3 Portieri e 3 Porte

Ciao a tutti, spero stiate tutti bene e spero anche stiano bene le persone a voi care….

Non è facile scrivere qualcosa in questi giorni di tensione ma oggi mi è balzata in mente un’esercitazione che ha fatto divertire molto i ragazzi e li ha tenuti sempre molto svegli.

Si tratta di una esercitazione che può essere considerata come il centro dell’allenamento a difesa della porta; io l’ho utilizzata spesso quando avevo 5 portieri per tenere in movimento tutti specialmente nella seconda variante che riporterò poi.

Come vedete si utilizzano tre porte, logicamente le due laterali si possono fare tranquillamente con i paletti, con tre portieri a difesa delle rispettive porte e 2 portieri ( Giallo e Rosso ) in aiuto del Mister in verde.

L’esercitazione comincia con un passaggio dal Mister al portiere  che difende la porta principale ( 1 ) che passa ad uno dei due aiutanti ( 2 ) che  passa all’altro aiutante ( 3 )  che serve il Mister ( 4 ) per il tiro a scelta su una delle tre porte ( 5 ).

Già qui le varianti possono essere tante:

  • Il portiere sceglie a quale aiutante  passare la palla ( Libertà al portiere ma vincolo di chiamare nome e il classico uomo/solo )
  • Il Mister chiama il nome dell’aiutante a cui il portiere passa la palla
  • Il Mister chiama il colore corrispondente ( o opposto )  all’aiutante e il portiere esegue il passaggio.

Logicamente quando si eseguono le transizioni i tre portieri devono eseguire lo spostamento in funzione del passaggio ed attendersi un tiro sempre e comunque che, altra variante, potrebbe essere anche ribattuto dopo una respinta dagli aiutanti.

La variante di cui parlavo all’inizio dell’articolo  è molto semplice e, in maniera generale, consiste nel far diventare attivi da subito, e non solo dopo le ribattute, gli aiutanti con dei passaggi filtranti ( Anche qui altre variazioni sono ben accette ). Questo comporterà il fatto che i portieri a difesa delle porte dovranno essere pronti anche a difendere lo spazio e quindi ad attaccare la palla in uscita o a contrasto e di contro renderà ancora più attivi gli aiutanti.

Una variante che mi piace molto avendo a disposizione solo tre portieri e molto simile a quelle di prima ma inserisco un punteggio per le parate con la possibilità di segnare ai portieri in deviazione nelle altre porte. L’esercizio parte sempre dal Mister che passa da un portiere il quale comincia un giro palla insieme agli altri portieri fino al segnale del Mister che chiama la palla il quale ricevuto il passaggio tira in porta o su controllo o di prima intenzione. Come immaginate anche qui gli spostamenti dei portieri sono in funzione del giro palla e del passaggio verso l’allenatore sia come posizione che come velocità.

Generalmente come punteggio considero i seguenti :

  • 3 punti presa bloccata in tuffo ( La palla deve rimanere salda nelle mani del portiere con valutazione del Mister )
  • 1 punto per un goal realizzato in una porta avversaria in deviazione 
  • – 1 punto per ogni goal subito 

L’introduzione del punteggio molto  maggiore sulla presa è proprio per stimolare il gesto tecnico perché altrimenti, specialmente per i più giovani, diventerebbe solo un gioco di deviazioni mentre credo che la deviazione o respinta si debba usare solo quando sia realmente necessaria.

Ho notato che questa esercitazione è stata molto apprezzata dai ragazzi che si sono divertiti e a mio parere è allenante sulle varia posizioni da mantenere a difesa della porta proprio in funzione del fatto che per ogni portiere il posizionamento è diverso. Sicuramente l’ottimo sarebbe quello di avere tre porte regolari ma so che è praticamente impossibile ma noi Allenatori dei Portieri ci arrangiamo sempre e abbiamo molta fantasia.

Spero che l’esercitazione sia stata di vostro gradimento e come al solito ribadisco che chi ha voglia di commentare è sempre ben accetto.

A presto e Buona Pasqua !!!  Nonostante tutto…

ANDREA CERATI – La mia prima esperienza nel calcio femminile

Ciao a tutti. Oggi parliamo di calcio femminile in compagnia di un nostro amico allenatore, Andrea Cerati, alla sua prima esperienza alla guida delle ragazze Under 17  del Parma Calcio 1913.ANDREA CERATI

45 anni,  lavora come Responsabile Area Vendite Italia in una azienda multinazionale per la produzione di macchine e tecnologie per il controllo qualità nell’industria food e pharma; è allenatore dal 2008.

Ha ottenuto le qualifica di Istruttore CONI-FIGC  e Allenatore Dilettante e Istruttore UEFA B.

Ciao Andrea, benvenuto.  Per cominciare, raccontaci qualcosa su di te!

(domanda ironica) Anche le donne quindi possono praticare calcio?

“Le donne non possono, per svariati motivi, praticare questo sport da maschi”.

Partendo da questo grande e assurdo preconcetto, nel 2015 ho frequentato il corso da istruttore base UEFA B, nel quale ho imparato che il confronto e la curiosità sono alla base della crescita di ogni istruttore ed allenatore.

E’ stata proprio la curiosità di scoprire una parte del calcio a me conosciuta, quello del calcio femminile, che in alcune lezioni tenute dall’istruttrice del Settore Tecnico della F.I.G.C. Milena Bertolini (attuale C.T. della squadra Nazionale di Calcio Femminile Italiana) ho potuto approfondire e scoprire questo “mondo” a me totalmente sconosciuto o forse meglio dire, ignorato.

Una slide in particolare, durante e lezioni in alula, mi colpì fortemente tanto da fotografarla e conservarla nella galleria delle fotografie a me più care. La dichiarazione di una delle calciatrice americane più talentuose e famose nel mondo, Alex Morgan: “Non è importante che lo si chiami calcio, football, soccer, questo gioco unisce le persone ed è l’unica cosa che importa”.

Ho iniziato a pensare e che lo sport è perseguire una passione, quindi, non è così strano che una donna intraprenda questa attività sportiva ed insegua i suoi sogni. 

Come e perché sei arrivato ad allenare una quadra di calcio femminile?

Dopo anni di esperienza come istruttore nel calcio dilettantistico in tutte le categorie giovanili, ho sentito il desiderio di cercare nuovi stimoli e di scoprire nei dettagli il calcio praticato dalle donne.ANDREA CERATI

Ho iniziato a seguire gli allenamenti e partite di mister Milena Bertolini (allora allenatrice della squadra di seria A Brescia Calcio Femminile), scoprendo un gruppo di ragazze con un elevato aspetto motivazionale, una vera squadra. Non è certo un caso che la qualità di quella squadra fosse proprio nelle giocatrici che la componevano (Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Sara Gama, Valentina Giacinti, Daniela Sabatino,Martina Rosucci ecc.) e che oggi, con altre maglie, continuano a scendere in campo con sui campi della serie A Femminile, della Champions League e con la maglia della nazionale Italiana.

In questa stagione hai ricoperto il ruolo di allenatore della squadra Under 17 al Parma Calcio 1913.

Ci parli di questa esperienza?

E’ stato un onore ed un privilegio avere l’opportunità di allenare in una società professionistica per di più quella della mia città.

E’ stata per me l’occasione per confrontarmi con tecnici ed istruttori molto preparati e di condividere e criticare i pensieri e le mie metodologie di allenamento e gioco del calcio.

Allenare una squadra di ragazze è stata per me una nuova, positiva e stimolante esperienza dove ho acquisito anche un nuovo modo di rapportarmi, organizzare e dirigere l’allenamento.

Nello svolgimento delle sedute di allenamento emergeva evidente come nelle donne fosse più elevato, rispetto agli uomini, la determinazione nell’affrontare un’esercitazione tecnica evidenziando una maggiore propensione al lavoro ed una maggiore capacità di attenzione e di analisi. Durante la seduta si percepiva inoltre uno stile comportamentale collaborativo piuttosto che competitivo che dava alla seduta di allenamento uno spirito di squadra davvero importante.

ANDREA CERATI

Questo aspetto è stato per me fondamentale per strutturare ed organizzare un lavoro di campo fortemente sbilanciato sull’aspetto tecnico individuale e successivamente sui reparti. Negli obbiettivi condivisi con la Direzione Sportiva c’era come primario obiettivo la crescita della squadra (nata proprio in questa stagione ed inserita tra le categorie under 15 ed under 19) nel senso più globale del termine.

La raccolta dei report post seduta di allenamento e di ogni singola partita (fino alla fine di febbraio 2020 causa sospensione delle attività per motivi legati alla diffusione del COVID-19) ci hanno confermato che il percorso di crescita individuale e di squadra è stato crescente e positivo.

Quali sono le differenze di metodologia di allenamento di una squadra femminile rispetto una squadra maschile?

Nel rispetto delle linee guida tecniche di metodologia di allenamento che la società Parma Calcio 1913 mi ha fornito, prima di stabilire il programma di allenamento, insieme al mio staff, abbiamo dovuto necessariamente considerare il materiale umano e tecnico che avevamo a disposizione.ANDREA CERATI

Pur rispettando alcune idee di gioco e principi tattici a me particolarmente cari, abbiamo basato le sedute di allenamento su una prima parte di attivazione tecnica e su esercitazioni finalizzate alla prevenzione degli infortuni per poi lavorare su un blocco tecnico individuale utilizzando prevalentemente il pallone e agendo su aspetti di coordinazione e per ultimo inserendo anche elementi tecnici e situazionali alla ricerca della miglior collaborazione tra i reparti, cercando sempre il coinvolgimento massimo delle ragazze attraverso stimoli e obbiettivi ambiziosi, ma raggiungibili.

Ho riscontrato che la differenza tra la donna giocatrice e l’uomo è sulla velocità e sulla forza funzionale, quindi principalmente sotto l’aspetto fisico. A livello tattico, molte volte, ho notato la superiorità della donna, l’intelligenza tattica calcistica non dipende dal genere. Negli allenamenti basati sulla tecnica e tattica tra uomo e donna non c’è differenza, anzi alcune volte la donna riesce a raggiungere la perfezione sui gesti tecnici più dell’uomo.

L’obbiettivo è di formare giocatrici pensanti, che siano in grado di prendere decisioni sul campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle eventuali cadute. Stiamo formando giocatrici del futuro in un calcio sempre più complesso (non difficile, complesso) e veloce, che richiede la presa di decisioni rapidissime e di prendersi delle responsabilità, di rischiare.

Ma non solo… stiamo formando ragazze, future donne, che avranno un posto nella società.

 Ci sono allenatori professionistici e dilettantistici che apprezzi e stimi particolarmente?

Ho avuto la possibilità di frequentare diversi clinic di aggiornamento tecnico e tattico con tecnici professionistici nazionali ed internazionali nei quali ho apprezzato particolarmente la figura di mister Eusebio Di Francesco sia per la qualità dei temi trattati, sia per la chiarezza delle spiegazioni tecniche e non per ultimo per la semplicità ed umiltà della persona. ANDREA CERATIAltri allenatori che apprezzo particolarmente sono mister Claudio Gabetta (allenatore Under 17 maschile del Parma Calcio 1913) le cui metodologie di allenamento sono davvero molto interessanti, mister Matteo Mazzoli (vice allenatore under 15 maschile Parma Calcio 1913) amico ed allenatore di grandi qualità tecniche ed umane e mister Giuliano Cudia (allenatore Under 15 Elite U.S. Montebello) istruttore di grandi valori con il quale ho iniziato l’esperienza di allenatore e per il quale nutro profonda stima.

Grazie ad Andrea Cerati per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa tua bellissima esperienza! 

Grazie a voi per l’opportunità e crepi il lupo!  Concedetemi un ultimo messaggio: in queste settimane medici, infermieri e tutte le persone impegnate in ambito sanitario, stanno facendo un lavoro enorme;  abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti e diminuisca il pericolo per le fasce più deboli e delicate di salute.
Un messaggio a tutti ed in particolar modo alle persone di sport: chi pratica sport rispetta sempre le regole, per questi motivi rispettiamo le istruzioni che ci danno, dopo il “picco” arriverà la discesa e allora il dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a calciare un pallone o più semplicemente a vedere con un amico una partita di calcio allo stadio.
Restiamo a casa, andrà tutto bene.

LA COMUNICAZIONE

Buongiorno a tutti, almeno spero lo sia nonostante la brutta situazione in cui ci ci trova. Parlando di comunicazione credo sia doveroso, prima di tutto, fare una augurio a tutti che le cose vadano bene e ringraziare di cuore tutto il personale sanitario d’Italia che è in prima linea in questa emergenza.

La comunicazione è un tema particolare e molto spesso trascurato ma di fondamentale importanza per un portiere tanto che nella mia personale “classifica” è messa al secondo posto.

Oggi ne vorrei parlare in maniera abbastanza generica nel senso che vorrei porre qualche quesito e dare, secondo il mio parere, qualche risposta.

Cosa si intende per COMUNICAZIONE del Portiere ?

Per me è la capacita di riuscire a dare indicazioni precise sia in fase difensiva che offensiva in maniera Semplice, Diretta, Inequivocabile e soprattutto con gli stessi codici capibili dai compagni.

Posta così sembra semplice ma vi assicuro che non lo è……Innanzitutto la base per una comunicazione corretta è l’apprendimento, da parte del portiere, degli schemi di gioco e dei vari spostamenti dei compagni in ogni fase della gara ed è qui che oltre a noi allenatori dei portieri è necessaria anche la sinergia con l’allenatore della squadra anche e soprattutto per avere un’unico linguaggio comune ( Codici univoci ).

COMUNICAZIONE

Qui una tirata d’orecchi va ai Mister delle squadre perchè nel 90% dei casi, e sono buono, si limitano a dire a noi allenatori dei portieri “Il portiere non parla…” e io gli rispondo ” Ma tu gli hai detto cosa deve dire ? “.

Tutto questo nasce dal fatto che per l’allenatore di calcio è scontato che il portiere sappia e debba fare tutto ma, soprattutto. se non ci arriva il difensore deve per forza arrivarci lui quindi è anche scontato che debba saper parlare.

Ma torniamo alla comunicazione ed alle caratteristiche che ho citato :

SEMPLICE : I termini devono essere capibili a tutti, non devono confondersi con altri ( Mai dire Via perchè si confonde con Mia per esempio )

DIRETTA : Deve puntare al succo dell’azione che vogliamo far fare senza troppi giri di parole e nominando a chi è indirizzata rispetto al compagno ( Ad esempio Tommy arriva da Dx )

INEQUIVOCABILE :  Qui subentrano tutte le caratteristiche sopra ma io ci metto anche una direzione, dire ad esempio scala non serve a nulla se non dai un indicazione diretta rispetto alla posizione del compagno che si “comanda” 

CODICI UNIVOCI :  Sono le parole, i modi usati ma che devono essere unici con il resto di squadra e Staff .

COMUNICAZIONE

Ultimamente mi servo di video presi alle spalle della porta dei portieri in cui si sentono proprio la gestione delle parole rispetto al movimento di chi viene richiamato e, specialmente adesso purtroppo, è molto utile sentire le partire a porte chiuse perchè si riesce proprio a captare quali comandi i portieri evoluti danno alla squadra; l’altra azione importante, per noi allenatori dei portieri, è quella di aiutarli da dietro la porta “insegnandoli” cosa dire e come dirlo. Ogni tanto vale più un allenamento cosi che un allenamento tecnico.

Come vi avevo anticipato è proprio solo un ‘articolo generale e non pretende di aver dato indicazioni complete sull’argomento ma magari un qualche spunto di riflessione.

Come sempre spero di avere qualche riscontro per fare quattro chiacchiere.

A presto !

Emergenza Coronavirus – Fare squadra!

L’unico risvolto positivo della drammatica situazione che stiamo vivendo è sicuramente quello di aver recuperato molto tempo nelle nostre vite; ci è stata concessa la possibilità di fermarci a riflettere, e magari diventare persone migliori dedicando pensieri e vicinanza a chi vogliamo bene. I mezzi tecnologici di oggi stanno fornendo alle persone un grandissimo aiuto: regalarsi e regalare pezzettini di “normalità” e di routine. 

Anche per un allenatore, per tornare al tema principale del nostro blog,  si apre quindi una sfida importante. Cosa fare per mantenere unito il gruppo in questo momento di dispersione forzata? Cosa fare per dare sollievo ai ragazzi e bambini, continuamente bisognosi di stimoli diversi?

Sperando di fornire qualche piccolo spunto, o anche per semplice condivisione, vi racconto l’esperienza nella squadra che alleno, i Pulcini 2012 dell’U.S Astra Parma.

Dopo un periodo senza particolari contatti necessario per metabolizzare il cambiamento,  abbiamo cominciato il nostro percorso con due video messaggi di saluto, uno mio e uno dell’altro mister Matti, in cui li abbiamo incoraggiati a non mollare, resistere e a restituirci i loro video di saluto ai propri compagni.  Quest’ultima fase si è rivelata molto interessante e utile: davanti alla telecamera, qualcuno è stato disinvolto e spontaneo, qualcuno ha preferito leggere un testo, qualcuno si è quasi nascosto e qualcuno non si è sentito di farsi filmare…ma sono sicuro si riscatterà in futuro! Da quello che può sembrare un semplice video, nasce una prova da affrontare contro la timidezza! 

Ovviamente evitiamo i video per motivi di privacy!

Data la partecipazione numerosa ai video saluti, abbiamo creato con la collaborazione dei genitori  una chat di gruppo Skype, in modo che potessero avere uno spazio tutto loro in cui comunicare e mantenersi in contatto. Durante le prime chiamate siamo apparsi anche noi mister, e con piacere abbiamo dialogato con loro…o almeno ci abbiamo provato!  Una video conferenza con 16 bambini non può che portare ad un caos infernale e un  potente mal di testa…ma ne è valsa la pena! Mentre qualcuno piano piano abbandonava per andare a cena,  i più tenaci hanno continuato con chiamate , messaggi, emoticons e stickers per tutta la serata…per la gioia delle mamme!

Per sconfiggere la noia di queste giornate, sfruttando la scia positive dei video contatti, abbiamo deciso di metterli un pochino alla prova e assegnarli qualche “compito a casa”. Abbiamo diviso il lavoro di questa settimana in varie CHALLENGES:

 

Challange 1 : Palleggio

Proposto in livelli di differente tipologia e difficoltà (livello 1,2,3 ecc. ecc.) inserendo anche coscia e testa. 

 

Challange 2:  Muretto al volo

Per dar seguito alla sfida precedente, abbiamo proposto il gioco al volo con interno, collo, aggiungendo poi coscia, petto, testa.   

 

Challenge 3: Tiro a canestro

Obiettivo del gioco: calciare la palla dalla distanza e fare canestro (una scatola, un cestino, una bacinella..). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,  con interno e collo piede.

 

Challange 4: Gioco del bowling

Obiettivo del gioco: abbattere i birilli con un tiro dalla distanza.  Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,   con interno e collo piede. 

 

Challange 5: Tiro al bersaglio

Obiettivo del gioco: con un tiro dalla distanza bisogna centrare il bersaglio dichiarato.  I bersagli possono avere nomi di fantasia o numeri (noi abbiamo scelto “tiro messi, tiro ronaldo, tiro lukaku ecc. ecc.”). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo.

Il suggerimento dato ai bambini è stato quello di non dimenticarsi, in questi giochi,  di allenare anche il piede debole.

Ovviamente, tutte le esercitazioni proposte sono realizzabili in ambiente domestico. In ogni video sono sempre stati invitati a RESTARE IN CASA.

Questo è stato il lavoro che ha coperto la settimana appena passata, nei prossimi giorni manderemo altre sfide! Le risposte dei bambini sono state eccezionali:

Per concludere, un altro prezioso risultato ottenuto in questo percorso “a distanza” ,è stato il grande coinvolgimento e impegno dei genitori.  Un grosso grazie va anche a loro!

 E mi raccomando… ricordiamoci tutti che andrA’STRAbene!

DOMENICO ROMANO – Il mister che vuol bene ai ragazzi

Oggi vi parlo di una bella persona incontrata da qualche mese sui campi da calcio, DOMENICO ROMANO, allenatore della squadra 2012 della società Piccardo Traversetolo. Un amante del calcio, un vero appassionato, dotato di grande equilibrio, e una stimata guida per i suoi piccoli calciatori e le loro famiglie.

Come ben sappiamo, il calcio è nel bene o nel male lo sport più chiacchierato al mondo. Tutti noi facciamo calcio perché da sempre siamo innamorati di questo sport, tutti noi ci battiamo per difenderlo sempre e comunque. Ma ci rendiamo amaramente contro  che, soprattutto nei campi dilettantistici e giovanili, spesso e volentieri diventa difficile uscire dal campo senza vivere scenari imbarazzanti.

DOMENICO ROMANO

E’ per questo che mi ha colpito subito Domenico, perché è piuttosto raro incontrare persone capaci di rimanere se stesse dentro e fuori dal campo, senza assumere “sembianze aliene” vivendo la trance agonistica.

Inoltre, Domenico è creatore di un preziosissimo gruppo whatsapp con molti contatti di mister e dirigenti per l’organizzazione di amichevoli.  Devo ammettere che incontrare persone serie, pacate e rispettose con cui poter far nascere belle amicizie e avere continui confronti penso sia una delle parti migliori del nostro bellissimo calcio.

Romano Domenico detto “Mimmo” sposato e padre di Salvatore (juoniores Plaza Montecchio) e Giuseppe (esordienti Picardo Traversetolo) ecco cosa ci racconta della sua esperienza.

Il mio approccio con il mondo del calcio è stato lo stesso di tutti i bambini ovvero con la frequentazione di una scuola calcio con la società sportiva US TRECASE con cui ho fatto tutte le trafile del settore giovanile.

Una cosa che ricordo di quella esperienza è stata quando all’età di circa 8 anni per una partita amichevole l’allora istruttore decise di fare le convocazioni. Convocazioni fatte su un bigliettino ed affisso alla porta dello spogliatoio. Una cosa SQUALLIDA. Naturalmente io non facevo parte dei convocati.   Questo episodio a distanza di anni è rimasto impresso nella mia mente.

Successivamente appena maggiorenne ho fatto parte di una squadra di amatori, nella quale avevo il doppio ruolo di calciatore allenatore Nel momento in cui il livello dei campionati inizio a crescere decisi di aiutare gli allenatori che di anno in anno arrivarono.  

Dopo poi mi sono trasferito in provincia di Parma, e mi sono affacciato di nuovo nel mondo del calcio questa volta nelle vesti di genitore. Ho deciso poi di riprendere a calcare i campi da calcio quando ho visto istruttori di scuola calcio avere un solo obiettivo la vittoria a tutti i costi

Allora dentro di me è scattata la scintilla.   Ho pensato che ognuno di noi deve fare qualcosa per cambiare questo splendido mondo quello delle scuole calcio. Ho ripreso ad allenare questa volta però i bambini, ho deciso di aggiornarmi di frequentare corsi, perché ritengo che a questa età, sia fondamentale conoscere cosa fare, ma soprattutto cosa non fare con dei bambini che hanno un’età così sensibile.

Ho scoperto un mondo nuovo, bellissimo perché i bambini ti danno delle emozioni e soddisfazioni che con i grandi neanche si possono immaginare.   Allenare un’annata di scuola calcio secondo me è una delle cose più belle che possa capitare a un istruttore l’importante che questo venga fatto mettendo i bambini al centro del progetto, i bambini devono essere trattati tutti allo stesso modo, devono avere pari opportunità.  

Domenico Romano

A questa età deve prevalere soprattutto l’aspetto motorio coordinativo in un contesto ludico e di puro divertimento, mentre il risultato sportivo deve essere l’ultimo degli obiettivi. Tutto questo è sancito in un documento che per me è diventato Bibbia, LA CARTA DEI DIRITTI DEI RAGAZZI.  

Poiché i tempi sono cambiati e adesso ci troviamo nell’era della tecnologia, per aiutare me e tanti altri colleghi come me ho creato un gruppo Whatsapp dove ho inserito tutti gli istruttori che ho avuto modo di conoscere in questi anni. Questo strumento è stato molto importante sia per me che per tutti i fruitori, in quanto è stato utile per organizzare vari tipi di eventi tra cui amichevoli e giornate dello sport.  

Ritornando al discorso dell’istruttore Io penso che ogni allenatore o istruttore abbia un metodo. Io nel limite del possibile cerco di seguire il metodo di Horst Wein, che all’inizio era allenatore della nazionale di hockey tedesca è  dopo ha creato il fenomeno ” Tiki taka” spagnolo. Bellissimo e famosissimo è stato il suo libro IL CALCIO A MISURA DEI RAGAZZI.”

DOMENICO ROMANO

Un grosso ringraziamento e un caro saluto a Mimmo. Come ha scritto qualcuno sui social qualche tempo fa “Per i primi anni calcistici dei ragazzi non serve un allenatore…Serve Domenico Romano!!!”

Cosa facciamo se non riusciamo più a trovarci con i nostri ragazzi/e?

Nel calcio per i ragazzi (e non solo), il campo, gli spazi, lo spogliatoio, il tempo passato insieme, il rapporto con i mister e i compagni sono determinanti per lo svolgimento dello sport, l’apprendimento dei contenuti e la continua interazione educativa che ne deriva.

La sospensione degli allenamenti, quindi, ci interroga tutti. Come mister ci viene chiesto soprattutto di trovare risposte adeguate e sperimentare soluzioni creative per mantenere il contatto con i nostri ragazzi.

E’ una situazione strana, incerta. Di sicuro sappiamo che non possiamo andare al campo ad allenarci. Cosa possiamo fare allora?

Qualcuno si sta già muovendo e in questo clima di incertezza nascono progetti come quello del Centro Sportivo Italiano di Milano “Keep fit! Play at home” in cui sono disponibili una serie di contenuti per non perdere il ritmo, facendo esercizi divertenti tra le mura domestiche per poter gestire da casa allenamenti con le categorie più piccole.

ragazzi

E’ un’occasione, un’opportunità. Dobbiamo essere creativi e trovare la nostra opportunità.

E’ un momento in cui come mister dobbiamo trovare risposte adeguate e sperimentare soluzioni che coinvolgano tutti i nostri ragazzi.

Il mister deve metterci la faccia!

E’ importante creare un’occasione di contatto con i ragazzi. Chi ha le categorie più grandi ha a disposizione il gruppo whatsapp in cui poter mandare messaggi al gruppo ma anche nelle annate più piccole, sfruttando il gruppo whatsapp dei genitori, si può mandare un video messaggio. Il messaggio deve essere di saluto ma anche di stimolo alla possibile interazione con i ragazzi (quello che normalmente facciamo ad allenamento).

ragazzi

Tentare di capire, ad esempio, come i ragazzi stanno vivendo questa situazione e “ingaggiare” con loro una interazione positiva per farli stare in movimento e fargli capire che è una situazione passeggera e prima o poi si tornerà alla normalità. Abbiamo la responsabilità di far crescere i nostri ragazzi!

E’ possibile comunque allenarsi

Uno dei miei figli ha una scritta sulla felpa di questo tipo “Molla il divano e dacci una mano!”. Questo periodo forzato di non allenamenti non significa comunque che non ci si può allenare. Personalmente in queste due settimane ho spedito sul gruppo dei ragazzi degli esercizi (13 per l’esattezza). I ragazzi devono filmarsi nel farli e rispedirli sul gruppo dove viene aggiornata una continua classifica degli esercizi fatti da ognuno della squadra.

L’obiettivo non è quello di mantenerli in forma oppure di allenarsi su chissà quali tecniche calcistiche ma solo quello di tenerli impegnati soprattutto dal punto di vista mentale sull’argomento calcio e sull’essere squadra.

Il fatto di filmarsi mette in condizione i ragazzi di autovalutarsi perché quando riguardano l’esercizio prima di spedirlo capiscono se può andare bene o meno e questo in genere li spinge a migliorarsi.

Tenere la classifica degli esercizi proposti (con relativo premio) stimola invece una sana competizione che stimola i ragazzi ad impegnarsi a fronte di raggiungere un preciso obiettivo.

E’ una cosa che ogni ragazzo fa da solo ma che sa che sa che anche ogni componente della squadra sta facendo e che il mister valuterà questa sua prestazione.

Questo modo di fare anche se attraverso i social permette un contatto vero con i mister ma anche con i propri amici.

Mettersi sempre in gioco

Come mister sfruttiamo questo tempo di stop per leggere, studiare e restare aggiornati su tutto quello che interagisce nel nostro mondo del calcio.

La programmazione classica fatta finora deve essere per forza rivista e riadeguata. Dobbiamo capire con che tempi e in che modi riusciamo a fare il nostro lavoro. I nostri ragazzi hanno bisogno di allenatori che li sappiano guidare sul campo ma che siano anche riferimenti chiari nella vita di tutti i giorni. Gli argomenti che trattiamo nello spogliatoio sulla concentrazione, sul coraggio, sulla fiducia devono avere una continuità anche ora, in questo periodo di incertezza, per affrontare la vita normale. I mister devono stimolare la creatività e la collaborazione.

Formazione a distanza

Si parla nelle scuole tutti i giorni di questo argomento…con il calcio possiamo fare nulla? Visto che lo stop è molto lungo (per ora fino al 3 aprile) tentiamo di trovare alcuni video da mandare ai ragazzi di partite o di giocatori famosi in modo da creare in questo periodo lo stimolo per appassionarsi ai talenti del calcio e a vedere come questi si muovono. Sono utili anche film o documentari (ho presente alcune puntate di “Sfide”) che possono tornare utili per evidenziare come una squadra affronta delle fatiche e che strategie attua per saltarci fuori e riuscire al meglio nel proprio cammino. Sono tanti gli stimoli che possiamo dare anche in questo senso.

Quindi mister, in bocca al lupo, in questa nuova sfida. Se avete idee concrete e avete voglia di condividerle in questo periodo volevamo fare una specie di raccolta di esercizi o di stimoli (titoli di film, ecc) per dare ad ogni mister un aiuto concreto di come muoversi con i ragazzi. Sono loro l’obiettivo principale, non dimentichiamolo mai!

Vamoooooosssss

Calcio femminile: Uno sport senza età!

Stavo controllando le notifiche di Facebook, quando leggo questo annuncio sulla pagina della squadra della mia amica peruviana Eliz:

“👋⚽️🎯Este Sábado de 6pm a 8pm empezamos el entrenamiento para Mujeres Adultas YO APRENDO en un Club Privado será 1 hora entreno + 1 hora pichanga las interesadas BASE30 BASE40 BASE50 y BASE60 escribirme al sgte enlace:

➡️ http://bit.ly/ElizBase30y60Fut”

Trad. Questo sabato dalle 18 alle 20 organizziamo un allenamento di calcio per donne adulte. Il corso “io imparo” si svolge in un Club privato ed è composto da 1 ora di allenamento e 1 ora di gioco libero. Prego tutte le interessate per le categorie BASE 30 anni, 40 anni, 50 anni e 60 anni di contattarmi mandandomi un messaggio whatsapp.

Non trovo strano, anzi è piuttosto consueto, che le donne inizino a giocare da ragazze, per varie ragioni interrompano il proprio percorso sportivo (studio, lavoro, maternità) e riprendano a giocare verso i 30 anni nelle categorie amatoriali. Ciò che trovo curioso è che ragazze di 60 anni possano maturare il desiderio di fare un corso base di calcio.

💙😎Una entrenadora es tan buena, como lo sea la más débil de su Equipo, no la más sobresaliente💯 Eliz fut

Pubblicato da Eliz Fútbol Femenino Perú su Martedì 17 dicembre 2019

La risposta alla mia curiosità me la dà Tatiana Juscamayta, allenatrice dei portieri della squadra di Eliz.

“Sono una donna e gioco a calcio. Una donna che gioca a calcio vive da ribelle. Di Eliz aprezziamo il tempo e la disponibilità che ci dedica. Le sue parole troveranno dimora nelle ragazze che la seguono, che lotteranno per avere il proprio spazio per educarsi e giocare. Penso che non smetteremo mai di imparare, a 20, 30 o 50 anni. Tutte le donne che partecipano agli allenamenti tenuti da Elisabeth portano in se stesse i suoi insegnamenti perché questi possano essere comunicati e trasmessi alle generazioni che verranno. 

La comunicazione è una parte molto importante per il ruolo di una allenatrice. Che si parli di chiacchierare, conversare o fare riunioni, non dobbiamo dimenticare di ascoltare bene le altre persone. Perché attraverso gli altri possiamo continuare ad imparare per migliorare ed evolvere la nostra vita! Quello che oggi pensiamo essere l’unica verità, domani potrebbe cambiare e persino migliorare. Dobbiamo smetterla di fingere di comunicare, come accade nei social network, dove si è perso il desiderio di conversare. Abbiamo lasciato il posto alla violenza del voler sovrastare e schernire l’altro. 

Non lasciamo nemmeno finire il discorso dell’altro che già cerchiamo di sovrascrivere il suo pensiero con il nostro. Dobbiamo ricominciare ad osservare ed essere curiosi. La nostra cultura attuale ci porta ad essere degli eterni bambini, perché nel nostro desiderio di conoscenza seguiamo “il pieno” del sapere, prendendo come certezze le parole dei nostri maestri. Mentre nel diventare adulti dovremmo inseguire “il vuoto” che guida il desiderio di conoscenza del buon maestro, che ricerca ciò che non sa o che non conosce. Il buon insegnante per tutto ciò che crede di sapere lascia sempre una piccola finestra aperta per il dialogo o l’approfondimento. Dicevano che il calcio non è uno sport per le femmine ed arrivarono perfino a proibirlo, a dimenticare le storie delle nostre pioniere. Oggi il calcio femminile si gioca ovunque, ma il suo sviluppo parte da noi che anche a 50 o 60 anni iniziamo ad impararlo, per segnare la rotta per le nostre figlie e le nostre nipoti.
¿CUÁNDO FUÉ QUE ME GUSTO EL FÚTBOL Y DECIDÍ HACER PICHANGAS?

Hace 16 años recuerdo haber ido a una academia en el monumental de pequeña me gustaba mucho el fútbol era como un imán desde el colegio.. sólo esperaba que suene la campana de recreo y me daba tanta cólera que solo nos dieran la pelota de voley y a los chicos la de fútbol Rayos !!Luego conocí la academia JC sport girls la Seño Manuela muy amable siempre diciéndome Elizabeth tu puedes ! con mucha dedicación .. lo mío era algo por diversión es decir .. no apuestas quizás el tema de estudios y laboral hizo que viera el fútbol como eso parte de diversión para mí !.. Hace 2 años la salude a Manuela ahora con su academia que llega a varias niñas y adolescentes en el Perú donde llevé a mi hija de 4 años en ese entonces !!.. Ahora ya tengo 32 años como que llegas a un punto en que hay 2 opciones o te enfocas solo en tu trabajo , familia, estudios o te enfocas y agregas el fútbol a tus domingos. elegí añadir este espacio .. que hace aproximadamente 4 años se hizo la primera pichanga en loza ahora jugamos sólo en sintética. y aunque han pasado muchas personas algunas se han ido otras han vuelto.. considero este espacio de pichangas domingueras un momento de DIVERSIÓN para las mujeres que no buscan apuestas .. esas que no buscan ir a la pierna o jugar a la mala .. sea el distrito que seas o tengas la edad que tengas o el nivel de juego …quizás vuelva escribir esto de aqui a 10 años o de aquí a 30 años les aseguro que seguiré con las pichangas Dios mediante.. Van a ver personas que te digan que No juegues o que el fútbol no es pa Mujeres .. o tu esposo que no te apoye . o tu flaco o con quien estés .. pero si en verdad quisieras pelotear cuenta con este espacio ..LIBRE en el Perú para pichangas :)Y si alguna desea jugar mañana domingo 7 octubre del 2018 avisarme a mi celular whatsapp 988884161 con gusto le atendemos en Lima !

Pubblicato da Eliz Fútbol Femenino Perú su Sabato 6 ottobre 2018
In Francia non sono da meno…

Martine e Simone, 68 e 78 anni, hanno ottenuto la possibilità di giocare in un club nella loro città di Lucé (Eure-et-Loir), dove si allenano due volte a settimana con ragazze di 14 anni.

Queste due pensionate facevano parte della squadra francese di donne anziane, la “Mamies Foot”. Come loro, anche altre giocatrici si sono iscritte nel club vicino casa. Ciò è possibile grazie all’aiuto dell’associazione Footeuses, che permette a persone di qualunque età di giocare. Marie-France Gosselet, la presidentessa, è una delle “Mamie Foot” che per prima promuove il calcio femminile tra le donne anziane.

Martine et Simone dans leur club de foot

Martine et Simone, 68 et 78 ans, ont pris une licence dans un club de leur ville de Lucé (Eure-et-Loir), où elles s'entraînent deux fois par semaine avec des jeunes-filles de 14 ans.⚽️👵🏼🇫🇷Ces deux retraitées ont fait partie de l'équipe de France des femmes séniors, les "Mamies Foot". Comme elles, d'autres joueuses se sont inscrites dans un club près de chez elles. Elles sont aidées dans leurs démarches par l'association Footeuses à tout âge , présidée par l'une des "Mamie Foot", Marie-France Gosselet, pour promouvoir le foot féminin chez les femmes âgées.C’est la quatrième étape du tour de France Oldyssey à la rencontre des vieux des régions, avec le soutien de l'Assurance Retraite (Pourbienvieillir.fr) , MGEN, CNC – Centre national du cinéma et de l'image animéeCc : Bien vivre ma retraite avec SeniorialesAbonnez-vous à @Oldyssey pour suivre les prochaines étapes !

Pubblicato da Oldyssey su Domenica 5 gennaio 2020

Calogero Perno: quando il treno fischia tre volte!!!

Oggi facciamo due chiacchiere con Calogero Perno, mister delle giovanili del Pontevecchio Calcio.

Mi chiamo Calogero Perno, ho 26 anni e da ormai 8 alleno nel settore giovanile. Da ormai due anni ho sposato il progetto della Pontevecchio Calcio, presso la quale sono sia l’allenatore degli esordienti U12 che il gestore del sito e dei social. Il lancio del sito internet in particolare è un progetto a cui tengo molto e che ho curato in prima persona, e che ritengo sia stato molto importante per connettere ancora di più le persone con quella che è la nostra attività. All’interno ho creato anche un gestionale per noi allenatori, su modello di quello del Bologna F.C. (la squadra della mia città), presso cui ho avuto modo e onore di svolgere tirocinio la scorsa stagione calcistica.

Calogero Perno

La Pontevecchio è una società molto in stile “grande famiglia” e crede in un’ideale di calcio molto inclusivo, che ben si sposa con quella che è la mia filosofia calcistica, in particolare sui giovani: tutti infatti, dovrebbero avere il diritto di poter giocare a calcio, a maggior ragione nelle realtà dilettantistiche. Un concetto che sembra scontato a parole, ma che nei fatti spesso viene purtroppo contraddetto: ancora oggi si sentono di bambini di 8-10 lasciati in panchina e non fatti entrare per tutta la partita, cosa peraltro vietata dalla federazione. Penso che per un ragazzino, a prescindere dalla bravura, non ci sia cosa più bella di avere un allenatore che creda in lui, lo faccia giocare e che lo incoraggi. Sono emozioni che non tornano più indietro. Una cosa che diceva sempre il presidente della sezione Aia di Bologna Aureliano (ah, ho dimenticato di dirvi che per due anni sono stato anche arbitro FIGC), è che non serve arrivare ai massimi livelli per godersi le partite che si affrontano, perché, nel nostro piccolo, quella è la nostra Serie A.

Questo credo sia verissimo anche con i ragazzini: la gioia di segnare le campo più scalcagnato della provincia, è per loro paragonabile a quella di segnare al Bernabéu o al Camp Nou. In tutte le squadre in cui sono stato, ho sempre lasciato dei gruppi molto affiatati e ancora oggi, nonostante siano passati anni, quando ci si ritrova ai tornei corrono incontro ad abbracciarmi: è per me sempre una grande gioia, è come se il tempo non fosse mai passato e loro siano ancora piccolini.

Calogero Perno
fbt

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Direi trequartista centrocampista centrale, ma anche come esterno d’attacco non me la caverei niente male. Da giovane ho avuto la fortuna di avere allenatori che mi hanno fatto sperimentare un po’ tutti i ruoli; spero di aver conservato la mia capacità di assist-man e sulle punizioni.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Abbiamo tre sedute settimanali, lunedì mercoledì e giovedì. Al lunedì lavoriamo un po’ di più sui gesti tecnici, le individualità e gli aspetti motori e coordinativi; al mercoledì facciamo un allenamento più “classico” di gruppo, mentre al giovedì ci concentriamo di più sulla partita e sugli aspetti tattici. Colgo l’occasione per ringraziare il mio secondo Tommaso Liverani, perché nonostante sia giovanissimo è veramente un pezzo pregiato del nostro staff tecnico: senza un valido collaboratore, una programmazione minuziosa come quella svolta finora non sarebbe stata possibile.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Davvero difficile dirlo, perché ogni partita con i ragazzi è un’emozione unica. Se proprio dovessi scegliere, direi la finale Pontevecchio-Cagliari dello scorso anno al torneo invernale della Fortitudo, perché fu la prima coppa vinta con i bimbi dal mio arrivo alla Pontevecchio. Fu una grande soddisfazione per i ragazzi perché li aiutò molto ad essere consapevoli delle proprie capacità e del percorso intrapreso fino ad allora.

Che cosa ti porti nel tuo essere allenatore del corso per il patentino di calcio a 5 che stai svolgendo?

Vorrei ringraziare tutti i docenti e i colleghi di questo corso di calcio a 5, perché durante lo svolgimento del medesimo sento di essere cresciuto molto come allenatore; penso di parlare a nome di tutti i corsisti infatti,
dicendo che abbiamo avuto la fortuna di trovare docenti molto preparati e disponibili, e colleghi molto collaborativi, simpatici e pieni di risorse. Soprattutto per uno come me, che finora si era occupato solamente di calcio a 11, devo dire che questo corso è stato molto illuminante sotto diversi aspetti, perché a problemi comuni, il futsal offre soluzioni nuove; preziose informazioni che custodirò gelosamente nel mio bagaglio di allenatore.

Dai, prima di concludere l’intervista raccontami un ricordo, una particolarità, un aneddoto della tua da allenatore.

Il nostro campo di allenamento si trova a ridosso di una collinetta dove si trovano i binari della ferrovia, e mentre ci alleniamo passano molti treni merci a velocità contenuta, e capita che ogni tanto i macchinisti si fermano qualche istante incuriositi.

Un giorno, durante la partitella di allenamento, c’era un rigore; inutile dire che il treno si è fermato. Fischio, tiro e.. parata! A quel punto alle gioie del mio portierino Paolo (che saluto), si sono aggiunte quelle del capotreno, che prima di ripartire ha dato il fischio al treno tre volte, e si è affacciato al finestrino gridando “GRANDEEE!”. Ci ridiamo su ancora oggi.

Un grosso grazie a Calogero per la sua capacità di emozionare (ed emozionarsi), coinvolgere e stupire e un in bocca la lupo per il proseguo della stagione aspettando altri treni pronti a fischiare…vamooooossss!!!

Grazie te Paolo, e complimenti per il tuo ottimo lavoro. Un saluto a tutti, in particolare ai “colleghi” del corso di calcio a 5 di Bologna.

La deviazione: dall’analitico al situazionale

Eccoci qui con una proposta didattica che vede protagonista Lorenzo Squizzi. Il 27 aprile infatti grazie all’organizzazione di Gino Cervi referente a Parma per l’associazione Apport (associazione italiana preparatori portieri) ci si ritroverà sul campo per misurarci sull’argomento della deviazione.

deviazione

La professionalità di Lorenzo Squizzi  preparatore dei portieri del Chievo Calcio (in carriera ha totalizzato complessivamente 44 presenze in Serie A e 153 in Serie B con all’attivo la vittoria di un campionato di serie B e  una coppa italia e la vittoria di un campionato italiano di serie A) sarà a disposizione dei presenti per interagire sia sul campo che in aula con le dinamiche che vedono i portieri impegnati nel fondamentale gesto della deviazione.

Vi aspettiamo numerosi!. 

Donne e Arbitraggio

Nell’articolo odierno parleremo delle donne e  del ruolo arbitrale.

Pillole dal Seminario sulla gestione dei conflitti nello sport

Sabato 30 novembre 2019 ho avuto modo di partecipare al Seminario sulla gestione del conflitto nello sport tenuto dalla Psicologa dello sport Lucia Francolini. Si trattava di un seminario formativo rivolto a tecnici ed educatori Uisp su come sviluppare set di comportamenti utili a costruire relazioni serene e produttive nel contesto sportivo. 

Ad un certo punto della giornata abbiamo focalizzato l’attenzione sul ruolo dell’arbitro nel calcio. La dottoressa ci ha voluto rendere consapevoli dell’impatto emotivo causato dalla pratica “socialmente accettata” degli insulti da parte del pubblico e degli attori in campo verso il direttore di gara. Ci spiegava quindi come un arbitro di calcio prepara la sua partita con un carico di stress molto superiore rispetto ad un collega del rugby o della scherma le cui decisioni vengono raramente contestate.

Molto più facilmente rispetto ad altri sport, quindi, possono verificarsi episodi di attrito e frustrazione. Molto più facilmente possono venire alla luce atteggiamenti di intolleranza che in altri contesti sarebbero repressi.

Il ruolo delle società sportive, inteso come dirigenza ed allenatori/educatori deve essere quello di continuare ad agire per debellare queste pratiche incivili.

Anche aver subito un evidente ingiustizia a seguito di una discutibile decisione arbitrale palesemente errata, l’allenatore o il dirigente NON devono dare luogo ad escandescenze. Il ruolo dell’allenatore è anche quello di modello per i suoi giocatori, quindi un allenatore che non ha il controllo di sé sotto pressione difficilmente potrà trasmettere questa capacità ai propri giocatori. 

Il controllo psicofisico è uno degli aspetti fondamentali per ottenere le migliori performance in ambito atletico. Durante le prestazioni di alto livello lo stress deve essere portato al massimo (prima del punto di rottura) ed in questo stato è importante mantenere il controllo mentale. Un allenatore che non può portare i propri atleti in questo stato difficilmente potrà sfruttare a pieno delle proprie potenzialità.

In conclusione, a mio parere riuscire a mantenere il controllo mentale durante una prova scadente da parte dell’arbitro è alla base del miglioramento prestazionale di un atleta di livello. Talvolta ciò può avere ripercussioni immediate sulla partita che sta giocando, perché rimanendo lucido e concentrato non subirà i gol di rapina mentre litiga con l’arbitro.

Detto questo parliamo di donne.

Articolo del messaggero: Calcio, annulla un gol: insulti sessisti all’arbitra

Venerdì 29 Novembre 2019 di Davide Mancini 

Basta un gol annullato al 91’ di una gara di coppa Italia di serie C per cancellare un mare di buoni propositi. Neanche il tempo di celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che arriva un altro episodio di linciaggio mediatico di stampo sessista. La sfortunata protagonista è Veronica Vettorel, promettente assistente arbitrale della sezione di Latina, colpevole, secondo alcuni sostenitori dell’Avellino, di aver annullato il gol del pareggio alla formazione irpina nella sfida degli ottavi di finale giocata mercoledì al “Partenio” contro la Ternana. Dopo la rete del vantaggio ospite realizzata da Nesta a sei minuti dalla conclusione, è Ilanes a pareggiare i conti al primo minuto di recupero, rete però annullata per un fuorigioco ravvisato dalla guardalinee pontina.

Dopo le vibranti proteste dei giocatori di casa, in men che non si dica si è scatenata la contestazione da parte di alcuni supporter di fede biancoverde che, attraverso i social, hanno aggredito verbalmente la sportiva del capoluogo, offendendola sotto l’aspetto professionale e personale. Un’abitudine insopportabile che trova, purtroppo, terreno fertile sulle piattaforme social, dove ormai scaricare frustrazione e rabbia è divenuta spiacevole routine. Per fortuna c’è anche chi ha preso le distanze da tutta una serie di frasi irripetibili, facendo sentire tutta la propria vicinanza a Veronica Vettorel, da una parte della tifoseria avellinese ai giornalisti irpini presenti sugli spalti. Non saranno certo degli attacchi social a frenare la brillante carriera dell’assistente di Latina che, oltre a essere tra le protagoniste dell’organico C.A.N. C, da tempo viene selezionata per incontri europei di calcio femminile.

Categoria Giovanissimi regionale, in campo ieri la squadra locale e quella della città di Crispiano. «L’arbitro donna ha dovuto subire offese sessiste dalla tribuna per tutto il match», racconta uno spettatore che è anche il padre della ragazza)  sulla pagina Facebook di Arbitri calcio.it. «Le offese sono iniziate già dai primi minuti dal fischio d’inizio, quando una gruppetto di genitori tra cui anche donne del Sava ha cominciato a offenderla invitandola a dedicarsi al mestiere più antico del mondo piuttosto che calcare i campi da calcio».

Il giudice di gara è una ragazza di soli 16 anni. Il mister della squadra ospite si avvicina alla tribuna per chiedere agli spettatori – in gran parte dei genitori dei ragazzi – di smetterla, ma viene insultato anche lui. «Torna nello spogliatoio», gridano mamme e papà all’allenatore.

Commento di Antonio Abatematteo

«Sono un arbitro – continua Antonio Abatematteo – so per esperienza non è una scelta facile. Non lo è per l’uomo arbitro figuriamoci tanto meno per un ragazzina, che ha avuto il coraggio di affrontare una platea così difficile. È stata brava a restare con la testa nella partita…. e non oso immaginare cosa pensasse ascoltando queste offese. Sono anche un padre e ho anche un figlio che gioca al calcio….. È la prima volta che assisto ad uno spettacolo così indecoroso. Sono il padre della ragazza e oggi il calcio è andato a farsi f…».

Conclusioni

Insulti sessisti urlati da genitori, mamme e papà, e non sono davvero un bell’esempio. Se anche chi dovrebbe educare i propri figli  al rispetto e alla non violenza nei confronti delle donne, se anche chi è allo stadio come genitore offre questo spettacolo, davvero siamo messi male. E ha ragione il padre della giovane arbitra: il calcio così si perde. 

alTRI LINK DI ARTICOLI RIGUARDANTI EPISODI DI SESSISMO:
Rieti, offese e insulti sessisti verso arbitro donna: 10 turni di stop
«Il calcio femminile è un covo di lesbiche». Nuovo insulto del cronista sessista
Offese sessiste all’arbitro donna, giocatore si abbassa ipantaloni in campo: insulti anche dalle famiglie
Arbitro donna insultata, lei torna in campo: per il giovane calciatore espulsione dal club
Offese al guardalinee donna: Sibilia: «Parole vergognose»
Veronica Vettorel

Ho cercato di presentare alcuni casi di insulti sessisti verso direttrici donne, ma trovo altrettanto importante denunciare anche l’altro lato della medaglia, quella degli arbitri sessisti, per nulla contenti di arbitrare partite di calcio femminile, si atteggiano con arroganza verso le calciatrici.

Ovviamente i casi reali di sessismo devono essere verificati ed accertati. Solo una stretta minoranza soffre di grave sessismo, quindi tali gravi accuse non devono essere mosse solo per ribaltare un risultato sfavorevole ottenuto sul campo. Sicuramente devono essere portati alla luce ogni volta accertati.

Riporto di seguito un articolo del quotidiano “El commercio” in cui una squadra femminile spagnola ha mosso tali accuse verso il direttore arbitrale:

Un árbitro a las futbolistas: «Las mujeres no tendríais que jugar a esto»

EFE – Martes, 11 febrero 2020, 11:21

El club crevillentino,

a través de la nota pública, ha condenado «estas actitudes» y espera que se tomen las medidas oportunas «para que un suceso como este no vuelva a tener lugar en un campo de fútbol».

Denuncia que el colegiado profirió insultos machistas a sus jugadoras, mientras que él lo niega

Ha denunciado a través de las redes sociales haber sufrido insultos y menosprecios por parte del árbitro hacia las jugadoras durante el encuentro que disputó el pasado fin de semana ante el SPA Alicante C. El partido, enmarcado en la Primera Regional Valenciana, fue suspendido a 20 minutos del final con el resultado de 0-1.

La entidad afirma que el colegiado llamó a sus jugadoras «nenazas» y que las menospreció con frases como «que se termine ya esta mierda de partido», «dais vergüenza» o «las mujeres no tendríais que jugar a esto».

José Antonio Candela, entrenador del equipo,
ratificó a Efe todo lo apuntado en el comunicado y afirmó que el único objetivo del club crevillentino es que el árbitro se disculpe ante las jugadoras. «Los puntos nos dan igual. No podemos consentir este tipo de comportamientos», dijo el entrenador, quien prepara junto al club el escrito de protesta en el que explica todo lo sucedido «incluso con imágenes de televisión».

El entrenador explicó que fue en el minuto 70, tras una expulsión al segundo entrenador, cuando se desencadenaron los acontecimientos. «Comenzó a sacar tarjetas y a expulsar gente y, tras amenazar con suspender el partido y llamar a las autoridades, fue cuando mis jugadoras dijeron que eran ellas las que iban a llamar a la Guardia Civil por todo lo que les había dicho», argumentó el entrenador.

«Mis chicas estaban descentradas y ofendidas.

Yo veía que les sacaba tarjetas por protestar pero no sospechaba el motivo», prosiguió el preparador. Candela indicó que fue el colegiado el que decidió suspender el partido «porque dijo que su seguridad no estaba garantizada, aunque poco después recapacitó y quería seguir, algo que no aceptamos».

«No sé si este chico quiso hacerse el gracioso o tiene un problema y es así», apostilló el técnico, quien indicó que desde la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana ya se han puesto en contacto con el Crevillente para recabar información.

La versión del árbitro

El colegiado negó ante el comité de árbitros de la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana (FFCV) las acusaciones de que profirió insultos machistas a las jugadoras del equipo local.

Así lo confirmaron a Efe fuentes federativas, que señalaron que el colegiado, del que facilitaron sus iniciales (D.A.M.G.), se mostró sorprendido por las acusaciones y comunicó que preparará un anexo al acta para explicar con detalle todo lo sucedido.

En el acta, el árbitro refleja que fue insultado por una jugadora local, que le calificó como «machista de mierda» y «gilipollas».

El comité de competición de la FFCV

espera recibir más información para pronunciarse y hacer una valoración sobre lo sucedido en el partido.

El presidente del club visitante, Jesús Cañizares, aseguró que sus jugadoras no escucharon durante el partido insultos a las futbolistas rivales, aunque sí algunos comentarios despectivos del árbitro «relacionados con lo fea que se estaba poniendo la situación».

Traduzione:

Il Crevillente Femenino CF denuncia che l’arbitro ha offerto insulti sessisti verso le sue giocatrici

Il Crevillente Femenino CF ha denunciato attraverso i social network di aver subito insulti ed il disprezzo dell’arbitro nei confronti delle proprie giocatrici durante la partita giocata lo scorso fine settimana contro la SPA Alicante C. La partita, del campionato di Prima Divisione Valenciana Regionale, è stata sospesa a 20 minuti dalla fine con il risultato di 0-1.

LA dirigenza afferma che l’arbitro ha chiamato le giocatrici “nenazas” (femminuccia) e che le ha disprezzate con frasi come “Questa m**** di partita è finita”, “vergogna” o “le donne non dovrebbero giocare”.

José Antonio Candela, allenatore della squadra,

ha confermato a Efe tutto quanto indicato nella dichiarazione della dirigenza. Ha affermato che l’unica richiesta del club Crevillentino è che l’arbitro si scusi con le giocatrici.

“I punti non contano per noi. Però non possiamo acconsentire a questo tipo di comportamento “, ha detto l’allenatore che sta preparando il modulo di protesta accanto al club spiegando tutto ciò che è accaduto con l’ausilio delle immagini televisive.

L’allenatore ha spiegato che era al 70 ° minuto, dopo l’espulsione del secondo allenatore, il momento in cui si sono verificati gli eventi.

“Ha iniziato a pescare cartellini ed espellere le persone. Ha minacciato di sospendere il gioco e di chiamare le autorità. Le mie giocatrici hanno quindi risposto che sarebbero state loro a chiamare la Guardia Civile per tutti gli insulti che avevano ricevuto”, ha affermato allenatore.

«Le mie ragazze erano fuori di sé e offese.

Ho visto l’arbitro sventolare cartellini immotivatamente.”, ha continuato l’allenatore, “poi l’arbitro ha deciso di sospendere il gioco, per tutelare la propria sicurezza, ma dopo poco ha riconsiderato tutto e cercato di far continuare… ma noi non abbiamo accettato un comportamento simile.”.

“Non so se questo ragazzo pensava di essere divertente o se ha un problema comportamentale.”, ha terminato l’allenatore.

La Federazione calcistica della Comunità valenciana ha già contattato il Crevillente per raccogliere maggiori informazioni in merito alla vicenda.

Il club del Crevillentino, attraverso la nota pubblica, ha condannato questi atteggiamenti e spera che vengano prese le misure appropriate, in modo che un evento simile non si ripeta mai più su un campo di calcio.

La versione dell’arbitro


L’arbitro ha negato le accuse dinanzi al comitato arbitrale della Federcalcio della Comunità Valenciana (FFCV).

Ciò è stato confermato da fonti federali di Efe. Il collegio ha visto l’arbitro alquanto sorpreso dalle accuse e ha detto che preparerà un allegato al verbale per spiegare in dettaglio tutto ciò che è accaduto.

Nel verbale, l’arbitro scrive di essere stato insultato da una giocatrice locale, che lo ha descritto come “sessista del c****” e “stronzo”.

Il comitato FFCV aspetta di ricevere maggiori informazioni per pronunciare e valutare ciò che è accaduto durante la partita.

Il presidente del club ospite,

Jesús Cañizares, ha dichiarato che i suoi giocatori non hanno ascoltato gli insulti contro i giocatori di calcio rivali, anche se alcuni commenti sprezzanti dell’arbitro “erano contestuali al brutto clima che si era creato”.

La vicenda ancora non è chiara, ma mi sento di poter affermare che fair play, controllo e lotta all’intolleranza siano la base della convivenza civile su un campo di calcio. Non devono mancare a nessuno degli attori in campo. Ogni gesto o comportamento che va tuttavia contro questi principi, allontana il calcio dalla cultura sportiva.