Riscaldare il portiere nel modo giusto

Spesso si giocano partite a orari in cui soprattutto per lavoro o per impegni vari non è disponibile l’allenatore o il dirigente per gestire il riscaldamento del portiere. MI trovo allora a dire ai portieri con l’aiuto di qualche giocatore di autogestirsi il riscaldamento pre partita. Ho messo per iscritto allora una serie di esercizio in modo da riscaldare il portiere nel modo giusto. 

Riscaldamento articolare braccia e gambe.

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Dieci passaggi nelle mani poi il portiere lancia la palla con le braccia al petto e la riceve di nuovo in mano (10 ciascuno).
Il portiere corre laterale da un palo all’altro e quando raggiunge il centro della porta lancio la palla sul petto (5 ciascuno).
Una pò di palle servite in aria simulando la palla incrociata (3 a destra e 3 a sinistra) poi 
palle servite a terra dove il portiere deve tuffarsi. (3 a sinistra e 3 a destra).

Qualche scatto nell’area e tiri rasoterra da diverse angolazioni, costringendo al tuffo il portiere (3 circa da ogni punto). nei due successivi tiri (dal 3 al 5 per ogni lato) i tiri diventano più impegnativi costringendo il portiere a effettuare parate più difficili.

Se ci sono situazioni critiche conosciute dove il portiere deve lavorare (uscite alte ad esempio) facciamo qualche prova con palle morbide parlando con il portiere e affrontando la situazione cercando di immaginarla in partita in modo da coinvolgere il portiere nel maggior numero di situazioni tecniche ed emotive che dovrà affrontare in partita.

Il tempo del riscaldamento varia tra i 15 e i 20 minuti. Ogni esercizio dovrebbe essere breve ma efficace con lo scopo di rendere i giocatori fisicamente e mentalmente pronti a giocare. 

Cambio gioco in un 4 contro 3

Nelle due ultime partite che abbiamo giocato di venerdì e sabato scorso abbiamo dimostrato un buon carattere e una discreta volontà di arrivare in porta su azione manovrata ma con velocità e movimenti non del tutto corretti rispetto a quanto avevamo pianificato.  Ecco perché l’esercizio di oggi tende a sviluppare le abilità del passaggio e di finalizzazione  in modo che i 4 (o 5) giocatori in attacco riescano a trovare spazi per entrare nelle maglie difensive dei 3 (o 4) giocatori in difesa. La velocità  nei movimenti e la precisione del passaggio sono la base per poter effettuare il cambio gioco  in un 4 contro 3 (o in 5 contro 4) allo scopo di cambiare il punto di attacco e poter inserirsi al tiro senza difensori attivi davanti.

Una squadra di tre giocatori inizierà l’esercizio come linea difensiva appena fuori dall’area di rigore. L’altra squadra di quattro giocatori in attacco tenta di passare la palla da un lato all’altro (oriento e passo) in una specie di mezzaluna attorno ai difensori in modo da muovere la difesa e poter creare l’opportunità da gol.

Inseriamo nell’esercizio il concetto dei movimenti della difesa con palla coperta (avanzo e mi allargo) e palla scoperta (arretro e mi stringo) in modo che i difensori oltre a muoversi in orizzontale sfruttando l’ampiezza del campo seguendo il giro palla degli attaccanti per approfittare di eventuali sbagli, possano anche capire ed allenarsi sui movimenti in profondità a seconda del variare dell’azione.

Nell’esercizio se i difensori vincono la palla, tentano di mantenere il possesso il più a lungo possibile all’interno del box usando il loro portiere (almeno dieci passaggi).

Se la palla invece esce dai limiti per qualsiasi motivo, i giocatori tornano alle loro posizioni iniziali e una nuova palla viene avviata con la squadra in attacco.

E importante insegnare agli attaccanti di far circolare la palla con velocità e di tentare di inserirsi sul movimento sbagliato della difesa passando la palla in ampiezza al giocatore aperto sulla fascia.
Chiediamo ai ragazzi di utilizzare il cambio gioco per mettere in difficoltà la difesa chiedendo ai giocatori di prendere decisioni rapide e di essere creativi sulla palla.

Importante anche ricordare alla difesa che devono coprire l’area e chiudere lo spazio rimanendo compatti e facendo giocare gli attaccanti attorno a loro sfruttandone gli eventuali errori.

Dener, il Neymar che il destino si portò via

E’ il primo maggio del 1993.
Si gioca per il “Paulistao”
, ovvero il campionato regionale della zona di San Paolo. 
Lo stadio è il “Canindé” di San Paolo dove i padroni di casa del Portuguesa ospitano il Santos.
Nonostante i bianchi di Guga e Axel abbiano i favori del pronostico, i rossoverdi del Portuguesa, piccolo club abituato a fare su e giù tra la serie maggiore e quella cadetta, stanno dando filo da torcere ai più titolati avversari.
Dopo un primo tempo a senso unico in favore dell’ex squadra di Pelè e chiuso dal Santos in vantaggio per 2 reti a 0 quella che si presenta in campo nel secondo tempo davanti ai propri tifosi è una squadra completamente trasformata.
Il Portuguesa mette alle corde il Santos e dopo pochi minuti dall’inizio del secondo tempo accorcia le distanze.
E’ un gran colpo di testa di Bentinho che rianima le speranze dei tifosi della “LUSA”, questo il nome con cui è conosciuto il Club tra i propri tifosi e in tutto il Brasile.
Lo stesso Bentinho riporta in parità le sorti del match.
L’azione si sviluppa ancora sulla fascia destra dove Dener, il numero 10 del Portuguesa e indiscusso idolo della torcida “Lusa”,  dopo aver saltato un uomo in dribbling “chiama” un triangolo con un compagno di squadra, guadagna la linea di fondo per poi mettere un invitante pallone all’interno dell’area piccola che deve solo essere spinto in rete.
Bentinho è ancora lì, al posto giusto nel momento giusto.
A metà della ripresa arriva addirittura il sorpasso.
E’ Tico, che sul filo del fuorigioco, viene pescato solo al limite dell’area.
Avanza verso la porta e con un tocco di esterno destro beffa Edinho, il numero 1 del Santos e figlio del grande Pelé.
Ci sono proteste infinite e la partita si scalda improvvisamente.
Il Santos ovviamente non ci sta.
Sono punti fondamentali nella corsa al titolo regionale anche se Palmeiras e Corinthians sembravano avere obiettivamente qualcosa in più in quella stagione.
I bianchi si riversano in attacco.
C’è un calcio di punizione a favore degli uomini allenati da Evaristo de Macedo dalla trequarti.
Il pallone viene rinviato di testa fuori dall’area, raccolto da Tico che lo appoggia a Dener.
Il numero 10 del Portuguesa riceve palla, spalle alla porta, quando si trova si e no dieci metri all’interno della metà campo avversaria. 
E a questo punto si inventa “qualcosa” che ancora oggi, nei racconti dei tifosi del Portuguesa, è considerato IL GOL della storia del Club.

Con un solo tocco stoppa la palla, si gira e con il secondo tocco fa passare la palla tra le gambe di un avversario.
Si lancia verso la porta che è però ad almeno 40 metri di distanza.
Salta un altro avversario, ne supera due in velocità, arriva davanti al portiere del Santos, lo fa sedere con una finta e poi spinge con l’esterno del piede la palla nella porta ormai vuota.
La “torcida” del piccolo “Estadio do Canindé” impazzisce letteralmente.
E’ il gol che chiude definitivamente il match … ed è il gol che consegna Dener Augusto de Souza alla leggenda del Portuguesa e gli apre definitivamente le porte di una carriera che a 23 anni non ancora compiuti, lo ha già visto esordire nella Nazionale maggiore brasiliana.

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Siamo nell’aprile del 1994.
Sono passati meno di 5 mesi da quel gol.
Dener ad inizio anno si è trasferito in prestito al Vasco de Gama, che non ha badato a spese per assicurarsi le prestazioni del giovane talento di Vila Ede per il “Campionato Carioca” (il campionato regionale di Rio de Janeiro) di quella stagione.
Le prestazioni di Dener sono di altissimo livello.
Il suo esordio con il Vasco de Gama è in una mini tournèe in Argentina dove il team di Sebastiao Lazaroni affronta anche il Newell’s All Boys di Diego Maradona.
La prestazione di Dener è talmente spettacolare che a fine partita “El Diego” vorrà complimentarsi personalmente con il ragazzo.

In quel campionato “Carioca” il ruolino di marcia del Vasco è impressionante.
Nel girone di qualificazione al quadrangolare finale per il Vasco di sono 8 vittorie e 3 pareggi … e nessuna sconfitta.
Dener gioca finalmente con quella continuità che finora gli aveva fatto difetto ed è uno dei protagonisti principali di questa trionfale cavalcata.
A tal punto che praticamente tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere il minuto attaccante di proprietà del Portuguesa una certezza tra i 22 giocatori che faranno parte della spedizione negli USA per gli ormai imminenti mondiali.
Dener, che agisce prevalentemente da seconda punta alla spalle del bomber “giramondo” Jardel, ha letteralmente fatto innamorare i sostenitori del Vasco.
Quello che impressiona maggiormente in questo minuscolo attaccante (168 centimetri per 60 chilogrammi di peso) è la capacità di dribbling lanciato in piena velocità e anche chi tenta di fermarlo con le “cattive” scopre ben presto che le sue doti di equilibrio e di agilità sono davvero fuori dalla norma.
La palla sembra non voglia staccarsi dai suoi piedi, vede il gioco, è bravo nell’ultimo passaggio e segna con regolarità.
La Torcida del Vasco ha coniato un ritornello appositamente per lui.
‘Ê cafuné! Ê cafuné! O Dener é a mistura de Garrincha com Pelé!’
Se la parola cafuné è quasi intraducibile (è più o meno una carezza, un gesto delicato) molto più chiara la seconda parte del testo “Dener è un misto fra Garrincha e Pelé !” il complimento più grande immaginabile in Brasile, visto che cita i due più grandi campioni della storia calcistica di questo paese.
Il 17 aprile al Maracanà si gioca Fluminense – Vasco da Gama.
Finirà in pareggio, un 1 a 1 che non sarà certo ricordato negli annali ne per lo spettacolo in sé e neppure per Dener, che verrà espulso durante il match per una lite con il terzino brasiliano Branco, vecchia conoscenza anche del calcio italiano.
Nessuno però può immaginare che quella sarà l’ultima partita di Dener, il minuscolo talento destinato ad una carriera luminosissima.
Subito dopo la partita, giocata il 17 aprile,  Dener rientra a San Paolo.
Non è una semplice gita di piacere nella sua città.

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A San Paolo, insieme ai dirigenti del suo Portuguesa ci sono quelli dello Stoccarda, in quel momento una della squadre più importanti e competitive della Bundesliga.
A caldeggiare il suo acquisto con il team tedesco è nientemeno che Carlos Dunga, arrivato a Stoccarda l’estate precedente dopo le sei stagioni trascorse in Italia con Pisa, Fiorentina e Pescara.
E’ un passo importantissimo per la carriera di Dener e la proposta economica è assai allettante per questo ragazzo che nonostante la giovanissima età è già padre di tre figli.
Dener in passato ha avuto diversi problemi disciplinari:
Allenamenti saltati o arrivando in ritardo, qualche violenta discussione con alcuni allenatori (con l’ex portiere della Nazionale Leao in primis) e comunque diversi comportamenti non esattamente professionali.
Da qualche tempo però pare maturato, più responsabile e disciplinato e il suo rendimento in campo ne è la prova più evidente.
Il 19 aprile riprendono gli allenamenti del Vasco in vista della fase finale del campionato Carioca e Dener, insieme all’inseparabile amico Otto Gomes Miranda, riparte da San Paolo per far ritorno a Rio de Janeiro.
E’ proprio l’amico Otto che in quell’alba del 19 aprile sta guidando l’auto di Dener, una Mitsubishi Eclipse.
Sono partiti da San Paolo durante la notte, quasi sei ore prima e sono ormai nei pressi di Rio de Janeiro (esattamente a Lagoa Rodrigo de Freitas).
Nemmeno quindici minuti e saranno a destinazione.
Ad un certo punto accade qualcosa di imprevedibile.
E di drammatico.
La macchina esce dalla carreggiata e finisce contro un grosso albero ai lati della strada.
L’impatto è tremendo, sia per la forte velocità sia perché con ogni probabilità ha colto entrambi nel sonno.
Otto Gomes Miranda sopravviverà anche se gli verranno amputati gli arti inferiori mentre per Dener non ci sarà nulla da fare.
Morirà sul colpo
, soffocato dalla cintura di sicurezza.
L’inchiesta successiva stabilirà che Dener al momento dell’impatto stava dormendo con il sedile completamente reclinato all’indietro e la cintura di sicurezza, invece di proteggerlo, lo ha praticamente strangolato.
Il cordoglio in tutto il Brasile è immenso.
Vedere oggi le immagini di Dener in Internet non può che farci pensare ad un altro immenso talento brasiliano di oggi che forse riuscirà a raggiungere tutto quello che DENER AUGUSTO DE SOSA ha solo potuto sognare.
Il suo nome è NEYMAR.

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ANEDDOTI E CURIOSITA’

Come per molti altri ragazzi brasiliani l’infanzia di Dener è sulla soglia della miseria. Rimasto orfano all’età di 8 anni per Dener la vita è stata per anni andare a scuola alla mattina e trovare lavoretti saltuari al pomeriggio per contribuire al magro bilancio famigliare.
Può giocare solo al famoso “futbol sala” (il calcio a 5 al coperto) dove però a nessuno sfuggono le grandi doti di questo piccolo e magrissimo ragazzo.
A undici anni il Portuguesa lo mette sotto contratto ma a quindici le necessità famigliari lo costringono a lasciare il calcio giocato. Per lui c’è il ritorno nel Calcio al coperto dove riesce a raggranellare qualche soldino. Tornerà due anni dopo.
Questo il racconto di Antonio Gomes, allenatore del Portoguesa che fece esordire Dener in prima squadra.
“Un dirigente del Club mi parlò di questo ragazzino tutto pelle e ossa che mi convinse a provarlo in una partitella di allenamento. Arrivò al campo e dissi al magazziniere di dargli maglietta e calzoncini.
La partita era già iniziata da diversi minuti quando mi accorsi che Dener era ancora a bordo campo. Sembrava un pulcino smarrito. Lo invitai a entrare in campo. Il primo pallone che toccò lo fece passare sopra la testa di un difensore, lo stoppò e poi scattò via come un fulmine. Il secondo fu una palla a metà tra lui e un altro giocatore, più o meno il doppio di lui fisicamente. Quest’ultimo entrò in scivolata, in maniera anche molto dura e scoordinata. Dener arrivò una frazione di secondo prima sul pallone, lo toccò con la punta del piede e poi saltò a piedi uniti per evitare il tackle dell’avversario. 
A quel punto mi voltai verso i dirigenti e dissi loro di “non fate andar via quel ragazzo prima di avergli fatto firmare un contratto da professionista !”.

La consacrazione per Dener arriva nel 1991 durante il famoso torneo “Junior Cup di San Paolo”, il torneo Under-20 più importante del Brasile e ai tempi autentica vetrina per i giovani talenti.
Dener porta il Portuguesa al trionfo (4 a 0 in finale contro il Gremio e verrà eletto Miglior calciatore del Torneo.

Prima dello storico gol contro il Santos Dener ne realizzò un altro molto simile nel 1991 contro l’Inter de Limeira, sempre per il campionato paulista.
In quell’occasione furono quattro i calciatori saltati in dribbling e in velocità prima di battere a rete con un tocco “sotto” a scavalcare il portiere.

A farlo esordire nella Nazionale Brasiliana fu niente meno che Paulo Roberto Falcao durante la sua breve permanenza sulla panchina del Brasile. Due presenze, entrambe contro l’Argentina.
“Un giocatore meraviglioso. Di quelli che possono cambiarti l’esito di una partita in un solo secondo. Quelli come lui sono un piacere per chiunque ami il calcio” queste le parole dell’Ottavo Re di Roma.

Josè Macia, detto Pepe, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio brasiliano, fu l’allenatore di Dener al Santos in una carriera che lo ha visto fare da chioccia al grande Pelé al Santos e in seguito in giro per il mondo come allenatore in oltre 20 diversi club.
“Tra tutti i calciatori che ho allenato nella mia carriera è l’unico che si è in qualche modo avvicinato a Pelè. Quel ragazzo aveva un talento straordinario”.

Sempre nei ricordi di Pepe c’è un altro racconto particolare e molto emblematico nel periodo in cui fu l’allenatore di Dener al Portuguesa.
“Dener era spesso in ritardo agli allenamenti, oppure non si presentava neppure. Stavo per perdere la pazienza con lui quando venne da me Capitao, il giocatore più esperto della squadra” racconta il grande ex-centravanti del Santos.
“Vengo in rappresentanza dei miei compagni Mister. La preghiamo di avere un po’ di pazienza con Dener. Sappiamo che non sempre si comporta bene … ma è lui che ci fa vincere le partite”.
Ricorda Pepe che “fu la prima e l’ultima volta nella mia carriera di allenatore che fece un eccezione per qualcuno” aggiungendo poi che “Capitao e i suoi compagni però avevano effettivamente ragione !.

L’ultima aneddoto riguarda proprio quel giocatore che per i brasiliani che ricordano Dener ne racchiude gran parte delle caratteristiche, Neymar Junior.
Si racconta che durante i suoi primi anni al Santos Neymar subiva molto la durezza degli interventi degli avversari (non che sia cambiato tantissimo !) e finiva spesso per reagire in malo modo facendosi spesso espellere.
Un giorno il Direttore Sportivo del Santos Paulo Jamelli decide di chiudere Neymar in una stanza per mostrargli come reagivano i grandi campioni ai falli degli avversari … ovvero senza mostrare debolezze, rialzandosi dopo un fallo pronti a ripartire per una nuova giocata.
I video mostrati quel giorno furono di Pelé, di Maradona, di Messi e … di DENER.

Passaggio e movimento

Esercizio che vuole incoraggiare un buon atteggiamento dei giocatori nei confronti di un possibile giropalla visto che per realizzarlo bene servono precisione nel passaggio e movimento ad attaccare la zona in avanti.

Affinare la tecnica del passaggio è gestire un buon possesso palla deve essere il compito principale dei ragazzi in questa prima parte della stagione. 

Passaggio e movimento

I giocatori sono posizionati su due quadrati (uno più piccolo all’interno e uno più grande all’esterno). Il giocatore 1 passa la palla al giocatore 2 (passaggio lungo) e va a posizionarsi nella posizione del giocatore 2 passando dietro al giocatore 3.

Il giocatore passa la palla al giocatore 3 (passaggio corto) e va a posizionarsi al posto del giocatore 3 correndo in linea.

Ili giocatore passa la palla al giocatore 4 (passaggio lungo) prendendone poi la posizione. Il giocatore 4 ricomincia l’esercizio dall’altra parte del quadrato: giocatore 4 a giocatore 5 che passa a giocatore 1 (aveva preso il posto del giocatore 2) che passa al giocatore 6 che ricomincia lo stesso esercizio dall’altro lato del quadrato.

Una volta capiti i movimenti che non devono infastidire il passaggio successivo è importante far far l’esercizio con una certa intensità. La precisione del passaggio ed eseguire il movimento giusto deve essere compreso e d eseguito alla perfezione anche se l’intensità aumenta.

SI deve assimilare il movimento di questo esercizio perché è molto simile a come ci si muove in partita. E’ importante sottolineare come il guardare il compagno, dare la giusta forza alla palla, colpire la palla con precisione siano tutti elementi fondamentali da eseguire al meglio possibile per avere in partita più possibile di ragionamento nelle azioni.

Far crescere i ragazzi

Spesso i mister si rendono conto nelle prime settimane della stagione, dopo le prime partite se la loro squadra è al giusto livello competizione in vista del campionato. Far crescere in ragazzi non è mai una cosa semplice ma richiede programmazione, impegno e costanza senza guardare troppo ai risultati in partita ma ai singoli obiettivi che ci concordano con i ragazzi.

Nelle squadre dilettanti spesso ci si trova ad avere gruppi eterogenei con diversi ragazzi bravi ma anche con diversi ragazzi che hanno problemi sia atletici che tattico-tecnici.  Per alcuni mister questa situazione  può diventare un problema perché in allenamento o in partita non riescono a gestire questa diversità. Non c’è una ricetta definitiva ma uno dei modi per risolvere questa situazione è stabilire con ognuno dei ragazzi una serie di obiettivi da raggiungere.

I ragazzi si sentiranno stimolati per le loro capacità e nel medio periodo si riuscirà a trovare il giusto equilibrio per far giocare assieme tutti senza rischiare troppo il risultato. Da parte del mister chiaramente ci sarà più fatica a programmare esercizi personalizzati e allenamenti che tengano conto degli obiettivi fissati ma ne vale sicuramente la pena.

Stabilire con i ragazzi un legame forte e lavorare per singoli obiettivi misurabili è anche molto utile perché è uno dei modi per sviluppare una mentalità vincente. Alcuni mister creano questa mentalità lavorando su esercizi con molta intensità e pressione incitando continuamente i ragazzi sia in allenamento che in partita mentre altri mister lavorano sulla intuizione e sulla creatività restando più silenziosi e gestendo le correzioni a tu per tu con i ragazzi.

Non c’è un metodo giusto (per fortuna!!!) ma a seconda dei ragazzi che ci troviamo davanti e della nostre convinzioni sia l’uno che l’altro metodo possono risultare più meno efficaci.

Dare degli obiettivi ai ragazzi sia singoli che di squadra serve a creare quella mentalità che servirà in partita a sfruttare il valore aggiunto del gruppo.  Gli obiettivi devono essere misurabili  con ruoli e compiti e mezzi adeguati ad ogni ragazzo per raggiungere la meta.

Il ragazzo deve sapere cosa deve fare, e capire che può farlo.

Per far crescere una giusta mentalità vincente nel giocatore bisogna scegliere gli obiettivi in base al rischio: giocare ad esempio in più ruoli sul medio periodo porta i ragazzi a non avere paura di sbagliare.

Nella categoria esordienti i ragazzi devono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più.    E’ importante in allenamento simulare parte della pressione che può esserci in partita creando condizioni pari a quelle che si trovano contro gli avversari in modo che i giocatori riescano a sviluppare la giusta mentalità “allenandosi” durante la settimana sia tecnicamente che mentalmente.

Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile anche se purtroppo molti allenatori alimentano l’opposto facendo in modo che i ragazzi sviluppino una mentalità che teme gli errori più di quanto si possa desiderare il successo.

Bisogna abbassare il livello di ansia che i ragazzi e lavorare sul loro autocontrollo e sulla loro autostima che sono due qualità fondamentali per valutare le varie situazioni che possono nascere in partita. 

Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.   Una brutta sconfitta come una bella vittoria va analizzata e ridotta a singoli obiettivi da definire e da affrontare per migliorarsi o per rafforzare la programmazione che si sta svolgendo.

La sconfitta o la vittoria quindi non porta vantaggi al mister nel senso che il mister non è bravo se vince o se perde (come molti mister pensano) ma nelle giovanili è bravo il mister che riesce a trovare il giusto equilibrio per far crescere i ragazzi insegnandogli i fondamentali tecnico e tattici e una giusta mentalità vincente.

Provate a fare una lista dei vostri ragazzi e a stabilire 5 obiettivi minimi da raggiungere per ogni ragazzo da qui a dicembre. Vi accorgerete che per compilare questa lista in modo opportuno e renderla efficace non è così semplice.

Dovrete gestire con ognuno dei ragazzi una relazione forte e concordare scadenze e impegni per raggiungere l’obiettivo. Programmare allenamenti per permettere di eseguire e valutare i singoli obiettivi.

Se si lavora in questo modo oltre ad aver partecipato efficacemente nella crescita e nello sviluppo dei ragazzi anche i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Provare per credere.

Agilità del portiere

Esercizio che sviluppa il gioco di gambe e l’agilità del portiere mentre si concentra sul bloccare la palla. Il portiere infatti lavora attraverso una serie di coni e paletti prima di tentare di bloccare palloni che vengono calciati da breve distanza.

Posizionare una serie di coni di fronte alla porta e due paletti a circa 10 metri l’uno dall’altro, alla fine della serie di coni. Il portiere inizia sulla linea di porta ed si muove rapidamente attraverso la serie di coni davanti alla porta.

Dopo aver completato la serie di coni, il portiere si sposta rapidamente all’esterno del manichino più vicino.

Non appena il portiere arriva fuori dal primo manichino, l’altro portiere da una distanza di circa 5 metri lancia il pallone verso il petto del portiere.
Il portiere prende la palla e la rilancia immediatamente sul portiere che gli ha appena tirato la palla prima di spostarsi rapidamente verso l’esterno dell’altro manichino dove con l’altro portiere ripeteranno lo stesso tipo di tiro e rilancio.

Ovviamente il tipo di tiro che gli altri portieri effettuano dipende dallo scopo dell’esercizio. Potrebbero ad esempio tirare la all’esterno dei paletti per far tuffare il portiere oppure rasoterra per gestire le prese, ecc.

Importante sottolineare ai portieri di lavorare con intensità stando attenti a non incrociare i piedi e a fare passi rapidi e precisi quando affrontano i coni.
Ricordare la giusta posizione del corpo a protezione della palla quando vanno in presa.

Movimento smarcante

Nell’esercizio di oggi è importante che i ragazzi capiscano il movimento smarcante per creare superiorità numerica e per attaccare lo spazio libero in modo da poter giocare verso la porta avversaria e fare goal. 

Un aspetto positivo della partita di ieri sera nell’Italia di Mancini è che spesso i centrocampisti e gli attaccanti hanno fatto un gioco in movimento sia in ampiezza che in profondità per cercare di scardinare la numerosa difesa finlandese andando al tiro in più occasioni. Le azioni più pericolose specialmente del primo tempo sono state create da azioni con palla avanti – indietro avanti sull’inserimento negli spazi dei vari centrocampisti.

Movimento smarcante

Dividiamo i giocatori in due squadre per giocare a 5 contro 5 in un campo diviso in tre zone. Ci sono 4 porte nelle zone esterne e I giocatori fanno punto se segnano in queste porte. Il mister serve la palla ad una squadra. Nello sviluppo del gioco se la palla va fuori è ancora il mister che la passa ad una delle due squadre che si devono riposizionare.

La squadra ha punti ulteriori se l’azione tocca tutte e tre e le zone in sequenza cioè se l’azione viene costruita dalla zona difensiva e attraverso passaggi gestita nelle due zone centrali e d’attacco senza che la squadra avversaria la riesca ad intercettare prima del goal.

In questo caso vale un punto per il goal più un punto per ogni zona in cui non è stata intercettata cioè altri tre punti per un totale di 4 punti.

I giocatori devono sfruttare lo spazio e il movimento per cercare di costruire azioni dalla difesa senza intercetto. Il movimento e la precisione dei passaggi fanno la differenza nel successo di questo esercizio.

I giocatori si possono muovere liberamente in tutte e tre le zone ma almeno un giocatore di ogni squadra deve restare in ognuna delle tre zone.

Nella partita di ieri sera l’Italia ha avuto più occasioni con i 3 centrocampisti (Sensi, Jorginho e Barella) che gli attaccanti proprio perché la difesa della Finlandia era numerosa e solo il movimento degli attaccanti e il movimento negli spazi dei centrocampisti (anche se a tratti è stato un po lento) ha permesso a quest’ultimi di avere occasioni nitide di andare al tiro.

Lavorare sul passaggio

In questo periodo mi piace far giocare ai ragazzi delle amichevoli perché penso che non esista metodo migliore per allenarsi se non quello di provare sul campo i gesti fondamentali per poi poterli gestire e migliorare nelle sedute infrasettimanali. Nella partita persa ieri sera oltre alla fatica dimostrata per il carico di lavoro svolto in ritiro mi ha sorpreso da parte di alcuni la non precisione sul passaggio anche in condizioni di non pressing avversario. Condividere l’analisi della partita con i ragazzi e lavorare sul passaggio nei prossimi allenamenti può allora migliorare la tecnica ma anche l’apertura mentale dei ragazzi rispetto al cammino di crescita che si vuole ottenere.

Non avendo nelle gambe freschezza atletica ed avendo inserito diverse novità tattiche ii trasmettere e il ricevere la palla (oriento e passo) diventa un gesto fondamentale che ci da il tempo di ragionare e di far correre la palla e gli avversari senza stancarci ulteriormente. Ieri sera alcuni hanno provato diversi giocate di prima intenzione e il risultato è stato o non preciso con conseguente perdita del possesso palla a favore dell’avversario o ci ha fatto tenere un ritmo alto di gioco che in questo periodo non possiamo sostenere.

Lavorare sul passaggio

Nell’esercizio di oggi quindi lavoriamo sul passaggio (soprattutto sulla precisione nell’effettuarlo). In uno spazio abbastanza ampio inseriamo un giocatore in ogni angolo.

L’esercizio inizia con un passaggio dal giocatore 1 al giocatore 2. Il giocatore 1 segue il passaggio per prendere il posto del giocatore 2 mentre passa e si muove

Il giocatore 2 quando riceve la palla la orienta ed effettua una serie di passaggi da uno a due con il giocatore 3 attraverso i paletti lavorando soprattutto sulla precisione del passaggio.

Il giocatore 2 poi passa quindi al giocatore 4 che gioca un uno-due con il giocatore 3 e poi porta palla all’inizio dell’esercizio. Il giocatore 1 diventa il giocatore 2, il giocatore 2 diventa 3, 3 diventa 4 e 4 diventa 1.

All’inizio è meglio iniziare con passaggi lenti in modo che i giocatori possano abituarsi al movimento e curare la sequenza di ricevere la palla orientandola per il passaggio successivo. Quando poi l’esercizio è chiaro bisogna puntare sull’intensità, con passaggi effettuati precisi ma anche anche decisi sia per direzione che per forza.

Un successivo sviluppo è quello di inserire al posto dei paletti degli avversari, prima in modo passivo e poi in modo attivo per giocare un 4 conto 2 con obiettivo di possesso palla (10 passaggi equivalgono ad un goal).

Copertura difensiva

Insegnare la copertura difensiva è uno dei primi aspetti che bisogna affrontare per far in modo che il giocatore individui la posizione giusta in cui stare a seconda del gioco e che gli permetta di fermare il gioco avversario prima che possa diventare pericoloso.

Copertura difensiva

I giocatori lavorano in tre. L’allenatore regge un cono colorato e i tre devono difenderlo nella giusta combinazione cioè un giocatore pressa il cono, l’altro giocatore copre la linea di passaggio (direzione dell’altro cono colorato) e il terzo giocatore si mette a sostegno.

I giocatori si devono muovere velocemente attraverso le tre serie di coni. Il giocatore più vicino al cono (appartenente alla stessa linea) va in pressing e gli altri si dispongono nelle giuste posizioni ogni volta.
La prima serie di giocatori quindi difende i coni dello stesso colore disposti sul campo. I tre successivi giocatori vanno dopo che i primi tre e affronteranno il colore chiamato dal mister.

Importante cercare la velocità di movimento e il modo in cui i giocatori mantengono l’unità difensiva: il giocatore più vicino preme, l’angolazione del corpo è laterale (mai frontale) e i giocatori possono capire se stanno “forzando” il gioco dentro o fuori la direzione della porta. Sottolineare anche la comunicazione tra i giocatori che diventa fondamentale per capire quando, in che modo e dove spostarsi.

Quando i ragazzi sono sicuri delle posizioni difensive che devono mantenere si possono allungare le distanze sui coni e successivamente sostituirli con giocatori avversari con casacche colorate che al via del mister fanno partire l’azione di attacco in modo da provare la posizione più o meno corretta della copertura difensiva attuata.

Oriento e passo

La scorsa settimana sono stato con la squadra di esordienti che alleno in ritiro a Valles, un bel paese della Val Pusteria. A fine ritiro abbiamo giocato la prima amichevole della stagione contro il Bressanone e con piacevole sorpresa mi sono trovato a fare i complimenti ai miei ragazzi soprattutto per il gioco dettato da un buon giro palla con passaggi con ricezione orientata, postura del corpo eretta con testa alta e passaggio preciso al compagno frutto dell’allenamento continuo in settimana su esercizi chiamati oriento e passo.

Gli amici del Bressanone hanno una squadra abbastanza fisica con alcuni ragazzi fuori quota più grandi che hanno tentato in velocità di inserirsi nella nostra rete difensiva soprattutto in velocità e potenza sia palla al piede che con passaggi filtranti. La loro azione a centrocampo era immediatamente rivolta a vedere la nostra porta favorendo la corsa e l’inserimento degli attaccanti e di almeno un centrocampista.

I complimenti che ho fatto ai miei ragazzi partono proprio da questa situazione avversaria letta e interpretata splendidamente in campo stringendoci e arretrando la difesa e il centrocampo con gli avversari in palla scoperta e salendo e allargandoci in palla coperta in modo da costringerli a d affrontare continui duelli due contro uno facilitando la nostra riconquista della palla.

A quel punto abbiamo giocato sfruttando tutta l’ampiezza del campo compiendo giro palla in difesa e centrocampo quasi sempre a due tocchi ricevendo in maniera orientata il passaggio e trasmettendolo al compagno o sui piedi o nello spazio a seconda delle necessità.

Questo possesso ci ha portato a verticalizzare spesso guadagnando metri importanti per metterci in condizione di arrivare al tiro diverse volte permettendoci di portare a casa la vittoria finale.

Oriento e passo

Di esercizi per arrivare ad un buon giro palla ce ne sono tanti. Questo è semplice e personalmente lo utilizzo prima delle partite anche come riscaldamento.
I giocatori si posizionano ad un metro circa dai coni e si passano la palla in maniera decisa. La ricezione deve avvenire in modo orientato nella direzione in cui si vorrà poi passare la palla quindi la postura del corpo è fondamentale. Importante anche non stare fermi ad aspettare la palla ma leggere la traiettoria e mettersi nella posizione giusta per ricevere e poi passare.

Importante anche sottolineare di giocare a testa alta. Nella catena di passaggi tra i giocatori 1, 2 3, 4 oppure 5, 6, 7, 8 non ci sono ostacoli e sappiamo già dove devo orientare la palla quindi c’è il tempo per ricevere orientato, alzare la testa e passare al compagno in modo preciso. Quando la palla arriva ai giocatori 4 e 8 la palla viene condotta da questi all’inizio della catena e si riparte con l’esercizio in cui tutti i giocatori scalano di una posizione.

Cambiando i gruppi vengono stimolati piede forte e piede debole e quando i giocatori sono più esperti possiamo giocare unendo le due catene per effettuare il passaggio non in sequenza (giocatori 1, 2, 3, 4 oppure 5, 6, 7, 8) ma in maniera casuale. I giocatori dovranno stare attenti alla trasmissione di due palloni in contemporanea e a cambiare posizione velocemente, una volta effettuato il passaggio andando ad occupare la posizione del giocatore a cui si è appena passato. Oriento e passo!

Un ringraziamento alla società Bressanone per l’ospitalità e la disponibilità che ci ha riservato e per la splendida partita in cui è stato evidente che nessuno dei ragazzi si è risparmiato sul campo. E’ stata un piacere partecipare e vedere una partita giocata a ritmi così alti. Complimenti a tutti!