Blsd: l’importanza del defibrillatore

La prima volta feci il corso per utilizzare defibrillatore più di vent’anni fa, poco dopo essere diventato istruttore subacqueo. A quei tempi non era così diffuso ma venendo dalla scuola americana cavalcai l’onda della sicurezza a 360 gradi proposta dalla didattica che insegnavo come subacqueo ma valida comunque in tutti gli sport.

Come allora anche oggi ritengo che tutte le persone adulte ma soprattutto un mister debba essere formato sull’utilizzo di questo apparecchio e sulle nozioni di primo soccorso in generale.

Quando sei su un campo da calcio pensi a come giocano in ragazzi, a che strategia attuare, a come valorizzare un giocatore, come mister ti senti responsabile della squadra che ti è stata affidata soprattutto pensando al gioco che questa deve esprimere.

Ma sei molto di più…ti hanno affidato dei ragazzi e devi essere professionale e pronto ad intervenire in ogni situazione.

Se uno dei ragazzi si fa male per uno scontro con l’avversario ti innervosisci, il pubblico in genere rumoreggia e tu senti il dovere si far notare l’ingiustizia subita, magari anche alzando la voce perché vorresti tutelare in tutto per tutto i ragazzi.

Ci sta ma non basta perchè purtroppo in campo può succede anche una cosa grave come l’arresto cardiaco e l’atteggiamento allora cambia.

Capisci subito cosa sta succedendo…lo vedi da come cade il ragazzo davanti a te…dalla posizione delle braccia e della testa soprattutto.

Una caduta troppo innaturale per essere frutto di uno scontro con un avversario o una simulazione.

Ti precipiti (con me anche il mister della squadra avversaria Gianluca Baschieri), lo scuoti, capisci che non è cosciente…urli di chiamare il 118 ma non è sufficiente.

Dal sito della croce rossa:

L’arresto cardiaco può essere definito come l’improvvisa e brusca interruzione della capacità del cuore di pompare il sangue nell’organismo.

La circolazione del sangue assicura l’ossigenazione dei tessuti e degli organi e il suo arresto ha come conseguenza il blocco della ossigenazione e l’arresto respiratorio. 

La mancanza di ossigeno al cervello (ipossia cerebrale) porta a danni cerebrali  irreversibili per cui poter intervenire subito e formati può salvare una vita o evitare comunque disastri cerebrali.

Infatti nonostante chi sia a terra sia apparentemente a cuore fermo, nei primi minuti dell’arresto cardiaco il muscolo cardiaco mantiene una attività elettrica, ma il cuore perde il suo coordinamento e non riesce a pompare efficacemente il sangue.

Se si interviene con il defibrillatore le probabilità di ripresa dell’attività cardiaca sono elevate; viceversa, se il tempo passa la percentuale di sopravvivenza si riduce fino alla situazione peggiore.

DEFIBRILLATORE

Il primo e più evidente segno dell’arresto cardiaco è la perdita di coscienza. Se una persona perde coscienza ( non risponde se chiamata, non reagisce se viene scrollata leggermente) dobbiamo capire se è a causa di arresto cardiaco: cercheremo quindi altri segni vitali quali respiro, movimenti o tosse.

DEFIBRILLATORE

Perdendo i sensi si ha una immediata perdita del tono muscolare e, se la persona è in posizione supina, si incorre in una ostruzione  delle prime vie aeree per la caduta all’indietro della mandibola e della lingua che arrivano ad aderire al palato. Pertanto, quando una persona è incosciente dobbiamo liberare le vie aeree con la manovra di iperestensione della testa e il sollevamento del mento.

DEFIBRILLATORE

In questa posizione possiamo capire se la persona non respira perché ha un arresto respiratorio. Può essere difficile capire se una vittima incosciente ha una respirazione normale e efficace. Per valutare in modo corretto l’attività respiratoria possiamo utilizzare la manovra del GAS con la quale mantenendo l’iperestensione della testa è possibile Guardare il sollevamento del torace, Ascoltare rumori respiratori, Sentire e ricercare l’eventuale flusso di aria. Nello stesso tempo possiamo osservare se il paziente si muove o tossisce.

Dobbiamo quindi pensare ad un arresto cardiaco ed  iniziare immediatamente le manovre di BLS.

La possibilità di arresto cardiaco deve essere considerata in un paziente  privo di coscienza che non respira normalmente e che non presenti movimenti e tosse

Ogni minuto che passa senza che vi siano interventi rianimatori di sostegno delle funzioni vitali (respirazione artificiale e massaggio cardiaco) e senza defibrillazione le probabilità di sopravvivenza si riducono sensibilmente poiché si va verso una situazione di asistolia cioè di arresto dell’attività elettrica del cuore ; in attesa del defibrillatore quindi è necessario procedere a manovre di supporto delle funzioni vitali.

L’inizio delle manovre di supporto delle funzioni vitali deve essere immediata al sospetto di possibile arresto cardiaco e non devono essere ritardate in attesa dei soccorsi

 

supporto delle funzioni vitali (BLS basic life support )

Per supportare le funzioni vitali di base si eseguono iniziando il più tempestivamente possibile compressioni toraciche esterne, per mantenere la circolazione del sangue, ed  la respirazione artificiale per ossigenare il sangue.

Se viene eseguita una adeguata RCP il flusso di sangue che ossigena il cuore consente di mantenere più a lungo il cuore stesso in fibrillazione ventricolare e quindi di allungare il tempo entro il quale erogare la defibrillazione. In questo modo, una volta ripresa l’attività cardiaca spontanea, si avrà anche il ripristino del flusso di sangue ed ossigeno al cervello.

Utilizzando defibrillatori cosiddetti “semiautomatici”, che una volta collegati correttamente alla persona in arresto cardiaco, effettuano la diagnosi del ritmo cardiaco è possibile erogare la scarica.

La defibrillazione infatti consiste nell’erogazione di una scarica elettrica che attraverso le piastre posizionate sul torace attraversa il cuore bloccando per un istante il ritmo cardiaco in modo da consentire la ripresa dell’attività elettrica spontanea e organizzata del cuore.

defibrillatore

Dal momento dell’arresto cardiaco, le probabilità che questa manovra di rianimazione sortisca qualche effetto decadono del 7-10 per cento ogni 60 secondi. Dieci minuti, un quarto d’ora al massimo, e sei spacciato.

E’ importante che un mister sappia utilizzarlo? Vedete voi. Se ancora non lo avete fatto… cosa state aspettando?

Volevo chiudere con un caro saluto ad un paio di amici…conosciuti in circostanze particolari…Gianluca Baschieri e Maurizio Taglia.

Maurizio Taglia, medico 39enne, un vero angelo che per caso si è trovato a soccorrere Mattia, 15 anni, nell’impianto sportivo di San Pancrazio, a Parma il 4 aprile di quest’anno e che ci ha creduto fino in fondo.  Massaggio cardiaco, defibrillatore e ancora massaggio cardiaco.

Dott. Maurizio Taglia

Questo “angelo” che lavora al pronto soccorso dell’Ospedale di Cremona, era nello spogliatoio che si preparava a giocare una partita di calcio. Improvvisamente è stato chiamato fuori da un amico perché nella partita che si stava giocando un giovane calciatore della squadra di cui ero allenatore insieme ad Andrea, era a terra privo di sensi.

Non è stato facile. Quel ragazzo oltre ad essere della mia squadra che stavo allenando, era mio figlio.

Eravamo tutti li…e Maurizio aiutato da mister Baschieri (il mister della squadra avversaria) ha praticato un immediato l’intervento su Mattia che era in arresto cardiaco. Maurizio ha subito praticato le manovre rianimatorie ed ha utilizzato il defibrillatore.

defibrillatore

Mister Gianluca Baschieri

Dopo la scarica non c’era stata però ripresa del battito così Maurizio ha ripreso con massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca…e incredibilmente  Mattia ha ricominciato a respirare.

A Maurizio, Gianluca e a tutti quelli che si sono generosamente prodigati…Grazie grazie, grazie

Mattia con Maurizio si incontrano per la prima volta dopo l’accaduto

Gita sul Piz Boè 26 luglio 2018

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