Mister, ti ho fatto perdere la partita

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Sono seduto al tavolo con i ragazzi nel dopo partita della domenica, come spesso accade per chiudere il weekend calcistico. Il solito rumore di bicchieri, qualche battuta, la tensione che piano piano si scioglie. Ma c’è una frase che continua a girarmi in testa

Me l’ha detta un “ragazzone” di un metro e novanta appena finita la gara
Uno di quegli atleti che, per fisico e presenza, sembrano già uomini fatti. E forse, per certi versi, lo sono davvero più di noi. Ma dentro portano ancora tempeste emotive difficili da gestire, soprattutto quando l’adrenalina della partita lascia spazio ai pensieri

“Mister, ti ho fatto perdere la partita”

Ventidue anni. Esperienze importanti alle spalle. Un goal preso come non avrebbe dovuto prenderlo. Mille attenuanti, certo. Ma a lui brucia

Gli brucia perché probabilmente ha già pagato sulla propria pelle uno dei mali peggiori del calcio moderno: quell’ignoranza sportiva che troppe società e troppi allenatori continuano a coltivare, secondo cui vali solo se vinci

E se sbagli… allora non vali più niente

Man mano che al tavolo partono le prime battute, mentre lui, con una specie di autoironia liberatoria, si offre volontariamente di portare venerdì all’allenamento una mezza forma di formaggio (forse ho esagerato un po’… ma ci stava 😂😂😂), lo vedo cambiare

Le spalle si rilassano. Lo sguardo si alleggerisce

Mi conosce. Sa la stima che provo per lui e mi piace pensare che sia tornato a giocare anche un po’ per merito mio

E ha capito una cosa importante: non deve portarsi addosso il peso di una responsabilità deformata

Nella sua testa quel “ti ho fatto perdere” significava una cosa sola: sono stato io l’unico responsabile della sconfitta, con l’aggravante di aver tradito la fiducia dei compagni e la mia

Ma non è così

All’MT1960, con la prima squadra e con la Juniores, abbiamo scelto una gerarchia di valori diversa

Certo che vogliamo vincere.
Certo che lavoriamo duro tutta la settimana per arrivare pronti al weekend e provare a portare a casa il massimo

Ma il nostro obiettivo primario è crescere

L’errore sul campo non può e non deve diventare una colpa morale

Un liscio in area. Un rigore sbagliato. Un’uscita a vuoto.
Non possono trasformarsi in macigni che schiacciano l’autostima dei ragazzi

Perché quando succede, in quel preciso momento, il giocatore non sta pensando: “Ho sbagliato la postura del corpo”

Sta pensando: “Ho deluso tutti. Quindi non valgo nulla”

Ed è qui che entra in gioco il nostro lavoro di mister. Il nostro compito, prima ancora che tecnico, è educativo. Dobbiamo smontare questa narrazione tossica.
Riportare l’attenzione dove conta davvero. Sul gesto tecnico

Aveva il peso sull’avampiede? Ha calcolato male la traiettoria? La postura era troppo rigida?

Spostare l’attenzione dall’esito (il goal subito) al processo (il movimento) ha un potere enorme. Per tre motivi

Primo: dà il giusto peso all’errore
Lo trasforma in un dato tecnico migliorabile, non in un fallimento esistenziale

Secondo: riduce l’ansia
Il ragazzo capisce che non sono arrabbiato per i tre punti persi, ma concentrato su come aiutarlo a non ripetere quell’errore

Terzo: crea competenza
Analizzare il gesto rende il giocatore più intelligente, più consapevole

Insegnare che un errore è solo una lettura di gioco sbagliata, una coordinazione momentaneamente imperfetta, è un dovere che noi mister abbiamo. Perché il valore di un ragazzo non sta nel tabellino finale. Sta nella sua capacità di imparare

E allora la partita più importante, mister, non l’hai persa oggi ma la vincerai domani

Quando quel ragazzo tornerà al campo con la voglia di riprovarci, sapendo che il suo allenatore non lo giudica per un errore… ma per la sua voglia di diventare un uomo e un calciatore migliore

Guardo il tavolo, sto bevendo Coca Cola…forse sto invecchiando oppure il Saint Patrick’s Day appena trascorso ha lasciato il segno…

Ma mentre penso alle partite di questo weekend mi tornano in mente anche altre immagini. Sorrido pensando a un’altra vittoria

Un ragazzo tornato titolare dopo un periodo di vedute diverse tra me e lui. Prima della partita gli ho detto: “Non devi dimostrare niente a nessuno. Tantomeno a me. Sei titolare perché te lo sei meritato. Entra in campo e divertiti”

La sua risposta è stata disarmante nella sua semplicità: “Sì mister. La prendo come viene. Mi diverto con i miei compagni”

Risultato? Prestazione di livello. Rigore segnato. E negli occhi, al momento della sostituzione, quell’emozione che solo chi è rimasto lontano dal campo per tanto tempo può capire

E poi c’è stato il sabato. Sambaaaaaaaaa…ta ta tatata ta ta tatata ta ta tatata…

Sapevo già che i ragazzi della Juniores al venerdì sera avevano fatto un calcetto tirato di un ora e mezza, di quelli veri, perché “chi perde paga”

In questo periodo li lascio molto liberi. Normalmente non sono così “aperto” di vedute ma questi ragazzi stanno facendo il loro campionato juniores dignitoso e la maggior parte di loro vive anche il doppio impegno alla domenica con la prima squadra perchè c’è bisogno anche del loro apporto per i tanti imprevisti che abbiamo avuto

Se non chiudessi un occhio ogni tanto rischierei di lasciargli solo il “peso” del calcio rischiando il loro divertimento, che è sacro

E forse è proprio per questo che il giorno dopo entrano in campo e asfaltano la seconda in classifica

Testa giusta. Gambe leggere. Un eurogol che accende la partita
Una squadra ordinata, concentrata, affamata

Una prestazione maiuscola di tutti. Siamo davvero soddisfatti di questi ragazzi che hanno fatto della crescita costante il loro obiettivo principale

Si narra, tra l’altro, che l’allenatore in seconda stia ancora ballando la samba da ieri…Vero Jimmy? …ta ta tatata ta ta tatata ta ta tatata…😄😄😄

E adesso eccomi qui

A fine giornata o direi a lunedì mattina inoltrato con un cappellone irlandese in testa, Guinness a nastro tra le mani, Anthony (l’amico irlandese) che mi parla del sei nazioni di rugby in una serata tra amici, circondato da persone vere

Mi scappa un pensiero semplice: ma quanto è bello fare il mister?

Se l’aspettativa diventa un viaggio condiviso, allora la pressione si trasforma in energia. E il successo non sono solo i trofei in bacheca. Il vero successo è quando, a fine stagione, guardi i tuoi ragazzi… e vedi che hanno ancora voglia di allacciarsi le scarpe da calcio sempre e comunque…con il sorriso…vero Moreno? 😄😄😄

Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.

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