Ciao Michele,
A volte la vita ti mette alla prova in modi che non avresti mai immaginato.
Voglio raccontarti un momento che ha segnato la mia carriera e la mia vita.
Un momento in cui mi sono trovato davanti a un bivio: resistere o lasciar andare.
Era dicembre 2022.
Per me, è stato il mese in cui ho preso una delle decisioni più difficili della mia vita da allenatore: rassegnare le dimissioni da allenatore del Tavagnacco in Serie B femminile.
Ricordo quel giorno come se fosse ieri.
Ero nello spogliatoio dopo la fine della partita contro l’Arezzo.
Guardai le mie ragazze e comunicai che da quel momento non sarei più stato il loro allenatore.
Ero distrutto. Non solo come allenatore, ma come uomo. Sentivo di aver fallito.
Fallito nei confronti di mia moglie Sara, delle mie giocatrici, del club, di tutti quelli che avevano creduto in me.
Mi chiedevo continuamente: “Dove ho sbagliato? Avrei potuto fare qualcosa di diverso?” Ma, soprattutto, mi tormentava un pensiero: “Cosa diranno di me?”
Quella sensazione di vuoto era insopportabile.
Mi sentivo perso, senza direzione, senza appigli. Ogni allenatore conosce quel momento in cui ti svegli nel cuore della notte con un pensiero fisso: “Sto dando il massimo, ma non basta.”
La stagione 2022/23 era iniziata con grandi aspettative.
Avevo accettato la sfida del Tavagnacco con entusiasmo, determinato a costruire qualcosa di importante.
Le settimane di preparazione estiva erano state intense, ma piene di energia.
Il gruppo era giovane, pieno di talento, e io ero convinto che, con il giusto lavoro, avremmo potuto competere ad alti livelli.
Ma poi sono iniziate le difficoltà.
Gli infortuni si sono accumulati, colpendo alcune delle nostre giocatrici chiave.
Le partite si trasformavano in montagne da scalare, e ogni settimana sembrava portare nuove sfide.
I risultati non arrivavano.
E con ogni sconfitta, sentivo crescere il peso delle aspettative non soddisfatte.
La pressione si faceva sentire.
Non solo dall’esterno, ma dentro di me.
La Serie B è un campionato duro, e sapevo che le cose non sarebbero state facili.
Ma non ero preparato per quello che stava succedendo.
Le serate passate a studiare video, studiare e a rivedere gli allenamenti, a cercare soluzioni… sembravano inutili.
Mi sentivo come se stessi lottando contro un muro invisibile, qualcosa di più grande di me.
Poi è arrivato il momento in cui ho iniziato a dubitare di tutto.
Le mie scelte, le mie decisioni, il mio metodo di lavoro.
Quando sei allenatore, sei sempre sotto il microscopio.
Ogni decisione viene analizzata, criticata, giudicata.
E io sentivo di non riuscire più a sopportarlo.
Ogni allenatore conosce quel momento in cui il silenzio nello spogliatoio dice più di mille parole.
Così, quel giorno di metà dicembre, ho capito che dovevo fare qualcosa.
Non potevo più andare avanti così.
Ho preso una decisione che mi è costata tutto il coraggio che avevo: rassegnare le dimissioni.
Non era solo una scelta professionale, ma personale.
Sentivo di dover mettere un punto, di dover ricominciare da capo.
E così ho detto quelle parole “ragazze, da ora non sarò più il vostro allenatore”.
Non ti mentirò, superare quel momento non è stato facile.
Ci sono stati giorni in cui ho pensato di mollare tutto.
Di lasciarmi alle spalle il calcio, la mia passione, tutto quello per cui avevo lavorato così duramente.
Ma, alla fine, qualcosa è cambiato.
E sai cosa? Non voglio ancora svelarti come.
Lo scoprirai nella email di domani.
Ti lascio con una domanda: hai mai vissuto un momento così? Quel momento in cui tutto sembra crollarti addosso e non sai come andare avanti? Se sì, allora voglio dirti una cosa: c’è una via d’uscita, anche quando sembra impossibile.