196 partite, 362 allenamenti: 558 grazie

Ci sono storie che si misurano con i risultati. E poi ci sono storie come questa
Tre anni che non sono stati semplicemente un percorso sportivo, ma le 196 partite e i 362 allenamenti vissuti assieme sono un pezzo di vita condivisa
Un viaggio iniziato dalle macerie e arrivato molto più lontano di quanto non dicano gli obiettivi raggiunti
L’inizio: quando non c’era quasi più niente
Maggio 2023. La società del mt1960, con cui avevo già lavorato in passato, mi chiama per ricostruire e, soprattutto, per non perdere i ragazzi della juniores reduci da una retrocessione pesante nei regionali, con oltre cento goal subiti
Cosa ho trovato? Un gruppo svuotato, allenamenti ridotti al minimo, zero entusiasmo, zero fiducia, nessuna direzione. Ma c’era una scelta da fare e la società ha sposato l’idea che io e Jimmy avevamo sviluppato: un progetto di tre anni per riportare l’entusiasmo nei ragazzi, per stabilizzare la juniores, per creare per la prima volta nella storia del MT1960 una prima squadra fatta con i giovani del paese, per creare opportunità di sfogo naturale continuo alle giovanili (amatoriale o agonistico), per ridare una direzione
Mi conoscevano bene. Compromessi mai, con nessuno. E la società ha preso decisioni importanti

Allora abbiamo smesso di parlare e:
- abbiamo creato continuità tra Juniores e Prima Squadra
- abbiamo dato spazio ai giovani, senza paura
- abbiamo costruito alternative per non lasciare indietro nessuno
- abbiamo avviato una formazione allenatori a largo raggio per condividere gli stessi obiettivi
Non a parole. Nella realtà
Era il momento giusto. Sentivo intorno a me la voglia da parte di tutti di qualcosa di vero. Sapevo inoltre che quel gruppo di ragazzi aveva qualità da vendere: dovevano solo ripartire con qualcosa di serio
Abbiamo scelto di puntare in alto, la strada più impegnativa, rimettendo al centro il senso di essere squadra e siamo passati da pochi intimi a oltre 25 ragazzi fissi al campo in ogni allenamento

La soddisfazione più grande?
Non una vittoria, ma quando insieme a Jimmy (vero amico e “coccolatore” dei nostri giovani, senza il quale nulla sarebbe nato e con cui ho condiviso km di telefonate, confronti, sfoghi, gioie, dubbi e…tantissime caramelle…) ci siamo sentiti dire dai ragazzi durante un allenamento in preparazione di una partita: “Adesso sappiamo cosa fare”
Lì è cambiato tutto
Un’idea di calcio: pensare, scegliere, crescere
In questi tre anni non abbiamo cercato scorciatoie. Abbiamo costruito giocatori, non esecutori. Si è unito a noi Danilo, altro amico con la A maiuscola, un “pezzo da 90” come calciatore e, ancora di più, come persona. Compagno in campo di mille battaglie in passato, con idee chiare ed empatia per tutti, indistintamente
I ragazzi sono cresciuti: capaci di leggere il gioco, di capire tempo e spazio, di scegliere. Abbiamo lavorato sulla relazione, sullo smarcamento, sulla fiducia. Abbiamo cercato la superiorità mentale, non solo numerica e soprattutto tanto divertimento
La mia linea è sempre stata chiara: se non capite, è il mister che deve spiegare meglio. Il calcio non cade dall’alto, il calcio è di chi ha voglia di mettersi in gioco davvero e per giocarlo bene bisogna viverlo
Il campo come luogo di verità
Per noi, infatti, il calcio è sempre stato un luogo educativo. Uno spazio dove imparare a stare dentro alle regole, rispettare gli altri, prendersi responsabilità. Un posto dove se sbagli paghi e se lavori cresci. Senza paura, solo la verità onesta, detta in faccia
Abbiamo scelto di includere, non di selezionare. Di dare opportunità, non cercare alibi
Così si costruisce uno spogliatoio vero, dove chi gioca meno si sente importante tanto quanto chi gioca sempre. Nessuno è stato lasciato indietro per comodità, nessuno è stato tenuto dentro per abitudine
E chi mi conosce sa che non sono solo parole
Le vittorie… e tutto il resto

Sì, abbiamo vinto. Tanto
Il primo anno è stato straordinario: campionato juniores provinciale e coppa di terza categoria vinti con gli stessi ragazzi che l’anno prima stavano per mollare. Quelli dei 100 goal subiti per intenderci
Numeri incredibili, resi possibili da un gruppo di dirigenti che ci ha sempre sostenuto: Mauro, Antonio, Marco, Tino, Lucio, Massimo, Giorgio, Pietro, Alessandro oltre al Presidente Sandro Boni e al Vice Luca Ferrari
Quando nel primo allenamento della prima stagione ho dichiarato gli obiettivi del triennio i dirigenti mi prendevano per matto. Sentivo sussurrare: “Con questi non andiamo da nessuna parte”, oppure “Perché parli così tanto con i ragazzi? E’ inutile”
Poi mi hanno conosciuto meglio come solo il campo di allenamento sa fare. Hanno visto che quello che dico, io lo faccio davvero. Prima di tutto per loro, per i nostri giovani, per il gruppo, per la squadra
E soprattutto hanno imparato che la storia della mia vita mi ha portato a preferire ragazzi veri ai ragazzi perfetti. E il mio compito è difenderli tutti, uno per uno, contro tutti e tutto. Senza compromessi e le vittorie sono arrivate, una dopo l’altra
Ma la verità è che non è nella vittoria che si misura questo percorso
L’anno dopo, un campionato regionale Juniores durissimo con una squadra sottoleva (perché in società non era presente l’annata giusta) e una salvezza in Seconda Categoria ottenuta con troppa fatica

A tratti, il gruppo si è perso ma la società ci ha creduto e mi ha sostenuto
E la vera ricchezza si è vista nelle difficoltà. E’ lì che è uscito il valore vero delle persone: non siamo stati perfetti, ma siamo sempre stati veri
Per far crescere una pianta devi innaffiarla, aggiungere terra e concime, a volte, tagliare i rami secchi e soprattutto averne cura e trasmettere a tutti la responsabilità di questa crescita
Un’identità costruita nel tempo
E quest’anno le cose hanno cambiato velocità. Abbiamo inserito alcuni ragazzi facendo scelte precise e mirate soprattutto per la qualità del gruppo
Si è aggiunto il Penna, altro amico e compagno di mille partite perché Danilo non riusciva più con il lavoro, poi è arrivato Moreno preparatore dei portieri, il simpatico “vecchio saggio”, presenza preziosa e costante
È stata introdotta la figura del Ds, nella persona di Mirko Zanini per fare da tramite tra la società e le esigenze dei giocatori
E abbiamo cominciato a raccogliere ciò che abbiamo seminato dall’inizio:
- una Juniores solida e combattiva
- una prima squadra (che tutti davano per spacciata) che ha centrato la salvezza con 7 giornate di anticipo e peccato per i vari infortuni perché i play off erano veramente alla portata nonostante un campionato (quello reggiano) molto più forte di quello parmense
- ragazzi che hanno iniziato a sentire il desiderio di allenare a loro volta giovanili del MT1960 perché stimolati durante l’anno a farlo
- il paese riportato al campo. Gente comune e tanti giovani che si riconoscono nella maglia e che parlano con orgoglio della propria squadra del paese
Oggi, nel calcio dilettantistico, questo è un miracolo

La fine di un ciclo
Il progetto per cui sono stato scelto nel maggio 2023 è arrivato alla sua naturale conclusione e, a mio avviso, ha portato molte cose positive come appena descritto
Ho sempre sostenuto, però, che dopo 3 anni ci volesse un cambio alla guida tecnica perché l’intensità, la disponibilità e soprattutto la presenza mentale che richiedo io ai ragazzi è tanta, forse a volte, troppa
E così dopo un sereno confronto con la società in cui abbiamo valutato se avesse avuto un senso aprire un nuovo percorso di medio-lungo periodo (altri 3 anni), con obiettivi chiari e responsabilità condivise, abbiamo deciso che ne io ne Jimmy rinnoveremo come mister per un altro triennio

Non perché non ci si trovi bene all’MT1960 (ho detto a gennaio dei no importanti a proposte di categoria superiore) ma perché oggi non vedo le condizioni per portare avanti un progetto coerente con quello che abbiamo costruito finora
Non è una rottura, è solo la fine di un ciclo
In tutte le società in cui sono stato mi sono sempre lasciato in buoni rapporti cosciente di aver ricevuto sempre più di quanto potessi dare e, anche in questo caso, è stato così
Quindi ho preso questa decisione in modo chiaro, sereno e vero, come sempre. Perché i cicli non finiscono quando perdi o quando vinci. Finiscono quando hanno dato tutto. E questo ciclo ha dato tantissimo
Il mio massimo rispetto è per i ragazzi. Per quello che abbiamo costruito, per quell’idea di calcio che non accetta compromessi, sempre coerente con la direzione iniziale perché non essere coerenti significa perdere credibilità. E la credibilità, con i ragazzi, è tutto
Quello che resta
Non resteranno solo i trofei in bacheca

Resterà sicuramente, il modo di stare in gruppo, il rispetto delle regole, la capacità di affrontare le difficoltà, la voglia di non mollare
La forza di essere semplici e sereni anche nel fango, il valore della panchina, la puntualità come forma di rispetto, la concentrazione come via per la vittoria, la disponibilità come forza vera per la squadra

Gli allenamenti sotto il diluvio, le vittorie all’ultimo respiro, le sconfitte che bruciano, le pizze al campo, le risate e le verità urlate
Il riconoscimento degli avversari che ci dicono: “Abbiamo giocato contro l’MT1960 una squadra giovane coraggiosa e molto educata in campo e fuori. Ce ne fossero così!”
Resterà il valore dei legami. Ogni ragazzo con la sua storia, le sue paure e le sue ricchezze. Il calcio è uno specchio: se non sei vero, non costruisci niente
Resterà uno spogliatoio dove i ragazzi si sentono parte di qualcosa di grande

Ringraziamenti
Grazie alla società, per la fiducia iniziale, per aver dato spazio a questo percorso e per la stima che mi ha sempre dimostrato
Grazie al gruppo tecnico, per il lavoro condiviso, le idee e i confronti, anche quelli difficili
Grazie ai dirigenti accompagnatori Mauro, Marco, Antonio, Pietro e Alessandro persone che sanno lavorare dietro le quinte, con discrezione e tanta competenza e senza di cui nessun traguardo sarebbe stato possibile
Grazie ai tifosi, specialmente alla frangia del MTArmy perché hanno trasformato alcune nostre partite in un’emozione unica, da conservare nel prezioso cassetto dei ricordi

Grazie la comunità di Monticelli, che simpaticamente al mattino al bar o semplicemente per strada si è sempre informata sulla squadra e che soprattutto, in quell’indimenticabile notte di coppa, era unita facendo il tifo per noi con il sindaco e assessore allo sport in testa
Grazie Giorgio Iotti con il tuo immancabile prosecco (quello buono veh) perché solo chi ha masticato calcio e vita capisce il valore vero di essere squadra in certe situazioni
Grazie a Jimmy, Danilo, Penna e Moreno. Grazie, Grazie, Grazie. Non mi sono mai sentito solo (e questa per un mister è la cosa più importante) perché ognuno di voi, con il proprio modo di essere che vi caratterizza, è sempre stato presente
E soprattutto… GRAZIE RAGAZZI!!!
Perché senza di voi, niente di tutto questo avrebbe avuto senso. Grazie per quello che avete dato (anche alle vostre famiglie), per quello che siete diventati e soprattutto per la verità del nostro rapporto. GRAZIE DI CUORE, DAVVERO
Non siamo stati perfetti. Ma siamo stati, fino in fondo, sempre veri
E questa, nel calcio di oggi, è la vittoria più grande
IL CALCIO È GIOIA

TESTA ALTA SEMPRE
SEMPRE MEGLIO
QUALCOSA IN PIU
DAI DAI DAIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
VAMOOOOOOOOOOOSSSSSSSSSSSS









