Campioni provinciali di calcio a 7…e con questo saluto e concludo ufficialmente tre anni indimenticabili con l’MT1960

La finale di ieri sera contro il Vicofertile (alias alc. Zotto) non è stata solo una partita di calcio; è stata la perfetta e quasi poetica conclusione di un progetto nato per creare qualcosa in paese e finito tra il frastuono di una tifoseria che ha riscoperto il piacere di sentirsi comunità, ancora una volta.
Il risultato recita 2 a 1. Abbiamo vinto, si.
Mentre l’arbitro fischiava il trionfo sportivo, il mio sguardo cercava le facce dei ragazzi contenti in campo e soprattutto cercavo di individuare tra il fumo colorato dei fumogeni e il calore di un tifo incessante, i tantissimi tifosi che ci hanno scortato con quello striscione: “Grazie MISTER, VAMOOOOSSSSS E BIRRAAAAAAA”, due miei cavalli di battaglia

Non lo nascondo, leggerlo in quel clima di festa mi ha emozionato
Sarà dura senza di voi. Lo è già questa sera mentre scrivo questo articolo
Ragazzi, fantastici come ho già raccontato (sia quelli della seconda che quelli della juniores) ma è stato proprio con il calcio a 7 che abbiamo vissuto quest’anno l’avventura di riportare i ragazzi di Monticelli a vivere il campo da protagonisti, restituendo loro un senso di appartenenza che ha coinvolto l’intero paese, e questa sera si è visto, ancora una volta
Grazie di cuore a tutti, veramente
Il percorso
Il campionato non è stato scontato. È stato un cammino costruito su tre fasi distinte, quasi come se ogni periodo avesse preparato il terreno per quello successivo:
- Prima fase: Siamo partiti con il coraggio della “linea verde” della Juniores, voglia di correre, ma soprattutto la necessità di dare spazio a chi rischiava di perdersi con il calcio a 11 e aveva bisogno di tornare a sentirsi protagonista
- Seconda fase: la nostra forza è esplosa quando alcuni ex giocatori sono tornati grazie al calcio a 7. Hanno portato l’esperienza e quel senso di appartenenza che solo chi ha vissuto a pieno la maglia può trasmettere
- Terza fase: il gruppo ha tirato la volata. Un girone segnando 120 goal, una fase successiva travolgente con oltre 30 goal segnati nelle semifinali e la splendida finale dove, contro un’ottima squadra, abbiamo avuto la meglio per 2 a 1
Una macchina da guerra mossa dal divertimento che è stato il nostro vero segreto tattico. Quel divertimento che nasce quando ti senti al posto giusto con le persone giuste

Costruire attorno
Quando ho iscritto questa squadra al campionato di calcio a 7, in società le facce erano lunghe. Nessuno, o quasi, era d’accordo. Per la dirigenza “tradizionale”, il calcio a 7 è uno sport minore. Un’appendice ingombrante, un “di più” che rischia di rubare tempo, energie e ossigeno alla seconda categoria e alla juniores
Ma la linea che avevamo condiviso all’inizio di questo triennio con il gruppo tecnico era diversa. La mia linea guida, approvata 3 anni fa, è sempre stata una sola: costruire attorno ai giovani del paese
Infatti, nel calcio dilettantistico di paese, se pensi solo al risultato domenicale, sei destinato a sparire. E tutto nasce dalla gestione dei ragazzi. Se un ragazzo non è pronto, se ha perso smalto, se sta vivendo un momento difficile, in genere lo si taglia
Noi abbiamo fatto l’opposto. Abbiamo usato il calcio a 7 come una “palestra di recupero”. Abbiamo creato un rifugio per chi non trovava spazio il sabato o la domenica, inventandoci uno spazio infrasettimanale per dare dignità, visibilità e importanza a tutti
Il segreto? Una formula semplice ma rivoluzionaria: una partita alla volta, una pizza dopo l’altra

Dietro la vittoria del campionato ci sono state tante birre e altrettante pizze e panini, ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco davvero. Sappiamo che le verità più sincere emergono a tavola: è lì, tra un brindisi e un confronto leale, che abbiamo costruito un gruppo capace di dirsi tutto per poi ripartire più forte
Questa squadra ha svolto un ruolo sociale e sportivo vitale. È stata l’ammortizzatore che ha permesso a molti ragazzi di riconoscersi nel percorso e, soprattutto, di cementare un gruppo che è tornato a parlare di calcio con gli occhi che brillano, dentro e fuori dal campo
Abbiamo creato un po’ alla volta l’orgoglio di chi difende i colori sociali anche al mercoledì. I talenti incompresi sono diventati leader. I ragazzi destinati a mollare si sono scoperti pilastri e hanno portato il loro entusiasmo anche nella juniores e nella seconda categoria
Per chi riesce a guardare oltre
Come ho già detto, spesso il calcio dimentica l’aspetto umano: se non giochi, finisci fuori dal giro. Noi invece abbiamo ribaltato la situazione attraverso tre pilastri:
- recupero dei rapporti: ragazzi che avevano smesso di sorridere negli spogliatoi hanno ritrovato la voglia giocando in spazi più piccoli e arrivando al goal più spesso
- gestione del gruppo: abbiamo dato un ruolo a chi sembrava destinato alla tribuna, responsabilizzandolo
- continuità agonistica: abbiamo mantenuto il legame con chi, per motivi di lavoro o di forma, non riusciva a reggere i ritmi del calcio a 11, riportando all’MT1960 anche ex giocatori che avevano già abbandonato
“Ci siamo divertiti tantissimo” è stato il commento più bello che i ragazzi hanno fatto a fine torneo. Perché, come dicevamo prima, il divertimento è il carburante che tiene acceso il motore di una società di paese altrimenti non vai a giocare a 50 km di distanza un mercoledì sera anche se poi uno squisito risotto allo speck ci ha allietato la serata dopo la partita.. ci vuole passione

Diversificare, non tagliare
Se una società di paese vuole sopravvivere oggi, non può più limitarsi a mettere undici maglie in campo la domenica. Deve diventare un’istituzione sociale. Deve offrire un’offerta sportiva multiforme che favorisca un’appartenenza reale. Alcuni esempi:
- il calcio a 7 può essere uno strumento utile per chi è fuori minutaggio, evitando che i giovani scappino via al primo calo di prestazioni
- la “pizza dopo la partita” dovrebbe diventare un format. Bisogna saper spendere tempo libero di qualità con i nostri giovani e noi italiani sappiamo come la tavola sia importante per fare “famiglia”
- trasformare la sede sociale in un luogo dove i ragazzi possano ritrovarsi tra un allenamento e l’altro. Se la società diventa un punto di riferimento per la vita quotidiana, il legame diventa sempre più forte
- investire sui giovani (a seconda delle attitudini, individuando i più carismatici) per diventare allenatori. Si creerebbe cosi un bacino importante negli anni con una direzione chiara della società
Ma allora perché le società non ritengono importante questo tipo di proposta?
Perchè prendersi la responsabilità delle persone è complicato, l’altra linea è “più facile da gestire” e le ragioni sono chiare:
- Gestire una seconda categoria e una juniores è relativamente “facile”: ci sono regole fisse, campionati federali e gerarchie chiare. Gestire un progetto a 360 gradi in cui devi parlare con il ragazzo che non gioca, organizzare l’extra-calcio, mantenere i rapporti con chi è fuori quota richiede competenze relazionali enormi. Molti dirigenti preferiscono tagliare una squadra piuttosto che ammettere di non avere la pazienza o la capacità di gestire le persone
- Se perdi 10 ragazzi perché non hanno uno spazio per giocare, l’anno prossimo dovrai spendere molto di più per andare a cercare giocatori “mercenari” da fuori per completare la prima squadra, perché non avrai più lo zoccolo duro del paese
- la tradizione è rassicurante, anche quando porta al fallimento…perchè alla fine “si è sempre fatto così”
Ai dirigenti e ai mister che verranno consiglierei di non smettete di costruire attorno. Innovare non significa “tagliare” ciò che sembra superfluo, ma costruire attorno
Una società moderna ed evoluta deve essere capace di offrire diverse occasioni di sport e di intrattenimento. Solo diversificando l’offerta sportiva si può favorire un’appartenenza reale e duratura. Il Calcio a 7 non ha tolto risorse, ha aggiunto valore; non ha diviso l’attenzione, ha moltiplicato l’entusiasmo

Ancora una volta decisivo, il nostro portierone Luca Scagliarini… il calcio perde molto perché trovare un portiere con il suo cuore e il suo istinto è un’impresa impossibile. Grazie di tutto, saracinesca!
Saluti finali (e questa volta è vero…non ci sono più campionati da concludere)
Si chiude un ciclo, ed è “tanta roba”, come direbbero i ragazzi
3 anni non sono pochi. Quasi tutti i giorni della settimana con quei km macinati ogni sabato e ogni domenica (196 partite, 362 allenamenti: 558 grazie)
Ma è stata una mia scelta perchè ho sempre pensato di costruire attorno ai ragazzi. E la risposta è stata anche in quel frastuono, quei colori e quell’abbraccio collettivo finale, sincero, vivo, riconoscente dopo la partita di ieri sera
Più volte le squadre di questo triennio (juniores, seconda e calcio a 7) hanno dimostrato che se offri fiducia e spazio, ogni giocatore può diventare un gigante
Grazie a chi ci ha creduto quando eravamo in pochissimi
Grazie a chi si è lasciato contagiare
Grazie a chi riuscirà a portare avanti l’idea di un calcio umano e inclusivo
Il calcio è GIOIA

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