4 2 3 1: una filosofia di crescita

Tre anni fa, tutto è iniziato quasi per necessità: avevo tra le mani un gruppo con tanti centrocampisti dai “piedi buoni”. Ma quello che era nato come un adattamento tecnico si è trasformato nell’impalcatura dell’identità che abbiamo tentato di trasmettere ai ragazzi
Il 4 2 3 1 non è stato solo un modulo, ma il manifesto della crescita delle squadre che abbiamo allenato in questi 3 anni
Il motivo per cui la gente si è divertita a vedere tante nostre partite e i nostri giovani sono cresciuti così velocemente risiede proprio nella natura “coraggiosa” di questo sistema di gioco
Difendere attaccando: questione di mentalità
Il segreto di tante nostre vittorie è stato un concetto semplice: difendere attaccando. Abbiamo insegnato ai ragazzi a non subire l’avversario, ma a forzarlo. Con i quattro giocatori offensivi pronti alla riaggressione immediata, abbiamo eliminato il concetto di “attesa”
Questo ha richiesto una trasformazione mentale: accettare l’uno contro uno difensivo e non avere paura di restare scoperti
È qui che entra in gioco il lavoro del mister: oltre al lavoro tecnico e tattico il curare la persona prima dell’atleta
Motivare un giovane a rischiare significa dargli la fiducia necessaria per non temere l’errore, trasformando la pressione in adrenalina
Questo ha sviluppato nei giovani una mentalità precisa, fatta di coraggio, identità e sviluppo delle proprie abilità

Il gioco a centrocampo
Mentre molti moduli puntano sulla fisicità o sul lancio lungo, il nostro 4 2 3 1 ha puntato tutto sulla superiorità tecnica in mezzo al campo. Scambi stretti tra i due mediani e il trequartista centrale, con gli esterni che tagliano dentro, trame che gli avversari faticano a decifrare
Per un giovane questa è la migliore scuola possibile perchè alleni la velocità di pensiero (devi sapere cosa fare prima che arrivi il pallone), la qualità del tocco (nello stretto, più sei tecnico meglio è) e soprattutto la percezione dello spazio (imparare a muoversi tra le linee di difesa e centrocampo avversario)

Il numero 10
Come dice il mio amico Remo il 4 2 3 1 è inoltre il terreno fertile per far rinascere una figura che il calcio moderno sta quasi dimenticando: il numero 10
In un sistema con tre trequartisti, il “dieci” è il centro di gravità del gioco. Continuare a sviluppare questo modulo permette ai nostri giovani più estrosi di avere lo spazio e la fiducia necessari per inventare, senza l’ossessione di compiti tattici castranti, ma con la responsabilità di essere la luce della squadra
Continuare a puntare sul 4 2 3 1 significa dare ad ogni ragazzo la possibilità di scoprire il “dieci” che ha dentro: quella scintilla di creatività che, unita allo spirito di sacrificio e alla preparazione tecnica, trasforma un buon giocatore in un piccolo grande campione
Solo cosi potrà costruirsi una mentalità adatta per avere il coraggio di tentare l’imbucata o la capacità di gestire la palla nei momenti difficili

Sacrificio e responsabilità
Ma non lasciatevi ingannare: la bellezza estetica di questo modulo è figlia del sacrificio. Senza l’impegno totale della squadra e senza una necessaria preparazione atletica, il 4 2 3 1 crolla
Rispetto a un 4 4 2 scolastico, di un 3 5 2 più conservativo, di un 4 3 3 più rigido, nel 4 2 3 1 ogni giocatore è coinvolto in prima persona:
- ogni giocatore ha precise responsabilità e compiti specifici ma deve essere pronto a coprire il compagno
- i tre dietro la punta hanno la libertà di inventare, scambiarsi di posizione e cercare l’uno contro uno, fondamentale per la crescita della personalità e del talento
- i due mediani (il “motore” del modulo) imparano a gestire le due fasi, diventando giocatori completi e non semplici incontristi dando equilibrio a tutta la squadra
La vittoria più grande: la consapevolezza
Siamo partiti con l’idea di non voler solo vincere, ma di voler convincere. E la soddisfazione più grande è arrivata dagli occhi dei ragazzi
Non c’è trofeo che valga quanto la consapevolezza di un giocatore che sente, dento di sè, di essere migliorato. Quando un ragazzo si guarda e riconosce la propria crescita tecnica ed umana, abbiamo vinto tutti
Vedere l’avversario che non capisce il tipo di gioco che stai facendo e vedere un gruppo di giovani che fatica, lotta e si diverte insieme, è il vero motivo per cui siamo scesi ogni giorno in campo negli ultimi 3 anni
Il calcio è gioia
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