Luca Salvarani: Intervista al responsabile della scuola calcio Juventus Club Parma

Mi presento. Sono Luca Salvarani ho 46 anni e di professione sono Ingegnere Meccanico presso una nota azienda di Parma. Vivo a Parma e ho due bellissimi figli: Mattia di 15 anni e Lorenzo di 12 anni che nel passato ho allenato per un paio d’anni ciascuno. 

Vivo nel calcio e per il calcio da diversi anni, se penso a quando ho iniziato nel 1979 all’età di 6 anni, direi che da giocatore prima e da istruttore poi, sono passati parecchi anni. La mia prima squadra è stata la Coopnordemilia che al tempo era dislocata in viale Piacenza, ma devo ammettere che il mio primo allenatore è stato una donna. Pensando a quanto sta avanzando prepotentemente, oggi, il calcio femminile, forse era sicuramente un segno premonitore.

Il sig. Zurlini di palleggi e passaggi contro il muro me ne ha fatti fare tanti, ma probabilmente sono serviti negli anni e nella mia vita calcistica. Ero un bambino di costituzione magra, veloce e con una grande tecnica individuale, punto di forza non sfruttato come avrei potuto e dovuto fare. Nell’anno 80 si cambia società e si approda nella società di quartiere San Leonardo: il Genoa Club.

Luca Salvarani

Il campo in cui ci si allenava era il “campetto” della chiesa, mentre gli spogliatoi erano un container in plastica a bordo campo. Oggi, sarebbe improponibile ai quei ragazzi o bambini che si lamentano di un terreno infangato e irregolare. Tante le soddisfazioni in quegli anni: un miglior giocatore, un miglior atleta di annata e la tanto ambita chiamata alla società Parma Calcio, avevo 12 anni. Un anno di tugurio, dove a memoria, non ricordo nessuno dei miei vecchi compagni di ventura calcare i grandi palcoscenici del calcio, cosa che invece sarebbe successo qualche anno più tardi in un’altra società.

Il ritorno alle società dilettantistiche fu un trauma ma in breve tempo e grazie alla fiducia della società Pro Parma, tornai a divertirmi e a mostrare ciò che per un breve tempo mi era dimenticato di saper fare. L’annata è quella del ‘72, nonostante fossi più piccolo mi facevo rispettare. L’apice, però, viene raggiunto manco a dirlo nella società da cui era partito: la Coopnordest del presidente Enrico Zurlini. Due anni di allievi, prima nell’annata ’71 e poi i regionali con i ’72. La consacrazione arriva nell’ultimo anno dove arriva la seconda chiamata, alla faccia di chi dice che il treno passa una sola volta, dal FC Modena. La società emiliana, allora, frequentava il campionato di serie B e alla guida aveva un certo Renzo Ulivieri. Un’esperienza fantastica durata 2 anni con un campionato Allievi nazionali e un campionato Primavera.

Tanti gli eventi che mi porterò nel cuore, come aver giocato nel vecchio Filadelfia e di essere uscito da quel tunnel che tanti anni prima era stato percorso dal Grande Toro. Avere calcato il vecchio campo Combi di Torino dove la Juve di Platini faceva allenamento e di avere visto gli spogliatoi dello stadio Olimpico con il tunnel in occasione di un Juventus – Roma. Di avere segnato al Pio XII dove si allena, ancora oggi, il Genoa oppure a Bogliasco centro sportivo della Sampdoria e poi Castelmaggiore di Bologna, Cesena, il torneo allievi di Vignola e le partite del giovedì nello stadio Braglia di Modena contro la prima squadra di Ulivieri.

L’idea, invece, di aver giocato ed essermi confrontato in allenamento con giocatori del calibro di Daniele Adani, Cristiano Doni, Alessio Bandieri, Luis Landini, Stefano Sacchetti, Davide Dionigi, mi affascina tanto e mi permette di dire, forse, che di “giocatori buoni” me ne intendo. Come spesso accade i ragazzi si perdono per strada e così fu per me. Impegni scolastici, treni, domeniche fuori Parma, periodi a quattro allenamenti alla settimana ti portano ad un bivio e io scelsi il più sicuro. Cinque anni alla Sampolese dove incontrai, quello sarebbe diventato il mio maestro, Stefano Andreoli e poi Montebello, Minerva fino ad appendere le scarpe al chiodo. Ma da qui inizia un’altra vita e un’altra storia!!!

Dove ha inizio questa nuova storia?

L’inizio non è dei più brillanti. Come secondo allenatore mi occupo di una squadra giovanissimi di quartiere. Dei ragazzi fenomenali che nonostante prendessero in media 10 gol a partita, non vedevano l’ora di arrivare all’allenamento. Con tutti i loro limiti calcistici, prendevano sul serio gli esercizi e miglioravano mese dopo mese. A volte penso che questa esperienza sia stata la chiave del mio percorso da istruttore.

Poi?

Poi è arrivato il mio maestro Stefano Andreoli che dopo avermi dato fiducia come giocatore, mi diede fiducia anche da istruttore. Lui era responsabile alla Juventus club e quindi andai con lui. Presi l’annata 1999.

Luca Salvarani

Che cosa ti spinse a fare l’istruttore della scuola calcio?

La possibilità di trasmettere tutto ciò che avevo imparato in passato da giocatore alle nuove leve, perché a livello giovanile c’è una pochezza desolante.

Quali annate hai allenato fino ad oggi?

Sono sempre rimasto nelle annate piccole, pulcini e esordienti, proprio perché in queste annate c’è bisogno di lavorare tanto sotto tutti i punti di vista.

Quali punti di vista?

Comportamentale e calcistico.

Ritornando alle annate?

Beh sono tante!!! le annate 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2007 e 2008 per un totale di circa 12 anni di insegnamento

Ad oggi qualcuno si è già affacciato al mondo del calcio professionistico?

Forse è un po’ presto, ma ricordo Simone Dodi. Partito dal Parma in serie D e Lega Pro e oggi alla Recanatese. Matteo Rossi, un portiere cresciuto nel Carpi e oggi al Lentigione. I prossimi saranno i 2001. Vedremo.

Metti in ordine d’importanza cinque qualità che deve avere un giocatore

Al primo posto senza ombra di dubbio la personalità: se non ce l’hai, è la prima cosa su cui devi lavorare. Al secondo posto metto l’aspetto motorio con tutte le sue sfaccettature. Al terzo posto la tecnica individuale: per troppo tempo è stata trascurata a favore della fisicità. Oggi ci troviamo in questa condizione perché l’abbiamo persa un po’ di vista. Subito dietro metto la fisicità: un valore aggiunto per un giocatore nel calcio di oggi, ma non deve essere una discriminante. All’ultimo posto la duttilità: una volta i giocatori sapevano fare quel ruolo e basta, ma saperne fare di più, è una grande opportunità per i nostri ragazzi. 

Da quattro anni a questa parte copri anche il ruolo di responsabile scuola calcio. Quali sono i principi fondamentali della scuola?

Siccome parliamo di scuola e a scuola ci si va per apprendere, il principio fondamentale o meglio la parola d’ordine è imparare. Vorrei che ogni ragazzo si abbuffasse, nel tempo che ci viene dedicato, di regole comportamentali e calcistiche, conservandole nel tempo, pronte all’uso. Il nostro mondo è organizzato proprio come una scuola elementare dove esistono le classi, dalla prima alla quinta, un gruppo di insegnanti e un preside. La squadra di insegnanti è fondamentale, senza quella non si va da nessuna parte. Il divertimento è una condizione necessaria ma non sufficiente se non abbinata ad un insegnamento.

Luca Salvarani

Non diventa un sistema troppo professionale per una scuola calcio?

Credo sia solo una questione di obiettivi.

Come hai impostato il tuo rapporto con i genitori?

Molto semplicemente sulla fiducia. Sì perché è di questo che stiamo parlando. Se un genitore ha un minimo dubbio sull’istruttore già dall’inizio, allora è solo questione di ore, di giorni, di settimane o di mesi per sfociare in un malcontento. Bastano 5 minuti in meno di gioco, una convocazione sbagliata, una sostituzione o una parola detta in un modo piuttosto che in un altro e quel dubbio covato in quel lasso di tempo, diventa un problema.

I genitori più ti stanno lontano e meglio è?

Non la metterei in questi termini. Noi istruttori siamo ben disposti ad accogliere i genitori, ma gli argomenti non devono essere sicuramente di carattere tecnico, perché su quello ci sentiamo forti e preparati o meglio dietro quello che facciamo e decidiamo c’è sempre una ragione, speranzosi di vedere una reazione dal bambino che spesso di riflesso è quella del genitore.

E’ un gatto che si morde la coda: i genitori influenzano i comportamenti?

Esatto ed è per questo che il discorso della fiducia diventa fondamentale. In ogni caso e comunque vada è un modo per capire chi ha fiducia in te e chi invece fa finta.

Come è strutturata la scuola calcio

Fino alla categoria Primi Calci 2° anno non abbiamo una vera e propria struttura organizzativa, nel senso che senza togliere gli occhi agli obiettivi di annata ci divertiamo a guardare i nostri bimbi. Dai pulcini agli esordienti abbiamo gruppi unici che ogni sabato vengono suddivisi a seconda del merito e delle capacità in “gruppo regular” e “gruppo premium”. Il primo svolge un campionato di annata per dare minuti e continuità ai bambini che hanno bisogno di crescere più velocemente. Il secondo, invece, affronta un campionato sotto-leva con bambini più grandi, così da consolidare sempre più le proprie capacità. La morale è ottenere un miglioramento su misura, ma comunque faticando.

Il risultato della partita passa in secondo piano?

Esatto. Ci concentriamo più sulle cause del risultato. Preferisco perdere una partita giocando bene, piuttosto che vincerla ampiamente e vedere il nulla sotto il profilo delle cinque qualità che abbiamo menzionato prima.

Ma si dice in giro che la Juve guarda sempre il risultato?

La scuola calcio è un percorso di crescita che prima s’inizia e meglio è. Molto spesso ho la sensazione che la cosa si sia ribaltata e cioè che le squadre che incontriamo siano orientate sul risultato più di noi.

Ti senti più dirigente o più istruttore?

Senza ombra di dubbio più istruttore.

L’anno prossimo su quale squadra metterai le mani?

Probabilmente non sarò io a decidere, ma una preferenza è già nella mia testa.

Il prossimo anno ha qualche segreto nel cassetto?

Ultimamente mi sono avvicinato tantissimo al calcio femminile e devo dire che si assapora ancora il gusto del calcio di una volta privo di interessi economici. Per quanto fossi scettico sul livello, mi devo assolutamente ricredere. Mi piacerebbe organizzare una squadra femminile. Già quest’anno abbiamo inserito nel nostro organico due ragazzine interessanti.

Un grosso grazie a Luca per la sua disponibilità e la sua professionalità sia in campo che fuori. E’ sempre un piacere incontrare “le sue” squadre sia per la qualità del gioco che per la sana competizione. Alla prossima partita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *