SENSAZIONI DA MISTER – Il passaggio dai grandi ai piccoli…(ssimi)!

Come già scritto in qualche articolo dei mesi precedenti, l’anno 2019 ha significato a livello calcistico un cambiamento importante.

Dopo gli ultimi anni passati con categorie Esordienti e Giovanissimi (annate 2003, 2004, 2005),  quindi vivendo i primi approcci e i primi campionati con il calcio a 11,  mi ritrovo allenatore di una squadra di Pulcini 2012, 7 anni.SENSAZIONI DA MISTER

Oggi, in condizioni di sofferenza per il secondo allenamento della settimana annullato  causa la pioggia incessante su Parma, mi sono ritrovato a riflettere sul passato e ho trovato l’ispirazione per raccontarvi un pochino questo passaggio. 

Faccio una premessa, spiegando i motivi di questa scelta…un pochino voluta, un pochino forzata. 

Avevo già raccontato, sempre nei precedenti articoli, della mia ultima e complicatissima esperienza; un mix di problemi societari che ha portato ad una diaspora generale a fine anno, uniti al faticosissimo lavoro in campo completamente da solo con 24 quattordicenni per il 70% totalmente disinteressati verso il calcio e lo sport. 

In primavera, quando la stagione stava per terminare, ho iniziato a valutare tutte le proposte che stavano arrivando.  Ero alla ricerca di un ambiente nuovo, di stimoli nuovi, ma soprattutto di non rovinarmi ulteriormente la salute mentale con situazioni distruttive.

Decisi di scegliere una società che da tantissimi anni mi incuriosiva e affascinava, di cui avevo sempre sentito parlare bene, e che sembrava avere quei requisiti di serenità e tranquillità che stavo tanto cercando: U.S. Astra , società storica di Parma, che mi avrebbe potuto offrire però solamente l’annata 2012, appunto. Precisamente, avrebbe significato scendere di 7 anni rispetto ai ragazzi che stavo allenando.  Un passaggio importante e non semplice, ma ho accettato subito spinto dalla voglia di entrare in questa nuova società.

Così, dopo i vari incontri di rito, mi preparai ad aspettare l’inizio della stagione e a programmarla.  Con lo scorrere delle settimane estive notai una prima differenza importante: ma il ritiro? la preparazione? gli allenamenti del 18 di Agosto?

Regnava in me un senso di smarrimento, perchè come tutti gli allenatori delle annate “grandi” ero abituato ad iniziare il lavoro quotidiano in quel periodo.  Mancava il campo, soprattutto vedendo i miei amici e colleghi già all’opera, ma decisi di trovare il risvolto positivo nel maggiore riposo dopo una terribile faticata lavorativa nel mese di Luglio.

Arrivò finalmente l’inizio delle attività.  Ricordo ancora che al ritorno a casa dai primi allenamenti avevo magicamente assunto sembianze simili a quelle di un vegetale. Lo stress, più mentale che fisico, era ai massimi livelli.  Cominciai a tremare, spaventato dalla scelta presa, ma in brevissimo tempo mi resi conto che stavo sbagliando tutto.  

Quali possono essere gli errori diffusi in una situazione di cambio drastico come il mio? Molto semplice, dimenticarsi di avere dei bambini di 7 anni davanti e soprattutto non rivedere le proprie aspettative. 

Gli allenamenti procedevano molto a rilento, pieni di imprevisti, di tempi morti, di interruzioni, di ri-spiegazioni continue…ma tutto questo era la pura e semplice NORMALITA’!

Era infatti impossibile che potessi  a cambiare la situazione, perchè non mi stavo ponendo a misura di bambino.  Ossessionato dal pensiero costante che questi piccoli dovevano imparare il più possibile nel minor tempo possibile, stavo annullando uno dei principali cardini della pedagogia: la gradualità, il rispetto dei tempi di ogni bambino. 

In pratica…era un “fai da solo!” (comoda eh…), quando invece  con le loro risposte mi stavano  chiedendo  “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. 

SENSAZIONI DA MISTER

Azzerai tutto, ricominciai armandomi di pazienza e dolcezza, e automaticamente nel giro di un allenamento le cose cambiarono subito.  Il vantaggio dei bambini è proprio questo,  la loro capacità di apprendere rapidamente come spugne.  E una volta riuscito ad avere la loro attenzione e fiducia, la qualità degli esercizi, dei dialoghi, delle spiegazioni è infatti diventata nettamente più alta. 

Ma cosa vuol dire adattarsi a loro? Qual è stato il cambiamento che ha permesso di migliorare i loro apprendimenti? 

Soprattutto per chi viene dal calcio dei grandi, il calcio “vero” direbbero molti con presunzione, occorre una enorme capacità di mettersi in gioco.  Dimenticare velocemente la vita con i grandi deve essere la chiave: facile a parole, un pochino meno nella pratica. 

Chi allena una squadra di primi calci, e ritengo non sia per tutti, che piaccia o no deve  indossare varie vesti. Impossibile pensare “mi dedico solo al campo”.

LO SPOGLIATOIO: fino all’anno scorso il luogo in cui entravi solamente i minuti necessari per il  discorso pre-partita e pre-allenamento; oggi il luogo in cui passi ore a spiegare ai tuoi piccoli calciatori come indossare i calzettoni o come appendere i vestiti in ordine; a diventare un grande “allacciatore” di scarpe e a volte un fidato accompagnatore per il bagno;  ispezioniare ginocchia  sporche dopo la doccia e asciugare capelli, pronto a  chiudere la giornata radunando tutti i vestiti smarriti da inoltrare sul gruppo whatsapp per recuperarne i proprietari. Armarsi di pazienza, vero, ma anche tantissima costanza!! L’autonomia di un bambino/ragazzo in campo e fuori, passa prima di tutto da queste cose che generalmente vengono etichettate come scontate…ma di scontato non c’è proprio niente oggi!SENSAZIONI DA MISTER

L’ALLENAMENTO: come ho già detto, per il momento accantonare l’ossessione per l’intensità e la rigida pianificazione. I primi allenamenti saranno scanditi da continue interruzioni, quasi sempre fuori luogo, e continue rispiegazioni.  Inutile dire che è fondamentale affrontare il tutto con tutta la sensibilità e umanità di cui disponiamo, per arrivare a capire ogni loro sfumatura e far si che sentano la nostra totale fiducia; ma è ancor più fondamentale il rispetto ferreo delle regole, poche ma chiarissime, e suscitare in loro quel “timore”necessario a fargli capire cosa sia il lavoro e il rispetto per il gruppo. 

Il lavoro tecnico è stato ciò che mi ha sorpreso di più; a questi pulcini si può insegnare tutto! Come al solito…basta trovare la chiave, che consiste nella giusta comunicazione.

 In questi primi mesi ho con piacere visto grossi risultati nella maggior parte dei miei 16 bambini, e dopo le correzioni obbligate dei primi allenamenti, ho iniziato a fare uno sforzo in più per entrare nel loro mondo con il loro linguaggio: richieste con poche e semplici parole, qualche battuta divertente per spezzare, spiegazioni zeppe di similitudini con la loro quotidianità, e soprattutto evidenziare sempre bene ogni minimo obiettivo di un esercizio,  impostando un gioco di domande e risposte ( “PERCHE’ FACCIAMO QUESTO? PERCHE’…../ PERCHE’ CONTROLLO LA PALLA CON QUESTO PIEDE? PERCHE’…)

Gli esercizi, senza scoprire l’acqua calda, devono rispettare pochi semplici canoni: esercizi dinamici, stimolanti,  con un finale  che sia entusiasmante/competitivo per aumentarne l’intensità fisico/mentale. Generalmente il tiro in porta, le gare di corsa o l’uno contro uno sono sempre la ricetta magica!

PARTITA: a qualsiasi età, la partita rappresenta il punto di arrivo della settimana di ogni giocatore.  La smania sarà sempre incontenibile e, soprattutto nel caso di bambini di 7 anni, noi allenatori abbiamo il dovere di farli sognare nella loro oretta di gloria.  Sicuramente quando si parla di calcio piccoli, si apre l’inevitabile dibattito tra società che fanno giocare tutti e società con idee di massima selettività sin da subito. Senza aprire un dibattito, io dico sempre che spetta al genitore iscrivere il figlio dove preferisce, accettando però il pacchetto ad inizio anno senza diritto poi di lamentarsi o polemizzare.  

Poniamo il caso diffuso di una società di tipo 1; la difficoltà di un allenatore che ha a che fare con questa fascia d’età, nella gestione della partita è appunto quella di dover schierare nei 3 tempi un numero mediamente tra i 12 e i 14 bambini, piuttosto alto giocando a 7 giocatori.  La cosa più semplice è quella di puntare l’orologio e fare i cambi in automatico, ma ricordiamoci sempre che una partita ha degli equilibri importanti da mantenere. La sfida non è certo semplice, sta ad ogni allenatore provare e riprovare fino a  trovare la strategia adatta per valorizzare al meglio i propri bambini in un contesto equilibrato di squadra.SENSAZIONI DA MISTER

Un altra prova di forza è quella di riuscire a NON ADATTARSI ALLA MEDIOCRITA‘; molti allenatori frustrati, almeno per il mio modo di vedere lo sport, risolvono la situazione generalmente mettendo il classico bambino più alto e grosso della media in difesa, e quello con il tiro o veloce davanti. Risultato? Palla lunga e si va in porta sfruttando l’ingenuità (normale e lecita) degli avversari.  Qualche partita la potranno anche vincere a 7 anni, ma ricordiamoci il nostro dovere di insegnare il gioco del calcio e di pensare al lungo periodo.  Anche a fronte di queste provocazioni, io le chiamo così, MAI SMETTERE DI CREDERE NELLE PROPRIE IDEE E DI INSEGNARE A GIOCARE.

Ah dimenticavo! E il famoso discorso prepartita? Anche per questo…dimenticare il passato e la rigidità di quei minuti!  Per farvi capire meglio, vi cito due aneddoti successi nella mia squadra in questi due mesi di attività.

-Prima partita di campionato, per molto la prima in assoluto della vita. Vedo un bambino che  nervosamente continua a camminare avanti e indietro da solo, e quasi commosso, pensando a smania per la partita, mi avvicino e gli chiedo: “Sei nervoso per la partita?”   – No, sto pensando al videogioco che ho scaricato prima a casa….non vedo l’ora di giocarci!-

-Momento riunione nello spogliatoio, 10 minuti prima di entrare in campo. Inizio da mister a parlare, complimentandomi con loro per i progressi della settimana e l’impegno messo. Cerco di caricarli creando un clima da champions league, ma improvvisamente vedo un bambino piegato su se stesso in lacrime. Preoccupatissimo corro da lui per capire se stesse male, e in preda alla massima disperazione mi dice “Sono stato invitato ad un pigiama party dopo, ma non so cosa fare!!!” ..per poi riprendere ancora più forte di prima a piangere!

Vi posso garantire…scene che ti fanno subito capire la purezza di questi bambini e la grande responsabilità che abbiamo verso di loro!

 

Ho scritto questo articolo perché non è frequente un passaggio tra categorie così diverse e con questo stacco. Molte persone mesi fa mi diedero del pazzo, e come ho già detto l’adattamento iniziale dopo tanti anni nei grandi non è stato una passeggiata.

Ma, essendomi ora tuffato completamente in questa bellissima sfida, posso affermare che e’ stata la scelta più felice della mia vita.  W  IL CALCIO DEI PICCOLI!!!

Un grande grazie ai miei collaboratori Sergio, Mattia e Fabio.

 

 

 

Allenare la precisione – Scuola Calcio

Una delle priorità maggiori rilevate nei primi allenamenti con la mia giovanissima squadra, come già detto nei precedenti articoli 2012,  è stata sicuramente quella di insegnare  il corretto passaggio, partendo dal gesto tecnico da “fermi”  per arrivare ad insistere sulla precisione; quasi 3/4 di loro non erano in grado di passare la palla al compagno pronto a riceverla, ma “buttavano” il pallone senza guardare.

A questo proposito, per non annoiarli con troppi quadrati o esercitazioni statiche, ho dovuto proporre un gioco che potesse tenere la loro attenzione attiva per il maggior tempo possibile.

Il primo passo è creare uno spazio di gioco diviso in due metà campo dove andranno a disporsi le due squadre, divise da una riga centrale insuperabile.

Alle spalle di ogni metà campo,  dovrete creare un’area apposita in cui posizionare tante porticine ben distanziate l’una dall’altra (nel pessimo disegno…quelle bianche e arancioni). Il numero delle porte dovrà essere inzialmente ben superiore al numero di avversari che coprono il campo.

 Ogni squadra dovrà cercare di segnare più gol possibili nelle porticine!  I giocatori saranno obbligati ad alzare la testa e guardare dove butteranno il pallone.  Con un po’ di pazienza, arriveranno a servire il compagno meglio posizionato ai lati (qua possiamo insistere lo stop orientato) trovando la loro porticina coperta da un avversario. 

Vince la partita la squadra che segna il maggior numero di goal!

*LAVORANDO SUL PASSAGGIO, IL TIRO RISULTA ESSER VALIDO SOLAMENTE D’INTERNO*

Esistono poi altre varianti interessanti, che complicano un pochino la situazione:

sostituire le porticine con i birilli, per richiedere una maggiore precisione.

Ridurre le porticine ed inserire dei compagni di squadra nella metà campo da attaccare, in modo che la palla arrivi a loro che dovranno essere bravi a fare gol con un numero di tocchi limitato o di tempo limitato.  Questo permete a chi deve ricevere un lavoro  sullo smarcamento, lavorando sul concetto di zona luce e ombra. 

Avendolo provato la settimana scorsa, posso testimoniare che dopo qualche prova garantisce divertimento e quindi intensità.

Buon lavoro!

Via dal mio giardino!

Siamo arrivati ad ottobre, da circa un mese sto vivendo il passaggio da Giovanissimi a Pulcini, per la precisione annata 2012.

Sicuramente non è necessario testimoniare quanta sia la differenza e quanto sia impegnativo un adattamento tecnico ad una fascia di bambini così piccoli. 

Un’ impostazione ludica delle esercitazioni dell’allenamento, fondamentale per stimolare la loro attenzione e comprensione,  obbliga senza ombra di dubbio a lavorare (e non poco) di fantasia! Questo si è rivelato molto prezioso per me che stavo vivendo un momento di blocco mentale dovuto a strascichi della precedente esperienza. 

Una delle esercitazioni che ha riscosso più successo è stata quella che ho chiamato “VIA DAL MIO GIARDINO!”

Come prima cosa ho posizionato una decina di palloni dentro l’area di rigore o un qualsiasi recinto creato con dei semplici cinesini. Questo sarà il famoso giardino. 

Di fronte al giardino, ci saranno 3,4,o 5 casette, a seconda del numero di bambini, che andranno costruite anch’esse con cinesini. 

Da ognuna di queste casette, partirà un componente contemporaneamente ai vicini di casa. Avremo così 3,4,o 5 bambini che andranno ad attaccare il giardino.

A difendere il giardino, ci saranno 4 lupi che dovranno mangiare i nemici e difendere il giardino MUOVENDOSI SOLAMENTE IN ORIZZONTALE.

Se i lupi non riusciranno a proteggere il giardino, chi entrerà dovrà rubare il pallone e  riuscendo anche ad evitare il lupo in uscita e portarlo nella propria casetta.

Il gioco è diviso in due fasi, una con le mani (finalità coordinative e di movimento) e uno con i piedi (conduzione e 1 contro 1).

Quando il giardino sarà sgombro e tutti i palloni rubati, il gioco sarà terminato e i 4 lupi verranno cambiati. 

 

Ricerca Zona Luce con 3 contro 2

Avendo a che fare con le fasce d’età soprattutto più piccole, uno dei temi sempre arduo da “far passare” è sicuramente quello della ricerca della zona luce.

Può sembrare presuntuoso specificare che per ricevere palla da un mio compagno,  è necessario che non ci siano ostacoli nella traiettoria.   Il giocatore ricevente, per avere il pallone,  deve quindi posizionarsi nella zona luce.

Che cosa intendiamo per zona luce?  Semplicemente, quella zona libera da avversari, in cui il giocatore riceve la palla direttamente dall’avversario. Tante volte avremo detto ai nostri giocatori di non stare nascosti dietro l’avversario! In quel caso,  come vediamo nella immagine, entra invece in gioco il concetto contrario di zona ombra, ossia quella in cui è impossibile ricevere il passaggio per un errato posizionamento dietro un avversario.

 

Nei precedenti anni, ho utilizzato molto una esercitazione semplicissima ma che garantiva una grandissima intensità con la possibilità di inserire anche un doppio obiettivo una volta assimilato questo. 

Si tratta di predisporre un rombo; le dimensioni devono essere piuttosto strette per garantire una grande intensità.

Facciamo posizionare 3 ragazzi su i vertici del rombo, lasciandone uno libero. All’interno del rombo, mettiamo 2 ragazzi con casacche di colore opposto.

L’esercitazione obbliga continuamente i due compagni senza palla ad un movimento costante cercando il vertice libero (lavorando alle spalle del giocatore in mezzo) per trovare, appunto, la zona luce.

Cerchio BLU: giocatori sui vertici (uno ha il pallone) Cerchio ARANCIO: giocatori all’interno che decidono quale dei quattro vertici andare a coprire Freccia NERA: Movimento del giocatore a cercare il vertice libero Freccia VERDE: passaggio

 

Chi è dentro al rombo,  avrà solamente il compito di decidere quale vertice coprire senza ovviamente intervenire.

Questa esercitazione garantisce un lavoro intenso e soprattutto una continua attenzione allo smarcamento e a non cadere più nell’errore di aspettare il pallone nascosti dietro l’avversario.

L’ho applicata con i giovanissimi,  ma ritengo possa tranquillamente essere utilizzata con gli esordienti.

Le mie doti artistiche non sono eccellenti, come potete vedere dal disegno. In caso ci sia qualcosa di poco chiaro, utilizzate i commenti e avrete subito risposta!

p.s Successivamente, ho utilizzato questa esercitazione anche per un lavoro di taglio dell’esterno opposto. Gli obiettivi da inserire sono tanti, ma ho preferito concentrarmi su quello di oggi perchè con un semplicissimo esercizio si riesce ad affrontare un limite piuttosto diffuso e arduo da colmare. 

TESI UEFA PRO – Maurizio Sarri “La preparazione settimanale della partita”

Tante volte a noi allenatori sarà capitato di fantasticare sul mondo delle squadre di Serie A, o comunque del professionismo, cercando di immaginare anche i più minimi dettagli sulla vita di spogliatoio a quei livelli. 

Girovagando su internet in cerca di spunti nuovi, mi sono imbattuto in una tesina dal titolo molto interessante: “la preparazione settimanale della partita”.

La tematica è sicuramente una tra quelle che hanno occupato le più importanti riflessioni nella mia testa… e penso in quella di molti.

Sono inimmaginabili tutte le volte che mi son trovato a chiedermi “io divido tutto il lavoro in 2 o 3 allenamenti, chissà come sarà dividerlo in una settimana”.

Casualmente quando ho trovato questo link, stavo giusto iniziando ad organizzare il lavoro con la mia prossima squadra di pulcini, con cui farò solamente due allenamenti. Questo ha ulteriormente aumentato la mia curiosità!

Subito non mi accorsi dell’autore della tesina, scorrendo velocemente le pagine del pdf per la prima panoramica generale.  Ma con maggiore attenzione, mi accorsi che l’autore era un certo Maurizio Sarri, oggi allenatore della Juventus. 

La tesina risale alla stagione 2006-2007, quella in cui  Sarri subentrò all’esonerato Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo.  Questo aumenta il romanticismo del testo, perchè rappresentava il periodo della gavetta di uno degli allenatori più famosi dei nostri giorni. Sicuramente dall’Arezzo al Chelsea o alla Juventus e a distanza di 12 anni,  qualcosa sarà cambiato. Ma è comunque una lettura molto interessante e rende bene l’idea del mondo del lavoro di un allenatore professionista.

Ecco il link; buona lettura!

 

Attivazione per bambini – Battaglia navale

Oggi proponiamo un gioco veramente semplicissimo, ma che si rivela sempre molto divertente. Generalmente l’ho utilizzato con bambini della fascia della scuola primaria.

Le due squadre andranno a collocarsi in una metà campo divise da una riga centrale che non potranno inizialmente superare (questa regola varia a seconda dell’obiettivo che ci diamo).

Dentro ogni metà campo, in un’area piuttosto distante dalla riga che divide il campo, andremo a collocare un buon numero di birilli distanti tra loro e scaglionati in due file in modo che i birilli della prima fila non coprano quelli dell’altra. 

Più palloni si utilizzano, più il gioco sarà veloce. Ovviamente sta all’allenatore valutare le potenzialità dei bambini e le loro capacità per stabilire questo.

Il gioco prevede due obiettivi:

-per chi difende, quello di coprire i propri birilli ed evitare che vengano abbattuti.

– per chi attacca, quello di essere rapidi a muovere la palla (lavoro sull’egocentrismo del bambino) per trovare l’opportunità più veloce per abbattere i birilli avversari.

Dopo pochi minuti, la competizione sarà alle stelle e l’intensità raggiunta sarà alta, permettendo un buonissimo lavoro su possesso palla, precisione e sviluppo dell’attenzione. 

Le varianti, possono anche in questo caso, infinite.

Generalmente ne ho utilizzate tre:

-palla bassa; modalità normale, ai giocatori è concesso il passaggio a palla bassa e il calcio subito dopo il controllo

-palla in mano; i giocatori si passano inizialmente la palla con le mani per andare a calciare al volo 

-palla alta; i giocatori hanno l’obbligo di passare a chiudere l’azione senza far stoppare il pallone, che dovrà essere quindi sempre tenuto in alto o rimbalzante

Con poco materiale e pochi minuti di preparazione, questo gioco garantisce un’intensa attivazione e un ottima occasione di divertimento per i bambini.  

 

Ho accantonato il ruolo di mister

Ilmisterone.com nacque pochi anni fa con l’obiettivo di creare una rete di formazione per mister.

La maggior parte degli utenti cui ancora oggi sono indirizzati i nostri articoli, sicuramente è racchiusa, appunto,  nella categoria allenatori del settore giovanile.

Negli anni mi sono ritrovato molte volte ad affrontare e conoscere decine e decine di allenatori, con cui mantengo generalmente ottimi rapporti; è sempre interessante apprezzare e conoscere le storie di tutti loro, soprattutto fuori dal campo.

Sfido chiunque, parlando di un allenatore, a non aver mai detto frasi simili a “fuori dal campo è una persona splendida, in campo diventa una bestia!”

Eh si, spesso capita anche di rimanerci male nel vedere questa diversità di caratteri.

Personalmente una qualità che ho sempre amato negli allenatori è sempre stato lo stile impeccabile dentro e fuori dal campo, e il legame ferreo con importanti valori .

Per questo oggi sono qui con voi a fare due chiacchiere in compagnia di un allenatore che rispecchia tutto ciò che per me è fondamentale per essere validi allenatori del settore giovanile.

Lui si chiama Luca Volpi, da tutta la vita colonna della Montebello Parma e da 10 anni noto nell’ambiente del settore giovanile alla guida di varie annate.

Qualche settimana fa, è emersa molto a sorpresa la sua decisione di lasciare la conduzione dei suoi 2003 e di qualsiasi altra squadra, per buttarsi in una nuova veste dirigenziale. 

Essendo amici da tantissimi anni, mi tolgo lo sfizio di fargli alcune domande su questa decisione che mi ha spiazzato. In particolare, cercherò di capire cosa spinge un mister ad “abbandonare” tutte le sensazioni che porta il  campo verde.

Ciao Luca.  Ti confesso che la tua decisione mi ha spiazzato molto. Ma facciamo un passo indietro…Spiegaci come cominciasti la tua esperienza da allenatore a soli 19 anni.

Era appena cominciato il primo anno da calciatore “lontano da casa” (ride). La Montebello mi aveva appena ceduto alla Meletolese; un mio ex compagno di squadra ebbe l’idea di iniziare ad allenare una squadra di piccoli bambini e mi chiese di accompagnarlo in questa esperienza.  Il doloroso distacco dalla BOMBONERA e il mio sangue bianconero mi fecero accettare subito questa bellissima opportunità.

mister

Quel momento fu proprio amore a prima vista, dato che fino ad oggi sei stato un punto di riferimento per tanti ragazzi.  Se dovessi racchiudere in un pensiero tutti questi lunghi anni, come lo faresti?

Mi sono sempre sentito, ogni volta,  come un bambino su una giostra. Ad ogni giro, aspettavo il successivo!

Cosa ti ha regalato maggiormente questo bellissimo percorso?

Dal primo allenamento all’ultimo, tutte le situazioni  mi hanno profondamente arricchito come persona e fatto scoprire parti del mio carattere che assolutamente non conoscevo. Inoltre ho avuto la grande possibilità di interagire con tante persone fantastiche, che a loro volta sono state importantissime nella mia esperienza.

Quali sono gli aneddoti che ricordi con maggior emozione?

Sicuramente la prima partita nel 2009 con i miei piccoli 2003 ai Campi Stuard e la loro felicità per il grande esordio. Le varie trasferte in cui abbiamo rafforzato il legame con i ragazzi. E per ultimo, il gruppo dei 2000 con cui abbiamo sfiorato l’impresa nel campionato allievi regionali: in maniera particolare, la partita contro il Progresso a Basilicanova che ci portò alla semifinale fu un risultato storico per la società.

mister

Quindi, a maggior ragione dopo questo bellissimo amarcord….ci spieghi la tua decisione?

Prima di tutto, a causa di impegni lavorativi, non avrei potuto svolgere questa passione al 100%. Ho quindi ritenuto, per rispetto dei ragazzi, giusto fermarmi in attesa di ritrovare le condizioni migliori.

Ma soprattutto mi ha allettato tantissimo la possibilità di iniziare una nuova pagina nel mondo calcistico. Giorno dopo giorno,  ho preso in considerazione con convinzione sempre maggiore l’idea del d.g. Furlotti di far parte della dirigenza della sezione calcio. 

Quale sarà il tuo ruolo e che ti obiettivi ti poni per la tua società?

Mi andrò ad occupare di tutti gli aspetti organizzativi e sarò di supporto alle annate della scuola calcio per permettere agli allenatori di concentrarsi solo sul miglioramento dei ragazzi senza ostacoli.

Ok, mi collego per la prossima domanda.  Di cosa pensi abbia bisogno il calcio giovanile di oggi?

Sinceramente penso che ci sia bisogno urgente di dirigenti ed allenatori che non “scimiottino” i professionisti, ma si concentrino con umiltà e sacrificio sul valorizzare i ragazzi in un clima di divertimento e positività.

mister

Grazie Luca della chiacchierata e in bocca al lupo per la tua nuova avventura.

Grazie a voi e complimenti per il vostro blog.

 

Cronaca di una stagione difficile

Far parte del team del misterone.com mi ha permesso di ritrovare una parte di me stesso che negli anni avevo perso per strada.

Ho sempre amato riflettere in silenzio su tutto quello in cui la vita di ogni giorno mi catapulta e,  ancor di più, ho sempre amato condividere questi pensieri con le persone più care. 

Questo blog mi ha permesso di avere un nuovo amico, una nuova persona cara con cui confidarmi nel momento del bisogno.

Così, stasera davanti a pc e ad una tazza di caffè, mi ritrovo a riflettere su questa stagione che sta finendo.

Una stagione travagliatissima, in assoluto la più difficile della mia vita; non sono qui per condividere le mille cause di questo “parto” , avendole già ampiamente analizzate ogni settimana da agosto ad oggi, quanto per raccontarvi ciò che questa annata ha portato in me.

A luglio o ad Agosto, prima di cominciare le attività, sulla carta partiamo probabilmente tutti con ambizioni e motivazioni da sceicchi.

La stagione parte quindi con molta carica, inizia il mio primo anno con i Giovanissimi B 2005 in compagnia dell’amico Cristian (che sfortunatamente è dovuto stare fuori dal campo per tanti mesi causa uno sfortunato incidente).

Ti accorgi però in poche settimane che le premesse non sono rispettate; la squadra non gira in nessun modo e le dure sconfitte continuano a fioccare, con tutti i conseguenti danni al morale di un gruppo  molto fragile.

Ma soprattutto, capisci che il vero “dramma” è senza dubbio percepire di non esser stato minimamente in grado di accendere l’anima di questi ragazzi.

Dopo un chiarimento di novembre necessario con la società, continui a portare avanti la stagione rendendoti perfettamente conto della difficoltà della sfida.  E infatti, a parte qualche rarissimo lampo, la situazione non migliora…anzi!

Sei cosciente di essere ingabbiato in un vortice di negatività totale: gli allenamenti diventano faticosissimi, un qualcosa che vorresti evitare come il dentista e quell’ora e mezza sul campo (per tre volte a settimana) ti porta più stress e rabbia di  8 ore di lavoro quotidiano. 

Sensazioni  mai provate prima, che probabilmente non sono nemmeno stato troppo capace di camuffare davanti a dei ragazzi di 13/14 anni.  E sia chiaro, questo è stato per molti mesi un grosso macigno sulla mia coscienza. 

Dopo tante delusioni e tante aspettative spesso riviste, il campionato termina malamente con un penultimo posto in classifica. È quindi tempo di nuovi obiettivi per il riscatto: i tornei primaverili.

Un giorno di Aprile, dopo una delle tradizionali e continue riflessioni di cui parlavo prima, osservando vecchi e bellissimi ricordi ebbi un’illuminazione.  Semplicemente, mi accorsi di aver sbagliato tutto!  Avevo impostato l’annata senza ascoltare ciò di cui questo gruppo di ragazzi aveva bisogno: divertimento, serenità. Li avevo bombardati per mesi di tantissime cose diverse, senza accorgermi che non si stavano minimamente divertendo nelle loro ore di svago settimanale (e di conseguenza era impossibile pretendere qualcosa ).  E, manco a farlo apposta, era proprio quello che stava succedendo a me.

Corsi subito il giorno dopo a SCUSARMI con loro per tutte queste mie mancanze, gli rinnovai la mia fiducia e cercai da quel giorno di liberargli la mente il più possibile e alimentargli quell’entusiasmo fanciullesco nel rincorrere il pallone, in modo da finire col sorriso quest’anno calcistico.

La stagione deve ancora terminare, ma da quel giorno qualcosa è cambiato davvero.

Il torneo Scirea, un importante torneo organizzato dalla Juventus Club Parma che sulla carta ci dava già sconfitti con 6 gol subiti a partita, si sta rivelando spettacolare (per la nostra dimensione) e pieno di sorprese.

Vari ragazzi sono stati adocchiati e qualcuno ha ricevuto importanti chiamate,  ma soprattutto con immenso piacere ho notato che tutto il lavoro affrontato con rabbia, stress e nervosismo nei grigi mesi precedenti non è stato affatto tempo perso e che la maggior parte di loro ha raggiunto un ottimo livello di prestazioni.  

Vedere una squadra giocare alla pari (talvolta meglio) contro avversarie arrivate nei primi 2 posti dei rispettivi gironi, e quindi giocatori CRESCIUTI,  è stata già una enorme soddisfazione.  Gioire per una splendida vittoria mercoledì scorso è stata un’emozione unica, che ci ha ridato tanto entusiasmo e tanta forza.

-Perchè ho scritto questo articolo?-

Come vi ho già detto, amo condividere le mie riflessioni. A volte lo scarso tempo libero ostacola questo processo.

Ma la cosa più importante che ho acquisito da questo anno devastante per tutti (si, lo devo dire) è che non è mai troppo tardi per ammettere gli errori e provare a cambiare le cose. 

Anche di fronte ad 8 mesi di bastonate violentissime e di motivazioni sotto terra, è sempre cosa giusta continuare a lottare…improvvisamente può arrivare qualche raggio di sole a riscaldare la situazione.

Pur non meritandomi di prendere tutte le colpe,  l’annata 2018-2019, come già detto,  è stata molto preziosa come esperienza, ma allo stesso tempo  molto pesante per la mia autostima. 

Il mio carattere e i miei valori mi hanno portato dopo questo “parto” a fare un passo indietro e a ripartire da capo,  con bambini di un’età che penso scoraggerebbe la maggior parte degli allenatori lettori di questo blog: classe 2012!

La mia missione, oltre ad aver bisogno di ritmi più tranquilli, è quella di trasmettere tutto ciò che ho imparato in questi anni con le classi 2005, 2004, 2003  a bambini di 7/8 anni, per far si che arrivino pronti alle annate successive e abbiano una esperienza di scuola calcio soddisfacente e completa.  Negli anni sulla mia pelle ho vissuto infinite lacune e mancanze che hanno ostacolato il mio lavoro e quello dei miei colleghi delle “classi grandi”.

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Una cosa è certa, vi ho raccontato tutte le nostre disavventure, ma nell’album dei ricordi la foto di questi ragazzi sarà per sempre presente.  

Grazie ragazzi!

La morale è sempre quella………….NON MOLLARE MAI!

 

 

 

 

Il fascino della trasferta – CHIEVO-PARMA

Ultimamente mi sto ritrovando a combattere con una fortissima voglia di evasione; irrefrenabili ricerche di eventi per scappare da qualche parte.

Quale migliore occasione di una trasferta nella vicina Verona al seguito della mia squadra del cuore, il Parma, per concludere al meglio le lunghe (per me) vacanze pasquali?

La parola trasferta mi riporta indietro all’infanzia, quando sfogliavo l’album delle Panini e fantasticavo sugli stadi delle altre squadre, sognando di girarli tutti.

Purtroppo non ho mai avuto occasione da piccolo di seguire il mio Parma anche fuori dal Tardini, ma recentemente sembra essere tornata voglia di viaggiare in tutti gli stadi.

Così dopo una decisione di pochi secondi, con 3 amici abbiamo acquistato il biglietto (25 euro…cifra discutibile!) e ieri mattina alle 9 in punto siamo pariti da Parma verso Verona.

Dopo un viaggio super tranquillo, ci dirigiamo verso la splendida Valpolicella alla ricerca di una cantina dove passare le ore precedenti la partita, e dopo pochi kilometri arriviamo alle porte di “Villa Spinosa”, un posto veramente incantevole. Veniamo accolti dal gentilissimo padrone di casa, che inizialmente ci accoglie all’interno della bellissima cantina e poi ci fa degustare alcuni vini tipici, che decidiamo di acqusitare. Prima di ripartire, ci mostra la parte esterna e l’enorme tenuta con il suo panorama mozzafiato.

Ci rimettiamo in macchina, tornando verso la città. A distanza di pochi kilometri ci fermiamo in una carinissima trattoria per pranzo.

Finalmente è ora di andare allo stadio. Pur non essendo un match di gala, ero comunque incuriosito di verificare o smentire le voci maligne sul Bentegodi, da molti ritenuto un pessimo stadio.

L’ingresso del settore ospiti si trova in fondo ad un viale alberato, piacevole alla vista.
Il traffico di persone è assolutamente scorrevole (ripeto, non è un big match) e l’ingresso dentro lo stadio piuttosto semplice senza file kilometriche. E’ ben evidente sulle pareti, il romanticissimo logo di ITALIA 90.

trasferta

Percorriamo le rampe di scale che ci portano all’ultimo anello, ed entriamo; iniziamo a discutere con i 3 compagni di viaggio sulla bellezza di questo stadio, e siamo tutti d’accordo nel dire che ci aspettavamo sicuramente di peggio.

trasferta

I BOYS cominciano a scaldarsi…molto più emozionante il loro sostegno continuo rispetto alla partita in campo che sinceramente non voglio nemmeno provare a giudicare. I fischi di mezza curva a fine partita sembravano approvare il mio disappunto.

trasferta

La partita finisce con un 1-1 che comunque resta importante per la corsa salvezza. Torniamo a recuperare la macchina a distanza di pochi metri, e ripartiamo soddisfatti della piacevole giornata verso casa.

Cosa mi ha dato questa trasferta? Questa giornata mi ha fatto rivivere qualche brivido che provavo da bambino. La televisione sicuramente ha fatto perdere quasi tutta l’esclusività al calcio di oggi, e l’emozione dell’evento dal vivo in molte persone si è un pochino affievolita.

La macchinata con gli amici, i bicchieri di vino e il pranzo in Valpolicella, uno stadio mai visto, le tante facce note concittadine unite in quell’ultimo anello, hanno reso questa trasferta molto affascinante e piena di delicata serenità.

Chievo-Parma, non certo un quarto di Champions League, ha risvegliato in me quel sapore di genuinità che il calcio spesso, purtroppo, nasconde dentro un televisore.

Insomma la trasferta…è sempre la trasferta!!! Alla prossima, bella giornata tutti insieme!

Maa…Che cos’è il calcio???

Oggi è una giornata molto particolare per il calcio italiano. Non è certo difficile imbattersi in vignette, articoli, pensieri sulla partita di Champions di ieri che ha visto la nostra Juventus, per molti la favorita, uscire malamente sconfitta dal campo e vedere abbandonato e rinviato il sogno per il quale avevano tanto investito in estate.

Sicuramente i veri appassionati di calcio avranno faticato a spegnere il televisore per andare a dormire, caricati di incredibile adrenalina dalla performance della nuova star europea che ha “tinto” il calcio di colori dolci e romantici: l’Ajax.

Il nostro Blog non si prefissa l’obiettivo di volersi sostituire ad esperti tecnici o analisti, inutile precisarlo; la riflessione di oggi vuole assumere un tono “da bar sport”, per parlare in amicizia con tutti i nostri seguaci come se fossimo davanti ad una birretta seduti ad un tavolino.

Quando ieri mattina ho telefonato al caro amico Paolo, la prima cosa che mi ha detto è stata “LA JUVE NON L’HA MAI VISTA”. Come già detto, la nostra analisi al telefono non verrà trasmessa a SKY CALCIO SHOW, ma questa semplicissima frase mi ha fornito lo spunto per una riflessione da condividere appunto con tutti voi.

Vedere questa partita ha sicuramente dato a tutti una sensazione di rivoluzione, di un qualcosa di nuovo e di incredibilmente bello; una squadra giovanissima, che si diverte, corre, fa girare il pallone ad incredibile velocità e arriva davanti alla porta infinite volte a partite…spesso rischiando di sbagliare troppo e complicare il risultato. Una squadra che ti causa un brivido continuo e, come all’andata, magari va pure in svantaggio e quando sembra spacciata decide di schiacciare sull’acceleratore e ribaltare tutto. Sulla carta, un Davide contro Golia.

La diversa forza economica in campo martedì

Ciò che va messo in evidenza, è sicuramente il fatto che per arrivare a certi risultati occorrono anni di lavoro e una pazza e violenta convinzione nelle proprie idee. Semplicemente, un lavoro costante, ordinato ed “esasperante” che parte dal settore giovanile.

Che l’Ajax sia notoriamente uno dei migliori settori giovanili al mondo è ormai risaputo, ma vedere tanti di questi giovani trionfare nei quarti di champions è pura poesia e un enorme inno al calcio.

Insomma, l’Ajax è sempre stato un modello. A volte ha portato trionfi, a volte non sono arrivati risultati. Ma il modo di impostare il lavoro non è mai cambiato.

E a questo punto…QUAL è il NOSTRO MODELLO? QUAL E’ IL CALCIO CHE CI PIACE?

Un lavoro che metta in primissimo piano i giovani, come ben sappiamo noi addetti ai lavori, è molto delicato. E’ un lavoro fatto di pazienza, di equilibri molto precari e di grande stabilità e fermezza.

Per rispondere alla domanda di poco fa, ne pongo un’altra a tutti quelli interessati a leggere questo articolo: CHE TIPO DI TIFOSO SONO?

Posso amare l’idea di avere la pazienza di aspettare magari interi anni di costruzione per arrivare ad una qualche rivoluzione? Riesco serenamente ad affrontare qualche sconfitta e qualche difficoltà, senza l’esasperazione forzata della vittoria, credendo in questo progetto?

O è più semplice ed emozionante godere ai gol del campione da 100 milioni o alle vittorie portate dalle “follie” dei nuovi sceicchi?

La questione è sempre questa; la domanda può risultare banale, ma è tutt’altro che scontata. Potrebbe essere semplice rispondere adesso dopo il capolavoro di martedì a Torino.

Ma era stato altrettanto molto semplice anche riempire lo stadio e gli store durante i primi giorni in Italia di Cristiano Ronaldo, o accompagnare i figli ad acquistare gli scarpini di Neymar ecc ecc.

La partita di martedì, vedendo tanta gente innamorarsi ancora del calcio di fronte a tanta bellezza, mi ha scatenato questi pensieri. La gente adesso urla il nome Ajax dappertutto, ma siamo realmente sicuri che gli sportivi di oggi potrebbero mai avere la mentalità e la pazienza di diffondere, amare e incoraggiare una mentalità di questo tipo?

Sinceramente, osservando ciò che settimanalmente accade nei campi dei settori giovanili o ascoltando i commenti negli stadi…ho più di un dubbio!!!!