Matilde Monnet: ricordatevi che vi voglio bene, specialmente quando fate allenamento!!!

Stupenda questa frase. Non importa quale sia problema perché nella frase c’è tutto. 

Passione, attenzione, competenza. Semplici parole che quando vengono ascoltate (in questo caso da giovani calciatrici) danno la misura del percorso fatto prima e di quanto si vuole ancora fare. 

Matilde è l’allenatrice della categoria esordienti femminile della Libertaspes e vive questa sua  avventura con tutta se stessa, con cura e passione e allo stesso tempo con impegno e competenza, per far crescere le “sue” ragazze al meglio sia umanamente che calcisticamente. 

Mentre stiamo messaggiando via whatsapp sta preparando l’ennesimo allenamento “alternativo” da far fare alle sue ragazze per ovviare a tutte le problematiche che abbiamo vissuto nel lockdown di questa primavera e che stanno ritornando purtroppo in questo periodo.

Mi spiega che per non far perdere la forma fisica, nel periodo più duro dell’isolamento, ha studiato un semplice percorso aerobico da svolgere due volte formato da 5 esercizi intervallati da pause con la raccomandazione di rispettare i tempi (30 secondi di esercizio e 30 secondi di pausa).

Il periodo de lockdown è stato pesante e lungo e anche Matilde, come molti altri mister, ha svolto l’allenamento proponendo videoesercizi, Nel caso specifico delle ragazze della Libertaspes alternando 1 minuto circa di esercizi cardio con esercizi con la palla oltre all’esercizio aerobico presente nell’immagine sopra e a compiti “extra” su cui voleva lavorare in modo specifico.

Un vero tour de force che però ha visto le giovani ragazze impegnate in modo costante e attivo.

La cosa più bella? Matilde sorride e con orgoglio risponde:” Erano sempre vestite come se stessero facendo allenamento al campo, con maglietta, pantaloncini e calzettoni della società!”.

Matilde, da giocatrice nella squadra allenata da te in che ruolo sceglieresti di giocare?

Sono in difficoltà a rispondere perché quando avevo la loro età non giocavo a calcio e quindi farlo come sono adesso sarebbe troppo sleale!!! 

Quindi hai cominciato tardi a giocare?

Si. C’è sempre stato il desiderio di giocare a calcio fin da piccola , ma per una bambina non è semplice essere l’unica…specialmente in quell’età dove si cerca sempre il sostegno delle amichette.

Ho deciso allora di praticare il karate (per 13 anni) che mi ha insegnato molto per quanto riguarda l’aspetto della coordinazione e concentrazione.

La passione per il calcio probabilmente mi è stata tramandata da mio papà che è anche lui un allenatore da prima che io nascessi.

La svolta c’è stata quando ho iniziato il percorso di laurea in Scienze Motorie, da li ho iniziato a collaborare con diverse società sia come preparatrice coordinativa per il settore giovanile che  come allenatrice su quasi tutte le categorie dell’attività di base fino ad arrivare al progetto della squadra femminile (questo è il quarto anno). 

E’ con loro che ho cambiato totalmente il mio modo di allenare e vedere il calcio. 

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che mi ha regalato più emozioni è stata sicuramente la prima che abbiamo vinto in campionato con le ragazze. Arrivavamo da un anno difficilissimo, eravamo una squadra di primi calci secondo anno, in cui nessuna ragazza aveva mai giocato a calcio e ogni sabato prendevamo più di 15 goal a partita. Poi l’anno dopo, pian piano, abbiamo iniziato a giocarcela, a pareggiare e addirittura a vincere. La strada era quella giusta e gli sforzi fatti erano serviti a qualcosa!

Che cosa porti del corso UEFA C nel tuo essere allenatrice?

Dal corso, nel mio essere allenatrice porterò sicuramente tutti gli aspetti tecnici e tutte le cose che non sapevo per poter dare il meglio a quelli che saranno i miei atleti, ma allo stesso tempo credo che mi stia dando tanti spunti di riflessione e di confronto con tanti allenatori e allenatrici competenti.

Dai dimmi qualche aneddoto particolare di questa meravigliosa esperienza

Come aneddoti potrei raccontarne tantissimi perché come squadra abbiamo vissuto tante esperienze singolari a partire dalle numerose cene (sempre tutte presenti!) alla visita alla casa di riposo per fare gli auguri di Natale agli anziani ospiti, all’ingresso in campo come raccattapalle a partite del Piacenza con migliaia di spettatori quando due anni fa il Piacenza lottava per la serie B.

Sicuramente però una delle esperienze più belle è stata quando siamo andate “in gita” a Vinovo a vedere la Juventus femminile: era la prima volta che vedevamo delle ragazze giocare e da li credo sia diventato tutto più reale.

Quanto è importante lo spogliatoio? Le 75 vittorie consecutive della Nuovalamp

La settimana scorsa, in una lezione del patentino Uefa C il docente Maurizio Giordani ha sottolineato alcune situazioni in cui il mister è protagonista nello spogliatoio con discorsi alla squadra sia prima della partita che nell’intervallo o alla fine facendoci vedere alcuni filmati di film famosi come spunto per la discussione.

Mentre scorrevano le immagini di Al Pacino che diceva che la vita è un gioco di centimetri nel famoso film “Ogni maledetta domenica” ripensavo alla mia esperienza nello spogliatoio nelle varie squadre che ho allenato e soprattutto a quanto vissuto in quella straordinaria realtà della Nuovalamp, squadra amatoriale di calcio a 5 (e a tratti calcio a 7) di Parma che ho avuto l’onore di fondare, esserne protagonista e allenare per oltre vent’anni (durante gli altri impegni calcistici e non).

I campionati amatoriali sono strani perché nella mentalità comune si ha sempre l’idea che gli amatori siano formati da gruppi di amici che all’occasione si ritrovano a dare due calci al pallone come scusa per poi mangiarsi la pizza.

Per fortuna nella maggior parte dei casi è così soprattutto nelle squadre di calcio a 11 dove volentieri nel terzo tempo si innaffia la pizza con una buona birra. Bisogna però tenere presente anche un altra realtà e cioè che nel calcio a 5 soprattutto, sin dalla fine degli anni 90, molte squadre Figc di serie B e C utilizzavano i campionati amatoriali come sedute “allenanti” al posto dei classici allenamenti.

Personalmente come Nuovalamp ci siamo infatti trovati a giocare campionati sia provinciali che regionali e nazionali con squadre sia di tipo pizza e birra come dicevamo prima che anche squadre di livello come Montemurlo (campione nazionale serie A2), Novara,  Milano, Roma, Castelli Romani, Rieti, Catania, Reggio Calabria, Trani, Ascoli ma anche Rimini, Modena, Ferrara per citarne alcune appartenenti per lo più alla serie B e C dei vari raggruppamenti regionali.

Nei campionati provinciali poi ci siamo sempre ritrovati di fronte squadre che contro di noi chiamavano personaggi di primo piano nel panorama del calcio a 11. Da ex giocatori di serie A a scendere su più “comuni” giocatori di serie D o eccellenza.

Spesso quindi per noi Nuovalamp tutti impegnati nelle varie società di appartenenza a vari livelli le partite del lunedì sera invece di essere considerate uno svago amatoriale sono diventate partite da preparare e da vivere in ogni aspetto soprattutto nello spogliatoio… perchè lo spogliatoio è fondamentale.

Non serve essere Al Pacino e non serve avere una finale importante. All’interno dello spogliatoio anche durante il campionato si trasmettono e si vivono senza “muri” le vere emozioni che si provano in partita.

Se come mister dici qualcosa di sbagliato o sbagli i tempi e dici una cosa giusta ma al momento sbagliato potresti fare disastri piuttosto che bene.

E’ così nel calcio degli adulti ma lo è soprattutto per le giovanili.

Sono passati alcuni anni dal record nazionale Nuovalamp di 68 risultati utili dal 2001 al 2003 e soprattutto le 75 vittorie consecutive da dicembre 2015 a ottobre 2017, ma vi posso assicurare che alcune situazioni vissute nello spogliatoio sono ancora vive con tutti i protagonisti.

Ad esempio quando in tutti e due i periodi abbiamo vissuto la prima sconfitta (sia dopo i 68 risultati positivi che la prima sconfitta dopo le 75 vittorie) l’effetto nello spogliatoio era più simile ad un disastro che a una sconfitta.

I giocatori aspettavamo sulla panca dello spogliatoio, erano dispiaciuti, silenziosi e faticavano a guardarmi in faccia.

MI ricordo abbastanza bene il volto di alcuni di loro (Fede, Mao e Franco pilastri  storici della squadra) con cui in uno scambio di sguardi veloci abbiamo deciso insieme condividendolo senza parlare quello che avrei detto subito nello spogliatoio a sconfitta appena subita e cioè:

“Finalmente è finita! Ragazzi GRAZIE GRAZIE GRAZIE per questa striscia positiva che da oltre due anni ci vede combattere, lottare e vincere assieme. Ora ci riposiamo e la prossima settimana si ricomincia senza questa pressione di dover vincere a tutti i costi ma riprendendo il piacere di giocare…tutto è partito da questa passione…dal voler sempre migliorare e divertirsi, giocando un bel calcio. E poi lo sapete, nel bene o nel male, LA COLPA E SEMPRE DEL MISTER…adesso pensiamo a mangiare e a che tipo di birra ordinare! Ale nuovalamp Ale!”

Un amico non ce l’ha fatta ed ha preferito smaltire la delusione da solo ritornando a casa ma tutti gli altri hanno mangiato e bevuto come nelle altre sere senza particolari disturbi emotivi. La cosa importante è che dal giorno dopo tra di noi ci fosse come unico pensiero: la partita della settimana successiva.

A mio parere un mister dello spogliatoio nella gestione dei vari giocatori deve darsi alcune semplici regole e prendendo spunto dall’esperienza di oltre vent’anni nella Nuovalamp dove oltre al nucleo storico sono passati giocatori del calibro di Osio, Pizzi, Bia, ecc.  oltre a un centinaio di altri splendidi giocatori provo a riassumere i punti per me più importanti.

Il Mister deve:

Riunire la squadra SOLO QUANDO C’E’ QUALCOSA DA DIRE. Può sembrare una banalità ma molti mister ci tengono a fare discorsi ad ogni allenamento. A mio parere non è una buona idea sia con gli adulti che con i ragazzi.

Essere estremamente SINTETICO E CHIARO. Non sai mai cosa i giocatori realmente apprendono dai tuoi discorsi.  Pochi concetti ma chiari con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, senza tecnicismi.

Capire il momento in cui la squadra HA BISOGNO DI SAPERE COME SENTIRSI COME COLLETTIVO. Non siamo tutti uguali e dopo alcune sconfitte specialmente (ma potrebbe essere anche in altri casi) il mister deve parlare per chiarire a tutti le emozioni e le aspettative che la SQUADRA si è data, non il singolo.

CONCENTRARSI SEMPRE SUL FUTURO e affrontare il passato con esercitazioni sul campo dopo qualche giorno. Essere efficaci (evitare sviluppi peggiori in futuro. Perdere dopo 75 vittorie poteva portare ad un crollo piuttosto che ad una sconfitta singola). Invece bisogna rimotivare verso i prossimi impegni.

AVERE PERSONALITA. Le persone sono trasparenti. La loro comunicazione non verbale rende “visibile” il carattere e se un mister non crede veramente nelle cose che dice può solo combinare disastri.

CREARE GRUPPO. Dopo la sconfitta “famosa” successiva alle 75 vittorie consecutive nessuno è stato incolpato e il mister deve prendersi la responsabilità secondo un percorso creato nel tempo in modo chiaro con i suoi giocatori.

Parlare NEL POSTO GIUSTO. In quel momento era meglio parlare nello spogliatoio. L’emozione la vivevamo tutti…bisognava essere immediati. Spostare il pensiero negativo comune nel pensiero positivo. Personalmente non ero preoccupato della sconfitta (anche se bruciava per come era avvenuta) ma per il possibile impatto sulle successive partite. Dopo quelle semplici parole la squadra si è sentita più tranquilla e tutti (o quasi) hanno cominciato a pensare al positivo di quei due anni appena passati a vincere e non alla sconfitta e ai possibili errori…c’era tempo per quello.

E’ chiaro che quando il mister fa un intervento o quando parla alla squadra deve stare attento a posizionarsi dove tutti i giocatori possano vederlo, guardare in faccia i giocatori, utilizzare un tono in modo da dare energia, scherzare sopra gli argomenti troppo seri per togliere un po’ di tensione. 

Con i ragazzi più giovani aiuta anche interagire con loro ed illustrare le situazioni con aneddoti o storie che loro possono capire. Utilizzare la tecnica dei punti elenco: quindi esporre non con una lunga storie ma incominciare dicendo ad esempio: “Ci sono 3 punti di cui voglio parlarvi oggi…”

Per finire negli ultimi anni, dove i mental coach e i comunicatori, sono entrati nel mondo del calcio è utile adottare un’altra tecnica che è quella del terminare sempre con un chiaro messaggio “da portare a casa”. Creare cioè una sorta di slogan che riassuma quanto detto prima facile da ricordare in modo che il giocatore se lo ripeta in testa e gli possa ricordare facilmente quanto detto.

Interagendo con il mio grande amico Remo Gandolfi per il sito www.ilnostrocalcio.it (che vi invito di visitare perchè molto ricco di aneddoti e storie vere) chiudo questo articolo con questo aneddoto che mi ha gentilmente girato:

Il miglior discorso di squadra – Brian Clough

La sua squadra del Nottingham Forest stava giocando male e perdeva 2-0 in casa. A metà tempo i giocatori hanno aspettato negli spogliatoi il loro allenatore. Hanno aspettato e aspettato e poco prima che dovessero andare avanti per il secondo tempo Brian Clough è apparso e ha detto: “Scusate ragazzi, colpa mia, ho scelto la squadra sbagliata”. Il  Forest è andato a vincere la partita 3-2.

La rubrica “Ciao Mister” dell’Aiac Reggio Emilia

Nella giornata dei ieri l’Aiac Reggio Emilia ha pubblicato nella sua rubrica Ciao Mister l’intervista a Gino Cervi, il nostro “portierone”.

Da Facebook della sezione Aiac di Reggio Emilia:
 
Continuiamo la nostra rubrica “CIAO MISTER!!”. Vi presentiamo l’intervistato di oggi:
NOME: Gino Cervi
 
SOCIETÀ D’APPARTENENZA: U.S.Cremonese
 
RUOLO: Allenatore dei Portieri
 
CATEGORIA DELLA QUALE CI SI OCCUPA: Under 17 NAZIONALI, Under 16 NAZIONALI
 
CHE TIPO DI PATENTINO HAI OTTENUTO E COSA TI PERMESSO DI FARE IN PIÙ RISPETTO A PRIMA?
Ho ottenuto nel 2015 la licenza da “ Allenatore Portieri Dilettanti
per Settore Giovanile e Prima Squadra”, nel 2018 la licenza di “Allenatore di Base UEFA B “ e nel 2019 ho conseguito la licenza di “Allenatore dei Portieri di Prima Squadra e Settore Giovanile“ presso il Centro Tecnico di Coverciano. Sono iscritto all’Albo Speciale FIGC degli allenatori dei portieri. Tutte queste licenze mi hanno permesso di poter allenare in un Settore Giovanile Professionistico storicamente importante come quello della Cremonese.
 
COSA COTTRANDISTINGUE IL TUO METODO DI LAVORO?
Utilizzo molto l’analisi video sia della partita che degli allenamenti, tutte le settimane preparo una clip per il portiere che ha giocato e discutiamo dei singoli interventi per aiutare i ragazzi a migliorarsi.
Ho notato che, in linea di massima, apprendono più velocemente guardandosi che ascoltando.
 
QUANTE SEDUTE FAI? COME RIESCI A BILANCIARE IL LAVORO TECNICO-TATTICO CON QUELLO PSICO-FISICO O INTEGRATO?
Tendenzialmente facciamo 4 sedute alla settimana più la gara. Personalmente ho programmato un protocollo di forza che faccio fare tutti gli allenamenti come Pre-Attivazione a secco ma che mi permette di evitare di fare tanta forza in campo e dedicarmi di più alla parte tecnica situazionale.
Anche perché i Mister utilizzano sempre di più i portieri e quindi preferisco utilizzare questo tempo sul campo per sviluppare tecnica del gesto e tattica situazionale piuttosto che la forza.
 
QUANTO PENSI SIA IMPORTANTE CONIUGARE IL LAVORO PSICO-FISICO DENTRO E FUORI DAL CAMPO?
E’ fondamentale. Sento spesso i ragazzi nel gruppo o singolarmente e molte volte spedisco video di portieri di alto livello per capire cosa ne pensano e creare delle discussioni sui
vari temi. Monitorare anche le situazioni personali, se si nota qualcosa di anomalo, è molto importante specialmente nel Settore Giovanile. E’ logico che è più semplice per noi Allenatori dei portieri perché abbiamo un gruppo ristretto di ragazzi.
 
QUALI SONO LE TUE ASPETTATIVE PER IL FUTURO?
Aprire una scuola per portieri e, nonostante l’età, l’idea è quella di rendere una passione un lavoro per puntare sempre più in alto.
Aiac Reggio Emilia

PROPONICI UN ESERCIZIO :

CATEGORIA: Tutte categorie fasce agonistiche

FASE D’ALLENAMENTO: Situazionale Tattico-Tecnico

OBIETTIVI TECNICO-TATTICI o FISICI: Tipi di spostamento, timing sullo stop e parata

MATERIALI UTILIZZATI: Palloni e Area di Porta

DURATA (n° di minuti): 25 -30 minuti ( A seconda della quantità di Portieri ) 4 portieri

SCOPO/FINALITÀ: L’esercitazione ha come obiettivi di far distinguere i vari tipi spostamento, a seconda che sia lungo o corto, e nello stesso tempo di regolare la velocità di spostamento in funzione della velocità di trasmissione del pallone e sincronizzare il timing sullo stop del calciante in posizione più possibile corretta a difesa della porta. –

DESCRIZIONE: Nella prima parte i portieri ed il mister si passano il pallone e con obbligo di controllo. Il portiere si deve spostare e fermarsi in posizione corretta sul controllo del compagno. Si finisce il giropalla con un tiro che in questa prima fase viene fatto solo dal Mister (Per correggere la posizione). Le varianti che intervengono in un secondo momento sono le seguenti : – Passaggio di prima intenzione (Quindi molta più velocità di esecuzione); Libertà di tiro a tutti e di conseguenza soglia di attenzione ancora più alta; – Anticipo del tiro da parte dei compagni con spostamento quindi entra in gioco anche la visione periferica e la velocità sulla presa di decisione

Dopo la Resilienza? L’anti-fragilità

In uno dei precedenti articoli ho trattato il tema della resilienza ma oggi voglio fare un passo ulteriore e presentarvi un costrutto psicologico molto recente ed attuale: l’anti-fragilità.

Il primo a parlare di anti-fragilità è stato Nassim Thaleb nel suo libro “Antifragile. Prosperare nel disordine” ed è stata definita come quella capacità, da parte di un soggetto, di usare l’incertezza a proprio vantaggio.

Quale situazione migliore per sperimentare l’incertezza e l’imprevisto se non quella che tutti noi stiamo vivendo in questi mesi? Questo concetto ci coinvolge tutti, anche perché in questa realtà 2.0 siamo immersi in un costante cambiamento potenziale, ecco perché dobbiamo riuscire a cogliere la possibilità di trasformare il limite in opportunità.

Questo implica lo sviluppo di un mindset ovvero un atteggiamento mentale che sia antifragile nel momento stesso in cui sul nostro cammino incontriamo un ostacolo imprevisto; tale impedimento attiva nella persona quelle risorse interne che consentono di usare l’ostacolo a proprio vantaggio ed evolvere.

Due sono le emozioni/sensazioni che permettono di alimentare e orientarci verso l’antifragilità: la curiosità e la sorpresa. Date queste informazioni, quali applicazioni possiamo avere nel mondo sportivo e in particolare sul campo con i ragazzi?

anti-fragilità

Partiamo dal presupposto che antifragilità si nasce e si diventa: essa è infatti una caratteristica che tutti noi possediamo, in misure differenti, ma che possiamo anche allenare! Una delle sue caratteristiche operative è l’adattamento proattivo ovvero la capacità di reagire in modo proattivo e funzionale a contesti nuovi, a una transizione/crisi.

In tal senso l’allenatore può trasmettere un’idea costruttiva dell’errore, come un occasione di crescita e non un elemento che porta esclusivamente al fallimento.

La seconda caratteristica è l’evoluzione agonistica intesa come la spinta di un soggetti di ricercare attivamente delle situazioni nuove in cui sperimentarsi, la volontà di uscire dalla propria zona di confort e mettersi alla prova; rispetti a tale aspetto, l’allenatore e lo staff tecnico possono permettere, soprattutto nel settore giovanile, uno scambio di ruoli costante dove ciascuno può sperimentare nuove risorse e responsabilità.

L’ultimo elemento operativo che voglio analizzare è l’agilità emotiva che implica una gestione delle proprie emozioni consapevole ed efficace sia per quanto riguarda gli atleti, per i quali dovrebbe essere previsto di base un lavoro con lo psicologo dello sport, sia per gli allenatori, i quali durante la partita devono saper stare dentro le proprie emozioni, positive o negative che siano, senza essere completamente immerso in queste.

Assegnare i ruoli nelle giovanili

In questa fase di precampionato è necessario individuare o rimettere in discussione alcuni ruoli dei giocatori in base alla preparazione e alle caratteristiche che i ragazzi possono avere.

Dopo questo periodo di sosta possiamo ritrovarci davanti ragazzi che sono molto cambiati nelle caratteristiche fisiche, mentali e caratteriali dagli ultimi allenamenti fatti. E’ necessario dunque stabilire obiettivi generali e specifici per ognuno, ripartire dalle basi tecniche (passaggi e possesso), testare la forma fisica e concordare con ognuno in base ai risultati e alle attitudini i vari ruoli. 

Ogni ragazzo deve aver chiaro per ogni ruolo di quali siano le caratteristiche fisiche, tecniche, tattiche e gli atteggiamenti mentali che vengono richiesti.

Ovviamente nulla di definitivo ma una base di partenza su cui poter lavorare e selezionare le varie caratteristiche dei ragazzi.

ruoli

La tabella successiva mostra alcune di queste caratteristiche. Personalmente la condivido con i ragazzi ad inizio stagione e stabilisco gli obiettivi di miglioramento con ognuno. Dopo un certo periodo (in genere un paio di mesi se non ci sono contrattempi) rivedo la pianificazione con il ragazzo, i risultati e eventualmente il cambio ruolo o il rafforzamento dello stesso.

PosizioneQualità fisicheQualità tecniche richiesteQualità tattiche richiesteQualità mentali richieste
PortiereDimensioni agilità
Reazione
Abilità nel salto
Buona presa con le mani,
Buona tecnica a terra e in aria
Buone capacità con i piedi
Buona scelta di posizione e movimento
Anticipazione e buona distribuzione dei palloni
Personalità
Fiducia
Calma
Concentrazione
TerzinoResistenza alla velocità
Velocità esplosiva
Tecnica difensiva
Contrasti e scivolate
Ricezione
Passaggio di buona qualità
Correre con la palla
Posizionamento e recupero
Tempi di intervento e temporaggiamento
Versatilità in attacco
Aggressività
Forza di volontà
Fiducia
Difensori centraliAltezza
Energia
Abilità di salto
Velocità, mobilità
Intercetto
Controllo della palla
Gioco di testa
Passaggi lunghi e corti
Anticipo
Posizionamento, marcatura
Copertura e
sostegno al gioco
Attitudine al comando
Temperamento
Direzione, calma
Coraggio
CentrocampistiResistenza
Forza (nel duello)
Mobilità
Tecnica difensiva
Passaggio
Ricezione
Dribbling
Posizionamento e
recupero
Anticipo
Pressing
Voglia di combattere
Cooperazione
Forza di volontà
AliResistenza
Velocità
Correre con la palla
Dribbling
Capacità al cross
Tiro
Movimento per difesa
Movimento per attacco
Pressing
Vincere duelli
Coraggio, forza di volontà
Generosità
Concentrazione
Assunzione di rischi
AttaccantiEnergia
Velocità
Vivacità
Agilità
Capacità di rifinire l’azione
Controllo
Colpo di testa
Dribbling, finte
Controllo palla
Colpo di testa
Dribbling, finte Movimento costante
Cambio di posizione
Correre nello spazio
Tempi giusti
Fiducia
Opportunismo
Inganno
Perseveranza

Per esperienza posso dire che molti ragazzi si mettono in discussione positivamente quando vedono le caratteristiche dei vari ruoli e man mano che si discute la loro motivazione ad ogni allenamento è sempre più alta nel tentativo di raggiungere gli obiettivi condivisi all’inizio della stagione.

Buona preparazione a tutti!

UEFA C ONLINE – Prima Parte

Buonasera a tutti e ben ritrovati. Nella speranza che stiate tutti bene e stiate sopravvivendo a questo caldo infernale, voglio condividere con voi le prime impressioni riguardo la prima parte del corso Uefa C Online, essendo uno dei fortunati riusciti ad entrare in lista. 

Con la lezione del 31 Luglio, è terminata la prima parte, quella teorica. Avendo alle spalle un intenso mese e mezzo di lezioni quotidiane, mi sento pronto per un resoconto globale. Non entrerò in dettaglio nelle nozioni specifiche, non tocca a me anticipare il corso a chi lo svolgerà in futuro. Ciò che farò in questo articolo è condividere con voi le mie sensazioni personali: come ho vissuto il corso e ciò che fino ad adesso mi porto dentro. Cercherò di non complicare troppo il mio pensiero, ma di essere molto chiaro e semplice nel citare i pro e i contro.

Probabilmente ancora non ci rendiamo conto di aver partecipato ad un qualcosa di “storico”: sono quasi sicuro di poter esclamare che probabilmente questo sia nella storia il primo corso Uefa c svolto online (se dovessi venire smentito, chiederò scusa per la negligenza).

Il primissimo vantaggio per molti di noi è stato l’ingresso senza punteggi; è stata infatti creata una graduatoria in base alla cronologia delle domande inviate. Sono onesto nel dire, che in condizioni normali avrei dovuto provare anni e anni prima di riuscire ad entrare. 

 Il più grande vantaggio dell’online per un corsista è quello di risparmiare tantissime ore e parecchi euro di viaggi in macchina ad orari comunque proibitivi per molte persone che lavorano. Collegarsi comodamente alle 18 da casa per seguire comodamente le lezioni ed esser pronti per uscire istantaneamente alla fine di esse (21.30), sicuramente è un colpo più unico che raro.  

All’opposto, probabilmente questo collegamento a distanza e in solitudine ci ha privati della dimensione più bella di un percorso così lungo e impegnativo: stringere relazioni e amicizie nuove e vivere la vita del gruppo, penso ad esempio alle cene post corso.  Siamo stati in grado di conoscerci ugualmente tramite il gruppo Whatsapp e le pause tra una lezione e l’altra in attesa dei professori, ma sicuramente aspettiamo la parte pratica di fine agosto per poterci finalmente conoscere. 

Un altro limite che inizialmente ha creato qualche “”scontro”” tra noi, è stata la gestione dei confronti e delle opinioni durante le lezioni. Sicuramente non è stato subito scontato trovare un equilibrio nel rispettare i turni di parola e i tempi stretti dei docenti. Ma nel tempo questo si è sistemato, e le lezioni proseguivano in maniera fluida e producente.

Inoltre, non sempre siamo riusciti a ricordare le informazioni dei docenti (alcune slide non potevano essere inviate); rispetto ad un confronto in presenza, ammetto che a volte l’attenzione non era sempre semplice da mantenere.  

Il team docenti  si è adattato a questa nuova condizione didattica; le lezioni sono risultate quasi tutte chiare, anche grazie all’ausilio di video.

Abbiamo avuto modo di svolgere qualche primo esame a distanza; i professori sono stati abbastanza clementi nei questionari somministrati. Particolarmente interessante quello di Psicopedagogia, che ha stimolato la nostra creatività e le nostre riflessioni con una piccola produzione scritta partendo da tematiche a scelta. I successivi saranno in presenza a settembre durante la parte pratica.

In generale questa prima parte teorica mi ha lanciato qualche grande spunto fondamentali: lavorare con pazienza sui giovani, programmando minuziosamente e  rispettando i tempi della loro crescita.  Costruire il calciatore è l’unico obiettivo da inseguire. Tutto ciò che riguarda la tattica collettiva, verrà dopo.  Non avere paura di alzare l’asticella: complicare per far crescere: “Quando gli esercizi in allenamento sono perfetti e vanno sempre bene, c’è qualcosa che non va”.

Inoltre, personalmente ho ritenuto molto importante aver chiarito le priorità tecniche da allenare per ogni fascia d’età.

Dopo la metà di agosto ricominceremo con la parte pratica e gli ultimi esami, gli ultimi step prima di avere in mano il tanto sudato patentino.  Essendo un corso regionale, si terrà a Bologna. 

Vi terrò aggiornati sulla fine di questo bellissimo, seppur veramente impegnativo, percorso. 

Nel frattempo l’Uefa C è diventato obbligatorio in tutte le categorie FIGC; prevediamo che la federazione aumenti le possibilità di accesso per tutti gli allenatori interessati. 

A presto! 

p.s. Per motivi di privacy e di rispetto della rigidità della federazione, ho preferito non inserire fotografie delle videolezioni. 

 

 

Il calo motivazionale degli atleti post-lockdown

Eccomi tornata con un nuovo articolo, oggi ho voluto trattare un tema molto dibattuto in quest’ultimo periodo: il calo motivazionale che i nostri ragazzi hanno subito a causa del lockdown, le cause ma anche i possibili strumenti da poter utilizzare in campo, e fuori, per aiutarli.

Improvviso, si, è proprio questo l’aggettivo che descrive al meglio il cambiamento che tutti i protagonisti del mondo sportivo, in primis gli atleti e i coach, hanno dovuto affrontare.

Da un momento all’altro i programmi di allenamento, gli obiettivi della stagione, sia individuali che di squadra sono stati interrotti e congelati fino a data da destinarsi. Tutto ciò cosa ha prodotto? Quali sono stati gli effetti sulla motivazione?

Innanzitutto cerchiamo di definire la motivazione: è quel fattore psicologico che determina la scelta, l’intensità (quanto mi metto in gioco) e la tenuta nel tempo di una determinata attività, in questo caso praticare il proprio sport.

I nostri ragazzi possono essere orientati internamente o esternamente: le motivazioni interne sono quelle più durature come la passione, la soddisfazione, il piacere che mi dà praticare quel gesto, il sentirsi capaci mentre svolgo il mio sport.

Le motivazioni esterne, invece, sono più labili, meno durature perché lo sport è strumento per giungere ad altro come la fama, il riconoscimento sociale, un ritorno economico ecc. In quest’ultimo caso, tali fattori non possiamo controllarli direttamente, non dipendono totalmente da noi ecco perché di fronte ad eventuali ostacoli è più facile che l’atleta abbandoni.

La motivazione però non dipende solamente e in modo esclusivo dall’orientamento individuale ma è molto importante risulta essere anche il clima motivazionale creato dall’allenatore e dallo staff.

Infatti, se l’allenatore pone tutta la sua attenzione sul risultato e la competizione, probabilmente dedica molto più spazio solamente agli atleti migliori e nel lungo termine può influire negativamente sulla motivazione di tutti: sia dei giocatori meno bravi, perché non percepiscono il sostegno e la considerazione del mister, ma anche di quelli più capaci dove le aspettative troppo elevate li condurranno a vivere uno stato di ansia perenne.

Al contrario, se l’allenatore e lo staff creano un clima orientato al compito, riconoscendo l’impegno e sottolineando i progressi di tutti, ciascuno si sentirà valorizzato ed efficace, influenzando positivamente la motivazione.

Quando gli allenamenti e le partite sono stati annullati, tutte le mete e gli obiettivi a breve, medio e lungo termine hanno perso valore, sia individuali che di squadra. Senza obiettivi cosa accade? Non siamo motivati perché ci manca una direzione da seguire!

Ecco perché al rientro da un periodo così complesso come quello del lockdown uno strumento fondamentale per incrementare naturalmente la motivazione dei nostri ragazzi/e è il goal setting: pianificare in modo strutturato e chiaro gli obiettivi di squadra e quelli individuali, con l’aiuto dello psicologo dello sport. Nel momento in cui ci si pone una meta chiara, realistica e che abbia un significato per noi questo ci motiva, ci spinge a mettere in atto determinate azioni per raggiungere i nostri obiettivi.

Spero  di avervi dato spunti utili per gestire al meglio l’eventuale calo motivazionale presente nei vostri ragazzi al rientro in campo. Ricordate che ciascun membro della squadra è differente e ha esigenze diverse, soprattutto in questo momento appare fondamentale lo sguardo attento sia al singolo che al gruppo nella sua interezza.

Nel prossimo articolo entreremo più nello specifico del goal setting approfondendo questo strumento molto importante che ci permette di orientarci al meglio nel percorso con i ragazzi.

Alla prossima!

Pensando allo spogliatoio

Lo Spogliatoio…questo sconosciuto! Come lo si vive, come lo si gestisce…cosa succede dentro quelle “4 mura”. Il punto di vista di Davide Gottuso, mister del Forii calcio a 5.

Quanto è importante per un Mister “saper comunicare”?

Credo sia una delle qualità più importanti per un allenatore, saper comunicare verbalmente ma anche fisicamente è fondamentale… Riuscire ad entrare in empatia con ogni ragazzo, riuscire a trasformare la propria autorità (data dal ruolo di Mister) in autorevolezza grazie al modo di comunicare con i giocatori crea un rapporto di reale fiducia indispensabile per ottenere risultati positivi.

Secondo me un allenatore deve essere un po’ padre, un po’ fratello maggiore, un po’ professore, un po’ psicologo e un po’ amico… Se manca qualcuna di queste figure diventa difficile trovare il modo giusto per comunicare con la squadra.

spogliatoio

Codici di comportamento e regole… come le gestisci con i tuoi giocatori?

Di fatto creo ad inizio stagione una sorta di regolamento interno, dove ad ogni situazione negativa viene associata una sorta di “punizione”, come a cercare di creare qualcosa di automatico e schematico, ma ciò serve solo ad indicare cosa non si deve fare, nella realtà ogni situazione viene valutata volta per volta, cercando di avere un metro di giudizio oggettivo e di non creare differenze all’interno dello spogliatoio.

Ammetto che molto dipende dal trascorso del giocatore in questione, nel senso che se due giocatori arrivano tardi ad allenamento, oltre a prendere in considerazione le motivazioni e se hanno avvisato per tempo o no, valuto il passato dei due ragazzi, il decimo ritardo non può avere lo stesso peso del primo o del terzo.

Ti è mai capitato di “ammettere di aver sbagliato” nello spogliatoio?

Un sacco di volte, mi è capitato di scusarmi per una reazione magari troppo forte o per un rimprovero troppo veemente, parto sempre dal presupposto che ai ragazzi non serve un dito accusatore ma piuttosto un muro dietro al quale sentirsi protetti, devono giocare ed allenarsi con serenità, ho sempre fatto da scudo alle loro prestazioni negative cercando di prendermi le mie responsabilità.

Come prepari una partita?

Dal punto di vista tecnico/tattico in base ai fattori statistici e oggettivi, dimensioni del campo, tipo di gioco preferito dagli avversari, situazione di classifica, giocatori a disposizione, etc. etc…

Dal punto di vista emotivo in base all’importanza della gara e soprattutto ai comportamenti dei miei giocatori, se li vedo troppo euforici cerco di abbassare la loro “troppa” sicurezza, se invece li vedo rassegnati o abbattuti vado a cercare di colpire il loro orgoglio e provo ad infuocare il loro spirito.

Durante la settimana martello molto, a prescindere dalla classifica o dai risultati ottenuti, ogni partita va giocata con la massima concentrazione e con il massimo rispetto dell’avversario, nessuna partita è vinta o persa al venerdì sera… I conti si fanno dopo il triplice fischio.

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Che tipo di comunicazione fai quando devi comunicare i titolari e le riserve?

Nel calcio a 5 trovo riduttivo parlare di titolari e riserve, nell’arco della partita tutto cambia costantemente ogni secondo.

I convocati al match vengono indicati al mattino del giorno di gara, con un messaggio nel gruppo di whatsapp, raramente avviso prima un non convocato, alla fine lo trovo poco rispettoso per me e per il mio staff, come se dovessimo giustificarci di una scelta, i 12 che vengono convocati, lo sono in funzione del match e della stagione, e sono sempre quei giocatori che mi danno più garanzie.

Come ti comporti dopo una sconfitta?

Partiamo dal presupposto che mi metto sempre in discussione, mi assumo la totale responsabilità delle sconfitte.

La mia reazione però dipende principalmente da due fattori, il primo è l’atteggiamento avuto dai ragazzi e il secondo le scelte fatte. Ammetto di non essere bravissimo nel riuscire a non esternare rabbia o delusione ma credo che per imparare a vincere bisogna necessariamente saper perdere.

Se però ho notato poco attaccamento alla maglia o mancanza di voglia allora significa che non sono nel posto giusto, perché una squadra allenata da me non può scendere in campo senza il sangue agli occhi.

Alla fine chi comanda dentro uno spogliatoio?

Risponderei tutti e nessuno, lo spogliatoio è un po’ come una famiglia, dove intervengono sicuramente  i  genitori  ma  anche  i  fratelli  maggiori,  gli  zii  e  i  nonni  hanno  la loro importanza e utilità… Ecco, Il Mister, i giocatori, i dirigenti, i collaboratori tecnici… ognuno ha la sua importanza e aiuta nel creare un ambiente il più sereno e positivo possibile.

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Che “strategie” utilizzi per cambiare le “strategie” in una squadra?

Gioco di parole interessante, diciamo che cerco sempre di far arrivare alle soluzioni i giocatori stessi, cerco sempre di aumentare la capacità cognitiva e provo ad avere giocatori pensanti in ogni momento, dal riscaldamento, all’esercitazione fino ad arrivare alla partita, voglio giocatori capaci di adattarsi e di trovare soluzioni, la maggior parte degli  allenamenti  sono  questo,  risoluzione  di  problemi.  

Quindi  se  stiamo usando strategie di squadra poco funzionali la mia strategia per cambiarle sarà quella di mettere i miei giocatori nelle condizioni di dover trovare soluzioni a problemi che con la “solita” strategia non possono essere risolti.

Come integri “i nuovi arrivi”?

Dipende da quanto sono importanti e dal loro carattere, se arriva un giocatore di un certo livello e con un carattere forte verrà trattato come gli altri, se invece viene un giocatore poco conosciuto o con un carattere introverso o timido come spesso accade con i giovani dell’under quando vengono aggregati alla prima squadra, allora faccio un po’ da chioccia, e cerco di farli sentire subito importanti per il progetto, magari creando esercitazioni che ne evidenzino le peculiarità, che sicuramente li porteranno ad emergere positivamente e a togliersi di dosso un po’ di timore iniziale.

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Le implicazioni psicologiche del rientro post-lockdown: come gestirle?

Buongiorno a tutti!

Mi presento, sono Giambarresi Erika, psicologa dello sport, mi occupo di preparazione mentale degli atleti ma anche di formazione dei coach e genitori. Da oggi cercheremo di affrontare insieme diverse tematiche psicologiche che emergono nel mondo del calcio, nelle diverse situazioni e dinamiche che possiamo osservare dentro e fuori dal campo.

Il rientro post-lockdown vissuto fino a poche settimane fa ci ha costretto tutti a mettere in pausa le normali attività in tutti gli ambiti della nostra vita, tra cui quello sportivo, impattando sull’identità di atleta/coach. Ora ci viene chiesto di convivere con il virus, affrontando una minaccia, con tutte le precauzioni necessarie, ma allo stesso tempo tornare a fare ciò a cui eravamo abituati.

La domanda sorge spontanea: quali sono le implicazioni psicologiche di questa quarantena e come reagiranno gli atleti al rientro in campo? In che modo mister potranno gestire al meglio il rientro?

La profonda incertezza che sta caratterizzando questi ultimi mesi ha avuto un forte impatto sulla motivazione degli atleti: lo sport è per loro fonte di divertimento, spensieratezza, competizione, occasione di mettersi alla prova, sacrificio, è contatto, è squadra.. e tutto questo è venuto improvvisamente a mancare.

Tale incertezza ha avuto anche implicazioni a livello emotivo: comuni stati di preoccupazione, frustrazione ed ansia, ovvero quell’emozione che proviamo quando ci troviamo di fronte ad una minaccia reale o figurata che prepara il nostro corpo a reagire, aggravata dall’intolleranza dell’incertezza.

Il rientro in campo e gli allenamenti saranno molto diversi da come tutti ricordavamo: le nuove regole e le misure di sicurezza a cui coach e ragazzi dovranno attenersi può impattare molto sulla socializzazione, sul modo in cui il gruppo socializza, elemento molto presente in uno sport di squadra e di contatto come il calcio. Fondamentale in questo senso è tenere presente, in primis come mister, e ricordare ad atleti e famiglie che si tratta di una situazione temporanea!

Ogni ragazzo reagirà in modo diverso di fronte questa situazione, per tale ragione è necessario accogliere e comprendere le differenze individuali all’interno del gruppo, fornendo attenzioni maggiori a coloro che fanno più fatica (es. paura del contatto con i compagni, segnali d’ansia, paura, tristezza).

Dobbiamo essere consapevoli che questo rientro sarà come la ripartenza dopo un lungo e importante infortunio, dove non solo il fisico ne risente ma anche la mente non sarà pronta e reattiva come prima: qui gradualità è la parola d’ordine, si deve puntare sul divertimento, il piacere e il senso di competenza che deriva dallo svolgere un determinato gesto tecnico andando così ad alimentare la motivazione intrinseca.

Inoltre, si dovranno ristabilire gli obiettivi a breve e medio termine, in ciascun allenamento i ragazzi dovranno percepire lo scopo ultimo delle diverse attività che proporrete, dando loro la possibilità di porsi una meta da raggiungere (che non sia per forza la partita o il campionato).

Un ultimo elemento estremamente importante è la responsabilizzazione dei ragazzi, di tutte le età: possiamo condividere con loro una lista di regole, co-costruendone insieme alcune e facendo comprendere l’importanza di queste; il ruolo di “esempio significativo” del mister è molto rimarcato.

Educhiamoli anche rispetto a questa nuova situazione, diamo il giusto peso alle misure di sicurezza, non facendo passare il COVID-19 come elemento di gioco, scherzo o strumento per schernire i compagni.

Ricordiamoci che tutto questo ha colpito in primis molto anche voi mister, non possiamo, né dobbiamo negarlo ma accogliere tutte le emozioni che ci portiamo dietro da questa quarantena; per questo è importante che come gruppo di coach ne parliate e condividiate le vostre sensazioni al rientro, in modo da sostenervi l’un l’altro e riuscire a fare lo stesso con i vostri ragazzi.

Alla prossima!

Coordinamento UEFA C ONLINE

Ciao a tutti, oggi voglio presentarvi il coordinamento nazionale legata al patentino UEFA C ONLINE proposto e coordinato da Claudio Gori de La rete dei mister.

Civiltà e compostezza caratterizzano questo coordinamento anche se con fermezza, decisione e incisività il coordinamento si propone di cambiare l’attuale situazione della formazione istituzionale e abilitante.

Molti mister infatti sono impegnati in tutta Italia a conseguire il “chiacchieratissimo” patentino FIgc UEFA C per allenare le giovanili. Molti mister però sono rimasti fuori da i corsi e in alcune regioni non sono chiarissime le graduatorie di immissione o l’attività futura che li vedrà o meno protagonisti nella prossima annata.

Questo ha provocato molto disorientamento. 

In questi ultimi mesi abbiamo visto molte occasioni di formazione online (i famosi webinar) gratuite o a pagamento dove la sensibilità di ogni mister è stata coinvolta a a seconda delle necessità o delle curiosità di ognuno. 

Molti mister hanno partecipato infatti a questi corsi e il vedere riconosciuta l’esperienza e la formazione continua che molti di noi hanno fatto, stanno facendo e continueranno a fare è un riconoscimento fondamentale per questa professione.

La federazione però da questo punto di vista non ci sente e continua (come da vent’anni a questa parte) a ragionare sulle abilitazioni (patentini e corsi di aggiornamento).

Il tema dei corsi e dei patentini è ormai annoso nel nostro Paese e la drammatica situazione Covid con il lockdown imposto ha portato alla luce un sacco di problemi da parte della federazione. Mentre tutte le istituzioni si organizzavano per mettere online i corsi la Figc ha annullato tutti i corsi presenti sul territorio bloccando così la possibilità a tante persone di regolarizzare il proprio percorso e di mettersi in condizione di poter allenare l’anno prossimo con il patentino in tasca.

Durante questi mesi di fermo quale migliore occasione per formare online dei mister obbligati a casa dalla situazione contingente?  Purtroppo la Figc non ha organizzato nulla nei mesi di marzo, aprile e maggio anche se alla fine di maggio è arrivato il comunicato 332 relativo al lancio di due corsi Uefa C con lezioni online e abolizione punteggio per i criteri di accesso. 

Molti mister sono rimasti contenti di questa iniziativa della Figc.

Purtroppo però i corsi sono a numero chiuso, spazio a soli 120 studenti (nonostante il web garantirebbe numeri assai più elevati) e costo (720 euro)  proibitivo rispetto al periodo attuale di crisi economica.

Iniziativa lodevole ma oltre mille allenatori restano fuori dall’aula virtuale. Sembra che verranno abilitati con corsi da svolgersi durante la prossima annata ma non esce nessun comunicato ufficiale.

Molto sconforto in tutta Italia per l’ennesima iniziativa quantomeno ambigua rispetto alle reali necessità.

UEFA C ONLINE

Qualcuno tenta di dar voce a questi mister e agli appassionati del mondo del calcio. In particolare Claudio Gori, ideatore e responsabile de La Rete dei mister ha diffuso il seguente comunicato:

Chi ha presentato domanda e non è entrato. Chi non l’ha presentata, per mille ragioni. Chi è riuscito ad entrare, ma si accorge che un diritto, se non è per tutti, si chiama privilegio, oppure sopruso…

Desidero creare un canale diretto di comunicazione, con i colleghi di tutta Italia interessati, affinché si realizzi il raccordo tra tutti coloro che si sono ritrovati dentro e fuori il corso in questione.  

Saranno attivate delle iniziative, lecite, pacifiche e civili, che vedranno come protagonisti da un lato i singoli tecnici, dall’altro le società.  

Una regia coordinata punterà all’obiettivo di ridefinire, su scala nazionale, l’intero assetto di questa sessione, affinché il diritto alla formazione istituzionale ed abilitante, ora e in futuro, non sia più prerogativa di pochi.

Saranno dettagliati solo in una successiva, ma imminente, occasione i prossimi atti concreti: il primo, un’assemblea online; in seguito, una richiesta massiva di pubblicazione dei dati che, determinando il mostruoso numero di esclusi, ancor oggi alimentano rabbia, perplessità, sconforto e sfiducia verso l’istituzione federale. 

Si garantisce la totale gratuità, sia nell’accesso alle iniziative, sia nello svolgimento delle effettive azioni.  

Si assicurano la massima compostezza ed, insieme, il più totale rigore operativo. Si richiedono concretezza e rispetto, come fossero parole d’ordine. La civiltà e l’autorevolezza della nostra operatività saranno il segno della nostra costanza e della nostra incisività. 

Requisiti richiesti: buona educazione; disponibilità di una casella di posta elettronica personale; opzionale, profilo facebook personale; astensione da qualsiasi atteggiamento volgare, aggressivo o discriminatorio.

Manda il tuo messaggio whatsapp, al 3479610073, se desideri aderire a questa iniziativa.

UEFA C ONLINE

Claudio Gori non ha bisogno di presentazioni e la sua attività con la rete dei mister coinvolge più di 4000 colleghi con iniziative di formazione e di proposte di aggiornamento continuo per tutte le categorie di mister da molti anni.

Ecco gli interventi alla recente assemblea online del 24/06/2020 Interventi.

E’ necessario per ogni mister continuare ad aggiornarsi e a crescere in autonomia e saggezza ma è anche il caso che la federazione promuova situazioni formative abilitanti utili ed efficaci a questo splendido mondo che è il calcio…soprattutto giovanile.

In bocca la lupo a Claudio e al suo continuo impegno a dar voce a tutti noi. Se siete interessati investite un pò del vostro tempo ad iscrivervi al coordinamento…non ve ne pentirete…avrete occasioni importanti di aggiornamento e formazione e potrete contribuire alla crescita di tutti noi.

Alla prossima