COVID e allenamenti individuali – Un nuovo modo di fare calcio

Buongiorno a tutti. Sono felice di rimettermi all’opera sul nostro Misterone dopo un po’ di tempo.  La situazione che ormai viviamo da un anno sta diventando sempre più impegnativa da sopportare.  Non sempre la mente ha contribuito a darmi la serenità di cui potevo aver necessità, ma anzi mi sono spesso trovato immerso in riflessioni, dubbi, negatività.

Questo è capitato  in tutti gli ambiti della mia vita, ma soprattutto con il calcio e i miei ragazzi classe 2012. 

Ogni volta al ritorno a casa dopo l’allenamento, vivo troppo spesso con estrema fatica l’analisi del lavoro appena terminato: “Sarò riuscito a portargli qualche miglioramento? Avranno vissuto una esperienza costruttiva e serena? Sarò entrato nella loro testa?”.

Dopo un po’ di tormento, mi sono concentrato sulla ricerca del perché di queste sensazioni.

Spesso e volentieri noi adulti ci lasciamo “distruggere” dallo stress lavorativo, e tendiamo colpevolmente a dimenticarci di tutto quanto bambini e ragazzi hanno subito e stanno subendo, e di quanto le loro vite e le loro routine siano state completamente ribaltate.

Quante volte ci siamo ritrovati a dire “siamo davvero fortunati a poterci allenare comunque”? Io stesso, in un precedente articolo, addirittura ero euforico di fronte a  questa nuova possibilità di lavorare senza “pressione” delle partite. Sicuramente è vero che la possibilità concessa a fronte di questa emergenza è da considerare un privilegio.

Ma dopo varie settimane mi sto rendendo conto che non è una passeggiata.

La fatica principale, almeno per la mia fascia d’età, è quella di riuscire a tenere alti gli stimoli; d’altronde ognuno di loro inizia a giocare a calcio per le partitelle durante gli allenamenti e quella del weekend contro le altre squadre della città. L’assenza di questa ci toglie quel rinforzo, quel gran finale, che per loro è sempre stato l’unico momento atteso.

E’ diventato fondamentale integrare il modo di allenare la tecnica individuale, andare oltre le tradizionali esercitazioni che abbiamo sempre utilizzato; per poter aumentare il loro livello d’attenzione abbiamo dovuto rispolverare giochi d’un tempo (porta a porta, gara di traverse, tedesche ecc. ecc.)e “farcire ” gli esercizi abituali (  gare di tiri in porta, giochi a livelli, partitelle di calcio balilla umano ecc. ecc.). Il tutto assegnandoli i nomi dei loro giocatori preferiti (“facciamo che sono Cornelius”).

Per questa motivazione, anche la programmazione è dovuta diventare più flessibile e meno rigida. Come già detto, le risposte in questo periodo non potranno essere le stesse di una settimana tipo normale,  per cui è molto importante avere l’intelligenza e la lucidità di saper “mollare”  e fare un passo indietro, per avere una qualità di allenamento adeguata. 

Nel nostro caso, nei periodi più storti, abbiamo ridotto l’allenamento a 2/3 esercitazioni/giochi mirati...”pochi ma buoni”.

Tralasciando l’aspetto tecnico dell’allenamento, una dimensione che rischia di sgretolarsi è quella dell’affiatamento del gruppo. 

La condivisione dell’esperienza in gruppo è sicuramente molto limitata: l’assenza dei momenti insieme nello spogliatoio,   la distanza forzata, le mancate sensazioni del match,  con il pre, il durante, e il post,  sono tutti fattori che rischiano di “raffreddare” i rapporti e il sentirsi parte di un gruppo.  La prova di questo è proprio il fatto che negli ultimi mesi, sono aumentate le assenze, in molti casi nemmeno giustificate,  cosa mai capitata prima.

Insomma…i bambini stanno perdendo molti riferimenti e stanno vivendo un momento di grande delusione e sconforto. 

Più di ogni altra cosa quindi, un allenatore dovrebbe riuscire ad evitare di andare a sbattere contro un muro, chiuso nelle sue idee, e lavorare per riportare i bisogni dei bambini e i ragazzi al centro, ascoltandoli e osservandoli.

Ad ogni corso a cui abbiamo partecipato, o in tutti i confronti sulla pedagogia e l’educazione, quest’ultimo concetto sicuramente sarà sempre apparso piuttosto scontato. Ma sappiamo anche che non è affatto semplice riuscire sempre a fermarsi ad analizzare le situazioni con lucidità.

Questo momento storico è una prova durissima per noi allenatori, ma ci offre preziose opportunità per nuovi modi di fare squadra e allenare i nostri giocatori, portandoci ad un forzato miglioramento delle nostre competenze alla continua ricerca di fantasiosa qualità e novità.

La speranza è quella che questo disastro possa finire prima possibile, ma sappiamo tutti che non sarà così.

Il nostro lavoro dovrà essere speciale, per far si che i nostri ragazzi arrivino alla fine di questo incubo ancora più innamorati di prima del calcio.

 

Antonio Montesano: corsa e sacrificio, gli attributi del mister attento all’aspetto umano

Ci siamo ritrovati in campo in mezzo a tanti ragazzi di Piacenza (noi eravamo tra i pochi presenti di Parma) e ci siamo messi quasi subito a parlare.  Non ci conoscevamo ma entrambi avevamo l’impressione di esserci già visti. Parma è piccola e sicuramente i nostri percorsi si erano incrociati in passato e infatti dopo qualche minuto abbiamo ricostruito e ricordato che probabilmente avevamo fatto un paio di allenamenti insieme anni fa.

Da quel giorno si è sviluppata una piacevole conoscenza alimentata dall’aver preparato insieme la tesina finale del corso, con altri mister nella mitica Stanza 9 (alias Birrificio Argo).  Antonio è stato il nostro riferimento continuo sulle mille slide dei docenti e sui riferimenti alle lezioni del corso. Sempre posato, intelligente, meticoloso ma soprattutto attento al lato umano della relazione.

Nato in Basilicata nel mitico 1969 (annata spettacolare visto che è anche la mia annata …ahahah)  si trasferisce a Parma per frequentare e studiare nella facoltà di Economia e commercio.

Attualmente è in forza come secondo allenatore agli Juniores Regionali (2002 e 2003)  del Cervo di Collecchio.

In Basilicata la carriera calcistica dalle giovanili alla categoria (a 16 anni l’esordio) ma con l’arrivo a Parma le varie situazioni non hanno permesso di proseguire questo impegno portando Antonio a frequentare il mondo calcistico amatoriale.

Vent’anni nel glorioso Moletolo, campionati Uisp, allenato dal grande Ettore Marconi, dove ricopre per vari anni anche il ruolo di capitano. Sorridente e orgoglioso ci tiene a sottolineare; “Con il Moletolo abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere a livello amatoriale!”.

Come sei diventato allenatore?

A 40 anni, quando mi sono reso conto che facevo fatica a stare dietro ai più giovani, ho deciso di smettere come calciatore, e proprio Ettore Marconi è stata la persona che mi ha consigliato e avviato al ruolo di allenatore.

Siccome la mia esperienza calcistica parmigiana è stata vissuta negli amatori, ho iniziato ad allenare nella Uisp, dapprima l’Arci Toscanini e poi l’Oiki. Con questa squadra nel 2019 ho vinto il campionato e sfiorato la vittoria nella Coppa Emilia, persa ai rigori.

Ho anche ricoperto il ruolo di allenatore della Rappresentativa Uisp di Parma, vincendo per 2 anni consecutivi il titolo di Coppa Amatori nelle finali nazionali di Montecatini.

L’anno scorso, con la possibilità di poter partecipare al corso di allenatore Uefa C, ho deciso di accettare la proposta del Cervo, abbandonando la Uisp e approdando in Figc.

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Se dovessi scegliere un ruolo dove giocare nella squadra allenata da me giocherei dove ho sempre giocato, vale a dire in fascia come terzino, ruolo fatto di tanta corsa e sacrificio, Attributi che mi piacciono molto nel mondo nel calcio e non solo…anche perché i piedi non sono mai stati raffinati per poter aspirare a ruoli differenti!!!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Il programma di allenamento è impostato con 3 allenamenti a settimana (lunedì, mercoledì e giovedì).

La metodologia utilizzata è di tipo INTEGRATA, quindi alternanza di situazioni con e senza palla: si passa da partitine e/o possesso palla a corse con variazioni di velocità, il tutto intervallato da tempi di recupero idonei tra un esercizio/esercitazione e l’altra.

In tutti e 3 gli allenamenti settimanali la partita non manca mai, comunque al lunedì si lavora principalmente con la palla, privilegiando le fasi di costruzione e di finalizzazione, per evitare di sovraccaricare troppo il fisico degli atleti a seguito della gara del sabato.

Al mercoledì si lavora con esercizi ed esercitazioni che curano le capacità coordinative condizionali come forza, resistenza e velocità.

Infine al giovedì si prepara la gara del sabato con una partita vera.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che più mi ha regalato soddisfazione nella mia carriera di allenatore è stata quella disputata dall’Oiki contro la Corale Verdi, Maggio 2019, campionato Uisp, categoria Seniores provinciale .

Entrambe le squadre erano in corsa per il titolo provinciale, ultima giornata di campionato, quindi una vera e propria finale.

Partita equilibrata con occasioni da una parte e dall’altra ma alla fine abbiamo trovato il gol negli ultimi 10 minuti e la partita è finita 1-0 per noi dell’Oiki che abbiamo vinto il campionato.

Grande emozione, gioia immensa e grande festa negli spogliatoi.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Quello che mi porto dal corso nel mio essere allenatore è stato quello di apprendere tante nozioni di natura tecnica e tattica, scoprire che il nostro ruolo, soprattutto nelle categorie dei più giovani è molto importante perché siamo degli educatori oltre che degli allenatori. Quindi un buon allenatore può segnare in positivo il futuro di un giovane calciatore che tra qualche anno sarà un uomo all’interno della nostra società.

È stato molto interessante scoprire le strategie che ci sono dietro al settore giovanile della Figc, quella che più mi è rimasta in mente è la costruzione dal basso e il ruolo che il portiere ha in questa fase.

Infine, ma non meno importante, aver conosciuto tanti bravi allenatori e, soprattutto, tante brave persone che hanno la mia stessa passione per il calcio e per trascorrere del tempo insieme in compagnia divertendoci.

Un abbraccio (virtuale) a tutti e a presto…speriamo di poterci vedere molto presto ragazzi e, scusate, se chiudo con un FORZA VIOLA…

Calcio femminile: Parola al CT Jacopo Leandri

“Sin dai 4 anni ho avuto un mio grande amico che tuttora porto nel cuore… il Pallone….ci giocavo, ci parlavo, ci dormivo…. Una passione nata non so bene per quale motivo, in famiglia nessuno era super appassionato, mio nonno mi ha trasmesso la passione della pesca… che io sto tramandando a mio figlio…. Quindi perché il calcio è diventato per me questa grande storia d’amore ?? Io credo che ci siano cose che non si possono spiegare… succedono e basta.”

Il CT della Nazionale Italiana Femminile Under 16 parla della propria esperienza in ambito di calcio femminile all’interno di “Ragazzi Ribelli ControCorrente  ” dell’associazione “Tutti in campo per tutte ASD”

Michele Austoni: un giocatore TOTALE e un bravo mister che cerca di capire il perché delle cose

Mi trovo davanti alla panchina e sto chiedendo scusa. Così ho conosciuto Michele Austoni. Qualche battuta sul suo fisico imponente prima di iniziare l’esercitazione e poi quello scontro in campo. Niente di grave ma vedendolo arrivare con la coda dell’occhio ho difeso la palla prendendo campo e allargando le braccia. Quando ho sentito il suo stomaco appoggiato al mio gomito ho intuito che non si era fermato.

Eccomi allora a chiedere scusa a Michele e a darci appuntamento davanti ad una birra per chiacchierare di quanto appena successo. Quella birra si è moltiplicata e ancora oggi, anche se virtualmente,  si beve ancora assieme per fortuna.

Michele Austoni, 41 freschi freschi, istruttore Pulcini 2010-11 e in emergenza anche Primi Calci USD Gossolengo-Pittolo.

Michele Austoni

Vive a Piacenza dal 2014 da quando ha messo su famiglia 😊 ma originariamente viene da Pandino. il “triangolo delle Bermude” a metà strada tra Milano, Bergamo e Crema.

Ha iniziato a giocare nella scuola calcio della Luisiana dove ha fatto tutte le giovanili fino agli Juniores Regionali.

Anni fantastici ma per vari infortuni poi non si è spinto oltre la categoria. Ricomincia a livello amatoriale ritrovandosi con molti compagni di calcio degli anni passati assieme nelle giovanili riformando un gruppo che era vincente ai tempi e lo è ridiventato negli amatori .

Si vince il torneo di massima categoria CSI nel 2011 e poi si continua a giocare assieme fino a 4 anni fa quando la distanza (50km) e i tempi della vita familiare rendevano impossibile allenarsi e giocare con quel fantastico gruppo.

Come sei diventato allenatore?

Mollare il calcio giocato è stata dura…e infatti ho cercato di mettermi in moto subito per restare legato a questo sport che così tanta gioia mi ha dato negli anni di attività per poter restituire se possibile un po’ di quelle emozioni in un nuovo ruolo da allenatore.

Avevo già avuto esperienze affiancandomi ad amici coi Primi Calci della Luisiana per 2 anni circa mentre ancora giocavo, ma non ero certo fosse la mia strada. Avevo ancora una forte attitudine agonistica e faticavo ad entrare in sintonia con il percorso di crescita e formazione dell’attività di base.

Ricordo però un particolare dell’inizio del secondo anno: c’era un giovane l’anno prima che era qualche centimetro più alto degli altri, in certe cose faceva davvero fatica a coordinarsi.

Se voglio essere gentile diciamo che conduceva la palla quasi “spingendola” tanto era la sua difficoltà a governare gli arti inferiori, ma era molto appassionato, attento e un bel lavoratore.

Bene, il secondo anno era diventato un giocatore! La sua voglia e il suo impegno nell’estate evidentemente avevano dato i suoi frutti e da giovane con qualche difficoltà era diventato uno dei migliori in squadra.. ho pensato.. incredibile, che bello, rifacciamolo!

Qui a Piacenza nel 2018 ho avuto la fortuna di incontrare Franco Marchini che mi ha preso prima come collaboratore poi come istruttore per l’attività coi Pulcini misti (maschi e femmine, ritengo sia stato per me un periodo molto istruttivo, ho cercato di “rubare” ogni tipo di metodologia, principi, comportamento, comunicazione, specifica tecnica e tattica e credo sia stata un’ottima base da cui partire e progredire poi per il futuro, tra l’altro trovandomi per fortuna già allineato ai principi di formazione indicati nel corso UEFA C appena affrontato.

Ora sono sempre in staff con Marchini al USD Gossolengo-Pittolo, una società affiliata all’Atalanta con ottime prospettive e un’ottica di percorso molto positiva e formativa per l’attività di base, anche se siamo in un anno particolare e con le restrizioni in atto, allenamenti individuali e giocando solo 2 partite amichevoli… affrontiamo le difficoltà con organizzazione ed impegno sperando in meglio per il proseguo.

Tra l’altro mi capita anche di allenare mio figlio nei primi calci che ancora non riesce a chiamarmi “mister”, per ora almeno ha sostituito “papà” con “Michele”.. piano piano…

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Da calciatore ho ricoperto tutti i ruoli, un giocatore TOTALE ahahahah ..mi mancava il portiere e un anno si son rotti tutti e 2 negli allievi… grande occasione!!!.

Ho mollato la difesa e son andato in porta.. fra i pali ero un gatto, nelle uscite un disastro (io nel dubbio uscivo SEMPRE).

Son stato maggiormente punta centrale e centrale difensivo.. ma vorrei ripartire da centrocampista perché ahimè ho avuto troppo poche opportunità di farlo e credo che a livello formativo mi siano sempre mancate le indicazioni di massima sui principi da seguire in questo ruolo.. ricomincerei da li!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Il mio programma settimanale in una situazione non covid è composto da 2 allenamenti + partita.

Di solito scelgo un tema da approfondire in base a degli obbiettivi di massima che mi sono posto ad inizio anno, quando osservando i miei giocatori ho valutato dove potevamo migliorare, cosa andava consolidato e cosa del tutto magari mancava.

Cerco di dare molta importanza al “perché” delle cose.. qual è l’obbiettivo dell’esercitazione, cos’è meglio, cosa succede se faccio una cosa o l’altra.. cerco un dialogo per costruire in loro concetti e principi, perché mi sono accorto anche durante il corso che a me da calciatore questo tassello fondamentale è sempre mancato.

La mia sessione di allenamento è orientata all’acquisire competenze che poi ricerco nella partita usando tutti i mezzi possibili soprattutto situazionale, scomponendo in analitico qualora il livello sia ancora base.

Mi diverto un mondo coi piccoli nei giochi polivalenti che non mancano mai.. insieme al situazionale,  sono un FAN dei duelli da 1vs1 al 3vs3.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Ricordo un torneo a Gargnano in cui la mia squadra di soli 2010 è arrivata in finale perdendo ai rigori… erano però i più piccoli e per questo ho cerato di trasmettergli tutta la determinazione possibile a dimostrare nel campo il loro valore… azzardavo anche previsioni tra un tempo e l’altro in cui prevedevo i gol dei singoli.. incredibilmente indovinavo! Credo di aver scoperto in anticipo senza saperlo l’effetto pigmalione spiegatoci nel corso.

Che cosa ti porti del corso nel tuo essere allenatore?

A proposito del corso mi ritengo fortunato per essere riuscito a farlo seppur a distanza, son convinto sia stato utile sotto diversi aspetti, cogliendo oltretutto l’opportunità di conoscere davvero una squadra di ottime persone e grandi allenatori dai quali io con la mia misera esperienza ho cercato di apprendere il più possibile in tutte le differenti sfumature di carattere, personalità, metodo e approccio di ognuno.. ma tutte mosse dall’unico comune amore per il calcio.

Progetto 10 e Lode – Feralpi Salo

Sono oggi a presentare una proposta di corso della Feralpi Salo che mi ha fatto conoscere il mio amico Claudio Gori della rete dei Mister. E’ un progetto partito lo scorso anno che trova meritata conferma dopo aver coinvolto oltre 100 corsisti nell’ultima edizione.

“È per noi motivo di orgoglio aver instaurato una collaborazione con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli studi di Brescia, che ha riconosciuto il corso e garantirà 3 Crediti Formativi Universitari a chi parteciperà. Questo è sintomatico del fatto che il corso è ben strutturato e ha raggiunto l’obiettivo.”

Così Pietro Lodi, responsabile generale del settore giovanile della Feralpi Salò con delega ai progetti speciali, entusiasta di poter ripetere l’esperienza ed inorgoglito dagli ottimi risultati raggiunti.

Il corso, con inizio previsto il primo di febbraio, sarà suddiviso in un primo livello per chi intraprenderà il percorso quest’anno, e in un secondo livello per chi abbia già partecipato alla scorsa edizione. 

“10 e Lode” non si concentra solo sugli aspetti tecnico-calcistici, bensì abbraccia ogni dinamica di squadra. Una formazione a 360 gradi, questo l’obiettivo del corso: dalla tecnica alla psicologia, dalla comunicazione allo scouting, area medica, passando per gli interventi di arbitri ed allenatori importanti come ospiti. Un progetto che guarda anche e soprattutto ai giovani e a chi inizi con loro il proprio percorso.

“Nelle prime squadre – prosegue Lodi – puoi fare tutti i “danni” che vuoi. Ma quando si parla di ragazzi giovani, categoria particolarmente sensibile, non puoi permetterti di fare errori. Ne va del loro futuro.”

Da qui nasce l’esigenza di una formazione completa, che scavi nel profondo di ogni aspetto, anche extra-calcistico:

“È fondamentale per noi far capire la particolare età, sensibile ed in piena evoluzione. Comprendere che un ragazzo di 8 anni non può lavorare, ad esempio, sulla forza ma piuttosto sulla coordinazione, sull’equilibrio o sui fondamentali è un aspetto prioritario per chi inizia ad allenare.”

LE MODALITÀ

Il tutto, sarà fatto “in casa”. Locuzione che mai come quest’anno assume una duplice valenza. In primis, il personale dedicato proviene dall’interno della società: tutor in possesso di patentini, master e ogni qualifica necessaria a garantire il massimo della professionalità. Dall’altro lato, perché le lezioni avverranno in D.A.D., tramite quindi didattica a distanza.

Il corso si compone di 20 ore teoriche, suddivise in 10 lezioni da  due ore ogni lunedì sera a partire dall’1 febbraio, fino al 12 aprile per quanto riguarda il I livello, mentre per il II livello sono previste 14 ore suddivise in 7 lezioni da 2 ore, dall’1 febbraio al 15 marzo. 

Per quanto riguarda invece le ore pratiche (10 per il I livello, 16 per il II), verranno svolte in presenza (contestualmente con lo sviluppo della situazione di emergenza sanitaria), a partire dal mese di aprile. Inoltre, i corsisti potranno infatti seguire le video-lezioni dei tutor in modalità telematica, con la possibilità di rivedere in replica i filmati tramite un link YouTube riservato agli iscritti.

Per qualsiasi informazione:

Pietro Lodi
+39 339 438 0389
pietro.lodi@feralpisalo.it

 

Il corso prevede un costo di 150 € ma ne vale sicuramente la pena. 

Un augurio e un abbraccio sincero a tutti

Buongiorno a tutti,

allenatrici e allenatori o semplici appassionati che in questi anni ci state seguendo.

Volevamo augurare a tutti voi un sereno periodo di feste che possa in qualche modo permettere di analizzare con tranquillità questo 2020 cosi strano e particolare.

Abbiamo una speranza comune che il 2021 possa darci occasione per ritornare alla “normalità” che tutti desideriamo portando in campo i nostri ragazzi  per poterci calare nella selva di emozioni che solo sport come il calcio può portare.

Con il saluto di oggi salutiamo il 2020 ma ci rivedremo il 11 gennaio 2021 con le nostre rubriche e i nostri articoli e con tante novità su cui stiamo lavorando per un nuovo anno con nuove idee e nuove riflessioni.

Le cose più belle della vita non si trovano sotto l’albero, ma nelle persone che ti stanno vicino nei momenti speciali. Un abbraccio sincero a tutti dunque dalla redazione de ilmisterone.com. 

A presto!

 

 

Andrea Parisi: quando la passione va oltre ogni limite!

Più di vent’anni fa (mi sento un po vecchio nel dirlo) ebbi la fortuna di giocare a calcio a 5 contro una squadra di Reggio Emilia dal nome simbolico “I silenziosi” composta per lo più da ragazzi con problemi di sordità. Nonostante le incertezze della vigilia ci accorgemmo subito della qualità tecnico e tattica di quella squadra e ne venne fuori un quarto di finale regionale bello e impegnativo.
 
Prima di allora non avevo scioccamente realizzato che questo tipo di disabilità poteva essere superato attraverso una molteplicità di strategie per raggiungere l’obiettivo della non esclusione dalle varie attività sportive. Ne fui piacevolmente sorpreso e contento.
 
Nella mente ho rivissuto quella serata (conclusa in un magnifico terzo tempo tra le due squadre davanti ad hamburger e birra) man mano che ho avuto la fortuna di conoscere Andrea.
 
Prima online con qualche messaggio whatsapp dimostrando un’ironia pungente e un’attenzione non comune poi sul campo dove è stata evidente la passione  che prova per questo magnifico sport.
 
Andrea, classe 1981, è una persona umile ma determinata. Non molla mai.  E’ sordo dalla nascita ma portatore di protesi acustiche dall’età di 2 anni. 
Ha frequentato la scuola elementare, media e superiore insieme ai compagni udenti con non poche difficoltà di interazione ma non ha mai mollato ed ora lavora da responsabile laboratorio qualità da 19 anni.
 
Stessi anni da allenatore. Ha iniziato a 20 anni a fare l’allenatore grazie al suo vecchio capo (ora in cielo) che era presidente di una società di calcio e che gli ha dato la spinta a provare questo bellissimo ruolo. 
 
Quando gli chiedi qualcosa sulla sua carriera calcistica risponde cosi.
 
Non parliamo della mia carriera da giocatore che non è andata come volevo per colpa mia. Quando giocavo ero troppo concentrato sulla palla e non potevo ascoltare i richiami e consigli del mister…per questo partivo sempre dalla panchina. 
C’è sempre un aspetto positivo però.
Guardando sempre le partite dalla panchina ed ascoltando i vari mister che ho avuto, ho rafforzato sempre di più il mio sogno e cioè quello di diventare allenatore.

Dove alleni Andrea?  

Dopo tanti anni di gavetta con tanta perseveranza ed un pizzico di fortuna, alleno da 6 anni nel San Giuseppe Calcio – CDF Inter. Alleno i Pulcini 2011. Era da quando avevo 20 anni che sognavo di allenare li (è il mio habitat naturale) e a 39 anni non finisco ancora di sognare…  

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra che alleni quale sceglieresti?  

Nella mia squadra non ho un ruolo dove giocare anche se giocherei ovunque, in qualsiasi ruolo. Per me è importante divertirmi con i miei compagni…anche in panchina. Ma attenti: odio vedere chi,  seduto in panchina non guarda la partita…non dimostra passione e attaccamento alla squadra.  

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?  

Il mio programma settimanale è basato su 3 allenamenti analitico – situazionali con la palla. Ovviamente con obiettivi prefissati e spalmati nell’arco della stagione.   Lo slogan che utilizzo è: “Sempre con la palla” anche se nella pausa per bere possono non portarlo…eheheh . A parte gli scherzi l’unica condizione che pongo è :”Gioco per imparare ed imparo per giocare”. Allenamento o partita che sia come di solito facciamo al sabato con il campionato ed ogni tanto alla domenica con tornei o amichevole di lusso. Se mi chiedessero di fare qualche allenamento o partita in più alla settimana, risponderei sempre: “volentieri!”  

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?   

Ci sono state partite particolari negli anni passati che mi hanno dato belle soddisfazioni.   Ma l’aspetto che mi fa più piacere in questi ultimi anni è vedere tutti i “miei” bambini che dopo un allenamento o partita si lamentano perché vogliono giocare ancora  mentre i genitori dalla tribuna mi pregano di finirla!   Oppure vedere i bambini che vengono all’allenamento anche mezz’ora prima (e sanno che anch’io arrivo 40 minuti prima per vedere gli altri allenamenti) e mi chiedono se possono fare la partitella…non è soddisfazione?    A questo proposito mi ricordo adesso di un episodio successo l’anno scorso.   Un mio bambino è arrivato in orario all’allenamento ma lo vedevo un po’ fiacco. Gli ho chiesto cosa avesse e mi ha risposto che era tutto ok. Finito l’allenamento ho chiesto a sua mamma cosa avesse e mi ha risposto: “Lascia perdere mister, mio figlio è un po’ testardo. Ha vomitato nel pomeriggio e volevo tenerlo in casa ma non ne voleva assolutamente saperne di saltare l’allenamento” Sono rimasto felicemente colpito dicendo scherzosamente alla mamma che aveva fatto bene. Ho ritenuto corretto  dare al bambino  un riconoscimento. La fascia da capitano nella partita successiva se l’era proprio guadagnata!.  

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?   

Dal corso mi porto un bagaglio di informazioni molto utile e molto formativo che mi ha fatto capire che il mio metodo di lavoro è corretto e che posso migliorarlo nel tempo aggiungendo le cose nuove che ho imparato dalle lezioni.    Ho conosciuto allenatori molto più competenti di me e mi rendo conto che ho tanta strada da fare per guadagnarmi la credibilità di un allenatore competente e professionale anche se la mia disabilità mi rallenta un pò…ma come hai già capito non mollo mai!  

Pensa, ad esempio, quanto è stata dura leggere i sottotitoli (foto sopra) per 4 ore di fila ogni giorno del corso…ma ne è valsa la pena!

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” Steve Jobs

Davide Sartori: un mister per curiosità e un educatore dove il lato umano non è un dettaglio

Quando, insieme ad alcuni amici, ho fondato questo blog con l’obiettivo di accompagnare i mister delle società,  nella formazione che stavamo svolgendo in aula e sul campo, mi sono accorto da subito che era uno strumento dove oltre al confronto sul gioco del calcio, mi permetteva di conoscere cose nuove e di approfondire la conoscenza con le persone.

Allenatori famosi, preparatori atletici, ex calciatori ma anche e soprattutto tante persone (come le interviste pubblicate questa settimana ma non solo) con cui poi è iniziato un percorso di amicizia che con la loro esperienza mi hanno aperto un nuovo mondo pieno di curiosità ed aneddoti, permettendo a me e a chi ci segue  di entrare nella serietà dell’impegno nell’essere allenatore ma allo stesso tempo nel lato umano semplice e sincero di chi porta avanti i valori in cui crede.

Davide Sartori è uno di questi mister che ha messo alla base della sua vita famiglia, lavoro e l’immancabile calcio.  

Classe 1977, allena la USD Turris 1930 di Piacenza categoria esordienti primo anno (2009).

La carriera da allenatore iniziò per caso nel 2014 quando un amico gli chiese di dargli una mano ad allenare la scuola calcio della parrocchia.

All’età di 37 anni, dopo aver girovagato tanti anni in diverse squadre di PC e provincia tra 2^ e 3^ categoria ed aver appeso le scarpe al chiodo a livello agonistico, accettò più che altro per fare opera buona e non perché si vedesse nei panni del mister.

Un primo approccio con il mondo del calcio vissuto dal punto di vista del mister che però non ebbe un seguito immediato perché la voglia di giocare (e gli altri vari impegni) gli fecero gettare la spugna non continuando l’avventura.

Troppo presto probabilmente. Si vedeva ancora giocatore.

Dopo aver smesso con la categoria infatti continuò a giocare a livello amatoriale (ancora oggi) seguendo quella che è una passione, quella del calcio, che lo ha accompagnato tutta la vita

A distanza di qualche anno, però, nel 2017 un vecchio mister (allora responsabile del settore giovanile della Libertaspes) in cui allora militava suo figlio, gli chiese di allenare proprio la squadra primi calci del suo bambino.

Di fronte alla proposta inaspettata ci fu un po’ di titubanza ma la curiosità prese il sopravvento.

Cosa ti ha fatto scattare la molla e decidere di ricominciare ad allenare?

Mi incuriosì la riflessione che feci.

Ovvero di come la vita sembrava più o meno casualmente presentarmi occasioni per fare l’allenatore di calcio.

Ci ragionai su e nonostante il poco tempo a disposizione (non ho un lavoro che è molto compatibile con gli orari d’allenamento del settore giovanile), accettai un po’ per la curiosità ma più che altro per aiutare mio figlio che in quel periodo era molto timido ed aveva difficoltà di relazione.

Da qui è partita la nuova avventura. Restai due anni alla Libertaspes, accompagnando i ragazzi sino al primo anno pulcini per poi passare l’anno scorso alla Turris (mia società del cuore nella quale ho militato dai giovanissimi sino in prima squadra), ad allenare i pulcini secondo anno.

Il resto è attualità.

Da giocatore, se dovessi scegliere un ruolo nella squadra da te allenata, in quale sceglieresti di giocare?

Sicuramente da attaccante. Io sin da quando ho iniziato a giocare a pallone sono sempre stato un attaccante e penso che nella mia essenza lo resterò sempre. La gioia del gol per me non ha eguali nel calcio e, più in generale, è una delle emozioni positive che mi ha fatto star meglio nella vita.

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Solitamente cerco di osservare nel gioco le carenze della mia squadra e programmare di volta in volta gli allenamenti al fine di colmare le lacune osservate.

Sarò sincero, sino ad ora non ho mai ragionato per obiettivi a medio-lungo termine ed il mio metodo d’insegnamento era più induttivo che deduttivo, più analitico che situazionale.

Mi sono rifatto un po’ alla mia esperienza da calciatore anche perché i feed-back ricevuti dai colleghi e dalle società nelle quali ho allenato sino ad ora erano sostanzialmente positivi e si conformavano al metodo che stavo utilizzando.

Questo corso mi ha invece aperto un mondo.

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Torneo Libertas anno 2018, categoria primi calci, due gironi da 4 squadre: le prime due di ogni girone si sarebbero giocate la finale.

Eravamo sulla carta la cenerentola del girone: io convocavo sempre tutti e dodici i bambini che avevo contro avversari che si presentavano con i sei-sette giocatori migliori. Arrivammo all’ultima partita del girone a giocarci il primo posto contro la Val Luretta Calcio.

Per arrivare primi avremmo dovuto necessariamente vincere: ci riuscimmo! 4-3 fu il risultato finale.

Purtroppo, perdemmo la finale contro una squadra di bambini selezionati; il mio grosso rammarico fu quello di non aver potuto guidare sino alla fine i miei bambini perché dovetti andare in trasferta per lavoro. Motivo principale del rammarico? Sicuramente non la delusione per aver perso, ma perché i ragazzi si meritavano, per quello che tutti insieme avevamo fatto, che il loro mister fosse sino alla fine con loro. Non importava vincere o perdere, importava stare lì tutti insieme a lottare.

Ricordo, tra l’altro, che feci per loro un video motivazionale che mandai qualche giorno prima della finale.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?

Il corso Uefa C per giovani calciatori ha da una parte rafforzato alcune mie convinzioni soprattutto su quello che deve essere il ruolo dell’allenatore nel settore giovanile, in particolare l’essere prima di tutto educatore di futuri uomini e donne.

Dopodiché come già detto, ha accresciuto le mie conoscenze sul gioco e mi ha sicuramente aiutato a cambiare la mia metodologia settimanale.

Davide hai qualche aneddoto particolare da raccontarci?

Ce ne sarebbero molti, te ne racconto uno su un tema molto sensibile oggi, ovvero il razzismo.

Due anni fa stavamo facendo un torneo in giornata a Cadeo mi sembra, era ora di pranzo e vidi uno dei miei migliori giocatori discutere con un avversario di colore che alla fine si mise a piangere. C’era anche il resto della squadra lì attorno. Chiesi spiegazioni e mi dissero che il mio giocatore di 9 anni rivolse insulti razzisti al coetaneo.

Io radunai la mia squadra e chiesi a caso ad un compagno di colore del bambino reo dell’insulto come si fosse sentito in quel momento e se avesse anche lui ricevuto insulti per il colore della sua pelle.

Lui scoppiò a piangere e ci disse di sì, raccontandoci la sua storia: fu un momento molto toccante per tutti.

Io non aggiunsi altro (non ce n’era bisogno) e dissi al ragazzo di andarsi a cambiare perché non avrebbe più giocato quel giorno.

Lui capì subito, credo che non ci fosse nemmeno bisogno della punizione ma dovevo dare un segnale a tutta la squadra e quel segnale era fortissimo perché escludevo uno dei migliori giocatori (forse il migliore in assoluto).

A fine giornata andai a parlare con il papà del bambino e capii da dove veniva l’atteggiamento razzista del figlio…

Noi mister di calcio possiamo contribuire (se siamo particolarmente fortunati) a creare un campione, ma soprattutto abbiamo per le mani i futuri uomini e donne a cui noi durante le giovanili, possiamo dare un contributo fondamentale nella crescita umana e tecnica.

Un materiale umano da non sprecare.

Abbiamo una grande responsabilità in questo senso, unita al privilegio di poter concretamente fare qualcosa per migliorare la società in cui viviamo.

Matilde Monnet: ricordatevi che vi voglio bene, specialmente quando fate allenamento!!!

Stupenda questa frase. Non importa quale sia problema perché nella frase c’è tutto. 

Passione, attenzione, competenza. Semplici parole che quando vengono ascoltate (in questo caso da giovani calciatrici) danno la misura del percorso fatto prima e di quanto si vuole ancora fare. 

Matilde è l’allenatrice della categoria esordienti femminile della Libertaspes e vive questa sua  avventura con tutta se stessa, con cura e passione e allo stesso tempo con impegno e competenza, per far crescere le “sue” ragazze al meglio sia umanamente che calcisticamente. 

Mentre stiamo messaggiando via whatsapp sta preparando l’ennesimo allenamento “alternativo” da far fare alle sue ragazze per ovviare a tutte le problematiche che abbiamo vissuto nel lockdown di questa primavera e che stanno ritornando purtroppo in questo periodo.

Mi spiega che per non far perdere la forma fisica, nel periodo più duro dell’isolamento, ha studiato un semplice percorso aerobico da svolgere due volte formato da 5 esercizi intervallati da pause con la raccomandazione di rispettare i tempi (30 secondi di esercizio e 30 secondi di pausa).

Il periodo de lockdown è stato pesante e lungo e anche Matilde, come molti altri mister, ha svolto l’allenamento proponendo videoesercizi, Nel caso specifico delle ragazze della Libertaspes alternando 1 minuto circa di esercizi cardio con esercizi con la palla oltre all’esercizio aerobico presente nell’immagine sopra e a compiti “extra” su cui voleva lavorare in modo specifico.

Un vero tour de force che però ha visto le giovani ragazze impegnate in modo costante e attivo.

La cosa più bella? Matilde sorride e con orgoglio risponde:” Erano sempre vestite come se stessero facendo allenamento al campo, con maglietta, pantaloncini e calzettoni della società!”.

Matilde, da giocatrice nella squadra allenata da te in che ruolo sceglieresti di giocare?

Sono in difficoltà a rispondere perché quando avevo la loro età non giocavo a calcio e quindi farlo come sono adesso sarebbe troppo sleale!!! 

Quindi hai cominciato tardi a giocare?

Si. C’è sempre stato il desiderio di giocare a calcio fin da piccola , ma per una bambina non è semplice essere l’unica…specialmente in quell’età dove si cerca sempre il sostegno delle amichette.

Ho deciso allora di praticare il karate (per 13 anni) che mi ha insegnato molto per quanto riguarda l’aspetto della coordinazione e concentrazione.

La passione per il calcio probabilmente mi è stata tramandata da mio papà che è anche lui un allenatore da prima che io nascessi.

La svolta c’è stata quando ho iniziato il percorso di laurea in Scienze Motorie, da li ho iniziato a collaborare con diverse società sia come preparatrice coordinativa per il settore giovanile che  come allenatrice su quasi tutte le categorie dell’attività di base fino ad arrivare al progetto della squadra femminile (questo è il quarto anno). 

E’ con loro che ho cambiato totalmente il mio modo di allenare e vedere il calcio. 

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che mi ha regalato più emozioni è stata sicuramente la prima che abbiamo vinto in campionato con le ragazze. Arrivavamo da un anno difficilissimo, eravamo una squadra di primi calci secondo anno, in cui nessuna ragazza aveva mai giocato a calcio e ogni sabato prendevamo più di 15 goal a partita. Poi l’anno dopo, pian piano, abbiamo iniziato a giocarcela, a pareggiare e addirittura a vincere. La strada era quella giusta e gli sforzi fatti erano serviti a qualcosa!

Che cosa porti del corso UEFA C nel tuo essere allenatrice?

Dal corso, nel mio essere allenatrice porterò sicuramente tutti gli aspetti tecnici e tutte le cose che non sapevo per poter dare il meglio a quelli che saranno i miei atleti, ma allo stesso tempo credo che mi stia dando tanti spunti di riflessione e di confronto con tanti allenatori e allenatrici competenti.

Dai dimmi qualche aneddoto particolare di questa meravigliosa esperienza

Come aneddoti potrei raccontarne tantissimi perché come squadra abbiamo vissuto tante esperienze singolari a partire dalle numerose cene (sempre tutte presenti!) alla visita alla casa di riposo per fare gli auguri di Natale agli anziani ospiti, all’ingresso in campo come raccattapalle a partite del Piacenza con migliaia di spettatori quando due anni fa il Piacenza lottava per la serie B.

Sicuramente però una delle esperienze più belle è stata quando siamo andate “in gita” a Vinovo a vedere la Juventus femminile: era la prima volta che vedevamo delle ragazze giocare e da li credo sia diventato tutto più reale.