4 aprile 2018 emozioni forti

Share:

Mio figlio oggi, per fortuna sta bene.

Ma ci sono date, momenti, ricordi, emozioni che non si possono evitare. Sono lì. Non si possono cancellare.

Dobbiamo imparare a conviverci e ad affrontarle per cercare di non farci devastare perché niente può essere più come prima. Ci si deve organizzare in modo diverso.

4 aprile 2018

Durante una partita mentre ero in panchina a guardare i ragazzi giocare ho visto mio figlio accasciarsi a terra in mezzo al campo. Ho visto compagni ed avversari piangere, persone vere aiutare e dare tutto se stessi per gestire la situazione, ho visto mio figlio tra le mie braccia che non mi ha più risposto, immobile senza respiro, ho visto un angelo che gli ha evitato il peggio prima che arrivassero i soccorsi ufficiali, ho visto…

Momenti, ricordi, emozioni indelebili nella mia mente come se li avessi vissuti qualche attimo fa anche se è ormai sono passati alcuni anni.

4 aprile 2014

Amo lo sport. Amo le persone che in modo vero e sincero ne fanno parte. Amo il calcio soprattutto quello giovanile.

Ma quel 4 aprile ricordo benissimo di aver maledetto tutte queste cose.

Di aver vissuto emozioni alterne, negative e positive in un alternarsi repentino continuo come quando ti travolge un onda oceanica e non riesci più ad orientarti per le capriole,  il rumore, l’acqua che bevi, i colpi improvvisi e la risacca che forse è l’aspetto peggiore.

Si la risacca è la cosa peggiore. 

E’ un flusso d’acqua di ritorno che si dirige in verso opposto alla riva è ha così tanta pressione (specialmente in oceano ma anche in mediterraneo in alcune zone) che ti trascina con se ad elevata velocità verso il largo con tutto ciò che incontra.

E’ questa la risacca e a distanza di anni talvolta riaffiora ancora.

Capire che c’è qualcosa (un emozione, un ricordo) che tutti i giorni vivi e che hai dentro di te che anche dopo anni ti può devastare e trascinare via in qualsiasi momento. 

Perché parlo di un aspetto così personale in un blog di calcio?

Perché la bellezza delle relazioni vere che una persona costruisce nella sua vita sono il miglior orientamento in queste situazioni, il miglior modo per uscire dalla risacca.

Credo fermamente che le vere relazioni umane siano il fondamento su cui costruiamo la nostra vita e per chi ama il calcio e lo vive come lo vivo io, tutti i giorni si creano opportunità per costruire o approfondire queste relazioni, sia dentro che fuori dal campo.

Viviamo infatti spesso esperienze ed emozioni che vanno ben oltre il semplice gioco e lo spogliatoio è l’ambiente per non sprecare queste esperienze.

Lo spogliatoio, per un mister è tutto.

Oltre agli esercizi tecnici e alle discussioni tattiche, il mister ha l’opportunità di trasmettere il suo carattere e la sua visione. È qui che vive con la squadra. E devi essere autentico.

Nel mondo dilettantistico sei chiamato a creare relazioni autentiche e a promuovere un clima sano di competizione e crescita personale.

Essere competenti, saper ascoltare, mettersi in discussione, dare regole e pari opportunità, essere trasparenti sono solo alcune delle abilità cruciali per costruire un ambiente positivo e favorire lo sviluppo sia tecnico che umano dei giocatori.

Lo spogliatoio diventa così il cuore pulsante della squadra, dove si formano non solo giocatori, ma anche persone vere.

E’ per questo che un mister deve vivere lo spogliatoio continuamente.

Le emozioni che si provano in uno sport sono uniche e lo spogliatoio e l’ambiente dove ci deve essere il clima per tirarle fuori, affrontarle e creare strumenti per gestirle al meglio. Soprattutto con i ragazzi adolescenti ma vale per tutte le annate compresa la prima squadra.

4 aprile 2014

Gruppo eccezionale

Il gruppo dei ragazzi che insieme a Mister Andrea allenavo quel maledetto 4 aprile e che ha vissuto sulla propria pelle quanto accaduto e descrivevo prima è stato eccezionale. Non è stata una annata semplice e alcuni sembravano non essere in linea con quanto noi mister stavamo facendo ma c’erano tutti, sempre.

Nel “momentaccio” sono riusciti ad elaborare e a tirare fuori quello che avrebbe spaventato chiunque ed hanno reagito da squadra. Sicuramente l’aiuto dei genitori e dei dirigenti della sezione calcio sono stati determinanti ma lo spogliatoio come luogo della fiducia e del confronto ed è stato determinante.

4 aprile 2018

Nella cena di fine anno ognuno dei ragazzi ha parlato esternando un pensiero vero, una emozione sinceramente provata riguardante l’annata e rispetto a quanto è successo e credetemi (ma lo sapete meglio di me) che per un gruppo di adolescenti tirare fuori qualcosa di personale davanti agli adulti (i propri genitori, i mister e i dirigenti dell’annata) non è scontato ne semplice.

Un’autentica vittoria.

Durante l’anno e durante soprattutto quel 4 aprile 2018 qualcosa ha fatto scattare la scintilla. Quello che è stata vissuta in quei momenti da tutti come una tragedia ha portato anche elementi positivi in tanti ragazzi. Una scintilla che ha dato valore a quanto i ragazzi avevano già fatto prima sia in campo che nella vita quotidiana.

I momenti e i ricordi esistono. Non possiamo fare finta di nulla. Non basta semplicemente voltare pagina. Ma dobbiamo farlo valere sia quando ci capita qualcosa di negativo che ci appare ingiusto e inaccettabile che per quando viviamo qualcosa di positivo.  

Non è la vittoria o la sconfitta che fa la differenza ma il percorso che ti ha permesso di arrivarci.

E questo percorso il mister deve averlo chiaro e gestirlo in tutte le sue parti. 

A volte alcuni mister si comportano e agiscono come se la fragilità dei ragazzi non fosse ammessa o come se le situazioni di errore o di sconfitta fossero le porte per poter urlare e poter dire robe inumane ai giocatori e agli arbitri sfogando invece la propria frustrazione (anche chi non urla a volte con la comunicazione non verbale fa gli stessi danni dell’urlata malsana).

Bisogna innanzitutto saper perdere e accettare la sconfitta quando capita perché è una grossa occasione per lavorare sugli errori che si sono fatti e imparare e crescere. 

Tutto quello che si vive nell’annata (più o meno intenso) il mister lo deve prendere come un’opportunità che può essere utilizzata come elemento di confronto e rapportata a come una persona vive e gioca in campo.

Perché il calcio (e in generale tutti gli sport di squadra) dice molto della vita delle persone che lo giocano.

Il modo in cui un giocatore si sacrifica, l’aiuto al compagno, la presa di responsabilità di alcune azioni, l’indifferenza rispetto ad alcuni “impegni”, ecc. dicono tanto di una persona.

Quella persona che noi possiamo aiutare a crescere e ad affrontare le situazioni nel migliore dei modi secondo le sue capacità. Quella persona con cui possiamo condividere tutte le emozioni e creare una dignità comune al di là di qualunque risultato e di qualunque progetto di partenza.

Io sono fatto così. Prendere o lasciare.

4 aprile 2018, emozioni forti

Ho avuto paura di perdere mio figlio (e continuo ad averne, nonostante oggi non ce ne sia più motivo)  ma ho visto tante persone vere in campo e fuori che hanno permesso a tutti di vivere al meglio questa situazione.

Servono anche altre cose ma lo sport, lo spogliatoio e i rapporti che si creano vivendo insieme tante emozioni servono anche a questo. E’ un percorso lungo, la risacca ci prova sempre ma fortunatamente continuo a vedere tante persone vere in campo, nello spogliatoio e fuori che mi danno una mano.

A tutti… Grazie, Grazie, Grazie.

Un grazie particolare

Un grazie particolare a Gianluca Baschieri mister del Salso ( i nostri avversari in quella partita) e a Maurizio Taglia (medico che era al campo per giocare una partita con la sua squadra dopo di noi). Due persone fantastiche che nei momenti in cui ho visto mio figlio spegnersi hanno creduto fino in fondo che potesse farcela.

Persone vere, trasparenti, competenti e innamorate del calcio e di chi lo vive. Un abbraccio sincero.

Maurizio Taglia
Gianluca Baschieri

Di solito chiudi gli articoli che facciamo con questa frase “Questi argomenti sono in continua evoluzione e sviluppo.”

Questo articolo l’ho scritto di getto nel 2019, un anno dopo quello che era successo quasi come in una catarsi per descrivere e condividere quanto ho vissuto e vivo tutti i giorni da allora. 

Le cose si sono evolute, si sono sviluppate e sono sicuro che sia stato l’inizio di un nuovo lungo percorso, come una nuova rinascita.

Buon “nuovo” compleanno Matti.
 
 

Pubblichiamo articoli di approfondimento dal lunedì al venerdì di ogni settimana dell’anno. Se ti è piaciuto questo articolo e non vuoi perderti i prossimi articoli iscriviti al sito o seguici su facebook o instagram.
Share:

Leave a reply