Calcio a 5 femminile giovanile: Punti chiave

Sulla base della mia esperienza vorrei elencare quelli che penso siano i punti fondamentali da affrontare per chi inizia ad allenare delle giovani ragazze:

  • Essere autorevoli e non autoritari!

Allenare le ragazze richiede pazienza, equilibrio e la cura della comunicazione è molto importante. Per esempio, quando durante le fasi di gioco esse appaiano distratte o spaesate, per richiamare l’attenzione si tende ad urlare ordini ed osservazioni. Le nostre indicazioni possono essere utili nel momento in cui il richiamo riesce a suggerire in maniera tempestiva il comportamento da correggere. Spesso però, soprattutto se le giocatrici non hanno molta esperienza, potrebbero non comprendere e confondersi andando nel pallone. Una serie di indicazioni troppo lunga potrebbe essere difficile da capire. Meglio poche istruzioni, chiare ed essenziali date al momento giusto. Se siete soliti alzare la voce in campo, ricordate che le donne non lo gradiscono; non reagiscono immediatamente, accusano il colpo ed elaborano conservando il ricordo! Quindi cercate di essere il più autorevoli possibile senza cadere nell’autoritarismo o le giocatrici di punto in bianco potrebbero lasciare la squadra. Le ragazze praticano sport sopratutto per divertirsi!

  • Giocare facile!
    Per quanto sia possibile, soprattutto nelle giovanili, occorre insegnare la costruzione di azioni in cui la portatrice di palla venga aiutata dalle compagne che si fanno vedere in posizioni dove il passaggio sia facile da eseguire e da ricevere. Purtroppo, i nemici principali del passaggio facile sono:
    1. La scarsa reattività;
    2. La lentezza di impostazione;
    3. La forza mal dosata; 
    4. Il pressing degli avversari e la difficoltà di dribblare.

Quando si è alle prime armi, spesso si incontrano tutte queste difficoltà e solo con tanta sofferenza si riesce ad uscire dalla propria trequarti cercando di concludere un giro-palla. Di conseguenza, si cade nella tentazione di giocare palle lunghe. Il gioco “lungo” cerca di risolvere il problema di venire “schiacciati” dagli avversari, ma nasconde delle insidie:

    1. Richiede corse lunghe e ripetute che nel lungo periodo porta ad essere più stanche delle avversarie;
    2. Chi calcia deve possedere una buona tecnica di lancio, perchè deve essere preciso, per non consegnare il pallone alle avversarie ed evitare corse inutili;
    3. La giocatrice che riceve deve avere un buon controllo o si rischia che perda la palla;
    4. Riduce il tempo di possesso palla e dell’azione, ciò significa che si corre di più ed in un minor tempo si restituisce palla agli avversari aumentando il numero dei loro attacchi.

Tante squadre nel calcio e calcio a 5 femminile si affidano ai lanci, senza avere padronanza della tecnica, concludendo buona parte delle azioni con la palla persa. In certi momenti sembra di vedere il football americano giocato con i piedi.

  • Si difende tra l’avversaria e la (propria) porta!

Sottotitolo: Se si perde palla non si sta ferme in attacco ma si ritorna in difesa!

Come verrà recuperata la palla persa?
 
  • Chiarire chi è la propria avversaria! 

Prima di sperimentare altri tipi di difesa, consiglio di iniziare dalla difesa a uomo. Una ragazza deve avere chiaro chi sia la propria avversaria ed imparare a non farsi sorprendere dai suoi movimenti.  Per iniziare, quindi, è meglio dar loro un avversario fisso, assicurarsi che gli sia chiaro come marcarlo e sappiano muoversi insieme a lui per tutto il campo. Solo quando si avrà maturato sufficiente consapevolezza si potranno introdurre altri elementi come scalare o scambiarsi le marcature, che implicano la visione degli spazi lasciati vuoti.

Qual è la mia?
  • Chi bella vuole apparire un poco deve soffrire!

Con tutta la fantasia possibile per cercare di renderlo piacevole, occorre allenare atleticamente le ragazze, soprattutto se questo è il primo sport che praticano in vita loro. Nel femminile, una migliore condizione atletica sovrasta una migliore preparazione tecnica a parità di esperienza. In tutto ciò, mi sento di consigliare di affidare la preparazione atletica a chi ha studiato e sa gestire carichi di lavoro differenziati, anche individuali, per non provocare infortuni su ragazze giovani. La mia fortuna è di essere in staff con due ragazze che hanno studiato Scienze Motorie e hanno sempre ottimi consigli per adattare gli allenamenti in funzione delle condizioni fisiche delle ragazze, riducendo considerevolmente il rischio di traumi.

Incontri Domenicali sui Campi…

Ciao a tutti, oggi mi scuserete ma vorrei scrivere, brevemente, di quello che mi è capitato ieri al campo.

Ore 13:30 prepartita campionato Under 17 Nazionali tra Cremonese e Milan, arriva il pullman dei rossoneri e chi scende ?

Il mio allenatore dei portieri “avversario” che segue il Milan non è altro che il mitico Nelson Dida, portiere che non ha bisogno di presentazioni direi .

Gli stringo la mano e ci scambiamo un ” Ciao Mister ” che per me, abituato al calcio cosiddetto minore, è stata una bella emozione.

Fino a ieri l’avevo visto solo in tv e invece eccolo di fronte a me che scambia quattro chiacchiere in maniera molto amichevole.

Ad un certo punto gli dico ” Mister, lo sai vero che prima di andare ti rubo un selfie…..” e lui in maniera molto tranquilla e disponibile ” Certo Mister, non c’è problema !”Incontri

So che a molti forse non importerà ma per me è stata una bella soddisfazione !!

A presto !!

Centrocampisti rapidi

Esercitazione che permette di lavorare sulle transizioni veloci in modo da rendere i centrocampisti rapidi nell’organizzarsi all’interno del gioco sia nelle ripartenze per attaccare sia nelle coperture difensive.

Centrocampisti rapidi

Divido i giocatori in una squadra di nove (nera) contro una squadra di sette (arancione). La squadra di sette ha quattro nella zona più grande più il portiere e due nella zona piccola mentre la squadra di nove ha 4 nella zona di difesa più il portiere e 4 nella zona di attacco.

Il gioco inizia dal portiere che passa nell’area piccola ai giocatori che devono fare un possesso di almeno 3 passaggi prima di spostarsi nella zona più ampia ed effettuare cosi una superiorità numerica contro la squadra arancione.

Quando la palla esce il gioco si riavvia sempre dal portiere con l’area piccola. E’ importante che il mister sottolinei la posizione corretta dei centrocampisti nel momento in cui la palla esce dalla difesa per la squadra di attacco e le corrette coperture delle linee di passaggio per la difesa.

E’ necessario cambiare le squadre dopo tre o quattro azioni per far capire i movimenti a tutti i giocatori.

Questo esercizio quindi ci porta a lavorare sulle ripartenze dopo la riconquista della palla facendo lavorare la squadra sui movimenti in ampiezza e profondità durante un’azione d’attacco. 

La rapidità di decisione dei centrocampisti viene dal movimento ad allargarsi immediato dei giocatori d’attacco appena si riconquista palla e dalla capacità di smarcarsi con movimenti senza palla in modo da avere più possibilità di ricevere il passaggio.

E’ opportuno che il mister stimoli l’intensità e la velocità del gioco cercando di mantenere precisione ed efficacia nell’azione che si sta sviluppando.

 

Attaccare la difesa

In questo esercizio alleniamo i nostri giocatori (centrocampo ed attacco) ad attaccare la difesa per andare a fare goal  mettendo sotto pressione i giocatori avversari che tentano di fare possesso palla nella loro aerea.

Attaccare la difesa

Dividi i tuoi giocatori in sei difensori, quattro attaccanti e un portiere. I difensori iniziano con la palla e devono effettuare un possesso palla di 30 secondi per segnare un punto giocando anche con il portiere. Dopo i 30 secondi i difensori possono portare la palla dopo al linea di meta per avere il punteggio doppio.

Gli attaccanti invece vengono ad attaccare i difensori dopo il primo passaggio e devono vincere la palla. Se gli attaccanti vincono la palla hanno 30 secondi per segnare un goal.

I giocatori in attacco devono riuscire a pressare il portatore di palla e devono chiudere le linee di passaggio. E’ importante lavorare anche sull’intercetto affrontando i difensori e creando movimento per vincere la palla.

Importante che il mister sottolinei che la richiesta di pressare i difensori ha l’obiettivo di far commettere errori alla difesa. Rientra nei principi che una squadra può adottare e cioè quello di avere un atteggiamento aggressivo (calcisticamente parlando) e fortemente reattivo.

Attaccare la difesa in modo aggressivo è un modo per cambiare ritmo alla partita. Bisogna forzare il contrasto con l’avversario in punti del campo dove sia possibile raddoppiare oppure costringere l’avversario al passaggio debole e lento  rendendolo così facilmente intercettabile e deviabile.

Il mister deve essere bravo a lavorare sulla mentalità dei giocatori perché questo tipo di attacco non è facile da realizzare. Richiede una buona condizione fisica, una buona velocità di reazione e una certa aggressività. E’ molto dispendiosa fisicamente ed è per questo che è necessario avere un certo equilibrio mentale.

Non bisogna troppo facilmente esaltarsi o abbattersi, ma applicarsi con fiducia, determinazione e volontà.

 

Squadra chiusa dietro: come giocare

La settimana scorsa un amico mister degli esordienti in lombardia mi ha chiesto come fare in allenamento alcuni esercizi per poter giocare contro una squadra chiusa dietro.

A tutti noi è sicuramente capitato di giocare contro una squadra che lascia parecchi ragazzi nella zona della palla giocando nella propria metà campo con l’obiettivo di riconquistare palla ed effettuare una ripartenza immediata in contropiede.

La Grecia nel 2004 con questa strategia ci vinse un europeo battendo squadre molto più quotate come Francia, Repubblica ceca e Portogallo con una serie di 1 a 0 figlie della chiusura in difesa e del rapido contropiede.

squadra chiusa dietro

Gli esordienti giocano a 9 e la prima cosa è stabilire il modulo ottimale per giocare contro squadre chiuse. Personalmente penso che il modulo 1- 3 – 1 – 2 – 1 sia quello più indicato perché permette un buon giropalla ricercando l’ampiezza e favorendo sovrapposizioni e cross mantenendo però sempre un buon livello di copertura.

Per chi attacca è importante tenere dei ragazzi tra le linee difensive avversarie e fornirgli palloni giocabili tentando di sfruttare possibili errori avversari tramite cross oppure giocate in uno – due. 

Nei tre giocatori davanti al libero è importante che ci siano ragazzi con un buon tiro da fuori magari schierando gli esterni a piede invertito in modo da sfruttare al meglio le loro capacità per andare al tiro da fuori.

In genere le squadre “chiuse” concedono maggiormente la finalizzazione da fuori area.

Sull’allenamento direi di esercitarsi spesso su palla avanti e palla indietro e la precisione sul passaggio e gestione del possesso palla perché diventa utile per preparare i ragazzi alla precisione di questi gesti tecnici e alla velocità nell’eseguirli.

Come obiettivo tattico ci poniamo di ricevere palla in mezzo alle linee difensive davanti alla difesa avversaria.

Chi attacca deve eseguire una buona circolazione di palla tra i centrocampisti cercando il giocatore offensivo esterno con la sistematica sovrapposizione del terzino più basso che parte dalle retrovie. 

Ovviamente il discorso non è finito qui ma ci sono tanti aspetti da valutare soprattutto in relazione ai giocatori che un allenatore ha…voi cosa ne pensate?

Calcio femminile giovanile: Al via i campionati!!!

L’anno scorso si sperimentava la prima Regional Cup UISP di calcio a 5 femminile giovanile in Emilia Romagna con la formula dei concentramenti provinciali. A rappresentare il territorio parmense c’era il team Vallinbici guidato dal mister Mariani.

Un primo importante passo per esaudire il sogno del mister è stato compiuto: sabato inizierà il campionato regionale!

Verrà comunque presentata la seconda edizione della Regional Cup, aperta anche ad altre squadre che volessero partecipare ad un solo concentramento.

Ecco svelato il calendario delle prime partite:

Calendari campionati calcio a 5 femminile giovanile UISP

 

Anche la FIGC non è da meno!

Il 24 novembre, partirà la prima fase a gironi del torneo sperimentale FAIR PLAY WOMEN’s.

L’obiettivo è creare campionati giovanili femminili, per squadre under 12  che oggi militano nei campionati misti. Si pensa così di ridurre il fenomeno dell’abbandono da parte delle atlete più giovani. (già esistono campionati under 15, under 17 e under 19 solo femminili.)

 

Il Torneo prevede:

I° TURNO: 24 Novembre 2019

II° TURNO: 7 Dicembre 2019

III° TURNO 12 Gennaio 2020

Festa finale Febbraio 2020 (per tutte le squadre partecipanti)

Ovviamente non vogliamo dimenticare il campionato ALLIEVE (annate 2004-2008) di calcio a 9 organizzato dal CSI di Reggio Emilia, che già da qualche anno permette la crescita sportiva delle giocatrici nell’età adolescenziale. Il campionato è già iniziato e dopo 2 giornate in testa c’è il Nubilaria al comando a punteggio pieno seguito dall’Arsenal di Cadelbosco Sopra (Calendario sul sito e sulla APP del CSIRE).

Credo che si stia lavorando bene e con la giusta visibilità si otterranno risultati ancora migliori.

Foto della partita tra G.S. Arsenal e Atletico Castellazzo

Link utili per maggiori informazioni:

http://www.figc-dilettanti-er.it/comunicati/2019

https://www.csire.it/albo/risultati-calendario-classifiche-squadre.html?q=cal

http://www.uisp.it/emiliaromagna/calcio/comunicati

La Presa, questa sconosciuta…..

Ciao a tutti, oggi ho voluto intitolare in maniera provocatoria l’articolo su la presa perché troppo spesso questo fondamentale viene bistrattato accampando scuse che non sono sempre veritiere.

Io credo che la presa sia uno dei principi fondamentali da allenare fin da piccoli proprio come scrivevo nel primo articolo di questa serie.

Oggi per la maggior parte delle volte si assistono a respinte, il più delle volte, non controllate ed a pochissime prese; sicuramente la velocità del pallone ma soprattutto, dico io, le traiettorie sempre meno lineari incidono sulla scelta del portiere di non provare la presa ma questo a mio parere può diventare un limite perchè troppo spesso il portiere, specialmente in giovane età, tende a respingere di default.

Ma cosa si intende per presa ?

La definizione di Presa codificata dalla commissione F.I.G.C. specifica per il ruolo è la seguente :

” La presa è un fondamentale tecnico, cardine del ruolo del portiere, che consente, dissipandone l’energia, di arrestare/bloccare la palla”.

Le prese si dividono in prese a pollici divergenti e prese a pollici convergenti :

  • Prese a Pollici Divergenti : avviene per supinazione delle mani, quindi con pollici lontani,  ed è indicata per traiettorie medio basse e rimbalzanti, dal petto in giù;

La Presa

  • Prese a Pollici Convergenti : si ottiene per pronazione delle mani, quindi con pollici vicini, ed è indicata per le traiettorie medio alte dal petto in su e in generale sulle traiettorie a salire.

La Presa

In entrambi i casi le mani, al momento dell’impatto, devono assumere una posizione simmetrica in modo da  avvolgere il pallone assecondandone la forma; aggiungo che viene dimenticato troppo spesso di dire al giovane portiere, soprattutto, che le dita devono distanziarsi il più possibile in maniera da impattare più superficie possibile della sfera .

Tutti tipi di presa, logicamente, possono essere preceduti da uno spostamento e, importantissimo, da una corretta postura in cui anche la posizione delle braccia e delle mani in partenza sono fondamentali.

Nel prossimo articolo vedremo alcuni spunti per poter allenare la tecnica di presa e sensibilizzare il contatto con il pallone.

A presto !!!

Casagrande: l’Ascoli nel cuore

Non c’è una sola persona ad Ascoli che non conosca il suo nome.
Mio figlio ha 16 anni, va in Curva Sud da 3 e ama l’Ascoli da sempre.
Lui è uno di quelli che si mette dietro la nostra bandiera più grande.
In quella bandiera c’è l’immagine di un calciatore con la nostra maglia.
Ha lunghi capelli riccioli che gli arrivano fino alle spalle e la barba incolta.
Sembra più il chitarrista di un gruppo heavy-metal che un calciatore.
Invece era proprio un calciatore … e che calciatore !

Il suo nome è WALTER JUNIOR CASAGRANDE.
Mio figlio sa tutto di lui, molto più di quello che so io che invece ho avuto la fortuna di vederlo giocare.
Arrivò da noi nell’estate del 1987.
Veniva dal Porto, fresco campione d’Europa.
Anche se lui in quella finale fu un semplice spettatore non pagante, seduto per tutto il match sulla panchina dei portoghesi.
L’anno prima aveva giocato i Mondiali del Messico con il Brasile e l’idea che un nazionale brasiliano venisse da noi ad Ascoli non fu facile da credere.
Sapevamo anche che aveva avuto qualche guaio con la giustizia per qualche vizietto non proprio legale …
Ma il nostro grande presidente, Costantino Rozzi, sborsò più di un miliardo delle vecchie lire per lui.
Una cifra importante per lui e per l’Ascoli.
“Tutti da ragazzi abbiamo fatto qualche sciocchezza” minimizzò il nostro presidente all’epoca.
E se Rozzi, notoriamente … molto attento (eufemismo) con il suo denaro aveva sborsato una cifra del genere si poteva stare tutto sommato abbastanza tranquilli.
Lo vidi per la prima volta in Corso Vittorio Emanuele, posto abituale di ritrovo per noi tifosi.

Casagrande
Era appena arrivato ad Ascoli.
Capelli lunghi, barba, occhiali scuri, jeans sdruciti e tracolla di cuoio.
… sembrava scappato da una comune hippie.
Qualche tifoso commentò “quiste me pare nu barbone !”.
Casagrande sentì il commento … e sorrise.
Probabilmente lo aveva preso per un complimento …
In campo era davvero tanta roba !
Fortissimo nel gioco aereo, aveva una eccellente tecnica di base e pur non essendo certo un fulmine di guerra con il suo metro e novanta abbondante si muoveva su tutto il fronte d’attacco, facendo da punto di riferimento per i compagni, appoggiando palloni su palloni e lasciando il giovane Scarafoni negli ultimi 16 metri con il compito di metterla dentro.
Fu una stagione tribolata e bellissima.
Ci salvammo proprio sul filo di lana, con un solo punto di vantaggio sull’Avellino, sconfitto al nostro “Del Duca” alla terz’ultima giornata di campionato.
Fu un pochino meno sofferta la stagione successiva dove il nostro “Casao Meravigliao” (così lo chiamavamo tutti quanti ai tempi) giocò pochissimo a causa dei tanti infortuni ma trovammo un Bruno Giordano che ci regalò grandi prestazioni e i gol sufficienti per mantenerci nella massima serie.
Alla fine della stagione 1989-1990 però arrivò la retrocessione nella serie cadetta.
Fu una stagione bastarda dove tutto quello che poteva andare storto ci andò.
Arrivammo ultimi.
In quella estate la preoccupazione di tutta la tifoseria dell’Ascoli era quasi palpabile.
Temevamo che la squadra potesse sfaldarsi.
Ormai ci eravamo abituati alla serie A e tornare tra i cadetti avrebbe potuto togliere entusiasmo a tutti quanti, tifosi e dirigenza.
Non al nostro grande Presidente Rozzi però.
Lui di lottare non ha mai smesso un secondo, pur sapendo che occorreva ridimensionarsi un po’ e che gli stipendi, soprattutto ai giocatori più importanti, non potevano essere gli stessi.
A questo punto però entro prepotentemente in scena lui, il nostro riccioluto centravanti.
Eravamo tutti convinti che sarebbe stato il primo ad andarsene, sia per l’alto ingaggio sia perché, nonostante gli ultimi due anni costellati da tanti infortuni, era uno dei pochi ad avere richieste concrete e importanti.
Invece accadde l’incredibile.

Casagrande
“Presidente, io da qua non mi muovo” disse il nostro “Casao” a Rozzi.
“Voglio restare qui e dare il mio contributo per riportare l’Ascoli in Serie A”.
Sembrava inizialmente solo il classico gesto di riconoscenza verso una dirigenza ed una città che lo aveva accolto e amato fin dal primo momento.
Niente di più sbagliato.
Walter Junior Casagrande faceva sul serio, tremendamente sul serio.
Insieme a Rozzi si inventarono una formula di contratto quasi a “cottimo”, in base al rendimento.
Pur avendo avuto tanti problemi fisici e pur non essendo esattamente un “goleador” Casagrande propose a Rozzi questo patto: giocare più di 30 partite e fare più di 20 gol.
Sembrava una follia.
Walter Casagrande giocò 33 partite, segnò 22 reti e l’Ascoli tornò in Serie A.
… entrando nel cuore di tutti noi per non uscirci mai più.



ANEDDOTI E CURIOSITA’

In quella stessa estate il Torino farà un’offerta sensazionale per “Casao”: 5 miliardi di lire per portarlo al Comunale.
Casagrande gioca due eccellenti stagioni a Torino. 

Nella prima arriverà un terzo posto in campionato e soprattutto una fantastica cavalcata in Coppa Uefa che porterà i granata fino alla finale, persa solo per la regola dei gol segnati in trasferta contro l’Ajax.
Dopo il 2 a 2 di Torino infatti (con doppietta di Casagrande) arriva il pareggio a reti inviolate di Amsterdam che consentirà ai lancieri di alzare il trofeo.

Nella sua parentesi granata oltre alla finale suddetta e al trionfo in Coppa Italia della stagione successiva ci sarà una partita in particolare che farà entrare Casagrande anche nel cuore dei tifosi granata.
E’ il 5 aprile del 1992 e una sua doppietta permetterà al “Toro” di aggiudicarsi il derby della Mole ai danni dei cugini bianconeri.
Con una soddisfazione doppia: quella di cancellare completamente i sogni di scudetto della Juventus in quella stagione.

Casagrande

Il nome di Walter Junior Casagrande è legato indissolubilmente ad una delle pagine più straordinarie della storia del Corinthians, club nel quale “Casao” ha iniziato la carriera ed è tornato a più riprese.
Nel 1982, durante il periodo della feroce dittatura di  João Baptista de Oliveira Figueiredo il Corinthians intraprende una strada coraggiosa e rivoluzionaria. E’ la famosa “Democracia Corinthiana” che con una totale autogestione di tutte le attività della squadra (allenamenti, ritiri, premi partita, tattiche di gioco ecc.) dà una spallata importante ad una dittatura che mostra sempre più crepe.
Socrates, Vladimir e il giovanissimo Casagrande sono i leader di questa autentica rivoluzione.
A cominciare proprio dalla parola “Democracia”, vietata dal regime e addirittura impressa sulle maglie dei calciatori del Corinthians.
Casagrande, il dottor Socrates e compagni trionferanno in due campionati “Paulista” consecutivi prima che, con la partenza dei due nel 1984 il Corinthians non ritorni ad essere una squadra “normale” … finalmente però in un Paese democratico.

Proverbiale un suo diverbio con il portiere Leao, titolare in Nazionale e non esattamente “simpatizzante” del movimento “democratico”. Al termine di una partita Leao se la prende arrabbiatissimo con alcuni suoi compagni della difesa rei di aver lasciato troppo spazio agli attaccanti avversari.
“Qui non esistono “colpevoli”. Qui siamo tutti responsabili e tutti in egual misura. Tu compreso” fu la secca risposta del diciannovenne Casagrande al navigato portiere.

Dopo una stagione al San Paolo “Casao” fa ritorno a casa.
E’ il 1985. Inizia a segnare con continuità e il livello delle sue prestazioni è tale che Telé Santana, il CT del Brasile, lo inserisce stabilmente nel suo “11” titolare.
Casagrande ricambierà appieno la fiducia segnando  gran parte dei gol che permetteranno al Brasile di qualificarsi per il Mondiale Messicano dell’estate successiva.
In quel Mondiale però Casagrande non terrà fede alle attese e dopo le prime due partite giocate da titolare contro Spagna e Algeria verrà relegato in panchina in quelle successive.

Al termine della carriera calcistica però la vita di Casagrande prende completamente un’altra piega, la peggiore.
E’ lo stesso Casagrande a raccontarsi in diverse interviste.

“Quando smisi di giocare mi sembrò che la mia vita intera smettesse di avere un senso. Non avevo più alcun stimolo per alzarmi dal letto alla mattina. Mi sentivo vuoto e inutile. Per colmare questo vuoto ho scelto la maniera peggiore possibile: la droga.
Non ero mai stato un santo in gioventù ma adesso non era più qualcosa per sballare un po’ o “aprire nuovi spazi della mente” come mi raccontavano i miei idoli da ragazzo Jim Morrison e Jimi Hendrix.
Stavolta era molto peggio. Era l’unica cosa che mi interessava veramente fare. Mi facevo di tutto, cocaina ed eroina comprese. Passavo giornate intere in casa da solo a fumare, sniffare, bere e bucarmi. Ero avido di droga, come prima lo ero di calcio.
Toccai il fondo nell’ottobre del 2007.

Non riuscivo più a chiudere occhio.
Vedevo mostri, bestie, demoni dappertutto. Erano veri e propri incubi ad occhi aperti.
Presi la mia auto e scappai, senza una meta precisa.
Mi addormentai al volante. Quando mi risvegliai ero in ospedale. Mi ero ribaltato con la macchina e finendo per investirne altre cinque.
Ero vivo per miracolo.
La mia famiglia mi obbligò ad andare in un centro per disintossicarmi.
Mio figlio più grande, Victor Hugo, fu determinante. Non aveva ancora 20 anni ma si comportò da uomo.
“Papà, non voglio che tu muoia. E se per evitarlo ti devo trascinare a calci dove possano prendersi cura di te sappi che lo farò”.

Casagrande

Nell’autunno dell’anno successivo Walter Casagrande esce da quel centro. Da allora quel vuoto lo ha colmato con il calore della sua famiglia con tante nuove passioni.
La lettura e la scrittura, la palestra e le tante visite nelle scuole, in carceri minorili e in centri di riabilitazione a raccontare la sua esperienza di vita.
A 56 anni di cose da fare ce ne sono ancora tante.

Walter Casagrande è tornato ad Ascoli nel maggio del 2016.
L’affetto dei tifosi bianconeri non è mutato.

Anzi. Evidentemente il racconto dei padri ai figli, come avveniva nella più pura tradizione contadina, ha se possibile ulteriormente ingigantito il mito, trasformandolo nella icona assoluta della curva sud ascolana, popolata per lo più da ragazzi che, quando Casagrande giocava, non erano ancora nati.

Sviluppi sul sistema di gioco 3 – 1

Durante il corso con Lami Nico (mister del Prato calcio a 5 in serie B e docente dei corsi di abilitazione FIGC) mi è stato dato il compito di sviluppare in palestra il compito di insegnare in allenamento i concetti di protezione della palla e sviluppo del sistema di gioco 3 – 1. 

sistema di gioco

Nell’esercizio proposto ieri ho affrontato un esercizio per poter affrontare gli aspetti della protezione della palla mentre oggi sviluppo l’azione in modo da entrare meglio nei movimenti del sistema di gioco 3 – 1.

Dopo aver protetto la palla il giocatore 1 esce dal cerchio di centrocampo e passa la palla in profondità sul giocatore 2 (pivot) che gli restituisce la palla con un uno due permettendogli di andare al tiro.

sistema di gioco

Un successivo sviluppo viene dall’introduzione in gioco di un avversario (giocatore 4) a marcatura del giocatore 2.

In questo caso dopo aver protetto la palla il giocatore 1 esce dal cerchio di centrocampo e passa la palla in profondità sul giocatore 2 (pivot) e decide a seconda della protezione della palla e dei movimenti del giocatore 2 se effettuare un taglio a destra (percorso A) oppure a sinistra (percorso B) per liberarsi per il tiro.

Il giocatore 2 può decidere se sviluppare un gioco in un 2 contro 1 con il suo compagno di squadra (giocatore 1) oppure in un 1 contro 1 con il giocatore 4 per andare al tiro. 

sistema di gioco

Altro sviluppo è aggiungere un ala (giocatore 5) in modo che il giocatore 1 dopo aver protetto la palla fa lo stesso gioco di prima ma con il suo movimento condiziona il gioco del pivot e dell’ala.

Infatti se il giocatore 1 passa al giocatore 2 e compie il percorso A il giocatore 5 può compiere un taglio sull’altro lato del campo in modo che il giocatore 2 possa avere due scelte: passaggio al giocatore 1 o al giocatore 5.

Se invece il giocatore 1 passa la palla al giocatore 2 e compie il percorso A il giocatore 5 può attaccare la profondità o combinare il movimento di uno due con il giocatore 2. Le combinazioni sono tante.

L’ esercitazione proposta per step successivi serve proprio a far capire ai ragazzi le propensioni naturali soprattutto in fase analitica e poi farli entrare nei movimenti del sistema 3 – 1 poco per volta contro avversari in inferiorità numerica facendo fare a loro le scelte più opportune. L’aggiunta di difensori fino ad arrivare alla parità numerica porterà i ragazzi a ragionare sui movimenti più efficaci e sulle potenzialità e i limiti di tutti i compagni di squadra.

Il mister deve essere bravo a tenere i tempi brevi nei vari esercizi e a far notare ai ragazzi ad esercizio compiuto gli aspetti positivi ma facendoli ragionare sul perché non sono invece riusciti a portare a successo l’esercizio stesso.

Protezione della palla

Una difficoltà che si riscontra spesso tra i ragazzi è la scarsa capacità di protezione della palla. Questa capacità risulta fondamentale per mantenere il possesso o anche semplicemente per guadagnare tempo per far ricompattare o salire la propria squadra.

Nel centro di centrocampo sono già presenti due giocatori. Il mister passa la palla a uno di questi due a suo piacere e questi deve proteggere la palla per almeno 5 secondi dentro al cerchio di centrocampo e poi dribblare e tentare di andare al tiro verso la porta. Ovviamente chi attacca se riesce ad impossessarsi della palla compie lo stesso gesto verso la porta.

All’interno del cerchio possono venire attuate tutte e tre le tipologie di protezione della palla: dorsale, laterale e diagonale.

Infatti il giocatore che riceve la palla può riceverla proteggendo con il corpo mettendo il proprio dorso a contatto con il petto dell’avversario mentre si controlla la palla con il piede lontano (protezione dorsale).

Oppure può decidere di riceverla con protezione diagonale estendendo il braccio a mano aperta in appoggio sul petto dell’avversario mentre si controlla la palla con il piede opposto all’avversario o con una protezione laterale con la stessa tecnica ma con il giocatore avversario posto lateralmente.

Il mister deve essere bravo a lavorare sulla gestione del contatto fisico tra i ragazzi e sottolineare il coraggio, la forza e l’equilibrio che sono i requisiti essenziali per poter avere la padronanza della capacità di protezione della palla.