Come nelle favole

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Nel cuore della competizione del “Memorial dei presidenti” del girone misto Parma – Reggio Emilia, questa sera l’MT1960 ha dato vita a una favola calcistica che rimarrà impressa nella memoria di tutti noi per sempre.

Il quarto di finale contro la polisportiva dilettantistica Vetto si è trasformato in una bellissima partita culminata in una vittoria che ha fatto vibrare l’anima di tutti coloro che hanno assistito a questo spettacolo che ha coinvolto tutti i giovani del paese.

Innanzitutto onore agli avversari, la squadra del Vetto, che si è dimostrata una squadra forte e corretta e che fino all’undicesimo rigore ha tenuto in bilico la partita. Bella squadra, con ottime individualità, ben motivata e ben messa in campo in una partita combattuta, con entrambe le squadre che hanno dato il massimo per ottenere la vittoria.

Ma cominciamo dall’inizio.

 

La nostra favola prende corpo con i nostri tifosi attivi da inizio settimana nello spargere volantini di richiamo alla partita che si presentano carichi al campo arrivando in corteo direttamente dal pub del paese in perfetto stile inglese. Ci sono, oltre i fans più sfegatati anche diverse squadre delle giovanili e tanti amici e amiche venuti a passare una serata diversa dal solito anche perché domani non c’è scuola.

I dirigenti del MT1960 non si ricordavano una tribuna così gremita e così vissuta da tanti giovani da quando la squadra del monticelli terme (i nostri cuginetti) giocava in eccellenza nel 2009.

Si riveleranno il vero dodicesimo uomo in campo. Tribuna gremita, infatti, di tifosi entusiasti che hanno creato un’atmosfera incantata degna dei migliori stadi europei per fumogeni e cori sempre corretti (una rarità ormai sui campi da calcio) a sostegno della squadra.

Senza di loro la gara perderebbe di molti significati.

La favola, infatti, era già cominciata tanti anni fa quando il sogno di alcuni amici di Monticelli era stato quello di creare una società sportiva che diventasse un agenzia educativa per il paese. Nel corso degli anni le giovanili sono diventate sempre più numerose ma non c’è una vera proposta efficace per chi entra nella fascia agonistica dopo la categoria allievi.

L’anno scorso di questi tempi la favola prende corpo quando la dirigenza del MT1960 prende un’importante decisione per salvaguardare i giovani per evitare il rischio che la maggior parte di questi ragazzi abbandoni il calcio e lo sport in generale.

Viene valorizzata la juniores e si crea una squadra di terza categoria con un gruppo di 50 ragazzi tra i 23 e i 17 anni per lo più del paese o nelle immediate vicinanze, che vengono coinvolti a partecipare ai due campionati.

Questa sera chi non era in campo o in panchina era in tribuna a fare il tifo per i compagni, tutti assieme con gli amici e gli altri giovani del paese che non giocano a calcio. Questa è la parte della favola che ci piace molto ed è già una vittoria di cui andare soddisfatti!

Poi la partita che sembra scritta dai migliori maestri della suspense, pronti a tenere il pubblico con il fiato sospeso fino all’ultimo istante. Accompagnati da questo pubblico per tutta la durata della partita, si gioca ad un ritmo molto alto e con azioni da una parte e dall’altra.

Da parte nostra dopo i primi quindici minuti di studio dell’avversario, identifichiamo le principali fonti del loro gioco e decidiamo di attuare un pressing più alto sui loro portatori di palla. Questo cambiamento ci permette di bloccare sul nascere le loro azioni e di mettere in atto le nostre in modo più incisivo, generando un flusso continuo di gioco senza che gli avversari riescano a trovare contromosse efficaci.

Qualche fischio per fuorigioco dubbio e la bravura degli avversari però non ci permettono di andare in vantaggio e la partita prosegue senza che nessuna delle due squadre riesca a prendere il sopravvento, anche nel secondo tempo.

Ma nelle favole c’è sempre qualche colpo di scena.

Il destino, infatti, ha voluto che arrivassimo al 95° minuto con un rigore a nostro favore che avrebbe potuto cambiare il corso della partita. Ma il calcio è anche questo: una combinazione di gioia e dolore, di speranza e disperazione.

Quando il nostro rigore è finito alto sopra la traversa e il fischio finale ha sigillato il pareggio portandoci ai rigori, la tensione e la delusione tra noi era molto alta mentre gli avversari giustamente esultavano.

Lotteria dei rigori. Dentro o fuori. Non ci possono essere dubbi o rimpianti nel dopopartita.

Sapevamo che c’era ancora una possibilità e che dovevamo rimanere concentrati per affrontare questo momento difficile. E così è stato.

Ci siamo ritrovati in mezzo al campo in  cerchio. Ho chiesto ai ragazzi chi se la fosse sentita di tirare i rigori. Chiedo di pensarci con calma, poi li guardo in faccia, uno ad uno.

Stabiliamo la scaletta e tra me e me sorrido perché la maggior parte di questi ragazzi negli anni scorsi non è mai stata abituata ad avere pressioni di questo tipo.

Quest’anno, invece, ogni partita della juniores (che ci vede primi) è una battaglia, il campionato di terza categoria, tutto nuovo per noi, ci sta dando grosse soddisfazioni e per ora ci vede saldamente nei play off  e questa sera dopo essere arrivati primi nel girone ci stiamo giocando il quarto di finale  di coppa contro la seconda squadra del girone reggiano. Stiamo ancora combattendo su tutti i fronti.

Molto bello e non scontato anche lo scambio di complimenti con gli avversari (ormai amici) del Vetto che, secondo me è il vero lieto fine della favola. Ma qualcuno deve vincere e allora via ai rigori.

Con il giusto atteggiamento e con una calma e una precisione impeccabili tutte e due le squadre segnano rigore dopo rigore. Grossa emozione per Mirko che si è preso la responsabilità di tirare il rigore segnando il 5 a 5 dopo averlo sbagliato al 95° minuto.

Ogni calcio, ogni momento, viene vissuto con intensità e con il desiderio ardente di portare a casa la vittoria finché finalmente riusciamo a prevalere con un emozionante 11-10 con Luca, il nostro portierone che prima para un ottimo rigore agli avversari e poi segna quello decisivo.

Nessun regista avrebbe potuto scriverla meglio. Combattuta, sofferta, coinvolgente, partecipata e coraggiosa. Come le migliori favole.

Un grazie a tutti i ragazzi che in campo e fuori hanno lottato con i piedi e con la voce senza mai mollare.

Chi vive nel calcio sa bene che non sono solo quei 90 minuti che passi in campo ma è come vivi in allenamento, come ne discuti fuori, come contieni e gestisci le emozioni ed è bello quando viene vissuto da entrambe le squadre con il solo  scopo di divertirsi e di giocare un bel calcio.

E’ quasi commovente vedere anche come continuano  a crescere questi ragazzi e come il percorso intrapreso abbia (senza presunzione) migliorato l’ambiente del paese.

Il calcio è gioia.

E questa sera questa vittoria è di tutti, al di là del risultato sul campo.

 

Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.

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