NON SOLO CALCIO… Michael Jordan

“Il calcio è una scuola di vita”. Non si chi abbia detto questa frase ma credo sia un’assoluta verità. Il modo in cui ti comporti in un campo da calcio o in uno spogliatoio (e non parliamo di piedi sopraffini o quant’altro…) di certo fa capire come sei anche al di fuori del rettangolo di gioco nella vita di tutti i giorni, che tu abbia 20/30 anni o solo 10…

Ma visto che tante “penne” scrivono di calcio in questo blog, mi piaceva pensare a una serie di articoli dedicata ad avvenimenti o personaggio che hanno segnato un momento della storia sportiva… un anno fa eravamo partiti da un certo Francesco Molinari che faceva nel golf quello che nessun italiano era ancora riuscito a fare vincendo uno dei tornei Major, oggi (e promettiamo di non far passare un altro anno…) ci dedichiamo forse all’atleta più conosciuto e amato di tutti gli sport, cioè sua maestà MJ23, Michael Jordan.

In realtà ci vogliamo concentrare ad un particolare momento che è successo esattamente 22 anni fa (qualche giorno fa è stato l’anniversario…).

Speriamo che questa rubrica vi possa piacere, distogliendo un attimo lo sguardo dallo sport più bello del mondo (che rimane sempre il calcio… in ogni sua forma)

22 anni fa “The Last Shot”, l’ultimo tiro di Jordan in maglia Bulls alle Finals 1998.

michael jordan

La mitica serie contro gli Utah Jazz si chiude con l’epilogo atteso da tutti, la vittoria del titolo NBA dei Tori, il sesto in otto anni, con un canestro di MJ in faccia a Bryon Russell, l’ultimo di una serata da 45 punti.

Un tiro divenuto iconico e attorno al quale si è costruita un’importante narrativa che ha segnato un’epoca intera.

Se “The Last Dance”, l’ultimo ballo, è la definizione per l’annata 1997-98 dei Chicago Bulls, l’ultima versione di una squadra mitica e irripetibile, “The Last Shot”, l’ultimo tiro, non può che essere riferito al canestro di Michael Jordan che segnò l’epilogo e il lieto fine di quella cavalcata, tanto clamorosa quanto difficile e controversa.

Il sigillo di Sua Maestà

Era il 14 giugno del 1998. Al Delta Center di Salt Lake City, Utah. Finali NBA 1998 tra Utah Jazz e Chicago BullsGara 6 con i Tori in vantaggio 3-2 nella serie e ad un passo dal sesto titolo in otto anni, il secondo “Three-Peat” dopo quello dal 91 al 93. Sotto 86-83 a 42″ dalla fine dopo una tripla di John Stockton, i Bulls si affidano a MJ e Sua Maestà non tradisce.

Dopo il timeout di Phil Jackson, ecco la sequenza iconica:

  • Jordan, reduce da 4 liberi consecutivi a segno, si fa consegnare la palla sulla rimessa, attacca direttamente Russell, la difesa lascia libera la corsa di penetrazione e così arriva un canestro immediato di mano destra al ferro per il -1, 85-86 a 37″ dal termine.
  • I Jazz attaccano con Stockton, lavorano con calma per far correre il cronometro, il playmaker sceglie il alto sinistro e attende che Karl Malone si piazzi in post basso. Il “Postino” riceve spalle a canestro marcato da Rodman e lì, dal nulla, dalla linea di fondo, il lato cieco di Malone, sbuca Jordan che gli tocca il pallone, glielo fa cadere e arriva il recupero. 19″ sul cronometro.
  • Michael va dall’altra parte, sceglie il lato sinistro del campo, i compagni gli lasciano completamente libera la fascia centrale, lui attacca Bryon Russell andando verso la lunetta, lo sbilancia con una finta in palleggio di mano destra, torna sulla mano sinistra e si alza per il tiro dai 6 metri. Lingua fuori, ciuf, retina che si muove, canestro, 87-86 per Chicagoa 5″ dalla fine.

Il resto è storia, dopo il timeout gli Utah Jazz hanno la chance per il controsorpasso e portare la serie a gara 7, ma Stockton sbaglia la tripla da posizione centrale e così, al suono della sirena, può scattare la festa dei Bulls e contemporaneamente chiudersi un’era del basket moderno.

Lo scenario: per i Bulls non si metteva bene

Il canestro di Jordan e la conseguente vittoria di partita e titolo, hanno levato tutte le castagne dal fuoco per i Bulls dato che, in caso di sconfitta e di successiva gara 7, le prospettive non erano per nulla buone.

Infatti, pur osservando che nessuno nella storia NBA era mai riuscito a vincere un titolo partendo da uno svantaggio di 3-1 (ci riusciranno i Cavs di LeBron James nel 2016 contro i Warriors, ndr), quei Jazz avevano vinto gara 5 a Chicago impedendo ai Tori di chiudere il discorso sul parquet amico (errore da tre di MJ a fil di sirena, ndr) e poi avrebbero avuto appunto la decisiva gara 7 in casa, al Delta Center, dove da sempre il pubblico e i tifosi fanno sentire il proprio calore, più che altrove in NBA.

Inoltre, Utah avrebbe avuto l’inerzia della rimonta mentre Chicago avrebbe potuto tremare, considerando anche l’infortunio alla schiena che tormentava Pippen da gara 3, l’influenza che debilitò Harper in gara 6 e l’inevitabile stanchezza di tutti, Jordan in primis, rimasto sostanzialmente solo a sorreggere l’attacco dei suoi (45 punti in gara 6 con 15 su 35 al tiro, 19 su 32 per il resto dei Bulls).

E poi il fattore stanchezza era legato anche al cammino nei playoff: i Jazz, a parte il combattuto 3-2 contro i Rockets al primo turno, poi passeggiarono contro Spurs, 4-1, e Lakers, 4-0, mentre i Bulls, tolto il 3-0 iniziale coi Nets e poi il 4-1 sugli Hornets, dovettero lottare duramente contro gli Indiana Pacers di Reggie Miller nella finale dell’Est, vinta soltanto 4-3 in gara 7 al termine di una serie massacrante.

Era fallo in attacco contro Bryon Russell?

A più di 20 anni da quel canestro di Michael Jordan, si dibatte ancora sullo sviluppo dell’azione e se ci fosse fallo da parte di Michael ai danni di Bryon Russell. Dai replay si nota una leggera spinta di Jordan con la mano sinistra sul gluteo di Russell che poi scivola e va a terra, ma non si capisce se sia abbastanza intensa per generare un fallo.

Secondo il sito AskMen.com questa azione è sesta nella Top 10 ogni epoca dei fischi arbitrali sbagliati, o mancati, mentre nel 2008 Tim Bucley del Desert News, quotidiano di Salt Lake City, ha sottolineato anche altri due errori arbitrali in gara 6 legati al cronometro, una tripla di Howard Eisley nel primo tempo annullata (era buona) e un canestro di Ron Harper per i Bulls nella ripresa, convalidato nonostante il replay abbia mostrato fosse oltre lo scadere. Ma a quel tempo l’instant replay non c’era e non si poteva andare a rivedere l’azione al monitor per gli arbitri.

michael jordan

E il diretto interessato, Bryon Russell, cosa pensa? Ne ha parlato nel 2018, a 20 anni da quel tiro:

Sapevo dove sarebbe voluto andare a tirare. Ero più atlo e più pesante di lui, per cui ha dovuto fare qualcosa che neanche il resto del mondo è riuscito a vedere. Mi ha dato una piccola spinta ‘extra’ con cui ha potuto mettersi nella posizione che voleva per tirare. Sapevo cosa voleva fare, ho cercato di impedirglielo, ero un passo avanti a lui, ma è stato bravo e poi ha tirato

Michael Jordan, dopo la fine della partita e la conquista del titolo NBA, con anche il premio di MVP delle Finals, ha parlato a proposito del canestro e se fosse il modo migliore per uscire di scena.

Sì ci ho pensato. Quando ho conquistato l’ultimo pallone, ho avuto una sensazione di benessere. La gente si è zittita e il momento ha cominciato a diventare tutt’uno con me stesso, in una sensazione di perfetta armonia. Tutto ha cominciato a svolgersi come se fosse al rallentatore, la visione del campo era perfettamente nitida. Allora provi a leggere la difesa, cerchi l’attimo e l’ho trovato quando Russell si è sbilanciato. Non ho mai dubitato di me stesso, sapevamo che avremmo avuto un’opportunità di vincere la partita

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