Le piccole cose

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Il calcio, quello vero, è fatto di polvere, sudore, incastri di orari impossibili e, soprattutto, di dettagli

Spesso tendiamo a guardare il risultato finale sul tabellino come l’unica verità assoluta, ma la verità sta altrove

Risiede in quelle che io chiamo “le piccole cose”: la disponibilità di un ragazzo, il rispetto per l’impegno preso, la puntualità, la voglia di lottare per il compagno

Questo appena passato è stato un weekend intenso, un’altalena di emozioni che ci lascia con l’amaro in bocca per i punti persi domenica ma con molto materiale su cui riflettere, specialmente alla luce di quanto visto tra venerdì e sabato

Mercoledì e Venerdì: il cemento del gruppo

Questa settimana tutto è iniziato con i due impegni di calcio a 7. La trasferta di venerdì sera a Tizzano, in particolare, è stata emblematica

Potrebbe sembrare l’impegno meno “nobile” tra i tre che portiamo avanti da un anno a questa parte, ma per me è fondamentale: è lo spazio che permette a tutti di giocare, anche e soprattutto a chi non trova spazio nelle convocazioni del fine settimana

Venerdì abbiamo affrontato una trasferta impegnativa, macinando chilometri dopo un’intera settimana di lavoro; eppure, nell’aria c’era una goliardia contagiosa. Perché il calcio è anche questo: volontà di fare gruppo

In quelle ore passate insieme, tra il campo e le battute nello spogliatoio, si costruisce quella complicità che dovrebbe poi tradursi in aiuto reciproco il sabato e la domenica.

Ed infatti, è stata una serata estremamente positiva che ci ha caricato di energia, ricordandoci la bellezza dello stare insieme (anche per i nostri supertifosi Mauro e Massimo che non mancano mai)

Un ringraziamento speciale va al circolo di Reno e ai ragazzi dell’Ondanomala Tizzano Calcio per la splendida ospitalità e soprattutto, per l’ottimo risotto allo speck e taleggio: ce ne fossero così ogni venerdì sera!

Sabato: l’eroismo della Juniores

Sabato è andata in scena quella che potrei definire una delle numerose “partite della vita” della nostra Juniores. Eravamo contati, con le rotazioni ridotte all’osso e un caldo che invitava ad andare in spiaggia piuttosto che a correre su un campo da calcio. Eppure, nessuno si è tirato indietro

Nonostante il goal subito dopo soli 10 minuti per un errore difensivo, abbiamo assistito ad una dimostrazione di carattere commovente. Abbiamo corso per il resto della partita annientando i nostri avversari. E’ arrivato il pareggio e abbiamo rischiato di vincere con una prova d’orgoglio collettivo rara, ma che questa squadra ha dimostrato di avere nelle corde più volte quest’anno

Cosa ha fatto la differenza?

La disponibilità. Quei ragazzi hanno messo il NOI davanti all’ IO

Hanno rispettato la maglia, l’avversario e il mister, lottando su ogni pallone come se fosse l’ultimo. Quando vedi una squadra che, nonostante l’emergenza numerica, impone il proprio gioco e sfiora il colpaccio, capisci ancora una volta che il talento è nulla senza il cuore. La Juniores ci ha dato una lezione di umiltà e ferocia agonistica di cui i ragazzi devono andare fieri

Domenica: il paradosso delle due facce

Poi è arrivata la domenica della Seconda Categoria e qui il discorso si fa più complesso. Abbiamo perso 2-1, ma il risultato è solo la punta dell’iceberg di una partita a due facce, uno specchio fedele di quanto le “piccole cose” possano elevare o affossare una squadra.

E’ vero che siamo già salvi da almeno 6 partite ma il primo tempo di oggi è stato veramente inspiegabile. Non sembravamo noi. Era l’ultima partita in casa della stagione e, invece di aggredire l’avversario per rendere ancora una volta inespugnabile il nostro bell’impianto, siamo partiti contratti e scarichi. Molti errori tecnici che normalmente non commettiamo, molti passaggi e controlli sbagliati, tanti palloni buttati via senza prendersi la responsabilità delle giocate, poca corsa senza palla

Eravamo spettatori non paganti della partita altrui

Nel secondo tempo, invece, siamo scesi in campo con un piglio diverso e gli avversari non ci hanno capito più nulla. Abbiamo dominato, creato e accorciato le distanze. Se avessimo giocato così fin dal primo minuto, parleremmo di un’altra storia

Ma la domanda resta: perché non abbiamo dimostrato quel carattere fin dall’inizio? Perché serve trovarsi con l’acqua alla gola per reagire?

L’addio del nostro capitano

C’è un elemento che rende questa sconfitta ancora più difficile da digerire: era l’ultima partita in casa del nostro portierone, CAPITANO di questa squadra, LUCA SCAGLIARINI

Un ragazzo del 1996, il “vecchio” del gruppo, che ha dato tantissimo a questi colori. E’ uno di quei giocatori che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere, lo capisci da come sta dentro alle cose. È un capitano vero, nel senso più pieno

L’anno scorso voleva e poteva smettere, era pronto a farlo. Poi ha deciso di restare (forse un pò ci ho messo del mio 🤣) perché qui ha trovato qualcosa che gli dava senso: un modo di lavorare in cui si riconosceva e un gruppo in cui stava bene. E questa non è una cosa banale. È una scelta di valore

Oggi nello spogliatoio ha detto una cosa molto importante: “in questi 3 anni ho imparato molto più da voi (che siete piccolini 🤣🤣🤣) che da gruppi con persone più grandi di me. Il vedervi evolvere e cambiare nel tempo è impagabile. E’ stato veramente un onore”

E infatti dentro al campo è uno che dà equilibrio: magari non è quello che si prende sempre la scena, ma è quello che tiene insieme i pezzi, che dà sicurezza agli altri, che rende tutto più solido. Fuori dal campo è un riferimento silenzioso, uno che con l’esempio sposta più di mille parole

E poi c’è l’ultima cosa, che forse vale più di tutte: è arrivato fino in fondo. Senza mollare, senza cercare alibi, con rispetto per la squadra e per il percorso anche se il lavoro si è fatto sentire impedendogli di essere sempre presente

In poche parole: uno su cui puoi contare davvero (sotto l’ormai storico rigore decisivo in cui Luca, il nostro portierone, prima para un ottimo rigore agli avversari e poi segna quello decisivo)

Conclusione: ripartire dai dettagli

Il calcio è fatto di momenti e onorare la carriera di un compagno che appende i guanti al chiodo dovrebbe essere lo stimolo massimo. Invece abbiamo assistito a un inizio stentato, senza reazione sul primo goal e con il raddoppio subito quasi nella stessa maniera

Ci manca quella continuità che nasce dalla disciplina, dalle piccole cose, appunto. Arrivare in ritardo, essere superficiali nelle letture di gioco, non avere la “fame” di azzannare il match: sono queste le crepe che fanno crollare l’edificio

Il problema non è stato solo tattico, ma mentale. Troppo spesso si pensa che debba essere il compagno a risolvere la situazione e così la corsa senza palla non arriva mai

Le “piccole cose” decidono i campionati:

  • la puntualità è rispetto
  • la disponibilità è forza
  • la concentrazione è vittoria

Non basta essere bravi tecnicamente o preparati atleticamente se manca il carattere per imporsi dal primo minuto. Dobbiamo ritrovare la voglia di sacrificarci l’uno per l’altro. Il NOI prima dell’ IO

Il talento può far vincere le partite ma è la solidità mentale a costruire il futuro

Spero che la lezione di questa domenica serva a tutti. Martedì si riparte da qui, dalle piccole cose

Abbiamo ancora una partita per concludere dignitosamente il campionato con la Seconda Categoria e un mese intero con la Juniores e il calcio a 7 per tornare a essere la squadra che sappiamo di essere

Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo al nostro Capitano che ci saluta e lo dobbiamo a questo sport, che non regala nulla a chi non lo rispetta fino in fondo

Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.

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