La deviazione: dall’analitico al situazionale

Eccoci qui con una proposta didattica che vede protagonista Lorenzo Squizzi. Il 27 aprile infatti grazie all’organizzazione di Gino Cervi referente a Parma per l’associazione Apport (associazione italiana preparatori portieri) ci si ritroverà sul campo per misurarci sull’argomento della deviazione.

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La professionalità di Lorenzo Squizzi  preparatore dei portieri del Chievo Calcio (in carriera ha totalizzato complessivamente 44 presenze in Serie A e 153 in Serie B con all’attivo la vittoria di un campionato di serie B e  una coppa italia e la vittoria di un campionato italiano di serie A) sarà a disposizione dei presenti per interagire sia sul campo che in aula con le dinamiche che vedono i portieri impegnati nel fondamentale gesto della deviazione.

Vi aspettiamo numerosi!. 

Donne e Arbitraggio

Nell’articolo odierno parleremo delle donne e  del ruolo arbitrale.

Pillole dal Seminario sulla gestione dei conflitti nello sport

Sabato 30 novembre 2019 ho avuto modo di partecipare al Seminario sulla gestione del conflitto nello sport tenuto dalla Psicologa dello sport Lucia Francolini. Si trattava di un seminario formativo rivolto a tecnici ed educatori Uisp su come sviluppare set di comportamenti utili a costruire relazioni serene e produttive nel contesto sportivo. 

Ad un certo punto della giornata abbiamo focalizzato l’attenzione sul ruolo dell’arbitro nel calcio. La dottoressa ci ha voluto rendere consapevoli dell’impatto emotivo causato dalla pratica “socialmente accettata” degli insulti da parte del pubblico e degli attori in campo verso il direttore di gara. Ci spiegava quindi come un arbitro di calcio prepara la sua partita con un carico di stress molto superiore rispetto ad un collega del rugby o della scherma le cui decisioni vengono raramente contestate.

Molto più facilmente rispetto ad altri sport, quindi, possono verificarsi episodi di attrito e frustrazione. Molto più facilmente possono venire alla luce atteggiamenti di intolleranza che in altri contesti sarebbero repressi.

Il ruolo delle società sportive, inteso come dirigenza ed allenatori/educatori deve essere quello di continuare ad agire per debellare queste pratiche incivili.

Anche aver subito un evidente ingiustizia a seguito di una discutibile decisione arbitrale palesemente errata, l’allenatore o il dirigente NON devono dare luogo ad escandescenze. Il ruolo dell’allenatore è anche quello di modello per i suoi giocatori, quindi un allenatore che non ha il controllo di sé sotto pressione difficilmente potrà trasmettere questa capacità ai propri giocatori. 

Il controllo psicofisico è uno degli aspetti fondamentali per ottenere le migliori performance in ambito atletico. Durante le prestazioni di alto livello lo stress deve essere portato al massimo (prima del punto di rottura) ed in questo stato è importante mantenere il controllo mentale. Un allenatore che non può portare i propri atleti in questo stato difficilmente potrà sfruttare a pieno delle proprie potenzialità.

In conclusione, a mio parere riuscire a mantenere il controllo mentale durante una prova scadente da parte dell’arbitro è alla base del miglioramento prestazionale di un atleta di livello. Talvolta ciò può avere ripercussioni immediate sulla partita che sta giocando, perché rimanendo lucido e concentrato non subirà i gol di rapina mentre litiga con l’arbitro.

Detto questo parliamo di donne.

Articolo del messaggero: Calcio, annulla un gol: insulti sessisti all’arbitra

Venerdì 29 Novembre 2019 di Davide Mancini 

Basta un gol annullato al 91’ di una gara di coppa Italia di serie C per cancellare un mare di buoni propositi. Neanche il tempo di celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che arriva un altro episodio di linciaggio mediatico di stampo sessista. La sfortunata protagonista è Veronica Vettorel, promettente assistente arbitrale della sezione di Latina, colpevole, secondo alcuni sostenitori dell’Avellino, di aver annullato il gol del pareggio alla formazione irpina nella sfida degli ottavi di finale giocata mercoledì al “Partenio” contro la Ternana. Dopo la rete del vantaggio ospite realizzata da Nesta a sei minuti dalla conclusione, è Ilanes a pareggiare i conti al primo minuto di recupero, rete però annullata per un fuorigioco ravvisato dalla guardalinee pontina.

Dopo le vibranti proteste dei giocatori di casa, in men che non si dica si è scatenata la contestazione da parte di alcuni supporter di fede biancoverde che, attraverso i social, hanno aggredito verbalmente la sportiva del capoluogo, offendendola sotto l’aspetto professionale e personale. Un’abitudine insopportabile che trova, purtroppo, terreno fertile sulle piattaforme social, dove ormai scaricare frustrazione e rabbia è divenuta spiacevole routine. Per fortuna c’è anche chi ha preso le distanze da tutta una serie di frasi irripetibili, facendo sentire tutta la propria vicinanza a Veronica Vettorel, da una parte della tifoseria avellinese ai giornalisti irpini presenti sugli spalti. Non saranno certo degli attacchi social a frenare la brillante carriera dell’assistente di Latina che, oltre a essere tra le protagoniste dell’organico C.A.N. C, da tempo viene selezionata per incontri europei di calcio femminile.

Categoria Giovanissimi regionale, in campo ieri la squadra locale e quella della città di Crispiano. «L’arbitro donna ha dovuto subire offese sessiste dalla tribuna per tutto il match», racconta uno spettatore che è anche il padre della ragazza)  sulla pagina Facebook di Arbitri calcio.it. «Le offese sono iniziate già dai primi minuti dal fischio d’inizio, quando una gruppetto di genitori tra cui anche donne del Sava ha cominciato a offenderla invitandola a dedicarsi al mestiere più antico del mondo piuttosto che calcare i campi da calcio».

Il giudice di gara è una ragazza di soli 16 anni. Il mister della squadra ospite si avvicina alla tribuna per chiedere agli spettatori – in gran parte dei genitori dei ragazzi – di smetterla, ma viene insultato anche lui. «Torna nello spogliatoio», gridano mamme e papà all’allenatore.

Commento di Antonio Abatematteo

«Sono un arbitro – continua Antonio Abatematteo – so per esperienza non è una scelta facile. Non lo è per l’uomo arbitro figuriamoci tanto meno per un ragazzina, che ha avuto il coraggio di affrontare una platea così difficile. È stata brava a restare con la testa nella partita…. e non oso immaginare cosa pensasse ascoltando queste offese. Sono anche un padre e ho anche un figlio che gioca al calcio….. È la prima volta che assisto ad uno spettacolo così indecoroso. Sono il padre della ragazza e oggi il calcio è andato a farsi f…».

Conclusioni

Insulti sessisti urlati da genitori, mamme e papà, e non sono davvero un bell’esempio. Se anche chi dovrebbe educare i propri figli  al rispetto e alla non violenza nei confronti delle donne, se anche chi è allo stadio come genitore offre questo spettacolo, davvero siamo messi male. E ha ragione il padre della giovane arbitra: il calcio così si perde. 

alTRI LINK DI ARTICOLI RIGUARDANTI EPISODI DI SESSISMO:
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«Il calcio femminile è un covo di lesbiche». Nuovo insulto del cronista sessista
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Offese al guardalinee donna: Sibilia: «Parole vergognose»
Veronica Vettorel

Ho cercato di presentare alcuni casi di insulti sessisti verso direttrici donne, ma trovo altrettanto importante denunciare anche l’altro lato della medaglia, quella degli arbitri sessisti, per nulla contenti di arbitrare partite di calcio femminile, si atteggiano con arroganza verso le calciatrici.

Ovviamente i casi reali di sessismo devono essere verificati ed accertati. Solo una stretta minoranza soffre di grave sessismo, quindi tali gravi accuse non devono essere mosse solo per ribaltare un risultato sfavorevole ottenuto sul campo. Sicuramente devono essere portati alla luce ogni volta accertati.

Riporto di seguito un articolo del quotidiano “El commercio” in cui una squadra femminile spagnola ha mosso tali accuse verso il direttore arbitrale:

Un árbitro a las futbolistas: «Las mujeres no tendríais que jugar a esto»

EFE – Martes, 11 febrero 2020, 11:21

El club crevillentino,

a través de la nota pública, ha condenado «estas actitudes» y espera que se tomen las medidas oportunas «para que un suceso como este no vuelva a tener lugar en un campo de fútbol».

Denuncia que el colegiado profirió insultos machistas a sus jugadoras, mientras que él lo niega

Ha denunciado a través de las redes sociales haber sufrido insultos y menosprecios por parte del árbitro hacia las jugadoras durante el encuentro que disputó el pasado fin de semana ante el SPA Alicante C. El partido, enmarcado en la Primera Regional Valenciana, fue suspendido a 20 minutos del final con el resultado de 0-1.

La entidad afirma que el colegiado llamó a sus jugadoras «nenazas» y que las menospreció con frases como «que se termine ya esta mierda de partido», «dais vergüenza» o «las mujeres no tendríais que jugar a esto».

José Antonio Candela, entrenador del equipo,
ratificó a Efe todo lo apuntado en el comunicado y afirmó que el único objetivo del club crevillentino es que el árbitro se disculpe ante las jugadoras. «Los puntos nos dan igual. No podemos consentir este tipo de comportamientos», dijo el entrenador, quien prepara junto al club el escrito de protesta en el que explica todo lo sucedido «incluso con imágenes de televisión».

El entrenador explicó que fue en el minuto 70, tras una expulsión al segundo entrenador, cuando se desencadenaron los acontecimientos. «Comenzó a sacar tarjetas y a expulsar gente y, tras amenazar con suspender el partido y llamar a las autoridades, fue cuando mis jugadoras dijeron que eran ellas las que iban a llamar a la Guardia Civil por todo lo que les había dicho», argumentó el entrenador.

«Mis chicas estaban descentradas y ofendidas.

Yo veía que les sacaba tarjetas por protestar pero no sospechaba el motivo», prosiguió el preparador. Candela indicó que fue el colegiado el que decidió suspender el partido «porque dijo que su seguridad no estaba garantizada, aunque poco después recapacitó y quería seguir, algo que no aceptamos».

«No sé si este chico quiso hacerse el gracioso o tiene un problema y es así», apostilló el técnico, quien indicó que desde la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana ya se han puesto en contacto con el Crevillente para recabar información.

La versión del árbitro

El colegiado negó ante el comité de árbitros de la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana (FFCV) las acusaciones de que profirió insultos machistas a las jugadoras del equipo local.

Así lo confirmaron a Efe fuentes federativas, que señalaron que el colegiado, del que facilitaron sus iniciales (D.A.M.G.), se mostró sorprendido por las acusaciones y comunicó que preparará un anexo al acta para explicar con detalle todo lo sucedido.

En el acta, el árbitro refleja que fue insultado por una jugadora local, que le calificó como «machista de mierda» y «gilipollas».

El comité de competición de la FFCV

espera recibir más información para pronunciarse y hacer una valoración sobre lo sucedido en el partido.

El presidente del club visitante, Jesús Cañizares, aseguró que sus jugadoras no escucharon durante el partido insultos a las futbolistas rivales, aunque sí algunos comentarios despectivos del árbitro «relacionados con lo fea que se estaba poniendo la situación».

Traduzione:

Il Crevillente Femenino CF denuncia che l’arbitro ha offerto insulti sessisti verso le sue giocatrici

Il Crevillente Femenino CF ha denunciato attraverso i social network di aver subito insulti ed il disprezzo dell’arbitro nei confronti delle proprie giocatrici durante la partita giocata lo scorso fine settimana contro la SPA Alicante C. La partita, del campionato di Prima Divisione Valenciana Regionale, è stata sospesa a 20 minuti dalla fine con il risultato di 0-1.

LA dirigenza afferma che l’arbitro ha chiamato le giocatrici “nenazas” (femminuccia) e che le ha disprezzate con frasi come “Questa m**** di partita è finita”, “vergogna” o “le donne non dovrebbero giocare”.

José Antonio Candela, allenatore della squadra,

ha confermato a Efe tutto quanto indicato nella dichiarazione della dirigenza. Ha affermato che l’unica richiesta del club Crevillentino è che l’arbitro si scusi con le giocatrici.

“I punti non contano per noi. Però non possiamo acconsentire a questo tipo di comportamento “, ha detto l’allenatore che sta preparando il modulo di protesta accanto al club spiegando tutto ciò che è accaduto con l’ausilio delle immagini televisive.

L’allenatore ha spiegato che era al 70 ° minuto, dopo l’espulsione del secondo allenatore, il momento in cui si sono verificati gli eventi.

“Ha iniziato a pescare cartellini ed espellere le persone. Ha minacciato di sospendere il gioco e di chiamare le autorità. Le mie giocatrici hanno quindi risposto che sarebbero state loro a chiamare la Guardia Civile per tutti gli insulti che avevano ricevuto”, ha affermato allenatore.

«Le mie ragazze erano fuori di sé e offese.

Ho visto l’arbitro sventolare cartellini immotivatamente.”, ha continuato l’allenatore, “poi l’arbitro ha deciso di sospendere il gioco, per tutelare la propria sicurezza, ma dopo poco ha riconsiderato tutto e cercato di far continuare… ma noi non abbiamo accettato un comportamento simile.”.

“Non so se questo ragazzo pensava di essere divertente o se ha un problema comportamentale.”, ha terminato l’allenatore.

La Federazione calcistica della Comunità valenciana ha già contattato il Crevillente per raccogliere maggiori informazioni in merito alla vicenda.

Il club del Crevillentino, attraverso la nota pubblica, ha condannato questi atteggiamenti e spera che vengano prese le misure appropriate, in modo che un evento simile non si ripeta mai più su un campo di calcio.

La versione dell’arbitro


L’arbitro ha negato le accuse dinanzi al comitato arbitrale della Federcalcio della Comunità Valenciana (FFCV).

Ciò è stato confermato da fonti federali di Efe. Il collegio ha visto l’arbitro alquanto sorpreso dalle accuse e ha detto che preparerà un allegato al verbale per spiegare in dettaglio tutto ciò che è accaduto.

Nel verbale, l’arbitro scrive di essere stato insultato da una giocatrice locale, che lo ha descritto come “sessista del c****” e “stronzo”.

Il comitato FFCV aspetta di ricevere maggiori informazioni per pronunciare e valutare ciò che è accaduto durante la partita.

Il presidente del club ospite,

Jesús Cañizares, ha dichiarato che i suoi giocatori non hanno ascoltato gli insulti contro i giocatori di calcio rivali, anche se alcuni commenti sprezzanti dell’arbitro “erano contestuali al brutto clima che si era creato”.

La vicenda ancora non è chiara, ma mi sento di poter affermare che fair play, controllo e lotta all’intolleranza siano la base della convivenza civile su un campo di calcio. Non devono mancare a nessuno degli attori in campo. Ogni gesto o comportamento che va tuttavia contro questi principi, allontana il calcio dalla cultura sportiva.

Piccoli calciatori: motivare, comunicare, emozionare

Quando ho visto la locandina del Parma  Academy che proponeva un incontro formativo con con il titolo “Piccoli calciatori: motivare, comunicare, emozionare“ mi è subito venuta voglia di partecipare.

Personalmente sono sempre in cerca di nuovi stimoli e di possibilità di confronto e nella serata rivolta a tutti gli allenatori, dirigenti e collaboratori tesserati per le società affiliate Parma Calcio 1913, il Dott. Davide Malaguti ha tentato di darci qualche stimolo per approfondire l’argomento.

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Nella prima parte dell’incontro ci ha fatto ragionare sull’importanza di fare domande.  Lui stesso si è presentato iniziando l’incontro con le seguenti domande: “Chi è qui per imparare qualcosa di nuovo?”, “Chi è qui per farlo divertendosi?” mettendoci subito in condizioni di interagire con quanto avrebbe esposto dopo.

Aldilà di una certa teatralità nell’esporre i suoi concetti l’argomento fondamentale è stato che le domande sono un ottimo strumento per una buona comunicazione efficace perché permettono di far riflettere il nostro interlocutore, specialmente un bambino.

Alcuni di noi (in particolare Enrico Cannata ) hanno presentato le loro aspettative rispetto all’incontro chiedendo strumenti pratici per poter gestire e far divertire i ragazzi.

Un primo aspetto sottolineato da Davide è stata l’importanza di parlare sempre in positivo. Davide infatti ha utilizzato esempi in cui ha evitato di utilizzare il termine “non”, ad esempio “non fare questo”, “non dire questo”, “non andare lì”, ecc sostenendo come la nostra mente registra l’aspetto negativo, non capisce il “non” ma solo quello  che viene detto dopo.

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Ad esempio ci ha detto: “Non immaginare il colore nero!” 

La maggior parte di noi in aula ha invece immaginato il colore nero e così anche i bambini lo percepiscono subito e fanno lo stesso quello che si dice loro senza valutare il non.

E’ importante allora parlare in positivo. Quindi sforzarsi di non usare il NON.

Un altro strumento potrebbe essere far notare ad ogni situazione anomala gli aspetti positivi. Chiedere cioè ai bambini ad esempio le tre cose che ognuno ha imparato dalla situazione che apparentemente è negativa.

Ad esempio un bambino corre a piedi scalzi fuori casa e aprendo la porta troppo in fretta si pesta il piede. Mentre piange seduto in braccio al genitore questi gli chiede di pensare a tre cose che ha imparato da questa situazione.

A non aprire la porta in fretta. A non correre e…(forse imbeccato dal genitore)  a mettersi un paio di scarpe o di ciabatte.

Esempi così ce ne sono molti. Calandoci nel nostro contesto calcistico l’importante è che i mister abbiamo chiari gli obiettivi da raggiungere e abbiamo impostato le regole su cui basare il tempo passato in inseme in allenamento.

La comunicazione che dovranno tenere sarà quella di rinforzare i ragazzi continuamente senza far pesare gli errori ma mantenendo un atteggiamento “proattivo” e cioè trovando sempre modi diversi ed efficaci per interagire e interessare il bambino nel gioco del calcio puntando sul divertimento.

In due ore non ci sono stati i tempi e le modalità per evidenziare molti strumenti ma è stato importante ricevere lo stimolo di ragionare su come sia importante coinvolgere e interagire con i ragazzi per raggiungere gli obiettivi  che ci diamo e capire come loro possono venire coinvolti.

Un ultimo stimolo che ci è stato dato è una pianificazione di alcune aspetti che potrebbero essere importanti per poi lavorare nei vari allenamenti. Investire cioè del tempo per creare le condizioni per poter sviluppare con i ragazzi i vari allenamenti nel miglior modo possibile.

Le condizioni sono:

  • OBIETTIVO COMUNE (stabilirlo e condividerlo con i ragazzi)
  • REGOLE PER CONVIVERE NELL’AMBIENTE (esplicitare le regole e sostenerle)
  • MASSIMO IMPEGNO (darlo e ovviamente pretendere di riceverlo)
  • PARTECIPAZIONE (rendere protagonisti i ragazzi)
  • DIVERTIMENTO (emozionare con esercizi divertenti)

Come succede in ogni incontro di questo tipo si potevano approfondire mille aspetti diversi ma nelle due ore  che abbiamo avuto a disposizione comunque ci sono stati spunti interessanti sull’argomento. 

Grazie a Davide quindi per per i suoi stimoli che tramite aneddoti sulla sua vita non ha mancato di presentarsi e di promuovere quello che è la sua attività di formatore, imprenditore e venditore …ma ci può stare anche questo!. 

Alla prossima!!!

 

Luca Salvarani: Intervista al responsabile della scuola calcio Juventus Club Parma

Mi presento. Sono Luca Salvarani ho 46 anni e di professione sono Ingegnere Meccanico presso una nota azienda di Parma. Vivo a Parma e ho due bellissimi figli: Mattia di 15 anni e Lorenzo di 12 anni che nel passato ho allenato per un paio d’anni ciascuno. 

Vivo nel calcio e per il calcio da diversi anni, se penso a quando ho iniziato nel 1979 all’età di 6 anni, direi che da giocatore prima e da istruttore poi, sono passati parecchi anni. La mia prima squadra è stata la Coopnordemilia che al tempo era dislocata in viale Piacenza, ma devo ammettere che il mio primo allenatore è stato una donna. Pensando a quanto sta avanzando prepotentemente, oggi, il calcio femminile, forse era sicuramente un segno premonitore.

Il sig. Zurlini di palleggi e passaggi contro il muro me ne ha fatti fare tanti, ma probabilmente sono serviti negli anni e nella mia vita calcistica. Ero un bambino di costituzione magra, veloce e con una grande tecnica individuale, punto di forza non sfruttato come avrei potuto e dovuto fare. Nell’anno 80 si cambia società e si approda nella società di quartiere San Leonardo: il Genoa Club.

Luca Salvarani

Il campo in cui ci si allenava era il “campetto” della chiesa, mentre gli spogliatoi erano un container in plastica a bordo campo. Oggi, sarebbe improponibile ai quei ragazzi o bambini che si lamentano di un terreno infangato e irregolare. Tante le soddisfazioni in quegli anni: un miglior giocatore, un miglior atleta di annata e la tanto ambita chiamata alla società Parma Calcio, avevo 12 anni. Un anno di tugurio, dove a memoria, non ricordo nessuno dei miei vecchi compagni di ventura calcare i grandi palcoscenici del calcio, cosa che invece sarebbe successo qualche anno più tardi in un’altra società.

Il ritorno alle società dilettantistiche fu un trauma ma in breve tempo e grazie alla fiducia della società Pro Parma, tornai a divertirmi e a mostrare ciò che per un breve tempo mi era dimenticato di saper fare. L’annata è quella del ‘72, nonostante fossi più piccolo mi facevo rispettare. L’apice, però, viene raggiunto manco a dirlo nella società da cui era partito: la Coopnordest del presidente Enrico Zurlini. Due anni di allievi, prima nell’annata ’71 e poi i regionali con i ’72. La consacrazione arriva nell’ultimo anno dove arriva la seconda chiamata, alla faccia di chi dice che il treno passa una sola volta, dal FC Modena. La società emiliana, allora, frequentava il campionato di serie B e alla guida aveva un certo Renzo Ulivieri. Un’esperienza fantastica durata 2 anni con un campionato Allievi nazionali e un campionato Primavera.

Tanti gli eventi che mi porterò nel cuore, come aver giocato nel vecchio Filadelfia e di essere uscito da quel tunnel che tanti anni prima era stato percorso dal Grande Toro. Avere calcato il vecchio campo Combi di Torino dove la Juve di Platini faceva allenamento e di avere visto gli spogliatoi dello stadio Olimpico con il tunnel in occasione di un Juventus – Roma. Di avere segnato al Pio XII dove si allena, ancora oggi, il Genoa oppure a Bogliasco centro sportivo della Sampdoria e poi Castelmaggiore di Bologna, Cesena, il torneo allievi di Vignola e le partite del giovedì nello stadio Braglia di Modena contro la prima squadra di Ulivieri.

L’idea, invece, di aver giocato ed essermi confrontato in allenamento con giocatori del calibro di Daniele Adani, Cristiano Doni, Alessio Bandieri, Luis Landini, Stefano Sacchetti, Davide Dionigi, mi affascina tanto e mi permette di dire, forse, che di “giocatori buoni” me ne intendo. Come spesso accade i ragazzi si perdono per strada e così fu per me. Impegni scolastici, treni, domeniche fuori Parma, periodi a quattro allenamenti alla settimana ti portano ad un bivio e io scelsi il più sicuro. Cinque anni alla Sampolese dove incontrai, quello sarebbe diventato il mio maestro, Stefano Andreoli e poi Montebello, Minerva fino ad appendere le scarpe al chiodo. Ma da qui inizia un’altra vita e un’altra storia!!!

Dove ha inizio questa nuova storia?

L’inizio non è dei più brillanti. Come secondo allenatore mi occupo di una squadra giovanissimi di quartiere. Dei ragazzi fenomenali che nonostante prendessero in media 10 gol a partita, non vedevano l’ora di arrivare all’allenamento. Con tutti i loro limiti calcistici, prendevano sul serio gli esercizi e miglioravano mese dopo mese. A volte penso che questa esperienza sia stata la chiave del mio percorso da istruttore.

Poi?

Poi è arrivato il mio maestro Stefano Andreoli che dopo avermi dato fiducia come giocatore, mi diede fiducia anche da istruttore. Lui era responsabile alla Juventus club e quindi andai con lui. Presi l’annata 1999.

Luca Salvarani

Che cosa ti spinse a fare l’istruttore della scuola calcio?

La possibilità di trasmettere tutto ciò che avevo imparato in passato da giocatore alle nuove leve, perché a livello giovanile c’è una pochezza desolante.

Quali annate hai allenato fino ad oggi?

Sono sempre rimasto nelle annate piccole, pulcini e esordienti, proprio perché in queste annate c’è bisogno di lavorare tanto sotto tutti i punti di vista.

Quali punti di vista?

Comportamentale e calcistico.

Ritornando alle annate?

Beh sono tante!!! le annate 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2007 e 2008 per un totale di circa 12 anni di insegnamento

Ad oggi qualcuno si è già affacciato al mondo del calcio professionistico?

Forse è un po’ presto, ma ricordo Simone Dodi. Partito dal Parma in serie D e Lega Pro e oggi alla Recanatese. Matteo Rossi, un portiere cresciuto nel Carpi e oggi al Lentigione. I prossimi saranno i 2001. Vedremo.

Metti in ordine d’importanza cinque qualità che deve avere un giocatore

Al primo posto senza ombra di dubbio la personalità: se non ce l’hai, è la prima cosa su cui devi lavorare. Al secondo posto metto l’aspetto motorio con tutte le sue sfaccettature. Al terzo posto la tecnica individuale: per troppo tempo è stata trascurata a favore della fisicità. Oggi ci troviamo in questa condizione perché l’abbiamo persa un po’ di vista. Subito dietro metto la fisicità: un valore aggiunto per un giocatore nel calcio di oggi, ma non deve essere una discriminante. All’ultimo posto la duttilità: una volta i giocatori sapevano fare quel ruolo e basta, ma saperne fare di più, è una grande opportunità per i nostri ragazzi. 

Da quattro anni a questa parte copri anche il ruolo di responsabile scuola calcio. Quali sono i principi fondamentali della scuola?

Siccome parliamo di scuola e a scuola ci si va per apprendere, il principio fondamentale o meglio la parola d’ordine è imparare. Vorrei che ogni ragazzo si abbuffasse, nel tempo che ci viene dedicato, di regole comportamentali e calcistiche, conservandole nel tempo, pronte all’uso. Il nostro mondo è organizzato proprio come una scuola elementare dove esistono le classi, dalla prima alla quinta, un gruppo di insegnanti e un preside. La squadra di insegnanti è fondamentale, senza quella non si va da nessuna parte. Il divertimento è una condizione necessaria ma non sufficiente se non abbinata ad un insegnamento.

Luca Salvarani

Non diventa un sistema troppo professionale per una scuola calcio?

Credo sia solo una questione di obiettivi.

Come hai impostato il tuo rapporto con i genitori?

Molto semplicemente sulla fiducia. Sì perché è di questo che stiamo parlando. Se un genitore ha un minimo dubbio sull’istruttore già dall’inizio, allora è solo questione di ore, di giorni, di settimane o di mesi per sfociare in un malcontento. Bastano 5 minuti in meno di gioco, una convocazione sbagliata, una sostituzione o una parola detta in un modo piuttosto che in un altro e quel dubbio covato in quel lasso di tempo, diventa un problema.

I genitori più ti stanno lontano e meglio è?

Non la metterei in questi termini. Noi istruttori siamo ben disposti ad accogliere i genitori, ma gli argomenti non devono essere sicuramente di carattere tecnico, perché su quello ci sentiamo forti e preparati o meglio dietro quello che facciamo e decidiamo c’è sempre una ragione, speranzosi di vedere una reazione dal bambino che spesso di riflesso è quella del genitore.

E’ un gatto che si morde la coda: i genitori influenzano i comportamenti?

Esatto ed è per questo che il discorso della fiducia diventa fondamentale. In ogni caso e comunque vada è un modo per capire chi ha fiducia in te e chi invece fa finta.

Come è strutturata la scuola calcio

Fino alla categoria Primi Calci 2° anno non abbiamo una vera e propria struttura organizzativa, nel senso che senza togliere gli occhi agli obiettivi di annata ci divertiamo a guardare i nostri bimbi. Dai pulcini agli esordienti abbiamo gruppi unici che ogni sabato vengono suddivisi a seconda del merito e delle capacità in “gruppo regular” e “gruppo premium”. Il primo svolge un campionato di annata per dare minuti e continuità ai bambini che hanno bisogno di crescere più velocemente. Il secondo, invece, affronta un campionato sotto-leva con bambini più grandi, così da consolidare sempre più le proprie capacità. La morale è ottenere un miglioramento su misura, ma comunque faticando.

Il risultato della partita passa in secondo piano?

Esatto. Ci concentriamo più sulle cause del risultato. Preferisco perdere una partita giocando bene, piuttosto che vincerla ampiamente e vedere il nulla sotto il profilo delle cinque qualità che abbiamo menzionato prima.

Ma si dice in giro che la Juve guarda sempre il risultato?

La scuola calcio è un percorso di crescita che prima s’inizia e meglio è. Molto spesso ho la sensazione che la cosa si sia ribaltata e cioè che le squadre che incontriamo siano orientate sul risultato più di noi.

Ti senti più dirigente o più istruttore?

Senza ombra di dubbio più istruttore.

L’anno prossimo su quale squadra metterai le mani?

Probabilmente non sarò io a decidere, ma una preferenza è già nella mia testa.

Il prossimo anno ha qualche segreto nel cassetto?

Ultimamente mi sono avvicinato tantissimo al calcio femminile e devo dire che si assapora ancora il gusto del calcio di una volta privo di interessi economici. Per quanto fossi scettico sul livello, mi devo assolutamente ricredere. Mi piacerebbe organizzare una squadra femminile. Già quest’anno abbiamo inserito nel nostro organico due ragazzine interessanti.

Un grosso grazie a Luca per la sua disponibilità e la sua professionalità sia in campo che fuori. E’ sempre un piacere incontrare “le sue” squadre sia per la qualità del gioco che per la sana competizione. Alla prossima partita

Buone feste…il meglio deve ancora venire!

Il meglio deve ancora venire, ne siamo convinti!

Come ogni fine anno siamo infatti ancora qua per qualche riflessione, osservando quanto accaduto e quanto, ancora, può accadere.

Pubblichiamo infatti oggi l’ultimo articolo del 2019 ma ci rivedremo il 7 gennaio 2020 con le nostre rubriche e i nostri articoli e con tante novità su cui stiamo lavorando per un 2020 con nuove idee e nuove riflessioni.

Per la redazione de ilmisterone.com e per tutti quanti collaborano e ci seguono il 2019 è stato un bell’anno anno pieno di cambiamenti ma anche coinvolgente, dinamico e intenso. 

Siamo sicuramente cresciuti sia come redazione che come rubriche ed argomenti da affrontare e su cui discutere.

Stiamo lavorando ad una nuova veste grafica, ad un nuovo modo più dinamico e più funzionale per poter avere a disposizione gli argomenti trattati con più facilità, ci sono nuovi collaboratori che ci hanno permesso sia di strutturare con regolarità quanto già esisteva che di impostare nuove rubriche. Ci sono in programma interviste con testimoni di primo piano del panorama nazionale ma anche presentazioni di persone comuni che fanno bello il nostro mondo tutti i giorni lavorando soprattutto per passione.

Qualche anno fa ci eravamo presi un impegno per dare ordine a tutte quelle idee che man mano con i vari mister saltavano fuori nei vari incontri sul campo e spesso attorno ad una pizza. Notizie, articoli,, esercizi, curiosità e soprattutto esperienze da condividere per far crescere tutti noi appassionati di calcio (soprattutto quello giovanile)  e futsal.

Ilmisterone.com è quindi frutto di un’idea semplice ma chiara e precisa per essere utile a tutti i mister e a chi nel mondo del calcio è coinvolto soprattutto dalla passione per questo gioco e dalla capacità di confrontarsi.

Calcio giovanile, Futsal, calcio femminile e maschile, pubblichiamo per 5 giorni a settimana dal lunedì al venerdì in modo gratuito esercizi correlati agli obiettivi figc divisi per categorie, a modalità e linee di programmazione annuali – mensili e settimanali, sviluppo e gestione di allenamenti singoli, valutazione dei ragazzi e dei mister, gestione comunicativa, gestione delle dinamiche di gruppo, preparazione atletica, gestione dei portieri, ruolo dell’allenatore, esempi di personaggi famosi e non nazionali ed internazionali, storie maledette, statistiche, tesi utili, ecc. ecc. ecc.

Tutto questo è il contenuto del sito ilmisterone.com anche se la parte più vera e importante del progetto è la “PARTE UMANA”.

Ragazzi, mister e dirigenti che incontriamo sui campi , amici, collaboratori e persone appassionate di calcio che ci danno ogni volta e in ogni momento la “benzina” necessaria per continuare ad alimentare e a condividere una passione che ci fa divertire e che speriamo possa muovere “qualcosa” in tutti quelli che frequentano questo mondo. 

Come al solito un sincero GRAZIE,GRAZIE,GRAZIE… 

…e AUGURI a tutti per un felice e meritato riposo per tornare più carichi e motivati di prima…Il meglio deve ancora venire….vamoooooooooosssssssssssss!

 

meglio deve ancora venire

SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Incontri Domenicali sui Campi…

Ciao a tutti, oggi mi scuserete ma vorrei scrivere, brevemente, di quello che mi è capitato ieri al campo.

Ore 13:30 prepartita campionato Under 17 Nazionali tra Cremonese e Milan, arriva il pullman dei rossoneri e chi scende ?

Il mio allenatore dei portieri “avversario” che segue il Milan non è altro che il mitico Nelson Dida, portiere che non ha bisogno di presentazioni direi .

Gli stringo la mano e ci scambiamo un ” Ciao Mister ” che per me, abituato al calcio cosiddetto minore, è stata una bella emozione.

Fino a ieri l’avevo visto solo in tv e invece eccolo di fronte a me che scambia quattro chiacchiere in maniera molto amichevole.

Ad un certo punto gli dico ” Mister, lo sai vero che prima di andare ti rubo un selfie…..” e lui in maniera molto tranquilla e disponibile ” Certo Mister, non c’è problema !”Incontri

So che a molti forse non importerà ma per me è stata una bella soddisfazione !!

A presto !!

Il calcio a 5 femminile

Salve, sono Michele Guerra, preparatore dei portieri della squadra di calcio a 5 femminile di Tuttimondi ASDPS. Ho fatto parte dello staff della Medesanese Futsal femminile con la quale, grazie alle ragazze e all’esperienza di Michele Oppici e Marco Rossi, abbiamo vinto 2 campionati di serie C regionale e una coppa Emilia.

Partendo da questo documento vorrei iniziare a parlare di calcio e calcio a 5 femminile condividendo la mia esperienza nel settore con voi.

Per tutti gli allenatori che vogliono iniziare l’avventura nel calcio femminile giovanile consiglio di leggere questo documento della FIGC di Bolzano per prendere spunto per impostare il lavoro. Anche se breve puntualizza diversi aspetti.

Per chi allena il femminile una cosa che spesso si sottovaluta delle donne è la alta competitività. L’allenatore deve avere autorevolezza per essere ascoltato, deve saper ascoltare e saper interagire in maniera adeguata con le proprie giocatrici e con le “mille verità” che si vengono a creare. Deve saper gestire i rapporti con direttori di gara talvolta indisponenti ed arroganti verso le donne e talvolta meno esperti o preparati rispetto ai colleghi che arbitrano il maschile.

Parlando dell’attuale generazione di giocatrici che vestono le maglie delle prime squadre, pur avendo maturato un lunga esperienza, solo poche hanno iniziato a giocare prima dei 14 anni e per questo mostrano piccole incertezze sui fondamentali.

Fortunatamente per il movimento stanno nascendo tantissime squadre che ammettono bambine di 6 anni che approcciando a questo sport da piccole hanno meno titubanza rispetto alle adolescenti che approcciano per la prima volta a questo sport.

Uno dei principali fattori frenanti per le giocatrici, all’inizio, è proprio la paura o la timidezza di approcciare un nuovo mondo. Partire senza un fardello emotivo di incertezza sicuramente velocizza l’apprendimento, dà meno possibilità alle avversarie di approfittare dell’inesperienza e rende più sereno il gioco.

Un secondo punto critico per le neofite, che entrano a far parte di gruppi che si allenano da più tempo, è il non farsi scoraggiare per il lavoro da compiere per arrivare al livello delle compagne. Occorre far giocare le esordienti affiancate dalle compagne con maggiore esperienza, che sanno facilitarne il gioco, per non far pesare loro eccessivamente le imprecisioni o la gestione macchinosa della palla.

Parlando di creare un gruppo da zero, condivido in pieno il fatto che il futsal sia molto allenante per la mente dell’atleta, quindi utile anche per coloro che aspirano a giocare nel calcio a 11.

Gli esercizi e gli sviluppi in spazi ridotti costringono a prendere decisioni rapide, a ridurre le sbavature tecniche che possono essere fatali se permettono all’avversario di intercettare la palla.

Prediligendo passaggi veloci palla a terra, permettono una gestione più rapida ed agile in fase di ricezione, al contrario della scuola del calcio a 11 femminile in Emilia Romagna che è per la sua gran parte ancora improntata sulla palla lunga alla punta che deve correre più dei difensori. Un buon allenamento stile futsal permette di avere una visione completa del campo e generare sinergia tra i compagni, muovendosi sempre in armonia per occupare gli spazi lasciati vuoti in maniera ottimale.

Purtroppo, se tali capacità non si allenano sin dalla più tenera età, sarà sempre più difficile riprenderle ad età più avanzate.

Parlando di giovanili nel calcio a 5, sino all’anno scorso le ragazze a Parma non potevano partecipare a campionati se non al compimento del quattordicesimo anno di età, entrando in squadre di adulte, perché ancora non esistevano i campionati under 12 o under 14. Questo causava un fortissimo ritardo nell’apprendimento della tecnica e dell’orientamento in campo.

Una bambina doveva essere abbastanza paziente e allenarsi per anni senza giocare (cosa molto improbabile, che portava per il più delle volte all’abbandono) o si presentava a 14 anni in una squadra di adulte soffrendo parecchio per le proprie lacune rispetto compagne ed avversarie.

L’ingresso era sempre molto traumatico, perché ogni piccola sbavatura nel passaggio o la ricezione si traduceva in una palla persa o peggio in un gol. Le compagne e le avversarie spesso  avevano esperienza pluriennale e questo provocava anche forte disagio e sconforto per ogni piccolo errore, portando molte ad abbandonare nonostante le potenzialità.

Per ciò che concerne l’Emilia Romagna, l’inizio ritardato delle atlete non ha mai permesso uno sviluppo di questo sport in termini di competitività e qualità di gioco. Le squadre per la maggior parte chiamavano giocatrici formate nel calcio a 11, con buone basi calcistiche, ma da riadattare e rieducare per il futsal.

Molte di loro ammettevano una grande fatica ad entrare nei meccanismi, nell’occupazione degli spazi liberi, nei passaggi rapidi e continuativi, nel gioco di suola e nei tiri di punta, facevano fatica a perdere il “ruolo fisso” che avevano nel calcio a 11, difficilmente si fidavano a fare passaggi in appoggio alla compagna arretrata e sopratutto riproponevano il gioco del calcio che avevano imparato con lanci lunghi al “pivot” improvvisato o sulle corse delle ali.

Ho allenato nell’attuale generazione di trentenni e spesso occorreva fare tantissimi allenamenti specifici sui fondamentali, soprattutto sul passaggio e controllo, i movimenti pivot, i movimenti e le uscite da portiere del futsal ed ottenendo risultati decenti solo dopo tanto tempo e tanta tenacia.

Un arrivederci al prossimo appuntamento in cui parleremo ancora di calcio e calcio a 5 femminile giovanile, amatoriale e dilettantistico.

Corso di Specializzazione per Portieri di Prima Squadra

Il corso di specializzazione per allenatore di Portieri di prima squadra e settore giovanile viene svolto a Coverciano ed è chiaramente incentrato sulla formazione per tecnici specifici del ruolo del portiere a livello professionistico.

Per me è stato un bel percorso e finalmente anche l’attestato è arrivato !

Corso di Specializzazione per Portieri di Prima Squadra

Al termine del corso, infatti, il positivo superamento degli esami abilita i tecnici ad essere tesserati come allenatori dei portieri dalle squadre professionistiche.

Con il corso di specializzazione per allenatore di Portieri di prima squadra siamo abilitati a insegnare sia agli adulti in prima squadra sia ai ragazzi delle giovanili un percorso di crescita per fasce di età in modo da acquisire le tecniche di base per affrontare il ruolo del portiere aumentando con gli allenamenti le loro capacità e la loro consapevolezza di mezzi.

Durante la partecipazione al corso in tutti i partecipanti la voglia di imparare e crescere e  l’importante spirito del puntare in alto ha reso molto importante e arricchente tutte le lezioni. Complimenti a tutti i docenti e compagni di corso per questa splendida esperienza.

E adesso…pronto per una nuova avventura !!!

Aspetto fisico dei giocatori

In questi anni guardando diverse partite nel settore giovanile ho notato che l’aspetto fisico dei giocatori viene preso in considerazione per formare le squadre che vogliono vincere senza particolari costruzioni di gioco.

Non è sempre vero ma la maggior parte delle squadre che hanno ragazzi biologicamente già sviluppati rispetto alla media dei pari età giocano soprattutto sulla capacità di questi ragazzi di fare la differenza in partita per corsa e potenza fisica.

Molti mister per fortuna prediligono l’abilità dei ragazzi indipendentemente dall’altezza e dal peso.

Aspetto fisico dei giocatori

Voi in che mister vi identificate? Quanto conta per voi l’aspetto fisico dei giocatori?

Nel primo tipo cioè se avete giocatori forti fisicamente indicate alla squadra di scaricare la palla a loro e gli fate fare risultato o nei secondi dove comunque vada il gioco viene sviluppato da tutti i ragazzi indipendentemente dal fisico?

Nel fare formazione ai mister di vari e società personalmente sottolineo sempre di non lasciarsi prendere dalle dimensioni fisiche dei ragazzi e confonderle con abilità e tecnica perchè spesso i ragazzini nella crescita perdono tutti i vantaggi che hanno nel momento in cui  gli altri ragazzi li raggiungono nel tasso di crescita.

Nelle giovanili si nota spesso questo problema quando le squadre passano dal gioco  9 vs 9 a 11 vs 11. 

Bisogna trovare il giusto equilibrio per dare tempo e spazio ai ragazzi fisicamente non ancora sviluppati. 
Psicologicamente i ragazzi vivono con fatica questo momento di trasformazione e proprio per questo il mister deve dare loro molta attenzione tenendo d’occhio quello che sta succedendo. 

Spesso capita che l’attaccante prolifico nelle categorie minori quando comincia a giocare in spazi più grandi non riesca più a segnare.

Il mister deve insegnare il modo di sfruttare al meglio le proprie capacità lavorando sul lato fisico del suo gioco, sulla protezione della palla e su come crearsi lo spazio contro i difensori più grandi per prepararsi comunque l’opportunità di tiro oppure di poter giocare di sponda per i compagni.

Si tratta quindi di affrontare questo problema adottando un approccio diverso al gioco di squadra e che il singolo giocatore se è più piccolo dell’altro può essere altrettanto bravo se mette il tempo e lo sforzo per lavorare con gli esercizi giusti. 

Richiede molto lavoro ma così facendo teniamo fede al ruolo di mister delle giovanili che ha il compito di far crescere i ragazzi che gli vengono affidati.

Buon lavoro!