Michele Austoni: un giocatore TOTALE e un bravo mister che cerca di capire il perché delle cose

Mi trovo davanti alla panchina e sto chiedendo scusa. Così ho conosciuto Michele Austoni. Qualche battuta sul suo fisico imponente prima di iniziare l’esercitazione e poi quello scontro in campo. Niente di grave ma vedendolo arrivare con la coda dell’occhio ho difeso la palla prendendo campo e allargando le braccia. Quando ho sentito il suo stomaco appoggiato al mio gomito ho intuito che non si era fermato.

Eccomi allora a chiedere scusa a Michele e a darci appuntamento davanti ad una birra per chiacchierare di quanto appena successo. Quella birra si è moltiplicata e ancora oggi, anche se virtualmente,  si beve ancora assieme per fortuna.

Michele Austoni, 41 freschi freschi, istruttore Pulcini 2010-11 e in emergenza anche Primi Calci USD Gossolengo-Pittolo.

Michele Austoni

Vive a Piacenza dal 2014 da quando ha messo su famiglia 😊 ma originariamente viene da Pandino. il “triangolo delle Bermude” a metà strada tra Milano, Bergamo e Crema.

Ha iniziato a giocare nella scuola calcio della Luisiana dove ha fatto tutte le giovanili fino agli Juniores Regionali.

Anni fantastici ma per vari infortuni poi non si è spinto oltre la categoria. Ricomincia a livello amatoriale ritrovandosi con molti compagni di calcio degli anni passati assieme nelle giovanili riformando un gruppo che era vincente ai tempi e lo è ridiventato negli amatori .

Si vince il torneo di massima categoria CSI nel 2011 e poi si continua a giocare assieme fino a 4 anni fa quando la distanza (50km) e i tempi della vita familiare rendevano impossibile allenarsi e giocare con quel fantastico gruppo.

Come sei diventato allenatore?

Mollare il calcio giocato è stata dura…e infatti ho cercato di mettermi in moto subito per restare legato a questo sport che così tanta gioia mi ha dato negli anni di attività per poter restituire se possibile un po’ di quelle emozioni in un nuovo ruolo da allenatore.

Avevo già avuto esperienze affiancandomi ad amici coi Primi Calci della Luisiana per 2 anni circa mentre ancora giocavo, ma non ero certo fosse la mia strada. Avevo ancora una forte attitudine agonistica e faticavo ad entrare in sintonia con il percorso di crescita e formazione dell’attività di base.

Ricordo però un particolare dell’inizio del secondo anno: c’era un giovane l’anno prima che era qualche centimetro più alto degli altri, in certe cose faceva davvero fatica a coordinarsi.

Se voglio essere gentile diciamo che conduceva la palla quasi “spingendola” tanto era la sua difficoltà a governare gli arti inferiori, ma era molto appassionato, attento e un bel lavoratore.

Bene, il secondo anno era diventato un giocatore! La sua voglia e il suo impegno nell’estate evidentemente avevano dato i suoi frutti e da giovane con qualche difficoltà era diventato uno dei migliori in squadra.. ho pensato.. incredibile, che bello, rifacciamolo!

Qui a Piacenza nel 2018 ho avuto la fortuna di incontrare Franco Marchini che mi ha preso prima come collaboratore poi come istruttore per l’attività coi Pulcini misti (maschi e femmine, ritengo sia stato per me un periodo molto istruttivo, ho cercato di “rubare” ogni tipo di metodologia, principi, comportamento, comunicazione, specifica tecnica e tattica e credo sia stata un’ottima base da cui partire e progredire poi per il futuro, tra l’altro trovandomi per fortuna già allineato ai principi di formazione indicati nel corso UEFA C appena affrontato.

Ora sono sempre in staff con Marchini al USD Gossolengo-Pittolo, una società affiliata all’Atalanta con ottime prospettive e un’ottica di percorso molto positiva e formativa per l’attività di base, anche se siamo in un anno particolare e con le restrizioni in atto, allenamenti individuali e giocando solo 2 partite amichevoli… affrontiamo le difficoltà con organizzazione ed impegno sperando in meglio per il proseguo.

Tra l’altro mi capita anche di allenare mio figlio nei primi calci che ancora non riesce a chiamarmi “mister”, per ora almeno ha sostituito “papà” con “Michele”.. piano piano…

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Da calciatore ho ricoperto tutti i ruoli, un giocatore TOTALE ahahahah ..mi mancava il portiere e un anno si son rotti tutti e 2 negli allievi… grande occasione!!!.

Ho mollato la difesa e son andato in porta.. fra i pali ero un gatto, nelle uscite un disastro (io nel dubbio uscivo SEMPRE).

Son stato maggiormente punta centrale e centrale difensivo.. ma vorrei ripartire da centrocampista perché ahimè ho avuto troppo poche opportunità di farlo e credo che a livello formativo mi siano sempre mancate le indicazioni di massima sui principi da seguire in questo ruolo.. ricomincerei da li!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Il mio programma settimanale in una situazione non covid è composto da 2 allenamenti + partita.

Di solito scelgo un tema da approfondire in base a degli obbiettivi di massima che mi sono posto ad inizio anno, quando osservando i miei giocatori ho valutato dove potevamo migliorare, cosa andava consolidato e cosa del tutto magari mancava.

Cerco di dare molta importanza al “perché” delle cose.. qual è l’obbiettivo dell’esercitazione, cos’è meglio, cosa succede se faccio una cosa o l’altra.. cerco un dialogo per costruire in loro concetti e principi, perché mi sono accorto anche durante il corso che a me da calciatore questo tassello fondamentale è sempre mancato.

La mia sessione di allenamento è orientata all’acquisire competenze che poi ricerco nella partita usando tutti i mezzi possibili soprattutto situazionale, scomponendo in analitico qualora il livello sia ancora base.

Mi diverto un mondo coi piccoli nei giochi polivalenti che non mancano mai.. insieme al situazionale,  sono un FAN dei duelli da 1vs1 al 3vs3.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Ricordo un torneo a Gargnano in cui la mia squadra di soli 2010 è arrivata in finale perdendo ai rigori… erano però i più piccoli e per questo ho cerato di trasmettergli tutta la determinazione possibile a dimostrare nel campo il loro valore… azzardavo anche previsioni tra un tempo e l’altro in cui prevedevo i gol dei singoli.. incredibilmente indovinavo! Credo di aver scoperto in anticipo senza saperlo l’effetto pigmalione spiegatoci nel corso.

Che cosa ti porti del corso nel tuo essere allenatore?

A proposito del corso mi ritengo fortunato per essere riuscito a farlo seppur a distanza, son convinto sia stato utile sotto diversi aspetti, cogliendo oltretutto l’opportunità di conoscere davvero una squadra di ottime persone e grandi allenatori dai quali io con la mia misera esperienza ho cercato di apprendere il più possibile in tutte le differenti sfumature di carattere, personalità, metodo e approccio di ognuno.. ma tutte mosse dall’unico comune amore per il calcio.

Progetto 10 e Lode – Feralpi Salo

Sono oggi a presentare una proposta di corso della Feralpi Salo che mi ha fatto conoscere il mio amico Claudio Gori della rete dei Mister. E’ un progetto partito lo scorso anno che trova meritata conferma dopo aver coinvolto oltre 100 corsisti nell’ultima edizione.

“È per noi motivo di orgoglio aver instaurato una collaborazione con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli studi di Brescia, che ha riconosciuto il corso e garantirà 3 Crediti Formativi Universitari a chi parteciperà. Questo è sintomatico del fatto che il corso è ben strutturato e ha raggiunto l’obiettivo.”

Così Pietro Lodi, responsabile generale del settore giovanile della Feralpi Salò con delega ai progetti speciali, entusiasta di poter ripetere l’esperienza ed inorgoglito dagli ottimi risultati raggiunti.

Il corso, con inizio previsto il primo di febbraio, sarà suddiviso in un primo livello per chi intraprenderà il percorso quest’anno, e in un secondo livello per chi abbia già partecipato alla scorsa edizione. 

“10 e Lode” non si concentra solo sugli aspetti tecnico-calcistici, bensì abbraccia ogni dinamica di squadra. Una formazione a 360 gradi, questo l’obiettivo del corso: dalla tecnica alla psicologia, dalla comunicazione allo scouting, area medica, passando per gli interventi di arbitri ed allenatori importanti come ospiti. Un progetto che guarda anche e soprattutto ai giovani e a chi inizi con loro il proprio percorso.

“Nelle prime squadre – prosegue Lodi – puoi fare tutti i “danni” che vuoi. Ma quando si parla di ragazzi giovani, categoria particolarmente sensibile, non puoi permetterti di fare errori. Ne va del loro futuro.”

Da qui nasce l’esigenza di una formazione completa, che scavi nel profondo di ogni aspetto, anche extra-calcistico:

“È fondamentale per noi far capire la particolare età, sensibile ed in piena evoluzione. Comprendere che un ragazzo di 8 anni non può lavorare, ad esempio, sulla forza ma piuttosto sulla coordinazione, sull’equilibrio o sui fondamentali è un aspetto prioritario per chi inizia ad allenare.”

LE MODALITÀ

Il tutto, sarà fatto “in casa”. Locuzione che mai come quest’anno assume una duplice valenza. In primis, il personale dedicato proviene dall’interno della società: tutor in possesso di patentini, master e ogni qualifica necessaria a garantire il massimo della professionalità. Dall’altro lato, perché le lezioni avverranno in D.A.D., tramite quindi didattica a distanza.

Il corso si compone di 20 ore teoriche, suddivise in 10 lezioni da  due ore ogni lunedì sera a partire dall’1 febbraio, fino al 12 aprile per quanto riguarda il I livello, mentre per il II livello sono previste 14 ore suddivise in 7 lezioni da 2 ore, dall’1 febbraio al 15 marzo. 

Per quanto riguarda invece le ore pratiche (10 per il I livello, 16 per il II), verranno svolte in presenza (contestualmente con lo sviluppo della situazione di emergenza sanitaria), a partire dal mese di aprile. Inoltre, i corsisti potranno infatti seguire le video-lezioni dei tutor in modalità telematica, con la possibilità di rivedere in replica i filmati tramite un link YouTube riservato agli iscritti.

Per qualsiasi informazione:

Pietro Lodi
+39 339 438 0389
pietro.lodi@feralpisalo.it

 

Il corso prevede un costo di 150 € ma ne vale sicuramente la pena. 

Un augurio e un abbraccio sincero a tutti

Buongiorno a tutti,

allenatrici e allenatori o semplici appassionati che in questi anni ci state seguendo.

Volevamo augurare a tutti voi un sereno periodo di feste che possa in qualche modo permettere di analizzare con tranquillità questo 2020 cosi strano e particolare.

Abbiamo una speranza comune che il 2021 possa darci occasione per ritornare alla “normalità” che tutti desideriamo portando in campo i nostri ragazzi  per poterci calare nella selva di emozioni che solo sport come il calcio può portare.

Con il saluto di oggi salutiamo il 2020 ma ci rivedremo il 11 gennaio 2021 con le nostre rubriche e i nostri articoli e con tante novità su cui stiamo lavorando per un nuovo anno con nuove idee e nuove riflessioni.

Le cose più belle della vita non si trovano sotto l’albero, ma nelle persone che ti stanno vicino nei momenti speciali. Un abbraccio sincero a tutti dunque dalla redazione de ilmisterone.com. 

A presto!

 

 

Andrea Parisi: quando la passione va oltre ogni limite!

Più di vent’anni fa (mi sento un po vecchio nel dirlo) ebbi la fortuna di giocare a calcio a 5 contro una squadra di Reggio Emilia dal nome simbolico “I silenziosi” composta per lo più da ragazzi con problemi di sordità. Nonostante le incertezze della vigilia ci accorgemmo subito della qualità tecnico e tattica di quella squadra e ne venne fuori un quarto di finale regionale bello e impegnativo.
 
Prima di allora non avevo scioccamente realizzato che questo tipo di disabilità poteva essere superato attraverso una molteplicità di strategie per raggiungere l’obiettivo della non esclusione dalle varie attività sportive. Ne fui piacevolmente sorpreso e contento.
 
Nella mente ho rivissuto quella serata (conclusa in un magnifico terzo tempo tra le due squadre davanti ad hamburger e birra) man mano che ho avuto la fortuna di conoscere Andrea.
 
Prima online con qualche messaggio whatsapp dimostrando un’ironia pungente e un’attenzione non comune poi sul campo dove è stata evidente la passione  che prova per questo magnifico sport.
 
Andrea, classe 1981, è una persona umile ma determinata. Non molla mai.  E’ sordo dalla nascita ma portatore di protesi acustiche dall’età di 2 anni. 
Ha frequentato la scuola elementare, media e superiore insieme ai compagni udenti con non poche difficoltà di interazione ma non ha mai mollato ed ora lavora da responsabile laboratorio qualità da 19 anni.
 
Stessi anni da allenatore. Ha iniziato a 20 anni a fare l’allenatore grazie al suo vecchio capo (ora in cielo) che era presidente di una società di calcio e che gli ha dato la spinta a provare questo bellissimo ruolo. 
 
Quando gli chiedi qualcosa sulla sua carriera calcistica risponde cosi.
 
Non parliamo della mia carriera da giocatore che non è andata come volevo per colpa mia. Quando giocavo ero troppo concentrato sulla palla e non potevo ascoltare i richiami e consigli del mister…per questo partivo sempre dalla panchina. 
C’è sempre un aspetto positivo però.
Guardando sempre le partite dalla panchina ed ascoltando i vari mister che ho avuto, ho rafforzato sempre di più il mio sogno e cioè quello di diventare allenatore.

Dove alleni Andrea?  

Dopo tanti anni di gavetta con tanta perseveranza ed un pizzico di fortuna, alleno da 6 anni nel San Giuseppe Calcio – CDF Inter. Alleno i Pulcini 2011. Era da quando avevo 20 anni che sognavo di allenare li (è il mio habitat naturale) e a 39 anni non finisco ancora di sognare…  

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra che alleni quale sceglieresti?  

Nella mia squadra non ho un ruolo dove giocare anche se giocherei ovunque, in qualsiasi ruolo. Per me è importante divertirmi con i miei compagni…anche in panchina. Ma attenti: odio vedere chi,  seduto in panchina non guarda la partita…non dimostra passione e attaccamento alla squadra.  

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?  

Il mio programma settimanale è basato su 3 allenamenti analitico – situazionali con la palla. Ovviamente con obiettivi prefissati e spalmati nell’arco della stagione.   Lo slogan che utilizzo è: “Sempre con la palla” anche se nella pausa per bere possono non portarlo…eheheh . A parte gli scherzi l’unica condizione che pongo è :”Gioco per imparare ed imparo per giocare”. Allenamento o partita che sia come di solito facciamo al sabato con il campionato ed ogni tanto alla domenica con tornei o amichevole di lusso. Se mi chiedessero di fare qualche allenamento o partita in più alla settimana, risponderei sempre: “volentieri!”  

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?   

Ci sono state partite particolari negli anni passati che mi hanno dato belle soddisfazioni.   Ma l’aspetto che mi fa più piacere in questi ultimi anni è vedere tutti i “miei” bambini che dopo un allenamento o partita si lamentano perché vogliono giocare ancora  mentre i genitori dalla tribuna mi pregano di finirla!   Oppure vedere i bambini che vengono all’allenamento anche mezz’ora prima (e sanno che anch’io arrivo 40 minuti prima per vedere gli altri allenamenti) e mi chiedono se possono fare la partitella…non è soddisfazione?    A questo proposito mi ricordo adesso di un episodio successo l’anno scorso.   Un mio bambino è arrivato in orario all’allenamento ma lo vedevo un po’ fiacco. Gli ho chiesto cosa avesse e mi ha risposto che era tutto ok. Finito l’allenamento ho chiesto a sua mamma cosa avesse e mi ha risposto: “Lascia perdere mister, mio figlio è un po’ testardo. Ha vomitato nel pomeriggio e volevo tenerlo in casa ma non ne voleva assolutamente saperne di saltare l’allenamento” Sono rimasto felicemente colpito dicendo scherzosamente alla mamma che aveva fatto bene. Ho ritenuto corretto  dare al bambino  un riconoscimento. La fascia da capitano nella partita successiva se l’era proprio guadagnata!.  

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?   

Dal corso mi porto un bagaglio di informazioni molto utile e molto formativo che mi ha fatto capire che il mio metodo di lavoro è corretto e che posso migliorarlo nel tempo aggiungendo le cose nuove che ho imparato dalle lezioni.    Ho conosciuto allenatori molto più competenti di me e mi rendo conto che ho tanta strada da fare per guadagnarmi la credibilità di un allenatore competente e professionale anche se la mia disabilità mi rallenta un pò…ma come hai già capito non mollo mai!  

Pensa, ad esempio, quanto è stata dura leggere i sottotitoli (foto sopra) per 4 ore di fila ogni giorno del corso…ma ne è valsa la pena!

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” Steve Jobs

Davide Sartori: un mister per curiosità e un educatore dove il lato umano non è un dettaglio

Quando, insieme ad alcuni amici, ho fondato questo blog con l’obiettivo di accompagnare i mister delle società,  nella formazione che stavamo svolgendo in aula e sul campo, mi sono accorto da subito che era uno strumento dove oltre al confronto sul gioco del calcio, mi permetteva di conoscere cose nuove e di approfondire la conoscenza con le persone.

Allenatori famosi, preparatori atletici, ex calciatori ma anche e soprattutto tante persone (come le interviste pubblicate questa settimana ma non solo) con cui poi è iniziato un percorso di amicizia che con la loro esperienza mi hanno aperto un nuovo mondo pieno di curiosità ed aneddoti, permettendo a me e a chi ci segue  di entrare nella serietà dell’impegno nell’essere allenatore ma allo stesso tempo nel lato umano semplice e sincero di chi porta avanti i valori in cui crede.

Davide Sartori è uno di questi mister che ha messo alla base della sua vita famiglia, lavoro e l’immancabile calcio.  

Classe 1977, allena la USD Turris 1930 di Piacenza categoria esordienti primo anno (2009).

La carriera da allenatore iniziò per caso nel 2014 quando un amico gli chiese di dargli una mano ad allenare la scuola calcio della parrocchia.

All’età di 37 anni, dopo aver girovagato tanti anni in diverse squadre di PC e provincia tra 2^ e 3^ categoria ed aver appeso le scarpe al chiodo a livello agonistico, accettò più che altro per fare opera buona e non perché si vedesse nei panni del mister.

Un primo approccio con il mondo del calcio vissuto dal punto di vista del mister che però non ebbe un seguito immediato perché la voglia di giocare (e gli altri vari impegni) gli fecero gettare la spugna non continuando l’avventura.

Troppo presto probabilmente. Si vedeva ancora giocatore.

Dopo aver smesso con la categoria infatti continuò a giocare a livello amatoriale (ancora oggi) seguendo quella che è una passione, quella del calcio, che lo ha accompagnato tutta la vita

A distanza di qualche anno, però, nel 2017 un vecchio mister (allora responsabile del settore giovanile della Libertaspes) in cui allora militava suo figlio, gli chiese di allenare proprio la squadra primi calci del suo bambino.

Di fronte alla proposta inaspettata ci fu un po’ di titubanza ma la curiosità prese il sopravvento.

Cosa ti ha fatto scattare la molla e decidere di ricominciare ad allenare?

Mi incuriosì la riflessione che feci.

Ovvero di come la vita sembrava più o meno casualmente presentarmi occasioni per fare l’allenatore di calcio.

Ci ragionai su e nonostante il poco tempo a disposizione (non ho un lavoro che è molto compatibile con gli orari d’allenamento del settore giovanile), accettai un po’ per la curiosità ma più che altro per aiutare mio figlio che in quel periodo era molto timido ed aveva difficoltà di relazione.

Da qui è partita la nuova avventura. Restai due anni alla Libertaspes, accompagnando i ragazzi sino al primo anno pulcini per poi passare l’anno scorso alla Turris (mia società del cuore nella quale ho militato dai giovanissimi sino in prima squadra), ad allenare i pulcini secondo anno.

Il resto è attualità.

Da giocatore, se dovessi scegliere un ruolo nella squadra da te allenata, in quale sceglieresti di giocare?

Sicuramente da attaccante. Io sin da quando ho iniziato a giocare a pallone sono sempre stato un attaccante e penso che nella mia essenza lo resterò sempre. La gioia del gol per me non ha eguali nel calcio e, più in generale, è una delle emozioni positive che mi ha fatto star meglio nella vita.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Solitamente cerco di osservare nel gioco le carenze della mia squadra e programmare di volta in volta gli allenamenti al fine di colmare le lacune osservate.

Sarò sincero, sino ad ora non ho mai ragionato per obiettivi a medio-lungo termine ed il mio metodo d’insegnamento era più induttivo che deduttivo, più analitico che situazionale.

Mi sono rifatto un po’ alla mia esperienza da calciatore anche perché i feed-back ricevuti dai colleghi e dalle società nelle quali ho allenato sino ad ora erano sostanzialmente positivi e si conformavano al metodo che stavo utilizzando.

Questo corso mi ha invece aperto un mondo.

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Torneo Libertas anno 2018, categoria primi calci, due gironi da 4 squadre: le prime due di ogni girone si sarebbero giocate la finale.

Eravamo sulla carta la cenerentola del girone: io convocavo sempre tutti e dodici i bambini che avevo contro avversari che si presentavano con i sei-sette giocatori migliori. Arrivammo all’ultima partita del girone a giocarci il primo posto contro la Val Luretta Calcio.

Per arrivare primi avremmo dovuto necessariamente vincere: ci riuscimmo! 4-3 fu il risultato finale.

Purtroppo, perdemmo la finale contro una squadra di bambini selezionati; il mio grosso rammarico fu quello di non aver potuto guidare sino alla fine i miei bambini perché dovetti andare in trasferta per lavoro. Motivo principale del rammarico? Sicuramente non la delusione per aver perso, ma perché i ragazzi si meritavano, per quello che tutti insieme avevamo fatto, che il loro mister fosse sino alla fine con loro. Non importava vincere o perdere, importava stare lì tutti insieme a lottare.

Ricordo, tra l’altro, che feci per loro un video motivazionale che mandai qualche giorno prima della finale.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Il corso Uefa C per giovani calciatori ha da una parte rafforzato alcune mie convinzioni soprattutto su quello che deve essere il ruolo dell’allenatore nel settore giovanile, in particolare l’essere prima di tutto educatore di futuri uomini e donne.

Dopodiché come già detto, ha accresciuto le mie conoscenze sul gioco e mi ha sicuramente aiutato a cambiare la mia metodologia settimanale.

Davide hai qualche aneddoto particolare da raccontarci?

Ce ne sarebbero molti, te ne racconto uno su un tema molto sensibile oggi, ovvero il razzismo.

Due anni fa stavamo facendo un torneo in giornata a Cadeo mi sembra, era ora di pranzo e vidi uno dei miei migliori giocatori discutere con un avversario di colore che alla fine si mise a piangere. C’era anche il resto della squadra lì attorno. Chiesi spiegazioni e mi dissero che il mio giocatore di 9 anni rivolse insulti razzisti al coetaneo.

Io radunai la mia squadra e chiesi a caso ad un compagno di colore del bambino reo dell’insulto come si fosse sentito in quel momento e se avesse anche lui ricevuto insulti per il colore della sua pelle.

Lui scoppiò a piangere e ci disse di sì, raccontandoci la sua storia: fu un momento molto toccante per tutti.

Io non aggiunsi altro (non ce n’era bisogno) e dissi al ragazzo di andarsi a cambiare perché non avrebbe più giocato quel giorno.

Lui capì subito, credo che non ci fosse nemmeno bisogno della punizione ma dovevo dare un segnale a tutta la squadra e quel segnale era fortissimo perché escludevo uno dei migliori giocatori (forse il migliore in assoluto).

A fine giornata andai a parlare con il papà del bambino e capii da dove veniva l’atteggiamento razzista del figlio…

Noi mister di calcio possiamo contribuire (se siamo particolarmente fortunati) a creare un campione, ma soprattutto abbiamo per le mani i futuri uomini e donne a cui noi durante le giovanili, possiamo dare un contributo fondamentale nella crescita umana e tecnica.

Un materiale umano da non sprecare.

Abbiamo una grande responsabilità in questo senso, unita al privilegio di poter concretamente fare qualcosa per migliorare la società in cui viviamo.

Matilde Monnet: ricordatevi che vi voglio bene, specialmente quando fate allenamento!!!

Stupenda questa frase. Non importa quale sia problema perché nella frase c’è tutto. 

Passione, attenzione, competenza. Semplici parole che quando vengono ascoltate (in questo caso da giovani calciatrici) danno la misura del percorso fatto prima e di quanto si vuole ancora fare. 

Matilde è l’allenatrice della categoria esordienti femminile della Libertaspes e vive questa sua  avventura con tutta se stessa, con cura e passione e allo stesso tempo con impegno e competenza, per far crescere le “sue” ragazze al meglio sia umanamente che calcisticamente. 

Mentre stiamo messaggiando via whatsapp sta preparando l’ennesimo allenamento “alternativo” da far fare alle sue ragazze per ovviare a tutte le problematiche che abbiamo vissuto nel lockdown di questa primavera e che stanno ritornando purtroppo in questo periodo.

Mi spiega che per non far perdere la forma fisica, nel periodo più duro dell’isolamento, ha studiato un semplice percorso aerobico da svolgere due volte formato da 5 esercizi intervallati da pause con la raccomandazione di rispettare i tempi (30 secondi di esercizio e 30 secondi di pausa).

Il periodo de lockdown è stato pesante e lungo e anche Matilde, come molti altri mister, ha svolto l’allenamento proponendo videoesercizi, Nel caso specifico delle ragazze della Libertaspes alternando 1 minuto circa di esercizi cardio con esercizi con la palla oltre all’esercizio aerobico presente nell’immagine sopra e a compiti “extra” su cui voleva lavorare in modo specifico.

Un vero tour de force che però ha visto le giovani ragazze impegnate in modo costante e attivo.

La cosa più bella? Matilde sorride e con orgoglio risponde:” Erano sempre vestite come se stessero facendo allenamento al campo, con maglietta, pantaloncini e calzettoni della società!”.

Matilde, da giocatrice nella squadra allenata da te in che ruolo sceglieresti di giocare?

Sono in difficoltà a rispondere perché quando avevo la loro età non giocavo a calcio e quindi farlo come sono adesso sarebbe troppo sleale!!! 

Quindi hai cominciato tardi a giocare?

Si. C’è sempre stato il desiderio di giocare a calcio fin da piccola , ma per una bambina non è semplice essere l’unica…specialmente in quell’età dove si cerca sempre il sostegno delle amichette.

Ho deciso allora di praticare il karate (per 13 anni) che mi ha insegnato molto per quanto riguarda l’aspetto della coordinazione e concentrazione.

La passione per il calcio probabilmente mi è stata tramandata da mio papà che è anche lui un allenatore da prima che io nascessi.

La svolta c’è stata quando ho iniziato il percorso di laurea in Scienze Motorie, da li ho iniziato a collaborare con diverse società sia come preparatrice coordinativa per il settore giovanile che  come allenatrice su quasi tutte le categorie dell’attività di base fino ad arrivare al progetto della squadra femminile (questo è il quarto anno). 

E’ con loro che ho cambiato totalmente il mio modo di allenare e vedere il calcio. 

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che mi ha regalato più emozioni è stata sicuramente la prima che abbiamo vinto in campionato con le ragazze. Arrivavamo da un anno difficilissimo, eravamo una squadra di primi calci secondo anno, in cui nessuna ragazza aveva mai giocato a calcio e ogni sabato prendevamo più di 15 goal a partita. Poi l’anno dopo, pian piano, abbiamo iniziato a giocarcela, a pareggiare e addirittura a vincere. La strada era quella giusta e gli sforzi fatti erano serviti a qualcosa!

Che cosa porti del corso UEFA C nel tuo essere allenatrice?

Dal corso, nel mio essere allenatrice porterò sicuramente tutti gli aspetti tecnici e tutte le cose che non sapevo per poter dare il meglio a quelli che saranno i miei atleti, ma allo stesso tempo credo che mi stia dando tanti spunti di riflessione e di confronto con tanti allenatori e allenatrici competenti.

Dai dimmi qualche aneddoto particolare di questa meravigliosa esperienza

Come aneddoti potrei raccontarne tantissimi perché come squadra abbiamo vissuto tante esperienze singolari a partire dalle numerose cene (sempre tutte presenti!) alla visita alla casa di riposo per fare gli auguri di Natale agli anziani ospiti, all’ingresso in campo come raccattapalle a partite del Piacenza con migliaia di spettatori quando due anni fa il Piacenza lottava per la serie B.

Sicuramente però una delle esperienze più belle è stata quando siamo andate “in gita” a Vinovo a vedere la Juventus femminile: era la prima volta che vedevamo delle ragazze giocare e da li credo sia diventato tutto più reale.

Andrea Bonani: il “professionista”

Oggi facciamo due chiacchiere con l’amico Andrea Bonani, una di quelle persone che anche se conosci da poco ti sembra aver frequentato tutta la vita.

Andrea ha sempre la battuta pronta. Quando si parla di calcio si sente subito che i suoi commenti vengono dall’esperienza e dalla capacità di pensare cosa sia più utile per la crescita dei ragazzi.

Quest’anno allena gli allievi del Sant’Ilario.

Anche se la particolare situazione li ha portati a giocare solo una partita finora il primo approccio è stato subito vincente e, a detta del mister, “si sono viste delle buone cose in campo” con un gran goal e una buona prestazione.

Chiacchierando con Andrea salta fuori da subito il suo passato nelle giovanili del Parma. 

“Ho giocato 10 anni nel Parma dai pulcini alla primavera poi una breve parentesi nel Crevalcore in C1 e un campionato vinto con il Boca Barco in interregionale. Ho giocato anche in altre squadre ma queste sono quelle che ricordo con più affetto. Dopodiché ho appeso le scarpe al chiodo.” 

Da giocatore se dovessi decidere un ruolo nella squadra da te allenata in quale sceglieresti di giocare?

Nella squadra che alleno farei il centrocampista centrale…alla mia età con questi ragazzi posso ancora reggere 3 o 4 minuti…ahahahah…

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

In condizioni normali il lunedì faccio un defaticante mentre gli altri due giorni svolgo mini partitelle in spazi stretti a tema. Lavoro spesso su spazi stretti e valorizzo la velocità di pensiero ed esecuzione. Sono convinto che apprendendo bene nel campo stretto poi sul campo largo si va in scioltezza..

Non sopporto i lanci lunghi. Amo giocare palla a terra e massimo divertimento. Dico sempre ai miei ragazzi di non far vedere la palla all’avversario con possessi palla  e tempi di gioco adeguati alla situazione..

 Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che mi ha dato più soddisfazione è stata a Torino contro la Juve imbottita di futuri campioni: Del Piero, Cammarata, Manfredini, Zoran ban, Squizzi, ecc.

Abbiamo espugnato il Combi per 2 a 1 con rete mia e di Colacone nella categoria primavera.

Per quanto riguarda i miei ragazzi è stata un’annata piena di soddisfazioni: vinto il torneo di Viareggio contro tutte squadre di accademia calcio professionistico, vinto il torneo di Felino, terzi classificati al Cavazzoli (dopo aver perso ai rigori contro la Reggiana). Tante soddisfazioni dai ragazzi che sono stati sempre molto bravi.

Che cosa porti a casa dal corso nel tuo essere allenatore?

Beh, ovviamente dal corso voglio integrare le mie conoscenze con novità “moderne” oltre all’opportunità di conoscere tanti allenatori e allenatrici competenti con cui scambiare opinioni sul calcio del territorio anche se so già che dovrò sopportare tutti i tuoi messaggi con scritto “birraaaaaaaa” ahahah.

Ringrazio Andrea per la sua disponibilità e praticità sul calcio sperando di poter fare un allenamento insieme appena la situazione che stiamo vivendo lo permetterà.

Alla prossima. Vamoooooossssss

Quanto è importante lo spogliatoio? Le 75 vittorie consecutive della Nuovalamp

La settimana scorsa, in una lezione del patentino Uefa C il docente Maurizio Giordani ha sottolineato alcune situazioni in cui il mister è protagonista nello spogliatoio con discorsi alla squadra sia prima della partita che nell’intervallo o alla fine facendoci vedere alcuni filmati di film famosi come spunto per la discussione.

Mentre scorrevano le immagini di Al Pacino che diceva che la vita è un gioco di centimetri nel famoso film “Ogni maledetta domenica” ripensavo alla mia esperienza nello spogliatoio nelle varie squadre che ho allenato e soprattutto a quanto vissuto in quella straordinaria realtà della Nuovalamp, squadra amatoriale di calcio a 5 (e a tratti calcio a 7) di Parma che ho avuto l’onore di fondare, esserne protagonista e allenare per oltre vent’anni (durante gli altri impegni calcistici e non).

I campionati amatoriali sono strani perché nella mentalità comune si ha sempre l’idea che gli amatori siano formati da gruppi di amici che all’occasione si ritrovano a dare due calci al pallone come scusa per poi mangiarsi la pizza.

Per fortuna nella maggior parte dei casi è così soprattutto nelle squadre di calcio a 11 dove volentieri nel terzo tempo si innaffia la pizza con una buona birra. Bisogna però tenere presente anche un altra realtà e cioè che nel calcio a 5 soprattutto, sin dalla fine degli anni 90, molte squadre Figc di serie B e C utilizzavano i campionati amatoriali come sedute “allenanti” al posto dei classici allenamenti.

Personalmente come Nuovalamp ci siamo infatti trovati a giocare campionati sia provinciali che regionali e nazionali con squadre sia di tipo pizza e birra come dicevamo prima che anche squadre di livello come Montemurlo (campione nazionale serie A2), Novara,  Milano, Roma, Castelli Romani, Rieti, Catania, Reggio Calabria, Trani, Ascoli ma anche Rimini, Modena, Ferrara per citarne alcune appartenenti per lo più alla serie B e C dei vari raggruppamenti regionali.

Nei campionati provinciali poi ci siamo sempre ritrovati di fronte squadre che contro di noi chiamavano personaggi di primo piano nel panorama del calcio a 11. Da ex giocatori di serie A a scendere su più “comuni” giocatori di serie D o eccellenza.

Spesso quindi per noi Nuovalamp tutti impegnati nelle varie società di appartenenza a vari livelli le partite del lunedì sera invece di essere considerate uno svago amatoriale sono diventate partite da preparare e da vivere in ogni aspetto soprattutto nello spogliatoio… perchè lo spogliatoio è fondamentale.

Non serve essere Al Pacino e non serve avere una finale importante. All’interno dello spogliatoio anche durante il campionato si trasmettono e si vivono senza “muri” le vere emozioni che si provano in partita.

Se come mister dici qualcosa di sbagliato o sbagli i tempi e dici una cosa giusta ma al momento sbagliato potresti fare disastri piuttosto che bene.

E’ così nel calcio degli adulti ma lo è soprattutto per le giovanili.

Sono passati alcuni anni dal record nazionale Nuovalamp di 68 risultati utili dal 2001 al 2003 e soprattutto le 75 vittorie consecutive da dicembre 2015 a ottobre 2017, ma vi posso assicurare che alcune situazioni vissute nello spogliatoio sono ancora vive con tutti i protagonisti.

Ad esempio quando in tutti e due i periodi abbiamo vissuto la prima sconfitta (sia dopo i 68 risultati positivi che la prima sconfitta dopo le 75 vittorie) l’effetto nello spogliatoio era più simile ad un disastro che a una sconfitta.

I giocatori aspettavamo sulla panca dello spogliatoio, erano dispiaciuti, silenziosi e faticavano a guardarmi in faccia.

MI ricordo abbastanza bene il volto di alcuni di loro (Fede, Mao e Franco pilastri  storici della squadra) con cui in uno scambio di sguardi veloci abbiamo deciso insieme condividendolo senza parlare quello che avrei detto subito nello spogliatoio a sconfitta appena subita e cioè:

“Finalmente è finita! Ragazzi GRAZIE GRAZIE GRAZIE per questa striscia positiva che da oltre due anni ci vede combattere, lottare e vincere assieme. Ora ci riposiamo e la prossima settimana si ricomincia senza questa pressione di dover vincere a tutti i costi ma riprendendo il piacere di giocare…tutto è partito da questa passione…dal voler sempre migliorare e divertirsi, giocando un bel calcio. E poi lo sapete, nel bene o nel male, LA COLPA E SEMPRE DEL MISTER…adesso pensiamo a mangiare e a che tipo di birra ordinare! Ale nuovalamp Ale!”

Un amico non ce l’ha fatta ed ha preferito smaltire la delusione da solo ritornando a casa ma tutti gli altri hanno mangiato e bevuto come nelle altre sere senza particolari disturbi emotivi. La cosa importante è che dal giorno dopo tra di noi ci fosse come unico pensiero: la partita della settimana successiva.

A mio parere un mister dello spogliatoio nella gestione dei vari giocatori deve darsi alcune semplici regole e prendendo spunto dall’esperienza di oltre vent’anni nella Nuovalamp dove oltre al nucleo storico sono passati giocatori del calibro di Osio, Pizzi, Bia, ecc.  oltre a un centinaio di altri splendidi giocatori provo a riassumere i punti per me più importanti.

Il Mister deve:

Riunire la squadra SOLO QUANDO C’E’ QUALCOSA DA DIRE. Può sembrare una banalità ma molti mister ci tengono a fare discorsi ad ogni allenamento. A mio parere non è una buona idea sia con gli adulti che con i ragazzi.

Essere estremamente SINTETICO E CHIARO. Non sai mai cosa i giocatori realmente apprendono dai tuoi discorsi.  Pochi concetti ma chiari con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, senza tecnicismi.

Capire il momento in cui la squadra HA BISOGNO DI SAPERE COME SENTIRSI COME COLLETTIVO. Non siamo tutti uguali e dopo alcune sconfitte specialmente (ma potrebbe essere anche in altri casi) il mister deve parlare per chiarire a tutti le emozioni e le aspettative che la SQUADRA si è data, non il singolo.

CONCENTRARSI SEMPRE SUL FUTURO e affrontare il passato con esercitazioni sul campo dopo qualche giorno. Essere efficaci (evitare sviluppi peggiori in futuro. Perdere dopo 75 vittorie poteva portare ad un crollo piuttosto che ad una sconfitta singola). Invece bisogna rimotivare verso i prossimi impegni.

AVERE PERSONALITA. Le persone sono trasparenti. La loro comunicazione non verbale rende “visibile” il carattere e se un mister non crede veramente nelle cose che dice può solo combinare disastri.

CREARE GRUPPO. Dopo la sconfitta “famosa” successiva alle 75 vittorie consecutive nessuno è stato incolpato e il mister deve prendersi la responsabilità secondo un percorso creato nel tempo in modo chiaro con i suoi giocatori.

Parlare NEL POSTO GIUSTO. In quel momento era meglio parlare nello spogliatoio. L’emozione la vivevamo tutti…bisognava essere immediati. Spostare il pensiero negativo comune nel pensiero positivo. Personalmente non ero preoccupato della sconfitta (anche se bruciava per come era avvenuta) ma per il possibile impatto sulle successive partite. Dopo quelle semplici parole la squadra si è sentita più tranquilla e tutti (o quasi) hanno cominciato a pensare al positivo di quei due anni appena passati a vincere e non alla sconfitta e ai possibili errori…c’era tempo per quello.

E’ chiaro che quando il mister fa un intervento o quando parla alla squadra deve stare attento a posizionarsi dove tutti i giocatori possano vederlo, guardare in faccia i giocatori, utilizzare un tono in modo da dare energia, scherzare sopra gli argomenti troppo seri per togliere un po’ di tensione. 

Con i ragazzi più giovani aiuta anche interagire con loro ed illustrare le situazioni con aneddoti o storie che loro possono capire. Utilizzare la tecnica dei punti elenco: quindi esporre non con una lunga storie ma incominciare dicendo ad esempio: “Ci sono 3 punti di cui voglio parlarvi oggi…”

Per finire negli ultimi anni, dove i mental coach e i comunicatori, sono entrati nel mondo del calcio è utile adottare un’altra tecnica che è quella del terminare sempre con un chiaro messaggio “da portare a casa”. Creare cioè una sorta di slogan che riassuma quanto detto prima facile da ricordare in modo che il giocatore se lo ripeta in testa e gli possa ricordare facilmente quanto detto.

Interagendo con il mio grande amico Remo Gandolfi per il sito www.ilnostrocalcio.it (che vi invito di visitare perchè molto ricco di aneddoti e storie vere) chiudo questo articolo con questo aneddoto che mi ha gentilmente girato:

Il miglior discorso di squadra – Brian Clough

La sua squadra del Nottingham Forest stava giocando male e perdeva 2-0 in casa. A metà tempo i giocatori hanno aspettato negli spogliatoi il loro allenatore. Hanno aspettato e aspettato e poco prima che dovessero andare avanti per il secondo tempo Brian Clough è apparso e ha detto: “Scusate ragazzi, colpa mia, ho scelto la squadra sbagliata”. Il  Forest è andato a vincere la partita 3-2.

Marika Bonomo: Portiere ed allenatrice giovanile

Ciao Marika, come nasce la tua passione per il calcio? 

Nasce all’età di 4 anni .. andavo a vedere ogni partita di mio padre sotto la pioggia la neve , il caldo , il vento .. vedevo solo lui è la palla!

Riscaldamento pre-partita calcio a 5
Come hai deciso di fare il portiere? 

Volevo essere come papà . È l’unico ruolo dove io posso volare .

sei passata dal calcio al calcio a 5… che differenze hai trovato? 

La prima partita mi è sembrato di tornare ai miei 6 anni, in quelle palestre col fondo di cemento o di legno… è stato bellissimo tornare a giocare a calcetto . L’unica differenza che ho trovato come portiere è la grandezza della porta . Il modo di giocare è più veloce…

dimmi una cosa facile ed una difficile nel giocare a calcio… 

Penso che la passione possa rendere facile l’apprendimento.
La cosa difficile per un portiere è scordarsi una “gatta” che si è fatta oppure subire un gol che si sarebbe potuto parare.

dimmi una cosa facile ed una cosa difficile del calcio a 5, invece? 

Nel calcio a 5 la cosa più facile è che riesci a far gol dalla porta!!!! Buahah . Penso di essere l’unico portiere che ha fatto 3 gol in campionato è uno in coppa .
La cosa difficile è quella di avere velocità nelle parate . Ed avere l’istinto giusto.

vorresti provare il calcio a 7? (Di solito piace molto alle ragazze del calcio perché lo vedono più veloce)

Si . Mi farebbe veramente piacere provare .

In rappresentantiva di calcio a 5 uisp hai giocato come giocatrice di movimento… provando questo ruolo, come ti è sembrato? Pensi che provare il ruolo delle compagne, possa aiutarti a capire come dare loro indicazioni dalla porta nelle prossime partite? 

Ti dico la verità: ho provato a giocare fuori per vedere le mie compagne, per capire come si comportano in difficoltà, perché in quel torneo avevamo avversarie di livello . Capire da vicino cosa sbagliano o cosa fanno giusto, provandolo sulla mia pelle. Volevo entrare nel loro mondo; Come portiere, alla fine, mi sento un po’ sola, perché ci sono i difensori, ma dove non ci arrivino loro ci devo arrivare io. È stata una bellissima esperienza, ma ovviamente dopo uno scatto crepavo ahah…

So che hai giocato anche in Marocco… intanto… calcio, calcio a 5 o beach soccer? 

In Marocco o giocato a 11, una volta ma così con degli amici. Là non è come in Italia, in Marocco e meno combattivo ..

cosa pensano del calcio femminile? può avere dello sviluppo? 

In Marocco è già in sviluppo il calcio femminile ed in questo penso che possa dare il buon esempio al mondo. In Marocco in molti pensavano che le donne dovessero stare a casa, ma non è così, se una donna vuole giocare a calcio lo deve fare ..

sono molte le ragazze che giocano con i capelli coperti e gli scaldamuscoli sotto le braghette in rispetto della tradizione? 

Si . Ho visto ragazze in Marocco giocare così e io le rispetto . Perché anche mia mamma lo porta . E il calcio non è razzismo ma è uno sport dove tutti i paesi del mondo possono giocare . In qualsiasi modo si vestano . Basta che toccare un pallone e si inizia la vita vera.

Qual è una partita che ti è piaciuta più di altre?

In questi 14 anni, ci sono state partite che mi hanno lasciata sconsolata, arrabbiata e triste… partite in cui sbagliavo e stavo male ed altre in cui facevo delle parate stupende…

Mi ricordo una partita a Fornovo, contro il Ghiarceto, in cui ricordo che eri venuto a fare le foto… ricordo di aver fatto una partita in cui mi era sembrato di non smettere di fare parate… di cui alcuni miracoli assurdi… ed ho finito la partita con 2 ematomi giganti ai gomiti..

Io penso che una partita è bella quando la affronti con la voglia di entrare in campo e non mollare mai. Anche malattie e piccoli infortuni non mi hanno mai fermato

Parlando con la Marika allenatrice… con bambini di 6 anni, quale aspetto bisogna curare di più? A quella età è molto più importante essere “educatori” che allenatori tecnici… come vedi i bimbi da questo punto di vista, disponibili? 

A sei anni bisogna essere più amici dei bambini che allenatori . Si devono divertire con giochi con la partitella .

Sei giovane e forse hai avuto qualche possibilità in più rispetto alle generazioni che ti hanno preceduto di poter iniziare a 4 anni. Che possibilità ci sono per una bambina di iniziare oggi? 

Io ho iniziato a 4 anni perché avevo la fortuna di avere mio papà come allenatore . Al giorno oggi bisogna aspettare i 6 anni, ma le bambine hanno la possibilità da subito di iniziare a giocare con una squadra femminile.

Secondo te maschi e femmine possono giocare insieme? Se si sino a che età? 

Sì possono. Io ho giocato con loro fino ai 14 anni. Teoricamente potresti giocare anche fino ai 16, ma scalando di annata. Non gioco più con loro, ma per fortuna mi alleno con la categoria maschile .

Conosci il calcio ed il calcio a 5… secondo te potrebbe essere utile iniziare il percorso calcistico con il metodo futsal? 

Si potrebbe essere utile!

Quanto conta secondo te l’esperienza rispetto all’età anagrafica, nel calcio a 5, dove devi pensare prima di ricevere la palla, invece che dopo averla ricevuta? 

Allora io penso sempre che l’età non conta tantissimo, chi inizia presto come ho fatto io, ovviamente è molto più avanti, rispetto ad altri che iniziano dopo. Allo stesso tempo, ci sono ragazze che iniziano a 6 che comunque fanno fatica a giocare, come può fare fatica una ragazza che ha iniziato tardi, perché non hanno assimilato certe basi .. Nel mondo del calcio penso sempre che bisogna prima pensare a quello che bisogna fare in quel momento. Faccio un esempio: prima di ricevere la palla devi alzare la testa e guardare . Dopo averla ricevuta alzi di nuovo la testa e la giochi . Se giochi con la testa bassa non vai da nessuna parte.

Io non ho studiato scienze motorie, ma fortunatamente sono accompagnato da 2 ragazze che lo sono… dalla tua esperienza hai sempre visto preparatori atletici/fisioterapisti che possono aiutare gli allenatori ad adattare gli esercizi alle esigenze fisiche dei singoli perché non si facciano male o assumano posture errate difficili poi da correggere? 

Sì, almeno nei tre anni al Parma, ho visto fisioterapisti, medici, preparatore atletico e due preparatori dei portieri.

Quanto è importante l’approccio mentale dell’allenatore? Cosa fai per stimolare i bambini?

Sì l’approccio mentale è molto importante . Deve saper allenare e far crescere la squadra da tutti i punti di vista. Se non lo fa, o sta commettendo degli errori o non ha le capacità .
Ahaha Per far stimolare i bambini nell’apprendimento cerco sempre di sviluppare dei giochini che stimolano l’attenzione: Tipo prendi la coda, La gara di palleggi, uno contro uno… A volte faccio finta di essere il cronista della partita e la cosa li diverte molto. L’importante del gioco è sopratutto divertirsi.

L’allenatrice deve dare la carica!
cosa pensi per l’anno prossimo, si potrà ricominciare?

Io spero sempre che si possa ricominciare, anche adesso! Quando manca il calcio, sento che mi manca tutto!!!