Il calcio femminile necessita continuità

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Propongo un momento di riflessione. Cercate di immaginare di essere una calciatrice di queste squadre e di immedesimarvi.

Una notizia che sta facendo molto discutere è l’indecisione della società U.C. Sampdoria di partecipare o meno alla prossima stagione della serie A femminile.

Al 24 di luglio si leggeva che:

Come ormai noto, dopo due anni si è di fatto chiusa l’avventura della Sampdoria Women, con la nuova proprietà che – pur precisando nuovi investimenti futuri – ha al momento annunciato il disimpegno a causa degli elevati costi di gestione non compatibili con i debiti pregressi da dover saldare. Ma qualche varco di luce, per la formazione femminile doriana, potrebbe nuovamente aprirsi, soprattutto perché l’opinione pubblica non ha ben accettato la situazione, portando alla riflessione il patron Andrea Radrizzani, che sembra ora aver cambiato idea.

Come si legge sull’edizione on line de La Repubblica-Genova, una decisione definitiva verrà presa domani, ma l’impressione che si sta facendo largo in ambiente doriano è che possa davvero avvenire un’auspicabile retromarcia.

“L’indiscrezione arriva dalla FIGC – si legge sul citato sito -, pare addirittura che siano già state contattate informalmente alcune giocatrici, che abbiano dato la loro disponibilità a continuare questa avventura, a partire proprio dal bomber Tarenzi, il simbolo della Sampdoria, maglia “numero 27”, capitano e bomber. Certamente si eviterebbe in questo modo una scelta dolorosa, che finisce per coincidere anche con la partecipazione dell’Italia al mondiale”.

e nel fine settimana i blog dedicati al calcio femminile scrivono:

✅ La Sampdoria Women – con un inequivoco comunicato ufficiale diffuso il 19 luglio >> leggi – ha reso noto il suo disimpegno dal femminile. Una scelta che coincide, di fatto, con la rinuncia a disputare il campionato di serie A.

✅ A partire da quella data – nonostante si continui a sostenere che la Samp disputerà regolarmente il campionato –  nessun altra nota è stata rilasciata a conferma dalla società blucerchiata. Pertanto il disimpegno della Samp è, allo stato, un dato di fatto.

➡️ Oggi è il 29 luglio e sono trascorsi dieci giorni. Nel frattempo si è verificata l’inevitabile diaspora di gran parte delle giocatrici doriane che si sono già accasate altrove >> leggi.

➡️ Stando così le cose la massima serie nazionale femminile sarebbe, al momento e fino a prova contraria, monca di un club.

➡️ In Serie A Femminile più della metà dei club sono già in ritiro precampionato (Como, Fiorentina, Inter, Milan, Roma e Sassuolo), come è giusto che sia visto che parliamo di una Divisione Professionistica.

➡️ Il fatto è che la Divisione Serie A Femminile Professionistica guidata da Federica Cappelletti – mentre scriviamo(ore 08,30 del 29/7/2023) – non risulta aver affrontato il caso Sampdoria Women e, comunque, non ha diffuso notizie ufficiali in merito a eventuali provvedimenti da prendere o da non prendere. Eppure la questione è di dominio generale e ormai ben nota a tutti. O non lo è?

👉🏽 Allora diventa inevitabile e improcrastinabile chiedersi:

  1. Quanto si deve ancora ragionevolmente attendere per la soluzione di  un problema oggettivamete di non poco conto?
  2. La Sampdoria Women fa ancora parte oppure no della Serie A?
  3. Nella seconda delle due  ipotesi, quale club subentrerà al suo posto?
  4. Non si dovrebbe concedere al club eventualmente subentrante il tempo necessario per adeguare il calciomercato alla massima serie nazionale?

➡️ Giriamo le domande, come è doveroso che sia quando sono ormai trascorsi ben dieci giorni, alla Figc e alla Divisione Serie A Professionistica.

➡️ Parrebbe corretto – nell’interesse generale, della Sampdoria stessa e del club che dovesse eventualmente subentrare – avere risposte chiare e forti. O no?

Quello della Sampdoria femminile è il caso più seguito a livello mediatico, ma tante altre realtà anche di Serie C o Eccellenza hanno ritirato la propria squadra per gli elevati costi che club dilettantistico-amatoriali non riescono a sostenere…

Penso che il calcio femminile sia lo specchio della realtà del calcio visto dalla punta dell’iceberg.

Il problema della Sampdoria femminile non è che la goccia che fa traboccare il vaso della passata gestione societaria, dove 2 milioni di euro sono “poca cosa” rispetto a quanto si deve recuperare in ambito maschile.

Tutto ciò si riproduce anche nelle categorie inferiori. Prendo una lettera dalla pagina Facebook dell’ASD Besurica Women, perché pur non volendo entrare nel caso specifico penso che riassuma la condizione di molte società dilettantistiche femminili:

Sta finendo la prima stagione, e cosa è successo da luglio ad oggi? E cosa succederà?

La ASD BESURICA, anzi, nello specifico la ASD BESURICA WOMEN è quella società che a luglio 2022 con coraggio, passione e voglia di fare, ha permesso ad alcune ragazze di Piacenza e provincia, un centinaio, di continuare a giocare a calcio. Nessuno, ripetiamo, nessuno voleva intraprendere questa avventura. Stop, se pensate che l’abbia fatto per guadagnarci, siete sulla strada sbagliata. Fin dall’inizio ci fu chiaro che sarebbe stata una rimessa, è così è stato. A fine anno il conto economico dice -10.000,00€.
Nonostante la partecipazione dei genitori e l’aiuto di alcuni dirigenti, in particolare Vito Galatola che non smetteremo mai di ringraziare, al pagamento degli autobus necessari alle numerose trasferte. E puntualmente in ogni trasferta mancavano soldi per coprire la spesa pullman, ma la società è sempre intervenuta attingendo dalle tasche del presidente, che specifichiamo non ha figlie che giocano a calcio e il suo medico non gli ha prescritto di occuparsi di calcio femminile.
Al cuor non si comanda. Il Pres avrà tanti difetti come ognuno di voi che legge e anche come me che scrivo. Però in fondo al cuore c’era una vocina che gli diceva “dagli una mano tu…” e quella vocina c’è ancora. Così nei mesi scorsi ha deciso insieme al Dr Francesco Fiorani, DIRETTORE GENERALE DEL PIACENZA CALCIO 1919, giovane ma iper preparato per svolgere il ruolo che ricopre (non sta lì perché ne manca uno), di fare una partnership per far crescere sempre di più il movimento femminile a Piacenza. E la stessa società Besurica women facendo tesoro degli errori commessi il primo anno, cercherà di non ripeterli.
Poi ci sono cose che non cambiano mai. Ad esempio i gironi dei campionati femminili. Trasferte sempre quelle, Parma, Modena, Reggio Emilia, Ravenna, tanti km, spese insostenibili se non si hanno sponsor che contribuiscono in modo sostanzioso, e sponsorizzare una squadra femminile purtroppo sembra non avere lo stesso appeal di una squadra maschile, no comment.
A proposito di maschi, anche gli uomini non cambiano, come cantava Mia Martini. Molti uomini, ominicchi e quaquaraqua dimenticano spesso le regole basilari di vita, una di queste è la riconoscenza. La ASD Besurica purtroppo non trova i soldi per terra e alternative serie e affidabili purtroppo non ne vediamo in giro. Magari ci fossero. Ben vengano altre società che vogliono fare il settore femminile. Basta fare un annuncio, un open day e sicuramente qualche genitore ti chiama. Alla luce del sole. Non di nascosto, violando regolamento ed etica professionale e sportiva. I modi e i tempi la dicono già lunga su chi e su cosa. Vogliamo fare settore giovanile e come esempio facciamo le cose di nascosto? Tramiamo nell’ombra? Che esempio diamo alle bambine?
Scusate il papiro, volevamo solo ricordare la motivazione che ha spinto la Besurica a voler sviluppare un settore di calcio femminile che Piacenza non aveva mai visto.
Dalle pulcine alla Prima Squadra. Con pochi soldi e tanta passione. Con tanti sbagli, tanti difetti. Uno può comportarsi come preferisce nella sua vita privata, ma se parliamo di calcio, deve essere giudicato per quello che fa con le proprie tesserate, considerando quello che ha a disposizione. “Beh ma se non puoi allora non ti ci mettere!”
Non sono d’accordo.
Preferiamo mille volte quel che è stato che togliere il sogno di giocare a calcio a una bambina.
Concludiamo facendoci una domanda, chissà se ve la siete fatta anche voi gentili lettori, perché una società decide di fare il settore femminile? P.S. Dove erano a luglio 2022?
Penso che abbia riassunto quello che è sempre stato il calcio femminile sino a oggi. Tante “guerre tra poveri” per avere le ragazze presenti in zona e poi avere difficoltà a sostenere un progetto duraturo.
Stimo tutte quelle società che seppure a livello regionale hanno mantenuto il proprio progetto per anni, perché a capo di molte dirigenze si preferisce spendere 15/20k per una squadra maschile di terza o seconda categoria, rispetto a spenderli per una squadra femminile.
Come sta succedendo per il maschile, sarebbe bello che tutte quelle società con un interesse onesto verso il femminile collaborassero e si fondessero in un progetto solido.
Sono scettico, ma non voglio perdere la speranza!
Se voi foste una calciatrice, cosa pensereste?
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