Interviste calcio a 5: Andrea Faietti, Gabriel Lima e Ana Carolina Caiani

Si è da poco conclusa la diretta sulla pagina Instagram della nostra squadra femminile, anche questa volta accompagnato da un bel numero di spettatori che hanno interagito con i nostri ospiti.

Andrea Faietti

Mister Orlando d’Alsazia ha iniziato questa nuova puntata dialogando con un membro del suo staff, nonché preparatore dei portieri della squadra femminile Andrea Faio Faietti che ha raccontato cosa vuole dire allenare i portieri in ambito femminile, svelando anche le proprie metodologie di allenamento.

Gabriel Lima

Successivamente, abbiamo avuto l’onore di ricevere come ospite Gabriel Lima.

Direttamente collegato dalla sua abitazione in Brasile, il quale ha raccontato la sua carriera dagli albori ad Aosta dove vinsero una serie B con una squadra piena di under 18.

Passando per Asti, squadra che lo consacrò nel panorama italiano, tentando, con ottimi risultati l’avventura nella Liga Spagnola nelle fila del El Pozo Murcia,facendo ritorno nel 2016 in Italia nell’Acqua & Sapone.
Momento emozionante sicuramente stato quando ha parlato di cosa ha significato vincere l’Europeo con la Nazionale italiana da capitano, affermando che quella maglia è da sempre la sua seconda pelle.
In chiusura di collegamento ci ha illustrato il progetto che lo vede impegnato in prima persona in Brasile, chiamato “Nucleo Gabriel Lima” dove si formano i bambini dai 3 ai 13 anni a 360° sia a livello sportivo che mentale.

Ana Carolina Caliari Sestari

Terzo ospite di questa puntata è Ana Carolina Caliari Sestari portiere del Montesilvano e della Nazionale Italiana, appena nominata terzo miglior portiere al mondo da Futsal Award.
Con lei si è discusso del ruolo del portiere in campo, cercando di capire come si fa ad arrivare in vetta al mondo a soli 24 anni. Ci ha raccontato come è nata la passione per questo ruolo e questo sport, dei metodi di allenamento ai quali è sottoposta (allenata nel suo club dallo stesso preparatore di Mammarella, ha sottolineato quanto sia difficile questo ruolo che ha un percentuale di errore pari allo zero e ci ha svelato cosa vuol dire per lei giocare in Nazionale, emozionandoci tutti, raccontando un aneddoto relativo a a suo nonno che dal Brasile le chiese espressamente di volerla vedere indossare la maglia della nazionale italiana.
Sicuramente queste puntate ci lasciano interessanti chiavi di lettura diverse relative al Futsal e noi siamo onorati ogni volta di poter raccontare questo meraviglioso sport tramite le parole di chi lo vive quotidianamente.
Ringraziamo di vero cuore i nostri ospiti per la disponibilità e per averci aperto la porta di casa, regalandoci un momento di leggerezza in questo periodo cupo per tutti.

W IL FUTSAL

THE ENGLISH GAME: il calcio ai tempi della quarantena

La straordinaria drammaticità del periodo che stiamo vivendo e che ci tiene tutti, o comunque con poche eccezioni, rinchiusi in casa ci ha portati ad un problema a cui la società moderna in questi anni non ci aveva abituato: avere così tanto tempo libero da non saper come riempirlo per sfuggire alla noia. Questa è musica per le orecchie delle piattaforme di streaming come Netflix, il cui co-founder e CEO Reed Hastings nel 2017 a precisa domanda su quali fossero i competitor della piattaforma, se la televisione, il cinema o Amazon rispose: “Assolutamente niente di tutto questo! L’intrattenimento domestico non è un gioco a somma zero, oggi il nostro più grande avversario è il poco tempo libero che questa società concede alle persone e il sonno, perché dobbiamo convincerle a passare il loro tempo sulla nostra piattaforma rinunciando a delle preziose ore di riposo”.

Bene, come dicevo, la straordinarietà di questo periodo storico implica l’annullamento del problema del tempo libero e spinge spesso la gente a lanciarsi a capofitto sulle serie tv, un tipo di intrattenimento continuo ed affascinante che, visto il suo perdurare su svariate ore, a differenza dei singoli film, risulta perfetto per la vita da quarantena, sottoforma di binge-watching.

Questa disponibilità si fonde con una grande mancanza che il Coronavirus ci sta facendo sentire: il calcio. Noi appassionati ci sentiamo persi senza vedere, dal vivo o in tv, il nostro amato pallone rotolare su un prato ogni weekend o senza la possibilità di nutrirci di notizie di campo durante la settimana. Netflix sembra dunque aver intercettato alla perfezione questo bisogno manifestatosi in una larga fetta del suo pubblico e il 20 marzo ha lanciato sulla piattaforma la serie The English Game.

Diretta da Julian Fellowes, per i più esperti in materia il creatore della premiatissima Downton Abbey, The English Game si presenta come un serie di tipo storico-narrativo che va a raccontare in modo cinematografico gli albori del nostro amato sport.

Ambientata sul finire dell’800, in Inghilterra, le regole del calcio sono state scritte verso la metà del secolo dai rappresentanti di diversi prestigiosi college britannici ed esso viene ritenuto un gioco altolocato e praticato per la maggior parte esclusivamente dai giovani nobili, che si ritengono i padri naturali di quello sport e ne custodiscono gelosamente la proprietà e le regole. Hanno infatti già formato la FA (l’attuale Football Association) che ogni anno organizza il torneo nazionale che mette in palio l’ambitissima FA Cup.

La competizione è molto famosa e, nonostante nel tempo vi inizino a partecipare anche squadre provenienti dalla più umile working class inglese, viene sempre vinto dalle squadre universitarie dei nobili, che hanno a disposizione strutture e tempo libero per allenarsi (gli operai per tirare a campare passavano tutta la giornata in fabbrica), ma soprattutto non hanno problemi di “fame”.

La storia inizia a cambiare però nel 1879, quando alla stazione ferroviaria della piccola Darwen scendono da un treno arrivato dalla Scozia Jimmy Love e soprattutto Fergus Suter, il nostro protagonista.

Questi sono stati chiamati da James Walsh, il padrone della fabbrica di cotone della città che con passione supporta economicamente l’unica squadra di Darwen, composta essa stessa dagli operai della sua fabbrica. Il sogno di Walsh, nato povero e che si è creato le sue fortune attraverso il duro lavoro, è quello di vincere la FA Cup e di rendere il calcio uno sport “per tutti”, non un giocattolo per far divertire i ricchi dal sangue blu.

Per fare questo ha quindi convinto i talenti scozzesi Suter e Love, anch’essi membri della working class del tempo, a trasferirsi a Darwen, lavorare nel suo cotonificio e giocare per la sua squadra sotto compenso economico.

 

C’è solo un problema in questo avvenimento, al tempo essere pagati per giocare a calcio era vietatissimo.  Il consiglio della FA infatti, formato totalmente da giocatori nobili delle squadre partecipanti, è molto fiero del dilettantismo dello sport che hanno creato anni prima, perché spinge i partecipanti a giocare esclusivamente per passione e per amore del gioco, senza che si metta di traverso come motivazione il vile denaro. I nobili, dalla loro condizione, non vedono però la differenza che porta questo snodo, perché loro non avendo difficoltà economiche riescono a giocare ed allenarsi senza problemi e preoccupazioni, mentre le classi sociali meno abbienti, che si scontrano quotidianamente contro le difficoltà della vita del tempo, spesso non possono permettersi di “perdere tempo” in un gioco se questo non può portare il pane alle loro famiglie.

Fergus Suter diventa presto il leader tecnico e carismatico della squadra di Darwen, instaurando subito un’accesa rivalità con l’Old Etonian, squadra della vicina università i cui membri son gran parte del consiglio della Football Association, e in particolar modo con il loro capitano Arthur Kinnaird. Lo scontro inizialmente è totale, stili di vita e di pensiero completamente differenti cozzano uno contro l’altro e rappresentano al meglio le lotte di classe della Gran Bretagna di fine ‘800, che fanno da cornice al racconto.

Da qui in avanti entrerà in scena tutto il resto: The English Game è una serie, storicamente accurata, di come il pallone diventò uno strumento fondamentale per iniziare ad accorciare le distanze sociali tra le lontanissime classi inglesi del tempo. Il calcio riuscì infatti a far dialogare i nobili di sangue blu con gli operai della working class, contribuendo a creare i presupposti per la società moderna che oggi conosciamo.

Rimanendo più sul tema strettamente calcistico in questa serie si può scoprire di più sul tema del professionismo in questo sport, siccome Suter e Love possono essere considerati i primi calciatori professionisti della storia, su quello delle bandiere che per la prima volta iniziano a cambiare fazione, della nascita di veri e propri tifosi delle squadre dei territori a cui appartengono geograficamente, e delle prime visioni del calcio non più come un semplice gioco ma come un vero e proprio business da sviluppare, anche a livello internazionale.

The English Game più che una serie vera e propria viene considerata una miniserie, perché è composta da sei episodi della durata tra i 43 e i 55 minuti che raccontano una storia che in essi inizia e si conclude. Netflix però sulla piattaforma l’ha presentata come “Stagione 1”, aprendo alla possibilità che potrebbe continuare. Ora come ora il gigante dello streaming non si è ancora sbilanciato in merito al futuro di The English Game, probabilmente vorrà prendere una decisione avendo prima sottomano i dati totali di quanti abbonati hanno deciso di guardarla, se i numeri saranno soddisfacenti probabilmente The English Game 2 ci sarà.

Inoltre, se in periodo di quarantena un obiettivo è quello di migliorare in qualche modo la lingua inglese, la serie è piuttosto semplice da seguire anche in lingua originale, con un lessico chiaro, pulito e tipicamente britannico.

Tirando le conclusioni, se da casa in questi giorni si vuole continuare a masticare calcio e vedere rotolare un pallone The English Game risulta un ottimo compromesso e probabilmente terminati i sei episodi si avrà già nostalgia del carisma e delle giocate di Fergus Suter. Buon calcio a tutti!

Due tocchi: ricevere e tirare

Esercizio semplice per allenare gli attaccanti a ricevere e tirare la palla in porta da cross dentro e intorno all’area di rigore. Il primo tocco è fondamentale per mettersi in condizione di gestire il tiro nel miglior modo possibile.

ricevere e tirare

Il giocatore che riceve e tira si trova all’esterno dell’area di rigore e ha un tocco per controllare la palla e per entrare in area e un secondo tocco per poter tirare in porta.

Non appena il tiro è stato effettuato, il secondo giocatore esterno passa un’altra palla dentro. Dopo aver effettuato un paio di tiri l’attaccante si scambia posto con un giocatore esterno.

La posizione del corpo è fondamentale per ricevere il passaggio e controllare la palla in modo da potersela posizionare bene per il tiro. Attutire la palla e poterla controllare è fondamentale.

All’inizio i ragazzi avranno un primo tocco scadente ma, man mano che migliora, la percentuale di goal sui tiri diventerà molto più alta.

In questo esercizio non è importante motivare i ragazzi più di tanto perché ogni volta che si lavora sul tiro ogni ragazzo trova dentro di se la giusta motivazione e la sua personale sfida rispetto al poter fare goal. Ci sono però alcune situazioni “inconsapevoli” che i ragazzi tengono soprattutto sulla posizione iniziale che non gli permette di ricevere bene il pallone.

Lavorare quindi sulla ricezione e sulla postura del corpo in modo da attutire e controllare la palla è fondamentale per far capire ai ragazzi l’importanza soprattutto del primo tocco.

Ci sono tanti modi per allenare come calciare in porta tanto che ogni allenatore lo prevede più volte nella sua programmazione. L’aspetto importante è che ricevere e tirare la palla è un esercizio semplice che però può generare una sana competizione tra i ragazzi con benefici abbastanza immediati nella seduta di allenamento.

I ragazzi imparano, sono motivati e si divertono.

In questo periodo in cui ogni mister studia e si prepara al meglio per la prossima stagione non può mai mancare l’esercizio sul tiro in porta in tutte le sue mille sfaccettature.

Buona programmazione a tutti!

Diretta Bagnolo C5 Femminile: Interviste a Giusy Faragò, Massimiliano Bellarte e Lara D’Amato

Un bel pomeriggio all’insegna del futsal quello che è andato in scena sulla pagina instagram del Bagnolo calcio a 5 femminile.
Ormai sta diventando un appuntamento fisso, il ritrovarsi a parlare di questo sport che appassiona tutti noi.

GIUSY FARAGò

Ospite di Mister Orlando d’Alsazia è stata per prima il pivot della Cà Rossa Bagnolo Giusy Faragò che ci ha spiegato cosa ha voluto dire per lei passare dal calcio a 11 al Futsal e in che modo è diventata subito una pedina importante del Bagnolo.

massimiliano bellarte

Il vero protagonista è stato senza dubbio Mister Massimiliano Bellarte attuale allentore dell’Acqua & Sapone, che di certo non ha bisogno di presentazioni, con il quale si è discusso di molte argomentazioni, come ad esempio la differenza tra allenare una squadra maschile da una femminile, fino ad arrivare al tema delicato dei settori giovanili.
Interessante anche il suo discorso sul collettivo di ogni squadra e i vari metodi di allenamento che ha condiviso con noi, insegnandoci molto nel tempo che ha messo a nostra disposizione.

LARA D’AMATO

Concluso con Lara D’Amato giocatrice del Pelletterie, squadra toscana che milita in serie A e della nazionale slovena, che ci ha raccontato alcuni aneddoti della sua carriera, partendo dai ricordi d’infanzia grazie ai quali si è avvicinata al calcio fino ad arrivare ai giorni nostri, che la vedono protagonista di questo mondo de futsal femminile dove ha riscosso grandi consensi in ogni squadra nella quale ha militato.

Giusy Faragò

Giusy, come hai deciso di passare da una squadra di Serie A del calcio a 11 al calcio a 5? Quali sono state le principali difficoltà?

Ho preso questa decisione per ragioni lavorative. In molti pensano che il futsal sia uno sport per vecchi, ma mi sono presto resa conto che è tutto il contrario dove è molto importante la corsa dinamica. 

Sicuramente non ero abituata a seguire l’uomo, dato che a Sassuolo si prediligeva un gioco a zona… ho dovuto imparare alla svelta un sacco di schemi, che mi hanno fatto capire che questo è uno sport completamente diverso. Dal punto di vista tecnico non ero abituata al gioco di suola.

Comunque le compagne mi dicono che mi sto adattando e sto imparando ad essere una calciatrice di futsal.

in questo periodo di quarantena continui ad allenarti?

Certamente, anche se non è possibile fare tutto quello che si faceva in palestra, il nostro preparatore ci ha dato una scheda con allenamenti atletici che riesco a svolgere in casa ed in giardino.

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera calcistica?

La promozione in serie A con il Sassuolo.

Massimiliano Bellarte

cosa pensa bellarte di questo periodo di fermo dettato dall’epidemia di corona virus?

Prima di tutto bisogna pensare alla salute. Scherzando posso dire che subisco il fatto di essere a “cottimo” e questa condizione mi pesa. Sicuramente occorrerà capire fino a quando si protrarrà lo stop delle attività, anche se molti pensano che il campionato sia finito. Io vorrei essere ottimista; se si adottasse la formula dei playoff in un mese di partite si potrebbe terminare il campionato. Ovviamente per la mia squadra che sta lavorando da casa per il mantenimento della forma fisica con esercizi di forza e corsa, occorrerebbero un paio di settimane di allenamenti in campo per essere sufficientemente preparati a riprendere.

Purtroppo per tutte le squadre temo delle ripercussioni economiche per l’anno prossimo.

da allenatore quali sono le principali differenze tra calcio a 5 femminile e maschile?

Da allenatore non ho mai cambiato il mio metodo, ho mantenuto la stessa intensità ma a velocità ridotte. Le donne si rendono molto più disponibili a lavorare insieme per correggere gli errori se sai essere un loro punto di riferimento. Riescono a dimostrarti che sei importante per loro. Ovviamente ho avuto anche la fortuna di avere ragazze che comprendevano il futsal e lo sapevano mettere in pratica.

come hai deciso di diventare allenatore?

Ero un giocatore di livello regionale. Ho iniziato prendendo il patentino a 25 anni ed ho allenato per la prima volta una squadra femminile nel torneo sperimentale regionale. 

Nel 2004 allenavo, studiavo all’Università di Roma e facevo il lavoro da rappresentante. Ebbi un incidente mentre lavoravo come rappresentante e quando mi ripresi dal trauma decisi di intraprendere (forse in maniera incosciente) questa carriera, che a dire il vero è molto precaria e per la quale occorre grande passione per continuare.

In cosa sta la passione per un allenatore?

La grande passione sta anche nel mantenere un cammino di crescita individuale cercando di continuare a formarsi. Non penso sia sufficiente partecipare ai corsi federali che gettano solo le basi, occorre muoversi e partecipare ad incontri con altri allenatori per rimanere sempre informato. Un ottimo strumento può essere anche il portale di Futsal Way, dove 250 allenatori si confrontano guardando insieme gli esercizi e proponendo varianti. Trovo giusto che un allenatore debba approfondire il proprio cammino basandosi sul proprio stile di gioco, mentre degli stage istituzionali rischiano di diventare troppo “standard” e farti perdere la personalizzazione del gioco

quali sono gli elementi essenziali dei tuoi allenamenti?

Io credo molto negli allenamenti individuali. Se un giocatore riesce a diventare completo sia nelle caratteristiche di attacco che in quelle difensive la tattica di squadra diventa solo un corollario.

Un aspetto che spesso viene trascurato dagli allenatori è di fornire un corretto peso cognitivo emozionale agli esercizi.

Quali skill deve acquisire un allenatore?

L’allenatore deve saper manipolare gli allenamenti per adattarli ai problemi che i giocatori saranno chiamati a risolvere durante la partita che stiamo preparando. Sono quindi contrario a mostrare video ai miei giocatori, ma sono io che dalla analisi dei video devo tradurli in allenamento ricreando le situazioni che si troveranno ad affrontare. Vedo l’atto di mostrare immagini come una scusa per scaricare l’allenatore da certe responsabilità. Inoltre se un allenatore è un bravo comunicatore, può esprimere meglio in allenamento quanto in molti cercano di vedere in amichevole.

Quale può essere un errore da parte di un allenatore?

Molti allenatori cercano proporre esercizi complicati, ma io dico di essere prudenti perché il rischio è che le regole che tu dai possano spostare l’attenzione sulle regole e non affrontino adeguatamente le problematicità della partita che stai preparando. In questa capacità di manipolare i contesti sta la bravura dell’allenatore.

Un elemento che mi piace molto è allenare il corretto uso del portiere di movimento e come difenderlo. Mi piace utilizzarlo anche in altri contesti oltre che nel classico ultimo minuto.

una curiosità: perchè fa i time out da seduto?

Se guardate le partite di basket tutti i time out vengono fatti da seduto. Questa posizione aiuta a ristabilire la calma che è fondamentale nel momento in cui decidi di spezzare l’azione. Per i bambini è molto efficace comunicare con loro da seduto per riportare tutto alla loro altezza.

Parlando di bambini, cosa pensa del futsal giovanile?

Secondo me in Italia abbiamo principalmente 2 problemi:

Il primo, dal mio punto di vista mancano dirigenti formati per avere 6-7 gruppi di bambini di età diverse e che sappiano scegliere i formatori adatti.

Il secondo, mancano formatori all’altezza, perché facendolo magari come secondo lavoro spesso non si cura la formazione personale per riuscire a trasmettere dei contenuti adeguati, sia a livello sportivo che individuale.

Il futsal giovanile avrebbe molta più approvazione rispetto al calcio da parte dei genitori essendo uno sport indoor.

Lara D’Amato

LARA D’AMATO

Conosciuta a Bagnolo per aver partecipato a 2 allenamenti durante gli stage 3 anni fa, prima di andare a Porto San Giorgio ed in seguito a Salerno.

cosa fa lara in questo periodo?

Continuo ad allenarmi anche da casa, soprattutto cardio… poi ho una cyclette…

Quali squadre hai visto meglio nel tuo campionato?

Sicuramente Città di Falconara. Poi sicuramente Salinis e Montesilvano. Ovviamente il Kick Off è sempre a lottare tra le prime.

Qual è il gol che porti più nel cuore?

Il gol in nazionale (slovena) contro la Slovacchia.

qual è stata la delusione più grande?

Iniziare a giocare per la nazionale italiana di calcio a 11, ma di non essere più riconvocata dopo un infortunio.

quale squadra ti è rimasta nel cuore?

Sicuramente Manfredonia nonostante che sia fallita, abbiamo fatto un grande campionato ed avremmo potuto vincere… poi la squadra si è disfatta nella seconda metà del campionato.

la tifoseria più calda?

La tifoseria più calda è sicuramente stata quella di Noci contro di noi

Come hai iniziato?

A 6 anni convocarono il mio fratello gemello in una squadra e dato che sino a quel momento facevamo tutto insieme mi sentii esclusa. Così convinsi i miei genitori a mandarmi con lui. Trovo molto importante che il tipo di attività fisica debba essere scelta e non imposta. Oggi esistono tante scuole calcio solo femminili, ma allora era una cosa molto particolare vedere una ragazzina di 6 anni giocare.

Hai un rituale scaramantico?

Bacio i parastinchi. Su uno c’è scritto Teddy, il nome del mio orsachiotto.

Quali pensi che siano le migliori giocatrici del tuo campinato?

Italiana: Arianna Pomposelli del Kick Off

Straniere: Tati del Salinis e Guti del Falconara

Come vedi il calcio a 5 femminile in Emilia Romagna?

Meno organizzato rispetto a Veneto od al Sud.

Prossimi obiettivi?

Continuare a giocare in nazionale ed in serie A…. magari concludere la carriera a Bagnolo, perché tutto può succedere!!! 🙂

La tecnica ad uncino

Gestire la palla con la tecnica ad uncino permette ai giocatori di trovare spazio cambiando velocemente direzione senza perdere il controllo della palla. 

Con un po di esercizio questa è un’abilità abbastanza semplice e molto buona per i nostri ragazzi. La difficoltà sta nel coordinarsi e nel girarsi il più velocemente possibile.

Quando l’attaccante vuole liberarsi del difensore verso la porta avversaria può fingere di colpire e poi invece aggancia la palla ad uncino e cambia direzione accelerando la corsa. Funziona bene quando i giocatori corrono verso la porta avversaria oppure sulla fascia e devono superare un giocatore che corre di fianco a loro.

E’ necessario sottolineare ai ragazzi che l’attaccante deve mantenere il proprio corpo tra il difensore e la palla ed utilizzare il braccio per tenere a distanza il difensore.

L’esercizio che segue mostra come questa tecnica ad uncino può essere usata in  qualsiasi situazione con difensori provenienti da diverse angolazioni.

tecnica ad uncino


Numeriamo le posizioni dei giocatori da uno a cinque. Il mister passa la palla al giocatore in centro (attaccante) e chiama il numero del difensore che deve andare a contrastarlo.

L’attaccante deve liberarsi del difensore e provare a segnare. Il difensore si scambia con l’attaccante ogni volta in modo da ruotare i giocatori che restano in centro. Se l’attaccante si libera del difensore con la tecnica ad uncino si raddoppiano i punti in caso di goal. Alla fine del turno il vincitore è il giocatore con più punti.

ANDREA CERATI – La mia prima esperienza nel calcio femminile

Ciao a tutti. Oggi parliamo di calcio femminile in compagnia di un nostro amico allenatore, Andrea Cerati, alla sua prima esperienza alla guida delle ragazze Under 17  del Parma Calcio 1913.ANDREA CERATI

45 anni,  lavora come Responsabile Area Vendite Italia in una azienda multinazionale per la produzione di macchine e tecnologie per il controllo qualità nell’industria food e pharma; è allenatore dal 2008.

Ha ottenuto le qualifica di Istruttore CONI-FIGC  e Allenatore Dilettante e Istruttore UEFA B.

Ciao Andrea, benvenuto.  Per cominciare, raccontaci qualcosa su di te!

(domanda ironica) Anche le donne quindi possono praticare calcio?

“Le donne non possono, per svariati motivi, praticare questo sport da maschi”.

Partendo da questo grande e assurdo preconcetto, nel 2015 ho frequentato il corso da istruttore base UEFA B, nel quale ho imparato che il confronto e la curiosità sono alla base della crescita di ogni istruttore ed allenatore.

E’ stata proprio la curiosità di scoprire una parte del calcio a me conosciuta, quello del calcio femminile, che in alcune lezioni tenute dall’istruttrice del Settore Tecnico della F.I.G.C. Milena Bertolini (attuale C.T. della squadra Nazionale di Calcio Femminile Italiana) ho potuto approfondire e scoprire questo “mondo” a me totalmente sconosciuto o forse meglio dire, ignorato.

Una slide in particolare, durante e lezioni in alula, mi colpì fortemente tanto da fotografarla e conservarla nella galleria delle fotografie a me più care. La dichiarazione di una delle calciatrice americane più talentuose e famose nel mondo, Alex Morgan: “Non è importante che lo si chiami calcio, football, soccer, questo gioco unisce le persone ed è l’unica cosa che importa”.

Ho iniziato a pensare e che lo sport è perseguire una passione, quindi, non è così strano che una donna intraprenda questa attività sportiva ed insegua i suoi sogni. 

Come e perché sei arrivato ad allenare una quadra di calcio femminile?

Dopo anni di esperienza come istruttore nel calcio dilettantistico in tutte le categorie giovanili, ho sentito il desiderio di cercare nuovi stimoli e di scoprire nei dettagli il calcio praticato dalle donne.ANDREA CERATI

Ho iniziato a seguire gli allenamenti e partite di mister Milena Bertolini (allora allenatrice della squadra di seria A Brescia Calcio Femminile), scoprendo un gruppo di ragazze con un elevato aspetto motivazionale, una vera squadra. Non è certo un caso che la qualità di quella squadra fosse proprio nelle giocatrici che la componevano (Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Sara Gama, Valentina Giacinti, Daniela Sabatino,Martina Rosucci ecc.) e che oggi, con altre maglie, continuano a scendere in campo con sui campi della serie A Femminile, della Champions League e con la maglia della nazionale Italiana.

In questa stagione hai ricoperto il ruolo di allenatore della squadra Under 17 al Parma Calcio 1913.

Ci parli di questa esperienza?

E’ stato un onore ed un privilegio avere l’opportunità di allenare in una società professionistica per di più quella della mia città.

E’ stata per me l’occasione per confrontarmi con tecnici ed istruttori molto preparati e di condividere e criticare i pensieri e le mie metodologie di allenamento e gioco del calcio.

Allenare una squadra di ragazze è stata per me una nuova, positiva e stimolante esperienza dove ho acquisito anche un nuovo modo di rapportarmi, organizzare e dirigere l’allenamento.

Nello svolgimento delle sedute di allenamento emergeva evidente come nelle donne fosse più elevato, rispetto agli uomini, la determinazione nell’affrontare un’esercitazione tecnica evidenziando una maggiore propensione al lavoro ed una maggiore capacità di attenzione e di analisi. Durante la seduta si percepiva inoltre uno stile comportamentale collaborativo piuttosto che competitivo che dava alla seduta di allenamento uno spirito di squadra davvero importante.

ANDREA CERATI

Questo aspetto è stato per me fondamentale per strutturare ed organizzare un lavoro di campo fortemente sbilanciato sull’aspetto tecnico individuale e successivamente sui reparti. Negli obbiettivi condivisi con la Direzione Sportiva c’era come primario obiettivo la crescita della squadra (nata proprio in questa stagione ed inserita tra le categorie under 15 ed under 19) nel senso più globale del termine.

La raccolta dei report post seduta di allenamento e di ogni singola partita (fino alla fine di febbraio 2020 causa sospensione delle attività per motivi legati alla diffusione del COVID-19) ci hanno confermato che il percorso di crescita individuale e di squadra è stato crescente e positivo.

Quali sono le differenze di metodologia di allenamento di una squadra femminile rispetto una squadra maschile?

Nel rispetto delle linee guida tecniche di metodologia di allenamento che la società Parma Calcio 1913 mi ha fornito, prima di stabilire il programma di allenamento, insieme al mio staff, abbiamo dovuto necessariamente considerare il materiale umano e tecnico che avevamo a disposizione.ANDREA CERATI

Pur rispettando alcune idee di gioco e principi tattici a me particolarmente cari, abbiamo basato le sedute di allenamento su una prima parte di attivazione tecnica e su esercitazioni finalizzate alla prevenzione degli infortuni per poi lavorare su un blocco tecnico individuale utilizzando prevalentemente il pallone e agendo su aspetti di coordinazione e per ultimo inserendo anche elementi tecnici e situazionali alla ricerca della miglior collaborazione tra i reparti, cercando sempre il coinvolgimento massimo delle ragazze attraverso stimoli e obbiettivi ambiziosi, ma raggiungibili.

Ho riscontrato che la differenza tra la donna giocatrice e l’uomo è sulla velocità e sulla forza funzionale, quindi principalmente sotto l’aspetto fisico. A livello tattico, molte volte, ho notato la superiorità della donna, l’intelligenza tattica calcistica non dipende dal genere. Negli allenamenti basati sulla tecnica e tattica tra uomo e donna non c’è differenza, anzi alcune volte la donna riesce a raggiungere la perfezione sui gesti tecnici più dell’uomo.

L’obbiettivo è di formare giocatrici pensanti, che siano in grado di prendere decisioni sul campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle eventuali cadute. Stiamo formando giocatrici del futuro in un calcio sempre più complesso (non difficile, complesso) e veloce, che richiede la presa di decisioni rapidissime e di prendersi delle responsabilità, di rischiare.

Ma non solo… stiamo formando ragazze, future donne, che avranno un posto nella società.

 Ci sono allenatori professionistici e dilettantistici che apprezzi e stimi particolarmente?

Ho avuto la possibilità di frequentare diversi clinic di aggiornamento tecnico e tattico con tecnici professionistici nazionali ed internazionali nei quali ho apprezzato particolarmente la figura di mister Eusebio Di Francesco sia per la qualità dei temi trattati, sia per la chiarezza delle spiegazioni tecniche e non per ultimo per la semplicità ed umiltà della persona. ANDREA CERATIAltri allenatori che apprezzo particolarmente sono mister Claudio Gabetta (allenatore Under 17 maschile del Parma Calcio 1913) le cui metodologie di allenamento sono davvero molto interessanti, mister Matteo Mazzoli (vice allenatore under 15 maschile Parma Calcio 1913) amico ed allenatore di grandi qualità tecniche ed umane e mister Giuliano Cudia (allenatore Under 15 Elite U.S. Montebello) istruttore di grandi valori con il quale ho iniziato l’esperienza di allenatore e per il quale nutro profonda stima.

Grazie ad Andrea Cerati per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa tua bellissima esperienza! 

Grazie a voi per l’opportunità e crepi il lupo!  Concedetemi un ultimo messaggio: in queste settimane medici, infermieri e tutte le persone impegnate in ambito sanitario, stanno facendo un lavoro enorme;  abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti e diminuisca il pericolo per le fasce più deboli e delicate di salute.
Un messaggio a tutti ed in particolar modo alle persone di sport: chi pratica sport rispetta sempre le regole, per questi motivi rispettiamo le istruzioni che ci danno, dopo il “picco” arriverà la discesa e allora il dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a calciare un pallone o più semplicemente a vedere con un amico una partita di calcio allo stadio.
Restiamo a casa, andrà tutto bene.

Scuola calcio élite: Luca Ziveri ci presenta la Piccardo Traversetolo

Durante la presentazione della prima squadra nella stagione 2017-18 il presidente della Piccardo Traversetolo Franco Scrinzi aveva posto due obbiettivi:

  • la promozione in Eccellenza con la prima squadra
  • la crescita e la valorizzazione del settore giovanile

Il primo obbiettivo venne raggiunto nel corso della stagione stessa il secondo è in continuo divenire, una crescita costante che continua a ricevere riconoscimenti. Affidato alla responsabilità di Luca Ziveri, il settore giovanile non si fregia più soltanto di una squadra juniores che da 5 anni domina il rispettivo girone ma da quest’anno si può anche fregiare del prestigioso riconoscimento di Scuola Calcio élite.

Ci parli del significato di questo riconoscimento?

Quella della scuola calcio élite è un traguardo molto importante, non si tratta solo di una targa esposta nel centro sportivo ma è un risultato raggiunto attraverso la programmazione e la volontà di crescere anche come settore giovanile. Per avere un’idea della portata di questo riconoscimento è sufficiente pensare che in Emilia Romagna sono solo 50 società che possono fregiarsi di questo titolo, mentre sono solo 5, oltre alla Piccardo Traversetolo, in tutta la provincia di Parma.

Oltre che un riconoscimento prestigioso è anche una responsabilità infatti oltre il l mero aspetto sportivo per essere riconosciuti scuola calcio élite bisogna essere attivi nell’organizzare incontri di formazione per tecnici, addetti ai lavori e genitori, incontri che servono anche per tracciare quelle norme comportamentali che in un settore giovanile sono fondamentali. Anche quest’anno saremo attivi presso le scuole elementari per portare all’interno di esse la nostra visione dello sport e anzi approfitto di questa occasione per ringraziare i tecnici che si sono messi a disposizione per la buona riuscita del progetto.

Piccardo

È capitato che qualche vostro giovane passasse ad una squadra di professionisti?

Posso dire che ci sono stati ragazzi visionati dalle squadre professionistiche, in questa stagione le richieste per periodi di prova sono quasi giornaliere, e anche questo è motivo di grande orgoglio per noi. Se poi devo proprio fare un nome mi viene in mente quello del traversetolese Leonardo Brignoli che ormai da due stagioni si sta ben comportando nelle file del Parma calcio. Poi ci sono tanti ragazzi che vengono spesso convocati nelle varie rappresentative, come Sraidy e Capra per le juniores, Parizzi e Aimi per i 2003, Morini e Merlini (04) Galloni e Tosi(05).

Juniores Campione regionale
Piccardo
Leonardo Brignoli
I ragazzi del 2012

Giocatori su trampolino di lancio?

Diciamo che da gennaio c’è stata una svolta e i ragazzi sul trampolino di lancio sono aumentati, infatti abbiamo un ragazzo del 2002 che è stabilmente tra i titolari in Eccellenza e altri ragazzi della juniores entrano in corsa durante le partite della prima squadra, ma la cosa che maggiormente ci inorgoglisce e che già nel corso di questa stagione ragazzi del 2003 e 04 si affacciano al mondo della prima squadra durante le sedute di allenamento.

Numeri vivaio e allenatori, obbiettivi futuri?

Come Piccardo Traversetolo siamo in grado di coprire tutte le annate dalla scuola calcio in su e la nostra area tecnica è formata da allenatore qualificati e di grande spessore umano, cosa fondamentale visto che si parla di lavorare con adolescenti e bambini, non è mai bello fare nomi ma vedere Patick Fava passare da allenatore della juniores a allenatore della prima squadra o Matteo D’Alessandro passare dai 2011 a sostituire Fava nella juniores e constatare che si stanno comportando bene ci inorgoglisce molto, vuol dire che la società non solo sa scegliere i profili giusti ma sa anche premiarne i meriti.

In futuro speriamo di ampliare i membri della squadra di lavoro in modo da poter fornire sempre più un servizio che sia élite sia tecnico che morale, in linea con lo stile di questa società che punta sempre a imparare per migliorarsi.

 Momento di socializzazione e integrazione?

 i momenti di integrazione sono molteplici, partono nel periodo estivo dove alcune nostre squadre agonistiche partono per il ritiro prestagionale a Toano, ma non solo in quanto chi effettua allenamenti presso il centro sportivo si ferma utilizzando gli spazi comuni per momenti di socializzazione con pranzi e cene , da non dimenticare la bellissima presentazione di tutte le squadre della Piccardo Traversetolo che ad inizio di ogni stagione la società effettua nella splendida cornice della  corte agresti di Traversetolo.

Complimenti per il lavoro che state svolgendo e un grosso grazie a Luca Ziveri per la disponibilità. Buon proseguo!

Rondò in movimento

Questo divertente gioco di rondò ha tutto ciò di cui la tua squadra ha bisogno per un buon allenamento sul movimento senza palla. Offre una buona visione di gioco per i ragazzi e ne affina il controllo e la tecnica.

rondò

Dividiamo i ragazzi in due squadre da sette e iniziamo a giocare due torelli 5 contro 2.. Iniziamo con due tocchi. Se non ci riescono ed hanno problemi trasformiamo l’esercizio in un 6 contro 1 in modo che i ragazzi che stanno fuori utilizzano il più possibile i due tocchi per far girare la palla.

Ovviamente se il difensore vince la palla, deve cambiare posto con il giocatore che l’ha persa.

Quando la squadra attaccante ha effettuato con successo tre passaggi consecutivi, deve spostarsi in una casella diversa. Nello spostarsi deve mantenere la palla sempre con i due tocchi senza farla prendere ai due difensori.

Ci sono tante varianti. A seconda dei ragazzi che abbiamo e del loro livello tecnico possiamo provare ad arrivare ad un solo tocco .

Un’altra variante interessante nel rondò è inserire un meccanismo a punti. Gli attaccanti se fanno sei passaggi consecutivi (passaggi più transizione) ottengono un punto mentre i difensori ottengono un punto se uno dei due difensori intercetta la palla deve trasmetterla al compagno difensore per ottenere un punto.

Il difensore che ha compiuto l’intercetto sI cambierà poi posto con l’attaccante che ha sbagliato. Dopo un periodo di tempo (5 – 10 minuti) vince chi ha più punti.

In genere questa variante piace molto ai ragazzi

Calcio Femminile: Si può essere mamme e calciatrici?

Prima del periodo natalizio si discuteva di professionismo del calcio femminile.  Vorrei analizzare brevemente uno degli aspetti più importanti per il quale si battono le ragazze:

Quali garanzie hanno le giocatrici che in Italia intendono avere un bambino?

In verità molto poche rispetto alle colleghe statunitensi che hanno uno stipendio garantito durante la maternità ed il diritto ad un asilo nido.

Poche anche rispetto alle colleghe spagnole che hanno un salario minimo, ferie e congedi di maternità.

In Italia, nei casi più fortunati puoi ottenere un reintegro all’interno della squadra, perché essendo dilettanti rimanere incinta significa dover rescindere il contratto.

parliamo di Alice Pignagnoli portiere del Cesena

Leggete l’intervista completa nel blog di Stefano Santachiara:

Pignagnoli, portiere che gioca coi piedi e con la testa

Alice Pignagnoli che difendeva, adesso ovviamente è ferma, la porta del Cesena in Serie B è rimasta incinta. Nonostante questo non è stata abbandonato dalla sua società.

L’attesa più dolce

Difende la porta, fino a qualche settimana fa, prima di fermarsi perché “infortunata”, solo dopo dirà “incinta”. “Le prime settimane sono state molto dure perché abbiamo deciso di non comunicarlo alle compagne subito, sia per non stravolgere troppo l’ambiente, sia perché volevo fare gli esami del caso e sapere che fosse tutto a posto”. Inizia così il racconto della futura mamma. Tra dubbi, incertezze e piccole paure, comuni a tutte le donne. 

il sostegno delle compagne

“Il pensiero di dover interrompere l’attività sportiva per me è stato scioccante. Mio marito era felice, ma io continuavo a piangere. Ho avvisato subito la società e il mister perché comunque stiamo giocando un campionato importante. Sapevo di venire a mancare per diversi mesi. Poi dopo la partita col Vittorio Veneto ho deciso che era ora di comunicarlo e ho cominciato dal capitano Petralia e da Cama, le persone a cui sono più legata e che hanno giocato con me tanti anni anche in Serie A. La loro reazione è stata quella che mi ha dato proprio la forza di dire: ok, Alice, stai facendo una grande cosa e le tue compagne sono con te”“Durante il viaggio di ritorno, mi fece questa confessione”, racconta il capitano bianconero Eleonora Petralia“Mi spiegò che non era infortunata, ma che aspettava un bambino. Io l’ho subito abbracciata con grande gioia perché era una notizia bellissima”. L’affetto delle compagne ha dato ad Alice la serenità che cercava. “Mi hanno detto: ci mancherai tantissimo in campo, ma lotteremo anche per te, ci salveremo e l’anno prossimo sarai con noi. Dopo quelle parole mi sono un po’ calmata. Il passo successivo è stato quello di comunicarlo alla società”.

 LE PAURE

La paura di Alice è anche quella di tutte le calciatrici che, in quanto dilettanti, non hanno con le società reali contratti di lavoro, ma scritture private che prevedono la rescissione nel caso in cui l’atleta resti incinta. Aveva paura di non poter più far parte della squadra e di essere lasciata sola. “Ho ovviamente interrotto il contratto e lo stipendio, perché siamo dilettanti…

LA RISPOSTA DELLA SOCIETà

…ma il club mi ha proposto di restare vicino alla squadra ugualmente, rimborsandomi tutti i costi che avevo di trasferta e anche di viaggio”. Un piccolo atto di civiltà, non scontato.

Accompagnato dalle parole della Team Manager del Cesena. “La gravidanza non deve essere una penalità, ma dev’essere un completamento di un’atleta. Non un qualcosa che le vada a togliere o a penalizzare quelle che sono le sue capacità, le sue passioni, i suoi interessi. Da qui l’idea di mantenere Alice assolutamente nel gruppo come prima, di continuare al pari delle altre atlete, quindi con un rimborso per le spese dei viaggi che deve sostenere per venire agli allenamenti o a incoraggiare le compagne alle partite, o alle trasferte. Insomma, Alice è integrata come prima, più di prima, nel gruppo” – conclude Manuela Vincenzi- “e anzi, stiamo diventando tutti zie. E siamo anche molto emozionate”. Adesso Alice è pronta a parare il rigore più bello.

Cosa hai provato, temuto?

“Inizialmente è stato parecchio traumatico. La paura era più grande di tutto. La paura di perdere tutto quello per cui mi ero sacrificata per anni, come donna e come atleta. Poi la società e le mie compagne hanno ridimensionato queste paure, trasformandole in gioia e opportunità”.

In Spagna le atlete hanno salario minimo, ferie pagate, garanzie per infortuni e maternità, in America ci sono asili nido per le mamme che giocano. Il Cesena come si è comportato?

La società mi paga i rimborsi per seguire le compagne di squadra in trasferta e soprattutto mi ha assicurato la conferma per l’anno prossimo.

Com’è oggi il rapporto coi tuoi genitori che non appoggiavano del tutto le tue scelte? Sono migliorati?

Attualmente è molto positivo, loro hanno fatto grossi passi verso la mia passione, e io ho accettato le loro “debolezze” come genitori. Mia sorella minore gioca a basket, un altro sport con problematiche simili a quelle del calcio, e non è stata mai ostacolata, anzi, viene tuttora seguita quotidianamente. Questo a dimostrazione del loro passo indietro nel confronti dei pregiudizi.

Come vedi il tuo futuro?

Conto di rientrare quanto prima, mi piacerebbe essere a disposizione per l’inizio del prossimo campionato a ottobre. In questo modo avrò la possibilità di passare del tempo che molte mamme lavoratrici non hanno, con mio figlio e allo stesso tempo continuare a costruire Alice come atleta.

Potrete trovare questa ed altre storie sulla pagina facebook del libro:

Sorelle d’Italia 

SHEFFIELD UNITED

Una squadra di tifosi e vecchi amici sta scrivendo la storia della Premier League.

E’ il 12 maggio del 2016 quando la dirigenza dello Sheffield United annuncia il nuovo manager delle Blades. Dopo cinque stagioni in Division One, il terzo livello del campionato inglese, e dopo i recenti fallimenti di Nigel Clough e Nigel Adkins, la scelta della società cade su Chris Wilder. Non è una scelta che entusiasma troppo il popolo di Bramall Lane, ma Chris Wilder può puntare su due aspetti che non sono passati inosservati a dirigenza e tifosi della metà biancorossa di Sheffield.

Il primo è la sorprendente promozione ottenuta poche settimana prima con il Northampton passato dalla Division Two alla Division One con un percorso straordinario. 99 punti ottenuti, 13 di vantaggio sulla seconda in classifica, con un club praticamente in bancarotta (per diversi mesi lo staff non ha visto una sola sterlina di stipendio) e una rosa costruita prevalentemente con calciatori svincolati, prestiti o provenienti da campionati semi-professionistici.

Ma è soprattutto “l’altra carta” che Wilder può giocarsi con i supporters delle Blades. Per lo Sheffield United, di cui è accanito tifoso, Wilder ha giocato per 7 stagioni. Perfino durante il suo periodo a Northampton, quando non era impegnato in panchina con i Cobblers, non era raro trovarlo sugli spalti del Bramall Lane come un semplice supporter. Quando Wilder arriva al Club si trova però immediatamente catapultato nella peggiore situazione possibile per un manager: l’obbligo di vincere, riportando lo Sheffield nella categoria cadetta della Championship e farlo senza avere praticamente un soldo da spendere.

Chris Wilder non si perde d’animo. D’altronde ha vissuto situazioni pressoché identiche in tutta la sua carriera da manager, trascorsa tra i semiprofessionisti della Conference e il livello più basso della Lega inglese, la Division Two. Inizia un lavoro certosino di ricerca, di contatti, di partite viste e di calciatori sotto osservazione.

La sua prima mossa appena arrivato al Club è strategica e sarà un’autentica folgorazione: promuovere il bomber Billy Sharp a capitano del club. Sharp a Sheffield ci è nato, ci ha esordito tra i professionisti, ci è tornato una prima volta nel 2007 e dalla stagione precedente è tornato “a casa”.

E, come Wilder, è un tifoso sfegatato delle Blades. Sarà una delle mosse più azzeccate di tutta la sua gestione al club. Wilder è carismatico, ci mette passione ed entusiasmo. Qualche vecchio dirigente lo paragona all’immenso Bill Shankly, l’uomo che trasformò a fine anni ’50 il Liverpool F.C.

“Da quando c’è lui si respira un’atmosfera diversa. L’entusiasmo e la passione che sa trasmettere sono contagiose. Si capisce già adesso che le cose stanno cambiando”.

Quando inizia il campionato c’è trepidazione e attesa, dopo tanti anni grigi e di speranze frustrate. Il campo però dà un verdetto opposto. Nelle prime quattro partite di campionato arrivano tre sconfitte ed un pareggio. La delusione è tanta e qualcuno (tutto il mondo è paese) già si lascia andare a nefasti proclami.

“Come possiamo sperare di tornare in Championship senza il becco di un quattrino e con un manager che al massimo ha allenato in Division Two?”.

Altri vanno addirittura oltre e parlano della partita successiva, quella in casa con l’Oxford United, come “ultima spiaggia” per Wilder. A venticinque minuti dalla fine lo Sheffield United sta perdendo per una rete a zero. Ci sono mugugni e dalle tribune del Bramall Lane si è già alzato qualche fischio. Poi, nel giro di otto minuti, ci penseranno “Capitan Sharp” e James Wilson a ribaltare il risultato.

Da quel giorno Wilder e i suoi ragazzi non si fermeranno più, iniziando una cavalcata trionfale che li vedrà dominare il campionato chiuso al primo posto con 100 punti all’attivo, 92 reti segnate e le ultime 17 partite della stagione chiuse con 13 vittorie e 4 pareggi.

Billy Sharp sarà determinante. Il suo bottino sarà di 30 reti. La metà biancorossa di Sheffield si è risvegliata finalmente dal suo torpore. Nella stagione successiva si penserà a gettare le basi per “alzare il tiro” ed iniziare a costruire un progetto che nel giro di tre-quattro stagioni permetta allo Sheffield United di fare ritorno in quella Premier che manca dal 2007.

Intanto si potrà tornare a sfidare i rivali cittadini del Wednesday e questo, per un tifoso delle Blades, significa già tantissimo. Lo Sheffield United si rivela un osso duro per tutti quanti e per quasi tutta la stagione le Blades “flirteranno” con la possibile qualificazione ai play-off, sfumati per colpa di qualche sconfitta di troppo nel finale di stagione. Il decimo posto finale è assolutamente lusinghiero. Wilder ha assemblato una squadra coesa, organizzata, combattiva e con una mentalità offensiva da risultare a volte quasi spregiudicata. Il tutto spendendo nel complesso meno di un milione di sterline.

Ma è nella stagione successiva, la 2018-2019, che Chris Wilder e lo Sheffield United compiono un autentico capolavoro. Bastano poche settimane di campionato per capire che per i due posti che assicurano la promozione diretta alla Premier ci sono tre squadre praticamente sullo stesso livello: Il Norwich City di Daniel Farke, il Leeds di Marcelo Bielsa  e lo Sheffield United di Chris Wilder. Per buona parte della stagione sembra che le prime due abbiano qualcosa in più dello Sheffield, ma il finale di stagione racconta un’altra storia.

Mentre il Norwich si mostra regolare e affidabile per tutta l’annata, il Leeds United pare arrivare senza benzina alla volata finale. Al contrario le Blades con una seconda parte di stagione strepitosa (una sola sconfitta nelle ultime 18 gare) riescono a superare sul filo di lana i “bianchi” di Elland Road conquistando una promozione in Premier che, sono le parole del Presidente Mc Cabe, arriva almeno con una stagione di anticipo rispetto alle più rosee previsioni.

SHEFFIELD UNITED

A questo punto, dopo anni di carestia e di casse con poca liquidità, è doveroso attendersi invece cospicui investimenti. La squadra è ancora in gran parte composta da giocatori che erano presenti tre stagioni prima in Division One: troppo poco per contraddire le cassandre che prevedono un veloce ritorno dello Sheffield United in Championship, ma ci pensa Chris Wilder a zittire tutti quanti.

“Noi non possiamo pensare di combattere contro il Liverpool, le due di Manchester o i tre squadroni di Londra. Noi dobbiamo ispirarci al Bournemouth di Eddie Howe, che ha nelle sue fila calciatori come Harry Arter che giocava con loro in Conference. Questo è il nostro modello da seguire. E se ce l’hanno fatta loro non vedo perché non possiamo riuscirci anche noi”.

Aggiungendo una frase meravigliosa, che implica un termine assai poco comune nel mondo del calcio e dello sport in generale: la riconoscenza. «Il cuore del team sarà ancora formato da quei ragazzi che ci hanno consentito di uscire dal “pantano” della Division One e che ora meritano di dimostrare che possono vincere partite di calcio anche nella fottuta Premier». Mai parole furono più azzeccate.

Lo Sheffield United ora sta volando in campionato: è in lotta per una qualificazione alla prossima Europa League e non solo (al momento il quarto posto non è una chimera, tutt’altro) ma non è nei risultati o nelle statistiche che si può spiegare questa sorta di miracolo sportivo.

LA TATTICA

Chris Wilder è uno degli allenatori più fedeli alla vecchia scuola del calcio inglese. Grinta, cuore, passione. Tackle duri e cross dalle fasce. Il suo Sheffield sembra uscito da un vecchio video della First Division degli anni ’80. “No bullshit” è una delle sue frasi preferite. Niente inutili complicazioni.Il calcio è un gioco semplice e la semplicità non è un difetto, ma un grandissimo pregio. L’allenatore delle Blades è però al tempo stesso un abile innovatore.

In uno schema consolidato come il 3-5-2 è presente un movimento, creato da Wilder e mai visto prima su un campo di calcio, talmente rivoluzionario da meritarsi l’ammirazione e i complimenti da allenatori del calibro di Pep Guardiola, Jurgen Klopp e Marcelo Bielsa. Si tratta degli ormai celebrati “overlapping central defenders”, ovvero i due difensori centrali esterni (solitamente Jack O’Connell e Chris Basham) che vanno in sovrapposizione sulle fasce (presidiate da George Baldock e Enda Stevens) creando così quella superiorità numerica che permette allo Sheffield United di essere la seconda squadra della Premier ad effettuare più cross (dietro il Manchester City e davanti all’Everton).

SHEFFIELD UNITED

Questo movimento, che fu una sorpresa per i team di Championship la scorsa stagione, lo è ancora di più quest’anno nella Premier. L’impostazione voluta da Wilder vuole che il centrocampista difensivo (Oliver Norwood) rimanga a protezione del difensore centrale che avanza, e prevede poi che oltre alle due punte (David Mc Goldrick e Lys Mousset) ci sia sempre un altro centrocampista centrale (John Fleck o John Lundstram) presente in area al momento del cross.

Proprio la figura del centrocampista centrale è stato l’unico vero cambiamento tra lo Sheffield United della promozione e quello di quest’anno in Premier League. Mentre l’anno scorso veniva utilizzato in chiave più offensiva dietro le punte, quest’anno gioca invece dietro gli altri due centrocampisti centrali fungendo da schermo protettivo alla difesa e da primo costruttore di gioco.

IL GRUPPO

Molti dei giocatori dell’attuale rosa sono gli stessi del primo trionfale campionato di Division One vinto tre stagioni or sono. E se è vero che “vincere” è il miglior collante possibile per un gruppo è anche vero che questo nucleo di calciatori, composto quasi esclusivamente da calciatori britannici, è assolutamente coeso e unito anche “fuori” dal rettangolo di gioco. Colazioni tutti insieme al campo di allenamento e cene che coinvolgono tutti i componenti dello staff, inclusa la frequentazione collettiva dei principali pub di Sheffield, con Chris Wilder per primo a riconoscere che “un paio di pinte non hanno mai ucciso nessuno”.

Come ricordato anche recentemente in un’intervista dal centrocampista John Lundstram (uno di quelli che ha giocato in tutte le quattro divisioni professionistiche inglesi),

“noi non ci disperdiamo a fine allenamento come quasi tutti gli altri team. Siamo molto uniti e passiamo un sacco di tempo insieme. E questo credo che si veda sul campo”.

Già, il campo. «Nessuno di noi, a cominciare dal Manager, accetta che qualcuno dia meno del 100% in campo. Da noi non ci sono primedonne. E il Boss è molto attento a scegliere calciatori con le giuste caratteristiche» conclude il numero 7 delle Blades.

CHRIS WILDER

Inutile negarlo. La principale ragione del successo dello Sheffield United risiede in quest’uomo. Persona estremamente preparata, meticolosa e attenta professionalmente quanto onesta, diretta e trasparente umanamente. “Quando hai fatto bene il tuo lavoro non esita a dirtelo, complimentandosi senza ipocrisia” racconta l’esterno destro George Baldock, “ma se non è contento di quello che hai fatto non te lo manda a dire. E con lui guai a montarti la testa. Ti fa tornare immediatamente con i piedi per terra!”.

John Lundstram aggiunge che “ci sono allenatori che ti mandano improvvisamente in panchina o in tribuna senza darti una spiegazione, anzi, quasi evitandoti per l’imbarazzo. Con Wilder questo non succede. Ti spiega sempre esattamente il perché delle sue scelte e questo i calciatori lo apprezzano tantissimo”. Una delle prime cose che fece Wilder una volta insediatosi allo Sheffield United fu di togliere dai muri degli spogliatoi del Bramall Lane tutte le frasi “motivazionali” dei suoi predecessori. La spiegazione?

“Fate già il mestiere più bello del mondo. Se non sapete trovare le motivazioni senza questi fottuti slogan siete da prendere tutti a calci nel culo”.

SHEFFIELD UNITED

L’AMBIZIONE

Lo Sheffield United dopo la tremenda, immeritata e sfortunatissima retrocessione del 2007, è stato per anni lontano dal calcio che “conta”. Ora nessuno si pone più limiti, e ancora una volta questo lo si deve essenzialmente a Wilder. In tutta la sua carriera da manager non ha praticamente mai avuto denaro da spendere per acquistare giocatori, dimostrando che non è indispensabile avere un portafogli pieno per raggiungere dei risultati.

“I risultati non si comprano ma si costruiscono”, è una delle sue tante frasi. E questo Sheffield United, costruito con calciatori in gran parte acquistati a parametro zero o per cifre quasi ridicole nel mercato attuale, lo dimostra. Nella partita pareggiata a novembre fuori casa contro il Totthenam lo Sheffield si è presentato in campo con 10 calciatori su 11 che erano già al club nella stagione precedente. 1-1 il punteggio, con Wilder scontento a fine gara.

“Oggi dovevamo vincere. Abbiamo giocato meglio di loro e lo avremmo meritato”.

DAL VANGELO SECONDO CHRIS WILDER

«Pressione? La pressione di vincere o perdere una partita in Premier? Questa non è pressione. La pressione l’avevo a Northampton quando rimanemmo tre mesi senza prendere una sterlina. Un giorno andai a far spesa al supermercato e quando arrivai alla cassa la mia carta di credito venne rifiutata. Questa è pressione».

È molto facile incontrare Chris Wilder su un autobus, in giro per la città o ancora più facilmente nel suo pub preferito di Sheffield. «Sono stato l’allenatore della squadra di questo pub e in tutte le squadre dove sono stato ho lasciato dei buoni ricordi. Qui, oltre a quelli, c’è anche la birra buona». Da buon manager “old fashion”, poi, una delle cose più odiate da Wilder sono i procuratori.

“Capisco che il mondo sia cambiato, anche nel calcio. Ma i calciatori dovrebbero imparare a riprendersi in mano il proprio destino. Grazie ai procuratori guadagnano qualcosa in più ma professionalmente non sempre fanno le scelte giuste. Cervello e portafogli non vanno sempre d’accordo”.

Chris Wilder ha recentemente rinnovato il contratto con le Blades fino al 2024, rilasciando questa dichiarazione. «Ho sempre sognato di allenare qui. Adesso che ci sono riuscito secondo voi dovrei andarmene?». Ci sia concesso rispondere: certo che no. Lunga vita allo Sheffield United, a Chris Wilder e al vero calcio inglese.