Movimenti del difensore

L’allenamento di oggi prevede di lavorare sui movimenti del difensore gestendo la velocità, la posizione e la distanza corretta dei giocatori in modo progressivo. Nel primo esercizio un difensore al centro gestisce gli uno contro uno all’interno del quadrato con gli altri giocatori che uno alla volta tentano di passare dalla parte opposta alla loro. In questo esercizio lasciamo libertà ai giocatori di intervenire come vogliono nell’uno contro uno. Il quadrato non deve essere molto grande e  il ritmo abbastanza intenso.

Movimenti del difensore

Se il giocatore difensivo conquista la palla diventa un attaccante mentre chi ha perso la palla diventa un difensore, Se l’attaccante invece perde la palla ma il difensore non la riconquista l’attaccante NON diventa un difensore. Dopo qualche minuto chiamiamo il cambio giocatore se un ragazzo resta troppo al centro.

Movimenti del difensore


Nel secondo esercizio lavoriamo su un 3 contro 2 con finalizzazione sottolineando i movimenti dei difensori per coprire anche l’eventuale inserimento nello spazio libero del terzo attaccante. Richiamare il fatto che i due difensori devono parlare tra loro e capire come occupare lo spazio e chi attacca la palla,

Nel lavorare sul difensore e sui suoi movimenti dovremo sottolineare ai ragazzi come elaborare la decisione di intervenire o di temporeggiare. Lo stato mentale del difensore (anche quello più aggressivo) deve essere di pazienza. Essere eccessivamente aggressivi o impazienti non sono buone qualità per un difensore che invece deve chiudere la distanza ed essere pronto a cambiare direzione rispetto al movimento dell’attaccante. Deve concedere all’attaccante l’opzione più difficile o, se preferite, impedirgli la soluzione in cui l’attaccante si sente più a suo agio.

Il difensore quindi deve capire se l’attaccante è destro o sinistro e concentrarsi per portarlo in una direzione che copre la parte più interna dell’area (portarlo fuori quindi dalla linea di porta) nella più classica delle diagonali. Se i movimenti dei difensori sono fatti bene anche in un 4 contro 2 diventa difficile segnare!

Movimenti del difensore

Anche nel terzo esercizio dove si gioca un 4 contro 6 è necessario sottolineare sempre di arrivare in tempo sulla giocata avversaria (sapere chi deve uscire nei quattro difesa) e tenere la giusta distanza per portare l’attaccante in una direzione esterna alla porta. Contenere il gioco ma mantenere sempre la pressione sulla palla per approfittare dei possibili sbagli dell’attaccante.

Nella partitella finale poi porre dei vincoli facendo giocare la difesa a due giocatori poi a tre poi a quattro abituando sempre i giocatori a parlare e a mettersi d’accordo sul da farsi a seconda delle giocate avversarie.


Organizzare una buona difesa

Quando si parla di buona difesa nel calcio che conta salta sempre fuori il nome di Diego Simeone. L’Atletico Madrid infatti si è organizzato da anni in un gioco con due linee da 4  (4-4-2) con la squadra sempre molto corta in modo da difendere coprendo tutte le zone del campo senza lasciare spazi agli avversari e per poter lanciare il contropiede veloce ogni volta che gli attaccanti avversari perdono la palla. 

Per piacere di cronaca ricordo che Simeone è approdato all’Atletico Madrid nel 2011 e con questo sistema di gioco da allora ha vinto 2 Uefa europa League, 1 supercoppa Uefa, 1 campionato spagnolo, 1 coppa di spagna e 1 supercoppa di Spagna senza contare tanti altri importanti piazzamenti come la finale di Champions League di qualche anno fa (2014).

buona  difesa

Organizzare una buona difesa è un lavoro lungo e fatto di tanti aspetti. Iniziamo oggi con questo esercizio dove sottolineamo la gestione di una difesa organizzata con pressione sul portatore di palla.

Si inizia con il portiere della squadra in attacco che gioca con un compagno di squadra.
La squadra in difesa deve essere tutta nella propria metà nei rispettivi quadrati. Se un giocatore lascia un quadrato, un altro difensore può quindi ruotare ed entrare in quel quadrato lasciando il proprio.

La squadra che attacca può tirare in porta solo dopo centrocampo e dopo aver effettuato almeno tre passaggi mentre la squadra in difesa effettua pressione sul portatore e tenta di riconquistare la palla.

Se i difensori vincono la palla contrattaccano e possono segnare tirando in porta con il vincolo di farlo in tre passaggi.

Nell’esempio abbiamo diviso i ragazzi in due squadre di sei giocatori lavorando su una difesa a 3 ma nulla vieta di applicare la divisione in quadrati per permettere di poter lavorare anche su una difesa a 4 o a 5. L’importante visto che l’obiettivo è far ragionare i ragazzi una difesa organizzata che pressa sul portatore è che la difesa sia numericamente maggiore dell’attacco e che il campo di difesa sia diviso in quadrati di riferimento.

Ricapitolando la squadra attaccante può tirare in porta solo dalla metà campo in poi dopo aver effettuato almeno tre passaggi. Se la squadra in difesa vince la palla, contrattacca rapidamente e deve segnare entro tre passaggi.

Importante sottolineare che i difensori devono utilizzare la linea di metà campo come primo punto di pressione, ma le aree chiave che i difensori devono proteggere sono quegli spazi immediatamente davanti e dietro ai compagni di squadra. Importante che siano loro a prendere la decisione su quando affrontare l’avversario o su quando scendere in profondità.

buona  difesa

Triangolo e passaggi

I giocatori devono continuamente affinare il passaggio ed essere concentrati sull’importanza e sulla precisione con cui trasmettere e ricevere il pallone. Lavorare sulle figure geometriche (triangolo, quadrato, ecc.) aiuta sempre i giocatori a ragionare sulla postura e gestione della palla.

Passaggio preciso, ricezione orientata con stop a seguire e intensità. Esercizio semplice ma se il risultato sarà soddisfacente ne migliorerà in generale il possesso palla della squadra.

Dividiamo la squadra in gruppi da tre e posizioniamo i coni a forma di triangolo con il lato di circa 10 metri.

Passaggio di precisione e ricezione orientata a due tocchi per poter effettuare il passaggio sul cono successivo. 

Una volta che un giocatore ha completato il proprio passaggio corre in avanti seguendo il suo passaggio per unirsi al retro del gruppo successivo. Gestire la triangolazione in senso orario e antiorario sottolineando la postura del corpo per anticipare il passaggio successivo e favorire la ricezione orientata.

Successivamente variamo la lunghezza del triangolo raddoppiandola. In questo caso quando i ragazzi ricevono la palla devono controllarla in e muoversi all’esterno del cono per effettuare con precisione il passaggio successivo. Importante sottolineare la precisione del passaggio.

Dopo aver effettuato l’esercizio in senso orario e antiorario aumentare l’intensità introducendo un tempo massimo per fare 5 triangolazioni senza errori. 

Per sviluppare competizione introdurre anche una premio per i gruppi che vincono rispetto agli altri gestendo al meglio l’esercizio e il miglior tempo.

Un successivo sviluppo potrebbe essere una partitella 3 contro 3 dove le squadre hanno l’obiettivo di portare la palla oltre la linea di fondo (oppure fare goal nelle porticine)  effettuando almeno un tocco per ogni componente della squadra.

In questo modo il giocatore dovrà ragionare ed esercitarsi sul controllo della palla e  sulla possibilità di avanzare in campo facendo triangoli con i compagni di squadra.

Anche in questo caso si può mettere tutto sotto forma di campionato e vedere chi vince tra le varie squadre. 

Qui alcune triangolazioni durante la partita dell’Aiax, veri specialisti di questo fondamentale, durante la partita con la juve in champions. 

Triangolo
Triangolo
Triangolo

Sfruttare la superiorità – Dall’1 vs 1 al 3 vs 2

Nel pensare alla formulazione di questo articolo, sono caduto con la mente in un importantissimo flashback. Avevo appena finito di condurre il classico allenamento del mercoledì, sotto gli occhi di un allenatore di una società professionistica. Ci ritrovammo con lui nello spogliatoio per il feedback post allenamento, e in quei dieci minuti di chiacchierata mi disse una frase che cambio radicalmente il mio modo di allenare. Ero uno di quegli allenatori che amava i “piccoli passi”, esercizi inizialmente molto semplici e scarni per essere appresi alla perfezione, senza mischiare troppe cose in un tempo unico.

Quando sentii la frase “abbi il coraggio di alzare l’asticella”, capii che stavo sbagliando tutto e che stavo diventando probabilmente quasi un ostacolo per la crescita dei miei giocatori. In poche parole…non li mettevo alla prova, ma ponevo loro dei compitini.

L’esercizio che propongo oggi è molto semplice è, appunto, un mix di tematiche che se affrontato con la giusta determinazione garantisce una intensità molto importante.

Costruire un campo di gioco dalla forma esagonale predisponendo tre porte disposte per avere un lato libero tra una porta e l’altra.

superiorità
Le tre porte e il centro dove verrà posizionato il pallone

Prima fase: 1 vs 1 – Due giocatori partono dai lati senza porta e corrono alla conquista della palla disposta al centro dell’esagono. Una volta conquistata la palla, l’obiettivo sarà il gol con un tempo minimo di 5-6 secondi.

Seconda fase: 2 vs 1 – Se il ragazzo nella precedente fase ha segnato entro il tempo stabilito, un compagno di squadra posizionato fuori dall’esagono entrerà a dargli sostegno in un 2 contro 1.

Se il ragazzo nella precedente fase, ha segnato dopo il tempo stabilito oppure ha calciato la palla fuori, entrerà un avversario in più e diventerà il giocatore in inferiorità in 2 contro 1.

L’allenatore o i giocatori esterni in attesa, passeranno la palla sempre alla squadra in superiorità. L’obiettivo è il medesimo della fase precedente, il gol, calando il tempo a 3-4 secondi.

Terza fase: 3 vs 2 – Le condizioni di entrata dei giocatori sono le stesse della fase precente.

Se la coppia in superiorità ha raggiunto l’obiettivo nel tempo stabilito, entrerà un compagno in loro aiuto e un avversario per il 3 contro 2 sempre in superiorità.

Se la coppia in superiorità non ha raggiunto l’obiettivo o non ha rispettato i tempi, entreranno due avversari e arriverà a giocare un 2 contro 3 in inferiorità numerica.

L’esercizio si può prolungare anche per lungo tempo, perchè sicuramente i ragazzi si divertiranno. Per le fasce più piccole, si può raccogliere un punteggio e creare una sfida con un rinforzo finale per renderla più accattivante.

Lo smarcamento: esercitazione

Da appassionato di calcio giovanile ormai non riuscirei più a quantificare il numero di partite cui sono stato spettatore. Tra campionati, tornei, amichevoli posso sicuramente affermare che di ragazzi giocare ne ho visti tanti.

Osservando solo qualche minuto di gioco di una qualsiasi partita, ci accorgiamo che uno dei concetti più complicati da inculcare ai nostri calciatori  è sicuramente quello dello smarcamento.

Che cos’è lo smarcamento? La domanda potrebbe sembrare quasi inutile per noi adulti che qualche anno di calcio alle spalle lo abbiamo. Ma ricordiamo che a noi non interessano definizioni da enciclopedia Treccani; il nostro obiettivo è sempre quello di riuscire ad arrivare con una comunicazione chiara ai nostri ragazzi.

E’capitato infinite volte di dovere parlare di smarcamento con i miei giocatori, ma risultare efficace e semplice nella spiegazione non è sempre stato semplice.  Senza tanti giri di parole, cominciammo insieme a costruire una definizione di smarcamento.

“Qual è l’obiettivo dello smarcamento?” -La ricerca della zona luce, in cui riesca ad essere servito dal mio compagno senza avversari che impediscano la ricezione del pallone.-

Domanda successiva:” cos’è fondamentale per lo smarcamento? ” – Il contro movimento, ossia un movimento ad ingannare l’avversario, composto da un prima corsa opposta a dove voglio ricevere la palla e una seconda contraria alla precedente per andare a ricevere la palla.-

A questo punto dettate le regole fondamentali, vi mostro un video (che vidi per caso circa due anni fa) di una esercitazione molto semplice ma veramente molto efficace, che mostra 4 varianti di smarcamento in progressione.  Risulterà immediato creare varianti finalizzate all’azione d’attacco una volta ricevuto il pallone.

Buon lavoro!

Giocare in spazi ristretti

Ieri sera  ero a Milano a cena con altri mister lombardi. Parlando a tavola Mister Luca in particolare evidenziava la necessità di cambiare metodo di allenamento per poter giocare a 9 con la categoria esordienti.

Eravamo tutti concordi nel sottolineare che si gioca spesso in campi con dimensioni diverse a seconda delle disponibilità delle varie società e che i ragazzi fanno fatica soprattutto con le posizioni in campo in fase di non possesso. Inoltre i campi generalmente sono più piccoli del dovuto ed è indispensabile quindi in allenamento imparare a tenere le posizioni e giocare in spazi ristretti.

Man mano che arrivavano le portate abbiamo parlato di un esercizio comune che molti mister presenti alla cena svolgono che può funzionare nel modo seguente per coprire in parte questa necessità espressa da Luca.

In genere divido in miei giocatori in tre squadre di quattro giocatori e due portieri. Due squadre sono attive e una è al di fuori dell’area, ma può essere utilizzata come sponda dalla squadra con la palla per impostare il gioco. Ogni “partitella” dura per due minuti, poi le squadre cambiano come se fosse un girone all’italiana. Ogni squadra ha quattro partite (andata e ritorno) e alla fine vince chi ha fatto più punti.

spazi ristretti

 

Semplice esercizio divertente per i ragazzi ma che li abitua in spazi ristretti a giocare  cercando sempre la zona luce.

Mentre gli attaccanti devono cercarsi lo spazio per ricevere la palla i difensori devono tenersi stretti e provare a contenere gli attacchi (frequenti perché spazi ristretti). 

E’ importante spronare i ragazzi a passare e ricevere la palla frequentemente e fargli ricercare il più possibile il passaggio nello spazio libero. 

All’inizio i ragazzi sono presi dalla fase offensiva cercando di tirare appena possibile per fare goal mentre più avanzano i minuti capiscono che la fase difensiva è altrettanto importante. In questo momento è fondamentale spiegare come ritornare in posizione e coprire il più possibile la porta o come far allargare l’attaccante in modo che non veda bene la porta per il tiro.

In questo semplice esercizio quindi possiamo avere la fase di 1 contro 1 (immancabile in questa categoria) ma anche la capacità di mettersi alla prova nella tecnica di base perché gli spazi ristretti lo impongono e contemporaneamente lavorare anche sulle posizioni per gestire meglio sia la fase offensiva che soprattutto quella difensiva. Buon lavoro Luca, alla prossima!

 

 

Palla indietro palla avanti

Durante la partita ci sono delle combinazioni tra reparti (difesa, centrocampo e attacco) che devono essere provate ed evidenziate in allenamento. Una di queste combinazioni è chiamata palla indietro e palla avanti proprio perché  rispecchia il movimento che si deve eseguire.

L’obiettivo è di conquistare spazio nel campo avversario.

Ovviamente questa serie di esercizi va contestualizzata a come stà lavorando con i ragazzi sugli obiettivi annuali ma li ritengo utili sempre se vogliamo allenare la qualità del passaggio all’interno degli sviluppi di gioco in verticale.

Il primo esercizio di riscaldamento è un comune torello in spazi ristretti con 6 – 7 giocatori nel cerchio esterno e 2 all’interno a tentare di recuperare palla. Lo spazio ristretto favorisce il passaggio veloce al compagno. Subito concedo due tocchi per arrivare poi a giocare ad un tocco.

Palla indietro palla avanti

 

I ragazzi cominciano a lavorare sulla qualità dei passaggi e sulla postura del corpo.

Un secondo esercizio è un rondò. In un cerchio di sette – otto giocatori lascio uno spazio libero. Ognuno dei giocatori quando è in possesso palla deve passare la palla (prima bassa e poi successivamente alta) ad un compagno che effettuerà lo stop di piedi ( o di petto poi) controllando la palla. Chi ha effettuato il passaggio va ad occupare lo spazio libero.

Palla indietro palla avanti

 

I ragazzi lavorano sulla qualità del controllo di palla e sull’attenzione al continuo movimento e gestione degli spazi.

Nel terzo esercizio creiamo delle coppie che si devono passare la palla alta e devono eseguire lo stop controllando e ripassando la palla rasoterra al compagno. Aumentiamo sempre più la distanza per far crescere la difficoltà di controllo e di gestione della palla.

Palla indietro palla avanti

 

Nel quarto esercizio facciamo palla avanti e palla indietro. il primo giocatore passa palla alta al secondo che stoppa e ripassa al primo giocatore. Il primo giocatore passa nello spazio al secondo giocatore che in movimento la controlla.

Palla indietro palla avanti

 

Nell’ultimo esercizio creiamo una situazione di partita dove dalla nostra difesa andiamo al tiro nella porta avversaria giocando una palla avanti e indietro per arrivare a finalizzare.

Palla indietro palla avanti

 

 

 

3 contro 2 che diventa un 3 contro 3

Negli esordienti si può cominciare a provare alcune strategie difensive in modo da trasferire movimenti e posizioni. In questo esercizio di 3 contro 2 si allena la difesa a 2 adatta a volte soprattutto in partite di calcio a 9.

Il portiere serve palla ai tre attaccanti che cominciano l’azione contro i due difensori.

Subito lasciare un breve periodo dove si lascia libero il tempo ai tre attaccanti per concludere in porta. Successivamente dare un tempo limite per fare in modo che l’attacco si muova rapidamente.

 

Durante l’esecuzione dell’esercizio valutare con  i difensori posizioni e movimenti: chi esce sul portatore di palla e come si posiziona l’altro difensore in modo da ridurre io rischi oppure quando avanzare entrambi e quando indietreggiare entrambi, ecc.

Un successivo sviluppo per gestire la difesa è aggiungere un centrocampista che nel momento che i tre attaccanti cominceranno l’azione dopo il passaggio del portiere dovrà rientrare i l più velocemente possibile per aiutare la difesa e trasformare il 3 contro 2 in un 3 contro 3.

 

Questo costringe gli attaccanti a pensare come muoversi e a decidere velocemente per effettuare la miglior conclusione in porta.

 

Il 6vs6 del Cholo Simeone

Ho iniziato ad appassionarmi al calcio verso la fine degli anni Novanta.  Era forse il periodo di massimo splendore per il calcio italiano, e se dovessi mettermi a citare i giocatori che ho visto dal vivo al Tardini di Parma potrei cadere in una rapidissima depressione nostalgica.

Proprio in quegli anni cominciavo anche la mia “carriera”da calciatore; per anni ho giocato con passione in mezzo al campo, per cui ogni domenica era batticuore pure ad osservare i miei due idoli Dino Baggio e Boghossian.

C’era un altro personaggio che dai tempi dell’inter mi aveva sempre incuriosito per il suo essere sanguigno, ma allo stesso tempo per il grande cervello che sempre mostrava: Diego PABLO Simeone, come recitava la figurina Panini, quello che anche i più giovani conoscono come il Cholo.

Il vero e proprio amore verso di lui fu consacrato però nell’anno 2000, quando il Cholo, giocatore passato alla Lazio, con un gol che ancora mi mette i brividi andò a rubare ai miei grandi “nemici” juventini lo scudetto di quell’anno…proprio a casa loro!

Da qualche anno ormai si è ritagliato il posto fisso nella lista dei migliori tecnici in circolazione e, pur non essendo come spettatore proprio innamorato del suo calcio, da allenatore voglioso di apprendere posso invece dire che l’ordine che la sua squadra trasmette è, in gergo, TANTA ROBA. 

 

Vi allego adesso il video di un esercizio, un 6 vs 6,  che un mio amico mi mostrò qualche anno fa e che per me ha significato tanto in quanto allenatore.

In campo si contrappongono due linee a 4, con l’obiettivo di servire, velocizzando il più possibile la manovra, le due punte sotto porta. La linea che difende dovrà essere brava a posizionarsi in uscita  (attenzione massima alle diagonali!!) e a chiudere la luce alle punte, che dovranno essere veloci e brave a cercare lo spazio giusto.

Le varianti sono infinite….basta armarsi di fantasia!!   L’ho utilizzato in tutte le salse, ogni volta con una piccola diversità.

Inizialmente curavo un obiettivo per volta singolarmente, che fosse l’uscita della linea a 4 (difesa o centrocampisti) sul pallone, la circolazione rapida curando la postura nella ricezione,  la ricerca della luce della punta con la verticalizzazione ad essa, prima a palla bassa, poi alta per allenare l’abilità (e la postura!!) del difensore nello scappare ecc ecc.  Interessante fu anche l’inserimento della possibilità di 1 vs 1 frontale per andare in gol una volta vinto il duello.

Chiaramente la pazienza è stata fondamentale, ma già alla fine del primo anno di Giovanissimi B vedevo che i ragazzi riuscivano ad inserire in maniera automatica tutti gli obiettivi singoli dei mesi precedenti e a far diventare tutto, con le giustissime proporzioni, un “modello Atletico Madrid” divertente da vedere e soprattutto da FARE!

Allego il video a cui, ripeto, sono molto affezionato.

https://www.youtube.com/watch?v=pNNTqISURbw

 

Analizzare le situazioni in campo

A mio modo di vedere nel gioco del calcio è necessario individuare alcune strategie che portano ad avere un bel gioco soprattutto nella fase offensiva. Le difficoltà sono tante ma è necessario portare i giocatori ad analizzare le situazioni in campo.

Ogni giocatore deve avere la libertà di combinare tecnica e tattica in modo efficace e intelligente. I mister devono quindi incoraggiare i giocatori ad utilizzare una buona immaginazione rispetto agli scenari che troveranno in partita e stimolare continuamente l’analisi di quello che sta succedendo per aumentare la concentrazione sul gioco ed aumentare la probabilità di effettuare giocate efficaci.

Come migliorare l’efficienza del gioco dell’attacco? il movimento e l’immaginazione dei giocatori rendono l’attacco imprevedibile ma deve esserci una trama di fondo da cui partire.

Analizzare le situazioni in campo

 

Questo potrebbe essere una base da cui partire. Centrocampista (1) passa all’attaccante (2) che fa sponda scaricando la palla sulla fascia al giocatore 3 che cambia campo verso il giocatore 4 che va alla conclusione.

Uno schema di base che non deve irrigidire la libertà che ogni giocatore può avere di trovare soluzioni alternative ma deve essere un richiamo a tutta la squadra che in situazione di difficoltà individuale deve avere una possibilità valida per andare al tiro tornando allo schema base.

Mi spiego meglio. Un giocatore che vede la porta (non ha avversari davanti) non deve fare questo schema per forza…va direttamente a tirare in porta!!!

Ma un giocatore che ha un opposizione avversaria che gli impedisce di arrivare in porta deve costruire una trama offensiva con i suoi compagni che gli permetta di arrivare al tiro.

Sceglierà lui come fare ma se, in allenamento si è provato uno schema base funzionante, in partita, dovendo decidere rapidamente, il singolo giocatore deciderà per delle soluzioni che lo portano a fidarsi dei compagni di reparto in maniera automatica, a maggior ragione se sa che quelle soluzioni potrebbero funzionare.

L’esercizio proposto (all’inizio senza difensori) tiene conto di alcune difficoltà tipiche delle difese in ambito giovanile che difficilmente seguono il reparto in modo da coprire una palla lunga/corta o un cambio gioco. E’ alta la probabilità che se la giocata viene fatta nei tempi e nei modi corretti possa portare i giocatori al tiro in porta.

Nella motivazione all’esercizio i giocatori devono avere chiaro che si lavora su uno schema che ha una alta probabilità di arrivare al tiro.

Lo scopo di questo allenamento (o serie di allenamenti) è quello di capire però che immaginazione calcistica hanno i giocatori che sto allenando.

Devo farmi diverse domande:

I giocatori usano l’immaginazione quando sono sulla palla?
Usano l’immaginazione nel loro movimento?
Usano una finta per ingannare i difensori?
Sono statici o si muovono liberamente?

Dopo aver provato qualche volta lo schema sopra inseriamo qualche difensore e qualche vincolo come ad esempio effettuare almeno due passaggi e poi completare il movimento con un tiro in porta.

Probabilmente man mano che inseriamo difensori o vincoli si perderà lo schema iniziale a vantaggio dell’iniziativa individuale.

Come mister dobbiamo essere bravi a lasciare spazio all’individualità ma anche bravi ad evitare che le giocate individuali non risultino efficaci e portino all’insoddisfazione del giocatore che le compie e che non riesce a saltare l’uomo e all’inevitabile sterilità offensiva.

Richiamare nei modi e nei tempi opportuni alcuni movimenti incontrollati dei giocatori (attaccante che perde palla dopo decisione insensata perché prevedibile l’insuccesso) è il vero scopo di questo allenamento in modo da dare riferimento a tutti i giocatori del reparto.

Il giocatore 4 sarà libero di muoversi largo o stretto ma dovrà sempre essere di riferimento per il giocatore 3 che ha lo scopo di passargli la palla. Il giocatore 3 a sua volta può passare la palla al giocatore 4 ma se non è marcato può andare a fare goal da solo o sul fondo a fare un cross. Analizzare le situazioni in campo e di conseguenza capire cosa è meglio fare.

Non è semplice e le combinazioni sono molteplici ma nel momento di difficoltà di ogni giocatore (perché pressato da avversari o perché compie decisioni errate) è necessario che ognuno sappia che il gioco deve tornare al primo schema che darà a tutto il reparto sicurezza.

Molti mister non allenano queste situazioni perché faticose da gestire e difficili da interpretare se non si ha un’idea precisa di gioco ma è fondamentale per  far crescere la squadra e il singolo giocatore. Ci vuole molto tempo per assimilarle e questo non porta soddisfazione immediata.

Secondo la mia esperienza in una squadra giovanile per vedere i risultati di questo tipo di approccio ci vogliono circa 8 settimane tra allenamenti e partite giocate per vedere alcuni di questo automatismi. Per me ne vale la pena perché garantisce ad ognuno dei giocatori che gestiamo di esprimersi al meglio (il talentuoso avrà la libertà di creare superiorità mentre il giocatore con meno possibilità parteciperà comunque ad un’azione efficace).

Ogni gruppo di attaccanti che si approccerà all’esercizio deve essere consapevole degli obiettivi e dello schema iniziale e deve avere la possibilità di provarlo senza opposizione per tre o quattro volte finché non arriva al successo segnando il goal o comunque arrivando al tiro in semplicità.

Solo allora si può ripetere l’esercizio con 1, 2 o3 difensori per creare una sfida più complessa e applicare quei vincoli che rispondono alle domande che dobbiamo sempre farci come mister citate all’inizio dell’articolo.

Particolarmente utile è la partitella finale dove si riporta la situazione di gioco provata negli esercizi precedenti.

Ai giocatori devo chiarire che nella difficoltà di andare al tiro (primo obiettivo è che se non hai davanti nessuno prendi palla e vai a fare goal) devo mettermi nella condizione di creare lo schema sopra che mi da buone garanzie di andare al tiro nonostante l’opposizione degli avversari.

Quindi immaginazione, lettura della partita, movimento ma anche schema di base da gestire per dare sicurezza. I giocatori “pensanti” arriveranno ad attuare passaggi, finte e movimenti per sconfiggere i difensori o in maniera personale o tramite lo schema proposto.