Far crescere i ragazzi

Spesso i mister si rendono conto nelle prime settimane della stagione, dopo le prime partite se la loro squadra è al giusto livello competizione in vista del campionato. Far crescere in ragazzi non è mai una cosa semplice ma richiede programmazione, impegno e costanza senza guardare troppo ai risultati in partita ma ai singoli obiettivi che ci concordano con i ragazzi.

Nelle squadre dilettanti spesso ci si trova ad avere gruppi eterogenei con diversi ragazzi bravi ma anche con diversi ragazzi che hanno problemi sia atletici che tattico-tecnici.  Per alcuni mister questa situazione  può diventare un problema perché in allenamento o in partita non riescono a gestire questa diversità. Non c’è una ricetta definitiva ma uno dei modi per risolvere questa situazione è stabilire con ognuno dei ragazzi una serie di obiettivi da raggiungere.

I ragazzi si sentiranno stimolati per le loro capacità e nel medio periodo si riuscirà a trovare il giusto equilibrio per far giocare assieme tutti senza rischiare troppo il risultato. Da parte del mister chiaramente ci sarà più fatica a programmare esercizi personalizzati e allenamenti che tengano conto degli obiettivi fissati ma ne vale sicuramente la pena.

Stabilire con i ragazzi un legame forte e lavorare per singoli obiettivi misurabili è anche molto utile perché è uno dei modi per sviluppare una mentalità vincente. Alcuni mister creano questa mentalità lavorando su esercizi con molta intensità e pressione incitando continuamente i ragazzi sia in allenamento che in partita mentre altri mister lavorano sulla intuizione e sulla creatività restando più silenziosi e gestendo le correzioni a tu per tu con i ragazzi.

Non c’è un metodo giusto (per fortuna!!!) ma a seconda dei ragazzi che ci troviamo davanti e della nostre convinzioni sia l’uno che l’altro metodo possono risultare più meno efficaci.

Dare degli obiettivi ai ragazzi sia singoli che di squadra serve a creare quella mentalità che servirà in partita a sfruttare il valore aggiunto del gruppo.  Gli obiettivi devono essere misurabili  con ruoli e compiti e mezzi adeguati ad ogni ragazzo per raggiungere la meta.

Il ragazzo deve sapere cosa deve fare, e capire che può farlo.

Per far crescere una giusta mentalità vincente nel giocatore bisogna scegliere gli obiettivi in base al rischio: giocare ad esempio in più ruoli sul medio periodo porta i ragazzi a non avere paura di sbagliare.

Nella categoria esordienti i ragazzi devono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più.    E’ importante in allenamento simulare parte della pressione che può esserci in partita creando condizioni pari a quelle che si trovano contro gli avversari in modo che i giocatori riescano a sviluppare la giusta mentalità “allenandosi” durante la settimana sia tecnicamente che mentalmente.

Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile anche se purtroppo molti allenatori alimentano l’opposto facendo in modo che i ragazzi sviluppino una mentalità che teme gli errori più di quanto si possa desiderare il successo.

Bisogna abbassare il livello di ansia che i ragazzi e lavorare sul loro autocontrollo e sulla loro autostima che sono due qualità fondamentali per valutare le varie situazioni che possono nascere in partita. 

Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.   Una brutta sconfitta come una bella vittoria va analizzata e ridotta a singoli obiettivi da definire e da affrontare per migliorarsi o per rafforzare la programmazione che si sta svolgendo.

La sconfitta o la vittoria quindi non porta vantaggi al mister nel senso che il mister non è bravo se vince o se perde (come molti mister pensano) ma nelle giovanili è bravo il mister che riesce a trovare il giusto equilibrio per far crescere i ragazzi insegnandogli i fondamentali tecnico e tattici e una giusta mentalità vincente.

Provate a fare una lista dei vostri ragazzi e a stabilire 5 obiettivi minimi da raggiungere per ogni ragazzo da qui a dicembre. Vi accorgerete che per compilare questa lista in modo opportuno e renderla efficace non è così semplice.

Dovrete gestire con ognuno dei ragazzi una relazione forte e concordare scadenze e impegni per raggiungere l’obiettivo. Programmare allenamenti per permettere di eseguire e valutare i singoli obiettivi.

Se si lavora in questo modo oltre ad aver partecipato efficacemente nella crescita e nello sviluppo dei ragazzi anche i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Provare per credere.

Quando un allenatore è competente?

Alcune sere fa in una rimpatriata con giocatori e mister frequentati ormai secoli fa mi è stata posta la domanda a bruciapelo: “Quando un allenatore è competente?”. 

Sembra una domanda semplice ma la risposta può non essere così scontata visto il panorama dei mister che abbiamo in giro per le nostre provincie.

Sul campo infatti troviamo diverse categorie di mister. Gli allenatori più quotati in genere sono quelli che hanno ottenuto risultati negli anni passati. Sono dotati di abilità  indiscutibili, non sono più giovanissimi e spesso sono troppo gelosi del loro sapere. Propongono un modello di gioco funzionale che probabilmente gli ha dato soddisfazioni in passato e i ragazzi si devono adeguare a questo modello e al comportamento spesso non molto ortodosso del mister. 

Oppure si trovano allenatori giovani capaci ma con poca voglia di approfondire gli argomenti di studio necessari a creare solide basi per poter gestire i giovani. Cambiano spesso società per trovare l’ambiente adatto a valorizzarli ma durante l’anno succede sempre qualcosa che li porta a rompere l’ambiente e così l’anno dopo ricominciano in un’altra società.

Ovviamente ho estremizzato due aspetti dei mister che troviamo per valorizzare i mister “equilibrati” che per fortuna troviamo ancora e che affrontano l’essere mister come una scelta di vita. Che bello quando li incontri!

Te ne accorgi subito dal rapporto che hanno con i ragazzi, dal loro modo di stare in campo, dalle modalità di gestire le varie situazioni.

In genere sono persone che amano mettersi in gioco e che hanno una mentalità aperta ai cambiamenti che specialmente in questi ultimi anni bisogna affrontare con le nuove generazioni.

Sono persone che hanno le proprie idee ma che sono disposti a rivederle continuamente cercando di studiare e prepararsi per restare fare al meglio il proprio compito. Per tornare alla domanda iniziale: “Quando un allenatore è competente?” risponderei che un mister è competente quando sa far le cose che insegna ma sa anche gestire le varie situazioni con i ragazzi e lo trasmette in modo trasparente tramite il suo modo di fare senza secondi fini.

A volte quindi troviamo persone che sanno fare (calcisticamente parlando) ma che non sanno gestire. Oppure il contrario, persone che con i ragazzi si trovano bene ma che hanno conoscenze tecnico tattiche scarse o abbozzate. Spesso poi troviamo persone che sono preparate sia dal puto di vista calcistico che della gestione ma che hanno secondi fini personali e in nome di rimborsi o di una possibile carriera effettuano scelte non funzionali nei confronti dei ragazzi.

A mio avviso un buon mister deve sempre mettersi in gioco su questi aspetti e non perdere occasione per studiare. Le principali aree tematiche su cui prepararsi continuamente sono, a mio avviso, l’area motoria relativa alle capacità condizionali ed a quelle coordinative, l’area tecnico tattica e l’area psicologica.

Negli ultimi anni ci sono molti ragazzi che provengono dalla facoltà di scienze motorie ed è una ricchezza da valutare ed approfondire. Per chi non lo è già di suo il poter collaborare con un preparatore atletico competente è sicuramente un valore aggiunto. Personalmente negli anni alcuni esercizi li ho rivisti e rivalutati in base ad obiettivi coordinativi o di agilità in modo da ottenere oltre all’aspetto tecnico anche un vantaggio fisico motorio.

Continuare a studiare e ad essere curiosi rispetto a quello che succede nel calcio attorno a noi e se possibile individuare un mister a cui fare riferimento. Una sorta di tutor che deve essere in grado di stimolarci e favorire la nostra crescita formativa. A volte interpretare e toccare con mano il metodo di lavoro di un altro mister (che stimiamo) porta a valutare aspetti che magari davamo per scontato.

Anche frequentare i corsi che vengono proposti in giro sono belle occasioni per mettersi in gioco. Anche i famosi patentini della figc tanto discussi quanto obbligatori. Penso che bisogna cercare di sfruttare al meglio questa occasione e prendere il meglio sia dalle lezioni che soprattutto dai mister che partecipano in modo da creare una rete funzionale e un proficuo scambio di conoscenze futuro.

Manteniamo però una nostra identità e un nostro spirito critico. Non esiste una verità assoluta che funziona ma esistono interpretazioni che si adattano all’ambiente in cui stiamo agendo. Sarà il nostro valore aggiunto poter capire e interpretare i ragazzi che ci affidano e dare loro il  nostro sapere nel miglior modo possibile.

Anni fa partecipai a dei corsi sull’organizzazione del lavoro TECNICO-TATTICO in cui si svolgevano i metodi di lavoro ideati da autorevoli studiosi (Wein e.Coerver). Sembrava che non ci potesse essere altro e che chi non svolgeva questi metodi non potesse fare il suo lavoro al meglio.
Secondo la mia esperienza invece pur rispettando tutte le ideologie e i metodi che ci sono in giro bisogna avere le proprie idee ed prendere i concetti contenuti in qualsiasi metodo di lavoro per collocarli, inserirli ed ordinarli all’interno del proprio gruppo a seconda delle esigenze e delle necessità.
Non esiste il metodo per eccellenza ma ne esistono tanti per fortuna.

Quindi come risposta finale direi che ogni mister deve sviluppare un ottimo spirito critico che gli permetta di interpretare le conoscenze (il sapere di calcio), di sapere gestire le varie tipologie di gruppo che si trovano senza condizionarlo ad un modello preciso ma valorizzandone le particolarità e che tutto questo si capisca senza tante parole ma dal comportamento che il mister tiene sia dentro che fuori dal campo.

Alla cena mi sono meritato una birra,,, voi cosa ne pensate?

TESI UEFA PRO – Maurizio Sarri “La preparazione settimanale della partita”

Tante volte a noi allenatori sarà capitato di fantasticare sul mondo delle squadre di Serie A, o comunque del professionismo, cercando di immaginare anche i più minimi dettagli sulla vita di spogliatoio a quei livelli. 

Girovagando su internet in cerca di spunti nuovi, mi sono imbattuto in una tesina dal titolo molto interessante: “la preparazione settimanale della partita”.

La tematica è sicuramente una tra quelle che hanno occupato le più importanti riflessioni nella mia testa… e penso in quella di molti.

Sono inimmaginabili tutte le volte che mi son trovato a chiedermi “io divido tutto il lavoro in 2 o 3 allenamenti, chissà come sarà dividerlo in una settimana”.

Casualmente quando ho trovato questo link, stavo giusto iniziando ad organizzare il lavoro con la mia prossima squadra di pulcini, con cui farò solamente due allenamenti. Questo ha ulteriormente aumentato la mia curiosità!

Subito non mi accorsi dell’autore della tesina, scorrendo velocemente le pagine del pdf per la prima panoramica generale.  Ma con maggiore attenzione, mi accorsi che l’autore era un certo Maurizio Sarri, oggi allenatore della Juventus. 

La tesina risale alla stagione 2006-2007, quella in cui  Sarri subentrò all’esonerato Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo.  Questo aumenta il romanticismo del testo, perchè rappresentava il periodo della gavetta di uno degli allenatori più famosi dei nostri giorni. Sicuramente dall’Arezzo al Chelsea o alla Juventus e a distanza di 12 anni,  qualcosa sarà cambiato. Ma è comunque una lettura molto interessante e rende bene l’idea del mondo del lavoro di un allenatore professionista.

Ecco il link; buona lettura!

 

Crescere giocando a calcio

L’anno prossimo insieme ad altri compagni sarò il mister di una squadra di esordienti  composta da circa 24 ragazzi. Sono già state fatte le riunioni di rito e i commenti circa l’annata passata e gli obiettivi futuri e mi ritrovo da qualche giorno a pensare preparando l’incontro di staff alle strategie comunicative e tecniche da adottare con il nuovo gruppo di ragazzi per perseguire l’obiettivo principale che sempre per me è prioritario quando prendo in carico una squadra e cioè quello di crescere giocando a calcio.

 

 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

L’arricchimento personale del ragazzo insieme alla crescita tecnico-tattica deve essere il principale obiettivo da raggiungere (o perlomeno provarci) tramite una attenta programmazione.

Incontrando varie situazioni calcistiche in questi giorni sento spesso parlare di ragazzi che faticano sempre più a compiere il giusto e completo percorso di crescita sportiva per poi emergere sia come calciatore e di conseguenza anche come persona.. Come prevenire queste situazioni nonostante (come in tutte le squadre) ci siano ragazzi che hanno velocità diverse di apprendimento e risorse sia fisiche che tecniche molto diverse tra loro? 

Vorrei che al termine del mio mandato molti di questi aspetti fossero risolti e la risposta che mi sono dato è quella che è necessario RImettersi in gioco e Rivedere passo passo tutte le possibilità e le strategie che si possono utilizzare.

Infatti anche se sono diversi anni che sono sul campo (mia moglie dice troppi  ormai) penso che sia questa la vera sfida che ci attende nei prossimi anni e cioè quella di non pensare di essere pronti perché già esperti ma di continuare a metterci in gioco per essere tecnici sempre più preparati  e competenti su più fronti in quanto la crescita tecnico-tattica di un giovane giocatore va di pari passo con quella sociale del ragazzo o ragazza che comincia a vivere la sua vita con tutte le tipicità dell’età di riferimento.

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Prima di tutto è necessario stabilire un percorso con tante tappe in modo da poter valutare la situazione in qualunque momento poi definire poche regole ma chiare.

Ogni mister deve avere chiaro alcuni aspetti fondamentali, innanzitutto essere figure di riferimento. E’ fondamentale perché i ragazzi compiono un percorso di crescita individuale prendendo riferimento dalle persone che li circondano. Specialmente da quelle che li avvicinano ai fondamentali del calcio aiutandoli a sviluppare le loro qualità nel migliore dei modi, e mostrando poi come utilizzare quanto appreso all’interno del sistema complesso di gioco. Non saprei indicare altre situazioni di vita dove i ragazzi sono coinvolti in un così alto livello di emozioni e di variabili personali. 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

Difficoltà crescenti. Un bravo allenatore dovrà proporre di volta in volta difficoltà che i ragazzi comprendono e riescono ad affrontare secondo le loro capacità.  I ragazzi devono avere il tempo per stratificare le conoscenze in modo da arrivare da soli a trovare le soluzioni alle problematiche che si ritroveranno a dover affrontare sul campo da calcio (e non solo).

Programmazione precisa. Schemi motori, utilizzo del pallone, progressione didattica tecnica e tattica, integrazione con la squadra, sviluppo della struttura fisica, ecc. Dobbiamo interrogarci e preparare i nostri allenamenti secondo una programmazione precisa e ordinata in modo da tenere sempre presenti in ogni allenamento gli aspetti appena indicati.

Giocare le partite. Si può pretendere un buon gioco collettivo se i gesti tecnici sono chiari a tutti i giocatori della squadra. Lavorare quindi sullo sviluppo del gioco in entrambe le fasi (possesso e non possesso), unitamente all’attività per il costante miglioramento delle abilità tecniche. Per questo è fondamentale giocare e partecipare attivamente alle partite. La partita deve quindi essere considerata come un momento di crescita a livello didattico non come un mezzo rivolto esclusivamente all’ottenimento di un risultato personale. Vincere fa piacere a tutti ma il modo in cui in cui si ottiene la vittoria (o la sconfitta) è decisivo per lo sviluppo di un ragazzo.

Impegno, costanza e divertimento. Dobbiamo trasmettere ai ragazzi che nella preparazione sportiva come in ogni situazione della vita, è sempre necessario mantenere alti l’impegno e la costanza per raggiungere sia gli obiettivi prefissati a livello individuale, che per ognuno possono essere in parte diversi, sia quelli della propria squadra di appartenenza, condivisi quindi con i compagni e la società. E’ necessario quindi che i ragazzi vengano premiati costantemente con esercizi che li facciano divertire e creare situazioni per farli stare bene.

Poche regole e chiare. 

Allego un decalogo che il Sassuolo calcio ha tentato di fare proprio dal 2016 ad oggi nelle categorie giovanili  con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori che ricalca molto bene lo spirito che ci deve animare per raggiungere i nostri scopi. Buon lavoro a tutti. Vamooooossssss

Italia under 21: una squadra di qualità

L’Italia Under 21 di Di Biagio mi ha emozionato e coinvolto. La vittoria contro la Spagna  per 3 a 1 è stata inaspettata ma dalla partita direi non casuale. Purtroppo non sono riuscito ad andare a vederla allo stadio e neanche l’ho vista in diretta ma me la sono riguardata sapendo già il risultato per potermi gustare la partita in tutte le sue parti.

In genere l’italia non ci ha mai esaltato per avere un gioco chiaro e sfavillante ma contro la Spagna si sono visti decisamente tratti di gioco chiaro e deciso. Si è visto soprattutto, secondo me il fatto di voler imporre il gioco, di poter dominare il ritmo della gara nonostante gli avversari siano più bravi nel possesso palla e nella ricerca del lato debole.

Sul sito del Misterone non facciamo commenti  sulle partite in genere perchè ci sono persone molto più competenti di noi che ogni giorno parlano di questo per molte ore ma nel caso di questa partita mi piace sottolineare come l’ambiente dell’under 21 abbia  saputo coinvolgere emotivamente il pubblico grazie ad un’identità propria (e molto nuova per l’Italia) che non imita nessuno dei giocatori.

MI ha dato la sensazione che il gioco si modella a seconda dei giocatori che ci sono con l’intento di esaltare i singoli con grandi qualità e un potenziale enorme (per alcuni ancora tutto da scoprire nelle proprie squadre di appartenenza) probabilmente superiore a quello dei loro coetanei di altre nazioni, come non succedeva da tempo.

L’under 21 è una squadra di qualità che, secondo me, sta lavorando bene per valorizzare il talento che ha dando l’impressione all’esterno di divertirsi e di volersi migliorare.

Italia under 21

Ad un certo punto della partita sul risultato di 1 a 1 La Spagna è rimasta chiusa nella sua metà campo per diversi minuti sotto la pressione dell’italia senza riuscire a fare possesso palla con la sua solita precisione perché l’Italia è stata sempre aggressiva sul portatore e se riusciva a conquistare palla proponeva sempre attacchi diretti in verticale. 

In altre partite la stessa squadra è risultata essere più passiva, attendeva il gioco avversario occupando il campo e limitandosi a cercare l’errore avversario. Allora ecco spiegato il mio coinvolgimento, il perché mi sono emozionato. Vedere i vari giocatori dell’Italia sia attaccanti che centrocampisti pressare e schiacciare la Spagna nella propria metà campo con l’idea di riconquistare la palla e andare a fare goal è per me l’essenza del calcio, come quando guardavo scherzosamente le partite di Holly e Benji.

Italia under 21

Mi è piaciuto molto anche la goliardia (sintomo di tranquillità all’interno dello spogliatoio) che i giocatori hanno dimostrato. Nella gioia del singolo hanno partecipato anche altri giocatori ma non in maniera scontata ma partecipata, coinvolta e divertita. Nella foto qui sopra una esultanza particolare di Chiesa, Orsolini e Cutrone ad esempio.

Anche dopo il goal su rigore del 3 a 1 i ragazzi si abbracciano e addirittura scoppiano in lacrime: che emozione, come vorrei essere dentro quello spogliatoio a fine partita!

Sono queste le partite da far vedere ai nostri ragazzi magari davanti ad una pizza anche se sappiamo già il risultato perché ci sono mille spunti da sottolineare e su cui poi lavorare durante l’anno.

Qualcuno potrebbe obiettare che tatticamente sul 2 a 1 è stata la Spagna a schiacciarci e noi a giocare in contropiede ma la qualità e la velocità con cui li abbiamo colpiti in azioni di rimessa sono da manuale.

Lascio i commenti tecnici e tattici ai più titolati di me ma volevo sottolineare l’emozione a vedere questa partita nonostante “il ritardo”, sapendo già il risultato. E’ sempre bello celebrare il bel calcio…questa sera c’è la Polonia…non sarò allo stadio ma forse riuscirò a guardarla in diretta…sarà una bella partita? Non lo si può sapere ma di una cosa sono certo: la qualità non manca! Vamooooooooossssss

Come scegliere il capitano della squadra

Quest’anno nelle 41 partite che abbiamo giocato tra campionati e tornei ho sempre fatto ruotare la fascia di capitano tra i vari giocatori della squadra (esordienti) sottolineando come l’indossarla sia un privilegio ma significhi anche grande responsabilità.

I ragazzi sanno bene il significato della fascia da capitano perché sentono l’attenzione degli altri giocatori addosso. Aspettavano il momento della consegna nello spogliatoio con trepidazione ma con emozioni diverse. Infatti alcuni ragazzi non volevano indossarla per restare più liberi da impegni mentre altri l’hanno indossata senza dire niente ed hanno giocato sicuramente al meglio delle loro possibilità come se la fascia da capitano li trasformasse e li rendesse più coscienti delle loro azioni.

L’aspetto positivo di far provare la fascia da capitano a tutti i giocatori è proprio quello di far capire ai ragazzi che c’ è una responsabilità durante la partita ed è, oltre a dare il massimo delle proprie possibilità, quella di aiutare gli altri a farlo nel migliore dei modi.

Non serve un unico capitano ma oltre al giocatore che porta la fascia ne servono altri 5-6 che tirano il gruppo e lo possono fare solo se sentono la responsabilità della squadra.

Ma quali sono gli elementi da tenere presente nel nominare il capitano?

Intanto che sia competente nel gioco e nel tenere la posizione. Un capitano deve ispirare fiducia nei suoi compagni, valutare le situazioni di gioco e cambiarlo se le circostanze lo richiedono.. Devono gestire bene la pressione, prendere decisioni tattiche e comunicare efficacemente con l’arbitro e con la squadra. Un capitano sicuro di sé ispira fiducia negli altri. 

capitano

Ogni giocatore è diverso dagli altri ed esprime il suo modo di essere capitano. Infatti la prima caratteristica è quella di essere autentici e trasparenti nelle proprie azioni e questo in allenamento lo si nota costantemente in un ragazzo.

capitano

Un capitano deve essere anche mentalmente forte e questa forse nelle giovanili è probabilmente la parte più difficile. Come il mister anche il capitano all’interno di una stagione sarà criticato ad un certo punto, sia all’interno che all’esterno della squadra ed è per questo che deve essere mentalmente forte perchè deve comunque rimanere concentrato e consapevole delle proprie azioni anche mentre è sotto pressione  in modo da poter prendere le decisioni corrette al momento giusto.

capitano

Altro aspetto importante è la comunicazione. Questa è un’abilità richiesta da tutti i capitani. Il capitano dovrà incoraggiare e gestire la comunicazione sul campo tra tutti i giocatori, oltre a mantenere una comunicazione efficace sia con i giocatori sia tra i giocatori e lo staff tecnico.

Tuttavia, questo non significa che l’unica voce da ascoltare sul campo dovrebbe essere quella del capitano. In effetti, il capitano dovrebbe parlare solo quando necessario, potendo mantenere la sua comunicazione concisa e concreta.

capitano

Un buon capitano dovrebbe essere anche emozionalmente disciplinato. Piero, un punto di riferimento per me, un padre, un amico, un compagno con cui ho passato alcuni importanti anni della mia vita mi ripeteva sempre “Fuoco nella pancia ma ghiaccio nel cervello”. 

capitano

Ad esempio, se il capitano si arrabbia con l’arbitro e interroga costantemente le sue decisioni, non può aspettarsi che i suoi giocatori accettino tranquillamente le decisioni arbitrali.

Se il capitano perde l’autocontrollo e sfoga la sua rabbia o frustrazione (sia contro un avversario, compagno di squadra o l’arbitro), avrà perso la capacità di prendere decisioni razionali ed anche la sua partita ne soffrirà; una perdita di controllo emotivo influirà sul tempo, sulla coordinazione e sulla capacità di “leggere” il gioco.

Una perdita di controllo emotivo sarà vista come un segno di debolezza da parte della squadra avversaria aumentando la loro fiducia e indebolendo quella della propria squadra. 

capitano

Altro aspetto importante che un capitano deve ricordare è che mentre il calcio è un gioco di squadra hai a che fare con individui che sono tutti diversi negli atteggiamenti, nel temperamento e nell’esperienza. Quindi deve conoscere i suoi compagni e scoprire i punti di forza e di debolezza di ognuno in modo da poter trattare al meglio con ognuno di loro. 

capitano

Il capitano che impegna del tempo per conoscere i suoi compagni di squadra come persone e non solo come giocatori alla fine otterrà molto più rispetto e impegno da loro.

Ecco perché quando si celebra una vittoria si canta ​”Un capitano, c’è solo un capitano”, E’ un modo per sottolineare il rapporto unico che spesso si crea tra il capitano e una squadra ma bisogna costruirselo giorno dopo giorno.

Son calati gli ufo: Barcellona U12 femminile

Sono passati forse 15 anni da quando  il mio amico Cristian dopo una vittoria sofferta ai campionati regionali di calcio a 5 contro Piacenza commentando la partita esclamava: “son calati gli ufo!” per descrivere che le nostre gesta calcistiche potevano essere paragonate a quelle dei marziani per il valore che avevamo fatto vedere in campo.

Da qualche giorno sorrido al ricordo di questa frase perché leggo che il Barcellona femminile under 12 che ha partecipato al campionato maschile pari età ha sbaragliato la concorrenza maschile vincendo 30 partite su 30 dimostrando di essere di un altro pianeta finendo il campionato a punteggio pieno con 14 punti di vantaggio sulla seconda e 329 gol messi a segno. Quale migliore esclamazione che Son calati gli ufo…le ragazze blaugrana sono sicuramente di un altro pianeta!

“Quando le ragazze affrontano i ragazzi – ha spiegato Maria Texidor, consigliera d’amministrazione del Barça – sono spinte e a dare il meglio, si impegnano ancora di più”.

Come ha scritto il “New York Times“, il Barcellona sta investendo molto sullo sviluppo del calcio femminile. La stessa scelta di inserire le giovanili femminili nei campionati maschili ha un preciso obiettivo: motivare le ragazze e farle apprendere la tecnica inserendole appunto in leghe maschili.

Son calati gli ufo

Anche Atlético Madrid e Athletic Bilbao stanno investendo molto nel calcio femminile, cercando di applicare anche in allenamento  gli stessi metodi dello sviluppo dei giocatori maschili anche allo sviluppo delle giocatrici femminili dando una bella scossa a tutto il movimento del calcio femminile spagnolo.

Non molto tempo fa, racconta sempre Maria Texidor le squadre femminili dovevano allenarsi a tarda sera per non interrompere il programma delle squadre maschili. Istruttori ed insegnanti spiegavano spesso che il calcio non era un passatempo adatto per ragazze. E’ nostra responsabilità come club e come istituzione sociale aggiungere ciò che possiamo a parificare le condizioni in ogni aspetto della vita tra uomo e donna. E sta funzionando: non è esattamente una sorpresa che quando si danno alle donne le stesse condizioni degli uomini per avere successo, hanno prestazioni migliori. “

La storia della nostra squadra ha voluto che dopo la partita della frase “son calati gli ufo” avremmo giocato 5 finali regionali consecutive portando a casa le ultime tre e collezionando un record italiano di risultati positivi consecutivi.

Il mio augurio a queste nuove Ufo di fare sicuramente meglio…

….Vamoooooooooooooooooooooooooooooooooooosssssssssssssssssssssss

Una bella giornata nel centro tecnico del Bologna calcio

Grazie a Claudio Gori e a quella spettacolare realtà che è Rete dei Mister visitiamo il centro tecnico delle giovanili del Bologna calcio a Casteldebole: è stata una giornata fantastica!

Siamo una decina di mister provenienti in gran parte dalla Lombardia e dall’Emilia insieme ad un paio di temerari da Grosseto e da Chiavari accomunati dalla stessa passione spettacolare che è il calcio giovanile.

Veniamo accolti all’entrata da Alessandro Ramello, perfetto padrone di casa (responsabile dell’attività di base) che sorridente ci accompagna nella sala stampa e ci spiega insieme a Davide Cioni (Coordinatore del settore giovanile) il progetto legato alle categorie giovanili del Bologna Calcio.

Bologna calcio

Durante la presentazione scherzo con il mio amico Vittorio piacevolmente ritrovato in questa occasione  (abbiamo fatto insieme un master all’Inter un paio di anni fa) sottolineando che si “respira” una bella aria in casa del Bologna.

Sono ormai anni che si frequentano ambienti professionistici ma la prima impressione entrando a Casteldebole è di tranquillità sia per lo splendido centro immerso nel verde (con tanto di laghetto) che per l’affabilità e la serenità di chi ci accoglie direttamente e anche degli addetti ai lavori presenti negli uffici e sui campi con i ragazzi.

Il progetto presentato ha un respiro ampio: le giovanili del Bologna quest’anno hanno fatto scintille (la Primavera vince il campionato, la supercoppa e il torneo di  Viareggio, gli under 14 sono campioni regionali, gli under 13 sono alle finali nazionali e poi vinceranno il titolo italiano, diversi altri successi a seconda delle annate) e quando succedono queste cose non è mai frutto del caso ma evidentemente anche del percorso che ci sta dietro.

Come ci spiega Alessandro (primo anno per lui al Bologna dopo un ottimo passato alla Juve) per poter gestire un buon progetto all’inizio dell’anno ci deve essere innanzitutto una buona consapevolezza e conoscenza del metodo di lavoro e dell’ambiente in cui si opera da parte di tutti gli attori coinvolti: società, mister, dirigenti, scout, genitori. Ci parla di riunioni con lo staff dove si evidenziano i punti del progetto partendo dalla percezione del lavoro attuale e tentando di evolverlo in positivo tracciando le opinioni dei presenti (istruttori, dirigenti ma anche scout) e portandoli verso la mission societaria vera e propria che prevede di alzare il livello, di creare le condizioni per lavorare e continuare a crescere e di organizzarsi sempre meglio e di formare giovani sempre più forti.

Un ambiente in cui la valutazione del lavoro fatto nelle giovanili, non passa solo dai risultati del campo ma anche e soprattutto dalla crescita dei singoli ragazzi, con l’acquisizione di nozioni tecnico-tattiche, la capacità di rendersi utili alla squadra nelle varie situazioni, l’educazione e il rispetto degli ambienti.

Aiutare e far crescere calciatori pensanti e il lavoro si vede con dati misurabili: in questi ultimi anni è Infatti aumentato notevolmente il numero dei giocatori delle giovanili del Bologna convocati in nazionale a dimostrazione di quanto detto prima.

Il principale obiettivo è quindi creare a Bologna un settore giovanile importante che possa competere con i migliori in Italia (Atalanta, Roma, Juventus, ecc).

Alessandro e Davide ci spiegano che è stato ed è fondamentale curare in modo particolare il rapporto con il territorio e, infatti, la politica di collaborazione che il Bologna calcio ha con tutte le società affiliate e non, della provincia di Bologna (e provincie limitrofe) è molto importante e ricco di iniziative.

L’obiettivo è fare in modo che la società, nonostante il professionismo, non sia una realtà chiusa ma che sviluppi una collaborazione vera e sana con l’esterno.

Si illumina Claudio Gori, ideatore e referente della Rete dei Mister perché mantenere aperto il mondo del calcio è un suo cavallo di battaglia. Mettere in comune le conoscenze senza farle cadere dall’alto ma condividendole e facendole crescere grazie all’apporto di ciascun partecipante.

Andiamo a vedere gli allenamenti sui campi. E’ formidabile…tante annate insieme ad allenarsi vicine nello splendido centro tecnico in mezzo alla natura.

Bologna calcio

Il colpo d’occhio è notevole, provo a pensare a cosa prova un ragazzino ad allenarsi li in questo modo e sorrido perché deve essere fantastico (magari avere ancora l’età per mescolarsi in mezzo a quei ragazzi a dare un calcio al pallone!)

Bologna calcio

Guardiamo gli allenamenti, chiacchieriamo, commentiamo tra di noi i vari esercizi, i vari spunti che ci colpiscono (e ce ne sono tanti). A Roberto, il temerario venuto da Grosseto con alle spalle 8 anni in giro per il mondo con Inter Campus è piaciuto in particolare un esercizio in progressione dall’analitico al situazionale che ci fanno vedere gli istruttori con i 2011 che sottolineava i cambi di direzione, il coprire la palla rispetto ad un avversario, gestire finte e dribbling per poter svolgere un uno contro uno riproducendo una situazione da partita.

Bologna calcio

Colpisce anche il fatto che ci siano tanti istruttori in campo, Alessandro ci dice che si tenta di mantenere il più possibile un rapporto di 1 istruttore ogni 8 ragazzi per garantire attenzione e giusto numero di ripetizioni degli esercizi. Alcune annate non sono ancora a regime ma è un obiettivo primario dell’anno prossimo.

Inoltre un paio di volte a settimana vengono dei mister del settore del calcio a 5 a fare allenamento con le varie annate perché, come molte altre squadre nel settore professionistico, anche qui a Bologna sono già alcuni anni che si sottolinea come alcuni movimenti del calcio a 5 siano molto utili anche nel calcio a 11. Sorrido con Vittorio su questo aspetto perché forte dei 23 anni di esperienza nel calcio a 5 sono molto contento che ormai sia la norma che questi due sport interagiscano nel mondo professionistico giovanile (anni fa sembrava un utopia).

Bologna calcio

Curiosità, schemi di allenamento, schede tecniche mentre tartassiamo di domande Alessandro che pazientemente ci sopporta e risponde a tutto sempre con il sorriso sulle labbra, passando vicino agli spogliatoi notiamo che tutti i ragazzi che rientrano dagli allenamenti si tolgono le scarpe prima di entrare. Passa anche il mister della primavera Troise che ci saluta cordialmente e come se fosse l’ultimo dei ragazzini si appoggia al muro e si toglie anche lui gli scarpini da calcio prima di entrare. Che bel gesto!

Avevo visto una cosa simile solo al Viadana Rugby dove, come a Bologna, nonostante l’ambiente professionistico l’aspetto educativo dei ragazzi e il rispetto per chi lavora per loro (magazzinieri, segretari, ecc.) viene prima delle abilità tecnico tattiche come in ogni buona famiglia di una volta.

Non c’è arroganza, non c’è superiorità…c’è gente che sta bene in quell’ambiente e lo preserva non solo a parole ma con i fatti, quotidianamente secondo valori che, ahimè, non sono più così tanto comuni.

Intanto Luca, un mister della Virtus Entella ritrova un ragazzo che aveva allenato e che è attualmente in forza alle giovanili del Bologna e si perde piacevolmente in chiacchiere tra il sorriso a 32 denti del ragazzo. Tommaso, mister milanese, ne approfitta e ci saluta perché deve andare a prendere l’aereo per rientrare a Milano (forse ha un jet personale che gli permette questi spostamenti o forse più probabilmente ha fatto le corse per non perdersi questa occasione tra un impegno lavorativo e l’altro).

Bologna calcio

Ci emozioniamo intanto e facciamo i complimenti al mister dei 2004 per un bell’esercizio che prevede movimenti in campo per permettere ai ragazzi di fare continuamente scelte adatte alla situazione incontrata tenendo un bel ritmo intenso tra uno contro uno e due contro uno.

Mentre guardiamo l’allenamento dei 2006 e dei 2003 si discute sui tanti temi che ruotano attorno al calcio, con Massimo che non è contento di come si può accedere ai corsi di formazione Uefa, Tommaso e Federico che dibattono su quando e come fare lo Stretching, Luca e Claudio che parlano degli esercizi proposti dai mister per sollecitare o meno il cervello del calciatore, Alberto che sottolinea come le annate dei 2012 e 2013 nella sua società non fanno campionati ma si divertono come i matti al sabato a giocare tra di loro.

E’ bello ascoltare  e interagire nei vari discorsi tra persone che senza sapere quasi nulla degli altri interlocutori, parlano e si appassionano come se si trovassero tra vecchi amici. Non c’è età, non c’è esperienza che tenga, c’è solo passione, tanta.

Continuiamo il nostro percorso tra i vari allenamenti delle squadre e dopo aver  intravisto Pagliuca rientrare negli spogliatoi dopo l’allenamento dei portieri, Alessandro ci accompagna verso l’uscita dopo una giornata passata all’insegna della pura passione per il calcio e per le emozioni uniche che si provano condividendo questo sport.

Mattia, mio figlio che ha cominciato quest’anno a fare l’istruttore, rientrando verso casa mi dice “Adesso capisco cosa provi e perché ti piace così tanto!”. Come dicevo all’inizio…una giornata fantastica!.

Ho accantonato il ruolo di mister

Ilmisterone.com nacque pochi anni fa con l’obiettivo di creare una rete di formazione per mister.

La maggior parte degli utenti cui ancora oggi sono indirizzati i nostri articoli, sicuramente è racchiusa, appunto,  nella categoria allenatori del settore giovanile.

Negli anni mi sono ritrovato molte volte ad affrontare e conoscere decine e decine di allenatori, con cui mantengo generalmente ottimi rapporti; è sempre interessante apprezzare e conoscere le storie di tutti loro, soprattutto fuori dal campo.

Sfido chiunque, parlando di un allenatore, a non aver mai detto frasi simili a “fuori dal campo è una persona splendida, in campo diventa una bestia!”

Eh si, spesso capita anche di rimanerci male nel vedere questa diversità di caratteri.

Personalmente una qualità che ho sempre amato negli allenatori è sempre stato lo stile impeccabile dentro e fuori dal campo, e il legame ferreo con importanti valori .

Per questo oggi sono qui con voi a fare due chiacchiere in compagnia di un allenatore che rispecchia tutto ciò che per me è fondamentale per essere validi allenatori del settore giovanile.

Lui si chiama Luca Volpi, da tutta la vita colonna della Montebello Parma e da 10 anni noto nell’ambiente del settore giovanile alla guida di varie annate.

Qualche settimana fa, è emersa molto a sorpresa la sua decisione di lasciare la conduzione dei suoi 2003 e di qualsiasi altra squadra, per buttarsi in una nuova veste dirigenziale. 

Essendo amici da tantissimi anni, mi tolgo lo sfizio di fargli alcune domande su questa decisione che mi ha spiazzato. In particolare, cercherò di capire cosa spinge un mister ad “abbandonare” tutte le sensazioni che porta il  campo verde.

Ciao Luca.  Ti confesso che la tua decisione mi ha spiazzato molto. Ma facciamo un passo indietro…Spiegaci come cominciasti la tua esperienza da allenatore a soli 19 anni.

Era appena cominciato il primo anno da calciatore “lontano da casa” (ride). La Montebello mi aveva appena ceduto alla Meletolese; un mio ex compagno di squadra ebbe l’idea di iniziare ad allenare una squadra di piccoli bambini e mi chiese di accompagnarlo in questa esperienza.  Il doloroso distacco dalla BOMBONERA e il mio sangue bianconero mi fecero accettare subito questa bellissima opportunità.

mister

Quel momento fu proprio amore a prima vista, dato che fino ad oggi sei stato un punto di riferimento per tanti ragazzi.  Se dovessi racchiudere in un pensiero tutti questi lunghi anni, come lo faresti?

Mi sono sempre sentito, ogni volta,  come un bambino su una giostra. Ad ogni giro, aspettavo il successivo!

Cosa ti ha regalato maggiormente questo bellissimo percorso?

Dal primo allenamento all’ultimo, tutte le situazioni  mi hanno profondamente arricchito come persona e fatto scoprire parti del mio carattere che assolutamente non conoscevo. Inoltre ho avuto la grande possibilità di interagire con tante persone fantastiche, che a loro volta sono state importantissime nella mia esperienza.

Quali sono gli aneddoti che ricordi con maggior emozione?

Sicuramente la prima partita nel 2009 con i miei piccoli 2003 ai Campi Stuard e la loro felicità per il grande esordio. Le varie trasferte in cui abbiamo rafforzato il legame con i ragazzi. E per ultimo, il gruppo dei 2000 con cui abbiamo sfiorato l’impresa nel campionato allievi regionali: in maniera particolare, la partita contro il Progresso a Basilicanova che ci portò alla semifinale fu un risultato storico per la società.

mister

Quindi, a maggior ragione dopo questo bellissimo amarcord….ci spieghi la tua decisione?

Prima di tutto, a causa di impegni lavorativi, non avrei potuto svolgere questa passione al 100%. Ho quindi ritenuto, per rispetto dei ragazzi, giusto fermarmi in attesa di ritrovare le condizioni migliori.

Ma soprattutto mi ha allettato tantissimo la possibilità di iniziare una nuova pagina nel mondo calcistico. Giorno dopo giorno,  ho preso in considerazione con convinzione sempre maggiore l’idea del d.g. Furlotti di far parte della dirigenza della sezione calcio. 

Quale sarà il tuo ruolo e che ti obiettivi ti poni per la tua società?

Mi andrò ad occupare di tutti gli aspetti organizzativi e sarò di supporto alle annate della scuola calcio per permettere agli allenatori di concentrarsi solo sul miglioramento dei ragazzi senza ostacoli.

Ok, mi collego per la prossima domanda.  Di cosa pensi abbia bisogno il calcio giovanile di oggi?

Sinceramente penso che ci sia bisogno urgente di dirigenti ed allenatori che non “scimiottino” i professionisti, ma si concentrino con umiltà e sacrificio sul valorizzare i ragazzi in un clima di divertimento e positività.

mister

Grazie Luca della chiacchierata e in bocca al lupo per la tua nuova avventura.

Grazie a voi e complimenti per il vostro blog.

 

Cronaca di una stagione difficile

Far parte del team del misterone.com mi ha permesso di ritrovare una parte di me stesso che negli anni avevo perso per strada.

Ho sempre amato riflettere in silenzio su tutto quello in cui la vita di ogni giorno mi catapulta e,  ancor di più, ho sempre amato condividere questi pensieri con le persone più care. 

Questo blog mi ha permesso di avere un nuovo amico, una nuova persona cara con cui confidarmi nel momento del bisogno.

Così, stasera davanti a pc e ad una tazza di caffè, mi ritrovo a riflettere su questa stagione che sta finendo.

Una stagione travagliatissima, in assoluto la più difficile della mia vita; non sono qui per condividere le mille cause di questo “parto” , avendole già ampiamente analizzate ogni settimana da agosto ad oggi, quanto per raccontarvi ciò che questa annata ha portato in me.

A luglio o ad Agosto, prima di cominciare le attività, sulla carta partiamo probabilmente tutti con ambizioni e motivazioni da sceicchi.

La stagione parte quindi con molta carica, inizia il mio primo anno con i Giovanissimi B 2005 in compagnia dell’amico Cristian (che sfortunatamente è dovuto stare fuori dal campo per tanti mesi causa uno sfortunato incidente).

Ti accorgi però in poche settimane che le premesse non sono rispettate; la squadra non gira in nessun modo e le dure sconfitte continuano a fioccare, con tutti i conseguenti danni al morale di un gruppo  molto fragile.

Ma soprattutto, capisci che il vero “dramma” è senza dubbio percepire di non esser stato minimamente in grado di accendere l’anima di questi ragazzi.

Dopo un chiarimento di novembre necessario con la società, continui a portare avanti la stagione rendendoti perfettamente conto della difficoltà della sfida.  E infatti, a parte qualche rarissimo lampo, la situazione non migliora…anzi!

Sei cosciente di essere ingabbiato in un vortice di negatività totale: gli allenamenti diventano faticosissimi, un qualcosa che vorresti evitare come il dentista e quell’ora e mezza sul campo (per tre volte a settimana) ti porta più stress e rabbia di  8 ore di lavoro quotidiano. 

Sensazioni  mai provate prima, che probabilmente non sono nemmeno stato troppo capace di camuffare davanti a dei ragazzi di 13/14 anni.  E sia chiaro, questo è stato per molti mesi un grosso macigno sulla mia coscienza. 

Dopo tante delusioni e tante aspettative spesso riviste, il campionato termina malamente con un penultimo posto in classifica. È quindi tempo di nuovi obiettivi per il riscatto: i tornei primaverili.

Un giorno di Aprile, dopo una delle tradizionali e continue riflessioni di cui parlavo prima, osservando vecchi e bellissimi ricordi ebbi un’illuminazione.  Semplicemente, mi accorsi di aver sbagliato tutto!  Avevo impostato l’annata senza ascoltare ciò di cui questo gruppo di ragazzi aveva bisogno: divertimento, serenità. Li avevo bombardati per mesi di tantissime cose diverse, senza accorgermi che non si stavano minimamente divertendo nelle loro ore di svago settimanale (e di conseguenza era impossibile pretendere qualcosa ).  E, manco a farlo apposta, era proprio quello che stava succedendo a me.

Corsi subito il giorno dopo a SCUSARMI con loro per tutte queste mie mancanze, gli rinnovai la mia fiducia e cercai da quel giorno di liberargli la mente il più possibile e alimentargli quell’entusiasmo fanciullesco nel rincorrere il pallone, in modo da finire col sorriso quest’anno calcistico.

La stagione deve ancora terminare, ma da quel giorno qualcosa è cambiato davvero.

Il torneo Scirea, un importante torneo organizzato dalla Juventus Club Parma che sulla carta ci dava già sconfitti con 6 gol subiti a partita, si sta rivelando spettacolare (per la nostra dimensione) e pieno di sorprese.

Vari ragazzi sono stati adocchiati e qualcuno ha ricevuto importanti chiamate,  ma soprattutto con immenso piacere ho notato che tutto il lavoro affrontato con rabbia, stress e nervosismo nei grigi mesi precedenti non è stato affatto tempo perso e che la maggior parte di loro ha raggiunto un ottimo livello di prestazioni.  

Vedere una squadra giocare alla pari (talvolta meglio) contro avversarie arrivate nei primi 2 posti dei rispettivi gironi, e quindi giocatori CRESCIUTI,  è stata già una enorme soddisfazione.  Gioire per una splendida vittoria mercoledì scorso è stata un’emozione unica, che ci ha ridato tanto entusiasmo e tanta forza.

-Perchè ho scritto questo articolo?-

Come vi ho già detto, amo condividere le mie riflessioni. A volte lo scarso tempo libero ostacola questo processo.

Ma la cosa più importante che ho acquisito da questo anno devastante per tutti (si, lo devo dire) è che non è mai troppo tardi per ammettere gli errori e provare a cambiare le cose. 

Anche di fronte ad 8 mesi di bastonate violentissime e di motivazioni sotto terra, è sempre cosa giusta continuare a lottare…improvvisamente può arrivare qualche raggio di sole a riscaldare la situazione.

Pur non meritandomi di prendere tutte le colpe,  l’annata 2018-2019, come già detto,  è stata molto preziosa come esperienza, ma allo stesso tempo  molto pesante per la mia autostima. 

Il mio carattere e i miei valori mi hanno portato dopo questo “parto” a fare un passo indietro e a ripartire da capo,  con bambini di un’età che penso scoraggerebbe la maggior parte degli allenatori lettori di questo blog: classe 2012!

La mia missione, oltre ad aver bisogno di ritmi più tranquilli, è quella di trasmettere tutto ciò che ho imparato in questi anni con le classi 2005, 2004, 2003  a bambini di 7/8 anni, per far si che arrivino pronti alle annate successive e abbiano una esperienza di scuola calcio soddisfacente e completa.  Negli anni sulla mia pelle ho vissuto infinite lacune e mancanze che hanno ostacolato il mio lavoro e quello dei miei colleghi delle “classi grandi”.

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Una cosa è certa, vi ho raccontato tutte le nostre disavventure, ma nell’album dei ricordi la foto di questi ragazzi sarà per sempre presente.  

Grazie ragazzi!

La morale è sempre quella………….NON MOLLARE MAI!