L’Europeo che ci piace – UNA STRANA AMICHEVOLE

Ciao a tutti e ben trovati….

Oggi non voglio parlare di esercizi o temi particolari sul ruolo del portiere ma soltanto parlare di una giornata particolare.

Il 19 Giugno siamo stati invitati a Coverciano per giocare un’amichevole con la Nazionale A che si è laureata campione d’Europa. La nazionale aveva appena giocato e vinto contro la Svizzera. Potete immaginare l’emozione nostra e dei ragazzi alla notizia che, a dire la verità e fino all’ultimo sembrava inimmaginabile.

Personalmente penso di aver giocato il jolly di una vita nel senso che calciatori pro che fanno una carriera di professionismo non hanno mai avuto l’occasione di giocare un’amichevole proprio con la nazionale maggiore. ed io esattamente due anni dopo il mio esame di abilitazione a Coverciano mi sono ritrovato nel Centro Tecnico Federale a parlare con Vialli che ho visto in TV e nelle figurine. Se non è un jolly questo!

La foto non è delle più belle ma per me è ricca di significati e soprattutto tutto lo staff azzurro si è dimostrato molto disponibile verso tutti noi . Per fare un esempio Mister Mancini ha salutato tutti personalmente con una stretta di mano, che non credo sia una cosa da tutti.

Tutto quello detto in tv è vero…clima sereno ed amichevole, attenzioni da parte di tutti.

Ci sono tanti aneddoti che ci hanno fatto capire cosa voglia dire GRUPPO e quello che si è visto durante questo europeo lo ha dimostrato appieno.

Credo che sarà uno dei ricordi calcistici migliori della mia vita e me lo terrò ben stretto.

Scusate se ho scritto di questa avventura ma mi piaceva condividerla.

A presto !

Tutti parte del progetto

Sabato sera ero a cena a Bologna con alcuni amici mister provenienti da tutta l’Emilia Romagna. Quando abbiamo visto in tv Mancini al centro del cerchio con tutti i giocatori (titolari e riserve) e i dirigenti ascoltare le direttive durante i supplementari, abbiamo tutti avuto la stessa reazione di soddisfazione e compiacimento.

Dalle varie interviste a Mancini è sempre saltata fuori l’importanza del gruppo. Far sentire tutti parte del progetto, una squadra in cui non ci sono titolari e riserve. 

  • Italia 712
  • Belgio: 412
  • Danimarca: 382*
  • Austria: 358*
  • Croazia: 310
  • Portogallo: 293
  • Spagna: 263

Supportato anche dalla “qualità di chi entra. Nessuno infatti dà la svolta alle partite come quelli dell’Italia. I tiri totali effettuati dai giocatori entrati dalla panchina sono:

  •  Italia 17 (8 in porta)
  • Spagna: 8
  • Belgio: 8
  • Austria: 7
  • Danimarca: 4

Significa tanto. Soprattutto che Mancini insieme ai suoi collaboratori (Vialli, Evani, Lombardo, Salsano e De Rossi) dicono il vero (e per un mister non è poco!).

Avere un progetto chiaro in mente.

Pianificarlo nei dettagli.

Soddisfare le aspettative di tutte le parti interessate.

Fare ordine e chiarezza su tutte le cose che succedono.

Mantenere l’attenzione sugli obiettivi dichiarati.

Assicurare un controllo derivato dalla responsabilità di tutti 

Gestire successi e fallimenti.

In qualunque squadra, soprattutto in una nazionale, raggiungere questi obiettivi aiuterà tutti a restare motivati e a dare il massimo.

Il che, inutile dirlo, porta ancora una volta a progetti migliori. Una situazione in cui vincono davvero tutti. 

Allora mister, quest’estate,, nella nostra pianificazione per l’anno prossimo lavoriamo per questo…far sentire tutti parte del progetto!

Rimanere solidi nella disperazione del momento

Ieri mi sono creato un’occasione per stare con mio figlio più grande per diverse ore. Durante il viaggio abbiamo scambiato qualche chiacchera poi abbiamo lavorato assieme e alla fine stanchissimi cena e viaggio di ritorno ridendo e scherzando.
 
Cose semplici ma non scontate. 
 
Il 4 aprile di 3 anni fa mio figlio ha avuto un arresto cardiaco in campo e anche se è passato del tempo e oggi sta benissimo, ho ancora chiari e nitide alcune immagini di quel giorno.
 
Quando ho visto in tv quando accaduto ad Eriksen le emozioni son ripartite come se non fosse passato un minuto da quella partita di 3 anni fa.
 
Mi sono sentito strano, mi sono dovuto sedere perché ho avuto per un attimo la sensazione di poter cadere. I ricordi che fino a quel momento non mi avevano neanche sfiorato sono affiorati a centinaia. Frammenti di situazioni, volti, emozioni, paure.
 
Paura che è rimasta dentro fin dal primo istante ma che si è trasformata in speranza e gioia quando alla notte insieme a mia moglie, mano nella mano, in rianimazione abbiamo visto segnali di ripresa, alcuni involontari ma altri più coscienti.
 
Da li, una lenta ma totale ripresa. La ricerca della normalità come sopravvivenza anche se sicuramente a tutti è rimasto dentro qualcosa ed ognuno di noi ci deve convivere, mio figlio per primo.
 
E’ per questo forse che ho apprezzato molto nelle immagini viste in tv  (come dice l’amico Duccio Simonelli) “il rimanere solidi nella disperazione del momento” sia da parte del capitano Kjaer, lestissimo nel capire e soccorrere che dei compagni di squadra che hanno protetto il loro campione sia degli altri che man mano sono stati coinvolti.
 
Penso sia l’aspetto fondamentale.
 
Niente plateali disperazioni ma intervenire, aiutare, vivere, partecipare, pensare, pregare, organizzare, sorridere…
…un grosso grazie a chi lo ha fatto con noi e un augurio che accada ad Eriksen e alla sua famiglia (come dalle immagini sembrerebbe)!

Baccarini Roberto: se parla di calcio…tendenzialmente ha ragione!!!

Il calcio è un ambiente in cui spesso trovi persone a cui piace chiacchierare, presentarsi, vantarsi, spesso raccontare di gloriosi tempi passati (“avrei potuto ma…”) e quando si scende sul livello tecnico molti utilizzano frasi fatte oppure sposano filosofie di moda o “vincenti” almeno all’apparenza.

Roberto NON è così. E’ una persona veramente competente e pieno di risorse come ce ne sono poche in questo ambiente. Non ha un carattere sbragone e non si impone con storie strampalate ma è un concreto, uno che va al sodo e che va assaporato un po per volta come un buon sigaro del Nicaragua.

Ho avuto la fortuna di approfondire la sua conoscenza perché ci siamo ritrovati nello stesso gruppo di lavoro  durante il corso Uefa C e sono rimasto piacevolmente sorpreso perché  parlando di calcio (ma non solo) è uno che tendenzialmente HA RAGIONE!!!

Attualmente allena la categoria Piccoli amici e Primi calci nella società Carighnano ASD. 

Raccontaci un po la tua storia

Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita fin da quando seguiva mio padre e guardavo le sue partite da bordo campo, oppure quando alla domenica mattina fingevo di andare a messa e invece sgattaiolavo fuori dalla chiesa per andare a guardare le partite al mitico campo “Sbravati” di via Pelicelli, in quartiere Montanara, dove poi sono cresciuto calcisticamente e ho giocato la maggior parte delle mie gare giovanili con la “Ducale 61”.

La mia carriera calcistica non è certo stata entusiasmante e purtroppo si è interrotta presto. Diciamo che nel momento decisivo al mio fianco non ho avuto le persone giuste per cui ho abbandonato prematuramente l’attività (17/18 anni) per poi riprenderla qualche anno dopo negli amatori. Pazienza, ognuno nella vita subisce le conseguenze di decisioni sbagliate, questo il calcio ce lo insegna ogni allenamento e ogni partita, lo amo anche per questo, e perché come la vita ti dà sempre un’altra partita da giocare dopo una sconfitta.

Negli amatori mi sono divertito molto, ma diciamo che fisicamente sono sempre stato un po’ delicato. Nel 2003 mi sono rotto il primo crociato, quello sinistro, nel 2011 (a 34 anni) il secondo quello destro. Da lì una serie di eventi sfortunati mi ha fatto quasi abbandonare l’attività. L’intervento era riuscito bene ma la riabilitazione sbagliata al ginocchio mi ha mandato quasi in necrosi il tendine d’Achille della gamba che stavo curando…risultato: quasi due anni totalmente fermo nei quali faticavo ad avere una vita normale…capirai giocare a calcio.

La paura di non poter più giocare mai più (mi dicevano nemmeno correre…) ma la necessità di restare attaccato al calcio mi ha fatto iniziare a studiare da allenatore, e così è iniziato questo nuovo capitolo. Montagne di libri, filmati, i primi corsi… prima allenatore/giocatore di calcio a 7 (perché poi fortunatamente il Dott. Concari, a cui va tutta la mia gratitudine, è riuscito miracolosamente a rimettermi in piedi), e nel frattempo mio figlio maggiore inizia a giocare a calcio nell’US Carignano. Come tanti papà ho iniziato “dando una mano” in Società e oggi finalmente sono riuscito a realizzare il sogno di avere un patentino riconosciuto, cosa che, senza una vera carriera da calciatore alle spalle, fino all’anno scorso non avrei mai ritenuto possibile.

Come mai hai Carignano nel cuore?

La curiosità è che il Carignano è per me la “squadra di famiglia”. Mio padre ci ha giocato per anni in gioventù vincendo anche un campionato (una sua foto è appesa in segreteria), entrambi i miei figli Ernesto ed Enrico ci giocano oggi, e io ci alleno!

Nel 2018 il Carignano ha fatto una grande festa per i suoi 70 anni, noi eravamo tutti lì, resterà per sempre un gran bel ricordo. Il Carignano fa parte della nostra tradizione.

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra allenata da te in quale sceglieresti di giocare?

Io ho sempre giocato da attaccante o centrocampista offensivo perché sono sempre stato molto veloce, finché il fisico ha retto mi sono divertito molto. Poi gioco forza con l’età e gli acciacchi mi sono “inventato” centrocampista centrale, soprattutto quando giocando studiavo anche da allenatore, era un ruolo che mi ispirava. Diciamo che oggi giocherei volentieri in quel ruolo che ho fatto davvero per poco tempo.

Come imposti il tuo allenamento settimanale

Facciamo due sedute di allenamento da 1.5 ore, più la partita al sabato. Parliamo di bambini molto piccoli per cui l’attività è prevalentemente ludica. All’interno del gioco cerco di sviluppare l’ABC motorio, molto importante per una generazione che non vive all’aria aperta e che non ha la possibilità di sperimentare in libertà le proprie capacità. Da quelle basi cerco di insegnare i primi rudimenti di tecnica, sempre attraverso il gioco, sempre attraverso il divertimento e la serenità che deve essere propria di questa splendida età (ma con impegno, ovviamente, perché nulla arriva per caso).

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni?

Ricordo bene due partite. La prima è stata la finale del torneo di Carignano con i 2010 (stagione 17/18) che allora militavano nella categoria Primi Calci. Abbiamo vinto la finale con una bellissima partita di collettivo, allenavo col mio “Maestro” Danilo Bertolotti, e in porta giocava mio figlio Ernesto, fu una grande festa, anche perché arrivammo in finale da ripescati! La gioia più grande è stata vedere la felicità dei bambini nel sentirsi premiati alla fine del loro percorso di lavoro. Quella gioia se la sono guadagnata.

L’altra l’anno successivo (18/19), una partita del torneo primaverile organizzato dall’Astra di Parma, allenavo sempre i 2010 del Carignano (Pulcini I° anno), giocammo contro una squadra che veniva dalla Romania, il Cluj Napoca. La mia era una bella squadra, ma loro per “piglio di gioco” e grinta sembravano avere due o tre anni in più. La partita è stata bellissima, i miei ragazzi hanno dato l’anima e si sono aiutati l’un l’altro, meritavamo i tre punti, alla fine abbiamo pareggiato, ma siamo usciti comunque vincitori perché tutti abbiamo imparato qualcosa da quella partita.

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore 

Francamente credo che per un allenatore di calcio giovanile fare quel corso faccia davvero la differenza. Oltre ai giusti principi della ormai fortunatamente diffusa e nota “Carta dei diritti del bambino nello sport”, promossi con forza dal corso per “Allenatori di giovani calciatori UEFA C”, ma già presenti ormai da anni in tutti i corsi che ho frequentato (giustamente), quello che questo corso mi ha dato è un reale, direi anche pratico, miglioramento delle mie competenze. Allenerò con più sicurezza nei miei mezzi e con più consapevolezza su cosa sia giusto o sbagliato per la crescita di bambini e ragazzi sia dal punto di vista etico/educativo che sportivo, cosa non scontata nel mondo del calcio giovanile, purtroppo.

In più ho avuto il piacere di conoscere tanti colleghi competenti e appassionati oltre a ritrovare vecchi amici, con cui ho condiviso quest’importante e faticosa esperienza.

Ringrazio molto Roberto per questa sua chiacchierata di presentazione. Nel corso è stato uno dei migliori raggiungendo infatti il massimo del punteggio. Aspetto impazientemente il momento di parlare di calcio gustandoci assieme una buona birra (non si era detto di andare al birrificio ARGO??? – nome scelto per il gruppo di lavoro durante il corso) ascoltando uno dei suoi assoli di chitarra…come vi dicevo all’inizio…una persona ricca da scoprire!!!

Giovedi 15 Aprile alle ore 21 con Ivan Zauli

Ciao, sono Maurizio Vici, allenatore Uefa B, osservatore abilitato a Coverciano per Società professionistiche e Host nei corsi Federali Uefa C, Uefa D, Uefa B.

Questo articolo, grazie alla cortesia del Misterone, per segnalare, presentare e invitare tutti ad una serata online su Zoom.

Avremo il grande piacere di avere ospite il primo Maestro di Tecnica Ivan Zauli (Cesena, Brescia, Juventus) che da 20 anni porta il messaggio e l’argomento della tecnica calcistica nel mondo del calcio.

Ivan durante la serata ci aggiornerà quali sono e saranno i cambiamenti impattanti che stanno attraversando il nostro mondo della palla rotonda, anche in base a questo periodo di pandemia che ci ha costretto tutti a fermarci o a limitare fortemente l’attività di noi tutti sul campo, dalle scuole calcio alle categorie agonistiche, alle prime squadre.

Ivan sarà certamente aperto a domande e considerazioni da parte di tutti.

Nella serata presenteremo insieme a lui il Camp/Stage che si svolgerà a Piacenza dal 17 al 20 Giugno per allenatori e per ragazzi dai 9 ai 14 anni.

Ivan Zauli lavorerà il 17 con i ragazzi per poi spostarsi il 18-19-20 a lavorare con gli allenatori.

Il Camp per i ragazzi proseguirà il 18 e 19 con lo staff di Zauli (il suo vice e un Mental Coach).

Nell’imminenza dell’evento sarà consegnato agli interessati un link, cliccando sul quale, saranno direttamente portati all’interno della serata.

Viva la tecnica calcistica, viva il calcio, vi aspettiamo molto volentieri, Giovedì 15 Aprile alle ore 21.

Per prenotarsi contattarmi ai seguenti riferimenti: Maurizio Vici, 333 6436675 mauriziovici04@gmail.com

COVID e allenamenti individuali – Un nuovo modo di fare calcio

Buongiorno a tutti. Sono felice di rimettermi all’opera sul nostro Misterone dopo un po’ di tempo.  La situazione che ormai viviamo da un anno sta diventando sempre più impegnativa da sopportare.  Non sempre la mente ha contribuito a darmi la serenità di cui potevo aver necessità, ma anzi mi sono spesso trovato immerso in riflessioni, dubbi, negatività.

Questo è capitato  in tutti gli ambiti della mia vita, ma soprattutto con il calcio e i miei ragazzi classe 2012. 

Ogni volta al ritorno a casa dopo l’allenamento, vivo troppo spesso con estrema fatica l’analisi del lavoro appena terminato: “Sarò riuscito a portargli qualche miglioramento? Avranno vissuto una esperienza costruttiva e serena? Sarò entrato nella loro testa?”.

Dopo un po’ di tormento, mi sono concentrato sulla ricerca del perché di queste sensazioni.

Spesso e volentieri noi adulti ci lasciamo “distruggere” dallo stress lavorativo, e tendiamo colpevolmente a dimenticarci di tutto quanto bambini e ragazzi hanno subito e stanno subendo, e di quanto le loro vite e le loro routine siano state completamente ribaltate.

Quante volte ci siamo ritrovati a dire “siamo davvero fortunati a poterci allenare comunque”? Io stesso, in un precedente articolo, addirittura ero euforico di fronte a  questa nuova possibilità di lavorare senza “pressione” delle partite. Sicuramente è vero che la possibilità concessa a fronte di questa emergenza è da considerare un privilegio.

Ma dopo varie settimane mi sto rendendo conto che non è una passeggiata.

La fatica principale, almeno per la mia fascia d’età, è quella di riuscire a tenere alti gli stimoli; d’altronde ognuno di loro inizia a giocare a calcio per le partitelle durante gli allenamenti e quella del weekend contro le altre squadre della città. L’assenza di questa ci toglie quel rinforzo, quel gran finale, che per loro è sempre stato l’unico momento atteso.

E’ diventato fondamentale integrare il modo di allenare la tecnica individuale, andare oltre le tradizionali esercitazioni che abbiamo sempre utilizzato; per poter aumentare il loro livello d’attenzione abbiamo dovuto rispolverare giochi d’un tempo (porta a porta, gara di traverse, tedesche ecc. ecc.)e “farcire ” gli esercizi abituali (  gare di tiri in porta, giochi a livelli, partitelle di calcio balilla umano ecc. ecc.). Il tutto assegnandoli i nomi dei loro giocatori preferiti (“facciamo che sono Cornelius”).

Per questa motivazione, anche la programmazione è dovuta diventare più flessibile e meno rigida. Come già detto, le risposte in questo periodo non potranno essere le stesse di una settimana tipo normale,  per cui è molto importante avere l’intelligenza e la lucidità di saper “mollare”  e fare un passo indietro, per avere una qualità di allenamento adeguata. 

Nel nostro caso, nei periodi più storti, abbiamo ridotto l’allenamento a 2/3 esercitazioni/giochi mirati...”pochi ma buoni”.

Tralasciando l’aspetto tecnico dell’allenamento, una dimensione che rischia di sgretolarsi è quella dell’affiatamento del gruppo. 

La condivisione dell’esperienza in gruppo è sicuramente molto limitata: l’assenza dei momenti insieme nello spogliatoio,   la distanza forzata, le mancate sensazioni del match,  con il pre, il durante, e il post,  sono tutti fattori che rischiano di “raffreddare” i rapporti e il sentirsi parte di un gruppo.  La prova di questo è proprio il fatto che negli ultimi mesi, sono aumentate le assenze, in molti casi nemmeno giustificate,  cosa mai capitata prima.

Insomma…i bambini stanno perdendo molti riferimenti e stanno vivendo un momento di grande delusione e sconforto. 

Più di ogni altra cosa quindi, un allenatore dovrebbe riuscire ad evitare di andare a sbattere contro un muro, chiuso nelle sue idee, e lavorare per riportare i bisogni dei bambini e i ragazzi al centro, ascoltandoli e osservandoli.

Ad ogni corso a cui abbiamo partecipato, o in tutti i confronti sulla pedagogia e l’educazione, quest’ultimo concetto sicuramente sarà sempre apparso piuttosto scontato. Ma sappiamo anche che non è affatto semplice riuscire sempre a fermarsi ad analizzare le situazioni con lucidità.

Questo momento storico è una prova durissima per noi allenatori, ma ci offre preziose opportunità per nuovi modi di fare squadra e allenare i nostri giocatori, portandoci ad un forzato miglioramento delle nostre competenze alla continua ricerca di fantasiosa qualità e novità.

La speranza è quella che questo disastro possa finire prima possibile, ma sappiamo tutti che non sarà così.

Il nostro lavoro dovrà essere speciale, per far si che i nostri ragazzi arrivino alla fine di questo incubo ancora più innamorati di prima del calcio.