Calcio a 9: la formazione 3 – 2 – 3

Da un paio di anni la figc ha impostato i campionati esordienti (entrambi gli anni) a calcio a 9. A mio avviso, soprattutto,  nel secondo anno esordienti, è fondamentale prepararsi comunque anche per il calcio a 11 in modo da non arrivare spaesati alle dinamiche tipiche e alle dimensioni dei campi che trasformano il calcio a 11 di fatto in un altro sport rispetto al calcio a 9.

Se si pensa di utilizzare nel calcio a 11 il modulo 4-3-3 si può utilizzare il modulo 3 -2-3 nel calcio a 9 in modo da preparare meglio i ragazzi al passaggio. I moduli sono molto simili e nel passaggio è sufficiente inserire un difensore e un centrocampista in più.

E’ importante che i giocatori passino da una posizione all’altra in modo da avere una idea chiara di ciò che i giocatori devono fare in quelle posizioni aumentando le probabilità che siano protagonisti sia in difesa che in attacco sviluppando lentamente la loro conoscenza di questo modulo di gioco. 

I pro di questo modulo sono la possibilità di creare  molti triangoli naturali con un gioco veloce rivolto all’attacco e molte opzioni per aggirare la difesa avversaria (tre attaccanti supportati da due centrocampisti ed eventuale sovrapposizione dei terzini).

I contro di questa formazione è avere un centrocampo leggero se gli attaccanti non tornano a dare una mano e con possibilità di creare buchi a centrocampo se in fase di non possesso la coppia del centrocampo si è alzata in attacco e la difesa non li ha seguiti accorciando le distanze tra i reparti.

Calcio a 9

Con questo modulo bisogna lavorare molto sui contropiedi avversari perché con soli due centrocampisti la difesa può essere superata facilmente. 
I due centrocampisti sono infatti fondamentali per questa formazione. Con loro bisogna lavorare molto sulla fase di spinta con i tre attaccanti ma anche sulla fase di ripiego facendoli posizionare in fase di non possesso dietro la linea della palla.  Dal punto di vista dell’attacco invece abbiamo i tre attaccanti con due ali e un attaccante centrale che può essere supportato dai due centrocampisti centrali e da due eventuali sovrapposizioni dei terzini. 

Ricapitolando quindi in questo modulo 3 – 2 – 3 in fase di attacco: 

  1. I terzini hanno spesso molto spazio davanti a loro da riempire, supportando il centrocampo e gli attaccanti
  2. Il difensore centrale ha molte opzioni di passaggio per impostare un attacco e, se può vedere un percorso chiaro verso il suo centro in avanti, dovrebbe cogliere l’occasione per un passaggio lungo
  3. Il tasso di lavoro della coppia a centrocampo è la chiave per far funzionare la formazione. Sono il punto focale dei passaggi e delle triangolazioni tra difesa e attacco 
  4. Con tre in attacco le opzioni sono molte. La squadra può avere tre centrali o due centrali o giocare con un attaccante centrale e due ali
  5. Se la squadra segue il primo principio di attacco diffondendo in lungo e in largo, il portiere avrà molte posizioni  per effettuare il primo passaggio.  A me piace comunque partire dal basso dando precedenza a uno dei difensori larghi sulla fascia con un centrocampista che viene ai limiti della difesa per creare altra opportunità di triangolazione. 

Mentre in fase di difesa:

  1. I terzini si allargano in fase di possesso ma altrettanto velocemente si devono stringere in fase difensiva in modo da proteggere la porta e allargare l’azione avversaria 
  2. Il difensore centrale deve rimanere alto per creare un triangolo difensivo con la coppia di centrocampisti
  3. La coppia di centrocampo deve poter proporsi ma anche venire a sostegno del difensore centrale in modo che siano nella posizione migliore per proteggere il portiere. 
    In fase di non possesso è molto importante che i tre attaccanti sviluppino pressione a centrocampo per riconquistare la palla velocemente e spingere gli avversari a fare errori in impostazione. 
Calcio a 9

Se ci pensate bene inserendo un difensore e un centrocampista in più il modulo 4 – 3 – 3 nel calcio a  11 ha molte delle caratteristiche indicate sopra. Certamente cambiano alcune dinamiche di giropalla e di strategia complessive ma ci sono anche molte similitudini che possono aiutare i ragazzi nel passaggio tra il calcio a 9 e il calcio a 11 (posizione, coperture, triangolazioni, gioco d’attacco, ecc…).

Scalpo: cinquant’anni e non sentirli!!!

L’altro giorno ho partecipato ad un incontro tra mister in una piccola società in provincia di Modena ed ho sorriso con piacere quando tra le varie proposte di riscaldamento dei ragazzi è saltato fuori come proposta il gioco dello scalpo. 

La passione con cui il mister (poco più di ventenne) spiegava questo gioco mi ha scaldato il cuore ripensando dall’alto dei miei 50 anni che era un gioco che facevo fin dalle elementari e mi piaceva molto perché pur coinvolgendo tutta la squadra esaltava le doti atletiche e strategiche dei singoli.

Scalpo

Anche se molto conosciuto è obbligatoria qualche spiegazione del gioco. I partecipanti sono divisi per squadre ed hanno una pettorina (scalpo) inserito nei pantaloncini dalla parte della schiena. I giocatori al fischio del mister devono muoversi e dovranno cercare di rubarsi  la pettorina senza farsi sfilare la propria.

Se la pettorina di un giocatore viene rimosso, è fuori dal gioco.

Ogni pettorina rubata corrisponde ad un punto assegnato alla squadra di appartenenza del giocatore che ha sfilato la pettorina all’avversario. Vince la squadra che elimina tutti gli avversari o che totalizza il punteggio migliore dopo un determinato tempo di gioco.

E’ un buon riscaldamento per mettere i giocatori nella mentalità giusta in vista della partita o dell’allenamento.

Ricordo che prima di giocare ci si metteva d’accordo per proteggersi o per andare all’attacco di determinate persone della squadra avversaria (in genere i più pericolosi). Tuttora lo ritengo molto utile per vedere le capacità organizzative dei ragazzi e l’evolversi delle varie strategie.

Scalpo

Per esperienza meglio definire regole precise per i ragazzi in modo che non si creino dubbi di alcun tipo (accadeva anche quando ero piccolo!).

Chi viene preso è meglio che si sieda per terra o in un punto fuori dal campo in modo che chi gioca possa vedere chi è fuori combattimento. 

Stabilire un punto di raccolta per gli “scalpi”  in modo da poter consegnare gli scalpi conquistati e di evitare imbrogli per vedere chiaramente chi è in lotta e chi no.

Da Mister ma anche da giocatore incallito penso sia molto importante fare poi la sintesi del gioco evidenziando alcuni principi di tattica: 

– chi combatte da solo finirà sempre per farsi prendere, qualunque sia la sua forza e la sua astuzia. Forse avrà fatto bella figura, ma non sarà servito alla sua squadra;

– una squadra che agisce unita, con i deboli inquadrati coi forti e la schiena protetta, e che manovra con una strategia precisa concordata prima è praticamente invincibile.

Grazie al giovane mister che vivendo con passione il gioco dello scalpo mi ha fatto rivivere le emozioni di quegli anni passati e rinnovato l’utilità di un gioco efficace, atletico e tattico….divertimento assicurato!

Riscaldamento Pre Gara dei Portieri

Oggi affrontiamo un argomento che, secondo il mio parere, è molto importante ma non viene considerato tale: riscaldamento pre gara dei portieri.

Perché dico questo ? perché girando un po per i campi della provincia, quando il tempo me lo permette, ho notato che spesso i giovani portieri vengono lasciati soli “al loro destino” in questa delicata fase della preparazione alla partita; molte volte il problema, giustamente dico anche, è la mancanza del preparatore che va sempre alle partite visto che difficilmente si ha un allenatore dei portieri per ogni categoria di un settore giovanile dilettanti.

Detto questo un allenatore che segua il riscaldamento dei portieri penso sia necessario soprattutto per dare certezze ai ragazzi prima del match.

Riscaldamento Pre Gara dei portieri

Di seguito volevo rendervi partecipi di quello che faccio alla domenica prima della partita e che può essere utilizzato sia nel settore giovanile, fasce agonistiche, che nelle prime squadre :

  1. Mobilità varia arti superiori ed inferiori a secco tramite una leggera corsa ( 3 minuti con tutti e due i portieri );
  2. Attivazione podalica in una prima fase su porta  poi con ampiezza sempre maggiore  in cui si ricerca il sostegno e quindi ci si deve muovere ( 6 minuti totali con l’utilizzo dei due portieri nella prima fase e nella seconda solo il portiere titolare );
  3. Prese frontali alla figura a varie altezze per riprendere il gesto ( 4 minuti tutti e due i portieri );
  4. Palle alte lente su porta dx e sx ( 4 ripetizioni ) e palle alte veloci su porta dx e sx (  4 ripetizioni ) per preparare le uscite alte ( 4 minuti circa );
  5. Uscite alte su cross due per posizione ( vicino linea di fondo, metà area e fuori dallo spigolo dell’area grande ) per preparare i ragazzi all’uscita da varie posizioni e prendere confidenza con le dimensioni del campo ( 8 minuti con tutti e due i portieri );
  6. Approccio al tuffo con 4 palle dx sx raso, 4 palle dx e sx battenti e 4 palle dx e sx mezza altezza ( 5 minuti per tutti e due i portieri );
  7. Spostamento e tiro su diagonale stretta da centro porta con palla in movimento ( Vedi articolo del ) e tiro dal limite dell’area con spostamento da diagonale stretta ( opposto a prima ) per abituare il portiere allo spostamento sulla velocità di palla e tiro ( 8 minuti totali circa );
  8. Scelta di un’esercizio da parte del portiere che gioca ( Lo rende più sicuro perché di solito fa un esercizio che gli riesce bene );
  9. Qualche rinvio dal fondo o palla in mano ;
  10. Tiri con la squadra alternando i portieri .

Come potete vedere in circa 35-40 minuti massimo, con i recuperi inclusi, riesco a realizzare un buon riscaldamento pre gara dei portieri. Come avete notato ho fatto la scelta ben precisa di lavorare sui tuffi alla fine del riscaldamento per due motivi , il primo riguarda gli arti inferiori che risultano più caldi dopo le palle alte che non necessitano di un movimento molto esplosivo rispetto al tuffo, il secondo perché specialmente in inverno o su campi bagnati come i ragazzi finiscono il riscaldamento possono cambiarsi senza prendere troppo freddo .

Riscaldamento Pre Gara dei portieri

Come al solito se qualcuno avesse delle osservazioni da fare mi piacerebbe leggerle…..

A presto !

Difensori protagonisti dell’azione

In questo esercizio lavoriamo sugli esterni in modo da rendere i difensori protagonisti dell’azione facendogli portare palla e con il movimento creare possibili situazioni di sovrapposizione utili al centrocampo e alla manovra nel suo complesso. 

Difensori protagonisti

Si dividono i giocatori in due gruppi come in figura. Il primo giocatore corre con la palla prima di passarla attraverso una porticina fatta dai coni al primo giocatore della fila opposta che ripete l’esercizio sull’altro lato.

Una volta che un giocatore ha completato il suo passaggio, si unisce in coda all’altro gruppo.

Un successivo sviluppo è mettere in condizioni di pressione il portatore di palla.

Difensori protagonisti

Entrambi i gruppi iniziano con una palla contemporaneamente. Dopo che il primo giocatore controlla la palla (giocatori A e C) e inizia a correre il giocatore della sua fila immediatamente dietro a lui nel gruppo (giocatori B e D) lo insegue per togliergli il pallone.

Il difensore dovrà quindi come nell’esercizio di prima passare la palla attraverso la porticina fatta dai coni nonostante la pressione del giocatore che lo insegue.

Siccome si gioca con due palloni bisogna stare attenti alla gestione dei passaggi tra le due file in modo da non creare confusione. Assicuriamoci anche che tutti giocatori si alternino tra la corsa con la palla e l’inseguimento.

A seconda dell’età dei partecipanti e della tecnica è necessario variare la lunghezza del tragitto e la larghezza della porta per evitare dispersioni inutili dovute alla dimensioni dell’esercizio.

Il mister deve sottolineare la tecnica di portare palla spingendola bene in avanti, correre in linea retta, usare il minor numero di tocchi possibili e incitare i ragazzi ad allargare l’anca per poter effettuare un passaggio corretto attraverso la porticina.

Difensori protagonisti

In una successiva partitella su un campo diviso in tre zone giochiamo un 6 contro 6. I giocatori sono disposti con 3 difensori più un portiere nella zona difensiva e 2 attaccanti nella zona di attacco.

Dopo due passaggi uno dei difensori può portare palla nella zona di mezzo e attaccare insieme ai due attaccanti la difesa della squadra avversaria.

Se gli avversari riconquistano il pallone il difensore torna nel suo campo senza poter ostacolare l’avversario nella zona di mezzo.

Se la palla esce dal gioco o viene segnato un goal, il gioco ricomincia dal portiere.

E’ importante sottolineare come sia necessario far girare la palla in difesa per creare l’opportunità di liberare il difensore esterno e riuscire quindi ad attaccare gli avversari.

Il gioco di prima, riuscire a variare la velocità di corsa e giocare a testa alta sono le situazioni più probabili da correggere per chi è in possesso palla.

Chi vince regna

Chi vince le partite sui campi esterni avrà la possibilità di segnare nel campo principale. Chi vince regna è un ottimo esercizio per gestire la palla soprattutto usando le abilità di movimento e di smarcamento con l’obiettivo di andare a segnare il prima possibile.

Chi vince regna

Nel campo principale si gioca un partita 4 contro 4. Negli altri tre campi più piccoli si giocano 3 partite 2 contro 2 con l’obbligo di segnare 3 goal per avere il diritto di giocare sul campo principale. Quando questo avviene la coppia che ha segnato 3 goal va a dare il cambio a un paio di compagni che stanno giocando nel campo principale e si scambiano i posti.

La partita da vincere è quella nel campo principale. Una regola che di solito metto è che il risultato della partita finale è valido se tutte le coppie dei campi esterni hanno partecipato almeno una volta al gioco nel campo principale.

Se questo non dovesse avvenire tolgo 3 goal per ogni coppia che non è riuscita a partecipare.

Se non ho abbastanza ragazzi gli abbinamenti non sono rigidi, posso trasformare i 2 contro 2 in 1 contro 1 oppure il 4 contro 4 in un 3 contro 3. L’importante è avere chiari gli obiettivi su cui poter lavorare nei campi esterni.

Nell’esercizio proposto infatti le partite con il 2 contro 2 sono fondamentali per gestire sia in fase difensiva che offensiva la collaborazione con il compagno. La copertura per evitare passaggi filtranti, il temporeggiare per allargare la corsa dell’avversario, Stare più o meno vicini all’avversario sono tutte situazioni da evidenziare ai ragazzi mentre giocano le partitelle in modo da rafforzare la loro analisi della situazione.

Quando poi si troveranno a giocare nel 4 contro 4 dovranno abituarsi velocemente a collaborare con più compagni ed è importante abituare i ragazzi ad un continuo cambiamento di situazione in modo da avvicinare alle scelte e alle strategie da adottare in partita sia dal punto di vista offensivo che difensivo.

Ogni allenatore, quindi, nell’esercizio chi vince regna con la propria capacità di osservazione ed analisi, potrà estrapolare da questi campi di gioco (sia i campi esterni che quello centrale) le “situazioni” che ritiene importanti per sottolineare principi e comportamenti rispetto alle decisioni che prendono i ragazzi.

Attaccare spalle alla porta

Ieri abbiamo giocato (e perso) una partita a calcio a 9 in un campo molto piccolo nelle dimensioni e con le porte più grandi del dovuto. La strategia della squadra avversaria dotata di buone capacità tecniche oltre a sfruttare l’ 1 contro 1 è stata quella di attaccare spalle alla porta con i giocatori che smistavano palloni o si giravano per tirare.

Nell’esercizio che propongo oggi vorrei far migliorare i miei ragazzi proprio su questo e cioè quando i giocatori ricevono la palla con le spalle alla porta. Possono tentare di girarsi e battere il difensore oppure tenere la palla e giocare di sponda per i propri  compagni di squadra. 

attaccare-spalle-alla-porta

Il primo esercizio vede un 1 contro 1 che riproduce la situazione in cui gli attaccanti ricevono la palla sotto pressione e con le spalle all’obiettivo.

La fila blu è composta dai difensori mentre l’altra fila è composta dagli attaccanti. Il mister tira la palla nel campo e l’attaccante deve muoversi per ricevere la palla e nel momento della ricezione deve provare a girarsi e segnare in una delle due porte alle sue spalle (indicate con A nell’immagine). Se il difensore vince il possesso, può segnare nelle due porticine che ha davanti (indicate con D nell’immagine).

E’ importante sottolineare il movimento per ricevere la palla, essere capaci di proteggerla dal difensore e riuscire a girarsi per tirare in porta.

attaccare-spalle-alla-porta

Nel successivo esercizio divido i giocatori in tre gruppi. Il terzo gruppo prende il posto del mister del primo esercizio e i giocatori faranno i centrocampisti di supporto. Dopo aver passato la palla all’attaccante il centrocampista va a sostegno dell’attaccante che deve proteggere la palla dal difensore e giocare la palla in un 2 contro 1 per andare a segnare in una delle due porte. Se il difensore vince il possesso, può segnare nelle due porticine che ha davanti.

Un successivo sviluppo è includere un secondo difensore in modo tale che quando il centrocampista entra in campo possa entrare in campo anche il difensore in modo da trasformare il gioco in una situazione di 2 v 2.

Per attaccare spalle alla porta, quindi, sottolineare come il gioco deve basarsi sul movimento per ricevere la palla, sulla capacità di protezione e sul giocare a tesata alta in modo da essere in grado di passare o di potersi girare sul difensore.

Allenare l’attaccante

Allenare l’attaccante oggi significa trasmettergli l’abilità di correre in profondità per ricevere la palla, abituarlo a dribblare in velocità ed allenarlo per poter tirare con entrambi i piedi.

Negli ultimi anni vedo molte squadre che giocano con l’attaccante solitario supportato da un buon centrocampo ed è per questo che in questo articolo ho pensato di allenare le caratteristiche descritte sopra con una serie di esercizi 1 vs 1 con l’obiettivo di migliorare queste abilità.

Allenare l'attaccante

L’attaccante (A) tenta di ricevere palla con le spalle alla porta. Si allontana dal difensore in un angolo per ricevere un passaggio sui piedi. Controlla la palla, si gira rapidamente e poi tenta di dribblare in velocità il difensore per superarlo ed entrare nell’area di rigore per tirare.

Finita l’azione l’attaccante (A) diventa il nuovo difensore per l’attacco successivo con il giocatore B che diventa l’attaccante.

In questo semplice esercizio è necessario sottolineare come l’attaccante dovrebbe avere un buon movimento (contromovimento e finte direzionali ) per creare l’opportunità di ricevere un passaggio sui piedi con la schiena rivolta alla porta.

Una volta che l’attaccante è in possesso sottolineare il cambio di velocità per poter dribblare il difensore.

In genere sviluppo poi l’esercizio trasformando l’1 contro 1 in un 2 contro 1 chiedendo al centrocampista di avanzare rapidamente effettuando corse in appoggio o in sostegno all’attaccante.

Se voglio allenare la capacità di correre in profondità cambio leggermente la posizione iniziale del giocatore A e del difensore mettendoli sull’angolo dell’area di rigore e chiedo al giocatore B di effettuare un passaggio mettendo la palla nello spazio in area tra il giocatore A, il difensore e il portiere.

Il giocatore A deve tentare di battere in corsa il difensore e tirare in porta. Anche questa semplice variante presenta alcune situazioni da sottolineare. La linea di partenza dell’attaccante per non cadere in un possibile fuorigioco, la marcatura stretta del difensore con l’obiettivo di far allargare la corsa dell’attaccante togliendogli il centro della porta, invitare il centrocampista (giocatore B) ad effettuare il passaggio nello spazio non sempre nello stesso punto per non dare riferimenti al difensore e così via.

La partitella successiva a questi esercizi vedrà di fronte due squadre con un unico attaccante (a rotazione tra i ragazzi) che deve utilizzare le abilità esercitate precedentemente. Goal con spalle alla porta vale triplo e goal in velocità vale doppio.

Per una partita di 30 minuti, ruotare regolarmente gli attaccanti in modo che ogni giocatore abbia il suo turno per provare a segnare.

Importante anche ricordare ai centrocampisti ad aiutare l’attaccante correndo in appoggio e sostegno all’attaccante.

Spostamento e Parata

Ciao a tutti eccoci di nuovo qui…..

Oggi vorrei fare un passo indietro e ritornare al concetto di posizionamento dopo spostamento e per questo volevo postare una semplice esercitazione che credo sia molto utile ed anche semplice da realizzare.

L’esercitazione che vi propongo riguarda lo spostamento sulla diagonale stretta e la conseguente parata con tiro.

Per abituare i ragazzi all’esercitazione, dopo opportuno riscaldamento, chiedo di spostarsi da una posizione di attesa centro porta, con postura corretta immaginando il pallone a circa 3/4 campo, alla chiusura del pallone in mio possesso sulla diagonale stretta a dx e, dopo lo stop del portiere, parte il tiro da parare ( Lo stesso va ripetuto poi dal lato opposto).

Veniamo quindi all’esercitazione più completa che inserisce un “tempo di spostamento”.

Forse vi starete chiedendo da cosa dipende il “tempo di spostamento”?

Scherzo lo sapete tutti….dipende dallo spostamento del pallone verso il giocatore calciante, ed è qui che la velocità di esecuzione del timing di stop sul tiro entrano in gioco.

Spostamento

Molto semplicemente il Mister passala palla al portiere (1) che restituisce al Mister (2) che passa al portiere sul lato dx (3) che controlla e tira in porta (4) e sui cui il portiere in porta deve effettuare la parata .

A me piace dare delle varianti molto semplici che riporto sotto:

  1. In prima battuta obbligo il controllo prima del tiro per dare un attimo di tempo in più a chi effettua lo spostamento prima di fermarsi ed effettuare la parata ;
  2. Successivamente do facoltà anche di tirare di prima e di conseguenza la velocità di spostamento e di stop deve essere maggiore e con una concentrazione più alta;
  3. Permetto al calciante di spostarsi in maniera da obbligare il portiere a ragionare come e dove arrestarsi prima del tiro;
  4. Mi posiziono al posto del calciante e metto il mio “assistente” al centro in modo da poter decidere, oltre ai casi sopra, anche di allungarmi la palla per far effettuare un attacco palla o una parata a contrasto;
  5. Per ultimo lavoro con due “assistenti” laterali e decido sulla restituzione (2) dove scaricare la palla per il tiro in maniera da velocizzare anche il primo passo di partenza del portiere ma mantenendo tutte le varianti di sopra.

Logicamente vanno curati i passi ed il modo di spostamento sia dal centro al laterale che eventualmente dopo un errato controllo da parte del calciante.

La trovo un’esercitazione semplice ma efficace per far capire cosa, come e quando eseguire il gesto !!!

Cosa ne pensate ?? Spero di avere commenti !!!!

A presto !

La Mobilità: libertà, competenze e autostima

A volte si commette l’errore di confondere la mobilità solamente con la capacità dei giocatori di scambiarsi la posizione tra loro ma è molto di più.

E’ un principio di tattica collettivo che coinvolge la squadra che è in possesso palla che deve collaborare per rendere efficace il movimento che, con i tempi giusti, darà la possibilità di acquisire un vantaggio tattico nei confronti della squadra avversaria.

Giuseppe Menia oggi preparatore atletico del Carpi (beretti e under 17) e allenatore del settore agonistico del Zola Predosa calcio con un passato di responsabile tecnico nella polisportiva Solierese calcio e di istruttore nell’Empoli F.C. e nel Modena, ci presenta oggi alcuni concetti ed esercizi su questo argomento.

La mobilità in primis è “libertà” di interpretare il gioco, è “competenze” nel senso di saper fare un po’ tutto, è “autostima” intesa come capacità di saper dominare la situazione a prescindere dal contesto.
Queste dovrebbero essere tre parole chiave nel processo di formazione individuale di qualsiasi calciatore. Un giocatore che sa di aver un buon bagaglio di competenze sviluppa autostima e di conseguenza sarà libero di interpretare il gioco secondo le proprie caratteristiche.

Applicare questi concetti significa lavorare sui ragazzi non più utilizzando regole/obblighi/schemi ma sottolineando principi generali che i giocatori dovranno imparare ad applicare a seconda del contesto. Non si parlerà più di “ruoli” ma si farà sempre riferimento a zone e posizioni.

Lo scopo dell’allenatore deve essere quello di aumentare il bagaglio individuale di competenze dei propri ragazzi. Quando insegni regole e schemi le conoscenze acquisite rimangono abilità legate a quel contesto specifico mentre se insegni dei principi di gioco il giocatore sarà in grado di applicare le abilità che ha imparato al contesto in cui si troverà di volta in volta adattandosi alle varie situazioni. Fondamentale sarà pertanto educare i nostri ragazzi a percepire e a cogliere i vantaggi del gioco.

Nello sviluppare la fase di possesso, ogni squadra cerca di mettere in pratica un insieme di azioni col fine di ottenere un vantaggio rispetto all’avversario e arrivare a fare goal..

È possibile distinguere alcune macro tipologie di vantaggi:

  • di tempo (es. quando attaccante e difensore sono ugualmente lontani dalla porta ma l’attaccante è già rivolto verso di essa e il difensore no)
  • di spazio (es. dove l’attaccante è più vicino alla porta rispetto al difensore)
  • di spazio e di tempo (es. quando l’attaccante riceve una palla lontano e oltre la linea del proprio difensore)
  • numerico (quando la squadra che attacca ha un numero maggiore di giocatori rispetto a quella che difende)

Oltre alla tipologia del vantaggio è possibile classificare anche la situazione che lo determina:

  • Il vantaggio può scaturire da una situazione di uno contro uno:
    • con la palla (duello)
    • senza la palla (smarcamento)
  • il vantaggio può scaturire da una situazione collettiva
    •  “statico” (attraverso un posizionamento in zona luce)
    • “dinamico” (cambiando le posizioni in campo)

Nei nostri allenamenti quindi un fattore fondamentale per rendere efficacie la mobilità è proporre allenamenti con avversari attivi in modo da mettere in condizione il giocatore di determinare le scelte, il tempo e lo spazio. Significa innescare il meccanismo alla base del giocatore moderno pensante: vedere, capire, scegliere ed eseguire.

Prendendo spunto dal calcio a 5 ( la mobilità è un principio tipico) e trasportandolo al calcio a 11 si possono applicare principi di mobilità del calcio a 5 per rendere imprevedibile la nostra azione e creare così i vantaggi di cui parlavamo prima.
Nel calcio a 11 è molto più facile e frequente lavorare sullo smarcamento che sulla mobilità ma la mia percezione personale è che se si prende spunto dal concetto di mobilità del calcio a cinque in cui il giocatore nella stessa azione può ricoprire ruoli diversi o meglio… occupare più posizioni ed essere più di un riferimento, qualunque squadra può diventare molto pericolosa in fase di impostazione perché libera i giocatori da vincoli e propone movimenti con una collaborazione molto alta tra i vari giocatori.
Una squadra che offre una buona mobilità ricercando vantaggi di tempo, spazio o di superiorità numerica costringe l’avversario a continui adattamenti e più adattamenti inducono all’errore l’avversario soprattutto se non hanno vissuto quel tipo di esperienza precedentemente in allenamento.

Un esercizio di esempio da proporre negli esordienti rispetto a quanto stiamo dicendo potrebbe essere questo.

Tre contro tre con il sostegno

I giocatori della zona centrale di campo hanno un sostegno nel settore vicino alle porte che difendono. Per poter fare gol è necessario che almeno due giocatori diversi abbiano preso la posizione del sostegno.

Quando i ragazzi hanno eseguito l’esercizio qualche volta ed hanno capito il principio si può attuare qualche variante come far in modo che tutti i giocatori nell’azione del gol abbiamo occupato la zona di sostegno oppure cambiare prospettiva variare lo stesso esercizio proponendo invece che il sostegno un giocatore vada ad occupare il vertice alto.

L’importante è dare ai ragazzi, attraverso un esercitazione, compiti in cui i ragazzi dovranno vedere l’azione, capire quale potrebbe essere la soluzione, scegliere tempi e spazi ed eseguirla per ottenere un vantaggio.  

Ringraziamo Giuseppe per la sua disponibilità che tra i suoi mille impegni calcistici ha condiviso la sua esperienza con noi. In bocca a lupo per i tuoi mille progetti… tra cui ne sottolineo uno in particolare che lo vede fondatore ed istruttore de “lacasadeltalento“… veramente interessante. Alla prossima…ciao Cacciatorino!!!

4 contro 4 con 4 porticine

Come spesso accade i mister utilizzano delle partitelle come strategia per insegnare ai giocatori degli obiettivi senza ragionarci sopra molto. In questo caso, l’esercizio  4 contro 4 è una partitella strategica che può aiutare i giocatori a rimanere “corti” sull’azione e anche a sottolineare la capacità di gestire il  passaggio e la finitura in porta. 

4 contro 4

Due squadre di quattro giocatori si affrontano, attaccando e difendendo due piccole porticine. Gli angoli non si battono mai ma al loro posto si effettua una rimessa laterale con la regola di provare ad andare in goal.

Per permettere di restare corti e sempre in contatto nell’azione un’altra regola da inserire è che il goal è valido se tutti i giocatori sono nella metà campo avversaria. In questo modo i ragazzi staranno sempre in movimento tentando di seguire l’azione ampliando le possibilità di passaggio.

L’esercizio deve essere progressivo quindi all’inizio facciamo giocare una normale partita 4 contro 4 con squadre che attaccano e difendono le due porticine.

Successivamente introduciamo la regola che il goal è valido solo se il tiro è effettuato nella metà campo di attacco.

Altro sviluppo è quello di chiedere a tutti i giocatori della squadra in attacco di essere nella metà campo di attacco per poter rendere valido il goal.

Le variabili sono tante (es. se non tutti i difensori sono tornati, l’obiettivo vale per il doppio, se il mister si mette davanti ad una porta, bisogna segnare nell’altra porta, ecc.) ma l’importante è che i ragazzi si adeguino alle regole in modo da fargli capire l’utilità “nascosta” di quello che stiamo facendo.

Personalmente quando faccio questo tipo di allenamenti faccio fare il filmato e lo si riguarda assieme analizzando il cambiamento che ogni giocatore fa durante le varie fasi della partitella.