Quando un allenatore è competente?

Alcune sere fa in una rimpatriata con giocatori e mister frequentati ormai secoli fa mi è stata posta la domanda a bruciapelo: “Quando un allenatore è competente?”. 

Sembra una domanda semplice ma la risposta può non essere così scontata visto il panorama dei mister che abbiamo in giro per le nostre provincie.

Sul campo infatti troviamo diverse categorie di mister. Gli allenatori più quotati in genere sono quelli che hanno ottenuto risultati negli anni passati. Sono dotati di abilità  indiscutibili, non sono più giovanissimi e spesso sono troppo gelosi del loro sapere. Propongono un modello di gioco funzionale che probabilmente gli ha dato soddisfazioni in passato e i ragazzi si devono adeguare a questo modello e al comportamento spesso non molto ortodosso del mister. 

Oppure si trovano allenatori giovani capaci ma con poca voglia di approfondire gli argomenti di studio necessari a creare solide basi per poter gestire i giovani. Cambiano spesso società per trovare l’ambiente adatto a valorizzarli ma durante l’anno succede sempre qualcosa che li porta a rompere l’ambiente e così l’anno dopo ricominciano in un’altra società.

Ovviamente ho estremizzato due aspetti dei mister che troviamo per valorizzare i mister “equilibrati” che per fortuna troviamo ancora e che affrontano l’essere mister come una scelta di vita. Che bello quando li incontri!

Te ne accorgi subito dal rapporto che hanno con i ragazzi, dal loro modo di stare in campo, dalle modalità di gestire le varie situazioni.

In genere sono persone che amano mettersi in gioco e che hanno una mentalità aperta ai cambiamenti che specialmente in questi ultimi anni bisogna affrontare con le nuove generazioni.

Sono persone che hanno le proprie idee ma che sono disposti a rivederle continuamente cercando di studiare e prepararsi per restare fare al meglio il proprio compito. Per tornare alla domanda iniziale: “Quando un allenatore è competente?” risponderei che un mister è competente quando sa far le cose che insegna ma sa anche gestire le varie situazioni con i ragazzi e lo trasmette in modo trasparente tramite il suo modo di fare senza secondi fini.

A volte quindi troviamo persone che sanno fare (calcisticamente parlando) ma che non sanno gestire. Oppure il contrario, persone che con i ragazzi si trovano bene ma che hanno conoscenze tecnico tattiche scarse o abbozzate. Spesso poi troviamo persone che sono preparate sia dal puto di vista calcistico che della gestione ma che hanno secondi fini personali e in nome di rimborsi o di una possibile carriera effettuano scelte non funzionali nei confronti dei ragazzi.

A mio avviso un buon mister deve sempre mettersi in gioco su questi aspetti e non perdere occasione per studiare. Le principali aree tematiche su cui prepararsi continuamente sono, a mio avviso, l’area motoria relativa alle capacità condizionali ed a quelle coordinative, l’area tecnico tattica e l’area psicologica.

Negli ultimi anni ci sono molti ragazzi che provengono dalla facoltà di scienze motorie ed è una ricchezza da valutare ed approfondire. Per chi non lo è già di suo il poter collaborare con un preparatore atletico competente è sicuramente un valore aggiunto. Personalmente negli anni alcuni esercizi li ho rivisti e rivalutati in base ad obiettivi coordinativi o di agilità in modo da ottenere oltre all’aspetto tecnico anche un vantaggio fisico motorio.

Continuare a studiare e ad essere curiosi rispetto a quello che succede nel calcio attorno a noi e se possibile individuare un mister a cui fare riferimento. Una sorta di tutor che deve essere in grado di stimolarci e favorire la nostra crescita formativa. A volte interpretare e toccare con mano il metodo di lavoro di un altro mister (che stimiamo) porta a valutare aspetti che magari davamo per scontato.

Anche frequentare i corsi che vengono proposti in giro sono belle occasioni per mettersi in gioco. Anche i famosi patentini della figc tanto discussi quanto obbligatori. Penso che bisogna cercare di sfruttare al meglio questa occasione e prendere il meglio sia dalle lezioni che soprattutto dai mister che partecipano in modo da creare una rete funzionale e un proficuo scambio di conoscenze futuro.

Manteniamo però una nostra identità e un nostro spirito critico. Non esiste una verità assoluta che funziona ma esistono interpretazioni che si adattano all’ambiente in cui stiamo agendo. Sarà il nostro valore aggiunto poter capire e interpretare i ragazzi che ci affidano e dare loro il  nostro sapere nel miglior modo possibile.

Anni fa partecipai a dei corsi sull’organizzazione del lavoro TECNICO-TATTICO in cui si svolgevano i metodi di lavoro ideati da autorevoli studiosi (Wein e.Coerver). Sembrava che non ci potesse essere altro e che chi non svolgeva questi metodi non potesse fare il suo lavoro al meglio.
Secondo la mia esperienza invece pur rispettando tutte le ideologie e i metodi che ci sono in giro bisogna avere le proprie idee ed prendere i concetti contenuti in qualsiasi metodo di lavoro per collocarli, inserirli ed ordinarli all’interno del proprio gruppo a seconda delle esigenze e delle necessità.
Non esiste il metodo per eccellenza ma ne esistono tanti per fortuna.

Quindi come risposta finale direi che ogni mister deve sviluppare un ottimo spirito critico che gli permetta di interpretare le conoscenze (il sapere di calcio), di sapere gestire le varie tipologie di gruppo che si trovano senza condizionarlo ad un modello preciso ma valorizzandone le particolarità e che tutto questo si capisca senza tante parole ma dal comportamento che il mister tiene sia dentro che fuori dal campo.

Alla cena mi sono meritato una birra,,, voi cosa ne pensate?

Crescere giocando a calcio

L’anno prossimo insieme ad altri compagni sarò il mister di una squadra di esordienti  composta da circa 24 ragazzi. Sono già state fatte le riunioni di rito e i commenti circa l’annata passata e gli obiettivi futuri e mi ritrovo da qualche giorno a pensare preparando l’incontro di staff alle strategie comunicative e tecniche da adottare con il nuovo gruppo di ragazzi per perseguire l’obiettivo principale che sempre per me è prioritario quando prendo in carico una squadra e cioè quello di crescere giocando a calcio.

 

 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

L’arricchimento personale del ragazzo insieme alla crescita tecnico-tattica deve essere il principale obiettivo da raggiungere (o perlomeno provarci) tramite una attenta programmazione.

Incontrando varie situazioni calcistiche in questi giorni sento spesso parlare di ragazzi che faticano sempre più a compiere il giusto e completo percorso di crescita sportiva per poi emergere sia come calciatore e di conseguenza anche come persona.. Come prevenire queste situazioni nonostante (come in tutte le squadre) ci siano ragazzi che hanno velocità diverse di apprendimento e risorse sia fisiche che tecniche molto diverse tra loro? 

Vorrei che al termine del mio mandato molti di questi aspetti fossero risolti e la risposta che mi sono dato è quella che è necessario RImettersi in gioco e Rivedere passo passo tutte le possibilità e le strategie che si possono utilizzare.

Infatti anche se sono diversi anni che sono sul campo (mia moglie dice troppi  ormai) penso che sia questa la vera sfida che ci attende nei prossimi anni e cioè quella di non pensare di essere pronti perché già esperti ma di continuare a metterci in gioco per essere tecnici sempre più preparati  e competenti su più fronti in quanto la crescita tecnico-tattica di un giovane giocatore va di pari passo con quella sociale del ragazzo o ragazza che comincia a vivere la sua vita con tutte le tipicità dell’età di riferimento.

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Prima di tutto è necessario stabilire un percorso con tante tappe in modo da poter valutare la situazione in qualunque momento poi definire poche regole ma chiare.

Ogni mister deve avere chiaro alcuni aspetti fondamentali, innanzitutto essere figure di riferimento. E’ fondamentale perché i ragazzi compiono un percorso di crescita individuale prendendo riferimento dalle persone che li circondano. Specialmente da quelle che li avvicinano ai fondamentali del calcio aiutandoli a sviluppare le loro qualità nel migliore dei modi, e mostrando poi come utilizzare quanto appreso all’interno del sistema complesso di gioco. Non saprei indicare altre situazioni di vita dove i ragazzi sono coinvolti in un così alto livello di emozioni e di variabili personali. 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

Difficoltà crescenti. Un bravo allenatore dovrà proporre di volta in volta difficoltà che i ragazzi comprendono e riescono ad affrontare secondo le loro capacità.  I ragazzi devono avere il tempo per stratificare le conoscenze in modo da arrivare da soli a trovare le soluzioni alle problematiche che si ritroveranno a dover affrontare sul campo da calcio (e non solo).

Programmazione precisa. Schemi motori, utilizzo del pallone, progressione didattica tecnica e tattica, integrazione con la squadra, sviluppo della struttura fisica, ecc. Dobbiamo interrogarci e preparare i nostri allenamenti secondo una programmazione precisa e ordinata in modo da tenere sempre presenti in ogni allenamento gli aspetti appena indicati.

Giocare le partite. Si può pretendere un buon gioco collettivo se i gesti tecnici sono chiari a tutti i giocatori della squadra. Lavorare quindi sullo sviluppo del gioco in entrambe le fasi (possesso e non possesso), unitamente all’attività per il costante miglioramento delle abilità tecniche. Per questo è fondamentale giocare e partecipare attivamente alle partite. La partita deve quindi essere considerata come un momento di crescita a livello didattico non come un mezzo rivolto esclusivamente all’ottenimento di un risultato personale. Vincere fa piacere a tutti ma il modo in cui in cui si ottiene la vittoria (o la sconfitta) è decisivo per lo sviluppo di un ragazzo.

Impegno, costanza e divertimento. Dobbiamo trasmettere ai ragazzi che nella preparazione sportiva come in ogni situazione della vita, è sempre necessario mantenere alti l’impegno e la costanza per raggiungere sia gli obiettivi prefissati a livello individuale, che per ognuno possono essere in parte diversi, sia quelli della propria squadra di appartenenza, condivisi quindi con i compagni e la società. E’ necessario quindi che i ragazzi vengano premiati costantemente con esercizi che li facciano divertire e creare situazioni per farli stare bene.

Poche regole e chiare. 

Allego un decalogo che il Sassuolo calcio ha tentato di fare proprio dal 2016 ad oggi nelle categorie giovanili  con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori che ricalca molto bene lo spirito che ci deve animare per raggiungere i nostri scopi. Buon lavoro a tutti. Vamooooossssss

Italia under 21: una squadra di qualità

L’Italia Under 21 di Di Biagio mi ha emozionato e coinvolto. La vittoria contro la Spagna  per 3 a 1 è stata inaspettata ma dalla partita direi non casuale. Purtroppo non sono riuscito ad andare a vederla allo stadio e neanche l’ho vista in diretta ma me la sono riguardata sapendo già il risultato per potermi gustare la partita in tutte le sue parti.

In genere l’italia non ci ha mai esaltato per avere un gioco chiaro e sfavillante ma contro la Spagna si sono visti decisamente tratti di gioco chiaro e deciso. Si è visto soprattutto, secondo me il fatto di voler imporre il gioco, di poter dominare il ritmo della gara nonostante gli avversari siano più bravi nel possesso palla e nella ricerca del lato debole.

Sul sito del Misterone non facciamo commenti  sulle partite in genere perchè ci sono persone molto più competenti di noi che ogni giorno parlano di questo per molte ore ma nel caso di questa partita mi piace sottolineare come l’ambiente dell’under 21 abbia  saputo coinvolgere emotivamente il pubblico grazie ad un’identità propria (e molto nuova per l’Italia) che non imita nessuno dei giocatori.

MI ha dato la sensazione che il gioco si modella a seconda dei giocatori che ci sono con l’intento di esaltare i singoli con grandi qualità e un potenziale enorme (per alcuni ancora tutto da scoprire nelle proprie squadre di appartenenza) probabilmente superiore a quello dei loro coetanei di altre nazioni, come non succedeva da tempo.

L’under 21 è una squadra di qualità che, secondo me, sta lavorando bene per valorizzare il talento che ha dando l’impressione all’esterno di divertirsi e di volersi migliorare.

Italia under 21

Ad un certo punto della partita sul risultato di 1 a 1 La Spagna è rimasta chiusa nella sua metà campo per diversi minuti sotto la pressione dell’italia senza riuscire a fare possesso palla con la sua solita precisione perché l’Italia è stata sempre aggressiva sul portatore e se riusciva a conquistare palla proponeva sempre attacchi diretti in verticale. 

In altre partite la stessa squadra è risultata essere più passiva, attendeva il gioco avversario occupando il campo e limitandosi a cercare l’errore avversario. Allora ecco spiegato il mio coinvolgimento, il perché mi sono emozionato. Vedere i vari giocatori dell’Italia sia attaccanti che centrocampisti pressare e schiacciare la Spagna nella propria metà campo con l’idea di riconquistare la palla e andare a fare goal è per me l’essenza del calcio, come quando guardavo scherzosamente le partite di Holly e Benji.

Italia under 21

Mi è piaciuto molto anche la goliardia (sintomo di tranquillità all’interno dello spogliatoio) che i giocatori hanno dimostrato. Nella gioia del singolo hanno partecipato anche altri giocatori ma non in maniera scontata ma partecipata, coinvolta e divertita. Nella foto qui sopra una esultanza particolare di Chiesa, Orsolini e Cutrone ad esempio.

Anche dopo il goal su rigore del 3 a 1 i ragazzi si abbracciano e addirittura scoppiano in lacrime: che emozione, come vorrei essere dentro quello spogliatoio a fine partita!

Sono queste le partite da far vedere ai nostri ragazzi magari davanti ad una pizza anche se sappiamo già il risultato perché ci sono mille spunti da sottolineare e su cui poi lavorare durante l’anno.

Qualcuno potrebbe obiettare che tatticamente sul 2 a 1 è stata la Spagna a schiacciarci e noi a giocare in contropiede ma la qualità e la velocità con cui li abbiamo colpiti in azioni di rimessa sono da manuale.

Lascio i commenti tecnici e tattici ai più titolati di me ma volevo sottolineare l’emozione a vedere questa partita nonostante “il ritardo”, sapendo già il risultato. E’ sempre bello celebrare il bel calcio…questa sera c’è la Polonia…non sarò allo stadio ma forse riuscirò a guardarla in diretta…sarà una bella partita? Non lo si può sapere ma di una cosa sono certo: la qualità non manca! Vamooooooooossssss

Come scegliere il capitano della squadra

Quest’anno nelle 41 partite che abbiamo giocato tra campionati e tornei ho sempre fatto ruotare la fascia di capitano tra i vari giocatori della squadra (esordienti) sottolineando come l’indossarla sia un privilegio ma significhi anche grande responsabilità.

I ragazzi sanno bene il significato della fascia da capitano perché sentono l’attenzione degli altri giocatori addosso. Aspettavano il momento della consegna nello spogliatoio con trepidazione ma con emozioni diverse. Infatti alcuni ragazzi non volevano indossarla per restare più liberi da impegni mentre altri l’hanno indossata senza dire niente ed hanno giocato sicuramente al meglio delle loro possibilità come se la fascia da capitano li trasformasse e li rendesse più coscienti delle loro azioni.

L’aspetto positivo di far provare la fascia da capitano a tutti i giocatori è proprio quello di far capire ai ragazzi che c’ è una responsabilità durante la partita ed è, oltre a dare il massimo delle proprie possibilità, quella di aiutare gli altri a farlo nel migliore dei modi.

Non serve un unico capitano ma oltre al giocatore che porta la fascia ne servono altri 5-6 che tirano il gruppo e lo possono fare solo se sentono la responsabilità della squadra.

Ma quali sono gli elementi da tenere presente nel nominare il capitano?

Intanto che sia competente nel gioco e nel tenere la posizione. Un capitano deve ispirare fiducia nei suoi compagni, valutare le situazioni di gioco e cambiarlo se le circostanze lo richiedono.. Devono gestire bene la pressione, prendere decisioni tattiche e comunicare efficacemente con l’arbitro e con la squadra. Un capitano sicuro di sé ispira fiducia negli altri. 

capitano

Ogni giocatore è diverso dagli altri ed esprime il suo modo di essere capitano. Infatti la prima caratteristica è quella di essere autentici e trasparenti nelle proprie azioni e questo in allenamento lo si nota costantemente in un ragazzo.

capitano

Un capitano deve essere anche mentalmente forte e questa forse nelle giovanili è probabilmente la parte più difficile. Come il mister anche il capitano all’interno di una stagione sarà criticato ad un certo punto, sia all’interno che all’esterno della squadra ed è per questo che deve essere mentalmente forte perchè deve comunque rimanere concentrato e consapevole delle proprie azioni anche mentre è sotto pressione  in modo da poter prendere le decisioni corrette al momento giusto.

capitano

Altro aspetto importante è la comunicazione. Questa è un’abilità richiesta da tutti i capitani. Il capitano dovrà incoraggiare e gestire la comunicazione sul campo tra tutti i giocatori, oltre a mantenere una comunicazione efficace sia con i giocatori sia tra i giocatori e lo staff tecnico.

Tuttavia, questo non significa che l’unica voce da ascoltare sul campo dovrebbe essere quella del capitano. In effetti, il capitano dovrebbe parlare solo quando necessario, potendo mantenere la sua comunicazione concisa e concreta.

capitano

Un buon capitano dovrebbe essere anche emozionalmente disciplinato. Piero, un punto di riferimento per me, un padre, un amico, un compagno con cui ho passato alcuni importanti anni della mia vita mi ripeteva sempre “Fuoco nella pancia ma ghiaccio nel cervello”. 

capitano

Ad esempio, se il capitano si arrabbia con l’arbitro e interroga costantemente le sue decisioni, non può aspettarsi che i suoi giocatori accettino tranquillamente le decisioni arbitrali.

Se il capitano perde l’autocontrollo e sfoga la sua rabbia o frustrazione (sia contro un avversario, compagno di squadra o l’arbitro), avrà perso la capacità di prendere decisioni razionali ed anche la sua partita ne soffrirà; una perdita di controllo emotivo influirà sul tempo, sulla coordinazione e sulla capacità di “leggere” il gioco.

Una perdita di controllo emotivo sarà vista come un segno di debolezza da parte della squadra avversaria aumentando la loro fiducia e indebolendo quella della propria squadra. 

capitano

Altro aspetto importante che un capitano deve ricordare è che mentre il calcio è un gioco di squadra hai a che fare con individui che sono tutti diversi negli atteggiamenti, nel temperamento e nell’esperienza. Quindi deve conoscere i suoi compagni e scoprire i punti di forza e di debolezza di ognuno in modo da poter trattare al meglio con ognuno di loro. 

capitano

Il capitano che impegna del tempo per conoscere i suoi compagni di squadra come persone e non solo come giocatori alla fine otterrà molto più rispetto e impegno da loro.

Ecco perché quando si celebra una vittoria si canta ​”Un capitano, c’è solo un capitano”, E’ un modo per sottolineare il rapporto unico che spesso si crea tra il capitano e una squadra ma bisogna costruirselo giorno dopo giorno.

Son calati gli ufo: Barcellona U12 femminile

Sono passati forse 15 anni da quando  il mio amico Cristian dopo una vittoria sofferta ai campionati regionali di calcio a 5 contro Piacenza commentando la partita esclamava: “son calati gli ufo!” per descrivere che le nostre gesta calcistiche potevano essere paragonate a quelle dei marziani per il valore che avevamo fatto vedere in campo.

Da qualche giorno sorrido al ricordo di questa frase perché leggo che il Barcellona femminile under 12 che ha partecipato al campionato maschile pari età ha sbaragliato la concorrenza maschile vincendo 30 partite su 30 dimostrando di essere di un altro pianeta finendo il campionato a punteggio pieno con 14 punti di vantaggio sulla seconda e 329 gol messi a segno. Quale migliore esclamazione che Son calati gli ufo…le ragazze blaugrana sono sicuramente di un altro pianeta!

“Quando le ragazze affrontano i ragazzi – ha spiegato Maria Texidor, consigliera d’amministrazione del Barça – sono spinte e a dare il meglio, si impegnano ancora di più”.

Come ha scritto il “New York Times“, il Barcellona sta investendo molto sullo sviluppo del calcio femminile. La stessa scelta di inserire le giovanili femminili nei campionati maschili ha un preciso obiettivo: motivare le ragazze e farle apprendere la tecnica inserendole appunto in leghe maschili.

Son calati gli ufo

Anche Atlético Madrid e Athletic Bilbao stanno investendo molto nel calcio femminile, cercando di applicare anche in allenamento  gli stessi metodi dello sviluppo dei giocatori maschili anche allo sviluppo delle giocatrici femminili dando una bella scossa a tutto il movimento del calcio femminile spagnolo.

Non molto tempo fa, racconta sempre Maria Texidor le squadre femminili dovevano allenarsi a tarda sera per non interrompere il programma delle squadre maschili. Istruttori ed insegnanti spiegavano spesso che il calcio non era un passatempo adatto per ragazze. E’ nostra responsabilità come club e come istituzione sociale aggiungere ciò che possiamo a parificare le condizioni in ogni aspetto della vita tra uomo e donna. E sta funzionando: non è esattamente una sorpresa che quando si danno alle donne le stesse condizioni degli uomini per avere successo, hanno prestazioni migliori. “

La storia della nostra squadra ha voluto che dopo la partita della frase “son calati gli ufo” avremmo giocato 5 finali regionali consecutive portando a casa le ultime tre e collezionando un record italiano di risultati positivi consecutivi.

Il mio augurio a queste nuove Ufo di fare sicuramente meglio…

….Vamoooooooooooooooooooooooooooooooooooosssssssssssssssssssssss

Una bella giornata nel centro tecnico del Bologna calcio

Grazie a Claudio Gori e a quella spettacolare realtà che è Rete dei Mister visitiamo il centro tecnico delle giovanili del Bologna calcio a Casteldebole: è stata una giornata fantastica!

Siamo una decina di mister provenienti in gran parte dalla Lombardia e dall’Emilia insieme ad un paio di temerari da Grosseto e da Chiavari accomunati dalla stessa passione spettacolare che è il calcio giovanile.

Veniamo accolti all’entrata da Alessandro Ramello, perfetto padrone di casa (responsabile dell’attività di base) che sorridente ci accompagna nella sala stampa e ci spiega insieme a Davide Cioni (Coordinatore del settore giovanile) il progetto legato alle categorie giovanili del Bologna Calcio.

Bologna calcio

Durante la presentazione scherzo con il mio amico Vittorio piacevolmente ritrovato in questa occasione  (abbiamo fatto insieme un master all’Inter un paio di anni fa) sottolineando che si “respira” una bella aria in casa del Bologna.

Sono ormai anni che si frequentano ambienti professionistici ma la prima impressione entrando a Casteldebole è di tranquillità sia per lo splendido centro immerso nel verde (con tanto di laghetto) che per l’affabilità e la serenità di chi ci accoglie direttamente e anche degli addetti ai lavori presenti negli uffici e sui campi con i ragazzi.

Il progetto presentato ha un respiro ampio: le giovanili del Bologna quest’anno hanno fatto scintille (la Primavera vince il campionato, la supercoppa e il torneo di  Viareggio, gli under 14 sono campioni regionali, gli under 13 sono alle finali nazionali e poi vinceranno il titolo italiano, diversi altri successi a seconda delle annate) e quando succedono queste cose non è mai frutto del caso ma evidentemente anche del percorso che ci sta dietro.

Come ci spiega Alessandro (primo anno per lui al Bologna dopo un ottimo passato alla Juve) per poter gestire un buon progetto all’inizio dell’anno ci deve essere innanzitutto una buona consapevolezza e conoscenza del metodo di lavoro e dell’ambiente in cui si opera da parte di tutti gli attori coinvolti: società, mister, dirigenti, scout, genitori. Ci parla di riunioni con lo staff dove si evidenziano i punti del progetto partendo dalla percezione del lavoro attuale e tentando di evolverlo in positivo tracciando le opinioni dei presenti (istruttori, dirigenti ma anche scout) e portandoli verso la mission societaria vera e propria che prevede di alzare il livello, di creare le condizioni per lavorare e continuare a crescere e di organizzarsi sempre meglio e di formare giovani sempre più forti.

Un ambiente in cui la valutazione del lavoro fatto nelle giovanili, non passa solo dai risultati del campo ma anche e soprattutto dalla crescita dei singoli ragazzi, con l’acquisizione di nozioni tecnico-tattiche, la capacità di rendersi utili alla squadra nelle varie situazioni, l’educazione e il rispetto degli ambienti.

Aiutare e far crescere calciatori pensanti e il lavoro si vede con dati misurabili: in questi ultimi anni è Infatti aumentato notevolmente il numero dei giocatori delle giovanili del Bologna convocati in nazionale a dimostrazione di quanto detto prima.

Il principale obiettivo è quindi creare a Bologna un settore giovanile importante che possa competere con i migliori in Italia (Atalanta, Roma, Juventus, ecc).

Alessandro e Davide ci spiegano che è stato ed è fondamentale curare in modo particolare il rapporto con il territorio e, infatti, la politica di collaborazione che il Bologna calcio ha con tutte le società affiliate e non, della provincia di Bologna (e provincie limitrofe) è molto importante e ricco di iniziative.

L’obiettivo è fare in modo che la società, nonostante il professionismo, non sia una realtà chiusa ma che sviluppi una collaborazione vera e sana con l’esterno.

Si illumina Claudio Gori, ideatore e referente della Rete dei Mister perché mantenere aperto il mondo del calcio è un suo cavallo di battaglia. Mettere in comune le conoscenze senza farle cadere dall’alto ma condividendole e facendole crescere grazie all’apporto di ciascun partecipante.

Andiamo a vedere gli allenamenti sui campi. E’ formidabile…tante annate insieme ad allenarsi vicine nello splendido centro tecnico in mezzo alla natura.

Bologna calcio

Il colpo d’occhio è notevole, provo a pensare a cosa prova un ragazzino ad allenarsi li in questo modo e sorrido perché deve essere fantastico (magari avere ancora l’età per mescolarsi in mezzo a quei ragazzi a dare un calcio al pallone!)

Bologna calcio

Guardiamo gli allenamenti, chiacchieriamo, commentiamo tra di noi i vari esercizi, i vari spunti che ci colpiscono (e ce ne sono tanti). A Roberto, il temerario venuto da Grosseto con alle spalle 8 anni in giro per il mondo con Inter Campus è piaciuto in particolare un esercizio in progressione dall’analitico al situazionale che ci fanno vedere gli istruttori con i 2011 che sottolineava i cambi di direzione, il coprire la palla rispetto ad un avversario, gestire finte e dribbling per poter svolgere un uno contro uno riproducendo una situazione da partita.

Bologna calcio

Colpisce anche il fatto che ci siano tanti istruttori in campo, Alessandro ci dice che si tenta di mantenere il più possibile un rapporto di 1 istruttore ogni 8 ragazzi per garantire attenzione e giusto numero di ripetizioni degli esercizi. Alcune annate non sono ancora a regime ma è un obiettivo primario dell’anno prossimo.

Inoltre un paio di volte a settimana vengono dei mister del settore del calcio a 5 a fare allenamento con le varie annate perché, come molte altre squadre nel settore professionistico, anche qui a Bologna sono già alcuni anni che si sottolinea come alcuni movimenti del calcio a 5 siano molto utili anche nel calcio a 11. Sorrido con Vittorio su questo aspetto perché forte dei 23 anni di esperienza nel calcio a 5 sono molto contento che ormai sia la norma che questi due sport interagiscano nel mondo professionistico giovanile (anni fa sembrava un utopia).

Bologna calcio

Curiosità, schemi di allenamento, schede tecniche mentre tartassiamo di domande Alessandro che pazientemente ci sopporta e risponde a tutto sempre con il sorriso sulle labbra, passando vicino agli spogliatoi notiamo che tutti i ragazzi che rientrano dagli allenamenti si tolgono le scarpe prima di entrare. Passa anche il mister della primavera Troise che ci saluta cordialmente e come se fosse l’ultimo dei ragazzini si appoggia al muro e si toglie anche lui gli scarpini da calcio prima di entrare. Che bel gesto!

Avevo visto una cosa simile solo al Viadana Rugby dove, come a Bologna, nonostante l’ambiente professionistico l’aspetto educativo dei ragazzi e il rispetto per chi lavora per loro (magazzinieri, segretari, ecc.) viene prima delle abilità tecnico tattiche come in ogni buona famiglia di una volta.

Non c’è arroganza, non c’è superiorità…c’è gente che sta bene in quell’ambiente e lo preserva non solo a parole ma con i fatti, quotidianamente secondo valori che, ahimè, non sono più così tanto comuni.

Intanto Luca, un mister della Virtus Entella ritrova un ragazzo che aveva allenato e che è attualmente in forza alle giovanili del Bologna e si perde piacevolmente in chiacchiere tra il sorriso a 32 denti del ragazzo. Tommaso, mister milanese, ne approfitta e ci saluta perché deve andare a prendere l’aereo per rientrare a Milano (forse ha un jet personale che gli permette questi spostamenti o forse più probabilmente ha fatto le corse per non perdersi questa occasione tra un impegno lavorativo e l’altro).

Bologna calcio

Ci emozioniamo intanto e facciamo i complimenti al mister dei 2004 per un bell’esercizio che prevede movimenti in campo per permettere ai ragazzi di fare continuamente scelte adatte alla situazione incontrata tenendo un bel ritmo intenso tra uno contro uno e due contro uno.

Mentre guardiamo l’allenamento dei 2006 e dei 2003 si discute sui tanti temi che ruotano attorno al calcio, con Massimo che non è contento di come si può accedere ai corsi di formazione Uefa, Tommaso e Federico che dibattono su quando e come fare lo Stretching, Luca e Claudio che parlano degli esercizi proposti dai mister per sollecitare o meno il cervello del calciatore, Alberto che sottolinea come le annate dei 2012 e 2013 nella sua società non fanno campionati ma si divertono come i matti al sabato a giocare tra di loro.

E’ bello ascoltare  e interagire nei vari discorsi tra persone che senza sapere quasi nulla degli altri interlocutori, parlano e si appassionano come se si trovassero tra vecchi amici. Non c’è età, non c’è esperienza che tenga, c’è solo passione, tanta.

Continuiamo il nostro percorso tra i vari allenamenti delle squadre e dopo aver  intravisto Pagliuca rientrare negli spogliatoi dopo l’allenamento dei portieri, Alessandro ci accompagna verso l’uscita dopo una giornata passata all’insegna della pura passione per il calcio e per le emozioni uniche che si provano condividendo questo sport.

Mattia, mio figlio che ha cominciato quest’anno a fare l’istruttore, rientrando verso casa mi dice “Adesso capisco cosa provi e perché ti piace così tanto!”. Come dicevo all’inizio…una giornata fantastica!.

Cronaca di una stagione difficile

Far parte del team del misterone.com mi ha permesso di ritrovare una parte di me stesso che negli anni avevo perso per strada.

Ho sempre amato riflettere in silenzio su tutto quello in cui la vita di ogni giorno mi catapulta e,  ancor di più, ho sempre amato condividere questi pensieri con le persone più care. 

Questo blog mi ha permesso di avere un nuovo amico, una nuova persona cara con cui confidarmi nel momento del bisogno.

Così, stasera davanti a pc e ad una tazza di caffè, mi ritrovo a riflettere su questa stagione che sta finendo.

Una stagione travagliatissima, in assoluto la più difficile della mia vita; non sono qui per condividere le mille cause di questo “parto” , avendole già ampiamente analizzate ogni settimana da agosto ad oggi, quanto per raccontarvi ciò che questa annata ha portato in me.

A luglio o ad Agosto, prima di cominciare le attività, sulla carta partiamo probabilmente tutti con ambizioni e motivazioni da sceicchi.

La stagione parte quindi con molta carica, inizia il mio primo anno con i Giovanissimi B 2005 in compagnia dell’amico Cristian (che sfortunatamente è dovuto stare fuori dal campo per tanti mesi causa uno sfortunato incidente).

Ti accorgi però in poche settimane che le premesse non sono rispettate; la squadra non gira in nessun modo e le dure sconfitte continuano a fioccare, con tutti i conseguenti danni al morale di un gruppo  molto fragile.

Ma soprattutto, capisci che il vero “dramma” è senza dubbio percepire di non esser stato minimamente in grado di accendere l’anima di questi ragazzi.

Dopo un chiarimento di novembre necessario con la società, continui a portare avanti la stagione rendendoti perfettamente conto della difficoltà della sfida.  E infatti, a parte qualche rarissimo lampo, la situazione non migliora…anzi!

Sei cosciente di essere ingabbiato in un vortice di negatività totale: gli allenamenti diventano faticosissimi, un qualcosa che vorresti evitare come il dentista e quell’ora e mezza sul campo (per tre volte a settimana) ti porta più stress e rabbia di  8 ore di lavoro quotidiano. 

Sensazioni  mai provate prima, che probabilmente non sono nemmeno stato troppo capace di camuffare davanti a dei ragazzi di 13/14 anni.  E sia chiaro, questo è stato per molti mesi un grosso macigno sulla mia coscienza. 

Dopo tante delusioni e tante aspettative spesso riviste, il campionato termina malamente con un penultimo posto in classifica. È quindi tempo di nuovi obiettivi per il riscatto: i tornei primaverili.

Un giorno di Aprile, dopo una delle tradizionali e continue riflessioni di cui parlavo prima, osservando vecchi e bellissimi ricordi ebbi un’illuminazione.  Semplicemente, mi accorsi di aver sbagliato tutto!  Avevo impostato l’annata senza ascoltare ciò di cui questo gruppo di ragazzi aveva bisogno: divertimento, serenità. Li avevo bombardati per mesi di tantissime cose diverse, senza accorgermi che non si stavano minimamente divertendo nelle loro ore di svago settimanale (e di conseguenza era impossibile pretendere qualcosa ).  E, manco a farlo apposta, era proprio quello che stava succedendo a me.

Corsi subito il giorno dopo a SCUSARMI con loro per tutte queste mie mancanze, gli rinnovai la mia fiducia e cercai da quel giorno di liberargli la mente il più possibile e alimentargli quell’entusiasmo fanciullesco nel rincorrere il pallone, in modo da finire col sorriso quest’anno calcistico.

La stagione deve ancora terminare, ma da quel giorno qualcosa è cambiato davvero.

Il torneo Scirea, un importante torneo organizzato dalla Juventus Club Parma che sulla carta ci dava già sconfitti con 6 gol subiti a partita, si sta rivelando spettacolare (per la nostra dimensione) e pieno di sorprese.

Vari ragazzi sono stati adocchiati e qualcuno ha ricevuto importanti chiamate,  ma soprattutto con immenso piacere ho notato che tutto il lavoro affrontato con rabbia, stress e nervosismo nei grigi mesi precedenti non è stato affatto tempo perso e che la maggior parte di loro ha raggiunto un ottimo livello di prestazioni.  

Vedere una squadra giocare alla pari (talvolta meglio) contro avversarie arrivate nei primi 2 posti dei rispettivi gironi, e quindi giocatori CRESCIUTI,  è stata già una enorme soddisfazione.  Gioire per una splendida vittoria mercoledì scorso è stata un’emozione unica, che ci ha ridato tanto entusiasmo e tanta forza.

-Perchè ho scritto questo articolo?-

Come vi ho già detto, amo condividere le mie riflessioni. A volte lo scarso tempo libero ostacola questo processo.

Ma la cosa più importante che ho acquisito da questo anno devastante per tutti (si, lo devo dire) è che non è mai troppo tardi per ammettere gli errori e provare a cambiare le cose. 

Anche di fronte ad 8 mesi di bastonate violentissime e di motivazioni sotto terra, è sempre cosa giusta continuare a lottare…improvvisamente può arrivare qualche raggio di sole a riscaldare la situazione.

Pur non meritandomi di prendere tutte le colpe,  l’annata 2018-2019, come già detto,  è stata molto preziosa come esperienza, ma allo stesso tempo  molto pesante per la mia autostima. 

Il mio carattere e i miei valori mi hanno portato dopo questo “parto” a fare un passo indietro e a ripartire da capo,  con bambini di un’età che penso scoraggerebbe la maggior parte degli allenatori lettori di questo blog: classe 2012!

La mia missione, oltre ad aver bisogno di ritmi più tranquilli, è quella di trasmettere tutto ciò che ho imparato in questi anni con le classi 2005, 2004, 2003  a bambini di 7/8 anni, per far si che arrivino pronti alle annate successive e abbiano una esperienza di scuola calcio soddisfacente e completa.  Negli anni sulla mia pelle ho vissuto infinite lacune e mancanze che hanno ostacolato il mio lavoro e quello dei miei colleghi delle “classi grandi”.

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Una cosa è certa, vi ho raccontato tutte le nostre disavventure, ma nell’album dei ricordi la foto di questi ragazzi sarà per sempre presente.  

Grazie ragazzi!

La morale è sempre quella………….NON MOLLARE MAI!

 

 

 

 

Perché i giocatori lasciano la squadra?

I molti tornei che si svolgono in questo periodo permettono di incrociare molte persone che negli anni si conoscono nelle varie società. Si parla del l’annata appena trascorsa e del futuro soprattutto e siccome la maggior parte delle squadre hanno già fatto un po i loro conti in casa propria è questo il periodo in cui sia in mister che i giocatori scoprono chi si ferma e chi parte e in alcuni casi anche se la squadra ha o meno abbastanza giocatori per continuare la stagione successiva. Ma perché i giocatori lasciano la squadra? Qual è il motivo principale?

In questi anni ho avuto il piacere di lavorare con molti giocatori delle giovanili ed è sempre difficile perdere uno di loro con cui hai vissuto un periodo della tua vita. Ognuno di loro ha qualcosa di diverso che offre alla squadra, ai suoi compagni e a me allenatore. Un’autentica ricchezza (anche quei ragazzi che sembrano più rompicoglioni).

lasciano la squadra

C’è chi va via perché attirato da squadre più importanti e c’è chi va perché scontento del gruppo o del mister o del lavoro svolto durante l’anno. I motivi sono tanti ed e difficile in genere ridurre tutto ad un motivo unico.

Come mister dobbiamo sempre valutare il percorso e le opportunità che abbiamo dato.  Se la nostra spinta di fondo è stata quella di sviluppare i giocatori in modo che raggiungano il livello più alto possibile nello sport e nelle relazioni personali allora significa che abbiamo fatto il nostro lavoro nel migliore dei modi e che, se il giocatore non resta, ha avuto comunque un’opportunità di vivere un’esperienza che magari sul momento non è stata completamente appagante ma che negli anni verrà sicuramente rivalutata ed apprezzata se, non altro per la coerenza con cui l’abbiamo portata avanti.

E’per questo che un mister deve sviluppare meccanismi di valutazione trimestrali. Ogni “100 giorni” è necessario rivedere gli obiettivi iniziali e rivedere i dati per confermare o meno il progetto iniziale.

Questa settimana ho sentito parlare di una squadra che si è dovuta sciogliere perché non ci son abbastanza giocatori per andare avanti l’anno prossimo.

Quando ho chiesto perché diversi giocatori se ne stanno andando mi è stata data una lunga storia di partite perse,  mi è stato detto che i giocatori hanno perso interesse e i genitori hanno “alimentato” il malcontento generale . 

E ‘un peccato perché penso sempre se all’inizio non si sarebbe potuto evitare un simile epilogo. Probabilmente in quella squadra c’erano aspettative non chiarite ad inizio stagione e questo ha portato a scoprire a metà strada che non erano preparati  o che l’allenatore non era interessato o i genitori non avevano davvero chiaro quali erano le direttive reali della squadra.

E’ quasi sempre un problema di organizzazione. A volte è la società ad essere inesistente, a volte è il mister a non essere in grado di apprezzare i ragazzi che ha in squadra, a volte sono i genitori che hanno aspettative diverse e non capiscono cosa sta realmente succedendo soprattutto ai loro figli.

E’ per questo che è molto importante mettersi in gioco tutto l’anno, partecipare a serate di formazione, organizzare incontri con i genitori creare occasioni per conoscere i propri giocatori oltre all’allenamento e alle partite.

Altrimenti si rischia di perdere il divertimento. L’apprendimento, la possibilità di crescere e tutte quelle occasioni sociali che accompagnano l’essere in una squadra (pizza, serate, eventi sportivi da andare a vivere assieme, ecc.)sono aspetti fondamentali che sviluppano una sana rete di relazioni e confronto ma soprattutto sono quello che ci fanno divertire ed apprezzare quello che facciamo. 

lasciano la squadra

Questi aspetti a fine stagione devono essere valutati da ogni mister  e presi in considerazione nella programmazione dell’anno futuro.

Capire e sottolineare i punti di forza (per fortuna un po ne abbiamo e in genere ci dilunghiamo  a parlarne) ma anche i punti deboli (anche qui ne abbiamo tanti ma a volte facciamo finta di dimenticarcene) per poter migliorare.

MI è sempre rimasto in mente il titolo di un incontro a cui partecipai insieme ad alcuni miei coetanei quando avevo attorno a 16 anni: “Grandi perché limitati. Capire che abbiamo dei limiti è il primo passo per organizzarci e migliorare”. 

E per questo che la mia speranza è che tutti quei giocatori (ragazzi prima di tutto) che lasciano una squadra si uniscano ad un altra squadra dove possano ottenere il meglio per loro e possano avere la possibilità di esprimersi sia tecnicamente che personalmente  per continuare il loro percorso di crescita. Un cambiamento che gli possa tornare utile.

Noi gli abbiamo dato la nostra opportunità di divertimento.

A quanti stanno cambiando primo obiettivo: continuare a divertirsi o cercare un progetto che vi permetta di farlo!

In bocca al lupo!!!

La stagione sta finendo…mister, sei pronto per la prossima?

Ormai siamo alle battute finali della lunga stagione che ci ha visto protagonisti quest’anno. Come Mister sei pronto per la prossima stagione? 

Al termine della stagione sportiva ogni mister deve tirare le somme di un’annata di lavoro fatto assieme. È un bilancio che può diventare un patrimonio condiviso tra tutti gli attori coinvolti (mister, giocatori, dirigenti, direttori sportivi, ecc.) a cui attingere per la personale crescita umana e sportiva di tutti.

Riguardando le schede dei ragazzi bisogna valutare tutti i singoli obiettivi che avevamo pianificato e tracciare il percorso dell’anno evidenziando quanto questi hanno progredito (o meno) nel corso della stagione.

Per gestire una relazione su ogni singolo giocatore è fondamentale partire da dei dati oggettivi misurabili (presenze ad allenamenti, partite, minuti giocati) per passare poi a dati soggettivi relativi all’osservatore di comportamento o disponibilità (atteggiamenti negli spogliatoi, disponibilità durante le partite, ecc.).

Quando i ragazzi ci vengono affidati noi abbiamo la responsabilità di farli crescere sia dal punto di vista tecnico e tattico (obiettivi per categoria) che dal punto di vista umano e sociale (dinamiche di gruppo, capacità relazionali ed educative). 

Ci sono tanti esempi di schede di valutazione dei ragazzi. Ogni mister deve “sposare” la scheda che più gli piace e che lo fa sentire a suo agio nel compilarla come quando affrontiamo obiettivi tecnici e tattici. Per fortuna non c’è un unico modo di allenare e ogni mister trova il suo modo di farlo. Anche nell’organizzazione dei dati non c’è un unico modo di fare le cose ma l’importante è che i dati siano raccolti e siano leggibili in modo chiaro secondo una pianificazione e programmazione adeguata studiata ovviamente ad inizio dell’anno e verificata in itinere.

Mentre si compie la valutazione dei ragazzi ogni mister dovrebbe anche valutare il suo percorso sottolineando i punti di forza e i punti deboli dell’annata mentre sono ancora “freschi”. Ad esempio, hai completato il percorso che ti eri prefissato o hai avuto impedimenti a farlo? Se si quali?

stagione

Un mister infatti si deve sempre mettere in gioco. Nel momento in cui compie l’autovalutazione del proprio percorso dovrebbe anche avere la lucidità di capire quali sono gli argomenti che vorrebbe approfondire (insicurezze ma anche situazioni innovative) e a questo proposito capire e identificare esperienze, corsi e occasioni di formazione da svolgere per potenziare le proprie conoscenze. 

Ragionando poi sul prossimo anno come mister poi bisogna ragionare su un pò di cose: 

Stai con i tuoi giocatori la prossima stagione e passerai ad un altra fascia di età? Stai per allenare una fascia di età diversa con palle e porte di dimensioni diverse? Sei pronto a questa nuova fascia di età?

Quindi anche se le domande di esempio sono banali nel caso in cui devi cambiare campionato assicurati di avere tutte le informazioni necessarie e di saperle applicarle al momento giusto. Vi assicuro che per alcuni non è scontato.

Esempi di problematiche organizzative. Le partite di campionato sono giocate lo stesso giorno di quest’anno nella prossima stagione? Se le tue partite verranno giocate in un giorno diverso, hai controllato che tutti i tuoi giocatori siano disponibili per giocare quel giorno? Hai stabilito con la società i giorni di allenamento per la prossima stagione? Tutti i giocatori possono fare le serate e le ore che hai scelto?

Alcuni dei giocatori se ne vanno? Con la tua società dovrai recuperare altri giocatori? Se è così stabilisci già un giorno per le prove per trovare nuovi giocatori per la tua squadra. Pianifica alcune incontri in modo che i giocatori si vedano durante l’estate (grigliate o magari partelle in diversi sport). Senza essere troppo insistenti ma in alcune annate conviene mantenere la squadra unita e aiutare, incontrandosi, lo spirito di squadra.

Invita i tuoi giocatori a guardare i video di tutte le partite di calcio che possono nella stagione di chiusura. Questo li aiuterà a capire meglio il flusso del gioco e a rimanere concentrati su quanto dovranno praticare nella nuova stagione.  

Altro aspetto da non sottovalutare…hai verificato se i tuoi aiutanti sono disponibili per la nuova stagione? 

Queste sono solo alcune “pillole” elencate qui solo per stimolare una presa di coscienza che per alcuni è banale ma che sicuramente (visto il comportamento di molti mister sul campo anche quest’anno) per alcuni non è assolutamente scontato.

Prossimamente su questo sito verrà aperta una sezione adibita a questi aspetti organizzativi dell’essere mister…se ti interessa STAY TUNED … come va di moda dire adesso!

Marcelo “El loco” Bielsa… “Give the goal”

In questi giorni tutti parlano de “El loco” Bielsa per il clamoroso gesto di fairplay imposto ai suoi giocatori nella partita Leeds-Aston Villa.

E’ bello che personaggi pubblici in circostanze importanti (si stava giocando la premier) diano esempio di sportività e di correttezza. Nelle giovanili dovrebbe infatti essere normale che i ragazzi si comportino in questo modo ma non sempre accade specialmente se a non farlo per primi sono i cosiddetti educatori (mister, dirigenti, guardalinee) e in tv e sui campi si vedono tanti aspetti negativi purtroppo.

Ma in questo caso Bielsa ha superato tutti , ancora una volta. Quante volte si riprendono i ragazzi durante l’allenamento perché qualcuno non fa quello che dovrebbe oppure manca di rispetto ad un compagno? I ragazzi devono imparare soprattutto due cose: giocare a calcio e rispettare le regole.

Personalmente io cerco di insegnare le due cose e i ragazzi sanno bene come la penso e che devono tentare di seguire le regole che abbiamo concordato insieme. E’ un rispetto che ci si costruisce sul campo, passo dopo passo e con l’esempi di tutti i giorni. Poi è chiaro che molti, a quell’età sono vivaci, ma è normale che sia così. L’importante è che capiscano che non devono “imbrogliare”.

Il nostro scopo di mister delle giovanili è infatti dare un’opportunità ai ragazzi di poter crescere. Per poterlo fare bisogna dare innanzitutto l’esempio e leggere le situazioni che si vengono a creare, di volta in volta.

E’ per questo che è importante il gesto di Bielsa perché evidenzia a tutti che è un comportamento possibile ed efficace anche ad alti livelli. Lo chiamano “El loco” , letteralmente il pazzo ma ha sempre dimostrato correttezza e più carattere che molti altri suoi colleghi. Lo può fare perché è un mister “presente” e che si occupa dei suoi ragazzi costantemente.

Nella sua eccentricità, ad esempio, al Leeds per prima cosa si è fatto installare un letto e un fornello in uno stanzino del centro di allenamento, ottenendo lo stesso anche per il suo staff, col quale passa le serate in interminabili sessioni di studio fra lavagne, appunti, computer e video. Uno che c’è, insomma.

Nella partita Leeds-Aston Villa, l’episodio specifico a cui ci si riferisce si è svolto con il tecnico argentino, in accordo con l’arbitro, che ha chiesto ai suoi giocatori di lasciar segnare gli avversari alla ripresa del gioco, nonostante il Leeds stesse quasi per vedere realizzato il sogno Premier inseguito da 15 anni.

Il Leeds aveva appena segnato un goal con Klich che però si era rifiutato di buttare fuori il pallone per l’infortunio alla gamba di un avversario dell’Aston Villa rimasto a terra.

Bielsa allora ha detto ai suoi giocatori: “Restituite il goal” – “Give the goal”. I giocatori del Leeds gli hanno ubbidito. Pensate che si stato facile per i giocatori?

Non è stato un gesto ininfluente perché con quel goal il Leeds dovrà giocare i playoff per essere promosso in Premier League cosa che invece non sarebbe successa se il Leeds avesse vinto e prima di ordinare “Give the goal” il Leeds vinceva 1 a 0 con un uomo in più per l’espulsione per proteste di un giocatore dell’Aston Villa. Praticamente promozione diretta in Premier dopo un campionato a 24 squadre massacrante…invece no…Bielsa ordina “Give the goal!”…tu, mister, l’avresti fatto?

Marcelo Bielsa ha mostrato a tutti, ancora una volta, di non avere eguali al mondo. Non deve essere stato facile neanche per i giocatori ma nonostante la posta in palio hanno portato rispetto al mister per quello che ha fatto “prima”, per il rapporto che ha creato con loro.

Anche se la promozione in Premier League è rimandata il “mondo Leeds” è totalmente impazzito dal personaggio Bielsa. Tifosi, giornalisti, tassisti, tutti parlano di lui come un mito. Una leggenda anche prima di questo episodio.

Se lo chiamano “el Loco” una ragione ci sarà e non solo per la storica ossessione per i video, i discorsi da guru, le metodologie di allenamento e gli schemi imprevedibili (e’ stato il primo a giocare con un 3 3 1 3 con difesa alta, passaggi rapidi e uno stile offensivo).

La sua squadra ha tenuto un ritmo forsennato per tutta la stagione ma dietro c’un lavoro minuzioso in cui Bielsa e il suo staff gestiscono anche i minimi particolari. I giocatori, ad esempio, vengono pesati ogni mattina e, utilizzando una sorta di scanner, vengono tenute sotto controllo massa magra, massa grassa e massa ossea.

El Loco poi non lascia nulla al caso: registra ogni seduta di allenamento e la rivede con i giocatori, mostrando loro errori o disattenzioni, li martella con interminabili sedute di tattica, in modo che ognuno sappia sempre dove stare e cosa fare in ogni situazione ed è ossessivo persino sulla lunghezza dell’erba del campo di allenamento.

I giocatori lo giudicano severo ma lo ammirano e lo rispettano soprattutto per il suo esempio. Famosa la sua foto in cui raccoglie i rifiuti intorno al campo di allenamento.

Anche dal punto di vista calcistico Bielsa si è guadagnato subito il rispetto dei giocatori per la tipologia di gioco che sviluppa. Dal punto di vista tattico infatti il Leeds avanza velocemente in verticale, ma la costruzione del gioco è comunque intrapresa palla a terra senza lanci lunghi. il Leeds tenta di iniziare l’azione sempre con un passaggio corto, con le mani o i piedi del portiere, anche sotto la pressione degli avversari a ridosso dell’area di rigore. Non è forse questo che insegniamo continuamente ai nostri ragazzi nelle scuole calcio?

il vero gioiello sono i reparti di attacco e di centrocampo che ruotano continuamente. Bielsa pretende la coordinazione dei movimenti tra terzino, mezzala e ala. Spesso si vedono azioni con inserimenti dei centrocampisti che partono da lontanissimo per scivolare alle spalle di metà dei difensori avversari proprio grazie allo scambio con i giocatori di fascia.

Il Leeds (in realtà tutte le squadre di Bielsa) puntano a sfruttare molto l’ampiezza per creare sempre una minaccia doppia in avanti sia dalla fascia che tramite l’inserimento del centrocampista. Ci vuole tecnica, fisico e mentalità per sostenere questo tipo di gioco e il Leeds è tutta la stagione che lo porta avanti. E’ per questa mentalità che i giocatori hanno rispettato il comando di Bielsa, perché sia dal punto calcistico che delle regole hanno lavorato molto durante la stagione ed è il loro stile.

El loco Bielsa…probabilmente un uomo di alti tempi, come ce n’erano una volta! Vero maestro di tattica e di tecnica ma anche di gestione del gruppo.

In una recente intervista ha affermato: “Il migliore giocatore è quello che arriva più in alto ma non in assoluto bensì considerando da dove è partito. Perché il più bravo in partenza non ha meriti: ha ereditato tutto dalla sua genetica. Nel calcio io pretendo la passione per sviluppare le proprie qualità. E al migliore diamo privilegi, invece dovremmo dargli obblighi in più, perché i privilegi provocano individualismo. Dobbiamo far crescere ogni giocatore secondo le qualità che ha. Se una squadra è unita non significa che vincerà di sicuro. Però è certo che se è disunito il team, non si vince. E’ necessario rispettare il cammino di tutti e valutarlo e premiarlo per quello che uno può dare, tutti insieme, continuamente”.

El Loco…un pazzo…forse non così tanto…,Bielsa grazie di esistere!!!