Andrea Bonani: il “professionista”

Oggi facciamo due chiacchiere con l’amico Andrea Bonani, una di quelle persone che anche se conosci da poco ti sembra aver frequentato tutta la vita.

Andrea ha sempre la battuta pronta. Quando si parla di calcio si sente subito che i suoi commenti vengono dall’esperienza e dalla capacità di pensare cosa sia più utile per la crescita dei ragazzi.

Quest’anno allena gli allievi del Sant’Ilario.

Anche se la particolare situazione li ha portati a giocare solo una partita finora il primo approccio è stato subito vincente e, a detta del mister, “si sono viste delle buone cose in campo” con un gran goal e una buona prestazione.

Chiacchierando con Andrea salta fuori da subito il suo passato nelle giovanili del Parma. 

“Ho giocato 10 anni nel Parma dai pulcini alla primavera poi una breve parentesi nel Crevalcore in C1 e un campionato vinto con il Boca Barco in interregionale. Ho giocato anche in altre squadre ma queste sono quelle che ricordo con più affetto. Dopodiché ho appeso le scarpe al chiodo.” 

Da giocatore se dovessi decidere un ruolo nella squadra da te allenata in quale sceglieresti di giocare?

Nella squadra che alleno farei il centrocampista centrale…alla mia età con questi ragazzi posso ancora reggere 3 o 4 minuti…ahahahah…

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

In condizioni normali il lunedì faccio un defaticante mentre gli altri due giorni svolgo mini partitelle in spazi stretti a tema. Lavoro spesso su spazi stretti e valorizzo la velocità di pensiero ed esecuzione. Sono convinto che apprendendo bene nel campo stretto poi sul campo largo si va in scioltezza..

Non sopporto i lanci lunghi. Amo giocare palla a terra e massimo divertimento. Dico sempre ai miei ragazzi di non far vedere la palla all’avversario con possessi palla  e tempi di gioco adeguati alla situazione..

 Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che mi ha dato più soddisfazione è stata a Torino contro la Juve imbottita di futuri campioni: Del Piero, Cammarata, Manfredini, Zoran ban, Squizzi, ecc.

Abbiamo espugnato il Combi per 2 a 1 con rete mia e di Colacone nella categoria primavera.

Per quanto riguarda i miei ragazzi è stata un’annata piena di soddisfazioni: vinto il torneo di Viareggio contro tutte squadre di accademia calcio professionistico, vinto il torneo di Felino, terzi classificati al Cavazzoli (dopo aver perso ai rigori contro la Reggiana). Tante soddisfazioni dai ragazzi che sono stati sempre molto bravi.

Che cosa porti a casa dal corso nel tuo essere allenatore?

Beh, ovviamente dal corso voglio integrare le mie conoscenze con novità “moderne” oltre all’opportunità di conoscere tanti allenatori e allenatrici competenti con cui scambiare opinioni sul calcio del territorio anche se so già che dovrò sopportare tutti i tuoi messaggi con scritto “birraaaaaaaa” ahahah.

Ringrazio Andrea per la sua disponibilità e praticità sul calcio sperando di poter fare un allenamento insieme appena la situazione che stiamo vivendo lo permetterà.

Alla prossima. Vamoooooossssss

Quanto è importante lo spogliatoio? Le 75 vittorie consecutive della Nuovalamp

La settimana scorsa, in una lezione del patentino Uefa C il docente Maurizio Giordani ha sottolineato alcune situazioni in cui il mister è protagonista nello spogliatoio con discorsi alla squadra sia prima della partita che nell’intervallo o alla fine facendoci vedere alcuni filmati di film famosi come spunto per la discussione.

Mentre scorrevano le immagini di Al Pacino che diceva che la vita è un gioco di centimetri nel famoso film “Ogni maledetta domenica” ripensavo alla mia esperienza nello spogliatoio nelle varie squadre che ho allenato e soprattutto a quanto vissuto in quella straordinaria realtà della Nuovalamp, squadra amatoriale di calcio a 5 (e a tratti calcio a 7) di Parma che ho avuto l’onore di fondare, esserne protagonista e allenare per oltre vent’anni (durante gli altri impegni calcistici e non).

I campionati amatoriali sono strani perché nella mentalità comune si ha sempre l’idea che gli amatori siano formati da gruppi di amici che all’occasione si ritrovano a dare due calci al pallone come scusa per poi mangiarsi la pizza.

Per fortuna nella maggior parte dei casi è così soprattutto nelle squadre di calcio a 11 dove volentieri nel terzo tempo si innaffia la pizza con una buona birra. Bisogna però tenere presente anche un altra realtà e cioè che nel calcio a 5 soprattutto, sin dalla fine degli anni 90, molte squadre Figc di serie B e C utilizzavano i campionati amatoriali come sedute “allenanti” al posto dei classici allenamenti.

Personalmente come Nuovalamp ci siamo infatti trovati a giocare campionati sia provinciali che regionali e nazionali con squadre sia di tipo pizza e birra come dicevamo prima che anche squadre di livello come Montemurlo (campione nazionale serie A2), Novara,  Milano, Roma, Castelli Romani, Rieti, Catania, Reggio Calabria, Trani, Ascoli ma anche Rimini, Modena, Ferrara per citarne alcune appartenenti per lo più alla serie B e C dei vari raggruppamenti regionali.

Nei campionati provinciali poi ci siamo sempre ritrovati di fronte squadre che contro di noi chiamavano personaggi di primo piano nel panorama del calcio a 11. Da ex giocatori di serie A a scendere su più “comuni” giocatori di serie D o eccellenza.

Spesso quindi per noi Nuovalamp tutti impegnati nelle varie società di appartenenza a vari livelli le partite del lunedì sera invece di essere considerate uno svago amatoriale sono diventate partite da preparare e da vivere in ogni aspetto soprattutto nello spogliatoio… perchè lo spogliatoio è fondamentale.

Non serve essere Al Pacino e non serve avere una finale importante. All’interno dello spogliatoio anche durante il campionato si trasmettono e si vivono senza “muri” le vere emozioni che si provano in partita.

Se come mister dici qualcosa di sbagliato o sbagli i tempi e dici una cosa giusta ma al momento sbagliato potresti fare disastri piuttosto che bene.

E’ così nel calcio degli adulti ma lo è soprattutto per le giovanili.

Sono passati alcuni anni dal record nazionale Nuovalamp di 68 risultati utili dal 2001 al 2003 e soprattutto le 75 vittorie consecutive da dicembre 2015 a ottobre 2017, ma vi posso assicurare che alcune situazioni vissute nello spogliatoio sono ancora vive con tutti i protagonisti.

Ad esempio quando in tutti e due i periodi abbiamo vissuto la prima sconfitta (sia dopo i 68 risultati positivi che la prima sconfitta dopo le 75 vittorie) l’effetto nello spogliatoio era più simile ad un disastro che a una sconfitta.

I giocatori aspettavamo sulla panca dello spogliatoio, erano dispiaciuti, silenziosi e faticavano a guardarmi in faccia.

MI ricordo abbastanza bene il volto di alcuni di loro (Fede, Mao e Franco pilastri  storici della squadra) con cui in uno scambio di sguardi veloci abbiamo deciso insieme condividendolo senza parlare quello che avrei detto subito nello spogliatoio a sconfitta appena subita e cioè:

“Finalmente è finita! Ragazzi GRAZIE GRAZIE GRAZIE per questa striscia positiva che da oltre due anni ci vede combattere, lottare e vincere assieme. Ora ci riposiamo e la prossima settimana si ricomincia senza questa pressione di dover vincere a tutti i costi ma riprendendo il piacere di giocare…tutto è partito da questa passione…dal voler sempre migliorare e divertirsi, giocando un bel calcio. E poi lo sapete, nel bene o nel male, LA COLPA E SEMPRE DEL MISTER…adesso pensiamo a mangiare e a che tipo di birra ordinare! Ale nuovalamp Ale!”

Un amico non ce l’ha fatta ed ha preferito smaltire la delusione da solo ritornando a casa ma tutti gli altri hanno mangiato e bevuto come nelle altre sere senza particolari disturbi emotivi. La cosa importante è che dal giorno dopo tra di noi ci fosse come unico pensiero: la partita della settimana successiva.

A mio parere un mister dello spogliatoio nella gestione dei vari giocatori deve darsi alcune semplici regole e prendendo spunto dall’esperienza di oltre vent’anni nella Nuovalamp dove oltre al nucleo storico sono passati giocatori del calibro di Osio, Pizzi, Bia, ecc.  oltre a un centinaio di altri splendidi giocatori provo a riassumere i punti per me più importanti.

Il Mister deve:

Riunire la squadra SOLO QUANDO C’E’ QUALCOSA DA DIRE. Può sembrare una banalità ma molti mister ci tengono a fare discorsi ad ogni allenamento. A mio parere non è una buona idea sia con gli adulti che con i ragazzi.

Essere estremamente SINTETICO E CHIARO. Non sai mai cosa i giocatori realmente apprendono dai tuoi discorsi.  Pochi concetti ma chiari con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, senza tecnicismi.

Capire il momento in cui la squadra HA BISOGNO DI SAPERE COME SENTIRSI COME COLLETTIVO. Non siamo tutti uguali e dopo alcune sconfitte specialmente (ma potrebbe essere anche in altri casi) il mister deve parlare per chiarire a tutti le emozioni e le aspettative che la SQUADRA si è data, non il singolo.

CONCENTRARSI SEMPRE SUL FUTURO e affrontare il passato con esercitazioni sul campo dopo qualche giorno. Essere efficaci (evitare sviluppi peggiori in futuro. Perdere dopo 75 vittorie poteva portare ad un crollo piuttosto che ad una sconfitta singola). Invece bisogna rimotivare verso i prossimi impegni.

AVERE PERSONALITA. Le persone sono trasparenti. La loro comunicazione non verbale rende “visibile” il carattere e se un mister non crede veramente nelle cose che dice può solo combinare disastri.

CREARE GRUPPO. Dopo la sconfitta “famosa” successiva alle 75 vittorie consecutive nessuno è stato incolpato e il mister deve prendersi la responsabilità secondo un percorso creato nel tempo in modo chiaro con i suoi giocatori.

Parlare NEL POSTO GIUSTO. In quel momento era meglio parlare nello spogliatoio. L’emozione la vivevamo tutti…bisognava essere immediati. Spostare il pensiero negativo comune nel pensiero positivo. Personalmente non ero preoccupato della sconfitta (anche se bruciava per come era avvenuta) ma per il possibile impatto sulle successive partite. Dopo quelle semplici parole la squadra si è sentita più tranquilla e tutti (o quasi) hanno cominciato a pensare al positivo di quei due anni appena passati a vincere e non alla sconfitta e ai possibili errori…c’era tempo per quello.

E’ chiaro che quando il mister fa un intervento o quando parla alla squadra deve stare attento a posizionarsi dove tutti i giocatori possano vederlo, guardare in faccia i giocatori, utilizzare un tono in modo da dare energia, scherzare sopra gli argomenti troppo seri per togliere un po’ di tensione. 

Con i ragazzi più giovani aiuta anche interagire con loro ed illustrare le situazioni con aneddoti o storie che loro possono capire. Utilizzare la tecnica dei punti elenco: quindi esporre non con una lunga storie ma incominciare dicendo ad esempio: “Ci sono 3 punti di cui voglio parlarvi oggi…”

Per finire negli ultimi anni, dove i mental coach e i comunicatori, sono entrati nel mondo del calcio è utile adottare un’altra tecnica che è quella del terminare sempre con un chiaro messaggio “da portare a casa”. Creare cioè una sorta di slogan che riassuma quanto detto prima facile da ricordare in modo che il giocatore se lo ripeta in testa e gli possa ricordare facilmente quanto detto.

Interagendo con il mio grande amico Remo Gandolfi per il sito www.ilnostrocalcio.it (che vi invito di visitare perchè molto ricco di aneddoti e storie vere) chiudo questo articolo con questo aneddoto che mi ha gentilmente girato:

Il miglior discorso di squadra – Brian Clough

La sua squadra del Nottingham Forest stava giocando male e perdeva 2-0 in casa. A metà tempo i giocatori hanno aspettato negli spogliatoi il loro allenatore. Hanno aspettato e aspettato e poco prima che dovessero andare avanti per il secondo tempo Brian Clough è apparso e ha detto: “Scusate ragazzi, colpa mia, ho scelto la squadra sbagliata”. Il  Forest è andato a vincere la partita 3-2.

Marika Bonomo: Portiere ed allenatrice giovanile

Ciao Marika, come nasce la tua passione per il calcio? 

Nasce all’età di 4 anni .. andavo a vedere ogni partita di mio padre sotto la pioggia la neve , il caldo , il vento .. vedevo solo lui è la palla!

Riscaldamento pre-partita calcio a 5
Come hai deciso di fare il portiere? 

Volevo essere come papà . È l’unico ruolo dove io posso volare .

sei passata dal calcio al calcio a 5… che differenze hai trovato? 

La prima partita mi è sembrato di tornare ai miei 6 anni, in quelle palestre col fondo di cemento o di legno… è stato bellissimo tornare a giocare a calcetto . L’unica differenza che ho trovato come portiere è la grandezza della porta . Il modo di giocare è più veloce…

dimmi una cosa facile ed una difficile nel giocare a calcio… 

Penso che la passione possa rendere facile l’apprendimento.
La cosa difficile per un portiere è scordarsi una “gatta” che si è fatta oppure subire un gol che si sarebbe potuto parare.

dimmi una cosa facile ed una cosa difficile del calcio a 5, invece? 

Nel calcio a 5 la cosa più facile è che riesci a far gol dalla porta!!!! Buahah . Penso di essere l’unico portiere che ha fatto 3 gol in campionato è uno in coppa .
La cosa difficile è quella di avere velocità nelle parate . Ed avere l’istinto giusto.

vorresti provare il calcio a 7? (Di solito piace molto alle ragazze del calcio perché lo vedono più veloce)

Si . Mi farebbe veramente piacere provare .

In rappresentantiva di calcio a 5 uisp hai giocato come giocatrice di movimento… provando questo ruolo, come ti è sembrato? Pensi che provare il ruolo delle compagne, possa aiutarti a capire come dare loro indicazioni dalla porta nelle prossime partite? 

Ti dico la verità: ho provato a giocare fuori per vedere le mie compagne, per capire come si comportano in difficoltà, perché in quel torneo avevamo avversarie di livello . Capire da vicino cosa sbagliano o cosa fanno giusto, provandolo sulla mia pelle. Volevo entrare nel loro mondo; Come portiere, alla fine, mi sento un po’ sola, perché ci sono i difensori, ma dove non ci arrivino loro ci devo arrivare io. È stata una bellissima esperienza, ma ovviamente dopo uno scatto crepavo ahah…

So che hai giocato anche in Marocco… intanto… calcio, calcio a 5 o beach soccer? 

In Marocco o giocato a 11, una volta ma così con degli amici. Là non è come in Italia, in Marocco e meno combattivo ..

cosa pensano del calcio femminile? può avere dello sviluppo? 

In Marocco è già in sviluppo il calcio femminile ed in questo penso che possa dare il buon esempio al mondo. In Marocco in molti pensavano che le donne dovessero stare a casa, ma non è così, se una donna vuole giocare a calcio lo deve fare ..

sono molte le ragazze che giocano con i capelli coperti e gli scaldamuscoli sotto le braghette in rispetto della tradizione? 

Si . Ho visto ragazze in Marocco giocare così e io le rispetto . Perché anche mia mamma lo porta . E il calcio non è razzismo ma è uno sport dove tutti i paesi del mondo possono giocare . In qualsiasi modo si vestano . Basta che toccare un pallone e si inizia la vita vera.

Qual è una partita che ti è piaciuta più di altre?

In questi 14 anni, ci sono state partite che mi hanno lasciata sconsolata, arrabbiata e triste… partite in cui sbagliavo e stavo male ed altre in cui facevo delle parate stupende…

Mi ricordo una partita a Fornovo, contro il Ghiarceto, in cui ricordo che eri venuto a fare le foto… ricordo di aver fatto una partita in cui mi era sembrato di non smettere di fare parate… di cui alcuni miracoli assurdi… ed ho finito la partita con 2 ematomi giganti ai gomiti..

Io penso che una partita è bella quando la affronti con la voglia di entrare in campo e non mollare mai. Anche malattie e piccoli infortuni non mi hanno mai fermato

Parlando con la Marika allenatrice… con bambini di 6 anni, quale aspetto bisogna curare di più? A quella età è molto più importante essere “educatori” che allenatori tecnici… come vedi i bimbi da questo punto di vista, disponibili? 

A sei anni bisogna essere più amici dei bambini che allenatori . Si devono divertire con giochi con la partitella .

Sei giovane e forse hai avuto qualche possibilità in più rispetto alle generazioni che ti hanno preceduto di poter iniziare a 4 anni. Che possibilità ci sono per una bambina di iniziare oggi? 

Io ho iniziato a 4 anni perché avevo la fortuna di avere mio papà come allenatore . Al giorno oggi bisogna aspettare i 6 anni, ma le bambine hanno la possibilità da subito di iniziare a giocare con una squadra femminile.

Secondo te maschi e femmine possono giocare insieme? Se si sino a che età? 

Sì possono. Io ho giocato con loro fino ai 14 anni. Teoricamente potresti giocare anche fino ai 16, ma scalando di annata. Non gioco più con loro, ma per fortuna mi alleno con la categoria maschile .

Conosci il calcio ed il calcio a 5… secondo te potrebbe essere utile iniziare il percorso calcistico con il metodo futsal? 

Si potrebbe essere utile!

Quanto conta secondo te l’esperienza rispetto all’età anagrafica, nel calcio a 5, dove devi pensare prima di ricevere la palla, invece che dopo averla ricevuta? 

Allora io penso sempre che l’età non conta tantissimo, chi inizia presto come ho fatto io, ovviamente è molto più avanti, rispetto ad altri che iniziano dopo. Allo stesso tempo, ci sono ragazze che iniziano a 6 che comunque fanno fatica a giocare, come può fare fatica una ragazza che ha iniziato tardi, perché non hanno assimilato certe basi .. Nel mondo del calcio penso sempre che bisogna prima pensare a quello che bisogna fare in quel momento. Faccio un esempio: prima di ricevere la palla devi alzare la testa e guardare . Dopo averla ricevuta alzi di nuovo la testa e la giochi . Se giochi con la testa bassa non vai da nessuna parte.

Io non ho studiato scienze motorie, ma fortunatamente sono accompagnato da 2 ragazze che lo sono… dalla tua esperienza hai sempre visto preparatori atletici/fisioterapisti che possono aiutare gli allenatori ad adattare gli esercizi alle esigenze fisiche dei singoli perché non si facciano male o assumano posture errate difficili poi da correggere? 

Sì, almeno nei tre anni al Parma, ho visto fisioterapisti, medici, preparatore atletico e due preparatori dei portieri.

Quanto è importante l’approccio mentale dell’allenatore? Cosa fai per stimolare i bambini?

Sì l’approccio mentale è molto importante . Deve saper allenare e far crescere la squadra da tutti i punti di vista. Se non lo fa, o sta commettendo degli errori o non ha le capacità .
Ahaha Per far stimolare i bambini nell’apprendimento cerco sempre di sviluppare dei giochini che stimolano l’attenzione: Tipo prendi la coda, La gara di palleggi, uno contro uno… A volte faccio finta di essere il cronista della partita e la cosa li diverte molto. L’importante del gioco è sopratutto divertirsi.

L’allenatrice deve dare la carica!
cosa pensi per l’anno prossimo, si potrà ricominciare?

Io spero sempre che si possa ricominciare, anche adesso! Quando manca il calcio, sento che mi manca tutto!!!

Allenamenti individuali – Una splendida opportunità

La delicatissima situazione in cui da tanti mesi siamo immersi  ha cambiato e sta cambiando radicalmente tanti pezzi delle nostre vite e gli strascichi saranno sicuramente  indelebili.

Come dicono in tanti, il calcio è la”cosa più importante delle cose non importanti”; questa premessa è sicuramente doverosa, e il nostro pensiero e le nostre paure sono sicuramente indirizzate verso la salute nostra e dei nostri cari.

Tuttavia il nostro è un blog per appassionati, e ci stiamo rendendo sempre più conto che la passione verso qualcosa (nel nostro caso il calcio) in situazioni durissime come questa funge da ancora di svago e salvezza.

Nelle ultime due settimane e in particolare modo negli ultimi 4 giorni, preso atto dello stop della maggior parte delle competizioni dilettantistiche, c’è stata una pesante discussione sulla tematica allenamenti: allenamenti individuali…si può o non si può?

I chiarimenti di oggi sembrano aver concesso questa possibilità, già testata tra l’altro la scorsa settimana nelle categorie provinciali. 

Sicuramente tra gli addetti ai lavori non sono mancate le polemiche. Tanta gente non riesce a digerire il fatto di privare il calcio del contatto e delle partitelle (non è calcio”), mentre tanti allenatori tendono a snobbare questa nuova situazione (“gli facciamo dare due calci “).

C’è un’altra categoria di allenatori, come il sottoscritto, che ritengono questa nuova modalità di allenamento una opportunità d’oro.

Molto spesso, durante l’anno, molte volte ci facciamo condizionare dai risultati del sabato…sfido chiunque a dire il contrario!  Pur coscienti di essere in torto, nella risicata ora e mezza di allenamento molto spesso rischiamo di “trascurare” la crescita del singolo ragazzo per diventare strateghi e preparare LA PARTITA di campionato.

Siamo sinceri, come è in grado di farci vivere con quella bella sensazione di emozione nel cuore e nello stomaco, allo stesso tempo il campionato indubbiamente porta pressione e condizionamenti! Sfido chiunque a dire il contrario.

Il blocco delle competizioni ci ha fatto riscoprire questa dimensione di allenamento senza contatti e a distanza. Su cosa buttarsi? Come suggerisce la parola “individuale”, sul singolo!

Personalmente ho riscoperto in questi primi nuovi allenamenti un clima sereno e un dolce scorrere del tempo…senza “fuoco sotto il sedere”!

I bambini, alleno i 2012, sono ben coscienti di queste regole e che per un po’ non potranno fare partitelle o esercitazioni situazionali e questo ci sta aiutando molto.

Così, con massima calma, c’è tutto il tempo di dedicarsi alla loro crescita motoria e alla tecnica individuale, senza nessun’altro tipo di pensiero e preoccupazione.

Ovviamente la fantasia è fondamentale per creare esercitazioni che siano coinvolgenti e divertenti, ma una volta trovata la chiave questo lavoro sul singolo si rivelerà veramente molto prezioso. 

Non tutti i mali vengono per nuocere; sento di non esagerare esclamando che i nostri ragazzi inizieranno a vivere la dimensione di allenamento migliore in assoluto per poter apprendere ciò che avveniva automaticamente nell’ormai vecchio e romantico calcio di strada: pallone, pallone, pallone!!!

La rubrica “Ciao Mister” dell’Aiac Reggio Emilia

Nella giornata dei ieri l’Aiac Reggio Emilia ha pubblicato nella sua rubrica Ciao Mister l’intervista a Gino Cervi, il nostro “portierone”.

Da Facebook della sezione Aiac di Reggio Emilia:
 
Continuiamo la nostra rubrica “CIAO MISTER!!”. Vi presentiamo l’intervistato di oggi:
NOME: Gino Cervi
 
SOCIETÀ D’APPARTENENZA: U.S.Cremonese
 
RUOLO: Allenatore dei Portieri
 
CATEGORIA DELLA QUALE CI SI OCCUPA: Under 17 NAZIONALI, Under 16 NAZIONALI
 
CHE TIPO DI PATENTINO HAI OTTENUTO E COSA TI PERMESSO DI FARE IN PIÙ RISPETTO A PRIMA?
Ho ottenuto nel 2015 la licenza da “ Allenatore Portieri Dilettanti
per Settore Giovanile e Prima Squadra”, nel 2018 la licenza di “Allenatore di Base UEFA B “ e nel 2019 ho conseguito la licenza di “Allenatore dei Portieri di Prima Squadra e Settore Giovanile“ presso il Centro Tecnico di Coverciano. Sono iscritto all’Albo Speciale FIGC degli allenatori dei portieri. Tutte queste licenze mi hanno permesso di poter allenare in un Settore Giovanile Professionistico storicamente importante come quello della Cremonese.
 
COSA COTTRANDISTINGUE IL TUO METODO DI LAVORO?
Utilizzo molto l’analisi video sia della partita che degli allenamenti, tutte le settimane preparo una clip per il portiere che ha giocato e discutiamo dei singoli interventi per aiutare i ragazzi a migliorarsi.
Ho notato che, in linea di massima, apprendono più velocemente guardandosi che ascoltando.
 
QUANTE SEDUTE FAI? COME RIESCI A BILANCIARE IL LAVORO TECNICO-TATTICO CON QUELLO PSICO-FISICO O INTEGRATO?
Tendenzialmente facciamo 4 sedute alla settimana più la gara. Personalmente ho programmato un protocollo di forza che faccio fare tutti gli allenamenti come Pre-Attivazione a secco ma che mi permette di evitare di fare tanta forza in campo e dedicarmi di più alla parte tecnica situazionale.
Anche perché i Mister utilizzano sempre di più i portieri e quindi preferisco utilizzare questo tempo sul campo per sviluppare tecnica del gesto e tattica situazionale piuttosto che la forza.
 
QUANTO PENSI SIA IMPORTANTE CONIUGARE IL LAVORO PSICO-FISICO DENTRO E FUORI DAL CAMPO?
E’ fondamentale. Sento spesso i ragazzi nel gruppo o singolarmente e molte volte spedisco video di portieri di alto livello per capire cosa ne pensano e creare delle discussioni sui
vari temi. Monitorare anche le situazioni personali, se si nota qualcosa di anomalo, è molto importante specialmente nel Settore Giovanile. E’ logico che è più semplice per noi Allenatori dei portieri perché abbiamo un gruppo ristretto di ragazzi.
 
QUALI SONO LE TUE ASPETTATIVE PER IL FUTURO?
Aprire una scuola per portieri e, nonostante l’età, l’idea è quella di rendere una passione un lavoro per puntare sempre più in alto.
Aiac Reggio Emilia

PROPONICI UN ESERCIZIO :

CATEGORIA: Tutte categorie fasce agonistiche

FASE D’ALLENAMENTO: Situazionale Tattico-Tecnico

OBIETTIVI TECNICO-TATTICI o FISICI: Tipi di spostamento, timing sullo stop e parata

MATERIALI UTILIZZATI: Palloni e Area di Porta

DURATA (n° di minuti): 25 -30 minuti ( A seconda della quantità di Portieri ) 4 portieri

SCOPO/FINALITÀ: L’esercitazione ha come obiettivi di far distinguere i vari tipi spostamento, a seconda che sia lungo o corto, e nello stesso tempo di regolare la velocità di spostamento in funzione della velocità di trasmissione del pallone e sincronizzare il timing sullo stop del calciante in posizione più possibile corretta a difesa della porta. –

DESCRIZIONE: Nella prima parte i portieri ed il mister si passano il pallone e con obbligo di controllo. Il portiere si deve spostare e fermarsi in posizione corretta sul controllo del compagno. Si finisce il giropalla con un tiro che in questa prima fase viene fatto solo dal Mister (Per correggere la posizione). Le varianti che intervengono in un secondo momento sono le seguenti : – Passaggio di prima intenzione (Quindi molta più velocità di esecuzione); Libertà di tiro a tutti e di conseguenza soglia di attenzione ancora più alta; – Anticipo del tiro da parte dei compagni con spostamento quindi entra in gioco anche la visione periferica e la velocità sulla presa di decisione

Tutti in campo per tutte intervista Giuseppe Marino allenatore del Napoli Femminile

Reload:  Ragazzi Ribelli & Sport ©

Immaginate di assistere ad una video chiamata tra amici che si raccontano e che lo fanno a cuore aperto, tanto da arrivare a commuoversi.
È questo che accade all’interno di questa chiaccherata intensa, travolgente vera.
Lui è Bebbe Marino Allenatore del Napoli, neopromossa della Serie A femminile di calcio.
Arrivate fino in fondo conoscerete l’uomo, il bambino, il papà, il Mister.
Ragazzi Ribelli & Sport ©

Ragazzi Ribelli & Sport ©Immaginate di assistere ad una video chiamata tra amici che si raccontano e che lo fanno a cuore aperto, tanto da arrivare a commuoversi.. È questo che accade all'interno di questa chiaccherata intensa, travolgente vera.Lui è Bebbe Marino Allenatore del Napoli che tra due giorni scenderà in campo per giocarsi un sogno chiamato : Serie A.Arrivate fino in fondo conoscerete l'uomo, il bambino, il papà, il Mister.Marino: Viva il Lupo 😉💙💙⚽👠

Pubblicato da TUTTI in Campo per TUTTE ASD su Mercoledì 19 agosto 2020

Dopo la Resilienza? L’anti-fragilità

In uno dei precedenti articoli ho trattato il tema della resilienza ma oggi voglio fare un passo ulteriore e presentarvi un costrutto psicologico molto recente ed attuale: l’anti-fragilità.

Il primo a parlare di anti-fragilità è stato Nassim Thaleb nel suo libro “Antifragile. Prosperare nel disordine” ed è stata definita come quella capacità, da parte di un soggetto, di usare l’incertezza a proprio vantaggio.

Quale situazione migliore per sperimentare l’incertezza e l’imprevisto se non quella che tutti noi stiamo vivendo in questi mesi? Questo concetto ci coinvolge tutti, anche perché in questa realtà 2.0 siamo immersi in un costante cambiamento potenziale, ecco perché dobbiamo riuscire a cogliere la possibilità di trasformare il limite in opportunità.

Questo implica lo sviluppo di un mindset ovvero un atteggiamento mentale che sia antifragile nel momento stesso in cui sul nostro cammino incontriamo un ostacolo imprevisto; tale impedimento attiva nella persona quelle risorse interne che consentono di usare l’ostacolo a proprio vantaggio ed evolvere.

Due sono le emozioni/sensazioni che permettono di alimentare e orientarci verso l’antifragilità: la curiosità e la sorpresa. Date queste informazioni, quali applicazioni possiamo avere nel mondo sportivo e in particolare sul campo con i ragazzi?

anti-fragilità

Partiamo dal presupposto che antifragilità si nasce e si diventa: essa è infatti una caratteristica che tutti noi possediamo, in misure differenti, ma che possiamo anche allenare! Una delle sue caratteristiche operative è l’adattamento proattivo ovvero la capacità di reagire in modo proattivo e funzionale a contesti nuovi, a una transizione/crisi.

In tal senso l’allenatore può trasmettere un’idea costruttiva dell’errore, come un occasione di crescita e non un elemento che porta esclusivamente al fallimento.

La seconda caratteristica è l’evoluzione agonistica intesa come la spinta di un soggetti di ricercare attivamente delle situazioni nuove in cui sperimentarsi, la volontà di uscire dalla propria zona di confort e mettersi alla prova; rispetti a tale aspetto, l’allenatore e lo staff tecnico possono permettere, soprattutto nel settore giovanile, uno scambio di ruoli costante dove ciascuno può sperimentare nuove risorse e responsabilità.

L’ultimo elemento operativo che voglio analizzare è l’agilità emotiva che implica una gestione delle proprie emozioni consapevole ed efficace sia per quanto riguarda gli atleti, per i quali dovrebbe essere previsto di base un lavoro con lo psicologo dello sport, sia per gli allenatori, i quali durante la partita devono saper stare dentro le proprie emozioni, positive o negative che siano, senza essere completamente immerso in queste.

Assegnare i ruoli nelle giovanili

In questa fase di precampionato è necessario individuare o rimettere in discussione alcuni ruoli dei giocatori in base alla preparazione e alle caratteristiche che i ragazzi possono avere.

Dopo questo periodo di sosta possiamo ritrovarci davanti ragazzi che sono molto cambiati nelle caratteristiche fisiche, mentali e caratteriali dagli ultimi allenamenti fatti. E’ necessario dunque stabilire obiettivi generali e specifici per ognuno, ripartire dalle basi tecniche (passaggi e possesso), testare la forma fisica e concordare con ognuno in base ai risultati e alle attitudini i vari ruoli. 

Ogni ragazzo deve aver chiaro per ogni ruolo di quali siano le caratteristiche fisiche, tecniche, tattiche e gli atteggiamenti mentali che vengono richiesti.

Ovviamente nulla di definitivo ma una base di partenza su cui poter lavorare e selezionare le varie caratteristiche dei ragazzi.

ruoli

La tabella successiva mostra alcune di queste caratteristiche. Personalmente la condivido con i ragazzi ad inizio stagione e stabilisco gli obiettivi di miglioramento con ognuno. Dopo un certo periodo (in genere un paio di mesi se non ci sono contrattempi) rivedo la pianificazione con il ragazzo, i risultati e eventualmente il cambio ruolo o il rafforzamento dello stesso.

PosizioneQualità fisicheQualità tecniche richiesteQualità tattiche richiesteQualità mentali richieste
PortiereDimensioni agilità
Reazione
Abilità nel salto
Buona presa con le mani,
Buona tecnica a terra e in aria
Buone capacità con i piedi
Buona scelta di posizione e movimento
Anticipazione e buona distribuzione dei palloni
Personalità
Fiducia
Calma
Concentrazione
TerzinoResistenza alla velocità
Velocità esplosiva
Tecnica difensiva
Contrasti e scivolate
Ricezione
Passaggio di buona qualità
Correre con la palla
Posizionamento e recupero
Tempi di intervento e temporaggiamento
Versatilità in attacco
Aggressività
Forza di volontà
Fiducia
Difensori centraliAltezza
Energia
Abilità di salto
Velocità, mobilità
Intercetto
Controllo della palla
Gioco di testa
Passaggi lunghi e corti
Anticipo
Posizionamento, marcatura
Copertura e
sostegno al gioco
Attitudine al comando
Temperamento
Direzione, calma
Coraggio
CentrocampistiResistenza
Forza (nel duello)
Mobilità
Tecnica difensiva
Passaggio
Ricezione
Dribbling
Posizionamento e
recupero
Anticipo
Pressing
Voglia di combattere
Cooperazione
Forza di volontà
AliResistenza
Velocità
Correre con la palla
Dribbling
Capacità al cross
Tiro
Movimento per difesa
Movimento per attacco
Pressing
Vincere duelli
Coraggio, forza di volontà
Generosità
Concentrazione
Assunzione di rischi
AttaccantiEnergia
Velocità
Vivacità
Agilità
Capacità di rifinire l’azione
Controllo
Colpo di testa
Dribbling, finte
Controllo palla
Colpo di testa
Dribbling, finte Movimento costante
Cambio di posizione
Correre nello spazio
Tempi giusti
Fiducia
Opportunismo
Inganno
Perseveranza

Per esperienza posso dire che molti ragazzi si mettono in discussione positivamente quando vedono le caratteristiche dei vari ruoli e man mano che si discute la loro motivazione ad ogni allenamento è sempre più alta nel tentativo di raggiungere gli obiettivi condivisi all’inizio della stagione.

Buona preparazione a tutti!

UEFA C ONLINE – Prima Parte

Buonasera a tutti e ben ritrovati. Nella speranza che stiate tutti bene e stiate sopravvivendo a questo caldo infernale, voglio condividere con voi le prime impressioni riguardo la prima parte del corso Uefa C Online, essendo uno dei fortunati riusciti ad entrare in lista. 

Con la lezione del 31 Luglio, è terminata la prima parte, quella teorica. Avendo alle spalle un intenso mese e mezzo di lezioni quotidiane, mi sento pronto per un resoconto globale. Non entrerò in dettaglio nelle nozioni specifiche, non tocca a me anticipare il corso a chi lo svolgerà in futuro. Ciò che farò in questo articolo è condividere con voi le mie sensazioni personali: come ho vissuto il corso e ciò che fino ad adesso mi porto dentro. Cercherò di non complicare troppo il mio pensiero, ma di essere molto chiaro e semplice nel citare i pro e i contro.

Probabilmente ancora non ci rendiamo conto di aver partecipato ad un qualcosa di “storico”: sono quasi sicuro di poter esclamare che probabilmente questo sia nella storia il primo corso Uefa c svolto online (se dovessi venire smentito, chiederò scusa per la negligenza).

Il primissimo vantaggio per molti di noi è stato l’ingresso senza punteggi; è stata infatti creata una graduatoria in base alla cronologia delle domande inviate. Sono onesto nel dire, che in condizioni normali avrei dovuto provare anni e anni prima di riuscire ad entrare. 

 Il più grande vantaggio dell’online per un corsista è quello di risparmiare tantissime ore e parecchi euro di viaggi in macchina ad orari comunque proibitivi per molte persone che lavorano. Collegarsi comodamente alle 18 da casa per seguire comodamente le lezioni ed esser pronti per uscire istantaneamente alla fine di esse (21.30), sicuramente è un colpo più unico che raro.  

All’opposto, probabilmente questo collegamento a distanza e in solitudine ci ha privati della dimensione più bella di un percorso così lungo e impegnativo: stringere relazioni e amicizie nuove e vivere la vita del gruppo, penso ad esempio alle cene post corso.  Siamo stati in grado di conoscerci ugualmente tramite il gruppo Whatsapp e le pause tra una lezione e l’altra in attesa dei professori, ma sicuramente aspettiamo la parte pratica di fine agosto per poterci finalmente conoscere. 

Un altro limite che inizialmente ha creato qualche “”scontro”” tra noi, è stata la gestione dei confronti e delle opinioni durante le lezioni. Sicuramente non è stato subito scontato trovare un equilibrio nel rispettare i turni di parola e i tempi stretti dei docenti. Ma nel tempo questo si è sistemato, e le lezioni proseguivano in maniera fluida e producente.

Inoltre, non sempre siamo riusciti a ricordare le informazioni dei docenti (alcune slide non potevano essere inviate); rispetto ad un confronto in presenza, ammetto che a volte l’attenzione non era sempre semplice da mantenere.  

Il team docenti  si è adattato a questa nuova condizione didattica; le lezioni sono risultate quasi tutte chiare, anche grazie all’ausilio di video.

Abbiamo avuto modo di svolgere qualche primo esame a distanza; i professori sono stati abbastanza clementi nei questionari somministrati. Particolarmente interessante quello di Psicopedagogia, che ha stimolato la nostra creatività e le nostre riflessioni con una piccola produzione scritta partendo da tematiche a scelta. I successivi saranno in presenza a settembre durante la parte pratica.

In generale questa prima parte teorica mi ha lanciato qualche grande spunto fondamentali: lavorare con pazienza sui giovani, programmando minuziosamente e  rispettando i tempi della loro crescita.  Costruire il calciatore è l’unico obiettivo da inseguire. Tutto ciò che riguarda la tattica collettiva, verrà dopo.  Non avere paura di alzare l’asticella: complicare per far crescere: “Quando gli esercizi in allenamento sono perfetti e vanno sempre bene, c’è qualcosa che non va”.

Inoltre, personalmente ho ritenuto molto importante aver chiarito le priorità tecniche da allenare per ogni fascia d’età.

Dopo la metà di agosto ricominceremo con la parte pratica e gli ultimi esami, gli ultimi step prima di avere in mano il tanto sudato patentino.  Essendo un corso regionale, si terrà a Bologna. 

Vi terrò aggiornati sulla fine di questo bellissimo, seppur veramente impegnativo, percorso. 

Nel frattempo l’Uefa C è diventato obbligatorio in tutte le categorie FIGC; prevediamo che la federazione aumenti le possibilità di accesso per tutti gli allenatori interessati. 

A presto! 

p.s. Per motivi di privacy e di rispetto della rigidità della federazione, ho preferito non inserire fotografie delle videolezioni. 

 

 

Il calo motivazionale degli atleti post-lockdown

Eccomi tornata con un nuovo articolo, oggi ho voluto trattare un tema molto dibattuto in quest’ultimo periodo: il calo motivazionale che i nostri ragazzi hanno subito a causa del lockdown, le cause ma anche i possibili strumenti da poter utilizzare in campo, e fuori, per aiutarli.

Improvviso, si, è proprio questo l’aggettivo che descrive al meglio il cambiamento che tutti i protagonisti del mondo sportivo, in primis gli atleti e i coach, hanno dovuto affrontare.

Da un momento all’altro i programmi di allenamento, gli obiettivi della stagione, sia individuali che di squadra sono stati interrotti e congelati fino a data da destinarsi. Tutto ciò cosa ha prodotto? Quali sono stati gli effetti sulla motivazione?

Innanzitutto cerchiamo di definire la motivazione: è quel fattore psicologico che determina la scelta, l’intensità (quanto mi metto in gioco) e la tenuta nel tempo di una determinata attività, in questo caso praticare il proprio sport.

I nostri ragazzi possono essere orientati internamente o esternamente: le motivazioni interne sono quelle più durature come la passione, la soddisfazione, il piacere che mi dà praticare quel gesto, il sentirsi capaci mentre svolgo il mio sport.

Le motivazioni esterne, invece, sono più labili, meno durature perché lo sport è strumento per giungere ad altro come la fama, il riconoscimento sociale, un ritorno economico ecc. In quest’ultimo caso, tali fattori non possiamo controllarli direttamente, non dipendono totalmente da noi ecco perché di fronte ad eventuali ostacoli è più facile che l’atleta abbandoni.

La motivazione però non dipende solamente e in modo esclusivo dall’orientamento individuale ma è molto importante risulta essere anche il clima motivazionale creato dall’allenatore e dallo staff.

Infatti, se l’allenatore pone tutta la sua attenzione sul risultato e la competizione, probabilmente dedica molto più spazio solamente agli atleti migliori e nel lungo termine può influire negativamente sulla motivazione di tutti: sia dei giocatori meno bravi, perché non percepiscono il sostegno e la considerazione del mister, ma anche di quelli più capaci dove le aspettative troppo elevate li condurranno a vivere uno stato di ansia perenne.

Al contrario, se l’allenatore e lo staff creano un clima orientato al compito, riconoscendo l’impegno e sottolineando i progressi di tutti, ciascuno si sentirà valorizzato ed efficace, influenzando positivamente la motivazione.

Quando gli allenamenti e le partite sono stati annullati, tutte le mete e gli obiettivi a breve, medio e lungo termine hanno perso valore, sia individuali che di squadra. Senza obiettivi cosa accade? Non siamo motivati perché ci manca una direzione da seguire!

Ecco perché al rientro da un periodo così complesso come quello del lockdown uno strumento fondamentale per incrementare naturalmente la motivazione dei nostri ragazzi/e è il goal setting: pianificare in modo strutturato e chiaro gli obiettivi di squadra e quelli individuali, con l’aiuto dello psicologo dello sport. Nel momento in cui ci si pone una meta chiara, realistica e che abbia un significato per noi questo ci motiva, ci spinge a mettere in atto determinate azioni per raggiungere i nostri obiettivi.

Spero  di avervi dato spunti utili per gestire al meglio l’eventuale calo motivazionale presente nei vostri ragazzi al rientro in campo. Ricordate che ciascun membro della squadra è differente e ha esigenze diverse, soprattutto in questo momento appare fondamentale lo sguardo attento sia al singolo che al gruppo nella sua interezza.

Nel prossimo articolo entreremo più nello specifico del goal setting approfondendo questo strumento molto importante che ci permette di orientarci al meglio nel percorso con i ragazzi.

Alla prossima!