Parare con la mente – Tesi di Lorenzo Faccini

Interessante tesi del 2016 sullo sviluppo delle abilità psicologiche del portiere. Qui di seguito uno stralcio che rende l’idea del contenuto della tesi scritto direttamente dall’autore Faccini Lorenzo.  

“Ritengo che il saper integrare le competenze di tipo tecnico, atletico e mentale, rappresenti l’elemento di valorizzazione relativamente al ruolo del preparatore dei portieri del futuro.
A supporto di questa mia “sensibilità”, citerò nella tesi alcune ricerche indicative, che ho trovato in letteratura.
In una ricerca del 2006 “ indagine sulle problematiche psicologiche del portiere di calcio “ (VittorioTubi, Francesca De Stefani, Isabella Cro ce) fatta su un campione di portieri di calcio professionisti, il 90 % del campione intervistato, dichiarava utile la necessità di integrare l’allenamento “ tradizionale” tecnico tattico condizionale con quello mentale, e addirittura il 70 % non sapeva de ll’esistenza della preparazione mentale.
In conformità a ciò, ho cercato di ampliare sempre più le mie conoscenze, cercando di applicarle poi all’attività che amo, ossia il calcio e nello specifico l’allenamento dei portieri.
Mi è stato difficile organizzare lo “ scheletro “ della tesi, perché le cose che avrei voluto esporre e trattare sono molteplici e i contenuti infiniti.
in base quindi alla mia esperienza e ai miei fin qui effettuati, ho deciso di strutturare la tesi in quattro parti distinte e allo stesso comunicanti tra di loro.

PRIMA PARTE
Tratta l’evoluzione del ruolo che c’è stata negli ultimi anni identificando, sulla base
degli ultimi dati, analisi e ricerche in merito, le caratteristiche che dovrà avere il portiere del futuro.
Sulla scorta di ciò, sono andato a intercettare i bisogni del portiere moderno, ma anche il suo allenatore specifico, FIGURA SEMPRE più CRUCIALE PER L’EVOLUZIONE PRIMA DELLA PERSONA POI DEL PORTIERE

SECONDA PARTE:
Ho volutamente trattato in maniera sintetica la parte “teorica”, ciò che è presente in letteratura corollato da riferimenti bibliografici, cercando di identificare gli elementi
essenziali a me utili, che ho utilizzato per MOTIVARE poi quello che io ho potuto sperimentare direttamente nel mio modello di allenamento.

TERZA PARTE:
Ho portato sul campo la mia esperienza e il mio modello di allenamento proponendo degli esercizi pratici basati su casi specifici.

QUARTA PARTE:
Ho inserito degli allegati sulla base dei modelli che io utilizzo ossia: Modello apprendimento, questionari conoscitivi, esercizi su comunicazione efficace e
codificazione linguaggio”

Passa e para!

Il portiere inizia l’esercizio con un passaggio alto verso i tre giocatori fuori area. il giocatore A prende la palla e la gioca con il giocatore B che scarica al giocatore C che va la tiro. Ogni tre tiri si cambia il portiere. 

Anche in questo caso ci sono molte varianti. Consentire al giocatore che riceve la palla di stoppare e tirare subito oppure è possibile aggiungere un difensore e giocare quindi un 3 contro 1 , ecc. 

A seconda delle capacità coordinative dei nostri portieri possiamo definire una serie di obiettivi da raggiungere sia sul passaggio che sulla copertura della porta successiva. Renderli più o meno aggressivi sulle uscite o avere particolari attenzioni sulla traiettoria alta della palla. Passa e para è un esercizio che si rivela sempre divertente come riscaldamento e come gestione delle dinamiche di gruppo con i compagni. 

Circuito per portieri

Semplice esercizio che prevede un circuito per portieri. 

Circuito per portieri

Il giocatore A inizia l’esercitazione con un passaggio alto fino a F1.  F1 dopo aver stoppato la palla effettua un tiro su la porta con il portiere B. Intanto il giocatore A effettua un percorso in agilità (scaletta e ostacoli) per avvicinarsi alla porta con il giocatore B,

Il giocatore B tenta di parare la palla e poi la passa alta con le mani sempre a F1 che questa volta dopo aver stoppato tira al portiere C. C effettua la parata e poi inizia la rotazione tornando al punto dove è iniziata l’azione effettuando il percorso in agilità. 

Il giocatore A prende il posto del giocatore B, Il giocatore B prende il posto del giocatore C, ecc. Il giocatore D quindi inizia la sequenza successiva.

Le variazioni sull’esercizio sono infinite. Ad esempio quando devono tornare al punto di partenza prima di affrontare gli ostacoli i portieri possono lanciare la palla rasoterra con le mani sotto gli ostacoli, eseguire uno skip e poi riprendere il pallone in una presa bassa. prima di fare la scaletta. 

A scopo coordinativo è un esercizio che si può far fare anche agli altri giocatori della squadra dove il circuito per portieri può essere trasformato in una serie di esercizi da fare con il pallone in slalom o in velocità con la palla.

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Attivazione per bambini – Battaglia navale

Oggi proponiamo un gioco veramente semplicissimo, ma che si rivela sempre molto divertente. Generalmente l’ho utilizzato con bambini della fascia della scuola primaria.

Le due squadre andranno a collocarsi in una metà campo divise da una riga centrale che non potranno inizialmente superare (questa regola varia a seconda dell’obiettivo che ci diamo).

Dentro ogni metà campo, in un’area piuttosto distante dalla riga che divide il campo, andremo a collocare un buon numero di birilli distanti tra loro e scaglionati in due file in modo che i birilli della prima fila non coprano quelli dell’altra. 

Più palloni si utilizzano, più il gioco sarà veloce. Ovviamente sta all’allenatore valutare le potenzialità dei bambini e le loro capacità per stabilire questo.

Il gioco prevede due obiettivi:

-per chi difende, quello di coprire i propri birilli ed evitare che vengano abbattuti.

– per chi attacca, quello di essere rapidi a muovere la palla (lavoro sull’egocentrismo del bambino) per trovare l’opportunità più veloce per abbattere i birilli avversari.

Dopo pochi minuti, la competizione sarà alle stelle e l’intensità raggiunta sarà alta, permettendo un buonissimo lavoro su possesso palla, precisione e sviluppo dell’attenzione. 

Le varianti, possono anche in questo caso, infinite.

Generalmente ne ho utilizzate tre:

-palla bassa; modalità normale, ai giocatori è concesso il passaggio a palla bassa e il calcio subito dopo il controllo

-palla in mano; i giocatori si passano inizialmente la palla con le mani per andare a calciare al volo 

-palla alta; i giocatori hanno l’obbligo di passare a chiudere l’azione senza far stoppare il pallone, che dovrà essere quindi sempre tenuto in alto o rimbalzante

Con poco materiale e pochi minuti di preparazione, questo gioco garantisce un’intensa attivazione e un ottima occasione di divertimento per i bambini.  

 

Guerra tra portieri

Esercizio che aiuta i portieri a capire come posizionarsi rispetto alla palla e alla porta.  Un allenamento semplice che non solo insegna ai portieri come arrivare sulla palla ma li aiuta ad imparare a distribuirla rapidamente per iniziare un contrattacco. 

portieri

Utilizzando l’area di rigore per abituare i portieri al loro spazio naturale il mister  inizialmente lancia la palla in alto in mezzo all’area. I portieri partendo dalla linea di porta devono giudicare se hanno buone possibilità di battere il loro avversario per prendere per primi la palla.

Se ci riescono quando prendono la palla hanno cinque secondi per fare goal nella porta avversaria con un tiro. La priorità ovviamente è che i portieri difendano la loro porta.

I mister devono alternare i lanci delle palle.  Ad esempio prima più vicino a un portiere che all’altro per poi metterla sempre più al centro in modo che il processo decisionale diventi importante.

Esercizio semplice che però permette di lavorare sulle prese, sulle uscite alte, sulle capacità coordinative, sulla lettura delle traiettorie e sulla capacità reattiva del portiere sia sul rilancio (tiro in porta) che sulla copertura della porta.

Collaborare tra difensori

Nello sviluppo del gioco è fondamentale che i giocatori in difesa più vicini alla palla sappiano cosa fare quando l’altra squadra sta attaccando. Collaborare tra difensori permette di rallentare gli attacchi e riconquistare il possesso in modo efficiente.

Ovviamente la comunicazione e avere chiari i rispettivi compiti è frutto di un percorso che va allenato e sviluppato nle tempo.

E’ necessario che il primo difensore vada in pressione in base alla velocità che può avere, la posizione in campo rispetto alla porta e alla posizione del corpo rispetto all’attaccante. Il secondo difensore intanto fornisce copertura se per caso il primo difensore viene superato dall’attaccante. E’ importante che il secondo difensore sia a lato del suo compagno di squadra in modo che un possibile passaggio o un dribbling dell’attaccante non superi entrambe i difensori. Restando leggermente a lato del compagno può vedere tutto ciò che accade.

Collaborare tra difensori

Nell’esercizio abbiamo 4 attaccanti posti su ciascun lato dell’area di gioco, con due difensori. Gli attaccanti si passano la palla intorno al campo finché uno di loro vede l’opportunità di tentare di passare (dribblando) tra i difensori sul lato opposto.

Se un difensore ferma l’attaccante, il gioco viene riavviato con gli attaccanti che passano di nuovo intorno ai bordi. DI solito scambio i difensori con due attaccanti fino a quando tutti e sei i giocatori hanno provato a difendersi.

E’ importante Incoraggiare i difensori a lavorare come una squadra per fermare gli attaccanti. Vince la squadra di attaccanti che fa più dribbling (passaggi da un lato all’altro del campo) e la coppia in difesa che concede il minor numero di vittorie.

Collaborare tra difensori

Successivamente dividiamo il campo e posizioniamo tre squadre di due giocatori. Una squadra nella parte centrale come attaccante e le altre squadre vanno in difesa da entrambe le parti.

Gli attaccanti attaccano una parte del campo e cercano di battere i difensori e segnare in uno delle due porticine. Dopo che l’attacco è finito, gli attaccanti ricevono un’altra palla e attaccano gli altri difensori.

Scambiano i difensori con due attaccanti dopo un tempo prestabilito fino a quando tutti e sei i giocatori hanno provato a diventare gli attaccanti. La coppia in difesa che concede il minor numero di goal vince.

In un successivo sviluppo eliminiamo la parte centrale del campo e giochiamo una partitella 4 contro 4 con 4 porte. Sottolineamo sia il dribbling degli attaccanti che la copertura positiva dei difensori secondo quanto abbiamo fatto durante l’allenamento.

Mantenendo una giusta competizione tra le coppie (che si uniranno a squadre nell’ultima parte) si ottiene anche un buon livello di attenzione. I ragazzi in genere si divertono perché durante tutto l’allenamento tengono i punteggi e la motivazione resta quindi alta anche se gli esercizi vengono ripetuti più volte.

Portiere nella giusta posizione

Gran parte del ruolo del portiere consiste nell’assicurarsi di essere nella giusta posizione in relazione alla palla, la porta e ai giocatori.

Ogni portiere deve avere chiaro in mente una serie di posizioni in base alle situazioni in modo da reagire velocemente e posizionarsi nel modo corretto quando un attaccante corre verso di lui.

In questo esercizio lavoriamo sul fatto che il portiere deve partire sulla linea di porta ed essere nella posizione della linea immaginaria che taglia in due la palla e il centro della porta.
Se il portiere è in linea può uscire sull’attaccante per contrastare il tiro.

giusta posizione

Dividiamo la squadra in due gruppi, posizionati su entrambi i lati del campo a centrocampo. Ogni giocatore ha una palla. Il primo giocatore in ogni linea va a tirare in porta poi corre dietro la porta e si unisce al retro dell’altra linea recuperando la palla.

Entrambi i portieri devono regolare la loro posizione continuamente rispetto al tiro degli attaccanti. Inizialmente diamo un po di tempo o mettiamo un ostacolo durante la corsa degli attaccanti per permettere al portiere di posizionarsi in modo giusto.

Poi man mano che l’esercizio prosegue richiamiamo sempre i portieri a rialzarsi velocemente e a tornare subito in equilibrio sulla posizione che loro ritengono migliore.

giusta posizione

Successivamente facciamo partire gli attaccanti dall’interno del centrocampo che andranno al tiro dopo aver fatto un uno-due con un compagno.

Man mano che gli attaccanti tirano ricordiamo ci di dare consigli ai portieri sul loro posizionamento (linea immaginaria palla e porta e tempo di uscita).

giusta posizione

Successivamente giochiamo una partitella a cinque contro cinque inclusi i portieri. Oltre i due giocatori nella zona centrale ogni squadra ha due giocatori larghi fuori dalla zona di gioco.

I giocatori nella zona centrale possono mantenere il possesso per un massimo di 3 passaggi e non possono affrontare il giocatore avversario fuori dal campo.

Qualsiasi giocatore può tirare in porta purché sia ​​fuori dalla zona finale. La squadra che segna 5 goal vince.

Portiere…su tre lati!

Spesso il portiere si prepara con il preparatore specifico dei portieri ma è importante che anche con la squadra possa fare degli esercizi che mettano alla prova la sua mobilità, il posizionamento e la capacità di fermare i tiri. Ultimamente nella nostra squadra siamo a volte in difficoltà con i portieri che per motivi di studio o malanni vari non riescono a garantire la presenza. Ci sono portieri di altre annate disponibili ma ritengo che in una categoria giovanile si possa chiedere ai giocatori della squadra la disponibilità a coprire il ruolo del portiere in caso di necessità. Ovviamente è meglio se i giocatori riescono a fare qualche esercizio di preparazione prima di buttarsi nel ruolo di portiere direttamente in partita. Questo esercizio ci permette di far provare in allenamento il ruolo di portiere anche ad altri giocatori della nostra squadra.


A gruppi di 4 inseriamo un portiere con 3 paletti e 3 attaccanti posti fuori da un’area a cerchio.
Il primo attaccante tira una palla nella porta che gli è posta di fronte e girando in senso orario fanno così anche gli altri giocatori dando al portiere il tempo di spostarsi rapidamente di porta in porta.

Sottolineiamo al portiere le azioni importanti: il posizionamento, lo spostamento e il salvataggio della palla. Ripetiamo poi l’esercizio in senso antiorario.

Facciamo ragionare il portiere su come coprire rapidamente la porta e sul movimento della parata (fare un passo e poi il tuffo leggermente in diagonale in avanti, ritornare immediatamente in piedi, ecc).

Cambiamo i ragazzi e facciamo giocare tutti in porta. Questo esercizio infatti è adatto a far provare a tutti insegnando a tutti i giocatori le abilità di base necessarie.

Un successivo sviluppo consente di entrare nelle dinamiche della partita e cioè diamo la possibilità ai giocatori esterni di passarsi l a palla tra di loro e temporeggiare o velocizzare l’azione del tiro per centrare la porta prima che il portiere abbia recuperato completamente la sua posizione dal tiro precedente.

Successivamente allarghiamo il cerchio e giochiamo un 4 contro 4 con due squadre composte una da 3 difensori e il portiere e l’altra da quattro attaccanti. Gli attaccanti devono far goal nelle porte del triangolo mentre se i difensori vincono la palla, escono dal cerchio e diventano attaccanti a loro volta mentre gli attaccanti che hanno perso la palla diventano i nuovi difensori.

Per vincere si possono contare ovviamente i gola ma anche le palle perse fuori dal cerchio.

Sviluppando la partitella si possono inserire 4 porticine in modo che la squadra attaccante deve sempre cercare di segnare nelle porte a triangolo mentre i difensori devono cercare cerca di segnare nelle porticine ai lati del campo.

portiere

Dopo un tempo prestabilito, le squadre cambiano ruolo e i loro punteggi vengono sommati per vedere chi vince.

In questo modo sono tante le abilità che si vengono a chiedere ai giocatori ma il vero obiettivo nostro è quello di valutare la disponibilità e la predisposizione dei vari giocatori a coprire il ruolo del portiere e nello stesso tempo dargli qualche informazione di base utile anche alle competenze trasversali (motivazione e dinamiche di gruppo, coordinazione e lettura dei tempi e degli spazi, ecc).

L’importanza della costruzione dal basso

Di Claudio Savelli (articolo pubblicato su www.rivistaundici.com)

L’idea di iniziare a muovere rasoterra il pallone dal portiere, quindi cominciare dalla linea di fondo la costruzione dal basso, è in controtendenza rispetto all’obiettivo del calcio, ovvero avvicinarsi il più possibile alla porta avversaria. Probabilmente un alieno a cui viene spiegato il gioco per la prima volta suggerirebbe che la strategia più efficace per segnare è il lancio lungo: così scavalchi molti giocatori, e avvicini con un solo gesto il pallone alla zona di pericolo per gli avversari. Può sembrare un discorso semplicistico e per certi versi assurdo, ma in realtà è una contrapposizione ideologica su cui si sono da sempre basati gli stili di gioco: è meglio la complicazione di un’azione costruita da zero o la semplificazione di un lancio lungo, magari aggredendo in ribattuta il pallone vagante in una zona favorevole?

Stando all’ultimo decennio, la risposta è la prima: la costruzione dal basso è la soluzione migliore. La maggior parte degli allenatori ne ha ormai intuito la necessità e ha cominciato a studiare soluzioni per valorizzare questa “fatica”, per trasformarla da inutile o superflua a efficace e, infine, necessaria. È uno dei tanti risvolti del calcio del Barcellona di Guardiola e della salida lavolpiana, il meccanismo (ideato negli anni ’90 dal tecnico La Volpe, da cui ha ereditato il nome) per cui il mediano di un centrocampo a tre giocatori abbassa il suo raggio d’azione tra i due centrali di difesa, che contemporaneamente si allargano spingendo in avanti a loro volta i due terzini. Si tratta del primo riconoscibile esempio di schema studiato per agevolare l’impostazione dalla difesa, una bozza di spartito che ha iniziato a sgomberare il campo dall’improvvisazione o dalla banalità del giro palla classico.

La salida lavolpiana nel gioco del Barcellona

La salida lavolpiana è stata rivoluzionaria perché ha promosso la rottura delle linee: i difensori esterni diventano centrocampisti mentre il regista si aggiunge alla difesa. È l’applicazione in schema dell’idea di un calcio in movimento, in cui i giocatori ruotano le posizioni per facilitare lo scambio del pallone, che ha anticipato un altro sviluppo del gioco: il mescolarsi delle caratteristiche dei giocatori. La salida lavolpiana, infatti, era efficace perché valorizzava la qualità del regista, in linea teorica superiore a quella dei difensori, quindi più utile all’inizio dell’azione.

Nel nuovo millennio l’iniziodella manovra è diventato una priorità: non esiste squadra che non abbia in dote uno o più schemi per iniziare l’azione dal fondo. La creatività dei tecnici nel settore è ormai diventata pari a quella dei calci piazzati, e questo ne conferma l’importanza: come uno schema su corner ben eseguito aumenta le probabilità di segnare, un buon inizio dal basso è il miglior modo per essere pericolosi in zona gol. È quindi una piccola rivoluzione filosofica del calcio, perché l’inizio dell’azione è ormai diventato importante tanto quanto la fine, il primo passaggio vale tanto quanto la conclusione in porta, e forse di più: iniziare la manovra dal basso significa moltiplicare i passaggi e i movimenti, dunque le possibilità di un sbagliare, ma il gioco vale la candela, perché aumentano anche i potenziali errori altrui, visto che la squadra avversaria è obbligata a correre e a disgregarsi per recuperare il pallone in movimento.

L’attenzione crescente all’inizio della manovra ha generato anche un cambio di caratteristiche dei giocatori coinvolti, quindi il portiere, i difensori centrali e i terzini. Ne sono manifesto i portieri allenati da Guardiola: prima Valdes, poi Neuer e infine Ederson, rappresentano gli stadi dell’evoluzione. L’attuale giocatore del City non è solo abile a giocare con i piedi, ma è anche sicuro nel compiere il gesto tecnico e in grado di pensare velocemente e oltre il banale, di assumersi anche responsabilità creative oltre che esecutive, e dunque rendere sempre imprevedibile e dinamico l’inizio dell’azione. Con lui, i compagni in difesa hanno più libertà di muoversi, di variare sul tema e trovare una via d’uscita per il pallone. Insomma, Ederson agisce da regista non solo per la qualità tecnica, ma per la capacità di pensare di non essere “soltanto” un portiere

Iniziare l’azione dal punto zero quindi significa essere consapevoli che la sfera dovrà superare tutti gli ostacoli disseminati per il campo uno alla volta, senza scorciatoie, ma il tornaconto è che poi arriverà alla fine della corsa in una posizione migliore, e con un’inerzia maggiore, potenzialmente in condizioni ideali per concludere facilmente verso la porta avversaria. Se pensiamo all’azione come ad un flipper, allora è evidente che l’inizio, la prima spinta alla pallina, sia quella fondamentale per raggiungere le migliori sponde successive, ed entrare in buca. E il bello è che ogni squadra ha ideato una prima spinta diversa, come un marchio in cui può essere riconosciuta: ecco, di seguito, alcuni esempi.

MANCHESTER CITY: l’effetto esca

La struttura del City in fase di uscita palla è un esempio per dinamicità: varia di partita in partita, a seconda delle contromisure prese dall’avversario. Guardiola sceglie se impostare con tre difensori, con Walker bloccato al fianco di Stones e Laporte mentre Mendy si apre fino a diventare un’ala, oppure con una struttura più tradizionale e simmetrica a quattro, con Fernandinho ed Ederson a comporre un rombo di costruzione.

Può cambiare la forma del City, ma non la sostanza: il principio su cui sembra fondato l’avvio di manovra di Guardiola è quello dell’esca. Ovvero, palleggiare fin nella propria area di rigore, accettandone i rischi che ne derivano, per “ingolosire” la squadra avversaria al pressing, invitarla ad alzarsi per riconquistare il pallone e confidando nel fatto che non sia perfetta e che quindi aprirà dei varchi dietro la prima linea di pressione, là dove i giocatori offensivi di Guardiola hanno avuto il tempo di muoversi per ricevere negli spazi di mezzo, così da avviare poi la seconda fase dell’azione di fronte ad una squadra destrutturata.

TOTTENHAM: spazi dilatati

Il fatto che Pochettino sembra ormai prediligere una difesa a tre pura suggerisce che la sua priorità è la garanzia della superiorità numerica nella fase iniziale dell’azione, rispetto alla fase di conclusione. E si noti il dirottamento di Davinson Sanchez al centro: è tra i difensori degli Spurs quello più in difficoltà con il pallone tra i piedi, quindi sembra un controsenso perché il centrale dovrebbe essere quello più abile ad impostare, e invece sottolinea l’idea di costruzione di Pochettino. Ovvero, avvolgere il pressing avversario, dirottando il pallone sull’esterno, svuotando il centro. Nella struttura esagonale del Tottenham nell’ultima partita contro il Watford si noti poi l’influenza del portiere Vorm, che cerca i “terzi” di difesa, Vertonghen e Alderweireld, i quali a loro volta devono assumersi i maggiori compiti di avvio della manovra (credit: @11tegen11).

NAPOLI: ritmo tambureggiante

In attesa dell’evoluzione che porterà nel tempo Ancelotti, sono rimasti nel Napoli i meccanismi di Sarri, che non rinunciava a costruire la manovra nemmeno quando subiva un pressing ultraoffensivo, perché la considerava una specie di miccia, un momento in cui va impressa l’inerzia utile a velocizzare tutta l’azione. Per questo il Napoli costruisce mantenendo strette le posizioni tra i giocatori coinvolti, a differenza ad esempio del City, e il ritmo di palleggio iniziale è più alto, insistente, tambureggiante.

CHELSEA: comanda Jorginho

Manca ancora il ritmo e la sicurezza nel palleggio del Napoli, al Chelsea di Sarri, ma l’input non è cambiato: l’azione comincia con un passaggio in verticale a Jorginho, che sfrutta lo spazio tra i due centrali che si allargano per ricevere e poi consegnare, di prima intenzione, proprio ai due centrali il pallone. In sostanza, Sarri vuole che il regista sia il secondo a toccare il pallone, dopo il portiere, e non il terzo, così che i centrali possano avviare l’azione già in avanzamento, con una giocata più semplice.

INTER: la propulsione di Skriniar

A proposito di evoluzione dei giocatori indotta dall’attenzione alla costruzione della manovra dal basso, in un’altra epoca forse non sarebbe nato un difensore con le caratteristiche di Skriniar, che con l’abilità nei passaggi laser in verticale influisce in positivo sulla tipologia dell’avvio dell’azione di Spalletti. Il palleggio iniziale nerazzurro può anche essere sterile, perché quando il pallone giungerà tra i suoi piedi guadagnerà velocità e avvierà gli offensivi. L’arma in più di Spalletti quest’anno è la difesa a tre, possibile con l’arrivo di De Vrij e i miglioramenti in fase di impostazione di D’Ambrosio: contro il Torino, nel primo tempo, la distribuzione dell’uscita di palla era perfetta, con i terzi di difesa che sono riusciti a servire in verticale Perisic e Politano.

BARCELLONA: il regista ombra

Valverde ha semplificato la struttura dei blaugrana virando quest’anno su un classico 4-3-3. Sono cambiate però alcune competenze: ha maggiori responsabilità Piqué, mentre sono calate quelle di Busquets, come se avesse il compito di “farsi marcare” per liberare le mezzali in fase di inizio azione. È a suo modo una rivoluzione, l’“annullamento” del regista. Il mediano, soprattutto quando è marcato come nell’immagine, non ha compiti in fase di uscita, semmai è dovere delle mezzali imprimere inerzia: queste ultime, abbassandosi ai lati dei centrali, permettono ai terzini di salire e di conseguenza a Messi e Dembelé di accentrarsi.

REAL MADRID: costruzione asimmetrica

Lopetegui ha mantenuto la struttura asimmetrica di Zidane in fase di uscita palla, con l’ormai tipico movimento di Kroos verso il lato sinistro, per ricevere e avere la visione di tutto il campo, e sul piede forte la possibilità di avviare l’azione. Questo meccanismo viene bilanciato dall’avanzata di Marcelo e dal contromovimento di Asensio, disponibile a ricevere palla tra le linee, a centrocampo.

LIVERPOOL: lancio posticipato

Anche una squadra verticale e diretta come quella di Klopp costruisce dal basso. L’obiettivo è dilatare il tempo per arrivare sui terzini, permettendo così alle mezzali di correre in avanti, là giungerà il lancio. Il focus del tecnico tedesco rimane l’aggressione della seconda palla, ma l’inizio della manovra, seppur elementare, è utile a posticipare il lancio e ad aggiungere uomini nella metà campo avversaria. E quindi, studiato.



Portieri – Esercitazione globale a tre porte (seconda)

Torniamo all’esigenza di dover allenare tanti portieri in un unica seduta,  vi presento una esercitazione globale che può utilizzare fino a 5 portieri contemporaneamente sia con la tecnica di parata che con la tecnica podalica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si posizionano di fianco alla porta principale due porte realizzate con paletti o con porte mobili in diagonale rispetto alla porta principale e ogni porta avrà un portiere che la difende ( P1 – P2 – P3).
Si parte dal Mister, in giallo, che passa il pallone al portiere ( P1)  il quale deve controllare  il  passaggio e scegliere dove scaricare la sfera tra i due portieri  (P4 e P5) posti agli spigoli dell’area ; chi riceve controlla il pallone e lo passa al Mister che può concludere a rete in ogni porta a scelta.

Si possono introdurre varianti a piacere :
– Chiamare il colore della posizione a cui il portiere effettua il passaggio (aggiungiamo un pò di psicocinetica);
– Il Mister corre a coprire una delle traiettorie di passaggio inducendo la giocata al portiere che deve ragionare su dove indirizzare il pallone;
– Imporre un tocco o due tocchi sia al portiere in porta che agli esterni;
– Obbligare il portiere a chiamare Uomo-Solo dopo il passaggio creando una condizione di gioco al ricevente (Uomo / passaggio di prima intenzione – Solo / passaggio dopo controllo);
– Il portiere che riceve il primo passaggio invece che passare subito all’allenatore la passa all’altra estremità dell’area, al suo compagno, che poi la passa al Mister per il tiro;
– Le eventuali deviazioni dei portieri verso le altre porte sono come tiri per cui l’azione non termina mai per nessuno dei tre portieri che devono essere attenti in ogni secondo ( Possibilità di creare una gara a punti) .

Questo tipo di esercitazione permette di tenere alta la concentrazione e l’attenzione nonchè risulta essere utile anche per i vari tipi di spostamento che i portieri devo eseguire per seguire il pallone ed il tiro.
Credo che in questo modo si  riesca a tenere alta la concentrazione di tutti i ragazzi e nello stesso tempo si fanno lavorare in vari modi diversi .