Calcio a 5 femminile memories: Medesanese

Filmato conclusivo
Riassunto della storia

La USD Medesanese calcio a 5 femminile è stata una squadra di futsal femminile della provincia di Parma che partecipò ai compionati FIGC, UISP e CSI.

Nata nell’estate del 2003, grazie ad un gruppo di amiche di Medesano che decisero di partecipare ad un torneo estivo ed al successivo campionato Uisp, e che concluse la propria carriera nell’estate del 2018.

Il gruppo debuttò con ragazze che non avevano mai toccato un pallone.

Grazie a tanto lavoro e grande convinzione si videro sin da subito i frutti, con buoni piazzamenti in campionato e nei tornei estivi; questo poi portò la squadra a rinforzarsi con tante ragazze di Parma e provincia che già avevano esperienza in questo sport e che contribuirono a tutti i successi nel corso degli anni.

Nei 16 anni di vita, sono state tante le giocatrici che hanno vestito la maglia della Medesanese, ma la squadra, soprattutto negli ultimi 10 anni, rimase legata allo stesso gruppo portante formato da 7/8 ragazze che insieme sono diventate una vera famiglia. Credo che questo aspetto sia stato la vera forza di questa squadra che ha raccolto successi per 11 anni consecutivi conquistando ben 19 trofei da prime classificate.

(per approfondimenti visitate il sito https://medesanesec5femminile.jimdofree.com/)

Perché raccontare questa storia?

Forse sarà distante da ciò che tutti insegnano nei seminari, cioè di tenere diviso il campo dalla vita privata, ma il fatto di aver creato un gruppo che si è trasformato in una famiglia, porta con se l’anima romantica dello sport che non è solo agonismo ma anche socialità.

Non si può negare comunque che il segreto dei successi fosse la capacità di concentrazione delle ragazze nel cambio di atteggiamento negli allenamenti e nelle partite rispetto alla vita privata.

Come nasce una squadra di calcio a 5 femminile?

Tante realtà femminili di futsal nascono come luogo di aggregazione e condivisione, poi in alcune nasce l’ambizione ed il desiderio di mettersi alla prova con nuove esperienze, per altre invece resta il piacere della partita tra amiche e della birra per condividere esperienze, affetto e convivialità.

In misura minore, invece, nascono squadre con il puro intento competitivo ed il cui obiettivo è il massimo miglioramento prestazionale all’interno di questa disciplina.

Talvolta si tratta di mondi completamente separati, ma a volte, prendendo consapevolezza dei propri mezzi e con un po’ di spavalderia è bello rischiare e provare a misurarsi con qualcosa al di fuori della propria “zona di confort”.

Giocare in FIGC poteva sembrare una meta irraggiungibile, perché era una squadra “fatta da se”, senza preparatori atletici, senza fisioterapisti o dottori e con allenatori che guidavano la squadra secondo la propria esperienza.

La vera forza fu anche riuscire a mantenere unito un gruppo sufficientemente numeroso per poter affrontare tutte le partite, dato che era particolarmente difficile trovare giocatrici.

Difficoltà su cui lavorare per lo sviluppo del calcio a 5 femminile:

Le difficoltà principali che avevamo riscontrato (che tuttora esistono nella disciplina) erano:

  • Molte ragazze dei campionati amatoriali, seppur dotate, hanno difficoltà ad uscire dalla zona di confort;
  • Per alcune ragazze può essere troppo impegnativo sacrificare il weekend;
  • Molte ragazze preferiscono il calcio a 11, quindi non sono disponibili a tesserarsi in una squadra che le precluderebbe di giocare a calcio, ma giocano volentieri nelle squadre di calcio a cinque di altre organizzazioni sportive;
  • Per alcune ragazze può essere un problema prendersi l’impegno di allenarsi 2 volte la settimana regolarmente e giocare una partita;
  • Trovare società realmente interessate al calcio a 5 femminile;
  • Trovare società che ti assicurino la disponibilità delle strutture indoor per quanto necessario per la categoria.
conclusioni

Spero che il lock down degli ultimi mesi non porti alla morte di molte delle realtà che portavano avanti progetti per il calcio a 5 femminile.

Spero che si riescano a trovare spazi e condizioni accettabili per i nuovi campionati e che altri decidano di investire in questa disciplina.

Basta poco per iniziare e se si lavora con passione, sarà questa a fare da traino… evolvendoci di anno in anno.

(visitate il sito https://medesanesec5femminile.jimdofree.com/)

 

1 contro 1…in gruppo!

Spesso il mister si trova sul campo da solo con molti giocatori. Questo esercizio permette ai giocatori di esercitarsi a coppie in un 1 contro 1 intenso ma allo stesso tempo permette al mister di avere sotto controllo tutti i giocatori della squadra.

1 contro 1

Disponiamo i giocatori in due gruppi disposti uno di fronte all’altro all’interno di un campo in cui alle spalle dei giocatori siano contrassegnate delle linee di fondo

Al segnale del mister i giocatori si scambiano la palla secondo l’obiettivo che ci poniamo (interno piede, esterno, palla alta, ecc) al meglio possibile.

Quando l’allenatore dà il segnale successivo, il giocatore con la palla cerca di dribblare l’avversario in un 1 contro 1 finchè non raggiunge la linea di fondo che ha davanti a se.

L’avversario cerca di impedirlo e se conquista la palla cerca a sua volta di raggiungere la linea di fondo opposta a quella che sta difendendo.

1 contro 1

In questo semplice esercizio ci sono diverse possibilità: il giocatore che dribbla raggiunge il suo obiettivo, il difensore ruba la palla e dribbla verso la sua linea, oppure i due giocatori combattono semplicemente a lungo sulla palla. L’allenatore può quindi terminare l’esercizio in qualsiasi momento dando il segnale.

I giocatori intelligenti usano la confusione e i blocchi naturali creati dagli altri giocatori per dribblare gli avversari

Se la palla si allontana dal giocatore o esce dal campo l’esercizio è finito.

L’esercizio può essere proposto a tutte le età. Il mister ha a disposizione vari obiettivi su cui lavorare.

La modalità di passaggio. Si può chiedere ai giocatori di passarsi la palla con determinati vincoli (destro, sinistro, suola, ecc). Si possono variare le distanze in modo da ottenere più precisione o più forza sul passaggio.

Si può sviluppare la concorrenza tra i giocatori assegnando un punto ogni volta ce il dribbling è riuscito . il punteggio può essere assegnato singolarmente al giocatore oppure a tutta la squadra a cui questo appartiene.

L’esercizio può essere svolto a tempo in modo da dare al difensore la possibilità temporeggiare per impedire all’avversario di arrivare alla linea oppure incoraggiare la difesa aggressiva.

L’esercizio è semplice e probabilmente molti di noi l’hanno già svolto ma mi piaceva riportarlo come esercizio trasversale a molti allenamenti che possiamo fare durante la programmazione annuale sia come riscaldamento che come esercizio specifico sull’obiettivo scelto.

Il vero vantaggio è la possibilità di lavorare in spazi ridotti con i singoli giocatori e allo stesso tempo con tutto il gruppo. Ovviamente se il mister non è solo si possono creare diversi piccoli gruppi e organizzare una piccola competizione a squadre.

Mai dire Pol: Puntata portieri calcio a 5 femminile

Marianna Pepe e Giulia Bertozzi ci fanno entrare nello spogliatoio della loro squadra (Polisportiva 1980) per raccontarci il rapporto e la competizione tra 2 portieri di una squadra di calcio a 5 femminile.

Giulia viene da una esperienza decennale nel calcio a 11, descrive le impressioni e le difficoltà di una disciplina completamente diversa. 

Marianna, d’altro canto, è nata come portiere del calcio a 5, molto competitiva e svela il proprio rapporto verso questo sport e verso la compagna.

Una testimonianza molto interessante ed un esempio concreto della realtà del calcio a 5 femminile vissuta dagli estremi difensori.

Il futsal nel calcio a 11

Per chi si occupa di settori giovanili fare allenamenti di futsal nel calcio a 11 con i ragazzi ha molti vantaggi perché permette di migliorare la tecnica e la tattica individuale e di gestire al meglio il dominio della palla.

Non si tratta solo di spazi ristretti ma anche di decidere velocemente e di adattarsi molto prima al gioco.

In Brasile e in Spagna lo si fa già da molti anni e molti protagonisti  del settore sottolineano il vantaggio che il calcio a 5 non obbliga il gioco a posizioni fisse, che a volte possono essere un limite per il bambino ma ognuno può spostarsi di continuo e provare diversi ruoli. Questo porta i ragazzi ad avere più consapevolezza degli spazi imparando più velocemente la fase d’attacco e quella di difesa. L’obbligo di giocare in uno spazio ristretto e con 4 giocatori attivi più il portiere porta anche il vantaggio di vivere durante la partita situazioni importanti frequentemente e questo alza il livello di tutti i giocatori.

In Emilia Romagna ho visitato e ho avuto riscontri da quasi tutte le società di futsal e i loro settori giovanili lavorano proprio in questo modo con molti mister che sono predisposti a mettersi in gioco, imparare e a collaborare per alzare il livello tecnico del settore.

Purtroppo nel calcio a 11 non ho avuto lo stesso ritorno. Esistono effettivamente molte realtà in cui le cose funzionano come nel futsal ma è più merito delle singole persone che di un percorso strutturato. Se il mister ha intelligenza, preparazione e visione a 360 gradi sui ragazzi che allena allora il livello tecnico e le esercitazioni sono ottime e funzionali alla crescita di tutti i ragazzi e della società altrimenti si resta nel mediocrità e nel livello medio del calcio vissuto con la corsa a scegliere i ragazzi forti che possono fare la differenza inseriti in poche idee di gioco finchè non si trova un giocatore più bravo.

E’ fondamentale che ogni mister sappia far crescere i propri ragazzi e che abbia idea del percorso tecnico da svolgere. E’ per questo che sottolineo come il futsal sia fortemente propedeutico al calcio a 11 soprattutto nella metodologia dell’allenamento, sull’aspetto cognitivo, sul creare occasioni da goal e sul gestire gli spazi. 

Di seguito vi riporto un’intervista di Alessandro Crisafulli (Aurora Desio) a Sergio Gargelli coach Nazionale Cinese di futsal (ma anche di Vietman, Norvegia, Qatar, Giappone, ecc.) ed esperto conoscitore del calcio in generale per evidenziare il suo parere rispetto all’utilità del calcio  a 5 nel calcio a 11.

La straordinaria importanza del Futsal per il calcio a 11

A tu per tu con Sergio Gargelli coach Nazionale Cina

Pubblicato da Aurora Desio Calcio 1922 su Venerdì 22 maggio 2020

In questa intervista a carattere generale diversi spunti importanti tra cui un accenno al lavoro della squadra brasiliana del Santos sul calcio a 5 e su come un giocatore di futsal debba anticipare molto il gioco per poter gestire la velocità e i tempi di intervento.

In conclusione quando sento personaggi importanti della Figc sottolineare nel calcio a 11 la povertà tecnica del nostro settore giovanile nazionale penso che sebbene non sia indispensabile il futsal, anche nel professionismo, potrebbe essere un ottimo strumento per far crescere nella tecnica i nostri ragazzi facendoli divertire ed abituandoli a gestire tante situazioni in poco tempo.

Concludo con Andrés Iniesta, uno dei giocatori di calcio a 11 più imprevedibili e funambolici del mondo che non dimentica le sue radici ben radicate nel Futsal.

“Ho cominciato giocando a Futsal
Tutto è partito da qui
Giocare adesso mi riporta alle mie radici
Negli spazi stretti devi trovare un modo per uscire
Ogni volta con una soluzione diversa
Essere prevedibili porta alla sconfitta
Quindi vale la pena di provare. Devi rischiare
E velocemente capisci che il possesso palla è tutto
Tutto questo non cambia mai
Non importa dove giochi
Questo è il mio campo”. Andrea Iniesta

Un video splendido che racconta la sua passione per il futsal.

Sono tanti i giocatori famosi nel calcio a 11 (Messi, Neymar, Ronaldo Il fenomeno, ecc.) che provengono da una formazione nel futsal…se i migliori hanno questa formazione vorrà dire qualcosa?

Bagnolo C5 femminile e Polisportiva 1980 parlano del campionato FIGC regionale

Bagnolo calcio a 5 femminile invita nella propria diretta Instagram gli amici ed avversari della Polisportiva 1980 per parlare del proprio campionato. Verranno toccati anche i temi delle giovanili e del calcio a 5 femminile amatoriale.
Ad aprire la diretta però sarà Nicoletta Mansueto del Real Statte (capolista della serie A) che parlerà del suo campionato e di come sta passando la quarantena.

Il Rettangolo: un buon riscaldamento!

A seconda delle distanze scelte il rettangolo potrebbe diventare impegnativo per i giocatori. Quindi in base all’età, alle prestazioni e alle capacità dei ragazzi bisogna variare le dimensioni dell’esercizio. Se si vuole eseguire l’esercizio con un’intensità alta le distanze piccole richiedono maggiori abilità tecniche da parte dei giocatori.

Il Rettangolo

Il giocatore 1 porta palla dentro al rettangolo e appena entra nella porticina fatta dei due coni passa in diagonale la palla al giocatore 2 quindi corre attorno al cono di svolta e segue il suo passaggio verso la posizione che è diventata libera.

Il giocatore 2 riceve il passaggio, passa al giocatore 3 e segue il suo passaggio andando ad occupare la posizione del giocatore 3 che intanto è andato in coda nella fila di partenza.

I giocatori che entrano nel rettangolo decidono da quale parte passare (sinistra o destra) a seconda della disponibilità del giocatore di essere pronto a ricevere il pallone.

Ovviamente come si diceva all’inizio le distanze e l’intensità di esecuzione dipendono dall’età dei giocatori ma sebbene sia semplice nelle sue fasi il rettangolo resta un buon allenamento per tutte le varie tipologie di squadra.

All’interno di questo esercizio ci possono essere molte varianti come ad esempio la possibilità di giocare a due tocchi oppure con la possibilità di inserire difensori nello spazio per bloccare l’eventuale passaggio da parte del portatore di palla.

Personalmente facendolo fare prima delle partite lo scopo che mi prefiggo è di aiutare la concentrazione dei giocatori.

Devono avere la percezione dei compagni: alzare la testa e valutare forza e coordinazione per mettere in compagni in condizione di ricevere la meglio il pallone.

Devono analizzare la situazione rispetto al compagno precedente e quindi, una volta entrati nel rettangolo, decidere se passare a destra o a sinistra a seconda del posizionamento dei compagni.

Devono decidere l’intensità dell’esercizio e quindi la velocità e la precisione con cui portano e passano la palla e come vogliono far girare i compagni

Devono eseguire al meglio l’esercizio perché ogni errore interromperebbe il flusso di gioco dei compagni quindi il giocatore dovrebbe sentire la sana pressione di tutta la squadra.

Il rettangolo resta un semplice esercizio che può aiutare il giocatore a valutare l’evolversi dell’esercizio rispetto alla posizione dei compagni, la traiettoria della palla e la velocità della palla senza che il mister dica tante cose…un buon riscaldamento!

Parliamo di futsal giovanile: GS Ariano

Buongiorno Riccardo, puoi presentarti e raccontaci come nasce il vostro progetto ad Ariano del Polesine?

Buongiorno Michele, sono il presidente del GS Ariano Calcio a 5, siamo della zona del Basso Polesine in Veneto al confine con l’Emilia Romagna.

La società c’è dal 1997, quando abbiamo iniziato con il calcio maschile, poi nel 2012 abbiamo aggiunto il calcio femminile.

Siamo partiti con la prima squadra femminile, partecipavamo a tornei provinciali ed abbiamo vinto anche alcuni titoli… per poi completare il progetto con il settore giovanile delle ragazze under 12 ed under 14.

Da quest’anno la prima squadra partecipa al campionato di serie C regionale dell’Emilia Romagna, dove vediamo un buon livello di futsal, ricco di squadre preparate e competitive.

Essendo una squadra giovane, in serie C stiamo maturando molta esperienza.

Mi dicevi che vi battete perché le più giovani possano avere un campionato indipendente dai maschi…

Corretto! Non sono totalmente contrario al confronto con i maschi, sia chiaro…

Si possono organizzare partitelle od allenamenti insieme, ma credo che sia importante che le ragazze possano confrontarsi tra di loro in campionato, perché alla lunga giocare con i maschi potrebbe fargli perdere la voglia!

Le federazioni portano a 14 anni il limite per il gioco misto, il nostro obiettivo è proprio quello di raggrupparle e farle giocare tra di loro a partire dagli 8-9 anni di età.

Sono ancora poche le realtà come noi che offrono la possibilità di giocare a futsal, e questo vale anche in ambito maschile, ma sono convinto che si possa ancora crescere come movimento per ambo i sessi.

Parliamo un po’ di questo campionato under 12 ed under 14 di futsal femminile….

Sì, è iniziato tutto l’anno scorso, quando la UISP e il CSI dell’Emilia Romagna hanno organizzato alcuni concentramenti in concomitanza con le gare delle rappresentative UISP Regionali di calcio a 5 femminile.

Sino a quel momento partecipavamo solo a tornei ed amichevoli con altre società, strumenti che aiutano le nuove società ad esordire, ma che non riescono a mantenere acceso l’interesse delle giocatrici.

Ci è stato presentato un progetto di campionato, che è iniziato nella attuale stagione 2019-2020, e ne abbiamo subito approfittato dell’occasione.

Si è trattato del primo campionato sperimentale di questo tipo, con gare di andata e ritorno, suddiviso in 2 gironi che si sarebbero poi scontrati in una fase successiva se non fosse arrivato lo stop e la quarantena…

A mio modo di vedere avere un campionato è fondamentale per non perdere l’interesse delle bambine; perché loro si avvicinano al calcio per desiderio, senza che nessuno glielo imponga, e quindi gli interessa soprattutto giocare.

Purtroppo non siamo riusciti a completare il campionato a causa della quarantena, ma le mie ragazze si stavano divertendo molto.

Non abbiamo però smesso di partecipare ai concentramenti, come quello di Modena dedicato completamente alle categorie giovanili femminili, perché resta un ottimo strumento di crescita ad integrazione del campionato.

Pensi che ci sarà un campionato anche il prossimo anno?

Spero proprio di sì, noi siamo pronti a iscrivere di nuovo entrambe le squadre.

Ho sentito dire che dalla stagione 2020-2021 potrebbe partire anche un campionato under 17 regionale per l’Emilia Romagna, come quello che si svolge in provincia di Vicenza nel Veneto.

Spero che il nostro esperimento sia stato un buon traino e che le intenzioni della Superlega CSI-UISP si concretizzino anche nell’ampliamento della nuova categoria, perché sino ad oggi dopo i 14 anni sono costrette ad entrare nel campionato delle adulte con un grande gap di esperienza da colmare.

Pubblicato da Pepo – Foto calcio/futstal fem Parma/Emilia Romagna su Sabato 16 novembre 2019
Le giovanili sono una esigenza delle società per migliorare, giusto?

Le giovanili sono una esigenza per ogni attività sportiva. Purtroppo per chi vive lo sport solo come un business, e non per passione, potrebbe vedere il settore giovanile come un costo o una imposizione, ma più si impegnano risorse in questo ambito e migliori saranno i risultati in età adulta. 

Inoltre, non è facile trovare delle atlete formate e non c’è nulla di più soddisfacente che formarle in casa.

Noi ci impegnamo a formare delle ragazze giovani all’interno del calcio 5 e questo sicuramente aiuta nella crescita.

Parliamo degli allenatori, questo ruolo non si esaurisce con la trasmissione di concetti tecnici, giusto?

Ovviamente, come abbiamo fatto noi, la dirigenza di una società deve riuscire a trovare persone adatte al ruolo. Grandi tecnici potrebbero non essere dei buoni educatori.

Non basta aver preso il patentino, ma servono persone in grado di trasmettere valori umani, sportivi e che sappiano interagire con i ragazzi e le ragazze.

Purtroppo la cronaca riporta tanti atti di maleducazione e discriminazione durante le partite delle giovanili, ma posso testimoniare che il nostro mondo non è tutto così e che esistono ancora genitori e dirigenti in grado di portare avanti i principi corretti dello sport e del vivere civile.

è importante interfacciarsi con gli istituti scolastici?

Purtroppo la quarantena ci ha fatto cancellare gli appuntamenti di quest’anno che avevamo preso con le scuole. Sarà tutto rimandato a quando i bambini (si spera) torneranno in classe.

Notiamo interesse e vediamo centrale questo tipo di collaborazione, ma a volte la burocrazia rende complicato creare tornei ed eventi. 

Il calcio femminile è in forte crescita, ma bisogna tenere in conto che le trasferte possono essere ancora lunghe perché le squadre non sono ancora tante…

Questo è vero, sicuramente siamo ancora lontani da un numero di squadre che possa permettere di creare dei campionati provinciali,  come avviene per il calcio a 11 maschile.

Il nostro campionato come ben sai ha l’estensione territoriale da Thiene a Bedonia… quindi bisogna adattare il calendario in modo tale che non sia troppo pesante per i genitori.

Per esempio, abbiamo giocato le partite della under 12 e della under 14 contro il Real Thiene nella stessa data in orari consecutivi per sfruttare un’unica trasferta. 

Prima di salutarci, che consiglio daresti a chi vuole iniziare?

Il consiglio che dò a chi vuole iniziare è quello di mettere prima al centro del progetto la crescita delle giocatrici e dello staff prima di tutto, naturalmente chi ha possibilità consiglio di puntare sui settori giovanili. Colgo l’occasione di salutare tutta la squadra e i nostri sostenitori

Coordinazione e tiro

L’esercizio di oggi è adatto a giovani giocatori. Creiamo un circuito dove superare ostacoli e tirare in porta. L’obiettivo principale quindi è lavorare su coordinazione e tiro.

Coordinazione e tiro

Dividiamo i ragazzi in 3 gruppi e li distribuiamo in 3 stazioni ognuna con una porta alla fine del percorso. Nella figura ho creato due campi identici in modo da far lavorare più persone alla volta sulla stessa stazione.

I ragazzi devono superare, aggirare e superare diversi ostacoli prima di dimostrare che sono buoni tiratori. I gruppi si allineano al cono iniziale della rispettiva stazione. Dopo il segnale di partenza dell’allenatore, i primi giocatori attraversano i primi ostacoli e tirano nella rispettiva porta.

Una volta completato il percorso il giocatore ritorna al cono di partenza e il suo compagno parte dopo aver ricevuto il “cinque” dal giocatore che ha appena finito.

Non appena tutti i giocatori hanno terminato con la stazione 1, passano alla stazione 2, quindi alla stazione 3.

Nella stazione 1 dopo il cono di partenza ci sono 6 cerchi in cui saltare mantenendo l’appoggio con un piede senza sbilanciarsi per poi arrivare al tiro di precisione davanti alla porta piccola.

Nella stazione 2 invece degli anelli abbiamo 4 ostacoli. I ragazzi devono saltare ogni ostacolo e poi tirare in porta grande (se li abbiamo a disposizione mettiamo i portieri in porta).

Nella stazione 3 invece abbiamo 4 paletti in cui i ragazzi devono fare lo slalom prima di tirare nella porta piccola.

Per instaurare un minimo di competizione tentiamo di stabilire chi è il miglior attaccante dando un punteggio di due goal per chi segna nella porta piccola e di un goal a chi segna nella porta grande (se non c’è il portiere).

Quando il gruppo ha finito tutte e tre le stazioni si guardano i punteggi e si stabilisce chi ha vinto e quindi chi è il miglior attaccante del gruppo. A questo punto possiamo mischiare i gruppi e dividerli in base ai punteggi ottenuti nella manche precedente in modo da uniformare il più possibile i ragazzi e farli gareggiare sempre contro compagni diversi.

Ovviamente le stazioni le possiamo inventare con le più svariate difficoltà. In questo caso l’obiettivo è quello di lavorare sulla coordinazione e tiro ma a seconda delle età e delle distanze che mettiamo possiamo concentrarci anche sulla velocità oppure sulla forza con cui viene svolto l’esercizio.

L’importante è che i ragazzi si divertano mentre svolgono la meglio possibile gli esercizi proposti!

Intervista a Giulia Foranzi, giocatrice ed allenatrice giovanile

quando è nata la tua passione per il calcio?

La mia passione nasce quando avevo 7-8 anni, ho iniziato a giocare con i maschi dell’Astra, classe 1992, assieme a quelli che erano i miei compagni di classe. All’inizio i miei genitori erano un po’ scettici, ma non mi hanno ostacolata.

è stato difficile l’inserimento?

No, perché alla fine giocavo con i miei compagni di classe ed anche l’allenatore è stato fantastico, perché mi ha trasmesso quelli che io chiamo i “valori dell’Astra”, che riguardano il senso di inclusione senza discriminazione, bilanciata dall’impegno personale a favore del gruppo. Questi sono gli stessi valori che cerco di trasmettere anche alle “mie” bimbe. 

Quindi quali sono i valori che un allenatore dovrebbe trasmettere?

Un allenatore dovrebbe essere in grado di trasmettere il rispetto verso tutte le persone presenti in campo e rispetto alle strutture che ci ospitano e questo vale sia per le mie compagne che per le bambine. Per costruire una squadra bisogna far capire che tutti servono, ma che nessuno deve essere indispensabile.

Tornando alla tua carriera da giocatrice…

Ho continuato a giocare sino a 12 anni, che era l’ultima età concessa per giocare in una squadra mista. Subito dopo ho avuto un blocco, perché in quel momento con le femmine non ci volevo giocare, così ho lasciato perdere il calcio sino alle superiori dove ho ripreso giocando per la squadra di calcetto della scuola. Per fortuna ero riuscita a creare un gruppo di amiche appassionate per il calcio; insieme a loro ho ricontattato il mio vecchio allenatore all’Astra, ed anche grazie a mio padre che ha continuato a farne parte, siamo riuscite a creare questo gruppo che dura ancora oggi. 

Come nasce invece la tua carriera di allenatrice?

Quando ero dentro all’Astra, assieme a Maddalena ci siamo rese disponibili ad allenare, perché era nata l’idea di creare un settore di calcio femminile giovanile. Era un’idea che ci sarebbe piaciuta tantissimo, ma poi a marzo ci è arrivata la richiesta di allenare l’annata maschile dei 2005 che abbiamo allenato per una stagione. Poi siamo andati ad allenare la scuola calcio ed in seguito abbiamo tenuto per 3 anni l’annata 2006 e 3 anni i 2009. Per chi ha la passione del calcio è una delle cose più belle da fare… difficile da spiegare… un sacco di emozioni. Poi sono stata contattata dal Parma verso la fine dell’ultima stagione con i 2009. Ho voluto terminare il mio progetto prima di ricontattarli ed approdare a Noceto come collaboratrice per l’under 12.

Allenare le bambine è diverso che allenare dei bambini?

Le ragazze sono più attente, sono più “furbette” e non mi capita quasi mai di dover rispiegare un esercizio… sono più riservate e ti valutano e devi guadagnare il loro rispetto.

I maschi spesso possono essere molto impacciati.

In campo la differenza fisica si nota veramente solo dopo gli 11 anni di età, prima si lavora di pari passo.

Dal punto di vista tecnico, invece, non vedo alcuna differenza, perché come ho detto le ragazze mettono molta più attenzione durante gli allenamenti e credo che questo le avvantaggi nell’apprendimento.

Superata l’età limite dei 12 anni, una ragazzina può essere sovrastata da ragazzini meno tecnici, ma con tiri e scatti più potenti e quindi possono imparare meno dal confronto con loro.

Le ragazze riescono a fare gruppo?

Sì, ma bisogna sempre stare attenti a mantenere la loro concentrazione sullo sport e sugli obiettivi comuni per combattere la creazione naturale dei “gruppetti” che possono slegare la coesione tra le compagne. Le ragazze sono molto competitive, più dei maschi!

Possono innescarsi delle dinamiche sbagliate anche tra maschi, ma in linea generale dopo un breve scontro diretto loro non danno più peso alla questione…. con le ragazze invece bisogna stare più vigili anche su questi aspetti.

Arianna Pomposelli dice che le ragazzine giocano tutte con desiderio perché se praticano questo sport lo fanno per propria scelta, a differenza di alcuni maschi che lo fanno per stereotipo e “costretti dai genitori… ti senti di confermare?

Sicuramente le ragazze che vengono al Parma lo fanno con desiderio. Anche i genitori sapendo che indossano questa maglia sono disposti a fare dei chilometri per portarle ad allenamento. A tale proposito trovo importante che gli allenatori studino anche psicologia dello sport, perché trovo che sia fondamentale comprendere i risvolti psicologici dei comportamenti dei genitori, mister, compagni ed avversari. In Italia a differenza di altre nazioni, la sensibilità a questo tema è ancora scarsa. 

L’imposizione da parte dei genitori di un determinato sport può essere molto controproducente.

Dato che giochi a calcio a 5, secondo te, insegnare questo sport a livello di scuola calcio, come fanno in Spagna e Sud America, può essere propedeutico anche per il calcio a 11?

Sicuramente può essere utile, però è uno sport diverso.

Subisce molto lo stereotipo di essere un gioco “tra amici” o per calciatori a fine carriera. Non credo sia visto seriamente e non sono sicura che l’Italia sia ancora pronta mentalmente.

Da praticante dico che il problema più grande è che mancano le strutture!

Con l’Astra ci siamo sempre allenate all’aperto e giocando poi al chiuso l’impatto è completamente differente… cambiano le scarpe, la palla, il clima, il fiato… questioni che sommate tutte insieme diventano molto impattanti sul rendimento della squadra.

Ci sono delle differenze tra le partite di campionato (miste) e quelle dalla coppa fair play(solo femminili)?

Mah, sicuramente ci sono le differenze fisiche tra maschi e femmine, ma non a livello tecnico.

Tra ragazze, mi sento di dire che già a quella età si notano grandi differenze a seconda dell’esperienza e dal fatto che siano abituate o meno a giocare partite di campionato…. a fare tornei… 

Direi che di anno in anno si presentano dodicenni sempre più esperte e preparate perché hanno iniziato prima il loro percorso sportivo.

Nella coppa Fair Play quindi si nota molto l’esperienza di certe ragazze rispetto ad altre, sia dal punto di vista tecnico e mentale.

Non trovo comunque giusto ragazze di quella età solo in base all’esperienza o alla bravura, ma è ovvio che in un gruppo grande occorra avere più allenatori per differenziare il lavoro in base al livello, per mantenere l’attenzione ed il divertimento per tutte.

Pensi che possa crescere questo movimento, anche dopo l’emergenza del corona virus?

Ci spero molto, purtroppo viviamo ancora troppo sotto lo stereotipo e ho saputo di realtà che si sono avvicinate al mondo del calcio femminile non per passione ma per obbligo. Ovviamente, se manca la volontà e viene vissuto come una costrizione non potrà durare. Mi auguro che gli effetti economici del corona virus non siano troppo impattanti, perché un grande aiuto viene dalle società maggiori, ma non va dimenticato anche l’enorme contributo delle società minori che lavorano tanto, faticano tanto e meritano di continuare a fare quello che hanno sempre fatto con grande passione.

Quello che mi auguro è che si investa sempre di più nel cercare di abbassare l’età di accesso a questo sport. Perché è troppa la differenza tra chi ha iniziato da bambina rispetto a chi inizia più tardi. Da bambina si plasma, mentre da grande bisogna lavorare sodo per correggere ed il miglioramento è molto più lento spendendo molte più energie.

Passaggio e conduzione palla

Semplice esercizio di riscaldamento che permette ai ragazzi attraverso una sana competizione di mettersi alla prova sul passaggio e sulla conduzione palla.

Passaggio e conduzione palla

Su un campetto di circa 15 metri quadri posizioniamo dei coni in modo da creare un motivo a zig zag. Dividiamo la squadra in due gruppi. Il primo gruppo (arancione) andrà al percorso a zig zag – un giocatore per cono, mentre la seconda squadra (verde) andrà al cono iniziale del quadrato. La squadra 1 avrà bisogno di una palla, mentre ogni giocatore della squadra 2 avrà bisogno di una palla.

Dopo il segnale di partenza la squadra 1 deve passarsi la palla il più velocemente possibile dal primo all’ultimo giocatore e viceversa, attraverso il percorso a zig-zag. Nel frattempo la seconda squadra conduce la palla il più velocemente possibile attorno al campo.

Non appena la squadra 1 ha completato cinque round del percorso a zig-zag, la seconda squadra deve smettere immediatamente di correre. L’ultimo giocatore della squadra 2 è il fattore determinante per la quantità dei giri completati.

Diverse forme di passaggio e conduzione palla possono essere utilizzate come variazione specialmente con le annate più piccole.

Suscita divertimento ed interesse anche nei più grandi /prima squadra compresa) perché la componente competitiva e la rotazione continua tra i due gruppi da una certa dinamicità alla fase di riscaldamento.