrambe le squadre con un giocatore alla volta partono per entrare nell’area del coni, con l’obiettivo di ottenere 4 giocatori in una linea sia diagonalmente che orizzontalmente o verticalmente. Le squadre possono “mettersi  in linea a 4” usando tutte le possibili combinazioni.

Contemporaneamente una squadra può anche provare a impedire all’opposizione di creare una linea di 4 fermandosi in un cerchio per interrompere la catena.  La pratica continua finché una squadra non raggiunge il “4 in linea” ovvero il forza quattro. A quel punto uno dei giocatori che hanno composto il quattro in linea ha 5 secondi per andare a calciare in  porta.

In genere è un esercizio che piace molto ai giocatori e mi sono ritrovato a riproporlo più volte con alcune varianti.

Il primo sviluppo potrebbe essere che prima di arrivare alla griglia faccio compiere ai giocatori dei circuiti funzionali con la palla.

FORZA QUATTRO

La fila che ha i cerchi davanti deve portare il pallone aggirando ciascuno dei cerchi colorati: prima il rosso poi il verde poi il giallo. Alla fine il giocatore deve arrivare al cono verde.

Contemporaneamente nell’altra fila il giocatore deve aggirare i coni rosso, verde e blu rientrando sempre nel quadrato giallo. Alla fine il giocatore deve arrivare al cono verde. il primo giocatore che arriva al cono può andare a posizionarsi sulla griglia. In questo caso il forza quattro potrebbe essere raggiunto dai primi 4 giocatori se la stessa squadra vince sempre il circuito funzionale.

Un’altra variante può essere sviluppata facendo compiere un 4 contro 3 dopo aver compiuto il 4 in linea nella griglia.

FORZA QUATTRO

I 4 giocatori che riescono ad effettuare il 4 in linea nella griglia recuperano il pallone posto a fianco della griglia e attaccano la porta con la regola che senza avversari si può fare goal solo portando la palla in area prima di tirare.

Contemporaneamente i primi tre giocatori della fila del colore che non è riuscita a fare il 4 in linea nella griglia corrono a difendere la porta. A seconda della reazione dei giocatori si possono così creare sia situazioni di 1 contro 1 che di 2 contro 2 oppure di 3 contro 2, 3 contro 3 o 4 contro 3.

Se l’attacco riesce a segnare il punto viene assegnato mentre se la difesa riesce a recuperare palla due giocatori della fila della difesa entrano in gioco in un 5 contro 4 ribaltando così la situazione di attacco e difesa.

Se la palla va fuori o se si segna il goal si riparte con il tris iniziale. Quando una squadra arriva a 3 goal (o a 5 per i più giovani) ovviamente vince.

Mattia Bottazzi: passione e attenzione ai ragazzi

L’intervista di oggi vede protagonista Mattia Bottazzi, colonna portante delle giovanili del Mt1960. Un ragazzo che ci mette impegno e passione…quale migliore biglietto da visita?

Sono Mattia Bottazzi, alleno insieme a Gabriele (che ringrazio enormemente già da subito) e facciamo “coppia fissa” da ormai 5 anni a Monticelli terme nel settore giovanile del Mt1960.

Attualmente alleno l’annata dei 2010, ma vengo da due anni con i 2009 di Pulcini e altri due con i 2005, di cui uno di Pulcini è uno di Esordienti.

Bene Matti, fa sempre piacere incontrare un giovane volenteroso…oltre al calcio, di cosa ti occupi nella di tutti i giorni?

Nella vita mi sono laureato nella magistrale di Pubblicità, Comunicazione Digitale e Creatività d’Impresa. In attesa di trovare un lavoro sto collaborando con due siti di notizie online, uno che tratta argomenti sul Parma Calcio.  

Ormai ti si può considerare un “veterano” come mister in ambito giovanile, come mai ti sei imbarcato in questa avventura?

Ho iniziato ad allenare per pura passione, mi diverto a stare in mezzo a bambini e ragazzi e, se posso insegnare loro qualcosa, ancor meglio. Essere in coppia con Gabriele mi aiuta molto a prendere le misure e a mettermi in gioco con tanti aspetti che coinvolgono l’essere mister.

Sento la necessità di formarmi ma i miei impegni, al momento, non mi hanno permesso ancora di frequentare i corsi abilitanti della figc perchè sono ancora un “calciatore” (la mia carriera per ora si sviluppa tra la Promozione e la Prima Categoria), ma sicuramente sono in programma tra qualche anno.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Gli allenamenti che cerco di proporre, ovviamente di comune accordo con Gabriele, hanno una pianificazione sempre molto simile:

  • movimento e una breve corsetta per entrare nella concentrazione giusta
  • esercizi di coordinazione con scalette, cerchi ed ostacoli.
  • riscaldamento tecnico con la palla (passaggi, conduzione, ecc)
  • esercizio analitico e situazionale con la finalizzazione (tiro in porta per intendersi)
  • partita finale

Inoltre, cerco sempre di rubare qualche idea ai miei allenatori in prima squadra in modo da proporla ai ragazzi nel modo giusto e proporzionale alle loro capacità.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La soddisfazione più grande per me non è tanto una partita, ma vedere crescere quelli che una volta erano bambini, ad esempio i miei 2005 ora sono dei ragazzi di 15 anni, che ancora oggi mi salutano e mi raccontano tutte le loro esperienze in campo e fuori. Credo questa sia la cosa più bella di allenare in un Settore Giovanile.

Allieve CSI Reggio E.: Ascoltiamo il capitano dell’Atletico Castellazzo

Campionato Allieve CSI di Reggio Emilia:

Si tratta di un campionato di calcio a 9 rivolto alle ragazze delle annate dal 2004 al 2008.

Il campionato prevede un girone unico con gare di andata e ritorno che si svolgono da ottobre a marzo.

Al campionato attualmente partecipano 6 squadre (clicca sul link per vedere la loro pagina ufficiale):

Per capirne di più, facciamo 2 chiacchiere con Lisa Catellani, capitano dell’Atletico Castellazzo (fonte http://atleticocastellazzo.it/?p=1843)

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 74927895_2450847478467025_6537106663084654592_n.pngLa prima domanda è una curiosità, anche per conoscerti meglio, quando hai capito che volevi giocare a pallone ? e come/dove hai iniziato ?
Ho iniziato a giocare a calcio in quarta elementare, a 9 anni.
Cominciai ad interessarmi al calcio l’estate tra la terza e la quarta.  Al Grest vedevo tutti i giorni i bimbi giocare a pallone e non capivo perché lo trovassero così interessante e li rimanevo a guardare.
Un giorno un educatore mi convinse a provare.
La mia preoccupazione era che i bambini erano tutti maschi e pensavo non mi avrebbero mai trattata come loro.
Fatto sta che inizia la stagione calcistica e i miei decidono finalmente di iscrivermi in una squadra vicino casa: a.s.d. Virtus Cibeno, pulcini 2005. Anno 2014/2015 inizia la mia carriera calcistica.
Cos’è il calcio per Lisa Catellani ? Quanto è importante per te giocare a pallone ?
Cos’è il calcio per me? Beh innanzi tutto direi che il calcio è il mio momento personale di sfogo e di divertimento.
Mi permette di concentrarmi su un unico obiettivo non lasciando spesse volte spazio per le preoccupazioni della giornata.
Infine il calcio è anche fare gruppo. Con alti e bassi, è vero, ma comunque un gruppo fondamentale.
Perché è così: niente gruppo, niente squadra. Niente squadra, niente calcio.

Oltre al calcio hai altri Hobbies, passioni ?
Sì, credo. Mi piace suonare la tastiera.
Diciamo che imparare da autodidatta è stato più difficile del previsto, ma più o meno qualche nota ora la so mettere insieme.

Il ricordo più bello e il ricordo più brutto legato alla tua carriera calcistica ?
Il ricordo più bello legato alla mia carriera calcistica è sicuramente stata la convocazione al provino per la squadra rappresentativa UISP Modena maschile.
Con questa squadra ho giocato contro squadre fortissime, ad esempio Modena, Atalanta, Chievo e Hellas Verona…
Per quanto riguarda il momento più brutto non saprei come rispondere. Anche qui sono stati presenti alti e bassi, ma sicuramente nulla di tragico.

Quest’ anno l’ esperienza con l’ Atletico Castellazzo, un bilancio di questi primi tre mesi in rossoblu. Quali differenze hai trovato passando da una società come il Carpi all’ Atletico ?
Sicuramente la considerazione e l’impegno della società nei confronti delle giocatrici.

Sei il nostro capitano, cosa significa per te indossare quella fascia ?
Essere il rappresentante in campo della squadra ed assumermi la responsabilità di chiedere chiarimenti.
Significa anche portare avanti la squadra ed essere un “punto di riferimento”.

Come hai preso la notizia della collaborazione con la Torres Femminile ? Conoscevi la storia di questa squadra ? Credi possa essere una cosa positiva ?
Sinceramente non la conoscevo per niente, ma mi sono affrettata ad informarmi.
Penso che sia una cosa positiva soprattutto per quanto riguarda il percorso di crescita delle ragazze, ma anche della società.

Due partite di campionato una bella vittoria ed una sconfitta, dove credi potete arrivare a fine anno ? l’obbiettivo del capitano qual’ è ?
Penso che se continuiamo ad impegnarci potremmo raggiungere diversi obiettivi.
Vorrei arrivare in alto in classifica, ma questo dipenderà da noi.
Obiettivo del capitano? Beh, non ho un vero e proprio obiettivo in realtà, cerco di aiutare le ragazze in campo e di incoraggiarle un po’ prima della partita.
Stessa cosa che fanno loro con me.

Cosa ci dici dello Staff ? Ti trovi bene con il Mister e gli altri ? pregi difetti ?
Vedo molto impegno da parte dello Staff verso il settore femminile.
Devo davvero dire complimenti. Gli anni scorsi non ho notato molto interesse da parte delle società verso le squadre nelle quali ho giocato.
I Mister mi piacciono, si vede che hanno voglia.

Al momento sei il capocannoniere della squadra, fare gol è necessario per a partita perfetta o dai più peso ad altre cose ?
Sicuramente segnare è importante per portare a casa una vittoria, però ritengo opportuno dare valore anche al fatto di avere giocato bene e di aver compiuto azioni pericolose, dunque di avere messo in seria difficoltà le avversarie.

Ora un po’ di domande a raffica !! Tifosa di che squadra ? (Atletico a parte)
Non mi ritengo una vera e propria tifosa. Semplicemente simpatizzo per la Juventus Women.

Musica preferita ?
Ascolto un po’ di tutto, ma ciò che prediligo è la musica classica.

Piatto preferito ?
Pizza pomodorini e bufala.

A scuola cosa ti piace e cosa proprio non sopporti ?
Le mie materie preferite sono biologia e Scienze Tecnologie Applicate (STA).
Una o due materie che proprio non mi vanno a genio sono fisica e tecniche di rappresentazione grafica sui CAD.

Per finire , il futuro …come vedi il futuro di Lisa nel calcio ? …noi speriamo sempre in rossoblu per tanti tanti anni a venire.
Mah, spero comunque di continuare a giocare in un gruppo così e di poter migliorare sempre di più.

Serafino Muraca: il mister che non si arrende mai!

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Serafino Muraca, mister del Asd Baraccaluga che ha accettato molto volentieri di dedicarci un pò di tempo per raccontarci la sua storia e per presentare la squadra di calcio a 5 che allena.

Mi chiamo Serafino Muraca, ho 43 anni e da 3 stagioni sono l’allenatore dell’ Asd Baraccaluga, squadra che milita nel campionato di C1 regionale di calcio a 5 dell’Emilia Romagna.
La mia piccola carriera calcistica comincia all’età di 8 anni nella Povigliese di Mister Curini e termina all’età di 23 nella Castelnovese di Mister Ciffarelli. L’anno successivo ho cominciato a praticare Calcio A 5 (all’età di 24 anni) nel Brescello C A 5 in C1 e non vi nascondo che dopo 2 mesi volevo già smettere. 

E’ iniziato così il mio cammino da “calcettista” e a Brescello dopo vari anni è anche finito dopo mille vicissitudini. Tra le note positive di quegli anni l’interessamento del Bagnolo C 5 che militava in serie B, occasione che mi ha lusingato ma che per problemi lavorativi non ho potuto sfruttare rifiutando l’offerta (con grande rammarico).

Da allenatore invece dopo anni di gavetta come secondo allenatore in campionati nazionali di serie B e A2 con la Flli Bari di Reggio Emilia ho finalmente iniziato il mio percorso da primo allenatore al Baraccaluga. Società fantastica che ha grandi ambizioni sul territorio Piacentino, investendo tempo e risorse per la crescita di questo sport. Punta molto sul settore giovanile e lavora per la crescita di ragazzi che
un domani faranno sicuramente parte di questa squadra da protagonisti. Il Baraccaluga è una società molto attenta e lo staff e gli atleti sono trattati da veri professionisti con attenzioni che molte squadre di campionati nazionali superiori non hanno.

Serafino Muraca

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Da giocatore sceglierei sicuramente di fare il pivot nella mia squadra. Proponendo un modulo 3-1 questa figura ricopre un ruolo fondamentale e pieno di responsabilità.
Da giocatore ho sempre giocato da pivot con oltre 250 gol all’attivo in 8 stagioni.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Ho la fortuna di avere uno staff veramente importante durante gli allenamenti. Facendo
solamente 2 sedute alla settimana da 2 ore, curiamo la parte atletica e di forza al martedì per lasciare al giovedì la parte tecnico tattica.

Il mio staff è composto da:
Matteo Nazzaro: mio stretto collaboratore e co-allenatore
Bottazzi Francesco: preparatore atletico
Morsia Marco: preparatore dei portieri
Spelta Marco: preparare dei portieri
Ad ogni allenamento sono presenti almeno 2 dirigenti a coadiuvare le varie attività.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Senza dubbio la finale di coppa Italia regionale dell’anno passato dove abbiamo vinto contro il Balça. Nonostante un anno veramente difficile siamo riusciti a centrare questo grande obiettivo approdando poi alla fase nazionale.

Serafino Muraca

Che cosa ti porti nel tuo essere allenatore del corso per il patentino di calcio a 5 che stai svolgendo?

Dal corso che sta per concludersi porto una visione molto diversa di come allenare una squadra, mi spiego meglio. Nel passato dedicavo molto tempo dei miei allenamenti (circa il 25%) alla parte analitica a discapito di quella situazionale. Allenare dei giocatori pensanti sarà l’obiettivo prossimo, mettendo tutti nelle condizioni di leggere, capire, pensare ed eseguire le fasi dinamiche di gioco che cambiano di volta in volta con un avversario in campo che ti contrasta. Preparare esercizi che inducano i ragazzi a delle scelte, rispettando i principi difensivi e offensivi senza schematizzare troppo le giocate.

Dai, prima di concludere l’intervista raccontami un ricordo, una particolarità, un aneddoto della tua vita da calciatore o da allenatore.

Nella mia presentazione ho scritto che dopo 2 mesi di calcio a 5 volevo già smettere di giocarci. Infatti dopo anni di calcio a 11 mi sono ritrovato in una palestra, spazi molto ristretti, un pallone che non rimbalza, sempre sotto pressione, decisioni affrettate ed io che sembravo un pesce fuor d’acqua.
Abituato comunque a giocarmela alla pari contro gli avversari, in quel contesto ero veramente in difficoltà.

Ho sempre vissuto lo sport come una sfida personale cercando di dare sempre il 100% e non potevo arrendermi di certo per il “calcetto”. Ricordo il viaggio di ritorno da una trasferta a Rimini dove perdemmo e la mia prestazione dopo 2 mesi di allenamenti ed impegno era stata gravemente insufficiente. In macchina piangevo dalla rabbia, non riuscivo a capire dove migliorare e cosa inventarmi per farlo. Al martedì andai dal mister e dal capitano che avevano molta più esperienza di me in questo sport e dopo una chiacchierata mi misi a disposizione della squadra, non cercai più la soluzione personale ma quella collettiva e da allora tutto cambiò.

In quella stagione segnai 24 reti e quella dopo ben 53. Mi sentivo finalmente un giocatore di CALCIO A 5.

La pazienza, la dedizione al sacrificio e la voglia di imparare ripagano sempre. La parola successo si trova solamente nel vocabolario prima della parola sudore.

Arrivederci sui campi di gioco.

Serafino Muraca

Transizioni rapide

Reagire alle transizioni rapide è la chiave di questa esercizio dove oltre alla pressione sul portatore bisogna essere intelligenti nel crearsi spazi per ricevere e proteggere la palla. 

Transizioni rapide

Si dividono i giocatori in tre squadre: due squadre da quattro e una squadra da tre. Una squadra di quattro (arancione) è sui due lati fuori dal quadrato e una squadra di quattro (blu) è nel mezzo.

La squadra di tre invece ha un giocatore nel mezzo e uno alle due estremità. La squadra di quattro fuori dal quadrato non può passarsi la palla direttamente ma deve servirsi della squadra da tre in mezzo come sponda. Se la squadra di quattro in mezzo (blu) invece intercetta la palla, cambiano posto con la squadra all’esterno.

Se l’esercizio viene svolto con intensità si allenano le transizioni rapide con e senza palla. I giocatori devono essere molto attenti costantemente adattandosi alle varie situazioni che possono capitare.

Siccome le transizioni si riferiscono ai momenti immediatamente successivi alla riconquista o alla perdita del pallone, svolgere questo esercizio con energia ed intensità porta i giocatori a crearsi in anticipo immagini mentali durante il gioco del passaggio o della posizione successiva e ad adattarsi così meglio alla posizione e all’atteggiamento da tenere.

E’ importante che il mister sottolinei che chi non è in possesso palla debba effettuare un pressing.

Nella partitella finale ad esempio sarebbe importante gestire la fase di pressing sul possesso avversario stando in alto sul campo, con la possibilità quindi di far partire il contrattacco più vicino alla porta avversaria.

La squadra deve restare corta e puntare sulla presenza di più giocatori nella zona del pallone per permettere di creare coperture e contrasti efficaci difficili da leggere per la squadra avversaria.

Grazie a Corrado Capotondo per la segnalazione del video del Barca di Pep Guardiola da cui è preso l’esercizio.

Tutti matti per il black friday

E’ già da qualche settima che parlando con amici salta fuori l’argomento Black Friday. Pensi di acquistare qualcosa per il Black Friday? Pensi che le offerte sian convenienti? Che budget pensi di spendere venerdì? Comprerai anche per il Cyber Monday?

Non sono molto avvezzo allo shopping (sul sito ilmisterone.com tutti i contenuti sono gratis!!!) ma siccome diversi degli “affezionati”al progetto “Il miste one” me lo hanno chiesto esplicitamente ho pensato di adeguarmi anch’io (con la complicità di alcuni nostri partner) alle proposte “pazze” per questa giornata ed eccole qua!

Sconti su www.seshop.it

Il nostro Balck Friday o Cyber Monday dura tutto l’anno  perchè tutti i contenuti all’interno del sito o su Facebook, instagram o pinterest sono gratuiti ma per la speciale occasione a tutti gli utenti già registrati al sito e a quelli che si registreranno entro lunedì 2 dicembre (Cyber Monday) sarà riservato un trattamento di favore con sconti in percentuale per l’acquisto di articoli vari sulla piattaforma WWW.SESHOP.IT (nostro partner per l’occasione). 

Gratis software gestionale per società sportive

Anche un altro nostro partner WWW.PROGETTOD.COM si è unito in questa nostra iniziativa proponendo TEamOrg (software gestionale per società sportive) gratis per il primo anno e al costo simbolico di 10 euro per i’eventuale rinnovo di un secondo anno.

Se stai cercando un software gestionale per la tua Società Sportiva, facile da usare e che costi poco sicuramente TEamOrg fa al caso tuo.  Lo hanno già scelto più di 1000 Associazioni Sportive . Approfondisci l’argomento!

 

Gratis corso di 3 incontri sulla formazione mister presso la vostra società

Pianificare la prossima stagione

Programmazione, linee guida, obiettivi, linea temporale, esercizi e sistemi di valutazione adatti al tipo di squadra che stai allenando. Se la tua società è interessata lo staff de ilmisterone.com ti propone un percorso di 3 incontri di circa 2 ore ciascuno con questi argomenti:

Primo Incontro: Gestire l’annata per obiettivi. Sviluppare idee ed esercizi adatti al programma che si vuole affrontare durante l’anno.

Secondo Incontro: Sviluppo delle competenze calcistiche e delle abilità fisiche. Lavorare per ottenere la migliore forma possibile per i tuoi giocatori rispetto agli obiettivi della stagione.

Terzo Incontro: Valutare i giocatori Approfondire gli obiettivi sui singoli giocatori e sulla squadra. Metodologie di allenamento e tattiche di gioco.

Per sedi di società più lontane di 100 km dalla città di Parma viene chiesto alla società ospitante un rimborso spese viaggio (ed eventuale alloggio se necessario).

Se sei interessato ad una (o anche a tutte e tre) le proposte compila questo modulo entro lunedì 2 dicembre indicando la proposta a cui sei interessato. Riceverai quanto prima informazioni sul come usufruire e gestire le nostre offerte “pazze”.

Divertiti con il Black Friday, a presto!!!

Manlio Scopigno e lo scudetto a Cagliari

Il Cagliari sta vincendo di misura una importantissima partita di campionato. La tensione, come si dice in questi casi, è palpabile.
In campo e sulle tribune.
E anche, ovviamente sulla panchina dei sardi, dove l’allenatore Manlio Scopigno sta seguendo l’incontro con l’immancabile sigaretta fra le labbra e la sua solita, impassibile flemma.
Ad un certo punto uno dei calciatori di riserva seduto a poca distanza da lui gli si rivolge senza minimamente tradire la sua ansia “Mister, quanto manca ?”.
Scopigno si gira lentamente verso il suo calciatore e risponde “A cosa scusa ?”.
Ecco, in questo aneddoto c’è tutto Manlio Scopigno.
Ironico ed autoironico, intelligente, colto, controcorrente e carismatico.
E dimenticato da tutti.
Tranne forse che nella sua Rieti (gli hanno intitolato lo stadio anche se solo nel 2005) e nella Sardegna dove si consacrò.
Questo è l’assurdo e inspiegabile destino di uno degli allenatori più innovativi di tutta la storia del calcio italiano. Scopigno è stato capace di portare sul tetto dell’Italia calcistica una squadra del Mezzogiorno, il Cagliari.
Per la prima volta nella storia del calcio italiano. 
Squadra costruita con sagacia e con pazienza.
Con tanta qualità certo, ma plasmata meravigliosamente da un uomo che sapeva capire gli uomini ed ottenerne il massimo.
Gigi Riva, l’immenso Gigi Riva, icona assoluta di quella squadra, disse più di una volta che per lui, per Manlio Scopigno, lui e gli altri componenti della rosa sarebbero andati in guerra se questo friulano minuto e con lo sguardo furbo come quello di una volpe glielo avesse chiesto.
“Gli volevamo bene. Perché oltre che un grande allenatore era una persona buona e onesta”.
Tutto vero.
Onesto e diretto. Sincero e coerente. In un mondo, quello del calcio, dove queste doti non sono mai state apprezzate anzi, dove spesso sono considerate un limite.
Doti non certo ideali per farsi degli amici non solo nel “palazzo del calcio” ma anche fra i vari dirigenti di Club, pronti praticamente a tutto pur di ottenere il loro posticino al sole e un minimo di ribalta.
Ma l’impresa di Cagliari resta e resterà per sempre nella memoria del popolo sardo anche se nel resto d’Italia e dai grandi club tradizionali fu vissuta come un semplice incidente di percorso.

Risultati immagini per Manlio Scopigno


Manlio Scopigno arriva al Cagliari nel 1966.
Fu un po’ una sorpresa visto che a Bologna, nella stagione precedente fu esonerato
 dopo solo cinque giornate di campionato nonostante due vittorie, un pareggio e due sconfitte.
Ma immediatamente riesce a forgiare una squadra assolutamente competitiva.
Ci sono già giocatori che si riveleranno fondamentali nel successo in campionato di pochi anni dopo.
I difensori Pierluigi Cera, Mario Martiradonna, Comunardo Niccolai, il centrocampista brasiliano Nené e il regista Ricciotti Greatti … oltre naturalmente al giovanissimo Gigi Riva che in quella stagione segnerà ben 18 reti, vincendo la classifica cannonieri e attirando su di sé le attenzioni di tutte le grandi potenze del campionato, a cominciare dalla Juventus che per anni cercherà, invano, di strappare “Rombo di tuono” dal suo Cagliari.
Al termine di quella stagione arriva un sesto posto sorprendente e la consapevolezza che questa squadra, nella quale è arrivato anche un giovane e promettente centravanti che si chiama Roberto Boninsegna, ha tutto per rimanere ai vertici della massima serie.

Risultati immagini per Manlio Scopigno

In estate il Cagliari viene invitato ad un torneo che si gioca negli Stati Uniti, dalle caratteristiche molto particolari.
Con il nome di Chicago Mustangs gioca in pratica il Cagliari, con tanti giovani e qualche rinforzo esterno come Hitchens dall’Atalanta. Cagliari (o meglio “Chicago Mustangs”) che si comporta onorevolmente chiudendo al terzo posto il torneo e vincendo, proprio con Roberto Boninsegna, la classifica dei marcatori.
A fine torneo la comitiva cagliaritana viene invitata ad un ricevimento presso l’Ambasciata italiana a Washington.
Sono quelle occasioni formali che Manlio Scopigno detesta più di ogni altra cosa.
Probabilmente beve un bicchiere di troppo (lui che non ha mai negato la passione per Whisky e Champagne) per vincere la noia di quella giornata e ad un certo punto le esigenze corporali lo costringono ad una “fermata improvvisa” nel bel mezzo del cortile dell’Ambasciata.
Qualcuno nota Scopigno intento ad urinare, qualcun altro pare che scatti una foto e un gesto sostanzialmente innocuo viene montato in maniera indegna e vergognosa.
Bigotti e ipocriti si scatenano. In breve una cosa assolutamente innocente (anche se magari poco elegante) si trasforma in uno scandalo.
Qualche dirigente invidioso all’interno del Club non vede l’ora di poter attaccare il Mister del Cagliari reo di non avere mai troppo tempo per la categoria.
Si arriva addirittura al licenziamento di Scopigno, tra lo sbigottimento generale dei tifosi e soprattutto dei membri della rosa che avevano già imparato ad amare e ad apprezzare questo allenatore che del dialogo, del rispetto e dell’importanza dei rapporti umani aveva fatto le sue caratteristiche principali.
Le doti di Scopigno non sono passate però inosservate.
E se è vero che rimarrà ufficialmente disoccupato per tutta la stagione successiva in realtà l’Inter di Angelo Moratti ha già messo gli occhi su di lui.
Viene pagato (profumatamente !) dal massimo dirigente nerazzurro per restare fermo un anno
, non accettando proposte di altri Club in attesa di sedersi sulla panchina del “biscione” la stagione successiva, al posto del mago Helenio Herrera ormai giunto al capolinea della sua vincente esperienza interista.
Alla fine di quel campionato però il grande Angelo Moratti decide di lasciare la squadra nelle mani del nuovo Presidente Ivanoe Fraizzoli.
Scopigno non è più l’uomo designato del nuovo corso nerazzurro.
Gli verrà preferito l’esperto Alfredo Foni.
A Cagliari però hanno capito l’errore compiuto un anno prima e a furor di popolo Manlio Scopigno torna a sedersi sulla panchina dei sardi.
L’impatto è immediato e devastante.
Il Cagliari torna ad essere una squadra assolutamente competitiva e la maturazione dei suoi giovani talenti, Gigi Riva in primis, la trasformano in una outsider di tutto rispetto nella corsa allo scudetto.
E se al termine della stagione 1968-1969 questo risultato verrà solo sfiorato (2° posto finale dietro alla Fiorentina del “petisso” Bruno Pesaola) nella stagione successiva arriverà quel titolo di campione d’Italia che sarà l’orgoglio intero di una regione, fino a quel momento considerata ingiustamente come una terra di “pastori e banditi”.
Scopigno resterà al Cagliari ancora due stagioni. La prima chiusa con un dignitoso 7mo posto (e senza Gigi Riva per più di metà stagione) quella successiva con un eccellente 4° posto finale e un posto nella Coppa Uefa della stagione successiva.
Al termine di quella stagione Manlio Scopigno chiuderà però la sua avventura sull’isola, fermandosi per una stagione intera per coltivare le sue passioni, la lettura e le partite a carte con gli amici … con una bottiglia di champagne sempre pronta e fresca sul tavolo.
Lo chiama la Roma all’inizio della stagione 1973-1974.
Ma Roma non è una piazza adatta al suo stile pacato, riflessivo 
e che ama sfuggire ai riflettori.
Un inizio di campionato disastroso (4 sconfitte e una sola vittoria nelle prime 6 partite) convincono il Presidente Anzalone a prescindere dal “filosofo” nato in Friuli quasi 50 anni prima.
Chiuderà la sua esperienza in panchina con l’avventura, tutto fuorché positiva, al Lanerossi Vicenza dove prima retrocederà al termine della stagione (arrivando però a cinque giornate dalla fine con la squadra già con un piede e mezzo in Serie B) e poi, complice uno stato di salute precario, lascerà definitivamente la panchina dei biancorossi nel febbraio del 1976.
Incredibilmente, a soli 51 anni, a Manlio Scopigno non verrà più offerta una panchina degna della sua bravura e, con un po’ di acredine, uscirà definitivamente dal mondo del calcio spegnendosi nella sua Rieti nel settembre del 1993, a 67 anni.


ANEDDOTI E CURIOSITA’

E’ con ogni probabilità l’aneddoto più conosciuto riguardante Manlio Scopigno ma vale comunque la pena di ricordarlo.
Il Cagliari è in albergo nel classico ritiro come ogni sabato sera in vista della partita di campionato del giorno seguente. E’ notte inoltrata. I calciatori della compagine sarda sono nelle loro camere a riposare. Non tutti però. A qualche dirigente della squadra sarda è giunta all’orecchio la voce che alcuni membri della rosa hanno abitudini non proprio consone ad un atleta professionista.
L’allenatore Scopigno viene informato della cosa.
E’ già abbondantemente passata la mezzanotte quando il Mister del Cagliari si dirige verso la stanza che gli è stata indicata come quella dei “viziosi”.
E’ la camera dove dormono (o dovrebbero dormire …) Gigi Riva e Roberto Bonisegna.
Scopigno apre la porta. La stanza è avvolta da un’unica grande nuvola di fumo. Ci sono anche un paio di bottiglie non esattamente di acqua minerale. 
Sono in quattro, tutti con le carte in mano e la sigaretta in bocca. Riva, Albertosi, Boninsegna e Cera.
Nel silenzio più assoluto Scopigno entra, prende una sedia e si siede a fianco dei suoi calciatori.
Poi porta una mano verso il taschino della giacca.
Estrae una sigaretta e poi con tutta la calma del mondo chiede “Dà fastidio se fumo ?”.
Scoppia una risata generale, grassa e liberatoria !
Niente ramanzine, niente multe o punizioni.
Il giorno dopo il Cagliari vincerà quella partita per 3 reti a 0.

L’esperienza traumatica di Bologna (licenziato dopo 5 partite di cui 2 vinte e una pareggiata) lascerà il segno per diverso tempo nell’animo del Mister di origine friulana.
Licenziamento che tra l’altro gli arriva tramite un biglietto consegnatogli a mano da uno dei galoppini del presidente felsineo Luigi Goldoni.
Scopigno legge il biglietto senza battere ciglio.
Il fattorino del Presidente chiede a questo punto se deve riferire qualcosa.
“Si” gli risponde Scopigno “Gli dica che nel biglietto ci sono due errori di sintassi e un congiuntivo sbagliato” fu la meravigliosa risposta.

Qualche anno dopo un cronista ebbe l’ardore di chiedere a Scopigno se nel caso di una chiamata, sarebbe tornato a Bologna. “Certo !” rispose lui “con un aereo da bombardamento”.

Il giorno del trionfo nel campionato del 1970 tutto il Cagliari è invitato alla Domenica sportiva.
Il conduttore, il compianto Enzo Tortora, si rivolge così al Mister dei sardi. “Di lei signor Scopigno hanno detto che è il filosofo, l’enigmatico, il sornione, l’ironico e lo scettico … Insomma Scopigno, lei chi è ?”
“Uno che in questo momento ha tanto sonno” è la sua fantastica risposta.

Un altro dei giocatori con cui Scopigno aveva un rapporto profondo e di stima reciproca era lo stopper Comunardo Niccolai, famoso all’epoca più per i suoi decisivi autogol che per la sua grande bravura di difensore.
Nella partita probabilmente decisiva per lo scudetto, quella giocata a Torino contro la Juventus nel marzo del 1970, Niccolai con una deviazione di testa mette il pallone alle spalle di Albertosi permettendo così alla Juventus di portarsi in vantaggio.
Scopigno, che assiste dal match in tribuna a causa di una lunga squalifica commenta “Beh, almeno è un bell’autogol”.

Sempre con la sua ironia e come ulteriore testimonianza di affetto verso il suo difensore, durante i Mondiali del Messico ai quali partecipa anche Niccolai convocato da Valcareggi come riserva di Roberto Rosato, Scopigno dichiarerà che “tutto mi sarei aspettato dalla vita ma non di vedere Niccolai via satellite, a colori e in Mondovisione !”

Uno dei suoi bersagli preferiti era l’ala destra Corrado Nastasio, acquistato inizialmente con il compito di rifornire di cross dalla fascia Riva e Boninsegna. 
Purtroppo per il giocatore livornese nella stessa estate Boninsegna finì all’Inter e nella contropartita arrivò Domenghini, che fece sua la fascia destra, nel Cagliari e nella Nazionale.
Nastasio era un ala veloce, ma con “piedi” e visione di gioco piuttosto limitati.
Con la sua irruenza finiva spesso per trascinarsi il pallone oltre la linea di fondo.
A quel punto Scopigno mise un cartello pochi centimetri fuori dal rettangolo di gioco appositamente per Nastasio.
Sul cartello c’era scritto “QUI FINISCE IL CAMPO”.

Infine la filosofia in pillole di Scopigno che riassume perfettamente la sua visione del mondo del pallone.
“Il più pulito nel calcio è il pallone. … quando non piove”. 

Partite 4 contro 4

Esercizio di possesso palla e tiro in porta in partite 4 contro 4 con obiettivi assegnati dal mister. Sul campo vengono infatti posizionate sei porticine con i cinesini colorati.

Il mister assegna un compito alla squadra rosa o alla squadra verde chiamando le porticine in cui deve passare la palla durante il possesso prima di poter tirare in porta.

Partite 4 contro 4

Durante il possesso palla non esiste una direzione di gioco perché ogni squadra attuerà la sua strategia per poter poi far passare la palla nelle giuste porte prima di tirare.

Quindi siccome il gioco può essere continuato in molte direzioni diverse è necessario proteggere la palla, dribblare ed effettuare un possesso palla mirato ad ottenere spazio nelle zone giuste per poter attraversare con la palla le porticine.

Se una squadra perde palla l’altra squadra avrà il proprio obiettivo da perseguire e il gioco continua finché non si riesce a fare goal. A quel punto il mister darà due nuovi obiettivi ad entrambe le squadre e si continueranno le partite 4 contro 4.

Una possibile variante è togliere un giocatore (quello che ha segnato) quando viene fatto goal. In questo caso la partita riprenderebbe con un 4 contro 3. Se la squadra da 3 può svolgere il proprio obiettivo oppure tentare di fare goal in porta direttamente per poter recuperare il suo uomo lasciato fuori.

Ovviamente se tentando il tiro diretto la squadra in 3 non dovesse riuscire a fare goal, il loro compagno non entrerebbe e la squadra a 4 giocatori ripartirebbe con il proprio obiettivo.

Altra variante potrebbe essere svolta lasciando fuori dal gioco chi ha segnato per un periodo limitato di tempo (30 secondi, 1 minuto dipende dalle età). In questo caso il gioco dovrebbe svilupparsi in maniera più intensa per approfittare della superiorità numerica.

In ogni caso i giocatori devono decidere quale obiettivo è più utile nella specifica situazione.

Incontri Domenicali sui Campi…

Ciao a tutti, oggi mi scuserete ma vorrei scrivere, brevemente, di quello che mi è capitato ieri al campo.

Ore 13:30 prepartita campionato Under 17 Nazionali tra Cremonese e Milan, arriva il pullman dei rossoneri e chi scende ?

Il mio allenatore dei portieri “avversario” che segue il Milan non è altro che il mitico Nelson Dida, portiere che non ha bisogno di presentazioni direi .

Gli stringo la mano e ci scambiamo un ” Ciao Mister ” che per me, abituato al calcio cosiddetto minore, è stata una bella emozione.

Fino a ieri l’avevo visto solo in tv e invece eccolo di fronte a me che scambia quattro chiacchiere in maniera molto amichevole.

Ad un certo punto gli dico ” Mister, lo sai vero che prima di andare ti rubo un selfie…..” e lui in maniera molto tranquilla e disponibile ” Certo Mister, non c’è problema !”Incontri

So che a molti forse non importerà ma per me è stata una bella soddisfazione !!

A presto !!

Squadra chiusa dietro: come giocare

La settimana scorsa un amico mister degli esordienti in lombardia mi ha chiesto come fare in allenamento alcuni esercizi per poter giocare contro una squadra chiusa dietro.

A tutti noi è sicuramente capitato di giocare contro una squadra che lascia parecchi ragazzi nella zona della palla giocando nella propria metà campo con l’obiettivo di riconquistare palla ed effettuare una ripartenza immediata in contropiede.

La Grecia nel 2004 con questa strategia ci vinse un europeo battendo squadre molto più quotate come Francia, Repubblica ceca e Portogallo con una serie di 1 a 0 figlie della chiusura in difesa e del rapido contropiede.

squadra chiusa dietro

Gli esordienti giocano a 9 e la prima cosa è stabilire il modulo ottimale per giocare contro squadre chiuse. Personalmente penso che il modulo 1- 3 – 1 – 2 – 1 sia quello più indicato perché permette un buon giropalla ricercando l’ampiezza e favorendo sovrapposizioni e cross mantenendo però sempre un buon livello di copertura.

Per chi attacca è importante tenere dei ragazzi tra le linee difensive avversarie e fornirgli palloni giocabili tentando di sfruttare possibili errori avversari tramite cross oppure giocate in uno – due. 

Nei tre giocatori davanti al libero è importante che ci siano ragazzi con un buon tiro da fuori magari schierando gli esterni a piede invertito in modo da sfruttare al meglio le loro capacità per andare al tiro da fuori.

In genere le squadre “chiuse” concedono maggiormente la finalizzazione da fuori area.

Sull’allenamento direi di esercitarsi spesso su palla avanti e palla indietro e la precisione sul passaggio e gestione del possesso palla perché diventa utile per preparare i ragazzi alla precisione di questi gesti tecnici e alla velocità nell’eseguirli.

Come obiettivo tattico ci poniamo di ricevere palla in mezzo alle linee difensive davanti alla difesa avversaria.

Chi attacca deve eseguire una buona circolazione di palla tra i centrocampisti cercando il giocatore offensivo esterno con la sistematica sovrapposizione del terzino più basso che parte dalle retrovie. 

Ovviamente il discorso non è finito qui ma ci sono tanti aspetti da valutare soprattutto in relazione ai giocatori che un allenatore ha…voi cosa ne pensate?