Le implicazioni psicologiche del rientro post-lockdown: come gestirle?

Buongiorno a tutti!

Mi presento, sono Giambarresi Erika, psicologa dello sport, mi occupo di preparazione mentale degli atleti ma anche di formazione dei coach e genitori. Da oggi cercheremo di affrontare insieme diverse tematiche psicologiche che emergono nel mondo del calcio, nelle diverse situazioni e dinamiche che possiamo osservare dentro e fuori dal campo.

Il rientro post-lockdown vissuto fino a poche settimane fa ci ha costretto tutti a mettere in pausa le normali attività in tutti gli ambiti della nostra vita, tra cui quello sportivo, impattando sull’identità di atleta/coach. Ora ci viene chiesto di convivere con il virus, affrontando una minaccia, con tutte le precauzioni necessarie, ma allo stesso tempo tornare a fare ciò a cui eravamo abituati.

La domanda sorge spontanea: quali sono le implicazioni psicologiche di questa quarantena e come reagiranno gli atleti al rientro in campo? In che modo mister potranno gestire al meglio il rientro?

La profonda incertezza che sta caratterizzando questi ultimi mesi ha avuto un forte impatto sulla motivazione degli atleti: lo sport è per loro fonte di divertimento, spensieratezza, competizione, occasione di mettersi alla prova, sacrificio, è contatto, è squadra.. e tutto questo è venuto improvvisamente a mancare.

Tale incertezza ha avuto anche implicazioni a livello emotivo: comuni stati di preoccupazione, frustrazione ed ansia, ovvero quell’emozione che proviamo quando ci troviamo di fronte ad una minaccia reale o figurata che prepara il nostro corpo a reagire, aggravata dall’intolleranza dell’incertezza.

Il rientro in campo e gli allenamenti saranno molto diversi da come tutti ricordavamo: le nuove regole e le misure di sicurezza a cui coach e ragazzi dovranno attenersi può impattare molto sulla socializzazione, sul modo in cui il gruppo socializza, elemento molto presente in uno sport di squadra e di contatto come il calcio. Fondamentale in questo senso è tenere presente, in primis come mister, e ricordare ad atleti e famiglie che si tratta di una situazione temporanea!

Ogni ragazzo reagirà in modo diverso di fronte questa situazione, per tale ragione è necessario accogliere e comprendere le differenze individuali all’interno del gruppo, fornendo attenzioni maggiori a coloro che fanno più fatica (es. paura del contatto con i compagni, segnali d’ansia, paura, tristezza).

Dobbiamo essere consapevoli che questo rientro sarà come la ripartenza dopo un lungo e importante infortunio, dove non solo il fisico ne risente ma anche la mente non sarà pronta e reattiva come prima: qui gradualità è la parola d’ordine, si deve puntare sul divertimento, il piacere e il senso di competenza che deriva dallo svolgere un determinato gesto tecnico andando così ad alimentare la motivazione intrinseca.

Inoltre, si dovranno ristabilire gli obiettivi a breve e medio termine, in ciascun allenamento i ragazzi dovranno percepire lo scopo ultimo delle diverse attività che proporrete, dando loro la possibilità di porsi una meta da raggiungere (che non sia per forza la partita o il campionato).

Un ultimo elemento estremamente importante è la responsabilizzazione dei ragazzi, di tutte le età: possiamo condividere con loro una lista di regole, co-costruendone insieme alcune e facendo comprendere l’importanza di queste; il ruolo di “esempio significativo” del mister è molto rimarcato.

Educhiamoli anche rispetto a questa nuova situazione, diamo il giusto peso alle misure di sicurezza, non facendo passare il COVID-19 come elemento di gioco, scherzo o strumento per schernire i compagni.

Ricordiamoci che tutto questo ha colpito in primis molto anche voi mister, non possiamo, né dobbiamo negarlo ma accogliere tutte le emozioni che ci portiamo dietro da questa quarantena; per questo è importante che come gruppo di coach ne parliate e condividiate le vostre sensazioni al rientro, in modo da sostenervi l’un l’altro e riuscire a fare lo stesso con i vostri ragazzi.

Alla prossima!

Emergenza Coronavirus – Fare squadra!

L’unico risvolto positivo della drammatica situazione che stiamo vivendo è sicuramente quello di aver recuperato molto tempo nelle nostre vite; ci è stata concessa la possibilità di fermarci a riflettere, e magari diventare persone migliori dedicando pensieri e vicinanza a chi vogliamo bene. I mezzi tecnologici di oggi stanno fornendo alle persone un grandissimo aiuto: regalarsi e regalare pezzettini di “normalità” e di routine. 

Anche per un allenatore, per tornare al tema principale del nostro blog,  si apre quindi una sfida importante. Cosa fare per mantenere unito il gruppo in questo momento di dispersione forzata? Cosa fare per dare sollievo ai ragazzi e bambini, continuamente bisognosi di stimoli diversi?

Sperando di fornire qualche piccolo spunto, o anche per semplice condivisione, vi racconto l’esperienza nella squadra che alleno, i Pulcini 2012 dell’U.S Astra Parma.

Dopo un periodo senza particolari contatti necessario per metabolizzare il cambiamento,  abbiamo cominciato il nostro percorso con due video messaggi di saluto, uno mio e uno dell’altro mister Matti, in cui li abbiamo incoraggiati a non mollare, resistere e a restituirci i loro video di saluto ai propri compagni.  Quest’ultima fase si è rivelata molto interessante e utile: davanti alla telecamera, qualcuno è stato disinvolto e spontaneo, qualcuno ha preferito leggere un testo, qualcuno si è quasi nascosto e qualcuno non si è sentito di farsi filmare…ma sono sicuro si riscatterà in futuro! Da quello che può sembrare un semplice video, nasce una prova da affrontare contro la timidezza! 

Ovviamente evitiamo i video per motivi di privacy!

Data la partecipazione numerosa ai video saluti, abbiamo creato con la collaborazione dei genitori  una chat di gruppo Skype, in modo che potessero avere uno spazio tutto loro in cui comunicare e mantenersi in contatto. Durante le prime chiamate siamo apparsi anche noi mister, e con piacere abbiamo dialogato con loro…o almeno ci abbiamo provato!  Una video conferenza con 16 bambini non può che portare ad un caos infernale e un  potente mal di testa…ma ne è valsa la pena! Mentre qualcuno piano piano abbandonava per andare a cena,  i più tenaci hanno continuato con chiamate , messaggi, emoticons e stickers per tutta la serata…per la gioia delle mamme!

Per sconfiggere la noia di queste giornate, sfruttando la scia positive dei video contatti, abbiamo deciso di metterli un pochino alla prova e assegnarli qualche “compito a casa”. Abbiamo diviso il lavoro di questa settimana in varie CHALLENGES:

 

Challange 1 : Palleggio

Proposto in livelli di differente tipologia e difficoltà (livello 1,2,3 ecc. ecc.) inserendo anche coscia e testa. 

 

Challange 2:  Muretto al volo

Per dar seguito alla sfida precedente, abbiamo proposto il gioco al volo con interno, collo, aggiungendo poi coscia, petto, testa.   

 

Challenge 3: Tiro a canestro

Obiettivo del gioco: calciare la palla dalla distanza e fare canestro (una scatola, un cestino, una bacinella..). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,  con interno e collo piede.

 

Challange 4: Gioco del bowling

Obiettivo del gioco: abbattere i birilli con un tiro dalla distanza.  Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo,   con interno e collo piede. 

 

Challange 5: Tiro al bersaglio

Obiettivo del gioco: con un tiro dalla distanza bisogna centrare il bersaglio dichiarato.  I bersagli possono avere nomi di fantasia o numeri (noi abbiamo scelto “tiro messi, tiro ronaldo, tiro lukaku ecc. ecc.”). Proposte modalità di tiro con palla a terra e al volo.

Il suggerimento dato ai bambini è stato quello di non dimenticarsi, in questi giochi,  di allenare anche il piede debole.

Ovviamente, tutte le esercitazioni proposte sono realizzabili in ambiente domestico. In ogni video sono sempre stati invitati a RESTARE IN CASA.

Questo è stato il lavoro che ha coperto la settimana appena passata, nei prossimi giorni manderemo altre sfide! Le risposte dei bambini sono state eccezionali:

Per concludere, un altro prezioso risultato ottenuto in questo percorso “a distanza” ,è stato il grande coinvolgimento e impegno dei genitori.  Un grosso grazie va anche a loro!

 E mi raccomando… ricordiamoci tutti che andrA’STRAbene!

Donne e Arbitraggio

Nell’articolo odierno parleremo delle donne e  del ruolo arbitrale.

Pillole dal Seminario sulla gestione dei conflitti nello sport

Sabato 30 novembre 2019 ho avuto modo di partecipare al Seminario sulla gestione del conflitto nello sport tenuto dalla Psicologa dello sport Lucia Francolini. Si trattava di un seminario formativo rivolto a tecnici ed educatori Uisp su come sviluppare set di comportamenti utili a costruire relazioni serene e produttive nel contesto sportivo. 

Ad un certo punto della giornata abbiamo focalizzato l’attenzione sul ruolo dell’arbitro nel calcio. La dottoressa ci ha voluto rendere consapevoli dell’impatto emotivo causato dalla pratica “socialmente accettata” degli insulti da parte del pubblico e degli attori in campo verso il direttore di gara. Ci spiegava quindi come un arbitro di calcio prepara la sua partita con un carico di stress molto superiore rispetto ad un collega del rugby o della scherma le cui decisioni vengono raramente contestate.

Molto più facilmente rispetto ad altri sport, quindi, possono verificarsi episodi di attrito e frustrazione. Molto più facilmente possono venire alla luce atteggiamenti di intolleranza che in altri contesti sarebbero repressi.

Il ruolo delle società sportive, inteso come dirigenza ed allenatori/educatori deve essere quello di continuare ad agire per debellare queste pratiche incivili.

Anche aver subito un evidente ingiustizia a seguito di una discutibile decisione arbitrale palesemente errata, l’allenatore o il dirigente NON devono dare luogo ad escandescenze. Il ruolo dell’allenatore è anche quello di modello per i suoi giocatori, quindi un allenatore che non ha il controllo di sé sotto pressione difficilmente potrà trasmettere questa capacità ai propri giocatori. 

Il controllo psicofisico è uno degli aspetti fondamentali per ottenere le migliori performance in ambito atletico. Durante le prestazioni di alto livello lo stress deve essere portato al massimo (prima del punto di rottura) ed in questo stato è importante mantenere il controllo mentale. Un allenatore che non può portare i propri atleti in questo stato difficilmente potrà sfruttare a pieno delle proprie potenzialità.

In conclusione, a mio parere riuscire a mantenere il controllo mentale durante una prova scadente da parte dell’arbitro è alla base del miglioramento prestazionale di un atleta di livello. Talvolta ciò può avere ripercussioni immediate sulla partita che sta giocando, perché rimanendo lucido e concentrato non subirà i gol di rapina mentre litiga con l’arbitro.

Detto questo parliamo di donne.

Articolo del messaggero: Calcio, annulla un gol: insulti sessisti all’arbitra

Venerdì 29 Novembre 2019 di Davide Mancini 

Basta un gol annullato al 91’ di una gara di coppa Italia di serie C per cancellare un mare di buoni propositi. Neanche il tempo di celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che arriva un altro episodio di linciaggio mediatico di stampo sessista. La sfortunata protagonista è Veronica Vettorel, promettente assistente arbitrale della sezione di Latina, colpevole, secondo alcuni sostenitori dell’Avellino, di aver annullato il gol del pareggio alla formazione irpina nella sfida degli ottavi di finale giocata mercoledì al “Partenio” contro la Ternana. Dopo la rete del vantaggio ospite realizzata da Nesta a sei minuti dalla conclusione, è Ilanes a pareggiare i conti al primo minuto di recupero, rete però annullata per un fuorigioco ravvisato dalla guardalinee pontina.

Dopo le vibranti proteste dei giocatori di casa, in men che non si dica si è scatenata la contestazione da parte di alcuni supporter di fede biancoverde che, attraverso i social, hanno aggredito verbalmente la sportiva del capoluogo, offendendola sotto l’aspetto professionale e personale. Un’abitudine insopportabile che trova, purtroppo, terreno fertile sulle piattaforme social, dove ormai scaricare frustrazione e rabbia è divenuta spiacevole routine. Per fortuna c’è anche chi ha preso le distanze da tutta una serie di frasi irripetibili, facendo sentire tutta la propria vicinanza a Veronica Vettorel, da una parte della tifoseria avellinese ai giornalisti irpini presenti sugli spalti. Non saranno certo degli attacchi social a frenare la brillante carriera dell’assistente di Latina che, oltre a essere tra le protagoniste dell’organico C.A.N. C, da tempo viene selezionata per incontri europei di calcio femminile.

Categoria Giovanissimi regionale, in campo ieri la squadra locale e quella della città di Crispiano. «L’arbitro donna ha dovuto subire offese sessiste dalla tribuna per tutto il match», racconta uno spettatore che è anche il padre della ragazza)  sulla pagina Facebook di Arbitri calcio.it. «Le offese sono iniziate già dai primi minuti dal fischio d’inizio, quando una gruppetto di genitori tra cui anche donne del Sava ha cominciato a offenderla invitandola a dedicarsi al mestiere più antico del mondo piuttosto che calcare i campi da calcio».

Il giudice di gara è una ragazza di soli 16 anni. Il mister della squadra ospite si avvicina alla tribuna per chiedere agli spettatori – in gran parte dei genitori dei ragazzi – di smetterla, ma viene insultato anche lui. «Torna nello spogliatoio», gridano mamme e papà all’allenatore.

Commento di Antonio Abatematteo

«Sono un arbitro – continua Antonio Abatematteo – so per esperienza non è una scelta facile. Non lo è per l’uomo arbitro figuriamoci tanto meno per un ragazzina, che ha avuto il coraggio di affrontare una platea così difficile. È stata brava a restare con la testa nella partita…. e non oso immaginare cosa pensasse ascoltando queste offese. Sono anche un padre e ho anche un figlio che gioca al calcio….. È la prima volta che assisto ad uno spettacolo così indecoroso. Sono il padre della ragazza e oggi il calcio è andato a farsi f…».

Conclusioni

Insulti sessisti urlati da genitori, mamme e papà, e non sono davvero un bell’esempio. Se anche chi dovrebbe educare i propri figli  al rispetto e alla non violenza nei confronti delle donne, se anche chi è allo stadio come genitore offre questo spettacolo, davvero siamo messi male. E ha ragione il padre della giovane arbitra: il calcio così si perde. 

alTRI LINK DI ARTICOLI RIGUARDANTI EPISODI DI SESSISMO:
Rieti, offese e insulti sessisti verso arbitro donna: 10 turni di stop
«Il calcio femminile è un covo di lesbiche». Nuovo insulto del cronista sessista
Offese sessiste all’arbitro donna, giocatore si abbassa ipantaloni in campo: insulti anche dalle famiglie
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Veronica Vettorel

Ho cercato di presentare alcuni casi di insulti sessisti verso direttrici donne, ma trovo altrettanto importante denunciare anche l’altro lato della medaglia, quella degli arbitri sessisti, per nulla contenti di arbitrare partite di calcio femminile, si atteggiano con arroganza verso le calciatrici.

Ovviamente i casi reali di sessismo devono essere verificati ed accertati. Solo una stretta minoranza soffre di grave sessismo, quindi tali gravi accuse non devono essere mosse solo per ribaltare un risultato sfavorevole ottenuto sul campo. Sicuramente devono essere portati alla luce ogni volta accertati.

Riporto di seguito un articolo del quotidiano “El commercio” in cui una squadra femminile spagnola ha mosso tali accuse verso il direttore arbitrale:

Un árbitro a las futbolistas: «Las mujeres no tendríais que jugar a esto»

EFE – Martes, 11 febrero 2020, 11:21

El club crevillentino,

a través de la nota pública, ha condenado «estas actitudes» y espera que se tomen las medidas oportunas «para que un suceso como este no vuelva a tener lugar en un campo de fútbol».

Denuncia que el colegiado profirió insultos machistas a sus jugadoras, mientras que él lo niega

Ha denunciado a través de las redes sociales haber sufrido insultos y menosprecios por parte del árbitro hacia las jugadoras durante el encuentro que disputó el pasado fin de semana ante el SPA Alicante C. El partido, enmarcado en la Primera Regional Valenciana, fue suspendido a 20 minutos del final con el resultado de 0-1.

La entidad afirma que el colegiado llamó a sus jugadoras «nenazas» y que las menospreció con frases como «que se termine ya esta mierda de partido», «dais vergüenza» o «las mujeres no tendríais que jugar a esto».

José Antonio Candela, entrenador del equipo,
ratificó a Efe todo lo apuntado en el comunicado y afirmó que el único objetivo del club crevillentino es que el árbitro se disculpe ante las jugadoras. «Los puntos nos dan igual. No podemos consentir este tipo de comportamientos», dijo el entrenador, quien prepara junto al club el escrito de protesta en el que explica todo lo sucedido «incluso con imágenes de televisión».

El entrenador explicó que fue en el minuto 70, tras una expulsión al segundo entrenador, cuando se desencadenaron los acontecimientos. «Comenzó a sacar tarjetas y a expulsar gente y, tras amenazar con suspender el partido y llamar a las autoridades, fue cuando mis jugadoras dijeron que eran ellas las que iban a llamar a la Guardia Civil por todo lo que les había dicho», argumentó el entrenador.

«Mis chicas estaban descentradas y ofendidas.

Yo veía que les sacaba tarjetas por protestar pero no sospechaba el motivo», prosiguió el preparador. Candela indicó que fue el colegiado el que decidió suspender el partido «porque dijo que su seguridad no estaba garantizada, aunque poco después recapacitó y quería seguir, algo que no aceptamos».

«No sé si este chico quiso hacerse el gracioso o tiene un problema y es así», apostilló el técnico, quien indicó que desde la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana ya se han puesto en contacto con el Crevillente para recabar información.

La versión del árbitro

El colegiado negó ante el comité de árbitros de la Federación de Fútbol de la Comunidad Valenciana (FFCV) las acusaciones de que profirió insultos machistas a las jugadoras del equipo local.

Así lo confirmaron a Efe fuentes federativas, que señalaron que el colegiado, del que facilitaron sus iniciales (D.A.M.G.), se mostró sorprendido por las acusaciones y comunicó que preparará un anexo al acta para explicar con detalle todo lo sucedido.

En el acta, el árbitro refleja que fue insultado por una jugadora local, que le calificó como «machista de mierda» y «gilipollas».

El comité de competición de la FFCV

espera recibir más información para pronunciarse y hacer una valoración sobre lo sucedido en el partido.

El presidente del club visitante, Jesús Cañizares, aseguró que sus jugadoras no escucharon durante el partido insultos a las futbolistas rivales, aunque sí algunos comentarios despectivos del árbitro «relacionados con lo fea que se estaba poniendo la situación».

Traduzione:

Il Crevillente Femenino CF denuncia che l’arbitro ha offerto insulti sessisti verso le sue giocatrici

Il Crevillente Femenino CF ha denunciato attraverso i social network di aver subito insulti ed il disprezzo dell’arbitro nei confronti delle proprie giocatrici durante la partita giocata lo scorso fine settimana contro la SPA Alicante C. La partita, del campionato di Prima Divisione Valenciana Regionale, è stata sospesa a 20 minuti dalla fine con il risultato di 0-1.

LA dirigenza afferma che l’arbitro ha chiamato le giocatrici “nenazas” (femminuccia) e che le ha disprezzate con frasi come “Questa m**** di partita è finita”, “vergogna” o “le donne non dovrebbero giocare”.

José Antonio Candela, allenatore della squadra,

ha confermato a Efe tutto quanto indicato nella dichiarazione della dirigenza. Ha affermato che l’unica richiesta del club Crevillentino è che l’arbitro si scusi con le giocatrici.

“I punti non contano per noi. Però non possiamo acconsentire a questo tipo di comportamento “, ha detto l’allenatore che sta preparando il modulo di protesta accanto al club spiegando tutto ciò che è accaduto con l’ausilio delle immagini televisive.

L’allenatore ha spiegato che era al 70 ° minuto, dopo l’espulsione del secondo allenatore, il momento in cui si sono verificati gli eventi.

“Ha iniziato a pescare cartellini ed espellere le persone. Ha minacciato di sospendere il gioco e di chiamare le autorità. Le mie giocatrici hanno quindi risposto che sarebbero state loro a chiamare la Guardia Civile per tutti gli insulti che avevano ricevuto”, ha affermato allenatore.

«Le mie ragazze erano fuori di sé e offese.

Ho visto l’arbitro sventolare cartellini immotivatamente.”, ha continuato l’allenatore, “poi l’arbitro ha deciso di sospendere il gioco, per tutelare la propria sicurezza, ma dopo poco ha riconsiderato tutto e cercato di far continuare… ma noi non abbiamo accettato un comportamento simile.”.

“Non so se questo ragazzo pensava di essere divertente o se ha un problema comportamentale.”, ha terminato l’allenatore.

La Federazione calcistica della Comunità valenciana ha già contattato il Crevillente per raccogliere maggiori informazioni in merito alla vicenda.

Il club del Crevillentino, attraverso la nota pubblica, ha condannato questi atteggiamenti e spera che vengano prese le misure appropriate, in modo che un evento simile non si ripeta mai più su un campo di calcio.

La versione dell’arbitro


L’arbitro ha negato le accuse dinanzi al comitato arbitrale della Federcalcio della Comunità Valenciana (FFCV).

Ciò è stato confermato da fonti federali di Efe. Il collegio ha visto l’arbitro alquanto sorpreso dalle accuse e ha detto che preparerà un allegato al verbale per spiegare in dettaglio tutto ciò che è accaduto.

Nel verbale, l’arbitro scrive di essere stato insultato da una giocatrice locale, che lo ha descritto come “sessista del c****” e “stronzo”.

Il comitato FFCV aspetta di ricevere maggiori informazioni per pronunciare e valutare ciò che è accaduto durante la partita.

Il presidente del club ospite,

Jesús Cañizares, ha dichiarato che i suoi giocatori non hanno ascoltato gli insulti contro i giocatori di calcio rivali, anche se alcuni commenti sprezzanti dell’arbitro “erano contestuali al brutto clima che si era creato”.

La vicenda ancora non è chiara, ma mi sento di poter affermare che fair play, controllo e lotta all’intolleranza siano la base della convivenza civile su un campo di calcio. Non devono mancare a nessuno degli attori in campo. Ogni gesto o comportamento che va tuttavia contro questi principi, allontana il calcio dalla cultura sportiva.

Luca Salvarani: Intervista al responsabile della scuola calcio Juventus Club Parma

Mi presento. Sono Luca Salvarani ho 46 anni e di professione sono Ingegnere Meccanico presso una nota azienda di Parma. Vivo a Parma e ho due bellissimi figli: Mattia di 15 anni e Lorenzo di 12 anni che nel passato ho allenato per un paio d’anni ciascuno. 

Vivo nel calcio e per il calcio da diversi anni, se penso a quando ho iniziato nel 1979 all’età di 6 anni, direi che da giocatore prima e da istruttore poi, sono passati parecchi anni. La mia prima squadra è stata la Coopnordemilia che al tempo era dislocata in viale Piacenza, ma devo ammettere che il mio primo allenatore è stato una donna. Pensando a quanto sta avanzando prepotentemente, oggi, il calcio femminile, forse era sicuramente un segno premonitore.

Il sig. Zurlini di palleggi e passaggi contro il muro me ne ha fatti fare tanti, ma probabilmente sono serviti negli anni e nella mia vita calcistica. Ero un bambino di costituzione magra, veloce e con una grande tecnica individuale, punto di forza non sfruttato come avrei potuto e dovuto fare. Nell’anno 80 si cambia società e si approda nella società di quartiere San Leonardo: il Genoa Club.

Luca Salvarani

Il campo in cui ci si allenava era il “campetto” della chiesa, mentre gli spogliatoi erano un container in plastica a bordo campo. Oggi, sarebbe improponibile ai quei ragazzi o bambini che si lamentano di un terreno infangato e irregolare. Tante le soddisfazioni in quegli anni: un miglior giocatore, un miglior atleta di annata e la tanto ambita chiamata alla società Parma Calcio, avevo 12 anni. Un anno di tugurio, dove a memoria, non ricordo nessuno dei miei vecchi compagni di ventura calcare i grandi palcoscenici del calcio, cosa che invece sarebbe successo qualche anno più tardi in un’altra società.

Il ritorno alle società dilettantistiche fu un trauma ma in breve tempo e grazie alla fiducia della società Pro Parma, tornai a divertirmi e a mostrare ciò che per un breve tempo mi era dimenticato di saper fare. L’annata è quella del ‘72, nonostante fossi più piccolo mi facevo rispettare. L’apice, però, viene raggiunto manco a dirlo nella società da cui era partito: la Coopnordest del presidente Enrico Zurlini. Due anni di allievi, prima nell’annata ’71 e poi i regionali con i ’72. La consacrazione arriva nell’ultimo anno dove arriva la seconda chiamata, alla faccia di chi dice che il treno passa una sola volta, dal FC Modena. La società emiliana, allora, frequentava il campionato di serie B e alla guida aveva un certo Renzo Ulivieri. Un’esperienza fantastica durata 2 anni con un campionato Allievi nazionali e un campionato Primavera.

Tanti gli eventi che mi porterò nel cuore, come aver giocato nel vecchio Filadelfia e di essere uscito da quel tunnel che tanti anni prima era stato percorso dal Grande Toro. Avere calcato il vecchio campo Combi di Torino dove la Juve di Platini faceva allenamento e di avere visto gli spogliatoi dello stadio Olimpico con il tunnel in occasione di un Juventus – Roma. Di avere segnato al Pio XII dove si allena, ancora oggi, il Genoa oppure a Bogliasco centro sportivo della Sampdoria e poi Castelmaggiore di Bologna, Cesena, il torneo allievi di Vignola e le partite del giovedì nello stadio Braglia di Modena contro la prima squadra di Ulivieri.

L’idea, invece, di aver giocato ed essermi confrontato in allenamento con giocatori del calibro di Daniele Adani, Cristiano Doni, Alessio Bandieri, Luis Landini, Stefano Sacchetti, Davide Dionigi, mi affascina tanto e mi permette di dire, forse, che di “giocatori buoni” me ne intendo. Come spesso accade i ragazzi si perdono per strada e così fu per me. Impegni scolastici, treni, domeniche fuori Parma, periodi a quattro allenamenti alla settimana ti portano ad un bivio e io scelsi il più sicuro. Cinque anni alla Sampolese dove incontrai, quello sarebbe diventato il mio maestro, Stefano Andreoli e poi Montebello, Minerva fino ad appendere le scarpe al chiodo. Ma da qui inizia un’altra vita e un’altra storia!!!

Dove ha inizio questa nuova storia?

L’inizio non è dei più brillanti. Come secondo allenatore mi occupo di una squadra giovanissimi di quartiere. Dei ragazzi fenomenali che nonostante prendessero in media 10 gol a partita, non vedevano l’ora di arrivare all’allenamento. Con tutti i loro limiti calcistici, prendevano sul serio gli esercizi e miglioravano mese dopo mese. A volte penso che questa esperienza sia stata la chiave del mio percorso da istruttore.

Poi?

Poi è arrivato il mio maestro Stefano Andreoli che dopo avermi dato fiducia come giocatore, mi diede fiducia anche da istruttore. Lui era responsabile alla Juventus club e quindi andai con lui. Presi l’annata 1999.

Luca Salvarani

Che cosa ti spinse a fare l’istruttore della scuola calcio?

La possibilità di trasmettere tutto ciò che avevo imparato in passato da giocatore alle nuove leve, perché a livello giovanile c’è una pochezza desolante.

Quali annate hai allenato fino ad oggi?

Sono sempre rimasto nelle annate piccole, pulcini e esordienti, proprio perché in queste annate c’è bisogno di lavorare tanto sotto tutti i punti di vista.

Quali punti di vista?

Comportamentale e calcistico.

Ritornando alle annate?

Beh sono tante!!! le annate 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2007 e 2008 per un totale di circa 12 anni di insegnamento

Ad oggi qualcuno si è già affacciato al mondo del calcio professionistico?

Forse è un po’ presto, ma ricordo Simone Dodi. Partito dal Parma in serie D e Lega Pro e oggi alla Recanatese. Matteo Rossi, un portiere cresciuto nel Carpi e oggi al Lentigione. I prossimi saranno i 2001. Vedremo.

Metti in ordine d’importanza cinque qualità che deve avere un giocatore

Al primo posto senza ombra di dubbio la personalità: se non ce l’hai, è la prima cosa su cui devi lavorare. Al secondo posto metto l’aspetto motorio con tutte le sue sfaccettature. Al terzo posto la tecnica individuale: per troppo tempo è stata trascurata a favore della fisicità. Oggi ci troviamo in questa condizione perché l’abbiamo persa un po’ di vista. Subito dietro metto la fisicità: un valore aggiunto per un giocatore nel calcio di oggi, ma non deve essere una discriminante. All’ultimo posto la duttilità: una volta i giocatori sapevano fare quel ruolo e basta, ma saperne fare di più, è una grande opportunità per i nostri ragazzi. 

Da quattro anni a questa parte copri anche il ruolo di responsabile scuola calcio. Quali sono i principi fondamentali della scuola?

Siccome parliamo di scuola e a scuola ci si va per apprendere, il principio fondamentale o meglio la parola d’ordine è imparare. Vorrei che ogni ragazzo si abbuffasse, nel tempo che ci viene dedicato, di regole comportamentali e calcistiche, conservandole nel tempo, pronte all’uso. Il nostro mondo è organizzato proprio come una scuola elementare dove esistono le classi, dalla prima alla quinta, un gruppo di insegnanti e un preside. La squadra di insegnanti è fondamentale, senza quella non si va da nessuna parte. Il divertimento è una condizione necessaria ma non sufficiente se non abbinata ad un insegnamento.

Luca Salvarani

Non diventa un sistema troppo professionale per una scuola calcio?

Credo sia solo una questione di obiettivi.

Come hai impostato il tuo rapporto con i genitori?

Molto semplicemente sulla fiducia. Sì perché è di questo che stiamo parlando. Se un genitore ha un minimo dubbio sull’istruttore già dall’inizio, allora è solo questione di ore, di giorni, di settimane o di mesi per sfociare in un malcontento. Bastano 5 minuti in meno di gioco, una convocazione sbagliata, una sostituzione o una parola detta in un modo piuttosto che in un altro e quel dubbio covato in quel lasso di tempo, diventa un problema.

I genitori più ti stanno lontano e meglio è?

Non la metterei in questi termini. Noi istruttori siamo ben disposti ad accogliere i genitori, ma gli argomenti non devono essere sicuramente di carattere tecnico, perché su quello ci sentiamo forti e preparati o meglio dietro quello che facciamo e decidiamo c’è sempre una ragione, speranzosi di vedere una reazione dal bambino che spesso di riflesso è quella del genitore.

E’ un gatto che si morde la coda: i genitori influenzano i comportamenti?

Esatto ed è per questo che il discorso della fiducia diventa fondamentale. In ogni caso e comunque vada è un modo per capire chi ha fiducia in te e chi invece fa finta.

Come è strutturata la scuola calcio

Fino alla categoria Primi Calci 2° anno non abbiamo una vera e propria struttura organizzativa, nel senso che senza togliere gli occhi agli obiettivi di annata ci divertiamo a guardare i nostri bimbi. Dai pulcini agli esordienti abbiamo gruppi unici che ogni sabato vengono suddivisi a seconda del merito e delle capacità in “gruppo regular” e “gruppo premium”. Il primo svolge un campionato di annata per dare minuti e continuità ai bambini che hanno bisogno di crescere più velocemente. Il secondo, invece, affronta un campionato sotto-leva con bambini più grandi, così da consolidare sempre più le proprie capacità. La morale è ottenere un miglioramento su misura, ma comunque faticando.

Il risultato della partita passa in secondo piano?

Esatto. Ci concentriamo più sulle cause del risultato. Preferisco perdere una partita giocando bene, piuttosto che vincerla ampiamente e vedere il nulla sotto il profilo delle cinque qualità che abbiamo menzionato prima.

Ma si dice in giro che la Juve guarda sempre il risultato?

La scuola calcio è un percorso di crescita che prima s’inizia e meglio è. Molto spesso ho la sensazione che la cosa si sia ribaltata e cioè che le squadre che incontriamo siano orientate sul risultato più di noi.

Ti senti più dirigente o più istruttore?

Senza ombra di dubbio più istruttore.

L’anno prossimo su quale squadra metterai le mani?

Probabilmente non sarò io a decidere, ma una preferenza è già nella mia testa.

Il prossimo anno ha qualche segreto nel cassetto?

Ultimamente mi sono avvicinato tantissimo al calcio femminile e devo dire che si assapora ancora il gusto del calcio di una volta privo di interessi economici. Per quanto fossi scettico sul livello, mi devo assolutamente ricredere. Mi piacerebbe organizzare una squadra femminile. Già quest’anno abbiamo inserito nel nostro organico due ragazzine interessanti.

Un grosso grazie a Luca per la sua disponibilità e la sua professionalità sia in campo che fuori. E’ sempre un piacere incontrare “le sue” squadre sia per la qualità del gioco che per la sana competizione. Alla prossima partita

SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Aspetto fisico dei giocatori

In questi anni guardando diverse partite nel settore giovanile ho notato che l’aspetto fisico dei giocatori viene preso in considerazione per formare le squadre che vogliono vincere senza particolari costruzioni di gioco.

Non è sempre vero ma la maggior parte delle squadre che hanno ragazzi biologicamente già sviluppati rispetto alla media dei pari età giocano soprattutto sulla capacità di questi ragazzi di fare la differenza in partita per corsa e potenza fisica.

Molti mister per fortuna prediligono l’abilità dei ragazzi indipendentemente dall’altezza e dal peso.

Aspetto fisico dei giocatori

Voi in che mister vi identificate? Quanto conta per voi l’aspetto fisico dei giocatori?

Nel primo tipo cioè se avete giocatori forti fisicamente indicate alla squadra di scaricare la palla a loro e gli fate fare risultato o nei secondi dove comunque vada il gioco viene sviluppato da tutti i ragazzi indipendentemente dal fisico?

Nel fare formazione ai mister di vari e società personalmente sottolineo sempre di non lasciarsi prendere dalle dimensioni fisiche dei ragazzi e confonderle con abilità e tecnica perchè spesso i ragazzini nella crescita perdono tutti i vantaggi che hanno nel momento in cui  gli altri ragazzi li raggiungono nel tasso di crescita.

Nelle giovanili si nota spesso questo problema quando le squadre passano dal gioco  9 vs 9 a 11 vs 11. 

Bisogna trovare il giusto equilibrio per dare tempo e spazio ai ragazzi fisicamente non ancora sviluppati. 
Psicologicamente i ragazzi vivono con fatica questo momento di trasformazione e proprio per questo il mister deve dare loro molta attenzione tenendo d’occhio quello che sta succedendo. 

Spesso capita che l’attaccante prolifico nelle categorie minori quando comincia a giocare in spazi più grandi non riesca più a segnare.

Il mister deve insegnare il modo di sfruttare al meglio le proprie capacità lavorando sul lato fisico del suo gioco, sulla protezione della palla e su come crearsi lo spazio contro i difensori più grandi per prepararsi comunque l’opportunità di tiro oppure di poter giocare di sponda per i compagni.

Si tratta quindi di affrontare questo problema adottando un approccio diverso al gioco di squadra e che il singolo giocatore se è più piccolo dell’altro può essere altrettanto bravo se mette il tempo e lo sforzo per lavorare con gli esercizi giusti. 

Richiede molto lavoro ma così facendo teniamo fede al ruolo di mister delle giovanili che ha il compito di far crescere i ragazzi che gli vengono affidati.

Buon lavoro!

Far crescere i ragazzi

Spesso i mister si rendono conto nelle prime settimane della stagione, dopo le prime partite se la loro squadra è al giusto livello competizione in vista del campionato. Far crescere in ragazzi non è mai una cosa semplice ma richiede programmazione, impegno e costanza senza guardare troppo ai risultati in partita ma ai singoli obiettivi che ci concordano con i ragazzi.

Nelle squadre dilettanti spesso ci si trova ad avere gruppi eterogenei con diversi ragazzi bravi ma anche con diversi ragazzi che hanno problemi sia atletici che tattico-tecnici.  Per alcuni mister questa situazione  può diventare un problema perché in allenamento o in partita non riescono a gestire questa diversità. Non c’è una ricetta definitiva ma uno dei modi per risolvere questa situazione è stabilire con ognuno dei ragazzi una serie di obiettivi da raggiungere.

I ragazzi si sentiranno stimolati per le loro capacità e nel medio periodo si riuscirà a trovare il giusto equilibrio per far giocare assieme tutti senza rischiare troppo il risultato. Da parte del mister chiaramente ci sarà più fatica a programmare esercizi personalizzati e allenamenti che tengano conto degli obiettivi fissati ma ne vale sicuramente la pena.

Stabilire con i ragazzi un legame forte e lavorare per singoli obiettivi misurabili è anche molto utile perché è uno dei modi per sviluppare una mentalità vincente. Alcuni mister creano questa mentalità lavorando su esercizi con molta intensità e pressione incitando continuamente i ragazzi sia in allenamento che in partita mentre altri mister lavorano sulla intuizione e sulla creatività restando più silenziosi e gestendo le correzioni a tu per tu con i ragazzi.

Non c’è un metodo giusto (per fortuna!!!) ma a seconda dei ragazzi che ci troviamo davanti e della nostre convinzioni sia l’uno che l’altro metodo possono risultare più meno efficaci.

Dare degli obiettivi ai ragazzi sia singoli che di squadra serve a creare quella mentalità che servirà in partita a sfruttare il valore aggiunto del gruppo.  Gli obiettivi devono essere misurabili  con ruoli e compiti e mezzi adeguati ad ogni ragazzo per raggiungere la meta.

Il ragazzo deve sapere cosa deve fare, e capire che può farlo.

Per far crescere una giusta mentalità vincente nel giocatore bisogna scegliere gli obiettivi in base al rischio: giocare ad esempio in più ruoli sul medio periodo porta i ragazzi a non avere paura di sbagliare.

Nella categoria esordienti i ragazzi devono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più.    E’ importante in allenamento simulare parte della pressione che può esserci in partita creando condizioni pari a quelle che si trovano contro gli avversari in modo che i giocatori riescano a sviluppare la giusta mentalità “allenandosi” durante la settimana sia tecnicamente che mentalmente.

Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile anche se purtroppo molti allenatori alimentano l’opposto facendo in modo che i ragazzi sviluppino una mentalità che teme gli errori più di quanto si possa desiderare il successo.

Bisogna abbassare il livello di ansia che i ragazzi e lavorare sul loro autocontrollo e sulla loro autostima che sono due qualità fondamentali per valutare le varie situazioni che possono nascere in partita. 

Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.   Una brutta sconfitta come una bella vittoria va analizzata e ridotta a singoli obiettivi da definire e da affrontare per migliorarsi o per rafforzare la programmazione che si sta svolgendo.

La sconfitta o la vittoria quindi non porta vantaggi al mister nel senso che il mister non è bravo se vince o se perde (come molti mister pensano) ma nelle giovanili è bravo il mister che riesce a trovare il giusto equilibrio per far crescere i ragazzi insegnandogli i fondamentali tecnico e tattici e una giusta mentalità vincente.

Provate a fare una lista dei vostri ragazzi e a stabilire 5 obiettivi minimi da raggiungere per ogni ragazzo da qui a dicembre. Vi accorgerete che per compilare questa lista in modo opportuno e renderla efficace non è così semplice.

Dovrete gestire con ognuno dei ragazzi una relazione forte e concordare scadenze e impegni per raggiungere l’obiettivo. Programmare allenamenti per permettere di eseguire e valutare i singoli obiettivi.

Se si lavora in questo modo oltre ad aver partecipato efficacemente nella crescita e nello sviluppo dei ragazzi anche i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Provare per credere.

Crescere giocando a calcio

L’anno prossimo insieme ad altri compagni sarò il mister di una squadra di esordienti  composta da circa 24 ragazzi. Sono già state fatte le riunioni di rito e i commenti circa l’annata passata e gli obiettivi futuri e mi ritrovo da qualche giorno a pensare preparando l’incontro di staff alle strategie comunicative e tecniche da adottare con il nuovo gruppo di ragazzi per perseguire l’obiettivo principale che sempre per me è prioritario quando prendo in carico una squadra e cioè quello di crescere giocando a calcio.

 

 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

L’arricchimento personale del ragazzo insieme alla crescita tecnico-tattica deve essere il principale obiettivo da raggiungere (o perlomeno provarci) tramite una attenta programmazione.

Incontrando varie situazioni calcistiche in questi giorni sento spesso parlare di ragazzi che faticano sempre più a compiere il giusto e completo percorso di crescita sportiva per poi emergere sia come calciatore e di conseguenza anche come persona.. Come prevenire queste situazioni nonostante (come in tutte le squadre) ci siano ragazzi che hanno velocità diverse di apprendimento e risorse sia fisiche che tecniche molto diverse tra loro? 

Vorrei che al termine del mio mandato molti di questi aspetti fossero risolti e la risposta che mi sono dato è quella che è necessario RImettersi in gioco e Rivedere passo passo tutte le possibilità e le strategie che si possono utilizzare.

Infatti anche se sono diversi anni che sono sul campo (mia moglie dice troppi  ormai) penso che sia questa la vera sfida che ci attende nei prossimi anni e cioè quella di non pensare di essere pronti perché già esperti ma di continuare a metterci in gioco per essere tecnici sempre più preparati  e competenti su più fronti in quanto la crescita tecnico-tattica di un giovane giocatore va di pari passo con quella sociale del ragazzo o ragazza che comincia a vivere la sua vita con tutte le tipicità dell’età di riferimento.

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Prima di tutto è necessario stabilire un percorso con tante tappe in modo da poter valutare la situazione in qualunque momento poi definire poche regole ma chiare.

Ogni mister deve avere chiaro alcuni aspetti fondamentali, innanzitutto essere figure di riferimento. E’ fondamentale perché i ragazzi compiono un percorso di crescita individuale prendendo riferimento dalle persone che li circondano. Specialmente da quelle che li avvicinano ai fondamentali del calcio aiutandoli a sviluppare le loro qualità nel migliore dei modi, e mostrando poi come utilizzare quanto appreso all’interno del sistema complesso di gioco. Non saprei indicare altre situazioni di vita dove i ragazzi sono coinvolti in un così alto livello di emozioni e di variabili personali. 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

Difficoltà crescenti. Un bravo allenatore dovrà proporre di volta in volta difficoltà che i ragazzi comprendono e riescono ad affrontare secondo le loro capacità.  I ragazzi devono avere il tempo per stratificare le conoscenze in modo da arrivare da soli a trovare le soluzioni alle problematiche che si ritroveranno a dover affrontare sul campo da calcio (e non solo).

Programmazione precisa. Schemi motori, utilizzo del pallone, progressione didattica tecnica e tattica, integrazione con la squadra, sviluppo della struttura fisica, ecc. Dobbiamo interrogarci e preparare i nostri allenamenti secondo una programmazione precisa e ordinata in modo da tenere sempre presenti in ogni allenamento gli aspetti appena indicati.

Giocare le partite. Si può pretendere un buon gioco collettivo se i gesti tecnici sono chiari a tutti i giocatori della squadra. Lavorare quindi sullo sviluppo del gioco in entrambe le fasi (possesso e non possesso), unitamente all’attività per il costante miglioramento delle abilità tecniche. Per questo è fondamentale giocare e partecipare attivamente alle partite. La partita deve quindi essere considerata come un momento di crescita a livello didattico non come un mezzo rivolto esclusivamente all’ottenimento di un risultato personale. Vincere fa piacere a tutti ma il modo in cui in cui si ottiene la vittoria (o la sconfitta) è decisivo per lo sviluppo di un ragazzo.

Impegno, costanza e divertimento. Dobbiamo trasmettere ai ragazzi che nella preparazione sportiva come in ogni situazione della vita, è sempre necessario mantenere alti l’impegno e la costanza per raggiungere sia gli obiettivi prefissati a livello individuale, che per ognuno possono essere in parte diversi, sia quelli della propria squadra di appartenenza, condivisi quindi con i compagni e la società. E’ necessario quindi che i ragazzi vengano premiati costantemente con esercizi che li facciano divertire e creare situazioni per farli stare bene.

Poche regole e chiare. 

Allego un decalogo che il Sassuolo calcio ha tentato di fare proprio dal 2016 ad oggi nelle categorie giovanili  con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori che ricalca molto bene lo spirito che ci deve animare per raggiungere i nostri scopi. Buon lavoro a tutti. Vamooooossssss

4 aprile 2018

Mio figlio oggi, per fortuna sta bene. Ma ci sono date, momenti, ricordi, emozioni che non si possono evitare. Sono lì. Non si possono cancellare. Dobbiamo imparare a conviverci e ad affrontarle per cercare di non farci devastare perché niente può essere più come prima. Ci si deve organizzare in modo diverso.

4 aprile 2018. Durante una partita mentre ero in panchina a guardare i ragazzi giocare ho visto mio figlio accasciarsi a terra in mezzo al campo, ho visto compagni ed avversari piangere, persone vere aiutare e dare tutto se stessi per gestire la situazione, ho visto mio figlio immobile non respirare, ho visto un angelo che gli ha evitato il peggio prima che arrivassero i soccorsi ufficiali, ho visto… .

Momenti, ricordi, emozioni indelebili nella mia mente come se li avessi vissuti qualche attimo fa anche se è passato un anno.

4 aprile 2014

Amo lo sport. Amo le persone che in modo vero e sincero ne fanno parte. Amo il calcio soprattutto quello giovanile. Ma un anno fa ricordo benissimo di aver maledetto tutte queste cose…di aver vissuto emozioni alterne, negative e positive in un alternarsi repentino continuo come  quando ti travolge un onda oceanica e non riesci più ad orientarti per le capriole,  il rumore, l’acqua che bevi, i colpi improvvisi e la risacca che forse è l’aspetto peggiore.

Si la risacca è la cosa peggiore. E’ un flusso d’acqua di ritorno che si dirige in verso opposto alla riva è ha così tanta pressione (specialmente in oceano ma anche in mediterraneo in alcune zone) che trascina con se ad elevata velocità verso il largo tutto ciò che incontra.

E’ questa la risacca. Capire che c’è qualcosa (un emozione, un ricordo) che tutti i giorni vivi e che hai dentro di te che anche dopo un anno ti può devastare e trascinare via in qualsiasi momento.

Perchè parlo di un aspetto così personale in un blog di calcio? Perché la bellezza delle relazioni vere che una persona  costruisce nella sua vita sono il miglior orientamento in queste situazioni, il miglior modo per uscire dalla risacca. E come vivere dentro allo spogliatoio.

Nello spogliatoio si elaborano esercizi e si parla di tecnica, tattica, preparazione atletica…ma il mister trasmette tanto di se in uno spogliatoio. Come vive la squadra, come affronta le difficoltà, come fa crescere i ragazzi o come li limita, ecc

Oltre allo sport e al calcio in particolare ovviamente ci  sono tanti modi per costruire delle relazioni ma visto che siamo in questo contesto mi piace sottolineare come il ruolo di un mister di squadre giovanili sia quello di creare relazioni soprattutto.

Insegnare la tecnica del calcio e far vivere a tutti i ragazzi che ti sono affidati un clima vero e sano in un ambiente che li aiuti a crescere. Una sana competizione per farli diventare persone…persone vere.

Dare regole, ascoltare, avere buon senso, dare pari opportunità, gestire attraverso obiettivi precisi e misurabili, essere trasparenti sono tutte “abilità” che il mister deve spendere con i propri ragazzi per costruire un gruppo che si aiuti e che sviluppi un ambiente sano per competizione e crescita personale (sia tecnica che umana).

E’ per questo che un mister deve vivere lo spogliatoio continuamente. Le emozioni che si provano in uno sport sono uniche e lo spogliatoio e l’ambiente dove ci deve essere il clima per tirarle fuori, affrontarle e creare strumenti per gestirle al meglio. Soprattutto con i ragazzi adolescenti ma vale per tutte le annate.

4 aprile 2014

Il gruppo dei ragazzi che insieme a Mister Andrea allenavo l’anno scorso e che ha vissuto sulla propria pelle quanto accaduto e descrivevo prima è stato eccezionale. Non è stata una annata semplice e alcuni sembravano non essere in linea con quanto noi mister stavamo facendo ma c’erano tutti, sempre.

Nel “momentaccio” sono riusciti ad elaborare e a tirare fuori quello che avrebbe spaventato chiunque ed hanno reagito da squadra. Sicuramente l’aiuto dei genitori e dei dirigenti della sezione calcio sono stati determinanti ma lo spogliatoio è il luogo della fiducia e del confronto ed è stato determinante.

4 aprile 2018

Nella cena di fine anno ognuno dei ragazzi ha parlato esternando un pensiero vero, una emozione sinceramente provata riguardante l’annata e credetemi (ma lo sapete meglio di me) che per un gruppo di adolescenti tirare fuori qualcosa di personale davanti agli adulti (i propri genitori, i mister e i dirigenti dell’annata) non è scontato ne semplice.

Un’autentica vittoria.

Durante l’anno e durante soprattutto quel 4 aprile 2018 qualcosa ha fatto scattare la scintilla. Quello che è stata vissuta in quei momenti da tutti come una tragedia ha portato anche elementi positivi in tanti ragazzi. Una scintilla che ha dato valore a quanto i ragazzi avevano già fatto prima.

I momenti e i ricordi esistono. Non possiamo fare finta di nulla . Non basta semplicemente voltare pagina. Ma dobbiamo farlo valere sia quando ci capita qualcosa di negativo che ci appare ingiusto e inaccettabile che per quando viviamo qualcosa di positivo.

Non è la vittoria o la sconfitta che fa la differenza ma il percorso che ti ha permesso di arrivarci. E questo percorso il mister deve averlo chiaro e gestirlo in tutte le sue parti.

A volte alcuni mister si comportano e agiscono come se la fragilità dei ragazzi non fosse ammessa o come se le situazioni di errore o di sconfitta fossero le porte per poter urlare e poter dire robe inumane ai ragazzi sfogando invece la propria frustrazione (anche chi non urla a volte con la comunicazione non verbale fa gli stessi danni dell’urlata malsana).

Invece tutto quello che si vive nell’annata (più o meno intenso) il mister lo deve prendere come un’opportunità che può essere utilizzata come elemento di confronto e rapportata a come una persona vive e gioca in campo.

Perché il calcio (e in generale tutti gli sport di squadra) dice molto delle persone che lo giocano. Il modo in cui un giocatore si sacrifica, l’aiuto al compagno, la presa di responsabilità di alcune azioni, l’indifferenza rispetto ad alcuni “impegni”, ecc. dicono tanto di una persona. Quella persona che noi possiamo aiutare a crescere e ad affrontare le situazioni nel migliore dei modi secondo le sue capacità.

4 aprile 2018. Emozioni forti, ho avuto paura e continuo ad averne ma ho visto tante persone vere in campo e fuori che hanno permesso a tutti di vivere al meglio questa situazione. Servono anche altre cose ma lo sport, lo spogliatoio e i rapporti che si creano vivendo insieme tante emozioni servono anche a questo. E’ un percorso lungo, la risacca ci prova sempre ma fortunatamente continuo a vedere tante persone vere in campo, nello spogliatoio e fuori…a tutti… Grazie, Grazie, Grazie.

Un grazie particolare a Gianluca Baschieri mister del Salso ( i nostri avversari in quella partita) e a Maurizio Taglia (medico che era al campo per giocare una partita con la sua squadra dopo di noi). Due persone fantastiche che nei momenti in cui ho visto mio figlio spegnersi hanno creduto fino in fondo che potesse farcela. Persone vere, trasparenti, innamorate del calcio e di chi lo vive. Un abbraccio sincero.

Maurizio Taglia
Gianluca Baschieri

Calcio…innamorarsi ancora!

Ho passato l’ultima settimana della mia vita sdraiato dolorante sul divano, davanti al televisore, in preda all’influenza più potente che abbia mai affrontato nei miei 29 anni di vita.

Il tempo è passato molto lentamente e, come era ovvio che fosse, ho cercato conforto nei canali calcistici. News, repliche di partite, mercato sempre vivo, interviste…ormai io e la Premier League e la Champions siamo entità uniche.

Ma soprattutto, la notizia bomba degli ultimi giorni è arrivata ieri:

Sicuramente una mossa molto coraggiosa quella della dirigenza dell’Inter, che ha lasciato spiazzata mezza italia e creato migliaia di dibattiti in giro per la rete.

Da umile tifoso del Parma ne ho patite di tutti i colori negli ultimi 5 anni, ma nel mio piccolo ho sempre avuto esempi ben chiari di cosa volesse dire portare con signorilità la fascia da capitano al braccio.

Tutti esempi vicini come filosofia, tornando con le giuste proporzioni all’Inter, all’ultimo grande capitano Javier Zanetti, immenso uomo, immenso giocatore.

Ho speso giorni, ore e minuti della mia vita in passato a chiedermi come l’amore del popolo nerazzurro per Pupi potesse essere stato rimpiazzato da quello per un personaggio umanamente molto più discutibile (per essere buoni) quale Mauro Icardi.


Icardi provoca: l’Inter gioca e lui posta una foto con Wanda

Francamente non l’ho mai voluto e potuto accettare e, sinceramente, questo andazzo diffuso sia delle curve ma anche delle DANNATE società di idolatrare cavalli pazzi e completamente tatuati mi faceva parecchio, parecchio male.

Per fortuna, la mossa di un maestro chiamato Giuseppe Marotta ha ridato un po’ di dignità a questo calcio malato, fatto di società schiave dei capricci di calciatori mercenari e viziati e dei loro procuratori (o procuratrici).

Allo stesso tempo leggere gli insulti dei tifosi all’ormai ex capitano e a sua moglie e agente Wanda Nara, ovviamente nei limiti dell’umano, mi ha acceso una grande scintilla nello stomaco e mi ha fatto capire che il tifoso italiano ancora ha un cuore pulsante e ancora sogna BANDIERE che questo cuore lo facciano scaldare e battere all’infinito.

“Chievo Verona, la bandiera sventola ancora”

Un nostalgico come me potrebbe commuoversi e versare qualche lacrima pensando a gente come Sergione Pelissier, per non citare i soliti nomi storici che sono scontati in questi casi.

Ma oggi credo sia giusto dedicare la parte più profonda dell’amore per il calcio ad un personaggio che sta incantando l’Italia.

Lui non è tatuato fino alla testa, non ha pettinature strane e non vive sui social network. Anzi sembra amare quel look genuino e sponteneo, così come il suo modo di fare, da bravo ragazzo.

Oltre ad essere molto dotato tecnicamente, parlano di lui come un grandissimo lavoratore e tutti noi possiamo vedere la bellezza di ciò che mente in campo senza sosta fino all’ultimo minuto.

Quando vi chiederete chi potrebbe essere un prossimo personaggio da amare, non potrà che venirvi in mente lui.

Martedì, in cui ha ottenuto il record di giocatore italiano più giovane ad aver segnato una doppietta nella storia della Champions League.

Ma la vera cosa da brividi è stata la sua corsa spontanea e rabbiosa sotto la Sud dopo ognuno dei due gol: dopo la partita, Nicolò ha infatti dichiarato di non aver parole e di sperare in tanti altri gol sotto quella curva.

Un ragazzo innamorato del calcio, un ragazzo innamorato della maglia che indossa e che lo sta consacrando. SIGNORE E SIGNORI….NICOLO’ ZANIOLO.