SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Incontri Domenicali sui Campi…

Ciao a tutti, oggi mi scuserete ma vorrei scrivere, brevemente, di quello che mi è capitato ieri al campo.

Ore 13:30 prepartita campionato Under 17 Nazionali tra Cremonese e Milan, arriva il pullman dei rossoneri e chi scende ?

Il mio allenatore dei portieri “avversario” che segue il Milan non è altro che il mitico Nelson Dida, portiere che non ha bisogno di presentazioni direi .

Gli stringo la mano e ci scambiamo un ” Ciao Mister ” che per me, abituato al calcio cosiddetto minore, è stata una bella emozione.

Fino a ieri l’avevo visto solo in tv e invece eccolo di fronte a me che scambia quattro chiacchiere in maniera molto amichevole.

Ad un certo punto gli dico ” Mister, lo sai vero che prima di andare ti rubo un selfie…..” e lui in maniera molto tranquilla e disponibile ” Certo Mister, non c’è problema !”Incontri

So che a molti forse non importerà ma per me è stata una bella soddisfazione !!

A presto !!

Il calcio a 5 femminile

Salve, sono Michele Guerra, preparatore dei portieri della squadra di calcio a 5 femminile di Tuttimondi ASDPS. Ho fatto parte dello staff della Medesanese Futsal femminile con la quale, grazie alle ragazze e all’esperienza di Michele Oppici e Marco Rossi, abbiamo vinto 2 campionati di serie C regionale e una coppa Emilia.

Partendo da questo documento vorrei iniziare a parlare di calcio e calcio a 5 femminile condividendo la mia esperienza nel settore con voi.

Per tutti gli allenatori che vogliono iniziare l’avventura nel calcio femminile giovanile consiglio di leggere questo documento della FIGC di Bolzano per prendere spunto per impostare il lavoro. Anche se breve puntualizza diversi aspetti.

Per chi allena il femminile una cosa che spesso si sottovaluta delle donne è la alta competitività. L’allenatore deve avere autorevolezza per essere ascoltato, deve saper ascoltare e saper interagire in maniera adeguata con le proprie giocatrici e con le “mille verità” che si vengono a creare. Deve saper gestire i rapporti con direttori di gara talvolta indisponenti ed arroganti verso le donne e talvolta meno esperti o preparati rispetto ai colleghi che arbitrano il maschile.

Parlando dell’attuale generazione di giocatrici che vestono le maglie delle prime squadre, pur avendo maturato un lunga esperienza, solo poche hanno iniziato a giocare prima dei 14 anni e per questo mostrano piccole incertezze sui fondamentali.

Fortunatamente per il movimento stanno nascendo tantissime squadre che ammettono bambine di 6 anni che approcciando a questo sport da piccole hanno meno titubanza rispetto alle adolescenti che approcciano per la prima volta a questo sport.

Uno dei principali fattori frenanti per le giocatrici, all’inizio, è proprio la paura o la timidezza di approcciare un nuovo mondo. Partire senza un fardello emotivo di incertezza sicuramente velocizza l’apprendimento, dà meno possibilità alle avversarie di approfittare dell’inesperienza e rende più sereno il gioco.

Un secondo punto critico per le neofite, che entrano a far parte di gruppi che si allenano da più tempo, è il non farsi scoraggiare per il lavoro da compiere per arrivare al livello delle compagne. Occorre far giocare le esordienti affiancate dalle compagne con maggiore esperienza, che sanno facilitarne il gioco, per non far pesare loro eccessivamente le imprecisioni o la gestione macchinosa della palla.

Parlando di creare un gruppo da zero, condivido in pieno il fatto che il futsal sia molto allenante per la mente dell’atleta, quindi utile anche per coloro che aspirano a giocare nel calcio a 11.

Gli esercizi e gli sviluppi in spazi ridotti costringono a prendere decisioni rapide, a ridurre le sbavature tecniche che possono essere fatali se permettono all’avversario di intercettare la palla.

Prediligendo passaggi veloci palla a terra, permettono una gestione più rapida ed agile in fase di ricezione, al contrario della scuola del calcio a 11 femminile in Emilia Romagna che è per la sua gran parte ancora improntata sulla palla lunga alla punta che deve correre più dei difensori. Un buon allenamento stile futsal permette di avere una visione completa del campo e generare sinergia tra i compagni, muovendosi sempre in armonia per occupare gli spazi lasciati vuoti in maniera ottimale.

Purtroppo, se tali capacità non si allenano sin dalla più tenera età, sarà sempre più difficile riprenderle ad età più avanzate.

Parlando di giovanili nel calcio a 5, sino all’anno scorso le ragazze a Parma non potevano partecipare a campionati se non al compimento del quattordicesimo anno di età, entrando in squadre di adulte, perché ancora non esistevano i campionati under 12 o under 14. Questo causava un fortissimo ritardo nell’apprendimento della tecnica e dell’orientamento in campo.

Una bambina doveva essere abbastanza paziente e allenarsi per anni senza giocare (cosa molto improbabile, che portava per il più delle volte all’abbandono) o si presentava a 14 anni in una squadra di adulte soffrendo parecchio per le proprie lacune rispetto compagne ed avversarie.

L’ingresso era sempre molto traumatico, perché ogni piccola sbavatura nel passaggio o la ricezione si traduceva in una palla persa o peggio in un gol. Le compagne e le avversarie spesso  avevano esperienza pluriennale e questo provocava anche forte disagio e sconforto per ogni piccolo errore, portando molte ad abbandonare nonostante le potenzialità.

Per ciò che concerne l’Emilia Romagna, l’inizio ritardato delle atlete non ha mai permesso uno sviluppo di questo sport in termini di competitività e qualità di gioco. Le squadre per la maggior parte chiamavano giocatrici formate nel calcio a 11, con buone basi calcistiche, ma da riadattare e rieducare per il futsal.

Molte di loro ammettevano una grande fatica ad entrare nei meccanismi, nell’occupazione degli spazi liberi, nei passaggi rapidi e continuativi, nel gioco di suola e nei tiri di punta, facevano fatica a perdere il “ruolo fisso” che avevano nel calcio a 11, difficilmente si fidavano a fare passaggi in appoggio alla compagna arretrata e sopratutto riproponevano il gioco del calcio che avevano imparato con lanci lunghi al “pivot” improvvisato o sulle corse delle ali.

Ho allenato nell’attuale generazione di trentenni e spesso occorreva fare tantissimi allenamenti specifici sui fondamentali, soprattutto sul passaggio e controllo, i movimenti pivot, i movimenti e le uscite da portiere del futsal ed ottenendo risultati decenti solo dopo tanto tempo e tanta tenacia.

Un arrivederci al prossimo appuntamento in cui parleremo ancora di calcio e calcio a 5 femminile giovanile, amatoriale e dilettantistico.

Corso di Specializzazione per Portieri di Prima Squadra

Il corso di specializzazione per allenatore di Portieri di prima squadra e settore giovanile viene svolto a Coverciano ed è chiaramente incentrato sulla formazione per tecnici specifici del ruolo del portiere a livello professionistico.

Per me è stato un bel percorso e finalmente anche l’attestato è arrivato !

Corso di Specializzazione per Portieri di Prima Squadra

Al termine del corso, infatti, il positivo superamento degli esami abilita i tecnici ad essere tesserati come allenatori dei portieri dalle squadre professionistiche.

Con il corso di specializzazione per allenatore di Portieri di prima squadra siamo abilitati a insegnare sia agli adulti in prima squadra sia ai ragazzi delle giovanili un percorso di crescita per fasce di età in modo da acquisire le tecniche di base per affrontare il ruolo del portiere aumentando con gli allenamenti le loro capacità e la loro consapevolezza di mezzi.

Durante la partecipazione al corso in tutti i partecipanti la voglia di imparare e crescere e  l’importante spirito del puntare in alto ha reso molto importante e arricchente tutte le lezioni. Complimenti a tutti i docenti e compagni di corso per questa splendida esperienza.

E adesso…pronto per una nuova avventura !!!

Aspetto fisico dei giocatori

In questi anni guardando diverse partite nel settore giovanile ho notato che l’aspetto fisico dei giocatori viene preso in considerazione per formare le squadre che vogliono vincere senza particolari costruzioni di gioco.

Non è sempre vero ma la maggior parte delle squadre che hanno ragazzi biologicamente già sviluppati rispetto alla media dei pari età giocano soprattutto sulla capacità di questi ragazzi di fare la differenza in partita per corsa e potenza fisica.

Molti mister per fortuna prediligono l’abilità dei ragazzi indipendentemente dall’altezza e dal peso.

Aspetto fisico dei giocatori

Voi in che mister vi identificate? Quanto conta per voi l’aspetto fisico dei giocatori?

Nel primo tipo cioè se avete giocatori forti fisicamente indicate alla squadra di scaricare la palla a loro e gli fate fare risultato o nei secondi dove comunque vada il gioco viene sviluppato da tutti i ragazzi indipendentemente dal fisico?

Nel fare formazione ai mister di vari e società personalmente sottolineo sempre di non lasciarsi prendere dalle dimensioni fisiche dei ragazzi e confonderle con abilità e tecnica perchè spesso i ragazzini nella crescita perdono tutti i vantaggi che hanno nel momento in cui  gli altri ragazzi li raggiungono nel tasso di crescita.

Nelle giovanili si nota spesso questo problema quando le squadre passano dal gioco  9 vs 9 a 11 vs 11. 

Bisogna trovare il giusto equilibrio per dare tempo e spazio ai ragazzi fisicamente non ancora sviluppati. 
Psicologicamente i ragazzi vivono con fatica questo momento di trasformazione e proprio per questo il mister deve dare loro molta attenzione tenendo d’occhio quello che sta succedendo. 

Spesso capita che l’attaccante prolifico nelle categorie minori quando comincia a giocare in spazi più grandi non riesca più a segnare.

Il mister deve insegnare il modo di sfruttare al meglio le proprie capacità lavorando sul lato fisico del suo gioco, sulla protezione della palla e su come crearsi lo spazio contro i difensori più grandi per prepararsi comunque l’opportunità di tiro oppure di poter giocare di sponda per i compagni.

Si tratta quindi di affrontare questo problema adottando un approccio diverso al gioco di squadra e che il singolo giocatore se è più piccolo dell’altro può essere altrettanto bravo se mette il tempo e lo sforzo per lavorare con gli esercizi giusti. 

Richiede molto lavoro ma così facendo teniamo fede al ruolo di mister delle giovanili che ha il compito di far crescere i ragazzi che gli vengono affidati.

Buon lavoro!

Far crescere i ragazzi

Spesso i mister si rendono conto nelle prime settimane della stagione, dopo le prime partite se la loro squadra è al giusto livello competizione in vista del campionato. Far crescere in ragazzi non è mai una cosa semplice ma richiede programmazione, impegno e costanza senza guardare troppo ai risultati in partita ma ai singoli obiettivi che ci concordano con i ragazzi.

Nelle squadre dilettanti spesso ci si trova ad avere gruppi eterogenei con diversi ragazzi bravi ma anche con diversi ragazzi che hanno problemi sia atletici che tattico-tecnici.  Per alcuni mister questa situazione  può diventare un problema perché in allenamento o in partita non riescono a gestire questa diversità. Non c’è una ricetta definitiva ma uno dei modi per risolvere questa situazione è stabilire con ognuno dei ragazzi una serie di obiettivi da raggiungere.

I ragazzi si sentiranno stimolati per le loro capacità e nel medio periodo si riuscirà a trovare il giusto equilibrio per far giocare assieme tutti senza rischiare troppo il risultato. Da parte del mister chiaramente ci sarà più fatica a programmare esercizi personalizzati e allenamenti che tengano conto degli obiettivi fissati ma ne vale sicuramente la pena.

Stabilire con i ragazzi un legame forte e lavorare per singoli obiettivi misurabili è anche molto utile perché è uno dei modi per sviluppare una mentalità vincente. Alcuni mister creano questa mentalità lavorando su esercizi con molta intensità e pressione incitando continuamente i ragazzi sia in allenamento che in partita mentre altri mister lavorano sulla intuizione e sulla creatività restando più silenziosi e gestendo le correzioni a tu per tu con i ragazzi.

Non c’è un metodo giusto (per fortuna!!!) ma a seconda dei ragazzi che ci troviamo davanti e della nostre convinzioni sia l’uno che l’altro metodo possono risultare più meno efficaci.

Dare degli obiettivi ai ragazzi sia singoli che di squadra serve a creare quella mentalità che servirà in partita a sfruttare il valore aggiunto del gruppo.  Gli obiettivi devono essere misurabili  con ruoli e compiti e mezzi adeguati ad ogni ragazzo per raggiungere la meta.

Il ragazzo deve sapere cosa deve fare, e capire che può farlo.

Per far crescere una giusta mentalità vincente nel giocatore bisogna scegliere gli obiettivi in base al rischio: giocare ad esempio in più ruoli sul medio periodo porta i ragazzi a non avere paura di sbagliare.

Nella categoria esordienti i ragazzi devono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più.    E’ importante in allenamento simulare parte della pressione che può esserci in partita creando condizioni pari a quelle che si trovano contro gli avversari in modo che i giocatori riescano a sviluppare la giusta mentalità “allenandosi” durante la settimana sia tecnicamente che mentalmente.

Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile anche se purtroppo molti allenatori alimentano l’opposto facendo in modo che i ragazzi sviluppino una mentalità che teme gli errori più di quanto si possa desiderare il successo.

Bisogna abbassare il livello di ansia che i ragazzi e lavorare sul loro autocontrollo e sulla loro autostima che sono due qualità fondamentali per valutare le varie situazioni che possono nascere in partita. 

Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.   Una brutta sconfitta come una bella vittoria va analizzata e ridotta a singoli obiettivi da definire e da affrontare per migliorarsi o per rafforzare la programmazione che si sta svolgendo.

La sconfitta o la vittoria quindi non porta vantaggi al mister nel senso che il mister non è bravo se vince o se perde (come molti mister pensano) ma nelle giovanili è bravo il mister che riesce a trovare il giusto equilibrio per far crescere i ragazzi insegnandogli i fondamentali tecnico e tattici e una giusta mentalità vincente.

Provate a fare una lista dei vostri ragazzi e a stabilire 5 obiettivi minimi da raggiungere per ogni ragazzo da qui a dicembre. Vi accorgerete che per compilare questa lista in modo opportuno e renderla efficace non è così semplice.

Dovrete gestire con ognuno dei ragazzi una relazione forte e concordare scadenze e impegni per raggiungere l’obiettivo. Programmare allenamenti per permettere di eseguire e valutare i singoli obiettivi.

Se si lavora in questo modo oltre ad aver partecipato efficacemente nella crescita e nello sviluppo dei ragazzi anche i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Provare per credere.

Quando un allenatore è competente?

Alcune sere fa in una rimpatriata con giocatori e mister frequentati ormai secoli fa mi è stata posta la domanda a bruciapelo: “Quando un allenatore è competente?”. 

Sembra una domanda semplice ma la risposta può non essere così scontata visto il panorama dei mister che abbiamo in giro per le nostre provincie.

Sul campo infatti troviamo diverse categorie di mister. Gli allenatori più quotati in genere sono quelli che hanno ottenuto risultati negli anni passati. Sono dotati di abilità  indiscutibili, non sono più giovanissimi e spesso sono troppo gelosi del loro sapere. Propongono un modello di gioco funzionale che probabilmente gli ha dato soddisfazioni in passato e i ragazzi si devono adeguare a questo modello e al comportamento spesso non molto ortodosso del mister. 

Oppure si trovano allenatori giovani capaci ma con poca voglia di approfondire gli argomenti di studio necessari a creare solide basi per poter gestire i giovani. Cambiano spesso società per trovare l’ambiente adatto a valorizzarli ma durante l’anno succede sempre qualcosa che li porta a rompere l’ambiente e così l’anno dopo ricominciano in un’altra società.

Ovviamente ho estremizzato due aspetti dei mister che troviamo per valorizzare i mister “equilibrati” che per fortuna troviamo ancora e che affrontano l’essere mister come una scelta di vita. Che bello quando li incontri!

Te ne accorgi subito dal rapporto che hanno con i ragazzi, dal loro modo di stare in campo, dalle modalità di gestire le varie situazioni.

In genere sono persone che amano mettersi in gioco e che hanno una mentalità aperta ai cambiamenti che specialmente in questi ultimi anni bisogna affrontare con le nuove generazioni.

Sono persone che hanno le proprie idee ma che sono disposti a rivederle continuamente cercando di studiare e prepararsi per restare fare al meglio il proprio compito. Per tornare alla domanda iniziale: “Quando un allenatore è competente?” risponderei che un mister è competente quando sa far le cose che insegna ma sa anche gestire le varie situazioni con i ragazzi e lo trasmette in modo trasparente tramite il suo modo di fare senza secondi fini.

A volte quindi troviamo persone che sanno fare (calcisticamente parlando) ma che non sanno gestire. Oppure il contrario, persone che con i ragazzi si trovano bene ma che hanno conoscenze tecnico tattiche scarse o abbozzate. Spesso poi troviamo persone che sono preparate sia dal puto di vista calcistico che della gestione ma che hanno secondi fini personali e in nome di rimborsi o di una possibile carriera effettuano scelte non funzionali nei confronti dei ragazzi.

A mio avviso un buon mister deve sempre mettersi in gioco su questi aspetti e non perdere occasione per studiare. Le principali aree tematiche su cui prepararsi continuamente sono, a mio avviso, l’area motoria relativa alle capacità condizionali ed a quelle coordinative, l’area tecnico tattica e l’area psicologica.

Negli ultimi anni ci sono molti ragazzi che provengono dalla facoltà di scienze motorie ed è una ricchezza da valutare ed approfondire. Per chi non lo è già di suo il poter collaborare con un preparatore atletico competente è sicuramente un valore aggiunto. Personalmente negli anni alcuni esercizi li ho rivisti e rivalutati in base ad obiettivi coordinativi o di agilità in modo da ottenere oltre all’aspetto tecnico anche un vantaggio fisico motorio.

Continuare a studiare e ad essere curiosi rispetto a quello che succede nel calcio attorno a noi e se possibile individuare un mister a cui fare riferimento. Una sorta di tutor che deve essere in grado di stimolarci e favorire la nostra crescita formativa. A volte interpretare e toccare con mano il metodo di lavoro di un altro mister (che stimiamo) porta a valutare aspetti che magari davamo per scontato.

Anche frequentare i corsi che vengono proposti in giro sono belle occasioni per mettersi in gioco. Anche i famosi patentini della figc tanto discussi quanto obbligatori. Penso che bisogna cercare di sfruttare al meglio questa occasione e prendere il meglio sia dalle lezioni che soprattutto dai mister che partecipano in modo da creare una rete funzionale e un proficuo scambio di conoscenze futuro.

Manteniamo però una nostra identità e un nostro spirito critico. Non esiste una verità assoluta che funziona ma esistono interpretazioni che si adattano all’ambiente in cui stiamo agendo. Sarà il nostro valore aggiunto poter capire e interpretare i ragazzi che ci affidano e dare loro il  nostro sapere nel miglior modo possibile.

Anni fa partecipai a dei corsi sull’organizzazione del lavoro TECNICO-TATTICO in cui si svolgevano i metodi di lavoro ideati da autorevoli studiosi (Wein e.Coerver). Sembrava che non ci potesse essere altro e che chi non svolgeva questi metodi non potesse fare il suo lavoro al meglio.
Secondo la mia esperienza invece pur rispettando tutte le ideologie e i metodi che ci sono in giro bisogna avere le proprie idee ed prendere i concetti contenuti in qualsiasi metodo di lavoro per collocarli, inserirli ed ordinarli all’interno del proprio gruppo a seconda delle esigenze e delle necessità.
Non esiste il metodo per eccellenza ma ne esistono tanti per fortuna.

Quindi come risposta finale direi che ogni mister deve sviluppare un ottimo spirito critico che gli permetta di interpretare le conoscenze (il sapere di calcio), di sapere gestire le varie tipologie di gruppo che si trovano senza condizionarlo ad un modello preciso ma valorizzandone le particolarità e che tutto questo si capisca senza tante parole ma dal comportamento che il mister tiene sia dentro che fuori dal campo.

Alla cena mi sono meritato una birra,,, voi cosa ne pensate?

Crescere giocando a calcio

L’anno prossimo insieme ad altri compagni sarò il mister di una squadra di esordienti  composta da circa 24 ragazzi. Sono già state fatte le riunioni di rito e i commenti circa l’annata passata e gli obiettivi futuri e mi ritrovo da qualche giorno a pensare preparando l’incontro di staff alle strategie comunicative e tecniche da adottare con il nuovo gruppo di ragazzi per perseguire l’obiettivo principale che sempre per me è prioritario quando prendo in carico una squadra e cioè quello di crescere giocando a calcio.

 

 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

L’arricchimento personale del ragazzo insieme alla crescita tecnico-tattica deve essere il principale obiettivo da raggiungere (o perlomeno provarci) tramite una attenta programmazione.

Incontrando varie situazioni calcistiche in questi giorni sento spesso parlare di ragazzi che faticano sempre più a compiere il giusto e completo percorso di crescita sportiva per poi emergere sia come calciatore e di conseguenza anche come persona.. Come prevenire queste situazioni nonostante (come in tutte le squadre) ci siano ragazzi che hanno velocità diverse di apprendimento e risorse sia fisiche che tecniche molto diverse tra loro? 

Vorrei che al termine del mio mandato molti di questi aspetti fossero risolti e la risposta che mi sono dato è quella che è necessario RImettersi in gioco e Rivedere passo passo tutte le possibilità e le strategie che si possono utilizzare.

Infatti anche se sono diversi anni che sono sul campo (mia moglie dice troppi  ormai) penso che sia questa la vera sfida che ci attende nei prossimi anni e cioè quella di non pensare di essere pronti perché già esperti ma di continuare a metterci in gioco per essere tecnici sempre più preparati  e competenti su più fronti in quanto la crescita tecnico-tattica di un giovane giocatore va di pari passo con quella sociale del ragazzo o ragazza che comincia a vivere la sua vita con tutte le tipicità dell’età di riferimento.

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Prima di tutto è necessario stabilire un percorso con tante tappe in modo da poter valutare la situazione in qualunque momento poi definire poche regole ma chiare.

Ogni mister deve avere chiaro alcuni aspetti fondamentali, innanzitutto essere figure di riferimento. E’ fondamentale perché i ragazzi compiono un percorso di crescita individuale prendendo riferimento dalle persone che li circondano. Specialmente da quelle che li avvicinano ai fondamentali del calcio aiutandoli a sviluppare le loro qualità nel migliore dei modi, e mostrando poi come utilizzare quanto appreso all’interno del sistema complesso di gioco. Non saprei indicare altre situazioni di vita dove i ragazzi sono coinvolti in un così alto livello di emozioni e di variabili personali. 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

Difficoltà crescenti. Un bravo allenatore dovrà proporre di volta in volta difficoltà che i ragazzi comprendono e riescono ad affrontare secondo le loro capacità.  I ragazzi devono avere il tempo per stratificare le conoscenze in modo da arrivare da soli a trovare le soluzioni alle problematiche che si ritroveranno a dover affrontare sul campo da calcio (e non solo).

Programmazione precisa. Schemi motori, utilizzo del pallone, progressione didattica tecnica e tattica, integrazione con la squadra, sviluppo della struttura fisica, ecc. Dobbiamo interrogarci e preparare i nostri allenamenti secondo una programmazione precisa e ordinata in modo da tenere sempre presenti in ogni allenamento gli aspetti appena indicati.

Giocare le partite. Si può pretendere un buon gioco collettivo se i gesti tecnici sono chiari a tutti i giocatori della squadra. Lavorare quindi sullo sviluppo del gioco in entrambe le fasi (possesso e non possesso), unitamente all’attività per il costante miglioramento delle abilità tecniche. Per questo è fondamentale giocare e partecipare attivamente alle partite. La partita deve quindi essere considerata come un momento di crescita a livello didattico non come un mezzo rivolto esclusivamente all’ottenimento di un risultato personale. Vincere fa piacere a tutti ma il modo in cui in cui si ottiene la vittoria (o la sconfitta) è decisivo per lo sviluppo di un ragazzo.

Impegno, costanza e divertimento. Dobbiamo trasmettere ai ragazzi che nella preparazione sportiva come in ogni situazione della vita, è sempre necessario mantenere alti l’impegno e la costanza per raggiungere sia gli obiettivi prefissati a livello individuale, che per ognuno possono essere in parte diversi, sia quelli della propria squadra di appartenenza, condivisi quindi con i compagni e la società. E’ necessario quindi che i ragazzi vengano premiati costantemente con esercizi che li facciano divertire e creare situazioni per farli stare bene.

Poche regole e chiare. 

Allego un decalogo che il Sassuolo calcio ha tentato di fare proprio dal 2016 ad oggi nelle categorie giovanili  con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori che ricalca molto bene lo spirito che ci deve animare per raggiungere i nostri scopi. Buon lavoro a tutti. Vamooooossssss

Italia under 21: una squadra di qualità

L’Italia Under 21 di Di Biagio mi ha emozionato e coinvolto. La vittoria contro la Spagna  per 3 a 1 è stata inaspettata ma dalla partita direi non casuale. Purtroppo non sono riuscito ad andare a vederla allo stadio e neanche l’ho vista in diretta ma me la sono riguardata sapendo già il risultato per potermi gustare la partita in tutte le sue parti.

In genere l’italia non ci ha mai esaltato per avere un gioco chiaro e sfavillante ma contro la Spagna si sono visti decisamente tratti di gioco chiaro e deciso. Si è visto soprattutto, secondo me il fatto di voler imporre il gioco, di poter dominare il ritmo della gara nonostante gli avversari siano più bravi nel possesso palla e nella ricerca del lato debole.

Sul sito del Misterone non facciamo commenti  sulle partite in genere perchè ci sono persone molto più competenti di noi che ogni giorno parlano di questo per molte ore ma nel caso di questa partita mi piace sottolineare come l’ambiente dell’under 21 abbia  saputo coinvolgere emotivamente il pubblico grazie ad un’identità propria (e molto nuova per l’Italia) che non imita nessuno dei giocatori.

MI ha dato la sensazione che il gioco si modella a seconda dei giocatori che ci sono con l’intento di esaltare i singoli con grandi qualità e un potenziale enorme (per alcuni ancora tutto da scoprire nelle proprie squadre di appartenenza) probabilmente superiore a quello dei loro coetanei di altre nazioni, come non succedeva da tempo.

L’under 21 è una squadra di qualità che, secondo me, sta lavorando bene per valorizzare il talento che ha dando l’impressione all’esterno di divertirsi e di volersi migliorare.

Italia under 21

Ad un certo punto della partita sul risultato di 1 a 1 La Spagna è rimasta chiusa nella sua metà campo per diversi minuti sotto la pressione dell’italia senza riuscire a fare possesso palla con la sua solita precisione perché l’Italia è stata sempre aggressiva sul portatore e se riusciva a conquistare palla proponeva sempre attacchi diretti in verticale. 

In altre partite la stessa squadra è risultata essere più passiva, attendeva il gioco avversario occupando il campo e limitandosi a cercare l’errore avversario. Allora ecco spiegato il mio coinvolgimento, il perché mi sono emozionato. Vedere i vari giocatori dell’Italia sia attaccanti che centrocampisti pressare e schiacciare la Spagna nella propria metà campo con l’idea di riconquistare la palla e andare a fare goal è per me l’essenza del calcio, come quando guardavo scherzosamente le partite di Holly e Benji.

Italia under 21

Mi è piaciuto molto anche la goliardia (sintomo di tranquillità all’interno dello spogliatoio) che i giocatori hanno dimostrato. Nella gioia del singolo hanno partecipato anche altri giocatori ma non in maniera scontata ma partecipata, coinvolta e divertita. Nella foto qui sopra una esultanza particolare di Chiesa, Orsolini e Cutrone ad esempio.

Anche dopo il goal su rigore del 3 a 1 i ragazzi si abbracciano e addirittura scoppiano in lacrime: che emozione, come vorrei essere dentro quello spogliatoio a fine partita!

Sono queste le partite da far vedere ai nostri ragazzi magari davanti ad una pizza anche se sappiamo già il risultato perché ci sono mille spunti da sottolineare e su cui poi lavorare durante l’anno.

Qualcuno potrebbe obiettare che tatticamente sul 2 a 1 è stata la Spagna a schiacciarci e noi a giocare in contropiede ma la qualità e la velocità con cui li abbiamo colpiti in azioni di rimessa sono da manuale.

Lascio i commenti tecnici e tattici ai più titolati di me ma volevo sottolineare l’emozione a vedere questa partita nonostante “il ritardo”, sapendo già il risultato. E’ sempre bello celebrare il bel calcio…questa sera c’è la Polonia…non sarò allo stadio ma forse riuscirò a guardarla in diretta…sarà una bella partita? Non lo si può sapere ma di una cosa sono certo: la qualità non manca! Vamooooooooossssss

Come scegliere il capitano della squadra

Quest’anno nelle 41 partite che abbiamo giocato tra campionati e tornei ho sempre fatto ruotare la fascia di capitano tra i vari giocatori della squadra (esordienti) sottolineando come l’indossarla sia un privilegio ma significhi anche grande responsabilità.

I ragazzi sanno bene il significato della fascia da capitano perché sentono l’attenzione degli altri giocatori addosso. Aspettavano il momento della consegna nello spogliatoio con trepidazione ma con emozioni diverse. Infatti alcuni ragazzi non volevano indossarla per restare più liberi da impegni mentre altri l’hanno indossata senza dire niente ed hanno giocato sicuramente al meglio delle loro possibilità come se la fascia da capitano li trasformasse e li rendesse più coscienti delle loro azioni.

L’aspetto positivo di far provare la fascia da capitano a tutti i giocatori è proprio quello di far capire ai ragazzi che c’ è una responsabilità durante la partita ed è, oltre a dare il massimo delle proprie possibilità, quella di aiutare gli altri a farlo nel migliore dei modi.

Non serve un unico capitano ma oltre al giocatore che porta la fascia ne servono altri 5-6 che tirano il gruppo e lo possono fare solo se sentono la responsabilità della squadra.

Ma quali sono gli elementi da tenere presente nel nominare il capitano?

Intanto che sia competente nel gioco e nel tenere la posizione. Un capitano deve ispirare fiducia nei suoi compagni, valutare le situazioni di gioco e cambiarlo se le circostanze lo richiedono.. Devono gestire bene la pressione, prendere decisioni tattiche e comunicare efficacemente con l’arbitro e con la squadra. Un capitano sicuro di sé ispira fiducia negli altri. 

capitano

Ogni giocatore è diverso dagli altri ed esprime il suo modo di essere capitano. Infatti la prima caratteristica è quella di essere autentici e trasparenti nelle proprie azioni e questo in allenamento lo si nota costantemente in un ragazzo.

capitano

Un capitano deve essere anche mentalmente forte e questa forse nelle giovanili è probabilmente la parte più difficile. Come il mister anche il capitano all’interno di una stagione sarà criticato ad un certo punto, sia all’interno che all’esterno della squadra ed è per questo che deve essere mentalmente forte perchè deve comunque rimanere concentrato e consapevole delle proprie azioni anche mentre è sotto pressione  in modo da poter prendere le decisioni corrette al momento giusto.

capitano

Altro aspetto importante è la comunicazione. Questa è un’abilità richiesta da tutti i capitani. Il capitano dovrà incoraggiare e gestire la comunicazione sul campo tra tutti i giocatori, oltre a mantenere una comunicazione efficace sia con i giocatori sia tra i giocatori e lo staff tecnico.

Tuttavia, questo non significa che l’unica voce da ascoltare sul campo dovrebbe essere quella del capitano. In effetti, il capitano dovrebbe parlare solo quando necessario, potendo mantenere la sua comunicazione concisa e concreta.

capitano

Un buon capitano dovrebbe essere anche emozionalmente disciplinato. Piero, un punto di riferimento per me, un padre, un amico, un compagno con cui ho passato alcuni importanti anni della mia vita mi ripeteva sempre “Fuoco nella pancia ma ghiaccio nel cervello”. 

capitano

Ad esempio, se il capitano si arrabbia con l’arbitro e interroga costantemente le sue decisioni, non può aspettarsi che i suoi giocatori accettino tranquillamente le decisioni arbitrali.

Se il capitano perde l’autocontrollo e sfoga la sua rabbia o frustrazione (sia contro un avversario, compagno di squadra o l’arbitro), avrà perso la capacità di prendere decisioni razionali ed anche la sua partita ne soffrirà; una perdita di controllo emotivo influirà sul tempo, sulla coordinazione e sulla capacità di “leggere” il gioco.

Una perdita di controllo emotivo sarà vista come un segno di debolezza da parte della squadra avversaria aumentando la loro fiducia e indebolendo quella della propria squadra. 

capitano

Altro aspetto importante che un capitano deve ricordare è che mentre il calcio è un gioco di squadra hai a che fare con individui che sono tutti diversi negli atteggiamenti, nel temperamento e nell’esperienza. Quindi deve conoscere i suoi compagni e scoprire i punti di forza e di debolezza di ognuno in modo da poter trattare al meglio con ognuno di loro. 

capitano

Il capitano che impegna del tempo per conoscere i suoi compagni di squadra come persone e non solo come giocatori alla fine otterrà molto più rispetto e impegno da loro.

Ecco perché quando si celebra una vittoria si canta ​”Un capitano, c’è solo un capitano”, E’ un modo per sottolineare il rapporto unico che spesso si crea tra il capitano e una squadra ma bisogna costruirselo giorno dopo giorno.