Davide Domeniconi: più per fare che per apparire!

Arrivo alla domenica mattina davanti alla casa di Prelerna diventato rifugio importante dai ritmi della città per Davide e la sua famiglia. Dobbiamo scendere “alla Bassa” per bere una birra con i compagni di corso ma, come al solito,  io sono in ritardo e devo ancora finire di preparare l pacchi per le varie stupidate da distribuire durante il pranzo per fare un po di festa tra di noi.

Non c’è bisogno di dire più di tanto. Con i piedi sotto la tavola in pochi minuti vengo accolto, rifocillato e davanti al caffè caldo ci ritroviamo coinvolgendo la famiglia ad impacchettare e smistare le varie cose. Sinceri, pratici, accoglienti. Così è Davide e così è la sua famiglia.

Partiamo e Davide racconta, restando in clima montanaro, di aver “arato” per 4 lustri i peggiori campi calcistici di Parma e Modena, sia in seconda e terza categoria che negli amatori. Al termine del campionato 2008-09 la decisione di terminare l’attività agonistica.

Come sei diventato mister?

Conclusi la “carriera” calcistica facendo anche da allenatore nella squadra di terza categoria dove avevo giocato gli ultimi anni a San Vito di Spilamberto a Modena. Il direttore sportivo del Vicofertile Ugolotti sapendo di questa mia esperienza e conoscendomi come genitore di una loro atleta, mi ha contattato per entrare nei loro quadri come allenatore e fu una richiesta che accettati con molto entusiasmo.

Per conoscerci reciprocamente, il primo anno feci il secondo al tecnico della prima squadra (Mr. Miodini), poi l’anno successivo mi affidarono la juniores provinciale e nei due anni seguenti allenai l’annata 1997, con i quali partecipammo al campionato giovanissimi ed allievi provinciali.

Poi passai alla società Fraore, dove mi affidarono l’annata 2000, con i quali partecipai a due campionati Giovanissimi ed uno di Allievi; quest’ultimo con due squadre (una FIGC e l’altra CSI) in comunione, ed a nome, San Leo.

Al termine di questa esperienza triennale, volli prendermi un anno di pausa con le giovanili ed andai a fare il secondo ad un amico che si apprestava ad allenare l’Inter Club in seconda categoria (Mr. Zaccardi). Terminata l’annata perdendo i play out, mi fu offerto di tornare a Vicofertile come responsabile del settore femminile, settore che conoscevo discretamente bene per la militanza di mia figlia prima nella Reggiana Femminile, poi nel Parma Academy e, contestualmente, in vari anni delle varie rappresentative regionali.

Questa nuova esperienza fu splendida sia come risultati e sia dal punto di vista umano ma fu estremamente impegnativa ed ebbe fine al termine dell’annata sportiva con la cessione di tutto il settore al Parma Academy.

Dopo un breve periodo di assenza da figura attiva nel calcio, rientrai al Fraore; dove, dopo un anno di collaborazione nei quadri societari, mi hanno affidato l’annata 2003 che si apprestava a partecipare al campionato Juniores assieme, ed in nome, al Lemignano 1988; e questo è il presente.

Dal corso UEFA C (Settembre – Dicembre 2020) cosa ti porti a casa?

Senza voler scendere nei dettagli, il corso è stato interessantissimo ma estremamente impegnativo sia per gli orari e sia per la varietà e complessità delle materie.

Beh, innanzi tutto, per il sottoscritto è stato un trauma dovuto alla scarsa preparazione tecnico-tattica avuta per i miei trascorsi agonistici di basso livello ma, soprattutto, è stato un cambio epocale: iniziai a giocare quando si marcava a uomo, con la difesa sempre schierata nella propria metà campo e con la profondità sempre coperta dal libero; con allenamenti che, definirli a secco, è un eufemismo. Successivamente all’arrivo di Mr. Sacchi e del grande Milan, si passò a giocare a zona, che imparai in età adulta; e con gli allenamenti rimasero in parte a secco ed in parte di reparto (con schemi per qualsiasi situazione di gioco). Ora il corso mi ha aperto un nuovo mondo, fatto di gioco, verifica, gioco; incentrando l’attività di formazione sul completo sviluppo del giovane atleta, che in futuro dovrà essere pronto ad applicare le filosofie di gioco del Mister del momento.

Nella specificità, oltre in generale a questo nuovo approccio alla crescita del giovane calciatore, mi ha appassionato l’enorme potenzialità degli Small Sided Games; per l’applicazione dei quali è comunque necessaria un’approfondita specifica conoscenza ed una notevole esperienza sul campo.

Infatti, giocando con le variabili applicabili, sarebbe possibile impostare gli allenamenti quasi completamente con queste esercitazioni, quasi dimenticandosi della parte atletica a secco. Considerato che l’attuale situazione pandemica ha stravolto la mia programmazione dell’anno in corso, quando sarà possibile tornare ad allenarsi normalmente, ho intenzioni di integrarli gradualmente nei miei allenamenti.

Come imposti la programmazione degli allenamenti?

A proposito della programmazione annuale, devo ammettere di essere fortunato in quanto, da quando sono entrato nel Fraore, grazie all’impegno ed alla competenza di chi segue la Direzione tecnica (Mr. Reale), ho sempre avuto come linea guida alla programmazione annuale un vademecum societario diviso per annate, e specifici incontri di verifica comune tra i vari Mister; dato per cui, quando si è affrontato lo specifico argomento durante il corso, per me era un “déjà vu”.

Normalmente, l’annata la “traccio” durante le ferie estive, dividendo il programma societario in mesocicli e sviluppando la preparazione.

Durante il periodo precampionato, aggiorno il primo mesociclo di allenamenti del periodo agonistico per adeguarlo alle risposte ed alle esigenze evidenziatesi in preparazione; e, con la medesima filosofia, organizzo di volta in volta ciascuno dei mesi successivi. Le variabili al programma sono fondamentalmente due: la verifica dell’andamento di ogni singolo allenamento, che può portare a soffermarsi su una specifica attività più volte del previsto; oppure l’evidenziarsi di una particolare difficoltà durante le gare, che può portare ad “aprire” una specifica parentesi in parte di un microciclo.

Un mister con i “fiocchi”…

No, no…non mi “spaccio” come un Mister professionista, anzi; ma sicuramente cerco di essere il più attento e professionale possibile, senza scordarmi la mia principale convinzione che ho del giovane sportivo, cioè che prima di essere atleti affermati bisogna essere Persone, in quanto non esiste campione se non si è corretti, affidabili ed umili.

Inoltre, personalmente ritengo che tutti i ragazzi, indicativamente fino alla pre-adolescenza, debbano avere la possibilità di fare più sport, per poi scegliere quello di maggiore soddisfazione. Successivamente, saranno le specifiche capacità e motivazioni che gradualmente definiranno il livello di competizione sostenibile da ciascun ragazzo nello sport.

Dato per cui, se volessi definirmi esattamente, più che un Mister mi considero un educatore; poi è indiscutibile che devo ai ragazzi, ed alla società sportiva di appartenenza, la migliore formazione atletica e tecnico-tattica possibile ma nella mia scala dei valori non è l’obiettivo primario. Sono fermamente convinto che lo sport giovanile sia uno dei pochi mezzi rimasti a disposizione per preparare i ragazzi alla vita adulta in una ambiente “protetto”, cioè sotto l’attenta guida di adulti che li aiutino a gestire le varie esperienze che i ragazzi devono provare per crescere.

Questo mi fa venire in mente un paio di aneddoti che porto nel mio cuore e che mi danno le motivazioni per continuare: uno è il ringraziamento avuto da un ragazzo, poco e male utilizzato dai precedenti Mister per le scarse attitudini atletiche, che al termine della cena con la quale mi congedavo da loro, mi disse: Mister, io amo il calcio da sempre ma non ne ho le capacità per ambire ad una carriera, però Lei mi ha fatto sentire importante per la squadra, insegnandomi come valorizzarmi in questo gruppo e gli altri me lo hanno riconosciuto.

L’altra è stata incontrare causalmente un paio di ragazzi che avevo allenato qualche anno prima, e che erano quelli che più faticavo a coinvolgere con continuità negli allenamenti. Questi, dopo i vari convenevoli, si scusarono i per i comportamenti avuti, ringraziandomi per quanto gli avevo cercato di dare.

Quando mi hai chiesto la disponibilità di presentarmi ai lettori del MiserOne e mi hai chiesto le foto a corollario dell’articolo, dopo un attimo di silenzio, ho dovuto ammettere che, nonostante i tanti anni passati in panchina, ho ben poche foto dove appaio all’opera, escludendo quelle istituzionali d’inizio anno delle specifiche squadre (che sono ben poco interessanti a questo scopo).

Per spiegare questo aspetto del mio carattere, Vi ripropongo la risposta che diedi al mio attuale datore di lavoro durante il colloquio, quando mi chiese di sintetizzare con una frase il mio modo di essere: sono più per fare che per apparire.

Ed a questo proposito posso concludere raccontando un altro aneddoto:

quando era coordinatore del femminile del Vicofertile, il rappresentante locale del SGS chiese a noi ed al Parma Academy di organizzare un open day femminile dedicato alle studentesse delle scuole medie. Alla fine dell’attività, i miei collaboratori mi informarono che il responsabile della comunicazione del Parma Academy aveva fatto interviste e fotografie ai vari staff ed agli organizzatori ma non mi avevano trovato. Candidamente gli comunicai che avevano guardato male perché, durante le loro interviste, ero stato nel campo da gioco intento a raccogliere le attrezzature utilizzate.

Tornando al discorso delle foto, stando al giudizio della mia gentile e paziente consorte, oltre all’immancabile foto istituzionale di squadra le altre due foto mi rappresentano in pieno: in una mi si vede serio ed attivo durante una partita e nell’altra gioiosamente rilassato in mezzo ai ragazzi al termine di una attività.

Saluto tutti i lettori e li ringrazio per il tempo dedicatomi.

Cosa dire Davide, sei un signore…come sempre!

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