UEFA B Allenatore di Base – Finalmente è arrivatooooo

Uefa B …Finalmente è arrivato….

Dopo tre mesi di fatica, ma con la consapevolezza di essere cresciuto in competenze e nozioni, di aver guardato sotto altri punti di vista il ruolo dell’istruttore, di aver conosciuto ragazzi/e fantastici che mi hanno fatto crescere, di aver conosciuto ed interagito con docenti preparati e che amano quello che fanno è arrivato l’attestato da allenatore UEFA B…….

Uefa B

Uefa B

Un’altro scalino salito per acquisire sempre più competenze….

Ringrazio tutti i compagni di viaggio del corso e gli auguro un in bocca al lupo grandissimo…..

Grazie !!!

 

Mister…spero che questa mia passione non finisca mai

Ad ogni fine stagione ogni mister inizia a ragionare sul proprio futuro. Riconferma o nuova squadra?

Direttori sportivi,  promesse (vere o false?),  progetti dove l’importante sono i ragazzi  e non il risultato (mi scappa quasi da ridere)…ormai ci si potrebbe scrivere un libro. Sono tanti nell’ambiente “i commercianti” che si spacciano ottimi responsabili di risorse umane.

Come districarsi e fare la scelta giusta  in questo mondo calcistico soprattutto per chi si occupa di calcio giovanile?

Non lo so, non ho una ricetta esaustiva…ma in estate, dopo un po che, finita la stagione precedente senza più avere in bocca panini alla salamella dai vari tornei, so che mi manca il campo,  mi mancano i ragazzi, mi manca quell’emozione data dal mettersi in gioco e quell’adrenalina nel vedere le persone che lottano assieme verso un obiettivo definito.

Quale squadra scegliere? Quando si sta bene e non pesano i km o le corse che fai per allenare o quando tua moglie rientrando a casa a tarda sera ti vede sorridere, allora capisci che il posto è quello giusto.

Mister

Pura e semplice passione. Passione che c’è da sempre. Passione che avevo quando ero bambino e giocavo nel cortile.

Certo il cortile non c’è più e sarebbe un errore non tenere conto del contesto che cambia e delle varie problematiche che hanno oggi i ragazzi e a cui un mister si deve adeguare ma la passione, quella vera, non può cambiare. Non sarebbe passione.

Stare con i ragazzi e in qualche modo provare a trasmettergliela tentando di riportare in primo piano i valori educativi fondamentali è stato, è e continua ad essere, una vera e propria “dipendenza” e deve essere l’argomento più importante per affrontare la decisione da prendere.

Il ruolo dell’allenatore è un percorso di sacrifici,  ricco di difficoltà e psicologicamente logorante se non affrontato con lo spirito giusto.

Ma se parti dal cuore riesci a capire qual è il progetto migliore per te e per i ragazzi che stai tenendo. Quei ragazzi che quando ti incontreranno tra dieci anni si ricorderanno del loro “mister” e ti verranno a salutare con voglia e con la loro “passione” perché hanno gustato e valorizzato l’opportunità che anni prima si è costruita assieme.

L’anno scorso ho frequentato un corso di specializzazione per allenatori a Milano. Tra i vari messaggi che ci scambiamo prevale nella scelta anche una altro aspetto e cioè la possibilità di migliorarsi. Cioè un mister scegli la propria squadra dell’anno successivo anche in base alle possibilità che ha di crescere lui stesso. Alla fine il calcio (come tutto ormai) è in continua evoluzione e l’allenatore competente è colui che è in grado di imparare anche dopo anni e anni di carriera.

Un amico mister lombardo, ad esempio, ha scelto la squadra dell’anno prossimo in una società in cui c’è un allenatore degli esordienti che è in grado di comunicare con semplicità le proprie idee e di renderle facilmente comprensibili ai suoi ragazzi. Il mio amico si è informato, ha capito che questa abilità non è frutto del caso o solo della singola persona ma di un progetto societario ben preciso e l’ha sposato per l’anno prossimo. Ha voglia di mettersi in gioco su quell’aspetto!!!

Personalmente prima di scegliere se fermarmi in una squadra o se cambiarla o cambiare addirittura società ragiono sulla programmazione che ho fatto nell’annata in corso, al metodo in cui credo, al perché seguo questo metodo e a quanto sono riuscito a restare fedele alle mie scelte.

Ho sempre avuto un a certezza: nel momento che improvviserò allenamenti o lezioni tattiche sarà per me segnale inequivocabile di chiudere con questo mondo.

Se non avessi la passione non farei l’allenatore e se non fossi capace di programmare la mia passione non sarei attento ai ragazzi e alla loro crescita ma mi farei trascinare da singole partite o da quei “tifosi” che pretendono risultati o da quella dirigenza che pretende il raggiungimento di determinati obiettivi.

Certo anch’io voglio raggiungere determinati obiettivi nella programmazione che concordo con la società. Nessun mister allena per perdere o pareggiare.Nel rispetto di tutti però si va in campo per vincere. Se la squadra gioca bene ci saranno sicuramente maggiori possibilità di vittoria. E chi fa l’allenatore sa che è il filo che collega tutte queste posizioni ma niente arriva subito.

L’arte dell’attesa è fondamentale. Per fare un lavoro fatto bene serve predisposizione, tempo, qualità e pazienza.

E’ tutto semplice quando i risultati arrivano e la squadra gira alla grande. Ma spesso la storia di un allenatore è fatta principalmente da sconfitte più che da vittorie. Per questo è fondamentale avere una programmazione a monte chiara; per capire meglio cosa si è sbagliato e migliorarsi per la volta successiva. Se l’ambiente ti aspetta e ti da il tempo giusto per lavorare i risultati prima o poi arrivano.

Avere passione quindi, programmare, essere autocritici,  dare a tutti i ragazzi le stesse possibilità, innovarsi e migliorare. Se la squadra che sto allenando oggi (e la società a cui appartengo) mi permette di vivere l’emozione di allenare e di poter sviluppare il mio essere allenatore in questo modo allora la mia scelta andrà in quella direzione altrimenti valuterò le altre proposte che mi permetteranno di raggiungere questa modalità e questo stile.

Alla fine l’allenatore è una persona che deve sempre essere in grado di assumersi le proprie responsabilità e  difendere le proprie scelte ammettendo i propri errori ma anche godendo delle proprie scelte quando queste risultano vincenti.

Non può accontentarsi. Mai! Deve sempre avere l’audacia di puntare in alto e di andare oltre.

Se dovessi perdere la mia passione perderei anche gran parte della mia credibilità.

Cari allenatori, non perdete occasione per “mettervi in gioco” e…buona scelta!!!

Mister

Una mentalità per essere vincenti di Filippo Inzaghi

Tesi finale del corso Master 2012/2013 per allenatori di Prima categoria Uefa Pro di Filippo Inzaghi  una mentalità per essere vincenti

filippo inzaghi

“Non sò ancora se sono e sarò un allenatore vincente, ma sicuramente lo voglio diventare con l’umiltà di volersi migliorare sempre e con lo spirito che mi ha sempre animato da giocatore.
L’esperienza del corso master mi ha sicuramente aiutato a migliorare e a trasmettere delle nuove idee in riferimento alle nuove metodologie d’allenamento del calcio che confermano e sostengono diversi aspetti che ho affrontato quest’anno e che già avevo elaborato nella mia esperienza da calciatore.
La mia progressione come giocatore, è passata attraverso diverse tappe ed è con la stessa gradualità che voglio affrontare quella da allenatore, poiché l’esperienza è quello che più insegna nella vita e nella professione, e l’umiltà è il primo valore.
Ho percepito, insieme al mio gruppo, analizzando tutti gli aspetti esplicitati nella tesina, il risultato sportivo della stagione (semifinale titolo italiano) un ottimo successo, un punto di partenza per costruire un nuovo e sempre migliore progetto. Perciò ho ringraziato la mia squadra e i miei collaboratori per ciò che mi hanno restituito in termini di emozioni, confronti, impegno e collaborazione.
Per concludere, ringrazio tutti i docenti del corso Master che hanno contribuito a questo mio prodotto, alla mia crescita e che hanno dimostrato grande professionalità, competenza e.. mentalità vincente.”  Filippo Inzaghi

Adolescenza e calcio: binomio sottovalutato!

Adolescenza: rappresenta il momento transitorio dall’infanzia allo stato adulto.

Generalmente quando si parla di adolescenza ci si concentra su quel periodo che va dai 11/12 ai 18/19 anni, anche se teorie recenti la allungano addirittura fino ai 25 anni.

Se dovessimo sintetizzare questa fase in una parola, sicuramente sarebbe CAMBIAMENTO.

L’adolescente, infatti, si trova a dover fronteggiare significativi cambiamenti fisici e psicologici repentini, e la convivenza con tutto ciò risulta essere spesso molto difficoltosa per lui.

Dovrebbe essere superfluo ribadire l’importanza durante questi anni dell’adulto impegnato nella gestione del ragazzo, ma il panorama generale attuale suggerisce che molto probabilmente insistere su questo concetto non è affatto tempo perso.

Il momento storico che stiamo vivendo è caratterizzato da una popolazione incredibilmente saccente, in cui Google, Wikipedia o Facebook ci rendono addirittura più qualificati di medici, ingegneri, professori ecc.

L’ambito educativo è sicuramente quello in cui oggi la gente si sente più libera di imporre il proprio credo senza freni, e questo è il motivo principale per cui le regole sono sempre meno nella nostra società.

Essere responsabili dell’educazione di una persona richiede però attenzione massima a tantissimi fattori, ma soprattutto una enorme capacità di mettersi in discussione ed essere pronti ad ascolto confronto continui, per poi essere dinamici a cambiare i propri piani d’azione ogni volta che diventa necessario.

Bisogna inoltre ricordare che non esistono interventi educativi universali, ma che OGNI PERSONA E’ DIVERSA DA TUTTE LE ALTRE.

Tornando ai nostri adolescenti, mai come con questi “alieni” bisogna tenere conto dell’ultima frase in maiuscolo.

Ricordo una frase pronunciata con rabbia dalla mia professoressa di Psicologia dello Sviluppo: “con gli adolescenti bisogna C-O-N-T-R-A-T-T-A-R-E!”; e ho ancora ben in mente anche la mia perplessità appena uscito dall’aula. Si parlava del senso di onnipotenza dell’adolescente e del suo sentirsi intoccabile, e ciò che continuavo a pensare spavaldamente era solo “io con due calci nel c… risolverei ogni problema”

Mai come adesso, dopo un anno e mezzo da allenatore della Categoria Giovanissimi (oltre a precedenti varie esperienze lavorative), vorrei andare a ringraziare in ginocchio quella professoressa.

Ho spesso riflettuto in passato sulle caratteristiche che deve avere un allenatore del settore giovanile, e appunto nell’ultimo anno e mezzo mi sono concentrato specialmente su questa delicatissima fascia d’età chiamata adolescenza.

Questa esperienza con l’annata 2003, breve ma veramente intensa, mi ha permesso e mi sta permettendo di capire prima di tutto quanto imporre un regime militare non porti il minimo risultato.

E allora? Quali caratteristiche dovrebbe avere un allenatore degli ultimi anni del settore giovanile?

Prima di tutto, ritengo che debba sposare con convinzione una causa molto importante: creare per il futuro.

Un ragazzo immerso in questa fase di vita, sarà sicuramente il nemico principale della parola costanza. Che si trovi a casa, in campo, a scuola o qualsiasi altro luogo, un giorno vedrà bianco, l’altro nero, l’altro ancora arancione, blu, rosa ecc  ecc.

L’incredibile e  spaventosa velocità con cui alterna euforia, depressione, rabbia, energia e fiacchezza, ci fanno subito capire che le nostre aspettative su di loro non possono essere troppo alte e che non possiamo sperare in risultati solidi nel breve periodo.

Di conseguenza, lo sguardo al lungo periodo per tirare le somme e la capacità di vivere pazientemente e senza drammi ogni insuccesso (spesso inspiegabile) sono qualità che fanno la differenza in queste categorie.

Sicuramente un carismatico sergente di ferro non si troverebbe affatto d’accordo con me, sono certo che sarebbe ancora più incentivato a crescere piccoli soldatini che eseguono a testa bassa.

Occorre però sempre ricordare che questi ragazzi sono emotivamente nel periodo più complesso della loro vita, caratterizzato da un fastidio non quantificabile verso l’adulto e verso l’autorità.

Combattere la loro fastidiosa onnipotenza e il loro sbeffeggiare tutto e tutti con urla, punizioni, minacce e pressioni è sicuramente una scappatoia nemmeno troppo faticosa, alla portata di tutti.

Ma sicuramente risulterà il modo più efficace di portarli a provare odio per questo sport e ad un successivo abbandono o perdita di passione nel giro di pochi mesi.

Sono infiniti gli esempi, nelle esperienze di ognuno di noi, di squadre crollate miseramente e di gruppi completamente frantumati.

La vera sfida di noi deputati ad accompagnarli in queste ultime categorie è quella di portarli ad aver il più roseo futuro calcistico facendogli amare questo sport alla follia, senza offuscare nemmeno per un secondo la loro passione e la loro voglia di impegnarsi e migliorarsi.

A questo proposito, chi decide di buttarsi in questa avventura, deve diventare per i suoi ragazzi una figura empatica al massimo, che sappia dare sostegno, fiducia, comprensione, confronto per stemperare ogni tensione interna e permettergli di buttare fuori tutto il malessere senza la paura di un giudizio.

Viene da sé capire l’importanza di mantenere il sorriso sul volto dei nostri giocatori e il divertimento, uniti ad un senso di libertà di espressione e soprattutto di ERRORE.

Una volta creati questi presupposti, dovremmo essere a buon punto del lavoro.  Cosa aggiungere al profilo del nostro allenatore?

Sicuramente una cosa fondamentale in ogni contesto di vita, ma ancora di più nei confronti di chi è mentalmente spaesato o “ballerino”: l’essere un buon esempio per diventare credibile.

Un istruttore diventa credibile se mantiene comportamenti impeccabili. Un istruttore diventa credibile se dà seguito a testa alta a ciò che dice dentro lo spogliatoio, tecnicamente e umanamente. Un istruttore credibile, diventa un ancoraggio sicuro per chi è alla ricerca della “terra ferma”.

A questo punto, acquisita la loro fiducia, dovrebbe scendere in campo un’altra qualità che fa la differenza: la capacità di dialogo e di adattarsi ad una comunicazione alla portata di chi si ha di fronte.

Capacità che ci permette una chiara condivisione degli obiettivi tecnico tattici della stagione e di tutto ciò che si fa in campo, ma anche di inculcare valori sportivi quali rispetto, sacrificio, passione.

Mi rendo conto che a parole posso averla fatta molto semplice, ma il fine principale di questo articolo è quello di diffondere la personale convinzione che soprattutto in questo periodo della vita dei ragazzi sia più che necessario mettere ognuno di loro al centro del progetto, con tutte le loro diversità e peculiarità, e che sia obbligatorio continuare a camminare nella loro direzione.

Tutto ciò va quindi a combattere un approccio autoritario, contro la convinzione di poter vedere risultati definitivi dopo poche settimane, contro il distacco dalle loro vite e contro tante altre cose che ho citato e che purtroppo continuano ad essere molto diffuse e a creare danni.

Per chiudere, inserisco alcune immagini di questa mia esperienza. Non tocca a me giudicare il mio lavoro con questi ragazzi, ma voglio condividere con voi quanto è bello percepire felicità, passione, rispetto ed entusiasmo nei propri calciatori.

Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio Adolescenza e calcio  Adolescenza e calcioAdolescenza e calcio

 

 

 

 

 

Siamo tutti allenatori ma io Che allenatore sono….??

Penso che in tanti dovremmo porci questa domanda e dalla propria risposta capire che allenatore vogliamo essere!!!

Allenatore
Ci sono allenatori che allenano per le proprie ambizioni… il loro obbiettivo è allenare solo per vincere a discapito di ragazzi che non giocano mai che non si divertono e che non cresceranno mai.. Per me questo è allenare x sé stessi… e non essere un allenatore!!!

Ci sono allenatori, invece, che allenano dei ragazzi che insieme formano un gruppo e una squadra con la voglia di crescere e migliorare giocando tutti insieme bravi e meno bravi per dare il massimo… Per me questo è essere il vero allenatore di una squadra di calcio!!!

Banale la domanda..!!!
Non lo so…ditemi voi come la pensate…!!!

Ve la sentireste di allenare il calcio femminile?

8 marzo 2018 In occasione della Festa della Donna mi piaceva valutare quali sono le differenze tra calcio femminile e calcio maschile e quali doti servono a un mister per allenare le donne.

Nazionale femminile under 19

La Nazionale Under 19 Femminile prima della Fase Elite del Campionato Europeo in programma dal 2 all’8 aprile in Scozia.

Qualche anno fa (ormai 14 ) mi presi l’impegno di fare il mister della rappresentativa femminile provinciale di calcio a 5. Il calcio femminile non era molto diffuso  (ancora meno di oggi per lo meno) e la richiesta che mi  era stata fatta mi aveva stimolato e dato l’occasione per conoscere meglio questo mondo che frequentavo da anni in ambito maschile ma che mi era sconosciuto dal lato femminile.

Rimasi subito favorevolmente colpito sia dall’entusiasmo che  dalla passione che le ragazze dimostravano durante gli allenamenti.

Ero convinto erroneamente che ci fosse tra di loro dal punto di vista tecnico e tattico molta confusione di base sui movimenti  e le posizioni e molte corse a vuoto invece rimasi colpito, oltre che dalla tecnica e dalla tattica individuale anche dalla dedizione e soprattutto dall’applicazione che le ragazze erano in grado di garantire in allenamento e in gara  consentendoci  di vivere una bella esperienza vincente sia a livello umano che calcistico.

Ricordo con piacere quell’annata anche se ritengo che, se per allenare in generale serve motivazione e passione, in ambito giovanile e ambito femminile serve ancora di più competenza e attenzione perchè i margini di crescita, ancora oggi, sono elevati e gli aspetti di sensibilità, calore umano, adattabilità al capire e a regolare  i continui sbalzi d’umore diventano strumenti fondamentali in queste categorie.

Nazionale femminile

La Nazionale femminile di calcio Under 17 in Costa Rica per i Mondiali, due anni fa. Il team di Enrico Sbardella ha concluso il torneo al terzo posto. Nessuna Nazionale giovanile di calcio – né maschile, né femminile – aveva mai vinto una medaglia ad un Campionato del Mondo.

In ambito femminile, come per le giovanili, è fondamentale monitorare e comprendere con chiarezza tutto quello che accade nello spogliatoio. In ambito femminile un normale diverbio può avere strascichi lunghissimi. Una parola detta di troppo, diventa una rottura insanabile se non viene gestita per tempo.

Ho preso da internet alcune risposte significative di calciatrici che fanno capire che caratteristiche deve avere il mister ideale:
Disponibile e presente
Professionale e serio
Motivare e comunicatore
Preparato e competente
Autorevole
Capace di adattarsi
Carismatico ed empatico
Comprensivo
Sincero, deciso e schietto
Rispettoso e coerente

Aspetti che sembrano scontati ma proviamo a  valutare il nostro operato nelle ultime settimane rispetto a queste voci, che voto ci daremmo?

Forse tutti positivi ma potrebbe anche esserci qualche “calo” fisiologico o qualche mancanza di attenzione che forse non sempre verrebbe gradito da una squadra femminile e che invece in ambito maschile verrebbe ignorato o per lo meno non ritenuto così importante.

Dal punto di vista motivazionale  le ragazze hanno una maggiore propensione al lavoro e una maggiore capacità di attenzione e di analisi. Tendono a preferire allenamenti che implicano uno stile collaborativo e non competitivo.

Di contro però tendono ad incolparsi facilmente, attribuendo i propri insuccessi, i fallimenti e le sconfitte a se stesse (hanno infatti, in generale, una scarsa autostima e poca fiducia nelle proprie capacità).

Tendono a complicare anche le situazioni semplici e, cosa più importante, non hanno un modello di riferimento femminile al quale ispirarsi.

Allenare il femminile quindi deve portare il mister a preparasi molto bene su:
saper ascoltare i reali bisogni delle ragazze,
ragionare sempre democraticamente,
saper motivare le scelte adottando un comportamento corretto e coerente,
saper dare fiducia (responsabilizzazione, rinforzi positivi, incoraggiamenti e istruzioni tecniche), 
calibrare con competenza gli allenamenti sulle reali capacità delle ragazze,
stimolare la consapevolezza degli apprendimenti enfatizzando l’impegno per l’ottenimento dei miglioramenti, 
correzione dell’errore attraverso istruzioni tecniche. 

L’anno scorso, durante le lezioni all’Inter Youth Coach Master ci hanno dato indicazioni  esaurienti anche sulle differenze anatomico-strutturali tra uomini e donne utili a impostare poi gli allenamenti e i carichi id lavoro (le esercitazioni verranno proposte poi in altri articoli sul blog).
Il fatto di avere il bacino allargato per favorire il parto, porta le ragazze ad una maggiore inclinazione dell’asse del femore che comporta un aumento del valgismo del ginocchio, uno spostamento laterale della rotula, comportando cosi un carico superiore sull’esterno e quindi una maggiore predisposizione agli infortuni dei legamenti (ginocchio-caviglia).
calcio femminile differenze uomo donna
Le ragazze hanno, in genere, anche un ventricolo sinistro più piccolo, una massa  di sangue minore,  una minore capacità di trasporto di ossigeno ai muscoli e questo comporta una diversa risposta rispetto agli uomini rispetto al recupero respiratorio e all’intensità nei vari esercizi.
Altra differenza importante è una minore formazione ossea e un minore sviluppo della massa muscolare dovuta alla diversa produzione di testosterone anche se a livello di prestazione la distanza totale percorsa in una partita è simile tra uomini e donne.
Ecco solo alcuni spunti rispetto a chi volesse intraprendere l’attività di allenare nel femminile.  Prepararsi con conoscenze specifiche, competenza e passione. Nonostante non sia più un mister alle prime armi io dovrei tornare ad approfondire esperienze e teorie prima di cimentarmi ancora in questo ambito anche se stimolante e con ampi margini di miglioramento.
Buon lavoro a chi lo sta facendo e auguri a tutte le donne!!!

28/02/2018 Incontro Formativo con Daniele Tacchini

Interessante incontro promosso dalla nostra sezione e dal gruppo “la rete dei Mister” ieri sera con Daniele Tacchini riguardo “le 18 regole per fare la differenza in allenamento”.

Le 18 regole per fare la differenza in allenamento

 

Attraverso vari stimoli (video, immagini e modo comunicativo) Daniele, oltre a promuovere il suo libro, ci ha dato interessanti stimoli soprattutto sulla gestione comunicativa con i ragazzi.

Avere una buona metodologia didattica significa saper trasmettere meglio ai ragazzi i nostri obiettivi.

Ugualmente importante anche la parte sull’osservazione delle fasi di allenamento che ci permette di arrivare meglio alla gestione delle situazioni per poter spiegare, gestire ed eventualmente correggere il lavoro che si stà facendo.

Parola d’ordine: coinvolgere sempre i ragazzi parlando la loro lingua e i conoscendo i loro modi pensare e comunicare.

In linea con il  nostro percorso formativo di quest’anno Daniele ci ha proposto il suo modello comunicativo frutto di una sua sintesi che deriva da altri autori a lui cari e dalla sua esperienza.

Perchè questo incontro? Perchè, sapendo comunque che nessuno ha in mano la verità assoluta, Daniele con la sua passione ci permette di prendere degli spunti per metterci in gioco nella nostra realtà di tutti i giorni per rendere la nostra attività coinvolgente e sopratutto efficace..