La bellezza del fallimento (momentaneo)

Due partite perse in questo weekend: 1-0 sabato con la Juniores e 2-0 ieri con la seconda categoria
Nessun alibi, nessuna scusa
Per intenderci: nessuno perderà il posto di lavoro e, per fortuna, nessuno si è ammalato. Ma quella sensazione di malessere che provi dopo una sconfitta è comunque reale
In un mondo che ci spinge a essere sempre performanti, vincenti e “instagrammabili”, il calcio ci regala il lusso del fallimento nudo e crudo
La sconfitta sul campo è onesta. Non ha filtri
Ti guarda in faccia e ti dice chi sei quando le cose vanno male
L’assurdo e il meraviglioso
Il microcosmo del calcio è popolato da figure mitologiche quasi assurde:
- Lo spogliatoio: tempio sacro e tribunale popolare. Un luogo dove le scarpe parlano, gli odori raccontano storie e ogni silenzio pesa più di mille urla
- Il campo: un rettangolo verde che, a seconda della stagione, si trasforma in una risaia o in una steppa siberiana, dove il rimbalzo del pallone è un’opinione soggettiva
- L’arbitro: un eroe solitario o un cattivone che arriva al campo e prende decisioni che sfidano le leggi della fisica e della logica
- I messaggi ambigui sul gruppo squadra: capolavori di retorica, dove il non detto pesa più del contenuto, dove tutti hanno già capito perfettamente come stanno le cose ma nessuno dice nulla, perché la scusa può sempre essere valida
- La panchina: terra di confine tra la gloria immaginata e la realtà sospesa, popolata da campioni incompresi. Un ecosistema dove il tempo scorre più lento, soprattutto quando si aspetta invano il proprio nome
- Il finto moralismo degli avversari: il tentativo disperato di chi ha l’anima opaca di spiegarti come si brilla. Un’arte sublime che appartiene solo a chi trasparente non lo è affatto, ma vuole comunque insegnarti qualcosa (forse perché gli conviene in quel momento)
Accettare tutto questo è un atto di fede
La verità è che, se tutto fosse perfetto e professionale, non sarebbe la stessa cosa. Ed è proprio questo a renderlo meraviglioso
Quando si perde, poi, è un’occasione unica. Da cogliere subito perchè diventa uno specchio di te stesso
La bellezza sta appunto nell’imperfezione, nel fatto che, alla fine, siamo solo lì a rincorrere un pallone per puro piacere
E poi la verità su quei novanta minuti cambia forma a ogni giro di birra (o Coca-Cola o prosecco). Nel post partita si riscrivono le azioni, si amplificano i meriti, si assolvono gli errori. Un equilibrio perfetto tra memoria selettiva e leggenda condivisa
E le parole del mister? Tutti le capiscono… ma ognuno interpreta solo ciò che gli serve, nel bene e nel male
Poi arriva il martedì: la resurrezione (visto che siamo in piena settimana pasquale)
La borsa, rimasta in un angolo dell’ingresso a emanare un vago odore di fango e sudore, viene finalmente svuotata. Le divise lavate. I parastinchi ritrovati sul fondo
Quando scendi dalla macchina nel parcheggio del centro sportivo, il dolore del sabato e/o della domenica è già evaporato, sostituito da una strana euforia. È l’odore dell’erba che fa da interruttore. Il rumore dei tacchetti sul cemento è la colonna sonora della libertà dal quotidiano
In quel momento, guardando i ragazzi sì, anche quelli che ti hanno fatto disperare quarantotto ore prima, capisci che non potresti essere altrove. Sei il mister, l’educatore, il confessore, il tattico e, a volte, l’amico. Sei quello che deve trasformare un fallimento momentaneo in una lezione di resilienza
Bellissima e maledetta, questa passione
Non ti lascia mai in pace. Ti ruba tempo alla famiglia, ti fa arrivare stanco al lavoro, ti porta a discutere a chilometri da casa
Questo weekend, ad esempio, ci ha ricordato che cadere è parte del gioco. Che sì, il mister poteva fare di più: leggere meglio i momenti, scegliere Esto invece di Ello, gestire meglio il gruppo, studiare meglio l’avversario, preparare tutto meglio… poteva si, poteva
Il calcio è l’unica religione che non ha atei quando si perde
Si cade, si critica, si soffre… ma si sa anche che tra pochi giorni saremo di nuovo lì, pronti a ricominciare. Perché il martedì esiste apposta per rialzarsi
Umanità ritrovata
Quel martedì ci insegna che il valore di un uomo non si misura dalle vittorie o dalle sconfitte, ma dalla voglia che ha di rifare quella borsa, soprattutto dopo una sconfitta. È una scuola di vita accelerata, dove impari a gestire la frustrazione, a collaborare con chi non sopporti e ad esultare per un goal come se valesse tutto
Il fallimento nel calcio non è mai definitivo. È solo la pausa tra un atto e l’altro di una commedia umana infinita che ti porta ogni volta a confrontarti e a crescere
Un’emozione forte, anche quando è negativa, che ti rimette in contatto con la parte più istintiva e vera di te
E soprattutto quando sei costretto (come nel calcio) a decidere in un secondo emerge chi sei davvero: sei quello che si deprime dopo un errore o quello che ringhia per recuperare?
Lo specchio del martedì ti restituisce questa risposta e tu sai che è sempre autentica
Finché ci sarà un pallone che rotola e qualcuno disposto a soffrire per questo, penso che farò fatica a lasciare questo sport… ogni maledetto martedì…perchè il calcio è GIOIA (sempre e comunque)
Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.
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