FORZA QUATTRO: CERVELLO E TATTICA

Esercizio che prende spunto dal celebre gioco da tavolo FORZA QUATTRO. E’ un esercizio da utilizzare soprattutto in riscaldamento. Lo spirito di competizione è molto importante perché porta subito i giocatori in uno stato di concentrazione alta.

FORZA QUATTRO

Due squadre iniziano divise su due file. Su un segnale del mister, entrambe le squadre con un giocatore alla volta partono per entrare nell’area del coni, con l’obiettivo di ottenere 4 giocatori in una linea sia diagonalmente che orizzontalmente o verticalmente. Le squadre possono “mettersi  in linea a 4” usando tutte le possibili combinazioni.

Contemporaneamente una squadra può anche provare a impedire all’opposizione di creare una linea di 4 fermandosi in un cerchio per interrompere la catena.  La pratica continua finché una squadra non raggiunge il “4 in linea” ovvero il forza quattro. A quel punto uno dei giocatori che hanno composto il quattro in linea ha 5 secondi per andare a calciare in  porta.

In genere è un esercizio che piace molto ai giocatori e mi sono ritrovato a riproporlo più volte con alcune varianti.

Il primo sviluppo potrebbe essere che prima di arrivare alla griglia faccio compiere ai giocatori dei circuiti funzionali con la palla.

FORZA QUATTRO

La fila che ha i cerchi davanti deve portare il pallone aggirando ciascuno dei cerchi colorati: prima il rosso poi il verde poi il giallo. Alla fine il giocatore deve arrivare al cono verde.

Contemporaneamente nell’altra fila il giocatore deve aggirare i coni rosso, verde e blu rientrando sempre nel quadrato giallo. Alla fine il giocatore deve arrivare al cono verde. il primo giocatore che arriva al cono può andare a posizionarsi sulla griglia. In questo caso il forza quattro potrebbe essere raggiunto dai primi 4 giocatori se la stessa squadra vince sempre il circuito funzionale.

Un’altra variante può essere sviluppata facendo compiere un 4 contro 3 dopo aver compiuto il 4 in linea nella griglia.

FORZA QUATTRO

I 4 giocatori che riescono ad effettuare il 4 in linea nella griglia recuperano il pallone posto a fianco della griglia e attaccano la porta con la regola che senza avversari si può fare goal solo portando la palla in area prima di tirare.

Contemporaneamente i primi tre giocatori della fila del colore che non è riuscita a fare il 4 in linea nella griglia corrono a difendere la porta. A seconda della reazione dei giocatori si possono così creare sia situazioni di 1 contro 1 che di 2 contro 2 oppure di 3 contro 2, 3 contro 3 o 4 contro 3.

Se l’attacco riesce a segnare il punto viene assegnato mentre se la difesa riesce a recuperare palla due giocatori della fila della difesa entrano in gioco in un 5 contro 4 ribaltando così la situazione di attacco e difesa.

Se la palla va fuori o se si segna il goal si riparte con il tris iniziale. Quando una squadra arriva a 3 goal (o a 5 per i più giovani) ovviamente vince.

Allieve CSI Reggio E.: Ascoltiamo il capitano dell’Atletico Castellazzo

Campionato Allieve CSI di Reggio Emilia:

Si tratta di un campionato di calcio a 9 rivolto alle ragazze delle annate dal 2004 al 2008.

Il campionato prevede un girone unico con gare di andata e ritorno che si svolgono da ottobre a marzo.

Al campionato attualmente partecipano 6 squadre (clicca sul link per vedere la loro pagina ufficiale):

Per capirne di più, facciamo 2 chiacchiere con Lisa Catellani, capitano dell’Atletico Castellazzo (fonte http://atleticocastellazzo.it/?p=1843)

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 74927895_2450847478467025_6537106663084654592_n.pngLa prima domanda è una curiosità, anche per conoscerti meglio, quando hai capito che volevi giocare a pallone ? e come/dove hai iniziato ?
Ho iniziato a giocare a calcio in quarta elementare, a 9 anni.
Cominciai ad interessarmi al calcio l’estate tra la terza e la quarta.  Al Grest vedevo tutti i giorni i bimbi giocare a pallone e non capivo perché lo trovassero così interessante e li rimanevo a guardare.
Un giorno un educatore mi convinse a provare.
La mia preoccupazione era che i bambini erano tutti maschi e pensavo non mi avrebbero mai trattata come loro.
Fatto sta che inizia la stagione calcistica e i miei decidono finalmente di iscrivermi in una squadra vicino casa: a.s.d. Virtus Cibeno, pulcini 2005. Anno 2014/2015 inizia la mia carriera calcistica.
Cos’è il calcio per Lisa Catellani ? Quanto è importante per te giocare a pallone ?
Cos’è il calcio per me? Beh innanzi tutto direi che il calcio è il mio momento personale di sfogo e di divertimento.
Mi permette di concentrarmi su un unico obiettivo non lasciando spesse volte spazio per le preoccupazioni della giornata.
Infine il calcio è anche fare gruppo. Con alti e bassi, è vero, ma comunque un gruppo fondamentale.
Perché è così: niente gruppo, niente squadra. Niente squadra, niente calcio.

Oltre al calcio hai altri Hobbies, passioni ?
Sì, credo. Mi piace suonare la tastiera.
Diciamo che imparare da autodidatta è stato più difficile del previsto, ma più o meno qualche nota ora la so mettere insieme.

Il ricordo più bello e il ricordo più brutto legato alla tua carriera calcistica ?
Il ricordo più bello legato alla mia carriera calcistica è sicuramente stata la convocazione al provino per la squadra rappresentativa UISP Modena maschile.
Con questa squadra ho giocato contro squadre fortissime, ad esempio Modena, Atalanta, Chievo e Hellas Verona…
Per quanto riguarda il momento più brutto non saprei come rispondere. Anche qui sono stati presenti alti e bassi, ma sicuramente nulla di tragico.

Quest’ anno l’ esperienza con l’ Atletico Castellazzo, un bilancio di questi primi tre mesi in rossoblu. Quali differenze hai trovato passando da una società come il Carpi all’ Atletico ?
Sicuramente la considerazione e l’impegno della società nei confronti delle giocatrici.

Sei il nostro capitano, cosa significa per te indossare quella fascia ?
Essere il rappresentante in campo della squadra ed assumermi la responsabilità di chiedere chiarimenti.
Significa anche portare avanti la squadra ed essere un “punto di riferimento”.

Come hai preso la notizia della collaborazione con la Torres Femminile ? Conoscevi la storia di questa squadra ? Credi possa essere una cosa positiva ?
Sinceramente non la conoscevo per niente, ma mi sono affrettata ad informarmi.
Penso che sia una cosa positiva soprattutto per quanto riguarda il percorso di crescita delle ragazze, ma anche della società.

Due partite di campionato una bella vittoria ed una sconfitta, dove credi potete arrivare a fine anno ? l’obbiettivo del capitano qual’ è ?
Penso che se continuiamo ad impegnarci potremmo raggiungere diversi obiettivi.
Vorrei arrivare in alto in classifica, ma questo dipenderà da noi.
Obiettivo del capitano? Beh, non ho un vero e proprio obiettivo in realtà, cerco di aiutare le ragazze in campo e di incoraggiarle un po’ prima della partita.
Stessa cosa che fanno loro con me.

Cosa ci dici dello Staff ? Ti trovi bene con il Mister e gli altri ? pregi difetti ?
Vedo molto impegno da parte dello Staff verso il settore femminile.
Devo davvero dire complimenti. Gli anni scorsi non ho notato molto interesse da parte delle società verso le squadre nelle quali ho giocato.
I Mister mi piacciono, si vede che hanno voglia.

Al momento sei il capocannoniere della squadra, fare gol è necessario per a partita perfetta o dai più peso ad altre cose ?
Sicuramente segnare è importante per portare a casa una vittoria, però ritengo opportuno dare valore anche al fatto di avere giocato bene e di aver compiuto azioni pericolose, dunque di avere messo in seria difficoltà le avversarie.

Ora un po’ di domande a raffica !! Tifosa di che squadra ? (Atletico a parte)
Non mi ritengo una vera e propria tifosa. Semplicemente simpatizzo per la Juventus Women.

Musica preferita ?
Ascolto un po’ di tutto, ma ciò che prediligo è la musica classica.

Piatto preferito ?
Pizza pomodorini e bufala.

A scuola cosa ti piace e cosa proprio non sopporti ?
Le mie materie preferite sono biologia e Scienze Tecnologie Applicate (STA).
Una o due materie che proprio non mi vanno a genio sono fisica e tecniche di rappresentazione grafica sui CAD.

Per finire , il futuro …come vedi il futuro di Lisa nel calcio ? …noi speriamo sempre in rossoblu per tanti tanti anni a venire.
Mah, spero comunque di continuare a giocare in un gruppo così e di poter migliorare sempre di più.

Difensore che recupera

La situazione di aver un difensore che recupera è molto frequente in partita. Questo esercizio ha come obiettivo principale di allenare i nostri difensori nei recuperi verso la propria area simulando le molte situazioni difficili che sorgono dagli avversari che lanciano palle lunghe.

Non si vuole lavorare sulla linea difensiva per far scattare il fuorigioco ma si ripropone una situazione in cui due difensori devono recuperare campo su una attaccante in vantaggio. Devono prendere la palla impedendo all’attaccante di segnare assicurandosi però di non fare fallo specialmente nell’area di rigore.

Difensore che recupera

Due giocatori se la passano nella metà campo a sinistra mentre difensori (arancioni) in mezzo al campo e l’attaccante (blu) si muovono nella loro zona di competenza.

Quando uno dei due giocatori a sinistra effettua un passaggio lungo nell’area di destinazione i difensori e l’attaccante iniziano le loro corse verso la palla.

L’attaccante deve controllare la palla e tentare di fare goal nella porticina mentre i due difensori devono provare a riconquistare palla. Se la buttano fuori dall’area conquistano 1 punto oppure se riescono a restituirla ai giocatori sulla sinistra senza che esca dal campo avranno due punti.

 I giocatori sia difensori che attaccanti ricominciano sempre dalla loro zona iniziale quindi per non avere tempi morti meglio avere una turnazione di giocatori alta, almeno 3 coppie di difensori e 3 attaccanti.

Questa esercizio allena una serie di abilità del difensore:

Ovviamente il lancio dei giocatori di sinistra non sarà mai nello stesso punto ma dovrà essere effettuato con angolazioni diverse.

L’esercizio allena anche l’attaccante in modo utilizzi le sue abilità per controllare rapidamente la palla e cercare di fare goal proteggendosi dagli attacchi dei difensori.

Transizioni rapide

Reagire alle transizioni rapide è la chiave di questa esercizio dove oltre alla pressione sul portatore bisogna essere intelligenti nel crearsi spazi per ricevere e proteggere la palla. 

Transizioni rapide

Si dividono i giocatori in tre squadre: due squadre da quattro e una squadra da tre. Una squadra di quattro (arancione) è sui due lati fuori dal quadrato e una squadra di quattro (blu) è nel mezzo.

La squadra di tre invece ha un giocatore nel mezzo e uno alle due estremità. La squadra di quattro fuori dal quadrato non può passarsi la palla direttamente ma deve servirsi della squadra da tre in mezzo come sponda. Se la squadra di quattro in mezzo (blu) invece intercetta la palla, cambiano posto con la squadra all’esterno.

Se l’esercizio viene svolto con intensità si allenano le transizioni rapide con e senza palla. I giocatori devono essere molto attenti costantemente adattandosi alle varie situazioni che possono capitare.

Siccome le transizioni si riferiscono ai momenti immediatamente successivi alla riconquista o alla perdita del pallone, svolgere questo esercizio con energia ed intensità porta i giocatori a crearsi in anticipo immagini mentali durante il gioco del passaggio o della posizione successiva e ad adattarsi così meglio alla posizione e all’atteggiamento da tenere.

E’ importante che il mister sottolinei che chi non è in possesso palla debba effettuare un pressing.

Nella partitella finale ad esempio sarebbe importante gestire la fase di pressing sul possesso avversario stando in alto sul campo, con la possibilità quindi di far partire il contrattacco più vicino alla porta avversaria.

La squadra deve restare corta e puntare sulla presenza di più giocatori nella zona del pallone per permettere di creare coperture e contrasti efficaci difficili da leggere per la squadra avversaria.

Grazie a Corrado Capotondo per la segnalazione del video del Barca di Pep Guardiola da cui è preso l’esercizio.

Calcio femminile giovanile: Under 12

Ingresso in campo Parma U12 – Bibbiano San Polo U12

Il movimento del calcio femminile sta crescendo e sempre più bambine chiedono di giocare!

Vorrei ribadire e ripetere: I BAMBINI E LE BAMBINE VOGLIONO GIOCARE.

Mi raccontava Cristina Romanini (Parma) di una ragazzina che sarebbe dovuta entrare nella squadra under 10. Rifiutò perché la squadra di quella annata non partecipa ancora a nessun campionato. Alla proposta di fare solo allenamenti, ella rispose di voler tornare nella squadra del suo paese per GIOCARE assieme ai maschi.

Sembra banale, ma il nostro ego competitivo spesso ci impedisce di riconoscere l’essenza del calcio: è un GIOCO e per questo va GIOCATO.

Tantissime squadre (soprattutto in ambito maschile) fanno pesanti selezioni già tra i pulcini. Nel farlo, guardando solo il qui ed ora e dimenticandosi della prospettiva, non si rendono conto che con la crescita e lo sviluppo le caratteristiche possono subire notevoli cambiamenti.

Oltre al fatto che questo comportamento spinge i ragazzi apparentemente meno dotati all’abbandono del calcio, è immensamente diseducativo sia dal punto di vista della crescita individuale che di quella sportiva. Non potendosi confrontare con compagni dalle diverse capacità, questi perderanno l’occasione di imparare a rapportarsi con la differenza. Rischiano così di perdere il senso unitario di squadra, dove le capacità del singolo devono essere messe a disposizione del benessere collettivo del gruppo.

Per iniziare con il piede giusto per far crescere il movimento del calcio femminile, occorre perciò raccogliere i frutti dell’esperienza acquisita e riflettere sugli errori commessi.

Seguendo il triangolare tra Parma, Bibbiano San Polo e Rapid Viadana mi sono reso conto del fatto che le ragazze si sentissero a proprio agio. a giocare tra femmine. 

Nonostante ci potessero essere delle differenze in campo dal punto di vista fisico e della preparazione tra le squadre, a mio si sono divertite molto. 

Si spera che le pioniere possano fare da traino per tutte le nuove squadre che inizieranno questo percorso.

Link utili:

http://parmacalcio1913.com/category/femminile

http://www.asdbibbianosanpolo.it/

https://www.facebook.com/POL-RAPID-Viadana-1956159651095349/

La presa a Pollici Convergenti: come allenarla

Ciao a tutti, per continuare sul filo degli articoli precedenti oggi volevo semplicemente scrivere di come allenare la presa a pollici convergenti che può essere utilizzata per tutte le età fermo restando la possibilità fisica di poter fasciare in maniera importante il pallone ( Vedi articolo precedente sulla Presa ).

presa a Pollici Convergenti

Come scritto precedentemente la prima cosa da correggere è la posizione delle mani e delle dita nel gesto tecnico, questo può, a mio parere, essere aiutato facendo utilizzare al giovane portiere un pallone che verrà tenuto in mano con la presa corretta ed in postura di attesa; molto semplicemente si calcia o si tira con le mani un altro pallone verso il portiere che dovrà respingere con il pallone che tiene in mano mantenendo la presa.

A mio parere questa situazione permette di aumentare la sensibilità della presa e la forza delle dita nel trattenere il pallone.

Una cosa che ho notato dopo questo tipo di allenamento realizzato dopo una serie di prese semplici normali, non eseguite correttamente, è che le prese venivano eseguite meglio e bloccate probabilmente perché si erano immagazzinate le posizioni di mani e dita sul pallone fermo in presa.

Ho utilizzato questa tipologia di allenamento anche con spostamento e tuffo ed in questo ultimo caso, oltre che per la sola presa, l’obiettivo era far evitare il contromovimento delle braccia all’indietro prima di eseguire il tuffo che molti ragazzi fanno e che, a mio parere, nei giovani portieri non permette spesso una sincronia di movimenti corretta e che quindi non porta ad una buona presa.

Esercizio semplice che porta molti miglioramenti sulla modalità di esecuzione della presa stessa. Mi piacerebbe avere qualche riscontro per capire cosa ne pensate !!!!

A Presto !!!!

Goal da ogni posizione

Esercizio che si basa sulla capacità di controllare la palla passando in aree ristrette, sfruttando le transizioni e cambiando la direzione e l’angolo di attacco.

Goal


Si gioca un 6 contro 6 nella zona centrale. E’ necessario spiegare ai giocatori che le due zone esterne sono numerate “una” e “due” e che in qualsiasi momento l’allenatore può chiamare il numero della zona e i giocatori attaccano l’obiettivo a tale scopo.
Fare goal in una delle porte delle zone centrali vale un punto mentre fare goal nelle porte grandi vale due punti.

Quando i ragazzi hanno memorizzato l’esercizio introdurre sul campo grande il concetto di fuorigioco nella zona 1 e 2 in modo che gli attaccanti e i difensori lavorino sui rispettivi movimenti.

Il mister dovrà sottolineare ai ragazzi di decidere cosa fare a seconda delle situazioni. La tempistica dei movimenti, l’abilità e la coordinazione sono tutti aspetti fondamentali.

I ragazzi inoltre devono avere una buona comunicazione tra di loro in modo da far fronte ai cambi di direzione.

Il gioco inizia ogni volta con un passaggio dall’allenatore in una delle squadre nella zona centrale. Quando l’allenatore chiama il numero di una delle due zone il gioco deve orientarsi in quella zona con la squadra in possesso che deve provare a segnare.

Se la squadra in possesso perde palla l’altra squadra va a concludere nella porta grossa avversaria oppure nelle porticine laterali.

Partite 4 contro 4

Esercizio di possesso palla e tiro in porta in partite 4 contro 4 con obiettivi assegnati dal mister. Sul campo vengono infatti posizionate sei porticine con i cinesini colorati.

Il mister assegna un compito alla squadra rosa o alla squadra verde chiamando le porticine in cui deve passare la palla durante il possesso prima di poter tirare in porta.

Partite 4 contro 4

Durante il possesso palla non esiste una direzione di gioco perché ogni squadra attuerà la sua strategia per poter poi far passare la palla nelle giuste porte prima di tirare.

Quindi siccome il gioco può essere continuato in molte direzioni diverse è necessario proteggere la palla, dribblare ed effettuare un possesso palla mirato ad ottenere spazio nelle zone giuste per poter attraversare con la palla le porticine.

Se una squadra perde palla l’altra squadra avrà il proprio obiettivo da perseguire e il gioco continua finché non si riesce a fare goal. A quel punto il mister darà due nuovi obiettivi ad entrambe le squadre e si continueranno le partite 4 contro 4.

Una possibile variante è togliere un giocatore (quello che ha segnato) quando viene fatto goal. In questo caso la partita riprenderebbe con un 4 contro 3. Se la squadra da 3 può svolgere il proprio obiettivo oppure tentare di fare goal in porta direttamente per poter recuperare il suo uomo lasciato fuori.

Ovviamente se tentando il tiro diretto la squadra in 3 non dovesse riuscire a fare goal, il loro compagno non entrerebbe e la squadra a 4 giocatori ripartirebbe con il proprio obiettivo.

Altra variante potrebbe essere svolta lasciando fuori dal gioco chi ha segnato per un periodo limitato di tempo (30 secondi, 1 minuto dipende dalle età). In questo caso il gioco dovrebbe svilupparsi in maniera più intensa per approfittare della superiorità numerica.

In ogni caso i giocatori devono decidere quale obiettivo è più utile nella specifica situazione.

SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Centrocampisti rapidi

Esercitazione che permette di lavorare sulle transizioni veloci in modo da rendere i centrocampisti rapidi nell’organizzarsi all’interno del gioco sia nelle ripartenze per attaccare sia nelle coperture difensive.

Centrocampisti rapidi

Divido i giocatori in una squadra di nove (nera) contro una squadra di sette (arancione). La squadra di sette ha quattro nella zona più grande più il portiere e due nella zona piccola mentre la squadra di nove ha 4 nella zona di difesa più il portiere e 4 nella zona di attacco.

Il gioco inizia dal portiere che passa nell’area piccola ai giocatori che devono fare un possesso di almeno 3 passaggi prima di spostarsi nella zona più ampia ed effettuare cosi una superiorità numerica contro la squadra arancione.

Quando la palla esce il gioco si riavvia sempre dal portiere con l’area piccola. E’ importante che il mister sottolinei la posizione corretta dei centrocampisti nel momento in cui la palla esce dalla difesa per la squadra di attacco e le corrette coperture delle linee di passaggio per la difesa.

E’ necessario cambiare le squadre dopo tre o quattro azioni per far capire i movimenti a tutti i giocatori.

Questo esercizio quindi ci porta a lavorare sulle ripartenze dopo la riconquista della palla facendo lavorare la squadra sui movimenti in ampiezza e profondità durante un’azione d’attacco. 

La rapidità di decisione dei centrocampisti viene dal movimento ad allargarsi immediato dei giocatori d’attacco appena si riconquista palla e dalla capacità di smarcarsi con movimenti senza palla in modo da avere più possibilità di ricevere il passaggio.

E’ opportuno che il mister stimoli l’intensità e la velocità del gioco cercando di mantenere precisione ed efficacia nell’azione che si sta sviluppando.