1-3-3-1-3 Il coraggio, la sfrontatezza e l’equilibrio nascosto

Pubblico con piacere un articolo di Maurizio Vici, allenatore UEFA B e osservatore di Società professionistiche abilitato a Coverciano conosciuto in questo ultimo periodo grazie al corso Uefa C. 

L’articolo è stato pubblicato sulla newsletter di Luglio dell’Associazione italiana Allenatori Calcio AIAC DiGITAL.

Scrivo questo articolo parlando di un falso spauracchio chiamato 1-3-3-1-3. Chiamato anche il “forcone” per la forma disegnata dai quattro giocatori avanzati, inizia la sua storia da Cruijff, Van Gaal, nel calcio totale con l’invenzione di portare l’ultimo(il nostro libero e difensore centrale), a giocare più avanti da centromediano metodista davanti ai difensori che restano 3, l’altro centrale e i due terzini che, chiaramente vengono chiamati a giocare un po’ più stretti vicino all’unico difensore centrale rimasto.

1-3-3-1-3

Oggi, con lo sviluppo enorme che abbiamo visto nel calcio, siamo al punto chiaro e sistematico di vedere che ogni squadra si organizza con un modulo e modo di giocare in fase di possesso mentre è facile vederla sistemata per difendere con un altro.

Anche se concretamente e volendo usare i numeri sappiamo benissimo che il modulo è una situazione statica, infatti poi con ogni movimento del pallone prendono il sopravvento soprattutto il tempo dei movimenti e lo spazio a disposizione, determinando ogni volta nuove catene e gruppi di giocatori pronti a sfruttare in possesso e senza la collaborazione dei compagni per offendere o per organizzare una difesa organizzata della propria porta.

Ma proseguendo per numeri e immagini, e dividendo le due fasi di possesso e non, possiamo creare attraverso i tre difensori e soprattutto il rombo a centrocampo, una superiorità numerica centrale che ci permette attraverso il possesso del pallone di avanzare con palleggio e cercando di andare a infilare sempre la palla nello spazio vuoto dato dalla nostra superiorità centrale; spazio che con questo posizionamento in campo è facile trovare negli spazi intermedi tra centrali ed esterni, per poi da lì cercare di andare a mettere la palla alle spalle di una linea difensiva che sia a tre, quattro o cinque.

Trovando difficoltà nel palleggiare da dietro si può variare anche solo con piccoli spostamenti la organizzazione in possesso palla; un interno che si sposta sull’esterno, un esterno che viene nello spazio intermedio, un terzino che si allarga con il centro mediano che viene a giocare in mezzo dietro per impostare tranquillo(soprattutto se dall’altra panchina viene impiegato un uomo per limitarlo nella sua regia).

Tutti questi piccoli spostamenti, rotazioni e interscambi portano sicuramente dei risultati, evidenti, tangibili e succedono veramente(come dice Messi di Guardiola nell’aver imparato tanto).

Esempio; un interno si sposta sull’esterno; bene, l’avversario dirimpettaio nella sua zona avrà due opzioni; seguire ed assorbire lo spostamento o fregarsene e occuparsi dell’occupazione del proprio spazio a zone da coprire.

Ottimo direi; io che ho la palla, nello stesso modo ho sempre due opzioni; se lo spostamento del mio compagno non sarà seguito potrò sempre servirlo creando sulla fascia una superiorità numerica di indubbio valore, mentre se lo spostamento sarà seguito, ottimo ancora, si sarà liberato uno spazio intermedio dove potrò, coi giocatori più bravi, tra le linee, andare a fare male e a diventare pericoloso.

Priorità, poi, il fare pervenire il prima possibile la palla ad uno dei due esterni alti, che, con le spalle quasi sulla riga diventano i registi avanzati per;

1) Uno contro uno esterno per andare al cross alto o basso

2) Ricerca di andare a ricevere la palla con il compagno che ti vede e ti fa pervenire un passaggio tra le maglie alle spalle del difensore esterno che sarà così sempre in estrema difficolta se seguire la palla o andare a chiudere centralmente con il centrale che esce a chiudere al suo posto.

3) Nel caso di esterno schierato a piede inverso invece chiudere dentro al campo per andare al tiro a giro sul palo lontano, fintare ed andare sul fondo al cross col piede debole o tagliare dentro al campo e mettere assist alla punta che fa movimento laterale poi si infila dentro ai difensori centrali.

Il 3-3-1-3 crea nel suo primo dispiegamento, anche solo statico, 4 rombi e si possono contare fino a 14 possibili triangoli, sviluppando quello che oggi( pensate parliamo di 50 anni fa) nel calcio è un principio molto importante, vale a dire che in possesso di palla bisognerebbe sempre avere una soluzione disponibile in avanti, una in laterale a destra, una in laterale a sinistra e una dietro.

Visto lo scarso utilizzo che se ne fa, credo che questo sistema di gioco  possa fare paura per una eccessiva propensione all’offesa( è vero’ si vuole attaccare, attaccare e ancora attaccare) ed eccessivamente scoperto dietro.

Ma, come dal titolo di questo articolo si può dimostrare un equilibrio nascosto ma tangibile.

Parliamo quindi della fase difensiva.

Basterebbe, per parlare di equilibrio, dire che un piccolo movimento del mediano a ritroso al fianco del centrale(in fase difensiva attaccati da una delle due fasce) porta a disegnare( sempre in maniera statica) un nuovo 4-2-3-1.

Ancora; lo spostamento dell’interno sinistro sulla fascia su un attacco in quella fascia crea un nuovo 4-3-3.

Certamente(ma questo succede tanto anche con altri modi di giocare) bisogna essere pronti, e sorretti da principi comuni di gioco, parlando insomma la stessa lingua, ad accettare di avere in possesso di palla 40/50 metri di campo da coprire in caso di perdita palla, e soprattutto essere pronti ad affrontare, anche dietro duelli costanti in uno contro uno.

Quando parlo di sfrontatezza a volte si intende di gestire, sempre, le marcature in avanti, e non di scappare sempre all’indietro alla difesa della porta, l’equilibrio del modulo sta in questo atteggiamento di tutti i giocatori, dettato da principi comuni dati dall’allenatore, secondo i quali si difende in avanti, chiaro che su contropiede veloce si scappa e si esce al momento opportuno sulla palla, ma la ricerca deve essere continua di scalare le marcature in avanti, che porta, in caso di riconquista della palla di essere chiaramente più vicino alla zona di rifinitura e profondità per andare a fare male.

Nel caso di perdita palla, essendo la squadra in ogni caso posizionata ordinatamente e vicina alla stessa, si può pensare proprio in quel momento di aggredire forte per qualche secondo con più uomini e chiudendo le traiettorie di passaggio nel tentativo di riappropriarsi del pallone il più lontano possibile dalla nostra porta. Come diceva Cruijff; “ il pallone in campo è uno solo, bisogna averlo nei piedi”.

E inoltre, cosa importante, l’allenatore deve dare principi comuni e non movimenti assolutamente codificati che non necessitano di “pensare e dell’intelligenza tattica del giocatore”, ma in questo, come negli altri moduli il buon allenatore ti deve dare degli strumenti “culturali”, aperti e che ti permettano di valutare in fretta la situazione, la palla, la propria porta, i compagni, la competenza di poter scegliere sempre, nel rispetto dei movimenti e principi comuni, la cosa da fare più furba, attenta e responsabile.

Questo, in qualunque modulo e sistema di gioco darà sempre i suoi frutti perché’ si mettono i propri giocatori nelle condizione di valutare la scelta giusta da fare, in quanto come abbiamo detto, la dinamicità del gioco non mostra( che in pochissime occasioni) quasi mai due situazioni uguali, su cui dover prendere una decisone sul cosa sia meglio fare.

Nel 3-3-1-3 tenendo conto delle due fasi viene costantemente molto importante predisporre marcature e/o coperture “preventive” per premunirsi nel caso peggiore di perdita palla o attacco repentino dell’avversario in ripartenza veloce, o al contrario con una riconquista nostra della palla per ripartire verticali a fare male.

Questo modulo, a differenza quasi generale degli altri, dove necessita dote fisica e temperamentale, può avvalersi in quantità maggiore di doti tecniche e di grande padronanza nel gestire il pallone, alternando fasi di palleggio, anche a volte lento e prevedibile, a fasi, dove, attraverso la superiorità numerica data dagli spostamenti organizzati, si va ad infilare la palla in uno spazio intermedio od esterno dal quale parte una impressionante fase di ricerca del tiro, del cross, del filtrante o del passante.

Il calcio è emozione, attaccare è emozione, difendere è emozione, tutti collegati da questi principi comuni i giocatori esprimeranno un calcio propositivo, intrigante, e questo modulo, per esperienza personale, dico che crea un forte senso di appartenenza. Attaccare, mantenendo il possesso della palla, sembra che ci addormentiamo, poi all’improvviso l’imbucata, il passante che libera un esterno alto sulla riga, la palla verticale che tagli l’avversario come il burro e il calcio diventa arte, poesia, opera per la quale i tifosi sono felici di pagare il biglietto. 

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