Lavoro sulle posizioni

Ciao a tutti…oggi ero molto indeciso su cosa scrivere…ma riguardando un po i goal di ieri della Serie A mi è venuto in mente di ribadire il concetto di lavoro sulle posizioni.

Ho sentito commenti anche di addetti ai lavori, non ex portieri ne allenatori di portieri, che lasciano proprio il tempo che trovano ma che soprattutto non capiscono, forse giustamente dico io, come si è evoluto il ruolo e la complessità che ne è alla base.  Troppe volte si da ancora colpa al portiere mentre non ne ha e non gliela si da mentre invece ne avrebbe. Questi concetti errati vengono trasmessi, purtroppo, ai ragazzi che poi, se sei fortunato ti chiedono se  il portiere a cui si ispirano o no ha commesso l’errore e ascoltano la tua riflessione, altrimenti prendono per oro quello che gli Addetti ai Lavori dicono non riuscendo, date le competenze e l’esperienza, a fare una disamina corretta dell’evento preso in considerazione.

Ieri mi sono soffermato sugli highlights di Napoli  – Roma finita 2-1 per i partenopei e riguardandoli ho notato che, a mio parere, Pau Lopez, che è stato autore di una buonissima partita, non era correttamente piazzato in entrambi i goal. Poi se vai a vedere i voti si è preso dei 7 e dei 7,5 . Se il mio portiere è “colpevole” su due goal, nonostante abbia fatto una buonissima gara, potrò dargli la sufficienza ma non potrò, sicuramente, dargli un voto altissimo.

Ho preso per esempio questa partita perché la Roma, a mio modesto parere, ha uno degli allenatori dei portieri più bravi in circolazione Marco Savorani ( Ricordiamo che Allison Becker ha fatto un anno in panchina allenato da lui e poi ha vinto la Champion e lo stesso Szczesny ora titolare inamovibile della Juventus ).

Nonostante questo Pau Lopez è incappato in due incertezze ( Se le fanno a quei livelli perché non concederle ai ragazzi in fase di formazione ?!? ndr ).

Se guardate il video di cui allego il link vi proverò a spiegare quello che penso facendo bene attenzione a non dimenticare che non abbiamo parlato al portiere e non sappiamo COSA lui ha visto e percepito, che durante un analisi video dovrebbe essere sempre la domanda cardine da fare al giocatore :

Minuto 1:54 circa : Il Napoli scende sulla sx e mette un cross a giro dietro la linea dei difensori, Calljeon viene perso dai difensori attratti dal pallone ed al volo di interno piede insacca. A mio parere la posizione di Pau Lopez è troppo verso il primo pale, parliamo di 50 cm 1 mt massimo, si sta muovendo mentre parte il cross e si ritrova in una posizione che non gli permette di uscire( Anteroposteriore ma con il dx avanti anzichè il sx che gli limita la spinta dell’eventuale tuffo ) , a me da l’impressione che voglia provare ma perde il tempo per partire perchè gli appoggi non sono corretti; poi credo che il rientro a difesa della porta sia stato eseguito correttamente e, sinceramente, non mi interessa se prende goal sotto le gambe.

Minuto 3:06 circa : Insigne si impossessa della palla sulla sx e si porta verso il centro area facendo partire un tiro a giro che si insacca vicino al palo alla sx di Pau Lopez. Grande Goal….Beh facciamo bel goal….S notate la posizione di Pau Lopez mentre Insigne si sposta verso il centro area notate che è fermo e non segue lo spostamento dell’avversario lasciandogli aperta tutta la parte dx della porta ( Sx per il portiere); ma dirò di più se avesse fatto un passo laterale di circa 50 cm che il movimento di Insigne richiedeva io sono convinto l’avrebbe deviata. Nel proseguo dell’azione si vede che quasi la tocca nonostante, ripeto secondo il mio modo di vedere, non fosse posizionato correttamente.

Queste considerazioni perchè ? Perchè sono convinto che il posizionamento, specialmente nel settore giovanile, debba essere curato in maniera maniacale e ripetuto in maniera che i principi base siano capiti e immagazzinati poi ogni situazione è diversa dall’altra e ogni percezione del portiere durante l’azione gli permette o no di effettuare una parata….ma questo è il bello del calcio…

Oggi più che mai mi piacerebbe avere un confronto con tutti per capire cosa pensate di queste valutazioni e se siete d’accordo o no anche con il discorso riguardante le posizioni….

Vi aspetto !!!

Inizio azione dal basso

Ciao a tutti, eccoci di nuovo qui….Intanto mi associo ai ringraziamenti di Paolo per ile 20000 visualizzazioni che ci riempiono di orgoglio e ci spronano sempre a provare a fare meglio…GRAZIE

Oggi, per mantenere il filo logico riguardante i lavori integrati, vorrei parlare di un allenamento preparatorio riguardante l’inizio azione dal basso. Come al solito questa è la parte che noi allenatori dei portieri possiamo creare per poi inserire, insieme al Mister, la squadra ed andare su una o più esercitazioni situazionali vere e proprie.

Come prima esercitazione metto un portiere in porta e tre portieri in fronte a lui ed inizio con un semplice giropalla da destro versa sinistra con passaggio e restituzione passando sempre dal giocatore centrale. In questo caso non richiedo al portiere di muoversi ma solo di iniziarla a parlare chiamando uomo-solo e con al massimo due tocchi. Avendo richiesto di chiamare la situazione ricordiamo sempre, come concetto, che uomo indica una giocata di prima e solo può prevedere un controllo ed un passaggio.

La seconda esercitazione prevede che il portiere vada, di corsa, a ricevere il passaggio dei due compagni posti lateralmente fuori dallo specchio della porta passando sempre e comunque dal compagno posto centralmente, qui aumenta notevolmente il lavoro di resistenza aerobica. I concetti rimangono gli spessi di prima rispetto alla comunicazione verbale. Successivamente inseriamo la variante che il giocatore centrale, spesso il mister, può decidere se restituire al portiere oppure giocare ad uno dei due giocatori laterali. In questo caso la velocità di spostamento aumenta in funzione della velocità della trasmissione ( Aggiungo che questa ultima considerazione, a mio parere, è fondamentale su ogni tipo di esercitazione va considerata sempre ).In questa fase, dove è presente uno spostamento veloce e di conseguenza un arresto per controllare il pallone, cominciamo a richieder una postura e posizione corretta a seconda di quello che riteniamo adeguato, per me sulla ricezione dobbiamo trovarci con il corpo parallelo alla linea di fondo per avere una visuale frontale di 180° in maniera da vedere tutto quello che i trova di fronte a noi.

La terza esercitazione prevede di lavorare un pò più in ampiezza allargando i due giocatori esterni. In questa fase, se prima il passaggio essendo i giocatori vicini era rasoterra, ricerchiamo in una palla scavata sull’esterno dopo una corsa fuori specchio della porta per ricevere il passaggio ed effettuare un cambio gioco sull’esterno opposto. Oltre alla postura/posizione come nell’esercitazione precedente richiediamo un controllo orientato con il piede opposto per poi calciare con l’altro piede ( Se la palla arriva dalla dx del portiere chiederemo lo stop orientato con il sinistro per calciare di dx e viceversa ). Le varianti che si possono utilizzare in questa esercitazioni possono essere il fatto di cambiare la posizione agli esterni ( Più alti e più larghi) oppure una cosa che a me piace fare in maniera di far ricercare al portiere un terzo giocatore, che può essere anche il Mister, che spazia sulla linea di centrocampo in ampiezza in maniera da obbligare il portiere ad avere una visuale in avanti. Troppe volte si notano, specialmente in giovane età, portieri che, date le richieste sempre più pressanti di gioco dal basso da parte degli allenatori, guardano solo nei primi 20 metri di campo non sfruttando, eventualmente, la palla lunga. Credo che variare le giocate sia fondamentale per non dare riferimenti anche agli avversari.

Tutte queste esercitazioni dovrebbero poi essere messe nel contesto di squadra e quindi inserire gradatamente sia i difensori che i centrocampisti che gli avversari in maniera da creare, a scelta del Mister principale, delle esercitazioni “reali” che obblighino la scelta non solo dei portieri ma di tutti i giocatori utilizzati. A volte si da la colpa di una situazione o di un passaggio sbagliato esclusivamente ad un singolo, che può essere il portiere od un giocatore di movimento, ma non si analizza, purtroppo, la globalità dell’azione o situazione che molte volte è penalizzata da mancati movimenti di appoggio o sostegno adeguati.

Quella di oggi è una sequenza semplice di esercizi ma credo che, specialmente in funzione delle richieste del gioco in questo momento, trovi la sua applicazione nelle varie situazioni e porti ad avere certezze su come “lavorare” la palla sull’inizio azione sempre e comunque di concerto con il Mister principale.

Come al solito vi esorto a mandare commenti o considerazioni per migliorare tutti insieme….

Alla Prossima !!

TATTICA DIFENSIVA DEL PORTIERE SU ATTACCO LUNGO DIRETTO

Ciao a tutti e ben ritrovati….Spero stiate tutti bene…e che la voglia di tornare in campo sia alta come la mia…

Oggi vi vorrei proporre l’esercitazione che ho portato all’esame da “ Allenatore dei portieri di prima squadra” al Centro Tecnico di Coverciano che si riallaccia al discorso dell’allenamento integrato di cui ho scritto nell’ultimo pezzo……Approfitto per ringraziare tutti per un riscontro altissimo…

Prima di cominciare a presentare la progressione credo si d’obbligo chiarire due punti presenti nel titolo che aiuteranno meglio a comprendere l’obiettivo dell’esercitazione:

  1. Perchè TATTICA e non TECNICA difensiva del portiere

Perché nell’esercitazione che porterò il mio obiettivo è quello di correggere le errate posizioni tattiche del portiere e non l’esecuzione del gesto tecnico; questo non vuol dire assolutamente tralasciare la correzione del gesto, che interverrà sempre nello sviluppo dell’esercitazione, ma la mia attenzione sarà più focalizzata sulla correzione della tattica individuale del mio portiere.

  1. ATTACCO LUNGO DIRETTO

Anche qui l’esercitazione riguarda prettamente la difesa di una azione di attacco ben precisa che può essere riassunto in maniera più chiara come una lancio a scavalcare la linea difensiva oppure una palla filtrante a mezza altezza o rasoterra.

 

Veniamo ora all’esercitazione  

Nel primo esercizio il Mister farà condurre ad un portiere, nella zona di centro campo, la palla in maniera da far muovere nelle corrette posizioni il portiere che difende spazio e porta con l’allenatore in posizione adatta per dare indicazioni al difendente ( Potete notare che si richiede una ampiezza data dalla linea immaginaria di intersezione tra il pallone e il centro porta  e su cui il portiere si deve adeguare nei termini della profondità ) .

Come riferimento se il pallone è sulla linea di centrocampo il portiere sta sulla linea del dischetto del rigore.

Appurate le posizioni corrette dal giocatore di movimento partiranno dei lanci su cui i portiere dovrà intervenire.

Nella seconda esercitazione il discorso di fondo non cambia ma servono altri tre portieri insieme al Mister schierati a centrocampo che si passano la palla e a turno faranno un lancio verso la porta.

Qui la difficoltà è data dalla velocità di spostamento del pallone che determina lo spostamento del portiere, dalla posizione in profondità sulla retta pallone/cento porta e dalla richiesta di essere fermo sullo stop dell’avversario sempre in antero-posteriore.

Una volta assodati questi principi l’idea sarebbe quella di far intervenire difensori e centrocampisti per dare vita ad una situazione reale sia per velocità di passaggio che per ostacoli visivi.

Qui si aggiunge al portiere la richiesta di indirizzare gli spostamenti della linea difensiva rispetto ai passaggi dei centrocampisti e quindi di comandare la difesa, anche qui i centrocampisti a turno eseguiranno un lancio a scavalcare la linea o a tagliare fuori la linea .

Qui dovrebbe entrare in gioco anche il Mister della squadra per richiedere movimenti ben precisi sia al centrocampo che alla difesa.

Per ultimo si inseriscono le punte e si gioca realmente un 6 contro 5 in cui il 5 è formato da 4 difensori più il portiere, in questo caso le modalità di esecuzione possono variare, si può iniziare da un rilancio del portiere in cui si fa salire la linea, si può pensare di partire dal basso con portieri e difensori.

L’unico vincolo sarà quello di dire ai centrocampisti di servire velocemente le punte con azioni dirette verso la porta.

Credo che sia una progressione utile per riuscire anche a lavorare con le squadra e dare certezze sia al portiere ma anche alla linea difensiva.

Spero che l’allenamento vi sia piaciuto e come al solito se avete domande o commenti sia positivi che negativi non esitate a scrivere……

Alla prossima !!!

Mai dire Pol: Puntata portieri calcio a 5 femminile

Marianna Pepe e Giulia Bertozzi ci fanno entrare nello spogliatoio della loro squadra (Polisportiva 1980) per raccontarci il rapporto e la competizione tra 2 portieri di una squadra di calcio a 5 femminile.

Giulia viene da una esperienza decennale nel calcio a 11, descrive le impressioni e le difficoltà di una disciplina completamente diversa. 

Marianna, d’altro canto, è nata come portiere del calcio a 5, molto competitiva e svela il proprio rapporto verso questo sport e verso la compagna.

Una testimonianza molto interessante ed un esempio concreto della realtà del calcio a 5 femminile vissuta dagli estremi difensori.

Luigi Ragno: i rapporti umani prima di tutto

Luigi Ragno dal 2010 per dieci anni ha lavorato al Milan come allenatore dei portieri, dal settore giovanile fino alla prima squadra. Di seguito la sua tesi sul ruolo del preparatore dei portieri basata sull’analisi dei rapporti umani che si instaurano all’interno di una squadra perché il calcio è uno sport costruito intorno alle relazioni.

Luigi ragno

Essere preparatore dei portieri significa prima di ogni cosa usare discrezione, educazione, osservazione, tatto ed intelligenza in ogni tipo di comunicazione e ambiente. La comunicazione deve avvenire in maniera sintetica, con voce ferma e decisa, senza mai indugiare in eccessive e prolungate spiegazioni, che altro non fanno se non impoverire il messaggio che si vuole trasmettere.

Con i portieri e in qualsiasi contesto di lavoro, il preparatore deve sempre avere un ruolo ben definito ma leggermente defilato. Deve lavorare tanto sul campo, essere sempre corretto con le persone, non avere smanie di protagonismo ma soprattutto avere un buon dialogo con tutti. Non deve criticare, ma avere sempre la lucidità per analizzare e sapersi organizzare nello svolgere con ordine il proprio lavoro e ruolo.

Se il livello del preparatore cresce, il preparatore si troverà a lavorare all’interno di uno staff. Gli staff tecnici delle società sono la quotidianità della convivenza e della comunicazione. Allenatore, allenatore in seconda, preparatore atletico, collaboratori atletici e collaboratori tecnici di campo, analisti video, osservatori di staff e osservatori (scounting) della società, medici, fisioterapisti, fisioterapisti addetti al recupero infortuni, team manager, magazzinieri, addetti ai campi e manutentori, infine direttori sportivi e presidenti.

Luigi ragno

Essere un portiere di calcio ha tanti significati, tante sfumature; credo sia davvero un ruolo a parte, dal fascino unico che nasce dalla consapevolezza di avere tanta responsabilità.
Per interpretarlo al meglio servono caratteristiche fisiche e capacità tecniche nelle quali non voglio addentrarmi, ma su due aspetti caratteriali vorrei invece soffermarmi e soprattutto evidenziarne la reale importanza.

A mio avviso gli occhi, e di conseguenza l’osservazione, portano il portiere ad avere la percezione di tutto quello che gli accade intorno. In campo e fuori dal campo, all’interno del gruppo, dello spogliatoio, si tratta sempre di vedere e capire quello che succede e saper
comunicare con tutti coloro che fanno parte della squadra e della società
. Farlo sempre con equilibrio, con positività, scegliendo soprattutto i tempi ed i modi più opportuni.

Cercare di diventare un leader, anche silenzioso, ma un riferimento per tutti. Dare sempre la conferma che su di lui si possa fare affidamento. E per far ciò non serve essere titolari inamovibili: lo si può essere anche come secondi o come terzi, e in questi casi le opportunità di osservazione aumentano e fanno si che si possa essere di supporto a chi invece sta vivendo la gara da protagonista.

Serve dimenticare ogni gloria e vittoria, ogni delusione e sconfitta di squadra ma soprattutto la prestazione come singolo. Il motivo è semplice: il portiere è un ruolo solitario, ma spesso è proprio in questa solitudine che si trova nuova forza. In tutti i due casi, l’adrenalina è tanta, e la delusione pesa e spesso toglie il sonno. Ma poi la luce del
giorno successivo deve dare una spinta, una nuova motivazione da trasmettere a se stessi e a tutti coloro che hanno bisogno di ricevere energia.

Credo davvero che il portiere debba conoscere il calcio da interprete del ruolo e da esperto del gioco: essere l’estremo difensore della propria porta e della propria area e dei molti spazi attorno, lo portano ad essere il giocatore col più alto tasso di osservazione. Deve sapere di calcio e deve far capire all’intero gruppo che tutto quello che succede in settimana in allenamento ed in gara è sempre sotto la sua lente d’ingrandimento. Poi arrivano personalità, coraggio, tecnica e capacità fisiche. Ma alla base ci sono occhi e ragionamento: questo a mio avviso deve essere un portiere principalmente.

Luigi ragno

Ecco di seguito la tesi intera di Luigi Ragno ricca di aneddoti della vita personale con vari capitoli legati alla comunicazione con tutti le varie componenti della struttura societaria. Una persona autentica e trasparente come ce ne vorrebbero tante sui campi da calcio!

Come integrare l’allenamento dei portieri con la squadra – L’importanza del lavoro di Staff

Ciao a tutti e bentornati…La situazione sembra stia migliorando e tutti lo speriamo di cuore…

Oggi vorrei parlare di un argomento che abbiamo trattato anche con l’area portieri a cui appartengo in una serata con le nostre affiliate e cioè come integrare l’allenamento dei portieri con la squadra. E’ un’argomento che sta prendendo sempre più piede e credo anche a ragione.

Una volta l’allenamento dei portieri era isolato e si tendeva a mandare i ragazzi solo quando il Mister principale li richiedeva, solitamente per tiri o partitelle

Oggi vista l’evoluzione del ruolo e del calcio questo non può più essere possibile dato l’utilizzo costante dei portieri sia in fase difensiva a sostegno sia per quanto riguarda la fase offensiva.

Per questo la sinergia tra gli allenatori è fondamentale: devono programmare insieme gli allenamenti.  I mister devono capire che hanno anche il compito di prevedere nelle esercitazioni un portiere attivo concordando con l’allenatore dei portieri i vari passi da seguire.

Non è semplice specialmente nelle realtà più piccole. La complessità del rapporto di Staff e la complessità di gestire e pensare insieme gli allenamenti adatti sia alla squadra ma anche al portiere richiede pazienza, organizzazione e pianificazione comune.

Nella programmazione si possono individuare  tipologie di lavoro situazionale che si riflettono nello sviluppo delle partite. Per le transizioni positive, oltre a provare inizi azione a seconda dei principi e delle idee del Mister, ritengo che giochi di posizione e possessi con  jolly, specialmente se il jolly viene dato al portiere, aiuti tantissimo il capire le situazioni ed aumentare capacità di scelta e velocità.

E’ stato notato che il portiere che riesce a fare scelte corrette, e quindi a capire il gioco, durante queste esercitazioni riesce a prevedere la situazione di gioco avversaria durante la partita e velocizzare, quindi, la scelta da effettuare per essere più efficace.

L’elemento fondamentale, però, deve essere la presenza dell’avversario che contribuirà ad aumentare sempre più coscienza sulle scelte e la velocità delle stesse. in tutti i modi vale sempre la regola della progressione dalla fase più semplice alla più complessa e quindi da un gioco di posizione, magari, con il portiere solo a sostegno e senza possibilità di contrasto ad una situazione in cui il portiere può essere contrastato ed attaccato come in partita.

Qui deve essere necessaria e forte la presenza di tutti e due i Mister che devono collaborare secondo una unica idea di gioco e con delle linee comuni, basta con gli  allenatori che si sbracciano se il portiere sbaglia un appoggio, lo sbagliano i giocatori di movimento che toccano, ed hanno toccato nel loro percorso formativo, migliaia di palloni in più tra la settimana di allenamenti e la partita. In più dietro di loro c’è la porta e l’aspetto della tranquillità non va trascurato.

Lo stesso vale sia per la fase difensiva in cui la densità nei pressi dell’area di porta può fare la differenza. Penso, ad esempio, alla difesa dello spazio in cui la paura  di eventuali impatti con gli avversari viene amplificata anche dal fatto di lasciare lontano la porta, la “Confort Zone” per eccellenza del numero 1.

Come integrare l’allenamento dei portieri con la squadra? Provare cross con difesa e attaccanti in situazioni il più possibili reali aiuterà il portiere ad acquistare sicurezza, capacità di scelta e coraggio. Io consiglio l’utilizzo degli altri portieri in seduta come ostacoli ma meglio le sagome gonfiabili perché sicuramente aiutano con gli impatti senza fare riportare danni al portiere cosa che con i ragazzi come ostacolo  difficilmente può avvenire.

Diversamente da prima credo che debba essere più autorevole la voce dell’allenatore dei portieri perchè ha le compentenze migliori e più approfondite per consigliare al portiere, ma credo anche ai difensori, come comportarsi nelle varie tipologie di cross.

Stesso ragionamento, a mio parere, deve essere utilizzato sulle palle inattive contro come corner e punizioni in cui, spesso, tanti giocatori vanno verso la porta tra difensori  e attaccanti e che aumentano esponenzialmente gli impatti. Anche qui sempre, come sopra, dal più semplice al più complesso per avere una range di informazioni importanti da valutare su cui decidere.

Con questo non voglio dire che l’allenamento analitico e globale non serva, anzi tutt’altro, ma deve essere seguito da una situazione reale che rispecchi la gara in tutti i suoi aspetti. Troppe volte si vedono ragazzi molto bravi tecnicamente ma che poi hanno poca lettura delle situazioni. Questo è il nocciolo della questione, il calcio è uno sport situazionale e quindi è troppo importante capirle ! So che penserete che è una banalità…..Ed in effetti lo è…Ma meno banale è come risolvere la questione…..

Per chi volesse scambiare opinioni e magari “vedere” qualcosa sono a disposizione con il contatto che trovate nel sito.

A presto !!

Portiere: passaggio con pressione avversaria

E’ importante coinvolgere il portiere negli allenamenti con gli altri ragazzi ricreando situazioni di gioco, In questo semplice esercizio si da modo al portiere di esercitarsi con i suoi compagni sul passaggio con pressione avversaria. 

passaggio con pressione avversaria

In questo esercizio ogni giocatore (1, 2, 3 e 4) gioca palla con un passaggio basso al portiere (Esempio: Giocatore 4).

Dopo il passaggio, il giocatore che passa diventa l’avversario del portiere e segue il proprio passaggio con solo pochi metri di distanza tra lui e la palla. L’obiettivo del portiere è quello di controllare la palla e giocare un passaggio nella porta più lontana dal giocatore che passa in precedenza.

Se il passaggio proviene dai giocatori 1 e 2 il portiere deve effettuare il tiro passaggio nella porta B. Viceversa se il passaggio proviene dai giocatori 3 e 4 il passaggio dovrà essere effettuato nella porta A.

Come mister lavoriamo molto sulle capacità atletiche nei giocatori di calcio sottovalutando a volte quanto sia importante invece lavorare anche costantemente sulle abilità tattiche, tecniche, coordinative e cognitive del portiere. 

Ricreare situazioni di gioco e abituare i giocatori a collaborare con il portiere porta tutti i ragazzi a capire meglio come affrontare alcune situazioni.

Specialmente nella categoria esordienti utilizzo spesso esercizi sul passaggio con pressione avversaria per poter portare il portiere ad essere protagonista principale non solo nella difesa della porta ma anche come sostegno e costruttore dell’azione che riparte dal basso.

Intervista a Giulia Foranzi, giocatrice ed allenatrice giovanile

quando è nata la tua passione per il calcio?

La mia passione nasce quando avevo 7-8 anni, ho iniziato a giocare con i maschi dell’Astra, classe 1992, assieme a quelli che erano i miei compagni di classe. All’inizio i miei genitori erano un po’ scettici, ma non mi hanno ostacolata.

è stato difficile l’inserimento?

No, perché alla fine giocavo con i miei compagni di classe ed anche l’allenatore è stato fantastico, perché mi ha trasmesso quelli che io chiamo i “valori dell’Astra”, che riguardano il senso di inclusione senza discriminazione, bilanciata dall’impegno personale a favore del gruppo. Questi sono gli stessi valori che cerco di trasmettere anche alle “mie” bimbe. 

Quindi quali sono i valori che un allenatore dovrebbe trasmettere?

Un allenatore dovrebbe essere in grado di trasmettere il rispetto verso tutte le persone presenti in campo e rispetto alle strutture che ci ospitano e questo vale sia per le mie compagne che per le bambine. Per costruire una squadra bisogna far capire che tutti servono, ma che nessuno deve essere indispensabile.

Tornando alla tua carriera da giocatrice…

Ho continuato a giocare sino a 12 anni, che era l’ultima età concessa per giocare in una squadra mista. Subito dopo ho avuto un blocco, perché in quel momento con le femmine non ci volevo giocare, così ho lasciato perdere il calcio sino alle superiori dove ho ripreso giocando per la squadra di calcetto della scuola. Per fortuna ero riuscita a creare un gruppo di amiche appassionate per il calcio; insieme a loro ho ricontattato il mio vecchio allenatore all’Astra, ed anche grazie a mio padre che ha continuato a farne parte, siamo riuscite a creare questo gruppo che dura ancora oggi. 

Come nasce invece la tua carriera di allenatrice?

Quando ero dentro all’Astra, assieme a Maddalena ci siamo rese disponibili ad allenare, perché era nata l’idea di creare un settore di calcio femminile giovanile. Era un’idea che ci sarebbe piaciuta tantissimo, ma poi a marzo ci è arrivata la richiesta di allenare l’annata maschile dei 2005 che abbiamo allenato per una stagione. Poi siamo andati ad allenare la scuola calcio ed in seguito abbiamo tenuto per 3 anni l’annata 2006 e 3 anni i 2009. Per chi ha la passione del calcio è una delle cose più belle da fare… difficile da spiegare… un sacco di emozioni. Poi sono stata contattata dal Parma verso la fine dell’ultima stagione con i 2009. Ho voluto terminare il mio progetto prima di ricontattarli ed approdare a Noceto come collaboratrice per l’under 12.

Allenare le bambine è diverso che allenare dei bambini?

Le ragazze sono più attente, sono più “furbette” e non mi capita quasi mai di dover rispiegare un esercizio… sono più riservate e ti valutano e devi guadagnare il loro rispetto.

I maschi spesso possono essere molto impacciati.

In campo la differenza fisica si nota veramente solo dopo gli 11 anni di età, prima si lavora di pari passo.

Dal punto di vista tecnico, invece, non vedo alcuna differenza, perché come ho detto le ragazze mettono molta più attenzione durante gli allenamenti e credo che questo le avvantaggi nell’apprendimento.

Superata l’età limite dei 12 anni, una ragazzina può essere sovrastata da ragazzini meno tecnici, ma con tiri e scatti più potenti e quindi possono imparare meno dal confronto con loro.

Le ragazze riescono a fare gruppo?

Sì, ma bisogna sempre stare attenti a mantenere la loro concentrazione sullo sport e sugli obiettivi comuni per combattere la creazione naturale dei “gruppetti” che possono slegare la coesione tra le compagne. Le ragazze sono molto competitive, più dei maschi!

Possono innescarsi delle dinamiche sbagliate anche tra maschi, ma in linea generale dopo un breve scontro diretto loro non danno più peso alla questione…. con le ragazze invece bisogna stare più vigili anche su questi aspetti.

Arianna Pomposelli dice che le ragazzine giocano tutte con desiderio perché se praticano questo sport lo fanno per propria scelta, a differenza di alcuni maschi che lo fanno per stereotipo e “costretti dai genitori… ti senti di confermare?

Sicuramente le ragazze che vengono al Parma lo fanno con desiderio. Anche i genitori sapendo che indossano questa maglia sono disposti a fare dei chilometri per portarle ad allenamento. A tale proposito trovo importante che gli allenatori studino anche psicologia dello sport, perché trovo che sia fondamentale comprendere i risvolti psicologici dei comportamenti dei genitori, mister, compagni ed avversari. In Italia a differenza di altre nazioni, la sensibilità a questo tema è ancora scarsa. 

L’imposizione da parte dei genitori di un determinato sport può essere molto controproducente.

Dato che giochi a calcio a 5, secondo te, insegnare questo sport a livello di scuola calcio, come fanno in Spagna e Sud America, può essere propedeutico anche per il calcio a 11?

Sicuramente può essere utile, però è uno sport diverso.

Subisce molto lo stereotipo di essere un gioco “tra amici” o per calciatori a fine carriera. Non credo sia visto seriamente e non sono sicura che l’Italia sia ancora pronta mentalmente.

Da praticante dico che il problema più grande è che mancano le strutture!

Con l’Astra ci siamo sempre allenate all’aperto e giocando poi al chiuso l’impatto è completamente differente… cambiano le scarpe, la palla, il clima, il fiato… questioni che sommate tutte insieme diventano molto impattanti sul rendimento della squadra.

Ci sono delle differenze tra le partite di campionato (miste) e quelle dalla coppa fair play(solo femminili)?

Mah, sicuramente ci sono le differenze fisiche tra maschi e femmine, ma non a livello tecnico.

Tra ragazze, mi sento di dire che già a quella età si notano grandi differenze a seconda dell’esperienza e dal fatto che siano abituate o meno a giocare partite di campionato…. a fare tornei… 

Direi che di anno in anno si presentano dodicenni sempre più esperte e preparate perché hanno iniziato prima il loro percorso sportivo.

Nella coppa Fair Play quindi si nota molto l’esperienza di certe ragazze rispetto ad altre, sia dal punto di vista tecnico e mentale.

Non trovo comunque giusto ragazze di quella età solo in base all’esperienza o alla bravura, ma è ovvio che in un gruppo grande occorra avere più allenatori per differenziare il lavoro in base al livello, per mantenere l’attenzione ed il divertimento per tutte.

Pensi che possa crescere questo movimento, anche dopo l’emergenza del corona virus?

Ci spero molto, purtroppo viviamo ancora troppo sotto lo stereotipo e ho saputo di realtà che si sono avvicinate al mondo del calcio femminile non per passione ma per obbligo. Ovviamente, se manca la volontà e viene vissuto come una costrizione non potrà durare. Mi auguro che gli effetti economici del corona virus non siano troppo impattanti, perché un grande aiuto viene dalle società maggiori, ma non va dimenticato anche l’enorme contributo delle società minori che lavorano tanto, faticano tanto e meritano di continuare a fare quello che hanno sempre fatto con grande passione.

Quello che mi auguro è che si investa sempre di più nel cercare di abbassare l’età di accesso a questo sport. Perché è troppa la differenza tra chi ha iniziato da bambina rispetto a chi inizia più tardi. Da bambina si plasma, mentre da grande bisogna lavorare sodo per correggere ed il miglioramento è molto più lento spendendo molte più energie.

Attacco Palla e 1 VS 1

Ciao a tutti….rieccoci di nuovo qua con la speranza che stiate tutti bene….oggi parliamo di attacco palla e 1 contro 1.

La seduta di allenamento tratta in principal modo dell’attacco palla che reputo uno dei cardini del ruolo del portiere. E’ un gesto fondamentale sui cui credo si debba ritornare a lavorare dopo la contaminazione delle varie posizioni passive di contrasto che in certi casi funzionano ma sono sicuramente molto meno dei casi in cui si deve eseguire un attacco palla.

In questa seduta che riporto tralascio la parte di riscaldamento e di mobilità per comodità e che sapete tutti come organizzare; l’importante è finire con un adattamento al terreno visto poi l’obiettivo della seduta.

Attacco Palla

Come prima esercitazione sull’attacco palla metto due palloni sui 4-5 mt di distanza rispetto alla linea di fondo e posti a circa 2,5 mt laterali dx e sx rispetto all’asse di centro porta, successivamente do al portiere l’indicazione su quale pallone attaccare con un passo e  spinta,

In questa situazione, con palla ferma, bisogna controllare bene alcune cose :

  • la linea di spinta che deve essere il più dritta possibile in maniera da essere la traiettoria più corta di impatto con il pallone;
  • lo sbilanciamento pronunciato della spalla omologa al lato di tuffo in contemporanea al caricamento del passo spinta;
  • la massima estensione delle braccia e conseguentemente la testa “dentro” le stesse che sono un gesto importante in funzione della linea di attacco rendendola più efficace;
  • la posizione delle mani che controllano il pallone e che, a seconda del tipo di intervento, cercheranno di fasciare in maniera più morbida la palla per cercare la presa oppure con polsi rigidi e leggermente pronate per una parata a contrasto;
  • posizione di chiusura finale, logicamente nella fase di palla trattenuta, con posizionamento del pallone davanti al viso e gambe chiuse verso il tronco in maniera da garantire protezione ed occupare meno spazio .

Attacco Palla

Successivamente muovo il pallone dal centro della porta, sempre a circa 4-5 mt di distanza, e il portiere deve attaccarmi sullo spostamento prima con solo accenno di calcio, per facilitare la presa, poi sempre più forte fino ad arrivare ad una parata a contrasto in si richiederà anche la rialzata veloce eventuale.

Tutte le volte che il pallone per qualsiasi motivo non è in possesso del portiere dopo una parata questa situazione DEVE comportare una rialzata veloce e i ragazzi vanno ASSOLUTAMENTE abituati a questo pensiero.

Per non stressare troppo i ragazzi e farli divertire, pur facendo un buon allenamento, propongo poi un gioco a punti di uno contro uno con varie modalità :

Attacco Palla

Campo di gioco realizzato con il prolungamento dell’area piccola verso l’area grande diviso in tre spazi di azione in cui si può tirare ( Spazi vicini alle porte ) e realizzare un 1 Vs 1 (parte centrale del campo)  come vedete nel disegno.

Il gioco è molto semplice e comporta il fatto di giocare 1 Vs 1 a tocchi liberi con zone assegnate. Il mister, a turno, darà palla ad un portiere che deciderà  se tirare oppure se tentare il dribbling a seconda delle sue scelte/capacità o della zona di campo in il cui il Mister gli da la palla. Consiglio di andare a goal subiti e per un massimo di 5 minuti o comunque in base al tipo di portieri che avete.

Attacco Palla

Campo di gioco come sopra ma questa volta diviso in due metà. Sempre 1 Vs 1 ma  con vincoli diversi a seconda delle due esercitazioni proposte :

  1.  Tre tocchi obbligatori e possibilità di attaccare la palla in tuffo SOLO nella metà campo di competenza. Anche qui la differenza la fa la posizione in cui il Mister serve la palla ma vedrete che rispetto a prima si avranno più attacchi palla dovuti all’obbligatorietà del numero dei tocchi ;
  2. Tre tocchi obbligatori ma possibilità di attaccare in tuffo in TUTTO il campo di gioco.

In tutte e due le situazioni chi riconquista la palla in presa può continuare il gioco attaccando e quindi imponendo all’avversario di difendere la sua porta.

Ho notato che, specialmente, nelle ultime esercitazioni, i ragazzi tendono proprio ad attaccare la palla perchè hanno il timing esatto in cui l’avversario deve tirare per forza dati i tocchi obbligatori e quindi ricercano la posizione adatta per attaccare; difficilmente si vedranno delle posizione passive di attesa .

Spero che l’articolo vi sia piaciuto e come al solito aspetto commenti….

A presto !!!

Interviste calcio a 5: Andrea Faietti, Gabriel Lima e Ana Carolina Caiani

Si è da poco conclusa la diretta sulla pagina Instagram della nostra squadra femminile, anche questa volta accompagnato da un bel numero di spettatori che hanno interagito con i nostri ospiti.

Andrea Faietti

Mister Orlando d’Alsazia ha iniziato questa nuova puntata dialogando con un membro del suo staff, nonché preparatore dei portieri della squadra femminile Andrea Faio Faietti che ha raccontato cosa vuole dire allenare i portieri in ambito femminile, svelando anche le proprie metodologie di allenamento.

Gabriel Lima

Successivamente, abbiamo avuto l’onore di ricevere come ospite Gabriel Lima.

Direttamente collegato dalla sua abitazione in Brasile, il quale ha raccontato la sua carriera dagli albori ad Aosta dove vinsero una serie B con una squadra piena di under 18.

Passando per Asti, squadra che lo consacrò nel panorama italiano, tentando, con ottimi risultati l’avventura nella Liga Spagnola nelle fila del El Pozo Murcia,facendo ritorno nel 2016 in Italia nell’Acqua & Sapone.
Momento emozionante sicuramente stato quando ha parlato di cosa ha significato vincere l’Europeo con la Nazionale italiana da capitano, affermando che quella maglia è da sempre la sua seconda pelle.
In chiusura di collegamento ci ha illustrato il progetto che lo vede impegnato in prima persona in Brasile, chiamato “Nucleo Gabriel Lima” dove si formano i bambini dai 3 ai 13 anni a 360° sia a livello sportivo che mentale.

Ana Carolina Caliari Sestari

Terzo ospite di questa puntata è Ana Carolina Caliari Sestari portiere del Montesilvano e della Nazionale Italiana, appena nominata terzo miglior portiere al mondo da Futsal Award.
Con lei si è discusso del ruolo del portiere in campo, cercando di capire come si fa ad arrivare in vetta al mondo a soli 24 anni. Ci ha raccontato come è nata la passione per questo ruolo e questo sport, dei metodi di allenamento ai quali è sottoposta (allenata nel suo club dallo stesso preparatore di Mammarella, ha sottolineato quanto sia difficile questo ruolo che ha un percentuale di errore pari allo zero e ci ha svelato cosa vuol dire per lei giocare in Nazionale, emozionandoci tutti, raccontando un aneddoto relativo a a suo nonno che dal Brasile le chiese espressamente di volerla vedere indossare la maglia della nazionale italiana.
Sicuramente queste puntate ci lasciano interessanti chiavi di lettura diverse relative al Futsal e noi siamo onorati ogni volta di poter raccontare questo meraviglioso sport tramite le parole di chi lo vive quotidianamente.
Ringraziamo di vero cuore i nostri ospiti per la disponibilità e per averci aperto la porta di casa, regalandoci un momento di leggerezza in questo periodo cupo per tutti.

W IL FUTSAL