Scalpo: cinquant’anni e non sentirli!!!

L’altro giorno ho partecipato ad un incontro tra mister in una piccola società in provincia di Modena ed ho sorriso con piacere quando tra le varie proposte di riscaldamento dei ragazzi è saltato fuori come proposta il gioco dello scalpo. 

La passione con cui il mister (poco più di ventenne) spiegava questo gioco mi ha scaldato il cuore ripensando dall’alto dei miei 50 anni che era un gioco che facevo fin dalle elementari e mi piaceva molto perché pur coinvolgendo tutta la squadra esaltava le doti atletiche e strategiche dei singoli.

Scalpo

Anche se molto conosciuto è obbligatoria qualche spiegazione del gioco. I partecipanti sono divisi per squadre ed hanno una pettorina (scalpo) inserito nei pantaloncini dalla parte della schiena. I giocatori al fischio del mister devono muoversi e dovranno cercare di rubarsi  la pettorina senza farsi sfilare la propria.

Se la pettorina di un giocatore viene rimosso, è fuori dal gioco.

Ogni pettorina rubata corrisponde ad un punto assegnato alla squadra di appartenenza del giocatore che ha sfilato la pettorina all’avversario. Vince la squadra che elimina tutti gli avversari o che totalizza il punteggio migliore dopo un determinato tempo di gioco.

E’ un buon riscaldamento per mettere i giocatori nella mentalità giusta in vista della partita o dell’allenamento.

Ricordo che prima di giocare ci si metteva d’accordo per proteggersi o per andare all’attacco di determinate persone della squadra avversaria (in genere i più pericolosi). Tuttora lo ritengo molto utile per vedere le capacità organizzative dei ragazzi e l’evolversi delle varie strategie.

Scalpo

Per esperienza meglio definire regole precise per i ragazzi in modo che non si creino dubbi di alcun tipo (accadeva anche quando ero piccolo!).

Chi viene preso è meglio che si sieda per terra o in un punto fuori dal campo in modo che chi gioca possa vedere chi è fuori combattimento. 

Stabilire un punto di raccolta per gli “scalpi”  in modo da poter consegnare gli scalpi conquistati e di evitare imbrogli per vedere chiaramente chi è in lotta e chi no.

Da Mister ma anche da giocatore incallito penso sia molto importante fare poi la sintesi del gioco evidenziando alcuni principi di tattica: 

– chi combatte da solo finirà sempre per farsi prendere, qualunque sia la sua forza e la sua astuzia. Forse avrà fatto bella figura, ma non sarà servito alla sua squadra;

– una squadra che agisce unita, con i deboli inquadrati coi forti e la schiena protetta, e che manovra con una strategia precisa concordata prima è praticamente invincibile.

Grazie al giovane mister che vivendo con passione il gioco dello scalpo mi ha fatto rivivere le emozioni di quegli anni passati e rinnovato l’utilità di un gioco efficace, atletico e tattico….divertimento assicurato!

Calcio femminile internazionale: The WE United Project

“Time spent playing with children is never wasted. We have been focusing on passing and dribbling in our sessions. I am so excited and happy to see my kids playing. ❤️ 😍

Trad. “Il tempo speso a giocare con i bambini non è mai sprecato. Ci siamo focalizzati ad allenare il passaggio ed il dribbling nella nostra sessione di allenamento. Sono eccitata e felice di vedere le mie bimbe giocare.” Dice Anita la aspirante allenatrice e studentessa della  SOS Hermann Gmeiner School a Surkhet.

Frasi semplici, quasi banali, di cui il mondo occidentale sembra essersi dimenticato. Essere felici per il solo piacere di giocare, ci sembra un discorso molto lontano dalla nostra cultura.

Siamo in Nepal e grazie a The WE United Project da 6 anni le bambine in età scolare possono partecipare a campionati di calcio a 5. Cosa che per molti sarebbe stato impensabile.

Una amica di Anita è Suji, vive a Kathmandu. Studia al college e frequenta anche lei il corso da allenatrice. Dice di voler riempire le proprie giornate con lo sport. 

Allena una squadra di bambine di dieci anni che frequentano la Fairyland Boarding School a Kapan. Di questa esperienza ci racconta:

“We are training on the school ground which is made of concrete. I am so glad girls seem to be interested in sports these days. They are all passionate to learn new things like dribbling, shooting, passing and stretching. In our first session they did a great job working on their dribbling and passing skills. Some girls were shy to play because it was their first ever time to play. Later, they slowly tried and then they were so excited to play more that they wanted extra time. In our second session my players are helping me to set up the drills and they even remembered the warm up and were able to lead it! There are now a few boys joining us because they are interested to learn. My experience is showing me that it is never too late to learn new things because life is a learning process.”

Trad. “Ci alleniamo sul pavimento di cemento della scuola. Sono veramente felice di questa esperienza e le ragazze sembrano mettere interesse nello sport in questi giorni. Tutte mettono passione nell’imparare nuove cose come il dribbling, il tiro e lo stretching. Nella nostra prima sessione di allenamento abbiamo fatto un grande lavoro nell’affinare la tecnica di dribbling e passaggio. Alcune ragazze erano timide perché era la prima volta che giocavano. Con i giusti tempi, però, provando a giocare si rivelarono veramente entusiaste tanto da non riuscire a smettere.  Nel secondo allenamento le ragazze mi hanno aiutato a preparare gli esercizi ricordandomi che prima bisogna fare riscaldamento! Si sono dimostrate pronte a condurlo autonomamente! Anche alcuni ragazzi si sono uniti a noi perché curiosi di imparare. La mia esperienza mi insegna che non è mai tardi per imparare, perché la vita è un processo continuo di apprendimento.”

Infine andiamo a Lalitpur dove incontriamo Pratigya giocatrice della MUFC Nepal girls team e aspirante allenatrice. Recentemente ha iniziato ad allenare ragazze di 10 anni della Nava Suryadaya English School. Pratigya ci racconta:

“I have completed two sessions. In the first session I talked to them about their footballing experience and their passion. We just did a little bit of passing and had fun playing on our first day. In the second session we did more passing drills, dribbling drills, and I taught them shooting techniques. We ended the session with a game between the players themselves. I love the energy and efforts these little girls put in their training sessions. I love that we share the same love for football. I love that we are pushing each other and helping each other grow… I push them to play better. They push me to coach better.”

Trad. “Ho completato due sessioni di allenamento. Nel primo ho parlato con le ragazze delle proprie esperienze e della propria passione per il calcio. Abbiamo fatto un po’ di passaggi e poi ci siamo divertite a giocare. Nel secondo allenamento abbiamo passato più tempo sugli esercizi di passaggio, dribbling e sulla tecnica di tiro. Adoro la passione che queste ragazze mettono nell’allenarsi, come l’amore che mostrano verso il calcio. Mi piace che si spronino a vicenda e si aiutino a crescere. Io le stimolo a giocare meglio e loro mi spingono a migliorare come allenatrice.”

Il calcio femminile sta infrangendo ogni tipo di barriera. Giovani giocatrici ed allenatrici stanno crescendo in ogni parte del mondo incoraggiandosi l’un l’altra. Questo ci deve incoraggiare a fare sempre un piccolo sforzo in più per rendere questo sport fruibile a tutte, perché i risultati si vedono e ripagano delle fatiche spese.

Una squadra nata per la lotta al femminicidio: Bassa Parmense

Parliamo con il Direttore Sportivo Cofano TITO dell’A.D.G.S.  Bassa Parmense Calcio di come è nata una squadra Under 10 femminile a Trecasali, quale spirito muova questa società e che valori porta con se.

 

Come nasce nel territorio della Bassa Parmense una squadra di giovani calciatrici?
Tutto ha inizio 3 anni fa grazie ad un progetto coltivato insieme all’assessore alle Pari oppurtunità del comune di SissaTrecasali. Egli al primo incontro ci ha comunicato l’esigenza dell’amministrazione di presentare un progetto che sottolineasse l’impegno nella lotta contro il femminicidio. Assieme al nostro Direttore Sportivo arrivammo all’idea di una creare di una squadra femminile che portasse con se questo valore. Si decise di non optare per una squadra di adulte, perché sembrava una scelta poco originale dato che il territorio provinciale ne è pieno, ma di puntare su un percorso di crescita di ragazze più giovani. Grazie all’appoggio dell’amministrazione comunale riuscimmo ad arrivare agevolmente nelle case dei concittadini per informarli della splendida iniziativa.
Sì, tutto il mondo del calcio femminile è sensibile al tema del femminicidio, esistono diverse iniziative legate alla giornata mondiale contro la violenza, ma sicuramente se a vestire la maglia dell’anti-violenza sono delle bambine l’impatto è ancora più potente.
Bassa Parmense e Parma Calcio Femminile
Sposo a pieno il vostro messaggio! la mia associazione Tuttimondi fa dello sport un mezzo per la lotta alla violenza ed alle differenze di genere. Organizziamo un torneo dove richiediamo espressamente di indossare maglie che sensibilizzino verso questi temi e Trovo rassicurante che ci siano molte squadre che lottano insieme a noi per maggiori diritti e maggiori tutele. anche le varie federazioni non sono di certo indifferenti a questo tema.
Ma torniamo alla squadra, nell’anno del debutto quante ragazze aderirono al progetto?
Nel Settembre 2017 le bimbe che aderirono furono 7, fummo felici di questo primo risultato ed iniziammo la nostra avventura.  Dopo pochi mesi arrivammo ad avere 11 atlete.
Andò tutto liscio o ci furono dei problemi?
All’inizio non fu facile. Non riuscivamo ad avere un mister fisso, perché gli allenatori maschi non credevano (e tutt’ora non credono) troppo nella nostra scommessa e trovare una mister donna non risulta cosi facile.
Si figuri che io alleno insieme a 3 donne di cui 2 laureate in Scienze Motorie. A volte la vita è fatta di occasioni… per questo mi spendo molto per il dialogo e la condivisione di esperienze. a volte non trovare la persona giusta si tratta solo di un incontro mancato. Ma mi dica, poi avete risolto questo problema?
Ad un certo punto, una Mamma di una nostra giocatrice si offrì volontaria ed insieme al nostro direttore portò avanti la stagione. Ma penso che nella stagione successiva, la 2018-2019, che avvenne vero miracolo…
Cosa successe nel 2018?
Nel 2018, rimasero in 7. Grazie alla super Mamma di cui parlavo, che si chiama KATIA TONNA, le bimbe non si arresero nonostante fossero poche e continuarono a giocare.
Cercando di resistere, le proposi la sfida di guidare una squadra MISTA composta da 7 femmine e 12 maschietti. Accettò e da questo punto in poi si ebbe un grosso cambiamento positivo.
una mamma come mister???
Posso dire di essere orgoglioso di aver avuto questa idea, perché KATIA non solo si dimostra un OTTIMO MISTER, ma riesce con DELICATEZZA e PREMURA a dare ed infondere PASSIONE nelle cose, come solo una DONNA è in grado di FARE e DONARE.
Quindi, mi sta dicendo la figura dell’allenatore va oltre gli aspetti tecnico-tattici…

Ci tengo a sottolinearlo: chi ha la volontà e la capacità di capire, da tutto ciò può imparare qualcosa! Io personalmente, dopo anni vissuti nel mondo del calcio, grazie a questa nuova esperienza ho imparato ha guardare questo sport con un occhio diverso. Il gioco del pallone non è fatto solo di fame e soddisfazioni sportive, ma è anche fatto di sensazioni, rispetto e tanto amore per quello che si fa, cercando di farlo non tanto per soddisfare se stessi quanto per donare emozioni felici a chi lo vive con noi. Quindi, mi sta dicendo la figura dell’allenatore va oltre gli aspetti tecnico-tattici…

belle parole, ma questo metodo è efficace per creare un gruppo?

Certamente, questo metodo di allenare è miracoloso per la costruzione di un gruppo! Nella stagione corrente 2019-2020 siamo arrivati ad avere 22 bambine. Il loro entusiasmo è contagioso per tante altre bimbe, che arrivano, provano e poi amano fin da subito tutto.  Come dicevo prima, il merito è di KATIA. Sa di avere molte doti fondamentali per mantenere unita la squadra e per essere seguita da delle bambine. Però sa anche di non avere le migliori competenze tecniche,  così ci insegna un’altra cosa: l’umiltà di chiedere aiuto nelle cose dove è meno competente.  Così la facciamo affiancare da uno dei nostri migliori istruttori di scuola calcio per essere supportata negli aspetti che non conosce. Dimostra tenacia e non si accontenta, così si iscrive a corsi tecnici per migliorare e rimanere al fianco della propria creatura, come farebbe ogni Mamma.

Valuta quindi positivamente questo progetto?
Siamo felici di aver intrapreso questa avventura e speriamo che possa durare e crescere sempre più; anche se un giorno disgraziatamente tutto dovesse finire saremmo felici lo stesso per ciò che ci ha dato e insegnato QUESTA SQUADRA, che allo stesso modo non ce lo avrebbe mai INSEGNATO NESSUNO.
 
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 2010-torneo-coltaro-2019-300x225-1.jpgVorrebbe ringraziare qualcuno in particolare?
Grazie Katia a TE e alle TUE RAGAZZE per averci donato:
PASSIONE-FRATELLANZA-COLLABORAZIONE-UNIONE-DIVERTIMENTO.
mentre io ringrazio lei per la disponibilità. la saluto sperando di incontrarci un giorno in campo per condividere emozioni ed ideali comuni attraverso lo sport.

Per maggiori informazioni: sulla società Bassa Parmense:  https://www.bassaparmensecalcio.it/

Calcio femminile giovanile: Under 12

Ingresso in campo Parma U12 – Bibbiano San Polo U12

Il movimento del calcio femminile sta crescendo e sempre più bambine chiedono di giocare!

Vorrei ribadire e ripetere: I BAMBINI E LE BAMBINE VOGLIONO GIOCARE.

Mi raccontava Cristina Romanini (Parma) di una ragazzina che sarebbe dovuta entrare nella squadra under 10. Rifiutò perché la squadra di quella annata non partecipa ancora a nessun campionato. Alla proposta di fare solo allenamenti, ella rispose di voler tornare nella squadra del suo paese per GIOCARE assieme ai maschi.

Sembra banale, ma il nostro ego competitivo spesso ci impedisce di riconoscere l’essenza del calcio: è un GIOCO e per questo va GIOCATO.

Tantissime squadre (soprattutto in ambito maschile) fanno pesanti selezioni già tra i pulcini. Nel farlo, guardando solo il qui ed ora e dimenticandosi della prospettiva, non si rendono conto che con la crescita e lo sviluppo le caratteristiche possono subire notevoli cambiamenti.

Oltre al fatto che questo comportamento spinge i ragazzi apparentemente meno dotati all’abbandono del calcio, è immensamente diseducativo sia dal punto di vista della crescita individuale che di quella sportiva. Non potendosi confrontare con compagni dalle diverse capacità, questi perderanno l’occasione di imparare a rapportarsi con la differenza. Rischiano così di perdere il senso unitario di squadra, dove le capacità del singolo devono essere messe a disposizione del benessere collettivo del gruppo.

Per iniziare con il piede giusto per far crescere il movimento del calcio femminile, occorre perciò raccogliere i frutti dell’esperienza acquisita e riflettere sugli errori commessi.

Seguendo il triangolare tra Parma, Bibbiano San Polo e Rapid Viadana mi sono reso conto del fatto che le ragazze si sentissero a proprio agio. a giocare tra femmine. 

Nonostante ci potessero essere delle differenze in campo dal punto di vista fisico e della preparazione tra le squadre, a mio si sono divertite molto. 

Si spera che le pioniere possano fare da traino per tutte le nuove squadre che inizieranno questo percorso.

Link utili:

http://parmacalcio1913.com/category/femminile

http://www.asdbibbianosanpolo.it/

https://www.facebook.com/POL-RAPID-Viadana-1956159651095349/

SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Protezione della palla

Una difficoltà che si riscontra spesso tra i ragazzi è la scarsa capacità di protezione della palla. Questa capacità risulta fondamentale per mantenere il possesso o anche semplicemente per guadagnare tempo per far ricompattare o salire la propria squadra.

Nel centro di centrocampo sono già presenti due giocatori. Il mister passa la palla a uno di questi due a suo piacere e questi deve proteggere la palla per almeno 5 secondi dentro al cerchio di centrocampo e poi dribblare e tentare di andare al tiro verso la porta. Ovviamente chi attacca se riesce ad impossessarsi della palla compie lo stesso gesto verso la porta.

All’interno del cerchio possono venire attuate tutte e tre le tipologie di protezione della palla: dorsale, laterale e diagonale.

Infatti il giocatore che riceve la palla può riceverla proteggendo con il corpo mettendo il proprio dorso a contatto con il petto dell’avversario mentre si controlla la palla con il piede lontano (protezione dorsale).

Oppure può decidere di riceverla con protezione diagonale estendendo il braccio a mano aperta in appoggio sul petto dell’avversario mentre si controlla la palla con il piede opposto all’avversario o con una protezione laterale con la stessa tecnica ma con il giocatore avversario posto lateralmente.

Il mister deve essere bravo a lavorare sulla gestione del contatto fisico tra i ragazzi e sottolineare il coraggio, la forza e l’equilibrio che sono i requisiti essenziali per poter avere la padronanza della capacità di protezione della palla.

Allenare la precisione – Scuola Calcio

Una delle priorità maggiori rilevate nei primi allenamenti con la mia giovanissima squadra, come già detto nei precedenti articoli 2012,  è stata sicuramente quella di insegnare  il corretto passaggio, partendo dal gesto tecnico da “fermi”  per arrivare ad insistere sulla precisione; quasi 3/4 di loro non erano in grado di passare la palla al compagno pronto a riceverla, ma “buttavano” il pallone senza guardare.

A questo proposito, per non annoiarli con troppi quadrati o esercitazioni statiche, ho dovuto proporre un gioco che potesse tenere la loro attenzione attiva per il maggior tempo possibile.

Il primo passo è creare uno spazio di gioco diviso in due metà campo dove andranno a disporsi le due squadre, divise da una riga centrale insuperabile.

Alle spalle di ogni metà campo,  dovrete creare un’area apposita in cui posizionare tante porticine ben distanziate l’una dall’altra (nel pessimo disegno…quelle bianche e arancioni). Il numero delle porte dovrà essere inzialmente ben superiore al numero di avversari che coprono il campo.

 Ogni squadra dovrà cercare di segnare più gol possibili nelle porticine!  I giocatori saranno obbligati ad alzare la testa e guardare dove butteranno il pallone.  Con un po’ di pazienza, arriveranno a servire il compagno meglio posizionato ai lati (qua possiamo insistere lo stop orientato) trovando la loro porticina coperta da un avversario. 

Vince la partita la squadra che segna il maggior numero di goal!

*LAVORANDO SUL PASSAGGIO, IL TIRO RISULTA ESSER VALIDO SOLAMENTE D’INTERNO*

Esistono poi altre varianti interessanti, che complicano un pochino la situazione:

sostituire le porticine con i birilli, per richiedere una maggiore precisione.

Ridurre le porticine ed inserire dei compagni di squadra nella metà campo da attaccare, in modo che la palla arrivi a loro che dovranno essere bravi a fare gol con un numero di tocchi limitato o di tempo limitato.  Questo permete a chi deve ricevere un lavoro  sullo smarcamento, lavorando sul concetto di zona luce e ombra. 

Avendolo provato la settimana scorsa, posso testimoniare che dopo qualche prova garantisce divertimento e quindi intensità.

Buon lavoro!

Via dal mio giardino!

Siamo arrivati ad ottobre, da circa un mese sto vivendo il passaggio da Giovanissimi a Pulcini, per la precisione annata 2012.

Sicuramente non è necessario testimoniare quanta sia la differenza e quanto sia impegnativo un adattamento tecnico ad una fascia di bambini così piccoli. 

Un’ impostazione ludica delle esercitazioni dell’allenamento, fondamentale per stimolare la loro attenzione e comprensione,  obbliga senza ombra di dubbio a lavorare (e non poco) di fantasia! Questo si è rivelato molto prezioso per me che stavo vivendo un momento di blocco mentale dovuto a strascichi della precedente esperienza. 

Una delle esercitazioni che ha riscosso più successo è stata quella che ho chiamato “VIA DAL MIO GIARDINO!”

Come prima cosa ho posizionato una decina di palloni dentro l’area di rigore o un qualsiasi recinto creato con dei semplici cinesini. Questo sarà il famoso giardino. 

Di fronte al giardino, ci saranno 3,4,o 5 casette, a seconda del numero di bambini, che andranno costruite anch’esse con cinesini. 

Da ognuna di queste casette, partirà un componente contemporaneamente ai vicini di casa. Avremo così 3,4,o 5 bambini che andranno ad attaccare il giardino.

A difendere il giardino, ci saranno 4 lupi che dovranno mangiare i nemici e difendere il giardino MUOVENDOSI SOLAMENTE IN ORIZZONTALE.

Se i lupi non riusciranno a proteggere il giardino, chi entrerà dovrà rubare il pallone e  riuscendo anche ad evitare il lupo in uscita e portarlo nella propria casetta.

Il gioco è diviso in due fasi, una con le mani (finalità coordinative e di movimento) e uno con i piedi (conduzione e 1 contro 1).

Quando il giardino sarà sgombro e tutti i palloni rubati, il gioco sarà terminato e i 4 lupi verranno cambiati. 

 

Possesso palla e intensità

Questo esercizio è uno dei tanti modi per introdurre i giocatori a passare correttamente la palla con un buon ritmo. Come tutti gli esercizi sul possesso palla Anche questo esercizio si può sviluppare aumentando l’intensità del movimento e aggiungendo un altro attaccante e un altro difensore.

Il giocatore 1 passa al giocatore 2. A sua volta il giocatore 2 passa al giocatore 3 che passa al giocatore 4. La sequenza finisce con il giocatore 4 che passa la palla al giocatore 5 che quando ha ricevuto la palla scatta verso uno degli angoli dove sono i giocatori (1, 2 e 3). Il giocatore 4 prende la posizione del giocatore 5 e il giocatore presente nell’angolo dove è andato il giocatore 5 diventa il nuovo giocatore centrale.

Tutti i passaggi devono essere fatti con precisione e ricevuti in modo orientato alla giocata successiva.

Quando i ragazzi hanno capito l’esercizio cambiare direzione (senso orario). Porre l’attenzione ad usare il piede giusto sia in ricezione che nel passaggio e a non restare fermi ad aspettare il passaggio ma incoraggiare i giocatori a fare il movimento in anticipo uscendo dal cono.

Un successivo sviluppo potrebbe essere quello di aggiungere un difensore centrale che ruota attorno al giocatore 4 tentando di impedirgli di ricevere la palla o di trasmetterla.

Se il giocatore aggiunto prende la palla va a prendere il posto di un giocatore a sua scelta posto negli angoli e il gioco ricomincia.

Il possesso palla sull’esterno del quadrato può anche essere in entrambi i sensi per permettere di poter creare le condizioni di passare la palla al giocatore centrale senza che il giocatore aggiunto possa toccarla.

L’importante è tenere una intensità molto alta di esecuzione senza però trascurare la precisione dei passaggi e il movimento per ricevere il passaggio.

Fare goal

Esercizio adatto alle annate più piccole dove i giocatori portano palla ruotando attorno al cono e poi tentano di tirare la palla nella porticina. Quando si fanno gli esercizi in allenamento avere la possibilità di fare goal da sempre ai ragazzi una motivazione ulteriore per non sentire la fatica.

Fare goal

Facendo questo esercizio divisi in due squadre facilita anche la competizione. I punteggi potrebbero essere definiti con 2 punti per chi segna per primo, 1 punto per chi segna in generale e 0 punti per chi non c’entra la porta.

Se i ragazzi sono tanti e si vuole stimolare la competizione con piccoli tornei si possono aumentare i gruppi e  le porticine  (3, 4 o 5 porticine) facendo fare ai ragazzi più ripetizioni.

E’ importante che il mister sottolinei di controllare il corpo sia durante la conduzione della palla che nell’atto del tiro.

Questo esercizio sul fare goal ci serve anche come test sulla qualità delle conclusioni a rete (il rapporto tra numero di tentativi, numero di gol e tiri nello specchio). Se riusciamo a tenere traccia dei risultati per ogni ragazzo potrebbe nel tempo essere motivo di confronto e di relativa valutazione.