La deviazione: dall’analitico al situazionale

Eccoci qui con una proposta didattica che vede protagonista Lorenzo Squizzi. Il 27 aprile infatti grazie all’organizzazione di Gino Cervi referente a Parma per l’associazione Apport (associazione italiana preparatori portieri) ci si ritroverà sul campo per misurarci sull’argomento della deviazione.

deviazione

La professionalità di Lorenzo Squizzi  preparatore dei portieri del Chievo Calcio (in carriera ha totalizzato complessivamente 44 presenze in Serie A e 153 in Serie B con all’attivo la vittoria di un campionato di serie B e  una coppa italia e la vittoria di un campionato italiano di serie A) sarà a disposizione dei presenti per interagire sia sul campo che in aula con le dinamiche che vedono i portieri impegnati nel fondamentale gesto della deviazione.

Vi aspettiamo numerosi!. 

Donne e Arbitraggio

Nell’articolo odierno parleremo delle donne e  del ruolo arbitrale.

Pillole dal Seminario sulla gestione dei conflitti nello sport

Sabato 30 novembre 2019 ho avuto modo di partecipare al Seminario sulla gestione del conflitto nello sport tenuto dalla Psicologa dello sport Lucia Francolini. Si trattava di un seminario formativo rivolto a tecnici ed educatori Uisp su come sviluppare set di comportamenti utili a costruire relazioni serene e produttive nel contesto sportivo. 

Ad un certo punto della giornata abbiamo focalizzato l’attenzione sul ruolo dell’arbitro nel calcio. La dottoressa ci ha voluto rendere consapevoli dell’impatto emotivo causato dalla pratica “socialmente accettata” degli insulti da parte del pubblico e degli attori in campo verso il direttore di gara. Ci spiegava quindi come un arbitro di calcio prepara la sua partita con un carico di stress molto superiore rispetto ad un collega del rugby o della scherma le cui decisioni vengono raramente contestate.

Molto più facilmente rispetto ad altri sport, quindi, possono verificarsi episodi di attrito e frustrazione. Molto più facilmente possono venire alla luce atteggiamenti di intolleranza che in altri contesti sarebbero repressi.

Il ruolo delle società sportive, inteso come dirigenza ed allenatori/educatori deve essere quello di continuare ad agire per debellare queste pratiche incivili.

Anche aver subito un evidente ingiustizia a seguito di una discutibile decisione arbitrale palesemente errata, l’allenatore o il dirigente NON devono dare luogo ad escandescenze. Il ruolo dell’allenatore è anche quello di modello per i suoi giocatori, quindi un allenatore che non ha il controllo di sé sotto pressione difficilmente potrà trasmettere questa capacità ai propri giocatori. 

Il controllo psicofisico è uno degli aspetti fondamentali per ottenere le migliori performance in ambito atletico. Durante le prestazioni di alto livello lo stress deve essere portato al massimo (prima del punto di rottura) ed in questo stato è importante mantenere il controllo mentale. Un allenatore che non può portare i propri atleti in questo stato difficilmente potrà sfruttare a pieno delle proprie potenzialità.

In conclusione, a mio parere riuscire a mantenere il controllo mentale durante una prova scadente da parte dell’arbitro è alla base del miglioramento prestazionale di un atleta di livello. Talvolta ciò può avere ripercussioni immediate sulla partita che sta giocando, perché rimanendo lucido e concentrato non subirà i gol di rapina mentre litiga con l’arbitro.

Detto questo parliamo di donne.

Articolo del messaggero: Calcio, annulla un gol: insulti sessisti all’arbitra

Venerdì 29 Novembre 2019 di Davide Mancini 

Basta un gol annullato al 91’ di una gara di coppa Italia di serie C per cancellare un mare di buoni propositi. Neanche il tempo di celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che arriva un altro episodio di linciaggio mediatico di stampo sessista. La sfortunata protagonista è Veronica Vettorel, promettente assistente arbitrale della sezione di Latina, colpevole, secondo alcuni sostenitori dell’Avellino, di aver annullato il gol del pareggio alla formazione irpina nella sfida degli ottavi di finale giocata mercoledì al “Partenio” contro la Ternana. Dopo la rete del vantaggio ospite realizzata da Nesta a sei minuti dalla conclusione, è Ilanes a pareggiare i conti al primo minuto di recupero, rete però annullata per un fuorigioco ravvisato dalla guardalinee pontina.

Dopo le vibranti proteste dei giocatori di casa, in men che non si dica si è scatenata la contestazione da parte di alcuni supporter di fede biancoverde che, attraverso i social, hanno aggredito verbalmente la sportiva del capoluogo, offendendola sotto l’aspetto professionale e personale. Un’abitudine insopportabile che trova, purtroppo, terreno fertile sulle piattaforme social, dove ormai scaricare frustrazione e rabbia è divenuta spiacevole routine. Per fortuna c’è anche chi ha preso le distanze da tutta una serie di frasi irripetibili, facendo sentire tutta la propria vicinanza a Veronica Vettorel, da una parte della tifoseria avellinese ai giornalisti irpini presenti sugli spalti. Non saranno certo degli attacchi social a frenare la brillante carriera dell’assistente di Latina che, oltre a essere tra le protagoniste dell’organico C.A.N. C, da tempo viene selezionata per incontri europei di calcio femminile.

Categoria Giovanissimi regionale, in campo ieri la squadra locale e quella della città di Crispiano. «L’arbitro donna ha dovuto subire offese sessiste dalla tribuna per tutto il match», racconta uno spettatore che è anche il padre della ragazza)  sulla pagina Facebook di Arbitri calcio.it. «Le offese sono iniziate già dai primi minuti dal fischio d’inizio, quando una gruppetto di genitori tra cui anche donne del Sava ha cominciato a offenderla invitandola a dedicarsi al mestiere più antico del mondo piuttosto che calcare i campi da calcio».

Il giudice di gara è una ragazza di soli 16 anni. Il mister della squadra ospite si avvicina alla tribuna per chiedere agli spettatori – in gran parte dei genitori dei ragazzi – di smetterla, ma viene insultato anche lui. «Torna nello spogliatoio», gridano mamme e papà all’allenatore.

Commento di Antonio Abatematteo

«Sono un arbitro – continua Antonio Abatematteo – so per esperienza non è una scelta facile. Non lo è per l’uomo arbitro figuriamoci tanto meno per un ragazzina, che ha avuto il coraggio di affrontare una platea così difficile. È stata brava a restare con la testa nella partita…. e non oso immaginare cosa pensasse ascoltando queste offese. Sono anche un padre e ho anche un figlio che gioca al calcio….. È la prima volta che assisto ad uno spettacolo così indecoroso. Sono il padre della ragazza e oggi il calcio è andato a farsi f…».

Conclusioni

Insulti sessisti urlati da genitori, mamme e papà, e non sono davvero un bell’esempio. Se anche chi dovrebbe educare i propri figli  al rispetto e alla non violenza nei confronti delle donne, se anche chi è allo stadio come genitore offre questo spettacolo, davvero siamo messi male. E ha ragione il padre della giovane arbitra: il calcio così si perde. 

alTRI LINK DI ARTICOLI RIGUARDANTI EPISODI DI SESSISMO:
Rieti, offese e insulti sessisti verso arbitro donna: 10 turni di stop
«Il calcio femminile è un covo di lesbiche». Nuovo insulto del cronista sessista
Offese sessiste all’arbitro donna, giocatore si abbassa ipantaloni in campo: insulti anche dalle famiglie
Arbitro donna insultata, lei torna in campo: per il giovane calciatore espulsione dal club
Offese al guardalinee donna: Sibilia: «Parole vergognose»
Veronica Vettorel

Ho cercato di presentare alcuni casi di insulti sessisti verso direttrici donne, ma trovo altrettanto importante denunciare anche l’altro lato della medaglia, quella degli arbitri sessisti, per nulla contenti di arbitrare partite di calcio femminile, si atteggiano con arroganza verso le calciatrici.

Ovviamente i casi reali di sessismo devono essere verificati ed accertati. Solo una stretta minoranza soffre di grave sessismo, quindi tali gravi accuse non devono essere mosse solo per ribaltare un risultato sfavorevole ottenuto sul campo. Sicuramente devono essere portati alla luce ogni volta accertati.

Riporto di seguito un articolo del quotidiano “El commercio” in cui una squadra femminile spagnola ha mosso tali accuse verso il direttore arbitrale:

Un árbitro a las futbolistas: «Las mujeres no tendríais que jugar a esto»

EFE – Martes, 11 febrero 2020, 11:21

El club crevillentino,

a través de la nota pública, ha condenado «estas actitudes» y espera que se tomen las medidas oportunas «para que un suceso como este no vuelva a tener lugar en un campo de fútbol».

Denuncia que el colegiado profirió insultos machistas a sus jugadoras, mientras que él lo niega

Ha denunciado a través de las redes sociales haber sufrido insultos y menosprecios por parte del árbitro hacia las jugadoras durante el encuentro que disputó el pasado fin de semana ante el SPA Alicante C. El partido, enmarcado en la Primera Regional Valenciana, fue suspendido a 20 minutos del final con el resultado de 0-1.

La entidad afirma que el colegiado llamó a sus jugadoras «nenazas» y que las menospreció con frases como «que se termine ya esta mierda de partido», «dais vergüenza» o «las mujeres no tendríais que jugar a esto».

José Antonio Candela, entrenador del equipo,
ratificó a Efe todo lo apuntado en el comunicado y afirmó que el único objetivo del club crevillentino es que el árbitro se disculpe ante las jugadoras. «Los puntos nos dan igual. No podemos consentir este tipo de comportamientos», dijo el entrenador, quien prepara junto al club el escrito de protesta en el que explica todo lo sucedido «incluso con imágenes de televisión».

El entrenador explicó que fue en el minuto 70, tras una expulsión al segundo entrenador, cuando se desencadenaron los acontecimientos. «Comenzó a sacar tarjetas y a expulsar gente y, tras amenazar con suspender el partido y llamar a las autoridades, fue cuando mis jugadoras dijeron que eran ellas las que iban a llamar a la Guardia Civil por todo lo que les había dicho», argumentó el entrenador.

«Mis chicas estaban descentradas y ofendidas.

Yo veía que les sacaba tarjetas por protestar pero no sospechaba el motivo», prosiguió el preparador. Candela indicó que fue el colegiado el que decidió suspender el partido «porque dijo que su seguridad no estaba garantizada, aunque poco después recapacitó y quería seguir, algo que no aceptamos».

«No sé si este chico quiso hacerse el gracioso o tiene un problema y es así», apostilló el técnico, quien indicó que desde la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana ya se han puesto en contacto con el Crevillente para recabar información.

La versión del árbitro

El colegiado negó ante el comité de árbitros de la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana (FFCV) las acusaciones de que profirió insultos machistas a las jugadoras del equipo local.

Así lo confirmaron a Efe fuentes federativas, que señalaron que el colegiado, del que facilitaron sus iniciales (D.A.M.G.), se mostró sorprendido por las acusaciones y comunicó que preparará un anexo al acta para explicar con detalle todo lo sucedido.

En el acta, el árbitro refleja que fue insultado por una jugadora local, que le calificó como «machista de mierda» y «gilipollas».

El comité de competición de la FFCV

espera recibir más información para pronunciarse y hacer una valoración sobre lo sucedido en el partido.

El presidente del club visitante, Jesús Cañizares, aseguró que sus jugadoras no escucharon durante el partido insultos a las futbolistas rivales, aunque sí algunos comentarios despectivos del árbitro «relacionados con lo fea que se estaba poniendo la situación».

Traduzione:

Il Crevillente Femenino CF denuncia che l’arbitro ha offerto insulti sessisti verso le sue giocatrici

Il Crevillente Femenino CF ha denunciato attraverso i social network di aver subito insulti ed il disprezzo dell’arbitro nei confronti delle proprie giocatrici durante la partita giocata lo scorso fine settimana contro la SPA Alicante C. La partita, del campionato di Prima Divisione Valenciana Regionale, è stata sospesa a 20 minuti dalla fine con il risultato di 0-1.

LA dirigenza afferma che l’arbitro ha chiamato le giocatrici “nenazas” (femminuccia) e che le ha disprezzate con frasi come “Questa m**** di partita è finita”, “vergogna” o “le donne non dovrebbero giocare”.

José Antonio Candela, allenatore della squadra,

ha confermato a Efe tutto quanto indicato nella dichiarazione della dirigenza. Ha affermato che l’unica richiesta del club Crevillentino è che l’arbitro si scusi con le giocatrici.

“I punti non contano per noi. Però non possiamo acconsentire a questo tipo di comportamento “, ha detto l’allenatore che sta preparando il modulo di protesta accanto al club spiegando tutto ciò che è accaduto con l’ausilio delle immagini televisive.

L’allenatore ha spiegato che era al 70 ° minuto, dopo l’espulsione del secondo allenatore, il momento in cui si sono verificati gli eventi.

“Ha iniziato a pescare cartellini ed espellere le persone. Ha minacciato di sospendere il gioco e di chiamare le autorità. Le mie giocatrici hanno quindi risposto che sarebbero state loro a chiamare la Guardia Civile per tutti gli insulti che avevano ricevuto”, ha affermato allenatore.

«Le mie ragazze erano fuori di sé e offese.

Ho visto l’arbitro sventolare cartellini immotivatamente.”, ha continuato l’allenatore, “poi l’arbitro ha deciso di sospendere il gioco, per tutelare la propria sicurezza, ma dopo poco ha riconsiderato tutto e cercato di far continuare… ma noi non abbiamo accettato un comportamento simile.”.

“Non so se questo ragazzo pensava di essere divertente o se ha un problema comportamentale.”, ha terminato l’allenatore.

La Federazione calcistica della Comunità valenciana ha già contattato il Crevillente per raccogliere maggiori informazioni in merito alla vicenda.

Il club del Crevillentino, attraverso la nota pubblica, ha condannato questi atteggiamenti e spera che vengano prese le misure appropriate, in modo che un evento simile non si ripeta mai più su un campo di calcio.

La versione dell’arbitro


L’arbitro ha negato le accuse dinanzi al comitato arbitrale della Federcalcio della Comunità Valenciana (FFCV).

Ciò è stato confermato da fonti federali di Efe. Il collegio ha visto l’arbitro alquanto sorpreso dalle accuse e ha detto che preparerà un allegato al verbale per spiegare in dettaglio tutto ciò che è accaduto.

Nel verbale, l’arbitro scrive di essere stato insultato da una giocatrice locale, che lo ha descritto come “sessista del c****” e “stronzo”.

Il comitato FFCV aspetta di ricevere maggiori informazioni per pronunciare e valutare ciò che è accaduto durante la partita.

Il presidente del club ospite,

Jesús Cañizares, ha dichiarato che i suoi giocatori non hanno ascoltato gli insulti contro i giocatori di calcio rivali, anche se alcuni commenti sprezzanti dell’arbitro “erano contestuali al brutto clima che si era creato”.

La vicenda ancora non è chiara, ma mi sento di poter affermare che fair play, controllo e lotta all’intolleranza siano la base della convivenza civile su un campo di calcio. Non devono mancare a nessuno degli attori in campo. Ogni gesto o comportamento che va tuttavia contro questi principi, allontana il calcio dalla cultura sportiva.

Il mio allenamento tipo

Ci sono tante scuole di pensiero su come strutturare gli allenamenti e sono tutte corrette, purché si raggiungano i risultati prefissati. Alcuni organizzano sedute di allenamento con molti esercizi a secco ( senza la palla) per allenare la forza oppure la resistenza.

Altri organizzano tutto l’allenamento con la palla, riscaldamento, forza, resistenza  e recupero. 

Avete mai provatolo fare un giro di campo con e senza la palla alla stessa velocità? Il risultato è che con la palla tra i piedi i nostri battiti cardiaci sono maggiori e quindi è più allenante, oltre a migliorare la propria tecnica individuale alleniamo la parte atletica.

Ho fatto questo esempio perché tutti gli esercizi che propongo ai miei giocatori sono con la palla, solamente una piccolissima parte gestita dal preparatore atletico prevede una fase a “secco” ma quando è possibile facciamo concludere l’esercizio con un gesto tecnico.

Una considerazione importante da fare per chi come me ha solamente 2 sedute di allenamento alla settimana  è che, la componente noia non deve prevalere sul l’attenzione dei ragazzi.

Esercizi “divertenti “ sono molto più allenanti poiché i giocatori sono stimolati e danno il massimo.

Il mio allenamento tipo

Una sana competizione migliora l’andamento della seduta.

Piccole varianti dello stesso esercizio rendono  meno noioso lo sforzo psicofisico.

Una componente cognitiva cattura l’attenzione del gruppo.

Il mio allenamento tipo con la prima squadra di serie C1:

PS: Poiché riesco ad avere solamente 2 sedute alla settimana, la durata di ogni seduta è di 2 ore.

8′  di attivazione muscolare libera

Mettiamo a disposizione dei ragazzi tutte le attrezzature presenti in palestra. Ognuno     di    loro in autogestione svolge l’esercizio più adatto alle proprie esigenze fisiche attuali.

12′  Esercizio di riscaldamento                                                                                                                   Può essere un torello oppure una partita a tema con ritmo blando

12′  Altro esercizio di riscaldamento   

L’esercizio avrà un’intensità maggiore al precedente per preparare gli atleti ad     affrontare il resto della seduta.

30′ di forza, velocità, o resistenza

30′ Partite a tema ed esercizi per allenare i principi difensivi e offensivi 

30′ Partita libera.

In questo articolo ho spiegato il mio modo di preparare un allenamento tipo. Nel prossimo articolo proporrò degli esercizi entrando nello specifico.

Non mancate !!!

Ciao da Serafino

Mister del ASD Baraccaluga

Il mio allenamento tipo
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Luca Alba: il “venditore” di calcio

Breve presentazione

Luca Alba, siciliano d’origine, Allenatore annata 2008 dell’ MT 1960,  laureato in Economia aziendale e responsabile Marketing , con un’enorme passione per il calcio, tramandata da mio padre e che mi porto dietro da quando ero bambino. Ho militato in diverse squadre sia a livello professionistico che a livello dilettantistico, girando in lungo ed in largo per l’Italia fino a quando non mi sono fermato in quel di Parma. Ormai considerata l’età (ed il peso!!!) , il calcio giocato rimane un ricordo, ma la passione per questo sport è quella di sempre  e così da un paio di anni ho deciso di dedicarmi ai giovani calciatori, mettendo a disposizione la mia esperienza calcistica pregressa,  tanto entusiasmo tipico del mio carattere, e le diverse competenze di natura calcistica e pedagogica apprese  grazie ai diversi corsi di formazione.

 

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Difficile dirlo, non vorrei mai togliere il posto ad uno dei miei ragazzi… e poi decide il Mister!!! 😊

A parte gli scherzi ho sempre giocato punta e per tenere fede alla mia storia quello probabilmente sarebbe ruolo in cui mi schiererei.  Non mi vedo altrove, vivo per il goal ed anche le mie squadre sono votate ad attaccare più che a difendere.

 Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

L’allenamento settimanale si inserisce in una programmazione più ampia , mensile che seguo attraverso la redazione di un piano d’azione che mi serve per schedulare azioni concrete per il raggiungimento dei singoli obiettivi individuali. Il piano d’azione contiene in pratica le seguenti informazioni:

  • tempistica di realizzazione -> Quanto tempo devo impiegare per
  • tempistica di verifica -> Dopo quanto tempo dovrò verificare gli avanzamenti
  • Che tipo di mezzi mi servono per perseguire i miei obiettivi 
  • Monitorare lo stato di avanzamento dell’azione

Per fare questo e tenere sotto controllo il tutto ho creato uno strumento, niente di particolare, solo un semplice foglio Excel dove vengono riepilogate le informazioni di cui sopra (qui sotto un immagine esemplificativa).

Il piano d’azione così strutturato con date di completamento e verifica mi permette di ri-considerare di volta in volta gli obiettivi, sulla base di valutazioni continue.

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Potremmo dire che il primo titolo non si scorda mai. Sono passati tanti anni, ma quel SICILIA – CAMPANIA 3-2 finale nazionale under 16 per la coppa primavera per regioni,  giocata al Sant’Elia di Cagliari rimane indelebile nei miei ricordi, perché lì oltre a laurearmi campione d’Italia capii per la prima volta che tipo di emozioni lo sport di può regalare.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Del corso UEFA che ho concluso lo scorso anno, la cosa più importante che mi porto dietro è che non è tanto il COSA fai , ma soprattutto il COME, che diventa fondamentale condurre il nostro ruolo di allenatori con la maggiore professionalità possibile, in quanto ogni nostro singolo gesto, ogni nostra singola attività, ogni nostro singolo allenamento deve tenere sempre conto dello sviluppo delle competenze individuali dei bambini, che non sono solo competenze di gioco o di movimento, ma soprattutto competenze di se stessi e di se stessi nel sociale. Occorre, dunque, essere il più professionali possibili stabilendo un corretto processo e modello organizzativo, ovunque ci troviamo e senza alibi di sorta, e senza distinzioni tra società professionistiche e/o dilettanti.

Piccoli calciatori: motivare, comunicare, emozionare

Quando ho visto la locandina del Parma  Academy che proponeva un incontro formativo con con il titolo “Piccoli calciatori: motivare, comunicare, emozionare“ mi è subito venuta voglia di partecipare.

Personalmente sono sempre in cerca di nuovi stimoli e di possibilità di confronto e nella serata rivolta a tutti gli allenatori, dirigenti e collaboratori tesserati per le società affiliate Parma Calcio 1913, il Dott. Davide Malaguti ha tentato di darci qualche stimolo per approfondire l’argomento.

emozionare

Nella prima parte dell’incontro ci ha fatto ragionare sull’importanza di fare domande.  Lui stesso si è presentato iniziando l’incontro con le seguenti domande: “Chi è qui per imparare qualcosa di nuovo?”, “Chi è qui per farlo divertendosi?” mettendoci subito in condizioni di interagire con quanto avrebbe esposto dopo.

Aldilà di una certa teatralità nell’esporre i suoi concetti l’argomento fondamentale è stato che le domande sono un ottimo strumento per una buona comunicazione efficace perché permettono di far riflettere il nostro interlocutore, specialmente un bambino.

Alcuni di noi (in particolare Enrico Cannata ) hanno presentato le loro aspettative rispetto all’incontro chiedendo strumenti pratici per poter gestire e far divertire i ragazzi.

Un primo aspetto sottolineato da Davide è stata l’importanza di parlare sempre in positivo. Davide infatti ha utilizzato esempi in cui ha evitato di utilizzare il termine “non”, ad esempio “non fare questo”, “non dire questo”, “non andare lì”, ecc sostenendo come la nostra mente registra l’aspetto negativo, non capisce il “non” ma solo quello  che viene detto dopo.

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Ad esempio ci ha detto: “Non immaginare il colore nero!” 

La maggior parte di noi in aula ha invece immaginato il colore nero e così anche i bambini lo percepiscono subito e fanno lo stesso quello che si dice loro senza valutare il non.

E’ importante allora parlare in positivo. Quindi sforzarsi di non usare il NON.

Un altro strumento potrebbe essere far notare ad ogni situazione anomala gli aspetti positivi. Chiedere cioè ai bambini ad esempio le tre cose che ognuno ha imparato dalla situazione che apparentemente è negativa.

Ad esempio un bambino corre a piedi scalzi fuori casa e aprendo la porta troppo in fretta si pesta il piede. Mentre piange seduto in braccio al genitore questi gli chiede di pensare a tre cose che ha imparato da questa situazione.

A non aprire la porta in fretta. A non correre e…(forse imbeccato dal genitore)  a mettersi un paio di scarpe o di ciabatte.

Esempi così ce ne sono molti. Calandoci nel nostro contesto calcistico l’importante è che i mister abbiamo chiari gli obiettivi da raggiungere e abbiamo impostato le regole su cui basare il tempo passato in inseme in allenamento.

La comunicazione che dovranno tenere sarà quella di rinforzare i ragazzi continuamente senza far pesare gli errori ma mantenendo un atteggiamento “proattivo” e cioè trovando sempre modi diversi ed efficaci per interagire e interessare il bambino nel gioco del calcio puntando sul divertimento.

In due ore non ci sono stati i tempi e le modalità per evidenziare molti strumenti ma è stato importante ricevere lo stimolo di ragionare su come sia importante coinvolgere e interagire con i ragazzi per raggiungere gli obiettivi  che ci diamo e capire come loro possono venire coinvolti.

Un ultimo stimolo che ci è stato dato è una pianificazione di alcune aspetti che potrebbero essere importanti per poi lavorare nei vari allenamenti. Investire cioè del tempo per creare le condizioni per poter sviluppare con i ragazzi i vari allenamenti nel miglior modo possibile.

Le condizioni sono:

  • OBIETTIVO COMUNE (stabilirlo e condividerlo con i ragazzi)
  • REGOLE PER CONVIVERE NELL’AMBIENTE (esplicitare le regole e sostenerle)
  • MASSIMO IMPEGNO (darlo e ovviamente pretendere di riceverlo)
  • PARTECIPAZIONE (rendere protagonisti i ragazzi)
  • DIVERTIMENTO (emozionare con esercizi divertenti)

Come succede in ogni incontro di questo tipo si potevano approfondire mille aspetti diversi ma nelle due ore  che abbiamo avuto a disposizione comunque ci sono stati spunti interessanti sull’argomento. 

Grazie a Davide quindi per per i suoi stimoli che tramite aneddoti sulla sua vita non ha mancato di presentarsi e di promuovere quello che è la sua attività di formatore, imprenditore e venditore …ma ci può stare anche questo!. 

Alla prossima!!!

 

Calcio femminile internazionale: Anna Crapanzano ci racconta la sua esperienza al Mississippi College

Ciao Anna, raccontaci della tua esperienza al Mississippi College, come ti stai trovando?

Mi chiamo Anna Crapanzano e sto studiando sport management al Mississippi College, grazie a College Life Italia che mi ha permesso di ottenere una borsa di studio. Per quanto riguarda lo sport, quindi il calcio, devo dire che l’attenzione e la serietà è altissima! Il peso dato allo sport nei college è davvero alto e questo ti permette di migliorare tanto sotto tutti i punti di vista. 

Hai avuto esperienze calcistiche in Italia?

In Italia ho iniziato all’Inter femminile, partendo dalle giovanili, poi ho fatto poi un anno a Como in serie b e l’ultimo anno a Real Meda.

mi stavi dicendo che l’america è un mondo completamente diverso, che a differenza dell’italia dà molta importanza allo sport…

Il punto di forza del college americano, a differenza dell’Università italiana, è proprio il fatto che ti permette di studiare e praticare uno sport a livelli davvero alti con strutture all’avanguardia. Sono sempre a tua disposizione! Standard lontanamente confrontabili a qualsiasi struttura italiana di calcio femminile!!!!

danno molto, ma pretendono molto, vero?

Sicuramente il college richiede un grande impegno. Il primo mese per quanto mi riguarda non è stato facilissimo. Avevo la sveglia alle 5.30, faevo allenamento in palestra con la squadra e poi andavo a lezione. È stata tosta all’inizio, poi col tempo mi sono abituata ed ho iniziato a vedere grandi cambiamenti.
Ci si allena sul campo tutti i giorni 2 ore al giorno. A fine allenamento hai a disposizione vasche di acqua fredda o calda per recuperare più velocemente ed anche questa è una gran figata!!!
Frequentemente si fanno team meeting in seguito alle partite e guardando alcune parti del video della partita si commenta e si correggono gli errori.
Un’altra grande cosa dell’America e che sono molto attenti all’evoluzione del singolo e quindi spesso si fanno meeting individuali con i coach nei quali ci si può confrontare su tutto. Con i coach americani c’è un rapporto molto diretto e aperto, senza limiti.

Come si compone lo staff tecnico?

Lo staff tecnico è composto da più persone abbiamo due psicologi, un nutrizionista, due fisioterapisti/ massaggiatori, un medico e tre coach più l’allenatore dei portieri.
Tutte queste persone studiano il calciatore individualmente e cercano di tirare fuori il meglio da ognuno di noi. Per esempio anche le diete sono differenti in base ai nostri bisogni…

Mi stai parlando di sport universitario, quindi alle partite saranno presenti solo parenti e fidanzati, immagino…

No, una cosa entusiasmante è il fatto che alle partite ci sia veramente tanta gente, per esempio alle nostre partite di calcio vengono molte squadre degli altri sport del college, per esempio la squadra di football, le cheerleader la squadra di basket ecc. ed e bellissimo quindi avere un grande il tifo durante tutta la partita.

Immagino che sia difficile studiare in America, vero?

Per quanto riguarda lo studio e molto differente dall’Università italiana! Qui in America non ci sono grandi esami su migliaia di pagine come in Italia. I periodi di studio sono sempre divisi su due semestri, ma gli esami sono frammentati su più prove intermedie che non comprendono più di un centinaio di pagine di studio. Infine poi i test finali alla conclusione del semestre sono esami che comprendono l’intero programma, ma mai raggiungeranno le moli degli esami italiani. In America quindi non è che si studia di meno, perché anche qui si studia, ma è organizzata in modo diverso. Una cosa che trovo molto utile ed efficace è il rapporto che si ha con i professori… le classi in America sono più o meno di 30-50 ragazzi quindi i professori ti conoscono benissimo e si ha un rapporto come di amicizia.
I professori aiutano tanto i ragazzi internationals ma in generale aiutano tutti, il loro studio è sempre aperto e a me piace molto andare a chiacchierare del più e del meno con i miei professori ogni tanto.

Quindi pensi che l’America ti stia dando una occasione che non avresti potuto avere in Italia?

A mio parere frequentare un college americano e giocare a calcio qua è una esperienza meravigliosa! Ti fa crescere sotto tanti punti di vista e ti da opportunità che in Italia difficilmente trovi.
È stata sicuramente una scelta tosta da fare, anche perché è una decisione che ti porta a lasciare famiglia amici e tutta la tua quotidianità per andare dall’altra parte dell’oceano a provare qualcosa di estremamente nuovo. È una scelta che non credo tutti farebbero. Io ho sempre desiderato studiare e giocare a calcio in America! Il calcio è la mia passione ma, dopo aver frequentato il liceo classico desideravo anche studiare e frequentare una università, perché chiaramente è molto difficile per una donna vivere di solo di calcio. In Italia frequentare una buona università e giocare a buoni livelli insieme diventa veramente tosta. TROPPO! L’America invece è studiata per far sì che tu possa diplomarti e crescere tanto a livello calcistico grazie alle strutture immense.

E come ti stai trovando negli stati uniti?

La bellezza del college è conoscere e incontrare tante nuove persone provenienti da mille paesi diversi e stringere amicizie vere e forti. Gli Americani sono gente aperta e molto accogliente infatti appena sono arrivata mi sono sentita come se fossi a casa, o forse meglio -ahahah- ho conosciuto persone fantastiche disposte ad aiutarmi in qualsiasi momento.

grazie anna, alla prossima!

Grazie a te e ringrazio College Life per l’opportunità!

Luca Salvarani: Intervista al responsabile della scuola calcio Juventus Club Parma

Mi presento. Sono Luca Salvarani ho 46 anni e di professione sono Ingegnere Meccanico presso una nota azienda di Parma. Vivo a Parma e ho due bellissimi figli: Mattia di 15 anni e Lorenzo di 12 anni che nel passato ho allenato per un paio d’anni ciascuno. 

Vivo nel calcio e per il calcio da diversi anni, se penso a quando ho iniziato nel 1979 all’età di 6 anni, direi che da giocatore prima e da istruttore poi, sono passati parecchi anni. La mia prima squadra è stata la Coopnordemilia che al tempo era dislocata in viale Piacenza, ma devo ammettere che il mio primo allenatore è stato una donna. Pensando a quanto sta avanzando prepotentemente, oggi, il calcio femminile, forse era sicuramente un segno premonitore.

Il sig. Zurlini di palleggi e passaggi contro il muro me ne ha fatti fare tanti, ma probabilmente sono serviti negli anni e nella mia vita calcistica. Ero un bambino di costituzione magra, veloce e con una grande tecnica individuale, punto di forza non sfruttato come avrei potuto e dovuto fare. Nell’anno 80 si cambia società e si approda nella società di quartiere San Leonardo: il Genoa Club.

Luca Salvarani

Il campo in cui ci si allenava era il “campetto” della chiesa, mentre gli spogliatoi erano un container in plastica a bordo campo. Oggi, sarebbe improponibile ai quei ragazzi o bambini che si lamentano di un terreno infangato e irregolare. Tante le soddisfazioni in quegli anni: un miglior giocatore, un miglior atleta di annata e la tanto ambita chiamata alla società Parma Calcio, avevo 12 anni. Un anno di tugurio, dove a memoria, non ricordo nessuno dei miei vecchi compagni di ventura calcare i grandi palcoscenici del calcio, cosa che invece sarebbe successo qualche anno più tardi in un’altra società.

Il ritorno alle società dilettantistiche fu un trauma ma in breve tempo e grazie alla fiducia della società Pro Parma, tornai a divertirmi e a mostrare ciò che per un breve tempo mi era dimenticato di saper fare. L’annata è quella del ‘72, nonostante fossi più piccolo mi facevo rispettare. L’apice, però, viene raggiunto manco a dirlo nella società da cui era partito: la Coopnordest del presidente Enrico Zurlini. Due anni di allievi, prima nell’annata ’71 e poi i regionali con i ’72. La consacrazione arriva nell’ultimo anno dove arriva la seconda chiamata, alla faccia di chi dice che il treno passa una sola volta, dal FC Modena. La società emiliana, allora, frequentava il campionato di serie B e alla guida aveva un certo Renzo Ulivieri. Un’esperienza fantastica durata 2 anni con un campionato Allievi nazionali e un campionato Primavera.

Tanti gli eventi che mi porterò nel cuore, come aver giocato nel vecchio Filadelfia e di essere uscito da quel tunnel che tanti anni prima era stato percorso dal Grande Toro. Avere calcato il vecchio campo Combi di Torino dove la Juve di Platini faceva allenamento e di avere visto gli spogliatoi dello stadio Olimpico con il tunnel in occasione di un Juventus – Roma. Di avere segnato al Pio XII dove si allena, ancora oggi, il Genoa oppure a Bogliasco centro sportivo della Sampdoria e poi Castelmaggiore di Bologna, Cesena, il torneo allievi di Vignola e le partite del giovedì nello stadio Braglia di Modena contro la prima squadra di Ulivieri.

L’idea, invece, di aver giocato ed essermi confrontato in allenamento con giocatori del calibro di Daniele Adani, Cristiano Doni, Alessio Bandieri, Luis Landini, Stefano Sacchetti, Davide Dionigi, mi affascina tanto e mi permette di dire, forse, che di “giocatori buoni” me ne intendo. Come spesso accade i ragazzi si perdono per strada e così fu per me. Impegni scolastici, treni, domeniche fuori Parma, periodi a quattro allenamenti alla settimana ti portano ad un bivio e io scelsi il più sicuro. Cinque anni alla Sampolese dove incontrai, quello sarebbe diventato il mio maestro, Stefano Andreoli e poi Montebello, Minerva fino ad appendere le scarpe al chiodo. Ma da qui inizia un’altra vita e un’altra storia!!!

Dove ha inizio questa nuova storia?

L’inizio non è dei più brillanti. Come secondo allenatore mi occupo di una squadra giovanissimi di quartiere. Dei ragazzi fenomenali che nonostante prendessero in media 10 gol a partita, non vedevano l’ora di arrivare all’allenamento. Con tutti i loro limiti calcistici, prendevano sul serio gli esercizi e miglioravano mese dopo mese. A volte penso che questa esperienza sia stata la chiave del mio percorso da istruttore.

Poi?

Poi è arrivato il mio maestro Stefano Andreoli che dopo avermi dato fiducia come giocatore, mi diede fiducia anche da istruttore. Lui era responsabile alla Juventus club e quindi andai con lui. Presi l’annata 1999.

Luca Salvarani

Che cosa ti spinse a fare l’istruttore della scuola calcio?

La possibilità di trasmettere tutto ciò che avevo imparato in passato da giocatore alle nuove leve, perché a livello giovanile c’è una pochezza desolante.

Quali annate hai allenato fino ad oggi?

Sono sempre rimasto nelle annate piccole, pulcini e esordienti, proprio perché in queste annate c’è bisogno di lavorare tanto sotto tutti i punti di vista.

Quali punti di vista?

Comportamentale e calcistico.

Ritornando alle annate?

Beh sono tante!!! le annate 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2007 e 2008 per un totale di circa 12 anni di insegnamento

Ad oggi qualcuno si è già affacciato al mondo del calcio professionistico?

Forse è un po’ presto, ma ricordo Simone Dodi. Partito dal Parma in serie D e Lega Pro e oggi alla Recanatese. Matteo Rossi, un portiere cresciuto nel Carpi e oggi al Lentigione. I prossimi saranno i 2001. Vedremo.

Metti in ordine d’importanza cinque qualità che deve avere un giocatore

Al primo posto senza ombra di dubbio la personalità: se non ce l’hai, è la prima cosa su cui devi lavorare. Al secondo posto metto l’aspetto motorio con tutte le sue sfaccettature. Al terzo posto la tecnica individuale: per troppo tempo è stata trascurata a favore della fisicità. Oggi ci troviamo in questa condizione perché l’abbiamo persa un po’ di vista. Subito dietro metto la fisicità: un valore aggiunto per un giocatore nel calcio di oggi, ma non deve essere una discriminante. All’ultimo posto la duttilità: una volta i giocatori sapevano fare quel ruolo e basta, ma saperne fare di più, è una grande opportunità per i nostri ragazzi. 

Da quattro anni a questa parte copri anche il ruolo di responsabile scuola calcio. Quali sono i principi fondamentali della scuola?

Siccome parliamo di scuola e a scuola ci si va per apprendere, il principio fondamentale o meglio la parola d’ordine è imparare. Vorrei che ogni ragazzo si abbuffasse, nel tempo che ci viene dedicato, di regole comportamentali e calcistiche, conservandole nel tempo, pronte all’uso. Il nostro mondo è organizzato proprio come una scuola elementare dove esistono le classi, dalla prima alla quinta, un gruppo di insegnanti e un preside. La squadra di insegnanti è fondamentale, senza quella non si va da nessuna parte. Il divertimento è una condizione necessaria ma non sufficiente se non abbinata ad un insegnamento.

Luca Salvarani

Non diventa un sistema troppo professionale per una scuola calcio?

Credo sia solo una questione di obiettivi.

Come hai impostato il tuo rapporto con i genitori?

Molto semplicemente sulla fiducia. Sì perché è di questo che stiamo parlando. Se un genitore ha un minimo dubbio sull’istruttore già dall’inizio, allora è solo questione di ore, di giorni, di settimane o di mesi per sfociare in un malcontento. Bastano 5 minuti in meno di gioco, una convocazione sbagliata, una sostituzione o una parola detta in un modo piuttosto che in un altro e quel dubbio covato in quel lasso di tempo, diventa un problema.

I genitori più ti stanno lontano e meglio è?

Non la metterei in questi termini. Noi istruttori siamo ben disposti ad accogliere i genitori, ma gli argomenti non devono essere sicuramente di carattere tecnico, perché su quello ci sentiamo forti e preparati o meglio dietro quello che facciamo e decidiamo c’è sempre una ragione, speranzosi di vedere una reazione dal bambino che spesso di riflesso è quella del genitore.

E’ un gatto che si morde la coda: i genitori influenzano i comportamenti?

Esatto ed è per questo che il discorso della fiducia diventa fondamentale. In ogni caso e comunque vada è un modo per capire chi ha fiducia in te e chi invece fa finta.

Come è strutturata la scuola calcio

Fino alla categoria Primi Calci 2° anno non abbiamo una vera e propria struttura organizzativa, nel senso che senza togliere gli occhi agli obiettivi di annata ci divertiamo a guardare i nostri bimbi. Dai pulcini agli esordienti abbiamo gruppi unici che ogni sabato vengono suddivisi a seconda del merito e delle capacità in “gruppo regular” e “gruppo premium”. Il primo svolge un campionato di annata per dare minuti e continuità ai bambini che hanno bisogno di crescere più velocemente. Il secondo, invece, affronta un campionato sotto-leva con bambini più grandi, così da consolidare sempre più le proprie capacità. La morale è ottenere un miglioramento su misura, ma comunque faticando.

Il risultato della partita passa in secondo piano?

Esatto. Ci concentriamo più sulle cause del risultato. Preferisco perdere una partita giocando bene, piuttosto che vincerla ampiamente e vedere il nulla sotto il profilo delle cinque qualità che abbiamo menzionato prima.

Ma si dice in giro che la Juve guarda sempre il risultato?

La scuola calcio è un percorso di crescita che prima s’inizia e meglio è. Molto spesso ho la sensazione che la cosa si sia ribaltata e cioè che le squadre che incontriamo siano orientate sul risultato più di noi.

Ti senti più dirigente o più istruttore?

Senza ombra di dubbio più istruttore.

L’anno prossimo su quale squadra metterai le mani?

Probabilmente non sarò io a decidere, ma una preferenza è già nella mia testa.

Il prossimo anno ha qualche segreto nel cassetto?

Ultimamente mi sono avvicinato tantissimo al calcio femminile e devo dire che si assapora ancora il gusto del calcio di una volta privo di interessi economici. Per quanto fossi scettico sul livello, mi devo assolutamente ricredere. Mi piacerebbe organizzare una squadra femminile. Già quest’anno abbiamo inserito nel nostro organico due ragazzine interessanti.

Un grosso grazie a Luca per la sua disponibilità e la sua professionalità sia in campo che fuori. E’ sempre un piacere incontrare “le sue” squadre sia per la qualità del gioco che per la sana competizione. Alla prossima partita

Buone feste…il meglio deve ancora venire!

Il meglio deve ancora venire, ne siamo convinti!

Come ogni fine anno siamo infatti ancora qua per qualche riflessione, osservando quanto accaduto e quanto, ancora, può accadere.

Pubblichiamo infatti oggi l’ultimo articolo del 2019 ma ci rivedremo il 7 gennaio 2020 con le nostre rubriche e i nostri articoli e con tante novità su cui stiamo lavorando per un 2020 con nuove idee e nuove riflessioni.

Per la redazione de ilmisterone.com e per tutti quanti collaborano e ci seguono il 2019 è stato un bell’anno anno pieno di cambiamenti ma anche coinvolgente, dinamico e intenso. 

Siamo sicuramente cresciuti sia come redazione che come rubriche ed argomenti da affrontare e su cui discutere.

Stiamo lavorando ad una nuova veste grafica, ad un nuovo modo più dinamico e più funzionale per poter avere a disposizione gli argomenti trattati con più facilità, ci sono nuovi collaboratori che ci hanno permesso sia di strutturare con regolarità quanto già esisteva che di impostare nuove rubriche. Ci sono in programma interviste con testimoni di primo piano del panorama nazionale ma anche presentazioni di persone comuni che fanno bello il nostro mondo tutti i giorni lavorando soprattutto per passione.

Qualche anno fa ci eravamo presi un impegno per dare ordine a tutte quelle idee che man mano con i vari mister saltavano fuori nei vari incontri sul campo e spesso attorno ad una pizza. Notizie, articoli,, esercizi, curiosità e soprattutto esperienze da condividere per far crescere tutti noi appassionati di calcio (soprattutto quello giovanile)  e futsal.

Ilmisterone.com è quindi frutto di un’idea semplice ma chiara e precisa per essere utile a tutti i mister e a chi nel mondo del calcio è coinvolto soprattutto dalla passione per questo gioco e dalla capacità di confrontarsi.

Calcio giovanile, Futsal, calcio femminile e maschile, pubblichiamo per 5 giorni a settimana dal lunedì al venerdì in modo gratuito esercizi correlati agli obiettivi figc divisi per categorie, a modalità e linee di programmazione annuali – mensili e settimanali, sviluppo e gestione di allenamenti singoli, valutazione dei ragazzi e dei mister, gestione comunicativa, gestione delle dinamiche di gruppo, preparazione atletica, gestione dei portieri, ruolo dell’allenatore, esempi di personaggi famosi e non nazionali ed internazionali, storie maledette, statistiche, tesi utili, ecc. ecc. ecc.

Tutto questo è il contenuto del sito ilmisterone.com anche se la parte più vera e importante del progetto è la “PARTE UMANA”.

Ragazzi, mister e dirigenti che incontriamo sui campi , amici, collaboratori e persone appassionate di calcio che ci danno ogni volta e in ogni momento la “benzina” necessaria per continuare ad alimentare e a condividere una passione che ci fa divertire e che speriamo possa muovere “qualcosa” in tutti quelli che frequentano questo mondo. 

Come al solito un sincero GRAZIE,GRAZIE,GRAZIE… 

…e AUGURI a tutti per un felice e meritato riposo per tornare più carichi e motivati di prima…Il meglio deve ancora venire….vamoooooooooosssssssssssss!

 

meglio deve ancora venire

Mattia Bottazzi: passione e attenzione ai ragazzi

L’intervista di oggi vede protagonista Mattia Bottazzi, colonna portante delle giovanili del Mt1960. Un ragazzo che ci mette impegno e passione…quale migliore biglietto da visita?

Sono Mattia Bottazzi, alleno insieme a Gabriele (che ringrazio enormemente già da subito) e facciamo “coppia fissa” da ormai 5 anni a Monticelli terme nel settore giovanile del Mt1960.

Attualmente alleno l’annata dei 2010, ma vengo da due anni con i 2009 di Pulcini e altri due con i 2005, di cui uno di Pulcini è uno di Esordienti.

Bene Matti, fa sempre piacere incontrare un giovane volenteroso…oltre al calcio, di cosa ti occupi nella di tutti i giorni?

Nella vita mi sono laureato nella magistrale di Pubblicità, Comunicazione Digitale e Creatività d’Impresa. In attesa di trovare un lavoro sto collaborando con due siti di notizie online, uno che tratta argomenti sul Parma Calcio.  

Ormai ti si può considerare un “veterano” come mister in ambito giovanile, come mai ti sei imbarcato in questa avventura?

Ho iniziato ad allenare per pura passione, mi diverto a stare in mezzo a bambini e ragazzi e, se posso insegnare loro qualcosa, ancor meglio. Essere in coppia con Gabriele mi aiuta molto a prendere le misure e a mettermi in gioco con tanti aspetti che coinvolgono l’essere mister.

Sento la necessità di formarmi ma i miei impegni, al momento, non mi hanno permesso ancora di frequentare i corsi abilitanti della figc perchè sono ancora un “calciatore” (la mia carriera per ora si sviluppa tra la Promozione e la Prima Categoria), ma sicuramente sono in programma tra qualche anno.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Gli allenamenti che cerco di proporre, ovviamente di comune accordo con Gabriele, hanno una pianificazione sempre molto simile:

  • movimento e una breve corsetta per entrare nella concentrazione giusta
  • esercizi di coordinazione con scalette, cerchi ed ostacoli.
  • riscaldamento tecnico con la palla (passaggi, conduzione, ecc)
  • esercizio analitico e situazionale con la finalizzazione (tiro in porta per intendersi)
  • partita finale

Inoltre, cerco sempre di rubare qualche idea ai miei allenatori in prima squadra in modo da proporla ai ragazzi nel modo giusto e proporzionale alle loro capacità.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La soddisfazione più grande per me non è tanto una partita, ma vedere crescere quelli che una volta erano bambini, ad esempio i miei 2005 ora sono dei ragazzi di 15 anni, che ancora oggi mi salutano e mi raccontano tutte le loro esperienze in campo e fuori. Credo questa sia la cosa più bella di allenare in un Settore Giovanile.

Serafino Muraca: il mister che non si arrende mai!

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Serafino Muraca, mister del Asd Baraccaluga che ha accettato molto volentieri di dedicarci un pò di tempo per raccontarci la sua storia e per presentare la squadra di calcio a 5 che allena.

Mi chiamo Serafino Muraca, ho 43 anni e da 3 stagioni sono l’allenatore dell’ Asd Baraccaluga, squadra che milita nel campionato di C1 regionale di calcio a 5 dell’Emilia Romagna.
La mia piccola carriera calcistica comincia all’età di 8 anni nella Povigliese di Mister Curini e termina all’età di 23 nella Castelnovese di Mister Ciffarelli. L’anno successivo ho cominciato a praticare Calcio A 5 (all’età di 24 anni) nel Brescello C A 5 in C1 e non vi nascondo che dopo 2 mesi volevo già smettere. 

E’ iniziato così il mio cammino da “calcettista” e a Brescello dopo vari anni è anche finito dopo mille vicissitudini. Tra le note positive di quegli anni l’interessamento del Bagnolo C 5 che militava in serie B, occasione che mi ha lusingato ma che per problemi lavorativi non ho potuto sfruttare rifiutando l’offerta (con grande rammarico).

Da allenatore invece dopo anni di gavetta come secondo allenatore in campionati nazionali di serie B e A2 con la Flli Bari di Reggio Emilia ho finalmente iniziato il mio percorso da primo allenatore al Baraccaluga. Società fantastica che ha grandi ambizioni sul territorio Piacentino, investendo tempo e risorse per la crescita di questo sport. Punta molto sul settore giovanile e lavora per la crescita di ragazzi che
un domani faranno sicuramente parte di questa squadra da protagonisti. Il Baraccaluga è una società molto attenta e lo staff e gli atleti sono trattati da veri professionisti con attenzioni che molte squadre di campionati nazionali superiori non hanno.

Serafino Muraca

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Da giocatore sceglierei sicuramente di fare il pivot nella mia squadra. Proponendo un modulo 3-1 questa figura ricopre un ruolo fondamentale e pieno di responsabilità.
Da giocatore ho sempre giocato da pivot con oltre 250 gol all’attivo in 8 stagioni.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Ho la fortuna di avere uno staff veramente importante durante gli allenamenti. Facendo
solamente 2 sedute alla settimana da 2 ore, curiamo la parte atletica e di forza al martedì per lasciare al giovedì la parte tecnico tattica.

Il mio staff è composto da:
Matteo Nazzaro: mio stretto collaboratore e co-allenatore
Bottazzi Francesco: preparatore atletico
Morsia Marco: preparatore dei portieri
Spelta Marco: preparare dei portieri
Ad ogni allenamento sono presenti almeno 2 dirigenti a coadiuvare le varie attività.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Senza dubbio la finale di coppa Italia regionale dell’anno passato dove abbiamo vinto contro il Balça. Nonostante un anno veramente difficile siamo riusciti a centrare questo grande obiettivo approdando poi alla fase nazionale.

Serafino Muraca

Che cosa ti porti nel tuo essere allenatore del corso per il patentino di calcio a 5 che stai svolgendo?

Dal corso che sta per concludersi porto una visione molto diversa di come allenare una squadra, mi spiego meglio. Nel passato dedicavo molto tempo dei miei allenamenti (circa il 25%) alla parte analitica a discapito di quella situazionale. Allenare dei giocatori pensanti sarà l’obiettivo prossimo, mettendo tutti nelle condizioni di leggere, capire, pensare ed eseguire le fasi dinamiche di gioco che cambiano di volta in volta con un avversario in campo che ti contrasta. Preparare esercizi che inducano i ragazzi a delle scelte, rispettando i principi difensivi e offensivi senza schematizzare troppo le giocate.

Dai, prima di concludere l’intervista raccontami un ricordo, una particolarità, un aneddoto della tua vita da calciatore o da allenatore.

Nella mia presentazione ho scritto che dopo 2 mesi di calcio a 5 volevo già smettere di giocarci. Infatti dopo anni di calcio a 11 mi sono ritrovato in una palestra, spazi molto ristretti, un pallone che non rimbalza, sempre sotto pressione, decisioni affrettate ed io che sembravo un pesce fuor d’acqua.
Abituato comunque a giocarmela alla pari contro gli avversari, in quel contesto ero veramente in difficoltà.

Ho sempre vissuto lo sport come una sfida personale cercando di dare sempre il 100% e non potevo arrendermi di certo per il “calcetto”. Ricordo il viaggio di ritorno da una trasferta a Rimini dove perdemmo e la mia prestazione dopo 2 mesi di allenamenti ed impegno era stata gravemente insufficiente. In macchina piangevo dalla rabbia, non riuscivo a capire dove migliorare e cosa inventarmi per farlo. Al martedì andai dal mister e dal capitano che avevano molta più esperienza di me in questo sport e dopo una chiacchierata mi misi a disposizione della squadra, non cercai più la soluzione personale ma quella collettiva e da allora tutto cambiò.

In quella stagione segnai 24 reti e quella dopo ben 53. Mi sentivo finalmente un giocatore di CALCIO A 5.

La pazienza, la dedizione al sacrificio e la voglia di imparare ripagano sempre. La parola successo si trova solamente nel vocabolario prima della parola sudore.

Arrivederci sui campi di gioco.

Serafino Muraca