La gestione del gruppo

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Chi ha avuto la fortuna di affrontare una parete in montagna lo sa bene: non è la pendenza a spezzarti le gambe, ma il ritmo sbagliato che la cordata tiene per salire. Se uno tira troppo e l’altro inciampa, il rischio di cadere è reale per tutti

Lo spogliatoio è esattamente come quella cordata: chi guida, il mister, deve avere le idee chiare su chi sta camminando con lui

Remo ha visto giusto nel suo vocale: esistono caratteristiche umane che si ripetono. Il mister deve saperle leggere, non tecnicamente, ma con l’occhio di chi distingue un temporale in arrivo da una folata di vento passeggera

Ed eccomi qui Remo! Condivido con te le figure e le caratteristiche che hai citato

Il superficiale

In ogni gruppo esiste un superficiale. È quel ragazzo che arriva al campo come se stesse passeggiando in centro, spesso in ritardo perché non percepisce il rispetto degli orari come un’urgenza. Non è cattivo, è semplicemente “altrove”

È lo stesso studente che a scuola fatica a mantenere un livello di attenzione adeguato: vive la vita sotto-soglia, prendendo le cose come vengono. Con lui le prediche sono inutili; ciò che serve sono obiettivi precisi, misurabili e a breve termine

In questi casi, l’allenatore deve agire come una guida costante, una sorta di “regolatore esterno”. È inutile chiedergli di “sacrificarsi per la squadra” (un concetto troppo astratto per lui): meglio assegnargli compiti specifici che richiedano azioni meccaniche e immediate

Ad un ragazzo, quest’anno, ho detto per esempio: “Ogni volta che perdiamo palla nella tua zona, hai 4 secondi per rientrare sotto la linea della palla”

Il concetto di “sacrificarsi nella fase difensiva” era per lui troppo vago, mentre erano estremamente misurabili i 4 secondi dal momento in cui viene persa la palla. È un concetto che ha applicato con ordine e la solidità della difesa ne è stata la logica conseguenza. Un esempio perfetto di come la psicologia applicata allo sport possa cambiare le prestazioni

L’insicuro

Questo è il giocatore che vive ogni tocco di palla come un esame di maturità. Vive nel terrore costante del giudizio altrui, un’ansia che lo porta spesso ai famosi “crampi” alle gambe (anche se allenato) e gli blocca il cervello proprio nel momento del bisogno

Qui il mister deve essere bravo a lavorare sul suo senso di appartenenza facendogli capire che un errore tecnico non compromette la sua stima nel gruppo

Quando il ragazzo capirà di avere il “diritto di sbagliare” inizierà, finalmente, a giocare sereno e a dimostrare il suo vero valore

Una piccola strategia

In allenamento, a volte, funziona metterlo al centro di un possesso palla come jolly. Toccherà decine di palloni restando al centro del gioco, crescendo nel contatto con la palla in un contesto dove l’errore non è mai una tragedia

L’animatore

Ce ne vuole sempre uno in ogni spogliatoio anche se spesso la sua allegria costante è una maschera per evitare conflitti profondi o tensioni che non sa gestire. Normalmente è un ragazzo il cui obiettivo primario è farsi accettare dal gruppo

È prezioso, ma va arginato. Io, in genere, tendo a dargli la libertà di gestire il clima dello spogliatoio ma anche a fagli capire che la serietà in campo (la sua credibilità tecnica) è il prezzo da pagare per il suo ruolo da intrattenitore

Praticamente valorizzi la sua capacità di fare gruppo, ma la vincoli al rispetto delle tattiche, delle regole e della fatica

Il talento

Tutti noi desideriamo giocatori che facciano la differenza. A volte però ci sono ragazzi dal talento purissimo ma dalla gestione emotiva complicata. Puri ma molto fragili

A volte questa loro emotività li porta ad isolarsi, altre a creare conflitti. Richiede al mister una mediazione costante per evitare che la sua emotività complicata crei crepe nel gruppo

Il vincente

Questo ragazzo gioca per vincere, sempre. Ha una forte motivazione. Ce ne fossero di ragazzi così al giorno d’oggi

Vive ogni allenamento come una finale di Champions. Spesso discute con i compagni durante la settimana perché “non corrono o non si impegnano abbastanza”, ma è il primo ad abbracciarli il sabato o la domenica

Normalmente il vincente gioca per sé (motivazione orientata all’io) e in questo caso, come mister, è necessario indirizzare la sua ambizione verso il successo dell’altro (del gruppo) per diventare un valore aggiunto e non un elemento isolante (sul lungo periodo il vincente rischia di autoisolarsi se non si evolve)

Il leader

Il leader gioca per “noi”, per il gruppo con la motivazione orientata al raggiungimento dell’obiettivo comune. Questi sono i giocatori che dettano i tempi tecnici ed emotivi della squadra. Il loro bisogno di vincere lo mettono al servizio del gruppo. Senza di loro, lo spogliatoio si frantuma alle prime difficoltà

C’è chi si manifesta senza urlare mai. Il giocatore a cui basta uno sguardo per farti capire che stai sbagliando approccio. È la bussola morale del gruppo

C’è chi tiene i discorsi prima della partita. È il “parafulmine” che si prende le colpe davanti alla tutti per proteggere i compagni.

Sono i tuoi appoggi, mister, valorizzali e coinvolgili il più possibile

Infine, richiamando la gestione dei conflitti a cui Remo faceva riferimento, non possono mancare altre 2 figure:

Il sabotatore

Quel giocatore che rema contro, nel sommerso, per proteggere il suo ego ferito, proiettando la colpa sul mister per non ammettere il proprio fallimento.

In questo caso ci vuole da parte del mister trasparenza radicale. Serve un colloquio faccia a faccia, brutale e onesto. Toglietegli l’alibi del “non sapevo”.  Se, poi, la situazione persiste, va rimosso: la salute del gruppo è sacra e superiore a qualsiasi singolo ego

Il saputello

In genere è un giocatore dotato, che vuole essere di riferimento ma non è cattivo. Mette in dubbio la competenza del mister per nutrire il suo bisogno di controllo o per giustificare i propri limiti. A volte, ha solo bisogno di capire la logica

Cerca la sfida intellettuale e se lo affronti d’autorità reagisce con il sarcasmo e può sconfinare nel “sabotatore” ma se gli spieghi il “perché” di un esercizio e soprattutto (parlo per esperienza diretta) se lo coinvolgi ascoltando la sua opinione neutralizzi la critica trasformandola in risorsa tattica

Gli obiettivi del mister

Quindi caro Remo, l’analizzare lo spogliatoio di una squadra di calcio è un po’ come studiare un ecosistema complesso: ogni specie ha un ruolo vitale per la sopravvivenza del gruppo, nessuna esclusa

Ogni persona, poi, vive a fasi alterne diverse categorie tra quelle che abbiamo descritto per cui è abbastanza riduttivo il discorso che stiamo facendo ma sul lungo periodo tutti noi, usciamo per quello che veramente siamo in base al comportamento sociale o alle influenze dei vari gruppi che frequentiamo e siamo quindi più “facilmente” catalogabili

Quindi, mister, bisogna lavorare per dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno

Poi, a seconda se gestisci squadre giovanili o prime squadre devi puntare su quello che in psicologia viene chiamata coesione sociale (essere amici) o sulla coesione del compito (essere un blocco unico verso l’obiettivo). La seconda è quella che vince i campionati ma da maneggiare con cura per evitare di bruciare persone (sempre che sia questo l’obiettivo e non il risultato solamente)

Guidare è sempre complicato (come dice il mio amico Jimmy) ma l’importante è, nel bene o nel male, rimanere sempre se stessi

Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.

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