Attivazione e prestazione: quali implicazioni?

 

L’estate sta volgendo al termine e il rientro alle nostre attività di routine, tra cui anche lo sport, spesso provoca uno stato di tensione psico-fisica, quella che i giocatori spesso chiamano ansia da prestazione. Oggi voglio proprio parlare con voi della relazione tra attivazione e prestazione, chiarendo anche cos’è questa famosa ansia da prestazione e come gestirla. 

Le ricerche in psicologia dello sport hanno evidenziato un forte legame tra l’attivazione psico-fisica (arousal) e la riuscita di una prestazione ottimale. Risulta quindi fondamentale comprendere in cosa consiste questa attivazione e quale sia il proprio livello di attivazione funzionale, sia rispetto alle caratteristiche di personalità dell’atleta che del contesto in cui pratica il suo sport. 

L’attivazione psico-fisica può essere definita come il livello di allerta con cui mente e corpo si preparano ad affrontare un compito, ci rende capaci di percepire, analizzare e rispondere in modo efficace agli stimoli. Capiamo bene pertanto che tale attivazione è necessaria e non è da eliminare; tuttavia si possono identificare 2 grandi categorie: 

  • Alto livello di attivazione: caratterizzato da un elevata tensione, ansia, tachicardia, sudorazione, tremore, mal di pancia  

  • Basso livello di attivazione: caratterizzato invece da pigrizia, stanchezza, noia, disinteresse ecc.

Il modello teorico più recente e quello ritenuto maggiormente efficace è l’I.Z.O.F. (Hanin, 1978) che ci dice che ogni atleta ha il suo livello di attivazione ottimale per raggiungere la prestazione eccellente, inoltre non c’è un punto ma un range, una zona in cui ognuno è attivato in modo funzionale. Ciascun atleta quindi deve trovare il suo con l’aiuto di uno psicologo dello sport e degli allenatori. 

Questi concetti si rifanno al termine STRESS =la risposta non specifica dell’organismo alle richieste ad esso effettuate, derivante da stressor o agenti stressanti che in ambito sportivo possono essere legati all’ambiente (pioggia, rischio infortuni, campo non sintetico/sintetico ecc), alla prestazione (un appuntamento importante come la finale di campionato), sociali (conflitti con allenatore, compagni o genitori). Anche lo stress si divide in 2 macro categorie: 

  • Eustress: indispensabile alla vita, quella parte dello stress che ci permette di performare

  • Distress: negativo per eccessiva intensità, ripetitività, durata e inefficace, caratterizzato da percezioni e risposte negative (ansia)

 

Da tutte queste teorie e definizioni possiamo cogliere la grande importanza che riveste l’attivazione per la prestazione dei nostri ragazzi; tuttavia se ci troviamo di fronte a un ansia e un attivazione eccessiva, troppo intensa ed elevata (es. mal di pancia prima di ogni partita/gambe dure che non riescono a correre) che funge da ostacolo per la nostra performance e non da carburante, questa deve essere indagata con lo psicologo dello sport attraverso appositi questionari che permettono di distinguere le diverse tipologie di ansia. Molto spesso l’ansia è somatica, infatti viene percepita nel corpo, con evidenti segnali, e su questa si può lavorare in modo specifico attraverso tecniche di Mental Training tra cui il rilassamento, la visualizzazione e la respirazione. Compito primario del mister è quello di osservare attentamente i suoi ragazzi e cogliere questi disagi così da poterci lavorare insieme allo psicologo dello sport, regalando agli atleti un esperienza sportiva migliore, legata primariamente al loro benessere

Da tutte queste teorie e definizioni possiamo cogliere la grande importanza che riveste l’attivazione per la prestazione dei nostri ragazzi; tuttavia se ci troviamo di fronte a un ansia e un attivazione eccessiva, troppo intensa ed elevata (es. mal di pancia prima di ogni partita/gambe dure che non riescono a correre) che funge da ostacolo per la nostra performance e non da carburante, questa deve essere indagata con lo psicologo dello sport attraverso appositi questionari che permettono di distinguere le diverse tipologie di ansia. Molto spesso l’ansia è somatica, infatti viene percepita nel corpo, con evidenti segnali, e su questa si può lavorare in modo specifico attraverso tecniche di Mental Training tra cui il rilassamento, la visualizzazione e la respirazione. Compito primario del mister è quello di osservare attentamente i suoi ragazzi e cogliere questi disagi così da poterci lavorare insieme allo psicologo dello sport, regalando agli atleti un esperienza sportiva migliore, legata primariamente al loro benessere.

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