Parare con la mente – Tesi di Lorenzo Faccini

Interessante tesi del 2016 sullo sviluppo delle abilità psicologiche del portiere. Qui di seguito uno stralcio che rende l’idea del contenuto della tesi scritto direttamente dall’autore Faccini Lorenzo.  

“Ritengo che il saper integrare le competenze di tipo tecnico, atletico e mentale, rappresenti l’elemento di valorizzazione relativamente al ruolo del preparatore dei portieri del futuro.
A supporto di questa mia “sensibilità”, citerò nella tesi alcune ricerche indicative, che ho trovato in letteratura.
In una ricerca del 2006 “ indagine sulle problematiche psicologiche del portiere di calcio “ (VittorioTubi, Francesca De Stefani, Isabella Cro ce) fatta su un campione di portieri di calcio professionisti, il 90 % del campione intervistato, dichiarava utile la necessità di integrare l’allenamento “ tradizionale” tecnico tattico condizionale con quello mentale, e addirittura il 70 % non sapeva de ll’esistenza della preparazione mentale.
In conformità a ciò, ho cercato di ampliare sempre più le mie conoscenze, cercando di applicarle poi all’attività che amo, ossia il calcio e nello specifico l’allenamento dei portieri.
Mi è stato difficile organizzare lo “ scheletro “ della tesi, perché le cose che avrei voluto esporre e trattare sono molteplici e i contenuti infiniti.
in base quindi alla mia esperienza e ai miei fin qui effettuati, ho deciso di strutturare la tesi in quattro parti distinte e allo stesso comunicanti tra di loro.

PRIMA PARTE
Tratta l’evoluzione del ruolo che c’è stata negli ultimi anni identificando, sulla base
degli ultimi dati, analisi e ricerche in merito, le caratteristiche che dovrà avere il portiere del futuro.
Sulla scorta di ciò, sono andato a intercettare i bisogni del portiere moderno, ma anche il suo allenatore specifico, FIGURA SEMPRE più CRUCIALE PER L’EVOLUZIONE PRIMA DELLA PERSONA POI DEL PORTIERE

SECONDA PARTE:
Ho volutamente trattato in maniera sintetica la parte “teorica”, ciò che è presente in letteratura corollato da riferimenti bibliografici, cercando di identificare gli elementi
essenziali a me utili, che ho utilizzato per MOTIVARE poi quello che io ho potuto sperimentare direttamente nel mio modello di allenamento.

TERZA PARTE:
Ho portato sul campo la mia esperienza e il mio modello di allenamento proponendo degli esercizi pratici basati su casi specifici.

QUARTA PARTE:
Ho inserito degli allegati sulla base dei modelli che io utilizzo ossia: Modello apprendimento, questionari conoscitivi, esercizi su comunicazione efficace e
codificazione linguaggio”

Passa e para!

Il portiere inizia l’esercizio con un passaggio alto verso i tre giocatori fuori area. il giocatore A prende la palla e la gioca con il giocatore B che scarica al giocatore C che va la tiro. Ogni tre tiri si cambia il portiere. 

Anche in questo caso ci sono molte varianti. Consentire al giocatore che riceve la palla di stoppare e tirare subito oppure è possibile aggiungere un difensore e giocare quindi un 3 contro 1 , ecc. 

A seconda delle capacità coordinative dei nostri portieri possiamo definire una serie di obiettivi da raggiungere sia sul passaggio che sulla copertura della porta successiva. Renderli più o meno aggressivi sulle uscite o avere particolari attenzioni sulla traiettoria alta della palla. Passa e para è un esercizio che si rivela sempre divertente come riscaldamento e come gestione delle dinamiche di gruppo con i compagni. 

Circuito per portieri

Semplice esercizio che prevede un circuito per portieri. 

Circuito per portieri

Il giocatore A inizia l’esercitazione con un passaggio alto fino a F1.  F1 dopo aver stoppato la palla effettua un tiro su la porta con il portiere B. Intanto il giocatore A effettua un percorso in agilità (scaletta e ostacoli) per avvicinarsi alla porta con il giocatore B,

Il giocatore B tenta di parare la palla e poi la passa alta con le mani sempre a F1 che questa volta dopo aver stoppato tira al portiere C. C effettua la parata e poi inizia la rotazione tornando al punto dove è iniziata l’azione effettuando il percorso in agilità. 

Il giocatore A prende il posto del giocatore B, Il giocatore B prende il posto del giocatore C, ecc. Il giocatore D quindi inizia la sequenza successiva.

Le variazioni sull’esercizio sono infinite. Ad esempio quando devono tornare al punto di partenza prima di affrontare gli ostacoli i portieri possono lanciare la palla rasoterra con le mani sotto gli ostacoli, eseguire uno skip e poi riprendere il pallone in una presa bassa. prima di fare la scaletta. 

A scopo coordinativo è un esercizio che si può far fare anche agli altri giocatori della squadra dove il circuito per portieri può essere trasformato in una serie di esercizi da fare con il pallone in slalom o in velocità con la palla.

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Guerra tra portieri

Esercizio che aiuta i portieri a capire come posizionarsi rispetto alla palla e alla porta.  Un allenamento semplice che non solo insegna ai portieri come arrivare sulla palla ma li aiuta ad imparare a distribuirla rapidamente per iniziare un contrattacco. 

portieri

Utilizzando l’area di rigore per abituare i portieri al loro spazio naturale il mister  inizialmente lancia la palla in alto in mezzo all’area. I portieri partendo dalla linea di porta devono giudicare se hanno buone possibilità di battere il loro avversario per prendere per primi la palla.

Se ci riescono quando prendono la palla hanno cinque secondi per fare goal nella porta avversaria con un tiro. La priorità ovviamente è che i portieri difendano la loro porta.

I mister devono alternare i lanci delle palle.  Ad esempio prima più vicino a un portiere che all’altro per poi metterla sempre più al centro in modo che il processo decisionale diventi importante.

Esercizio semplice che però permette di lavorare sulle prese, sulle uscite alte, sulle capacità coordinative, sulla lettura delle traiettorie e sulla capacità reattiva del portiere sia sul rilancio (tiro in porta) che sulla copertura della porta.

L’importanza della costruzione dal basso

Di Claudio Savelli (articolo pubblicato su www.rivistaundici.com)

L’idea di iniziare a muovere rasoterra il pallone dal portiere, quindi cominciare dalla linea di fondo la costruzione dal basso, è in controtendenza rispetto all’obiettivo del calcio, ovvero avvicinarsi il più possibile alla porta avversaria. Probabilmente un alieno a cui viene spiegato il gioco per la prima volta suggerirebbe che la strategia più efficace per segnare è il lancio lungo: così scavalchi molti giocatori, e avvicini con un solo gesto il pallone alla zona di pericolo per gli avversari. Può sembrare un discorso semplicistico e per certi versi assurdo, ma in realtà è una contrapposizione ideologica su cui si sono da sempre basati gli stili di gioco: è meglio la complicazione di un’azione costruita da zero o la semplificazione di un lancio lungo, magari aggredendo in ribattuta il pallone vagante in una zona favorevole?

Stando all’ultimo decennio, la risposta è la prima: la costruzione dal basso è la soluzione migliore. La maggior parte degli allenatori ne ha ormai intuito la necessità e ha cominciato a studiare soluzioni per valorizzare questa “fatica”, per trasformarla da inutile o superflua a efficace e, infine, necessaria. È uno dei tanti risvolti del calcio del Barcellona di Guardiola e della salida lavolpiana, il meccanismo (ideato negli anni ’90 dal tecnico La Volpe, da cui ha ereditato il nome) per cui il mediano di un centrocampo a tre giocatori abbassa il suo raggio d’azione tra i due centrali di difesa, che contemporaneamente si allargano spingendo in avanti a loro volta i due terzini. Si tratta del primo riconoscibile esempio di schema studiato per agevolare l’impostazione dalla difesa, una bozza di spartito che ha iniziato a sgomberare il campo dall’improvvisazione o dalla banalità del giro palla classico.

La salida lavolpiana nel gioco del Barcellona

La salida lavolpiana è stata rivoluzionaria perché ha promosso la rottura delle linee: i difensori esterni diventano centrocampisti mentre il regista si aggiunge alla difesa. È l’applicazione in schema dell’idea di un calcio in movimento, in cui i giocatori ruotano le posizioni per facilitare lo scambio del pallone, che ha anticipato un altro sviluppo del gioco: il mescolarsi delle caratteristiche dei giocatori. La salida lavolpiana, infatti, era efficace perché valorizzava la qualità del regista, in linea teorica superiore a quella dei difensori, quindi più utile all’inizio dell’azione.

Nel nuovo millennio l’iniziodella manovra è diventato una priorità: non esiste squadra che non abbia in dote uno o più schemi per iniziare l’azione dal fondo. La creatività dei tecnici nel settore è ormai diventata pari a quella dei calci piazzati, e questo ne conferma l’importanza: come uno schema su corner ben eseguito aumenta le probabilità di segnare, un buon inizio dal basso è il miglior modo per essere pericolosi in zona gol. È quindi una piccola rivoluzione filosofica del calcio, perché l’inizio dell’azione è ormai diventato importante tanto quanto la fine, il primo passaggio vale tanto quanto la conclusione in porta, e forse di più: iniziare la manovra dal basso significa moltiplicare i passaggi e i movimenti, dunque le possibilità di un sbagliare, ma il gioco vale la candela, perché aumentano anche i potenziali errori altrui, visto che la squadra avversaria è obbligata a correre e a disgregarsi per recuperare il pallone in movimento.

L’attenzione crescente all’inizio della manovra ha generato anche un cambio di caratteristiche dei giocatori coinvolti, quindi il portiere, i difensori centrali e i terzini. Ne sono manifesto i portieri allenati da Guardiola: prima Valdes, poi Neuer e infine Ederson, rappresentano gli stadi dell’evoluzione. L’attuale giocatore del City non è solo abile a giocare con i piedi, ma è anche sicuro nel compiere il gesto tecnico e in grado di pensare velocemente e oltre il banale, di assumersi anche responsabilità creative oltre che esecutive, e dunque rendere sempre imprevedibile e dinamico l’inizio dell’azione. Con lui, i compagni in difesa hanno più libertà di muoversi, di variare sul tema e trovare una via d’uscita per il pallone. Insomma, Ederson agisce da regista non solo per la qualità tecnica, ma per la capacità di pensare di non essere “soltanto” un portiere

Iniziare l’azione dal punto zero quindi significa essere consapevoli che la sfera dovrà superare tutti gli ostacoli disseminati per il campo uno alla volta, senza scorciatoie, ma il tornaconto è che poi arriverà alla fine della corsa in una posizione migliore, e con un’inerzia maggiore, potenzialmente in condizioni ideali per concludere facilmente verso la porta avversaria. Se pensiamo all’azione come ad un flipper, allora è evidente che l’inizio, la prima spinta alla pallina, sia quella fondamentale per raggiungere le migliori sponde successive, ed entrare in buca. E il bello è che ogni squadra ha ideato una prima spinta diversa, come un marchio in cui può essere riconosciuta: ecco, di seguito, alcuni esempi.

MANCHESTER CITY: l’effetto esca

La struttura del City in fase di uscita palla è un esempio per dinamicità: varia di partita in partita, a seconda delle contromisure prese dall’avversario. Guardiola sceglie se impostare con tre difensori, con Walker bloccato al fianco di Stones e Laporte mentre Mendy si apre fino a diventare un’ala, oppure con una struttura più tradizionale e simmetrica a quattro, con Fernandinho ed Ederson a comporre un rombo di costruzione.

Può cambiare la forma del City, ma non la sostanza: il principio su cui sembra fondato l’avvio di manovra di Guardiola è quello dell’esca. Ovvero, palleggiare fin nella propria area di rigore, accettandone i rischi che ne derivano, per “ingolosire” la squadra avversaria al pressing, invitarla ad alzarsi per riconquistare il pallone e confidando nel fatto che non sia perfetta e che quindi aprirà dei varchi dietro la prima linea di pressione, là dove i giocatori offensivi di Guardiola hanno avuto il tempo di muoversi per ricevere negli spazi di mezzo, così da avviare poi la seconda fase dell’azione di fronte ad una squadra destrutturata.

TOTTENHAM: spazi dilatati

Il fatto che Pochettino sembra ormai prediligere una difesa a tre pura suggerisce che la sua priorità è la garanzia della superiorità numerica nella fase iniziale dell’azione, rispetto alla fase di conclusione. E si noti il dirottamento di Davinson Sanchez al centro: è tra i difensori degli Spurs quello più in difficoltà con il pallone tra i piedi, quindi sembra un controsenso perché il centrale dovrebbe essere quello più abile ad impostare, e invece sottolinea l’idea di costruzione di Pochettino. Ovvero, avvolgere il pressing avversario, dirottando il pallone sull’esterno, svuotando il centro. Nella struttura esagonale del Tottenham nell’ultima partita contro il Watford si noti poi l’influenza del portiere Vorm, che cerca i “terzi” di difesa, Vertonghen e Alderweireld, i quali a loro volta devono assumersi i maggiori compiti di avvio della manovra (credit: @11tegen11).

NAPOLI: ritmo tambureggiante

In attesa dell’evoluzione che porterà nel tempo Ancelotti, sono rimasti nel Napoli i meccanismi di Sarri, che non rinunciava a costruire la manovra nemmeno quando subiva un pressing ultraoffensivo, perché la considerava una specie di miccia, un momento in cui va impressa l’inerzia utile a velocizzare tutta l’azione. Per questo il Napoli costruisce mantenendo strette le posizioni tra i giocatori coinvolti, a differenza ad esempio del City, e il ritmo di palleggio iniziale è più alto, insistente, tambureggiante.

CHELSEA: comanda Jorginho

Manca ancora il ritmo e la sicurezza nel palleggio del Napoli, al Chelsea di Sarri, ma l’input non è cambiato: l’azione comincia con un passaggio in verticale a Jorginho, che sfrutta lo spazio tra i due centrali che si allargano per ricevere e poi consegnare, di prima intenzione, proprio ai due centrali il pallone. In sostanza, Sarri vuole che il regista sia il secondo a toccare il pallone, dopo il portiere, e non il terzo, così che i centrali possano avviare l’azione già in avanzamento, con una giocata più semplice.

INTER: la propulsione di Skriniar

A proposito di evoluzione dei giocatori indotta dall’attenzione alla costruzione della manovra dal basso, in un’altra epoca forse non sarebbe nato un difensore con le caratteristiche di Skriniar, che con l’abilità nei passaggi laser in verticale influisce in positivo sulla tipologia dell’avvio dell’azione di Spalletti. Il palleggio iniziale nerazzurro può anche essere sterile, perché quando il pallone giungerà tra i suoi piedi guadagnerà velocità e avvierà gli offensivi. L’arma in più di Spalletti quest’anno è la difesa a tre, possibile con l’arrivo di De Vrij e i miglioramenti in fase di impostazione di D’Ambrosio: contro il Torino, nel primo tempo, la distribuzione dell’uscita di palla era perfetta, con i terzi di difesa che sono riusciti a servire in verticale Perisic e Politano.

BARCELLONA: il regista ombra

Valverde ha semplificato la struttura dei blaugrana virando quest’anno su un classico 4-3-3. Sono cambiate però alcune competenze: ha maggiori responsabilità Piqué, mentre sono calate quelle di Busquets, come se avesse il compito di “farsi marcare” per liberare le mezzali in fase di inizio azione. È a suo modo una rivoluzione, l’“annullamento” del regista. Il mediano, soprattutto quando è marcato come nell’immagine, non ha compiti in fase di uscita, semmai è dovere delle mezzali imprimere inerzia: queste ultime, abbassandosi ai lati dei centrali, permettono ai terzini di salire e di conseguenza a Messi e Dembelé di accentrarsi.

REAL MADRID: costruzione asimmetrica

Lopetegui ha mantenuto la struttura asimmetrica di Zidane in fase di uscita palla, con l’ormai tipico movimento di Kroos verso il lato sinistro, per ricevere e avere la visione di tutto il campo, e sul piede forte la possibilità di avviare l’azione. Questo meccanismo viene bilanciato dall’avanzata di Marcelo e dal contromovimento di Asensio, disponibile a ricevere palla tra le linee, a centrocampo.

LIVERPOOL: lancio posticipato

Anche una squadra verticale e diretta come quella di Klopp costruisce dal basso. L’obiettivo è dilatare il tempo per arrivare sui terzini, permettendo così alle mezzali di correre in avanti, là giungerà il lancio. Il focus del tecnico tedesco rimane l’aggressione della seconda palla, ma l’inizio della manovra, seppur elementare, è utile a posticipare il lancio e ad aggiungere uomini nella metà campo avversaria. E quindi, studiato.



APPORTGARDA 2018 – Master per Preparatori dei Portieri

Nella stupenda cornice del Park Hotel Golf Club Paradiso, per le lezioni teoriche in aula, e nel centro sportivo dell’ Hellas Verona, per le lezioni pratiche in campo, si è svolto  APPORTGARDA, stage multilivello per preparatori dei portieri, giunto alla sua XI edizione a cui ho partecipato, insieme ad altri 130 colleghi/amici nei giorno 8-9-10 Giugno.

Si sono succedute a ritmo incessante lezioni di carattere teorico e lezioni sul campo con relatori  di prim’ordine. Tanti gli spunti che si sono ricavati dalla varie lezioni ma anche dagli scambi con i colleghi durante le, poche, ore conviviali.

Si sono succeduti relatori italiani e stranieri sia europei che internazionali, portando culture e modi di lavorare diversi e che hanno arricchito tutti i partecipanti ma credo anche i colleghi relatori.

Un’esperienza sicuramente positiva e ricca di spunti da analizzare che, credo, porteranno nuovi stimoli nel mio modo di allenare; nonostante sia appena finita la stagione calcistica dopo questo convegno sono pronto a ricominciare ancore più carico…..

All’anno prossimo per la XII Edizione di Apportgarda !!!!!

Foto all’interno dell’area fotogallery APPORTGARDA 2018

Apportgarda

 

La correzione

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LA CORREZIONE

Articolo di Gino Cervi su APPORT