COVID e allenamenti individuali – Un nuovo modo di fare calcio

Buongiorno a tutti. Sono felice di rimettermi all’opera sul nostro Misterone dopo un po’ di tempo.  La situazione che ormai viviamo da un anno sta diventando sempre più impegnativa da sopportare.  Non sempre la mente ha contribuito a darmi la serenità di cui potevo aver necessità, ma anzi mi sono spesso trovato immerso in riflessioni, dubbi, negatività.

Questo è capitato  in tutti gli ambiti della mia vita, ma soprattutto con il calcio e i miei ragazzi classe 2012. 

Ogni volta al ritorno a casa dopo l’allenamento, vivo troppo spesso con estrema fatica l’analisi del lavoro appena terminato: “Sarò riuscito a portargli qualche miglioramento? Avranno vissuto una esperienza costruttiva e serena? Sarò entrato nella loro testa?”.

Dopo un po’ di tormento, mi sono concentrato sulla ricerca del perché di queste sensazioni.

Spesso e volentieri noi adulti ci lasciamo “distruggere” dallo stress lavorativo, e tendiamo colpevolmente a dimenticarci di tutto quanto bambini e ragazzi hanno subito e stanno subendo, e di quanto le loro vite e le loro routine siano state completamente ribaltate.

Quante volte ci siamo ritrovati a dire “siamo davvero fortunati a poterci allenare comunque”? Io stesso, in un precedente articolo, addirittura ero euforico di fronte a  questa nuova possibilità di lavorare senza “pressione” delle partite. Sicuramente è vero che la possibilità concessa a fronte di questa emergenza è da considerare un privilegio.

Ma dopo varie settimane mi sto rendendo conto che non è una passeggiata.

La fatica principale, almeno per la mia fascia d’età, è quella di riuscire a tenere alti gli stimoli; d’altronde ognuno di loro inizia a giocare a calcio per le partitelle durante gli allenamenti e quella del weekend contro le altre squadre della città. L’assenza di questa ci toglie quel rinforzo, quel gran finale, che per loro è sempre stato l’unico momento atteso.

E’ diventato fondamentale integrare il modo di allenare la tecnica individuale, andare oltre le tradizionali esercitazioni che abbiamo sempre utilizzato; per poter aumentare il loro livello d’attenzione abbiamo dovuto rispolverare giochi d’un tempo (porta a porta, gara di traverse, tedesche ecc. ecc.)e “farcire ” gli esercizi abituali (  gare di tiri in porta, giochi a livelli, partitelle di calcio balilla umano ecc. ecc.). Il tutto assegnandoli i nomi dei loro giocatori preferiti (“facciamo che sono Cornelius”).

Per questa motivazione, anche la programmazione è dovuta diventare più flessibile e meno rigida. Come già detto, le risposte in questo periodo non potranno essere le stesse di una settimana tipo normale,  per cui è molto importante avere l’intelligenza e la lucidità di saper “mollare”  e fare un passo indietro, per avere una qualità di allenamento adeguata. 

Nel nostro caso, nei periodi più storti, abbiamo ridotto l’allenamento a 2/3 esercitazioni/giochi mirati...”pochi ma buoni”.

Tralasciando l’aspetto tecnico dell’allenamento, una dimensione che rischia di sgretolarsi è quella dell’affiatamento del gruppo. 

La condivisione dell’esperienza in gruppo è sicuramente molto limitata: l’assenza dei momenti insieme nello spogliatoio,   la distanza forzata, le mancate sensazioni del match,  con il pre, il durante, e il post,  sono tutti fattori che rischiano di “raffreddare” i rapporti e il sentirsi parte di un gruppo.  La prova di questo è proprio il fatto che negli ultimi mesi, sono aumentate le assenze, in molti casi nemmeno giustificate,  cosa mai capitata prima.

Insomma…i bambini stanno perdendo molti riferimenti e stanno vivendo un momento di grande delusione e sconforto. 

Più di ogni altra cosa quindi, un allenatore dovrebbe riuscire ad evitare di andare a sbattere contro un muro, chiuso nelle sue idee, e lavorare per riportare i bisogni dei bambini e i ragazzi al centro, ascoltandoli e osservandoli.

Ad ogni corso a cui abbiamo partecipato, o in tutti i confronti sulla pedagogia e l’educazione, quest’ultimo concetto sicuramente sarà sempre apparso piuttosto scontato. Ma sappiamo anche che non è affatto semplice riuscire sempre a fermarsi ad analizzare le situazioni con lucidità.

Questo momento storico è una prova durissima per noi allenatori, ma ci offre preziose opportunità per nuovi modi di fare squadra e allenare i nostri giocatori, portandoci ad un forzato miglioramento delle nostre competenze alla continua ricerca di fantasiosa qualità e novità.

La speranza è quella che questo disastro possa finire prima possibile, ma sappiamo tutti che non sarà così.

Il nostro lavoro dovrà essere speciale, per far si che i nostri ragazzi arrivino alla fine di questo incubo ancora più innamorati di prima del calcio.

 

Calcio femminile: Parola al CT Jacopo Leandri

“Sin dai 4 anni ho avuto un mio grande amico che tuttora porto nel cuore… il Pallone….ci giocavo, ci parlavo, ci dormivo…. Una passione nata non so bene per quale motivo, in famiglia nessuno era super appassionato, mio nonno mi ha trasmesso la passione della pesca… che io sto tramandando a mio figlio…. Quindi perché il calcio è diventato per me questa grande storia d’amore ?? Io credo che ci siano cose che non si possono spiegare… succedono e basta.”

Il CT della Nazionale Italiana Femminile Under 16 parla della propria esperienza in ambito di calcio femminile all’interno di “Ragazzi Ribelli ControCorrente  ” dell’associazione “Tutti in campo per tutte ASD”

Michele Austoni: un giocatore TOTALE e un bravo mister che cerca di capire il perché delle cose

Mi trovo davanti alla panchina e sto chiedendo scusa. Così ho conosciuto Michele Austoni. Qualche battuta sul suo fisico imponente prima di iniziare l’esercitazione e poi quello scontro in campo. Niente di grave ma vedendolo arrivare con la coda dell’occhio ho difeso la palla prendendo campo e allargando le braccia. Quando ho sentito il suo stomaco appoggiato al mio gomito ho intuito che non si era fermato.

Eccomi allora a chiedere scusa a Michele e a darci appuntamento davanti ad una birra per chiacchierare di quanto appena successo. Quella birra si è moltiplicata e ancora oggi, anche se virtualmente,  si beve ancora assieme per fortuna.

Michele Austoni, 41 freschi freschi, istruttore Pulcini 2010-11 e in emergenza anche Primi Calci USD Gossolengo-Pittolo.

Michele Austoni

Vive a Piacenza dal 2014 da quando ha messo su famiglia 😊 ma originariamente viene da Pandino. il “triangolo delle Bermude” a metà strada tra Milano, Bergamo e Crema.

Ha iniziato a giocare nella scuola calcio della Luisiana dove ha fatto tutte le giovanili fino agli Juniores Regionali.

Anni fantastici ma per vari infortuni poi non si è spinto oltre la categoria. Ricomincia a livello amatoriale ritrovandosi con molti compagni di calcio degli anni passati assieme nelle giovanili riformando un gruppo che era vincente ai tempi e lo è ridiventato negli amatori .

Si vince il torneo di massima categoria CSI nel 2011 e poi si continua a giocare assieme fino a 4 anni fa quando la distanza (50km) e i tempi della vita familiare rendevano impossibile allenarsi e giocare con quel fantastico gruppo.

Come sei diventato allenatore?

Mollare il calcio giocato è stata dura…e infatti ho cercato di mettermi in moto subito per restare legato a questo sport che così tanta gioia mi ha dato negli anni di attività per poter restituire se possibile un po’ di quelle emozioni in un nuovo ruolo da allenatore.

Avevo già avuto esperienze affiancandomi ad amici coi Primi Calci della Luisiana per 2 anni circa mentre ancora giocavo, ma non ero certo fosse la mia strada. Avevo ancora una forte attitudine agonistica e faticavo ad entrare in sintonia con il percorso di crescita e formazione dell’attività di base.

Ricordo però un particolare dell’inizio del secondo anno: c’era un giovane l’anno prima che era qualche centimetro più alto degli altri, in certe cose faceva davvero fatica a coordinarsi.

Se voglio essere gentile diciamo che conduceva la palla quasi “spingendola” tanto era la sua difficoltà a governare gli arti inferiori, ma era molto appassionato, attento e un bel lavoratore.

Bene, il secondo anno era diventato un giocatore! La sua voglia e il suo impegno nell’estate evidentemente avevano dato i suoi frutti e da giovane con qualche difficoltà era diventato uno dei migliori in squadra.. ho pensato.. incredibile, che bello, rifacciamolo!

Qui a Piacenza nel 2018 ho avuto la fortuna di incontrare Franco Marchini che mi ha preso prima come collaboratore poi come istruttore per l’attività coi Pulcini misti (maschi e femmine, ritengo sia stato per me un periodo molto istruttivo, ho cercato di “rubare” ogni tipo di metodologia, principi, comportamento, comunicazione, specifica tecnica e tattica e credo sia stata un’ottima base da cui partire e progredire poi per il futuro, tra l’altro trovandomi per fortuna già allineato ai principi di formazione indicati nel corso UEFA C appena affrontato.

Ora sono sempre in staff con Marchini al USD Gossolengo-Pittolo, una società affiliata all’Atalanta con ottime prospettive e un’ottica di percorso molto positiva e formativa per l’attività di base, anche se siamo in un anno particolare e con le restrizioni in atto, allenamenti individuali e giocando solo 2 partite amichevoli… affrontiamo le difficoltà con organizzazione ed impegno sperando in meglio per il proseguo.

Tra l’altro mi capita anche di allenare mio figlio nei primi calci che ancora non riesce a chiamarmi “mister”, per ora almeno ha sostituito “papà” con “Michele”.. piano piano…

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Da calciatore ho ricoperto tutti i ruoli, un giocatore TOTALE ahahahah ..mi mancava il portiere e un anno si son rotti tutti e 2 negli allievi… grande occasione!!!.

Ho mollato la difesa e son andato in porta.. fra i pali ero un gatto, nelle uscite un disastro (io nel dubbio uscivo SEMPRE).

Son stato maggiormente punta centrale e centrale difensivo.. ma vorrei ripartire da centrocampista perché ahimè ho avuto troppo poche opportunità di farlo e credo che a livello formativo mi siano sempre mancate le indicazioni di massima sui principi da seguire in questo ruolo.. ricomincerei da li!

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?

Il mio programma settimanale in una situazione non covid è composto da 2 allenamenti + partita.

Di solito scelgo un tema da approfondire in base a degli obbiettivi di massima che mi sono posto ad inizio anno, quando osservando i miei giocatori ho valutato dove potevamo migliorare, cosa andava consolidato e cosa del tutto magari mancava.

Cerco di dare molta importanza al “perché” delle cose.. qual è l’obbiettivo dell’esercitazione, cos’è meglio, cosa succede se faccio una cosa o l’altra.. cerco un dialogo per costruire in loro concetti e principi, perché mi sono accorto anche durante il corso che a me da calciatore questo tassello fondamentale è sempre mancato.

La mia sessione di allenamento è orientata all’acquisire competenze che poi ricerco nella partita usando tutti i mezzi possibili soprattutto situazionale, scomponendo in analitico qualora il livello sia ancora base.

Mi diverto un mondo coi piccoli nei giochi polivalenti che non mancano mai.. insieme al situazionale,  sono un FAN dei duelli da 1vs1 al 3vs3.

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

Ricordo un torneo a Gargnano in cui la mia squadra di soli 2010 è arrivata in finale perdendo ai rigori… erano però i più piccoli e per questo ho cerato di trasmettergli tutta la determinazione possibile a dimostrare nel campo il loro valore… azzardavo anche previsioni tra un tempo e l’altro in cui prevedevo i gol dei singoli.. incredibilmente indovinavo! Credo di aver scoperto in anticipo senza saperlo l’effetto pigmalione spiegatoci nel corso.

Che cosa ti porti del corso nel tuo essere allenatore?

A proposito del corso mi ritengo fortunato per essere riuscito a farlo seppur a distanza, son convinto sia stato utile sotto diversi aspetti, cogliendo oltretutto l’opportunità di conoscere davvero una squadra di ottime persone e grandi allenatori dai quali io con la mia misera esperienza ho cercato di apprendere il più possibile in tutte le differenti sfumature di carattere, personalità, metodo e approccio di ognuno.. ma tutte mosse dall’unico comune amore per il calcio.

Progetto 10 e Lode – Feralpi Salo

Sono oggi a presentare una proposta di corso della Feralpi Salo che mi ha fatto conoscere il mio amico Claudio Gori della rete dei Mister. E’ un progetto partito lo scorso anno che trova meritata conferma dopo aver coinvolto oltre 100 corsisti nell’ultima edizione.

“È per noi motivo di orgoglio aver instaurato una collaborazione con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli studi di Brescia, che ha riconosciuto il corso e garantirà 3 Crediti Formativi Universitari a chi parteciperà. Questo è sintomatico del fatto che il corso è ben strutturato e ha raggiunto l’obiettivo.”

Così Pietro Lodi, responsabile generale del settore giovanile della Feralpi Salò con delega ai progetti speciali, entusiasta di poter ripetere l’esperienza ed inorgoglito dagli ottimi risultati raggiunti.

Il corso, con inizio previsto il primo di febbraio, sarà suddiviso in un primo livello per chi intraprenderà il percorso quest’anno, e in un secondo livello per chi abbia già partecipato alla scorsa edizione. 

“10 e Lode” non si concentra solo sugli aspetti tecnico-calcistici, bensì abbraccia ogni dinamica di squadra. Una formazione a 360 gradi, questo l’obiettivo del corso: dalla tecnica alla psicologia, dalla comunicazione allo scouting, area medica, passando per gli interventi di arbitri ed allenatori importanti come ospiti. Un progetto che guarda anche e soprattutto ai giovani e a chi inizi con loro il proprio percorso.

“Nelle prime squadre – prosegue Lodi – puoi fare tutti i “danni” che vuoi. Ma quando si parla di ragazzi giovani, categoria particolarmente sensibile, non puoi permetterti di fare errori. Ne va del loro futuro.”

Da qui nasce l’esigenza di una formazione completa, che scavi nel profondo di ogni aspetto, anche extra-calcistico:

“È fondamentale per noi far capire la particolare età, sensibile ed in piena evoluzione. Comprendere che un ragazzo di 8 anni non può lavorare, ad esempio, sulla forza ma piuttosto sulla coordinazione, sull’equilibrio o sui fondamentali è un aspetto prioritario per chi inizia ad allenare.”

LE MODALITÀ

Il tutto, sarà fatto “in casa”. Locuzione che mai come quest’anno assume una duplice valenza. In primis, il personale dedicato proviene dall’interno della società: tutor in possesso di patentini, master e ogni qualifica necessaria a garantire il massimo della professionalità. Dall’altro lato, perché le lezioni avverranno in D.A.D., tramite quindi didattica a distanza.

Il corso si compone di 20 ore teoriche, suddivise in 10 lezioni da  due ore ogni lunedì sera a partire dall’1 febbraio, fino al 12 aprile per quanto riguarda il I livello, mentre per il II livello sono previste 14 ore suddivise in 7 lezioni da 2 ore, dall’1 febbraio al 15 marzo. 

Per quanto riguarda invece le ore pratiche (10 per il I livello, 16 per il II), verranno svolte in presenza (contestualmente con lo sviluppo della situazione di emergenza sanitaria), a partire dal mese di aprile. Inoltre, i corsisti potranno infatti seguire le video-lezioni dei tutor in modalità telematica, con la possibilità di rivedere in replica i filmati tramite un link YouTube riservato agli iscritti.

Per qualsiasi informazione:

Pietro Lodi
+39 339 438 0389
pietro.lodi@feralpisalo.it

 

Il corso prevede un costo di 150 € ma ne vale sicuramente la pena. 

Un augurio e un abbraccio sincero a tutti

Buongiorno a tutti,

allenatrici e allenatori o semplici appassionati che in questi anni ci state seguendo.

Volevamo augurare a tutti voi un sereno periodo di feste che possa in qualche modo permettere di analizzare con tranquillità questo 2020 cosi strano e particolare.

Abbiamo una speranza comune che il 2021 possa darci occasione per ritornare alla “normalità” che tutti desideriamo portando in campo i nostri ragazzi  per poterci calare nella selva di emozioni che solo sport come il calcio può portare.

Con il saluto di oggi salutiamo il 2020 ma ci rivedremo il 11 gennaio 2021 con le nostre rubriche e i nostri articoli e con tante novità su cui stiamo lavorando per un nuovo anno con nuove idee e nuove riflessioni.

Le cose più belle della vita non si trovano sotto l’albero, ma nelle persone che ti stanno vicino nei momenti speciali. Un abbraccio sincero a tutti dunque dalla redazione de ilmisterone.com. 

A presto!

 

 

Matilde Monnet: ricordatevi che vi voglio bene, specialmente quando fate allenamento!!!

Stupenda questa frase. Non importa quale sia problema perché nella frase c’è tutto. 

Passione, attenzione, competenza. Semplici parole che quando vengono ascoltate (in questo caso da giovani calciatrici) danno la misura del percorso fatto prima e di quanto si vuole ancora fare. 

Matilde è l’allenatrice della categoria esordienti femminile della Libertaspes e vive questa sua  avventura con tutta se stessa, con cura e passione e allo stesso tempo con impegno e competenza, per far crescere le “sue” ragazze al meglio sia umanamente che calcisticamente. 

Mentre stiamo messaggiando via whatsapp sta preparando l’ennesimo allenamento “alternativo” da far fare alle sue ragazze per ovviare a tutte le problematiche che abbiamo vissuto nel lockdown di questa primavera e che stanno ritornando purtroppo in questo periodo.

Mi spiega che per non far perdere la forma fisica, nel periodo più duro dell’isolamento, ha studiato un semplice percorso aerobico da svolgere due volte formato da 5 esercizi intervallati da pause con la raccomandazione di rispettare i tempi (30 secondi di esercizio e 30 secondi di pausa).

Il periodo de lockdown è stato pesante e lungo e anche Matilde, come molti altri mister, ha svolto l’allenamento proponendo videoesercizi, Nel caso specifico delle ragazze della Libertaspes alternando 1 minuto circa di esercizi cardio con esercizi con la palla oltre all’esercizio aerobico presente nell’immagine sopra e a compiti “extra” su cui voleva lavorare in modo specifico.

Un vero tour de force che però ha visto le giovani ragazze impegnate in modo costante e attivo.

La cosa più bella? Matilde sorride e con orgoglio risponde:” Erano sempre vestite come se stessero facendo allenamento al campo, con maglietta, pantaloncini e calzettoni della società!”.

Matilde, da giocatrice nella squadra allenata da te in che ruolo sceglieresti di giocare?

Sono in difficoltà a rispondere perché quando avevo la loro età non giocavo a calcio e quindi farlo come sono adesso sarebbe troppo sleale!!! 

Quindi hai cominciato tardi a giocare?

Si. C’è sempre stato il desiderio di giocare a calcio fin da piccola , ma per una bambina non è semplice essere l’unica…specialmente in quell’età dove si cerca sempre il sostegno delle amichette.

Ho deciso allora di praticare il karate (per 13 anni) che mi ha insegnato molto per quanto riguarda l’aspetto della coordinazione e concentrazione.

La passione per il calcio probabilmente mi è stata tramandata da mio papà che è anche lui un allenatore da prima che io nascessi.

La svolta c’è stata quando ho iniziato il percorso di laurea in Scienze Motorie, da li ho iniziato a collaborare con diverse società sia come preparatrice coordinativa per il settore giovanile che  come allenatrice su quasi tutte le categorie dell’attività di base fino ad arrivare al progetto della squadra femminile (questo è il quarto anno). 

E’ con loro che ho cambiato totalmente il mio modo di allenare e vedere il calcio. 

Qual è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?

La partita che mi ha regalato più emozioni è stata sicuramente la prima che abbiamo vinto in campionato con le ragazze. Arrivavamo da un anno difficilissimo, eravamo una squadra di primi calci secondo anno, in cui nessuna ragazza aveva mai giocato a calcio e ogni sabato prendevamo più di 15 goal a partita. Poi l’anno dopo, pian piano, abbiamo iniziato a giocarcela, a pareggiare e addirittura a vincere. La strada era quella giusta e gli sforzi fatti erano serviti a qualcosa!

Che cosa porti del corso UEFA C nel tuo essere allenatrice?

Dal corso, nel mio essere allenatrice porterò sicuramente tutti gli aspetti tecnici e tutte le cose che non sapevo per poter dare il meglio a quelli che saranno i miei atleti, ma allo stesso tempo credo che mi stia dando tanti spunti di riflessione e di confronto con tanti allenatori e allenatrici competenti.

Dai dimmi qualche aneddoto particolare di questa meravigliosa esperienza

Come aneddoti potrei raccontarne tantissimi perché come squadra abbiamo vissuto tante esperienze singolari a partire dalle numerose cene (sempre tutte presenti!) alla visita alla casa di riposo per fare gli auguri di Natale agli anziani ospiti, all’ingresso in campo come raccattapalle a partite del Piacenza con migliaia di spettatori quando due anni fa il Piacenza lottava per la serie B.

Sicuramente però una delle esperienze più belle è stata quando siamo andate “in gita” a Vinovo a vedere la Juventus femminile: era la prima volta che vedevamo delle ragazze giocare e da li credo sia diventato tutto più reale.

Quanto è importante lo spogliatoio? Le 75 vittorie consecutive della Nuovalamp

La settimana scorsa, in una lezione del patentino Uefa C il docente Maurizio Giordani ha sottolineato alcune situazioni in cui il mister è protagonista nello spogliatoio con discorsi alla squadra sia prima della partita che nell’intervallo o alla fine facendoci vedere alcuni filmati di film famosi come spunto per la discussione.

Mentre scorrevano le immagini di Al Pacino che diceva che la vita è un gioco di centimetri nel famoso film “Ogni maledetta domenica” ripensavo alla mia esperienza nello spogliatoio nelle varie squadre che ho allenato e soprattutto a quanto vissuto in quella straordinaria realtà della Nuovalamp, squadra amatoriale di calcio a 5 (e a tratti calcio a 7) di Parma che ho avuto l’onore di fondare, esserne protagonista e allenare per oltre vent’anni (durante gli altri impegni calcistici e non).

I campionati amatoriali sono strani perché nella mentalità comune si ha sempre l’idea che gli amatori siano formati da gruppi di amici che all’occasione si ritrovano a dare due calci al pallone come scusa per poi mangiarsi la pizza.

Per fortuna nella maggior parte dei casi è così soprattutto nelle squadre di calcio a 11 dove volentieri nel terzo tempo si innaffia la pizza con una buona birra. Bisogna però tenere presente anche un altra realtà e cioè che nel calcio a 5 soprattutto, sin dalla fine degli anni 90, molte squadre Figc di serie B e C utilizzavano i campionati amatoriali come sedute “allenanti” al posto dei classici allenamenti.

Personalmente come Nuovalamp ci siamo infatti trovati a giocare campionati sia provinciali che regionali e nazionali con squadre sia di tipo pizza e birra come dicevamo prima che anche squadre di livello come Montemurlo (campione nazionale serie A2), Novara,  Milano, Roma, Castelli Romani, Rieti, Catania, Reggio Calabria, Trani, Ascoli ma anche Rimini, Modena, Ferrara per citarne alcune appartenenti per lo più alla serie B e C dei vari raggruppamenti regionali.

Nei campionati provinciali poi ci siamo sempre ritrovati di fronte squadre che contro di noi chiamavano personaggi di primo piano nel panorama del calcio a 11. Da ex giocatori di serie A a scendere su più “comuni” giocatori di serie D o eccellenza.

Spesso quindi per noi Nuovalamp tutti impegnati nelle varie società di appartenenza a vari livelli le partite del lunedì sera invece di essere considerate uno svago amatoriale sono diventate partite da preparare e da vivere in ogni aspetto soprattutto nello spogliatoio… perchè lo spogliatoio è fondamentale.

Non serve essere Al Pacino e non serve avere una finale importante. All’interno dello spogliatoio anche durante il campionato si trasmettono e si vivono senza “muri” le vere emozioni che si provano in partita.

Se come mister dici qualcosa di sbagliato o sbagli i tempi e dici una cosa giusta ma al momento sbagliato potresti fare disastri piuttosto che bene.

E’ così nel calcio degli adulti ma lo è soprattutto per le giovanili.

Sono passati alcuni anni dal record nazionale Nuovalamp di 68 risultati utili dal 2001 al 2003 e soprattutto le 75 vittorie consecutive da dicembre 2015 a ottobre 2017, ma vi posso assicurare che alcune situazioni vissute nello spogliatoio sono ancora vive con tutti i protagonisti.

Ad esempio quando in tutti e due i periodi abbiamo vissuto la prima sconfitta (sia dopo i 68 risultati positivi che la prima sconfitta dopo le 75 vittorie) l’effetto nello spogliatoio era più simile ad un disastro che a una sconfitta.

I giocatori aspettavamo sulla panca dello spogliatoio, erano dispiaciuti, silenziosi e faticavano a guardarmi in faccia.

MI ricordo abbastanza bene il volto di alcuni di loro (Fede, Mao e Franco pilastri  storici della squadra) con cui in uno scambio di sguardi veloci abbiamo deciso insieme condividendolo senza parlare quello che avrei detto subito nello spogliatoio a sconfitta appena subita e cioè:

“Finalmente è finita! Ragazzi GRAZIE GRAZIE GRAZIE per questa striscia positiva che da oltre due anni ci vede combattere, lottare e vincere assieme. Ora ci riposiamo e la prossima settimana si ricomincia senza questa pressione di dover vincere a tutti i costi ma riprendendo il piacere di giocare…tutto è partito da questa passione…dal voler sempre migliorare e divertirsi, giocando un bel calcio. E poi lo sapete, nel bene o nel male, LA COLPA E SEMPRE DEL MISTER…adesso pensiamo a mangiare e a che tipo di birra ordinare! Ale nuovalamp Ale!”

Un amico non ce l’ha fatta ed ha preferito smaltire la delusione da solo ritornando a casa ma tutti gli altri hanno mangiato e bevuto come nelle altre sere senza particolari disturbi emotivi. La cosa importante è che dal giorno dopo tra di noi ci fosse come unico pensiero: la partita della settimana successiva.

A mio parere un mister dello spogliatoio nella gestione dei vari giocatori deve darsi alcune semplici regole e prendendo spunto dall’esperienza di oltre vent’anni nella Nuovalamp dove oltre al nucleo storico sono passati giocatori del calibro di Osio, Pizzi, Bia, ecc.  oltre a un centinaio di altri splendidi giocatori provo a riassumere i punti per me più importanti.

Il Mister deve:

Riunire la squadra SOLO QUANDO C’E’ QUALCOSA DA DIRE. Può sembrare una banalità ma molti mister ci tengono a fare discorsi ad ogni allenamento. A mio parere non è una buona idea sia con gli adulti che con i ragazzi.

Essere estremamente SINTETICO E CHIARO. Non sai mai cosa i giocatori realmente apprendono dai tuoi discorsi.  Pochi concetti ma chiari con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, senza tecnicismi.

Capire il momento in cui la squadra HA BISOGNO DI SAPERE COME SENTIRSI COME COLLETTIVO. Non siamo tutti uguali e dopo alcune sconfitte specialmente (ma potrebbe essere anche in altri casi) il mister deve parlare per chiarire a tutti le emozioni e le aspettative che la SQUADRA si è data, non il singolo.

CONCENTRARSI SEMPRE SUL FUTURO e affrontare il passato con esercitazioni sul campo dopo qualche giorno. Essere efficaci (evitare sviluppi peggiori in futuro. Perdere dopo 75 vittorie poteva portare ad un crollo piuttosto che ad una sconfitta singola). Invece bisogna rimotivare verso i prossimi impegni.

AVERE PERSONALITA. Le persone sono trasparenti. La loro comunicazione non verbale rende “visibile” il carattere e se un mister non crede veramente nelle cose che dice può solo combinare disastri.

CREARE GRUPPO. Dopo la sconfitta “famosa” successiva alle 75 vittorie consecutive nessuno è stato incolpato e il mister deve prendersi la responsabilità secondo un percorso creato nel tempo in modo chiaro con i suoi giocatori.

Parlare NEL POSTO GIUSTO. In quel momento era meglio parlare nello spogliatoio. L’emozione la vivevamo tutti…bisognava essere immediati. Spostare il pensiero negativo comune nel pensiero positivo. Personalmente non ero preoccupato della sconfitta (anche se bruciava per come era avvenuta) ma per il possibile impatto sulle successive partite. Dopo quelle semplici parole la squadra si è sentita più tranquilla e tutti (o quasi) hanno cominciato a pensare al positivo di quei due anni appena passati a vincere e non alla sconfitta e ai possibili errori…c’era tempo per quello.

E’ chiaro che quando il mister fa un intervento o quando parla alla squadra deve stare attento a posizionarsi dove tutti i giocatori possano vederlo, guardare in faccia i giocatori, utilizzare un tono in modo da dare energia, scherzare sopra gli argomenti troppo seri per togliere un po’ di tensione. 

Con i ragazzi più giovani aiuta anche interagire con loro ed illustrare le situazioni con aneddoti o storie che loro possono capire. Utilizzare la tecnica dei punti elenco: quindi esporre non con una lunga storie ma incominciare dicendo ad esempio: “Ci sono 3 punti di cui voglio parlarvi oggi…”

Per finire negli ultimi anni, dove i mental coach e i comunicatori, sono entrati nel mondo del calcio è utile adottare un’altra tecnica che è quella del terminare sempre con un chiaro messaggio “da portare a casa”. Creare cioè una sorta di slogan che riassuma quanto detto prima facile da ricordare in modo che il giocatore se lo ripeta in testa e gli possa ricordare facilmente quanto detto.

Interagendo con il mio grande amico Remo Gandolfi per il sito www.ilnostrocalcio.it (che vi invito di visitare perchè molto ricco di aneddoti e storie vere) chiudo questo articolo con questo aneddoto che mi ha gentilmente girato:

Il miglior discorso di squadra – Brian Clough

La sua squadra del Nottingham Forest stava giocando male e perdeva 2-0 in casa. A metà tempo i giocatori hanno aspettato negli spogliatoi il loro allenatore. Hanno aspettato e aspettato e poco prima che dovessero andare avanti per il secondo tempo Brian Clough è apparso e ha detto: “Scusate ragazzi, colpa mia, ho scelto la squadra sbagliata”. Il  Forest è andato a vincere la partita 3-2.

La rubrica “Ciao Mister” dell’Aiac Reggio Emilia

Nella giornata dei ieri l’Aiac Reggio Emilia ha pubblicato nella sua rubrica Ciao Mister l’intervista a Gino Cervi, il nostro “portierone”.

Da Facebook della sezione Aiac di Reggio Emilia:
 
Continuiamo la nostra rubrica “CIAO MISTER!!”. Vi presentiamo l’intervistato di oggi:
NOME: Gino Cervi
 
SOCIETÀ D’APPARTENENZA: U.S.Cremonese
 
RUOLO: Allenatore dei Portieri
 
CATEGORIA DELLA QUALE CI SI OCCUPA: Under 17 NAZIONALI, Under 16 NAZIONALI
 
CHE TIPO DI PATENTINO HAI OTTENUTO E COSA TI PERMESSO DI FARE IN PIÙ RISPETTO A PRIMA?
Ho ottenuto nel 2015 la licenza da “ Allenatore Portieri Dilettanti
per Settore Giovanile e Prima Squadra”, nel 2018 la licenza di “Allenatore di Base UEFA B “ e nel 2019 ho conseguito la licenza di “Allenatore dei Portieri di Prima Squadra e Settore Giovanile“ presso il Centro Tecnico di Coverciano. Sono iscritto all’Albo Speciale FIGC degli allenatori dei portieri. Tutte queste licenze mi hanno permesso di poter allenare in un Settore Giovanile Professionistico storicamente importante come quello della Cremonese.
 
COSA COTTRANDISTINGUE IL TUO METODO DI LAVORO?
Utilizzo molto l’analisi video sia della partita che degli allenamenti, tutte le settimane preparo una clip per il portiere che ha giocato e discutiamo dei singoli interventi per aiutare i ragazzi a migliorarsi.
Ho notato che, in linea di massima, apprendono più velocemente guardandosi che ascoltando.
 
QUANTE SEDUTE FAI? COME RIESCI A BILANCIARE IL LAVORO TECNICO-TATTICO CON QUELLO PSICO-FISICO O INTEGRATO?
Tendenzialmente facciamo 4 sedute alla settimana più la gara. Personalmente ho programmato un protocollo di forza che faccio fare tutti gli allenamenti come Pre-Attivazione a secco ma che mi permette di evitare di fare tanta forza in campo e dedicarmi di più alla parte tecnica situazionale.
Anche perché i Mister utilizzano sempre di più i portieri e quindi preferisco utilizzare questo tempo sul campo per sviluppare tecnica del gesto e tattica situazionale piuttosto che la forza.
 
QUANTO PENSI SIA IMPORTANTE CONIUGARE IL LAVORO PSICO-FISICO DENTRO E FUORI DAL CAMPO?
E’ fondamentale. Sento spesso i ragazzi nel gruppo o singolarmente e molte volte spedisco video di portieri di alto livello per capire cosa ne pensano e creare delle discussioni sui
vari temi. Monitorare anche le situazioni personali, se si nota qualcosa di anomalo, è molto importante specialmente nel Settore Giovanile. E’ logico che è più semplice per noi Allenatori dei portieri perché abbiamo un gruppo ristretto di ragazzi.
 
QUALI SONO LE TUE ASPETTATIVE PER IL FUTURO?
Aprire una scuola per portieri e, nonostante l’età, l’idea è quella di rendere una passione un lavoro per puntare sempre più in alto.
Aiac Reggio Emilia

PROPONICI UN ESERCIZIO :

CATEGORIA: Tutte categorie fasce agonistiche

FASE D’ALLENAMENTO: Situazionale Tattico-Tecnico

OBIETTIVI TECNICO-TATTICI o FISICI: Tipi di spostamento, timing sullo stop e parata

MATERIALI UTILIZZATI: Palloni e Area di Porta

DURATA (n° di minuti): 25 -30 minuti ( A seconda della quantità di Portieri ) 4 portieri

SCOPO/FINALITÀ: L’esercitazione ha come obiettivi di far distinguere i vari tipi spostamento, a seconda che sia lungo o corto, e nello stesso tempo di regolare la velocità di spostamento in funzione della velocità di trasmissione del pallone e sincronizzare il timing sullo stop del calciante in posizione più possibile corretta a difesa della porta. –

DESCRIZIONE: Nella prima parte i portieri ed il mister si passano il pallone e con obbligo di controllo. Il portiere si deve spostare e fermarsi in posizione corretta sul controllo del compagno. Si finisce il giropalla con un tiro che in questa prima fase viene fatto solo dal Mister (Per correggere la posizione). Le varianti che intervengono in un secondo momento sono le seguenti : – Passaggio di prima intenzione (Quindi molta più velocità di esecuzione); Libertà di tiro a tutti e di conseguenza soglia di attenzione ancora più alta; – Anticipo del tiro da parte dei compagni con spostamento quindi entra in gioco anche la visione periferica e la velocità sulla presa di decisione

Dopo la Resilienza? L’anti-fragilità

In uno dei precedenti articoli ho trattato il tema della resilienza ma oggi voglio fare un passo ulteriore e presentarvi un costrutto psicologico molto recente ed attuale: l’anti-fragilità.

Il primo a parlare di anti-fragilità è stato Nassim Thaleb nel suo libro “Antifragile. Prosperare nel disordine” ed è stata definita come quella capacità, da parte di un soggetto, di usare l’incertezza a proprio vantaggio.

Quale situazione migliore per sperimentare l’incertezza e l’imprevisto se non quella che tutti noi stiamo vivendo in questi mesi? Questo concetto ci coinvolge tutti, anche perché in questa realtà 2.0 siamo immersi in un costante cambiamento potenziale, ecco perché dobbiamo riuscire a cogliere la possibilità di trasformare il limite in opportunità.

Questo implica lo sviluppo di un mindset ovvero un atteggiamento mentale che sia antifragile nel momento stesso in cui sul nostro cammino incontriamo un ostacolo imprevisto; tale impedimento attiva nella persona quelle risorse interne che consentono di usare l’ostacolo a proprio vantaggio ed evolvere.

Due sono le emozioni/sensazioni che permettono di alimentare e orientarci verso l’antifragilità: la curiosità e la sorpresa. Date queste informazioni, quali applicazioni possiamo avere nel mondo sportivo e in particolare sul campo con i ragazzi?

anti-fragilità

Partiamo dal presupposto che antifragilità si nasce e si diventa: essa è infatti una caratteristica che tutti noi possediamo, in misure differenti, ma che possiamo anche allenare! Una delle sue caratteristiche operative è l’adattamento proattivo ovvero la capacità di reagire in modo proattivo e funzionale a contesti nuovi, a una transizione/crisi.

In tal senso l’allenatore può trasmettere un’idea costruttiva dell’errore, come un occasione di crescita e non un elemento che porta esclusivamente al fallimento.

La seconda caratteristica è l’evoluzione agonistica intesa come la spinta di un soggetti di ricercare attivamente delle situazioni nuove in cui sperimentarsi, la volontà di uscire dalla propria zona di confort e mettersi alla prova; rispetti a tale aspetto, l’allenatore e lo staff tecnico possono permettere, soprattutto nel settore giovanile, uno scambio di ruoli costante dove ciascuno può sperimentare nuove risorse e responsabilità.

L’ultimo elemento operativo che voglio analizzare è l’agilità emotiva che implica una gestione delle proprie emozioni consapevole ed efficace sia per quanto riguarda gli atleti, per i quali dovrebbe essere previsto di base un lavoro con lo psicologo dello sport, sia per gli allenatori, i quali durante la partita devono saper stare dentro le proprie emozioni, positive o negative che siano, senza essere completamente immerso in queste.

Assegnare i ruoli nelle giovanili

In questa fase di precampionato è necessario individuare o rimettere in discussione alcuni ruoli dei giocatori in base alla preparazione e alle caratteristiche che i ragazzi possono avere.

Dopo questo periodo di sosta possiamo ritrovarci davanti ragazzi che sono molto cambiati nelle caratteristiche fisiche, mentali e caratteriali dagli ultimi allenamenti fatti. E’ necessario dunque stabilire obiettivi generali e specifici per ognuno, ripartire dalle basi tecniche (passaggi e possesso), testare la forma fisica e concordare con ognuno in base ai risultati e alle attitudini i vari ruoli. 

Ogni ragazzo deve aver chiaro per ogni ruolo di quali siano le caratteristiche fisiche, tecniche, tattiche e gli atteggiamenti mentali che vengono richiesti.

Ovviamente nulla di definitivo ma una base di partenza su cui poter lavorare e selezionare le varie caratteristiche dei ragazzi.

ruoli

La tabella successiva mostra alcune di queste caratteristiche. Personalmente la condivido con i ragazzi ad inizio stagione e stabilisco gli obiettivi di miglioramento con ognuno. Dopo un certo periodo (in genere un paio di mesi se non ci sono contrattempi) rivedo la pianificazione con il ragazzo, i risultati e eventualmente il cambio ruolo o il rafforzamento dello stesso.

PosizioneQualità fisicheQualità tecniche richiesteQualità tattiche richiesteQualità mentali richieste
PortiereDimensioni agilità
Reazione
Abilità nel salto
Buona presa con le mani,
Buona tecnica a terra e in aria
Buone capacità con i piedi
Buona scelta di posizione e movimento
Anticipazione e buona distribuzione dei palloni
Personalità
Fiducia
Calma
Concentrazione
TerzinoResistenza alla velocità
Velocità esplosiva
Tecnica difensiva
Contrasti e scivolate
Ricezione
Passaggio di buona qualità
Correre con la palla
Posizionamento e recupero
Tempi di intervento e temporaggiamento
Versatilità in attacco
Aggressività
Forza di volontà
Fiducia
Difensori centraliAltezza
Energia
Abilità di salto
Velocità, mobilità
Intercetto
Controllo della palla
Gioco di testa
Passaggi lunghi e corti
Anticipo
Posizionamento, marcatura
Copertura e
sostegno al gioco
Attitudine al comando
Temperamento
Direzione, calma
Coraggio
CentrocampistiResistenza
Forza (nel duello)
Mobilità
Tecnica difensiva
Passaggio
Ricezione
Dribbling
Posizionamento e
recupero
Anticipo
Pressing
Voglia di combattere
Cooperazione
Forza di volontà
AliResistenza
Velocità
Correre con la palla
Dribbling
Capacità al cross
Tiro
Movimento per difesa
Movimento per attacco
Pressing
Vincere duelli
Coraggio, forza di volontà
Generosità
Concentrazione
Assunzione di rischi
AttaccantiEnergia
Velocità
Vivacità
Agilità
Capacità di rifinire l’azione
Controllo
Colpo di testa
Dribbling, finte
Controllo palla
Colpo di testa
Dribbling, finte Movimento costante
Cambio di posizione
Correre nello spazio
Tempi giusti
Fiducia
Opportunismo
Inganno
Perseveranza

Per esperienza posso dire che molti ragazzi si mettono in discussione positivamente quando vedono le caratteristiche dei vari ruoli e man mano che si discute la loro motivazione ad ogni allenamento è sempre più alta nel tentativo di raggiungere gli obiettivi condivisi all’inizio della stagione.

Buona preparazione a tutti!