Andrea Parisi: quando la passione va oltre ogni limite!

Più di vent’anni fa (mi sento un po vecchio nel dirlo) ebbi la fortuna di giocare a calcio a 5 contro una squadra di Reggio Emilia dal nome simbolico “I silenziosi” composta per lo più da ragazzi con problemi di sordità. Nonostante le incertezze della vigilia ci accorgemmo subito della qualità tecnico e tattica di quella squadra e ne venne fuori un quarto di finale regionale bello e impegnativo.
 
Prima di allora non avevo scioccamente realizzato che questo tipo di disabilità poteva essere superato attraverso una molteplicità di strategie per raggiungere l’obiettivo della non esclusione dalle varie attività sportive. Ne fui piacevolmente sorpreso e contento.
 
Nella mente ho rivissuto quella serata (conclusa in un magnifico terzo tempo tra le due squadre davanti ad hamburger e birra) man mano che ho avuto la fortuna di conoscere Andrea.
 
Prima online con qualche messaggio whatsapp dimostrando un’ironia pungente e un’attenzione non comune poi sul campo dove è stata evidente la passione  che prova per questo magnifico sport.
 
Andrea, classe 1981, è una persona umile ma determinata. Non molla mai.  E’ sordo dalla nascita ma portatore di protesi acustiche dall’età di 2 anni. 
Ha frequentato la scuola elementare, media e superiore insieme ai compagni udenti con non poche difficoltà di interazione ma non ha mai mollato ed ora lavora da responsabile laboratorio qualità da 19 anni.
 
Stessi anni da allenatore. Ha iniziato a 20 anni a fare l’allenatore grazie al suo vecchio capo (ora in cielo) che era presidente di una società di calcio e che gli ha dato la spinta a provare questo bellissimo ruolo. 
 
Quando gli chiedi qualcosa sulla sua carriera calcistica risponde cosi.
 
Non parliamo della mia carriera da giocatore che non è andata come volevo per colpa mia. Quando giocavo ero troppo concentrato sulla palla e non potevo ascoltare i richiami e consigli del mister…per questo partivo sempre dalla panchina. 
C’è sempre un aspetto positivo però.
Guardando sempre le partite dalla panchina ed ascoltando i vari mister che ho avuto, ho rafforzato sempre di più il mio sogno e cioè quello di diventare allenatore.

Dove alleni Andrea?  

Dopo tanti anni di gavetta con tanta perseveranza ed un pizzico di fortuna, alleno da 6 anni nel San Giuseppe Calcio – CDF Inter. Alleno i Pulcini 2011. Era da quando avevo 20 anni che sognavo di allenare li (è il mio habitat naturale) e a 39 anni non finisco ancora di sognare…  

Da giocatore se dovessi scegliere un ruolo nella squadra che alleni quale sceglieresti?  

Nella mia squadra non ho un ruolo dove giocare anche se giocherei ovunque, in qualsiasi ruolo. Per me è importante divertirmi con i miei compagni…anche in panchina. Ma attenti: odio vedere chi,  seduto in panchina non guarda la partita…non dimostra passione e attaccamento alla squadra.  

Come imposti il tuo programma di allenamento settimanale?  

Il mio programma settimanale è basato su 3 allenamenti analitico – situazionali con la palla. Ovviamente con obiettivi prefissati e spalmati nell’arco della stagione.   Lo slogan che utilizzo è: “Sempre con la palla” anche se nella pausa per bere possono non portarlo…eheheh . A parte gli scherzi l’unica condizione che pongo è :”Gioco per imparare ed imparo per giocare”. Allenamento o partita che sia come di solito facciamo al sabato con il campionato ed ogni tanto alla domenica con tornei o amichevole di lusso. Se mi chiedessero di fare qualche allenamento o partita in più alla settimana, risponderei sempre: “volentieri!”  

Quale è stata la partita che più ti ha regalato soddisfazioni nella tua carriera?   

Ci sono state partite particolari negli anni passati che mi hanno dato belle soddisfazioni.   Ma l’aspetto che mi fa più piacere in questi ultimi anni è vedere tutti i “miei” bambini che dopo un allenamento o partita si lamentano perché vogliono giocare ancora  mentre i genitori dalla tribuna mi pregano di finirla!   Oppure vedere i bambini che vengono all’allenamento anche mezz’ora prima (e sanno che anch’io arrivo 40 minuti prima per vedere gli altri allenamenti) e mi chiedono se possono fare la partitella…non è soddisfazione?    A questo proposito mi ricordo adesso di un episodio successo l’anno scorso.   Un mio bambino è arrivato in orario all’allenamento ma lo vedevo un po’ fiacco. Gli ho chiesto cosa avesse e mi ha risposto che era tutto ok. Finito l’allenamento ho chiesto a sua mamma cosa avesse e mi ha risposto: “Lascia perdere mister, mio figlio è un po’ testardo. Ha vomitato nel pomeriggio e volevo tenerlo in casa ma non ne voleva assolutamente saperne di saltare l’allenamento” Sono rimasto felicemente colpito dicendo scherzosamente alla mamma che aveva fatto bene. Ho ritenuto corretto  dare al bambino  un riconoscimento. La fascia da capitano nella partita successiva se l’era proprio guadagnata!.  

Che cosa porti del corso nel tuo essere allenatore?   

Dal corso mi porto un bagaglio di informazioni molto utile e molto formativo che mi ha fatto capire che il mio metodo di lavoro è corretto e che posso migliorarlo nel tempo aggiungendo le cose nuove che ho imparato dalle lezioni.    Ho conosciuto allenatori molto più competenti di me e mi rendo conto che ho tanta strada da fare per guadagnarmi la credibilità di un allenatore competente e professionale anche se la mia disabilità mi rallenta un pò…ma come hai già capito non mollo mai!  

Pensa, ad esempio, quanto è stata dura leggere i sottotitoli (foto sopra) per 4 ore di fila ogni giorno del corso…ma ne è valsa la pena!

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” Steve Jobs

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