Quando l’avversario ti dice: continua così mister

È una domenica sera qualunque. Di quelle in cui l’umidità della pianura ti entra nelle ossa e il sapore della sconfitta di oggi (0-1 contro il Montecavolo) e del pareggio che ci va stretto di ieri (1-1 contro la Saxum) brucia ancora un po’ in gola
Continuo a ripensare alle due partite. Alle occasioni, agli episodi, a quello che poteva essere e non è stato. Ma c’è anche un piccolo sorriso sul mio volto. Un po’ di soddisfazione e un po’ di orgoglio.
A fine partita, al triplice fischio dell’arbitro, mentre gli avversari sospiravano per la vittoria raggiunta con così tanta fatica, mentre stavo raccogliendo le ultime cose dalla panchina, mi è successa una cosa che continua a restarmi dentro e che mi provoca quel sorriso
Un giocatore del Montecavolo si avvicina
Uno dei più bravi, a mio avviso
Uno di quelli che in campo non ha risparmiato nulla: polmoni, tacchetti e mestiere. Mi aspetto la solita stretta di mano veloce, quella che si dà per educazione mentre con la testa sei già sotto la doccia
Invece si ferma. Mi guarda negli occhi e, con la semplicità di chi queste categorie le mastica da una vita, mi dice: “Continua così mister. Tutti questi giovani… siete stati bravissimi. Siete veramente una bella realtà”
Poche parole. Semplici, quasi sgrammaticate dalla stanchezza. Ma pesanti come macigni
In quel momento il risultato sul tabellino passa in secondo piano
Perché se un avversario, dopo aver vinto una partita cosi tirata, si ferma prima di andare a esultare nello spogliatoio a riconoscere il valore del tuo lavoro, significa che non stai solo allenando una squadra di calcio. Significa che stai costruendo qualcosa che si sta vedendo “da fuori”
Passiamo qualche minuto a parlare della partita, del calcio e di questi giovani di oggi e mi entra una sensazione molto piacevole, quasi rilassante, nonostante la sconfitta
Nel calcio dilettantistico siamo abituati un po’ a tutto: proteste, tensioni, teatrini spesso imbarazzanti. A volte ci chiudiamo nel nostro guscio, convinti che “noi” siamo i buoni e “gli altri” siano solo i cattivi, gli avversari da battere
Per questo quando succede una cosa del genere ha un valore particolare.
Non è un complimento di circostanza. È il riconoscimento di chi sta in campo e sa quanto sia difficile fare certe scelte
Chi gioca in queste categorie lo sa bene: lanciare tanti giovani non è mai la strada più semplice. È molto più facile affidarsi all’“usato sicuro”, al classico centravanti di trentacinque anni che ti garantisce qualche goal per intenderci o comunque a quei giocatori che sanno offrirti una certa esperienza per mettere a posto i vari reparti
Perché i giovani sbagliano
Si perdono l’uomo su un calcio d’angolo
A volte si fanno trascinare dall’emotività
Non è facile, a questi livelli, affrontare un campionato con dei ragazzi, perché non siamo nelle giovanili dove hai tempo di aspettare i ragazzi e l’obiettivo principale è quello di far crescere le persone e i calciatori. Qui contano i risultati e la classifica
Scegliere di farlo con i giovani significa rischiare ogni partita per aspettare la crescita di questo o di quel ragazzo…è un po’ come andare spesso al casinò senza la paura di perdere ogni volta la posta ma con la consapevolezza di chi sta imparando a sbancare il tavolo nel lungo periodo…chi lo farebbe?
Ma i giovani hanno anche una cosa che spesso il calcio dei “grandi” dimentica: il dare tutto con quella spensieratezza che fa bello il calcio
La vedi quando un ragazzo di diciassette anni punta l’avversario senza paura. La vedi quando un centrocampista del 2007 corre trenta metri per rimediare a un errore del compagno. La vedi quando, anche dopo una sconfitta, escono dal campo a testa alta
Forse è questo che quel giocatore del Montecavolo ha visto
Una squadra giovane, imperfetta, ma VERA
E’ bello sentirsi dire che siamo una “bella realtà”. Significa che qualcosa si percepisce anche da fuori. Che c’è un’identità, che il lavoro della settimana lascia un segno, che in campo si prova a giocare a calcio senza rinunciare al coraggio e che il calcio alla fine è gioia, comunque vada perchè ce l’hai messa tutta
E quel “continua così mister” suona quasi detto con una certa invidia per non aver avuto la stessa possibilità quando lui era giovane
In un mondo dove si vuole tutto e subito, dove anche nei dilettanti si giudica tutto dalla classifica della domenica, quelle parole diventano un piccolo promemoria per non perdere la direzione che abbiamo preso ormai tre anni fa
Tornando a casa, la borsa mi sembra un po’ meno pesante
Perché alla fine è anche per momenti così che si sceglie di stare in panchina. Non per la gloria, che in Seconda Categoria è merce rara e nemmeno per i soldi, che spesso bastano appena per la benzina
Ma per vedere crescere dei ragazzi
Per costruire qualcosa insieme
Per sentirsi dire, magari da un avversario, che quello che stai facendo ha un senso
Questa sera il Montecavolo non è stato solo l’avversario che ha vinto la partita (e a cui facciamo i complimenti e il nostro in bocca al lupo per il futuro) ma è stato anche uno specchio
E l’immagine che ci ha restituito è stata quella di una squadra giovane che con coraggio, nel suo piccolo, sta provando a lasciare un segno
Sì. Continueremo così
Con i nostri giovani, con i nostri errori e con la nostra voglia di essere una bella realtà che tenta di giocare a calcio
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