SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Aspetto fisico dei giocatori

In questi anni guardando diverse partite nel settore giovanile ho notato che l’aspetto fisico dei giocatori viene preso in considerazione per formare le squadre che vogliono vincere senza particolari costruzioni di gioco.

Non è sempre vero ma la maggior parte delle squadre che hanno ragazzi biologicamente già sviluppati rispetto alla media dei pari età giocano soprattutto sulla capacità di questi ragazzi di fare la differenza in partita per corsa e potenza fisica.

Molti mister per fortuna prediligono l’abilità dei ragazzi indipendentemente dall’altezza e dal peso.

Aspetto fisico dei giocatori

Voi in che mister vi identificate? Quanto conta per voi l’aspetto fisico dei giocatori?

Nel primo tipo cioè se avete giocatori forti fisicamente indicate alla squadra di scaricare la palla a loro e gli fate fare risultato o nei secondi dove comunque vada il gioco viene sviluppato da tutti i ragazzi indipendentemente dal fisico?

Nel fare formazione ai mister di vari e società personalmente sottolineo sempre di non lasciarsi prendere dalle dimensioni fisiche dei ragazzi e confonderle con abilità e tecnica perchè spesso i ragazzini nella crescita perdono tutti i vantaggi che hanno nel momento in cui  gli altri ragazzi li raggiungono nel tasso di crescita.

Nelle giovanili si nota spesso questo problema quando le squadre passano dal gioco  9 vs 9 a 11 vs 11. 

Bisogna trovare il giusto equilibrio per dare tempo e spazio ai ragazzi fisicamente non ancora sviluppati. 
Psicologicamente i ragazzi vivono con fatica questo momento di trasformazione e proprio per questo il mister deve dare loro molta attenzione tenendo d’occhio quello che sta succedendo. 

Spesso capita che l’attaccante prolifico nelle categorie minori quando comincia a giocare in spazi più grandi non riesca più a segnare.

Il mister deve insegnare il modo di sfruttare al meglio le proprie capacità lavorando sul lato fisico del suo gioco, sulla protezione della palla e su come crearsi lo spazio contro i difensori più grandi per prepararsi comunque l’opportunità di tiro oppure di poter giocare di sponda per i compagni.

Si tratta quindi di affrontare questo problema adottando un approccio diverso al gioco di squadra e che il singolo giocatore se è più piccolo dell’altro può essere altrettanto bravo se mette il tempo e lo sforzo per lavorare con gli esercizi giusti. 

Richiede molto lavoro ma così facendo teniamo fede al ruolo di mister delle giovanili che ha il compito di far crescere i ragazzi che gli vengono affidati.

Buon lavoro!

Far crescere i ragazzi

Spesso i mister si rendono conto nelle prime settimane della stagione, dopo le prime partite se la loro squadra è al giusto livello competizione in vista del campionato. Far crescere in ragazzi non è mai una cosa semplice ma richiede programmazione, impegno e costanza senza guardare troppo ai risultati in partita ma ai singoli obiettivi che ci concordano con i ragazzi.

Nelle squadre dilettanti spesso ci si trova ad avere gruppi eterogenei con diversi ragazzi bravi ma anche con diversi ragazzi che hanno problemi sia atletici che tattico-tecnici.  Per alcuni mister questa situazione  può diventare un problema perché in allenamento o in partita non riescono a gestire questa diversità. Non c’è una ricetta definitiva ma uno dei modi per risolvere questa situazione è stabilire con ognuno dei ragazzi una serie di obiettivi da raggiungere.

I ragazzi si sentiranno stimolati per le loro capacità e nel medio periodo si riuscirà a trovare il giusto equilibrio per far giocare assieme tutti senza rischiare troppo il risultato. Da parte del mister chiaramente ci sarà più fatica a programmare esercizi personalizzati e allenamenti che tengano conto degli obiettivi fissati ma ne vale sicuramente la pena.

Stabilire con i ragazzi un legame forte e lavorare per singoli obiettivi misurabili è anche molto utile perché è uno dei modi per sviluppare una mentalità vincente. Alcuni mister creano questa mentalità lavorando su esercizi con molta intensità e pressione incitando continuamente i ragazzi sia in allenamento che in partita mentre altri mister lavorano sulla intuizione e sulla creatività restando più silenziosi e gestendo le correzioni a tu per tu con i ragazzi.

Non c’è un metodo giusto (per fortuna!!!) ma a seconda dei ragazzi che ci troviamo davanti e della nostre convinzioni sia l’uno che l’altro metodo possono risultare più meno efficaci.

Dare degli obiettivi ai ragazzi sia singoli che di squadra serve a creare quella mentalità che servirà in partita a sfruttare il valore aggiunto del gruppo.  Gli obiettivi devono essere misurabili  con ruoli e compiti e mezzi adeguati ad ogni ragazzo per raggiungere la meta.

Il ragazzo deve sapere cosa deve fare, e capire che può farlo.

Per far crescere una giusta mentalità vincente nel giocatore bisogna scegliere gli obiettivi in base al rischio: giocare ad esempio in più ruoli sul medio periodo porta i ragazzi a non avere paura di sbagliare.

Nella categoria esordienti i ragazzi devono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più.    E’ importante in allenamento simulare parte della pressione che può esserci in partita creando condizioni pari a quelle che si trovano contro gli avversari in modo che i giocatori riescano a sviluppare la giusta mentalità “allenandosi” durante la settimana sia tecnicamente che mentalmente.

Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile anche se purtroppo molti allenatori alimentano l’opposto facendo in modo che i ragazzi sviluppino una mentalità che teme gli errori più di quanto si possa desiderare il successo.

Bisogna abbassare il livello di ansia che i ragazzi e lavorare sul loro autocontrollo e sulla loro autostima che sono due qualità fondamentali per valutare le varie situazioni che possono nascere in partita. 

Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.   Una brutta sconfitta come una bella vittoria va analizzata e ridotta a singoli obiettivi da definire e da affrontare per migliorarsi o per rafforzare la programmazione che si sta svolgendo.

La sconfitta o la vittoria quindi non porta vantaggi al mister nel senso che il mister non è bravo se vince o se perde (come molti mister pensano) ma nelle giovanili è bravo il mister che riesce a trovare il giusto equilibrio per far crescere i ragazzi insegnandogli i fondamentali tecnico e tattici e una giusta mentalità vincente.

Provate a fare una lista dei vostri ragazzi e a stabilire 5 obiettivi minimi da raggiungere per ogni ragazzo da qui a dicembre. Vi accorgerete che per compilare questa lista in modo opportuno e renderla efficace non è così semplice.

Dovrete gestire con ognuno dei ragazzi una relazione forte e concordare scadenze e impegni per raggiungere l’obiettivo. Programmare allenamenti per permettere di eseguire e valutare i singoli obiettivi.

Se si lavora in questo modo oltre ad aver partecipato efficacemente nella crescita e nello sviluppo dei ragazzi anche i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Provare per credere.

Crescere giocando a calcio

L’anno prossimo insieme ad altri compagni sarò il mister di una squadra di esordienti  composta da circa 24 ragazzi. Sono già state fatte le riunioni di rito e i commenti circa l’annata passata e gli obiettivi futuri e mi ritrovo da qualche giorno a pensare preparando l’incontro di staff alle strategie comunicative e tecniche da adottare con il nuovo gruppo di ragazzi per perseguire l’obiettivo principale che sempre per me è prioritario quando prendo in carico una squadra e cioè quello di crescere giocando a calcio.

 

 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

L’arricchimento personale del ragazzo insieme alla crescita tecnico-tattica deve essere il principale obiettivo da raggiungere (o perlomeno provarci) tramite una attenta programmazione.

Incontrando varie situazioni calcistiche in questi giorni sento spesso parlare di ragazzi che faticano sempre più a compiere il giusto e completo percorso di crescita sportiva per poi emergere sia come calciatore e di conseguenza anche come persona.. Come prevenire queste situazioni nonostante (come in tutte le squadre) ci siano ragazzi che hanno velocità diverse di apprendimento e risorse sia fisiche che tecniche molto diverse tra loro? 

Vorrei che al termine del mio mandato molti di questi aspetti fossero risolti e la risposta che mi sono dato è quella che è necessario RImettersi in gioco e Rivedere passo passo tutte le possibilità e le strategie che si possono utilizzare.

Infatti anche se sono diversi anni che sono sul campo (mia moglie dice troppi  ormai) penso che sia questa la vera sfida che ci attende nei prossimi anni e cioè quella di non pensare di essere pronti perché già esperti ma di continuare a metterci in gioco per essere tecnici sempre più preparati  e competenti su più fronti in quanto la crescita tecnico-tattica di un giovane giocatore va di pari passo con quella sociale del ragazzo o ragazza che comincia a vivere la sua vita con tutte le tipicità dell’età di riferimento.

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Prima di tutto è necessario stabilire un percorso con tante tappe in modo da poter valutare la situazione in qualunque momento poi definire poche regole ma chiare.

Ogni mister deve avere chiaro alcuni aspetti fondamentali, innanzitutto essere figure di riferimento. E’ fondamentale perché i ragazzi compiono un percorso di crescita individuale prendendo riferimento dalle persone che li circondano. Specialmente da quelle che li avvicinano ai fondamentali del calcio aiutandoli a sviluppare le loro qualità nel migliore dei modi, e mostrando poi come utilizzare quanto appreso all’interno del sistema complesso di gioco. Non saprei indicare altre situazioni di vita dove i ragazzi sono coinvolti in un così alto livello di emozioni e di variabili personali. 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

Difficoltà crescenti. Un bravo allenatore dovrà proporre di volta in volta difficoltà che i ragazzi comprendono e riescono ad affrontare secondo le loro capacità.  I ragazzi devono avere il tempo per stratificare le conoscenze in modo da arrivare da soli a trovare le soluzioni alle problematiche che si ritroveranno a dover affrontare sul campo da calcio (e non solo).

Programmazione precisa. Schemi motori, utilizzo del pallone, progressione didattica tecnica e tattica, integrazione con la squadra, sviluppo della struttura fisica, ecc. Dobbiamo interrogarci e preparare i nostri allenamenti secondo una programmazione precisa e ordinata in modo da tenere sempre presenti in ogni allenamento gli aspetti appena indicati.

Giocare le partite. Si può pretendere un buon gioco collettivo se i gesti tecnici sono chiari a tutti i giocatori della squadra. Lavorare quindi sullo sviluppo del gioco in entrambe le fasi (possesso e non possesso), unitamente all’attività per il costante miglioramento delle abilità tecniche. Per questo è fondamentale giocare e partecipare attivamente alle partite. La partita deve quindi essere considerata come un momento di crescita a livello didattico non come un mezzo rivolto esclusivamente all’ottenimento di un risultato personale. Vincere fa piacere a tutti ma il modo in cui in cui si ottiene la vittoria (o la sconfitta) è decisivo per lo sviluppo di un ragazzo.

Impegno, costanza e divertimento. Dobbiamo trasmettere ai ragazzi che nella preparazione sportiva come in ogni situazione della vita, è sempre necessario mantenere alti l’impegno e la costanza per raggiungere sia gli obiettivi prefissati a livello individuale, che per ognuno possono essere in parte diversi, sia quelli della propria squadra di appartenenza, condivisi quindi con i compagni e la società. E’ necessario quindi che i ragazzi vengano premiati costantemente con esercizi che li facciano divertire e creare situazioni per farli stare bene.

Poche regole e chiare. 

Allego un decalogo che il Sassuolo calcio ha tentato di fare proprio dal 2016 ad oggi nelle categorie giovanili  con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori che ricalca molto bene lo spirito che ci deve animare per raggiungere i nostri scopi. Buon lavoro a tutti. Vamooooossssss

4 aprile 2018

Mio figlio oggi, per fortuna sta bene. Ma ci sono date, momenti, ricordi, emozioni che non si possono evitare. Sono lì. Non si possono cancellare. Dobbiamo imparare a conviverci e ad affrontarle per cercare di non farci devastare perché niente può essere più come prima. Ci si deve organizzare in modo diverso.

4 aprile 2018. Durante una partita mentre ero in panchina a guardare i ragazzi giocare ho visto mio figlio accasciarsi a terra in mezzo al campo, ho visto compagni ed avversari piangere, persone vere aiutare e dare tutto se stessi per gestire la situazione, ho visto mio figlio immobile non respirare, ho visto un angelo che gli ha evitato il peggio prima che arrivassero i soccorsi ufficiali, ho visto… .

Momenti, ricordi, emozioni indelebili nella mia mente come se li avessi vissuti qualche attimo fa anche se è passato un anno.

4 aprile 2014

Amo lo sport. Amo le persone che in modo vero e sincero ne fanno parte. Amo il calcio soprattutto quello giovanile. Ma un anno fa ricordo benissimo di aver maledetto tutte queste cose…di aver vissuto emozioni alterne, negative e positive in un alternarsi repentino continuo come  quando ti travolge un onda oceanica e non riesci più ad orientarti per le capriole,  il rumore, l’acqua che bevi, i colpi improvvisi e la risacca che forse è l’aspetto peggiore.

Si la risacca è la cosa peggiore. E’ un flusso d’acqua di ritorno che si dirige in verso opposto alla riva è ha così tanta pressione (specialmente in oceano ma anche in mediterraneo in alcune zone) che trascina con se ad elevata velocità verso il largo tutto ciò che incontra.

E’ questa la risacca. Capire che c’è qualcosa (un emozione, un ricordo) che tutti i giorni vivi e che hai dentro di te che anche dopo un anno ti può devastare e trascinare via in qualsiasi momento.

Perchè parlo di un aspetto così personale in un blog di calcio? Perché la bellezza delle relazioni vere che una persona  costruisce nella sua vita sono il miglior orientamento in queste situazioni, il miglior modo per uscire dalla risacca. E come vivere dentro allo spogliatoio.

Nello spogliatoio si elaborano esercizi e si parla di tecnica, tattica, preparazione atletica…ma il mister trasmette tanto di se in uno spogliatoio. Come vive la squadra, come affronta le difficoltà, come fa crescere i ragazzi o come li limita, ecc

Oltre allo sport e al calcio in particolare ovviamente ci  sono tanti modi per costruire delle relazioni ma visto che siamo in questo contesto mi piace sottolineare come il ruolo di un mister di squadre giovanili sia quello di creare relazioni soprattutto.

Insegnare la tecnica del calcio e far vivere a tutti i ragazzi che ti sono affidati un clima vero e sano in un ambiente che li aiuti a crescere. Una sana competizione per farli diventare persone…persone vere.

Dare regole, ascoltare, avere buon senso, dare pari opportunità, gestire attraverso obiettivi precisi e misurabili, essere trasparenti sono tutte “abilità” che il mister deve spendere con i propri ragazzi per costruire un gruppo che si aiuti e che sviluppi un ambiente sano per competizione e crescita personale (sia tecnica che umana).

E’ per questo che un mister deve vivere lo spogliatoio continuamente. Le emozioni che si provano in uno sport sono uniche e lo spogliatoio e l’ambiente dove ci deve essere il clima per tirarle fuori, affrontarle e creare strumenti per gestirle al meglio. Soprattutto con i ragazzi adolescenti ma vale per tutte le annate.

4 aprile 2014

Il gruppo dei ragazzi che insieme a Mister Andrea allenavo l’anno scorso e che ha vissuto sulla propria pelle quanto accaduto e descrivevo prima è stato eccezionale. Non è stata una annata semplice e alcuni sembravano non essere in linea con quanto noi mister stavamo facendo ma c’erano tutti, sempre.

Nel “momentaccio” sono riusciti ad elaborare e a tirare fuori quello che avrebbe spaventato chiunque ed hanno reagito da squadra. Sicuramente l’aiuto dei genitori e dei dirigenti della sezione calcio sono stati determinanti ma lo spogliatoio è il luogo della fiducia e del confronto ed è stato determinante.

4 aprile 2018

Nella cena di fine anno ognuno dei ragazzi ha parlato esternando un pensiero vero, una emozione sinceramente provata riguardante l’annata e credetemi (ma lo sapete meglio di me) che per un gruppo di adolescenti tirare fuori qualcosa di personale davanti agli adulti (i propri genitori, i mister e i dirigenti dell’annata) non è scontato ne semplice.

Un’autentica vittoria.

Durante l’anno e durante soprattutto quel 4 aprile 2018 qualcosa ha fatto scattare la scintilla. Quello che è stata vissuta in quei momenti da tutti come una tragedia ha portato anche elementi positivi in tanti ragazzi. Una scintilla che ha dato valore a quanto i ragazzi avevano già fatto prima.

I momenti e i ricordi esistono. Non possiamo fare finta di nulla . Non basta semplicemente voltare pagina. Ma dobbiamo farlo valere sia quando ci capita qualcosa di negativo che ci appare ingiusto e inaccettabile che per quando viviamo qualcosa di positivo.

Non è la vittoria o la sconfitta che fa la differenza ma il percorso che ti ha permesso di arrivarci. E questo percorso il mister deve averlo chiaro e gestirlo in tutte le sue parti.

A volte alcuni mister si comportano e agiscono come se la fragilità dei ragazzi non fosse ammessa o come se le situazioni di errore o di sconfitta fossero le porte per poter urlare e poter dire robe inumane ai ragazzi sfogando invece la propria frustrazione (anche chi non urla a volte con la comunicazione non verbale fa gli stessi danni dell’urlata malsana).

Invece tutto quello che si vive nell’annata (più o meno intenso) il mister lo deve prendere come un’opportunità che può essere utilizzata come elemento di confronto e rapportata a come una persona vive e gioca in campo.

Perché il calcio (e in generale tutti gli sport di squadra) dice molto delle persone che lo giocano. Il modo in cui un giocatore si sacrifica, l’aiuto al compagno, la presa di responsabilità di alcune azioni, l’indifferenza rispetto ad alcuni “impegni”, ecc. dicono tanto di una persona. Quella persona che noi possiamo aiutare a crescere e ad affrontare le situazioni nel migliore dei modi secondo le sue capacità.

4 aprile 2018. Emozioni forti, ho avuto paura e continuo ad averne ma ho visto tante persone vere in campo e fuori che hanno permesso a tutti di vivere al meglio questa situazione. Servono anche altre cose ma lo sport, lo spogliatoio e i rapporti che si creano vivendo insieme tante emozioni servono anche a questo. E’ un percorso lungo, la risacca ci prova sempre ma fortunatamente continuo a vedere tante persone vere in campo, nello spogliatoio e fuori…a tutti… Grazie, Grazie, Grazie.

Un grazie particolare a Gianluca Baschieri mister del Salso ( i nostri avversari in quella partita) e a Maurizio Taglia (medico che era al campo per giocare una partita con la sua squadra dopo di noi). Due persone fantastiche che nei momenti in cui ho visto mio figlio spegnersi hanno creduto fino in fondo che potesse farcela. Persone vere, trasparenti, innamorate del calcio e di chi lo vive. Un abbraccio sincero.

Maurizio Taglia
Gianluca Baschieri

Calcio…innamorarsi ancora!

Ho passato l’ultima settimana della mia vita sdraiato dolorante sul divano, davanti al televisore, in preda all’influenza più potente che abbia mai affrontato nei miei 29 anni di vita.

Il tempo è passato molto lentamente e, come era ovvio che fosse, ho cercato conforto nei canali calcistici. News, repliche di partite, mercato sempre vivo, interviste…ormai io e la Premier League e la Champions siamo entità uniche.

Ma soprattutto, la notizia bomba degli ultimi giorni è arrivata ieri:

Sicuramente una mossa molto coraggiosa quella della dirigenza dell’Inter, che ha lasciato spiazzata mezza italia e creato migliaia di dibattiti in giro per la rete.

Da umile tifoso del Parma ne ho patite di tutti i colori negli ultimi 5 anni, ma nel mio piccolo ho sempre avuto esempi ben chiari di cosa volesse dire portare con signorilità la fascia da capitano al braccio.

Tutti esempi vicini come filosofia, tornando con le giuste proporzioni all’Inter, all’ultimo grande capitano Javier Zanetti, immenso uomo, immenso giocatore.

Ho speso giorni, ore e minuti della mia vita in passato a chiedermi come l’amore del popolo nerazzurro per Pupi potesse essere stato rimpiazzato da quello per un personaggio umanamente molto più discutibile (per essere buoni) quale Mauro Icardi.


Icardi provoca: l’Inter gioca e lui posta una foto con Wanda

Francamente non l’ho mai voluto e potuto accettare e, sinceramente, questo andazzo diffuso sia delle curve ma anche delle DANNATE società di idolatrare cavalli pazzi e completamente tatuati mi faceva parecchio, parecchio male.

Per fortuna, la mossa di un maestro chiamato Giuseppe Marotta ha ridato un po’ di dignità a questo calcio malato, fatto di società schiave dei capricci di calciatori mercenari e viziati e dei loro procuratori (o procuratrici).

Allo stesso tempo leggere gli insulti dei tifosi all’ormai ex capitano e a sua moglie e agente Wanda Nara, ovviamente nei limiti dell’umano, mi ha acceso una grande scintilla nello stomaco e mi ha fatto capire che il tifoso italiano ancora ha un cuore pulsante e ancora sogna BANDIERE che questo cuore lo facciano scaldare e battere all’infinito.

“Chievo Verona, la bandiera sventola ancora”

Un nostalgico come me potrebbe commuoversi e versare qualche lacrima pensando a gente come Sergione Pelissier, per non citare i soliti nomi storici che sono scontati in questi casi.

Ma oggi credo sia giusto dedicare la parte più profonda dell’amore per il calcio ad un personaggio che sta incantando l’Italia.

Lui non è tatuato fino alla testa, non ha pettinature strane e non vive sui social network. Anzi sembra amare quel look genuino e sponteneo, così come il suo modo di fare, da bravo ragazzo.

Oltre ad essere molto dotato tecnicamente, parlano di lui come un grandissimo lavoratore e tutti noi possiamo vedere la bellezza di ciò che mente in campo senza sosta fino all’ultimo minuto.

Quando vi chiederete chi potrebbe essere un prossimo personaggio da amare, non potrà che venirvi in mente lui.

Martedì, in cui ha ottenuto il record di giocatore italiano più giovane ad aver segnato una doppietta nella storia della Champions League.

Ma la vera cosa da brividi è stata la sua corsa spontanea e rabbiosa sotto la Sud dopo ognuno dei due gol: dopo la partita, Nicolò ha infatti dichiarato di non aver parole e di sperare in tanti altri gol sotto quella curva.

Un ragazzo innamorato del calcio, un ragazzo innamorato della maglia che indossa e che lo sta consacrando. SIGNORE E SIGNORI….NICOLO’ ZANIOLO.

GRAZIE, Vichai Srivaddhanaprabha.

Sabato sera, mentre mi trovavo in un ristorante argentino, il mio caratteristico “TIC” mi porta ad aprire l’applicazione di Facebook come accade, purtroppo, infinite volte durante la giornata.

Mentre scorro lentamente la homepage, improvvisamente vedo qualcosa che mi fa letteralmente gelare il sangue.

Leicester, cade ed esplode l’elicottero del presidente: “Lui era a bordo”

Vichai Srivaddhanaprabha, era il numero uno della King Power, società che gestisce i negozi duty-free aeroportuali.

Ma soprattutto, tutti noi abbiamo conosciuto e amato questo “ometto” sempre sorridente per averci regalato un momento che sarà indelebile nella storia del calcio e, perchè no, del mondo.

Sto parlando della stagione calcistica 2015-2016.

Il Leicester City Football Club, piccola realtà della Premier League inglese destinata a lottare per la salvezza, comincia a diventare famoso in Italia per l’ingaggio di uno dei più storici allenatori nostrani: Claudio Ranieri, persona che difficilmente per la sua inconfondibile signorilità potrà essere odiato.

Inizia il campionato.

Passano i primi mesi di campionato, e arrivati a Dicembre, ogni appassionato di questo bellissimo sport avrà sicuramente notato qualcosa di “strano”:  la piccola squadretta di una tranquilla cittadina inglese in grado di conquistare qualcosa come 12 vittorie, di cui una contro il Chelsea che aveva significato per me goduria allo stato estremo.

Il resto del campionato continuò ad essere poesia pura. Questa squadra continuava ad essere impressionante, e tutti quelli che scommettevano per il crollo…”dovettero rimanere offesi!”

In quei mesi il pianeta intero ebbe modo di scoprire giocatori mostruosi, quali Vardy, Mahrez, Schmeichel,Drinkwater, Kantè, Ulloa, Fuchs, Morgan, Okazaki…ecc. ecc.

Ho scritto “ecc. ecc”, perchè qualsiasi di quegli uomini sembrava essere stato “sporcato” da una polverina magica; chiunque entrasse in campo regalava l’anima per entrare nella storia.

E nella storia il Leicester ci entrò: siamo al 2/5 2016. I nostri ragazzi devono solo attendere un risultato favorevole tra Chelsea e Tottenham. La partita finisce sul pareggio, gli “spurs” sono fermati definitivamente e il sogno è realtà: Leicester campione di Inghilterra!!!!!!!

Il video dei festeggiamenti a casa Vardy parla da sè.

Ripercorrendo questa stagione da brividi, non penso di essere stato l’unico sabato sera a rimanere completamente di sasso di fronte alla notizia della morte del principale artefice di questo miracolo.

Da semplice tifoso, appassionato di calcio, un enorme, infinito

GRAZIE presidente.   Hai fatto la storia.

 

Padre picchia il Mister perchè gli sostituisce il figlio

Dove siamo arrivati ? Mi riallaccio all’articolo della “Sindrome di Ronaldo”……

A voi i commenti…..

anche se credo siano superflui…..

Padre picchia il mister perché gli sostituisce il figlio
Di nuovo un brutto episodio nel calcio giovanile

padre picchia mister

Di nuovo un brutto episodio nel calcio giovanile. Un padre, riporta repubblica.it, ha picchiato l’allenatore della squadra di calcio perché poco prima aveva sostituito suo figlio di 10 anni. Il fatto è accaduto martedì 1 maggio intorno alle 9 allo stadio Comunale di Levane (Arezzo) dove era in programma un torneo categoria Pulcini ‘Leone biancoverde’, tra i bambini classe 2008.

L’allenatore della squadra di casa prima sarebbe stato raggiunto dalle contestazioni del genitore di un suo giocatore, che avrebbe poi deciso di passare dalle parole ai fatti. Per sedare gli animi, riporta repubblica, sono dovuti intervenire sul posto i carabinieri della compagnia di San Giovanni mentre il tecnico è stato soccorso dal personale del 118 e trasferito al pronto soccorso dell’ospedale valdarnese della Gruccia.

In serata la società dell’Atletico Levane Leona ha preso le distanze da quanto accaduto difendendo l’allenatore.

Questo il comunicato stampa del club: “Riferendosi all’increscioso episodio verificatosi stamani prima dell VIII Torneo Leone Bianco Verde, mentre esprime la propria solidarietà al suo tesserato, si associa e condivide tutte quelle considerazioni che, con ogni mezzo, hanno condannato il gesto del genitore e valuterà velocemente come tutelare la propria immagine nelle opportune sedi e secondo le leggi vigenti”.

Solo pochi giorni fa, il questore di Cosenza Giancarlo Conticchio ha sanzionato con un Daspo due genitori che si sono picchiati durante una partita dei propri figli, impegnati nella gara tra il Pro Cosenza ed il Marca del campionato regionale calabrese categoria giovanissimi.

I due hanno iniziato a litigare poi si sono presi a pugni. Quindi sono stati divisi da altri genitori e dagli agenti delle volanti intervenuti su richiesta di un poliziotto libero dal servizio presente sugli spalti. Entrambi sono stati medicati nell’infermeria del campo e identificati dalla polizia. I giovanissimi calciatori, visibilmente scossi, durante la colluttazione hanno interrotto la partita per alcuni minuti. “Si è ritenuto – afferma la Questura – di dare un segnale forte per evitare il ripetersi di tali situazioni. I genitori, che devono essere d’esempio, hanno avuto un comportamento non consono”.

https://sport.virgilio.it/padre-picchia-il-mister-perche-gli-sostituisce-il-figlio-44969?ref=libero

Squadra si ritira dopo insulti dagli spalti !!!

Il fatto gravissimo ha trovato una risposta netta e coraggiosa da parte del Mister.
Questo è quello che noi allenatori dovremmo fare sempre quando capitano cose di questo tipo.
Non dobbiamo ricercare solo il risultato, ma educare i nostri ragazzi ai valori del rispetto.
Posso solo dire al Mister in questione BRAVO!!!

http://www.torinosportiva.it/2018/04/07/leggi-notizia/argomeValutazioni funzionalinti/calcio-5/articolo/tutti-a-casa-il-venaus-esordienti-ritira-la-squadra-contro-il-lascaris-dalle-urla-di-un-genitor.html

La Sindrome di Ronaldo

Mi sono imbattuto in un articolo “la sindrome di Ronaldo” di Marzia Serena Terragni – Psicologa dello sport  pubblicato su www.iogiocopulito.it/la-sindrome-di-ronaldo/ il 26 aprile 2018 che dovrebbe e deve far pensare a tutti ma soprattutto ai genitori di “piccoli calciatori”.

Ditemi cosa ne pensate…..e pensate a cosa fate….

La “Sindrome di Ronaldo”

 

Sindrome di Ronaldo La chiamano “Sindrome di Ronaldo”, quella che secondo gli psicologi colpisce i genitori di ragazzini che praticano calcio nei quali si sviluppa senza alcun tipo di remora o freno inibitorio la convinzione di aver partorito il nuovo Cristiano Ronaldo. Con dinamiche patologiche che si sviluppano alquanto bizzarre!

Va detto prima di tutto che per diventare un campione è necessario che si incastrino più variabili: abilità fisico-tecniche e mentali, un buon allenatore e… un buon genitore!(oltre ovviamente una buona dose di fortuna).

Sindrome di Ronaldo

Approfondiamo qui cosa si intende con “buon genitore” (o, rubando un’espressione di Winnicott che ho sempre amato, “un genitore sufficientemente buono”) se parliamo di giovani calciatori. Innanzitutto, dal momento che tra le abilità mentali su citate compare la motivazione, occorre che il genitore sia capace di distinguere tra ciò che lui stesso vorrebbe per il figlio (e prima ancora magari ciò che avrebbe voluto per sé) e ciò che è il figlio a desiderare. Purtroppo non è così infrequente, anche ad alti livelli, che durante un percorso di mental training (finalizzato al potenziamento proprio delle abilità mentali) emerga che il ragazzo, più o meno inconsciamente, stia cercando di diventare un calciatore per assolvere ad un’aspettativa paterna. Ed è evidente che se non si segue questo sogno per il “sacro fuoco”che nasce da dentro, difficilmente si riuscirà a realizzarlo, finendo così per sentirsi non solo frustrati, ma anche in qualche modo in colpa per non aver saputo tener fede al tacito patto stabilito con il genitore.

Quando si parla di bambini inoltre (e quindi sostanzialmente per tutta la fase pre-agonistica) non va mai dimenticato che l’obiettivo principale deve essere il divertimento. Perché solo così sarà possibile coltivare anche la determinazione ad andare avanti nonostante i sacrifici che inevitabilmente la scelta sportiva potrà comportare (quali ad esempio gli allenamenti nelle differenti, e spesso avverse, condizioni meteo; lo studio da dover organizzare; i week-end sempre impegnati e che di fatto costringono a rinunciare a qualunque altra proposta alternativa…). Per un bambino lo sport non può e non deve comportare una valutazione che generi ansia da prestazione, men che meno se tale valutazione proviene da un genitore che si erge a “Gazzetta dello Sport”, sciorinando voti e giudizi ad ogni prestazione.

Veniamo poi ad un altro aspetto importantissimo che sta assumendo – anche sociologicamente parlando – una preoccupante gravità, non solo per quel che riguarda il calcio. Parliamo dell’incapacità di fidarsi ed affidarsi, con umiltà, ai professionisti a cui si è scelto di dare in mano il proprio figlio, riconoscendone le competenze, siano questi lo Staff Tecnico, la Società Sportiva, così come la Scuola e i suoi insegnanti. Sempre più spesso, infatti, troviamo madri e padri che entrano pesantemente in competizione con il Mister, che da bordo campo urlano indicazioni tecniche in contrasto con quelle ricevute dal ragazzo nel pre-partita, quando non addirittura insulti e imprecazioni indirizzati all’allenatore che “non capisce come utilizzare mio figlio”.

Tale comportamento, oltre ad essere ovviamente confusivo per il ragazzo che perde i riferimenti ed entra in conflitto rispetto alla persona cui obbedire, crea un problema educativo ancora più pericoloso: si insegna così che l’autorità può essere scavalcata, addirittura derisa e squalificata.

Sindrome di Ronaldo

I genitori in questione si riconoscono perché, generalmente, iniziano i loro discorsi con l’incipit“Non perché è mio figlio ma…”, con a seguire l’elencazione delle doti – molto spesso incomprese – del figlio calciatore, a dimostrazione che meriterebbe ben più spazio/considerazione/visibilità. Solitamente poi, di pari passo, vengono sminuiti meriti e capacità dei compagni di squadra“che non sono all’altezza, che non passano in modo corretto il pallone” e che – nei casi più estremi (ma per nulla rari) “giocano un tempo troppo lungo, forse perché intrattengono rapporti personali con l’allenatore o… gli pagano qualche tangente”!!

E non si creda che tale “delirio” da “mio-figlio-è-Cristiano-Ronaldo-come-potete-non-accorgervene” avvenga solo laddove le ambizioni incontrano un certo realistico talento e il bambino o ragazzo in questione solca i campi di settori giovanili più o meno quotati…

Al contrario, queste stesse dinamiche si ritrovano in quasi tutti i campetti anche dell’oratorio.Ho assistito personalmente a padri che minacciavano gli allenatori perché il figlio (che giocava da 5 mesi a calcio e non certo con un talento brasiliano) non restava in campo lo stesso minutaggio di compagni che frequentavano la squadra da 4 anni e che, quanto meno per “esperienza” avevano interiorizzato i rudimenti tattici utili a stare in partita.
Forse vale la pena, a questo punto, chiedersi perché succeda ciò, perché si perda il lume della ragione e del buon senso di fronte al proprio piccolo erede coi tacchetti.

Credo che la spiegazione (o almeno una di quelle possibili) sia che oggi purtroppo sempre più spesso il figlio è un oggetto narcisistico, non un individuo, ma una parte di se stessi, da mostrare ed esibire (e in questo non si può prescindere dalla responsabilità dei social, o, almeno, dal cattivo uso che se ne fa). Come dicevamo all’inizio, pertanto, non ci si interroga neppure su ciò che può essere la sua aspirazione, ma si da’ per scontato che coincida con la propria. E ancora oltre, se si ha l’impressione che il figlio subisca un torto – e teniamo presente che molte volte i bambini non hanno assolutamente la stessa sensazione – si reagisce con l’enfasi che si avrebbe se quel torto lo si fosse subito in prima persona.

Sindrome di Ronaldo

In sintesi, il figlio diviene un maxi-schermo su cui si proietta se stessi, le proprie ambizioni – probabilmente frustrate – e la propria emotività.

Accade così che a fine anno calcistico si assista ad un “fuggi fuggi” di genitori che si affannano a cercare la squadra migliore per il figlio, quando basterebbe chiedere al ragazzo che cosa avrebbe piacere di fare per sentirsi rispondere che gli interessa unicamente restare a giocare dove già è, con il suo gruppo di amici.

Emblematico è un aneddoto che può far capire come l’eccesso di intraprendenza genitoriale possa finire per essere un danno per la crescita nell’ambito calcistico. Mi sono imbattuta, non molto tempo fa, nel genitore di un ragazzino talentuoso con tanta passione per il calcio. La ricerca spasmodica, da parte del padre, di un procuratore e/o di un osservatore di una qualche squadra professionistica, è cominciata prestissimo, ancora prima dell’ingresso nella cosiddetta agonistica.

Apparentemente sembravano iniziative vincenti, provini e cambi di squadra si succedevano con frequenza più che annuale. Squadre professionistiche e/o scuole calcio molto in vista nell’ambiente lombardo. Ma questo sembrava non bastare mai, troppo era il talento secondo lui per riuscire a contenere il giocatore in una squadra dove magari giocava poco.

In effetti, mi sono chiesta, perché con un tale talento finiva per solcare poco il campo? I motivi possono essere tanti, ma non credo sia questo il punto; la realtà è che tutta questa rincorsa aveva tolto al ragazzo il piacere del pallone ed aveva affievolito la passione, lasciando soltanto il peso del dover essere il nuovo CR7.

Ebbene alla vigilia di un provino (l’ennesimo) per le giovanili di una squadra di serie A, il ragazzo va dal padre e gli consegna le sue scarpette da gioco annunciandogli, come una liberazione, che non giocherà più a calcio.

Vi risparmio il finale triste fatto di amarezza, di rapporti da ricucire, di rimpianti e di rimorsi; ecco… io ve lo risparmio, risparmiatevelo anche voi!

di Marzia Serena Terragni – Psicologa dello Sport, Calcio Profiler

Articolo pubblicato su www.iogiocopulito.it/la-sindrome-di-ronaldo/ il 26 aprile 2018

La “Sindrome di Ronaldo”