MT1960 – Sporting Cavriago: una serata in cui hanno sbagliato tutti

La partita di recupero tra MT 1960 Monticelli e Sporting Cavriago non verrà ricordata per il calcio giocato, ma per ciò che è successo sugli spalti. I fatti sono ormai di dominio pubblico, rimbalzati tra social, messaggi privati e telefonate.
Quello che scrivo non è un comunicato ufficiale: è il punto di vista di un uomo che lavora ogni giorno con i giovani e che crede profondamente nel valore educativo del calcio.
E sono parte in causa, perché sono il mister del MT1960 Monticelli.
Fermo restando che l’atto in sé è stato compiuto e che i ragazzi responsabili hanno una colpa totale, vorrei provare a gestire questa situazione con serietà e fermezza. Ed è per questo che dico: hanno sbagliato tutti.
Un confronto che sembrava maturo… poi tutto si è complicato
Mi sarebbe piaciuto continuare sulla strada del confronto sereno che avevamo aperto fin da subito.
Da subito, infatti, abbiamo (tutti insieme Sporting ed Mt) provato a gestire dal campo quanto vedevamo (e non capivamo) sulla tribuna. Alcuni dirigenti dello Sporting Cavriago, molto disponibili e collaborativi mi hanno permesso di entrare nel loro spogliatoio a fine partita, per dire due parole ai loro ragazzi su ciò che avevamo visto e per scusarmi a nome mio e della società. C’era la volontà di capire meglio la situazione insieme e di provare a gestirla con responsabilità.
Il confronto è continuato anche al bar, davanti a una birra con un loro dirigente: dialogo tranquillo, civile, come dovrebbe essere sempre tra società che vogliono educare i giovani attraverso lo sport.
Poi però, nelle ore successive, tutto è cambiato:
- messaggi,
- telefonate,
- accuse,
- chi invocava la linea dura,
- chi giudicava senza neppure ascoltare la nostra versione,
- chi attaccava in blocco l’altra società,
- chi condannava “a prescindere”.
A questo punto, per rispetto di tutti, soprattutto dei ragazzi coinvolti, mi sento di scrivere anch’io pubblicamente la mia versione in risposta a tutti quelli che finora mi hanno chiamato, scritto messaggi, incoraggiato ma anche insultato.
La mia versione: abbiamo sbagliato tutti
La radice è una sola: mancanza di responsabilità condivisa
Oggi, davanti a un episodio di violenza, si tende subito a puntare il dito, a indignarsi pubblicamente, a guadagnare qualche follower con un post moralista.
Ma qui non parliamo di social.
Parliamo della vita di due (o più) ragazzi:
- quello che ha portato una sciarpa in tribuna e l’ha sventolata durante la partita,
- e quello o quelli che gliel’hanno strappata, rompendogli gli occhiali.
E gli adulti presenti sugli spalti, dirigenti compresi, dov’erano?
- Che clima c’era durante la partita?
- Non c’è stato nessun campanello d’allarme?
- Quali parole sono state dette?
- Chi ha provato a spegnere e chi, magari senza volerlo, ha alimentato la tensione?
Perché più di una versione racconta che qualche adulto abbia iniziato ad alzare i toni ben prima di quello che poi è successo.
La violenza è sempre da condannare. Ma capire perché accade è il nostro dovere educativo.
Dietro un gesto grave commesso da un giovane c’è quasi sempre un insieme di fattori:
- contesto,
- toni,
- provocazioni,
- leggerezze,
- interventi mancati,
- parole sbagliate,
- scelte impulsive.
Il ruolo degli adulti: dov’eravamo?
Quando ho chiesto di entrare nello spogliatoio dello Sporting per scusarmi, l’ho fatto con il cuore di un padre perché penso che uno della mia età e della mia esperienza possa essere un punto di riferimento in senso positivo. E soprattutto mi ha preso l’ansia perché non vorrei mai che uno dei miei figli si trovasse in una situazione del genere, da una parte o dall’altra.
E allora mi chiedo:
La mia società, l’MT1960, poteva prevenire?
Forse sì.
Forse avremmo potuto controllare meglio il clima sugli spalti, percepire prima che qualcosa rischiava di degenerare, intervenire con più prontezza.
Gli adulti presenti — di entrambe le società — potevano accorgersi che stava montando qualcosa?
Un gesto così non nasce dal nulla. Qualcuno vicino avrà percepito nervosismo o provocazioni?
Il ragazzo aggredito ha avuto un comportamento ingenuo?
Sì, secondo me sì.
Se vai a sventolare una sciarpa della Reggiana in un campo della provincia di Parma, in una serata senza la Reggiana in campo, puoi aspettarti che i tifosi intelligenti ci ridano su — ma rimane una leggerezza.
E perché il presidente dello Sporting, presente in tribuna, non è intervenuto nel momento in cui ha visto un suo giocatore tesserato compiere quel gesto provocatorio? Ignorare l’ingenuità significa perdere un’occasione educativa.
Ripeto: il gesto è da condannare.
Ma un po’ di responsabilità dobbiamo prendercela tutti.
Io ringrazio i dirigenti dello Sporting Cavriago che sono intervenuti subito, insieme ad alcuni dei nostri perchè intervenire non è mai facile.
E’più facile, in questi casi, apparire e buttare benzina sul fuoco.
“Il fosso si fa sempre con due righe”
Le verità adulte hanno sempre due lati. Come diceva mia nonna:
“Il fosso si fa sempre con due righe.” Per completare uno scavo, serve chi lavora da una parte e chi lavora dall’altra. Nel bene e nel male.
Ed è così anche qui: le responsabilità sono distribuite.
L’atto è da condannare, ma l’educazione si costruisce insieme
Prendiamoci un po’ di tempo per fare autocritica da entrambe le parti. Crescere significa riconoscere i propri errori. E ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità.
- Il gesto è grave.
- I responsabili devono risponderne.
- La violenza va condannata senza ambiguità.
Ma se vogliamo davvero evitare che episodi simili si ripetano, dobbiamo lavorare insieme come educatori.
Io la faccia ce la metto sempre.

E se qualcuno non è d’accordo con ciò che ho scritto, invece di commenti strani sui social vi invito a venire al campo (Tortiano).
Sono lì tutte le sere, insieme ai miei colleghi, a gestire un’ottantina di giovani.
Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.
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