ArtDesignPainting PARIS: gli innovativi quadri a connettività integrata che spopolano tra calciatori e sportivi

Che cosa regalare a un calciatore, a uno sportivo di alto livello ma anche ad un allenatore per il compleanno, per il matrimonio o per altre occasioni speciali? Come celebrarne in maniera esclusiva la fine della carriera?

Essendo persone che spesso e volentieri possiedono qualsiasi cosa, le idee regalo originali che possano stupirli o emozionarli non sono facili da trovare.

Come arredare un’area hospitality, il museo o uno Sky box di un Club videoraccontandone la storia e offrendo a fans e partners contenuti esclusivi aggiornabili di partita in partita?

Sono alcune delle ragioni per cui sempre più calciatori, allenatori, squadre di club e sportivi di qualsiasi disciplina scelgono i quadri a connettività integrata realizzati dalla start-up francese ArtDesignPainting PARIS.

Si tratta di una nuova tipologia artistica unica al mondo: un mix di pittura, fotografia e tecnologia grazie alla quale, collegandosi ad un sito internet dedicato o QR code con lo smartphone, è possibile rivivere in video quanto raffigurato su tela “scansionando” determinate zone del quadro.

 

 

Il claim di ArtDesignPainting PARIS è infatti #WeLoveEmotion e la start-up, fondata nel 2017 dall’artista Cyril Nardon, si propone proprio di emozionare il pubblico grazie a quadri 100% a realtà aumentata che “parlano” e raccontano le storie di grandi campioni sportivi, di una Federazione, di un Club o di un brand. Quadri il cui contenuto multimediale è sempre aggiornabile da remoto.

L’ulteriore particolarità, molto apprezzata da chi riceve in regalo le opere di ArtDesignPainting PARIS è che, oltre ai video delle gesta sportive degli atleti o delle squadre ai quali sono dedicati, possono nascondere al proprio interno anche video messaggi di auguri, complimenti o saluti esclusivi ai fans fatti realizzare appositamente dai committenti dei quadri.

ArtDesignPainting PARIS, che fa parte della rete di start up “French Tech”, ad oggi ha già onorato con i propri quadri, ad alto contenuto tecnologico più di 250 sportivi, 30 sport di altrettanti paesi differenti.

Tra i tanti Zidane, Neymar, Modric, Ribery, Matuidi, Veretout, Benatia, la Federazione francese di calcio, Abidal, Cavani, Martial, Evra, Tolisso, Witstel, il giocatore di basket Tony Parker, il pilota di F1 Carlos Sainz hanno ricevuto come regalo dalla propria moglie, fidanzata, parenti, amici, dirigenti, procuratori, club, Federazioni un quadro a connettività integrata ArtDesignPainting PARIS.

ArtDesignPainting PARIS

Tra i Mister lo storico allenatore del Bayern Monaco Jupp Heynckes, Gérard Houllier ex Lione e Liverpool, Christophe Gualtier, oggi allenatore del Lilla, e Jean-Louis Gasset ex Saint Etienne sono stati omaggiati dai loro Club di un quadro ArtDesign Painting PARIS 100% a realtà aumentata come ringraziamento di quanto fatto per quei colori.

Di recente ArtDesignPainting PARIS è stata presente in Italia al Trophy Tour di Uefa Euro U21 Italy 2019 con un quadro a connettività integrata relativo all’edizione 2017, esposto poi in area Hospitality alla Dacia Arena di Udine in occasione finale del 30 giugno e alla Mostra “L’Arte del Gol” di Reggio Emilia.

Inoltre giovedì 12 settembre scorso al Mennea Day di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, un quadro ADPP 100% a realtà aumenta dedicato alla “Freccia del Sud” è stato protagonista, alla presenza di Manuela Mennea e del Presidente della Federazione di Atletica Italina Alfio Giomi, dell’Inaugurazione della Biblioteca della Cultura Sportiva intitolata al grande campione di Barletta.

Diverse sono le Istituzioni, Federazioni o associazioni che insieme ad ArtDesignPainting PARIS hanno realizzato aste benefiche delle opere, autografate sul retro dagli sportivi raffigurati, devolvendone il ricavato a programmi di responsabilità sociale.   

Potete trovare a questo link https://m.youtube.com/watch?v=XR2sPbIgNxg un video che spiega il funzionamento della connettività integrata ai quadri ArtDesignPainting PARIS.

Per restare aggiornati su tutte le novità di ArtDesignPainting PARIS e avere ulteriori info:

Instagram: artdesignpainting_paris

Facebook: Art Design Painting – Paris

Linkedin: ArtDesignPainting100% Connected

Contatto diretto per l’Italia:

Federico Montjourides

International Business Developer

federico@artdesignpainting.fr

Far crescere i ragazzi

Spesso i mister si rendono conto nelle prime settimane della stagione, dopo le prime partite se la loro squadra è al giusto livello competizione in vista del campionato. Far crescere in ragazzi non è mai una cosa semplice ma richiede programmazione, impegno e costanza senza guardare troppo ai risultati in partita ma ai singoli obiettivi che ci concordano con i ragazzi.

Nelle squadre dilettanti spesso ci si trova ad avere gruppi eterogenei con diversi ragazzi bravi ma anche con diversi ragazzi che hanno problemi sia atletici che tattico-tecnici.  Per alcuni mister questa situazione  può diventare un problema perché in allenamento o in partita non riescono a gestire questa diversità. Non c’è una ricetta definitiva ma uno dei modi per risolvere questa situazione è stabilire con ognuno dei ragazzi una serie di obiettivi da raggiungere.

I ragazzi si sentiranno stimolati per le loro capacità e nel medio periodo si riuscirà a trovare il giusto equilibrio per far giocare assieme tutti senza rischiare troppo il risultato. Da parte del mister chiaramente ci sarà più fatica a programmare esercizi personalizzati e allenamenti che tengano conto degli obiettivi fissati ma ne vale sicuramente la pena.

Stabilire con i ragazzi un legame forte e lavorare per singoli obiettivi misurabili è anche molto utile perché è uno dei modi per sviluppare una mentalità vincente. Alcuni mister creano questa mentalità lavorando su esercizi con molta intensità e pressione incitando continuamente i ragazzi sia in allenamento che in partita mentre altri mister lavorano sulla intuizione e sulla creatività restando più silenziosi e gestendo le correzioni a tu per tu con i ragazzi.

Non c’è un metodo giusto (per fortuna!!!) ma a seconda dei ragazzi che ci troviamo davanti e della nostre convinzioni sia l’uno che l’altro metodo possono risultare più meno efficaci.

Dare degli obiettivi ai ragazzi sia singoli che di squadra serve a creare quella mentalità che servirà in partita a sfruttare il valore aggiunto del gruppo.  Gli obiettivi devono essere misurabili  con ruoli e compiti e mezzi adeguati ad ogni ragazzo per raggiungere la meta.

Il ragazzo deve sapere cosa deve fare, e capire che può farlo.

Per far crescere una giusta mentalità vincente nel giocatore bisogna scegliere gli obiettivi in base al rischio: giocare ad esempio in più ruoli sul medio periodo porta i ragazzi a non avere paura di sbagliare.

Nella categoria esordienti i ragazzi devono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più.    E’ importante in allenamento simulare parte della pressione che può esserci in partita creando condizioni pari a quelle che si trovano contro gli avversari in modo che i giocatori riescano a sviluppare la giusta mentalità “allenandosi” durante la settimana sia tecnicamente che mentalmente.

Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile anche se purtroppo molti allenatori alimentano l’opposto facendo in modo che i ragazzi sviluppino una mentalità che teme gli errori più di quanto si possa desiderare il successo.

Bisogna abbassare il livello di ansia che i ragazzi e lavorare sul loro autocontrollo e sulla loro autostima che sono due qualità fondamentali per valutare le varie situazioni che possono nascere in partita. 

Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.   Una brutta sconfitta come una bella vittoria va analizzata e ridotta a singoli obiettivi da definire e da affrontare per migliorarsi o per rafforzare la programmazione che si sta svolgendo.

La sconfitta o la vittoria quindi non porta vantaggi al mister nel senso che il mister non è bravo se vince o se perde (come molti mister pensano) ma nelle giovanili è bravo il mister che riesce a trovare il giusto equilibrio per far crescere i ragazzi insegnandogli i fondamentali tecnico e tattici e una giusta mentalità vincente.

Provate a fare una lista dei vostri ragazzi e a stabilire 5 obiettivi minimi da raggiungere per ogni ragazzo da qui a dicembre. Vi accorgerete che per compilare questa lista in modo opportuno e renderla efficace non è così semplice.

Dovrete gestire con ognuno dei ragazzi una relazione forte e concordare scadenze e impegni per raggiungere l’obiettivo. Programmare allenamenti per permettere di eseguire e valutare i singoli obiettivi.

Se si lavora in questo modo oltre ad aver partecipato efficacemente nella crescita e nello sviluppo dei ragazzi anche i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Provare per credere.

Crescere giocando a calcio

L’anno prossimo insieme ad altri compagni sarò il mister di una squadra di esordienti  composta da circa 24 ragazzi. Sono già state fatte le riunioni di rito e i commenti circa l’annata passata e gli obiettivi futuri e mi ritrovo da qualche giorno a pensare preparando l’incontro di staff alle strategie comunicative e tecniche da adottare con il nuovo gruppo di ragazzi per perseguire l’obiettivo principale che sempre per me è prioritario quando prendo in carico una squadra e cioè quello di crescere giocando a calcio.

 

 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

L’arricchimento personale del ragazzo insieme alla crescita tecnico-tattica deve essere il principale obiettivo da raggiungere (o perlomeno provarci) tramite una attenta programmazione.

Incontrando varie situazioni calcistiche in questi giorni sento spesso parlare di ragazzi che faticano sempre più a compiere il giusto e completo percorso di crescita sportiva per poi emergere sia come calciatore e di conseguenza anche come persona.. Come prevenire queste situazioni nonostante (come in tutte le squadre) ci siano ragazzi che hanno velocità diverse di apprendimento e risorse sia fisiche che tecniche molto diverse tra loro? 

Vorrei che al termine del mio mandato molti di questi aspetti fossero risolti e la risposta che mi sono dato è quella che è necessario RImettersi in gioco e Rivedere passo passo tutte le possibilità e le strategie che si possono utilizzare.

Infatti anche se sono diversi anni che sono sul campo (mia moglie dice troppi  ormai) penso che sia questa la vera sfida che ci attende nei prossimi anni e cioè quella di non pensare di essere pronti perché già esperti ma di continuare a metterci in gioco per essere tecnici sempre più preparati  e competenti su più fronti in quanto la crescita tecnico-tattica di un giovane giocatore va di pari passo con quella sociale del ragazzo o ragazza che comincia a vivere la sua vita con tutte le tipicità dell’età di riferimento.

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Prima di tutto è necessario stabilire un percorso con tante tappe in modo da poter valutare la situazione in qualunque momento poi definire poche regole ma chiare.

Ogni mister deve avere chiaro alcuni aspetti fondamentali, innanzitutto essere figure di riferimento. E’ fondamentale perché i ragazzi compiono un percorso di crescita individuale prendendo riferimento dalle persone che li circondano. Specialmente da quelle che li avvicinano ai fondamentali del calcio aiutandoli a sviluppare le loro qualità nel migliore dei modi, e mostrando poi come utilizzare quanto appreso all’interno del sistema complesso di gioco. Non saprei indicare altre situazioni di vita dove i ragazzi sono coinvolti in un così alto livello di emozioni e di variabili personali. 

Risultati immagini per crescere giocando a calcio

Difficoltà crescenti. Un bravo allenatore dovrà proporre di volta in volta difficoltà che i ragazzi comprendono e riescono ad affrontare secondo le loro capacità.  I ragazzi devono avere il tempo per stratificare le conoscenze in modo da arrivare da soli a trovare le soluzioni alle problematiche che si ritroveranno a dover affrontare sul campo da calcio (e non solo).

Programmazione precisa. Schemi motori, utilizzo del pallone, progressione didattica tecnica e tattica, integrazione con la squadra, sviluppo della struttura fisica, ecc. Dobbiamo interrogarci e preparare i nostri allenamenti secondo una programmazione precisa e ordinata in modo da tenere sempre presenti in ogni allenamento gli aspetti appena indicati.

Giocare le partite. Si può pretendere un buon gioco collettivo se i gesti tecnici sono chiari a tutti i giocatori della squadra. Lavorare quindi sullo sviluppo del gioco in entrambe le fasi (possesso e non possesso), unitamente all’attività per il costante miglioramento delle abilità tecniche. Per questo è fondamentale giocare e partecipare attivamente alle partite. La partita deve quindi essere considerata come un momento di crescita a livello didattico non come un mezzo rivolto esclusivamente all’ottenimento di un risultato personale. Vincere fa piacere a tutti ma il modo in cui in cui si ottiene la vittoria (o la sconfitta) è decisivo per lo sviluppo di un ragazzo.

Impegno, costanza e divertimento. Dobbiamo trasmettere ai ragazzi che nella preparazione sportiva come in ogni situazione della vita, è sempre necessario mantenere alti l’impegno e la costanza per raggiungere sia gli obiettivi prefissati a livello individuale, che per ognuno possono essere in parte diversi, sia quelli della propria squadra di appartenenza, condivisi quindi con i compagni e la società. E’ necessario quindi che i ragazzi vengano premiati costantemente con esercizi che li facciano divertire e creare situazioni per farli stare bene.

Poche regole e chiare. 

Allego un decalogo che il Sassuolo calcio ha tentato di fare proprio dal 2016 ad oggi nelle categorie giovanili  con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori che ricalca molto bene lo spirito che ci deve animare per raggiungere i nostri scopi. Buon lavoro a tutti. Vamooooossssss

Italia under 21: una squadra di qualità

L’Italia Under 21 di Di Biagio mi ha emozionato e coinvolto. La vittoria contro la Spagna  per 3 a 1 è stata inaspettata ma dalla partita direi non casuale. Purtroppo non sono riuscito ad andare a vederla allo stadio e neanche l’ho vista in diretta ma me la sono riguardata sapendo già il risultato per potermi gustare la partita in tutte le sue parti.

In genere l’italia non ci ha mai esaltato per avere un gioco chiaro e sfavillante ma contro la Spagna si sono visti decisamente tratti di gioco chiaro e deciso. Si è visto soprattutto, secondo me il fatto di voler imporre il gioco, di poter dominare il ritmo della gara nonostante gli avversari siano più bravi nel possesso palla e nella ricerca del lato debole.

Sul sito del Misterone non facciamo commenti  sulle partite in genere perchè ci sono persone molto più competenti di noi che ogni giorno parlano di questo per molte ore ma nel caso di questa partita mi piace sottolineare come l’ambiente dell’under 21 abbia  saputo coinvolgere emotivamente il pubblico grazie ad un’identità propria (e molto nuova per l’Italia) che non imita nessuno dei giocatori.

MI ha dato la sensazione che il gioco si modella a seconda dei giocatori che ci sono con l’intento di esaltare i singoli con grandi qualità e un potenziale enorme (per alcuni ancora tutto da scoprire nelle proprie squadre di appartenenza) probabilmente superiore a quello dei loro coetanei di altre nazioni, come non succedeva da tempo.

L’under 21 è una squadra di qualità che, secondo me, sta lavorando bene per valorizzare il talento che ha dando l’impressione all’esterno di divertirsi e di volersi migliorare.

Italia under 21

Ad un certo punto della partita sul risultato di 1 a 1 La Spagna è rimasta chiusa nella sua metà campo per diversi minuti sotto la pressione dell’italia senza riuscire a fare possesso palla con la sua solita precisione perché l’Italia è stata sempre aggressiva sul portatore e se riusciva a conquistare palla proponeva sempre attacchi diretti in verticale. 

In altre partite la stessa squadra è risultata essere più passiva, attendeva il gioco avversario occupando il campo e limitandosi a cercare l’errore avversario. Allora ecco spiegato il mio coinvolgimento, il perché mi sono emozionato. Vedere i vari giocatori dell’Italia sia attaccanti che centrocampisti pressare e schiacciare la Spagna nella propria metà campo con l’idea di riconquistare la palla e andare a fare goal è per me l’essenza del calcio, come quando guardavo scherzosamente le partite di Holly e Benji.

Italia under 21

Mi è piaciuto molto anche la goliardia (sintomo di tranquillità all’interno dello spogliatoio) che i giocatori hanno dimostrato. Nella gioia del singolo hanno partecipato anche altri giocatori ma non in maniera scontata ma partecipata, coinvolta e divertita. Nella foto qui sopra una esultanza particolare di Chiesa, Orsolini e Cutrone ad esempio.

Anche dopo il goal su rigore del 3 a 1 i ragazzi si abbracciano e addirittura scoppiano in lacrime: che emozione, come vorrei essere dentro quello spogliatoio a fine partita!

Sono queste le partite da far vedere ai nostri ragazzi magari davanti ad una pizza anche se sappiamo già il risultato perché ci sono mille spunti da sottolineare e su cui poi lavorare durante l’anno.

Qualcuno potrebbe obiettare che tatticamente sul 2 a 1 è stata la Spagna a schiacciarci e noi a giocare in contropiede ma la qualità e la velocità con cui li abbiamo colpiti in azioni di rimessa sono da manuale.

Lascio i commenti tecnici e tattici ai più titolati di me ma volevo sottolineare l’emozione a vedere questa partita nonostante “il ritardo”, sapendo già il risultato. E’ sempre bello celebrare il bel calcio…questa sera c’è la Polonia…non sarò allo stadio ma forse riuscirò a guardarla in diretta…sarà una bella partita? Non lo si può sapere ma di una cosa sono certo: la qualità non manca! Vamooooooooossssss

Come scegliere il capitano della squadra

Quest’anno nelle 41 partite che abbiamo giocato tra campionati e tornei ho sempre fatto ruotare la fascia di capitano tra i vari giocatori della squadra (esordienti) sottolineando come l’indossarla sia un privilegio ma significhi anche grande responsabilità.

I ragazzi sanno bene il significato della fascia da capitano perché sentono l’attenzione degli altri giocatori addosso. Aspettavano il momento della consegna nello spogliatoio con trepidazione ma con emozioni diverse. Infatti alcuni ragazzi non volevano indossarla per restare più liberi da impegni mentre altri l’hanno indossata senza dire niente ed hanno giocato sicuramente al meglio delle loro possibilità come se la fascia da capitano li trasformasse e li rendesse più coscienti delle loro azioni.

L’aspetto positivo di far provare la fascia da capitano a tutti i giocatori è proprio quello di far capire ai ragazzi che c’ è una responsabilità durante la partita ed è, oltre a dare il massimo delle proprie possibilità, quella di aiutare gli altri a farlo nel migliore dei modi.

Non serve un unico capitano ma oltre al giocatore che porta la fascia ne servono altri 5-6 che tirano il gruppo e lo possono fare solo se sentono la responsabilità della squadra.

Ma quali sono gli elementi da tenere presente nel nominare il capitano?

Intanto che sia competente nel gioco e nel tenere la posizione. Un capitano deve ispirare fiducia nei suoi compagni, valutare le situazioni di gioco e cambiarlo se le circostanze lo richiedono.. Devono gestire bene la pressione, prendere decisioni tattiche e comunicare efficacemente con l’arbitro e con la squadra. Un capitano sicuro di sé ispira fiducia negli altri. 

capitano

Ogni giocatore è diverso dagli altri ed esprime il suo modo di essere capitano. Infatti la prima caratteristica è quella di essere autentici e trasparenti nelle proprie azioni e questo in allenamento lo si nota costantemente in un ragazzo.

capitano

Un capitano deve essere anche mentalmente forte e questa forse nelle giovanili è probabilmente la parte più difficile. Come il mister anche il capitano all’interno di una stagione sarà criticato ad un certo punto, sia all’interno che all’esterno della squadra ed è per questo che deve essere mentalmente forte perchè deve comunque rimanere concentrato e consapevole delle proprie azioni anche mentre è sotto pressione  in modo da poter prendere le decisioni corrette al momento giusto.

capitano

Altro aspetto importante è la comunicazione. Questa è un’abilità richiesta da tutti i capitani. Il capitano dovrà incoraggiare e gestire la comunicazione sul campo tra tutti i giocatori, oltre a mantenere una comunicazione efficace sia con i giocatori sia tra i giocatori e lo staff tecnico.

Tuttavia, questo non significa che l’unica voce da ascoltare sul campo dovrebbe essere quella del capitano. In effetti, il capitano dovrebbe parlare solo quando necessario, potendo mantenere la sua comunicazione concisa e concreta.

capitano

Un buon capitano dovrebbe essere anche emozionalmente disciplinato. Piero, un punto di riferimento per me, un padre, un amico, un compagno con cui ho passato alcuni importanti anni della mia vita mi ripeteva sempre “Fuoco nella pancia ma ghiaccio nel cervello”. 

capitano

Ad esempio, se il capitano si arrabbia con l’arbitro e interroga costantemente le sue decisioni, non può aspettarsi che i suoi giocatori accettino tranquillamente le decisioni arbitrali.

Se il capitano perde l’autocontrollo e sfoga la sua rabbia o frustrazione (sia contro un avversario, compagno di squadra o l’arbitro), avrà perso la capacità di prendere decisioni razionali ed anche la sua partita ne soffrirà; una perdita di controllo emotivo influirà sul tempo, sulla coordinazione e sulla capacità di “leggere” il gioco.

Una perdita di controllo emotivo sarà vista come un segno di debolezza da parte della squadra avversaria aumentando la loro fiducia e indebolendo quella della propria squadra. 

capitano

Altro aspetto importante che un capitano deve ricordare è che mentre il calcio è un gioco di squadra hai a che fare con individui che sono tutti diversi negli atteggiamenti, nel temperamento e nell’esperienza. Quindi deve conoscere i suoi compagni e scoprire i punti di forza e di debolezza di ognuno in modo da poter trattare al meglio con ognuno di loro. 

capitano

Il capitano che impegna del tempo per conoscere i suoi compagni di squadra come persone e non solo come giocatori alla fine otterrà molto più rispetto e impegno da loro.

Ecco perché quando si celebra una vittoria si canta ​”Un capitano, c’è solo un capitano”, E’ un modo per sottolineare il rapporto unico che spesso si crea tra il capitano e una squadra ma bisogna costruirselo giorno dopo giorno.

Son calati gli ufo: Barcellona U12 femminile

Sono passati forse 15 anni da quando  il mio amico Cristian dopo una vittoria sofferta ai campionati regionali di calcio a 5 contro Piacenza commentando la partita esclamava: “son calati gli ufo!” per descrivere che le nostre gesta calcistiche potevano essere paragonate a quelle dei marziani per il valore che avevamo fatto vedere in campo.

Da qualche giorno sorrido al ricordo di questa frase perché leggo che il Barcellona femminile under 12 che ha partecipato al campionato maschile pari età ha sbaragliato la concorrenza maschile vincendo 30 partite su 30 dimostrando di essere di un altro pianeta finendo il campionato a punteggio pieno con 14 punti di vantaggio sulla seconda e 329 gol messi a segno. Quale migliore esclamazione che Son calati gli ufo…le ragazze blaugrana sono sicuramente di un altro pianeta!

“Quando le ragazze affrontano i ragazzi – ha spiegato Maria Texidor, consigliera d’amministrazione del Barça – sono spinte e a dare il meglio, si impegnano ancora di più”.

Come ha scritto il “New York Times“, il Barcellona sta investendo molto sullo sviluppo del calcio femminile. La stessa scelta di inserire le giovanili femminili nei campionati maschili ha un preciso obiettivo: motivare le ragazze e farle apprendere la tecnica inserendole appunto in leghe maschili.

Son calati gli ufo

Anche Atlético Madrid e Athletic Bilbao stanno investendo molto nel calcio femminile, cercando di applicare anche in allenamento  gli stessi metodi dello sviluppo dei giocatori maschili anche allo sviluppo delle giocatrici femminili dando una bella scossa a tutto il movimento del calcio femminile spagnolo.

Non molto tempo fa, racconta sempre Maria Texidor le squadre femminili dovevano allenarsi a tarda sera per non interrompere il programma delle squadre maschili. Istruttori ed insegnanti spiegavano spesso che il calcio non era un passatempo adatto per ragazze. E’ nostra responsabilità come club e come istituzione sociale aggiungere ciò che possiamo a parificare le condizioni in ogni aspetto della vita tra uomo e donna. E sta funzionando: non è esattamente una sorpresa che quando si danno alle donne le stesse condizioni degli uomini per avere successo, hanno prestazioni migliori. “

La storia della nostra squadra ha voluto che dopo la partita della frase “son calati gli ufo” avremmo giocato 5 finali regionali consecutive portando a casa le ultime tre e collezionando un record italiano di risultati positivi consecutivi.

Il mio augurio a queste nuove Ufo di fare sicuramente meglio…

….Vamoooooooooooooooooooooooooooooooooooosssssssssssssssssssssss

Una bella giornata nel centro tecnico del Bologna calcio

Grazie a Claudio Gori e a quella spettacolare realtà che è Rete dei Mister visitiamo il centro tecnico delle giovanili del Bologna calcio a Casteldebole: è stata una giornata fantastica!

Siamo una decina di mister provenienti in gran parte dalla Lombardia e dall’Emilia insieme ad un paio di temerari da Grosseto e da Chiavari accomunati dalla stessa passione spettacolare che è il calcio giovanile.

Veniamo accolti all’entrata da Alessandro Ramello, perfetto padrone di casa (responsabile dell’attività di base) che sorridente ci accompagna nella sala stampa e ci spiega insieme a Davide Cioni (Coordinatore del settore giovanile) il progetto legato alle categorie giovanili del Bologna Calcio.

Bologna calcio

Durante la presentazione scherzo con il mio amico Vittorio piacevolmente ritrovato in questa occasione  (abbiamo fatto insieme un master all’Inter un paio di anni fa) sottolineando che si “respira” una bella aria in casa del Bologna.

Sono ormai anni che si frequentano ambienti professionistici ma la prima impressione entrando a Casteldebole è di tranquillità sia per lo splendido centro immerso nel verde (con tanto di laghetto) che per l’affabilità e la serenità di chi ci accoglie direttamente e anche degli addetti ai lavori presenti negli uffici e sui campi con i ragazzi.

Il progetto presentato ha un respiro ampio: le giovanili del Bologna quest’anno hanno fatto scintille (la Primavera vince il campionato, la supercoppa e il torneo di  Viareggio, gli under 14 sono campioni regionali, gli under 13 sono alle finali nazionali e poi vinceranno il titolo italiano, diversi altri successi a seconda delle annate) e quando succedono queste cose non è mai frutto del caso ma evidentemente anche del percorso che ci sta dietro.

Come ci spiega Alessandro (primo anno per lui al Bologna dopo un ottimo passato alla Juve) per poter gestire un buon progetto all’inizio dell’anno ci deve essere innanzitutto una buona consapevolezza e conoscenza del metodo di lavoro e dell’ambiente in cui si opera da parte di tutti gli attori coinvolti: società, mister, dirigenti, scout, genitori. Ci parla di riunioni con lo staff dove si evidenziano i punti del progetto partendo dalla percezione del lavoro attuale e tentando di evolverlo in positivo tracciando le opinioni dei presenti (istruttori, dirigenti ma anche scout) e portandoli verso la mission societaria vera e propria che prevede di alzare il livello, di creare le condizioni per lavorare e continuare a crescere e di organizzarsi sempre meglio e di formare giovani sempre più forti.

Un ambiente in cui la valutazione del lavoro fatto nelle giovanili, non passa solo dai risultati del campo ma anche e soprattutto dalla crescita dei singoli ragazzi, con l’acquisizione di nozioni tecnico-tattiche, la capacità di rendersi utili alla squadra nelle varie situazioni, l’educazione e il rispetto degli ambienti.

Aiutare e far crescere calciatori pensanti e il lavoro si vede con dati misurabili: in questi ultimi anni è Infatti aumentato notevolmente il numero dei giocatori delle giovanili del Bologna convocati in nazionale a dimostrazione di quanto detto prima.

Il principale obiettivo è quindi creare a Bologna un settore giovanile importante che possa competere con i migliori in Italia (Atalanta, Roma, Juventus, ecc).

Alessandro e Davide ci spiegano che è stato ed è fondamentale curare in modo particolare il rapporto con il territorio e, infatti, la politica di collaborazione che il Bologna calcio ha con tutte le società affiliate e non, della provincia di Bologna (e provincie limitrofe) è molto importante e ricco di iniziative.

L’obiettivo è fare in modo che la società, nonostante il professionismo, non sia una realtà chiusa ma che sviluppi una collaborazione vera e sana con l’esterno.

Si illumina Claudio Gori, ideatore e referente della Rete dei Mister perché mantenere aperto il mondo del calcio è un suo cavallo di battaglia. Mettere in comune le conoscenze senza farle cadere dall’alto ma condividendole e facendole crescere grazie all’apporto di ciascun partecipante.

Andiamo a vedere gli allenamenti sui campi. E’ formidabile…tante annate insieme ad allenarsi vicine nello splendido centro tecnico in mezzo alla natura.

Bologna calcio

Il colpo d’occhio è notevole, provo a pensare a cosa prova un ragazzino ad allenarsi li in questo modo e sorrido perché deve essere fantastico (magari avere ancora l’età per mescolarsi in mezzo a quei ragazzi a dare un calcio al pallone!)

Bologna calcio

Guardiamo gli allenamenti, chiacchieriamo, commentiamo tra di noi i vari esercizi, i vari spunti che ci colpiscono (e ce ne sono tanti). A Roberto, il temerario venuto da Grosseto con alle spalle 8 anni in giro per il mondo con Inter Campus è piaciuto in particolare un esercizio in progressione dall’analitico al situazionale che ci fanno vedere gli istruttori con i 2011 che sottolineava i cambi di direzione, il coprire la palla rispetto ad un avversario, gestire finte e dribbling per poter svolgere un uno contro uno riproducendo una situazione da partita.

Bologna calcio

Colpisce anche il fatto che ci siano tanti istruttori in campo, Alessandro ci dice che si tenta di mantenere il più possibile un rapporto di 1 istruttore ogni 8 ragazzi per garantire attenzione e giusto numero di ripetizioni degli esercizi. Alcune annate non sono ancora a regime ma è un obiettivo primario dell’anno prossimo.

Inoltre un paio di volte a settimana vengono dei mister del settore del calcio a 5 a fare allenamento con le varie annate perché, come molte altre squadre nel settore professionistico, anche qui a Bologna sono già alcuni anni che si sottolinea come alcuni movimenti del calcio a 5 siano molto utili anche nel calcio a 11. Sorrido con Vittorio su questo aspetto perché forte dei 23 anni di esperienza nel calcio a 5 sono molto contento che ormai sia la norma che questi due sport interagiscano nel mondo professionistico giovanile (anni fa sembrava un utopia).

Bologna calcio

Curiosità, schemi di allenamento, schede tecniche mentre tartassiamo di domande Alessandro che pazientemente ci sopporta e risponde a tutto sempre con il sorriso sulle labbra, passando vicino agli spogliatoi notiamo che tutti i ragazzi che rientrano dagli allenamenti si tolgono le scarpe prima di entrare. Passa anche il mister della primavera Troise che ci saluta cordialmente e come se fosse l’ultimo dei ragazzini si appoggia al muro e si toglie anche lui gli scarpini da calcio prima di entrare. Che bel gesto!

Avevo visto una cosa simile solo al Viadana Rugby dove, come a Bologna, nonostante l’ambiente professionistico l’aspetto educativo dei ragazzi e il rispetto per chi lavora per loro (magazzinieri, segretari, ecc.) viene prima delle abilità tecnico tattiche come in ogni buona famiglia di una volta.

Non c’è arroganza, non c’è superiorità…c’è gente che sta bene in quell’ambiente e lo preserva non solo a parole ma con i fatti, quotidianamente secondo valori che, ahimè, non sono più così tanto comuni.

Intanto Luca, un mister della Virtus Entella ritrova un ragazzo che aveva allenato e che è attualmente in forza alle giovanili del Bologna e si perde piacevolmente in chiacchiere tra il sorriso a 32 denti del ragazzo. Tommaso, mister milanese, ne approfitta e ci saluta perché deve andare a prendere l’aereo per rientrare a Milano (forse ha un jet personale che gli permette questi spostamenti o forse più probabilmente ha fatto le corse per non perdersi questa occasione tra un impegno lavorativo e l’altro).

Bologna calcio

Ci emozioniamo intanto e facciamo i complimenti al mister dei 2004 per un bell’esercizio che prevede movimenti in campo per permettere ai ragazzi di fare continuamente scelte adatte alla situazione incontrata tenendo un bel ritmo intenso tra uno contro uno e due contro uno.

Mentre guardiamo l’allenamento dei 2006 e dei 2003 si discute sui tanti temi che ruotano attorno al calcio, con Massimo che non è contento di come si può accedere ai corsi di formazione Uefa, Tommaso e Federico che dibattono su quando e come fare lo Stretching, Luca e Claudio che parlano degli esercizi proposti dai mister per sollecitare o meno il cervello del calciatore, Alberto che sottolinea come le annate dei 2012 e 2013 nella sua società non fanno campionati ma si divertono come i matti al sabato a giocare tra di loro.

E’ bello ascoltare  e interagire nei vari discorsi tra persone che senza sapere quasi nulla degli altri interlocutori, parlano e si appassionano come se si trovassero tra vecchi amici. Non c’è età, non c’è esperienza che tenga, c’è solo passione, tanta.

Continuiamo il nostro percorso tra i vari allenamenti delle squadre e dopo aver  intravisto Pagliuca rientrare negli spogliatoi dopo l’allenamento dei portieri, Alessandro ci accompagna verso l’uscita dopo una giornata passata all’insegna della pura passione per il calcio e per le emozioni uniche che si provano condividendo questo sport.

Mattia, mio figlio che ha cominciato quest’anno a fare l’istruttore, rientrando verso casa mi dice “Adesso capisco cosa provi e perché ti piace così tanto!”. Come dicevo all’inizio…una giornata fantastica!.

Calcio a 5 e calcio a 11

La giornata che viene dopo aver vinto un torneo è sempre una bella giornata. Partita tirata quella di ieri sera…uno a zero per noi, poi il pareggio degli avversari, due a uno per noi poi ancora il pareggio degli avversari e finalmente il meritato tre a due finale che ci consegna la vittoria dell’ennesimo torneo di calcio a 5.

Sono oltre vent’anni che ogni anno si porta a casa qualcosa (campionato, coppa o tornei). La maggior parte di noi pur essendo “malata” di calcio a 5 proviene dal calcio a 11 e ancora ne fa parte (mister, osservatori, dirigenti, direttori sportivi, ecc). 

Ecco perchè anche ieri sera dopo il festeggiamento consueto nello spogliatoio davanti alla solita pizzetta ennesima discussione calcistica ovviamente caduta, vista la serata, sull’importanza dell’integrazione delle tecniche e tattiche del calcio a 5 nei metodi di allenamento del calcio a 11.

E’ saltata fuori questa tesi (un pò datata  – 2011 – ma sempre attuale) che riassume quanto saltato fuori ieri sera dove si cerca di evidenziare, come, gran parte dell’allenamento tecnico – tattico di base che è fondamentale per il calcio a 5, trova nel calcio moderno sempre un maggiore utilizzo.

Due società di primissimo livello europeo come il  Real Madrid ed il Barcellona, nei loro settori giovanili, e non solo, inseriscono innumerevoli esercitazioni con un massimo di quattro giocatori più un portiere per squadra, considerandola la didattica ideale per l’insegnamento dei fondamentali tattici.

Voi cosa ne pensate?

La visione del gioco è una capacità che va allenata

Sono ormai 23 anni che mi diverto nel calcio a 5 nella stessa società crescendo (50 anni quest’anno ma me ne sento 29) con persone che sono diventate una famiglia ed è sorprendente come dopo ogni partita (due volte a settimana in campionati diversi) comunque si discuta sempre di calcio e su aspetti mai scontati. Dopo  la partita di mercoledì che ci porta in finale nel torneo che stiamo facendo la discussione si è soffermata sulla visione del gioco.

Per ogni aspetto saltato fuori nella serata davanti ad una buona pizza ci sarebbe da scrivere un articolo ma mi è venuto in aiuto il mio amico portierone detto Marche (attualmente in pausa per un fastidioso dolore alla spalla) che da buon laureato in scienze motorie ed esperto del recupero e al mantenimento nel tempo del benessere psico-fisico dei suoi clienti mi ha girato questo articolo pubblicato sul sito scienzemotorie.com il 28 aprile 2019 legato appunto ad uno studio sulla visione di gioco che riassume molti degli aspetti saltati fuori nella serata di mercoledì.

Ecco l’articolo.

I giovani calciatori potrebbero diventare giocatori migliori se gli allenatori impiegassero più tempo per allenarli a “vedere” il campo e meno a concentrarsi sulla palla. Una nuova ricerca di esperti sportivi presso le università di Chichester, Portsmouth e Limerick suggerisce che la visione del gioco o lettura dovrebbe essere insegnata ai giocatori fin dalla giovane età, in tandem con l’abilità di controllo della palla, piuttosto che come abilità avanzata.

Lo studio, pubblicato su Psychology of Sport and Exercise, ha scoperto che i giocatori che incorporavano un’ottima lettura nel loro gioco probabilmente miglioravano la consapevolezza, il processo decisionale e la qualità e / o la velocità delle loro azioni tecniche.

Frank Lampard e Steven Gerrard sono stati evidenziati come giocatori che hanno incorporato la tecnica nel loro gameplay, ma poche ricerche hanno esplorato come viene insegnato tale comportamento.

L’autore principale Craig Pulling, dell’Università di Chichester, ha dichiarato: “I coach che non allenavano i giocatori a guardarsi intorno e “leggere” il campo tendevano a pensare che i giocatori dovessero concentrarsi sulle abilità tecniche, quindi imparare le abilità tattiche.”

“Mentre gli allenatori che conoscevano i vantaggi del saper vedere il campo e credevano nell’importanza di insegnare ai giovani, credevano che i due andassero di pari passo.”

“I nostri risultati suggeriscono che gli allenatori inesperti potrebbero trarre vantaggio dal fatto di essere guidati da allenatori più esperti, dall’insegnamento del valore della visione del gioco e dall’insegnamento di modi per integrarla bene nel gioco.”

La visione del gioco dovrebbe essere insegnata fin dalla giovane età, in tandem con l’abilità di controllo della palla e non come abilità avanzata.

Gli accademici hanno scoperto che gli allenatori più propensi a insegnare la visione avevano più esperienza, qualifiche di coaching più elevate e credevano che la capacità di visione del gioco dovesse essere insegnata fin dalla giovane età.

Gli allenatori che non apprezzavano così tanto questo aspetto, e quindi lo insegnavano meno, tendevano ad avere qualifiche di coaching di livello 1, erano meno esperti, e credevano che l’abilità di visione potesse aspettare fino a quando i giocatori non fossero sviluppati meglio nel controllo della palla.

Il team di ricerca ha anche scoperto che allenatori esperti avevano sviluppato feedback e istruzioni specifiche per indirizzare lo sviluppo della visione del gioco – o attività esplorativa visiva – e per renderlo il fulcro delle sessioni di allenamento.

Il modo in cui viene insegnato varia enormemente, con allenatori meno esperti che cercano di insegnare la visione usando istruzioni dirette come “alza sempre gli occhi“, mentre gli allenatori più esperti hanno usato domande, come “che cosa hai visto?”

Uno dei ricercatori, il dott. Matt Dicks, dell’Università di Portsmouth, ha dichiarato: “Sembra che le qualifiche di coaching più elevate in tandem con una maggiore quantità di esperienza di coaching porti gli allenatori a sviluppare un atteggiamento positivo sull’importanza della visione nell’allenamento.”

Gli allenatori intervistati hanno sottolineato che tendevano a cercare di migliorare la visione del giocoattraverso istruzioni dirette e domande.

“C’erano indizi però che la visione poteva essere migliorata al meglio cambiando le condizioni della pratica, come alterare le dimensioni del campo, il numero di giocatori e l’uso di pettorali o fasce colorate differenti, per richiedere ai giocatori di imparare rapidamente il valore di guardarsi attorno.”

Ora è necessario un ulteriore lavoro per esaminare quali condizioni di allenamento possono migliorare al meglio la visione: il nostro obiettivo è condurre questa ricerca con il contributo degli allenatori per garantire che i risultati possano essere facilmente applicati nella pratica“.

Lo studio ha esaminato come è stata insegnata la visione del gioco, quando è stata introdotta e come gli allenatori hanno valutato il suo successo.

Ha scoperto che i 303 allenatori di calcio intervistati si dividevano in tre gruppi: quelli che vedevano la visione come priorità bassa, quelli che avevano un certo interesse e quelli che l’avevano incorporata nella loro formazione come una questione prioritaria di routine.

Gli autori hanno ora invitato le federazioni calcistiche a concentrarsi sulla formazione e il supporto dei propri allenatori per sviluppare tali abilità e incorporare la visione come abilità elementare, da insegnare insieme a capacità tecniche e tattiche.


Riferimenti:

  1. Craig Pulling, Philip Kearney, David Eldridge, Matt Dicks. Le percezioni degli allenatori di calcio sull’introduzione, la consegna e la valutazione dell’attività esplorativa visivaPsicologia dello sport e dell’esercizio , 2018; 39: 81 DOI: 1016 / j.psychsport.2018.08.001

Progetto MIUR-FIGC #TIFIAMOEUROPA: un’occasione unica da sfruttare per crescere una nuova generazione di Sportivi

Condividiamo oggi un interessante articolo a cura dell’amico Federico Montjourides, membro del comitato organizzatore del Campionato Europeo UEFA Under-21.

Il calcio ha bisogno di Persone brave, non solo di brave persone” questa frase di Pelé ripresa dallo stesso sito ilmisterone.com racchiude perfettamente lo spirito di #TIFIAMOEUROPA @weareyourope il progetto nato in collaborazione tra MIUR e FIGC in relazione al Campionato Europeo UEFA Under-21 di calcio che si terrà dal 16 al 30 giugno negli stadi di Bologna, Reggio Emilia, Cesena, San Marino, Trieste e Udine. Si tratta di un progetto che intende provare a cambiare il modo di vivere lo stadio, partendo dal coinvolgimento dei più giovani per fare riflettere i più grandi sul fatto che una partita possa essere solo 90 minuti di sport, di passione per i colori di una maglia, senza che ciò debba voler dire odio, insulto, violenza verso coloro che portano e sostengono quella avversaria. 

TIFIAMOEUROPA


#TIFIAMOEUROPA è un progetto dedicato a tutte le scuole del territorio nazionale, di tutti gli ordini e i gradi, ma anche a scuole calcio o di qualsiasi altro sport, associazioni, aziende, oratori e prevede per tutte queste realtà, una volta effettuata l’iscrizione sul portale www.tifiamoeuropa.eu (iscrizioni ancora aperte), l’abbinamento con una delle undici nazionali estere che ospiteremo quest’estate nei nostri stadi, rinnovati e ammodernati per l’occasione. I bambini e i ragazzi di scuole e altre organizzazioni che avranno effettuato l’iscrizione potranno creare il proprio team, al quale invitare anche parenti e amici, conoscere e approfondire la cultura, la storia, la lingua, i colori delle maglie, l’inno della nazione alla quale saranno abbinati grazie a schede didattiche appositamente predisposte in collaborazione con l’Associazione Parole O_Stili e presenti sul sito in una sezione dedicata alla quale sarà possibile accedere una volta completata l’iscrizione.Ma #TIFIAMOEUROPA non é solo un percorso di conoscenza teorico della nazione gemellata. Tutti coloro che saranno inseriti o invitati nei “team” avranno infatti la possibilità di ottenere gratuitamente (per i minorenni di Scuole e scuole calcio SGS) e accedendo a prezzi dedicati ai Gruppi e agli Under 21, i biglietti per le partite che si disputeranno nello stadio più vicino a loro e diventare così protagonisti di serate che intendono essere una festa dello sport dove il tifo sia solo “per” e non “contro”.Ecco quindi che gli insegnanti, i genitori, i nonni, gli zii, gli amici  i “Mister” (spesso a loro volta anche insegnanti) avranno un ruolo fondamentale nella riuscita di questo progetto. Si tratta di cogliere l’opportunità di un percorso educativo di cui il panorama calcistico italiano ha urgentemente bisogno accompagnando i propri studenti, figli, nipoti, allievi, giocatori allo stadio nelle serate del prossimo giugno, di vivere insieme a loro l’evento e di assistere a partite che vedranno in campo i giovani talenti del calcio europeo. In tali occasioni proprio i più giovani, uniti da quella passione per lo sport ancora vera e genuina, potranno dimostrare che all’interno di uno stadio si possono diffondere e costruire valori positivi, quali il tifo corretto, il rispetto dell’avversario e l’inclusione che sono alla base del Progetto #TIFIAMOEUROPA. E chi meglio dei mister potrebbe guidare i ragazzi in questo percorso. Quei mister che, per buona parte, sono ancora oggi insegnanti di vita prima ancora che di calcio. Quei mister che dedicano diverso tempo alla settimana ai loro ragazzi, cercando di insegnargli i fondamentali di uno Sport, ma soprattutto i suoi Valori Fondamentali. Quei mister che si trovano spesso a dover gestire genitori che si lamentano perché i propri figli devono giocare sempre o perché quell’altro ha giocato più del loro oppure ad assistere a liti e persino risse tra genitori delle due squadre avversarie, tali da far vergognare gli stessi figli che vorrebbero semplicemente divertirsi in campo.
Per vincere la sfida di #TIFIAMOEUROPA c’é quindi bisogno di tutti: di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze, di maestri e maestre, professori e professoresse, di genitori, nonni, zii, di Mister che vivono il calcio spinti dalla passione per lo Sport promuovendone i valori più sani ed educativi proprio come il nostro calcio ha bisogno, oggi più che mai, di “Persone brave”.
Tutte le info sul progetto, regolamento e relativi premi sono consultabili sul sito www.tifiamoeuropa.eu
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TIFIAMOEUROPA
Il calendario degli Europei Under-21